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Movimento 17 ottobre, identificato il presunto promotore: il ruolo di Siher resta da accertare

Sabato 24 ottobre la polizia ha rintracciato a Milano Youssef Siher, 30 anni. È indicato come presunto promotore del Movimento 17 ottobre. È stato accompagnato in questura e sentito. Le prime cronache lo definiscono la «mente» della rete che ha rilanciato le piazze dopo gli scontri. Sul piano giudiziario, però, i ruoli sono ancora da accertare.

Apri le schede una alla volta: la quarta mostra dove le fonti si contraddicono.

Sabato 24 ottobre la polizia ha rintracciato Youssef Siher in un appartamento di Milano. Secondo il Tg1, è stato portato in questura per essere sentito. L’abitazione, che le cronache attribuiscono a un’amica, è stata perquisita. La Digos di Brescia ha perquisito anche la casa della famiglia, in provincia di Brescia. Non risulta confermato alcun arresto.

Il 17 e il 18 ottobre Milano ha vissuto disordini, saccheggi e scontri con la polizia. Il Movimento 17 ottobre è comparso subito dopo, con una pagina Instagram e una chat Telegram. Ha annunciato una «mobilitazione permanente ogni sabato», riferisce Il Post.

Da qui la caccia agli amministratori dei canali. Il 23 ottobre il ministro Piantedosi ha detto che il fenomeno comincia a emergere, senza confermare una regia unica.

Non tutti leggono il caso come l’opera di una regia. Open ha scritto il 19 ottobre che non risultano legami verificati tra gli amministratori e i saccheggi. Il Post riferisce che molti autori delle devastazioni erano minorenni, mobilitati da TikTok e piccoli gruppi di scuola o quartiere. Non abbiamo trovato dichiarazioni pubbliche di Siher o dei suoi legali.

Lo stato giuridico di Siher non è chiaro. Un aggiornamento del TgLa7 delle 14:45 indicava che non risultava indagato.

Il Giorno e Fanpage scrivono invece che è indagato per istigazione a delinquere aggravata.

Resta aperta anche la perquisizione nel Bresciano. Secondo l’ANSA, che cita fonti, sarebbe stato trovato materiale di interesse investigativo, senza specificare quale.

Nemmeno la paternità del manifesto è accertata: Piantedosi l’ha definito solo «possibile autore». Il quadro cambia quando la procura chiarirà posizione e reato contestato.

NUMERI
DIVERSI

Il 19 ottobre Open, citando il Fatto Quotidiano, descriveva un canale Telegram privato di circa 250 membri.

Il 20 ottobre Il Post contava oltre 3.500 iscritti su Telegram.

Il 24 ottobre Quotidiano Nazionale parla di una chat con circa diecimila iscritti, attribuita a Siher.

I dati riguardano canali e date diversi: non sono confrontabili senza una verifica.

Per chi legge in Italia, per ora, cambia poco: c’è un’identificazione, non una condanna né un’accusa provata. Le fonti consultate non attribuiscono a Siher i messaggi violenti emersi in alcune chat.

«Mente» è una formula giornalistica, non una qualifica giudiziaria. Restano da chiarire il ruolo nei canali, la paternità dei messaggi e le responsabilità individuali.

Primarie a febbraio, la proposta di Franceschini: sfida a due e programma entro novembre

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Dario Franceschini chiede primarie del centrosinistra entro l’inizio di febbraio, a turno unico, tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Nelle stesse ore Pierfrancesco Majorino si candida a sindaco di Milano. Le date restano una proposta, e il programma comune dovrebbe arrivare prima del voto.

Aprite le schede per seguire la proposta, le obiezioni e la scadenza di novembre.

Il 23 ottobre Dario Franceschini ha proposto, in un’intervista a Repubblica, primarie del centrosinistra entro l’inizio di febbraio.

La sfida sarebbe a due, tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, con un solo turno.

Secondo Franceschini nessun altro candidato è in grado di vincere. Il Paese, aggiunge, ha problemi gravi e non può aspettare.

Il turno unico, spiega Franceschini, evita un primo giro ridotto a conta tra molti nomi.

Con più candidati servirebbe un ballottaggio, e a contendersi la vittoria resterebbero comunque Schlein e Conte.

Alcune personalità esterne, aggiunge, userebbero i gazebo come vetrina.

Sullo sfondo c’è la nuova legge elettorale, che secondo Open entra in vigore il 24 ottobre.

Ad agosto Quotidiano Nazionale collegava il momento delle primarie all’approvazione della riforma elettorale.

Ad agosto Quotidiano Nazionale riferiva di una parte del centrosinistra contraria alle primarie.

Tra i nomi citati ci sono Roberto Speranza, Romano Prodi, Pier Luigi Bersani e Goffredo Bettini.

Speranza le giudicava un errore politico e temeva che lo scontro dividesse la coalizione.

Ernesto Maria Ruffini, che ha fondato Più Uno con Franco Gabrielli, indica un’altra strada.

Al Riformista dice che il campo largo ha bisogno di nuovi elettori.

Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Lombardia, ha annunciato la candidatura a sindaco di Milano al Teatro della Quattordicesima. Si vota nel 2027.

Majorino sostiene da sempre le primarie, da tenere in tempi certi, e lascia alla coalizione la decisione.

Il Post le descrive come già piuttosto affollate.

Majorino partecipò alle primarie del 2016, vinte da Beppe Sala.

Franceschini: primarie a inizio febbraio, turno unico, programma firmato entro novembre.

Conte, secondo l’intervista, giudica legittima la pretesa di Schlein ma chiede il programma subito.

Majorino, per Milano: primarie in tempi certi, con la decisione affidata alla coalizione.

Nelle fonti consultate non c’è una risposta di Schlein, né si indica chi convocherebbe le primarie e con quali regole.

Per Milano le cronache citano altri nomi, tra cui Mario Calabresi, ma non chiariscono chi sia candidato formale.

ENTRO
NOVEMBRE

Il passaggio verificabile è il programma comune. Franceschini vuole punti condivisi, firmati entro novembre.

Non vuole discutere a lungo le regole: parla di tempo da non sprecare.

Ad agosto aveva indicato pochi punti fondamentali, tra cui la politica estera.

Conte chiede il programma subito.

Il calendario di febbraio presuppone quel passaggio.

Per ora non cambia nulla. Le primarie non sono convocate e la data di febbraio è una proposta.

Per gli elettori del centrosinistra la scelta del candidato arriverebbe a inizio febbraio, se la proposta passa.

Da verificare: la risposta di Schlein, la firma del programma a novembre e il calendario di Milano.

Manovra 2027 e utili Eni: il vertice sul taglio Irpef e l’attacco di Avs sull’energia

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Il 22 ottobre la maggioranza si è riunita a Palazzo Chigi sulla manovra 2027. Il 23 Eni ha annunciato utili in forte crescita e un dividendo straordinario. Avs lega i due fatti e accusa il governo. Resta aperto chi finanzierà il taglio dell’Irpef.

Aprite le schede per seguire il vertice, i conti di Eni e le coperture ancora aperte.

Il 22 ottobre Giorgia Meloni, Giancarlo Giorgetti, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi si sono riuniti a Palazzo Chigi.

Secondo Sky TG24, le priorità sono famiglie, giovani, anziani, sanità e caro energia. Il sostegno al ceto medio resta sul tavolo.

Il Consiglio dei ministri è atteso tra il 27 e il 28 ottobre, riferisce l’AGI.

Nel terzo trimestre l’utile netto rettificato di Eni è stato di 2,8 miliardi, più che raddoppiato sull’anno prima.

Nei nove mesi l’utile netto contabile è di 7,6 miliardi, circa il triplo, secondo Milano Finanza.

Il dato rettificato dei nove mesi, che esclude le voci straordinarie, è più basso: 6,44 miliardi.

Agli azionisti va un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione.

Il buyback sale a 3,8 miliardi.

Secondo il comunicato di Eni, le distribuzioni straordinarie scattano quando il Brent previsto per l’anno supera 90 dollari.

Nello scenario rivisto per il 2026 la società assume un Brent a 95 dollari.

Il prezzo del greggio è quindi il parametro che attiva la cedola extra.

L’amministratore delegato Claudio Descalzi parla di una performance finanziaria storicamente solida.

Angelo Bonelli, leader di Avs, sostiene che l’aumento del petrolio renda gli italiani più poveri e i petrolieri più ricchi.

Per Avs la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è complice. Nelle fonti consultate non compare una replica del governo.

Il 16 ottobre Tajani aveva escluso una tassa straordinaria sulle banche. Propone invece un contributo volontario.

Irpef, per Sky TG24: estendere il taglio fino a 55mila euro costerebbe circa 1,2 miliardi, fino a 60mila circa 2,6.

Giovani: Sky TG24 parla di minori trattenute per un anno o di una flat tax al 5% sugli aumenti. Per l’AGI la flat tax riguarderebbe gli stipendi degli under 35.

L’AGI indica un contributo da 5 miliardi chiesto a banche e assicurazioni. Secondo Sky TG24 la soluzione allo studio riguarda però il settore energetico.

Il nodo comune è la copertura: i tecnici della Ragioneria, riferisce l’AGI, hanno dubbi sul taglio Irpef in due fasi.

IRAP
ENERGIA

Il perno tecnico è una norma già in vigore. Il decreto-legge 21/2026, convertito con la legge 49/2026, ha alzato di due punti l’Irap per le imprese energetiche.

Le maggiori entrate servono a ridurre gli oneri di sistema in bolletta per le utenze non domestiche.

Il gettito atteso è di 469,6 milioni nel 2026.

Il governo valuta di prorogare la maggiorazione al 2028 e al 2029, secondo Sky TG24.

Per ora non cambia nulla nelle tasse. La manovra non è approvata e Bruxelles non ha ancora risposto sulla flessibilità.

Cdp e Mef detengono il 33,09% di Eni, secondo il sito della società.

Applicata al dividendo straordinario di circa 1,3 miliardi, quella quota vale circa 430 milioni. È un calcolo proporzionale, non un dato di Eni.

Da verificare: il testo della manovra e la proroga dell’Irap sull’energia.

Raid russi su Kyiv dopo il vertice Witkoff-Putin: il negoziato riparte, la guerra no

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Poche ore dopo l’incontro tra Putin e l’inviato americano Witkoff, la Russia ha colpito Kyiv con droni e missili. Il Cremlino accetta di riaprire il negoziato a tre, Trump parla di pace vicina. Ma tra diesel russo e Starlink rallentato, il nodo è chi stia davvero guadagnando tempo.

Apri le schede per seguire la giornata, dal vertice di San Pietroburgo alla velocità di un drone.

Nella notte tra il 21 e il 22 ottobre la Russia ha colpito Kyiv con droni e missili balistici. Il servizio di emergenza ucraino conta un morto e oltre venti feriti, tra cui alcuni bambini.

Il sindaco Klitschko riferisce danni alla metropolitana sul Ponte Sud. Mosca dichiara di aver colpito siti dell’industria militare e dei trasporti.

Il 21 ottobre Witkoff ha incontrato Putin per circa tre ore al Palazzo Costantino di San Pietroburgo. Jared Kushner era collegato in video.

Secondo il consigliere Yuri Ushakov, Mosca accetta in linea di principio i colloqui a tre dopo il 10 novembre. Al centro ci sarebbe la sicurezza di Russia e Ucraina a guerra finita. Come gesto di distensione è stato liberato l’americano Stephen Hubbard.

Trump ha detto che la guerra potrebbe essere vicina alla fine come mai prima. Il Cremlino però giudica poco sostanziose le proposte ucraine ed europee. Putin non ha rinunciato a prendere il resto dell’est ucraino.

Anche Kyiv tiene alta la pressione. Il sindaco di Mosca Sobyanin dice che l’Ucraina ha lanciato 630 droni sulla regione della capitale, in gran parte abbattuti.

Il presidente ceco Petr Pavel sostiene che un cessate il fuoco fosse vicino prima dell’accordo sul diesel russo. Con quell’intesa Washington ha tolto le sanzioni in cambio di forniture agli Stati Uniti. Pavel la definisce un errore che ridà fiato a Mosca.

La Casa Bianca risponde che l’accordo serve ad abbassare i prezzi del carburante. Witkoff ne ha ringraziato Putin. Zelensky sostiene invece che fa il gioco della Russia.

160
KM/H

Il 14 ottobre un consigliere di Zelensky ha denunciato un limite di SpaceX su Starshield, la versione militare di Starlink. Il collegamento funzionava solo sotto i 160 chilometri orari.

I droni intercettori ucraini volano più veloci, e diverse missioni sono saltate senza preavviso. Il ministero della Difesa ucraino dice che il servizio è tornato il 15 ottobre.

Le versioni non coincidono. Il segretario di Stato Rubio dice che la scelta spetta a Musk, per via di un contratto commerciale privato. Il Wall Street Journal scrive che l’ordine è partito da Musk, dopo colloqui con la Casa Bianca.

Fonti della Reuters attribuiscono la decisione alla Casa Bianca. Musk dice che i limiti li decidono le forze armate americane e il presidente. Trump afferma di non essere stato coinvolto.

Il caso mostra cosa significa affidare comunicazioni militari a un fornitore privato straniero. Una scelta presa altrove può spegnere un servizio nel mezzo di un’operazione.

Il tema riguarda anche l’Italia, che a inizio 2025 aveva valutato un contratto con SpaceX per le comunicazioni sicure. È lo stesso spazio che l’Unione europea vuole coprire con la costellazione Iris².

PHP2Shell, due falle critiche in PHP: milioni di attacchi e portali pubblici spenti

Due falle critiche in PHP, il linguaggio dietro buona parte dei siti web, sono state corrette il 21 ottobre. In poche ore gli attacchi sono saliti a milioni e diversi governi europei hanno spento i propri portali. La domanda vera è chi arriva prima: chi aggiorna o chi sfrutta la falla.

Le schede vanno dalla falla tecnica alle verifiche da fare subito su un sito in PHP.

Il 21 ottobre il progetto PHP ha rilasciato le versioni 8.5.12, 8.4.27, 8.3.36 e 8.2.35. Correggono le vulnerabilità CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619, ribattezzate PHP2Shell.

Il Csirt Italia le classifica come critiche, con punteggio 9,2 su 10. Permettono a un attaccante non autenticato di eseguire codice sul server con richieste costruite ad arte.

Secondo la ricostruzione di Decrypt, il primo difetto nasce quando PHP esaurisce la memoria a metà richiesta. Poi tratta come completi dati rimasti a metà.

Il secondo lascia in memoria residui della richiesta di un visitatore, che una richiesta successiva può sfruttare. I server più esposti sono quelli Apache con mod_php. Lì l’attacco parte prima ancora del codice del sito.

Il ceo di Cloudflare, Matthew Prince, ha contato migliaia di tentativi nelle dieci ore prima dell’annuncio. Dopo la pubblicazione erano diventati milioni.

Diverse amministrazioni hanno spento i siti per precauzione. Tra queste il parlamento e l’agenzia cyber dei Paesi Bassi, l’agenzia informatica finlandese Valtori e alcune prefetture francesi. In Giappone sono stati sospesi anche servizi del ministero delle Finanze.

Secondo Fortune, il primo difetto è stato individuato ad agosto dalla società Calif con il modello GPT-5.6 Sol di OpenAI. Wiz lo ha trovato in modo indipendente, sempre con strumenti di IA.

OpenAI presenta il caso come un successo difensivo della sua iniziativa Patch the Planet. Ma la stessa azienda avverte che queste capacità aiutano anche chi attacca. Gli attacchi, del resto, sono iniziati prima che la patch fosse pubblica.

FUORI
SUPPORTO

Per PHP 8.1 e versioni precedenti non arriverà nessun aggiornamento ufficiale: sono fuori supporto. Il progetto ha pubblicato solo correzioni del codice sorgente, da applicare a mano.

Secondo la società di analisi Mallory, il 20 ottobre erano circa 884.000 i server esposti con PHP 8.1 o precedenti. È la parte del problema che non si chiude con un clic.

Non è noto quante intrusioni siano andate a segno, né chi sia dietro gli attacchi. Anche i numeri sull’esposizione vanno letti con cautela.

Il dato del 70% del web indica i siti che usano PHP, non quelli vulnerabili. Sull’età del difetto le stime divergono: il Cert-Ue considera non verificate le ipotesi che lo fanno risalire al 2004.

Il Csirt Italia raccomanda di aggiornare PHP e di cercare nei log segnali anomali. Tra questi errori ripetuti di memoria esaurita, crash dei processi e file modificati senza autorizzazione.

Se l’aggiornamento non è possibile, consiglia di sospendere il servizio. Per chi usa WordPress, Wordfence ricorda che gli aggiornamenti automatici del sito non toccano PHP. Va chiesto al fornitore di hosting.

Attacco all’aeroporto di Dammam, gli Usa ritirano il personale dall’Arabia Saudita

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Un attacco all’aeroporto di Dammam ha ucciso due persone. Nelle stesse ore Washington ordina al personale non essenziale di lasciare l’Arabia Saudita. È l’ultimo colpo di una guerra con gli Houthi iniziata in estate. Il punto da capire è che cosa resta delle vie con cui Riad esporta il suo petrolio.

Le schede seguono la crisi dalla pista di Dammam fino all’oleodotto che attraversa il deserto saudita.

Il 21 ottobre un attacco ha colpito l’aeroporto internazionale King Fahd di Dammam, nell’est saudita. L’autorità dell’aviazione civile parla di due morti, un saudita e un residente indiano, e di otto feriti.

Lo stesso giorno un drone diretto verso il giacimento di Shaybah è stato abbattuto. I detriti hanno ucciso due persone. Gli Houthi non hanno rivendicato l’attacco di Dammam.

A luglio gli Houthi hanno dichiarato chiusa la tregua con Riad e annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita. A settembre hanno lanciato un’offensiva sulla costa yemenita del Mar Rosso.

Da allora gli attacchi in territorio saudita si sono moltiplicati. Il 10 ottobre un missile sull’aeroporto di Riad ha ucciso dodici persone, secondo l’aviazione civile saudita. È l’attacco più grave nel regno da oltre dieci anni.

Il 21 ottobre il Dipartimento di Stato ha ordinato al personale non essenziale e alle famiglie di lasciare l’Arabia Saudita. Il portavoce Tommy Pigott ha citato gli attacchi contro aeroporti civili e infrastrutture critiche.

Quattro funzionari americani hanno detto alla Reuters che anche altre sedi del Golfo ritireranno le famiglie. Il Dipartimento di Stato non lo ha confermato. Il 20 ottobre Londra aveva annunciato l’invio difensivo di caccia Typhoon della Raf.

Fonti vicine a Riad sostengono che l’offensiva sia guidata dai Pasdaran iraniani. Indicano anche un ufficiale della Forza Quds, senza prove pubbliche verificabili.

Teheran nega ogni coinvolgimento e afferma che gli Houthi agiscono in autonomia. Sul terreno, i raid aerei sauditi colpiscono da mesi Marib, Taiz e Hodeidah. La lettura iraniana e quella saudita restano, per ora, dichiarazioni di parte.

7 MILIONI
BARILI

L’oleodotto Est-Ovest porta il greggio saudita dal Golfo al porto di Yanbu, sul Mar Rosso. È la via con cui Riad evita lo Stretto di Hormuz, conteso dall’Iran.

Secondo The National, il 5 ottobre gli Houthi hanno colpito una stazione di pompaggio a est di Riad. I flussi si sarebbero fermati. La capacità dichiarata è di circa sette milioni di barili al giorno.

Non è stato reso noto con quale arma sia stato colpito l’aeroporto di Dammam. Riad non ha attribuito ufficialmente l’attacco.

Il bilancio è cambiato nel giro di un giorno, da uno a due morti. Non è confermato in modo indipendente neppure lo stato dell’oleodotto Est-Ovest. Se i flussi fossero davvero fermi, Riad avrebbe perso la sua principale alternativa a Hormuz.

Un’omonimia può confondere. Dammam ospita l’aeroporto civile King Fahd, mentre a Taif c’è la base aerea King Fahd. Lì è schierato personale italiano dell’operazione Inherent Resolve.

Il 18 settembre il ministro Crosetto ha confermato un Eurofighter italiano danneggiato in un attacco alla base. Nessun militare è rimasto coinvolto. Per i consumatori l’effetto passa dal prezzo del petrolio: il 22 ottobre il Brent ha superato i 110 dollari.

Iran, Usa e Israele preparano nuovi raid dopo il voto di midterm

Stati Uniti e Israele hanno pronti i piani per tornare a colpire l’Iran dopo il voto americano di midterm. Nelle stesse ore i Pasdaran rivendicano sette navi colpite nel Golfo e minacciano le basi Usa. Il nodo è capire se i piani servono a fare la guerra o a forzare un negoziato fermo da mesi.

Apri le schede nell’ordine: dal calendario dei raid al petrolio che Teheran non riesce più a vendere.

Il 21 ottobre il New York Times ha rivelato piani americani e israeliani per nuovi attacchi all’Iran.

L’operazione sarebbe breve e intensa, dopo il voto di midterm del 3 novembre. Gli obiettivi indicati sono infrastrutture energetiche, siti nucleari, arsenali di missili e droni. Il giorno dopo Trump ha detto a NewsNation che con Teheran «qualcosa succederà abbastanza presto».

Secondo il New York Times, Trump avrebbe promesso di non colpire prima del voto americano. Il dispositivo militare, con tre portaerei e migliaia di marines, sarà completo solo a inizio novembre.

Pesa anche il calendario israeliano. Il 27 ottobre Israele vota: se Netanyahu perdesse, guiderebbe un governo di transizione. Da quella posizione avviare un’offensiva sarebbe molto più difficile.

Il 22 ottobre la marina dei Pasdaran ha rivendicato quattro navi colpite nel nord del Golfo. Le accusa di trasferimenti di petrolio «illegali». Altre tre avrebbero urtato mine a ovest di Hormuz.

Secondo l’Afp, i Pasdaran minacciano di estendere il conflitto alle basi americane nella regione. La condizione posta è la prosecuzione delle scorte Usa alle navi nello Stretto.

La Casa Bianca non commenta piani militari che «possono esistere o no». Lo stesso New York Times scrive che Washington usa la minaccia come leva sul nucleare e su Hormuz.

Trump ha già fermato più volte un ritorno ai combattimenti. Netanyahu ha definito «non corretta» la notizia del Financial Times su un raid israeliano bloccato da Trump. Fonti militari citate dal Jerusalem Post negano che quel piano sia mai esistito.

SCORTE
ESAURITE

A febbraio l’Iran teneva in mare circa 135 milioni di barili, stoccati su petroliere al largo di Malesia e Singapore. Servivano a vendere alla Cina anche durante il blocco navale americano.

Secondo analisti di tracciamento citati dal Wall Street Journal, a metà ottobre quelle scorte erano esaurite. Il Comando centrale Usa stima almeno 25 miliardi di dollari di entrate negate a Teheran.

Nessuna fonte indipendente ha confermato le sette navi rivendicate dai Pasdaran. Non sono noti nomi, bandiere o armatori.

Non è chiaro neppure quale arma i Pasdaran chiamino «Padre di tutte le bombe»: non hanno dato dettagli. Sui piani americani pesa un precedente. Trump ha già sospeso un’operazione a inizio ottobre, con le aviazioni in massima allerta. Un nuovo stop cambierebbe il quadro.

Il primo effetto passa dall’energia: il 22 ottobre il Brent ha superato i 110 dollari al barile. Un nuovo ciclo di raid su impianti energetici iraniani spingerebbe in quella direzione.

Il secondo riguarda la sicurezza delle infrastrutture. Funzionari iraniani citati dal New York Times minacciano di colpire data center e cavi sottomarini. È un fronte che interessa anche le dorsali digitali del Mediterraneo.

Il laser anti-drone dell’Esercito USA: primi reparti operativi nel 2028

L’Esercito degli Stati Uniti ha fissato una data: all’inizio del 2028 il primo reparto avrà un laser contro i droni. Il sistema si chiama LOCUST X3 e viaggerà su veicoli leggeri. Dietro la data c’è una domanda che i test non hanno ancora sciolto: quanto funziona fuori dal poligono.

Apri le schede per vedere cosa è stato comprato, cosa è stato provato e cosa manca.

Il programma si chiama Enduring-High Energy Laser, E-HEL. L’Esercito ha scelto il LOCUST X3 di AeroVironment, con un contratto da 464,8 milioni di dollari.

Secondo Defense News, il primo esemplare arriverà entro la fine del 2027. La capacità operativa iniziale è attesa all’inizio del 2028.

I droni a basso costo sono diventati un’arma diffusa nelle guerre recenti, dall’Ucraina al Medio Oriente. Abbatterli con missili intercettori è costoso e consuma scorte limitate.

Un laser spara finché ha energia elettrica e raffreddamento. È questo il vantaggio che spinge gli eserciti a investire nell’energia diretta.

Il primo LOCUST X3 sarà montato sul Joint Light Tactical Vehicle, il fuoristrada blindato dell’Esercito. Il sistema è modulare e può essere installato anche sull’Infantry Squad Vehicle.

Il contratto copre più di 26 unità laser. Lo hanno spiegato Kirk Williams, dell’ufficio progetti per l’energia diretta, e il generale Guy Yelverton.

In parallelo il Pentagono ha scelto quattro sistemi per un programma pilota sul territorio americano. Ci sono laser di AeroVironment, Kord e Boeing e il sistema a microonde Leonidas di Epirus.

La task force JIATF-401 prevede una prova comparativa a dicembre. A febbraio un malinteso su un laser anti-drone aveva fatto chiudere per breve tempo lo spazio aereo di El Paso.

Defense News non riporta la potenza del sistema né il costo di un singolo colpo. Non sono pubblici neppure i risultati in condizioni difficili.

Pioggia, nebbia e polvere riducono l’efficacia dei laser, un limite noto della tecnologia. Il quadro cambierebbe con dati di prova fuori dal poligono.

8
ABBATTIMENTI

Il dato concreto rivendicato dall’Esercito è uno: otto abbattimenti con un prototipo durante l’Army Modernization Day di ottobre.

Non sono stati resi noti distanza, tipo di bersaglio e condizioni della prova. È un risultato dimostrativo, non ancora operativo.

Per chi legge in Italia non cambia nulla nell’immediato. La difesa dai droni è però una priorità anche per gli eserciti europei.

I dati che l’Esercito americano raccoglierà nei prossimi anni potranno orientare anche le scelte degli alleati.

Pakistan, il test del missile Fatah-2 a gittata estesa senza la gittata

Il 13 ottobre l’esercito pakistano ha annunciato il lancio di prova del Fatah-2 a gittata estesa. Lo definisce un missile «ipersonico» capace di superare le difese antimissile. Manca però il dato più importante: quanto lontano arriva. E l’etichetta di ipersonico dice meno di quanto sembri.

Apri le schede per separare le affermazioni ufficiali da ciò che si vede davvero.

Il 13 ottobre 2026 l’ufficio stampa delle forze armate pakistane, l’ISPR, ha comunicato il test del Fatah-2 ER. Al lancio era presente il generale Nauman Zakaria, comandante della Forza missilistica dell’esercito.

Presidente e primo ministro si sono congratulati con tecnici e scienziati. Lo riportano Dawn ed Express Tribune.

Secondo l’ISPR, il missile ha navigazione e avionica avanzate. Traiettoria e manovrabilità gli permetterebbero di superare le difese antimissile.

La gittata maggiore estenderebbe la capacità di colpire obiettivi in profondità. Sono affermazioni ufficiali, non verificate da fonti indipendenti.

Molti missili balistici superano cinque volte la velocità del suono nella fase di discesa. La parola ipersonico, da sola, non distingue quindi un’arma nuova.

Conta la capacità di manovrare a quelle velocità, che l’annuncio rivendica ma non documenta. Il sito specializzato Quwa non verifica l’affermazione in modo indipendente.

L’ISPR non ha dichiarato la gittata. Secondo Quwa, il Fatah-2 originale arriva a circa 400 chilometri.

Dalle immagini il nuovo missile appare più lungo. Quwa ipotizza che il guadagno venga dal corpo allungato e forse da modifiche alla propulsione. Senza una cifra ufficiale, ogni stima resta un’ipotesi.

600
MM

Il particolare che si vede è il diametro: 600 millimetri, come il modello precedente.

Un diametro invariato suggerisce un’evoluzione del Fatah-2 più che un missile nuovo. È una lettura delle immagini, non un dato confermato da Islamabad.

Il lancio arriva pochi giorni dopo quello del Fatah-4 a gittata estesa, un missile da crociera lanciato da terra. Lo ricorda Dawn.

Le prove ravvicinate indicano un programma in accelerazione. Il contesto è la rivalità con l’India, con cui il Pakistan ha combattuto un breve conflitto nel maggio 2025.

Per l’Italia, nulla di diretto: il missile non ha la portata per raggiungere l’Europa.

Il test conferma però una tendenza. Anche le potenze medie investono in missili rapidi e manovrabili, più difficili da intercettare. È la stessa sfida che impegna gli scudi antimissile europei.

Seahawk, la prima nave senza equipaggio in missione con una portaerei americana

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Per la prima volta una nave senza equipaggio naviga insieme a un gruppo di portaerei della Marina statunitense. Si chiama Seahawk ed è partita con la Theodore Roosevelt. Washington la presenta come un moltiplicatore di forze. Cosa sappia fare davvero, in mare aperto e per mesi, resta da dimostrare.

Apri le schede per vedere cosa fa il Seahawk e quali cifre mancano ancora.

Il gruppo d’attacco della portaerei USS Theodore Roosevelt ha lasciato San Diego l’8 ottobre 2026. Con le navi di scorta c’è il Seahawk, un’unità di superficie senza equipaggio.

La Marina lo ha confermato a metà ottobre. Il segretario facente funzione Hung Cao lo ha definito un «moltiplicatore di forze».

Un’unità senza equipaggio non mette a rischio vite e può restare a lungo in una zona. Può sorvegliare rotte d’accesso o aree dove si sospettano sottomarini.

In teoria libera i cacciatorpediniere, che possono concentrarsi sulla difesa aerea. Secondo Army Recognition, questa missione serve proprio a capire se la teoria regge.

Il Seahawk è un trimarano in composito costruito da Leidos e consegnato nel 2021. Deriva dal programma ACTUV della DARPA, pensato per seguire i sottomarini.

A bordo ha radar e sensori ottici per navigare ed evitare collisioni. La dotazione di missione installata non è stata resa nota.

L’analisi di Army Recognition elenca i limiti. Per rifornirlo servono una manichetta e personale che sale a bordo, e questo può distogliere una nave di scorta.

Il Seahawk non ha dimostrato di poter ingaggiare da solo sottomarini o navi di superficie. Non ha mostrato alcuna capacità d’arma.

La velocità massima verificata non è pubblica, come i consumi con l’equipaggiamento di missione. Non si sa quanto il sistema regga senza GPS.

Resta aperta la domanda centrale: se il Seahawk fa risparmiare tempo alle scorte o ne aggiunge. Il quadro cambierebbe con dati sull’autonomia reale al termine della missione.

145
TONNELLATE

Il Seahawk sposta 145 tonnellate su uno scafo a tre carene.

Il serbatoio contiene circa 53.000 litri di gasolio. È il numero che decide la missione: senza equipaggio, ogni rifornimento in mare resta un’operazione con persone a bordo.

Per l’Italia non cambia nulla nell’immediato. La notizia indica però una direzione che riguarda tutte le marine della NATO.

I droni navali sono già entrati nelle guerre reali, dal Mar Nero al Mar Rosso. Il dispiegamento del Seahawk dirà se possono anche affiancare una flotta per mesi.