HomeAttualitàMarco Rubio è il vero presidente degli Stati Uniti?

Marco Rubio è il vero presidente degli Stati Uniti?

Mentre il mondo trattiene il fiato per l’ultimo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran in programma questo fine settimana a Islamabad, in Pakistan, una figura chiave manca all’appello. Marco Rubio, Segretario di Stato dell’amministrazione Trump, rimarrà a Washington, preferendo il ruolo di stratega dietro le quinte a quello di negoziatore in prima linea.

Questa scelta non è isolata, ma riflette un pattern consolidato: Rubio non ha partecipato all’incontro USA-Iran di inizio mese, né a quelli dell’ultimo anno a Ginevra e Doha. La sua assenza solleva interrogativi sul futuro della diplomazia americana, in un momento in cui la tensione nel Medio Oriente è alle stelle dopo mesi di conflitto.

Il contesto dei negoziati USA-Iran

I colloqui tra Washington e Teheran, iniziati informalmente nel 2025, rappresentano un tentativo di risolvere la crisi nucleare e il recente scontro armato che ha opposto Stati Uniti e Iran dal febbraio 2026. Il presidente Donald Trump, rieletto nel novembre 2024 e insediato a gennaio 2025, ha optato per una delegazione alternativa capitanata da Steve Witkoff, suo amico immobiliarista di Manhattan, e dal genero Jared Kushner. Loro hanno già incontrato la controparte iraniana all’inizio di aprile a Islamabad, ma senza breakthroughs significativi. Il vicepresidente JD Vance potrebbe unirsi più tardi se i talks guadagnano slancio, ma per ora Rubio resta ai margini.

Questa dinamica stride con la tradizione diplomatica. Pensiamo a John Kerry sotto Obama: in oltre 20 mesi di negoziati nucleari con l’Iran, Kerry incontrò la controparte iraniana almeno 18 volte, spesso più volte al giorno.

I Segretari di Stato hanno storicamente guidato i dossier cruciali, dai trattati sul controllo armamenti agli accordi israelo-palestinesi. Rubio, invece, ha saltato pure le delegazioni su Ucraina e Gaza, e non torna in Medio Oriente da una breve visita in Israele nell’ottobre 2025. Solo sei viaggi esteri quest’anno per lui, inclusa Milano per le Olimpiadi invernali 2026, contro gli 11 di Blinken nello stesso periodo del 2024.

Il doppio ruolo di Rubio: consigliere e diplomatico

La chiave del suo “ruolo da casa” è il doppio incarico: Segretario di Stato e Consigliere per la Sicurezza Nazionale, una combinazione unica dai tempi di Henry Kissinger negli anni ’70. Rubio ha assunto il ruolo NSA ad interim lo scorso maggio, dopo che Trump rimosse Michael Waltz, e pare lo terrà indefinitamente. Questo gli permette di coordinare Dipartimento di Stato, ambasciate e agenzie dalla Casa Bianca, fornendo consigli diretti al presidente. “Meno tempo all’estero significa più tempo accanto a un presidente impulsivo”, nota l’analista Emma Ashford del Stimson Center.

Rubio difende questa scelta. In un’intervista a Politico del giugno 2025, ha spiegato di visitare il Dipartimento di Stato quasi quotidianamente, sovrapponendo i ruoli: “Ora leader stranieri incontrano entrambe le figure in un unico meeting”. La scorsa settimana ha presieduto un incontro tra libanesi e israeliani al Foggy Bottom, gettando basi per un cessate il fuoco in Libano.

Tommy Pigott, portavoce del Dipartimento, ribatte alle critiche: “La sincronia tra Sicurezza Nazionale e State è un obiettivo sfuggito per decenni”. Eppure, veterani come Matthew Waxman, ex alto funzionario sotto Bush, avvertono: “Unire i ruoli è un errore; entrambi sono troppo impegnativi”. Kissinger vi riuscì dopo anni come NSA puro, con shuttle diplomacy incessante.

La strategia Trump: deleghe e inviati informali

Trump ha rivoluzionato la diplomazia affidandola a fedelissimi non burocrati. Witkoff e Kushner gestiscono Iran, Israele, Ucraina e Russia, mentre Rubio resta a Washington per policy coordination. Questo stile riflette la sfiducia di Trump verso il “deep state” diplomatico. Nei colloqui Iran, gli USA spingono un piano a 15 punti trasmesso via Pakistan, con Teheran che nega interesse ma invia segnali privati. Rubio ha espresso ottimismo a marzo 2026, prevedendo fine operazioni USA “in settimane, non mesi”, dopo G7 in Francia. Eppure, round precedenti a Muscat (febbraio 2026) e Islamabad (aprile) fallirono: Vance accusò Iran di non accettare termini dopo 21 ore di marathon talks.

Il contesto è drammatico. La guerra USA-Iran, scoppiata il 28 febbraio 2026, ha visto uccisioni di alti ufficiali iraniani, truppe USA deployate e minacce a Kharg Island. Trump ha ritardato attacchi su infrastrutture energetiche per dare spazio a negoziati, ma ha dichiarato “Iran devastato” e regime change in atto.

Prezzi petrolio scesi a 93 dollari, blockade USA stringe Teheran. Rubio, in interviste ABC e Fox, ha parlato di “fratture interne” iraniane e speranza su elementi pro-deal.

Critiche e impatti sul dipartimento di Stato

Non mancano lamentele. Diplomatici in servizio e pensionati vedono lo State Department “di fatto vacante”. Ashford: “Rubio è più NSA che Secretary, danneggiando la diplomazia USA”. Blinken viaggiava instancabile; Rubio privilegia UFC events con Trump mentre Vance negozia. Waxman ammette un upside: con focus su Iran, Rubio gestisce altrove. Ma il duplice ruolo erode influenza di Rubio? Come falco anti-Iran, Rubio ha sempre spinto durezza: a febbraio 2026 ritardò visita Israele per talks nucleari, definendo Iran manipolatori.

Rubio resta ottimista. A febbraio ha detto “Nessuno ha mai fatto un deal con Iran, ma ci proviamo”. Su Fox a fine marzo: “Vediamo la finish line; non domani, ma presto”. Eppure, Iran nega armi nucleari, IAEA conferma no bomb imminente. Intanto, crisi collaterali: IRGC sequestra navi a Hormuz, USA sospende airstrip Iraq per staccarlo da Teheran, scorte munizioni USA prosciugate da guerra.

Questo approccio segna un shift epocale. Trump attira leader a Washington – Putin riarmo economia, ma cerca soluzioni disperate – riducendo bisogno di viaggi Rubio. Accompagna Trump abroad come NSA. Critici temono impreparazione contro Russia-Cina, con munizioni deviate da Asia-Europa. Ma per Trump, è efficienza: Witkoff-Kushner come special envoys, Vance backup.

Mentre la delegazione vola a Pakistan, Rubio monitora da Oval Office. I colloqui potrebbero decidere se guerra finisce in settimane o si protrae, con Hormuz a rischio e economia globale appesa a un filo. Rubio incarna il paradosso trumpiano: potere immenso da Washington, ma ombra nei negoziati. La sua permanenza riflette fiducia presidenziale, ma solleva dubbi su leadership diplomatica tradizionale. Il mondo osserva Islamabad, sperando in un deal che sfugga da anni.

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Luigi Alberto Pinzi
Luigi Alberto Pinzihttps://www.alground.com
Esperto nei più avanzati sistemi di crittografia e da anni impegnato nell'arte del Reverse Engineering, Luigi è redattore freelance con una predilizione particolare per gli argomenti in materie legali.
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