Da mercoledì mattina il valico di al-Sheeb, al confine tra Iraq e Iran, è chiuso a persone e merci. Baghdad parla di controlli di sicurezza e non fissa una data di riapertura. Intanto gli Stati Uniti bloccano i porti iraniani. Secondo fonti irachene, chiedono di chiudere anche le frontiere di terra. Il nodo è capire se sia una revisione tecnica o l’inizio di un assedio economico.
Sette schede per capire cosa si è chiuso, perché adesso e cosa resta ancora aperto.
Il valico di al-Sheeb, che sul lato iraniano si chiama Chazabeh, è chiuso dalle 6 di mercoledì 21 ottobre.
Lo stop riguarda viaggiatori, auto private e camion commerciali. Fonti presenti al valico e un funzionario governativo iracheno parlano di chiusura fino a nuovo avviso. L’ordine, secondo le stesse fonti, è partito dal primo ministro Ali al-Zaidi. Una nota ufficiale del governo, finora, non è arrivata.
Da mesi i porti iraniani sono sottoposti a un blocco navale statunitense. Per l’Iran le frontiere terrestri sono diventate un canale commerciale vitale.
L’Iraq è uno degli sbocchi principali. Secondo fonti governative irachene, l’interscambio tra i due Paesi ha superato i 10 miliardi di dollari l’anno scorso.
Da al-Sheeb passano generi alimentari, materiali da costruzione e pellegrini diretti a Najaf e Karbala. Chiudere quel varco riduce l’ossigeno di un’economia già sotto pressione.
Due fonti politiche irachene, rimaste anonime, sostengono che Washington chieda di chiudere tutti o quasi i valichi con l’Iran.
Il tema sarebbe stato discusso dal Tesoro statunitense con al-Zaidi a New York, a settembre, durante l’Assemblea generale dell’ONU. Lo schema descritto prevede un solo valico aperto nell’Iraq federale e uno nel Kurdistan.
Il 15 ottobre il Tesoro ha colpito reti accusate di aiutare l’Iran ad aggirare le sanzioni. Tra queste c’è una banca irachena. Né Washington né Baghdad hanno confermato la richiesta sui valichi.
La versione irachena è tecnica. Un funzionario di frontiera parla di revisione della sicurezza. Servono anche nuovi apparati contro il contrabbando di merci vietate.
Il precedente sostiene questa lettura. A settembre lo stesso valico era stato chiuso dopo un attacco con droni all’oleodotto saudita Est-Ovest. Riad e Baghdad dissero che i droni erano partiti dal territorio iracheno. Quella volta il valico riaprì.
Chi difende la misura, nella maggioranza irachena, chiede comunque confini più controllati e importazioni più diversificate.
Secondo fonti irachene, i valichi ufficiali con l’Iran sono sei. Fonti governative indicano che altri chiuderanno gradualmente: si fanno i nomi di Shalamcheh, Zurbatiyah e Mandali.
Nessun calendario è stato reso pubblico. Anche le motivazioni divergono: sicurezza per alcune fonti, ragioni logistiche o problemi tecnici per altre.
Il punto che nessuno chiarisce è se lo stop sia reversibile in pochi giorni o l’inizio di un regime stabile. Lo dirà la riapertura di al-Sheeb, oppure la sua assenza.
PREAVVISO
Il portavoce del ministero dell’Interno iraniano, Ali Zeinivand, ha detto che Teheran non è stata avvisata della chiusura.
Ha richiamato un’intesa bilaterale: le chiusure di poche ore sono di routine, quelle oltre un giorno vanno notificate. Il dettaglio sposta la questione dal piano tecnico a quello diplomatico.
Se lo stop dura, Baghdad avrà agito fuori dagli accordi con il vicino. Zeinivand ha aggiunto che la chiusura danneggia anche i commercianti iracheni, e ha detto di sperare in una soluzione.
Nel breve, gli effetti si vedranno nei mercati del sud dell’Iraq. Lì frutta, verdura e materiali edili iraniani sono molto diffusi.
Nella coalizione sciita di governo, i critici vicini a Teheran accusano Baghdad di applicare le sanzioni americane.
Per chi legge in Italia, l’effetto diretto per ora è nullo. Conta la direzione: se i valichi chiudono uno dopo l’altro, la pressione sull’Iran passa dal mare alla terra. È un’ipotesi, non un dato: un Iran più isolato potrebbe alzare la tensione su Hormuz, dove transita energia diretta anche in Europa.
