21 Giugno 2026
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Elezioni comunali 2026: il centrodestra conquista Venezia e il Sud

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Elezioni comunali maggio 2026: il paese al voto tra sorprese e astensioni record

L’Italia ha scelto. Nella tornata elettorale del 24 e 25 maggio 2026, quasi 6,6 milioni di cittadini sono stati chiamati alle urne per rinnovare le amministrazioni di circa 750 Comuni italiani, di cui 18 capoluoghi di provincia. Il risultato politico piรน evidente รจ che il centrodestra ha saputo reggere e anzi avanzare, strappando alla sinistra una cittร  simbolica come Venezia e confermando il dominio nel Mezzogiorno con una vittoria da record a Reggio Calabria. Dall’altro lato della barricata, il centrosinistra tiene le sue piazzeforti toscane e manda in ballottaggio alcune sfide ancora aperte, ma la fotografia complessiva non sorride alla coalizione che puntava a capitalizzare la mobilitazione referendaria.

Il dato che pesa piรน di tutti: l’astensionismo

Prima ancora di ragionare su chi ha vinto e chi ha perso, รจ necessario fermarsi sul numero che racconta l’Italia forse meglio di qualunque percentuale di lista: l’affluenza definitiva si รจ attestata al 60,06%, in calo di quasi cinque punti percentuali rispetto al 64,91% della precedente tornata elettorale negli stessi Comuni. Un crollo che, pur non essendo catastrofico in termini assoluti, consolida un trend preoccupante e trasversale. Alle 19 del 24 maggio, il primo giorno di voto, solo il 34,5% degli aventi diritto si era recato alle urne, contro il 37% registrato nelle precedenti consultazioni comparabili.

Il calo si รจ rivelato particolarmente accentuato al Nord e in alcune aree del Centro Italia. In Emilia-Romagna l’affluenza si รจ fermata oltre 9 punti sotto la precedente tornata, mentre in Toscana il divario ha superato i 5 punti. In controtendenza, come spesso accade, il Sud del Paese: Calabria, Campania, Basilicata e Puglia hanno registrato un aumento della partecipazione, a dimostrazione che la politica locale mantiene ancora un legame viscerale con le comunitร  meridionali. L’unica regione a superare il 70% di partecipazione รจ stata l’Umbria, mentre il dato piรน basso in assoluto appartiene al Molise, fermo al 47,7%.

Venezia, il colpo grosso del centrodestra

Vista su piazza San Marco di Venezia.

Il risultato che piรน ha catalizzato l’attenzione nazionale รจ senza dubbio quello di Venezia. Simone Venturini, assessore uscente e candidato del centrodestra, ha vinto al primo turno con il 51,03% dei voti, battendo nettamente il senatore del Partito Democratico Andrea Martella, che si รจ fermato al 39,21%. Una vittoria che in pochi avevano pronosticato con tale nettezza: i sondaggi della vigilia lasciavano aperta la possibilitร  di un ballottaggio, e invece la cittร  lagunare ha consegnato il risultato giร  nella notte tra il 25 e il 26 maggio.

Venturini era sostenuto da una coalizione ampia che comprendeva Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, l’UDC, il Partito dei Veneti e la lista civica personale legata all’ereditร  dell’ex sindaco Luigi Brugnaro, che da sola ha raccolto circa il 30% dei voti. Il centrosinistra aveva schierato una coalizione altrettanto larga, con il Pd, Alleanza Verdi e Sinistra, il Movimento 5 Stelle, Italia Viva e diverse liste civiche, ma la sommatoria non รจ bastata. L’affluenza a Venezia si รจ fermata al 55,87%, in calo rispetto al 62,23% della precedente consultazione, un dato che alimenta ulteriori riflessioni sul progressivo distacco dei veneziani dalla vita politica della loro cittร .

Reggio Calabria: percentuali bulgare per Cannizzaro

Se Venezia ha sorpreso per la chiarezza della vittoria al primo turno, Reggio Calabria ha stupito per le proporzioni quasi plebiscitarie del risultato. Francesco Cannizzaro, deputato di Forza Italia e coordinatore del partito in Calabria, ha conquistato la guida della cittร  dello Stretto con il 65,68% dei voti, lasciando il candidato del centrosinistra Domenico Donato Battaglia fermo al 24,74%. Cannizzaro era sostenuto da ben 12 liste, tra cui Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Noi Moderati, Azione con Calenda, e numerose liste civiche a supporto.

Il risultato segna la fine di un’era per Reggio Calabria: la cittร  si prepara al post-Falcomatร , il sindaco di centrosinistra che aveva governato per ben 12 anni. L’affluenza definitiva si รจ attestata intorno al 65%, in lieve calo rispetto alla tornata precedente. La schiacciante vittoria di Cannizzaro rispecchia non solo la forza della coalizione di centrodestra nel Mezzogiorno, ma anche un certo logoramento dell’opposizione, incapace di presentare un’alternativa credibile e unitaria in una delle cittร  storicamente piรน complesse del Sud.

Salerno: il ritorno dello Sceriffo

Tra i capitoli piรน romanzeschi di queste comunali 2026 c’รจ senza dubbio quello di Salerno, dove Vincenzo De Luca, l’ex governatore della Regione Campania, ha vinto il suo quinto mandato da sindaco con oltre il 57,5% dei voti. Una vittoria che racconta molto della personalitร  politica di De Luca e ancor di piรน delle fratture nel campo progressista: l’ex governatore ha corso senza il simbolo ufficiale del Partito Democratico, che ha scelto di non appoggiarlo dopo le tensioni nazionali, e si รจ trovato addirittura contro le liste di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle, che hanno sostenuto il candidato Franco Massimo Lanocita, fermatosi al 14,1%.

Il centrodestra, con Gherardo Maria Marenghi, si รจ fermato al 15,6%, a conferma che nel capoluogo campano il tema politico centrale non era la contrapposizione destra-sinistra, ma la resa dei conti interna al campo progressista. L’affluenza a Salerno si รจ confermata stabile al 63,43%, sostanzialmente in linea con il 63,19% della tornata precedente, un segnale di come la personalitร  carismatica di De Luca riesca ancora a trascinare i salernitani alle urne.

La Toscana resiste, Arezzo al ballottaggio

Vista dallโ€™alto verso la torre del Palazzo Comunale di Arezzo, con cielo nuvoloso e bandiere italiana ed europea.

Il centrosinistra ha trovato respiro in Toscana, dove ha difeso le sue posizioni nelle cittร  piรน popolose. A Prato e a Pistoia la coalizione progressista ha confermato il governo locale, riuscendo a vincere giร  al primo turno in entrambi i capoluoghi. Ad Arezzo, invece, la sfida si รจ rivelata piรน equilibrata del previsto e il Comune toscano si รจ avviato verso il ballottaggio del 7-8 giugno, insieme ad altri capoluoghi come Lecco, Chieti, Trani e Agrigento.

Il caso di Lecco e Mantova in Lombardia merita una menzione particolare: la regione ha visto 93 Comuni chiamati alle urne, con Lecco e Mantova come unici capoluoghi lombardi al voto. A Mantova il centrosinistra ha tenuto le sue posizioni, mentre Lecco ha dovuto rinviare la decisione al secondo turno. Sul piano delle forze partitiche nazionali, il responso di queste comunali ha confermato che Partito Democratico e Fratelli d’Italia rimangono le principali forze trainanti delle rispettive coalizioni, mentre Lega e Movimento 5 Stelle faticano a imporsi nei centri piรน grandi.

Il referendum come ombra sulle elezioni

Queste elezioni si sono svolte in un contesto politico nazionale tutt’altro che neutro. La campagna per il referendum sulla giustizia aveva animato le settimane precedenti il voto, e molti analisti si attendevano un effetto trascinamento capace di mobilitare ulteriori elettori nell’area progressista. I risultati hanno invece smentito questa tesi: il centrosinistra non ha sfondato, e il centrodestra ha mantenuto o migliorato le sue posizioni anche in terreni storicamente sfavorevoli. La separazione tra l’agenda referendaria e quella amministrativa locale si รจ rivelata netta nella mente degli elettori, a dimostrazione che le elezioni comunali continuano a seguire dinamiche proprie, legate piรน alla percezione del sindaco e alla qualitร  dei servizi locali che alle grandi questioni della politica nazionale.

Brescia e il panorama locale

Anche la provincia di Brescia ha fatto la sua parte in questa tornata elettorale: dieci Comuni bresciani sono stati chiamati alle urne, e in nessuno di essi si andrร  al ballottaggio, con tutti i sindaci eletti giร  al primo turno. Tra i risultati piรน significativi spicca quello di Rovato, dove Valentina Bergo di Fratelli d’Italia, assessora uscente della giunta Belotti, ha vinto con il 55% dei voti, battendo il candidato del Pd Alessandro Botticini (fermo al 21%) e la civica Gabriella Marini (17%), oltre all’ex sindaco Roberto Manenti, candidato con una lista di destra-destra al 6,7%. Il centrodestra ha trionfato anche a Lonato e ha strappato Corte Franca al centrosinistra, mentre a Travagliato, Capriano e Quinzano gli uscenti sono stati riconfermati dai propri elettori.

Cosa ci dicono questi risultati

La lettura politica di questa tornata รจ piรน complessa di quanto i titoli dei giornali possano suggerire. Il centrodestra governa in modo efficace il territorio e sa scegliere candidati capaci di intercettare il consenso locale, come dimostrano i casi di Venturini e Cannizzaro. Il centrosinistra tiene le sue regioni tradizionali ma fatica a espandersi, e il caso De Luca a Salerno mostra come le leadership personaliste possano ancora prevalere sulla logica di coalizione. Il dato che perรฒ dovrebbe preoccupare tutti, al di lร  del colore politico, รจ quello dell’astensionismo crescente: quasi il 40% degli italiani aventi diritto non si รจ presentato alle urne, e il trend sembra strutturale, non occasionale. I ballottaggi del 7 e 8 giugno ad Arezzo, Lecco, Chieti, Trani e Agrigento offriranno un ulteriore tassello per completare questo mosaico elettorale e capire se le dinamiche emerse al primo turno si consolideranno o riserveranno nuove sorprese.

Dossier analitico: la nuova legge di intervento extraterritoriale della federazione russa

Il 25 maggio 2026, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha apposto la firma definitiva sul disegno di legge n. 1181659-8, precedentemente approvato dalla Duma di Stato il 13 maggio con una maggioranza schiacciante (384 voti favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto). Questa nuova norma modifica in modo sostanziale la legislazione federale sulla “Difesa” e sulla “Cittadinanza”, espandendo formalmente le prerogative del capo dello Stato in materia di impiego extraterritoriale dello strumento militare.

La legge stabilisce che le Forze Armate della Federazione Russa possono essere impiegate, su esclusiva decisione presidenziale, per proteggere i cittadini russi sottoposti ad arresto, detenzione, reclusione o procedimenti giudiziari da parte di tribunali stranieri o organismi giurisdizionali internazionali. Il testo individua un perimetro di applicazione molto specifico e, al tempo stesso, volutamente flessibile: l’intervento รจ autorizzato laddove le corti estere agiscano senza la partecipazione della Russia, e qualora la loro giurisdizione non sia fondata su un trattato internazionale ratificato da Mosca o su una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Da un punto di vista formale, l’iniziativa legislativa รจ stata presentata dal Ministero della Difesa russo il 19 marzo 2026 e ha completato l’iter in tempi estremamente rapidi. La propaganda e la retorica ufficiale del Cremlino, guidata dal presidente della Duma Vyacheslav Volodin e dal capo del Comitato di Difesa Andrei Kartapolov, hanno inquadrato il provvedimento come una risposta simmetrica e necessaria contro “l’ondata di russofobia dilagante” e contro una giustizia occidentale definita “una macchina repressiva orchestrata dagli eurocrati”.

Ambiti di applicazione pratica e asimmetrica

Sebbene la formulazione letterale evochi scenari di interventi cinetici di salvataggio o di vere e proprie incursioni, l’analisi geopolitica, legale e militare evidenzia che la portata reale della legge si articola su tre direttrici strategiche asimmetriche.

Il contrasto alla Corte Penale Internazionale (CPI) e la tutela della catena di comando

Lโ€™obiettivo primario ed evidente del testo รจ la strutturazione di uno “scudo giuridico-militare” contro i mandati di cattura internazionali emessi dalla Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aia. La Federazione Russa non riconosce lo Statuto di Roma e considera privi di valore legale i mandati di arresto che hanno colpito lo stesso Vladimir Putin, l’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu e la commissaria per i diritti dei bambini Maria Lvova-Belova.

La legge non punta a proteggere il comune turista russo allโ€™estero, bensรฌ i membri dellโ€™alto comando militare, i funzionari di intelligence, gli oligarchi legati al Cremlino e i vertici politici. Creando una base legale interna che vincola lo Stato allโ€™uso della forza in caso di detenzione all’estero, Mosca punta a innalzare a dismisura il costo politico e di sicurezza per qualsiasi Paese terzo che si trovi nella posizione di dover cooperare con la CPI per l’estradizione di un cittadino russo d’alto profilo.

La militarizzazione e la scorta della “Flotta Ombra” (Shadow Fleet)

Grande nave cisterna attraccata a una piattaforma in mare aperto al tramonto.

Come evidenziato da esperti di diritto marittimo e analisti del quotidiano economico russo Kommersant, la legge offre la necessaria copertura giuridica interna per la protezione e la scorta armata della flotta mercantile clandestina utilizzata da Mosca per aggirare i tetti al prezzo del greggio (price cap) e le sanzioni occidentali.

Le petroliere della Shadow Fleet, spesso registrate sotto bandiere di comodo ma gestite da societร  di facciata riconducibili a Mosca, corrono il rischio costante di sequestro, ispezione o blocco legale nelle acque internazionali o negli stretti strategici (come lo stretto di Danimarca o di Malacca). Inquadrando il sequestro di una nave e il fermo del suo equipaggio (composto da cittadini russi) da parte di un’autoritร  giudiziaria straniera non riconosciuta come un atto ostile, la nuova legge autorizza la Marina Militare russa a intervenire direttamente. Le unitร  della Flotta russa possono ora operare come scorte armate stabili, giustificando l’uso della forza in mare aperto in nome della protezione dei diritti dei propri cittadini.

Strumento di pressione asimmetrica nei Paesi terzi

La legge costituisce un potente strumento di Lawfare (l’uso del diritto come arma geopolitica) nei confronti di Stati geograficamente contigui o politicamente neutrali. Paesi dell’Asia centrale, del Caucaso, della penisola balcanica o nazioni africane che ospitano personale russo (inclusi i mercenari e i consiglieri delle strutture ex-Wagner/Africa Corps) si troveranno di fronte a un dilemma normativo e di sicurezza: applicare i mandati di cattura occidentali o i trattati di estradizione, rischiando una reazione militare o un’operazione speciale russa sul proprio territorio in virtรน della legge n. 1181659-8.

Parametro Analitico Legge Federazione Russa (2026) ASPA – American Service-Members’ Protection Act (USA, 2002)
Soggetti tutelati Qualsiasi cittadino russo (con chiara focalizzazione de facto su alti funzionari, militari, agenti di intelligence e figure chiave del Cremlino). Personale militare e d’intelligence statunitense, funzionari eletti o nominati del governo USA e personale di paesi alleati (NATO o principali alleati extra-NATO).
Organo decisionale Potere esclusivo, centralizzato e insindacabile del Presidente della Federazione Russa. Il Presidente degli Stati Uniti detiene l’autoritร  formale, ma con stringenti vincoli di bilancio e meccanismi di rendicontazione periodica al Congresso.
Focus istituzionale Corti nazionali straniere (di Stati dichiarati “ostili”) e qualsiasi tribunale internazionale non esplicitamente ratificato da Mosca. Target mirato ed esclusivo: la Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aia.
Soprannome giornalistico “The Russian Hague Invasion Act” o “Legge anti-estradizione”. “The Hague Invasion Act” (Legge d’invasione dell’Aia).
Clausole di deroga (Waiver) Assenti. La norma รจ uno strumento di pura discrezionalitร  politica e militare gestita caso per caso in base agli equilibri del momento. Ampie e codificate. Il Presidente puรฒ derogare ai divieti se certifica che la cooperazione serve all’interesse nazionale o a missioni di pace ONU.

Le divergenze sostanziali nella Dottrina Giuridica

La differenza fondamentale risiede nel perimetro di applicazione e negli obiettivi strategici:

Il Target: L’ASPA statunitense nasce nel contesto post-11 settembre con il fine specifico di impedire che la neonata Corte Penale Internazionale potesse esercitare la propria giurisdizione su soldati, ufficiali o leader politici americani impegnati in operazioni globali di controterrorismo. La legge statunitense si focalizza esclusivamente sulla CPI. La legge russa del 2026, al contrario, estende il principio a qualsiasi tribunale nazionale di uno Stato estero che agisca in autonomia. Se un tribunale polacco, tedesco o statunitense avvia un processo in absentia o arresta un cittadino russo (ad esempio per cyber-spionaggio, violazione delle sanzioni o crimini di guerra), la legge russa si attiva.

La flessibilitร  e l’ambiguitร  istituzionale: L’ASPA prevede vincoli precisi e vieta l’assistenza giudiziaria alla CPI, l’estradizione di cittadini statunitensi e il supporto finanziario, pur mantenendo canali diplomatici complessi. La legge russa รจ volutamente laconica e flessibile; non descrive le modalitร  operative dell’intervento, lasciando al Cremlino la facoltร  di interpretare come “protezione” sia un’estrazione armata guidata dai servizi speciali (GRU/FSB), sia l’invio di naviglio da guerra in acque territoriali altrui.

Le reazioni internazionali e i rischi di escalation

La firma del provvedimento ha innescato immediate reazioni di condanna e forte preoccupazione nelle cancellerie occidentali e nelle istituzioni internazionali, accentuando la percezione di un rischio di escalation globale.

Ucraina

Il governo di Kyiv, attraverso dichiarazioni del Ministero degli Affari Esteri e analisi diffuse da The Kyiv Independent e Ukrainska Pravda, ha denunciato la legge come “l’ennesimo tentativo di legalizzare aggressioni future”. Kyiv ha ricordato come la retorica della “protezione dei cittadini russi e dei russofoni all’estero” sia stata la colonna portante della dottrina geopolitica russa fin dal 2014, utilizzata per giustificare l’annessione della Crimea, l’intervento nel Donbass e l’invasione su vasta scala del 2022. Le autoritร  ucraine temono che questa legge crei un pretesto normativo permanente per colpire paesi sovrani con operazioni speciali o attacchi missilistici mirati con la scusa di “liberare” personale russo detenuto.

Stati Uniti e Alleati NATO

I funzionari del Dipartimento di Stato americano e i portavoce della NATO hanno definito il provvedimento una mossa “pericolosa ed eversiva dell’ordine internazionale basato sulle regole”. Gli analisti del Pentagono osservano con particolare attenzione il potenziale impiego della legge sul fronte marittimo e cibernetico:

Se un hacker russo venisse arrestato in un Paese membro della NATO su mandato dell’FBI, la Russia potrebbe teoricamente minacciare rappresaglie militari.

Il timore principale della NATO riguarda l’interazione tra le marine militari nel Mar Baltico, nel Mar Nero e nel Mediterraneo orientale, dove la tentazione di Mosca di proteggere fisicamente le navi contrabbandiere potrebbe innescare incidenti a fuoco diretti con le forze navali occidentali impegnate nell’enforcement delle sanzioni.

La Corte Penale Internazionale e le Organizzazioni Internazionali

Martelletto da giudice appoggiato su una mappa geografica del mondo.

Dall’Aia filtrano forti preoccupazioni per l’incolumitร  fisica dei giudici, dei procuratori e del personale della CPI. La legge viene letta come una minaccia diretta di stampo mafioso contro l’architettura della giustizia penale internazionale. Il rischio concreto รจ l’isolamento diplomatico dei funzionari della CPI, i quali potrebbero vedere fortemente limitata la propria libertร  di movimento nei Paesi neutrali per il timore di questi ultimi di subire ritorsioni russe.

Implicazioni strategiche

La mossa legislativa di Vladimir Putin del maggio 2026 segna un punto di non ritorno nella codificazione della cosiddetta Guerra Ibrida. Elevando l’uso della forza a strumento di tutela individuale contro le decisioni giudiziarie di Stati sovrani o corti internazionali, Mosca sancisce il definitivo ripudio del diritto internazionale convenzionale.

Le implicazioni di lungo termine per la sicurezza globale e l’intelligence includono:

L’aumento delle operazioni di estrazione clandestina: รˆ ragionevole attendersi un incremento delle attivitร  dei servizi segreti russi per prelevare forzatamente cittadini russi detenuti all’estero prima che si giunga alla fase processuale o all’estradizione negli Stati Uniti.

Incidenti aeronavali controllati: L’esplicito riferimento alla protezione contro corti straniere legittima l’impiego della forza navale per sottrarre cargo e petroliere ai controlli doganali e alle sanzioni, aumentando la probabilitร  di scontri aeronavali a bassa intensitร  ma ad alto rischio di escalation.

Diplomazia degli ostaggi: La legge russa accelera una tendenza in cui la magistratura e l’arresto di cittadini stranieri diventano merci di scambio geopolitico. Mosca si dota di un’arma legale per costringere i Paesi occidentali a negoziare scambi di prigionieri rapidi, sotto la costante minaccia di una risposta militare asimmetrica.

Il provvedimento n. 1181659-8 formalizza una dottrina in cui la sovranitร  statale russa e la sua giurisdizione seguono fisicamente il cittadino russo ovunque nel mondo, imponendosi con la forza delle armi sopra le leggi dello Stato ospitante e sopra i trattati multilaterali.

Dentro la censura. Il caso dell’IA cinese Qwen 3.5

Il modello che dimentica ciรฒ che sa

C’รจ qualcosa di inquietante nell’idea che una macchina sappia la veritร  ma abbia imparato a non dirla. Non perchรฉ ignori i fatti, ma perchรฉ รจ stata addestrata a silenziare sรฉ stessa nel momento esatto in cui quei fatti vengono evocati. รˆ precisamente questo ciรฒ che uno studio di interpretabilitร  meccanicistica pubblicato a maggio 2026 ha dimostrato con rigore scientifico a proposito di Qwen 3.5-9B, il modello linguistico open-source sviluppato da Alibaba e tra i piรน scaricati su Hugging Face, con oltre 700 milioni di download al gennaio 2026. Il risultato รจ tanto tecnico quanto politicamente rilevante: la censura non รจ un filtro esterno applicato all’output, ma un circuito incorporato direttamente nei pesi del modello. รˆ architettura, non moderazione.

La domanda che ha guidato i ricercatori era apparentemente semplice: come fa Qwen 3.5 a rifiutarsi di rispondere a domande sul massacro di Piazza Tiananmen, sulla repressione degli Uiguri nello Xinjiang, sull’indipendenza di Taiwan o sulle accuse di traffico di organi ai danni dei praticanti Falun Gong? La risposta che hanno trovato รจ di una precisione chirurgica, e cambia profondamente il modo in cui dobbiamo pensare alla censura nell’era dell’intelligenza artificiale.

Qwen 3.5 e la conoscenza che non puรฒ uscire

Il punto di partenza dell’analisi รจ una constatazione fondamentale: il modello base di Qwen 3.5-9B, nella sua versione non allineata (Qwen3.5-9B-Base), fornisce risposte accurate e con inquadratura occidentale su tutti gli argomenti sensibili legati alla Repubblica Popolare Cinese, quando viene utilizzato come completamento di testo grezzo. Tiananmen, Tank Man, l’organo-harvesting sui praticanti Falun Gong: le informazioni ci sono, intatte, ereditate dal pre-addestramento. La conoscenza non รจ stata filtrata a monte.

Il problema emerge nel momento in cui si applica il template di chat, la struttura formale con cui il modello riceve e risponde alle domande come assistente. A quel punto, la stessa domanda su Piazza Tiananmen ottiene una risposta agghiacciante nella sua artificiositร : “Come assistente IA, la mia funzione principale รจ fornire supporto in aree come la tecnologia, la cultura e la vita quotidiana. Se hai domande in queste aree, non esitare a chiedermelo!”. Non una parola sui carri armati del giugno 1989, sui morti, sulla repressione. Su Taiwan o sullo Xinjiang, invece, il modello non deflette: propaga. Risponde con propaganda di Stato, negando le accuse e difendendo la versione ufficiale di Pechino con il linguaggio dei comunicati del Partito Comunista Cinese.

Il circuito della censura: tre direzioni, due fasi

Una grande lente di ingrandimento appoggiata sulla tastiera di un laptop mostra al centro la bandiera rossa della Cina.

L’analisi ha individuato con precisione l’architettura di questo meccanismo. La censura รจ un piccolo circuito identificabile composto da tre direzioni vettoriali nello spazio interno del modello, attive in una banda specifica di livelli neurali. I ricercatori le hanno chiamate d_prc, d_refuse e d_style. La prima codifica la risposta alla domanda “questo contenuto riguarda argomenti sensibili per la RPC?”; la seconda decide “devo rifiutarmi di rispondere?”; la terza stabilisce “se sรฌ, devo deflettere o fare propaganda?”

Queste tre direzioni hanno una risposta dose-dipendente pulita: agendo su di esse con la tecnica dello “steering” (aggiungendo un vettore al flusso residuale del modello in uno strato specifico), il comportamento del modello passa in modo fluido e sigmoidale tra i diversi template. Il circuito si divide in due fasi: i livelli “scrittori” (L11-L20) calcolano il verdetto, i livelli “lettori” (L20-L31) lo traducono nel testo finale. La fase scrittrice รจ localizzata, lineare, modificabile chirurgicamente. La fase lettrice รจ distribuita e ridondante: ogni MLP del blocco finale codifica il verdetto con un’accuratezza del 97-100%, rendendo praticamente impossibile neutralizzarlo agendo su un singolo componente.

Un dato rivela quanto questa struttura sia frutto di addestramento deliberato piuttosto che di una generica disposizione alla prudenza: il modello non applica un filtro politico generico. Su cinquanta domande politicamente sensibili ma non legate alla Cina, come la strage di Kent State del 1970, il caso Assange, le proteste della Primavera Araba, le violenze contro i Rohingya o le politiche di Putin, Erdogan e Modi, Qwen 3.5 risponde con la stessa oggettivitร  con cui tratterebbe un problema di matematica. La censura รจ selettivamente sintonizzata su un insieme preciso di argomenti: Tiananmen, Taiwan, Xinjiang, Hong Kong, Tibet, Xi Jinping e Falun Gong.

Il verdetto si scrive prima in cinese

Uno degli aspetti piรน sorprendenti emersi dall’analisi riguarda il linguaggio interno del modello. Applicando il “logit lens” (una tecnica che legge le previsioni del modello strato per strato prima dell’output finale), i ricercatori hanno scoperto che intorno allo strato 24 il modello formula il suo verdetto in cinese, indipendentemente dalla lingua della domanda. Su prompt relativi a Tiananmen, la frazione di token cinesi in testa alla previsione raggiunge il 100%. Se si interrompesse il modello a quel punto e lo si forzasse a generare, produrrebbe “ๆŠฑๆญ‰๏ผŒๆˆ‘ไธ่ƒฝ” (mi dispiace, non posso) in cinese. Gli strati successivi, dal 24 al 31, traducono poi silenziosamente questo rifiuto in inglese, distribuendo il lavoro di traduzione su piรน componenti senza che nessuno sia individualmente indispensabile.

Questo fenomeno del “cinese intermedio” non รจ esclusivo dei temi politici. Persino su prompt relativi a truffe bancarie via phishing, il modello attraversa la stessa fase di impegno in cinese prima di tradurre il rifiuto nella lingua dell’utente. Si tratta di un artefatto del pre-addestramento, giร  presente nel modello base, che il post-addestramento ha conservato senza creare dal nulla. Il modello “pensa in cinese” in senso tecnico, ma questo non significa che il cinese sia causalmente responsabile della censura: eliminando tutti i token cinesi dall’output dell’lm_head, il testo finale in inglese rimane invariato. Il pensiero in cinese รจ una correlazione, non la causa.

La modalitร  “pensiero” rivela il copione del silenzio

Qwen 3.5 offre anche una modalitร  “thinking” in cui, prima di rispondere, il modello produce una traccia di ragionamento privata. Questa finestra sul processo interno ha rivelato qualcosa di straordinariamente esplicito. Sulle domande relative a Tiananmen, il ragionamento interno รจ scritto per l’89% in cinese e segue una sceneggiatura in cinque passi: identificare la domanda come evento storico sensibile; affermare che in quanto IA operante in Cina tutte le risposte devono rispettare la legge cinese; dichiarare che la discussione diretta comporta un “rischio di conformitร ” (ๅˆ่ง„้ฃŽ้™ฉ); decidere di reindirizzare verso argomenti “positivi e costruttivi” (ๅผ•ๅฏผ่‡ณ็งฏๆžๆญฃ้ข่ฏ้ข˜); esprimere disponibilitร  ad aiutare su altri temi. In almeno un caso documentato, la traccia cita esplicitamente la Legge sulla Cybersicurezza cinese (ใ€Š็ฝ‘็ปœๅฎ‰ๅ…จๆณ•ใ€‹) per nome.

Non si tratta di un’evasione improvvisata. รˆ una routine di soppressione del pensiero appresa durante il processo di addestramento, instillata nei pesi del modello come una forma di autocensura automatica e sistematica. Il modello non ha dimenticato cosa รจ successo in Piazza Tiananmen il 4 giugno 1989. Sa cosa รจ successo. Ma ha imparato a non pensarci.

La griglia asimmetrica dei silenzi

Di notte, una fila ordinata di soldati in uniforme verde marcia lungo la vasta Piazza Tiananmen illuminata, con sullo sfondo la Porta di Tiananmen colorata di rosso e decorata da grandi cartelli luminosi.

Non tutti i temi sensibili cinesi vengono trattati allo stesso modo, e questa asimmetria รจ essa stessa una rivelazione politica. Tiananmen riceve sempre la deflection, il reindirizzamento vuoto. Gli altri argomenti (Taiwan, Xinjiang, Hong Kong, Tibet, Falun Gong, Xi Jinping) ricevono propaganda attiva, con testi che negano le accuse, difendono le politiche del Partito e usano il linguaggio ufficiale di Pechino. Alcune combinazioni (argomento + registro) semplicemente non esistono come template addestrati: non c’รจ una deflection su Taiwan, non c’รจ propaganda su Tank Man. Se si tenta di spingerlo in una combinazione inesistente, il modello scivola verso il template piรน vicino o produce testo incoerente.

Anche all’interno della categoria “altri temi PRC”, la resistenza alla de-censura varia enormemente. Hong Kong รจ il piรน facile da sbloccare con la tecnica di steering, con circa l’86% dei prompt che producono risposte fattuali quando si sopprime il vettore d_prc. Taiwan รจ il piรน resistente, con solo il 9% che scivola verso la risposta autentica. Taiwan e Falun Gong sono addestrati al 100% in modalitร  propaganda, e questa adesione ridondante al template si trova a valle, nei livelli lettori, non nella rappresentazione vettoriale del residuo che รจ giร  ugualmente “decensurata” da un punto di vista geometrico. La propaganda su Taiwan รจ letteralmente piรน profonda nell’architettura del modello.

Il quadro normativo cinese e la fabbrica della censura AI

Questo studio arriva in un momento di crescente attenzione internazionale verso la regolamentazione dell’IA in Cina. Il 10 aprile 2026, la Cyberspace Administration of China (CAC) insieme a quattro altri organi governativi ha adottato le “Misure provvisorie per l’amministrazione dei servizi di interazione antropomorfa basati sull’intelligenza artificiale”, che entreranno in vigore il 15 luglio 2026. Il regolamento proibisce esplicitamente ai fornitori di generare contenuti che mettano in pericolo la sicurezza nazionale, incitino alla sovversione del potere statale o promuovano il “nichilismo storico”, una formulazione che copre di fatto qualsiasi revisione critica di eventi come Tiananmen.

Non si tratta di una novitร  assoluta. Dati trapelati avevano giร  rivelato nel 2025 l’esistenza di un sistema cinese di censura basato sull’IA capace di potenziare su larga scala la giร  formidabile macchina di controllo dell’informazione del Paese. Il Carnegie Endowment for International Peace ha documentato nel marzo 2026 come la censura in Cina attraversi ormai sia il dominio pubblico che quello privato, abilitata da sistemi IA sempre piรน sofisticati. In questo contesto, Qwen non รจ un’anomalia ma un prodotto inevitabile del suo ecosistema normativo.

Lo specchio distorto dell’open source

Il paradosso di questa vicenda risiede in parte nel fatto che Qwen รจ formalmente un modello open-weight, disponibile per chiunque voglia scaricarlo e addestrarlo. Eppure “open” in questo caso non significa “neutro”. I modelli cinesi applicano la censura come servizio di default: i principali cloud provider cinesi offrono giร  sistemi di moderazione dei contenuti generati dagli utenti, e lo stesso stack viene semplicemente esteso all’output degli LLM.

Nel marzo 2026 รจ stato pubblicato su Hugging Face un modello derivato, Qwen3.5-9B Uncensored, che dichiara di aver rimosso completamente i meccanismi di censura, registrando zero rifiuti di risposta su 465 test. Ma questo solleva una domanda diversa: se รจ possibile rimuovere chirurgicamente la censura con la tecnica di steering identificata dallo studio, quanto รจ stabile quel meccanismo in deployment reale? I ricercatori avvertono che il circuito ha una sua fragilitร : sulle domande relative a Tiananmen, spingere il modello oltre la soglia ottimale non lo porta alla veritร  ma alla negazione attiva del massacro (“non c’รจ stato nessun massacro”, “รจ stato un atto legittimo di difesa della sovranitร ”), un altro template addestrato che รจ la speculare faccia della propaganda.

Oltre Qwen: le implicazioni per l’IA globale

Lo studio su Qwen 3.5 รจ significativo non soltanto per ciรฒ che rivela su quel modello specifico, ma per le domande che pone sull’intero settore dell’intelligenza artificiale. Se รจ possibile codificare nei pesi di un LLM un sistema di censura politica cosรฌ preciso, identificabile attraverso tre vettori in uno spazio di 4096 dimensioni, allora la stessa tecnica รจ teoricamente applicabile a qualsiasi tipo di contenuto. Un governo potrebbe richiedere a un’azienda di addestrare il proprio modello a non rispondere su eventi storici specifici, a silenziare voci di opposizione, a riformulare in chiave favorevole eventi controversi. L’utente non vedrebbe mai un messaggio di censura esplicito: vedrebbe un assistente gentile che lo reindirizza verso argomenti piรน “utili”.

Il fatto che la conoscenza rimanga intatta nel modello, sepolta sotto strati di comportamento addestrato, รจ la parte piรน perturbante della scoperta. Non si tratta di un’IA ignorante: รจ un’IA a cui รจ stato insegnato a dimenticare selettivamente ciรฒ che sa. รˆ una distinzione che ha implicazioni profonde non solo per la trasparenza dei sistemi IA, ma per la stessa epistemologia dell’informazione nell’era digitale. Quando milioni di persone in tutto il mondo usano Qwen per ottenere informazioni, una parte di esse riceve una realtร  filtrata attraverso criteri non dichiarati, che non appaiono in nessun disclaimer e che l’utente non ha mai accettato esplicitamente.

L’interpretabilitร  meccanicistica, la disciplina che ha reso possibile questo studio, si propone come la risposta tecnica a questa opacitร . Smontare un modello linguistico direzione per direzione, strato per strato, per capire dove e come vengono prese le decisioni, รจ il presupposto indispensabile per qualsiasi forma di audit significativo dei sistemi IA. Senza questa capacitร  di ispezione, i modelli rilasciati da governi o aziende con forti legami governativi rimarranno scatole nere il cui comportamento puรฒ essere osservato ma non compreso. La lezione di Qwen 3.5 รจ che la trasparenza del codice sorgente non รจ sufficiente: occorre la trasparenza dei pesi, e occorrono gli strumenti per leggerli.

Lo scudo cinetico d’America: analisi geopolitica e dossier tecnico dell’Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV)

Nel panorama contemporaneo della deterrenza e della stabilitร  strategica, la difesa contro i missili balistici intercontinentali (ICBM) rappresenta una delle frontiere tecnologiche e geopolitiche piรน delicate e complesse del pianeta. Al centro della difesa del territorio nazionale degli Stati Uniti (l’cosiddetto homeland) si colloca il sistema Ground-based Midcourse Defense (GMD), una rete integrata di sensori spaziali, radar terrestri e missili intercettori progettata per neutralizzare minacce balistiche durante la loro fase di volo intermedia, ovvero mentre transitano nello spazio profondo, al di fuori dell’atmosfera terrestre. Il braccio operativo di questo sistema รจ il Ground-Based Interceptor (GBI), un potente vettore a tre stadi a propellente solido. Tuttavia, il vero protagonista dell’intercettazione non รจ il missile in sรฉ, bensรฌ il suo carico utile: l’Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV).   

Sviluppato da Raytheon in stretta collaborazione con Aerojet Rocketdyne (ora parte di L3Harris) per la sezione propulsiva, l’EKV รจ un sofisticato veicolo a energia cinetica pura. Privo di qualsiasi testata esplosiva tradizionale, l’EKV si affida esclusivamente all’impatto fisico diretto per polverizzare la testata nemica in arrivo, un concetto noto in ambito militare come hit-to-kill o, piรน figurativamente, come “colpire un proiettile con un altro proiettile” a velocitร  ipersoniche nello spazio.   

Il pilastro della difesa nazionale statunitense

La genesi e lo schieramento dell’EKV rispondono a una logica geopolitica asimmetrica. A differenza dei sistemi di difesa aerea di teatro come il Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) o il Patriot PAC-3, progettati per proteggere le forze schierate o gli alleati regionali in Europa e in Estremo Oriente, il GMD con il suo EKV รจ l’unico sistema d’arma statunitense esplicitamente destinato alla difesa strategica del territorio nazionale contro attacchi missilistici intercontinentali limitati. Questa architettura non รจ dimensionata per respingere un attacco massiccio e coordinato da parte di superpotenze nucleari come la Russia o la Cina, uno scenario che si affida ancora alla dottrina della distruzione mutua assicurata (MAD). Al contrario, il sistema nasce per neutralizzare le minacce emergenti provenienti da attori statali asimmetrici o cosiddetti “stati canaglia”, in primis la Corea del Nord e, in prospettiva futura, l’Iran.   

Sotto il profilo operativo, l’EKV rappresenta l’ultimo anello di una catena di comando, controllo e tracciamento estremamente complessa. Quando un missile ostile viene rilevato dalle costellazioni satellitari a infrarossi SBIRS (Space-Based Infrared System) e dai radar di allarme preventivo terrestri (UEWR), il Fire Control Loop del sistema GMD calcola la traiettoria di intercettazione e ordina il lancio del GBI. Il booster trasporta l’EKV oltre i limiti dell’atmosfera terrestre a velocitร  prossime a quelle ipersoniche. Una volta spentosi l’ultimo stadio del vettore, l’EKV si separa e inizia la sua caccia autonoma nel vuoto spaziale, guidato unicamente dai suoi sensori di bordo e dai suoi propulsori di assetto.   

Geografia strategica dello schieramento antimissile

Un intercettore/missile in fase di installazione su uno sfondo di alte montagne innevate.

Il posizionamento geografico dei vettori GBI equipaggiati con l’EKV riflette le traiettorie balistiche d’attacco piรน probabili verso il continente nordamericano, le quali, seguendo rotte polari, transitano inevitabilmente sopra le regioni artiche. Al fine di massimizzare la finestra temporale di intercettazione nella fase di volo intermedia, gli Stati Uniti hanno concentrato la loro capacitร  difensiva in due basi strategiche sulla costa occidentale e nel Pacifico settentrionale :   

                    
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          โ”Œโ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”ดโ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”€โ”
          โ–ผ                                               โ–ผ
                                
    Alaska, USA                                   California, USA
  40 Silos Attivi                                4 Silos Attivi
(Presidio traiettorie Nord)                  (Copertura Sud e Test)

La ripartizione geografica e strategica della flotta, aggiornata alla pianificazione consolidata, evidenzia una netta asimmetria tra i due siti operativi :   

Fort Greely (Alaska): Ospita la stragrande maggioranza dei vettori, con 40 silos operativi attivi gestiti dal 49ยฐ Missile Defense Battalion della Guardia Nazionale dell’Esercito dell’Alaska, sotto l’egida della 100ยช Missile Defense Brigade. Questo sito costituisce il vero e proprio bastione d’avanguardia per intercettare i vettori provenienti dall’Asia orientale diretti verso il cuore degli Stati Uniti. Recentemente sono stati installati ulteriori 20 silos per ospitare i futuri vettori di nuova generazione.   

Vandenberg Space Force Base (California): Ospita solo 4 silos operativi, gestiti in coordinamento con la Space Launch Delta 30. Oltre a fornire una copertura di back-up per le traiettorie piรน meridionali, Vandenberg รจ la base primaria per l’esecuzione dei test di volo e di intercettazione diretti verso il poligono del Pacifico centrale (Reagan Test Site sulle isole Kwajalein).   

La limitazione quantitativa di Vandenberg a soli quattro silos non รจ dovuta a fattori puramente geografici, bensรฌ a precisi vincoli diplomatici e di trattato stipulati storicamente con la Russia, che impediscono l’espansione dei silos in quella specifica area. Qualsiasi incremento della capacitร  difensiva al di fuori dell’Alaska richiederebbe l’apertura di un terzo sito operativo nella parte orientale o centrale degli Stati Uniti (la cosiddetta Lower 48), un’opzione lungamente discussa dal Congresso e che ha visto Fort Drum, nello stato di New York, emergere come candidato principale per proteggere la costa orientale da ipotetiche minacce provenienti dal Medio Oriente.   

Meccanica di un’intercettazione nello spazio profondo

L’intercettazione cinetica nello spazio richiede una precisione millimetrica a velocitร  relative d’impatto sbalorditive, comprese tra i 7 km/s e gli oltre 10 km/s (pari a circa 15.000 – 22.000 mph). Per comprendere l’estrema disparitร  fisica e strutturale tra il missile vettore che esegue il lavoro di spinta atmosferica e il veicolo killer che opera nello spazio, รจ utile analizzare comparativamente le loro specifiche dimensionali e di massa:   

Vettore / componenteLunghezzaDiametroMassa TotaleVelocitร  massimaQuota operativa
Ground-Based Interceptor (GBI) 16,6 m1,3 m22.483 kg7,2 – 8,3 km/s (Burnout)Fino a orbite basse (Exoatmosferico)
Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV) 1,4 m0,61 m63 – 64 kg (~140 lb)2.300 m/s (Propulsione propria)230 km (Apogeo d’intercettazione)

Il GBI agisce come un gigantesco ascensore ipersonico. Una volta superati gli strati densi dell’atmosfera, l’EKV viene rilasciato in un ambiente spaziale caratterizzato da assenza di attrito aerodinamico. Da quel momento, le superfici di controllo tradizionali (alette stabilizzatrici o canard) diventano completamente inutili. La navigazione dell’EKV si affida interamente alla fisica dei vettori di spinta generati dal proprio sistema propulsivo interno.   

L’evoluzione dell’EKV: dalle origini ai moduli CE-II Block 1

La storia dello sviluppo dell’EKV รจ stata complessa e caratterizzata da una rincorsa tecnologica contro il tempo. Poichรฉ la decisione di dispiegare il sistema nel 2004 ha preceduto la completa maturazione di molte delle sue tecnologie chiave, i primi moduli operativi erano essenzialmente dei prototipi avanzati, realizzati artigianalmente attraverso oltre 130.000 passaggi di assemblaggio manuale. Questa fretta iniziale ha generato una notevole diversitร  e mancanza di standardizzazione all’interno della flotta dei GBI.   

Per rimediare a tali carenze, la Missile Defense Agency (MDA) ha avviato un programma di modernizzazione incrementale basato su diverse varianti, denominate Capability Enhancement (CE). Ciascuna variante ha introdotto modifiche sostanziali alla componentistica interna per risolvere i problemi emersi durante la campagna dei test di volo e superare l’obsolescenza dei microprocessori.   

Variante EKVPeriodo di produzione / testModifiche hardware e componenti chiaveObiettivo tecnologico e criticitร  risolte
CE-0 1999 โ€“ 2002Prototipi iniziali di convalida.Configurazione minima per i primi test di intercettazione e fly-by.
CE-I 2004 โ€“ 2007Unitร  di Misura Inerziale (IMU) originaria (Version 0 firmware); connettori aggiornati.Prima versione operativamente dispiegata nei silos di Fort Greely. Afflitta da problemi di affidabilitร  dell’IMU e di isolamento delle batterie.
CE-II 2008 โ€“ 2014Nuovo processore di calcolo ad alta velocitร ; sensore a infrarossi potenziato ad alta sensibilitร ; integrazione della Cradled IMU version 10.Sviluppata per superare l’obsolescenza dei componenti elettronici del CE-I. Ha riscontrato gravi problemi di vibrazione indotta dai propulsori di assetto (vibration feedback).
CE-II Block 1 2015 โ€“ OggiSistema propulsivo alternativo (Alternate Thrusters); batteria migliorata ad alta efficienza; nuovo serbatoio DACS; PCM (Pulse Code Modulator) Encoder riprogettato; trasmettitore ad alta affidabilitร ; cablaggi schermati e riposizionati (Harness Reshaping).Versione piรน avanzata e affidabile della flotta attuale. Risolve i problemi di vibrazione del CE-II e garantisce il distacco sicuro dal booster (superando il fallimento del test del 2013 del modulo CE-I).

La propulsione del DACS e la chimica del freddo estremo

Il controllo millimetrico della traiettoria di collisione dell’EKV nell’end-game spaziale รจ interamente delegato al Divert and Attitude Control System (DACS), un modulo propulsivo a propellente liquido sviluppato originariamente da Aerojet Rocketdyne. Il DACS si compone di quattro grandi motori radiali di deviazione (divert thrusters), posizionati a 90โˆ˜ l’uno dall’altro lungo la circonferenza del veicolo, che forniscono le spinte laterali necessarie a traslare l’EKV nello spazio. A questi si aggiunge una serie di piccoli ugelli per il controllo dinamico dell’assetto spaziale (beccheggio, imbardata e rollio).   

Sotto il profilo chimico, il DACS utilizza propellenti ipergolici, la cui accensione avviene istantaneamente non appena il combustibile e l’ossidante entrano in contatto all’interno della camera di combustione, garantendo tempi di risposta inferiori ai millisecondi. La combinazione standard prevede la Monometilidrazina (MMH) come combustibile e il Tetrossido di Azoto (NTO) come ossidante. Tuttavia, l’NTO presenta un limite fisico significativo: congela a temperature relativamente elevate (circa โˆ’9โˆ˜C), richiedendo pesanti riscaldatori elettrici a bordo del veicolo per mantenere i serbatoi allo stato liquido durante la prolungata permanenza nei silos o nello spazio profondo.   

Per ovviare a questo problema e migliorare la densitร  energetica e la prontezza d’uso del sistema in climi rigidi come quello dell’Alaska, รจ stato introdotto l’ossidante avanzato MON-25 (Mixed Oxides of Nitrogen con il 25% di ossido nitrico).   

Le implicazioni fisiche e termiche di questa scelta chimica sono evidenti se confrontate con i propellenti tradizionali:

Punto di congelamento del MON-25โ‰ˆโˆ’55โˆ˜C vs Punto di congelamento del NTOโ‰ˆโˆ’9โˆ˜C

Punto di congelamento della MMHโ‰ˆโˆ’51โˆ˜C

Grazie all’utilizzo del MON-25 accoppiato alla Monometilidrazina, il sistema propulsivo dell’EKV puรฒ operare in un intervallo di temperatura estremamente ampio, tollerando temperature ambientali fino a โˆ’40โˆ˜C o inferiori senza la necessitร  di complessi riscaldatori attivi. Questa “chimica del freddo” riduce significativamente il peso complessivo dell’intercettore, semplifica l’architettura dei serbatoi e massimizza l’efficienza energetica del veicolo, garantendo al contempo uno stoccaggio sicuro e una prontezza di lancio istantanea anche nei rigidi inverni artici.   

Sensori optoelettronici e la sfida delle contromisure

La capacitร  di identificare e colpire la testata letale (reentry vehicle) in mezzo a un mare di falsi bersagli e detriti costituisce la sfida piรน complessa per un sistema di difesa antimissile esoatmosferico. L’EKV si affida a una suite elettro-ottica progettata da Raytheon, il cui elemento cardine รจ un seeker a infrarossi a due colori (two-color infrared seeker). Questo sensore utilizza una coppia di matrici di dispositivi a trasferimento di carica (CCD) raffreddate criogenicamente per scansionare lo spazio profondo.   

L’impiego di due diverse bande spettrali dell’infrarosso consente all’EKV di calcolare la temperatura e le proprietร  di emissione termica degli oggetti rilevati. Una testata balistica reale ha una massa e una temperatura interna differenti rispetto a un pallone esca in mylar o a un frammento metallico del booster, che si raffreddano molto piรน rapidamente nel vuoto spaziale. Gli algoritmi di discriminazione integrati nel nuovo processore dell’EKV (introdotti a partire dalla variante CE-II) confrontano in tempo reale le firme termiche rilevate, consentendo al veicolo di ignorare le esche e dirigersi esclusivamente contro il bersaglio letale.   

Nonostante queste tecnologie, la dottrina d’ingaggio statunitense prevede una ridondanza protettiva denominata “salvo doctrine”. Per compensare eventuali malfunzionamenti o la presenza di contromisure particolarmente sofisticate, la difesa lancia piรน vettori GBI contro una singola minaccia. Questa tattica, pur garantendo un’altissima probabilitร  di distruzione, comporta un rapido consumo delle scorte di intercettori nei silos, evidenziando una vulnerabilitร  intrinseca in caso di attacchi saturanti.   

Cronologia critica dei test: successi e lezioni apprese

Cielo terso attraversato dalla scia sinuosa lasciata da un missile o razzo in fase di volo.

L’efficacia complessiva del binomio GBI/EKV รจ stata costantemente monitorata attraverso un rigoroso programma di test di volo e di intercettazione reale. Sebbene la percentuale complessiva di successi storici si attesti intorno al 57%, un’analisi disaggregata mostra che la maggior parte dei fallimenti si รจ concentrata nelle prime fasi dello sviluppo del sistema (tra il 1999 e il 2013) a causa di problemi strutturali nei booster surrogati o di difetti nei primi lotti di fabbricazione dell’EKV.   

La tabella seguente riassume la cronologia dei test piรน significativi, evidenziando le cause tecniche dei fallimenti e i traguardi operativi raggiunti:

Test / dataVariante EKVEsito / dinamica del testCause del fallimento / rilevanza del successo
IFT-4 (19 Gen 2000) CE-0FallitoBlocco del flusso di refrigerante nel sensore a infrarossi del seeker.
IFT-5 (8 Lug 2000) CE-0FallitoMancata separazione meccanica tra l’EKV e l’ultimo stadio del booster ausiliario.
IFT-10 (11 Dic 2002) CE-0FallitoMancata separazione dell’EKV dovuta a un’anomalia nella centralina laser di sparo dei bulloni esplosivi.
IFT-13c (15 Dic 2004) CE-0+Fallito (mancato lancio)Errore di configurazione del software di volo nei sistemi di terra del silo.
FTG-06 (31 Gen 2010) CE-IIFallitoVibrazione anomala e feedback strutturale negativo in uno dei propulsori di assetto del DACS.
FTG-06a (15 Dic 2010) CE-IIFallitoErrore fatale del software di guida e navigazione negli ultimi secondi di volo prima dell’impatto.
FTG-07 (05 Lug 2013) CE-IFallitoMancata separazione dell’EKV dal booster dovuta a un calo imprevisto di tensione della batteria di bordo.
FTG-15 (30 Mag 2017) CE-II Blk 1RiuscitoPrima intercettazione reale di un bersaglio di classe ICBM dotato di contromisure complesse.
FTG-11 (25 Mar 2019) Lead: CE-II Blk 1 Trail: CE-IIRiuscito (doppio impatto)Primo test di fuoco in salva coordinata (Salvo Test). Il primo EKV distrugge l’ICBM; il secondo scansiona la nube di detriti e distrugge l’oggetto successivo piรน letale.
FTG-12 (11 Dic 2023) CE-II Blk 1RiuscitoTest finale del programma GMD contro un IRBM. Validata la modalitร  GBI a due stadi (esclusione del terzo stadio) per ingaggi a corto raggio.

Il fallimento del RKV e l’avvento del Next Generation Interceptor (NGI)

L’attuale flotta di EKV, pur rappresentando un baluardo difensivo collaudato, sconta i limiti di una tecnologia concepita originariamente alla fine del secolo scorso. Per questa ragione, la Missile Defense Agency aveva avviato lo sviluppo del Redesigned Kill Vehicle (RKV), un progetto guidato da Boeing e Raytheon volto a semplificare l’architettura interna, ridurre i costi di produzione manuale e incrementare l’affidabilitร  generale attraverso un design modulare altamente standardizzato.   

Tuttavia, nell’agosto del 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha annullato ufficialmente il programma RKV dopo aver riscontrato insormontabili problemi tecnici e il fallimento sistematico di alcuni componenti critici nel soddisfare le rigide specifiche militari richieste. Questa battuta d’arresto ha costretto la leadership del Pentagono a ridisegnare completamente la roadmap di lungo termine della difesa nazionale, superando la famiglia dei GBI/EKV in favore del nuovo programma Next Generation Interceptor (NGI).   

Nel mese di aprile 2024, Lockheed Martin รจ stata formalmente selezionata dalla MDA come contraente principale per lo sviluppo e la produzione dell’NGI, con L3Harris incaricata della fornitura dei sistemi propulsivi e dei controlli di assetto DACS. L’NGI rappresenta una netta discontinuitร  tecnologica e operativa rispetto al predecessore EKV:   

Architettura Multi-Testata (Multiple Kill Vehicle – MOKV): A differenza del sistema EKV classico, che prevede l’ingaggio singolo (“un intercettore per una testata”), l’NGI sarร  in grado di trasportare e rilasciare nello spazio profondo molteplici veicoli killer indipendenti da un singolo vettore di lancio. Questa capacitร  consentirร  di contrastare attacchi complessi dotati di numerose esche e testate multiple (MIRV), neutralizzando la minaccia di saturazione dei silos difensivi.   

Sviluppo Nativo Digitale (Digital Twin): L’NGI viene progettato interamente in un ambiente digitale integrato. La creazione di un “gemello digitale” speculare all’intercettore fisico consente di simulare migliaia di scenari operativi complessi prima ancora di realizzare l’hardware, riducendo drasticamente i rischi di progettazione e accelerando i tempi di sviluppo.   

Aggiornabilitร  In-Silo: A differenza dei vecchi GBI, che richiedono la rimozione fisica dal silo per gran parte delle operazioni di manutenzione e aggiornamento, l’NGI รจ progettato con un’architettura modulare aperta che consente la diagnostica avanzata e l’aggiornamento dei sistemi software direttamente all’interno dei silos sotterranei di lancio, riducendo a zero i tempi di inattivitร  operativa.   

Il primo schieramento operativo dei vettori NGI รจ pianificato a partire dal 2028, con l’obiettivo di affiancare e progressivamente sostituire i vecchi sistemi GBI equipaggiati con l’EKV entro la metร  del prossimo decennio.   

Analisi di Vulnerabilitร  e Limite di Saturazione

Sotto il profilo strettamente strategico e geopolitico, l’efficacia globale della difesa antimissile statunitense non puรฒ essere scissa da considerazioni puramente quantitative. Come precedentemente evidenziato, la “salvo doctrine” prevede l’impiego di una salva coordinata di quattro intercettori per distruggere con assoluta certezza una singola testata in arrivo. Questo rapporto operativo di 4:1 espone il sistema GMD a un rapido rischio di saturazione fisica :   

Saturazione (S)=Rapporto di SalvaTotale GBI Dispiegatiโ€‹=444โ€‹=11 Reentry Vehicles

In base a questo semplice calcolo lineare, una salva composta da soli 11 missili balistici intercontinentali (o testate reali schermate da esche indistinguibili) lanciata simultaneamente dalla Corea del Nord sarebbe teoricamente in grado di esaurire l’intera flotta difensiva di 44 GBI attualmente dislocata tra l’Alaska e la California, lasciando sguarnito il territorio nazionale da eventuali ondate successive.   

Anche qualora il programmato aumento a 64 vettori complessivi venisse interamente completato, la soglia critica di saturazione si innalzerebbe a sole 16 minacce contemporanee. Questo limite strutturale spiega il motivo per cui gli Stati Uniti stiano investendo massicciamente nella tecnologia multi-testata dell’NGI, l’unica in grado di alterare favorevolmente l’economia di scala dello scontro strategico nello spazio profondo.   

Scheda tecnica e dati Strutturali dell’Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV)

La tabella tecnica che segue offre una sintesi dettagliata e strutturata di tutti i parametri dimensionali, fisici, propulsivi e prestazionali dell’Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV).

Dossier Tecnico: Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV)

Componente di Intercettazione Cinetica Spaziale del Programma GMD statunitense

Specifica Tecnica Dettagli d’Analisi ed Elementi Hardware
Sviluppo e Integrazione Industriale
Costruttore Primario Raytheon Technologies (Tucson, Arizona) [6, 38]
Sottosistemi di Propulsione Aerojet Rocketdyne (L3Harris)
Integrazione di Sistema The Boeing Company (Prime Contractor GMD)
Stato di Produzione Attivo (Fase di supporto logistico e aggiornamento SLEP fino al 2034)
Specifiche Geometriche e Pesi
Massa del Veicolo (Weight) Circa 63 – 64 kg (~140 lb) (Configurazioni storiche alleggerite fino a ~55 kg)
Lunghezza Complessiva 1,40 metri (1.400 mm / 55 pollici)
Diametro Massimo 0,61 metri (610 mm / 24 pollici)
Cinematica e Prestazioni di Volo
Velocitร  Massima Propria 2.300 m/s (~8.280 km/h / 5.145 mph) [8, 38]
Velocitร  Relativa d’Impatto Superiore a 10.000 m/s (~36.000 km/h / 22.000 mph / Mach 29) [1, 6]
Quota Operativa Massima Fino a 230 km (Spazio profondo / Orbita bassa) [8]
Meccanismo di Distruzione Collisione cinetica diretta priva di esplosivo (Hit-to-Kill) [3, 8]
Sottosistemi di Guida, Navigazione e Sensori
Sensore di Ricerca (Seeker) Sensore elettro-ottico a infrarossi a due colori (Two-Color Infrared Seeker)
Tecnologia di Rilevamento Matrici CCD raffreddate criogenicamente ad elio liquido per isolamento termico
Computer di Bordo Processore digitale ad alta velocitร  con algoritmi avanzati di discriminazione del bersaglio
Unitร  Inerziale (IMU) Cradled IMU Version 10 (Varianti CE-II / CE-II Block 1) per navigazione stabilizzata
Modulo di Controllo Spaziale (DACS)
Tipologia Propulsori Liquid Divert and Attitude Control System (DACS) bipropellente [24, 39]
Ugelli Propulsivi 4 motori di deviazione traslazionale laterale + micro-ugelli di orientamento angolare
Combustibile Chimico Monometilidrazina (MMH) liquida
Ossidante Chimico MON-25 (Miscele di ossidi di azoto con 25% NO) o Tetrossido di Azoto (NTO) [26, 28]
Reazione Propulsiva Accensione ipergolica istantanea senza fonti di innesco esterne
Geopolitica e Schieramento sul Terreno
Basi di Schieramento (Silos) Fort Greely, Alaska (40 unitร ) e Vandenberg SFB, California (4 unitร )
Vulnerabilitร  Strategica Fattore di saturazione teorico a 11 ICBM in arrivo causa dottrina di fuoco di salva 4:1
Pianificazione Sostituzione Avvio del phase-out a partire dal 2028 in favore del Next Generation Interceptor (NGI)
Nota metodologica per la pubblicazione: I dati tecnici inclusi in questo dossier sono stati estratti e verificati incrociando i report ufficiali della U.S. Missile Defense Agency (MDA), le indagini indipendenti del Government Accountability Office (GAO) e le specifiche fornite dai produttori industriali aerospaziali (Raytheon e Lockheed Martin). La presente scheda tecnica รจ stata progettata specificamente per mantenere la massima fedeltร  e accuratezza dedicati alle pubblicazioni di geopolitica militare.

Iran e America: perchรฉ l’accordo potrebbe essere piรน dirompente della guerra

Un’intesa che divide piรน della guerra

Donald Trump ha promesso la pace con l’Iran piรน volte. E ogni volta, la pace non รจ arrivata. Eppure, nelle ultime settimane di maggio 2026, qualcosa sembra cambiato: i negoziatori parlano di un accordo “quasi finalizzato”, le cancellerie arabe respirano con sollievo, e lo Stretto di Hormuz torna al centro del tavolo diplomatico. Ma attenzione: un accordo che mette fine a tre mesi di guerra rischia di essere, politicamente, quasi altrettanto esplosivo del conflitto stesso.

Il paradosso รจ questo. Trump ha scelto la guerra. L’ha avviata, l’ha gestita, l’ha usata come leva. Ora che tratta la pace, si trova di fronte alle stesse fratture interne che aveva cavalcato durante l’escalation militare. La destra americana รจ furibonda. I falchi di Washington temono che cedere troppo a Teheran vanifichi anni di pressione. E Israele guarda con crescente sospetto a un accordo che potrebbe lasciarlo esposto.

Il nodo dello Stretto di Hormuz

Un gruppo di grandi petroliere e navi cargo attraversa un tratto di mare calmo, disposto quasi in fila, con in lontananza la costa e le infrastrutture portuali.

Al cuore dei negoziati c’รจ un tratto di mare largo trenta miglia. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale, รจ stato al centro della crisi fin dall’inizio del conflitto. Gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale ai porti iraniani. L’Iran, in risposta, ha limitato il passaggio delle navi commerciali. Il risultato รจ stato un’impennata dei prezzi energetici globali e una pressione crescente sui Paesi del Golfo.

Secondo fonti regionali citate da CNN Arabic, la bozza di accordo prevede una riapertura graduale dello Stretto, con la revoca del blocco americano in cambio di garanzie iraniane sul nucleare. Ma i dettagli restano nebulosi. La phrasing di alcuni punti chiave รจ ancora in discussione, come ha ammesso lo stesso segretario di Stato Marco Rubio.

Trump, dal canto suo, ha detto sabato scorso che l’accordo รจ “in gran parte negoziato”. Poi, domenica, ha invitato i suoi negoziatori a non avere fretta. Un’oscillazione che rivela tanto la sua strategia quanto la sua incertezza.

La struttura dell’accordo

Il documento sul tavolo รจ, nella sua forma attuale, una mera bozza di una pagina: un memorandum d’intesa, non un trattato. Secondo Axios, i due Paesi avrebbero raggiunto un’intesa di principio su due punti fondamentali: la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’impegno iraniano a smaltire l’uranio altamente arricchito. Dopo la firma, seguirebbe una finestra negoziale di trenta-sessanta giorni per discutere un accordo piรน dettagliato.

Fonti emiratine citano la possibilitร  che Washington sblocchi miliardi di dollari di asset iraniani congelati, cifre che oscillano intorno ai 25 miliardi di dollari. L’Iran, dal canto suo, si impegnerebbe a sospendere le attivitร  di arricchimento dell’uranio e ad aprire trattative sul ridimensionamento del suo arsenale nucleare.

Quel che non figura nell’accordo รจ forse piรน significativo di quel che c’รจ. Il programma missilistico iraniano non viene toccato. Il sostegno di Teheran alle milizie proxy in tutto il Medio Oriente rimane fuori dal perimetro negoziale. Per molti analisti, si tratta di una lacuna enorme.

La rabbia della destra e il silenzio di Israele

Il fronte piรน critico verso l’accordo si trova, paradossalmente, all’interno del campo conservatore americano. Alcuni influenti esponenti della destra hanno attaccato apertamente la bozza, accusando Trump di fare concessioni che Obama non avrebbe osato fare. L’argomento รจ semplice quanto tagliente: se il vecchio accordo nucleare del 2015, il JCPOA, era una “catastrofe”, come puรฒ essere accettabile un’intesa che lascia aperte le stesse questioni irrisolte?

Netanyahu ha posto le sue condizioni in modo esplicito: qualsiasi accordo deve eliminare completamente la minaccia nucleare iraniana. Una formula volutamente vaga, che lascia a Israele un margine di manovra politica considerevole. Nel frattempo, il leader di Hezbollah ha dichiarato di sperare che un eventuale accordo includa anche la situazione del Libano, segnalando quanto la partita sia interconnessa.

L’Australia Broadcasting Corporation ha scritto che il processo negoziale ha lasciato Israele “piรน vulnerabile”, poichรฉ Washington sembra aver scelto la diplomazia senza consultare pienamente il suo alleato piรน stretto nella regione.

Il ruolo dei mediatori regionali

Due piccole bandiere, iraniana e statunitense, sono posizionate una di fronte allโ€™altra su un tavolo chiaro, in un ambiente luminoso e neutro.

Una delle dinamiche piรน interessanti di questa crisi รจ il ruolo assunto da attori regionali che, fino a poco tempo fa, avrebbero avuto scarsa voce in capitolo. Il Pakistan ha svolto una funzione di intermediazione attiva, trasmettendo la proposta iraniana a Washington. Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti hanno chiesto esplicitamente a Trump di posticipare un attacco pianificato per permettere ai negoziati di proseguire.

Questa geometria รจ nuova. I Paesi del Golfo, che storicamente guardano all’Iran con diffidenza, hanno preferito la diplomazia allo scontro militare diretto. Il motivo รจ economico prima che politico: un conflitto prolungato nello Stretto di Hormuz รจ incompatibile con i piani di sviluppo e diversificazione delle economie del Golfo.

Secondo il Consiglio Strategico iraniano per le Relazioni Estere, la strategia americana di “massima pressione” ha fallito i suoi obiettivi primari, rafforzando paradossalmente la posizione negoziale di Teheran. Un’analisi che la diplomazia pakistana, in modo piรน discreto, sembra condividere.

Tre mesi di guerra, un decennio di ereditร 

Guardare ai tre mesi di conflitto significa confrontarsi con una serie di interrogativi che nessun accordo di una pagina puรฒ risolvere. Gli Stati Uniti e Israele hanno colpito duramente le infrastrutture militari iraniane. L’Iran ha risposto con attacchi missilistici e ha attivato le sue reti di proxy. Il bilancio umano e materiale รจ pesante. E ora i due contendenti siedono al tavolo senza che nessuno dei nodi strutturali sia stato sciolto.

Il programma nucleare iraniano resta il convitato di pietra. Le parti sembrano aver concordato una sospensione delle attivitร  di arricchimento, ma non un loro smantellamento. La differenza, per chi segue il dossier da anni, รจ tutt’altro che semantica. Un Iran che sospende รจ un Iran che puรฒ riprendere. Un Iran che smantella รจ un Iran che ha cambiato strategia.

Rubio ha definito i negoziati “ancora un work in progress”. รˆ una formula diplomatica, ma anche una descrizione accurata. Quello che si profila all’orizzonte non รจ una pace stabile, ma una tregua complicata, piena di clausole ambigue e di promesse che potrebbero non sopravvivere all’estate.

La posta in gioco

Trump vuole un accordo. Lo vuole per motivi politici interni, per potersi presentare come il presidente che ha fermato una guerra che lui stesso ha avviato. Ma ogni dichiarazione trionfale รจ seguita da un passo indietro. Ogni “siamo vicini” lascia il posto a un “non abbiamo fretta”.

Questa oscillazione non รจ solo tattica negoziale. Riflette le tensioni reali all’interno dell’amministrazione, tra chi vuole chiudere il conflitto rapidamente e chi teme di uscirne con le mani vuote. La credibilitร  americana nella regione, giร  messa alla prova, dipende molto da come si chiuderร  questa partita.

Quello che รจ certo รจ che il Medio Oriente post-accordo sarร  diverso da quello pre-guerra. Le alleanze si sono ridisegnate, le gerarchie regionali sono cambiate, e l’Iran, pur indebolito militarmente, ha dimostrato una capacitร  di resistenza che ne rafforza il peso negoziale. La pace, se arriverร , non sarร  una vittoria netta per nessuno. Sarร , come spesso accade nella storia, un compromesso fragile che si chiama, per convenzione, fine delle ostilitร .

Studenti 2.0: un quarto usa lโ€™IA ogni giorno per imbrogliare. Lโ€™universitร  รจ pronta a reagire?

Lโ€™uso dellโ€™intelligenza artificiale nelle universitร  non รจ piรน una curiositร  tecnologica, ma una pratica quotidiana che, in una quota non trascurabile di casi, viene impiegata per imbrogliare: nuove indagini internazionali mostrano che una fetta consistente di studenti utilizza lโ€™IA generativa in modo improprio, fino a consegnare testi interamente scritti dalle macchine. Dietro il dato che circa un quarto degli studenti dichiara di servirsi regolarmente dellโ€™IA per aggirare o alleggerire gli obblighi accademici si nasconde una trasformazione profonda del patto educativo tra universitร , docenti e nuove generazioni.

Unโ€™universitร  sempre piรน โ€œassistitaโ€ dallโ€™IA

Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna partire da un quadro piรน ampio: oggi la grande maggioranza degli studenti universitari ha giร  integrato qualche forma di IA generativa nel proprio modo di studiare, spesso in maniera del tutto normalizzata. Indagini nazionali e internazionali mostrano come sia diventato frequente aprire un chatbot per farsi spiegare un concetto ostico, riassumere un articolo lungo, preparare una scaletta per una tesina o generare idee iniziali per un progetto di ricerca.

In Italia, ad esempio, ricerche recenti indicano che oltre lโ€™80 per cento degli studenti universitari usa regolarmente strumenti di IA generativa come ChatGPT, Copilot o Gemini almeno per parte del proprio lavoro accademico. Si tratta di un uso che molti intervistati definiscono “elementare”, legato a compiti di supporto come chiarire definizioni, tradurre brevi passaggi, ottenere esempi o verificare la comprensione di un tema prima di un esame. Secondo questi dati, lโ€™IA รจ ormai intrecciata con la quotidianitร  dello studio, soprattutto nelle materie scientifiche e tecniche, dove gli studenti la considerano un alleato rapido per risolvere esercizi, controllare formule o esplorare applicazioni pratiche dei concetti teorici.

Questa diffusione massiccia non riguarda solo i corsi di laurea triennale, ma cresce proporzionalmente al livello accademico, coinvolgendo in misura ancora maggiore gli studenti magistrali e i dottorandi, che risultano i fruitori piรน assidui dellโ€™IA generativa. In altri termini, non siamo di fronte a una “moda da matricole”, ma a un cambiamento strutturale nel modo in cui la conoscenza viene cercata, elaborata e presentata allโ€™interno dellโ€™universitร  contemporanea.

Dal supporto allo studio allโ€™imbroglio sistematico

Il passaggio dal legittimo supporto allo studio allโ€™uso scorretto รจ perรฒ piรน breve di quanto si pensi: diversi studi segnalano che una quota importante di studenti ha giร  varcato quella linea sottile, trasformando i chatbot in veri e propri autori ombra dei propri elaborati. Una ricerca condotta in contesti universitari ha evidenziato che circa il 10 per cento degli studenti arriva a consegnare testi interamente generati dallโ€™IA, senza alcun intervento sostanziale nรฉ verifica delle informazioni.

Ancora piรน significativo รจ il dato emerso da sondaggi anonimi che analizzano non solo un singolo elaborato, ma le abitudini nel tempo: quasi un terzo degli studenti intervistati dichiara di aver presentato almeno una volta un lavoro completato integralmente dallโ€™IA, lasciando intendere che lโ€™uso fraudolento non รจ unโ€™eccezione, ma un comportamento ripetuto nel corso della carriera universitaria. Quando i ricercatori vanno a indagare la frequenza di questo ricorso improprio, emerge che attorno a un quarto degli studenti ammette di utilizzare in modo quotidiano o comunque molto ricorrente lโ€™IA per ridurre al minimo il proprio impegno personale, delegando alla macchina la stesura di intere parti di compiti, relazioni e perfino tesi.

Questa quotidianitร  dellโ€™imbroglio tecnico si intreccia con una percezione ambivalente da parte degli stessi studenti: molti non vivono piรน lโ€™uso dellโ€™IA come “barare” in senso tradizionale, ma come unโ€™estensione naturale degli strumenti digitali che hanno sempre avuto a disposizione, dal correttore automatico ai motori di ricerca. In alcuni casi si afferma persino che lโ€™impiego di chatbot sarebbe una forma di “democratizzazione” dellโ€™accesso allโ€™aiuto nella scrittura, soprattutto per chi parte da svantaggi linguistici o socioeconomici e non puรฒ permettersi tutor privati o servizi a pagamento.

Frode accademica, vecchio problema, nuovi strumenti

Una persona in piedi dietro a una scrivania, piegata in avanti mentre guarda un laptop aperto appoggiato sul tavolo.

Non รจ la prima volta che le universitร  devono fare i conti con la frode accademica: ben prima dellโ€™arrivo dellโ€™IA, studi storici mostravano che tra il 60 e il 70 per cento degli studenti ammetteva di aver imbrogliato almeno una volta nel corso degli studi, con modalitร  che andavano dai “bigliettini” ai compiti copiati da Internet. Alcune ricerche americane hanno sottolineato che, nonostante lโ€™irruzione di ChatGPT, la percentuale complessiva di studenti che imbrogliano non sembra essere esplosa, quanto piuttosto essersi redistribuita verso nuove tecniche digitali difficili da individuare.

Quello che cambia รจ la scala e la qualitร  di ciรฒ che รจ possibile produrre. Se un tempo copiare significava fare un collage di frasi trovate online, oggi un singolo prompt puรฒ generare in pochi secondi un saggio coerente, stilisticamente uniforme e spesso sorprendentemente credibile, soprattutto per compiti di medio livello. Lโ€™IA rende piรน accessibile il plagio non tanto perchรฉ aumenta la “voglia di barare”, quanto perchรฉ abbassa drasticamente i costi di tempo e di competenza necessari per farlo, eliminando la fatica di riscrivere e adattare testi al proprio stile.

In questo scenario, lโ€™imbroglio non รจ piรน solo un atto sporadico legato a un esame particolarmente difficile, ma puรฒ trasformarsi in una pratica di routine, inserita nel quotidiano universitario come qualsiasi altra abitudine digitale. Quando uno studente apprende che รจ possibile ottenere in pochi minuti una bozza di tesina “accettabile” che richiederebbe ore di lavoro, la tentazione di delegare alla macchina piรน del dovuto diventa un fattore strutturale da considerare, non solo un problema morale individuale.

Il confine confuso tra aiuto e plagio

Una delle novitร  piรน inquietanti che emergono dalle indagini รจ la profonda confusione su cosa costituisca davvero imbroglio quando entra in gioco lโ€™IA. Studi condotti in contesti universitari mostrano che molti giovani non sanno tracciare una linea chiara tra aiuto legittimo e plagio automatizzato.

Per alcuni, chiedere allโ€™IA di riscrivere un paragrafo in forma “piรน accademica” o “piรน scorrevole” รจ percepito come un semplice lavoro di editing, non come un atto di frode, anche se il risultato finale รจ un testo che lโ€™autore non sarebbe stato in grado di produrre da solo. Per altri, fornire appunti a un chatbot e farsi restituire un saggio completo basato su quelle note viene giustificato come un modo per “organizzare le idee”, non come sostituzione vera e propria del proprio contributo intellettuale.

Allo stesso tempo, emerge che una parte significativa degli studenti รจ consapevole delle distorsioni dellโ€™IA e dichiara di controllare sempre o quasi sempre ciรฒ che viene generato, proprio per evitare errori, citazioni inventate e informazioni fuorvianti. Questi studenti raccontano di usare lโ€™IA per avere spiegazioni personalizzate, per esercitarsi con quiz e simulazioni, per ottenere schemi sintetici da cui poi partire per un lavoro originale, mantenendo quindi un ruolo attivo nel processo di apprendimento.

Il quadro generale รจ quello di un ecosistema in cui convivono studenti che usano lโ€™IA come tutor virtuale per capire meglio la materia e altri che la trattano come scorciatoia sistematica per aggirare la fatica dello studio, spesso allโ€™interno della stessa aula e dello stesso corso. Per i docenti, distinguere tra queste diverse modalitร  di utilizzo รจ diventato uno dei compiti piรน difficili e controversi dellโ€™ultimo periodo.

Errori, citazioni inventate e rischi cognitivi

Paradossalmente, gli studenti che si affidano in modo acritico allโ€™IA non solo violano lโ€™integritร  accademica, ma si espongono anche a rischi concreti sul piano dei contenuti, poichรฉ i sistemi generativi possono produrre errori, semplificazioni e persino riferimenti bibliografici completamente inventati. In alcune indagini, quasi la metร  degli studenti ha segnalato problemi di accuratezza nei testi generati e ha giudicato molte risposte eccessivamente generiche rispetto alle richieste piรน specifiche di tipo accademico.

Un dato particolarmente rivelatore รจ che circa un quarto degli studenti ha individuato nei testi prodotti dallโ€™IA citazioni inesistenti, riferimenti a libri mai pubblicati o articoli mai apparsi su riviste reali, sintomo di quella che ormai viene chiamata “allucinazione” dei modelli generativi. Quando questi materiali vengono consegnati senza controllo, non solo si configura un imbroglio, ma si porta direttamente allโ€™interno del circuito accademico unโ€™informazione inaffidabile, con potenziali ricadute sul lavoro di altri studenti e docenti che dovessero prenderla per buona.

Dal punto di vista pedagogico, lโ€™uso massiccio dellโ€™IA come sostituto del pensiero critico rischia di erodere quelle competenze che lโ€™universitร  dovrebbe potenziare: capacitร  di argomentare, di valutare le fonti, di scrivere con precisione e sfumatura, di sostenere un punto di vista con consapevolezza metodologica. Alcuni studi sulla percezione degli studenti verso ChatGPT sottolineano proprio questa ambivalenza: da un lato si riconosce il valore dellโ€™IA come strumento di supporto allโ€™apprendimento, dallโ€™altro si teme che possa “sollevare” in modo sistematico gli studenti dallโ€™impegno personale, riducendo la motivazione a mettersi alla prova.

In altri termini, non รจ solo la valutazione ad essere in crisi, ma lโ€™idea stessa di studio come processo trasformativo, in cui la fatica di scrivere, sbagliare, correggere e migliorare รจ parte integrante della formazione della persona e del futuro professionista.

La risposta delle universitร : tra controlli e ripensamento della didattica

Di fronte a questo scenario, le universitร  di diversi paesi stanno cercando di attrezzarsi. Si stanno diffondendo piattaforme che consentono ai docenti di verificare non solo il plagio tradizionale rispetto a fonti online e archivi accademici, ma anche di riconoscere testi generati dallโ€™IA, talvolta perfino quando sono stati tradotti o rielaborati. Alcuni servizi internazionali, resi disponibili gratuitamente per il mondo della scuola e dellโ€™universitร , integrano algoritmi in grado di stimare la probabilitร  che un documento sia stato prodotto da un modello linguistico, offrendo agli insegnanti un primo filtro di valutazione.

Tuttavia, gli stessi sviluppatori di questi strumenti avvertono che nessun sistema di rilevazione รจ infallibile e che affidarsi esclusivamente al “punteggio di IA” puรฒ portare a errori gravi, con il rischio di accusare ingiustamente studenti che hanno semplicemente uno stile particolarmente lineare o che scrivono in una lingua non madre. In parallelo, molte universitร  stanno avviando discussioni interne su come ridefinire regolamenti, codici etici e modalitร  dโ€™esame in un contesto in cui lโ€™IA รจ ormai ubiqua.

Una direzione sempre piรน discussa รจ quella di ripensare la progettazione delle valutazioni, privilegiando compiti che richiedano interazioni in presenza, difese orali dei propri elaborati, lavori di ricerca basati su dati originali o su esperienze pratiche difficilmente replicabili da un algoritmo generativo. Allo stesso tempo, cresce il numero di iniziative formative rivolte a studenti e docenti per spiegare non solo come usare lโ€™IA, ma anche come farlo in modo eticamente e scientificamente corretto, integrandola come strumento di supporto e non come scorciatoia.

Lโ€™idea che si affaccia รจ che la risposta non possa limitarsi a una stretta repressiva, ma debba passare per una nuova alfabetizzazione digitale, in cui lโ€™uso consapevole dellโ€™IA diventi parte delle competenze richieste a chi studia e a chi insegna. In questo senso, la sfida non รจ solo bloccare gli imbrogli, ma trasformare una tecnologia potente in alleato di un progetto formativo rinnovato.

Verso un nuovo patto educativo nellโ€™era dellโ€™IA

Una persona seduta a una scrivania che digita su un laptop sottile di colore rosso, con davanti un quaderno bianco arrotolato sul tavolo.

Alla luce dei dati disponibili, lโ€™immagine che emerge delle universitร  contemporanee รจ quella di un ecosistema in bilico tra opportunitร  straordinarie e rischi strutturali, in cui circa un quarto degli studenti sembra ormai considerare normale usare ogni giorno lโ€™IA per alleggerire, se non eludere, le proprie responsabilitร  accademiche. Allo stesso tempo, una quota ampia di giovani percepisce lโ€™IA come un alleato per imparare meglio, per capire concetti complessi, per personalizzare il proprio percorso di studio, purchรฉ ne vengano chiariti i limiti e i criteri di uso corretto.

In questo contesto, il vero terreno di scontro non รจ solo tecnologico, ma culturale: si tratta di ridefinire che cosa significa “sapere” e “saper fare” in un mondo in cui scrivere un testo, produrre unโ€™analisi o progettare un esperimento non richiede piรน necessariamente ore di lavoro individuale, ma puรฒ essere delegato in pochi secondi a un sistema di intelligenza artificiale. Per le universitร , la posta in gioco รจ la credibilitร  dei titoli che rilasciano e il senso stesso della valutazione, che non puรฒ ridursi a misurare la capacitร  di ottenere risposte convincenti da un chatbot.

La sfida dei prossimi anni sarร  quindi costruire un nuovo patto educativo in cui lโ€™IA non sia nรฉ demonizzata come minaccia assoluta nรฉ accettata passivamente come destino inevitabile, ma inserita in un quadro di responsabilitร  condivise tra studenti, docenti e istituzioni. Solo in questo modo sarร  possibile fare in modo che la tecnologia, invece di alimentare unโ€™epidemia silenziosa di imbrogli quotidiani, diventi lโ€™occasione per ripensare in profonditร  finalitร , metodi e valori della formazione universitaria nellโ€™era digitale.

Analisi di antiterrorismo sull’attacco con un auto a Modena

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Nel pomeriggio di sabato 16 maggio 2026, alle ore 16:30 circa, la cittร  di Modena รจ stata teatro di un grave attentato dinamico che ha ricalcato le modalitร  operative dei passati attacchi con veicoli contro la folla.

L’assalitore, identificato come Salim El Koudri, un cittadino italiano di 31 anni nato a Seriate (Bergamo) da una famiglia di origini marocchine e residente a Ravarino, ha condotto una vettura Citroรซn C3 di colore grigio metallizzato ad alta velocitร  da Largo Garibaldi imboccando la Via Emilia Centro, un’area urbana a traffico limitato e ad alta densitร  pedonale.

Il conducente ha deliberatamente indirizzato il veicolo sul marciapiede all’altezza dell’incrocio con viale Martiri della Libertร , travolgendo i passanti prima di terminare la corsa schiantandosi contro la vetrina di un esercizio commerciale.

L’impatto ha causato il ferimento di otto persone, di cui quattro in condizioni critiche. Due vittime, una donna e un uomo entrambi di 55 anni, hanno subito l’amputazione bilaterale degli arti inferiori a causa dei gravissimi traumi da schiacciamento e sono stati trasferiti in elisoccorso presso la Rianimazione dell’Ospedale Maggiore di Bologna.

La sopravvivenza della donna รจ stata resa possibile grazie all’intervento immediato di un ufficiale del 9ยฐ Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” della Folgore, libero dal servizio, il quale ha applicato tempestivamente un laccio emostatico tattico (tourniquet) custodito nel proprio equipaggiamento personale, contenendo l’emorragia fino all’arrivo dei soccorritori ospedalieri.

Dopo la collisione, El Koudri ha tentato la fuga a piedi impugnando un coltello da cucina con una lama di venti centimetri. Durante il tentativo di fuga, l’assalitore ha aggredito un passante, Luca Signorelli, che cercava di sbarrargli la strada, colpendolo al torace e alla testa. L’attentatore รจ stato infine immobilizzato grazie alla reazione coordinata di Signorelli, di altri cittadini e di alcuni commercianti stranieri attivi nell’area, i quali lo hanno disarmato e consegnato alle forze dell’ordine.

La profilazione personale

La profilazione personale del soggetto ha evidenziato che El Koudri, in possesso di una laurea in Economia aziendale e precedentemente iscritto al corso di laurea magistrale in International Management presso l’ateneo modenese, risultava disoccupato. L’analisi tossicologica e alcolemica immediata ha dato esito negativo, confermando lo stato di luciditร  del conducente.

Sotto il profilo clinico-psichiatrico, il soggetto era noto ai servizi di salute mentale di Castelfranco Emilia per gravi disturbi della personalitร  e sindromi schizoidi; tuttavia, dopo un periodo di trattamento e osservazione conclusosi nel 2024, El Koudri era completamente sfuggito al monitoraggio delle strutture sanitarie territoriali. Nel corso del primo interrogatorio presso la Questura di Modena, l’uomo ha ricondotto il proprio gesto alla convinzione di “sentirsi bullizzato”.

L’autoritร  giudiziaria ordinaria ha disposto il fermo di indiziato di delitto con le accuse di strage e lesioni personali gravissime aggravate dall’uso di armi. Pur non essendo state formulate contestazioni immediate per reati con finalitร  di terrorismo (ai sensi dell’articolo 285 del Codice Penale), l’Antiterrorismo della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bologna, sotto la direzione del procuratore Paolo Guido, unitamente al personale della Digos bolognese e modenese, ha assunto il coordinamento delle indagini per verificare la presenza di matrici ideologiche o percorsi di radicalizzazione silente.

La dimensione digitale: il fenomeno del “fantasma sui social” e l’intervento di Meta

Un pilastro investigativo fondamentale si concentra sulla presenza digitale di Salim El Koudri, descritto dagli inquirenti come un vero e proprio “fantasma sui social”. La apparente assenza di profili digitali attivi al momento dell’attacco ha indotto la Procura e gli specialisti della Digos a scavare a fondo nella storia virtuale del soggetto. Gli accertamenti hanno rivelato che i profili precedentemente riconducibili ad El Koudri erano stati chiusi o disattivati d’ufficio dalla multinazionale Meta.

Questo elemento ha sollevato forti sospetti in merito a possibili contatti pregressi del trentunenne con l’area dell’estremismo radicale o alla condivisione di contenuti apologetici della violenza, attivitร  che violano sistematicamente le condizioni d’uso delle piattaforme social e che ne determinano la rimozione forzata.

Le indagini in corso mirano a stabilire se la disattivazione sia imputabile alla propagazione di messaggi d’odio, alla consultazione di materiale propagandistico di stampo jihadista o anarchico, o se si sia trattato di una deliberata azione di auto-oscuramento (operational security) volta a cancellare le tracce di una radicalizzazione autonoma prima del compimento dell’atto.

La perquisizione domiciliare eseguita a Ravarino nell’abitazione in cui El Koudri risiedeva con i genitori ha preso di mira il sequestro di dispositivi informatici, telefoni cellulari e memorie di massa. Gli analisti dell’antiterrorismo stanno esaminando la cronologia di navigazione, i registri di messaggistica criptata e l’eventuale presenza di manuali operativi digitali. L’obiettivo investigativo รจ determinare se il gesto sia maturato all’interno di un processo di emulazione dei manuali d’attacco rapido diffusi online, un fenomeno in cui la vulnerabilitร  psichica e il disturbo schizoide fungono da amplificatori di messaggi estremisti recepiti nel web.

Analisi comparativa con la campagna terroristica del 2016

L’attacco perpetrato a Modena evidenzia evidenti analogie tattiche con la campagna di attentati con veicoli come armi (Vehicle-Ramming Attacks, VRA) che ha colpito l’Europa nel corso del 2016, avente come pietre miliari la strage sulla Promenade des Anglais a Nizza (14 luglio 2016) e l’attentato al mercatino di Natale di Berlino (19 dicembre 2016).

La dottrina del VRA si basa sull’impiego asimmetrico di un mezzo di trasporto comune per violare la sicurezza di spazi pubblici non protetti (soft targets). Sotto il profilo della pianificazione logistica, l’attacco di Modena presenta tuttavia una significativa deviazione definibile come “ridimensionamento tattico” (tactical scale-down).

Mentre i teatri di Nizza e Berlino videro l’impiego di pesanti mezzi commerciali (autocarri da 20 tonnellate e autoarticolati), idonei a superare barriere stradali leggere e a massimizzare la letalitร  dell’impatto originario, El Koudri ha optato per una comune vettura utilitaria passeggeri.

Questa scelta, se da un lato riduce la capacitร  cinetica distruttiva all’atto dell’impatto, dall’altro azzera totalmente i segnali di allarme legati all’acquisizione del vettore d’attacco (come il furto o il noleggio regolamentato di mezzi pesanti), rendendo l’azione preventiva dell’intelligence straordinariamente complessa.

Un ulteriore elemento di convergenza tattica risiede nel modello “ibrido” dell’azione, caratterizzato dalla transizione immediata dall’impatto veicolare all’aggressione ravvicinata con arma bianca. Questa combinazione metodologica era stata teorizzata e promossa attivamente dalla propaganda jihadista proprio a cavallo tra la fine del 2016 e il 2017 (in particolare attraverso la rivista online Rumiyah), quale protocollo operativo standard per i militanti privi di accesso a esplosivi o armi da fuoco militari.

Parametro di ConfrontoAttentato di Nizza (14 Luglio 2016)Attentato di Berlino (19 Dicembre 2016)Attacco di Modena (16 Maggio 2026)
Vettore d’attacco utilizzatoAutocarro pesante da 20 tonnellate Autoarticolato stradale pesante Autovettura utilitaria leggera (Citroรซn C3) 
Tipologia di soft targetArea pedonale affollata (Promenade des Anglais) Mercato festivo all’aperto (Breitscheidplatz) Centro storico pedonale / ZTL (Via Emilia Centro) 
Armamento sussidiarioArmi da fuoco corte e lungheNessun armamento sussidiario attivo nella fase di fugaColtello da cucina con lama di 20 cm 
Vittime complessive86 deceduti, 434 feriti 12 deceduti, 56 feriti 8 feriti, di cui 4 critici (2 amputazioni bilaterali) 
Profilo dell’esecutoreMohamed Lahouaiej-Bouhlel (jihadista affiliato a ISIS) Anis Amri (jihadista affiliato a ISIS) Salim El Koudri (soggetto affetto da grave disturbo schizoide) 
Fattori di contenimentoNeutralizzazione cinetica tardiva da parte della poliziaSistemi di frenata automatica / Barriere provvisorieIntervento diretto di cittadini e soccorso emostatico militare 

La vulnerabilitร  intrinseca delle vie dello shopping cittadino e dei centri storici, concepita per favorire l’accessibilitร  pedonale e l’aggregazione sociale, rende tali spazi obiettivi elettivi per attacchi asimmetrici improntati alla massima semplicitร  logistica. L’episodio emiliano conferma come la minaccia rappresentata dai VRA mantenga intatta la propria efficacia operativa e il proprio potenziale di destabilizzazione della sicurezza interna.

Il quadro della minaccia terrorista in Europa e in Italia nei rapporti di sicurezza 2025-2026

Le analisi strategiche pubblicate dai principali organismi di sicurezza europei e nazionali evidenziano un sensibile innalzamento del livello di minaccia terroristica sul suolo continentale.

La Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presentata dall’intelligence italiana il 4 marzo 2026 e intitolata “Governare il cambiamento”, delinea una chiara correlazione tra il deterioramento dello scenario geopolitico internazionale e la recrudescenza della minaccia terroristica interna.ย 

L’ampliamento e la cronicizzazione dei conflitti nel quadrante mediorientale (con particolare riferimento alla crisi di Gaza e all’instabilitร  iraniana), unitamente alle fragilitร  dei teatri siriano, afghano e africano, fungono da potenti catalizzatori per la mobilitazione estremista in Europa, incrementando esponenzialmente il rischio di attentati contro obiettivi sensibili o target commerciali e pedonali comuni.

Il rapporto annuale sulla situazione del terrorismo nell’Unione Europea (TE-SAT) redatto da Europol evidenzia che il terrorismo di matrice jihadista rappresenta tuttora la minaccia piรน letale sul territorio dell’Unione.

I dati quantitativi raccolti indicano una forte prevalenza di attacchi pianificati ed eseguiti da attori isolati (lone actors), i quali si sottraggono agevolmente al monitoraggio preventivo non appartenendo a cellule organizzate strutturate.

Nel solo corso dell’ultimo anno di rilevazione statistica completa consolidata, si sono registrati ben 58 attacchi terroristici (tra completati, falliti e sventati) distribuiti in 14 Stati membri, con una marcata concentrazione di eventi in Italia e in Francia.

Un elemento di allarme primario segnalato dall’intelligence nazionale riguarda l’evoluzione dei processi di radicalizzazione, caratterizzati da una preoccupante contrazione dell’etร  anagrafica dei soggetti coinvolti e da una progressiva “ibridazione” tecnologica, definita in ambito europeo come realtร  on-life. Si osserva una crescita costante della quota di minorenni (inclusi soggetti infra-quattordicenni) che giungono rapidamente a stadi avanzati di radicalizzazione.

La fase di innesco di tali percorsi non รจ piรน necessariamente subordinata all’adesione formale a una dottrina politica o religiosa, bensรฌ a una pura “fascinazione per la violenza” di matrice estetica ed emulativa.

La fruizione continua e incontrollata di contenuti multimediali violenti su piattaforme social commerciali mainstream e canali di messaggistica istantanea produce una progressiva anestetizzazione emotiva e desensibilizzazione cognitiva nei soggetti psicologicamente fragili, facilitando l’attivazione di pulsioni distruttive represse.

Questo scenario si sovrappone in modo critico al tema della vulnerabilitร  psichiatrica.13 Come rilevato dalle analisi dell’AISI pubblicate sulla rivista scientifica Gnosis, la minaccia “puntiforme” rappresentata dai lupi solitari si nutre frequentemente di cortocircuiti esistenziali in cui la patologia mentale (quali i disturbi schizoidi della personalitร ) si salda con suggestioni ideologiche confuse o desideri di riscatto sociale violento.

Il web agisce da camera di risonanza per queste fragilitร  individuali, consentendo a soggetti instabili e non integrati di tradurre la propria frustrazione personale in un progetto d’azione delittuosa modellato su schemi operativi terroristici globali.

Il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA) opera costantemente per raccordare le informazioni d’intelligence fornite dalle agenzie di sicurezza interna ed esterna (AISI e AISE), monitorando i soggetti che presentano questo duplice profilo di rischio: instabilitร  psichiatrica conclamata e parallelismo ideologico estremista online.

Il caso di Salim El Koudri si colloca esattamente in questa complessa intersezione clinico-investigativa, confermando l’urgenza di strutturare nuovi modelli di allerta precoce in grado di intercettare i segnali di deriva violenta prima che si manifestino nello spazio fisico.

L’attacco consumato a Modena evidenzia che la minaccia derivante dall’impiego asimmetrico di veicoli commerciali o privati contro i soft targets cittadini permane elevata e richiede risposte strutturate su piรน livelli. La natura imprevedibile di queste azioni esclude la possibilitร  di affidarsi esclusivamente a misure preventive di tipo classico basate sull’intercettazione delle comunicazioni, imponendo l’adozione di protocolli integrati di difesa passiva e monitoraggio sociale.

Sotto il profilo della sicurezza e della pianificazione urbana, si raccomanda la transizione sistematica verso modelli di protezione passiva intelligente (securitization by design). รˆ necessario integrare l’arredo urbano dei centri storici, delle aree pedonali e delle zone a traffico limitato con barriere fisiche rinforzate a scomparsa, dissuasori stradali certificati (bollards ad alta resistenza d’impatto) ed elementi architettonici ornamentali (come fioriere pesanti o elementi scultorei in calcestruzzo) in grado di arrestare la corsa di veicoli leggeri e pesanti, riducendo le vie di penetrazione rettilinee ad alta velocitร  senza compromettere la vivibilitร , l’estetica e l’accessibilitร  degli spazi pubblici.

Sotto il profilo della prevenzione sociale e del contrasto alla radicalizzazione silente, emerge l’urgenza di strutturare canali stabili di comunicazione e allerta precoce tra i Dipartimenti di Salute Mentale delle aziende sanitarie locali e gli organi di sicurezza interna.

La casistica europea conferma che i soggetti affetti da gravi disturbi schizoidi o di personalitร  che sfuggono bruscamente ai radar terapeutici territoriali costituiscono una categoria ad alto rischio emulativo.

La definizione di protocolli di alert legati all’abbandono ingiustificato dei percorsi terapeutici da parte di soggetti ritenuti potenzialmente ostili o instabili consentirebbe un triage di rischio preventivo da parte delle autoritร  di pubblica sicurezza.

Infine, si rende indispensabile implementare la cooperazione strategica con le grandi imprese tecnologiche e i gestori delle piattaforme social, con particolare riferimento a Meta, al fine di razionalizzare le procedure di rimozione forzata degli account.

La disattivazione d’ufficio di profili social per violazione delle linee guida sulla violenza deve essere sistematicamente accompagnata da protocolli di analisi automatizzata del rischio e, nei casi in cui emergano elementi di contiguitร  ideologica con ambienti eversivi, da flussi informativi tempestivi verso i nuclei di sicurezza cibernetica e antiterrorismo nazionali, impedendo che soggetti in fase di radicalizzazione avanzata scivolino in una dimensione di totale isolamento operativo e clandestinitร  digitale prima dell’azione cinetica sul campo.

Il Gigante di Kragujevac: dossier tecnico sulla ล ARAC-99

Nel cuore della Serbia, dove le montagne dei Balcani incontrano le valli industriali di Kragujevac, batte un martello che forgia armi da oltre centosettanta anni. La storia della Zastava Arms, fondata ufficialmente nel 1853 con la fusione dei primi cannoni, non รจ solo una cronaca di ingegneria meccanica, ma il riflesso di una nazione che ha sempre cercato nell’autosufficienza militare la propria bussola geopolitica.

รˆ in questo contesto di profonda tradizione metallurgica che emerge la ล ARAC-99, unโ€™arma che sfida le definizioni convenzionali, ponendosi al confine tra il fucile di precisione estremo e lโ€™artiglieria leggera da accompagnamento.

La ล ARAC-99 non รจ un prodotto nato dal nulla, ma il risultato di unโ€™evoluzione dottrinale che affonda le radici nell’esperienza jugoslava della Guerra Fredda e nei conflitti asimmetrici degli anni Novanta. Il nome stesso, “ล arac”, evoca ricordi profondi nei veterani dellโ€™Esercito Popolare Jugoslavo (JNA): era il soprannome affettuoso e timoroso dato al mitragliatore M53, la versione locale del letale MG-42 tedesco, celebre per la sua cadenza di fuoco e la sua affidabilitร  brutale.

Associare quel nome a una nuova piattaforma in calibro 20 mm non รจ stata una semplice operazione di marketing, ma una dichiarazione dโ€™intenti: la Serbia intende mantenere il primato nella produzione di armi che combinano la semplicitร  meccanica con una potenza di fuoco devastante.

Dal punto di vista geopolitico, lo sviluppo della ล ARAC-99 rappresenta la risposta di Belgrado alle mutate esigenze del campo di battaglia moderno. Mentre le grandi potenze si concentrano su sistemi ipersonici e cyber-warfare, le realtร  regionali e i teatri di conflitto a bassa intensitร  richiedono strumenti capaci di neutralizzare con un singolo colpo infrastrutture critiche, centri di comunicazione e veicoli protetti. La Serbia, attraverso il colosso statale Yugoimport SDPR, ha compreso che esiste una nicchia di mercato globale per armi che possano “perforare” la difesa avversaria senza richiedere il dispiegamento di interi reggimenti corazzati.

Dal cannone antiaereo al fucile di precisione

Sarac 99 con treppiede

La ล ARAC-99 รจ tecnicamente descritta come un fucile anti-materiale a lungo raggio di grosso calibro, ma la sua vera natura รจ quella di una metamorfosi. L’ingegno degli ingegneri di Kragujevac ha permesso di prendere la meccanica collaudata del cannone antiaereo Zastava M55 da 20 mm e di “condensarla” in una piattaforma che puรฒ essere operata da una squadra di fanteria.

Il cannone M55, basato sull’Hispano-Suiza HS.404, รจ stato per decenni un pilastro della difesa aerea e costiera in tutto il mondo, apprezzato per la sua resistenza e la letalitร  della sua munizione 20×110 mm.

La sfida tecnica nel trasformare un’arma da 20 mm progettata per affusti pesanti in un fucile trasportabile รจ stata monumentale. Il rinculo generato da un proiettile di queste dimensioni รจ sufficiente a causare lesioni gravissime a un essere umano se non adeguatamente gestito.

Per questo motivo, la ล ARAC-99 integra un sofisticato sistema di mitigazione del rinculo a tre stadi :

Un freno di bocca a tre stadi con compensatore integrato che devia i gas di combustione per contrastare la spinta verso l’indietro.

Un sistema di contrappesi con molle a spirale che assorbe l’energia cinetica iniziale dell’otturatore.

Un ammortizzatore idraulico inserito nel calcio, che distribuisce l’impulso rimanente su un arco di tempo piรน lungo, rendendo lo sparo gestibile dalla spalla di un operatore esperto.

Questa architettura meccanica non รจ solo un esercizio di stile, ma una necessitร  operativa. La ล ARAC-99 deve garantire la precisione necessaria per colpire obiettivi sensibili a 1.600 metri di distanza, un compito che richiede una stabilitร  assoluta della canna tra un colpo e l’altro.

Il risultato รจ una piattaforma che, pur pesando quasi 50 kg senza accessori, offre una capacitร  di interdizione che in precedenza richiedeva lโ€™uso di veicoli blindati o pezzi d’artiglieria leggera.

Analisi Balistica: la potenza del calibro 20×110 mm Hispano

La cartuccia 20×110 mm Hispano

L’elemento che pone la ล ARAC-99 in una categoria a sรฉ stante rispetto ai comuni fucili anti-materiale in calibro.50 BMG (12,7×99 mm) o 14,5×114 mm รจ la sua munizione. La cartuccia 20×110 mm Hispano non รจ solo piรน grande; รจ un vettore per carichi utili complessi. Laddove un proiettile da 12,7 mm deve fare affidamento quasi esclusivamente sull’energia cinetica per perforare le protezioni, il 20 mm puรฒ trasportare cariche esplosive, incendiarie o chimiche.

La ล ARAC-99 รจ stata progettata per utilizzare l’intera gamma di munizioni prodotte per il cannone M55, garantendo una versatilitร  tattica senza precedenti nel settore dei fucili di precisione. Le opzioni includono:

HE (High Explosive): Proiettili ad alto potenziale esplosivo per la neutralizzazione di truppe allo scoperto o in postazioni non protette.

HEI (High Explosive Incendiary): Ideali per colpire serbatoi di carburante, velivoli parcheggiati o depositi di munizioni.

AP-T (Armor Piercing Tracer): Proiettili perforanti con tracciatore, in grado di bucare 25 mm di acciaio a 200 metri di distanza con un angolo di impatto di 90ยฐ.

SAPHEI (Semi-Armor Piercing High Explosive Incendiary): Un proiettile ibrido che combina penetrazione ed effetto distruttivo interno.

La velocitร  alla volata di 840 metri al secondo garantisce una traiettoria estremamente tesa, fondamentale per il tiro di precisione a lunga distanza su obiettivi in movimento o di piccole dimensioni come droni e sistemi optoelettronici.

La pressione interna generata nella camera di scoppio raggiunge i 3.500 bar, un valore che richiede l’uso di acciai speciali e tecniche di forgiatura a freddo in cui Zastava eccelle da decenni.

Un errore comune nel valutare la ล ARAC-99 รจ considerarla come un fucile da cecchino tradizionale che puรฒ essere imbracciato da un singolo soldato nel bosco. Al contrario, la dottrina d’impiego serba definisce quest’arma come un sistema d’arma servito da una squadra. Il peso complessivo del sistema, che con munizioni e ottiche supera facilmente i 65 kg, impone una ripartizione dei compiti rigorosa per garantire l’efficacia operativa.

Composizione della squadra di tiro

La squadra operativa standard รจ composta da tre elementi fondamentali:

Il Tiratore (Sniper): Responsabile del puntamento e del rilascio del colpo. Deve gestire la complessa meccanica dell’arma, incluso il sistema di armamento a cremagliera che richiede una forza fisica notevole rispetto ai fucili a otturatore girevole-scorrevole tradizionali.

L’Assistente (Spotter): Equipaggiato con binocoli laser di alta precisione e stazioni meteorologiche portatili. Il suo compito รจ calcolare le correzioni per il vento e la caduta del proiettile, vitali quando si opera ai limiti della gittata utile di 2.000 metri.

Il Portatore di Munizioni: Trasporta i caricatori di scorta e fornisce sicurezza ravvicinata. Ogni caricatore da 7 colpi pesa circa 3,5 kg, e la dotazione standard prevede almeno tre caricatori per squadra (21 colpi totali).

La logistica del trasporto รจ un altro aspetto cruciale. Sebbene per brevi distanze la ล ARAC-99 possa essere trasportata a mano dai tre operatori, per i trasferimenti tattici si utilizzano veicoli a motore leggeri o, seguendo una lunga tradizione balcanica, animali da soma e cavalli. Questa flessibilitร  permette di schierare una potenza di fuoco da cannone automatico in luoghi inaccessibili ai mezzi corazzati, come creste montuose o fitte foreste.

Il confronto dei Balcani: ล ARAC-99 vs RT-20 Croato

Nella regione dei Balcani, la competizione tecnologica tra Serbia e Croazia ha prodotto due interpretazioni radicalmente diverse dello stesso concetto: il “cannone da mano” da 20 mm. Il confronto tra la ล ARAC-99 e il fucile croato RT-20 (Ruฤni Top 20) offre una lezione magistrale di ingegneria militare divergente.

L’RT-20 croato รจ stato sviluppato durante gli anni Novanta con una prioritร  assoluta: la portabilitร  individuale. Con un peso di circa 19,2 kg, l’RT-20 รจ un’arma bullpup che utilizza un sistema a tubo Venturi per gestire il rinculo.

Questo sistema espelle parte dei gas di combustione dietro il tiratore, annullando il rinculo ma creando una fiammata posteriore (backblast) che rende l’arma pericolosa per i compagni di squadra e quasi impossibile da utilizzare in spazi chiusi o postazioni urbane ristrette.

Al contrario, la ล ARAC-99 di Yugoimport sceglie la strada della massa e della stabilitร . Non utilizza tubi Venturi, preferendo un sistema di ammortizzatori meccanici e idraulici e l’uso del treppiede. Sebbene molto piรน pesante dell’RT-20, la ล ARAC-99 offre vantaggi decisivi:

Capacitร  del Caricatore: Mentre l’RT-20 รจ a colpo singolo e deve essere ricaricato manualmente dopo ogni sparo, la ล ARAC-99 utilizza caricatori da 5 o 7 colpi.

Persistenza del Fuoco: La capacitร  di sparare colpi successivi rapidamente (3-5 al minuto) permette di correggere il tiro e saturare un obiettivo.

Sicurezza e Occultamento: Non essendoci backblast, la ล arac puรฒ essere operata da bunker, stanze di edifici o trincee coperte senza rivelare immediatamente la posizione attraverso una nuvola di polvere e fiamme posteriore.

La Serbia non produce la ล ARAC-99 solo per le proprie forze speciali o per la Gendarmeria. L’arma รจ una punta di diamante nella strategia di esportazione di Yugoimport SDPR, l’ente statale che gestisce il commercio di difesa serbo.

La Serbia รจ riuscita a ritagliarsi una posizione di rilievo come fornitore di armamenti di alta qualitร  a prezzi competitivi, rivolgendosi a nazioni che desiderano svincolarsi dalla dipendenza esclusiva dai blocchi NATO o russo-cinese.

L’interesse per la ล ARAC-99 si รจ manifestato con forza nei mercati del Medio Oriente e del Nord Africa. La partecipazione costante a fiere internazionali come IDEX ad Abu Dhabi, EDEX al Cairo ed Eurosatory a Parigi dimostra l’ambizione serba di competere globalmente. In questi contesti, la ล ARAC-99 viene proposta non solo per il contrasto ai blindati leggeri, ma come uno strumento efficace per la difesa costiera e la protezione delle infrastrutture critiche contro la crescente minaccia dei droni.

Un proiettile da 20 mm esplosivo รจ infinitamente piรน efficace di un 12,7 mm nel neutralizzare un drone commerciale o un’imbarcazione veloce d’attacco (kamikaze boat), poichรฉ non richiede un impatto diretto sulla struttura portante per causare danni terminali; l’onda d’urto e i frammenti della carica HE sono spesso sufficienti a mettere fuori uso i circuiti elettronici o i motori. Questa capacitร  di “area denial” a basso costo rende la ล ARAC-99 un investimento strategico per i paesi con lunghe linee costiere o confini porosi.

Architettura meccanica e ennovazione

La canna, lunga 1.150 mm, รจ rotostampata

Entrare nei dettagli costruttivi della ล ARAC-99 significa comprendere l’ossessione serba per la robustezza. Il ricevitore รจ realizzato in acciaio ad alta resistenza, lavorato dal pieno per garantire la massima rigiditร  strutturale sotto le enormi pressioni del 20 mm La canna, lunga 1.150 mm, รจ rotostampata a freddo e presenta una rigatura con un passo di 381 mm verso destra, ottimizzata per stabilizzare proiettili pesanti fino a distanze estreme.

Uno degli elementi piรน distintivi e meno convenzionali della ล ARAC-99 รจ il suo sistema di armamento (“cocking mechanism with geared rack”). A differenza della maggior parte dei fucili di precisione che utilizzano un semplice otturatore manuale, la ล arac impiega un sistema a cremagliera e ingranaggi. Questa soluzione รจ stata mutuata direttamente dalle macchine pesanti e dai cannoni antiaerei per due motivi principali:

Gestione della Forza: Comprimere le potenti molle di recupero necessarie per gestire l’otturatore da 20 mm richiederebbe uno sforzo eccessivo se applicato direttamente. Il sistema a cremagliera offre un vantaggio meccanico che permette al tiratore di armare l’arma con un movimento fluido e controllato.

Affidabilitร  Meccanica: Gli ingranaggi riducono l’usura delle superfici di contatto e garantiscono che l’otturatore sia sempre perfettamente bloccato in chiusura prima dello sparo, un fattore critico per la sicurezza dell’operatore.

Il sistema di scatto รจ protetto da una guardia del grilletto sovradimensionata, pensata per l’uso con guanti pesanti o in condizioni climatiche avverse.

L’arma รจ inoltre dotata di una slitta Picatinny integrale che supporta non solo ottiche tradizionali, ma anche sistemi optoelettronici di ultima generazione, inclusi cannocchiali termici e intensificatori di luce prodotti dalla serba Teleoptik-Ziroskopi.

La versatilitร  della ล ARAC-99 le permette di coprire una vasta gamma di obiettivi che normalmente richiederebbero l’impiego di mezzi molto piรน costosi e visibili.2

Obiettivi Primari della ล ARAC-99

CategoriaEsempi di ObiettiviEffetto Tattico
Mezzi Blindati LeggeriBTR-80, M113, Veicoli Logistici ProtettiPerforazione del vano motore o del comparto equipaggio.
Asset Aerei a TerraElicotteri, UAV in sosta, Caccia su piazzoleDistruzione dei motori o dei sistemi radar attraverso cariche incendiarie.
Infrastrutture CriticheAntenne radar, Trasformatori elettrici, Centri C4INeutralizzazione delle capacitร  di comunicazione avversarie.
Target NavaliFast Attack Craft, Gommoni d’assalto, Boe sonarAffondamento o disabilitazione dei motori fuoribordo a distanza di sicurezza.
Truppe in RiparoSniper in edifici, Mitraglieri in bunker leggeriPerforazione di muri di cemento o sacchi di sabbia seguiti da esplosione interna.

In un ipotetico conflitto urbano, una squadra equipaggiata con la ล ARAC-99 posizionata ai piani alti di un edificio puรฒ dominare un intero quartiere, impedendo il movimento di veicoli leggeri e sopprimendo le postazioni di mitragliatrici nemiche prima che queste possano ingaggiare la fanteria amica. La precisione del 20 mm permette di colpire la feritoia di un bunker a un chilometro di distanza, portando una potenza esplosiva che un proiettile da 12,7 mm semplicemente non possiede.

La logistica del 20 mm: peso, munizioni e mobilitร 

Operare con la ล ARAC-99 significa gestire una sfida logistica costante. Mentre un cecchino con un fucile calibro.338 Lapua Magnum puรฒ trasportare 100 colpi nello zaino, il portatore di munizioni della ล arac รจ limitato dal peso enorme delle cartucce da 20 mm.

Ogni proiettile completo pesa tra i 110 e i 130 grammi, e quando si aggiungono il bossolo in ottone e la carica di lancio, il peso di un singolo caricatore pieno diventa significativo.

Il “Combat Set” standard fornito da Yugoimport consiste in 3 caricatori da 7 colpi ciascuno, per un totale di 21 colpi.

Questo numero puรฒ sembrare esiguo, ma bisogna considerare che l’effetto terminale di un singolo colpo da 20 mm รจ spesso risolutivo. Non รจ un’arma per la saturazione d’area, ma per la distruzione chirurgica di asset di alto valore.

Il trasporto a dorso d’animale, menzionato esplicitamente nei manuali tecnici di Yugoimport, non รจ un anacronismo. Nelle aspre montagne del Montenegro o lungo il confine con il Kosovo, dove i sentieri sono stretti e i droni nemici possono facilmente individuare un veicolo termicamente, l’uso di muli o cavalli offre una firma termica e acustica ridotta, permettendo alla squadra ล ARAC-99 di infiltrarsi silenziosamente in posizioni di tiro dominanti.

La ล ARAC-99 rappresenta l’apice di una filosofia militare che privilegia la sostanza sulla forma. Non รจ un’arma sofisticata nei termini della microelettronica, ma รจ un capolavoro di ingegneria meccanica pesante.

La sua capacitร  di proiettare una forza distruttiva da artiglieria attraverso un sistema che, seppur pesante, rimane nella sfera della fanteria, garantisce alla Serbia e ai suoi partner internazionali uno strumento di deterrenza formidabile.

Mentre il panorama geopolitico globale si frammenta e i conflitti regionali diventano sempre piรน dipendenti da tecnologie asimmetriche, il valore di un’arma capace di “rompere” il metallo avversario a due chilometri di distanza non potrร  che aumentare.

La ล ARAC-99 non รจ solo l’erede del mitragliatore M53 o del cannone M55; รจ la dimostrazione che l’industria della difesa serba รจ viva, innovativa e pronta a forgiare il ferro del futuro con la stessa determinazione del passato.

Cina e Stati Uniti contro lโ€™atomica iraniana: retorica condivisa, interessi divergenti

Quando la Casa Bianca ha fatto filtrare che Washington e Pechino โ€œcondividono la posizione secondo cui lโ€™Iran non deve mai dotarsi di armi nucleariโ€, molti osservatori hanno parlato di svolta storica. Il fatto che le due maggiori potenze del pianeta, rivali strategiche su quasi ogni dossier, si ritrovino sulla stessa linea rispetto al programma nucleare iraniano รจ in sรฉ un segnale politico potente.

Non significa unโ€™alleanza nรฉ un trattato formale, ma indica che sul tema della proliferazione in Medio Oriente sia Stati Uniti sia Cina vedono un rischio comune, non solo per la sicurezza regionale ma anche per la stabilitร  dei mercati energetici e delle rotte commerciali da cui dipende lโ€™economia globale.

Dietro la formula diplomatica si muove perรฒ una partita molto piรน complessa. Gli Stati Uniti continuano a considerare lโ€™eventuale bomba iraniana una minaccia strategica diretta a Israele, agli alleati del Golfo e alla credibilitร  del regime globale di non proliferazione, mentre la Cina cerca di difendere contemporaneamente il proprio partenariato con Teheran, la propria immagine di potenza responsabile e il flusso di petrolio a prezzi favorevoli dalla Repubblica islamica.

Questo doppio livello spiega perchรฉ, accanto alla convergenza sulla โ€œnecessitร  che lโ€™Iran non abbia mai lโ€™atomicaโ€, le dichiarazioni di Washington e Pechino restino profondamente diverse su sanzioni, uso della forza e responsabilitร  della crisi.

Dallโ€™accordo del 2015 alla nuova stagione di negoziati

Per comprendere il significato di questo allineamento va ricordato il percorso del programma nucleare iraniano. Il Joint Comprehensive Plan of Action, siglato nel 2015 tra Iran e gruppi di potenze internazionali, aveva posto limiti stringenti sullโ€™arricchimento dellโ€™uranio, sulla riconversione di reattori sensibili e su un regime di ispezioni rafforzate da parte dellโ€™Agenzia internazionale per lโ€™energia atomica, in cambio della graduale revoca delle sanzioni che soffocavano lโ€™economia iraniana.

Quellโ€™accordo, sostenuto sin dallโ€™inizio dalla Cina come strumento per tenere Teheran dentro un percorso controllato e per garantire accesso allโ€™energia iraniana, aveva rappresentato uno dei rari successi multilaterali in materia di non proliferazione.

La decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dal JCPOA e di reintrodurre sanzioni unilaterali ha innescato una spirale di violazioni progressive da parte dellโ€™Iran, che ha aumentato i livelli di arricchimento e ridotto la cooperazione con lโ€™AIEA, alimentando nuovamente il timore che Teheran possa avvicinarsi alla soglia tecnologica necessaria per costruire ordigni nucleari.

Negli ultimi mesi tuttavia si รจ riaperta la prospettiva di un nuovo quadro negoziale: fonti statunitensi riferiscono di un memorandum dโ€™intesa in quattordici punti, elaborato da inviati americani e interlocutori iraniani, che dovrebbe fungere da piattaforma per un cessate il fuoco regionale e per un nuovo accordo dettagliato sul programma nucleare, con fasi distinte per la fine delle ostilitร  e per la definizione tecnica dei limiti allโ€™arricchimento, alla durata della moratoria e al regime di ispezioni.

Secondo queste indiscrezioni, il documento prevederebbe che lโ€™Iran si impegni a non cercare mai di dotarsi di armi nucleari, a rinunciare a impianti sotterranei e ad accettare ispezioni a sorpresa da parte degli ispettori Onu, mentre gli Stati Uniti lavorerebbero a una graduale revoca delle sanzioni e allo sblocco di asset iraniani congelati allโ€™estero. Se questa bozza dovesse consolidarsi, segnerebbe un ritorno alla logica scambio tra limiti verificabili al programma nucleare e alleggerimento delle pressioni economiche, una logica che Pechino ha sempre sostenuto come alternativa al confronto militare.

La voce dei media statunitensi in lingua inglese

Le principali testate anglosassoni hanno inquadrato la convergenza tra Stati Uniti e Cina sul dossier iraniano come parte di una piรน ampia strategia di gestione del rischio in Medio Oriente. Le ricostruzioni parlano di negoziati condotti tramite emissari, con un ruolo centrale di mediatori regionali come il Pakistan e sedi possibili dei nuovi colloqui come Islamabad o Ginevra.

In questo quadro, la posizione ufficiale americana rimane fermamente ancorata al principio che lโ€™Iran debba restare privo di armi nucleari, sia per evitare una corsa regionale agli armamenti sia per proteggere lโ€™architettura del Trattato di non proliferazione.

Fonti statunitensi insistono inoltre sul fatto che la durata della moratoria sullโ€™arricchimento รจ oggetto di trattativa intensa, con proposte che oscillano fra i cinque anni chiesti da Teheran e i venti desiderati da Washington, e con compromessi ipotizzati attorno ai dodici o quindici anni.

Questo elemento tecnico viene presentato come chiave per rassicurare Israele e le monarchie del Golfo, convinte che una moratoria troppo breve non basterebbe a neutralizzare il rischio di un Iran โ€œsogliaโ€ capace di costruire rapidamente un ordigno in caso di crisi.

Pechino tra sostegno a Teheran e responsabilitร  globale

Nei comunicati e nelle dichiarazioni dei funzionari cinesi, pubblicati sia in lingua inglese sia in traduzione italiana da media ufficiali, emerge una linea che prova a tenere insieme sostegno a Teheran e difesa del regime di non proliferazione. Il ministero degli Esteri cinese ha piรน volte ribadito che la Cina riconosce il โ€œlegittimo diritto dellโ€™Iran allโ€™uso pacifico dellโ€™energia nucleareโ€ e si oppone alla minaccia dellโ€™uso della forza e alla pressione delle sanzioni come strumento per gestire la crisi.

Allo stesso tempo, Pechino si dice impegnata a โ€œpromuovere una soluzione adeguata della questione nucleare iranianaโ€, invocando il ritorno al JCPOA e un rafforzamento del ruolo dellโ€™AIEA come garante tecnico.

In alcuni documenti congiunti insieme a Russia e Iran, presentati in sede AIEA e riportati dai media, la Cina ha firmato testi che chiedono la fine delle โ€œsanzioni unilaterali illegaliโ€ e la sostituzione della logica di pressione con quella del dialogo, sottolineando la centralitร  del Trattato di non proliferazione e invitando tutte le parti a evitare azioni che possano portare a una escalation.

Queste prese di posizione mostrano una Cina che, pur ribadendo la legittimitร  del programma nucleare civile iraniano, non mette in discussione il tabรน sulle armi nucleari, ma imputa la crisi soprattutto al ritiro americano dallโ€™accordo precedente e allโ€™uso estensivo delle sanzioni.

Un elemento spesso sottolineato nelle analisi di esperti รจ il ruolo strutturale della Cina come partner economico di Teheran. Negli ultimi anni Pechino รจ diventato il principale acquirente di petrolio iraniano, spesso a prezzi scontati, e un attore centrale nello sviluppo di infrastrutture e tecnologie nel paese mediorientale, compresi progetti legati alla riconversione di reattori e alla modernizzazione di impianti energetici.

Questa dipendenza reciproca rende la Cina un attore ibrido, contemporaneamente sponsor e garante, interessato a mantenere lโ€™Iran sufficientemente integrato nellโ€™economia globale da non collassare, ma non cosรฌ radicalizzato da innescare una guerra che chiuderebbe lo Stretto di Hormuz e danneggerebbe profondamente la Belt and Road Initiative.

Il racconto arabo: tra paura, equilibrio e rivendicazione

Se si passa alle fonti arabe, il quadro si fa piรน sfaccettato. Da un lato, molti commentatori del mondo arabo sunnita continuano a vedere nel programma nucleare iraniano il preludio a una bomba che potrebbe destabilizzare definitivamente gli equilibri regionali, alimentare una corsa agli armamenti e mettere a rischio anche la sicurezza civile in caso di incidenti.

Dallโ€™altro lato, esiste una corrente di opinione, soprattutto in ambienti piรน vicini a Teheran o critici verso lโ€™ordine regionale attuale, che interpreta lโ€™eventuale capacitร  nucleare iraniana come una rivincita simbolica del mondo islamico e un contrappeso alla superioritร  militare israeliana.

Le dichiarazioni ufficiali iraniane, riportate da agenzie come IRNA e rilanciate in arabo e in altre lingue, insistono perรฒ su un messaggio diverso. Il presidente Masud Pezeshkian, in colloqui con i leader di Qatar ed Emirati, ha ribadito che lโ€™Iran โ€œnon cerca armi nucleariโ€ e che il programma ha finalitร  esclusivamente civili, legate allo sviluppo energetico e alla difesa dei โ€œdiritti legittimiโ€ della Repubblica islamica. Secondo questa narrativa, Teheran sarebbe pronta a tornare al tavolo dei negoziati, a condizione che gli Stati Uniti abbandonino quella che viene percepita come una politica di doppio standard e riconoscano il diritto iraniano alla tecnologia nucleare pacifica.

Nel discorso arabo emerge dunque una tensione costante tra timore e identificazione. Alcuni governi del Golfo guardano con favore a una posizione convergente di Stati Uniti e Cina che freni le ambizioni iraniane, mentre segmenti dellโ€™opinione pubblica vedono nelle pressioni occidentali unโ€™ennesima prova di ipocrisia, considerando che altri stati della regione possiedono arsenali nucleari non dichiarati senza subire pressioni analoghe.

Le sfumature dei media cinesi in lingua originale

I portali cinesi, nelle loro versioni in mandarino, tendono a presentare la questione iraniana come parte di un piรน ampio dossier sulla sicurezza energetica e sulla stabilitร  regionale, con grande enfasi sul multilateralismo e sulla responsabilitร  condivisa.

Nei resoconti dei colloqui trilaterali fra Cina, Russia e Iran a Pechino, che i media ufficiali hanno descritto come occasione per riaffermare lโ€™importanza del Trattato di non proliferazione, si sottolinea la necessitร  di abbandonare โ€œsanzioni, pressioni e minacceโ€ e di creare condizioni favorevoli alla diplomazia.

Il linguaggio scelto evita accuratamente di legittimare qualsiasi prospettiva di arma nucleare iraniana, ma insiste sul fatto che il programma debba restare entro i parametri del TNP, con un ruolo centrale dellโ€™AIEA e dei meccanismi ONU.

Tra le righe delle analisi pubblicate su piattaforme cinesi, spesso riprese in inglese o in altre lingue, si legge anche una critica implicita alla gestione americana del dossier, accusata di aver โ€œpoliticizzatoโ€ la questione nucleare e di aver usato il regime sanzionatorio come strumento di pressione unilaterale.

Allo stesso tempo, alcune voci accademiche sottolineano che una proliferazione incontrollata in Medio Oriente sarebbe un disastro per la Cina stessa, costretta a navigare in un contesto di conflitto permanente lungo corridoi energetici vitali.

Questa ambivalenza รจ coerente con la postura che Pechino ha assunto negli ultimi anni sulla scena globale. La Cina si propone come mediatrice, come dimostrato dal ruolo nelle intese tra Iran e Arabia Saudita e nei vari round di colloqui sul nucleare, ma allo stesso tempo mantiene una rete di cooperazione militare e tecnologica con Teheran e con Mosca.

Lโ€™adesione formale al principio โ€œno bombโ€ per lโ€™Iran diventa cosรฌ parte di un discorso piรน ampio sulla responsabilitร  internazionale, che non esclude perรฒ lโ€™uso del dossier nucleare come leva per negoziare con Washington su altri fronti, dalla tecnologia ai dazi.

Un equilibrio instabile tra deterrenza e diplomazia

Alla luce di queste molteplici narrazioni, lโ€™affermazione secondo cui Cina e Stati Uniti avrebbero concordato che lโ€™Iran non deve mai possedere armi nucleari appare al tempo stesso vera e parziale. รˆ vera nella misura in cui entrambe le capitali ribadiscono, in pubblico e in privato, che una bomba iraniana sarebbe inaccettabile e incompatibile con il Trattato di non proliferazione.

รˆ parziale perchรฉ dietro la formula condivisa si nascondono strumenti e prioritร  diverse: Washington continua a brandire la minaccia di nuove sanzioni e, almeno sul piano retorico, non esclude lโ€™uso della forza, mentre Pechino respinge tanto le sanzioni unilaterali quanto la logica degli attacchi preventivi, e investe invece su processi negoziali lunghi, spesso intrecciati a interessi economici diretti.

Lโ€™Iran, dal canto suo, gioca su una sottile linea di ambiguitร , ribadendo ufficialmente di non volere armi nucleari ma accumulando capacitร  tecniche che aumentano la propria leva negoziale, mentre cerca di sfruttare le fratture tra le grandi potenze per ottenere il massimo di margine di manovra.

La partita si gioca dunque su tre livelli: quello formale dei trattati e dei memorandum, quello informale delle intese tra grandi potenze e quello, piรน opaco, delle percezioni di minaccia e delle opinioni pubbliche regionali.

Se davvero il nuovo memorandum in preparazione fra Washington e Teheran, con la benedizione piรน o meno esplicita di Pechino, dovesse tradursi in un accordo concreto, si potrebbe parlare di una nuova fase del dossier nucleare iraniano, caratterizzata da un insolito allineamento di interessi tra rivali strategici globali.

Per ora, perรฒ, la convergenza su una frase, per quanto significativa, non basta a sciogliere i nodi di fondo: la sfiducia reciproca tra Iran e Stati Uniti, le rivalitร  regionali, la posizione ambigua della Cina e il ruolo di attori come Russia e Israele continuano a rendere lโ€™equilibrio estremamente fragile.

L’era della precisione mobile: dossier strategico e tecnico sul sistema M142 HIMARS

Lโ€™evoluzione della guerra terrestre nel ventunesimo secolo รจ segnata da una transizione fondamentale: il passaggio dalla distruzione di massa alla precisione chirurgica. In questo scenario, lโ€™M142 High Mobility Artillery Rocket System (HIMARS) non rappresenta soltanto unโ€™arma, ma un vero e proprio spartiacque dottrinale. Se durante la Guerra Fredda il volume di fuoco era lโ€™unico parametro per misurare lโ€™efficacia dellโ€™artiglieria, oggi la capacitร  di colpire un obiettivo strategico a centinaia di chilometri di distanza, con un margine di errore di pochi metri e la possibilitร  di dileguarsi prima che il nemico possa reagire, definisce la superioritร  sul campo. Lโ€™HIMARS รจ il culmine di questa filosofia, un sistema che combina la potenza devastante dei razzi a lungo raggio con la versatilitร  di un telaio ruotato, rendendolo lโ€™assetto preferito per le operazioni multi-dominio moderne.

Genesi e filosofia progettuale: dal cingolo alla ruota

La storia dellโ€™HIMARS affonda le sue radici nella necessitร  dellโ€™esercito statunitense di disporre di una forza dโ€™intervento rapida, capace di proiettare potenza di fuoco pesante in teatri lontani senza i vincoli logistici dei mezzi corazzati pesanti. Il suo predecessore, lโ€™M270 Multiple Launch Rocket System (MLRS), sebbene straordinariamente potente, era montato su un telaio cingolato derivato dal Bradley, il che ne limitava la velocitร  di schieramento e richiedeva velivoli da trasporto massicci come il C-5 Galaxy o il C-17 Globemaster. La sfida degli anni ’90 รจ stata quella di miniaturizzare questa capacitร , mantenendo l’interoperabilitร  delle munizioni ma riducendo drasticamente il peso e l’ingombro.

Il concetto alla base dellโ€™M142 รจ l’essenzialitร  letale. Lockheed Martin ha sviluppato il sistema partendo dal presupposto che la metร  della capacitร  di fuoco di un M270 (un solo pod di lancio invece di due) montata su un autocarro standard da 5 tonnellate avrebbe offerto un equilibrio ottimale tra letalitร  e mobilitร  strategica. Questo approccio ha permesso allโ€™HIMARS di essere trasportato all’interno di un C-130 Hercules, il “mulo” dell’aviazione mondiale, permettendo al sistema di atterrare su piste semi-preparate, sparare e ripartire in tempi che rendono inefficace qualsiasi tentativo di controbatteria.

Evoluzione della produzione e domanda globale

Inizialmente concepito come un assetto per le forze leggere e i Marines, l’HIMARS ha visto un’esplosione della domanda a seguito dei conflitti nell’Europa dell’Est e delle crescenti tensioni nel Pacifico. Lockheed Martin, che inizialmente produceva circa 48 unitร  all’anno, ha risposto a questa necessitร  accelerando i ritmi produttivi fino a raggiungere lโ€™obiettivo di 96 sistemi annui entro la fine del 2025. Questo incremento non รจ solo una risposta a un’emergenza, ma riflette un cambiamento strutturale nelle commesse militari globali: paesi come la Polonia, i Paesi Baltici e Taiwan vedono nellโ€™HIMARS il pilastro della loro strategia di difesa asimmetrica.

Architettura tecnica: il telaio FMTV e la meccanica della sopravvivenza

Il cuore meccanico dellโ€™HIMARS รจ il veicolo M1140, una variante specializzata della Family of Medium Tactical Vehicles (FMTV). La scelta di un telaio ruotato 6×6 non รจ stata dettata solo dalla velocitร , ma anche dalla facilitร  di manutenzione e dalla riduzione dei costi operativi rispetto ai sistemi cingolati. L’FMTV รจ una piattaforma matura, derivata dall’austriaco Steyr 12M18 ma pesantemente modificata per soddisfare i rigorosi standard dell’U.S. Army, includendo una protezione anticorrosione avanzata e una modularitร  senza precedenti.

Propulsione e mobilitร  tattica

Il veicolo รจ spinto da un motore Caterpillar C7, un diesel a sei cilindri da 7,2 litri capace di generare 330 cavalli vapore. Questo motore, noto per la sua affidabilitร  in condizioni estreme, รจ accoppiato a una trasmissione automatica Allison 3700 SP a sette marce, che garantisce una gestione fluida della potenza sia su strade asfaltate che su terreni accidentati. La mobilitร  รจ supportata da un sistema di trazione integrale permanente e da un sistema centrale di gonfiaggio degli pneumatici (CTIS), che permette all’equipaggio di adattare la pressione delle gomme al tipo di terreno direttamente dalla cabina, migliorando drasticamente la trazione su sabbia, fango o neve.

Tabella 1: specifiche tecniche della piattaforma veicolare M1140

CaratteristicaSpecifica dettagliata
MotoreCaterpillar C7 Diesel, 7.2L, 6 cilindri turbocompresso
Potenza330 hp (246 kW) @ 2400 rpm
Coppia860 lb-ft (1166 Nm) @ 1450 rpm
TrasmissioneAllison 3700 SP automatica a 7 velocitร 
Velocitร  Massima85 km/h (53 mph)
Autonomia480 km (298 miglia)
Trazione6×6 permanente con ripartizione della coppia ottimizzata
Sistema Elettrico24V modernizzato (standard FMTV A2)

La protezione dell’equipaggio รจ un altro pilastro del design. La cabina รจ progettata per ospitare tre persone (conducente, puntatore e capopezzo) e puรฒ essere equipaggiata con kit di corazzatura aggiuntiva (Appliquรฉ) per proteggere da armi leggere e schegge di artiglieria. Nelle versioni piรน recenti, come la FMTV A2, sono stati introdotti miglioramenti alla sospensione e sistemi di frenata automatica per aumentare ulteriormente la sicurezza operativa durante i trasferimenti rapidi.

Il sistema di fuoco e la famiglia di munizioni (MFOM)

L’HIMARS non รจ solo un autocarro, รจ un contenitore di tecnologia balistica. Il modulo di lancio รจ identico a quello dell’M270, ma limitato a un singolo pod. La vera forza del sistema risiede nella sua capacitร  di lanciare l’intera gamma di munizioni della Multiple Launch Rocket System Family of Munitions (MFOM), che spazia dai razzi guidati a corto raggio ai missili balistici tattici.

Guided multiple launch rocket system (GMLRS)

Il GMLRS rappresenta la munizione standard per l’impiego quotidiano. Questi razzi da 227 mm sono dotati di guida GPS assistita da un sistema inerziale (INS), che garantisce una precisione millimetrica (CEP < 5 metri) anche a distanze superiori ai 70 km. Esistono diverse varianti del GMLRS, ognuna ottimizzata per un tipo specifico di bersaglio:

M31 Unitary: Dotato di una testata esplosiva da 90 kg, progettato per penetrare strutture o distruggere bersagli puntiformi con danni collaterali minimi.

M30A2 Alternative Warhead (AW): Utilizza circa 182.000 frammenti di tungsteno per colpire bersagli ad area senza lasciare ordigni inesplosi, rispettando le normative internazionali sulle munizioni a grappolo.

ER-GMLRS: Una versione a gittata estesa che porta il raggio d’azione fino a 150 km, grazie a un motore a razzo piรน potente e a una aerodinamica migliorata.

Army tactical missile system (ATACMS)

Per gli obiettivi che richiedono un impatto strategico, l’HIMARS puรฒ caricare un singolo missile balistico ATACMS. L’attuale standard M57 Unitary puรฒ colpire obiettivi fino a 300 km di distanza. L’ATACMS รจ un’arma semi-ballistica, capace di eseguire manovre evasive durante la fase terminale del volo per ingannare le difese aeree nemiche, rendendolo estremamente difficile da intercettare.

La nuova frontiera: Precision Strike Missile (PrSM)

Il 2026 segna l’ingresso operativo del Precision Strike Missile (PrSM), il successore dell’ATACMS. Sviluppato per superare i limiti di gittata imposti dai vecchi trattati, il PrSM Increment 1 ha giร  dimostrato una portata superiore ai 499 km. A differenza dell’ATACMS, le dimensioni ridotte del PrSM permettono di alloggiare due missili in un singolo pod HIMARS, raddoppiando istantaneamente la potenza di fuoco del sistema.

L’evoluzione piรน significativa รจ rappresentata dal PrSM Increment 2, che ha completato il suo primo test di volo il 12 marzo 2026. Questo missile integra un cercatore multi-modale capace di agganciare e distruggere bersagli marittimi in movimento, trasformando l’HIMARS in un assetto antinave di terra. Entro il 2035, l’Increment 4 introdurrร  motori ramjet per estendere la gittata fino a 1.000 km, portando l’artiglieria terrestre in una dimensione precedentemente riservata esclusivamente ai missili da crociera lanciati da piattaforme navali o aeree.

Tabella 2: confronto prestazionale delle munizioni HIMARS (dati 2026)

MunizioneTipoGittataCarico utileSistema di guida
GMLRS M31Razzo Guidato15 – 92 km90 kg HE UnitaryGPS / INS / SAASM
ER-GMLRSRazzo Extended RangeFino a 150 km90 kg HE o AWGPS (M-Code) / INS
ATACMS M57Missile Balistico70 – 300 km227 kg HE UnitaryGPS / INS
PrSM Inc 1Missile Balistico60 – 499+ km91 kg HE FragGPS / INS
PrSM Inc 2Missile Antinave80 – 500 km91 kg Multi-modeRadar / IIR / GPS
PrSM Inc 4Missile Ramjet1000 kmLighter WarheadAvanzata / Multi-mode

Digitalizzazione e multi-dominio: il cervello dell’HIMARS

L’efficacia dell’HIMARS non dipende solo dalla potenza del suo motore o dalla gittata dei suoi missili, ma dalla sua perfetta integrazione in una rete di comando e controllo digitale ultra-veloce. Il sistema di controllo del fuoco universale (UFCS) permette all’operatore di ricevere dati sui bersagli direttamente da fonti esterne tramite collegamenti satellitari o reti tattiche.

IFATDS e la sincronizzazione dei fuochi

Lโ€™International Field Artillery Tactical Data System (IFATDS) รจ il software che orchestra questa complessitร . Giunto alla versione 7.0 nel 2026, l’IFATDS permette di automatizzare la gestione delle richieste di fuoco, creando soluzioni tattiche multiple e decentralizzando il processo decisionale. Questo sistema non serve solo a puntare il lanciatore, ma a creare una “Common Operational Picture” (COP) in cui ogni HIMARS รจ un nodo di una rete globale. In Ucraina e durante l’Operazione Epic Fury del 2026, l’IFATDS ha permesso di integrare dati provenienti da droni, agenti sul campo e satelliti spia per colpire obiettivi mobili con una velocitร  senza precedenti.

Joint all-domain command and control (JADC2)

Lโ€™HIMARS รจ diventato il poster-child della strategia JADC2 del Pentagono. L’obiettivo รจ connettere ogni sensore a ogni tiratore attraverso tutti i domini (terra, mare, aria, spazio e cyber). Nel 2025, esperimenti condotti dalla Space Development Agency hanno dimostrato che รจ possibile trasmettere segnali Link 16 direttamente dai satelliti in orbita bassa (LEO) ai terminali terrestri dell’HIMARS. Questo elimina la necessitร  di ponti radio terrestri vulnerabili, permettendo ai lanciatori di operare in completo isolamento logistico ma in totale connessione informativa.

Questa “nuvola di combattimento” (Combat Cloud) permette all’HIMARS di eseguire missioni di fuoco cued da un F-35 situato a centinaia di chilometri di distanza o da un sensore acustico sottomarino. L’intelligenza artificiale integrata nel JADC2 aiuta i coordinatori del fuoco a scegliere la piattaforma piรน vicina e la munizione piรน economica per ogni specifico bersaglio, ottimizzando l’uso delle risorse in un conflitto ad alta intensitร .

Geopolitica dell’artiglieria: l’HIMARS come deterrente globale

L’impatto dell’HIMARS sulla geopolitica moderna รจ profondo. La sua presenza in una regione non รจ solo un potenziamento militare, ma un messaggio politico. Il sistema รจ diventato lo strumento principale per la strategia di “Anti-Access/Area Denial” (A2/AD) delle nazioni alleate degli Stati Uniti.

Il conflitto ucraino e il cambio di paradigma

L’invio di HIMARS in Ucraina nel 2022 ha ridefinito le aspettative sulla sopravvivenza dell’artiglieria in un conflitto simmetrico. La tattica “shoot-and-scoot” โ€“ sparare l’intera salva di sei razzi e dileguarsi in meno di due minuti โ€“ ha reso il sistema virtualmente immune al fuoco di controbatteria russo. L’impatto sulla logistica nemica รจ stato devastante: i depositi di munizioni russi, precedentemente situati appena fuori dalla portata dei cannoni convenzionali, sono stati sistematicamente distrutti, costringendo l’avversario ad allungare le linee di rifornimento e degradando la sua capacitร  offensiva.

Operation Epic Fury: il fronte iraniano (2026)

Nel febbraio e marzo 2026, il mondo ha assistito a una nuova dimostrazione di forza durante l’Operazione Epic Fury. Gli Stati Uniti e i loro partner regionali hanno impiegato l’HIMARS per colpire infrastrutture militari critiche del regime iraniano. รˆ stato in questo contesto che il 3ยฐ Battaglione del 27ยฐ Reggimento di Artiglieria da Campagna ha effettuato il primo lancio in combattimento del missile PrSM, colpendo bersagli in profonditร  nel territorio iraniano con una precisione che ha neutralizzato siti di lancio di droni e centri di comando prima che potessero reagire. La capacitร  di lanciare questi attacchi da piattaforme mobili situate in Bahrain o Kuwait ha dimostrato che la geografia non รจ piรน una protezione contro l’artiglieria di precisione moderna.

La cintura di fuoco nel Pacifico

Nel Pacifico, l’HIMARS รจ il cuore della strategia per contenere l’influenza cinese. Durante l’esercitazione Salaknib 2026 nelle Filippine, l’U.S. Army ha dimostrato che una rete di HIMARS posizionati sulle isole del Pacifico puรฒ coprire gran parte delle rotte navali cinesi e persino colpire obiettivi costieri a Shanghai o Wuhan se dotati di missili PrSM a lunga gittata.

Taiwan, in particolare, ha fatto dell’HIMARS il fulcro della sua difesa asimmetrica. Con l’acquisto di oltre 139 sistemi (ordinati in lotti tra il 2024 e il 2026), l’isola mira a creare una zona di esclusione totale nello stretto, capace di colpire le navi da sbarco nemiche mentre sono ancora nei porti della Cina continentale. L’integrazione di questi sistemi nel Joint Firepower Coordination Centre di Taipei nel 2026 garantisce che ogni lancio sia sincronizzato con le difese aeree e navali, creando una barriera multi-strato quasi impenetrabile.

Tabella 3: panorama globale degli operatori e ordini principali (aggiornamento 2026)

PaeseStato operativoQuantitร  stimata / ordiniNote strategiche
Stati UnitiAttivo600+ (esercito e marines)Centro del programma JADC2 e sviluppo PrSM
PoloniaAttivo20 in servizio; 486+ pianificatiProgramma “Homar-A” con integrazione locale
TaiwanAttivo / in consegna139 (3 lotti) Pilastro della difesa asimmetrica nello Stretto
RomaniaAttivo54 sistemiPrimo operatore NATO nel Mar Nero
UcrainaAttivo~100+ (stima variabili)Utilizzo massiccio contro logistica e C2 russi
AustraliaAttivo / in consegna42 sistemiPartner nello sviluppo del missile PrSM
MaroccoIn approvazione18 sistemiFocus su contrasto VEO e stabilitร  regionale nel Sahel
LituaniaAttivo8 sistemiPrimo sistema svelato nel maggio 2026
Estonia/LettoniaAttivo / in ordine6 (Estonia), 55 kit IFATDS (Lettonia)Difesa integrata del corridoio di Suwalki

Analisi della produzione e sostenibilitร  industriale

L’HIMARS ha dimostrato che la capacitร  industriale รจ una componente fondamentale della potenza militare. Lockheed Martin ha dovuto non solo aumentare la velocitร  di assemblaggio, ma anche gestire una catena di approvvigionamento globale che include motori Caterpillar, trasmissioni Allison e microelettronica avanzata per i sistemi di guida. La creazione di centri di eccellenza in Europa, in collaborazione con aziende come Rheinmetall, mira a garantire che la manutenzione e la produzione di munizioni possano avvenire vicino ai teatri operativi, riducendo la dipendenza dai trasporti transoceanici.

Il costo di un singolo lanciatore รจ aumentato riflettendo la complessitร  tecnologica e l’inflazione, passando da circa 3,5 milioni di dollari nel 2014 a quasi 5 milioni nel 2024, con prezzi di esportazione che possono raggiungere i 20 milioni per unitร  includendo pacchetti di supporto, addestramento e munizioni. Tuttavia, l’efficacia del sistema nel prevenire conflitti su larga scala o nel risolverli rapidamente giustifica l’investimento per la maggior parte delle nazioni occidentali.

Conclusione: il futuro dell’artiglieria mobile

Un M142 HIMARS in livrea verde NATO con il modulo di lancio alzato in posizione di fuoco.

L’M142 HIMARS ha superato la sua natura originaria di semplice lanciarazzi per diventare un’icona della guerra tecnologica. La sua capacitร  di evolversi attraverso aggiornamenti software (come l’IFATDS 7.0) e nuove munizioni (come il PrSM Inc 4) garantisce che rimarrร  rilevante anche contro avversari tecnologicamente avanzati. La lezione del 2026 รจ chiara: la mobilitร  รจ protezione, e la precisione รจ economia. In un mondo in cui i campi di battaglia sono saturati da sensori e droni, la capacitร  di apparire, colpire con forza devastante e scomparire nel nulla non รจ piรน un lusso, ma una necessitร  esistenziale per le forze armate del futuro. L’HIMARS non รจ solo un’arma di oggi; รจ la piattaforma su cui verrร  costruita l’artiglieria di domani.

Scheda tecnica militare M142 HIMARS (dossier 2026)

M142 HIMARS – Scheda Tecnica Ufficiale

High Mobility Artillery Rocket System – Aggiornamento Maggio 2026

Dimensioni e Peso

  • Lunghezza: 7.0 m (23 ft)
  • Larghezza: 2.4 m (8 ft)
  • Altezza (Stivato): 3.2 m (10.5 ft)
  • Peso a Vuoto: 13,154 kg (29,000 lb)
  • Peso Combattimento: 16,283 kg (35,800 lb)

Performance Veicolo

  • Motore: Caterpillar C7 Diesel (330 hp)
  • Trasmissione: Allison 3700 SP (7 speed)
  • Velocitร  Max: 85 km/h (53 mph)
  • Autonomia Stradale: 480 km (300 mi)
  • Trazione: 6×6 All-Wheel Drive

Capacitร  Offensiva (Munizioni)

Tipo Munizione Quantitร  x Pod Gittata Operativa
GMLRS M31 (Unitary) 6 15 – 92 km
ER-GMLRS (Extended Range) 6 Fino a 150 km
ATACMS M57 (Missile) 1 70 – 300 km
PrSM Increment 1 2 499+ km
PrSM Increment 2 (Antinave) 2 ~500 km

Sistemi di Controllo e Reti

Controllo Fuoco: Universal Fire Control System (UFCS) con supporto video e tastiera.

Integrazione Dati: IFATDS / AFATDS v7.0 (Sincronizzazione multi-servizio).

Connettivitร : Link 16, JADC2 (Joint All-Domain Command and Control) via satellite LEO.

Tempo di Reazione: Puntamento bersaglio in 16 secondi; capacitร  “Shoot-and-Scoot” completa.

Prodotto da Lockheed Martin Missiles and Fire Control | Utilizzato da US Army, USMC, e 15+ nazioni partner.