Punti chiave
Per oltre un anno le forze russe hanno avanzato sui campi di battaglia ucraini senza riuscire a conquistare un singolo centro urbano di rilievo. Ora quella fase sembra finita. Mosca è sul punto di completare la presa di tre aree strategiche nel sud e nell’est dell’Ucraina, e il segnale che arriva dal fronte rischia di ribaltare i rapporti di forza anche al tavolo dei negoziati.
Si tratta della cittadina di Huliaipole, nella regione sudorientale di Zaporizhzhia, e delle città di Pokrovsk e Myrnohrad, circa cento chilometri più a nordest, nella regione di Donetsk. La loro caduta darebbe alla Russia una base urbana per organizzare truppe e logistica in vista di future offensive, oltre a una nuova leva diplomatica nei colloqui mediati dagli Stati Uniti.
La caduta di Huliaipole
L’avanzata più preoccupante si registra nella regione di Zaporizhzhia. Huliaipole, una città che prima della guerra contava 12.000 abitanti e che per anni ha rappresentato un punto cardine della linea del fronte, è quasi interamente sotto controllo russo.
Il capitano Dmytro Filatov, comandante del Primo Reggimento d’Assalto Separato ucraino, ha confermato che le forze di Kyiv controllano ancora alcuni edifici all’interno della città, ma che “la maggior parte è completamente in mano nemica”. Il 95% delle truppe presenti a Huliaipole, ha aggiunto, sono russe.
L’Institute for the Study of War (ISW) ha confermato il 6 febbraio 2026 la conquista russa della città. La caduta è stata preceduta da settimane di combattimenti caotici, segnati da errori di comando e dalla stanchezza delle unità ucraine schierate a difesa.
Secondo un’inchiesta del sito specializzato Militaryland, i soldati della 102ª Brigata di Difesa Territoriale ucraina erano stati lasciati nelle trincee per mesi senza rotazione e quasi senza rifornimenti. I materiali arrivavano esclusivamente via drone; la logistica terrestre era totalmente assente.
La situazione è precipitata il 26 dicembre 2025, quando le forze russe hanno sequestrato il posto di comando e osservazione del 1° Battaglione della 106ª Brigata, situato nel centro di Huliaipole. I video pubblicati dall’esercito russo mostravano soldati all’interno del quartier generale abbandonato, con accesso a laptop e smartphone non protetti.
Gli analisti di DeepState hanno descritto una ritirata caotica della brigata: uno dei battaglioni ha perso il comando e il controllo, ripiegando senza ordini, con episodi di fuoco amico con il 225° Battaglione d’Assalto.
Un ex militare del dipartimento di supporto psicologico della 102ª Brigata ha raccontato che, dopo il trasferimento dell’unità dal Comando Operativo Est al Comando Operativo Sud nell’ottobre 2025, il comandante di brigata e tutti i suoi vice erano stati sostituiti. “Quando mi sono unito alla brigata c’era un gruppo affiatato. Comando, unità combattenti: tutto funzionava”, ha dichiarato. “Poi sono cominciate le ispezioni continue al quartier generale, con nuovi compiti che interferivano con le operazioni”.
Il comandante in capo delle forze armate ucraine, il generale Oleksandr Syrskyi, ha criticato la condotta del battaglione, sottolineando che c’era stato l’ordine di organizzare una difesa perimetrale e distruggere i materiali riservati, “ma questo non è stato fatto, sebbene ci fosse il tempo”. Un’indagine è stata aperta.
La strada verso Zaporizhzhia è aperta
La perdita di Huliaipole non è solo un fatto simbolico. La città era uno degli ultimi centri urbani sotto controllo ucraino nella regione di Zaporizhzhia, al di fuori del capoluogo omonimo. Oltre Huliaipole ci sono solo campi aperti, che offrono ai difensori ucraini pochi punti dove trincerarsi e rallentare l’avanzata russa.
A circa 65 chilometri a ovest, le truppe di Mosca si stanno avvicinando alla periferia della città di Zaporizhzhia, un polo industriale da 700.000 abitanti noto per le sue acciaierie. Le mappe del fronte mostrano le posizioni russe a circa 12-15 chilometri dall’ingresso meridionale della città. Gli esperti militari avvertono che ulteriori avanzamenti porterebbero la zona nel raggio d’azione dei piccoli droni d’attacco FPV, esponendo i residenti ad assalti aerei continui, giorno e notte.
Non si tratta di un’ipotesi astratta. Nell’aprile 2025 un drone FPV russo ha colpito per la prima volta un distributore di carburante civile nel centro di Zaporizhzhia, segnalando che Mosca ha sviluppato droni con una portata operativa superiore ai 30 chilometri, ben oltre i 3-10 chilometri delle versioni standard. Da allora gli attacchi con droni sulla città si sono moltiplicati. Nella notte di Capodanno 2026, almeno nove droni russi hanno colpito Zaporizhzhia, danneggiando decine di edifici residenziali. Il 9 febbraio un nuovo attacco ha colpito un asilo e diversi condomini.
Gli analisti attribuiscono i progressi russi nella zona alle difese ucraine troppo sottili: Kyiv ha concentrato il grosso delle sue forze nella vicina regione di Donetsk. Ma anche lì la situazione è critica.
L’assedio di Pokrovsk e Myrnohrad
Nella regione di Donetsk, l’Ucraina ha investito le sue migliori risorse nella difesa di Pokrovsk e Myrnohrad, due città che prima della guerra contavano insieme oltre 100.000 abitanti. Lo schieramento di truppe, combinato con una sofisticata guerra di droni, ha rallentato gli assalti russi fino a ridurli a un passo da lumaca.
Un rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS), pubblicato a fine gennaio 2026, ha calcolato che le truppe russe hanno avanzato in media di soli 70 metri al giorno nella loro offensiva durata un anno e mezzo su Pokrovsk e Myrnohrad. Un ritmo più lento di quello delle truppe alleate nella Battaglia della Somme durante la Prima Guerra Mondiale.
La Russia ha conquistato meno dell’1,5% del territorio ucraino dal 2024. Eppure Mosca non si è fermata.
Il prezzo pagato è stato colossale. Secondo le stime del CSIS, le forze russe hanno subìto circa 415.000 perdite nel solo 2025, tra morti, feriti e dispersi, pari a circa 35.000 al mese. Il totale delle perdite russe dall’inizio dell’invasione nel 2022 è stimato in circa 1,2 milioni di militari, con un numero di morti compreso tra 275.000 e 325.000. Le perdite ucraine, pur significative, sono stimate circa la metà: tra 500.000 e 600.000, con un rapporto sul campo di battaglia di 2,5 a 1 in favore di Kyiv.

“Nessun conflitto sovietico o russo dalla Seconda Guerra Mondiale si avvicina al tasso di perdite registrato in Ucraina”, ha scritto il CSIS nel suo rapporto. I morti russi in battaglia superano di 17 volte quelli sovietici in Afghanistan e di 11 volte quelli delle due guerre in Cecenia.
Eppure Mosca continua a credere di poter logorare Kyiv in una guerra d’attrito. Il Cremlino si affida a un reclutamento costante per rimpiazzare le perdite, offrendo stipendi attraenti e bonus regionali che possono raggiungere decine di migliaia di dollari. Migliaia di uomini sono stati arruolati anche dall’Asia, dal Sudamerica e dall’Africa, spesso attraverso promesse ingannevoli o coercizione. Tra i 15.000 soldati nordcoreani inviati al fianco della Russia, diverse centinaia sarebbero già stati uccisi.
Nonostante il tributo di sangue, la Russia ha continuato a riversare truppe su Pokrovsk e Myrnohrad. A dicembre 2025, il capo di stato maggiore russo Valerij Gerasimov ha dichiarato che Putin aveva ordinato personalmente la distruzione delle forze ucraine a Myrnohrad, affermando che il 30% degli edifici della città era già sotto controllo russo. Il 4 febbraio 2026, l’ISW ha riferito che le forze russe avevano catturato Myrnohrad. A Pokrovsk, le truppe ucraine mantenevano ancora posizioni nella parte settentrionale della città, ma l’accerchiamento appariva quasi completo.
Un generale ucraino, intervistato dalla BBC, ha dichiarato che le forze di Kyiv distruggono circa 2.000 soldati russi al mese nel solo settore di Pokrovsk-Myrnohrad. “Se in un giorno non eliminiamo almeno 100 soldati nemici, per noi è una brutta giornata”, ha affermato. Il presidente ucraino Zelensky ha confermato che nel dicembre 2025 sono stati eliminati 35.000 soldati russi, un dato corroborato da prove video, secondo il quale le perdite mensili russe hanno eguagliato per la prima volta il ritmo di reclutamento di Mosca.
Il prossimo obiettivo: Kostyantynivka
Se Pokrovsk e Myrnohrad cadranno completamente, la Russia otterrà un trampolino di lancio per spingersi verso nord e perseguire il suo obiettivo di conquistare l’intera regione di Donetsk, di cui controlla già circa tre quarti.
Il prossimo bersaglio potrebbe essere Kostyantynivka, 40 chilometri più a est. La città è la porta meridionale di una catena di centri urbani che formano l’ultima grande cintura difensiva ucraina nel Donetsk. Se dovesse cadere, quasi tutte le città più a nord finirebbero nel raggio d’azione dei droni russi, e Mosca otterrebbe il controllo di una strada chiave che le collega.
L’ISW ha segnalato il 7 febbraio 2026 nuove avanzate russe nell’area tattica di Kostyantynivka-Druzhkivka. Le forze russe hanno iniziato missioni di infiltrazione nella città già da metà ottobre 2025, ma hanno dato priorità al completamento della conquista di Pokrovsk prima di concentrarsi su questo obiettivo. Secondo analisti militari ucraini, il piano russo prevede un doppio accerchiamento operativo dell’agglomerato Kostyantynivka-Druzhkivka, con la cattura graduale di entrambe le città e il successivo avvicinamento a Kramatorsk da sud e da est, in vista di un’offensiva estivo-autunnale nel 2026.
Mosca ha anche intensificato gli attacchi con droni sulle strade che le truppe ucraine usano per rifornire la città. Un comandante di brigata ucraino ha dichiarato che avvicinarsi a Kostyantynivka è diventato così pericoloso che la maggior parte delle missioni di rifornimento è ora affidata a veicoli telecomandati, simili a robot.
Il fronte e il tavolo dei negoziati
Ogni avanzata russa sul terreno si traduce in pressione diplomatica. La strategia di Mosca è chiara: dimostrare che il suo progresso, per quanto lento, è inarrestabile, e che l’Ucraina farebbe meglio a cedere territori ora, nell’ambito di un accordo, piuttosto che perderli più tardi in combattimenti sanguinosi.
Il presidente americano Donald Trump ha spesso fatto eco a questa narrativa. A gennaio 2026, in un’intervista a Reuters, ha dichiarato che è l’Ucraina, non la Russia, a bloccare un possibile accordo di pace, affermando che Putin “è pronto a chiudere un accordo”. In un incontro a dicembre con Zelensky, Trump gli aveva chiesto direttamente: “Non staresti meglio a fare un accordo adesso?”.
Il piano di pace in 28 punti proposto dall’amministrazione Trump a novembre 2025 prevedeva concessioni territoriali da parte di Kyiv, il riconoscimento de facto di Crimea e altri territori occupati, e limitazioni alle dimensioni dell’esercito ucraino. L’Ucraina ha risposto con una controproposta in 20 punti che insiste sul mantenimento del controllo dei territori attualmente governati da Kyiv e chiede garanzie di sicurezza legalmente vincolanti.
A febbraio 2026, Zelensky ha rivelato che Washington ha fissato una scadenza a giugno per Russia e Ucraina per raggiungere un accordo, proponendo una nuova tornata di colloqui trilaterali a Miami. Ma il divario tra le posizioni resta enorme. La Russia insiste sul ritiro ucraino dall’intero Donbas, una condizione che Kyiv ha categoricamente respinto, ricordando che la costituzione ucraina vieta la cessione di qualsiasi territorio.
Nel frattempo, i negoziati trilaterali ad Abu Dhabi hanno prodotto progressi minimi. E mentre le diplomazie discutono, il fronte continua a muoversi. Lentamente, ma in una sola direzione.
Le perdite combinate russo-ucraine si avvicinano ai due milioni di militari tra morti, feriti e dispersi. Un numero che, come osserva il CSIS, potrebbe essere raggiunto entro la primavera del 2026. È la guerra più sanguinosa combattuta da una grande potenza dalla Seconda Guerra Mondiale. E non accenna a fermarsi.


