{"id":61945,"date":"2026-03-16T16:15:59","date_gmt":"2026-03-16T15:15:59","guid":{"rendered":"https:\/\/alground.com\/site\/?p=61945"},"modified":"2026-03-16T16:17:32","modified_gmt":"2026-03-16T15:17:32","slug":"stretto-hormuz-perchegiappone-eaustralia-frenano-navi-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alground.com\/site\/stretto-hormuz-perchegiappone-eaustralia-frenano-navi-guerra\/61945\/","title":{"rendered":"Stretto Hormuz: perch\u00e9 Giappone e Australia frenano sulle navi da guerra"},"content":{"rendered":"<div id=\"ez-toc-container\" class=\"ez-toc-v2_0_82_2 counter-hierarchy ez-toc-counter ez-toc-grey ez-toc-container-direction\">\n<p class=\"ez-toc-title\" style=\"cursor:inherit\">Punti chiave<\/p>\n<label for=\"ez-toc-cssicon-toggle-item-69f465b28c753\" class=\"ez-toc-cssicon-toggle-label\"><span class=\"\"><span class=\"eztoc-hide\" style=\"display:none;\">Toggle<\/span><span class=\"ez-toc-icon-toggle-span\"><svg style=\"fill: #999;color:#999\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" class=\"list-377408\" width=\"20px\" height=\"20px\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\"><path d=\"M6 6H4v2h2V6zm14 0H8v2h12V6zM4 11h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2zM4 16h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2z\" fill=\"currentColor\"><\/path><\/svg><svg style=\"fill: #999;color:#999\" class=\"arrow-unsorted-368013\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"10px\" height=\"10px\" viewBox=\"0 0 24 24\" version=\"1.2\" baseProfile=\"tiny\"><path d=\"M18.2 9.3l-6.2-6.3-6.2 6.3c-.2.2-.3.4-.3.7s.1.5.3.7c.2.2.4.3.7.3h11c.3 0 .5-.1.7-.3.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7zM5.8 14.7l6.2 6.3 6.2-6.3c.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7c-.2-.2-.4-.3-.7-.3h-11c-.3 0-.5.1-.7.3-.2.2-.3.5-.3.7s.1.5.3.7z\"\/><\/svg><\/span><\/span><\/label><input type=\"checkbox\"  id=\"ez-toc-cssicon-toggle-item-69f465b28c753\"  aria-label=\"Toggle\" \/><nav><ul class='ez-toc-list ez-toc-list-level-1 ' ><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-1\" href=\"https:\/\/alground.com\/site\/stretto-hormuz-perchegiappone-eaustralia-frenano-navi-guerra\/61945\/#Lo_Stretto_bloccato_e_la_pressione_della_guerra\" >Lo Stretto bloccato e la pressione della guerra<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-2\" href=\"https:\/\/alground.com\/site\/stretto-hormuz-perchegiappone-eaustralia-frenano-navi-guerra\/61945\/#Lappello_di_Trump_una_coalizione_riluttante\" >L\u2019appello di Trump: una coalizione riluttante<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-3\" href=\"https:\/\/alground.com\/site\/stretto-hormuz-perchegiappone-eaustralia-frenano-navi-guerra\/61945\/#Tokyo_tra_Costituzione_pacifista_e_dipendenza_dal_Golfo\" >Tokyo tra Costituzione pacifista e dipendenza dal Golfo<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-4\" href=\"https:\/\/alground.com\/site\/stretto-hormuz-perchegiappone-eaustralia-frenano-navi-guerra\/61945\/#Canberra_tra_alleanza_e_limiti_di_forza\" >Canberra tra alleanza e limiti di forza<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-5\" href=\"https:\/\/alground.com\/site\/stretto-hormuz-perchegiappone-eaustralia-frenano-navi-guerra\/61945\/#Lombra_della_Cina_e_il_calcolo_energetico\" >L\u2019ombra della Cina e il calcolo energetico<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-6\" href=\"https:\/\/alground.com\/site\/stretto-hormuz-perchegiappone-eaustralia-frenano-navi-guerra\/61945\/#LEuropa_tra_cautela_e_dipendenza\" >L\u2019Europa tra cautela e dipendenza<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-7\" href=\"https:\/\/alground.com\/site\/stretto-hormuz-perchegiappone-eaustralia-frenano-navi-guerra\/61945\/#Teheran_la_%E2%80%9Cresistenza%E2%80%9D_e_la_leva_dello_Stretto\" >Teheran, la \u201cresistenza\u201d e la leva dello Stretto<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-8\" href=\"https:\/\/alground.com\/site\/stretto-hormuz-perchegiappone-eaustralia-frenano-navi-guerra\/61945\/#Il_futuro_di_Hormuz_tra_guerra_mercato_e_alleanze\" >Il futuro di Hormuz tra guerra, mercato e alleanze<\/a><\/li><\/ul><\/nav><\/div>\n\n<p>Gli alleati asiatici di Washington alzano il freno proprio mentre la crisi nel Golfo si avvita. Tokyo e Canberra fanno sapere che non invieranno navi militari nello Stretto di Hormuz, respingendo, almeno per ora, l\u2019appello di Donald Trump a costruire una coalizione per riaprire il collo di bottiglia energetico pi\u00f9 sensibile del pianeta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Lo_Stretto_bloccato_e_la_pressione_della_guerra\"><\/span>Lo Stretto bloccato e la pressione della guerra<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p>Lo Stretto di Hormuz \u00e8 di nuovo al centro della geopolitica globale. La guerra congiunta Stati Uniti\u2013Israele contro l\u2019Iran \u00e8 entrata nella terza settimana, ha sconvolto il Medio Oriente e ha quasi paralizzato il traffico di petroliere, con un impatto diretto sui mercati energetici globali. Per Washington, riaprire quel passaggio \u00e8 una priorit\u00e0 strategica e simbolica. Per molti partner, invece, significa esporsi a una guerra che non hanno deciso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle ultime ore Trump ha scelto la strada della pubblica pressione. A bordo dell\u2019Air Force One, in volo dalla Florida a Washington, ha ribadito che i paesi che dipendono dal greggio del Golfo devono assumersi la responsabilit\u00e0 di proteggere la rotta marittima da cui arriva il loro approvvigionamento. Nelle sue parole, lo Stretto sarebbe \u00abil loro territorio\u00bb perch\u00e9 \u00e8 da l\u00ec che proviene l\u2019energia che alimenta le loro economie.<\/p>\n\n\n\n<p>Su un piano strettamente economico, la posta \u00e8 enorme. Circa il 20 per cento dell\u2019energia mondiale transita ogni giorno da Hormuz, un tratto di mare largo poche decine di chilometri che collega il Golfo Persico all\u2019Oceano Indiano. La chiusura di fatto del passaggio dopo i bombardamenti su obiettivi iraniani ha generato una delle pi\u00f9 gravi interruzioni dell\u2019offerta petrolifera degli ultimi decenni e alimentato una corsa al rialzo dei prezzi del barile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" style=\"margin-top:-70px\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Lappello_di_Trump_una_coalizione_riluttante\"><\/span><br><br>L\u2019appello di Trump: una coalizione riluttante<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p>Trump sostiene di avere gi\u00e0 contattato \u00abcirca sette\u00bb paesi per organizzare una missione navale che garantisca la sicurezza del traffico commerciale attraverso lo Stretto. In un post sui social ha indicato alcuni dei candidati: Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e altri paesi fortemente dipendenti dal petrolio del Golfo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il messaggio \u00e8 chiaro: l\u2019era in cui la Marina statunitense si assumeva quasi da sola il compito di proteggere le rotte energetiche deve lasciare il posto a un modello pi\u00f9 \u201ccondominiale\u201d, in cui gli importatori condividono rischi e costi. \u00c8 la traduzione marittima di una linea che Trump ha applicato anche alla Nato, chiedendo agli alleati europei maggiori spese per la difesa e arrivando ad avvertire che l\u2019Alleanza rischia un futuro \u00abmolto negativo\u00bb se non sosterr\u00e0 Washington nello Stretto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro le formule, c\u2019\u00e8 un interrogativo che pesa soprattutto a Tokyo, Seul, Pechino e nelle capitali europee: quanto si pu\u00f2 seguire Washington in una guerra contro l\u2019Iran che si sta rapidamente trasformando in un test di resistenza per l\u2019ordine energetico globale. E quanto convenga legare le proprie flotte a una campagna militare che Teheran descrive ormai apertamente come uno scontro esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>In un\u2019intervista televisiva, esponenti del governo iraniano hanno ripetuto che Teheran non chieder\u00e0 n\u00e9 un cessate il fuoco n\u00e9 negoziati, e che l\u2019Iran \u00e8 pronto a difendersi \u00abfinch\u00e9 sar\u00e0 necessario\u00bb nonostante le perdite subite dalla propria marina e dall\u2019arsenale missilistico. \u00c8 un messaggio che alimenta la percezione, tra gli alleati degli Stati Uniti, di un conflitto senza un orizzonte politico chiaro.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Tokyo_tra_Costituzione_pacifista_e_dipendenza_dal_Golfo\"><\/span>Tokyo tra Costituzione pacifista e dipendenza dal Golfo<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"427\" src=\"https:\/\/alground.com\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Sanae_Takaichi_meets_with_the_Womens_Ambassadors_in_Japan_06-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61955\" style=\"object-fit:cover\" srcset=\"https:\/\/alground.com\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Sanae_Takaichi_meets_with_the_Womens_Ambassadors_in_Japan_06-1.jpg 640w, https:\/\/alground.com\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Sanae_Takaichi_meets_with_the_Womens_Ambassadors_in_Japan_06-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/alground.com\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Sanae_Takaichi_meets_with_the_Womens_Ambassadors_in_Japan_06-1-630x420.jpg 630w, https:\/\/alground.com\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Sanae_Takaichi_meets_with_the_Womens_Ambassadors_in_Japan_06-1-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Per il Giappone, lo Stretto di Hormuz \u00e8 allo stesso tempo una vulnerabilit\u00e0 strutturale e un tab\u00f9 politico. Circa il 70 per cento delle importazioni di petrolio giapponesi passa da l\u00ec, e quasi tutto proviene da paesi mediorientali. Eppure, il governo non pu\u00f2 muovere la propria marina come se fosse una potenza \u201cnormale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La premier Sanae Takaichi, intervenendo in Parlamento, ha chiarito che Tokyo \u00abnon ha preso alcuna decisione\u00bb sull\u2019eventuale invio di navi e che al momento \u00abnon esiste alcun piano\u00bb per dispiegare unit\u00e0 di scorta nello Stretto. Si tratta, ha sottolineato, di valutare che cosa il Giappone possa fare \u00abautonomamente\u00bb e \u00abentro il quadro legale\u00bb fissato da una Costituzione che rinuncia formalmente alla guerra e limita l\u2019uso della forza all\u2019autodifesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro la cautela c\u2019\u00e8 anche la memoria dei precedenti. Nel 2019, Tokyo aveva gi\u00e0 optato per una missione di raccolta informazioni nell\u2019area, separata dalle operazioni guidate dagli Stati Uniti, proprio per tenere una certa distanza da iniziative percepite come troppo aggressive verso l\u2019Iran. Oggi, con una guerra aperta in corso, quel margine di autonomia \u00e8 ancora pi\u00f9 prezioso per una leadership politica che deve destreggiarsi tra la pressione di Washington e un\u2019opinione pubblica tradizionalmente diffidente verso ogni coinvolgimento militare all\u2019estero.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano diplomatico, la partita \u00e8 resa pi\u00f9 delicata dal calendario. Takaichi \u00e8 attesa a Washington per colloqui di alto profilo con Trump, e la richiesta di navi per Hormuz rischia di diventare un test immediato della relazione bilaterale. Il governo giapponese sa che, se cede troppo, alimenter\u00e0 il dibattito interno sulla revisione della Costituzione pacifista. Se resiste, dovr\u00e0 assorbire l\u2019eventuale irritazione della Casa Bianca.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo equilibrio precario, la parola <strong>autonomia giapponese<\/strong> \u00e8 diventata il filo conduttore della narrativa governativa, usata per rassicurare un pubblico interno diviso ma anche per segnalare agli Stati Uniti che il sostegno di Tokyo non \u00e8 un assegno in bianco.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Canberra_tra_alleanza_e_limiti_di_forza\"><\/span>Canberra tra alleanza e limiti di forza<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019Australia si trova in una posizione differente ma ugualmente scomoda. \u00c8 un alleato chiave degli Stati Uniti nell\u2019Indo-Pacifico, parte di accordi come AUKUS e del quadro di cooperazione con Giappone e India. Ma non considera automatico l\u2019invio di navi in un teatro gi\u00e0 sovraccarico di tensioni e lontano dalle sue acque immediate.<\/p>\n\n\n\n<p>La ministra dei Trasporti Catherine King, esponente del governo di Anthony Albanese, ha spiegato che Canberra \u00abnon \u00e8 stata interpellata\u00bb per una missione nello Stretto e che, in ogni caso, non prevede di inviare unit\u00e0 navali per riaprire il passaggio. Il governo riconosce l\u2019importanza cruciale di Hormuz per il commercio globale, ma non ritiene che l\u2019Australia debba far parte della prima linea militare in Medio Oriente.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche l\u2019opposizione conservatrice, tradizionalmente pi\u00f9 assertiva sul tema della sicurezza, si muove con prudenza. Il portavoce alla Difesa James Paterson ha dichiarato che un\u2019eventuale richiesta americana dovrebbe essere valutata \u00aballa luce dell\u2019interesse nazionale\u00bb e delle capacit\u00e0 effettive della marina australiana, che ha risorse limitate e impegni crescenti nel Pacifico e nel Mar Cinese Meridionale. \u00c8 un modo per ricordare che Canberra non pu\u00f2 essere ovunque, soprattutto mentre investe in nuovi sottomarini nucleari e nella deterrenza regionale contro la Cina.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa prudenza riflette anche una lettura politica interna. Dopo anni di missioni in Medio Oriente, dall\u2019Afghanistan all\u2019Iraq, l\u2019opinione pubblica australiana \u00e8 meno disponibile a sostenere nuove operazioni lontane, soprattutto se percepite come parte di un conflitto bilaterale tra Washington e Teheran. Il governo laburista sembra intenzionato a preservare il capitale politico costruito su un\u2019agenda pi\u00f9 concentrata su costi della vita e transizione energetica.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano strategico, il messaggio a Washington \u00e8 duplice. L\u2019Australia resta un alleato fedele nella regione indo-pacifica e sul dossier cinese, ma chiede di non essere trascinata automaticamente in ogni teatro di crisi. Una postura che sottolinea la crescente volont\u00e0 di selezionare gli impegni militari in base a priorit\u00e0 definite a Canberra, non solo a Washington.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa cornice, l\u2019espressione <strong>alleato selettivo<\/strong> descrive bene l\u2019immagine che il governo australiano cerca di costruire: partner affidabile, ma non subordinato.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Lombra_della_Cina_e_il_calcolo_energetico\"><\/span>L\u2019ombra della Cina e il calcolo energetico<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p>Tra i paesi chiamati in causa da Trump, la Cina occupa un posto speciale. Il presidente americano ha dichiarato di aspettarsi che Pechino contribuisca a \u00absbloccare\u00bb lo Stretto prima del vertice con Xi Jinping previsto a fine mese in Cina, e ha lasciato intendere che il viaggio potrebbe essere rinviato se non dovesse arrivare un segnale concreto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella retorica di Trump, la dipendenza cinese dal petrolio del Golfo \u00e8 l\u2019argomento centrale: a suo dire Pechino riceve \u00abil 90 per cento del suo petrolio dagli Stretti\u00bb, un\u2019esagerazione rispetto ai dati ufficiali ma utile a sottolineare quanto l\u2019economia cinese sia esposta al blocco di Hormuz. Il sottotesto \u00e8 una forma di pressione negoziale: se la Cina vuole stabilit\u00e0 energetica e un clima pi\u00f9 sereno per il commercio, deve assumersi una quota del rischio militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Finora, il ministero degli Esteri cinese non ha risposto in modo sostanziale, limitandosi a invocare la de-escalation e a ribadire la necessit\u00e0 di rispettare la sovranit\u00e0 degli stati della regione. Dietro le dichiarazioni prudenti, per\u00f2, Pechino valuta se sfruttare la crisi per proporsi come mediatore o se restare defilata, lasciando agli Stati Uniti il peso politico e militare di un eventuale fallimento nella riapertura dello Stretto.<\/p>\n\n\n\n<p>In molte capitali del Golfo, l\u2019idea di una presenza navale pi\u00f9 multilaterale, magari con una forte impronta asiatica, non viene respinta a priori. Le monarchie petrolifere hanno sviluppato negli ultimi anni legami economici e di sicurezza con la Cina e altri paesi asiatici, e vedono nella diversificazione dei partner una forma di assicurazione politica. Ma nessuno, al momento, appare disposto a sostituire il ruolo della Quinta Flotta americana.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro, il riferimento insistito di Trump alla responsabilit\u00e0 degli importatori appare anche come un messaggio all\u2019interno, per un pubblico americano stanco di \u00abpagare per la sicurezza degli altri\u00bb. La crisi di Hormuz diventa cos\u00ec il palcoscenico perfetto per riproporre il leitmotiv secondo cui gli alleati sfruttano la potenza militare statunitense senza contribuire in proporzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui emerge il nodo della <strong>sicurezza condivisa<\/strong>, concetto che Trump interpreta in chiave transazionale mentre molti partner lo leggono come un processo graduale e negoziato.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"LEuropa_tra_cautela_e_dipendenza\"><\/span>L\u2019Europa tra cautela e dipendenza<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p>Anche le capitali europee sono trascinate nel dibattito. I ministri degli Esteri dell\u2019Unione valutano se rafforzare una piccola missione navale gi\u00e0 presente in Medio Oriente, ma non si prevede, almeno nel breve periodo, una decisione sull\u2019estensione del mandato fino allo Stretto di Hormuz. La prudenza riflette tanto la complessit\u00e0 legale di un intervento in un teatro di guerra aperta, quanto le divisioni interne tra paesi con priorit\u00e0 energetiche diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo diverse letture diplomatiche, alcuni governi temono che un ruolo pi\u00f9 visibile dell\u2019Ue nello Stretto possa essere interpretato da Teheran come un allineamento totale alla strategia statunitense, riducendo lo spazio europeo come potenziale canale di comunicazione con l\u2019Iran. Altri sottolineano per\u00f2 che l\u2019Europa, pur meno dipendente dal petrolio del Golfo rispetto al passato, non pu\u00f2 permettersi di ignorare un collo di bottiglia che influenza i prezzi globali dell\u2019energia e quindi le economie del continente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il premier britannico Keir Starmer ha discusso con Trump e con il primo ministro canadese Mark Carney della necessit\u00e0 di riaprire lo Stretto, segnale che Londra e Ottawa stanno quantomeno esplorando le opzioni per un coinvolgimento. Ma anche in questi paesi il calcolo politico \u00e8 delicato: qualsiasi impegno navale in un\u2019area in cui gli Stati Uniti e Israele stanno conducendo bombardamenti su larga scala rischia di diventare divisivo sul piano interno.<\/p>\n\n\n\n<p>A Bruxelles si ragiona su una formula che consenta di aumentare la presenza marittima sotto un cappello europeo, enfatizzando il mandato di protezione del traffico commerciale e il rispetto del diritto internazionale marittimo. \u00c8 un modo per differenziarsi dalla narrazione pi\u00f9 muscolare di Washington, pur senza abbandonare il quadro della cooperazione transatlantica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella percezione pubblica europea, la parola<strong> escalation militare<\/strong> \u00e8 diventata il termine chiave, evocando lo spettro di una guerra che dal Golfo pu\u00f2 propagarsi a tutto il sistema energetico e finanziario globale, proprio mentre il continente cerca faticosamente di uscire dalla stagione delle crisi multiple.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Teheran_la_%E2%80%9Cresistenza%E2%80%9D_e_la_leva_dello_Stretto\"><\/span>Teheran, la \u201cresistenza\u201d e la leva dello Stretto<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altra parte dello Stretto, l\u2019Iran cerca di trasformare la propria vulnerabilit\u00e0 militare in leva strategica. La chiusura quasi totale del passaggio alle petroliere internazionali \u00e8 stata presentata da Teheran come una risposta \u201clegittima\u201d ai bombardamenti su migliaia di obiettivi nel paese, che hanno colpito anche infrastrutture navali e missilistiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle dichiarazioni dei dirigenti iraniani, la linea \u00e8 coerente: lo Stretto sar\u00e0 considerato un\u2019arteria aperta solo se anche l\u2019Iran potr\u00e0 commerciare e muovere liberamente le proprie navi. \u00c8 un messaggio diretto tanto agli Stati Uniti quanto ai paesi del Golfo che ospitano basi americane e sono percepiti come complici della campagna militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Teheran sa che non pu\u00f2 vincere una guerra navale convenzionale contro la coalizione guidata da Washington, ma pu\u00f2 alzare i costi economici e politici del conflitto. Mine, droni navali, missili antinave e piccole imbarcazioni veloci trasformano il Golfo in un labirinto di minacce in cui anche la superiorit\u00e0 tecnologica americana \u00e8 messa alla prova. \u00c8 un modello di guerra asimmetrica che l\u2019Iran ha perfezionato in anni di tensioni con la Quinta Flotta.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano interno, la leadership iraniana usa il blocco dello Stretto per rafforzare il discorso della \u201cresistenza\u201d, sostenendo che il paese, pur colpito duramente, resta capace di influenzare gli equilibri energetici globali. La narrativa ufficiale insiste sulla resilienza della societ\u00e0 e sull\u2019idea che il sacrificio economico imposto dalle sanzioni e dalla guerra sia il prezzo da pagare per difendere la sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo approccio comporta rischi enormi. Pi\u00f9 a lungo lo Stretto rester\u00e0 chiuso, pi\u00f9 aumenter\u00e0 la pressione dei paesi importatori, compresi alcuni storicamente inclini a mantenere rapporti pragmatici con Teheran. Ma la leadership iraniana sembra aver calcolato che un confronto prolungato, per quanto costoso, potrebbe erodere la determinazione degli avversari e aprire margini per un negoziato da una posizione meno debole.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa strategia, la parola <strong>deterrenza energetica<\/strong> non \u00e8 solo militare ma anche economica, fondata sulla consapevolezza che nessuna grande potenza pu\u00f2 sentirsi al sicuro di fronte a un collo di bottiglia che condiziona il prezzo dell\u2019energia a livello planetario.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Il_futuro_di_Hormuz_tra_guerra_mercato_e_alleanze\"><\/span>Il futuro di Hormuz tra guerra, mercato e alleanze<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"513\" data-id=\"61954\" src=\"https:\/\/alground.com\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Strait_of_Hormuz_and_Musandam_Peninsula_MODIS_2018-12-10-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61954\" style=\"object-fit:cover\" srcset=\"https:\/\/alground.com\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Strait_of_Hormuz_and_Musandam_Peninsula_MODIS_2018-12-10-1.jpg 640w, https:\/\/alground.com\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Strait_of_Hormuz_and_Musandam_Peninsula_MODIS_2018-12-10-1-300x240.jpg 300w, https:\/\/alground.com\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Strait_of_Hormuz_and_Musandam_Peninsula_MODIS_2018-12-10-1-524x420.jpg 524w, https:\/\/alground.com\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Strait_of_Hormuz_and_Musandam_Peninsula_MODIS_2018-12-10-1-150x120.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p>La crisi dello Stretto di Hormuz si sta trasformando in un test cruciale per l\u2019architettura di sicurezza globale. La richiesta di Trump perch\u00e9 gli \u201caltri\u201d si facciano carico della protezione del traffico energetico mette a nudo un paradosso: l\u2019ordine costruito sull\u2019ombrello militare americano non regge pi\u00f9 alle stesse condizioni di un tempo, ma non esiste ancora un\u2019alternativa strutturata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rifiuto, almeno temporaneo, di Giappone e Australia a inviare navi non significa che questi paesi siano pronti a sganciarsi dall\u2019alleanza con Washington. Segnala piuttosto la volont\u00e0 di avere voce in capitolo sul modo e sul momento in cui assumersi rischi militari significativi, soprattutto in un teatro dove la linea che separa la \u201cprotezione del commercio\u201d dalla partecipazione a una guerra pu\u00f2 assottigliarsi rapidamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei prossimi giorni, la dinamica sul terreno e sui mercati dir\u00e0 molto del margine politico reale di tutti gli attori. Se l\u2019offensiva contro l\u2019Iran dovesse intensificarsi senza esiti rapidi, la pressione per riaprire lo Stretto potrebbe spingere alcuni alleati a riconsiderare la loro posizione. Se invece dovesse emergere una finestra negoziale, la tentazione di lasciare a Stati Uniti e potenze regionali il compito di gestire la sicurezza marittima potrebbe prevalere.<\/p>\n\n\n\n<p>Per ora, Hormuz resta stretto non solo per le petroliere, ma per le scelte di politica estera di decine di governi. Ogni decisione navale presa, o rimandata, racconta qualcosa del modo in cui gli equilibri di potere del dopoguerra stanno cambiando, spesso pi\u00f9 rapidamente delle dottrine che dovrebbero descriverli. In questo scenario, la capacit\u00e0 di definire una <strong>nuova governance<\/strong> della sicurezza energetica globale sar\u00e0 uno dei veri banchi di prova dell\u2019ordine internazionale dei prossimi anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli alleati asiatici di Washington alzano il freno proprio mentre la crisi nel Golfo si avvita. Tokyo e Canberra fanno sapere che non invieranno navi militari nello Stretto di Hormuz, respingendo, almeno per ora, l\u2019appello di Donald Trump a costruire una coalizione per riaprire il collo di bottiglia energetico pi\u00f9 sensibile del pianeta. 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