01 Febbraio 2026
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Samsung Galaxy S6 da 32GB. Le caratteristiche tecniche

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Il Samsung Galaxy S6 32GB è il compromesso ideale per chi è alla ricerca di uno smartphone di design, dall’ottima connettività e con un processore in grado di eseguire giochi e applicazioni pesanti ad alta velocità e in multi tasking. Ma quali sono le peculiarità del Samsung Galaxy S6 32 GB? Ecco tutte le caratteristiche del gioiellino di casa Samsung in vendita online presso gli e-commerce specializzati.

SAMSUNG GALAXY S6 da 32GB. Le caratteristiche tecniche: design

La prima sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un prodotto qualitativamente superiore rispetto al precedente, sia nella scelta e negli accostamenti dei materiali , sia nel design. L’aspetto è sobrio e pulito con un display da 5,1 pollici e una scocca monoblocco in alluminio disponibile in quattro varianti di colore: oro platino, bianco perla, nero zaffiro e blu topazio. Le dimensioni sono contenute: 143 x 70,5 mm con uno spessore di 6,8 mm e un peso di appena 138 grammi.

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Il tasto di accensione, il regolatore di volume e la slot per la Nano – SIM (4FF) si trovano nella parte laterale destra ed dotato di ingresso USB 2.0. Il tasto home, collocato frontalmente, funge anche da lettore di impronte digitali. Funziona con un semplice swipe e può essere utilizzato sia per bloccare/sbloccare il dispositivo, sia come sistema di sicurezza per login o pagamenti.

Samsung Galaxy S6 32GB. Recensione e caratteristiche. L'S6 è disponibile in quattro colori: blu, nero, oro e bianco
Samsung Galaxy S6 32GB. Recensione e caratteristiche. L’S6 è disponibile in quattro colori: blu, nero, oro e bianco

 

Samsung Galaxy S6 32GB. Caratteristiche tecniche: il display

Il display Quad HD (2560 x 1440) Super AMOLED da 5,1 pollici garantisce livelli di luminosità e densità di pixel avanzata, sia in ambienti interni che esterni. La risoluzione 1440 x 2560 pixel con 576 PPI regala immagini veramente nitide e ad alta definizione. Il display è dotato di tecnologia multitouch capacitiva a 10 punti che rende il touchscreen particolarmente efficiente. Inoltre lo schermo, con il Gorilla Glass 4, è robusto e resistente ai graffi.

Samsung Galaxy S6 32GB. Caratteristiche tecniche: hardware e memoria

Il Samsung Galaxy S6 32GB ha 32 GB di memoria, 3 GB di RAM e processore quad core composto da due ARM Cortex-A53 da 1.5 GHz e due ARM Cortex-A57 da 2.1 GHz. Il risultato è evidente: i dati sono processati sempre velocemente e, anche in multitasking, le prestazioni rimangono alte e e senza rallentamenti. La RAM è di 3GB LPDDR4 e la memoria interna di 32 GB, in parte occupati da software pre-installati. A disposizione dell’utente rimangono 24 GB, non espandibili tramite scheda SD. La scheda grafica è una ARM Mali-T760.

Samsung Galaxy S6 32GB. Caratteristiche tecniche: il sistema operativo

Il sistema operativo è Android Lollipop 5.0.2, dall’interfaccia intuitiva e pensata per una navigazione multi-touch. La TouchWiz è stata ridisegnata, rendendola ora più colorata e personalizzabile, attraverso l’inserimento di widget, scorciatoie e cartelle create dall’utente. Con Android si può anche avere accesso al Google Play Store in cui si trova una vasta galleria di app, giochi, libri, musica e molto altro.

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Samsung Galaxy S6 32GB. Caratteristiche tecniche: il software e le app

Nel Samsung Galaxy S6 32GB si trovano già alcune app pre-installate come ad esempio come Microsoft OneDrive, OneNote e Skype, oltre a Instagram, Facebook, Messenger e WhatsApp. Non si può disinstallarle ma è comunque possibile disattivarle. Grazie a Samsung Pay il Galaxy S6 supporta inoltre i pagamenti NFC e MST quindi, presso gli store che supportano questo tipo di pagamento, sarà possibile pagare attraverso riconoscimento delle impronte digitali. L’S6 è inoltre dotato di molti altri sensori che comprendono accelerometro, barometro, giroscopio,campo magnetico, sensore hall, sensore HR, sensore di luminosità e sensore di prossimità.

Samsung Galaxy S6 32GB. Caratteristiche tecniche: la connettività e le reti

Uno dei punti di forza del Samsung Galaxy S6 32GB è sicuramente la connettività. Supporta, infatti, un Bluetooth versione 4.1 con A2DP, WiFi 802.11 a/b/g/n/ac e NFC che consente di effettuare collegamenti (e anche pagamenti) con altri dispositivi.

È anche un 4G LTE. Significa che è dotato di una tecnologia di ultima generazione, la LTE, che consente di scaricare dati ad altissima velocità, praticamente ai livelli di una banda larga. Con l’S6 si possono quindi guardare video in streaming, scaricare app, foto o qualsiasi altro file in tempi rapidissimi. In mancanza di LTE, il Samsung Galaxy S6 32GB è comunque anche compatibile con reti 2 o 3 GB.

Samsung Galaxy S6 32GB. Recensione e caratteristiche. L'S6 ha due fotocamere: una principale da 15,87 megapixel e una frontale da 5,4 megapixel.
Samsung Galaxy S6 32GB. Recensione e caratteristiche. L’S6 ha due fotocamere: una principale da 15,87 megapixel e una frontale da 5,4 megapixel.

 

Samsung Galaxy S6 32GB. Le caratteristiche tecniche: foto e videocamera

Le fotocamere sono due, entrambe con obiettivo F 1.9 e modalità HDR in tempo reale: una principale da 15,87 megapixel con risoluzione 5312 x 2988 Megapixel e una frontale da 5,4 megapixel con risoluzione 2592 x 1944 pixel. Quella principale ha anche un flash LED in grado di riprodurre immagini nitide anche in condizioni di scarsa illuminazione. Supporta inoltre l’Autofocus e il Touch focus e ha lo Smile detection e la Face detection. Usata come videocamera è in grado di riprodurre anche video 4K. La registrazione video frontale è invece in FULL HD con risoluzione di 1920 x 1080 pixel. Inoltre, attivare la fotocamera è velocissimo, oltre che pratico: basta un doppio click ed è subito operativa.

Samsung Galaxy S6 32GB. Le caratteristiche della batteria

Il Samsung Galaxy S6 32GB monta una batteria al litio fissa da 2550 mAh che garantisce un’autonomia di conversazione di 17 ore. L’S6 può essere ricaricato anche appoggiandolo sul Wireless Charger. Inoltre, acquistando a parte un caricabatterie senza fili, compatibile con WPC e PMA, si può anche avere la ricarica veloce: bastano 10 minuti per avere un’autonomia di circa 4 ore.

Samsung Galaxy Tab S2. I Dettagli del tablet ultrasottile

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Il Samsung Galaxy Tab S2 è un tablet che punta tutta sulla leggerezza e che viene proposto in due versioni: uno da 8 e uno da 9.7 pollici, entrambi più sottili e leggeri di quelli di prima generazione. Per chi vuole conoscere in anteprima i dettagli del Samsung Galaxy Tab S2, ecco di seguito una prima guida e scheda tecnica.

Samsung Galaxy Tab S2: recensione e novità del nuovo modello, disponibile in due versioni da 8 e 9,7 pollici, entrambe più leggere e sottili delle versioni precedenti
Samsung Galaxy Tab S2: dettagli e novità del nuovo modello, disponibile in due modelli da 8 e 9,7 pollici, entrambi più leggeri e sottili delle versioni precedenti

 

Samsung Galaxy Tab S2: i dettagli di design

I modelli sono due e si differenziano soprattutto per le dimensioni. Il più piccolo, il Galaxy Tab S2 8.0, è un 8 pollici di dimensioni 134.8 x 198.6 mm e peso di 265 g. Il Galaxy Tab S2 9.7 ha, invece, 9,7 pollici in 169 x 237.3 mm e un peso di 389 g. Per entrambe lo spessore è di soli 5,6 mm, una misura record che rende il Tab S2 molto più leggero e maneggevole, non solo della versione precedente ma anche di alcuni rivali. Basta pensare che l’iPad Air 2 e il Sony Xperia Z4 Tablet hanno uno spessore di 6.1mm, che salgono a 7,5 per l’iPad mini.
Il telaio sarà in metallo, a scelta bianco e nero, e non ci sarà più la cornice dorata del vecchio modello.

Samsung Galaxy Tab S2: recensione e caratteristiche. Entrambe le versioni hanno uno spessore record di soli 5,6 mm
Samsung Galaxy Tab S2: dettagli e caratteristiche. Entrambe le versioni hanno uno spessore record di soli 5,6 mm

Samsung Galaxy Tab S2: dettagli hardware

I dati tecnici sono uguali per entrambe le versioni. Il sistema operativo è Android 5.0 Lollipop e interfaccia personalizzata TouchWiz. Il processore è un Octa core Exynos 5433 (quattro Cortex-A57 da 1.9GHz e quattro Cortex-A53 da 1.3GHz) con 3 GB di RAM e memoria interna da 32 a 64 GB, estendibile con scheda microSD fino a 128 GB. L’unica differenza riguarda la batteria. Il Galaxy Tab S2 8.0 ne monta una da 4000 mAh mentre il Galaxy Tab S2 9.7 ne offre una più potente 5870 mAh.

Samsung Galaxy Tab S2: dettagli software

I Galaxy Tab S2 sono dotati della suite Microsoft Office (Word, Excel, PowerPoint, OneNote) e offrono più di 100 GB di spazio cloud su OneDrive, gratuito per i primi due anni. È anche prevista una soluzione anti-malware. Tramite Smart Manager abbiamo invece informazioni sul sistema, come ad esempio il livello della batteria, la RAM occupata e lo spazio disponibile. Altri dati in tempo reale provengono dall’accelerometro, la bussola, GPS e il giroscopio, presenti nel Tab. Come per il vecchio Galaxy anche i Tab S2 hanno un lettore di impronte digitali integrato nel tasto Home. Ora però funziona senza swipe e basta un solo tocco come per il Galaxy S6.

Samsung Galaxy Tab S2: recensione e software. I Tab S2 hanno la suite Microsoft integrata e e offrono più di 100 GB di spazio cloud su OneDrive
Samsung Galaxy Tab S2: dettagli e software. I Tab S2 hanno la suite Microsoft integrata e e offrono più di 100 GB di spazio cloud su OneDrive

 

Samsung Galaxy Tab S2: i dettagli del display

Migliora anche la qualità grafica. La risoluzione è pari a 2048×1536 pixel con tecnologia Super AMOLED in formato 4:3. I Galaxy Tab S2 dispongono anche di display con tecnologia Adaptive, capace di regolare automaticamente saturazione, gamma e nitidezza dell’immagine a seconda delle condizioni di illuminazione e di intensità del colore. I nuovi Tab si riconfermano perfetti anche come e-book o e-reader perché anche nei nuovi modelli è presente la funzione modalità “lettura”, che regola la luminosità dello schermo per leggere senza affaticare la vista.

Samsung Galaxy Tab S2: dettagli di fotocamera e connettività

Le fotocamere sono due: quella principale, posteriore, da 8 megapixel e quella frontale da 2.1 megapixel. Per quanto riguarda la connettività, per rimanere connessi anche quando manca il Wi-Fi, esiste la possibilità di inserire una SIM compatibile con le reti 4G-LTE. È una scelta opzionale che comporta qualche grammo in più di peso (l’S2 8 sale a 272 g, l’S2 9.7 a 392 g) e un sovrapprezzo al momento dell’acquisto.

Samsung Galaxy Tab S2: recensione e confronto tra il Tab S2 8.0 e il Tab S2 9.7
Samsung Galaxy Tab S2: i dettagli a confronto tra il Tab S2 8.0 e il Tab S2 9.7

 

Non ci resta quindi che parlare proprio di questo, i prezzi. I listini ufficiali non sono ancora usciti ma è probabile che il Samsung Galaxy Tab S2 8.0 solo WiFi venga venduto a 399 euro mentre il Tab S2 9.7 WiFi a 499 euro. Per entrambi, l’opzione 4G LTE costa 70 euro.

Commodore PET. Le caratteristiche dello smartphone italiano

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L’idea nasce da due imprenditori italiani, Massimo Canigiani e Carlo Scattolini: acquistare il marchio Commodore e rilanciarlo, investendo nel mondo degli smartphone. Ora il progetto è diventato realtà ed entro fine mese, ma forse anche prima, verrà commercializzato Commodore PET, smartphone che riprende il nome dal celebre computer degli anni ’80.

Commodore PET. Le caratteristiche dello smartphone italiano

La data del lancio non è ancora stata annunciata ma nel frattempo sono uscite diverse indiscrezioni, confermate dalla casa anche sul profilo Facebook ufficiale. Commodore PET, smartphone con cui verrà rilanciato il marchio Commodore, ora ha un volto e anche una prima scheda tecnica.

Sarà dotato di un display di 5,5 pollici e doppia fotocamera. La principale sarà una Sony a 13 Mp con risoluzione massima di 4096×2304 pixel e video fino a 1080p in alta definizione. Quella frontale sarà da 8 Mp con lente grandangolare da 80 gradi e, per entrambe, le foto potranno essere scattate anche usando il tasto dedicato sul lato destro dello smartphone.

Commodore PET avrà un processore Mediatek octa-core a 64-bit da 1.7 GH con scheda grafica AMD Mali T760 e una batteria removibile da 3000 mAh. Sarà inoltre dual SIM con connettività 4 GB. E verrà proposto in due versioni: una da 16 GB di memoria con 2 GB di RAM e un prezzo indicativo di 275 euro e una da 32 GB di memoria con 3 GB di RAM a 330 euro. Entrambe avranno una memoria espandibile fino a 64 GB ma saranno vendute con una microSD da 32 GB inclusa.

Commodore PET, smartphone di ultima generazione con doppia fotocamera: una principale, Sony a 13 Mp, e una frontale da 8 Mp
Commodore PET, smartphone di ultima generazione con doppia fotocamera: una principale, Sony a 13 Mp, e una frontale da 8 Mp

 

Il sistema operativo sarà Android, in versione 5.0 Lollipop e tra le funzioni previste dovrebbero esserci un sistema di comando che permette di interagire con lo smartphone scuotendolo e Daydream, la feature di Android che consente di scegliere le informazioni che compaiono sul display durante il caricamento.

La scocca è in alluminio e i colori al momento del lancio dovrebbero essere bianco, nero e lo storico beige-biscotto, quello del vecchio Commodore. Ma si potrà personalizzare anche con cover in policarbonato di altre tonalità.

La particolarità di PET è, però, la presenza di due emulatori di Commodore 64 e Amiga, i modelli di maggior successo del marchio Commodore. Il primo sarà il VICE C64 emulator, sviluppato e ottimizzato per il PET da Lubomyr Lisen; l’altro, lo Uae4All2-SDL Amiga emulator. Significa che potremo giocare di nuovo a Bubble Bobble, Maniac Mansion e a Emlyn Hughes International Soccer.

Commodore PET, smartphone: verrà proposto in due versioni da 16 o 32 GB più microSD da 32 GB inclusa
Commodore PET, smartphone: verrà proposto in due versioni da 16 o 32 GB più microSD da 32 GB inclusa

 

Commodore PET, smartphone che celebra la storica Commodore

Alla domanda, cosa abbia spinto due imprenditori italiani a far resuscitare Commodore, la risposta dei diretti interessati è: l’amore per il marchio. Già, perché, come affermano Paolo Besser, general manager e Massimo Canigiani, CEO della società, “Commodore negli anni Ottanta era praticamente il sinonimo di computer”.

La storia di Commodore inizia con Jack Tramiel. Ex militare di origine polacca, aveva inizialmente concentrato il suo business nel mercato delle macchine da scrivere, prima con la Commodore Portable Typewriter Company, un negozio specializzato nella loro riparazione, e poi la Commodore Business Machines Ltd, società di importazione sempre di macchine da scrivere. Il nome “commodore” era una costante e non fu mai cambiato: in inglese è un grado da ufficiale della Marina Militare, a cui Tramiel fu sempre legato. E infatti lo riprese anche nel 1962 quando fondò negli Stati Uniti la Commodore International Ltd, specializzandosi questa volta nella produzione di calcolatrici elettroniche.

Commodore PET, smartphone che rievoca il Commodore PET

Negli anni Settanta ci fu la svolta: la concorrenza divenne troppo agguerrita e Tramiel decise di entrare nel mercato dei personal computer. Nel 1977 fu presentato il primo Commodore PET, giocando sul doppio senso dell’acronimo. PET stava per Personal Electronic Translator ma in inglese “pet” è anche l’animale da compagnia. E infatti il PET divenne veramente la compagnia di milioni di acquirenti, tanto che il primo modello, il Commodore PET 2001 è considerato il primo personal computer di massa della storia.

Commodore PET, smartphone che prende i nome dal Commodore PET 2001
Commodore PET, smartphone che prende i nome dal Commodore PET 2001, considerato il primo personal computer di massa della storia

 

Il suo punto di forza era infatti il costo contenuto. Si trattava di una macchina spartana ma efficiente e venduta a un prezzo concorrenziale rispetto ai principali competitors. Lo schermo, bianco/blu su nero, proiettava solo testi e, al massimo, quadretti e simboli vari che erano quanto più si avvicinasse al concetto di grafica e immagini. Il modello di lancio aveva 4 KB di RAM, poi ampliati fino ad arrivare a 96. Il suo registratore di cassa integrato, con la possibilità di salvare dati su musicassette, riscosse enorme successo, facendo passare in secondo piano la scomodità della tastiera, con tasti piccoli, ravvicinati e difficili da schiacciare.

Commodore PET, smartphone che riprende i giochi di Commodore 64 e Amiga

Uscirono varie edizioni del Commodore PET, ogni volta potenziato e migliorato. Ma il vero successo arrivò nel 1982 quando fu presentato il Commodore 64, entrato nel Guinness dei primati per essere stato il computer più venduto al mondo (se ne stimano circa tra i 12 e 30 milioni di esemplari). Rispetto al PET era più semplice da utilizzare, più potente (64 KB di RAM), più facile da programmare e migliore a livello di grafica e suono, caratteristiche che lo resero perfetto come periferica di gioco. Il tutto a un prezzo sempre estremamente competitivo.

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Puntò su questo anche il suo successore, l’Amiga. La prima serie di Commodore Amiga fu lanciata nel 1985 con il modello Amiga 1000. Il suo punto di forza fu la multimedialità grazie a un chip custom in grado di gestire grafica, animazione e suono, ancora una volta a costi contenuti.

In Italia, così come nel resto del mondo, fu un successo strepitoso. Per tutti Commodore significava computer ma anche videogiochi tanto che negli anni Ottanta nacquero numerose software house che svilupparono giochi per il PET e l’Amiga. Fu così per Play 3D Soccer, prodotto dalla bolognese Simulmondo oppure Italy ’90 Soccer, realizzato dalla romagnola Dardari Bros. E ancora Lupo Alberto: The Videogame creato dall’IDEA Software di Milano o The Big Red Adventure o Nippon Safes della ligure Dynabyte. Giochi che ora potranno essere riutilizzati proprio sul nuovo smartphone Commodor PET.

Commodore PET, smartphone che avrà anche un emulatore di Amiga
Commodore PET, smartphone che avrà anche un emulatore di Amiga, personal computer lanciato nel 1985 e usato spesso come periferica di gioco

 

Commodore PET, smartphone e un’azienda made in London con cuore italiano

Negli anni Novanta però la Commodore International Ltd fallì, sopraffatta dalla concorrenza e da errori di gestione interni. Negli anni diverse aziende hanno acquisito il marchio cercando di riportarlo in auge, ma tutti i tentativi sono falliti.

Sino ad oggi, quando Massimo Canigiani e Carlo Scattolini decidono di rilanciare il brand in un campo del tutto nuovo, quello degli smartphone. La nuova società si chiama Commodore Business Machines Limited e ha sede a Londra ma il team è composto da professionisti quasi tutti italiani. Provengono da diversi settori che comprendono i media, la grafica, l’informatica e persino la musica. Il punto in comune è la grandissima passione per la Commodore perché, così come affermano in una delle interviste pubblicate sulla pagina Facebook, tutti possedevano un C64 o un Amiga.

Ora la mission è quella di rilanciare il brand conquistando anche le generazioni più giovani attraverso smartphone sempre più accattivanti e tecnologicamente avanzati e, come afferma Massimo Canigiani “parlando loro attraverso i social network e i canali di comunicazione che amano di più”. In futuro la società non esclude di ampliarsi anche ad altri settori dell’elettronica, tenendo a mente sempre l’obiettivo principale: quello di far tornare la Commodore ad essere uno dei più grandi player del mercato.

Panasonic SC-HTB885. La soundbar per esperti quasi perfetta

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Acquistare una soundbar significa pretendere dalle proprie strumentazioni tecniche un elevato livello di efficienza e divertimento e posizionarsi nella fetta dei cosidetti clienti “esigenti”. Panasonic lo sa e ha lanciato la SoundBar SC-HTB885, un ottimo strumento per amplificare l’audio del proprio impianto e che offre prestazioni di livello superiore, sebbene a tratti la sua installazione possa risultare ostica o la migliore prestazione si possa ottenere solo in abbinamento con altri dispositivi della stessa casa.

Panasonic SoundBar SC-HTB885. Design e installazione

La SC-HTB885 è composta da due elementi: una cassa audio abbastanza grande e una barra più sottile ed ergonomica. Il design è piuttosto sobrio e semplice, le linee sottili ed eleganti e possono adattarsi bene al mobilio della casa: si tratta certamente di uno dei prodotti più eleganti nel suo settore. I materiali di realizzazione sono molto buoni, piacevoli al tatto e danno una ottima impressione di solidità.

L'entrata per la porta HDMI della SoundBar SC-HTB885. La connessione via bluetooth avviene piuttosto rapidamente
L’entrata per la porta HDMI della SoundBar SC-HTB885. La connessione via bluetooth avviene piuttosto rapidamente

L’installazione è accompagnata da un libretto di istruzioni piuttosto preciso e comprensibile. Una volta collegato il cavetto HDMI alla barra, bisogna accendere la cassa, attivare la sua trasmissione Bluetooth ed eseguire l’accoppiamento dei dispositivi: i due elementi si collegano l’un l’altro piuttosto velocemente, tramite alcuni messaggi di conferma.

Da notare che gli elegantissimi tasti posti sul lato destro della barra non devono essere premuti, ma basta sfiorarli. Il resto del collegamento procede in maniera rapida, tramite il menù della propria Smart TV. Prevedendo che la barra possa coprire il ricevitore dell’impulso del telecomando, si trova in dotazione anche un ripetitore di segnale IR che abbiamo molto gradito e che funziona perfettamente.

Il tutto è accompagnato dal materiale necessario ad appendere la barra al muro. L’operazione si svolge facilmente, e il montaggio finale è piuttosto stabile e soddisfacente.

Il vero e grande difetto della procedura di installazione sta nell’indicazione di aggiungere un cavetto ottico che tuttavia non è in dotazione nella scatola. Questo fa sorgere immediatamente il dubbio che manchi un pezzo fondamentale e non si capisce se è possibile proseguire con la procedura oppure no.

In realtà non c’è nessuno che possa diramare questo dubbio se non un tecnico specializzato, a cui siamo stati costretti a rivolgerci e persino lui ha dovuto consultare il libretto d’istruzioni. Dopo un quarto d’ora, abbiamo finalmente saputo che quell’elemento serve a migliorare le prestazioni ma non è necessario. E’ chiaro che se fosse stato indicato nel manuale, bastava una parola in più, ci saremmo risparmiati una bella fatica.

I tasti della SoundBar SC-HTB885 sono molto eleganti e si attivano con lo sfioramento
I tasti della SoundBar SC-HTB885 sono molto eleganti e si attivano con lo sfioramento

Panasonic SoundBar SC-HTB885. Le prestazioni

Il piccolo telecomando per le regolazioni. L'audio è molto buono e gradevole, anche se i bassi non sono al top
Il piccolo telecomando per le regolazioni. L’audio è molto buono e gradevole, anche se i bassi non sono al top

Nel nostro test abbiamo abbinato la Soundbar ad uno Smart TV Panasonic Viera. Il suono è piuttosto potente, ben calibrato e coinvolgente, i suoni alti sono molto ben riprodotti, e le sfumature davvero gradevoli, raggiungendo e superando spesso la concorrenza. Un pò più debole la profondità del suono: già nel modello immediatamente precedente, l’SC-HTB880, questo elemento era sufficiente ma non reggeva il confronto con altri competitor. Nel nostro caso si nota un miglioramento, certamente la Panasonic ha fatto un buon lavoro su questo lato, ma dobbiamo ancora dire che profondità e spazialità del suono non sono il punto di forza di questo dispositivo.

Abbiamo provato a seguire un film e ad ascoltare della musica, sia classica che rock e jazz: ci siamo trovati veramente molto bene. Inoltre è presente una funzione di suono a più dimensioni che permette di avere la sensazione che le onde sonore provengano anche da dietro le spalle o da un lato del proprio corpo, un obiettivo quasi completamente centrato. Riassumendo possiamo rimanere quasi del tutto soddisfatti di fronte all’accoppiata tra la Soundbar e la Smart TV VIERA della Panasonic.

Volendo vedere il rovescio della medaglia dobbiamo però constatare che non tutti hanno una Smart TV di questa marca o di questo livello: in questo caso le prestazioni tendono a diminuire. In particolare il suono si fa meno definito: è sempre ad un ottimo livello ma non raggiunge evidentemente la qualità precedente. Inoltre qualora si vedano dei programmi o dei film che non siano stati rimasterizzati oppure restaurati, il suono è quasi uguale ad un paio di belle casse potenti, ma dal prezzo notevolmente inferiore.

Panasonic SoundBar SC-HTB885. Conviene comprarla?

Per quanto riguarda la scelta dell’acquisto ci troviamo di fronte ad una situazione piuttosto semplice: nel caso in cui abbiamo uno Smart TV della Panasonic o comunque uno strumento di fascia alta con molte impostazioni e regolazioni, ci troveremo sicuramente bene, anche se il primo approccio può essere un po’ ostico, a meno che non si sia degli esperti abbastanza navigati.

La soundbar Panasonic SC-HTB885  è un buon prodotto, e ha ottime performance, ma se abbinata ad altri dispositivi della stessa marca.
La soundbar Panasonic SC-HTB885 è un buon prodotto, e ha ottime performance, ma se abbinata ad altri dispositivi della stessa marca.

 

Ma se questa soundbar viene abbinata ad uno strumento che non appartenga propriamente alla fascia alta del mercato, il rapporto qualità prezzo diminuisce sensibilmente. Insomma, per essere soddisfatti del nostro acquisto dobbiamo capire che la SC-HTB885 è un prodotto di (quasi) eccellenza e, per via del miglior funzionamento solo con la stessa marca, anche di esclusività, e come tale deve essere trattato. Il prezzo IVA inclusa è 599,99 Euro.

Spotify: trucchi e consigli per usarlo come mai prima

Spotify è sicuramente una rivelazione nel modo con cui la tecnologia incontra la musica. Con un numero di download da capogiro, è ormai un must del nostro tempo.  Ma come funziona Spotify e soprattutto quali sono i trucchi e i consigli per utilizzarlo al meglio? tra le pieghe dei comandi e delle impostazioni, vedremo come possiamo usare Spotify al massimo delle sue capacità. 

Spotify: trucchi e consigli per attivare Spotify

Spotify è un servizio di musica on demand, ascoltabile da sito web oppure su mobile tramite applicazione. È disponibile in due versioni: l’app Spotify Free è gratis e consente di ascoltare canzoni, radio e album interi, senza limitazioni ma con messaggi promozionali che interrompono l’ascolto. Inoltre, su smartphone, la riproduzione è casuale e tra i brani proposti se ne possono saltare massimo cinque in un’ora.

L’alternativa è l’app Spotify Premium, a pagamento (9,99 euro al mese). In questo caso non c’è pubblicità, si possono saltare i brani senza limitazioni e la musica può essere ascoltata in alta definizione (320 kbps), anche offline. Tutti gli utenti Spotify Free hanno diritto a tre mesi di Spotify Premium a 0,99 euro al mese. Per farlo devono seguire il link nell’home page del sito e fornire gli estremi della propria carta di credito o PayPal.

Spotify, inoltre, dà la possibilità agli utenti Premium di aderire al piano Spotify Family che permette ai membri della propria famiglia (fino a un massimo di cinque persone) di sottoscrivere un abbonamento mensile scontato.

Spotify: trucchi e consigli. Le differenze tra Spotify Free e Spotify Premium
Spotify: trucchi e consigli. Le differenze tra Spotify Free e Spotify Premium

 

Spotify: trucchi e consigli per utilizzare Spotify

Indipendentemente dalla versione scelta, una volta installato Spotify, si può decidere se creare un nuovo account o entrare con le stesse credenziali di Facebook. Se si sceglie questa seconda opzione si ha la possibilità di condividere i pezzi ascoltati con gli amici Facebook.
Spotify ci permette, inoltre, di trovare gli amici Facebook che usano Spotify e di aggiungerli nella sezione Scopri cosa stanno ascoltando i tuoi amici. Da qui saremo costantemente aggiornati su ciò che ascoltano.

Spotify: trucchi e consigli per utilizzare l’interfaccia Spotify

L’interfaccia del programma è piuttosto intuitiva, sia nella versione per pc, sia in quella per smartphone e tablet. Il menù Principale è composto da tre voci:

  • Naviga in cui vengono proposte le playlist del momento, le nuove uscite musicali e suggerimenti basati su ciò che ascoltiamo solitamente
  • Attività dove vengono riportate le attività dei nostri amici e consigli sulle persone da seguire su Spotify
  • Radio che contiene un elenco di radio personalizzate create in base ai nostri gusti (basta cliccare su “aggiungi stazione”).

La sezione La tua musica ripropone, invece, i brani, gli album, gli artisti e gli eventuali file locali ascoltati di recente.

In Playlist sono riportate tutte le liste di brani e album che abbiamo creato e salvato attraverso il comando Nuova Playlist.

Il controlli multimediali sono piuttosto semplici e intuitivi e oltre ai soliti comandi tradizionali (pausa, shuffle, ripeti) c’è anche l’opzione Testo per visualizzare, stile karaoke, il testo della canzone durante la riproduzione.

Spotify: trucchi, consigli. Nella sezione Naviga vengono proposte le playlist del momento, le hit e suggerimenti musicali
Spotify: trucchi, consigli. Nella sezione Naviga vengono proposte le playlist del momento, le hit e suggerimenti musicali

Spotify: trucchi e consigli per risparmiare dati e ascoltare Spotify offline

Gli utenti Premium possono ascoltare la musica 320 kpb. Per farlo devono andare in Menu > Modifica > Preferenze dell’applicazione e qui devono spuntare la voce Streaming ad alta qualità. Bisogna tener conto che in questo modo il consumo di banda è piuttosto elevato quindi è consigliabile attivarlo solo nel caso in cui si abbia una connessione veloce.
Con la versione Premium si può però risparmiare dati ascoltando le playlist offline quindi anche quando non abbiamo a disposizione una connessione (ad esempio in aereo). Basta selezionare il titolo della playlist e impostare l’opzione Disponibile offline su On.

Spotify: trucchi e consigli per personalizzare le playlist

Le Playlist possono essere organizzate in cartelle. Basta andare nel menu File e cliccare sulla voce Nuova cartella di Playlist.

Se ci sono degli album in cui ci piacciono tutte le canzoni possiamo aggiungere l’intero album a preferiti, all’interno di una playlist o in La tua musica. Per farlo abbiamo sempre due opzioni: trascinare l’album alla sezione che ci interessa (es. in una Playlist) oppure schiacciare il tasto destro e da qui scegliere l’opzione che desideriamo (es: Salva in La tua musica o Aggiungi alla Playlist)

Spotify: trucchi e consigli per ricercare la musica

Se vogliamo cercare più facilmente un brano o un album, possiamo utilizzare dei filtri di ricerca. Spotify consente di filtrare le ricerche per anno, artista, traccia, album o anche etichetta musicale. Ad esempio, se vogliamo cercare una canzone dei Queen, non ricordiamo il titolo ma sappiamo indicativamente in quale anno è uscita, nella barra di ricerca Spotify possiamo scrivere: “Queen 1981”.

Non solo. Per filtrare i risultati di ricerca possiamo anche ricorrere a quelli che tecnicamente si definiscono operatori boleani, ovvero delle piccole parole a cui il motore di ricerca dà un significato preciso. Nel caso di Spotify sono: AND per trovare risultati per due parole (Queen AND Beatles), OR per avere un’alternativa tra due ricerche (Queen OR Beatles) e NOT per eliminare una parola (Queen NOT Innuendo).

Spotify-Musica-Streaming-No-Pirateria

Spotify: trucchi e consigli per condividere la musica… o renderla privata

Tutte le playlist create con Spotify sono di default pubbliche e quindi possono essere viste da chiunque abbia accesso al nostro profilo. Esiste però la possibilità di creare Playlist Spotity private. Bisogna andare in Profilo (dove vedremo tutto ciò che è visibile ai nostri amici), scegliere la Playlist che vogliamo rendere privata a cliccare sulla levetta in corrispondenza di 0. Confermando con il comando Fatto, quella Playlist non sarà più visibile dagli altri utenti.

Se invece vogliamo aumentare la nostra privacy, dobbiamo andare su Modifica > Preferenze > Social. Da qui possiamo scegliere se Rendere automaticamente pubbliche le nuove Playlist, navigare in Sessione privata e se rendere pubblica la propria attività su Spotify.

Spotify: trucchi e consigli per condividere e interagire con gli amici

Un’altra opzione di Spotify è quella di creare delle Playlist collaborative in cui uno o più amici possono aggiungere/togliere brani, ascoltarli e svolgere qualsiasi attività come se fossero loro gli autori di quella Playlist. Basta andare sulla Playlist, schiacciare il tasto destro e selezionare la voce Playlist collaborativa. Le Playlist collaborative, però, non sono pubbliche quindi, per renderla visibile a un amico (che usi Spotify) bisogna copiare il link della Playlist (tramite tasto destro) e inviarlo via mail o chat.

Esiste persino la possibilità di condividere solo una parte di un brano. Ecco come fare: si seleziona un brano e, tramite tasto destro, si copia il link. Lo si incolla sulla barra degli indirizzi del browser e al fondo si aggiunge # e il secondo esatto da cui si vuole far partire quel brano. (es: link#1:24). Questo link va inviato via mail o chat al nostro amico che non dovrà far altro che copiarlo sul motore di ricerca di Spotify.

Spotify: trucchi, consigli e scorciatoie utili

Per prima cosa va ricordata l’utilità dell’uso del tasto destro del mouse. Cliccando con il tasto destro su Playlist, brani, autori, album ecc… abbiamo sempre l’elenco di tutte le attività che possiamo svolgere.
Un’altra funzione utile e estremamente semplice, è quella di trascinare gli elementi. Ad esempio: abbiamo trovato un brano che vogliamo inserire in una Playlist? Come abbiamo visto, possiamo schiacciare il tasto destro e scegliere il comando per spostarlo oppure possiamo semplicemente trascinarlo nella Playlist di destinazione.

Inoltre Spotyfy permette di effettuare molte funzioni tramite scorciatoie. Ecco qui le principali:

Spotify: trucchi, consigli. Le scorciatoie per accedere alle funzioni di Spotify più velocemente
Spotify: trucchi, consigli. Le scorciatoie per accedere alle funzioni di Spotify più velocemente

 

E infine una curiosità. L’app mobile di Spotify ha la funzione che riconosce automaticamente le sessioni di ascolto attive e permette di continuare ad ascoltarle da mobile. In pratica, se stiamo ascoltando una canzone su PC, si può aprire Spotify sullo smartphone e continuare l’ascolto da lì, proprio da dove lo si era interrotto.

Cos’è Waldio? Così gli smartphone avranno una superbatteria

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Si chiama Waldio, e promette di regalare agli smartphone una super batteria con una durata inimmaginabile. Chiunque possieda uno smartphone di ultima generazione, sa quanto sia difficile arrivare a sera con un utilizzo intensivo del dispositivo: connessione dati, Wi-Fi, Bluetooth, GPS, notifiche e sincronizzazioni contribuiscono in modo rilevante ad abbattere la batteria.

Considerato inoltre l’utilizzo “promiscuo” degli smartphone, impiegati sia durante l’orario di lavoro sia nel tempo libero con giochi e software votati all’intrattenimento, è facile ritrovarsi a metà pomeriggio con la batteria prosciugata. Come ovviare, quindi, a questa fastidiosa limitazione e aumentare la durata della batteria di uno smartphone?

Cos’è Waldio? Così gli smartphone avranno una superbatteria

Waldio, ecco la soluzione definitiva per aumentare la durata della batteria di uno smartphone.
Waldio, ecco la soluzione definitiva per aumentare la durata della batteria di uno smartphone.

Una soluzione per aumentare la durata delle batterie degli smartphone arriva dai ricercatori coreani della Hanyang University e dell’Ulsan National Institute of Science and Technology, guidati dal professor You-jip Won.

Secondo il team di ricerca, attraverso un particolare software sarebbe possibile ottimizzare il modo in cui i dati vengono scritti all’interno del sistemi basati su kernel linux, migliorando le performance generali del sistema operativo e, in ultima analisi, aumentando l’autonomia della batteria.

I dati raccolti fino a oggi e pubblicati in una relazione tecnica su Usenix sono sorprendenti: grazie a Waldio (Write Ahead Logging Direct IO), questo il nome del software allo studio dei ricercatori, il potenziale di una batteria può aumentare fino al 50%, la sua durata complessiva può crescere del 40% e la velocità del dispositivo (sia esso smartphone o tablet) può migliorare di ben 20 volte.

Così Waldio aumenterà la durata della batteria dello smartphone. La scrittura dei dati

Tutti i dispositivi mobili dispongono di una memoria flash sulla quale, in ogni istante, le applicazioni scrivono incessantemente una grande mole di dati. Operazioni necessarie per il corretto funzionamento del sistema operativo e delle applicazioni, attraverso un meccanismo chiamato journaling che “scrive” milioni di dati sulla memoria flash del dispositivo, dando modo ai file system di disporre di copie sempre aggiornate di dati (particolarmente utili, ad esempio, quando si verificano cali di tensione o si registrano file corrotti).

Un meccanismo tutt’altro che ottimizzato: una app di messaggistica istantanea per la scrittura di 2 caratteri (come la parola inglese “Hi”) utilizza in media 48 Kb di dati, anzichè i 2 bytes strettamente sufficienti per rappresentare le due lettere in sequenza. E visto che 48 Kb equivalgono a 48000 bytes, ne deriva che per due sole lettere i moderni sistemi informatici occupano uno spazio immensamente superiore a quello necessario.

Waldio, grazie all'ottimizzazione del journaling fino al 50% in più di batteria.
Waldio, grazie all’ottimizzazione del journaling fino al 50% in più di batteria.

Il fenomeno, in gergo, viene definito “Journaling of Journal Anomaly” e porta con sè due conseguenze: un eccessivo consumo delle memorie flash (che, come noto, presentano un numero massimo di cicli di lettura/scrittura) e un maggiore consumo di batteria per la gestione di queste scritture inutili. Nei dispositivi mobili basati su kernel linux, in particolare, il dialogo tra SQLite e il file system EXT4 è tutto fuorchè ottimizzato.

Il journaling del file system, per ogni singola chiamata al database, aumenta a dismisura il numero delle chiamate inasprendo il fenomeno del “Journaling of Journal Anomaly”.
Ecco, allora, intervenire Waldio. Grazie al lavoro condotto dal team del professor Won, Waldio è in grado di ottimizzare il problema alla base fornendo una nuova modalitù di journaling per il file system EXT4.

Evitando le scritture inutili di dati, le performance generali di batteria e memoria possono aumentare sensibilmente senza alcun rischio per l’integrità dei dati memorizzati dal sistema.

Waldio, una tecnologia destinata a cambiare le abitudini degli utenti

Nessuna cura miracolosa, nessuna soluzione esterna: Waldio porta esclusivamente a un’ottimizzazione nella scrittura dei dati all’interno dei dispositivi, senza ausili esterni. Grazie a questa nuova tecnologia, le case produttrici potranno realizzare dispositivi più leggeri (diminuendo la grandezze delle batterie, che saranno più performanti) e memorie flash più durature, dato il minor carico di lavoro.

Ma non solo: grazie all’ottimizzazione delle scritture, smartphone e tablet potranno essere equipaggiati in futuro con memorie meno capienti, più leggere e dal costo contenuto, capaci di abbassare il prezzo finale dei dispositivi. Non da ultimo, grazie a Waldio sarà possibile tornare alle vecchie, care abitudini dell’era pre-smartphone, quando i telefoni cellulari potevano essere ricaricati ogni 3-4 giorni (o addirittura una settimana, nel caso di alcuni modelli) senza il timore di ritrovarsi con la batteria prosciugata.

Non è chiaro, al momento, se questa nuova tecnologia potrà essere implementata di default negli smartphone del futuro o se verrà creata un’app separata, quel che è certo è che Waldio potrà gettare le basi per una nuova generazione di dispositivi, più economici e dalle performance elevate.

Come vincere a Ryse Son Of Rome. Tutti i trucchi e i segreti

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La grandezza di Roma antica ha ispirato parecchi videogiochi: se negli anni ’90 gli “imperdibili” erano Caesar e Praetorian, il game che ha certamente raccolto il testimone è Ryse: Son Of Rome, sviluppato dalla Crytek e venduto dai Microsoft Studios sia per la piattaforma Xbox One sia per il sistema Windows, a partire dalla versione 8.

In questa recensione scopriremo le vicende raccontate nel gioco, un giudizio complessivo e i trucchi pratici scoprire Come vincere a Ryse Son Of Rome facilmente.

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Come vincere a Ryse Son Of Rome: la storia

Ryse Son Of Rome inizia con una fantomatica invasione della Roma imperiale da parte dei barbari britanni: case in fiamme, ponti distrutti e combattimenti nella città, porteranno il giovane centurione Marius, protagonista della storia, a doversi battere sia con degli scontri corpo a corpo sia con alcune armi del tempo come lo scorpione, una sorta di balestra ultrapotente. Dopo un primo attacco, volto a salvare l’imperatore Nerone, Marius raggiunge la villa della sua famiglia, dove si riunisce brevemente al padre, alla madre e alla sorella. Pochi attimi, e i barbari irrompono nell’abitazione, uccidendo le donne di casa e arrivando, durante una fuga per le strade di Roma, ad eliminare anche il padre, che in punto di morte chiede al figlio di salvare Roma.

Mentre stringe ancora il padre morente, Marius viene accolto dal Generale Vitellio ad arruolarsi nella quattordicesima legione, in procinto di partire per la Britannia in una campagna di conquista. Per vendicarsi dello sterminio dei suoi, Marius accetta e l’azione si sposta su una spiaggia dell’antica Britannia. I barbari hanno issato delle enormi catene per bloccare l’insediamento delle triremi romane e Marius, catapultato fuori dalla nave, dovrà combattere contro alcuni guerrieri sulla spiaggia, proteggersi in formazione difensiva contro gli arcieri e intraprendere uno spietato combattimento in una torre per sbloccare gli ingranaggi che rilasciano le catene nel mare, permettendo alle navi di attraccare.

Lo scontro prosegue ancora più cruento: i romani sbarcati sull’isola dovranno uccidere e difendersi, utilizzare la loro famosa testuggine per ripararsi dalle formazioni nemiche fino allo scontro finale, dove Marius dovrà affrontare da solo un nutrito gruppo di barbari, mentre i compagni attiveranno una enorme catapulta, in grado di far crollare l’ultima torre dei nemici e regalare la vittoria all’esercito di Roma.

Come vincere a Ryse Son Of Rome: Marius, il protagonista
Come vincere a Ryse Son Of Rome: Marius, il protagonista, deve affrontare numerosissimi nemici prima di arrivare alla vittoria finale

 

Come vincere a Ryse Son Of Rome: il salvataggio di Commodo

La vittoria arriva per Marius, che si è dimostrato l’uomo più valoroso fra tutti, nominato centurione dallo stesso Vitellio. Ma la sete di potere di Commodo, il figlio di Nerone, lo porta ad avventurarsi ancora più a nord, verso la città di York, da dove però sparisce senza dare sue notizie. L’esercito di Marius deve quindi spostarsi ancora più a settentrione, per salvare il figlio dell’imperatore.

Marius dovrà quindi andare in ricognizione, uccidere le sentinelle nascoste nella foresta e arrivare all’acquedotto dove potrà non solo eliminare i nemici che attendono i soldati romani al varco, ma dove si scontrerà per la prima volta con Budicca, la figlia del Re britannico Oswald. Sarà uno scontro particolarmente duro e difficile da giocare, ma la donna, vedendo che Marius sta per avere la meglio, fa scattare una serie di meccanismi che distruggono i bastioni e le torri, fuggendo assieme al padre.

L’operazione di salvataggio di Commodo sarà disperata. Marius dovrà addentrarsi in foreste buie e oscure, combattendo con guerrieri enormi e soprattutto dovrà essere rapido, perchè i suoi compagni sono rinchiusi in gabbie di legno a cui viene appiccato il fuoco, e fra tutti dovrà uccidere quanto prima il barbaro con la torcia, intento a carbonizzare i compagni. Fase finale della disavventura sarà l’arrivo al fantoccio, una grande costruzione di legno dove i soldati romani, Vitellio e Commodo sono rinchiusi e prossimi a morire. Marius sarà la loro ultima speranza, e dovrà battersi con Glott, un gigantesco capo guerriero Britannico dotato di una terribile ascia appuntita.

Recuperato Commodo, l’esercito romano si rende conto dell’errore compiuto dal figlio dell’imperatore: la smania di conquista ha portato la legione ad avventurarsi troppo a nord, lasciando scoperte le altre zone. York verrà riconquistata dai barbari, e Marius dovrà nuovamente combattere per salvare i civili e scappare sulla nave.

Come vincere a Ryse Son Of Rome: la vendetta contro Commodo

Tornato a Roma, Marius scoprirà quello che la capitale dell’impero è diventata. Mendicanti per le strade, cadaveri abbandonati, e saccheggi compiuti dagli stessi pretoriani dell’imperatore, contro cui Marius dovrà combattere: stavolta sarà un romano contro degli altri romani. Consapevole che la causa di tutto è stata Commodo, Marius avrà una sola possibilità di vendicarsi. In pieno omaggio alla famosa trama de “Il Gladiatore”, Marius diventerà un combattente mascherato, personificazione del Dio della vendetta Damocle, che dovrà deliziare la folla per arrivare al cospetto di Commodo.

Il campione di Batavia, gli assassini di Cartagine, la battaglia al Colosseo sono le fasi che Marius dovrà superare fino allo scontro finale con Commodo, rivestito di una armatura dorata, che non sarà facile sconfiggere. Anche se messo in difficoltà, il vizioso figlio di Nerone utilizzerà del gas asfissiante, delle controfigure e altri strategemmi per indebolire Marius. Solo alla fine, Damocle riuscirà ad uccidere Commodo di fronte ai 75mila spettatori del Colosseo, riprendendo il finale del film con Russel Crowe.

Come vincere a Ryse Son Of Rome: il finale della storia

Ora restano due ultimi nemici. Una è Budicca che sta devastando Roma con i suoi elefanti da guerra e le sue orde di Britanni. Marius dovrà utilizzare uno scorpione in una disperata resistenza, resistere ad altri combattenti e infine, dopo aver visto la ragazza britannica uccidere Vitellio in combattimento, affrontare la principessa guerriera, da solo, in una terrazza maestosa, dove in due riprese si svolgerà il destino di Roma. Nel commovente epilogo finale, Budicca fa riferimento alla vita che avrebbero potuto avere insieme, se fossero stati in un’altra situazione, e Marius, dopo un momento di esitazione, quasi di pietà, uccide la donna, eliminando il capo della rivolta.

Ma il pericolo a cui si riferiva il padre di Marius, in fondo, non era Budicca, ma la cupidigia di Nerone e della degenerata politica romana, e sarà l’imperatore il vero ostacolo da abbattere. Marius affronterà un ultimo cinematografico combattimento per eliminare le guardie del corpo dell’imperatore fino ad un disperato lancio nel vuoto, dove Nerone morirà trafitto dalla spada della statua che lo raffigura, e Marius, ripetutamente ferito a morte, terminerà la sua esistenza, consapevole di aver salvato l’impero.

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Come vincere a Ryse Son Of Rome: le caratteristiche del gioco

Il racconto è assolutamente coinvolgente e ben organizzato, ma, per amore di storia, che non venga assolutamente confuso con quanto realmente accaduto. Budicca è un personaggio storico realmente esistito, che organizzerà una enorme rivolta in Britannia contro l’occupazione romana, ma che verrà sconfitta da un esercito tra l’altro molto inferiore numericamente, e nella stessa isola Britannica, senza mai riuscire a raggiungere Roma.  Nerone non è certo morto ucciso da un soldato come Marius, e Vitellio, che nella storia perde la vita, in realtà diventerà imperatore, anche se per un breve periodo. Sia chiaro che Ryse: son Of Rome è una realtà romanzata e completamente diversa da quanto avvenuto realmente.

Può essere piacevole ascoltare e seguire i vari intrecci, ma in alcuni casi la storia è un pò lunga e forse un pò noiosa. Per questo molto spesso ci siamo trovati a schiacciare la barra spaziatrice per saltare le vicende ed arrivare finalmente al gioco.

Il punto di forza è assolutamente concentrato sulla grafica. Le scenografie sono veramente perfette, i personaggi estremamente credibili, i costumi impeccabili, le espressioni del viso e i volti meritevoli di un premio. Il gioco è ben organizzato, le fasi sono comprensibili e della giusta durata. L’ambientazione è ottima, e i suoni sono molto buoni, anche le sfumature della voce e la recitazione dei doppiatori permettono di inserirsi bene nella storia e di partecipare emotivamente.

I comandi in caso di utilizzo su Xbox sono intuitivi e veloci, molto istintivi e si imparano in fretta. Sul pc è leggermente più difficile e spesso capita di sbagliare il tasto, per cui ci vuole un po’ di pazienza, e per non farsi venire il nervoso è meglio scegliere la modalità Recluta o Soldato per regolare la difficoltà di combattimento, in modo da avere il tempo di imparare.

Un elemento gradevole consiste nel fatto che vi siano i “Punti di controllo“, cioè dei salvataggi del gioco in corrispondenza di momenti precisi della storia. Questi punti sono abbastanza frequenti, e se Marius viene sconfitto, si può ritentare immediatamente l’impresa dall’ultimo punto di controllo, senza dover ricominciare daccapo tutta la fase di gioco, cosa che, se fosse, sarebbe assolutamente snervante.

Un elemento invece un pò scomodo è che a volte non si sa dove andare, quale strada prendere, e bisogna aspettare la comparsa di una piccola aquila romana che finalmente fa capire dove ci dobbiamo dirigere. In limitati casi, il personaggio, qualora salisse in una zona boschiva o fra i tetti si blocca, e bisogna rifare quel capitolo.

Come vincere a Ryse son of Rome: il punto di forza del gioco è la grafica
Come vincere a Ryse son of Rome: il punto di forza del gioco è la grafica, con ambientazioni, personaggi e scenografie perfetti e credibili

 

Come vincere a Ryse Son Of Rome: i trucchi per una vittoria assicurata

Per vincere a Ryse: Son of Rome vi sono via via alcuni trucchi e scorciatoie che possono facilitare il compito. Innanzitutto è importante capire che tenendo premuto il tasto dell’attacco con la spada o con lo scudo, si esegue un colpo pesante, che farà rapidamente capitolare il guerriero avversario.

Inoltre, come viene ben spiegato, appena compare un piccolo teschio vicino al nemico, è bene schiacciare il tasto per eseguire una esecuzione, un rallentamento della velocità del gioco, dove il guerriero brilla di una luce blu o gialla che corrisponde al tasto destro o sinistro del mouse, o del controller Xbox. Cliccando al momento giusto, si uccide il contendente con una mossa ad effetto che farà aumentare una caratteristica di Marius, che può essere la salute, il danno inferto al nemico, o l’esperienza. Ovviamente, cercate di fare quante più esecuzioni possibili, rendono il gioco più bello e mantengono il personaggio più forte.

Quando siete attaccati, specie alle spalle, non dovete cercare di muovervi per girarvi con i tasti appositi, anche perché non ci si riesce, ma dovete schiacciare il tasto per proteggervi con lo scudo: in questo modo Marius si gira da solo e para il colpo, in caso contrario quando il personaggio viene circondato, morireste in pochi secondi.  Altra cosa che può salvarvi da una crisi di nervi. Spesso non si sa più dove andare: in realtà se correte contro un muretto o una scala, Marius ci si arrampica, quindi correte pure verso gli ostacoli, perché così li supererete.

come vincere ryse son of rome
Come vincere Ryse Son of Rome: se attaccati alle spalle, schiacciando il tasto per proteggersi con lo scudo, Marius si gira e para il colpo

 

Come vincere a Ryse Son Of Rome: i nemici più agguerriti

Una volta sbarcati in Britannia, affronterete dei guerrieri più grossi: in questo caso dovete prima aprire la loro guardia con un colpo di scudo e poi attaccare con la spada, altrimenti gli attacchi non avranno effetto. Attenti quando un guerriero si illumina di rosso: sta per darvi un colpo pesante da cui non ci si può difendere. Usate il tasto che vi permette di fare una capriola all’indietro e schivare il colpo. Spesso vi troverete alle spalle del nemico e potrete infliggergli voi un colpo pesante.

Inoltre potreste venire travolti da una ondata di frecce insormontabile. In realtà dove raggiungere uno stendardo romano e lì vicino vi compare un tasto da schiacciare. In questo modo, darete ordine di realizzare una formazione militare che vi permette di avvicinarvi e di alzare gli scudi quando i dardi stanno per colpirvi.

La prima volta che affrontate Budicca l’unico modo per batterla è riuscire a parare con lo scudo esattamente quando sta per eseguire un colpo pesante, e si colora di rosso. Se il tempismo è giusto, Budicca perderà l’equilibrio per un secondo e lì potrete colpirla. La stessa cosa avviene quando dovrete vedervela con Glott, il capo dei Britanni. In questo caso si colora di rosso due volte: il primo attacco dovete assolutamente schivarlo, non c’è modo di fermarlo. Il secondo, quando alza la scure contro di voi, dovete bloccarlo. In quel momento attaccate e i colpi avranno effetto. Ad un certo punto Glott si alzerà e si colorerà di giallo, se schiacciate il tasto corrispondente eseguirete una mossa ad effetto, altrimenti in pochi colpi sarete morti.

Quando dovete difendere il castello di York, è importantissimo buttare giù le scale che vengono issate, altrimenti non riuscirete a gestire il numero dei guerrieri. Basta avvicinarsi alla scala e schiacciare il comando giallo. Se vi lanciano una freccia è molto più probabile che riuscirete a schivarla con la capriola piuttosto che a pararla con lo scudo.

Quando Marius torna a Roma e combattete contro i pretoriani questi saranno più forti dei Britanni. In questo caso, quando potete, lanciate i giavellotti con il tasto apposito. Di solito il primo fa perdere lo scudo al pretoriano e il secondo lo uccide. Quando starete combattendo come Damocle, uccidere il campione di Batavia è abbastanza facile aprendogli la guardia, mentre gli assassini cartaginesi sono più difficili. Evitate i loro attacchi con la capriola, non perdete tempo a cercare di pararli, e usate spesso lo scudo per aprire la guardia, prima di colpire.

Verso la fine del gioco, sarete chiamati a prendere uno scorpione e ad attaccare l’orda barbarica che attacca Roma. Non colpite a caso, vi comparirà un’aquila romana vicino ai guerrieri più pericolosi da colpire, che sono in genere arcieri, i combattenti più grossi e gli elefanti da guerra. Solo alla fine rovesciate la pece bollente, così ucciderete in un colpo solo più nemici. Inoltre, quando dovete superare gli elefanti da guerra, correte per evitarli ma in caso di problemi, rifugiatevi nei terrazzini che sono di lato, aspettando che passino.

Lo scontro finale con Budicca è piuttosto complesso, perchè è molto veloce. Dovete però fare attenzione al momento in cui diventa rossa e sferra un attacco pesante: se parate il colpo Budicca si tira indietro come per cadere e potete attaccare. Infine, comprate appena potete i potenziamenti, potete acquistarli con del denaro reale, ovvero l’oro, o con l’esperienza. Noi siamo riusciti comodamente a finire il gioco, con i soli punti accumulati durante i combattimenti e senza dover nuovamente mettere mano alla carta di credito.

 

PoliFAB. Nelle nanotecnologie l’Italia è potenza mondiale

Il 3 luglio è stato inaugurato a Milano il PoliFAB, il centro di micro e nanotecnologie che testimonia i livelli eccellenti raggiunti dall’Italia in questo campo.  È un enorme laboratorio, sorto all’interno del Campus Leonardo, rivolto ad esperti di nanoelettronica, fotonica, nanomagnetismo, spintronica, elettronica organica e in generale a tutte le scienze applicate al campo della nanotecnologia

PoliFAB. Nelle nanotecnologie l’Italia è potenza mondiale

Il PoliFAB ospita al suo interno macchinari del valore di circa otto miliardi di euro: è vero che sono stati ereditati dall’ormai dismesso Pirelli Lab ma gli investimenti per ripristinare la strumentazione sono stati notevoli, si parla di circa due miliardi di euro. Questo testimonia quando l’ateneo milanese creda nel progetto.

Si tratta in effetti di un centro rivoluzionario, finalizzato non solo alla ricerca. Infatti, come spiega il direttore Andrea Licata, gli strumenti a disposizione “permettono di fare non solo prototipi di dispositivi, ma anche pre-serie di livello industriale. Si va ben oltre la proof of concept: si può arrivare alla soglia dell’industrializzazione”.

Italia, centro di nanotecnologie: il PoliFAB testa concept attraverso la creazione di prototipi in scala nanometrica
Italia, centro di nanotecnologie: il PoliFAB testa concept attraverso la creazione di prototipi in scala nanometrica

Il nucleo del PoliFAB è la cleanroom, o camera bianca, una zona di circa 400 metri quadri a bassissima concentrazione di particelle. Qui si progetteranno strumenti hardware, su scala micro e nano.

Licio Pinto, il presidente della Fondazione Cife, una delle promotrici del PoliFAB, spiega qual è il punto di forza di questo progetto 100% made in Italy. Il fatto è che “il 90% delle start up è concentrata sui software”, con ricercatori che sviluppano un progetto ma che poi devono aspettare che qualcuno, all’esterno, ne costruisca il prototipo. “Un laboratorio come questo, con una camera bianca – conclude Pinto – permette invece di fare technology transfer direttamente, senza più aspettare”.

In pratica il PoliFAB è uno dei primi centri di Nanotecnologie in Italia in cui, attraverso prototipi in scala micro, si possono testare le nuove idee, valutarne la fattibilità e passare dal semplice concept all’industrializzazione vera e propria.

Italia, centro di nanotecnologie: definizione e applicazioni della nanotecnologia

Italia, centro di nanotecnologie: la nanotecnologia manipola la materia a livello di atomo
Italia, centro di nanotecnologie: la nanotecnologia manipola la materia a livello di atomo

Per comprendere la portata a carattere mondiale di ciò che il PoliFAB rappresenta per l’Italia, chiariamo che cos’è la nanotecnologia. È il termine con cui si definiscono le tecniche e le conoscenze (soprattutto a livello chimico e fisico) utilizzate per trattare la manipolare la materia a livello di atomo, creando così delle strutture nanometriche, cioè minuscole.

Per capire quanto, basta pensare che un nanometro equivale a un miliardesimo di metro, cioè un milionesimo di millimetro, una grandezza circa 80000 volte più piccola del diametro di un capello.

Poter agire su scale così piccole, e quindi a livello di atomo, consente di poter creare nuovi materiali strutturali e migliorare le caratteristiche di quelli già esistenti.

È proprio quello che farà anche il PoliFAB. Nel nuovo centro di nanotecnologie in Italia si costruiranno strutture microscopiche tridimensionali alla base di nuovi prodotti e se ne testeranno così l’efficacia e le proprietà.

Le applicazioni della nanotecnologia sono in realtà quasi illimitate e questo spiega anche quale potenzialità abbia investire in un progetto come quello del PoliFAB. Per fare degli esempi, le nanotecnologie possono essere impiegate per lo studio di nanosensori, nuovi tessuti (ad esempio quelli antimacchia o antistrappo), protesi, sistemi diagnostici, nuovi materiali biocompatibili, microchip, sistemi fotovoltaici ma anche in creme solari che impieghino nanoparticelle come additivi o in display più leggeri e sottili.

Italia, centro di nanotecnologie: potenza del made in italy nelle nanotecnologie

Il PoliFAB è l’unica infrastruttura pubblica di ricerca nel campo delle microtecnologie in Lombardia ed è la terza in Italia. Altre due sono presenti presso il Politecnico di Torino e presso la Fondazione Bruno Kessler di Trento. In realtà, a fronte degli elevati investimenti e delle sempre più ridotte risorse economiche nel campo della ricerca, si tratta di un dato estremamente positivo per il nostro paese.

Italia, centro di nanotecnologie: il nostro paese è attivo ed eccelle nella ricerca in campo delle microtecnologie
Italia, centro di nanotecnologie: il nostro paese è attivo ed eccelle nella ricerca in campo delle microtecnologie

Già nel primo censimento svolto nel 2004 dall’AIRI/Nanotec IT riguardante le nanotecnologie in Italia era emersa un’attività piuttosto intesa, in continua crescita, così come confermato nel censimento successivo, nel 2006 e anche in quello del 2010.

L’Italia ha raggiunto risultati i rilievo in questo campo. Uno degli ultimi in ordine cronologico è l’ULTRAPLACAD, nato nell’ambito del piano di finanziamento della ricerca Horizon 2020 e finanziato dalla Commissione Europea.

Fulcro del progetto è l’applicazione della nanotecnologia in ambito medico con lo studio di un metodo di analisi in grado di verificare la presenza di alcune molecole associate al tumore del colon retto direttamente dal sangue di pazienti, senza bisogno di esami più invasivi.

Anche il PoliFAB lavora in questa direzione, studiando dei biosensori per la diagnostica medica in grado di rilevare i marcatori di alcuni tumori. Altri progetti riguardano invece la creazione di memorie magnetiche e circuiti neuromorfi (per cui il Politecnico ha vinto un grant dello European Research Council) e di nuove componenti per il fotovoltaico.

Insomma, il PoliFAB contribuisce a rendere l’Italia centro di nanotecnologie ed è una risposta concreta alla fuga dei cervelli perché dimostra come anche qui esistano centri di eccellenza in ambito delle microtecnologie e delle scienze applicate.

Satoru Iwata. L’inventore di Nintendo Wii visse così

Se ci dicono Satoru Iwata, Nintendo, Wii, capiamo subito di chi stiamo parlando. Iwata, morto l’11 luglio all’età di 55 anni per un cancro al sistema biliare, è stato presidente della società Nintendo e può considerarsi l’inventore della Wii. Nato in Giappone nel 1959, ha sempre mostrato una grande passione per i videogiochi e per la programmazione.

Satoru Iwata. L’inventore di Nintendo Wii visse così

Già da adolescente si divertiva a creare videogame poi, con la laurea in informatica, riuscì ad unire interessi personali e lavoro. La sua carriera iniziò alla HAL Laboratory, la sussidiaria di Nintendo dove fu assunto ancora studente, per poi diventarne il presidente nel 1993. Qui seguì la realizzazione di vari videogiochi, tra cui quelli della serie Kirby su cui continuò a collaborare anche negli ultimi anni, occupandosi della creazione dei bozzetti dei personaggi.

Nel 2000 passò alla Nintendo, nella divisione Sviluppo. La svolta fu due anni più tardi quando, dopo le dimissioni di Hiroshi Yamauchi, storico presidente della società da più di mezzo secolo, Iwata ne prese il posto. Divenne così il quarto presidente della Nintendo e il primo a non aver alcun legame con la famiglia Yamauchi.

Satoru Iwata, Nintendo, Wii: Super Mario Bros 3, il gioco di maggior successo
Satoru Iwata, Nintendo, Wii: Super Mario Bros 3, il gioco di maggior successo tanto che Mario Bros divenne la mascotte della Nintendo

In questi anni Iwata e la Nintendo attraversarono momenti d’oro e altri meno felici. L’apice del successo fu con la Wii, il Nintendo DS e 3D: ne furono venduti milioni di pezzi in tutto il mondo e rivoluzionarono la concezione di videogioco. La più recente Wii U non ebbe lo stesso successo tanto che Iwata scelse di dimezzarsi lo stipendio per mostrare, con un gesto concreto, la vicinanza all’azienda.

Al di là delle capacità professionali, Satoru Iwata era infatti apprezzato per il suo lato umano, per l’attenzione che aveva per i clienti e la devozione per la Nintendo. Teneva molto al rilancio della società e per questo ultimamente stava lavorando a nuove iniziative come le statuette Amiibo e stava avviando partnership per iniziare a creare giochi per smartphone.

Già lo scorso anno non aveva presenziato alla più importante fiera di videogiochi, l’E3 di Los Angeles, per motivi di salute. Le cure e gli interventi sembravano però aver avuto successo, fino all’annuncio di qualche giorno fa. La Nintendo ha chiesto il silenzio stampa sui social e ha comunicato che per il momento la società sarà guidata da Genyo Takeda, ora capo dell’area ricerca e sviluppo, e da Shigeru Miyamoto, il creatore della serie di videogiochi su Super Mario Bros.

Tutto il mondo dei videogame, invece, ama ricordarlo con una delle sue più celebri frasi: “Sul biglietto da visita c’è scritto presidente. Nella mia mente sono uno sviluppatore. Ma nel cuore, rimarrò sempre un giocatore”.

Satoru Iwata: a capo della Nintendo, dalle origini ad oggi

La Nintendo è uno dei principali colossi giapponesi, fondato nel 1889 come azienda produttrice di carte da gioco, per poi diventare agli inizi anni Ottanta prima distributrice e poi produttrice di giochi elettronici. Nel mezzo ci sono state varie collaborazioni, (ad esempio quella con la Walt Disney per produrre carte raffiguranti i personaggi Disney) e diversi cambiamenti di ragione sociale.

La parola Nintendo, che in giapponese significa “lasciare la sorte al cielo”, è sempre rimasta ma il nome iniziale era Nintendo Koppai, poi diventato nel 1951 Nintendo Playing Card e, nel 1963, Nintendo Co. I numeri sono impressionanti: dagli anni Ottanta sono stati prodotti sei console da tavolo, varie versioni di console portatili, per un totale di oltre 577 milioni di console vendute e 3,5 miliardi di copie di videogiochi direttamente sviluppati.

La Color TV Game, la prima console marchiata Nintendo era apparsa nel 1977,  ma l’ascesa inizia negli anni Ottanta quando il gruppo conquista inizialmente l’America Settentrionale e poi l’Europa.

Satoru Iwata, Nintendo, Wii: il Nintendo Entertainment System (NES) lanciato nel 1985
Satoru Iwata, Nintendo, Wii: il Nintendo Entertainment System (NES) uscito nel 1985

Il primo successo mondiale fu nel 1985 con la console da tavolo Nintendo Entertainment System (NES), in cui spopolò il gioco di Super Mario Bros, personaggio così famoso da diventare la mascotte del gruppo. Nel 1989 Nintendo si lanciò nel mercato delle console portatili con il Game Boy di cui ne verranno prodotte sette versioni.

Il successo proseguì negli anni Novanta anche sul fronte delle consolle da tavolo con il Super Nintendo Entertainment System (SNES) che vinse la concorrenza del rivale SEGA e a cui seguì poi nel 1995 il Nintendo 64.

Ci avviciniamo agli anni di Satoru Iwata. Nel 2000 fu presentato il Nintendo GameCube, la console a forma di cubo che permetteva la connessione con gli altri sistemi portatili Nintendo per il trasferimento dei dati di gioco. Quattro anni più tardi, durante la presidenza Iwata, fu poi lanciato il Nintendo DS, la console portatile che cambiò l’esperienza di gioco e introdusse funzionalità del tutto nuove. Comparvero, infatti, il touch screen e la connettività wireless, per giocare in gruppo.

E anche il doppio schermo, che permetteva nuove dinamiche di gioco. L’evoluzione del dispositivo fu poi, nel 2011, il Nintendo 3DS con cui i giocatori erano immersi in una dimensione 3D senza dover indossare occhiali. Con un altro vantaggio: quello di poter utilizzare gli stessi giochi del Nintendo DS che si adattavano perfettamente alla nuova console.

La Nintendo Wii, la storica consolle di Satoru Iwata che ha spopolato nel mondo
La Nintendo Wii, la storica consolle di Satoru Iwata che ha spopolato nel mondo

 

Satoru Iwata: Nintendo Wii, il videogioco accessibile a tutti

Satoru Iwata partecipò attivamente al lancio della Wii, la console distribuita nel 2006 e famosa per i sensori di movimento posizionati sui joystick. Era ufficialmente il successore del Nintendo GameCube e ne bissò completamente il successo, superando anche le vendite dei principali competitors: Xbox 360 di Microsoft e PlayStation 3 di Sony.

La Wii era composta da una console senza fili chiamata Wiimote (da Wii + Remote) che si comportava un po’ come un telecomando: da una parte riconosceva i sensori del joystick e ne ricavava quindi i movimenti, dall’altra, attraverso un sistema di LED, interagiva con la barra sensore connessa alla console, rendendo così possibile il suo utilizzo come sistema puntatore sullo schermo TV.

La Wii si prestava perfettamente alla riproduzione virtuale di sport, individuali o di squadra. I giochi diffusi sino a quel momento, spesso violenti e destinati solo ad amanti dei videogames, vennero così soppiantati da giochi di squadra e vari sport che, per la semplicità dei movimenti (si trattava di riprodurre gli stessi gesti che si farebbero in una situazione reale) coinvolsero famiglie intere, anche chi non aveva mai avuto dimestichezza con i videogiochi. Si concretizzò così il sogno di Satoru Iwata: Nintendo, Wii e altri videogames dovevano essere accessibili a tutti.

Satoru Iwata, Nintendo, Wii: joystick della Wii U lanciata nel 2012
Satoru Iwata, Nintendo, Wii: joystick della Wii U lanciata nel 2012

Un altro punto forte della Wii fu, da subito, la sua connettività, sia in rete sia ad altri dispositivi. Per quanto riguarda il web, la Wii utilizzava prevalentemente la tecnologia Wi-Fi ma prevedeva anche un adattatore, compatibile anche con Nintendo DS, da collegare alla console, a sua volta collegata a computer connessi alla rete.

In questo modo si aveva accesso al Nintendo Wi-Fi Connection, un servizio online gratuito che permetteva di sfidare online giocatori di tutto il mondo. Per farlo era necessario scambiarsi il codice amico, 12 cifre generate dalla Wii per ogni gioco compatibile. Dopo un piccolo restyling della Wii, con la Wii Family Edition, fu presentata nel 2012 la Wii U, la prima console Nintendo ad alta definizione e perennemente connessa online tramite Wi-Fi.

Si potevano così scaricare aggiornamenti per il sistema operativo, oppure navigare tramite il browser integrato che consentiva anche l’apertura di più schede contemporaneamente e di vedere video alla TV continuando ad utilizzare la console per altre funzioni. La Wii U non fu però un successo e non bastò a frenare la discesa della Nintendo che, per la prima volta nella storia, nel 2012 chiuse con un bilancio in negativo. Per questo Satoru Iwata tentò di sanare la situazione spingendosi verso nuovi mercati, soprattutto legati agli smartphone, in parte responsabili della crisi Nintendo.

Gli smartphone, infatti, racchiudono in sé mille funzioni, comprese quelle ludiche, fino a poco fa offerte solo dai videogiochi. Iwata lo aveva capito da tempo e probabilmente aveva intuito che l’unica via di uscita era allearsi col nemico, sviluppando nuove funzionalità da applicare nel settore proprio sugli smartphone.

Office 2016 per Mac: tutte le novità e le caratteristiche

Il release definitivo di Office 2016 per Mac è già disponibile per tutti gli utenti Office 365 e, ad una prima prova, i progressi rispetto a Office 2011 sono netti. Fino a pochi giorni fa gli utenti Office 365 potevano usare solo Office 2011, rilasciato nel 2010 e con parecchi limiti, soprattutto per chi era costretto ad alternare PC e Mac. Ci sono voluti cinque anni ma l’attesa è stata ripagata. Office 2016 per Mac è stato completamente riscritto passando dall’ormai obsoleto Carbon al più moderno framework Cocoa. Vediamo insieme tutte le novità e caratteristiche di Office 2016 per Mac.

Office 2016 per Mac: tutte le novità e le caratteristiche

A livello grafico si nota subito una coerenza e una continuità dell’interfaccia rispetto, sia a Office 2013 di Windows, sia alle versioni Mobile o già presenti su Mac, da cui eredita la visualizzazione a schermo intero e gesti Multi-Touch. Si è poi cercato di ripulire gli elementi superflui e semplificare i funzionamenti, a partire dalla Ribbon. Ridisegnata e con la possibilità di personalizzarla con comandi di avvio veloce, ora offre più funzioni ma meno gruppi, risultando così più intuitiva rispetto alla versione precedente.

Novità anche per quanto riguarda le sei applicazioni che lo compongono: Word, Excel, PowerPoint, Outlook, e OneNote. Una è puramente estetica: di default ogni applicazione ha un colore (blu per Word, verde per Excel ecc…) ma è possibile uniformarle con una più sobria schermata grigia. Per il resto sono state tutte ottimizzate, hanno nuove interfacce e sono supportate dai Retina display.

Office 2016 per Mac: aumenta la compatibilità con altre piattaforme
Office 2016 per Mac: aumenta la compatibilità con altri dispositivi e con Office 2013

Office 2016 per Mac: le novità e caratteristiche delle applicazioni

Se analizziamo le singole applicazioni, tutte sono state migliorate, ereditando soluzioni di Microsoft Office. Si è lavorato molto sull’integrazione con i servizi cloud e ora è più semplice ritrovare online contenuti sincronizzati in locale.

In Word di Office 2016 per Mac ora si possono ingrandire e rimpicciolire più facilmente i testi, mescolare stili e personalizzare i contenuti. Inoltre sono disponibili strumenti integrati che consentono di condividere e rivedere i documenti. Più persone possono lavorare contemporaneamente allo stesso file e inserire commenti in thread in punti specifici del documento.

In Excel di Office 2016 per Mac sono state introdotte le tabelle Pivot con opzione “Slicers”, già presente in Windows e utilissima per analizzare e filtrare grandi quantità di dati. È stato inoltre introdotto il  il componente aggiuntivo Strumenti di analisi per eseguire complesse analisi statistiche o tecniche.

Power Point di Office 2016 per Mac migliora, invece, a livello di visualizzazione delle slide. Intanto si può personalizzare il formato, senza deformare immagini e testo, ed è stato introdotto l’adattamento automatico dal formato 4:3 a 16:9. Inoltre, anche su Power Point è possibile inserire in punti specifici del documento commenti in thread.

OneNote di Office 2016 per Mac è ora accessibile da qualsiasi dispositivo. Inoltre, attraverso un efficace motore di ricerca è possibile trovare facilmente ciò che si sta cercando. A livello di formattazione, ai testi si possono applicare grassetti, corsivi, sottolineature e anche inserire immagini e tabelle. E tutti i contenuti di OneNote sono condivisibili con altri utenti.

Le applicazioni di Office 2016 per Mac: Excel, OneNote, Outlook, Word e PowerPoint
Le applicazioni di Office 2016 per Mac: Excel, OneNote, Outlook, Word e PowerPoint

Office 2016 per Mac: novità e caratteristiche di Outlook

Outlook di Office 2016 per Mac ha un nuovo database: localizzato nella cartella Libreria, ora è più moderno e gestibile. Anche a livello di configurazione di più account non ci sono particolari problemi. Outlook e Exchange di Office 365 utilizzano entrambi IMAP quindi la compatibilità è perfetta. Per accedere basta immettere password e indirizzo mail e per trasferire email da un account exchange a un account outlook o hotmail è sufficiente trascinare il messaggio.

Per gli account Gmail, invece, bisogna creare una nuova password perché Outlook di Office 2016 per Mac, non supporta le stesse opzioni di autenticazione di Google. Nessun problema per il protocollo POP, che è perfettamente supportato.

Una delle caratteristiche fondamentali di Outlook di Office 2016 è però la possibilità di avere un’unica cartella di posta inviata, una di posta in arrivo, una per il cestino e una per le bozze per più account, in modo da poter gestire più indirizzi mail in una sola schermata. Se invece si preferisce visualizzare i messaggi separatamente, basta disattivare l’opzione relativa alle cartelle condivise.

Office 2016 per Mac e Microsoft Office: aumenta la compatibilità
Office 2016 per Mac e Microsoft Office: più compatibili e funzioni simili

 Office 2016 per Mac e Microsoft Office: la novità è la compatibilità

La principale sorpresa sono però la compatibilità e continuità tra Office 2016 per Mac e Microsoft Office. I due Office si connettono direttamente attraverso i servizi cloud OneDrive, OneDrive for Business e SharePoint. Per gli altri cloud, come Dropbox o Google Drive è necessario sincronizzare i file in una cartella locale e aprirli da qui.

Office 2016 per Mac riprende anche molte caratteristiche di Office 2013 tra cui i temi (ad esempio: stili, font, colori applicabili ai documenti) e i riquadri delle attività con cui si accede facilmente ai comandi che non si trovano nel Ribbon. Uno stesso file aperto in Office 2016 o in Office 2013 non crea alcun problema di compatibilità.

Inoltre anche le scorciatoie sono state uniformate: si possono usare quelle comuni o quelle tipiche di Mac o Windows. Un esempio: ora anche su Office per Mac è possibile fare copia e incolla con CTR+C ma rimane sempre valida anche l’alternativa Mac Comando + C.

Office 2016 per Mac sarà acquistabile in licenza singola a partire da settembre. Nel frattempo è disponibile per gli utenti che utilizzano Office 365 che, accedendo con il proprio account, possono scaricare e installare la nuova versione. Il vantaggio è che ogni utente può installare fino a un massimo di 5 Office 2016, sia su PC, sia su Mac. Ciò significa che all’interno di un unico computer possono essere installati sia Office 2016 per Mac, sia Office 2013. Per gli studenti, Office 2016 per Mac è disponibile gratuitamente o con modalità agevolate su office.com.