Punti chiave
A marzo 2026 il dispositivo militare statunitense nel Golfo Persico e nel teatro mediorientale ha completato l’accumulo delle forze necessarie per condurre operazioni di terra limitate sul territorio iraniano, con particolare focus sull’isola di Kharg e sugli obiettivi strategici legati allo Stretto di Hormuz.
Il Pentagono ha sviluppato piani operativi dettagliati e ha emesso ordini di dispiegamento per componenti chiave della forza di proiezione rapida USA (82nd Airborne Division, 31st e 11th Marine Expeditionary Units), ma al momento non è stata presa una decisione politica esecutiva per avviare un’invasione su larga scala. Gli scenari operativi in lavorazione prevedono: raid anfibi-aviotrasportati su Kharg Island, operazioni di interdizione sullo Stretto di Hormuz, e mantenimento di una capacità di escalation graduata per forzare Teheran a negoziare alle condizioni di Washington.
82nd Airborne Division – Immediate Response Force (IRF)
La componente centrale della forza di proiezione rapida terrestre è l’Immediate Response Force (IRF) della 82nd Airborne Division, con sede a Fort Bragg (Fort Liberty), North Carolina. Questa unità costituisce la Global Response Force dell’esercito USA e rappresenta il primo escalation step per operazioni di terra in Iran.

Table 1: Caratteristiche operative 82nd Airborne IRF
Secondo fonti del Department of Defense citate dal New York Times e confermato da Stars and Stripes, il 24 marzo 2026 è stato emesso un ordine formale di dispiegamento per circa 2.000 paracadutisti della IRF e per il comando divisionale (Maj. Gen. Tegtmeier e il suo staff).
Il comando divisionale era già in movimento verso il teatro mediorientale il 24 marzo, mentre The Wall Street Journal ha indicato che un “written order” finale era imminente nelle ore successive. Il Washington Post aveva già segnalato a inizio marzo la cancellazione improvvisa di una grande esercitazione della 82nd Airborne, alimentando speculazioni su un imminente dispiegamento operativo in Medio Oriente.
La missione primaria della IRF in uno scenario iraniano sarebbe il sequestro rapido di obiettivi ad alto valore come piste aeree, terminal petroliferi e nodi logistici strategici. Nel caso specifico dell’isola di Kharg, il concept operativo prevede l’aviolancio o l’inserimento via elicotteri pesanti (CH-47) e V-22 Osprey dopo che la pista dell’aeroporto di Kharg (1,8 km di lunghezza) sia stata resa utilizzabile da ingegneri da combattimento dei Marines.
La 82nd potrebbe successivamente consolidare il controllo del terreno e permettere l’afflusso di rinforzi e materiali pesanti via C-130J Super Hercules, portando la forza d’occupazione complessiva a circa 5.000 effettivi.
Marine Expeditionary Units (MEU): 31st e 11th MEU
Il secondo pilastro della forza di terra USA è costituito dalle Marine Expeditionary Units attualmente in movimento verso lo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico.

Table 2: Marine Expeditionary Units in transito verso Iran
La 31st MEU, basata permanentemente a Okinawa e parte della III Marine Expeditionary Force, è attesa nell’area di responsabilità del Central Command entro fine marzo 2026, mentre l’11th MEU (I MEF, San Diego) potrebbe arrivare entro alcune settimane. Entrambe le MEU viaggiano su Amphibious Ready Groups composte tipicamente da tre navi principali: Landing Helicopter Dock (LHD) o Landing Helicopter Assault (LHA) come la USS Tripoli e la USS Boxer, più navi da trasporto anfibio e dock (LPD, LSD).
Secondo l’analisi dell’ammiraglio (in pensione) James Stavridis, ex comandante supremo NATO, pubblicata su Bloomberg, la sfida operativa principale per le MEU è il transito dello Stretto di Hormuz, un passaggio ristretto (circa 33 km nel punto più stretto) sotto costante minaccia di droni, missili antinave, motovedette kamikaze e mine.
Una volta nel Golfo, l’assalto anfibio su Kharg potrebbe avvenire con ondate successive di MV-22 Osprey (capacità: 24 Marines ciascuno) ed elicotteri CH-53E Super Stallion, con sbarco diretto sui terminal petroliferi e sulla pista dell’aeroporto dopo intensi bombardamenti preparatori da parte dell’aviazione USA.
Altre forze di terra in regione
Oltre alla IRF e alle MEU, il Central Command ha dichiarato il 4 marzo 2026 che più di 50.000 truppe USA sono attualmente impegnate nell’operazione contro l’Iran, supportate da oltre 200 caccia e altre risorse aeree. Queste forze includono personale di supporto, unità di difesa aerea, forze speciali, e unità logistiche schierate in basi USA in Qatar (Al Udeid Air Base), Kuwait (Camp Arifjan), Bahrain (NSA Bahrain, sede della V Flotta), Emirati Arabi Uniti (Al Dhafra Air Base), Giordania, Iraq e Arabia Saudita.
L’ammiraglio Brad Cooper, comandante CENTCOM, ha affermato in un video messaggio del 4 marzo che le operazioni sono state il doppio più intense degli strike condotti in Iraq nel 2003 e che quasi 2.000 obiettivi erano già stati colpiti nelle prime ore della campagna.
Scenario 1: Sequestro dell’isola di Kharg
L’isola di Kharg (circa 20 km², 5 miglia di estensione secondo fonti USA) è il terminal attraverso cui transita il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane. Si tratta di un’infrastruttura critica che include enormi serbatoi di stoccaggio, pipeline sottomarine, terminal di carico per superpetroliere, una pista aeroportuale da 1,8 km, e una popolazione civile composta principalmente da lavoratori dell’industria petrolifera più un numero imprecisato di militari iraniani (probabilmente unità di difesa aerea della IRGC Aerospace Force e distaccamenti della Marina IRGC).

Table 3: Sequenza operativa ipotizzata per il sequestro di Kharg Island
L’obiettivo strategico di questa operazione sarebbe duplice: (a) rompere il blocco iraniano sullo Stretto di Hormuz togliendo a Teheran la sua principale leva economica (export petrolifero), costringendo l’Iran a riaprire lo Stretto per evitare il collasso economico totale; (b) creare una testa di ponte controllata dagli USA che obblighi l’Iran a disperdere forze militari lontano dai fronti missilistici e navali principali, alleggerendo la pressione su Israele e sulle basi USA in regione.
Rischi operativi:
- Attacchi con droni e missili iraniani durante transito Hormuz e fase di assalto: Stavridis ha avvertito che le navi anfibie MEU potrebbero essere bersagliate da “massive drone attacks; small boats, some loaded with explosives for unmanned and potentially suicide missions” oltre a missili antinave. Un colpo diretto a una LHD carica di Marines sarebbe “a significant blow”.
- Trappole esplosive e difese preparate sull’isola: Gran parte dell’infrastruttura di Kharg potrebbe essere minata o preparata per la distruzione da parte iraniana. Le forze di difesa iraniane includono probabilmente sistemi portatili antiaerei (MANPADS) e artiglieria.
- Contrattacchi navali IRGC: La Marina della Guardia Rivoluzionaria dispone di motovedette veloci armate con missili C-802/C-704 e capacità di attacchi swarm. Anche se molte unità navali iraniane sono state affondate nelle prime fasi della guerra (come la IRIS Jamaran, Makran, Sahand, Dena, vedi Order of Battle), restano operative unità minori e capacità di interdizione asimmetrica.
- Assenza di mezzi pesanti organici nella 82nd Airborne: Come sottolineato dal senatore Lindsey Graham e da analisti militari, la 82nd Airborne è una forza leggera priva di carri armati e mezzi corazzati pesanti. In caso di contrattacco iraniano sostenuto, servirebbero rapidamente rinforzi di Marine Corps con LAV-25, mezzi anfibi AAV-7, o eventualmente unità meccanizzate dell’US Army con Bradley e Abrams trasportate via mare.
- Casualità civili: La presenza di migliaia di lavoratori civili sui terminal petroliferi rende inevitabili perdite tra non combattenti in caso di operazioni cinetiche intense.
Scenario 2: Blocco navale invece di occupazione
Un’opzione meno rischiosa, secondo Stavridis, sarebbe utilizzare le MEU per imporre un blocco navale su Kharg piuttosto che occuparla fisicamente, ottenendo lo stesso effetto economico (impedire export petrolifero iraniano) con minori perdite previste. Questo scenario prevedrebbe

Scenario 3: Operazioni oltre Kharg – penetrazione nell’entroterra
Fonti militari USA citate da CBS News e riprese da diversi media hanno indicato che i piani del Pentagono includono anche preparativi per gestire prigionieri di guerra iraniani, regole d’ingaggio per operazioni in territorio ostile, e logistica per occupazione di medio termine, suggerendo che gli scenari allo studio vanno oltre una singola operazione insulare. Tuttavia, nessuna fonte autorevole indica piani imminenti per un’invasione terrestre massiccia dell’Iran continentale. Un’operazione di questo tipo richiederebbe

Al momento (26 marzo 2026), la Casa Bianca mantiene l’opzione aperta ma insiste pubblicamente sul percorso diplomatico, mentre il Pentagono prepara capacità per operazioni limitate e graduali come quella su Kharg.
Forze terrestri IRGC e Artesh
L’Iran schiera forze di terra sia dell’esercito regolare (Artesh) sia della Guardia Rivoluzionaria (IRGC). Secondo l’ordine di battaglia aggiornato per la guerra del 2026, le principali unità operative includono:
- IRGC Ground Forces: 8th Najaf Ashraf Division, 14th Imam Hossein Division, 41st Tharallah Division, 31st Ashoura Mechanized Division, 22nd Beit ol Moqaddas Operational Division, 15th Imam Hassan Mojtaba Special Forces Brigade
- Iranian Army Ground Forces: 65th Airborne Special Forces Brigade, 92nd Armored Division (292nd Armored Brigade)
- Basij (milizie popolari): Decine di “Resistance Bases” schierate in tutto l’Iran, particolarmente concentrate a Teheran e nelle province occidentali (Kurdistan, Kermanshah, Lorestan, Ilam)
Le forze terrestri iraniane hanno subito colpi pesanti dai raid aerei USA-Israele dall’inizio della guerra (28 febbraio 2026), con centinaia di siti militari colpiti in almeno 17 province. L’Institute for the Study of War (ISW) e Critical Threats hanno documentato che nelle prime 12 ore di attacchi combinati USA-Israele sono stati condotti quasi 900 strike contro basi IRGC, lanciatori di missili balistici, depositi di munizioni, centri di comando. Il generale Mohammad Karami, comandante delle IRGC Ground Forces, è stato visto visitare unità nelle province occidentali (Kurdistan, Kermanshah) il 22 marzo 2026, indicando che queste forze hanno subito danni significativi e necessitano di riorganizzazione.
Difese aeree e capacità missilistiche
L’Iran dispone di una rete di difesa aerea stratificata gestita dall’Air Defense Force (Artesh) e dall’IRGC Aerospace Force. Le unità rilevanti per Kharg Island includono il Kharg Air Defense Complex e lo Shahid Sattari Rapid Reaction Air Defense Group.
I sistemi AA iraniani includono:
- S-300PMU-2 (sistemi russi a lungo raggio, alcuni probabilmente già distrutti)
- Bavar-373 (sistema indigeno equivalente all’S-300)
- Khordad-15 e Khordad-3 (sistemi a medio raggio)
- TOR-M1 e Pantsir-S1 (corto raggio, protezione punto)
- MANPADS (Misagh-1/2, SA-7, SA-14, SA-16)
Tuttavia, l’ISW ha riportato che i raid USA-Israele hanno colpito “hundreds of military sites” nelle prime ore, e il comandante CENTCOM ha dichiarato che circa 2.000 obiettivi erano stati colpiti entro le prime 48 ore, includendo esplicitamente lanciatori di missili balistici e siti di difesa aerea. Questo degrado delle capacità difensive iraniane è prerequisito essenziale per qualsiasi operazione di terra USA.
Sul versante offensivo, l’IRGC Aerospace Force gestisce una vasta rete di basi missilistiche (Imam Ali Missile Base, Fath Airbase, Amahd, Panj Pelieh, Konesht Canyon, Azdhatu, Khormuj, Laar, Kashan, Kerman, Shahroud, Dezful, Malard, e molte altre).
L’Iran ha dimostrato capacità di lanciare barrages missilistiche contro Israele e basi USA nella regione, utilizzando missili Emad, Ghadr, Kheybar, e forse Fattah-1 (missile ipersonico). Tuttavia, secondo fonti ISW citate in precedenza, Israele aveva già distrutto circa un terzo dei lanciatori balistici iraniani durante la guerra del giugno 2025, e almeno il 35% dello stockpile missilistico era stato eliminato. L’Iran ha ricostruito parte delle sue capacità nei mesi successivi, ma l’attuale campagna USA-Israele sta nuovamente degradando pesantemente queste risorse.
Marina IRGC e capacità asimmetriche
La Marina della Guardia Rivoluzionaria (IRGC Naval Forces) è organizzata in diverse regioni operative (1st Saheb ol Zaman Region, 3rd Imam Hossein Region, 5th Imam Mohammad Bagher Region) con basi a Bandar Abbas, Qeshm, e lungo la costa del Golfo Persico. Le capacità principali includono:
- Motovedette veloci classe Peykaap, Sina, Zolfaghar armate con missili C-802/C-704 (Noor/Ghader)
- Swarm tactics con decine di piccole imbarcazioni veloci
- Mine navali (tradizionali e “intelligenti”)
- Droni navali kamikaze
- Sottomarini midget classe Ghadir e Fateh (operano in acque poco profonde del Golfo)
Diverse unità navali iraniane maggiori sono state affondate o danneggiate nella guerra attuale. L’ordine di battaglia riporta come affondate: IRIS Jamaran (fregata), Fateh, Kurdistan, Makran, Sahand, Dena, Bayandor, Naghdi (navi di pattuglia e corvette), con altre unità segnalate come “suspected sunk” (Sabalan, Zagros). Questo ha ridotto significativamente la capacità iraniana di condurre operazioni navali convenzionali, ma le piccole unità IRGC restano una minaccia asimmetrica rilevante, specialmente nello stretto e congestionato ambiente operativo del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz.
Valutazione ISW: obiettivi strategici USA-Israele e campagna aerea
L’Institute for the Study of War (ISW) e il Critical Threats Project (CTP) della American Enterprise Institute hanno pubblicato diversi Iran Update dal 28 febbraio 2026, fornendo analisi dettagliate della campagna militare in corso. Secondo l’ISW, gli obiettivi dichiarati dell’operazione USA-Israele sono:
- Destabilizzare o rovesciare la Repubblica Islamica dell’Iran
- Impedire all’Iran di acquisire armi nucleari
- Smantellare il programma missilistico iraniano
- Neutralizzare le forze navali iraniane
- Proteggere interessi USA in Medio Oriente dall’Asse della Resistenza
- Eliminare minacce a Israele (programmi nucleari, missili, proxy regionali)
Il presidente Trump ha rilasciato un video all’inizio delle operazioni in cui esortava la popolazione iraniana a ribellarsi contro il regime, dichiarando che l’obiettivo primario USA era “the liberation of the people”.
Israele ha condotto attacchi mirati contro la leadership iraniana, inclusi raid sul compound del Leader Supremo Khamenei a Teheran (il cui status vitale resta incerto al momento della stesura di questo dossier), e ha eliminato o tentato di eliminare alti funzionari come Ali Shamkhani (segretario del Consiglio di Difesa Suprema), il generale Mohammad Pakpour (comandante IRGC Ground Forces), il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, capi dell’intelligence e altri.
Sul piano tattico-operativo, ISW ha documentato che nella sola prima giornata (28 febbraio) sono stati condotti circa 900 strike contro centinaia di siti militari in almeno 17 province iraniane, colpendo principalmente lanciatori di missili balistici, infrastrutture IRGC, basi aeree, depositi munizioni, e centri di comando e controllo.
L’ammiraglio Cooper (CENTCOM) ha dichiarato che l’intensità era “nearly twice as extensive as the strikes conducted in Iraq in 2003”.
La campagna aerea ha creato le precondizioni per possibili operazioni di terra, degradando le capacità iraniane di risposta rapida, ma al tempo stesso ha provocato una reazione iraniana multi-direzionale: l’Iran ha lanciato raffiche missilistiche contro Israele (circa 35 missili nelle prime ore secondo Al Jazeera) e ha colpito 14 basi USA in Bahrain, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Arabia Saudita e Iraq.
Il comandante del Khatam ol Anbia Central Headquarters, generale Ali Abdollahi, ha dichiarato che l’Iran continuerà le ritorsioni “until the United States and Israel are definitively defeated”, indicando che Teheran non ha intenzione di capitolare rapidamente.
Reazioni politiche e dibattito interno USA
Il dispiegamento della 82nd Airborne e delle MEU ha suscitato un intenso dibattito politico negli Stati Uniti. Il senatore Lindsey Graham (R-South Carolina), noto falco anti-Iran, ha pubblicamente sostenuto un’operazione su Kharg paragonandola alla battaglia di Iwo Jima della Seconda Guerra Mondiale: “Abbiamo due unità di spedizione dei Marines dirette verso quest’isola. Abbiamo combattuto a Iwo Jima. Possiamo farcela anche questa volta. Scommetto sempre sui Marines.”. Graham ha aggiunto che controllare Kharg significherebbe indebolire il regime al punto da “die on a vine”.
Al contrario, critici dell’operazione hanno avvertito che un assalto su Kharg esporrebbe Marines e paracadutisti a un fuoco intenso di droni e missili iraniani, causando potenzialmente “significant casualties”.
Joe Kent, ex direttore del controspionaggio CIA e critico dell’amministrazione Trump su questo dossier, ha dichiarato che le truppe USA rischiano di diventare “hostages” di attacchi iraniani con droni e missili.
Valutazione complessiva
- Gli USA hanno completato il buildup necessario per condurre operazioni di terra limitate in Iran, con particolare focus su Kharg Island e sullo Stretto di Hormuz
- Circa 2.000 paracadutisti della 82nd Airborne IRF sono sotto ordine di dispiegamento in Medio Oriente, con il comandante divisionale Maj. Gen. Tegtmeier e il suo staff già in movimento
- Due Marine Expeditionary Units (31st e 11th) con circa 5.000 Marines complessivi stanno convergendo verso l’area del Golfo Persico
- Il Pentagono ha sviluppato piani operativi dettagliati per il sequestro di Kharg, includendo preparativi logistici per prigionieri, ROE e occupazione a medio termine
- Oltre 50.000 truppe USA sono già impegnate nell’operazione contro l’Iran, supportate da più di 200 caccia e da asset navali (portaerei, incrociatori, cacciatorpediniere)
- La campagna aerea USA-Israele ha colpito quasi 2.000 obiettivi nelle prime 48 ore, degradando significativamente le capacità offensive e difensive iraniane
- Non è stata presa una decisione politica esecutiva per avviare un’invasione di terra su larga scala; gli attuali piani riguardano operazioni limitate e graduali
Plausibilità degli scenari
- Sequestro di Kharg Island (alta plausibilità a breve termine): Questo scenario è quello più avanzato a livello di pianificazione operativa. Le forze necessarie sono in movimento, i piani esistono, e l’obiettivo ha senso strategico sia militare (interdizione export petrolifero) sia politico (leva negoziale su Teheran). Rischi: casualità potenzialmente elevate, impatto globale su prezzi petrolio, rischio di escalation regionale.
- Blocco navale (media plausibilità): Opzione più conservativa che raggiunge simili obiettivi strategici con minori rischi per personale USA. Richiede però capacità di tenuta nel tempo e potrebbe non produrre l’impatto psicologico su Teheran che una conquista fisica di Kharg garantirebbe.
- Invasione terrestre massiccia dell’Iran (bassa plausibilità a breve termine): Questo scenario richiederebbe mesi di ulteriore buildup, mobilitazione di divisioni meccanizzate, e costi umani ed economici che l’amministrazione Trump non sembra disposta a sostenere al momento. Più probabile come “worst case scenario” mantenuto come deterrente.
La dinamica attuale vede Washington alternare pressione militare crescente e offerte diplomatiche rigide, cercando di forzare Teheran a capitolare senza dover condurre un’operazione di terra costosa e rischiosa. La decisione finale dipenderà da: (a) capacità dell’Iran di mantenere il blocco su Hormuz; (b) intensità delle ritorsioni iraniane contro basi USA e Israele; (c) evoluzione politica interna in Iran (possibili rivolte popolari, destabilizzazione del regime); (d) calcoli politici domestici USA (elezioni, opinione pubblica, costi).


