Punti chiave
Analisi completa delle capacità operative e del ruolo geopolitico della superportaerei USS Abraham Lincoln nella crisi del 2026: dalla tecnologia stealth degli F-35C alla deterrenza nel Mar Arabico, tra ingaggi aeronavali e i nuovi scenari negoziali.
Contesto operativo
Nel panorama della sicurezza globale e della proiezione di potenza marittima, poche piattaforme eguagliano la rilevanza strategica e simbolica della USS Abraham Lincoln (CVN-72). Quinta unità della classe Nimitz, questa superportaerei a propulsione nucleare non rappresenta semplicemente un asset militare degli Stati Uniti, ma un vero e proprio strumento di diplomazia coercitiva, capace di alterare gli equilibri regionali con la sua sola presenza. Il presente dossier, aggiornato alle ultime evoluzioni operative del gennaio 2026, è stato redatto per fornire un quadro esaustivo e dettagliato dell’unità.
L’analisi si muove su molteplici livelli: dall’ingegneria navale che permette a oltre 100.000 tonnellate di acciaio di muoversi a velocità sostenute per decenni senza rifornimento, alla complessa sociologia di un equipaggio di 5.000 anime; dalla storia operativa che attraversa la fine della Guerra Fredda e la Guerra al Terrore, fino all’attuale ruolo di punta nella crisi mediorientale contro l’Iran.
Particolare attenzione è stata dedicata all’integrazione delle fonti in lingua araba e inglese, permettendo di ricostruire non solo la prospettiva tecnica e operativa occidentale, ma anche la percezione della minaccia e le reazioni strategiche degli avversari regionali nel Golfo Persico e nel Mar Rosso.
In un momento in cui la Lincoln è divenuta la prima portaerei della sua classe a integrare pienamente i caccia stealth di quinta generazione F-35C, la sua presenza nelle acque del Comando Centrale (CENTCOM) segna un punto di svolta nella dottrina della guerra aeronavale moderna.

Genesi di un titano e il contesto della classe Nimitz
La storia della USS Abraham Lincoln inizia ben prima del suo varo, radicandosi nella strategia navale americana degli anni ’80, volta a costruire una “Marina di 600 navi” per contrastare l’espansionismo sovietico.
La classe Nimitz, di cui la Lincoln è il quinto esemplare, rappresenta l’evoluzione definitiva della portaerei nucleare, un concetto introdotto con la USS Enterprise. L’obiettivo progettuale era creare piattaforme capaci di operare indefinitamente in scenari di guerra totale, protette da blindature massicce e capaci di sostenere un ritmo di operazioni di volo (sortite) ineguagliabile.
La Lincoln fu ordinata il 27 dicembre 1982, in un’epoca in cui la tecnologia navale stava iniziando a integrare i primi sistemi digitali complessi.
Costruzione, varo e entrata in servizio
La costruzione fu affidata alla Newport News Shipbuilding in Virginia, l’unico cantiere navale al mondo con le infrastrutture e le certificazioni nucleari necessarie per assemblare tali giganti. La chiglia della nave (identificata con lo scafo numero 639 durante la costruzione) fu impostata il 3 novembre 1984. Per quasi quattro anni, migliaia di ingegneri, saldatori e tecnici assemblarono le migliaia di moduli d’acciaio che avrebbero composto lo scafo. Il varo avvenne il 13 febbraio 1988, una data scelta per coincidere con la celebrazione della nascita del presidente Abraham Lincoln.
La madrina della nave, JoAnn K. Webb, infranse la tradizionale bottiglia di spumante sulla prua, battezzando ufficialmente l’unità. Il varo è solo l’inizio: seguirono quasi due anni di allestimento (fitting out), durante i quali furono installati i sistemi di combattimento, i reattori nucleari furono caricati e testati, e gli interni furono resi abitabili
L’11 novembre 1989, la USS Abraham Lincoln fu ufficialmente commissionata (entrata in servizio attivo) nella Marina degli Stati Uniti. Il suo primo porto di assegnazione fu la Naval Air Station di Alameda, in California, segnando il suo destino come unità prevalentemente orientata al teatro del Pacifico. Il motto scelto, “Shall Not Perish” (“Non perirà“), tratto dal celebre Discorso di Gettysburg del Presidente Lincoln, divenne immediatamente il ethos dell’equipaggio, simboleggiando la resilienza e la determinazione della democrazia americana.

Anatomia del leviatano, specifiche tecniche e ingegneria
Per comprendere la capacità operativa della Lincoln, è necessario dissezionare le sue caratteristiche tecniche. Non si tratta solo di dimensioni, ma di una sinergia tra propulsione nucleare, idrodinamica e avionica avanzata.
Dimensioni e struttura fisica
La Lincoln è una delle più grandi navi da guerra mai costruite. Le sue dimensioni sono state dettate dalla necessità di operare i più pesanti e veloci aerei a reazione in qualsiasi condizione meteorologica.
La USS Abraham Lincoln ha una lunghezza fuori tutto di 332,85 metri (1.092 piedi) e una lunghezza al galleggiamento di 317 metri. La sua stabilità e capacità operativa sono garantite da uno scafo largo 40,8 metri, che si espande in un ponte di volo monumentale dalla larghezza di 76,8 metri, offrendo una superficie operativa di circa 1,8 ettari (4,5 acri). Con un dislocamento che oscilla tra le 100.000 e le 104.000 tonnellate a pieno carico, la nave mantiene un pescaggio variabile tra gli 11,3 e i 12,5 metri a seconda della configurazione tattica, permettendo a questa massa d’acciaio di navigare con precisione millimetrica.
La struttura dello scafo è realizzata in acciaio ad alta resistenza, con aree critiche (come i depositi munizioni e i reattori) protette da blindature in Kevlar e leghe classificate per resistere a impatti di missili e siluri.

Il cuore nucleare: i reattori A4W
Il vero vantaggio strategico della CVN-72 risiede nella sua autonomia illimitata, garantita da due reattori nucleari ad acqua pressurizzata Westinghouse A4W. Nello specifico i suoi reattori generano calore attraverso la fissione nucleare, che viene utilizzato per trasformare l’acqua in vapore ad alta pressione. Questo vapore aziona quattro enormi turbine principali.
Il sistema genera un’enorme potenza che raggiunge oltre 260.000 cavalli vapore all’asse (shp), trasferiti a quattro alberi motore. Attenzione particolare è stata dedicata alle eliche, ogni albero termina con un’elica a cinque pale in bronzo, alta circa 6,4 metri e pesante 30 tonnellate. Durante il ciclo di manutenzione RCOH (2013-2017), tutte e quattro le eliche sono state sostituite per migliorare l’efficienza idrodinamica.
Il vantaggio tattico è sicuramente la propulsione nucleare permette alla Lincoln di navigare a velocità superiori ai 30 nodi (oltre 56 km/h) per periodi indefiniti. Questo le consente di spostarsi rapidamente tra teatri operativi distanti (es. dal Mar Cinese Meridionale al Golfo Persico) senza la vulnerabilità logistica del rifornimento di carburante in mare. Il combustibile nucleare ha una durata operativa di circa 20-25 anni.

Il ponte di volo e i sistemi di lancio
Il ponte di volo è un aeroporto in miniatura che opera in condizioni estreme. La nave è dotata di quattro catapulte a vapore (C-13 Mod 2). Utilizzando il vapore prelevato dai reattori, queste macchine possono accelerare un caccia da 0 a 270 km/h in meno di due secondi e in soli 90 metri. Mentre per il recupero degli aerei, la Lincoln utilizza il sistema di cavi d’arresto MK-7 Mod 3. I piloti devono agganciare uno dei tre (o quattro, a seconda della configurazione) cavi d’acciaio stesi sul ponte, passando da 240 km/h a fermo in circa 100 metri.
Sensoristica, sistemi radar e armamento difensivo
Dopo il completo ammodernamento terminato nel 2017, la Lincoln possiede una suite di sensori all’avanguardia che le conferisce una “consapevolezza situazionale” superiore.
AN/SPS-48E: è il radar primario di ricerca aerea tridimensionale (3D). Opera su frequenze lunghe per scansionare volumi enormi di spazio aereo, determinando distanza, azimut e altitudine dei bersagli fino a oltre 400 km.
AN/SPQ-9B: un radar cruciale per la sopravvivenza della nave. È progettato specificamente per rilevare e tracciare missili anti-nave che volano a pelo d’acqua (“sea-skimmers”) in ambienti con forte disturbo (clutter) marino ed elettronico.
AN/SLQ-32A(V)4: il sistema primario di guerra elettronica (EW). Non solo rileva le emissioni radar nemiche (fornendo allerta precoce), ma possiede capacità di disturbo attivo (jamming) per ingannare i sistemi di guida dei missili in arrivo.

Sebbene la difesa principale della portaerei sia il suo stormo aereo e le navi di scorta, la Lincoln dispone di una formidabile cintura difensiva ravvicinata (“Hard Kill“):
RIM-116 Rolling Airframe Missile (RAM): due lanciatori da 21 celle ciascuno. Questi missili supersonici a corto raggio sono progettati per intercettare missili da crociera, guidandosi sulle emissioni radar del bersaglio o tramite infrarossi.
RIM-162 Evolved SeaSparrow Missile (ESSM): due lanciatori MK-29 ottupli. L’ESSM offre una difesa a medio raggio contro aerei e missili manovrabili supersonici.
Phalanx CIWS (MK-15): il sistema di “ultima spiaggia”. Si tratta di cannoni rotanti a 6 canne da 20mm (Vulcan), guidati da un radar autonomo, capaci di sparare 4.500 colpi al minuto per distruggere fisicamente proiettili o missili in arrivo a brevissima distanza. Nel gennaio 2026, la nave ha condotto test a fuoco vivo con questi sistemi nel Mar Cinese Meridionale.
MK-38 Mod 2 25mm: cannoni automatici installati per difendere la nave da minacce di superficie asimmetriche, come barchini esplosivi veloci o droni di superficie, una minaccia tipica delle acque ristrette del Medio Oriente.

Il pugno di ferro: Carrier Air Wing Nine (CVW-9)
La raison d’être della USS Abraham Lincoln è il suo stormo aereo imbarcato. Nel ciclo operativo 2025-2026, la nave ospita il Carrier Air Wing Nine (CVW-9), una formazione che rappresenta l’apice della letalità aeronavale grazie all’integrazione di velivoli di quinta generazione.
La rivoluzione F-35C: i “Black Knights”
La caratteristica distintiva dell’attuale dispiegamento è la presenza dello squadrone VMFA-314 “Black Knights“ del Corpo dei Marines. Questo è stato il primo squadrone operativo a schierare l’F-35C Lightning II su una portaerei. L’F-35C conferisce alla Lincoln la capacità di penetrare spazi aerei densamente difesi da moderni sistemi missilistici terra-aria (come i sistemi S-300/S-400 potenzialmente in uso in Iran).
Oltre all’attacco, l’F-35C funge da nodo sensoriale avanzato, raccogliendo intelligence elettronica e visiva e ridistribuendola in tempo reale al resto della flotta e agli altri aerei (Super Hornet), aumentandone l’efficacia.
La spina dorsale: F/A-18E/F Super Hornet
Nonostante l’arrivo dell’F-35, il grosso della forza d’attacco è ancora composto dai collaudati Super Hornet, suddivisi in tre squadroni:

VFA-14 “Tophatters” (F/A-18E, monoposto): il più antico squadrone della Marina, specializzato in superiorità aerea e attacco al suolo.
VFA-41 “Black Aces” (F/A-18F, biposto): l’equipaggio doppio permette missioni complesse di controllo aereo avanzato (FAC-A) e ricognizione.
VFA-151 “Vigilantes” (F/A-18E).
Guerra elettronica, sorveglianza e logistica
VAQ-133 “Wizards” (EA-18G Growler): questi aerei sono essenziali per la sopravvivenza dello stormo. Il loro compito è “accecare” i radar nemici con potenti disturbi elettronici (jamming) e distruggerli fisicamente con missili antiradiazione (HARM), aprendo corridoi sicuri per gli aerei d’attacco.
VAW-117 “Wallbangers” (E-2D Advanced Hawkeye): riconoscibili per il grande disco rotante sul dorso, questi aerei turboelica sono gli “occhi” della flotta. Il radar dell’E-2D può rilevare aerei, missili e navi a centinaia di chilometri, coordinando l’intera battaglia aerea.
Elicotteri e logistica pesante: gli squadroni HSC-14 “Chargers” (MH-60S) e HSM-71 “Raptors” (MH-60R) forniscono difesa antisommergibile, guerra di superficie, ricerca e soccorso (SAR) e logistica tra le navi del gruppo. il distaccamento VRM-30 Det. 2 opera con i convertiplani CMV-22B Osprey. Questi velivoli hanno sostituito i vecchi C-2 Greyhound per il trasporto di merci a bordo (Carrier Onboard Delivery – COD), essendo gli unici capaci di trasportare internamente il modulo motore dell’F-35C.

Odissea operativa, prima era e battesimo di fuoco
La storia operativa della Lincoln è uno specchio delle priorità geopolitiche americane degli ultimi tre decenni.
Appena commissionata, la Lincoln fu immediatamente proiettata negli scenari caldi. Nel 1991, durante il suo viaggio inaugurale verso il Pacifico, fu deviata per l’operazione umanitaria Fiery Vigil nelle Filippine, evacuando migliaia di persone dopo l’eruzione del vulcano Pinatubo. Giunta nel Golfo Persico, divenne una protagonista dell’Operazione Southern Watch, la missione decennale per imporre la no-fly zone sull’Iraq meridionale e proteggere la popolazione sciita dalle rappresaglie di Saddam Hussein.
Durante gli anni ’90, i suoi aerei ingaggiarono regolarmente le difese aeree irachene. Nel 1998, in risposta agli attentati alle ambasciate USA in Africa, la Lincoln partecipò all’Operazione Infinite Reach, lanciando missili Tomahawk contro obiettivi in Sudan (una fabbrica farmaceutica sospettata di legami con il terrorismo) e campi di addestramento in Afghanistan.

Mission Accomplishment e lo tsunami del 2004
Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, la Lincoln fu schierata per l’Operazione Enduring Freedom in Afghanistan. Ma è nel 2003 che la nave entrò nella storia (e nella controversia) politica. Al termine di un dispiegamento record di quasi 10 mesi a supporto dell’invasione dell’Iraq (Operation Iraqi Freedom), la nave ospitò il Presidente George W. Bush.
Il 1° maggio 2003, sotto uno striscione con la scritta “Mission Accomplished” (Missione Compiuta), Bush annunciò la fine delle “maggiori operazioni di combattimento“. Sebbene l’evento fosse inteso per celebrare l’equipaggio, divenne simbolo di una guerra che in realtà era tutt’altro che finita. In quel dispiegamento, l’Air Wing della Lincoln sganciò circa 1,2 milioni di libbre di ordigni.
La versatilità della nave fu dimostrata nel dicembre 2004. Mentre si trovava a Hong Kong, fu richiamata d’urgenza nell’Oceano Indiano a seguito del devastante tsunami che colpì il sud-est asiatico. Stazionando al largo di Sumatra (Indonesia), la Lincoln operò come hub logistico per l’Operazione Unified Assistance.
I suoi elicotteri volarono centinaia di missioni per consegnare cibo, acqua e medicinali in aree inaccessibili via terra, un’operazione che migliorò significativamente l’immagine degli Stati Uniti nella regione.

Metamorfosi, refueling and complex overhaul (2013-2017)
A metà della sua vita operativa prevista di 50 anni, una portaerei nucleare deve subire un processo di rigenerazione totale noto come RCOH (Refueling and Complex Overhaul). Per la Lincoln, questo periodo critico si è svolto tra il marzo 2013 e il maggio 2017 presso i cantieri di Newport News.
Il RCOH della CVN-72 è stato un’impresa ingegneristica colossale, costata oltre 4 miliardi di dollari e richiedendo più di 2,5 milioni di ore di lavoro. Il cuore dell’operazione è stato l’apertura dello scafo per accedere ai reattori, rimuovere il combustibile nucleare esaurito e inserirne di nuovo, garantendo energia per altri 25 anni.
Importante anche l’aggiornamento strutturale, l’isola (la torre di controllo) è stata modernizzata, il ponte di volo rifatto, e sono stati sostituiti sistemi idraulici ed elettrici ormai obsoleti.
Preparazione al futuro
Durante il RCOH, la Lincoln è stata specificamente modificata per diventare la prima portaerei “F-35C compatibile“. Questo ha comportato l’installazione di nuovi deflettori del getto (Jet Blast Deflectors) capaci di resistere al calore molto più intenso del motore F135 rispetto ai precedenti aerei, e la creazione di spazi classificati (SCIF) ampliati e reti dati avanzate per gestire la mole di informazioni top-secret gestite dai caccia di quinta generazione. Al termine, nel 2017, la Lincoln è riemersa come la nave tecnologicamente più avanzata della flotta.

L’era moderna e il dispiegamento dei record (2018-2024)
Dopo il ritorno in servizio, la Lincoln ha ripreso il suo posto in prima linea, segnando nuovi primati.
Il dispiegamento di 295 giorni: tra l’aprile 2019 e il gennaio 2020, la nave ha completato il più lungo dispiegamento per una portaerei basata negli USA dai tempi della guerra del Vietnam: 295 giorni consecutivi. Inviata d’urgenza in Medio Oriente per contrastare le tensioni con l’Iran (un preludio alla crisi attuale), la nave è rimasta in mare per mesi senza scali portuali a causa della volatilità della situazione e di problemi logistici globali. Questo periodo ha messo a dura prova la resilienza dell’equipaggio e delle attrezzature, dimostrando però la capacità della nave di operare “senza sosta“.
Leadership femminile: nel 2021, la storia della Lincoln si è arricchita di un capitolo sociale importante: il Capitano Amy Bauernschmidt ha assunto il comando, diventando la prima donna nella storia della Marina USA a comandare una portaerei nucleare. Sotto la sua guida, la nave ha condotto con successo il primo dispiegamento operativo con gli F-35C nel 2022.

La crisi del 2026 e l’occhio del ciclone
Al 29 gennaio 2026, la USS Abraham Lincoln si trova al centro di una delle crisi internazionali più gravi del decennio. Le informazioni raccolte delineano un quadro di massima tensione operativa.
Il contesto strategico: l’escalation del 2025 a corsa dal pacifico
Le tensioni nel Golfo Persico sono esplose nel giugno 2025, a seguito di attacchi aerei contro impianti nucleari iraniani e la conseguente risposta di Teheran e dei suoi proxy. Gli Stati Uniti hanno risposto con quello che viene descritto come “il più grande rafforzamento militare nella regione“ da quella data.
All’inizio del gennaio 2026, si è verificato un pericoloso “vuoto di potere“: per circa 20 giorni, non vi era alcuna portaerei americana nell’area di responsabilità del CENTCOM, lasciando le forze USA vulnerabili.
Per colmare questo vuoto, la Lincoln, che stava operando nel Pacifico Occidentale, ha ricevuto l’ordine di ridispiegarsi urgentemente.
Esercitazioni nel Mar Cinese Meridionale: tra il 5 e l’11 gennaio 2026, la nave ha condotto esercitazioni a fuoco vivo, testando i sistemi CIWS Phalanx contro droni bersaglio e conducendo operazioni di volo intensive per certificare la prontezza al combattimento.
Il 19 gennaio 2026, il gruppo d’attacco ha attraversato lo Stretto di Malacca, uno dei “colli di bottiglia” marittimi più strategici al mondo. Durante questo passaggio, è stato riportato un episodio significativo di “guerra delle ombre”: la portaerei è stata monitorata e affiancata dalla nave mercantile iraniana Arvin, sospettata di essere una nave spia che raccoglieva dati sui movimenti americani. La Lincoln, sfruttando la sua velocità superiore, ha seminato l’osservatore iraniano entrando nell’Oceano Indiano il 20 gennaio.

Arrivo nel CENTCOM e postura attuale
Il 26 gennaio 2026, fonti della difesa hanno confermato l’arrivo della USS Abraham Lincoln e delle sue scorte (i cacciatorpediniere USS Frank E. Petersen Jr., USS Spruance e USS Michael Murphy) nel teatro mediorientale (5ª Flotta). La missione attuale è duplice, in primis come deterrenza attiva, la presenza degli F-35C e dei missili Tomahawk delle scorte serve a scoraggiare l’Iran e i ribelli Houthi in Yemen dal lanciare ulteriori attacchi contro Israele o le basi USA.
Poi emerge la presenza del gruppo il gruppo “Speed and Violence” che, come riportato da fonti di intelligence, è posizionato per condurre raid aerei immediati e massicci se ordinato dalla Casa Bianca, con una capacità di risposta definita “rapida e violenta”.
Analisi geopolitica e prospettive a confronto
L’arrivo della Lincoln nel Golfo non è solo un movimento di truppe, ma un messaggio politico che viene letto in modi diametralmente opposti dalle parti in causa.
Prospettiva americana e occidentale: Washington, la Lincoln è lo strumento cardine della strategia “Agile Spartan”: dimostrare la capacità di spostare un assetto militare decisivo da un oceano all’altro in meno di due settimane. L’integrazione degli F-35C è vista come un fattore di superiorità tecnologica insormontabile per le difese iraniane, permettendo agli USA di minacciare obiettivi strategici (centri di comando, siti missilistici) con un rischio ridotto per i piloti.
Prospettiva araba e iraniana: le fonti in lingua araba offrono uno spaccato fondamentale sulla percezione regionale.

Allarme e retorica: media panarabi come Sky News Arabia e Al Arabiya descrivono la Lincoln come una “forza d’attacco” (Strike Force) inviata per fornire opzioni offensive al Presidente, sottolineando la potenza di fuoco dei missili da crociera delle navi di scorta.
La minaccia asimmetrica: analisti militari su testate vicine all’Asse della Resistenza e dichiarazioni dei ribelli Houthi in Yemen evidenziano come la portaerei, nonostante la sua potenza, sia vista come un “bersaglio pagante”. Si discute apertamente di strategie per saturare le difese della nave (i sistemi RAM e Phalanx) utilizzando sciami di droni kamikaze e missili balistici antinave. Video di propaganda diffusi dagli Houthi simulano attacchi proprio contro la CVN-72, cercando di minare l’aura di invincibilità americana.
Guerra psicologica: in Iran, l’arrivo della nave è utilizzato dalla propaganda per consolidare il fronte interno contro “l’aggressione imperiale”, mentre diplomaticamente viene denunciato come un fattore di destabilizzazione.
Città galleggiante, la vita a bordo
Al di là dell’acciaio e dei radar, la Lincoln è una comunità umana complessa. La vita a bordo è un mix di disciplina militare ferrea e tentativi di mantenere una parvenza di normalità.

Demografia, routine e cultura
L’equipaggio medio ha un’età di circa 20 anni. La giornata tipo durante le operazioni di volo può durare 14-16 ore. Per nutrire 5.000 persone, le cucine servono oltre 20.000 pasti al giorno. La nave dispone di servizi essenziali come dentisti, chirurghi, uffici postali e persino una tipografia.
La coesione dell’equipaggio è mantenuta attraverso organi di informazione interni come il “Penny Press”, il giornale di bordo. Questo non serve solo per le notizie ufficiali, ma è un collante sociale che celebra promozioni, racconta storie di vita dei marinai e mantiene alto il morale.
Il nome è un chiaro riferimento all’effigie di Abraham Lincoln sul centesimo di dollaro (penny), un tema ricorrente a bordo (il ponte di volo è spesso chiamato “The Penny“).
Riti di passaggio: “Crossing the Line“, resilienza e salute mentale
Una delle tradizioni più sentite è la cerimonia del passaggio dell’Equatore. I marinai che non l’hanno mai attraversato (“Pollywogs”) vengono sottoposti a prove goliardiche e fisiche da parte dei veterani (“Shellbacks”). Durante il recente transito verso l’Oceano Indiano, centinaia di membri dell’equipaggio hanno partecipato a questo rito, descritto come fondamentale per scaricare la tensione operativa e cementare lo spirito di corpo.
Riconoscendo lo stress estremo dei lunghi dispiegamenti (aggravato dalla mancanza di scali portuali durante le crisi), il comando ha istituito programmi avanzati di supporto. Workshop sulla gestione dell’ansia e dello stress sono tenuti regolarmente da specialisti civili (“Deployed Resiliency Counselors“) e cappellani. Programmi come “United Through Reading” permettono ai marinai di registrarsi mentre leggono favole per i propri figli a casa, mantenendo un legame vitale con le famiglie.

Il divario digitale
La Lincoln ha sperimentato l’installazione di sistemi satellitari commerciali (Kymeta) per fornire Wi-Fi all’equipaggio, un fattore cruciale per il morale dei giovani marinai (“nativi digitali”). Quando la nave entra in zona di combattimento o transita in aree a rischio come lo Stretto di Hormuz, viene imposta la condizione “River City“: un blackout totale delle comunicazioni personali per evitare che le emissioni dei cellulari rivelino la posizione della nave al nemico.
La USS Abraham Lincoln (CVN-72) rappresenta oggi la punta di diamante della risposta americana all’instabilità globale. La sua evoluzione da strumento della Guerra Fredda a piattaforma integrata per la guerra in rete del XXI secolo dimostra la capacità di adattamento della Marina USA.
Nonostante ciò l’analisi del contesto 2026 rivela che la pura potenza tecnologica non garantisce l’immunità. La Lincoln opera in un ambiente sempre più letale, dove droni low-cost e missili ipersonici sfidano il primato della portaerei.
La sua missione nel Golfo Persico è un test definitivo: riuscirà la sua sola presenza a fungere da deterrente, o il “Gigante d’Acciaio” sarà costretto a scatenare la sua forza, rischiando un’escalation imprevedibile?
La risposta a questa domanda risiede non solo nei corridoi del Pentagono, ma nella prontezza dei suoi 5.000 marinai e aviatori che, fedeli al motto della nave, lavorano affinché la stabilità internazionale “non perisca”.
Tabelle dati e specifiche
Composizione Carrier Air Wing Nine (2026)
| Squadrone | Nome | Aeromobile | Ruolo primario |
| VMFA-314 | Black Knights | F-35C Lightning II | Attacco stealth, ISTAR, superiorità aerea |
| VFA-14 | Tophatters | F/A-18E Super Hornet | Interdizione, supporto aereo ravvicinato |
| VFA-41 | Black Aces | F/A-18F Super Hornet | Attacco, controllo aereo avanzato |
| VAQ-139 | Cougars | EA-18G Growler | Guerra elettronica, soppressione delle difese nemiche |
| VAW-115 | Liberty Bells | E-2D Advanced Hawkeye | Allerta precoce e comando e controllo |
Cronologia della crisi 2026
| Data | Evento | Implicazione strategica |
| 5–11 gennaio 2026 | Esercitazioni a fuoco vivo nel Mar Cinese Meridionale | Dimostrazione di forza nel Pacifico e verifica operativa dei sistemi di difesa e comando |
| 15 gennaio 2026 | Dispiegamento del Carrier Strike Group della USS Abraham Lincoln | Rafforzamento della deterrenza regionale e segnale politico-militare verso Pechino |
| 22 gennaio 2026 | Operazioni di pattugliamento congiunto con alleati regionali | Incremento dell’interoperabilità e contenimento dell’espansione navale cinese |
| 1 febbraio 2026 | Test avanzati di difesa antimissile e guerra elettronica | Validazione delle capacità di risposta integrata contro minacce A2/AD |
| 10 febbraio 2026 | Rientro programmato del gruppo navale verso area di rotazione operativa | Chiusura della fase di massima pressione militare mantenendo prontezza operativa |


