Un attacco all’aeroporto di Dammam ha ucciso due persone. Nelle stesse ore Washington ordina al personale non essenziale di lasciare l’Arabia Saudita. È l’ultimo colpo di una guerra con gli Houthi iniziata in estate. Il punto da capire è che cosa resta delle vie con cui Riad esporta il suo petrolio.
Le schede seguono la crisi dalla pista di Dammam fino all’oleodotto che attraversa il deserto saudita.
Il 21 ottobre un attacco ha colpito l’aeroporto internazionale King Fahd di Dammam, nell’est saudita. L’autorità dell’aviazione civile parla di due morti, un saudita e un residente indiano, e di otto feriti.
Lo stesso giorno un drone diretto verso il giacimento di Shaybah è stato abbattuto. I detriti hanno ucciso due persone. Gli Houthi non hanno rivendicato l’attacco di Dammam.
A luglio gli Houthi hanno dichiarato chiusa la tregua con Riad e annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita. A settembre hanno lanciato un’offensiva sulla costa yemenita del Mar Rosso.
Da allora gli attacchi in territorio saudita si sono moltiplicati. Il 10 ottobre un missile sull’aeroporto di Riad ha ucciso dodici persone, secondo l’aviazione civile saudita. È l’attacco più grave nel regno da oltre dieci anni.
Il 21 ottobre il Dipartimento di Stato ha ordinato al personale non essenziale e alle famiglie di lasciare l’Arabia Saudita. Il portavoce Tommy Pigott ha citato gli attacchi contro aeroporti civili e infrastrutture critiche.
Quattro funzionari americani hanno detto alla Reuters che anche altre sedi del Golfo ritireranno le famiglie. Il Dipartimento di Stato non lo ha confermato. Il 20 ottobre Londra aveva annunciato l’invio difensivo di caccia Typhoon della Raf.
Fonti vicine a Riad sostengono che l’offensiva sia guidata dai Pasdaran iraniani. Indicano anche un ufficiale della Forza Quds, senza prove pubbliche verificabili.
Teheran nega ogni coinvolgimento e afferma che gli Houthi agiscono in autonomia. Sul terreno, i raid aerei sauditi colpiscono da mesi Marib, Taiz e Hodeidah. La lettura iraniana e quella saudita restano, per ora, dichiarazioni di parte.
BARILI
L’oleodotto Est-Ovest porta il greggio saudita dal Golfo al porto di Yanbu, sul Mar Rosso. È la via con cui Riad evita lo Stretto di Hormuz, conteso dall’Iran.
Secondo The National, il 5 ottobre gli Houthi hanno colpito una stazione di pompaggio a est di Riad. I flussi si sarebbero fermati. La capacità dichiarata è di circa sette milioni di barili al giorno.
Non è stato reso noto con quale arma sia stato colpito l’aeroporto di Dammam. Riad non ha attribuito ufficialmente l’attacco.
Il bilancio è cambiato nel giro di un giorno, da uno a due morti. Non è confermato in modo indipendente neppure lo stato dell’oleodotto Est-Ovest. Se i flussi fossero davvero fermi, Riad avrebbe perso la sua principale alternativa a Hormuz.
Un’omonimia può confondere. Dammam ospita l’aeroporto civile King Fahd, mentre a Taif c’è la base aerea King Fahd. Lì è schierato personale italiano dell’operazione Inherent Resolve.
Il 18 settembre il ministro Crosetto ha confermato un Eurofighter italiano danneggiato in un attacco alla base. Nessun militare è rimasto coinvolto. Per i consumatori l’effetto passa dal prezzo del petrolio: il 22 ottobre il Brent ha superato i 110 dollari.
