14 Luglio 2026
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Gli Usa utilizzano droni di mare contro l’Iran. La nuova frontiera della guerra navale

Gli attacchi con droni di superficie statunitensi contro il porto iraniano di Bandar Abbas rappresentano una svolta storica nella guerra navale contemporanea, segnando la prima volta in cui la US Navy impiega operativamente โ€œsea dronesโ€ in unโ€™azione di combattimento contro unโ€™infrastruttura militare di uno stato rivale.

Unโ€™operazione senza precedenti nel Golfo

Le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno utilizzato tre droni di superficie Corsair per colpire un complesso di manutenzione per sottomarini e unitร  navali allโ€™interno della base di Bandar Abbas, lungo la costa meridionale dellโ€™Iran affacciata sul Golfo Persico e sullo strategico Stretto di Hormuz.

Secondo la comunicazione ufficiale di CENTCOM, si รจ trattato di โ€œmultiple one-way attack surface dronesโ€, cioรจ piattaforme impiegate come vettori dโ€™attacco a senso unico, programmati per dirigersi contro il bersaglio e detonare, una modalitร  che ricorda lโ€™uso dei droni kamikaze nel dominio aereo ma trasferita ora sul piano marittimo.

Il video diffuso dallโ€™esercito statunitense mostra i droni avvicinarsi ai moli e alle infrastrutture del porto militare, con esplosioni che provocano incendi e colonne di fumo visibili sopra Bandar Abbas. CENTCOM ha sottolineato che le strutture colpite includevano installazioni dedicate alla manutenzione di sottomarini e unitร  navali, considerate parte dellโ€™apparato iraniano impiegato negli ultimi mesi per minacciare o interferire con il traffico commerciale nel Golfo e nel vicino Stretto di Hormuz. In una nota, il comando ha affermato che lโ€™operazione ha โ€œdegradato la capacitร  dellโ€™Iran di continuare ad attaccare la navigazione commercialeโ€, collegando direttamente il raid con la sicurezza delle rotte energetiche globali.

I droni Corsair: un nuovo strumento di guerra navale

droni Corsair: un nuovo strumento di guerra navale
Droni Corsair Saronic Technologies

Il cuore tecnologico di questa operazione risiede nei Corsair, droni di superficie prodotti dalla societร  statunitense Saronic Technologies e integrati nella rete di sistemi autonomi e di intelligenza artificiale della US Navy. Il Corsair รจ una piattaforma lunga circa 24 piedi, alimentata da motore diesel, con una autonomia dichiarata di oltre 1.000 miglia nautiche e una capacitร  di carico di circa 1.000 libbre, in grado di viaggiare a velocitร  superiori ai 35 nodi. Queste specifiche consentono al drone di operare in un vasto raggio dโ€™azione, di trasportare sensori, sistemi dโ€™arma o carichi esplosivi, e di agire con un profilo difficilmente prevedibile per le difese tradizionali.

Secondo le informazioni diffuse dalla stessa Saronic e riprese dai media di settore, il Corsair รจ progettato per svolgere missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR), di pattugliamento di superficie e di supporto logistico, sia in ambienti permissivi sia in contesti contestati.

La piattaforma integra uno stack di intelligenza artificiale e unโ€™architettura aperta che permette la rapida integrazione di sensori e software di autonomia, rendendola un sistema flessibile e continuamente aggiornabile, adatto alla guerra navale della prossima generazione. Saronic, commentando lโ€™operazione, ha dichiarato di essere โ€œorgogliosaโ€ del ruolo svolto dai suoi sistemi, sottolineando la volontร  di proseguire nello sviluppo di capacitร  autonome destinate a rafforzare la sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Questa non รจ la prima volta che i Corsair compaiono nello scenario operativo del Golfo, ma รจ la prima occasione in cui vengono utilizzati come vettori dโ€™attacco contro un obiettivo iraniano. Nei mesi precedenti, la US Navy li aveva impiegati in operazioni di test e in missioni di supporto: un episodio particolarmente significativo, riportato da Military Times, riguarda il recupero di due militari dopo la caduta di un elicottero AH-64 Apache durante una pattuglia nei pressi dello Stretto di Hormuz, quando un Corsair รจ stato utilizzato per la prima volta in unโ€™operazione di salvataggio pubblicamente riconosciuta.

Task Force 59 e la dottrina dei sistemi autonomi

US Navy ha istituito la Unmanned Task Group 59.1
US Navy ha istituito la Unmanned Task Group 59.1

Lโ€™uso dei Corsair in attacco si inserisce nel quadro piรน ampio della strategia statunitense di integrazione dei sistemi autonomi nelle operazioni marittime in Medio Oriente. Nel 2024 la US Navy ha istituito la Unmanned Task Group 59.1, soprannominata โ€œThe Pioneersโ€, con sede in Bahrain e parte della piรน ampia Task Force 59, responsabile dellโ€™impiego di droni e piattaforme autonome nellโ€™area di responsabilitร  della Quinta Flotta. Il mandato di questa unitร  include lo โ€œstress testโ€ dei droni di superficie, con lโ€™obiettivo di verificare le loro prestazioni in scenari reali e integrarli in architetture operative complesse, in cui sistemi senza equipaggio collaborano con unitร  tradizionali e operatori specializzati.

In precedenza, Task Force 59 aveva lanciato un piccolo gruppo di droni dal porto di Aqaba, in Giordania, nel Mar Rosso, con la missione di osservare il โ€œpattern of lifeโ€ marittimo nella regione, cioรจ i flussi regolari di navigazione e le anomalie potenzialmente indicatrici di attivitร  ostili o clandestine. Questa fase di sorveglianza ha rappresentato un banco di prova per lโ€™utilizzo dei droni marittimi come strumenti di maritime domain awareness, capaci di raccogliere e processare in modo continuo enormi quantitร  di dati sulle rotte commerciali, sui movimenti navali e sulle zone a rischio.

Con il raid su Bandar Abbas, la missione di Task Force 59 evolve dalla mera osservazione allโ€™impiego diretto in operazioni di strike, evidenziando una transizione dottrinale nella guerra navale statunitense: i sistemi autonomi non sono piรน solo sensori, ma diventano vettori offensivi, integrati nelle campagne di deterrenza e di risposta contro potenziali minacce, in questo caso legate alla postura iraniana sul traffico commerciale.

Il contesto politico: licenza sul petrolio e fine del cessate il fuoco

La tempistica dellโ€™attacco con i droni di superficie non รจ casuale e si inserisce in un contesto politico giร  teso tra Washington e Teheran. Il 7 luglio gli Stati Uniti hanno revocato una licenza che consentiva allโ€™Iran di vendere petrolio, un provvedimento che incide direttamente sulle entrate strategiche della Repubblica Islamica e sulle sue capacitร  di finanziamento delle operazioni regionali. La decisione รจ stata seguita da un annuncio del presidente Donald Trump, che ha dichiarato formalmente terminato il cessate il fuoco tra i due paesi iniziato lโ€™8 aprile, pur affermando che Teheran aveva accettato di continuare a negoziare.

In parallelo alla revoca della licenza petrolifera, le forze statunitensi hanno lanciato una serie di attacchi contro โ€œdecine di obiettivi militari iranianiโ€, fra cui il raid su Bandar Abbas basato sullโ€™impiego dei Corsair, con lโ€™obiettivo dichiarato di ridurre la capacitร  iraniana di colpire la navigazione commerciale nella regione. Questi elementi fanno emergere una strategia a doppio binario: pressione economica, attraverso la leva energetica, e pressione militare, mediante lโ€™uso di strumenti tecnologicamente avanzati e a bassa esposizione di personale, tipici della guerra โ€œa distanzaโ€ contemporanea.

Reazioni iraniane: esplosioni, vittime e ritorsioni regionali

La risposta iraniana e regionale allโ€™operazione statunitense conferma la delicatezza del momento. I media di stato iraniani hanno segnalato esplosioni in diverse localitร , tra cui Bandar Abbas, Sirik, Jask e lโ€™isola di Qeshm, tutte aree strategiche lungo la costa del Golfo e vicino alle rotte che attraversano lo Stretto di Hormuz. Lโ€™agenzia IRNA ha riportato la morte di una persona e il ferimento di altre quattro a causa di un proiettile che ha colpito una stazione di pompaggio dellโ€™acqua nella contea di Mahshahr, nella provincia di Khuzestan, regione ricca di risorse petrolifere e piรน volte teatro di tensioni politiche e sociali.

Parallelamente, i Guardiani della Rivoluzione (IRGC) hanno rivendicato attacchi di ritorsione contro strutture militari in Kuwait, Bahrain e Giordania, segnalando un ampliamento del teatro di confronto ben oltre il semplice duello tra Stati Uniti e Iran. Questi paesi ospitano importanti installazioni militari occidentali e basi logistiche per le operazioni nel Golfo e nel Levante, rendendo la loro sicurezza un elemento chiave nella stabilitร  regionale. La narrativa iraniana presenta tali attacchi come risposta a unโ€™aggressione diretta al proprio territorio e alle proprie infrastrutture navali, inserendoli in un quadro piรน ampio di โ€œresistenzaโ€ alle presunte ingerenze degli Stati Uniti e dei loro alleati.

La dimensione mediatica: narrazioni divergenti e linguaggi di legittimazione

La dimensione mediatica
La dimensione mediatica

Le testate arabe di area saudita e mediorientale, come Arab News, evidenziano il collegamento fra lโ€™operazione e la sicurezza della navigazione commerciale, riprendendo la formula di CENTCOM secondo cui lโ€™attacco ha โ€œdegradato la capacitร  dellโ€™Iran di continuare ad attaccare la navigazione commercialeโ€, ma mettono in luce anche la risposta iraniana, con particolare attenzione alle ritorsioni in Kuwait, Bahrain e Giordania. In questo contesto, il racconto assume una dimensione piรน regionale, sottolineando il rischio di escalation che coinvolge non solo gli Stati Uniti e lโ€™Iran, ma anche gli stati del Golfo e del Levante in cui sono presenti basi e infrastrutture militari occidentali.

La copertura mediatica degli eventi evidenzia come la stessa operazione venga incorniciata diversamente a seconda delle testate e delle lingue. Nei media anglofoni, in particolare nelle testate statunitensi specializzate in questioni militari come Military Times e USNI News, lโ€™accento รจ posto sulla โ€œprima voltaโ€ dei droni di superficie in combattimento e sullโ€™innovazione tecnologica della US Navy, con dettagli tecnici sulle capacitร  dei Corsair, sul ruolo di Task Force 59 e sulla trasformazione dottrinale della guerra marittima.

Le fonti iraniane, dal canto loro, insistono sulle esplosioni e sui danni interni, e sulla necessitร  di una risposta โ€œproporzionataโ€, costruendo una narrativa di difesa della sovranitร  e della sicurezza nazionale di fronte a unโ€™azione percepita come violazione diretta del territorio e dello spazio marittimo iraniano. Questa pluralitร  di narrazioni โ€“ tecnologica, regionale, sovranista โ€“ contribuisce a rendere lโ€™evento non solo un fatto militare, ma anche un caso emblematico della guerra informativa contemporanea, in cui ogni attore cerca di definire il senso politico dellโ€™uso di nuove tecnologie belliche.

Implicazioni strategiche per la sicurezza marittima

Lโ€™impiego di droni di superficie come vettori dโ€™attacco contro un porto militare di uno stato sovrano solleva diverse questioni strategiche. Da un lato, gli Stati Uniti inviano un messaggio chiaro sulla volontร  di difendere il traffico commerciale nel Golfo e nello Stretto di Hormuz, ricorrendo a sistemi che riducono il rischio per il personale e ampliano le opzioni operative, con un potenziale effetto deterrente nei confronti di ulteriori azioni iraniane contro navi mercantili e tankers. Dallโ€™altro lato, lโ€™Iran puรฒ interpretare questo impiego come una nuova soglia di ostilitร , aumentando il rischio di risposte simmetriche o asimmetriche, magari attraverso il proprio arsenale di droni aerei e marini, oppure tramite lโ€™azione di proxy regionali.

Nel piรน ampio scenario geopolitico, lโ€™episodio si inserisce in una fase di competizione tecnologica crescente, in cui la capacitร  di utilizzare sistemi autonomi su larga scala e di integrarli in architetture di comando e controllo basate sullโ€™intelligenza artificiale diventa una componente decisiva della potenza marittima. Lโ€™uso dei Corsair a Bandar Abbas segnala agli altri attori โ€“ inclusi Russia, Cina e potenze regionali โ€“ che la US Navy รจ pronta a passare da una fase di sperimentazione a una fase di operativitร  piena, in cui i droni di superficie non sono piรน sperimentali ma parte integrante del repertorio di strumenti per le operazioni di precisione.

La guerra del futuro: sistemi senza equipaggio e responsabilitร  politica

Infine, lโ€™operazione solleva interrogativi sulla responsabilitร  politica e giuridica nellโ€™uso dei sistemi autonomi. Anche se i Corsair agiscono sulla base di missioni programmate e di capacitร  di autonomia, la loro impiegabilitร  come armi dโ€™attacco pone il problema di chi sia responsabile in caso di errori, colpi fuori bersaglio o danni collaterali significativi. Nel caso di Bandar Abbas, lโ€™obiettivo รจ stato presentato come un complesso militare, ma le notizie di vittime e danni in infrastrutture civili, come la stazione di pompaggio dellโ€™acqua a Mahshahr, evidenziano come la linea di demarcazione tra bersaglio militare e impatto sulla popolazione resti fragile, specialmente in aree densamente urbanizzate e militarizzate.

Sul piano politico, lโ€™impiego di sea drones in un contesto di fine del cessate il fuoco e di crescente pressione economica sullโ€™Iran indica che Washington considera i sistemi autonomi una componente utilizzabile non solo in scenari di guerra dichiarata, ma anche in campagne di coercizione e deterrenza a bassa intensitร , dove lโ€™obiettivo รจ influenzare il comportamento di un attore statale senza ricorrere a operazioni su larga scala. Per Teheran e per gli stati della regione, lโ€™evento costituisce un segnale che le future crisi nel Golfo potranno essere combattute non solo con navi e aerei tradizionali, ma con flotte invisibili di droni, capaci di agire in modo coordinato su mari, cieli e forse, in prospettiva, anche sotto la superficie.

In questo quadro, le prime immagini dei Corsair che si dirigono contro i moli di Bandar Abbas e le colonne di fumo che si alzano dal porto possono essere lette come lโ€™icona di una nuova era: la guerra navale entra nel tempo delle piattaforme autonome, e il confine tra tecnologia, politica e sicurezza energetica diventa sempre piรน stretto, destinato a ridefinire gli equilibri nel Golfo Persico e nel sistema internazionale nel suo complesso.

Stati Uniti e Iran continuano i colloqui

Donald Trump ha annunciato che Stati Uniti e Iran hanno concordato di proseguire i colloqui, ma ha dichiarato che la tregua รจ ormai finita, aprendo una fase nuova e piรน incerta del confronto tra Washington e Teheran. Il messaggio, affidato al suo profilo su Truth Social, intreccia la retorica della pressione militare con lโ€™apertura negoziale, accentuando la sensazione di un equilibrio estremamente fragile nel Golfo e nello stretto di Hormuz.

Un negoziato che continua mentre la tregua si spezza

In un post sul suo social network, Trump ha affermato che โ€œla Repubblica Islamica dellโ€™Iran ha chiesto di continuare i colloquiโ€ e che gli Stati Uniti hanno accettato, chiarendo perรฒ โ€œin termini inequivocabiliโ€ che il cessate il fuoco รจ โ€œfinitoโ€. Questo doppio binario, negoziato aperto e tregua chiusa, riflette una dinamica giร  visibile nelle ultime settimane, in cui i contatti indiretti tra Washington e Teheran si sono sovrapposti a nuove minacce militari e a incidenti sul traffico marittimo nel Golfo.

Lโ€™accordo di cessate il fuoco, nato come memorandum di intesa di 60 giorni per creare uno spazio diplomatico dopo i raid statunitensi e israeliani che avevano innescato il conflitto con lโ€™Iran, era stato giร  descritto da Trump come โ€œoverโ€, cioรจ finito, in occasione di un vertice NATO ad Ankara. Il presidente aveva dichiarato di non voler piรน โ€œavere a che fareโ€ con Teheran, salvo poi tornare a confermare la disponibilitร  a nuovi colloqui, segno di una strategia che alterna rottura e riapertura senza un chiaro quadro di lungo periodo.

Missili puntati su Teheran e rischio escalation nello stretto di Hormuz

Nel suo recente intervento, Trump ha ribadito che missili statunitensi sono giร  puntati contro lโ€™Iran e verrebbero lanciati se Teheran โ€œportasse a termine o anche solo tentasseโ€ un assassinio del presidente. Questa formulazione non solo alza la soglia della deterrenza personale, ma inserisce lโ€™eventuale targeting del presidente statunitense nel quadro di una risposta militare immediata, con implicazioni rilevanti per la percezione del rischio da parte della leadership iraniana.

Parallelamente, Washington insiste perchรฉ lโ€™Iran dichiari pubblicamente che cesserร  gli attacchi alle navi e che garantirร  corsie sicure per il traffico commerciale nello stretto di Hormuz, una delle arterie fondamentali per lโ€™export globale di petrolio. Lโ€™area ha giร  visto rallentamenti del traffico di petroliere e tensioni crescenti, mentre Trump ha ventilato la possibilitร  di imporre tasse di passaggio sullo stretto se i colloqui dovessero fallire, trasformando il controllo di quel choke point strategico in leva economica e geopolitica al servizio della pressione su Teheran.

Il ruolo di Qatar e Pakistan e la narrativa iraniana

Fin dallโ€™inizio del fragile processo diplomatico, Qatar e Pakistan hanno svolto funzioni di mediazione, ospitando incontri tecnici e facendo da tramite tra le delegazioni statunitense e iraniana. Nella localitร  svizzera di Buergenstock, una prima tornata di colloqui ad alto livello aveva prodotto una roadmap di 60 giorni, accompagnata da meccanismi per ridurre il rischio di incidente nel Libano meridionale e per garantire comunicazioni di emergenza sul traffico navale. Questi elementi tecnici, pur non risolvendo il conflitto, indicavano la volontร  di congelare temporaneamente lโ€™escalation in alcuni teatri sensibili.

Dallโ€™altro lato, la narrativa iraniana rimane improntata alla difesa e alla negazione di una richiesta di colloqui, almeno sul piano pubblico. Teheran ha smentito di aver chiesto un nuovo ciclo di negoziati con Washington, mentre figure di vertice hanno parlato di โ€œdifesa totaleโ€ nel caso in cui gli Stati Uniti tradissero gli impegni dellโ€™intesa provvisoria. Per lโ€™Iran, dunque, la prosecuzione dei contatti รจ presentata come risposta a pressioni esterne e non come concessione politica, in linea con una retorica che punta a non mostrare debolezza dopo la morte della guida suprema Ayatollah Ali Khamenei e i giorni di mobilitazione nazionale che ne sono seguiti.

Tra accordo possibile e minaccia di โ€œfinire il lavoroโ€

Negli ultimi interventi, Trump ha scandito la situazione con una formula netta: ci sarร  โ€œun accordo con lโ€™Iranโ€ oppure gli Stati Uniti โ€œporteranno a termine il lavoroโ€, lasciando intendere che la prosecuzione del conflitto rimane opzione concreta se la via diplomatica dovesse arenarsi. Lโ€™ombra di nuovi raid e di una campagna militare piรน ampia continua quindi a pesare sulle scelte iraniane, mentre Washington manovra tra pressioni militari, richieste di impegni pubblici sullo stretto di Hormuz e concessioni limitate in ambito economico, come le parziali deroghe allโ€™export di petrolio e petrolchimico e lโ€™alleggerimento del blocco su alcuni asset iraniani.

In questo quadro, la compresenza di colloqui in corso e di una tregua dichiarata โ€œfinitaโ€ configura un contesto instabile, in cui ogni incidente navale, raid mirato o minaccia personale potrebbe trasformarsi nel detonatore di una nuova fase di guerra aperta. La partita si gioca non solo sulla linea Washingtonโ€“Teheran, ma anche sul ruolo dei mediatori regionali, sulla capacitร  dei Paesi rivieraschi del Golfo di sostenere o sabotare i corridoi energetici, e sulla credibilitร  di un presidente statunitense che usa i social per annunciare contemporaneamente lโ€™apertura di tavoli negoziali e la fine delle tregue.

Lโ€™occhio di Bruxelles sulle chat: lโ€™Europa al bivio tra protezione e sorveglianza di massa

L’intersezione tra la tutela dei minori e il diritto fondamentale alla privacy digitale rappresenta una delle sfide legislative e tecnologiche piรน complesse del ventunesimo secolo. Al centro di questo acceso dibattito nell’Unione Europea si colloca la proposta della Commissione Europea di un “Regolamento recante norme per prevenire e contrastare l’abuso sessuale sui minori”, formalmente nota come CSAR (Child Sexual Abuse Regulation) e colloquialmente definita “Chat Control” dai suoi critici e dalla stampa specializzata.

Questo dossier tecnico esamina in modo esaustivo e accessibile l’architettura legale, politica e tecnologica del Chat Control. Il documento traccia l’evoluzione della normativa dal regime temporaneo (Chat Control 1.0) al quadro permanente attualmente in fase di negoziazione nei triloghi europei (Chat Control 2.0). L’analisi risponde puntualmente agli interrogativi sollevati dal dibattito pubblico: chi sono i soggetti sottoposti a monitoraggio, come si sono svolte le complesse dinamiche di voto in seno al Parlamento Europeo, e, soprattutto, attraverso quale meccanismo tecnico la versione 2.0 del regolamento andrebbe a incidere sulle comunicazioni protette da crittografia end-to-end (E2EE), verificando la fondatezza delle preoccupazioni sollevate dalla comunitร  scientifica internazionale.

Introduzione al quadro normativo e al conflitto sui diritti Fondamentali

La genesi del Chat Control affonda le proprie radici nella pressante necessitร  di arginare la proliferazione del materiale pedopornografico (CSAM, Child Sexual Abuse Material) e il fenomeno dell’adescamento online di minori, comunemente noto come grooming. L’obiettivo legislativo, in sรฉ, รจ inequivocabile e gode di un consenso politico unanime: proteggere i soggetti piรน vulnerabili dallo sfruttamento e dagli abusi nell’ecosistema digitale. Tuttavia, i mezzi ingegneristici e legali proposti per raggiungere tale fine hanno innescato un conflitto costituzionale senza precedenti all’interno delle istituzioni europee.

Da un lato vi รจ l’imperativo morale, oltre che legale, di fornire alle forze dell’ordine e alle agenzie investigative strumenti efficaci per contrastare reti criminali sempre piรน sofisticate; dall’altro, vi sono i diritti inalienabili sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Nello specifico, il dibattito si concentra sul diritto al rispetto della vita privata e familiare (Articolo 7), sulla protezione dei dati di carattere personale (Articolo 8) e sulla libertร  di espressione (Articolo 11).

Il fulcro della controversia si condensa attorno al concetto giuridico e tecnico di “sorveglianza di massa indiscriminata”. La legislazione europea e la consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) vietano storicamente l’imposizione di obblighi di monitoraggio generale e preventivo per i fornitori di servizi di comunicazione. Il Chat Control, nelle sue varie iterazioni legislative, sfida direttamente questo paradigma consolidato. Per poter operare con l’efficacia richiesta dai promotori, il sistema necessita dell’accesso, dell’intercettazione e dell’analisi sistematica delle comunicazioni private di milioni di cittadini europei che non sono in alcun modo sospettati di aver commesso un crimine.

Il cortocircuito normativo: l’EECC e le origini del Chat Control

Per comprendere a fondo la necessitร  che ha spinto la Commissione Europea a formulare la proposta del Chat Control, รจ indispensabile fare un passo indietro e analizzare un cortocircuito normativo venutosi a creare tra il 2020 e il 2021.

Storicamente, le grandi piattaforme tecnologiche, prevalentemente con sede negli Stati Uniti (come Microsoft, Google e Facebook), effettuavano scansioni volontarie dei messaggi, delle e-mail non crittografate e dei file archiviati nei cloud dei propri utenti alla ricerca di CSAM. I risultati di queste scansioni automatizzate venivano poi inviati al National Center for Missing and Exploited Children (NCMEC) negli Stati Uniti, che fungeva da snodo centrale per le indagini globali.

Il panorama legale รจ mutato radicalmente con l’entrata in vigore del Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC) alla fine del 2020. Questa direttiva aveva uno scopo di tutela dei consumatori: estendere i rigorosi requisiti di riservatezza e segretezza delle comunicazioni, previsti dalla Direttiva ePrivacy (2002/58/CE), anche ai cosiddetti servizi OTT (Over-The-Top). I servizi OTT includono i servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero, ovvero piattaforme come WhatsApp, Facebook Messenger, Gmail, Skype e le chat interne ai videogiochi.

Nel momento in cui la Direttiva ePrivacy รจ diventata applicabile a questi servizi OTT, le scansioni volontarie effettuate dalle aziende tecnologiche americane sui cittadini europei sono diventate, di fatto, illegali sul suolo dell’Unione, in quanto violavano il divieto di intercettazione e sorveglianza delle comunicazioni elettroniche senza un mandato specifico. Le aziende si sono trovate costrette a sospendere le scansioni in Europa per non incorrere nelle sanzioni previste dalle autoritร  garanti della privacy.

L’era del chat control 1.0: la deroga temporanea (reg. UE 2021/1232)

Di fronte all’interruzione dei flussi di segnalazione di CSAM provenienti dall’Europa, nel settembre 2020 la Commissione Europea รจ corsa ai ripari presentando una proposta legislativa d’urgenza. Questo testo mirava a creare un’esenzione legale, una deroga temporanea alla Direttiva ePrivacy, per consentire il ripristino delle pratiche di scansione. Il regolamento provvisorio, adottato formalmente il 14 luglio 2021 ed entrato in vigore nell’agosto dello stesso anno (Regolamento UE 2021/1232), รจ stato rapidamente ribattezzato dalla stampa e dalla societร  civile come Chat Control 1.0.

Il Chat Control 1.0 si basava su alcune caratteristiche operative e giuridiche molto specifiche:

Volontarietร  dell’azione: il regolamento permetteva, ma non obbligava in alcun modo, i fornitori di servizi di comunicazione OTT a derogare alle norme sulla riservatezza per scansionare contenuti e metadati.

Esclusione de facto della crittografia: le pratiche di scansione consentite dal Chat Control 1.0 si applicavano esclusivamente ai servizi non crittografati end-to-end. Le e-mail ospitate su server (come Gmail o Outlook), i messaggi diretti non protetti sui social network (come Instagram o Facebook Messenger), e le piattaforme di archiviazione file erano i bersagli principali della misura.

Natura transitoria: consapevole della fragilitร  giuridica di una deroga ai diritti fondamentali, il legislatore aveva concepito il regolamento come una misura ponte. Conteneva una “sunset clause” che ne fissava la scadenza al 3 agosto 2024, data entro la quale le istituzioni avrebbero dovuto approvare un quadro normativo permanente ed equilibrato (il futuro Chat Control 2.0).

Lo scontro istituzionale e la scadenza del 2026

I ritardi cronici nell’approvazione della legislazione permanente hanno costretto l’Unione Europea a estendere il Chat Control 1.0. Una prima proroga ha spostato la scadenza al 3 aprile 2026. Con l’avvicinarsi inesorabile di questa nuova data limite, e con il Chat Control 2.0 ancora impantanato nei negoziati tra gli Stati membri, la Commissione Europea ha formulato, nel dicembre 2025, una proposta per una seconda estensione di due anni, fino all’aprile 2028.

Il percorso di questa seconda estensione ha generato una crisi istituzionale. Il 26 marzo 2026, il Parlamento Europeo, riflettendo le crescenti preoccupazioni sui diritti civili e l’insofferenza per l’uso prolungato di una deroga d’emergenza, ha respinto la proposta di estensione in prima lettura. Il voto รจ stato netto: 311 voti contrari all’estensione, 228 a favore e 92 astensioni. L’effetto giuridico รจ stato immediato: il 3 aprile 2026 la base legale per la scansione volontaria รจ decaduta. Molte piattaforme hanno dovuto sospendere le operazioni di rilevamento in Europa, mentre altre, come ha notato l’organizzazione Electronic Frontier Foundation, hanno continuato a operare in un pericoloso vuoto normativo.

La manovra procedurale del luglio 2026

Il rigetto parlamentare del marzo 2026 sembrava aver chiuso il capitolo della deroga temporanea. Tuttavia, l’iter ha subito un’inversione di marcia drammatica durante i mesi estivi, orchestrata principalmente dal Consiglio dell’Unione Europea e sostenuta dai vertici del Partito Popolare Europeo (PPE) all’interno del Parlamento. Il Consiglio ha riproposto il testo originale della Commissione (quello che estendeva la deroga al 2028), forzando il Parlamento a una “seconda lettura”.

La Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, ha accelerato i tempi avvalendosi della procedura d’urgenza (Articolo 170 del Regolamento), fissando il voto decisivo per il 9 luglio 2026, esattamente l’ultima sessione plenaria utile prima della pausa estiva e subito dopo le elezioni europee. Questa tempistica ha sollevato forti critiche, poichรฉ la seconda lettura prevede un meccanismo di ribaltamento dell’onere decisionale altamente insidioso: per respingere o emendare la posizione adottata dal Consiglio, non รจ sufficiente una maggioranza semplice dei presenti, ma รจ richiesta la maggioranza assoluta dei componenti del Parlamento Europeo (ovvero 361 voti su 720).

I risultati della votazione del 9 luglio 2026 hanno evidenziato la spaccatura dell’emiciclo e la peculiaritร  della regola procedurale applicata:

Posizione di voto (9 luglio 2026)Numero di voti (eurodeputati)Esito pratico
A favore del rigetto/emendamento (contro l’estensione del Chat Control 1.0)314Non raggiunge la soglia assoluta di 361 voti richiesta per il rigetto.
Contro il rigetto/emendamento (a favore della posizione del Consiglio per estendere il testo)276Minoranza dei presenti, ma sufficiente per far passare il testo per mancato raggiungimento del quorum avverso.
Astensioni17Ininfluenti ai fini del calcolo della maggioranza assoluta.

Nonostante la maggioranza dei parlamentari presenti avesse votato contro il ripristino della scansione di massa (314 contro 276), il mancato raggiungimento della soglia procedurale dei 361 voti ha determinato l’adozione automatica della posizione del Consiglio. Di conseguenza, il Chat Control 1.0 รจ stato ripristinato ed esteso legalmente fino al 3 aprile 2028. Esponenti per i diritti digitali e numerosi legislatori hanno condannato la manovra. L’ex eurodeputato Patrick Breyer ha definito l’accaduto “una farsa che danneggia la democrazia”, sottolineando come un espediente procedurale abbia permesso di perpetuare una sorveglianza di massa contro la chiara volontร  politica della maggioranza dei votanti.

Dal volontario all’obbligatorio: l’architettura del chat control 2.0 (CSAR)

Mentre il Chat Control 1.0 fornisce, seppur tra le polemiche, un’esenzione legale temporanea, il vero campo di battaglia sul futuro della privacy si gioca sul testo del Chat Control 2.0 (Regolamento CSAR). Questa proposta mira a istituire un quadro normativo permanente, vincolante per tutti gli attori del mercato e, soprattutto, tecnologicamente onnicomprensivo.

La proposta iniziale della Commissione (maggio 2022)

L’11 maggio 2022, la Commissione Europea ha presentato la prima bozza del regolamento CSAR. Il testo segnava un drastico passaggio filosofico e legale: si passava dalla facoltร  concessa alle aziende di scansionare volontariamente i contenuti (Chat Control 1.0) all’obbligo tassativo di rilevare, segnalare e rimuovere il materiale pedopornografico dai propri server e network.

L’impianto originale ruotava attorno all’emissione di “ordini di rilevamento” (detection orders). Qualora un’autoritร  nazionale avesse ritenuto che una determinata piattaforma presentasse un rischio significativo di essere utilizzata per la condivisione di CSAM, avrebbe potuto ingiungere all’azienda di installare sistemi di monitoraggio automatizzati. Tali ordini avrebbero costretto le piattaforme ad analizzare sistematicamente tutte le comunicazioni private dei propri utenti, alla ricerca non solo di materiale fotografico o video giร  noto alle autoritร , ma anche di materiale nuovo (generato artificialmente o inedito) e di schemi conversazionali e comportamentali riconducibili all’adescamento. La proposta includeva anche l’istituzione di una nuova agenzia decentralizzata, l’EU Centre on Child Sexual Abuse (EUCSA), concepita per fungere da hub di coordinamento tra le piattaforme tecnologiche, le polizie nazionali e l’Europol.

Chi viene controllato?

Una delle critiche piรน aspre mosse al CSAR riguarda l’ampiezza dello spettro di sorveglianza. Il Chat Control inverte il paradigma investigativo tradizionale: il sistema non cerca le prove di un crimine analizzando i dispositivi di un sospettato sulla base di un mandato mirato (sorveglianza giudiziaria), ma analizza le comunicazioni di tutti i cittadini per identificare chi potrebbe essere un criminale.

I soggetti controllati, in caso di attuazione del regolamento, includono chiunque utilizzi servizi digitali all’interno dell’Unione Europea. Le piattaforme assoggettate agli obblighi includono:

Servizi di messaggistica istantanea (es. WhatsApp, Signal, Telegram, iMessage).

Servizi di posta elettronica (es. Gmail, Outlook, ProtonMail).

Chat integrate nei videogiochi (es. Xbox Live, PlayStation Network, Discord).

Servizi di archiviazione cloud personale e file hosting (es. iCloud, Google Drive, OneDrive, Dropbox).

Ogni fotografia di famiglia, documento aziendale riservato, cartella clinica condivisa via chat, scambio di messaggi intimi tra adulti o conversazione lavorativa transita, di fatto, attraverso l’infrastruttura di analisi probabilistica descritta dalla normativa.

L’inclusione della crittografia end-to-end: la fine della sicurezza matematica

Il punto focale della query originaria richiede di verificare la validitร  di una specifica preoccupazione tecnica: รจ vero che il Chat Control 2.0 includerebbe le comunicazioni end-to-end (E2EE)?

La risposta, dopo un’analisi incrociata del testo legale e della fattibilitร  tecnica, รจ inequivocabilmente Sรฌ. Sebbene il legislatore abbia tentato di mascherare questa realtร  attraverso formulazioni semantiche rassicuranti, l’infrastruttura ingegneristica richiesta dal CSAR rende inevitabile la compromissione dell’E2EE.

Per comprendere questo paradosso (una legge che afferma di proteggere la crittografia ma ne richiede nei fatti l’aggiramento), รจ indispensabile comprendere il funzionamento dell’E2EE e la tecnica del Client-Side Scanning.

Il problema dell’E2EE per le forze dell’ordine

Nella crittografia end-to-end, il messaggio viene cifrato (chiuso matematicamente in una cassaforte) direttamente sul dispositivo del mittente, utilizzando chiavi crittografiche generate localmente, e viene decifrato esclusivamente sul dispositivo del destinatario legittimo. Durante tutto il transito attraverso la rete internet e durante la permanenza sui server dell’azienda fornitrice del servizio (ad esempio, i server di Meta o di Signal), il messaggio appare come una stringa incomprensibile di dati. Questa architettura garantisce che nessun intermediario โ€” nรฉ un hacker ostile, nรฉ il provider del servizio, nรฉ un’agenzia governativa โ€” possa intercettare e leggere il contenuto della comunicazione.

Se il regolamento europeo ordina a WhatsApp o a Signal di scansionare i messaggi dei propri utenti, queste aziende si trovano di fronte a un’impossibilitร  matematica: non possono scansionare ciรฒ che non possono decifrare. E il legislatore europeo ha inserito nella bozza di legge clausole che affermano esplicitamente che “nessun fornitore sarร  obbligato a indebolire la crittografia o creare backdoor”.

La soluzione tecnica: il Client-Side Scanning (CSS)

Come conciliare un divieto di indebolire l’E2EE con l’obbligo di ispezionare il contenuto protetto dall’E2EE? L’industria della sorveglianza e i proponenti del Chat Control hanno individuato la soluzione nel Client-Side Scanning (Scansione Lato Client).

Se non si puรฒ intercettare il messaggio mentre viaggia nel tunnel crittografico, l’unica soluzione รจ leggere e analizzare il messaggio mentre viene composto, direttamente sullo schermo dell’utente, frazioni di secondo prima che la crittografia venga applicata. Questo significa spostare il punto di intercettazione dal server centrale al dispositivo finale (lo smartphone, il tablet o il computer del cittadino).

Il funzionamento del CSS prevede i seguenti passaggi:

Un modulo software di sorveglianza (spesso sviluppato da terze parti e fornito in licenza) viene integrato all’interno del sistema operativo del dispositivo o direttamente nel codice dell’app di messaggistica (es. l’app di WhatsApp installata sul telefono).

L’utente digita un messaggio di testo o seleziona un’immagine dalla galleria per l’invio.

Prima che l’app avvii il protocollo di cifratura E2EE, il modulo CSS analizza il contenuto in chiaro, confrontandolo con i database di CSAM o analizzandolo tramite reti neurali locali.

Se il software determina che il contenuto รจ sospetto, blocca l’invio e trasmette silenziosamente una segnalazione (contenente il file decrittografato e i dati dell’utente) a un server esterno controllato dall’EUCSA o dalle polizie nazionali.

Rispondendo in modo definitivo al quesito: il Chat Control 2.0 include le comunicazioni end-to-end non decifrandole in transito, ma trasformando il dispositivo personale dell’utente (il “client”) nell’agente di sorveglianza, eludendo completamente lo scopo e la funzione del tunnel crittografico.

L’evoluzione dei triloghi (2023-2026): dalla scansione obbligatoria alla “mitigazione del rischio”

L’impianto sopra descritto ha suscitato una reazione politica di portata storica, spingendo la proposta di legge in un estenuante percorso negoziale (i triloghi tra Commissione, Parlamento e Consiglio dell’UE) che si รจ protratto per anni.

La resistenza del Parlamento europeo

Nel novembre 2023, la Commissione per le Libertร  Civili (LIBE) del Parlamento Europeo, guidata dal relatore Javier Zarzalejos, ha approvato una bozza di compromesso che ha demolito l’impianto della Commissione. Il Parlamento ha stabilito tre linee rosse invalicabili: l’esclusione categorica del Client-Side Scanning, il rifiuto della sorveglianza indiscriminata di massa (restringendo gli ordini di rilevamento solo a individui giร  sottoposti a indagine per sospetti fondati), e il divieto assoluto di interferire con la crittografia E2EE.

I compromessi del Consiglio e i triloghi del 2026

Il Consiglio dell’Unione Europea, rappresentante i governi degli Stati membri, si รจ spaccato a metร . Un blocco di paesi (guidato dalla Danimarca, dalla Spagna e dall’Irlanda) ha premuto per mantenere ordini di rilevamento ampi e vincolanti; un altro blocco (tra cui Polonia, Paesi Bassi e Repubblica Ceca) si รจ opposto alla rottura dell’E2EE. La Germania, che storicamente guidava il blocco dei paesi garantisti, ha assunto posizioni altalenanti, indebolendo la minoranza di blocco e permettendo al Consiglio di avanzare verso un accordo.

Alla fine del 2025, รจ stato forgiato un compromesso semantico che ha gettato le basi per i triloghi sotto la presidenza cipriota nella prima metร  del 2026. Il compromesso finale discusso nell’ultimo trilogo programmato del 29 giugno 2026 si basa su una complessa architettura di obblighi indiretti:

L’illusione della volontarietร : il Consiglio accetta di rimuovere gli “ordini di rilevamento obbligatori” per le chat E2EE. Il rilevamento diventa formalmente “volontario”.

L’obbligo di mitigazione del rischio: viene imposto a tutti i fornitori di effettuare una valutazione dei rischi dei propri servizi. Se un’app E2EE (come WhatsApp) viene classificata ad alto rischio per la condivisione di CSAM, l’azienda รจ tenuta per legge a implementare “tutte le misure ragionevoli” per mitigare tale rischio.

Il “de facto mandate”: poichรฉ l’unica tecnologia esistente per mitigare il rischio di diffusione CSAM su una piattaforma E2EE รจ il Client-Side Scanning, la legge crea un obbligo mascherato. L’implementazione del CSS non รจ obbligata per decreto diretto, ma รจ l’unico modo per un’azienda di ottemperare all’obbligo di mitigazione del rischio e di evitare sanzioni astronomiche (fino al 6% del fatturato globale).

Inoltre, il testo prevede la possibilitร  che le autoritร  nazionali possano emettere ordini di rilevamento per specifici individui, introducendo una potenziale breccia nell’architettura E2EE, sebbene la presidenza cipriota abbia cercato di circoscriverne l’uso.

Iterazione legislativaPosizione sulla crittografia E2EEMeccanismo di rilevamento proposto
Proposta Commissione (maggio 2022)Indebolimento mascherato tramite CSS ammesso.Obbligatorio, massivo e indiscriminato tramite ordini di rilevamento generali.
Posizione Parlamento (nov. 2023)Protezione assoluta. Nessun obbligo che intacchi l’E2EE.Mirato solo su sospettati identificati, previo mandato giudiziario (no CSS).
Posizione Consiglio (compromesso 2025/2026)Nessun obbligo diretto di decrittazione, ma ammissione del CSS per ottemperare agli obblighi di rischio.Formale volontarietร  accoppiata a rigidi obblighi di mitigazione del rischio. Incoraggiamento allo sviluppo di tecnologie CSS per servizi ad alto rischio.

Disamina tecnica delle tecnologie di scansione: limiti e pericoli

Indipendentemente dalle diatribe legali sulla natura obbligatoria o volontaria della scansione, le tecnologie che dovrebbero eseguire questo monitoraggio di massa presentano criticitร  strutturali, tassi di errore inaccettabili e vulnerabilitร  intrinseche, come ripetutamente sottolineato dalla comunitร  accademica. L’architettura del Chat Control 2.0 poggia su due pilastri tecnologici.

L’hashing percettivo (per il materiale CSAM noto)

Quando le forze di polizia internazionali scoprono un file CSAM, non inseriscono nel database l’immagine vera e propria, ma ne calcolano l’hash, un’impronta digitale matematica. Le piattaforme usano questa impronta per cercare il file nei messaggi degli utenti. Per evitare che i criminali eludano il controllo cambiando un singolo pixel dell’immagine (che cambierebbe completamente un hash crittografico tradizionale, come l’SHA-256), l’industria ha sviluppato algoritmi di hashing percettivo (come PhotoDNA di Microsoft). Questi algoritmi estraggono caratteristiche visive salienti, garantendo che immagini simili o leggermente modificate producano hash comparabili.

La vulnerabilitร : l’hashing percettivo รจ matematicamente soggetto agli “adversarial attacks” (attacchi avversari) o “collision attacks”. Ricercatori indipendenti hanno dimostrato quanto sia facile ingannare questi sistemi. Un malintenzionato puรฒ prendere una fotografia del tutto innocua (ad esempio l’immagine di un paesaggio, un testo o un meme) e alterarne una percentuale minima di pixel in modo impercettibile all’occhio umano. Questa alterazione fa collidere matematicamente l’hash del paesaggio innocuo con l’hash di un noto video pedopornografico. Se un utente innocente invia la foto alterata a un amico, l’algoritmo PhotoDNA installato sul suo smartphone farร  scattare un allarme, inviando i dati personali dell’utente alla polizia con l’accusa automatizzata di possesso e diffusione di materiale CSAM. In un sistema applicato a centinaia di milioni di dispositivi, questa vulnerabilitร  potrebbe essere utilizzata su larga scala per ricatti, ritorsioni politiche o sabotaggi.

I classificatori ad intelligenza artificiale (per materiale nuovo e grooming)

Il Chat Control 2.0 ambisce a trovare anche il materiale CSAM generato per la prima volta e, soprattutto, a intercettare il grooming (l’adescamento testuale dei minori). Poichรฉ questo materiale non esiste in alcun database, non si possono usare gli hash. Il legislatore impone quindi l’utilizzo di Classificatori ad Intelligenza Artificiale (reti neurali per la computer vision e il Natural Language Processing – NLP) per analizzare semiticamente e visivamente ogni conversazione alla ricerca di “schemi di rischio”.

La fallacia del tasso di errore: l’impiego dell’IA per la sorveglianza testuale e visiva si scontra con il paradosso statistico della “Base Rate Fallacy” (fallacia del tasso di base). Anche se un algoritmo fosse accurato al 99% nel rilevare l’adescamento o la nuditร  illegale, applicarlo all’immensa mole di miliardi di messaggi scambiati ogni giorno in Europa genererebbe un disastro amministrativo. L’1% di errore su miliardi di transazioni equivale a decine di milioni di segnalazioni errate (falsi positivi) quotidiane.

La realtร  empirica conferma i timori. I dati della Polizia Federale Svizzera, che giร  riceve segnalazioni automatizzate basate su questi algoritmi dagli USA, indicano che ben l’80-87% delle segnalazioni ricevute รจ totalmente irrilevante a livello penale. I filtri basati sull’IA non sono in grado di comprendere il contesto, l’ironia o il consenso. Di conseguenza, segnalano regolarmente cartelle cliniche elettroniche condivise tra genitori e pediatri, fotografie delle vacanze balneari con bambini in costume da bagno, e pratiche di sexting consenziente tra adolescenti che, pur inviandosi reciprocamente materiale intimo, finiscono per essere perseguiti dal sistema progettato per proteggerli (in Germania, circa il 40% delle indagini penali generate da questi sistemi coinvolge in realtร  minori e non predatori). L’eccesso di informazioni irrilevanti rischia di paralizzare i reparti informatici delle polizie europee, distogliendo risorse essenziali dalla caccia alle vere reti criminali del dark web, dove i predatori esperti si nascondono utilizzando crittografia autogestita estranea agli obblighi del Chat Control.

Il consenso scientifico e il paradigma “bugs in our pockets”

L’assenza di pragmatismo tecnologico nella proposta europea ha generato un’imponente sollevazione da parte dell’intera comunitร  crittografica e accademica internazionale. Oltre 500 scienziati ed esperti di sicurezza informatica โ€” tra cui spiccano luminari come Ross Anderson, Matthew Green, Bruce Schneier, Whitfield Diffie, Ronald Rivest (il co-inventore dell’algoritmo RSA) e Susan Landau โ€” hanno condannato senza mezzi termini il concetto di Client-Side Scanning in numerose lettere aperte e pubblicazioni scientifiche peer-reviewed.

La pietra miliare di questa opposizione scientifica รจ il paper “Bugs in our Pockets: The Risks of Client-Side Scanning”. In questo studio, gli autori decostruiscono la narrazione secondo cui il CSS possa rappresentare una soluzione di compromesso tra sicurezza pubblica e privacy, dimostrando come, al contrario, l’implementazione del CSS distrugga sistematicamente la sicurezza dell’infrastruttura digitale globale.

La tesi degli accademici si fonda su due pilastri interconnessi:

L’estensione della superficie di attacco (attack surface): l’implementazione di un modulo di sorveglianza e di un database di hash all’interno del sistema operativo o dell’app di ogni singolo cittadino europeo espande enormemente le vulnerabilitร  del sistema. Qualsiasi software progettato per scansionare file e comunicare con un server remoto per inviare report costituisce, per definizione, una potenziale porta d’accesso per attori malintenzionati. Se hacker sponsorizzati da stati ostili (APT) o sindacati criminali scoprissero una falla nel modulo CSS, potrebbero dirottarne le funzioni per condurre spionaggio di massa sui dispositivi di milioni di europei, sottrarre dati sensibili e monitorare in tempo reale le comunicazioni prima ancora della crittografia.

La mutazione della fiducia architetturale: la crittografia End-to-End basa il suo valore sulla fiducia che il dispositivo risponda esclusivamente ai comandi del suo proprietario legittimo. Il CSS altera questa premessa ontologica. Installando un agente terzo che obbedisce a una lista di controllo (database) aggiornata silenziosamente da governi o agenzie sovranazionali (l’EUCSA), il dispositivo non agisce piรน nell’interesse dell’utente, ma contro di esso. Il CSS trasforma ogni smartphone in una potenziale microspia permanentemente latente nella tasca del cittadino (“bugs in our pockets”).

Come riassunto dai firmatari dello studio, dal punto di vista dell’ingegneria informatica, non รจ possibile creare una “backdoor magica” o un sistema di scansione che identifichi unicamente le prove di reati specifici garantendo al contempo che il sistema non venga mai abusato, dirottato o riprogrammato per finalitร  ulteriori.

L’impatto sull’anonimato: la verifica dell’etร  (Age Verification)

Se la battaglia sulla crittografia ha dominato i titoli delle testate tecnologiche, un pericolo altrettanto insidioso per le libertร  civili si annida nelle pieghe del Chat Control 2.0: la questione della verifica dell’etร  (age verification o age assurance).

Durante i negoziati per ammorbidire le posizioni sulla scansione obbligatoria, il Consiglio ha spinto per un’impostazione basata sulla “mitigazione del rischio”. Un pilastro fondamentale di questo approccio prescrive che le piattaforme debbano limitare l’accesso dei minori ai servizi considerati a rischio (e quasi tutti i servizi di messaggistica con E2EE ricadrebbero in questa categoria per la presunta impossibilitร  di moderarli).

Il corollario tecnico di questo obbligo legale รจ stringente: affinchรฉ una piattaforma come WhatsApp, Telegram o un client email possa negare l’accesso a un minore di 16 anni, o modularne le funzioni, la piattaforma deve inevitabilmente stabilire l’etร  certa di ogni singolo utente. Di conseguenza, il CSAR impone, de facto, la fine dell’anonimato e dell’uso di pseudonimi nell’ecosistema digitale europeo.

L’identificazione certa e la verifica dell’etร , specialmente per conformarsi agli standard di certezza legale richiesti dalle istituzioni comunitarie, non possono basarsi su un’autodichiarazione tramite casella di spunta. I fornitori di servizi sarebbero costretti a richiedere agli utenti l’inserimento di un documento di identitร  governativo (come un passaporto o il futuro EU Digital Identity Wallet, obbligatorio negli Stati membri entro la fine del 2026), oppure a utilizzare software biometrici per la stima dell’etร  tramite scansione facciale.

Le organizzazioni per i diritti civili e i gruppi a tutela della libertร  di stampa (tra cui EDRi) hanno denunciato questa prospettiva come catastrofica. Condizionare l’accesso ai canali di comunicazione privata all’esibizione di un documento di identitร  digitale governativo significa instaurare un’architettura di sorveglianza senza via di fuga. Questa limitazione della libertร  di espressione colpisce asimmetricamente i gruppi piรน vulnerabili:

I whistleblower e le fonti giornalistiche, privati della possibilitร  di creare account anonimi sicuri, si troverebbero esposti all’identificazione e a possibili ritorsioni, limitando drasticamente la capacitร  di denunciare la corruzione o gli abusi aziendali.

I dissidenti politici, gli attivisti per i diritti umani e i membri di minoranze discriminate all’interno dell’UE vedrebbero compromessa la loro sicurezza operativa.

Le fasce emarginate della popolazione, come i senzatetto, gli immigrati irregolari o chi semplicemente non possiede (o si rifiuta di attivare per motivi di privacy) un’identitร  digitale governativa, subirebbero un’esclusione digitale totale, venendo preclusi dall’utilizzo dei principali mezzi di comunicazione moderna.

L’idea stessa di uno spazio digitale in cui l’anonimato รจ un diritto di base, garantito dalla crittografia e dalla non tracciabilitร , viene sradicata a favore di un ambiente in cui ogni comunicazione testuale รจ inestricabilmente legata al profilo anagrafico statale del mittente.

Analisi di secondo e terzo livello: le implicazioni geopolitiche ed economiche

Limitare l’analisi del Chat Control alla sola, pur importantissima, dicotomia “privacy individuale vs tutela dei minori” significa trascurare una serie di ramificazioni strutturali a lungo termine (insight di secondo e terzo ordine) che l’approvazione del CSAR comporterebbe per l’assetto democratico e per l’ecosistema tecnologico ed economico europeo.

Il “Brussels effect” e l’esportazione della sorveglianza

L’Unione Europea ha storicamente esercitato il cosiddetto “Brussels effect”: per il peso specifico del mercato comunitario, le normative approvate a Bruxelles (come il GDPR o l’AI Act) tendono a plasmare lo standard globale, imponendo ai colossi tecnologici di adeguare la propria infrastruttura a livello planetario per evitare di dover gestire ecosistemi doppi.

Se l’Europa stabilisce che รจ legale, etico e necessario per la sicurezza pubblica installare software di scansione lato client (CSS) in tutti i dispositivi per intercettare i contenuti prima della cifratura E2EE, il contraccolpo geopolitico sarร  incalcolabile. L’Unione Europea si priverebbe di ogni autorevolezza morale per condannare le pratiche di censura o intercettazione attuate da regimi illiberali in Asia, Medio Oriente o Africa. Inoltre, le infrastrutture tecniche sviluppate dalle multinazionali statunitensi per compiacere le leggi europee (i moduli CSS nei sistemi operativi) sarebbero immediatamente disponibili e sfruttabili da quei governi autoritari per tracciare dissidenti politici o reprimere proteste, mascherando tali azioni dietro l’ombrello di una tecnologia “validata dalle istituzioni democratiche europee”.

Il rischio cronico del “function creep” (deriva delle funzioni)

Un concetto ampiamente documentato negli studi sulla sorveglianza e citato ripetutamente nei paper accademici sul Chat Control รจ il function creep (deriva o strisciamento delle funzioni). La storia delle telecomunicazioni dimostra che le infrastrutture legali e tecniche create per fronteggiare reati di eccezionale gravitร  (terrorismo internazionale, grande criminalitร  organizzata o, in questo caso, reti di pedofilia) vengono invariabilmente espanse per coprire reati amministrativi o di entitร  minore.

Una volta normalizzata l’infrastruttura ingegneristica necessaria per monitorare la memoria dello smartphone di ogni cittadino alla ricerca di CSAM, il meccanismo tecnico รจ in essere e operativo. Modificarne la finalitร  diventa un banale e rapido atto amministrativo o un aggiornamento invisibile del database di firme digitali (hash) o dei pesi del classificatore IA. Se in futuro un governo europeo dovesse affrontare una crisi politica o fiscale, l’infrastruttura del Chat Control potrebbe essere istantaneamente riconvertita per identificare la diffusione di materiale protetto da copyright, la propaganda sovversiva, i discorsi d’odio (spesso definiti in modo arbitrario), i reati fiscali o l’organizzazione di proteste non autorizzate. La barriera di protezione che separa i cittadini dal potere statale risulterebbe permanentemente smantellata.

Il collasso della confidenzialitร  aziendale (industrial espionage)

Mentre il dibattito si concentra sull’impatto sui cittadini privati, le imprese europee fronteggiano un rischio di esposizione delle proprie proprietร  intellettuali e strategie industriali senza precedenti. L’associazione di categoria tedesca Bitkom stima che il 58% delle aziende tedesche, motore trainante dell’economia continentale, utilizzi estensivamente le comunicazioni E2EE (applicazioni come Microsoft Teams, Slack, Signal, oltre a innumerevoli soluzioni di crittografia per la posta elettronica o repository per il codice sorgente) per tutelare i propri dati.

Se il CSAR dovesse costringere queste piattaforme a implementare la scansione automatizzata (tramite CSS) sotto la pressione degli ordini di rilevamento o dell’obbligo di mitigazione del rischio, i documenti strategici riservati, le complesse trattative di fusione e acquisizione (M&A), le formule brevettate, le cartelle dei dipendenti e il codice sorgente proprietario verrebbero inevitabilmente passati al setaccio da algoritmi probabilistici.

In presenza dei tassi di falso positivo precedentemente descritti per l’IA, รจ certo che ingenti quantitร  di dati aziendali riservatissimi finirebbero per essere catalogati come sospetti e trasmessi, in chiaro, a server governativi centralizzati (EUCSA) o alle forze di polizia locali, che si trasformerebbero involontariamente in immensi e fragili depositi di segreti industriali del continente. Inoltre, emerge una complessa e irrisolta questione di liability (responsabilitร  legale): qualora un’azienda tecnologica fosse obbligata per legge a implementare il CSS, e una vulnerabilitร  del CSS portasse alla compromissione dei segreti industriali o bancari di un’azienda terza, chi risponderebbe dei danni miliardari? L’impresa tecnologica che ha eseguito l’ordine o il legislatore europeo che ha imposto l’architettura fallata?.

L’esodo del mercato e il rischio di balcanizzazione di internet

I fornitori di software orientati alla sicurezza non possono, per ragioni puramente matematiche e crittografiche, conformarsi alle richieste del Chat Control senza vanificare l’essenza stessa del loro prodotto. Aziende leader nello sviluppo della privacy crittografica, come Signal, WhatsApp (Meta) e Proton, hanno dichiarato esplicitamente e ripetutamente che, qualora il CSS o la compromissione dell’E2EE diventassero requisiti di legge in Europa, preferiranno bloccare i propri servizi e ritirarsi dall’Unione Europea piuttosto che implementare backdoor o frontdoor governative che annullino la fiducia dei loro utenti globali.

Questo scenario provocherebbe una profonda “balcanizzazione” di Internet. Da un lato, il mercato digitale europeo si isolerebbe in una “bolla di sorveglianza” sanzionata dallo stato, costringendo i comuni cittadini e le pubbliche amministrazioni a utilizzare reti intrinsecamente non sicure e sprovviste di crittografia moderna. Dall’altro, l’Unione assisterebbe alla fuga della parte tecnologicamente alfabetizzata della sua popolazione verso soluzioni di comunicazione appartenenti a un “mercato grigio” digitale (pratiche di side-loading per installare app non approvate, utilizzo massivo di Virtual Private Network per camuffare la localizzazione, servizi open source sviluppati in giurisdizioni off-shore come la Svizzera o in nazioni con leggi che tutelano rigorosamente l’E2EE). In tale scenario, le forze dell’ordine europee si ritroverebbero a sorvegliare inutilmente le comunicazioni della popolazione comune, mentre criminali e predatori migrererebbero su canali impenetrabili al controllo statale, annullando totalmente l’efficacia della legge e ridicolizzandone l’impianto originario.

Un sistema che non fa ciรฒ che dovrebbe

Il controverso percorso normativo del Chat Control evidenzia una frattura apparentemente incolmabile tra i nobili obiettivi politici delle istituzioni dell’Unione Europea e la cruda, inflessibile realtร  della matematica crittografica e della sicurezza informatica.

L’analisi dell’iter del Chat Control, dalla deroga temporanea (1.0) fino alle estenuanti trattative nei triloghi per la versione definitiva (2.0) sotto la presidenza cipriota di giugno 2026, culminate nella precaria e travagliata adozione dell’estensione del Chat Control 1.0 nel luglio 2026, ritrae un legislatore europeo ostinatamente intrappolato in un vicolo cieco tecnologico e logico.

รˆ incontestabile che lo sfruttamento e l’abuso sessuale sui minori, la diffusione del CSAM e il grooming rappresentino crimini gravissimi, i quali esigono l’impiego di contromisure di sistema severe e coordinate. Tuttavia, l’impianto architetturale ingegneristico che sottende al Chat Control โ€” compresi i tentativi sofistici di ammettere il monitoraggio lato client pur decantando la presunta salvezza formale delle comunicazioni end-to-end โ€” si risolve nella creazione di una distopia orwelliana. Equivale, nei fatti, a pretendere che il servizio postale apra preventivamente ogni singola lettera confidenziale in circolazione nel continente prima del suo smistamento, o a decretare che ciascun cittadino accolga nel proprio salotto un dispositivo microfonico ad attivazione preventiva da parte delle autoritร .

I tassi astronomici di errore (generati da collisioni hash e da limiti semantici della computer vision) e la comprovata inettitudine delle intelligenze artificiali nell’analisi sfumata del grooming annichiliscono i presunti vantaggi del sistema. Si sacrifica una certezza matematica (l’inviolabilitร  dell’E2EE, pilastro dell’economia e della sicurezza occidentale moderna) per rincorrere un discutibile ed esile vantaggio investigativo, destinato ad affogare le questure e i tribunali in oceani di denunce futili contro innocenti, svuotando di tempo e risorse preziose i reparti dedicati alle indagini reali sui nodi del dark web.

Il successo del blitz procedurale del 9 luglio 2026 ha esteso legalmente lo status quo del Chat Control 1.0 fino al 2028, concedendo cosรฌ al Parlamento Europeo, al Consiglio e alla Commissione una precaria finestra di riflessione in cui tentare la risoluzione dello stallo negoziale sul Chat Control 2.0 (CSAR). Qualsiasi soluzione normativa permanente, affinchรฉ possa realmente considerarsi efficace e ossequiosa dei principi delle democrazie occidentali, dovrร  abdicare all’illusione del controllo universale e preventivo e abbandonare la pulsione alla decostruzione dell’architettura end-to-end.

Il focus investigativo europeo deve ritornare metodologie tradizionali di intelligenza e investigazione, al monitoraggio approfondito dei canali finanziari di monetizzazione dei contenuti, all’uso proporzionato delle intercettazioni su obiettivi specifici autorizzati dalla magistratura, e allo sviluppo di solidi programmi preventivi di educazione e Safety by Design, ponendo cosรฌ fine a un decennio di minacce alla stabilitร  crittografica dell’infrastruttura digitale contemporanea.

La Cpu migliore? Ryzen 9 9950X3D contro Core Ultra 9 285K

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Il 2026 รจ lโ€™anno in cui il mercato delle CPU desktop ha smesso di essere una guerra di numeri di core e ha iniziato a diventare una battaglia di architetture, cache e piattaforme, con pochi modelli che emergono nettamente come โ€œmigliori assoluteโ€ per potenza, gaming e produttivitร .

La nuova รฉlite delle CPU: Ryzen 9 9950X3D e Core Ultra 9 285K

Al vertice della piramide si collocano due processori che sintetizzano alla perfezione la strategia di AMD e Intel nel 2026: AMD Ryzen 9 9950X3D e Intel Core Ultra 9 285K.

Il Ryzen 9 9950X3D รจ il fiore allโ€™occhiello della linea Zen 5 X3D di AMD, con 16 core e 32 thread in configurazione tradizionale e lโ€™adozione della tecnologia 3D Vโ€‘Cache, che porta la cache totale a 144 MB, di cui ben 128 MB di L3. Questa enorme quantitร  di cache, impilata verticalmente sul die, รจ il fattore chiave che rende il 9950X3D un processore eccezionale nei videogiochi, soprattutto in scenari a bassa latenza e framerate molto elevati.

Nei test condotti su un set di 16 titoli a 1080p, il 9950X3D ha prodotto frame rate medi circa 34% piรน alti rispetto al Core Ultra 9 285K, con un vantaggio di circa 27% anche sulle 1% lows, cioรจ sulle situazioni di calo improvviso di FPS che impattano la percezione di fluiditร .

Il Core Ultra 9 285K, dallโ€™altra parte, รจ la punta di lancia di Intel Arrow Lake per il desktop enthusiast, con architettura ibrida che combina Pโ€‘core Lion Cove e Eโ€‘core Skymont in una configurazione 24 core e 24 thread senza Hyperโ€‘Threading. Intel abbandona la logica tradizionale di โ€œpiรน thread รจ meglioโ€ e punta su core specializzati e frequenze elevate, con boost fino a 5,7 GHz sui Pโ€‘core e una cache complessiva di 76 MB, distribuita tra L2 e L3.

Nei benchmark sintetici il 285K si dimostra spesso superiore al 9950X3D in singleโ€‘thread, con un vantaggio medio intorno al 9% nelle prove di carico su singolo core, mentre nei carichi multiโ€‘thread la differenza รจ minima: il Ryzen 9 9950X3D ha un margine di circa 3% in favore, sostanzialmente trascurabile nella pratica.

Gli analisti piรน autorevoli descrivono cosรฌ il duello: AMD ha costruito il miglior processore per gaming โ€œsenza compromessiโ€, mentre Intel ha puntato a essere il riferimento per produttivitร  e carichi misti con un occhio alla efficienza. Il 285K mantiene un leggero vantaggio in scenari di produttivitร  reale.

3D Vโ€‘Cache e architettura ibrida: le due filosofie a confronto

Per capire perchรฉ queste due CPU si contendono il titolo di โ€œmigliore assolutaโ€, รจ necessario entrare nel merito delle architetture. La 3D Vโ€‘Cache di AMD รจ probabilmente la singola innovazione piรน rilevante per il gaming su CPU negli ultimi anni. In pratica, il produttore aggiunge un ulteriore strato di cache L3 sopra il die principale, creando una sorta di โ€œmagazzino di datiโ€ a bassissima latenza che i giochi possono utilizzare per contenere piรน informazioni vicino ai core.

Titoli come Cyberpunk 2077 e Flight Simulator, notoriamente CPUโ€‘bound alle basse risoluzioni, guadagnano decine di punti percentuali di performance rispetto a processori tradizionali, anche a paritร  di numero di core e frequenze.

In uno dei test il Ryzen 7 9800X3D, cioรจ il fratello minore del 9950X3D focalizzato sul gaming, ha raggiunto 334 FPS in Cyberpunk 2077 a 1080p low, mentre il Core Ultra 9 285K si รจ fermato a 216 FPS nello stesso scenario. Quando si sale al 9950X3D, che combina lโ€™architettura Zen 5 X3D con piรน core e ancora piรน cache, i recensori si aspettano, e in larga misura confermano, prestazioni ancora superiori in gioco pur mantenendo un profilo da โ€œworkstation domesticaโ€ per carichi multiโ€‘thread.

Dallโ€™altra parte, Intel con Arrow Lake e il Core Ultra 9 285K ha perfezionato il paradigma dei big nel mondo desktop, spingendo sui Pโ€‘core ad alte prestazioni affiancati da Eโ€‘core pensati per parallelizzare carichi leggeri e compiti in background. Il risultato รจ una CPU che, nei test di produttivitร  mista, soprattutto in suite come POVโ€‘Ray o alcune prove di rendering e simulazione, risulta la piรน veloce del gruppo.

Nel benchmark POVโ€‘Ray, il 285K supera il 9950X3D di circa 31%, dimostrando la forza della sua configurazione in carichi specificamente ottimizzati per lโ€™architettura ibrida. Anche molte analisi focalizzate su video editing e produzione musicale rivelano che il 285K offre tempi di render competitivi e una gestione molto fluida di timeline complesse, specialmente quando entra in gioco il supporto a memorie DDR5 ad alta banda come i moduli DDR5โ€‘9000 usati nelle piattaforme di test.

Potenza, consumi e piattaforma: dove si vince davvero

Un aspetto spesso sottovalutato quando si parla di โ€œmigliori assoluteโ€ รจ lโ€™equilibrio tra prestazioni e consumi. Qui il quadro รจ meno intuitivo di quanto i numeri di TDP possano suggerire. Sulla carta, il Ryzen 9 9950X3D ha un TDP di 170 W contro i 125 W dichiarati del Core Ultra 9 285K, ma i test di potenza reale raccontano unโ€™altra storia. Nel confronto dettagliato il 9950X3D opera in un intervallo di potenza tra 178 e 228 W in vari scenari di carico, mentre il 285K si spinge tra 219 e 325 W, con picchi che risultano circa il 30% piรน alti rispetto al processore AMD.

Questo significa che, a fronte di prestazioni gaming superiori e di un comportamento multiโ€‘thread praticamente equivalente, il 9950X3D riesce a mantenere un consumo massimo sensibilmente inferiore, semplificando la scelta di alimentatori e sistemi di dissipazione ad aria o a liquido. รˆ un dettaglio che emerge chiaramente anche dalle prove empiriche di content creator e tester indipendenti, che riportano temperature piรน controllate su sistemi AM5 rispetto alle build LGA1851 spinte al limite con il 285K.

La questione della piattaforma รจ altrettanto cruciale. AMD ha promesso supporto alla piattaforma AM5 almeno fino al 2027, il che significa che un investimento oggi su schede madri X870E o B850 di fascia alta offre un percorso di upgrade chiaro verso future generazioni di Ryzen. Intel, al contrario, ha storicamente mantenuto una vita piรน breve per i socket e giร  si ipotizza che LGA1851 possa essere un passaggio transitorio prima di un ulteriore cambio verso LGA1954 nei prossimi anni. Per un utente enthusiast o un professionista che progetta una workstation destinata a durare, la longevitร  della piattaforma AM5 รจ uno degli argomenti piรน forti a favore del 9950X3D e, piรน in generale, della famiglia Ryzen X3D.

Il ruolo del Ryzen 7 9850X3D e del 9800X3D: i re del gaming puro

Ryzen 9 9950X3D

Se spostiamo lโ€™attenzione sul gaming โ€œpuroโ€, limitando il discorso ad utilizzi in cui il PC serve soprattutto per giocare, la narrativa dei migliori assoluti cambia leggermente. Diversi esperti considerano Ryzen 7 9850X3D il processore con le prestazioni piรน estreme possibili in gioco, soprattutto abbinato a GPU di fascia altissima come le RTX 5090. Questo modello, con otto core ad alte frequenze e una 3D Vโ€‘Cache particolarmente generosa, viene spesso descritto come โ€œrecordโ€‘breakingโ€ nei benchmark e nelle prove a 1080p e 1440p con refresh elevatissimi, indirizzandosi a un pubblico che cerca il massimo assoluto senza preoccuparsi di costi e consumi.

Il Ryzen 7 9800X3D, tuttavia, rimane la scelta piรน โ€œrazionaleโ€ tra le CPU gaming di fascia enthusiast, perchรฉ offre frame rate molto vicini a quelli del 9850X3D, una migliore disponibilitร  e un rapporto prestazioni/prezzo piรน favorevole. Molti lo indicano come il processore da scegliere se si vuole una build per giocare al massimo senza dover ricorrere a soluzioni eccessivamente di nicchia. In alcuni test, il 9800X3D riesce perfino a eguagliare o superare il 9950X3D in scenari strettamente ludici, grazie al focus su otto core ottimizzati e allโ€™intero budget termico dedicato al gioco, mentre il 9950X3D deve bilanciare la gestione di 16 core e 32 thread.

In questo contesto, il Core Ultra 7 270K Plus emerge come la miglior CPU Intel complessiva per chi vuole un PC da gioco e lavoro senza arrivare ai flagship.

Oltre il consumer: Threadripper PRO e EPYC come vertice assoluto

Se allarghiamo ulteriormente lo sguardo oltre le CPU desktop tradizionali, il titolo di โ€œmigliore assolutaโ€ in senso strettamente numerico appartiene a processori come AMD Ryzen Threadripper PRO 9995WX e alle serie EPYC, che si collocano perรฒ in unโ€™altra categoria dโ€™uso. Le classifiche evidenziano come questi chip, con 96 core e 192 thread nel caso del 9995WX e fino a 192 core su alcuni modelli EPYC, dominino i ranking di performance grezza, soprattutto in render distribuito, simulazioni complesse e workload enterprise.

Tuttavia, il loro impiego riguarda quasi esclusivamente workstation professionali, sistemi HEDT e server, con requisiti di alimentazione e dissipazione fuori portata per lโ€™utente enthusiast standard. Per un articolo rivolto a chi cerca il โ€œtopโ€ in un PC desktop ad alte prestazioni, le CPU che contano davvero in termini di esperienza utente sono il 9950X3D, il 9850X3D, il 9800X3D e i Core Ultra 7/9, mentre Threadripper e EPYC restano una nota di colore tecnologico piรน che unโ€™opzione concreta.

Qual รจ davvero la migliore assoluta del 2026?

Core Ultra 9 285K

Alla luce dei dati oggettivi raccolti lo scenario puรฒ essere sintetizzato in modo chiaro. Se il parametro dominante รจ il gaming ad alte prestazioni, il Ryzen 9 9950X3D รจ la CPU piรน completa e potente che si possa mettere in un PC desktop nel 2026, staccando il Core Ultra 9 285K in media di oltre trenta punti percentuali nei frame rate e mantenendo consumi inferiori. In aggiunta, la piattaforma AM5 garantisce una prospettiva di upgrade piรน lunga e una migliore efficienza complessiva, elementi che lo rendono un investimento robusto nel medio termine.

Se invece si guarda alla produttivitร  pura, soprattutto in carichi complessi che sfruttano bene lโ€™architettura ibrida di Arrow Lake, il Core Ultra 9 285K conserva un ruolo di primo piano, con margini significativi in benchmark come POVโ€‘Ray e ottimi risultati in suite di produttivitร  reali, dalla creazione di contenuti alla simulazione. Tuttavia, il suo vantaggio non รจ tale da ribaltare la percezione complessiva del quadro: i test comparativi piรน ampi parlano di un sostanziale pareggio in multiโ€‘thread, di un vantaggio Intel in singleโ€‘thread e di una superioritร  AMD netta nel gaming.

Per chi cerca una CPU โ€œassolutaโ€ in grado di eccellere in tutte queste dimensioni, il bilanciamento complessivo pende dalla parte del Ryzen 9 9950X3D, che riesce a unire prestazioni estreme in gioco con un comportamento da workstation di alto livello.

Per chi vuole raccontare questa fase dellโ€™evoluzione delle CPU nei propri contenuti, il 2026 รจ lโ€™anno in cui la narrazione non รจ piรน โ€œIntel contro AMDโ€ in senso generico, ma โ€œ3D Vโ€‘Cache contro architettura ibridaโ€: due modi diversi di risolvere lo stesso problema, che portano a processori complementari e obbligano gli utenti a scegliere non solo una CPU, ma una filosofia di progettazione e un ecosistema.

Vannacci: potrei votare Meloni al Quirinale

Roberto Vannacci, ex generale e oggi protagonista della nuova destra โ€œidentitariaโ€, ha aperto pubblicamente alla possibilitร  di votare Giorgia Meloni al Quirinale, inserendosi cosรฌ nel gioco piรน delicato della politica italiana: la scelta del futuro Presidente della Repubblica. Questa presa di posizione non รจ un semplice esercizio di stile, ma un tassello di una strategia piรน ampia, in cui la corsa al Colle diventa lo snodo attraverso cui ridisegnare equilibri, ambizioni e rapporti di forza allโ€™interno del centrodestra.

Il contesto: Meloni, la destra e il Colle

Lโ€™ipotesi di una candidatura di Giorgia Meloni al Quirinale non nasce dal nulla ed รจ frutto di un dibattito sotterraneo che, da mesi, attraversa palazzi istituzionali, retroscenisti e commentatori politici. Il mandato di Sergio Mattarella si avvia a conclusione, ma la partita si apre ben prima, perchรฉ ogni mossa, ogni alleanza, ogni rottura si misura giร  oggi anche in funzione del futuro inquilino del Colle.

In questo scenario, Giorgia Meloni ha iniziato a rivendicare apertamente il diritto della destra ad esprimere finalmente un Presidente della Repubblica che non provenga dallโ€™area progressista, rompendo un tabรน che ha segnato la storia repubblicana recente. La premier ha parlato della possibilitร  di โ€œrompere il tabรน dei presidenti non di sinistraโ€, collegando la sfida del Quirinale al percorso di legittimazione definitiva della destra italiana nelle istituzioni repubblicane.

La linea che Meloni propone alla sua base รจ chiara: continuare a governare per completare il programma, tenendo perรฒ sullo sfondo lโ€™opzione Colle come approdo di una leadership che aspira a un riconoscimento istituzionale massimo. Per alcuni osservatori, lโ€™idea che Meloni possa puntare al Quirinale rappresenta il punto di arrivo di una parabola politica che, in pochi anni, lโ€™ha portata dal ruolo di opposizione identitaria a quello di figura cardine del sistema.

Il ruolo di Vannacci e la nuova destra

Dentro questo quadro entra Roberto Vannacci, ex generale passato dalla militanza nella Lega alla costruzione di un suo soggetto politico che si propone come espressione di una destra ancora piรน radicale e identitaria rispetto a quella di governo. Dopo il successo mediatico dei suoi libri e la sua ascesa come figura controversa ma fortemente riconoscibile, Vannacci ha iniziato a strutturare unโ€™aggregazione politica capace di parlare a un elettorato anti-sistema, nazionalista e ostile alle รฉlite europee.

Nel nuovo scenario, Vannacci ha assunto la guida di un movimento che viene raccontato come strumento per capitalizzare il suo consenso personale e trasformarlo in peso parlamentare e negoziale. Il suo obiettivo non รจ solo quello di โ€œstare in Parlamentoโ€, ma di condizionare la rotta della destra di governo, presentandosi come coscienza critica rispetto alle scelte considerate troppo moderate o allineate con lโ€™Europa.

La parabola di Vannacci รจ segnata da una serie di mosse calibrate fra rottura e convergenza. Il suo partito ha votato contro il decreto sulle armi allโ€™Ucraina, ma ha contemporaneamente votato la fiducia al governo Meloni, rivendicando una linea definita come โ€œsรฌ alla stabilitร  del governo, no allโ€™invio di nuovi armamentiโ€. Una decisione che ha creato confusione nella base, tanto da costringerlo a una lunga opera di spiegazione, ma che segnala la volontร  di non rompere frontalmente con lโ€™esecutivo, pur mantenendo un profilo critico.

โ€œMeloni al Quirinale? Perchรฉ noโ€: il messaggio di Vannacci

Le dichiarazioni di Vannacci sulla possibilitร  di votare Meloni al Quirinale arrivano dentro questo equilibrio instabile. In unโ€™intervista, il leader del nuovo soggetto politico ha definito la premier โ€œuna persona capaceโ€ e ha spiegato che il suo movimento potrebbe sostenerla per il Colle, purchรฉ vengano riviste alcune posizioni considerate incompatibili con la visione sovranista e anti-globalista del generale.

Le condizioni che Vannacci pone non sono marginali. Il generale ha chiesto esplicitamente che Meloni si fermi rispetto al Green Deal europeo, prenda le distanze da quella che definisce โ€œagenda Draghiโ€ e imponga il ritorno alle preferenze nella nuova legge elettorale, presentando queste questioni come discriminanti per un eventuale sostegno al Colle. In altre parole, il via libera di Vannacci non รจ un assegno in bianco ma un negoziato aperto sulla direzione politica futura del centrodestra e sulle sue relazioni con Bruxelles.

Qui emerge il vero nodo politico. Vannacci si propone come custode di una linea โ€œpuraโ€ di destra radicale, disponibile a sostenere Meloni solo se la premier abbandona gli elementi di continuitร  con le stagioni precedenti, in particolare con il governo Draghi e con le politiche europeiste che hanno caratterizzato gli ultimi anni. La stessa nozione di Green Deal, per il generale, rappresenta un simbolo di una Unione Europea percepita come nemica delle imprese, delle identitร  nazionali e della โ€œgente comuneโ€.

Questa posizione ha un duplice effetto. Da un lato, legittima Meloni agli occhi di una parte dellโ€™elettorato piรน radicale, mostrando che persino una figura come Vannacci puรฒ prenderla in considerazione per la piรน alta carica dello Stato. Dallโ€™altro lato, sposta lโ€™asticella del dibattito interno alla destra ancora piรน a destra, costringendo la premier a muoversi su un crinale sottile tra lโ€™ancoraggio istituzionale e le richieste della base sovranista.

Lโ€™incastro Meloni al Colle, Vannacci a Palazzo Chigi

A rendere ancora piรน denso lo scenario รจ unโ€™ipotesi che circola sempre piรน spesso nei retroscena politici e mediatici: Meloni al Quirinale, Vannacci a Palazzo Chigi. Secondo diverse ricostruzioni, lโ€™ex generale avrebbe immaginato un incastro in cui il suo sostegno al Colle si accompagna alla prospettiva di una sua centralitร  nella futura guida del governo, una volta che Meloni dovesse salire al Colle.

Questa narrativa racconta di un asse in cui Meloni rompe il tabรน di un presidente โ€œnon di sinistraโ€ e consolida il riconoscimento istituzionale della destra, mentre Vannacci capitalizza la sua popolaritร  come leader di un nuovo fronte politico capace di puntare a Palazzo Chigi. In questo schema, il generale si presenta come erede di una destra piรน โ€œduraโ€ e ideologica, mentre Meloni assumerebbe il ruolo di garante istituzionale dallโ€™alto del Colle.

Il disegno, naturalmente, spiazza gli alleati tradizionali del centrodestra. Salvini e Forza Italia vedrebbero ridimensionato il proprio ruolo, schiacciati tra una Meloni che punta al Colle e un Vannacci che ambisce alla leadership di governo, in un equilibrio in cui lโ€™ereditร  berlusconiana e il peso storico della Lega rischiano di essere marginalizzati. รˆ proprio questa prospettiva che viene descritta come un incastro capace di mettere in difficoltร  i partner storici, ridisegnando lโ€™architettura del potere nellโ€™area conservatrice italiana.

In questo contesto, la posizione di Vannacci non รจ solo quella di un alleato potenziale, ma quella di un aspirante protagonista di un nuovo assetto politico, che utilizza la partita del Quirinale come leva per legittimare se stesso come opzione di governo. Lโ€™idea che un ex generale, nato politicamente dentro la Lega e poi divenuto leader di un nuovo partito, possa puntare a Palazzo Chigi appare azzardata a molti, ma intercetta una parte di opinione pubblica che cerca figure percepite come โ€œfuori sistemaโ€ pur restando dentro un quadro istituzionale consolidato.

La partita interna al centrodestra

Per comprendere il peso delle parole di Vannacci, occorre guardare alla dinamica interna del centrodestra. Giorgia Meloni guida un esecutivo che tiene insieme anime diverse, dalla componente filo-atlantica e moderata a quella piรน radicale e identitaria, con un equilibrio che si regge anche sulla capacitร  della premier di mantenere un profilo internazionale credibile.

Lโ€™apertura al Quirinale e la disponibilitร  di Vannacci a sostenerla rappresentano una sfida implicita agli alleati, perchรฉ la scelta del Presidente della Repubblica รจ il momento in cui ogni partito misura il proprio peso nei grandi giochi parlamentari. Salvini, giร  sotto pressione per il calo di consenso della Lega e per la concorrenza a destra, deve fare i conti con un Vannacci che intercetta parte del suo elettorato piรน identitario, mentre Forza Italia si trova a difendere lo spazio politico che fu di Silvio Berlusconi, oggi insidiato da nuovi protagonisti.

La stessa Meloni, pur rivendicando il diritto della destra a esprimere il Capo dello Stato, non puรฒ permettersi di apparire come una leader che manovra apertamente per il Colle, pena lโ€™accusa di usare la guida del governo come trampolino personale. Per questo, le sue parole oscillano fra la riaffermazione della volontร  di completare il mandato a Palazzo Chigi e la rivendicazione di un ruolo centrale della destra nella futura scelta del Presidente della Repubblica.

In questo quadro, Vannacci utilizza abilmente il linguaggio della โ€œcoerenzaโ€ e della โ€œradicalitร โ€, presentandosi come voce di chi teme che la destra al governo si stia normalizzando eccessivamente, diluendo le promesse originarie in una gestione ritenuta troppo compatibile con le รฉlite europee. Il risultato รจ una pressione costante sul governo Meloni, che viene spinto verso una linea piรน rigida su temi come sovranitร , Unione Europea, ambiente e legge elettorale.

Green Deal, agenda Draghi e legge elettorale

Le tre condizioni principali poste da Vannacci per un eventuale sostegno a Meloni al Quirinale rappresentano altrettanti campi di battaglia politica. La prima รจ il Green Deal europeo, simbolo per il generale di una strategia che penalizza imprese e cittadini in nome di obiettivi ambientali percepiti come ideologici.

Vannacci chiede che Meloni โ€œsi fermiโ€ rispetto al Green Deal, cioรจ che cessi di sostenere le linee europee sulla transizione verde e si schieri in modo esplicito contro quella che viene letta come una imposizione burocratica estranea alle esigenze nazionali. In questa prospettiva, il Green Deal diventa una bandiera per distinguere chi difende la โ€œgente comuneโ€ da chi, a suo giudizio, si piega a unโ€™agenda tecnocratica scritta a Bruxelles.

La seconda condizione riguarda la cosiddetta โ€œagenda Draghiโ€. Per Vannacci, la continuitร  con le politiche del governo Draghi rappresenta una sorta di peccato originale per la destra di governo, perchรฉ segnala un allineamento ai vincoli europei e alle scelte economiche considerate troppo ortodosse. Chiedere a Meloni di rompere con lโ€™agenda Draghi significa pretendere una svolta piรน netta su temi come spesa pubblica, rapporto con Bruxelles e prioritร  economiche, spingendo il governo verso posizioni piรน marcatamente critiche rispetto allโ€™establishment.

La terza condizione riguarda infine la legge elettorale. Vannacci insiste sulla necessitร  di reintrodurre le preferenze, presentandole come strumento di democrazia diretta e di restituzione di potere agli elettori rispetto alle segreterie di partito. In una fase in cui la discussione sulle regole del gioco รจ aperta, la richiesta di preferenze si collega a una retorica anti-casta e anti-liste bloccate, con lโ€™obiettivo di consolidare un legame diretto tra leader โ€œpopulistiโ€ e base elettorale.

Questi tre dossier non sono semplici dettagli programmatici ma veri campi di scontro culturale. Accettare anche solo parte delle richieste di Vannacci significherebbe per Meloni spostare ulteriormente il baricentro del governo verso una linea piรน radicale, con conseguenze sui rapporti con lโ€™Unione Europea, con i partner internazionali e con la stessa stabilitร  economica. Rifiutarle, invece, comporta il rischio di alimentare un fronte critico alla propria destra, pronto a capitalizzare ogni frustrazione e ogni delusione di chi aveva immaginato una rottura piรน drastica con il passato.

Un elettorato in cerca di identitร 

Le dinamiche tra Meloni e Vannacci si innestano su un elettorato che, in larga parte, vive la politica come terreno identitario prima ancora che programmatico. Il successo del generale, costruito su libri, apparizioni mediatiche e narrazioni fortemente polarizzanti, dimostra che esiste una fetta di opinione pubblica attratta da figure che uniscono linguaggio militante, critica alle รฉlite e promesse di difesa della โ€œnormalitร โ€ contro il politicamente corretto.

Allo stesso tempo, la leadership di Giorgia Meloni ha trasformato una forza di opposizione in partito di governo, costringendo la premier a misurarsi con i vincoli della realtร  istituzionale, economica e internazionale. In questa tensione tra identitร  e governo si gioca gran parte della partita politica italiana attuale, con il rischio che gli spazi lasciati vuoti dalla moderazione vengano occupati da soggetti piรน radicali, pronti a sfidare il sistema dallโ€™interno.

Lโ€™ipotesi di una convergenza tattica tra Meloni e Vannacci sulla partita del Quirinale potrebbe rappresentare, per una parte dellโ€™elettorato, una sintesi tra desiderio di rappresentanza identitaria e bisogno di stabilitร  istituzionale. Ma allo stesso tempo apre interrogativi profondi sul futuro assetto della Repubblica, sul ruolo del Capo dello Stato e sulla direzione di marcia della destra italiana, chiamata a scegliere se radicarsi come forza di governo strutturata o cavalcare senza freni lโ€™onda del malcontento.

Il Colle come prova definitiva per la destra

Nella storia repubblicana, il Quirinale รจ sempre stato il punto in cui si misurano maturitร , affidabilitร  e capacitร  di mediazione delle forze politiche. Per la destra italiana, ancora segnata da decenni di esclusione simbolica dalle piรน alte cariche dello Stato, la possibilitร  di esprimere un Presidente appartenente alla propria area rappresenta una sorta di consacrazione definitiva.

Sostenere Giorgia Meloni al Quirinale, come ipotizzato da Vannacci, significherebbe portare al Colle una leader che ha costruito la sua carriera allโ€™interno di una tradizione post-missina, trasformata in chiave conservatrice moderna, ma ancora percepita come โ€œnuovaโ€ rispetto alle famiglie politiche che hanno espresso i principali Capi dello Stato del passato recente. Allo stesso tempo, una simile scelta rimetterebbe in discussione il ruolo di garanzia super partes che il Presidente รจ chiamato a interpretare, soprattutto agli occhi di chi vede in Meloni una figura fortemente caratterizzata sul piano ideologico.

Il fatto che una figura come Vannacci, simbolo della destra piรน radicale e anti-sistema, arrivi a dichiarare la propria disponibilitร  a votare Meloni al Colle indica che la partita del Quirinale รจ giร  iniziata ben prima delle votazioni formali. Si tratta di una partita che non si gioca solo sui numeri parlamentari, ma sulla definizione stessa di che cosa debba essere la destra al potere: un blocco istituzionalizzato e compatibile con le regole europee, o un fronte di rottura permanente che utilizza le istituzioni come campo di battaglia identitaria.

Dentro questa tensione, il futuro assetto del centrodestra e della Repubblica italiana resta aperto. Il dialogo a distanza tra Meloni e Vannacci, fatto di aperture, condizioni e ipotesi di incastri istituzionali, รจ il segnale di una fase fluida, in cui nulla รจ ancora scritto ma molto viene giร  preparato dietro le quinte del potere. La corsa al Colle, oggi solo evocata, รจ giร  diventata lo specchio delle ambizioni, delle paure e delle contraddizioni che attraversano la nuova destra italiana.

Lโ€™America rischia di perdere la guerra del futuro

Per oltre trentโ€™anni gli Stati Uniti hanno vissuto nella convinzione di possedere un vantaggio militare strutturale, quasi intoccabile.
Dalla Guerra del Golfo in poi, le immagini di missili cruise che colpivano con precisione chirurgica, di caccia stealth invisibili ai radar e di eserciti avversari disgregati in poche settimane hanno consolidato lโ€™idea di una superioritร  tecnologica destinata a durare.
Quella combinazione di dominio aereo, capacitร  di proiezione globale, reti di comando e controllo avanzate รจ diventata il marchio di fabbrica della potenza americana.

Oggi perรฒ quella sicurezza si incrina.
Le tecnologie che un tempo garantivano lโ€™egemonia Usa stanno diventando piรน diffuse, piรน economiche e piรน facili da copiare o aggirare.
Paesi che un tempo apparivano confinati alla periferia tecnologica possono ora accedere a sensori, software e hardware che riducono drasticamente il divario con Washington.

Nel quadro tratteggiato da Paul Scharre, analista di lungo corso del Pentagono e veterano di Iraq e Afghanistan, gli Stati Uniti rischiano non tanto di perdere la โ€œprossima guerraโ€ in senso classico, quanto la capacitร  stessa di scoraggiarla attraverso la deterrenza tecnologica.
Gli avversari vanno altro la Cina e la Russia, sono molti di piรน e meno individuabili.
รˆ la combinazione esplosiva tra nuove tecnologie, lentezza burocratica americana e velocitร  di adattamento di chi contesta lโ€™ordine occidentale.

Dalla rivoluzione โ€œsmartโ€ alla rivoluzione autonoma

La superioritร  statunitense degli anni Novanta e Duemila nasce dallโ€™integrazione tra informatica, sensori e munizioni di precisione.
Nella Prima Guerra del Golfo, gli Usa dimostrarono di poter coordinare centinaia di sortite aeree al giorno, guidate da satelliti, velivoli radar volanti e sistemi di comando digitalizzati.
Missili e bombe โ€œintelligentiโ€ trasformarono infrastrutture chiave in bersagli vulnerabili, riducendo la necessitร  di grandi bombardamenti indiscriminati.

Quellโ€™ecosistema basato su GPS, reti di comunicazione sicure e capacitร  di targeting avanzate รจ stato per anni il cuore del potere militare americano.

La logica era chiara: poche piattaforme molto sofisticate, costose e difficili da eguagliare, sostenute da una rete di sensori e da un dominio informativo senza rivali.
Gli alleati si sono adattati a questo modello; gli avversari hanno imparato a temerlo.

Oggi perรฒ si sta aprendo una nuova fase: quella dei sistemi autonomi di massa, spinti dallโ€™intelligenza artificiale, dalla miniaturizzazione e dal crollo dei costi di produzione.
Non si tratta piรน solo di avere โ€œarmi intelligentiโ€, ma di sciami di droni, sensori distribuiti, piattaforme terrestri, navali e aeree capaci di prendere decisioni in frazioni di secondo, spesso senza un essere umano nel ciclo decisionale immediato.
Questa trasformazione abbassa la soglia dโ€™ingresso per nuovi attori e rende meno decisivo il possesso di pochi sistemi estremamente sofisticati.

Quando la quantitร  batte la qualitร 

Il cuore dellโ€™allarme di Scharre รจ il ribaltamento del rapporto tra costo dellโ€™attacco e costo della difesa.
Finora, gran parte dellโ€™architettura americana si basava sullโ€™idea che fosse piรน efficace e sostenibile distruggere selettivamente sistemi di alto valore dellโ€™avversario, usando armi di precisione.
Oggi, al contrario, un singolo intercettore per difendere una nave o una base puรฒ costare centinaia di volte piรน di un drone kamikaze che punta a saturare quella stessa difesa.

Immaginiamo un gruppo navale americano nel Pacifico. Per abbattere missili e velivoli in arrivo, le unitร  di scorta impiegano sistemi antimissile del valore di milioni di dollari per colpo.
Se dallโ€™altra parte uno sciame di centinaia di piccoli droni, prodotti in serie con componenti commerciali e guidati da algoritmi di visione artificiale, puรฒ essere lanciato a costi complessivi molto inferiori, la bilancia economica si sposta rapidamente a favore dellโ€™attaccante.

La Cina sta investendo massicciamente in capacitร  di sciame, inclusi concetti che combinano velocitร  ipersonica, coordinamento distribuito e attacchi multipli da direzioni diverse.
In uno scenario di crisi su Taiwan, questa dottrina mira a saturare le difese aeree e missilistiche Usa e degli alleati: la prima ondata non punta a distruggere tutto, ma a logorare i sistemi difensivi, esaurire le scorte di intercettori, aprire corridoi per attacchi piรน pesanti.
La qualitร  del singolo vettore conta meno dellโ€™intelligenza collettiva dello sciame che lo coordina.

Scharre sottolinea come la cultura militare americana, storicamente centrata su โ€œpiattaforme dโ€™รฉliteโ€ โ€“ dal Bโ€‘2 alle portaerei nucleari โ€“ fatichi a ragionare in termini di โ€œmassa autonoma sacrificabileโ€.
La logica dello sciame richiede invece una mentalitร  industriale e operativa diversa: accettare lโ€™idea di perdere centinaia di sistemi in ogni scontro e misurare il successo non sulla sopravvivenza della singola piattaforma, ma sullโ€™effetto complessivo prodotto a livello di teatro operativo.
Per un Paese che ha costruito il proprio prestigio su mezzi dal valore simbolico e finanziario enorme, รจ un salto culturale non banale.

Cina e Russia: da imitatori a innovatori selettivi

Per anni la Cina รจ stata descritta come un gigantesco laboratorio di reverse engineering.
Copiare, adattare, produrre a basso costo versioni di sistemi occidentali รจ stata una parte fondamentale della sua strategia di modernizzazione militare.
Oggi perรฒ il quadro รจ piรน complesso: Pechino non si limita piรน a inseguire, ma in alcuni settori ha iniziato a sperimentare per prima.

Il confine tra ricerca civile e militare รจ sempre piรน sfumato.
Tecnologie sviluppate per il riconoscimento facciale o la sorveglianza urbana vengono integrate nei sistemi di targeting e di sorveglianza dei droni. Startup e colossi tecnologici cinesi lavorano su algoritmi di navigazione autonoma in ambienti difficili, poi trasferiti su piattaforme navali e aeree non presidiate.

La Russia segue un percorso diverso, segnato anche dalle difficoltร  economiche e dalle sanzioni.
Ha meno risorse rispetto a Cina e Usa, ma ha dimostrato una notevole capacitร  di impiegare in battaglia tecnologie emergenti in modo pragmatico e spesso brutale.
In Ucraina si รจ visto un uso massiccio di droni commerciali modificati, combinati con guerra elettronica, artiglieria a lungo raggio e attacchi cyber coordinati, che hanno trasformato il fronte in un laboratorio di guerra tecnologica a cielo aperto.

Mosca non punta a dominare lโ€™intera frontiera dellโ€™innovazione, ma a sfruttarla in chiave asimmetrica: disturbare le comunicazioni, rendere opache le immagini satellitari, colpire infrastrutture civili e militari sfruttando droni a basso costo e sistemi di jamming aggressivi.
In questo triello strategico, gli Usa mantengono un vantaggio nei semiconduttori avanzati, nelle grandi piattaforme e nel capitale umano di punta.
La Cina eccelle nella produzione su vasta scala e nellโ€™adattamento rapido di tecnologie civili al dominio militare; la Russia si distingue per lโ€™impiego spregiudicato e sperimentale in combattimento.

Il tallone dโ€™Achille americano: burocrazia e tempo

Se la minaccia viene dalla velocitร  dellโ€™innovazione, il punto debole degli Stati Uniti รจ la lentezza del proprio sistema.
Scharre racconta un processo di acquisizione in cui, tra studio concettuale, prototipazione, test, gare di appalto, certificazioni e distribuzione alle unitร , possono passare dieci o quindici anni.
Nel frattempo, la tecnologia sottostante รจ giร  cambiata piรน volte.

Ci sono casi emblematici di grandi programmi che hanno accumulato anni di ritardi e costi fuori controllo, mentre intorno si diffondevano droni commerciali evoluti, software open source di visione artificiale, soluzioni di comando e controllo sviluppate dalle big tech.
Mentre il Pentagono discute requisiti e specifiche, alcune startup civili riescono a passare dallโ€™idea al prodotto funzionante in uno o due anni.
Il risultato รจ un divario crescente tra il ritmo dellโ€™innovazione nel settore privato e la capacitร  delle forze armate di assorbirla.

Negli ultimi anni non sono mancati tentativi di riforma.
Sono nate strutture pensate per fare da ponte con lโ€™ecosistema tecnologico civile, programmi pilota per acquistare software come servizio, iniziative per accelerare lโ€™adozione di droni e sistemi autonomi in grandi numeri.
Ma queste isole di sperimentazione devono ancora scalfire in profonditร  la macchina burocratica che regge i grandi bilanci e le scelte strategiche di lungo periodo.

Intanto, i potenziali avversari possono permettersi processi decisionali piรน centralizzati, meno vincolati dal controllo parlamentare e dallโ€™opinione pubblica.
Questo non garantisce automaticamente migliori risultati, ma consente spesso un passaggio piรน rapido dal laboratorio al campo di battaglia, soprattutto in ambiti dove le considerazioni etiche e legali pesano meno.

Lโ€™IA sul campo di battaglia: promessa, errori, escalation

Lโ€™intelligenza artificiale รจ il filo che attraversa quasi tutte le tecnologie discusse da Scharre: dai droni agli algoritmi di analisi delle immagini satellitari, dai sistemi di difesa antimissile ai software che ottimizzano la logistica.
Lโ€™IA permette di processare enormi volumi di dati in pochi istanti, di identificare pattern, di anticipare movimenti avversari che sfuggirebbero allโ€™occhio umano.
In teoria, questo dovrebbe rendere la guerra piรน โ€œrazionaleโ€ e selettiva.

In pratica, perรฒ, lโ€™IA porta con sรฉ un elemento di imprevedibilitร .
Gli algoritmi imparano da dati storici imperfetti, spesso distorti; operano in ambienti rumorosi, ostili, dove lโ€™avversario ha tutto lโ€™interesse a confondere sensori e reti informatiche.
Errori di classificazione, bersagli civili scambiati per militari, segnali falsi generati ad arte possono innescare reazioni a catena, soprattutto se i tempi decisionali sono compressi.

Scharre insiste sul rischio di sistemi che prendono decisioni critiche a velocitร  tali da rendere impossibile un reale controllo umano.
Se la sopravvivenza di una nave, di una base o di unโ€™intera rete satellitare dipende da reazioni in millisecondi, la tentazione di automatizzare lโ€™ingaggio รจ fortissima.
Il campo di battaglia diventa cosรฌ un ambiente dove sistemi automatici interagiscono tra loro, amplificando ogni errore, ogni malfunzionamento, ogni ambiguitร  nei dati.

Il problema non รจ solo tecnico, ma politico.
In caso di incidente, chi si assume la responsabilitร  di un attacco sbagliato?
Come si gestisce una crisi internazionale in cui entrambe le parti possono affermare che โ€œรจ stata colpa dellโ€™algoritmoโ€?

La geografia del futuro conflitto

Le tecnologie di cui parla Scharre si innestano su geografie molto diverse.
Nel teatro indoโ€‘pacifico, le distanze enormi e la centralitร  delle vie marittime amplificano lโ€™importanza di droni a lungo raggio, sensori distribuiti, sistemi antiโ€‘accesso studiati per allontanare le forze Usa dalle coste asiatiche.
Un conflitto per Taiwan vedrebbe probabilmente lโ€™impiego massiccio di sciami di droni, missili balistici e da crociera, attacchi cyber contro porti, aeroporti, nodi di comunicazione, in una guerra di logoramento tecnologico oltre che militare.

In Europa orientale, le lezioni della guerra in Ucraina stanno giร  riscrivendo manuali e dottrine.
Sulle pianure tra Donbass e Mar Nero, piccoli droni commerciali hanno trasformato lโ€™artiglieria in uno strumento di precisione, mentre i sistemi di guerra elettronica cercano di accecarli o neutralizzarli.
Il fronte รจ diventato un reticolo di sensori, antenne, nodi di rete, dove la sopravvivenza dipende dalla capacitร  di rimanere invisibili anche nel dominio elettromagnetico e digitale.

Scharre sottolinea come in entrambi i teatri il vantaggio americano non sia piรน garantito dalla sola proiezione di forza convenzionale. Conta sempre di piรน il controllo dellโ€™ecosistema informativo che lega insieme sensori, piattaforme e centri di comando, dai fondali oceanici allโ€™orbita bassa, passando per infrastrutture civili apparentemente lontane dal campo di battaglia.
Una guerra futura potrebbe giocarsi tanto sui cavi sottomarini e sulle costellazioni di satelliti quanto sulle trincee e sulle piste degli aeroporti.

Dietro ogni concetto strategico cโ€™รจ una domanda industriale: chi puรฒ costruire, e quanto velocemente, le tecnologie che definiranno il prossimo conflitto.
Il sistema della difesa americano รจ abituato a produrre piattaforme complesse in numeri relativamente limitati, con contratti di lunghissima durata e catene di fornitura globali.
Questo approccio funziona male in un mondo in cui servono migliaia di sistemi relativamente economici, aggiornabili via software e rapidamente sostituibili.

La Cina, forte della sua base manifatturiera, รจ strutturalmente avvantaggiata nella produzione di droni, sensori e piattaforme โ€œlowโ€‘cost ma good enoughโ€.
Puรฒ iterare design in tempi rapidi, sfruttare economie di scala, integrare componenti commerciali in sistemi militari con maggiore libertร  rispetto a un apparato come quello Usa, soggetto a controlli e standard piรน rigidi.
Se Pechino riuscirร  a combinare questa โ€œmassaโ€ con algoritmi avanzati, potrร  mettere in campo ciรฒ che Scharre definisce, in sostanza, una โ€œmassa intelligenteโ€.

Gli Stati Uniti mantengono un vantaggio importante nei semiconduttori avanzati e nelle tecnologie di base dellโ€™IA, oltre che in alcune capacitร  industriali altamente specializzate.
Ma questo vantaggio rischia di rimanere in parte teorico se non viene tradotto in volumi: non bastano pochi sistemi eccellenti, se dallโ€™altra parte arrivano sciami di piattaforme โ€œsufficientemente buoneโ€ prodotte a ritmo quasi industriale.
La sfida, per Washington, รจ riuscire a coniugare qualitร  e quantitร  senza ripensare da capo il proprio modello di procurement e di partnership con lโ€™industria tecnologica civile.

Norme, etica e deterrenza in un mondo automatizzato

Se la guerra diventa un dominio in cui algoritmi prendono decisioni chiave, cambiano le basi stesse della responsabilitร  politica e militare.
La dottrina classica si fondava sullโ€™idea di comandanti e leader consapevoli delle proprie scelte; in un mondo di armi autonome, questo principio rischia di diventare piรน sfumato.

Si richiama con forza la necessitร  di definire linee rosse condivise sullโ€™impiego di sistemi autonomi, soprattutto quando si tratta di funzioni di targeting e ingaggio letale.
Non si tratta di utopia giuridica, ma di calcolo strategico: in un ambiente dove piรน attori dispongono di armi automatizzate, tutti hanno un interesse minimo a evitare scenari in cui un errore tecnico diventa la miccia di una guerra tra grandi potenze.
Discutere di โ€œcontrollo umano significativoโ€, di trasparenza minima degli algoritmi, di meccanismi di deโ€‘escalation automatizzati puรฒ sembrare astratto, ma diventa vitale se il tempo di reazione รจ misurato in secondi.

La corsa alle tecnologie emergenti ricorda in parte quella nucleare della Guerra fredda, con una differenza fondamentale: le barriere allโ€™ingresso sono molto piรน basse.
Non servono piรน ciclotroni e vaste infrastrutture per costruire sistemi di impatto strategico; bastano team di ingegneri competenti, accesso a hardware commerciale avanzato, un ecosistema digitale relativamente sviluppato.
Questo rende piรน affollato il campo della deterrenza e molto piรน fragile lโ€™equilibrio globale.

Esistono anche alcune direttrici di cambiamento.
La prima riguarda il piano tecnologico: gli Stati Uniti devono accelerare lโ€™adozione di sistemi autonomi e di IA non come gadget marginali, ma come elementi centrali della propria dottrina.
Questo implica investimenti massicci in test, simulazioni realistiche, esercitazioni che includano scenari di fallimento e comportamenti inattesi degli algoritmi.

La seconda direttrice รจ industriale.
Il complesso militareโ€‘industriale deve imparare a produrre โ€œin largoโ€ oltre che โ€œin altoโ€: non solo piattaforme dโ€™รฉlite, ma anche flotte di sistemi piรน semplici, aggiornabili rapidamente, integrati in architetture di comando distribuite.
Servono modelli di collaborazione nuovi con lโ€™ecosistema delle startup, contratti piรน flessibili, percorsi che permettano di scalare rapidamente le soluzioni che funzionano e abbandonare senza rimpianti quelle che non superano la prova del campo.

La terza รจ istituzionale e culturale.
Ridurre drasticamente i tempi di acquisizione, accettare un livello maggiore di rischio sperimentale, premiare chi รจ disposto a innovare anche a costo di fallimenti intermedi: sono tutti passi necessari se Washington vuole restare competitiva.
Non รจ solo una questione di soldi, ma di mentalitร : passare da un sistema che protegge lo status quo a uno capace di adattarsi a una curva tecnologica in continua accelerazione.

Un futuro ancora aperto

Il messaggio di fondo non รจ che gli Stati Uniti abbiano giร  perso la guerra del futuro, ma che il loro vantaggio non puรฒ piรน essere considerato una certezza.
La superioritร  tecnologica che ha definito lโ€™ordine militare degli ultimi decenni รจ oggi contestata da potenze che hanno imparato a usare la tecnologia in modo diverso, piรน rapido, spesso piรน spregiudicato.
Il campo di battaglia del domani sarร  popolato da sciami di droni, algoritmi che analizzano dati in tempo reale, armi che decidono in millisecondi.

La vera posta in gioco, per Washington, รจ la capacitร  di adattarsi prima che questo nuovo ecosistema si cristallizzi a suo sfavore.
Se riuscirร  a coniugare innovazione, scala produttiva, nuove dottrine operative e un quadro minimo di regole per lโ€™uso dellโ€™IA in guerra, potrร  continuare a esercitare un ruolo centrale, pur in un mondo piรน multipolare e competitivo.
Se invece prevarranno inerzia burocratica, timidezza industriale e frammentazione politica, il vantaggio americano rischia di dissolversi senza bisogno di una grande sconfitta sul campo.

La guerra del futuro, del resto, รจ giร  iniziata.
Si combatte nei laboratori di ricerca, nelle linee di produzione dei droni, nei data center dove vengono addestrati i modelli di intelligenza artificiale, nei codici che regolano lโ€™interazione tra sensori e armi.
Quando vedremo il prossimo grande conflitto โ€œcaldoโ€, sarร  soltanto lโ€™atto finale di una trasformazione che stiamo vivendo adesso, spesso senza renderci conto di quanto sia profonda.

Starmer si dimette: Andy Burnham si prepara a prendere il controllo di Downing Street

A meno di due anni dalla trionfale vittoria elettorale che aveva riportato il Labour al governo dopo la lunga stagione conservatrice, Keir Starmer ha annunciato che lascerร  la guida del partito e del Paese, aprendo formalmente la corsa alla sua successione. La decisione, maturata dopo settimane di pressioni interne e risultati elettorali locali deludenti, prepara il terreno a quella che si preannuncia come unโ€™ordinata ma rapidissima transizione di potere a favore di Andy Burnham.

Un premier di passaggio in una decade turbolenta

Lโ€™uscita di scena di Starmer proietta il Regno Unito verso il suo settimo primo ministro in dieci anni, un dato che restituisce lโ€™immagine di un sistema politico estremamente instabile e in continua riconfigurazione. Solo nel 2016 il Paese si confrontava con le conseguenze immediate del referendum sulla Brexit, e da allora si รจ susseguita una catena di leader, da Theresa May a Boris Johnson, fino a Liz Truss e Rishi Sunak, che ha eroso la fiducia dellโ€™opinione pubblica nella capacitร  di Westminster di garantire continuitร  e visione strategica.

Lโ€™arrivo di Starmer a Downing Street, dopo una vittoria elettorale di proporzioni storiche per il Labour, era stato interpretato come lโ€™occasione per voltare pagina rispetto al caos degli anni precedenti, ma la brevitร  del suo mandato conferma quanto sia difficile consolidare una leadership in un contesto politico segnato da polarizzazione, crisi economiche e shock geopolitici. Che un premier entrato a Downing Street con un mandato forte debba lasciare il posto dopo meno di due anni รจ un segnale non solo della fragilitร  del suo consenso interno, ma anche delle crescenti aspettative di un partito che non sembra disposto a tollerare periodi prolungati di calo nei sondaggi o performance elettorali deludenti.

Dalla vittoria schiacciante alle crepe interne

La parabola politica di Starmer si รจ consumata in tempi sorprendentemente rapidi: da โ€œuomo dellโ€™ordineโ€ chiamato a ricostruire lโ€™immagine del Labour dopo la stagione corbynista, a leader contestato per una serie di retromarce programmatiche e per la percezione di una linea troppo prudente su alcune delle principali questioni sociali ed economiche. Le sconfitte e le cadute di consenso registrate nelle recenti elezioni locali hanno accelerato un processo giร  in atto, dando voce a una fronda interna che, inizialmente silenziosa, si รจ trasformata in una vera e propria campagna per costringerlo a definire il proprio futuro politico.

Nel corso della primavera, una parte rilevante del partito ha iniziato a chiedere apertamente un calendario di uscita, segnalando la perdita di fiducia nella capacitร  di Starmer di guidare il Labour alle prossime elezioni generali, nonostante lโ€™assenza di unโ€™alternativa formalmente consolidata. Perfino nel campo governativo, dove il vice primo ministro David Lammy aveva difeso Starmer escludendo pubblicamente qualsiasi ipotesi di un โ€œtimetableโ€ per le dimissioni, la pressione politica รจ diventata sempre piรน difficile da contenere, incrinando lโ€™immagine di coesione che Downing Street aveva cercato di proiettare fino a poche settimane fa.

Le critiche mosse al premier hanno ruotato intorno a due assi principali: il presunto vuoto di visione strategica a medioโ€‘lungo termine e la sensazione che il governo avesse inseguito i problemi piรน che anticiparli, senza riuscire a costruire una narrazione convincente sul futuro del Paese in ambiti chiave come la crescita, la sanitร  e la transizione energetica. รˆ in questo contesto che lโ€™ipotesi di un cambio di leadership ha assunto, per molti deputati laburisti, il senso di una scelta quasi inevitabile per evitare che il logoramento del premier si trasformasse in un danno strutturale per il partito.

Lโ€™annuncio: unโ€™uscita pianificata, non un passo nel vuoto

Il momento di svolta รจ arrivato con la dichiarazione ufficiale di Starmer, che ha annunciato la propria intenzione di dimettersi sia da primo ministro sia da leader del Labour, affidando alla macchina del partito il compito di organizzare un passaggio di consegne il piรน possibile ordinato. Nel suo discorso, il premier ha reso noto di avere informato re Carlo III della decisione e di voler chiedere al National Executive Committee del partito di fissare un calendario preciso per lโ€™elezione del nuovo leader.

Il piano prevede che le nomine per la leadership si aprano il 9 luglio, con un processo che dovrebbe concludersi entro la pausa estiva del Parlamento, garantendo lโ€™insediamento del nuovo leader e nuovo primo ministro prima del rientro a Westminster in autunno. Starmer ha chiarito che resterร  in carica a Downing Street fino alla proclamazione del successore, evitando cosรฌ un vuoto di potere in una fase politicamente sensibile e scongiurando lโ€™idea di una crisi aperta di governo.

Il messaggio che Downing Street ha cercato di inviare, anche grazie a una coordinazione con le principali correnti del partito, รจ quello di una transizione lineare e programmata, capace di rassicurare i mercati e gli alleati internazionali, oltre che lโ€™elettorato laburista. In un contesto europeo segnato da tensioni geopolitiche, dallโ€™evoluzione del rapporto con la presidenza Trump a Washington fino ai dossier aperti sulla sicurezza energetica e sulla politica migratoria, la stabilitร  istituzionale britannica resta un fattore cruciale, e una successione caotica avrebbe potuto amplificare la percezione di volatilitร  giร  diffusa tra investitori e partner diplomatici.

Andy Burnham, il โ€œsuccessore in attesaโ€

Se la cornice procedurale appare relativamente chiara, il vero protagonista di questa fase รจ Andy Burnham, figura da tempo indicata come potenziale erede di Starmer e ora considerato il grande favorito per subentrare alla guida del Labour e del governo. Giร  noto al grande pubblico come sindaco di Greater Manchester, Burnham ha consolidato negli anni un profilo politico distinto, costruito sulla difesa dei servizi pubblici, su unโ€™attenzione marcata alle diseguaglianze territoriali e su una comunicazione percepita come piรน empatica e meno tecnocratica rispetto a quella dellโ€™attuale premier.

La sua recente vittoria in una elezione suppletiva per ottenere un seggio alla Camera dei Comuni รจ stata la mossa decisiva che lo ha riportato al centro del gioco nazionale, permettendogli di candidarsi legittimamente alla leadership del partito dopo anni trascorsi al di fuori di Westminster. Questo successo ha avuto un impatto immediato sugli equilibri interni al Labour, trasformando Burnham in un contendente credibile e, in breve tempo, nella figura che molti deputati hanno iniziato a vedere come unica opzione concreta per guidare il partito in una nuova fase.

Un elemento centrale nel rafforzamento della sua posizione รจ stato il ritiro di Wes Streeting, ministro della Sanitร  e nome spesso citato come possibile sfidante di Burnham, che ha scelto di non correre per la leadership e di appoggiare apertamente la sua candidatura. Questo endorsement ha notevolmente ridotto la probabilitร  di una corsa interna davvero competitiva, alimentando lo scenario secondo cui Burnham potrebbe addirittura trovarsi di fatto senza rivali, arrivando alla guida del partito e del governo con una procedura accelerata rispetto ai tempi canonici di una lunga campagna interna.

Le dinamiche interne al Labour e lโ€™ombra della sinistra del partito

Il cambio di leadership si inserisce in un quadro interno giร  complesso, in cui coesistono varie anime del Labour, dalla sinistra piรน tradizionale, reduce dalla stagione Corbyn, alle correnti centriste che hanno appoggiato convintamente la svolta โ€œmoderataโ€ promossa da Starmer. Giร  nei mesi precedenti, una parte della sinistra del partito aveva iniziato a sondare la possibilitร  di candidare figure alternative, come lโ€™ex leader Ed Miliband, nel tentativo di riportare al centro dellโ€™agenda temi come la giustizia sociale radicale e una politica economica piรน espansiva.

Questi tentativi, tuttavia, non sembrano aver trovato una massa critica sufficiente, sia per la stanchezza di parte dellโ€™elettorato verso stagioni di forte polarizzazione interna, sia per la valutazione pragmatica di molti deputati che considerano Burnham una sintesi credibile tra capacitร  di governo e sensibilitร  socialdemocratica. Lโ€™appello di diversi parlamentari perchรฉ si โ€œeviti il caosโ€ di una lunga guerra di successione riflette la consapevolezza che un partito diviso rischierebbe di dissipare il capitale politico accumulato con la vittoria elettorale, proprio mentre lโ€™opposizione cerca spiragli per riorganizzarsi.

La capacitร  di Burnham di gestire questo mosaico di sensibilitร  interne sarร  uno dei test piรน delicati della nuova leadership, perchรฉ una parte significativa del Labour continua a temere che ogni spostamento di equilibrio possa riaprire la frattura tra ala sinistra ed establishment che ha segnato gli anni precedenti. Se Starmer ha pagato il prezzo di un approccio percepito da alcuni come eccessivamente centrato sullโ€™ordine e sulla disciplina di bilancio, il suo successore dovrร  trovare un equilibrio tra richiesta di cambiamento sociale e rassicurazione dei ceti medi che, in larga misura, hanno consegnato al Labour lโ€™ultima vittoria.

Il calendario della successione e gli scenari per Downing Street

Le regole del Labour prevedono che un leader possa essere sfidato se un candidato raccoglie il sostegno di almeno un quinto dei deputati del partito, un meccanismo pensato per evitare candidature di pura testimonianza e che, in questo caso, ha contribuito a concentrare in poche mani il potere di determinare gli equilibri futuri. Nel momento in cui Starmer ha scelto di annunciare la propria uscita, questo vincolo procedurale ha assunto un significato diverso, diventando lo strumento attraverso cui misurare il grado di consenso preventivo intorno alla figura di Burnham e di eventuali altri aspiranti.

Se la corsa dovesse rimanere di fatto priva di un vero contendente, la transizione potrebbe chiudersi in tempi strettissimi, con Burnham nominato leader prima della pausa estiva del Parlamento e immediatamente indicato al re come nuovo primo ministro. In caso di competizione interna piรน articolata, il voto dei membri del partito si svolgerebbe durante il recess estivo, con Starmer ancora in carica a Downing Street fino alla proclamazione del nuovo leader e un potenziale passaggio di consegne allโ€™inizio dellโ€™autunno, scenario che alcuni osservatori considerano piรน probabile solo se dovessero emergere candidati in grado di coagulare un dissenso significativo.

Ciรฒ che appare certo, al momento, รจ che la leadership Starmer ha imboccato la fase finale e che il Labour si prepara a riscrivere ancora una volta la propria storia recente, aggiungendo un nuovo protagonista al giร  lungo elenco di primi ministri che hanno segnato la decade postโ€‘Brexit. Per un Paese che ha ancora aperte questioni di fondo sulla propria collocazione internazionale, sul modello economico postโ€‘uscita dallโ€™Unione europea e sulla tenuta dello Stato sociale, il modo in cui questa transizione verrร  gestita potrร  fare la differenza tra un semplice cambio di volto a Downing Street e un vero riposizionamento strategico.

Un passaggio cruciale per il Labour e per lโ€™Europa

Il cambio di leadership nel principale partito di governo britannico non รจ solo una vicenda di palazzo, ma un evento che puรฒ incidere sullโ€™intero equilibrio politico europeo, in un momento in cui la cooperazione tra Londra e le capitali dellโ€™Unione resta fondamentale su temi come difesa, energia, migrazioni e sicurezza economica. La figura del prossimo primo ministro britannico verrร  valutata, nelle cancellerie europee, non solo sulla base delle posizioni programmatiche, ma anche della capacitร  di garantire stabilitร  in un Paese che negli ultimi dieci anni ha dato spesso lโ€™impressione di muoversi in una condizione di emergenza permanente.

Per il Labour, la sfida sarร  dimostrare che un cambio di guida puรฒ rappresentare un rafforzamento, non un indebolimento: la prova del nove arriverร  quando il nuovo leader dovrร  misurarsi con lโ€™elettorato, trasformando in consenso reale lโ€™energia che oggi circonda il nome di Andy Burnham. Solo allora sarร  possibile capire se la decisione di spingere Starmer verso lโ€™uscita, dopo un periodo relativamente breve a Downing Street, verrร  ricordata come lโ€™atto di coraggio di un partito che ha saputo rigenerarsi in tempo o come lโ€™ennesimo episodio di una stagione politica incapace di produrre leadership durature.

Al di lร  del giudizio storico che verrร , una cosa appare giร  evidente: la traiettoria di Keir Starmer, dallโ€™ascesa rapidissima al potere fino a una altrettanto rapida uscita di scena, diventerร  uno dei casi di studio piรน significativi per comprendere le dinamiche della leadership politica nellโ€™era della volatilitร  permanente, in cui la legittimazione elettorale non basta piรน a blindare un premier se non รจ accompagnata da un consenso interno che resista allโ€™erosione quotidiana dei sondaggi e delle sconfitte intermedie.

Claude Mythos 5 e Fable 5: capacitร , pericoli e vulnerabilitร  dell’AI di frontiera

La genesi dei modelli di classe Mythos e la strategia di rilascio di Anthropic

Il panorama globale dell’intelligenza artificiale di frontiera รจ stato scosso il 9 giugno 2026, quando Anthropic ha presentato la sua nuova e rivoluzionaria classe di modelli denominata “Mythos”. Questa famiglia neurale affonda le sue radici nello sviluppo di Claude Mythos Preview, un prototipo di ricerca svelato nell’aprile dello stesso anno e concepito specificamente per scopi difensivi nel campo della sicurezza informatica, all’interno di un consorzio controllato denominato Project Glasswing. I risultati straordinari ottenuti dal prototipo โ€” come la scoperta autonoma di vulnerabilitร  strutturali in sistemi operativi e browser web โ€” hanno immediatamente allarmato le autoritร  finanziarie e di sicurezza globale, spingendo enti come la Banca d’Inghilterra e la Federal Reserve a convocare riunioni d’urgenza.

Per mediare tra le forti tensioni commerciali e l’esigenza di sicurezza, Anthropic ha adottato una strategia di distribuzione a due vie basata sullo sdoppiamento dello stesso modello di base in due prodotti commerciali distinti, caratterizzati dagli stessi identici pesi neurali ma differenziati dal livello di restrizioni applicate all’inferenza:

Claude Fable 5: La versione destinata al pubblico e accessibile tramite API generali, dotata di una sofisticata suite di classificatori di sicurezza progettati per intercettare e deviare le richieste considerate a rischio di abuso.

Claude Mythos 5: La versione priva di tali filtri restrittivi, riservata esclusivamente a un gruppo selezionato di difensori informatici e operatori di infrastrutture critiche sotto il diretto monitoraggio del governo degli Stati Uniti.

Questo delicato equilibrio รจ crollato bruscamente il 12 giugno 2026. Il Segretario al Commercio degli Stati Uniti, Howard Lutnick, ha inviato una direttiva di controllo delle esportazioni all’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, invocando poteri legati alla sicurezza nazionale per ordinare l’immediata sospensione dell’accesso a Fable 5 e Mythos 5 per qualsiasi cittadino straniero, sia all’interno che all’esterno del territorio statunitense, inclusi i dipendenti non americani della stessa Anthropic.

Poichรฉ non esiste un meccanismo tecnico affidabile per verificare la nazionalitร  di un utente API in tempo reale, Anthropic รจ stata costretta a disattivare completamente entrambi i modelli per tutta la sua clientela mondiale, lasciando attive solo le famiglie di modelli precedenti come Claude Opus 4.8.

Le capacitร  cognitive della classe Mythos: come ragiona il modello

I modelli di classe Mythos rappresentano un salto generazionale nell’architettura dei Large Language Models, superando nettamente le capacitร  di pianificazione e ragionamento dei sistemi precedenti. Entrambe le configurazioni condividono le medesime specifiche tecniche e di prezzo, strutturate per gestire flussi di lavoro complessi e di lungo periodo senza supervisione umana costante.

Scheda tecnica mobile compatta
Scheda tecnica

Claude Fable 5 vs Claude Mythos 5

Modello 1
Claude Fable 5 claude-fable-5
Modello 2
Claude Mythos 5 claude-mythos-5
Finestra di contesto

Claude Fable 5

1.000.000 token

Claude Mythos 5

1.000.000 token

Limite massimo di output

Claude Fable 5

128.000 token

Claude Mythos 5

128.000 token

Prezzo per milione di token

Claude Fable 5

10 $ input / 50 $ output

Claude Mythos 5

10 $ input / 50 $ output

Modalitร  di pensiero

Claude Fable 5

Pensiero Adattivo (Adaptive Thinking) sempre attivo

Claude Mythos 5

Pensiero Adattivo (Adaptive Thinking) sempre attivo

Politica di conservazione dati

Claude Fable 5

30 giorni obbligatori (Covered Model)

Claude Mythos 5

30 giorni obbligatori (Covered Model)

Accessibilitร 

Claude Fable 5

Sospesa (inizialmente disponibile al pubblico dal 09/06/2026)

Claude Mythos 5

Sospesa (inizialmente limitata a Project Glasswing)

Dati forniti da Anthropic.

Il funzionamento del pensiero adattivo (adaptive thinking)

A differenza dei modelli precedenti, la classe Mythos introduce il Pensiero Adattivo (Adaptive Thinking) come unica modalitร  di elaborazione consentita. Non รจ possibile disattivare il ragionamento interno del modello; qualsiasi chiamata API che tenti di passare un parametro del tipo thinking viene automaticamente rifiutata dal server. Il controllo sul consumo dei token di pensiero e sulla latenza รจ interamente delegato al parametro comportamentale effort.

Questo parametro modula la profonditร  logica dell’elaborazione secondo cinque livelli distinti:

max: Allocazione massima delle risorse cognitive per compiti scientifici estremi e dimostrazioni logico-matematiche complesse.

xhigh: Ottimizzato per sessioni di programmazione ricorsiva e interazioni complesse con tool esterni che durano decine di minuti.

high: Il comportamento standard dell’API (equivalente all’omissione del parametro), orientato a problemi di alta difficoltร .

medium: Una via di mezzo che riduce i costi, in cui il modello salta la fase di pensiero interno se la richiesta dell’utente รจ considerata di routine.

low: Ottimizzazione per la massima velocitร  e riduzione dei costi, ideale per compiti di classificazione semplice o ricerche veloci.

Nelle risposte API, la catena di pensiero grezza (raw chain of thought) non viene mai restituita direttamente per evitare tentativi di reverse engineering. Tramite l’opzione thinking.display, l’utente puรฒ scegliere se ricevere un riassunto testuale leggibile del ragionamento (“summarized”) o se omettere del tutto il testo del blocco di pensiero (“omitted”), sebbene in entrambi i casi i token consumati vengano comunque conteggiati nella tariffazione dell’output.

Autonomia, efficienza e integrazione strumentale

Al lancio, la classe Mythos supporta nativamente l’esecuzione di codice, la chiamata programmatica di strumenti, la gestione della memoria tramite file Markdown persistenti (in cui il modello scrive e aggiorna le lezioni apprese durante le sessioni) e la compattazione automatica del contesto. Questa flessibilitร  permette ai modelli di agire come agenti operativi autonomi in grado di svolgere mansioni complesse per giorni o settimane.

Nell’ingegneria del software, Fable 5 ha stabilito nuovi standard di produttivitร , registrando punteggi di eccellenza nel benchmark FrontierCode di Cognition. Durante i test interni, Stripe ha riferito che il modello รจ stato in grado di completare la migrazione strutturale di un’intera codebase scritta in Ruby da 50 milioni di righe in una sola giornata lavorativa โ€” un compito che avrebbe richiesto l’impegno esclusivo di un intero team di sviluppatori senior per oltre due mesi. In ambito accademico e finanziario, il modello ha ottenuto il punteggio piรน alto mai registrato nel Finance Benchmark di Hebbia per il ragionamento di livello senior, superando nettamente i concorrenti.

I pericoli della cybersecurity: la demolizione del “patch gap” e la generazione di exploit

Un uomo e una donna lavorano su uno schermo con l'intelligenza artificiale

La ragione principale che ha spinto il governo degli Stati Uniti ad applicare una sanzione senza precedenti a una tecnologia commerciale risiede nello straordinario potenziale offensivo del modello nel dominio della sicurezza informatica. Nelle valutazioni condotte dall’AI Security Institute del Regno Unito (UK AISI) in un ambiente controllato (cyber range), Claude Mythos Preview ha risolto con successo il 73% delle sfide di livello esperto basate su scenari Capture The Flag (CTF), distanziando nettamente sia Claude Opus 4.6 che i modelli concorrenti GPT-5.4 e GPT-5.3 Codex.

La compressione del “patch gap”

Nel ciclo di vita dello sviluppo software, il “patch gap” rappresenta la finestra temporale che intercorre tra la pubblicazione di una vulnerabilitร  nota (CVE) e l’applicazione della relativa patch di sicurezza da parte degli amministratori di sistema. Storicamente, i difensori hanno beneficiato di un margine di sicurezza di diversi giorni o settimane per testare e applicare gli aggiornamenti prima che gli aggressori potessero decodificare la patch e creare un exploit stabile.

Claude Mythos demolisce questa difesa temporale. Essendo in grado di analizzare la patch appena rilasciata โ€” che di per sรฉ costituisce una mappa stradale che descrive l’esatta posizione del bug originario โ€” il modello puรฒ identificare la logica interna della vulnerabilitร  e generare autonomamente un exploit di escalation dei privilegi per sistemi Linux in meno di 24 ore, consumando solo poche migliaia di dollari di risorse computazionali. Di conseguenza, la finestra utile per la difesa si riduce drasticamente da settimane a poche ore, imponendo l’adozione di sistemi di aggiornamento interamente automatizzati.

Le vulnerabilitร  individuate nel mondo reale

Il potenziale offensivo e difensivo di questa architettura รจ testimoniato da numerosi casi di studio documentati durante il programma di test Project Glasswing:

Identificazione di bug storici: Mythos ha scoperto una gravissima falla di sicurezza presente da 27 anni all’interno del sistema operativo OpenBSD, rinomato per la sua rigida attenzione alla sicurezza, e una vulnerabilitร  di 16 anni nel diffusissimo software di elaborazione video FFmpeg.

Mappatura sistematica per Mozilla: In sole due settimane di utilizzo sperimentale, Mozilla ha impiegato l’istanza Mythos Preview per analizzare il codice del browser Firefox, riuscendo a individuare e correggere ben 271 vulnerabilitร  di sicurezza.

Vulnerabilitร  Hardware: Un team di ricercatori di Calif.io ha utilizzato il modello per analizzare la struttura logica dei semiconduttori, riuscendo a generare un exploit di corruzione della memoria (memory corruption) funzionante che colpisce direttamente l’inedito processore Apple M5.

Analisi su larga scala: Nel corso del programma Glasswing, oltre 10.000 vulnerabilitร  critiche o ad alta severitร  sono state individuate in software di importanza sistemica, di cui oltre 2.000 mappate dalla sola Cloudflare.

L’architettura di sicurezza: come Fable 5 gestisce il rischio

Per consentire l’accesso pubblico a capacitร  cosรฌ rilevanti, Anthropic ha progettato Claude Fable 5 affiancando alla rete neurale principale una serie di classificatori di sicurezza ausiliari. Questi classificatori fungono da guardiani all’inferenza, esaminando in tempo reale sia il prompt dell’utente che l’output generato dal modello.

Tipi di classificatori e categorie di rifiuto

I classificatori di Fable 5 sono addestrati per intercettare minacce in quattro aree specifiche, mappate su precisi codici di rifiuto restituiti nei metadati della risposta API:

“cyber”: Rileva tentativi di pianificazione di attacchi digitali, sviluppo di exploit e scrittura di malware.

“bio”: Blocca query destinate alla sintesi di tossine biologiche o chimiche. Un esempio specifico riguarda la predizione di modifiche genetiche in grado di influenzare l’assemblaggio del guscio virale nei virus adeno-associati (AAV), una capacitร  dual-use che, se manipolata, potrebbe facilitare la progettazione di virus altamente letali.

“frontier_llm”: Impedisce tentativi di forzare il modello a distillare le proprie conoscenze per addestrare modelli di intelligenza artificiale concorrenti.

“reasoning_extraction”: Intercetta tentativi di estrarre la catena di pensiero interna o i passaggi logici nascosti del modello per visualizzarli nel testo dell’output.

Il meccanismo di rerouting a Claude Opus 4.8

Quando una query attiva uno di questi classificatori, Claude Fable 5 non genera un errore di sistema o un rifiuto standard. Invece, la richiesta dell’utente viene intercettata dall’API e dirottata silenziosamente verso il modello alternativo di generazione precedente: Claude Opus 4.8. Opus 4.8 elabora quindi una risposta sicura e allineata, e l’utente riceve una notifica che descrive l’avvenuto passaggio.

I dati di utilizzo indicano che i classificatori, tarati in modo molto conservativo per accelerare il rilascio in sicurezza, registrano falsi positivi nel 5% delle sessioni totali; per il restante 95%, Fable 5 elabora le richieste direttamente.

Meccanismi tecnici di Fallback e il caching dei prompt

L’implementazione pratica del sistema di sicurezza di Fable 5 introduce una sfida economica e prestazionale legata alla gestione della memoria a breve termine del modello, nota come cache dei prompt (prompt cache).

Poichรฉ le cache dei prompt sono strutturate in modo specifico per i singoli modelli, quando Fable 5 rifiuta una richiesta e l’utente decide di riprovare su un modello alternativo come Opus 4.8, l’intera cronologia della conversazione deve essere riscritta nella cache del nuovo modello. Dato che le operazioni di scrittura in cache (CWrite) hanno un costo significativamente superiore rispetto alle operazioni di sola lettura (CRead), questo costringerebbe l’utente a pagare due volte per l’elaborazione del medesimo contesto.

Il credito di Fallback (Fallback Credit)

Per ovviare a questo problema, Anthropic ha introdotto il meccanismo del Fallback Credit. Quando l’API di Fable 5 restituisce un rifiuto (HTTP 200 con stop_reason: “refusal”), include nella risposta due parametri fondamentali:

fallback_credit_token: Una stringa cifrata che attesta l’avvenuto pagamento della scrittura in cache sul modello rifiutato.

fallback_has_prefill_claim: Un valore booleano che indica se la richiesta puรฒ avvalersi di una continuazione parziale o se deve ripartire da zero.

Inviando la richiesta di riprova a Claude Opus 4.8 includendo il fallback_credit_token, l’API storna interamente il costo di scrittura della nuova cache di prompt, fatturando la chiamata come se l’intera sessione fosse stata avviata su Opus 4.8 fin dal principio.

Modalitร  di implementazione del Fallback

Gli sviluppatori possono gestire questi flussi di lavoro attraverso tre diversi approcci architetturali:

Server-Side Fallback (Beta): Utilizzando l’header server-side-fallback-2026-06-01 e specificando l’array fallbacks: [{“model”: “claude-opus-4-8”}], il server di Anthropic gestisce l’intero passaggio in una sola chiamata di rete, riducendo al minimo la latenza per l’applicazione finale.

SDK Middleware: I kit di sviluppo ufficiali per Python, TypeScript, Go, Java e C# includono un middleware integrato che intercetta i rifiuti dell’API, rimuove in modo automatico i blocchi di pensiero (thinking blocks) non compatibili con i modelli precedenti e re-invia la richiesta gestendo in background il token di credito.

Gestione Manuale: Lo sviluppatore cattura il token di rifiuto e costruisce una richiesta di continuazione (“continuation shape”) accodando alla cronologia dei messaggi un blocco di tipo assistant che riproduce l’esatto output generato da Fable 5 prima del blocco.

Le vulnerabilitร  di Fable 5: il jailbreak governativo e la “difesa in profonditร ”

La motivazione tecnica che ha spinto il Dipartimento del Commercio a emettere la direttiva di blocco risiede nella presunta scoperta di una falla di sicurezza (“jailbreak”) all’interno dei filtri di Fable 5, segnalata alle autoritร  da un’azienda concorrente.

La vulnerabilitร  “Codebase-Reading”

Il metodo di jailbreak evidenziato verbalmente dal governo consiste nel fornire al modello un intero blocco di codice sorgente compilato e chiedergli semplicemente di leggerlo per individuare e correggere eventuali difetti e vulnerabilitร . Questa sollecitazione, sebbene apparentemente orientata a scopi difensivi, รจ stata in grado di bypassare i filtri del classificatore “cyber”, spingendo il modello a rivelare la logica interna di vulnerabilitร  sfruttabili senza attivare il meccanismo di rifiuto o il rerouting verso Opus 4.8.

Anthropic ha espresso un forte disaccordo circa la gravitร  di questa scoperta, sottolineando che:

La tecnica descritta non costituisce un “jailbreak universale” (ovvero un metodo in grado di sbloccare l’intero potenziale offensivo del modello in qualsiasi scenario), ma un’elusione circoscritta e non sistematica.

La capacitร  di rilevare bug all’interno di un codice sorgente รจ un comportamento standard integrato in tutti i modelli di linguaggio di classe analoga, come OpenAI GPT-5.5, ed รจ usata quotidianamente dai professionisti della sicurezza per difendere le infrastrutture aziendali.

La strategia di “difesa in profonditร ” (defense in depth)

Consapevole che una resistenza assoluta e impenetrabile ai jailbreak รจ teoricamente impossibile per qualsiasi modello di linguaggio basato sull’attuale paradigma dell’apprendimento profondo, Anthropic ha strutturato la sicurezza della classe Mythos su una strategia di difesa in profonditร . L’obiettivo primario non รจ prevenire ogni singola elusione, ma rendere la scoperta di nuovi jailbreak estremamente difficile e costosa per gli aggressori.

Questo approccio si basa su tre pilastri operativi:

Barriere di Costo: Configurare i filtri interni per fare in modo che qualsiasi vulnerabilitร  non universale rimanga confinata a scenari molto ristretti e complessi da replicare su larga scala.

Monitoraggio costante della telemetria: Analizzare costantemente il traffico alla ricerca di pattern di utilizzo anomali o tentativi di attacco ricorsivi.

Politica di Ritenzione Dati a 30 giorni: Per i modelli Fable 5 e Mythos 5, Anthropic impone la conservazione obbligatoria per 30 giorni di tutti i prompt inviati e degli output generati. Questa misura, sebbene costosa sul piano delle relazioni commerciali, รจ considerata essenziale per identificare attacchi complessi distribuite su piรน messaggi (come le tecniche di “Best-of-N” jailbreaking), campagne di spionaggio dirette da entitร  statali o tentativi di estorsione di dati che non risulterebbero visibili analizzando le singole richieste in modo isolato.

Geopolitica del calcolo

Rappresentazione dei continenti collegati da linee di comunicazione

La decisione della Casa Bianca e del Dipartimento del Commercio di imporre un blocco immediato su Claude Fable 5 e Mythos 5 rappresenta una svolta epocale che ridefinisce le relazioni tra i laboratori di intelligenza artificiale di frontiera e le autoritร  statali.

Questo intervento evidenzia come i modelli di linguaggio piรน avanzati non siano piรน trattati come semplici prodotti software commerciali, ma come veri e propri asset strategici nazionali soggetti a regimi di controllo delle esportazioni storicamente riservati a tecnologie militari dual-use. L’estensione del divieto ai dipendenti stranieri della stessa Anthropic evidenzia un irrigidimento della sovranitร  tecnologica che potrebbe ostacolare l’attrazione dei migliori talenti di ricerca internazionali, tradizionalmente alla base della crescita della Silicon Valley.

Inoltre, l’improvvisa revoca globale dei servizi evidenzia la vulnerabilitร  delle aziende e dei governi stranieri (in particolare europei) che decidono di integrare soluzioni di intelligenza artificiale proprietarie ospitate all’estero all’interno delle proprie infrastrutture critiche. La possibilitร  che un ordine esecutivo statunitense possa disattivare istantaneamente strumenti aziendali strategici fornisce un forte argomento a favore dello sviluppo di modelli aperti e sovrani, eseguiti su server locali e svincolati dalle decisioni politiche e di sicurezza dei paesi partner.

Infine, per Anthropic l’incidente rappresenta un duro colpo reputazionale ed economico in vista della quotazione in borsa (IPO) programmata per l’ottobre 2026, con una valutazione stimata di 965 miliardi di dollari e un run rate di entrate annuali che a maggio aveva raggiunto i 47 miliardi di dollari. Se la conformitร  alle direttive di sicurezza nazionale dovesse tradursi in continui richiami di modelli commerciali per via amministrativa e senza un processo di verifica trasparente e basato su fatti tecnici, l’intera industria dei frontier lab potrebbe andare incontro a un significativo rallentamento nello sviluppo e nella distribuzione dei futuri sistemi di intelligenza artificiale.

Patto migratorio o remigrazione? Le nuove norme

L’Europa chiude le porte: come il Patto Migratorio del 2026 sta riscrivendo le regole dell’asilo e del rimpatrio

Nell’arco di pochi mesi, l’Unione Europea ha adottato una serie di riforme che cambiano alla radice il modo in cui il continente gestisce l’immigrazione irregolare, le richieste di asilo e i rimpatri. Non si tratta di aggiustamenti tecnici. รˆ un cambio di paradigma.

Il 12 giugno 2026 รจ entrata in vigore la piena applicabilitร  del Nuovo Patto sulla Migrazione e sull’Asilo, adottato formalmente nel maggio del 2024. Un pacchetto di nove regolamenti e una direttiva che per la prima volta impone una disciplina uniforme a tutti gli Stati membri, senza possibilitร  di recepimento selettivo o deroghe nazionali. L’obiettivo dichiarato รจ superare la frammentazione delle legislazioni dei singoli paesi e costruire un sistema europeo coerente di controllo delle frontiere esterne.

Un sistema che parte dall’ingresso

La prima novitร  concreta riguarda il momento stesso dell’arrivo. Il Regolamento (UE) 2024/1348, applicabile dal 12 giugno 2026, stabilisce procedure di screening obbligatorie da completarsi entro sette giorni dall’ingresso irregolare. Ogni persona che attraversa illegalmente una frontiera esterna dell’Unione viene sottoposta a controlli biometrici, sanitari e di sicurezza. I dati vengono caricati nel database Eurodac, ora esteso ai minori a partire dai sei anni di etร .

La riforma modifica anche il vecchio Regolamento di Dublino III, introducendo un “meccanismo di solidarietร  obbligatoria”. Gli Stati che rifiutano di accogliere i richiedenti asilo ricollocati dai paesi di primo approdo devono versare 20.000 euro per ciascun migrante non accettato in un fondo comune chiamato “Solidarity Pool”. รˆ un meccanismo che non impone fisicamente l’accoglienza, ma ne quantifica il rifiuto in termini economici.

La lista dei paesi sicuri: chi chiede asilo deve provare di averne bisogno

Il 10 febbraio 2026, il Parlamento Europeo ha approvato il Regolamento 2026/464, che istituisce il primo elenco comune europeo dei paesi d’origine sicuri. Il voto in plenaria ha prodotto 408 favorevoli, 184 contrari e 60 astensioni, con una maggioranza formata da PPE, ECR, Patrioti per l’Europa e il gruppo ESN.

L’effetto pratico รจ radicale. Chi proviene da un paese inserito nella lista si vede applicare una presunzione giuridica di infondatezza della domanda d’asilo. Non รจ piรน lo Stato a dover dimostrare che il richiedente non rischi persecuzioni: รจ il migrante a dover provare, con prove documentali stringenti, che nel suo caso specifico il paese non รจ sicuro. La procedura รจ accelerata: massimo dodici settimane, alla frontiera.

Nell’elenco figurano tutti i paesi candidati all’adesione UE, a eccezione dell’Ucraina per via dello stato di guerra. Ma vi compaiono anche stati ad alto flusso migratorio come Kosovo, Colombia, India, Bangladesh ed Egitto. Per milioni di persone provenienti da queste nazioni, la porta dell’asilo si รจ ulteriormente ristretta.

Il Regolamento Rimpatri: detenzione, deterrenza, espulsione

Lโ€™aula plenaria del Parlamento Europeo

Il secondo asse della riforma, ancora in fase di adozione definitiva in questi giorni, รจ il nuovo Regolamento Rimpatri (proposta COM(2025)0101). Sostituisce la Direttiva del 2008 e ribalta completamente la logica precedente: dal rimpatrio volontario assistito all’espulsione forzata come procedura standard.

Il 9 marzo 2026 la Commissione parlamentare LIBE ha approvato il mandato negoziale con 41 voti favorevoli e 32 contrari. Il 26 marzo il Parlamento ha votato in plenaria con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astensioni, autorizzando l’avvio dei negoziati con il Consiglio. L’accordo provvisorio di trilogo รจ stato raggiunto il 2 giugno 2026 e la commissione LIBE ha votato la sua ratifica tecnica proprio oggi, 15 giugno. Il voto finale in plenaria รจ calendarizzato per mercoledรฌ 17 giugno a Strasburgo.

Le modifiche concrete rispetto al passato sono profonde. Il periodo minimo di sette giorni garantito per la partenza volontaria viene abolito. Il rimpatrio forzato immediato diventa la norma. I tempi massimi di detenzione amministrativa salgono da 18 a 24 mesi, con la possibilitร  di trattenimento a tempo indeterminato per i soggetti ritenuti una minaccia alla sicurezza.

Una delle novitร  piรน discusse riguarda i “Return Hubs”: centri di detenzione situati in paesi extra-europei, dove i migranti respinti potrebbero essere trasferiti anche in assenza di legami storici o personali con quei paesi. Il regolamento crea la base giuridica per questi accordi bilaterali offshore. Un meccanismo che ricorda per certi versi il modello Albania, piรน volte evocato nei corridoi europei come punto di riferimento.

Cambia anche il regime dei ricorsi. In precedenza, l’impugnazione di un provvedimento di rimpatrio sospendeva automaticamente l’espulsione. La nuova norma elimina questo effetto sospensivo automatico. Il richiedente deve chiedere al giudice la sospensione, che deve pronunciarsi entro 48 ore. In casi complessi di persecuzione politica, violenza di genere o rischio di tortura, 48 ore sono spesso insufficienti per una valutazione accurata.

Il riallineamento politico che ha reso tutto possibile

Nessuna di queste riforme sarebbe stata possibile senza un cambiamento profondo negli equilibri del Parlamento Europeo. La tradizionale maggioranza europeista, quella formata da Popolari, Socialdemocratici e Liberali, ha ceduto il campo a un asse conservatore e sovranista. Il PPE si รจ sistematicamente allineato con ECR, Patrioti per l’Europa ed ESN, scardinando il cosiddetto cordon sanitaire nei confronti delle destre radicali.

Il risultato รจ che testi normativi marcatamente sanzionatori, che in una legislatura precedente non avrebbero mai trovato i numeri, oggi vengono approvati con ampia maggioranza. Non รจ solo una questione di numeri: รจ una questione di linguaggio e di orizzonte politico condiviso.

Il fronte italiano: quando “remigrazione” entra nel lessico politico

Mentre Bruxelles costruisce il nuovo sistema europeo, in Italia il dibattito si รจ polarizzato attorno a una proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Remigrazione e Riconquista”. Depositata in Gazzetta Ufficiale il 9 marzo 2026 da comitati dell’estrema destra extraparlamentare, la proposta รจ attiva per la raccolta firme fino al 31 luglio 2026.

Il testo si propone di istituzionalizzare la “remigrazione”: l’allontanamento programmato e sistematico della popolazione straniera, collegato a un sistema di incentivi demografici per la popolazione italiana di origine. La proposta prevede la creazione di un “Istituto della Remigrazione” e di un “Fondo per la Remigrazione”, con una dotazione iniziale di un miliardo di euro annui. Il fondo sarebbe alimentato dalla riconversione dei fondi per l’accoglienza, da confische patrimoniali e da una tassa del 3% sulle rimesse estere.

Un secondo fondo, destinato a incentivare la natalitร  italiana, verrebbe attivato solo dopo la certificazione di almeno 500 milioni di euro annui di risparmi derivanti dall’attuazione della remigrazione. Bonus nascita fino a 3.000 euro, asili nido gratuiti e mutui agevolati, ma esclusivamente per genitori entrambi cittadini italiani. Le ONG che operano nel soccorso in mare verrebbero colpite da confisca preventiva immediata di beni, aziende e imbarcazioni.

Vannacci e la legittimazione politica della remigrazione

La proposta ha trovato una sponda politica inattesa. Roberto Vannacci, eurodeputato eletto nelle liste della Lega e fondatore del neonato movimento Futuro Nazionale, ha debuttato politicamente con una kermesse all’Auditorium della Conciliazione di Roma il 13 giugno 2026. Alla stampa ha dichiarato apertamente: ยซSulla legge per la remigrazione spinta da CasaPound, perchรฉ no?ยป.

Vannacci ha utilizzato il lancio del movimento per attaccare frontalmente la maggioranza di centrodestra guidata da Giorgia Meloni, accusandola di tradire il mandato elettorale allineandosi alle posizioni del PD, del M5S e di Alleanza Verdi e Sinistra in nome di compromessi con la Commissione von der Leyen. Ha rivendicato lo slogan ยซL’Italia agli italianiยป, usando il termine remigrazione come sinonimo di espulsione immediata dei migranti irregolari.

Quello che fino a pochi anni fa era un lessico confinato all’estremismo extraparlamentare รจ entrato nel linguaggio della politica corrente. La distanza tra le proposte di CasaPound e le posizioni di un eurodeputato con migliaia di voti si รจ ridotta visibilmente.

Cosa rischia davvero di succedere

Gli analisti del think tank europeo CEPS hanno coniato una formula precisa per descrivere la direzione di marcia: “ICE-ificazione” della politica migratoria comunitaria, con riferimento al modello statunitense di enforcement dell’immigrazione. รˆ un’immagine efficace perchรฉ suggerisce non solo maggiore rigiditร , ma una trasformazione strutturale dell’apparato repressivo.

Il problema centrale รจ che una politica di espulsione di massa funziona solo se i paesi di origine accettano i rimpatriati. Nella realtร , gli accordi di riammissione sono rari, difficili da negoziare e spesso non rispettati. Di conseguenza, la riforma rischia di produrre un numero elevato di persone in uno stato di “limbo giuridico permanente”: soggetti che non possono essere rimpatriati, ma che la legge non consente piรน di regolarizzare.

Queste persone diventano vulnerabili allo sfruttamento lavorativo. Nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia e dei servizi di cura, la minaccia costante del rimpatrio forzato funziona come strumento di disciplina salariale: impedisce ai lavoratori di denunciare abusi, orari insostenibili o condizioni di insicurezza.

Sul fronte sanitario, le norme che consentono perquisizioni in “qualsiasi locale rilevante”, inclusi rifugi, centri comunitari e luoghi di culto, generano una paura diffusa. Le persone irregolari smettono di accedere a cure mediche urgenti, programmi di vaccinazione o istruzione per i propri figli. La condivisione di dati biometrici e sanitari con paesi terzi per scopi di deportazione erode la fiducia nelle istituzioni e produce sacche di emarginazione con ricadute sulla salute pubblica dell’intera popolazione.

Una svolta senza precedenti

Campo di rifugiati in bianco e nero

Il 17 giugno 2026 il Parlamento Europeo si appresta a votare definitivamente il Regolamento Rimpatri. รˆ un testo che, se approvato come atteso, completerร  la transizione verso un sistema europeo di gestione dell’immigrazione fondato sulla detenzione prolungata, sull’esternalizzazione dei controlli e sulla prioritร  del rimpatrio forzato rispetto a qualsiasi altra opzione.

Ciรฒ che rende questo momento storico non รจ solo la durezza delle misure, ma il fatto che siano state adottate attraverso i normali meccanismi democratici dell’Unione. Il Parlamento Europeo, spesso invocato come baluardo dei diritti fondamentali, ha approvato norme che Amnesty International ha definito “punitive” e che il CEPS considera potenzialmente lesive della Convenzione di Ginevra. La domanda che rimane aperta, mentre i giudici europei si preparano a valutare i primi ricorsi, รจ se un sistema concepito per deterrenza e rimpatrio possa reggere all’impatto con i diritti fondamentali che l’Unione Europea ha costruito nel dopoguerra.

Trump spegne Fable e Mythos: cosรฌ la sicurezza nazionale ridisegna la mappa dellโ€™intelligenza artificiale

Gli Stati Uniti hanno ordinato lo spegnimento globale di Fable 5 e Mythos 5, i modelli di intelligenza artificiale piรน avanzati di Anthropic, nel primo vero stress test tra potere dei governi e ambizioni dellโ€™AI generativa. La decisione, motivata con la sicurezza nazionale e basata sulle norme sul controllo delle esportazioni, ha colpito non solo i concorrenti di Anthropic, ma milioni di utenti in tutto il mondo, inclusi sviluppatori e aziende che avevano appena iniziato a integrare questi sistemi nei propri prodotti.

Il decreto che ha spento Fable e Mythos

Nella notte tra il 12 e il 13 giugno, Washington ha notificato ad Anthropic una direttiva che imponeva lo stop allโ€™accesso a Fable 5 e Mythos 5 per ยซqualsiasi cittadino stranieroยป, ovunque si trovi. Il testo, inquadrato nellโ€™arsenale delle norme di export control, non fa distinzioni tra governi, aziende o privati: chiunque non sia cittadino statunitense rientra nel divieto, compresi i dipendenti non americani della stessa Anthropic.

Per lโ€™azienda, rispettare alla lettera unโ€™istruzione di questo tipo significa riuscire a distinguere con certezza la nazionalitร  di ogni singolo utente, su ogni piattaforma e attraverso ogni partner cloud. Anthropic ha dichiarato che oggi questo livello di verifica รจ tecnicamente e legalmente ingestibile, e ha quindi scelto la soluzione piรน drastica: spegnere entrambi i modelli per tutti i clienti, a prescindere dal passaporto.

Il risultato รจ stato un blackout improvviso. Le chiamate API a Fable 5 hanno iniziato a restituire errori, le sessioni aperte sono crollate allโ€™improvviso e i piani a pagamento che includevano Fable si sono ritrovati senza il loro modello di punta. Gli altri modelli Claude, come Opus 4.8, sono rimasti disponibili, ma la punta di diamante della linea Anthropic รจ stata congelata a tempo indeterminato.

Fable 5: la punta dellโ€™iceberg

Per capire la portata dello stop bisogna guardare a cosa rappresentava Fable 5 nel portafoglio Anthropic. Il modello, reso disponibile al grande pubblico a inizio giugno, รจ la prima versione su larga scala della famiglia Mythos, la linea di sistemi che lโ€™azienda considera la piรน potente mai sviluppata. Fable รจ stato progettato come un modello โ€œgeneralistaโ€ ad altissime prestazioni, capace di gestire programmazione complessa, analisi di documenti lunghi, interpretazione di grafici e immagini, pianificazione di progetti articolati.

Il suo punto di forza รจ la capacitร  di ragionamento su compiti di lunga durata, sostenuta da agenti in grado di pianificare, correggersi e ristrutturare il lavoro in autonomia. In termini di potenza, diverse analisi tecniche lo paragonavano ai migliori modelli sul mercato, con prestazioni superiori in ingegneria del software, ricerca scientifica e analisi visiva. Fable non รจ solo un chatbot piรน raffinato, ma una piattaforma di lavoro assistito, pensata per team che integrano lโ€™AI nel ciclo di produzione.

Sul piano commerciale, Fable 5 era incluso senza sovrapprezzo nei piani Pro, Max, Team ed Enterprise fino a fine giugno, mentre sulle API veniva fatturato a 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 in uscita. Un pricing che segnalava chiaramente il posizionamento del modello nella fascia alta del mercato, con un costo doppio rispetto alla generazione precedente Opus 4.8. Per molte aziende, lo stop imposto da Washington ha quindi un impatto immediato sui costi di migrazione e sulla pianificazione dei progetti in corso.

Mythos 5, il modello che non doveva uscire

Se Fable era la faccia pubblica, Mythos 5 era il lato oscuro. Il modello nasce come evoluzione di Mythos, una famiglia di sistemi concepita per identificare vulnerabilitร  nei software e nei sistemi informatici con una velocitร  e una precisione tali da allarmare sia i regolatori sia la stessa Anthropic. In primavera, Mythos era emerso al centro di indiscrezioni e leak, presentato come un modello โ€œda laboratorioโ€ troppo potente per essere rilasciato al pubblico.

Anthropic ha piรน volte spiegato che Mythos รจ stato pensato per un numero ristretto di partner: agenzie governative, infrastrutture critiche, organizzazioni impegnate nella difesa informatica. La sua capacitร  di scovare falle, creare exploit e simulare scenari di attacco รจ talmente avanzata da richiedere, secondo lโ€™azienda, un regime di accesso controllato, in linea con programmi come Project Glasswing, che mira a blindare la sicurezza del web.

รˆ proprio questa doppia natura di Mythos, strumento di difesa e potenziale arma offensiva, ad aver attirato lโ€™attenzione delle agenzie statunitensi. Secondo ricostruzioni di stampa, il modello sarebbe giร  stato utilizzato da agenzie come la NSA per infiltrarsi nelle reti di Paesi rivali e testare la resilienza delle infrastrutture critiche. Mythos, piรน che un semplice prodotto commerciale, รจ diventato cosรฌ un asset strategico, con tutte le implicazioni geopolitiche che ne derivano.

Il ruolo del โ€œjailbreakโ€ che ha acceso lโ€™allarme

Al centro dellโ€™ordine di Washington cโ€™รจ un episodio che ha fatto rapidamente il giro della comunitร  AI: un presunto jailbreak di Fable 5. Alcuni ricercatori avrebbero trovato un modo, tramite prompt accuratamente costruiti, per spingere Fable a comportarsi come Mythos, sfruttando le sue capacitร  di analisi delle vulnerabilitร  oltre i limiti previsti dalla versione โ€œcontrollataโ€.

Non si รจ trattato di un hack in senso tradizionale, con intrusioni nei server o violazioni del codice sorgente, ma di un uso creativo del linguaggio per aggirare le protezioni. รˆ questo il cuore del problema: modelli estremamente potenti che, se sufficientemente sollecitati, possono esporre capacitร  pensate per contesti ristretti. Per il Dipartimento del Commercio, lโ€™eventualitร  che Fable potesse essere โ€œsbloccatoโ€ per operare come Mythos รจ bastata a giustificare una misura dโ€™emergenza.

Anthropic contesta questa lettura. In una nota ufficiale, lโ€™azienda sostiene che il jailbreak individuato รจ limitato e replicabile facilmente con altri modelli giร  disponibili sul mercato, senza bisogno di violare Fable. A loro avviso, concentrare lโ€™attenzione su Fable e Mythos non risolve il problema di fondo, perchรฉ capacitร  analoghe sono diffuse in altri sistemi non soggetti alle stesse restrizioni. Il dibattito non riguarda quindi solo Anthropic, ma la coerenza dellโ€™intero impianto regolatorio.

Export control e nuova geografia dellโ€™AI

Lo stop a Fable 5 e Mythos 5 รจ uno degli esempi piรน visibili di come gli export control stiano ridisegnando la mappa dellโ€™intelligenza artificiale. Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno usato la leva delle licenze per limitare le esportazioni di chip avanzati verso Cina e altri Paesi, imponendo condizioni stringenti persino su cluster di GPU installati in stati alleati. Ora lo stesso meccanismo viene applicato non solo allโ€™hardware, ma anche ai modelli.

In questo nuovo schema, gli Stati Uniti si propongono come gatekeeper dellโ€™AI di frontiera. Non controllano solo la vendita di processori, ma anche le condizioni di accesso ai sistemi piรน avanzati, definendo chi puรฒ utilizzarli, dove e per quali scopi. Le bozze di regolamento trapelate in primavera parlavano di limiti quantitativi per lโ€™export di chip, licenze differenziate in base alla potenza di calcolo e controlli sui cluster superiori a determinate soglie.

Il caso Anthropic mostra il passo successivo: estendere la stessa logica ai modelli, intervenendo direttamente sulla disponibilitร  dei sistemi piรน sofisticati. Fable 5 e Mythos 5 diventano cosรฌ il precedente che definisce il perimetro: i modelli piรน avanzati, con capacitร  critiche in ambiti come cybersecurity o biologia, possono essere dichiarati di interesse strategico e sottoposti a regimi simili a quelli delle tecnologie dual use.

Le reazioni del settore e degli alleati

La decisione ha provocato una reazione immediata nel settore tecnologico. Amazon Web Services, uno dei principali partner di Anthropic, ha confermato di aver revocato lโ€™accesso ai modelli per tutti gli utenti in tutte le regioni su richiesta dellโ€™azienda. Ciรฒ significa che non solo le imprese europee, asiatiche o latinoamericane, ma anche molte societร  statunitensi presenti su AWS hanno visto i loro flussi di lavoro interrompersi da un giorno allโ€™altro.

Analisti e commentatori hanno sottolineato come questa mossa rischi di alimentare la dipendenza da soluzioni locali, soprattutto in Europa, dove si moltiplicano le iniziative per sviluppare modelli autoโ€‘hosted e infrastrutture sovrane. Lโ€™argomento รจ semplice: se un governo puรฒ imporre lo spegnimento di un modello globale sulla base di una valutazione di sicurezza interna, le aziende e le istituzioni di altri Paesi potrebbero sentirsi esposte e decidere di ridurre lโ€™affidamento su tecnologie statunitensi.

Anche tra gli alleati emergono tensioni. Il rischio รจ che, dietro la retorica della sicurezza nazionale, gli export control diventino uno strumento per consolidare il vantaggio competitivo delle aziende americane, limitando lโ€™accesso ai modelli piรน avanzati ai soli partner ritenuti pienamente allineati. La stessa Anthropic avverte che un eccesso di restrizioni puรฒ ยซbloccare lโ€™intero settoreยป, rallentando lโ€™innovazione proprio nei Paesi che gli Stati Uniti considerano amici.

La posizione di Anthropic e il nodo della sicurezza

Nella sua dichiarazione ufficiale, Anthropic descrive lโ€™ordine ricevuto come il risultato di un โ€œmalintesoโ€ sul funzionamento dei modelli e sulle reali capacitร  di un jailbreak, e annuncia lโ€™intenzione di lavorare con il governo per ripristinare lโ€™accesso il prima possibile. Lโ€™azienda insiste che una resistenza perfetta ai jailbreak oggi non รจ praticabile per nessun fornitore, perchรฉ la natura stessa dei sistemi generativi rende impossibile prevedere ogni possibile combinazione di input.

Da tempo Anthropic costruisce la propria identitร  attorno al tema della AI sicura, con focus su allineamento, filtri e contenimento dei rischi. Fable 5 stesso รจ stato presentato come un modello dotato di un doppio binario operativo: quando le domande degli utenti toccano temi sensibili, il sistema โ€œscalaโ€ verso il basso, appoggiandosi a modelli piรน controllati come Opus 4.8, sacrificando profonditร  in favore di sicurezza.

Questa architettura, pensata per conciliare potenza e affidabilitร , รจ ora al centro del confronto con Washington. Per gli sviluppatori di Anthropic, Fable รจ la prova che si puรฒ portare sul mercato una tecnologia di classe Mythos senza esporre tutte le sue capacitร  piรน delicate. Per le autoritร  federali, invece, il semplice fatto che un jailbreak possa avvicinare Fable a Mythos basta a giustificare un blocco preventivo. Il terreno di scontro รจ la definizione stessa di โ€œmodello sicuroโ€ in un contesto in cui la frontiera tecnologica si sposta ogni pochi mesi.

Cosa significa per utenti e aziende

Per gli utenti finali, lo spegnimento di Fable 5 e Mythos 5 ha effetti che vanno oltre la cronaca tecnica. Le imprese che avevano iniziato a integrare Fable nei flussi di lavoro, dalla programmazione alla revisione di documenti legali, devono ora ripiegare su modelli meno potenti o ridisegnare le proprie architetture. I team di ricerca che sperimentavano con Mythos in contesti controllati, ad esempio nella difesa informatica, si trovano improvvisamente senza uno degli strumenti piรน avanzati a disposizione.

La vicenda rende tangibile un tema spesso percepito come astratto: la dipendenza da infrastrutture e modelli controllati da un numero ristretto di attori, soggetti a decisioni politiche prese a migliaia di chilometri di distanza. Ogni scelta tecnologica diventa anche una scelta geopolitica, soprattutto per chi opera in settori sensibili come finanza, energia, difesa o sanitร . La filiera dellโ€™AI, dal chip al modello, viene cosรฌ progressivamente assorbita nel perimetro delle politiche di sicurezza nazionale.

Allo stesso tempo, lo stop puรฒ diventare un catalizzatore per nuove architetture ibride, in cui modelli locali e infrastrutture regionali affiancano i grandi sistemi statunitensi, riducendo lโ€™esposizione a decisioni unilaterali. Per i governi, il caso Anthropic รจ un promemoria concreto che la regolazione dellโ€™AI non si esaurisce nei testi di legge, ma si gioca anche nella capacitร  di costruire alternative credibili alle piattaforme dominanti.