26 Maggio 2026
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SecurityCam: il Pc diventa sistema di videosorveglianza – Download

SecurityCam è un potente software di monitoraggio e di rilevamento del movimento che controlla la webcam collegata al computer e permette agli utenti di tenere d’occhio un ambiente da una postazione locale o remota tramite Internet.

Il programma rimane fermo e parcheggiato nella barra di sistema, senza occupare tra l’altro una grande quantità di memoria e attende un qualsiasi movimento sulla parte anteriore della telecamera integrata nel computer. Una volta rilevato un movimento, SecurityCam avvia da solo sia la registrazione video che lo scatto istantaneo di una foto, permettendo quindi un controllo pressoché totale della propria postazione di lavoro. Ogni dato viene conservato in file video nei più comuni formati e registrato in uno storico interno al programma. Il programma può eventualmente eseguire alcune altre funzioni, come la riproduzione di un suono di avviso e ha una buona possibilità di personalizzazione.

La compagnia che produce il programma, la WolfCoders è stata fondata nel 2010 a Cazin, in Bosnia ed è specializzata nella realizzazione di programmi per il videocontrollo da remoto. Il prodotto, di cui è possibile scaricare una versione di prova, è attivabile pagando una quota di 17 euro ed è pensato per i sistemi Windows ma ha anche una versione mobile per piattaforma iOS.

Scarica il programma dal sito del produttore

WeChat e la sicurezza. L’app è ultra completa ma facile da spiare

WeChat è l’applicazione di messaggistica istantanea del momento: sviluppata in Cina da Tencent, in soli sei mesi ha conquistato oltre 200 milioni di persone. Dopo aver letteralmente invaso l’Asia, oggi è ormai approdata anche in USA e in Europa.

Il suo scopo principale è quello di fare trovare all’utente nuovi amici e di poter comunicare con loro a 360 gradi. Ovviamente è possibile aggiungere ai contatti WeChat le persone che già conosciamo o dare in pasto all’applicazione la nostra intera rubrica, ma quello che la differenzia da altre applicazioni di messaggistica come What’s App è proprio questa dimensione di “apertura” verso nuovi possibili amici: alcune funzioni ci segnalano infatti tutte le persone che stanno usando l’applicazione, a cento metro da noi così come a qualche migliaio di chilometri di distanza. Questo aspetto di apertura è anche quello che può avere maggiori implicazioni per la sicurezza.

FUNZIONI DI WECHAT

  • Chat in diretta: il classico servizio di messaggistica istantanea. E’ possibile creare dei gruppi, scambiarsi immagini, adesivi, messaggi di testo e vocali. Nelle ultime versioni dell’app, si possono invitare i propri contatti a unirsi a una chat di gruppo attraverso il codice QR (codice a barre bidimensionale che può essere letto usando lo smartphone). La conversazione può essere spostata anche direttamente su web, per chattare utilizzando un computer.
  • Chiamata video: permette di inoltrare una videochiamata a un proprio contatto. Se entro dieci minuti non si riceve risposta, è necessario inviare un invito “ufficiale” e ricevere il consenso prima di poter richiamare.
  • Momenti: questa funzione permette di condividere album fotografici con i propri amici. L’utente può decidere con chi condividere le proprie foto, ma se utilizza la funzione Cerca nei dintorni deve sapere che le sue ultime 10 foto saranno comunque visibili pubblicamente nei risultati di ricerca.

    wechat funzioni social
    “Momenti” di WeChat, per condividere le proprie immagini, e altre funzioni social
  • Agita: è la funzione che permette di entrare in contatto con sconosciuti che hanno agitato a loro volta il proprio smartphone. La funzione si basa sulla geolocalizzazione delle persone che la utilizzano, previa autorizzazione. L’utente, agitando il proprio telefono, si rende rilevabile dall’app, che suggerisce il suo profilo ad altre persone, in tutto il mondo, che stanno adoperando la stessa funzione.Contemporaneamente, viene proposta all’utente stesso una lista di persone, che può decidere di contattare attraverso l’opzione Saluti. Se la prima lista suggerita non lo soddisfa, può continuare ad agitare il telefono vedendo continuamente nuovi risultati, tra i quali può trovare persone della stessa città come di un altro continente.
  • Cerca nei dintorni: questa funzione permette di individuare persone che utilizzano WeChat relativamente vicine all’utente. Anche in questo caso, è necessario dare il permesso al rilevamento della propria posizione geografica da parte dell’app.

  • Bottiglia alla deriva
    : è una funzione che permette di lanciare un messaggio pubblico, un “messaggio nella bottiglia” in mezzo all’oceano, che chiunque sia connesso può ricevere e a cui può rispondere.

RISERVATEZZA DEI DATI

La richiesta di permessi da parte dell’applicazione è esosa: WeChat richiede numerosi dati personali, accesso alla rubrica telefonica e alle immagini, lettura dei messaggi di testo, geolocalizzazione.
Per far accedere l’applicazione a tutte queste informazioni è necessario dare il proprio consenso.

Nella Privacy Policy sono segnalate anche le informazioni raccolte in modo automatico, come il tracciamento dell’IP e il rilevamento delle caratteristiche del device che si sta utilizzando. Vengono, inoltre, rilasciati dei cookies.

Le informazioni monitorate dall’applicazione sono conservate su server sicuri di proprietà dell’azienda, protette da tecnologie di sicurezza che difendono i dati personali da accessi non autorizzati, alterazione o distruzione. Non sono vendute e possono essere condivise con terzi per motivi di marketing, analisi statistiche ed eventuali operazioni di pagamento.

Tra le richieste dell’applicazione, la parte delle informazioni personali cattura l’attenzione: si fa riferimento a dati come nome, cognome, e-mail, indirizzo, carta di credito, identificativo del proprio documento d’identità, informazioni sull’utilizzo che si fa del software e sulle proprie abitudini di navigazione online. Davvero tanti dati per poter usufruire di quella che oggi è l’unica funzione a pagamento offerta dall’app, ossia la vendita di adesivi da usare in chat, e per l’acquisto di eventuali prodotti venduti da terze parti.

We Chat - Funzione "Agita"
Funzione “Agita” (Shake): il suo scopo è metterci in contatto con altri utenti sconosciuti e genera alcune riflessioni sul rispetto della privacy

I RISCHI PER LA SICUREZZA

Il rispetto della privacy degli utenti da parte di WeChat è oggetto di diversi rumors, che toccano aspetti e piani differenti: dalle normali funzioni dell’app a questioni di sorveglianza politica.

Le funzione maggiormente oggetto di riflessione è Agita, che mette in contatto l’utilizzatore con persone sconosciute che adoperano la medesima funzione. Agita rende di fatto impossibile sapere chi vedrà i nostri dati: noi possiamo aggiornare in continuazione la nostra lista di suggerimenti e non sapremo mai chi, tra i contatti che ci sono suggeriti e quelli che invece non vedremo mai, ha accesso al nostro profilo.

Inoltre, potrebbe trattarsi di una persona a soli cento metri da noi, che, a nostra insaputa, riesce a identificarci grazie all’app e – come si legge nei commenti degli utenti – non è scontato che chi usa un servizio di chat online desideri farsi identificare anche nel mondo reale.

C’è ancora da aggiungere che tutte le funzioni di WeChat basate sulla geolocalizzazione condividono diversi dati: nickname, foto, genere, status, posizione relativamente precisa – e resa pubblica, nella forma “a 300 metri da te” – dell’utente. Infine, come si è sottolineato analizzando le funzioni dell’applicazione, usando la funzione Cerca nei dintorni si rendono pubbliche, volenti o nolenti, le ultime 10 foto condivise anche privatamente con i propri contatti.

Per approfondire l’analisi delle perplessità aperte dall’utilizzo di queste funzioni, in particolare di Agita, si può leggere ad esempio lo short paper scritto da un Master Student dell’Università di Washington.

Un altro tipo di lamentela emersa, di cui si è discusso molto, è legata a una questione politica. Ha fatto notizia il caso del dissidente cinese Hu Jia, che ha verificato l’utilizzo dell’applicazione da parte del governo per monitorare le sue conversazioni vocali. Tra le varie fonti che affrontano il caso, c’è un articolo pubblicato sul The Guardian.

La questione è legata ovviamente alla possibilità che un gestore ha di controllare tutte le conversazioni dei suoi utenti – possibilità concreta, ogni qualvolta siano usati server centralizzati e non peer to peer -, ma pone anche l’accento sul fatto che WeChat, attraverso le sue funzioni di messaggi decisamente aperte al pubblico, rende estremamente facile intercettare quello che si dicono gli utenti. 

WeChat si profila quindi come una super-chat, che permette di restare in contatto con i propri amici e di trovarne di nuovi in tutto il mondo. Un mezzo di comunicazione molto potente, da usare però con estrema consapevolezza, già a partire dalle “normali” richieste di informazioni per espletare tutte le funzioni previste, prima ancora di ulteriori implicazioni. L’approccio migliore consiste nel limitarsi a comunicazioni generali, e a non divulgare dati sensibili attraverso l’applicazione.

Permessi coerenti, ma rischi concreti. Da usare CON ATTENZIONE

Datagate. Rivelare i dati personali, per scandalizzarci poi

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Da quando Edward Snowden ha fatto esplodere il caso Datagate, rivelando il controllo dei metadati relativi a milioni di telefonate di cittadini americani da parte della National Security Agency (NSA), è venuta rapidamente in luce l’esistenza di un controllo invasivo della privacy individuale, svolto dietro una cortina di legalità molto sottile.

Prima è stato rivelato Prism, un software che permetteva alla NSA di accedere a email, file e comunicazioni sui social network; poi è stata la volta di Tempora, il corrispettivo britannico, e di programmi come Boundless Informant, tool per ottimizzare la gestione dei dati raccolti, e X-Keyscore, che alcuni anni fa analizzava la chat di Facebook, email e altri dati di navigazione.

In tutte queste operazioni, è emersa anche la collaborazione di diversi noti gestori delle telecomunicazioni: “Sono in molti a sospettare che Microsoft abbia acquistato Skype con un contributo governativo, per poter effettuare quelle modifiche in grado di garantire l’accesso anche a queste conversazioni, prima impossibili da acquisire per motivi tecnici – dice ad Alground Corrado Giustozzi, noto esperto di sicurezza delle informazioni. – In nazioni in cui c’è un senso dello Stato molto forte, è normale che anche altre realtà collaborino con il governo in queste operazioni“.

Il risultato di tutto questo è un caso poliedrico ed estremamente complesso, che può e deve essere indagato nelle sue molteplici sfaccettature.

"Nel caso Datagate scandalizza la leggerezza. Come un dipendete come Snowden ha potuto avere accesso ad informazioni così riservate?"
“Nel caso Datagate scandalizza la leggerezza. Come ha potuto un dipendente come Snowden avere accesso ad informazioni così riservate?”

La prima è sicuramente una riflessione su quanto quest’operazione di controllo da parte del governo sia davvero una sorpresa: “I governi hanno interesse a controllare le informazioni per motivi di sicurezza da sempre, fin dai tempi degli Egiziani. Non è bello, ma è normale” , continua Giustozzi. “Non scandalizza la cosa in sé, ma la leggerezza con cui è stata affrontata la questione: l’accesso a informazioni così riservate dovrebbe essere gestito con cura, com’è possibile che un collaboratore qualunque abbia avuto accesso a dati tanto sensibili? Il problema non è che la cosa sia fatta, ma che sia fatta male“.

Si potrebbe pensare allora che il vero problema, l’aspetto più critico emerso dalla vicenda Datagate, non sia il controllo invasivo in sé e nemmeno la liceità di questo controllo. Potrebbe essere “una questione di fiducia, di fiducia dei cittadini nel proprio governo. Pensiamo al Regno Unito: è un Paese in cui la questione della tutela dei propri dati personali è così sentita che non esiste nemmeno la carta d’identità, perché è vissuta come una violazione della privacy.

Eppure – continua Giustozzi –  i cittadini non si lamentano delle numerose videocamere pubbliche che riprendono i passanti 24/24h. Questo perché si fidano del fatto che quelle informazioni siano usate davvero con discrezione ed esclusivamente per motivi di sicurezza. Il problema nasce se non ti fidi e temi che il tuo governo possa usare quelle informazioni con scopi diversi dal garantire la tua protezione“.

Se da un lato il problema è la fiducia nel governo, dall’altro tornerebbe sicuramente utile anche una maggiore consapevolezza individuale in materia di protezione dei nostri dati personali. Molto spesso non ci si rende conto della sensibilità dei dati che si stanno mettendo liberamente a disposizione di chiunque. In particolare, da quando utilizziamo abitualmente Internet, lasciare tracce attraverso cui è possibile ricostruire in modo immediato molti dettagli legati alla nostra identità è di una semplicità disarmante:

Trovo che nelle persone ci sia una schizofrenia che sorprende” – continua Giustozzi – “Da un lato, moltissime persone oggi rivelano su Facebook informazioni sensibili a proposito di chi sono, cosa fanno, quando, dove e con chi, senza nessun problema. Dall’altro lato, queste stesse persone si scandalizzano quando scoppiano casi come il Datagate. Non c’è una consapevolezza a tutto tondo. La consapevolezza che forse bisognerebbe sviluppare dopo questi episodi è rendersi conto che qualsiasi gestore, se vuole, può barare, può fare controlli e non avrò mai la sicurezza che non sia così.

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“I cittadini non si lamentano delle telecamere pubbliche perchè si fidano che i dati siano usati con discrezione” – Corrado Giustozzi

Se poi, il problema è la scarsa fiducia nel governo che dovrebbe gestire questi dati, il cittadino dovrebbe imparare ad auto-tutelarsi, diventando consapevole di quali informazioni sensibili sta pubblicando“.

La fiducia nel proprio governo e nell’uso che farà delle informazioni raccolte sembra porsi come il punto di equilibrio tra la necessità di garantire la sicurezza collettiva e il diritto individuale di tutelare le proprie comunicazioni. Si potrebbe pensare che una maggiore trasparenza, il non fare le cose di nascosto, oltre che farle per bene, potrebbe essere una mossa importante per riuscire a mantenere questo delicato equilibrio.

Ci si potrebbe però anche chiedere fino a dove è lecito spingersi per non far vacillare questo equilibrio: fino a che punto le questioni di sicurezza pubblica restano una giustificazione valida per forzare i diritti civili individuali? “E’ il delicato e difficile problema del confine tra sicurezza collettiva e privacy individuale, – conclude Giustozzi – ossia la tutela da parte dei cittadini delle proprie comunicazioni.

Secondo me non c’è una soluzione universale. Dipende da molte variabili e dal contesto storico. In ogni momento, si deve valutare la motivazione per ricorrere a un simile controllo delle comunicazioni. In questo momento storico la giustificazione principale è il terrorismo. Capire se questo è un problema reale o se è utilizzato come scusa è un problema politico, non tecnico”.

Un concetto da cui partire per indagare ulteriormente la questione potrebbe essere quello di “libero arbitrio“: se è il singolo individuo a esporre pubblicamente i propri dati sensibili, sta compiendo una scelta volontaria e consenziente. Ma se è qualcun altro a estrapolare quegli stessi dati, o anche solo a monitorare le informazioni che si sono lasciate spontaneamente al pubblico dominio, non diventa un’usurpazione?

Il problema del libero arbitrio, però, spesso è ancora più a monte e sta nella non consapevolezza del singolo. Se non si è poi così informati su ciò che si sta facendo, sulla sensibilità dei dati che si mettono in circolo e sul modo in cui potrebbero essere usati, non si è davvero liberi di scegliere: sapere quali sono le conseguenze delle proprie azioni è essenziale per definire un’azione come libera e volontaria. Se manca la consapevolezza, la scelta non sarà una vera scelta, ma solo un’azione poco ponderata.

Acquisire coscienza del proprio diritto alla privacy e di come proteggerlo è il primo passo che un cittadino può e deve fare per auto-tutelare la propria libertà individuale.

Internet Go Pack di Vodafone. Offerta onesta e trasparente

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Per chi è alla ricerca di un’offerta orientata alla navigazione in ambiente mobile, Internet Go Pack di Vodafone con internet mobile Wi-Fi R206 rappresenta una soluzione semplice, pratica e senza sgradite sorprese legate a costi aggiuntivi o penali.

Dettagli dell’offerta

L’offerta, valida solo online attraverso il portale , prevede l’acquisto a soli 29 euro del piccolo router Wi-Fi R206 capace di fornire supporto alla rete dati e alla connettività HSUPA, in abbinamento con una sim Vodafone con il piano Internet Go. I clienti che sottoscrivono l’offerta aderiscono quindi a un abbonamento dati che consente di navigare a una velocità massima di 14,4 Mbps fino a un massimo di 5 Gb mensili.

Parlando di costi il piano dati si presenta estremamente semplice: i primi due mesi di abbonamento vengono offerti al prezzo promozionale di 0 euro al termine dei quali – in caso di mancata disdetta da parte del cliente attraverso il portale o il call center Vodafone – il servizio viene rinnovato automaticamente al costo standard di 20 € mensili.

L’offerta è sicura e trasparente

In caso di disdetta non sono previste penali né spese di chiusura del contratto, mentre il modem WiFi R206 rimane in ogni caso di proprietà del cliente che potrà continuare a utilizzarlo con altre sim dati Vodafone per la navigazione di tablet, smartphone, notebook e qualsiasi altro dispositivo mobile.

Per aderire all’offerta è necessario autorizzare l’addebito dei costi su una carta di credito (non ricaricabile). Una volta attivato il piano un corriere consegnerà direttamente presso il domicilio del cliente la sim e il modem WiFi, che non richiedendo installazione né configurazione manuale consentirà fin da subito di navigare da casa o all’aperto sotto copertura della rete Vodafone, grazie anche al pacco batterie che consente lo spostamento del dispositivo e il suo funzionamento anche in mancanza di rete elettrica.

Costi aggiuntivi: nessuna trappola

Esaminiamo quindi i costi aggiuntivi legati all’offerta: al superamento dei 5 Gb di traffico la connessione viene automaticamente bloccata sino all’inizio del mese successivo. Per ovviare a questo limite è sempre possibile attivare dal portale Vodafone il servizio SOS Riparti (2€ per 300 Mb di traffico giornalieri aggiuntivi) o in alternativa rinnovare l’offerta. In caso di rinnovo nel primo mese di utilizzo, però, decade la gratuità del secondo mese di abbonamento.

Un servizio attivato automaticamente alla sottoscrizione del contratto è invece Vodafone Rete Sicura, pensato per consentire una maggiore sicurezza durante la connessione e per tutelare la privacy dei dati personali, dei pagamenti online e la navigazione dei minori sul web. Il servizio è gratuito per i primi 3 mesi di abbonamento mentre successivamente viene rinnovato in automatico al costo di 1 euro al mese (anche in questo caso è possibile disattivarlo dal portale Vodafone o contattando il call center).

Approvato dagli utenti

L’offerta risulta essere tra le più trasparenti del mercato, semplice e di facile comprensione. Caratteristiche che la rendono apprezzata dagli utenti grazie anche alla sua versatilità e alla piena compatibilità con i sistemi Windows e MacOs. La velocità reale di navigazione è ovviamente subordinata alla qualità del segnale della rete Vodafone.

Dettagli dell’offerta:

  • Contributo iniziale (acquisto modem WiFi): 29 euro
  • Spedizione: gratuita
  • Recesso del contratto: gratuito
  • Navigazione: 5 Gb/mese con velocità fino a 14,4 Mbps. Gratis per i primi 2 mesi, poi 20€/mese
  • Modem: Mobile WiFi R206 Vodafone, connettività modem e WiFi 802.11b/g/n (max 10 dispositivi connessi simultaneamente), memoria interna SD espandibile fino a 32 Gb
  • Servizio Vodafone Rete Sicura: gratis i primi 3 mesi, poi 1€/mese (disattivabile)
  • Traffico oltre soglia: su richiesta previa attivazione del servizio SOS Riparti (2 € per 300 Mb aggiuntivi da utilizzare entro il giorno successivo della loro attivazione)

 

Internet senza limiti di Telecom Italia. Attenzione spese extra

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Nel vasto panorama delle offerte “tutto compreso” per linea telefonica e ADSL, una delle offerte più popolari è rappresentata da Internet senza limiti di Telecom Italia, sicuramente ricca ma è necessario prestare attenzione alle spese extra.

Caratteristiche dell’offerta

Un’offerta solo apparentemente semplice che nasconde però al suo interno piccole clausole, apparentemente insignificanti, capaci di far lievitare di molto il prezzo oltre la soglia dei 37,90 euro mensili promessi al cliente. Il piano si presenta subito con un pacchetto abbastanza ricco: ADSL flat fino a 7 mega, linea telefonica di casa, chiamate a 0 centesimi ai numeri fissi (cui va aggiunto lo scatto alla risposta di 16 centesimi), 1 ora al mese di chiamate internazionali gratis, 300 SMS al mese verso tutti i cellulari gratis, antivirus e firewall incluso.

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Un’offerta vantaggiosa, ma sconveniente all’uscita dalla soglia prevista

Il tutto in promo per 6 mesi a 19,90€/mese, con applicazione a partire dal 7°mese del prezzo standard di 37,90€/mese. Per comprendere appieno il funzionamento del piano è tuttavia necessario leggere bene tutte le note e i frequenti rimandi ai documenti pubblicati sul portale di Telecom Italia.

Le opzioni a rischio spese extra

La promo sull’abbonamento mensile, innanzitutto, è riservata solo ai nuovi clienti ADSL flat che in aggiunta potranno beneficiare fino al 31/12/2013 dello storno sul contributo di attivazione internet (79€) e sul contributo di attivazione della linea (96,80€ ma solo in caso di mantenimento della linea per 24 mesi. In caso di recesso entro questo periodo, il contributo viene addebitato con l’ultima bolletta). Per chi effettua il passaggio pur essendo già cliente ADSL flat, è previsto soltanto l’abbuono del contributo di attivazione internet.

Prendendo in esame la componente “voce” del piano, al costo mensile dell’abbonamento vanno aggiunti gli scatti alla risposta delle chiamate fisse nazionali (16 cent) e le chiamate internazionali che sforano la soglia mensile di un’ora. Sempre riguardo alle chiamate internazionali, il piano comprende unicamente quelle inoltrate verso le zone 1, 2, 3, 4 e 5 escludendo di fatto la 6 e la 7 (le più costose) comprendenti fra l’altro numerosi Paesi africani, asiatici, centroamericani e oceanici, oltre alle chiamate ad apparecchi satellitari. Per il traffico extrasoglia e i costi relativi alle chiamate nei singoli Paesi internazionali è possibile consultare il prezziario Telecom.

Stesso discorso per le chiamate ai cellulari internazionali, per i quali è prevista un’ora mensile di chiamata allo stesso prezzo di quelli nazionali (16 cent alla risposta e 19 cent al minuto, con tariffazione a scatti anticipati di 60 secondi). Gli SMS compresi nel pacchetto sono limitati a un massimo di 10 giornalieri, per un totale di 300 mensili. Dall’11° in poi il costo è di 15,13 cent per ogni destinatario.

Particolarmente lunga è infine la lista dei servizi accessori opzionali, dal noleggio del modem Wi-Fi N (3,03€/mese) ai contenuti di Internet Play (3€/mese) e Cubomusica (4€/mese). In caso di disdetta e conseguente disattivazione della linea ADSL e/o telefonica, è previsto un costo di 34,90€. Se la disdetta viene inoltrata entro 24 mesi dall’attivazione, a questo si deve aggiungere anche il pagamento del contributo di attivazione della linea pari a 96,80€.

Le opinioni di chi l’ha provata

Contrastanti i pareri degli utenti circa questo piano proposto da Telecom. Accanto a chi esalta la qualità del servizio offerto, l’efficienza tecnica e la velocità della linea, numerosi clienti hanno rilasciato sui più importanti siti web di recensioni commenti negativi riguardo alla propria esperienza. In particolar modo le critiche sono rivolte agli eccessivi addebiti in bolletta, al calcolo eccessivo di minuti di chiamate verso fissi e cellulari, alla lentezza nelle attivazioni e nella consegna al domicilio dei prodotti (modem, telefoni, notebook previsti dalle offerte accessorie), lentezza della navigazione, attivazione non richiesta di opzioni a pagamento.

Di seguito il dettaglio dell’offerta:

  • ADSL fino a 7 mega di traffico Internet flat incluso
  • Linea telefonica di casa
  • Chiamate a 0 cent/minuto ai fissi nazionali con scatto alla risposta
  • 1 ora al mese di chiamate internazionali gratis
  • 1 ora al mese di chiamate ai cellulari internazionali allo stesso prezzo dei nazionali
  • 300 SMS al mese (10 giornalieri) inclusi dalla webmail verso tutti i telefonini
  • Antivirus + firewall incluso

Costi extra piano

  • Scatti alla risposta chiamate nazionali (16 cent ciascuna)
  • Chiamate verso cellulari nazionali (16 cent alla risposta e 19 cent al minuto, con tariffazione a scatti anticipati di 60 secondi)
  • SMS extrasoglia (15,13 cent per ogni destinatario oltre i 10 giornalieri previsti)
  • Chiamate internazionali extrasoglia e verso le zone 6 e 7

Kaspersky Internet Security 2014 – Recensione

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Kaspersky Internet Security 2014 offre una protezione completa per poter utilizzare il PC e navigare su Internet in modo sicuro, unendo alla classica funzione anti-malware una vasta serie di opzioni molto avanzate: protezione dell’identità e anti-phishing, Parental Control, sicurezza dei dati durante la navigazione online.

La protezione anti-malware si avvale di un approccio ibrido: alla protezione anti-virus classica si unisce la tecnologia basata su cloud, che prevede uno scambio costante tra PC e database online di Kaspersky. Questo database si aggiorna sulle nuove minacce in tempo reale, utilizzando le informazioni provenienti dagli utenti aderenti al programma Kaspersky Security Network. L’approccio ibrido è utilizzato anche per proteggere dai furti d’identità online e dagli accessi a siti web sospetti.

Oltre alle numerose funzioni previste, all’attenzione per la sicurezza delle operazioni finanziarie online e a una gestione Parental Control molto dettagliata, si aggiungono la leggerezza del programma e la richiesta di un basso consumo di risorse a rendere Kaspersky Internet Security 2014 una suite molto apprezzata.

Scansione

La tradizionale – ed essenziale – scansione anti-malware. E’ possibile scegliere tra:

  • Scansione completa: esegue un’analisi completa e dettagliata del computer
  • Scansione rapida: analizza le aree critiche e le posizioni comuni
  • Scansione personalizzata: analizza file, cartelle e oggetti selezionati dall’utente
  • Scansione unità rimovibili: esegue l’analisi di unità rimovibili connesse al computer
kaspersky impostazoni - centro protezione
Alle funzioni base anche l’ottima funzione Safe Money

Altre funzioni essenziali del programma si trovano andando nelle Impostazioni e selezionando la voce Centro Protezione o Avanzate. Tra le funzioni di cui l’utente può gestire i setting, innanzitutto l’anti-virus:

  • Anti-virus per i file: analizza tutti i file aperti, salvati e attivi
  • Anti-virus per il web: protegge il traffico web in entrata e impedisce l’esecuzione di scipt pericolosi nel computer
  • Anti-virus per la posta: esegue la scansione dei messaggi in entrata e in uscita per verificare la presenza di oggetti pericolosi

Per ogni tipo di anti-virus, è possibile scegliere il tipo di livello di protezione che si desidera attivare:

  • Livello alto: protezione massima negli ambienti a rischio elevato di infezione
  • Livello consigliato: protezione ottimale, consigliata per la maggior parte degli utenti
  • Livello basso: protezione minima e prestazioni del computer superiori

Ulteriori funzioni:

  • Firewall: filtra tutte le attività di rete per garantire la protezione nelle reti locali e in Internet
  • Anti-spam: filtra i messaggi indesiderati
  • Impostazioni per minacce ed esclusioni: permette di segnalare applicazioni attendibili che non verranno controllate
kaspersky tab principali
Pannello principale di Kaspersky Internet Security 2014

L’interfaccia presenta una schermata principale che mette in evidenza le funzioni più utilizzate, mentre per accedere ad ulteriori opzioni è necessario aprire le Impostazioni.  Tra le attività più interessanti mostrate nel pannello principale:

Safe Money

La tecnologia Safe Money serve a proteggere le transazioni monetarie e le informazioni personali quando si accede al sito web di una banca, a uno shop online o a un sistema di pagamento. Le sue funzioni principali sono:

  • Confronto dell’URL di un sito web con quelli presenti in un database di siti web considerati sicuri
  • Controllo dei certificati utilizzati per stabilire una connessione sicura, in modo da evitare possibili reindirizzamenti a siti web falsi
  • Controllo del PC da ogni tipo di vulnerabilità di sistema che possa colpire le operazioni bancarie online
  • Possibilità di aprire automaticamente il sito Web in modalità Safe Money

Un’altra opzione molto utile compresa in Safe Money è Immissione Sicura dei Dati: il suo scopo è impedire ai cybercriminali di registrare i tasti premuti sulla tastiera durante l’inserimento di informazioni sensibili, come i dati della propria carta di credito, permettendo all’utente di digitare in sicurezza.

Tastiera virtuale

In aggiunta alla funzione Immissione sicura dei dati, prevista dalla tecnologia Safe Money, Kaspersky Internet Security 2014 propone come mezzo per inserire informazioni sensibili in sicurezza anche la tastiera virtuale: questa funzione permette di immettere dati utilizzando il mouse, in modo che le informazioni digitate non possano essere tracciate.

Attraverso il tab Safe Money, l’utente può aggiungere manualmente una lista di siti da considerare sicuri, che andranno ad aggiungersi a quelli già supportati in modo nativo da questa funzione.

kaspersky parental control
Gestione dei filtri Parental Control – Kaspersky Internet Security 2014

Parental control

La funzione Parental Control permette un controllo molto ricco e selettivo dei filtri applicabili per garantire la navigazione sicura da parte dei minori. Aprendo il tab Parental Control, l’utente può innanzitutto settare una password che impedisca ad altri utenti del PC di modificare le impostazioni definite. La password può essere applicata a una o più di queste voci:

  • Gestione del Parental Control
  • Configurazioni delle impostazioni dell’applicazione
  • Chiusura dell’applicazione
  • Rimozione dell’applicazione

Per applicare un filtro, si deve selezionare un account a cui collegare un determinato profilo di sicurezza. E’ possibile scegliere un profilo predefinito, come “bambini” o “adolescenti”, oppure realizzare un nuovo profilo in modo manuale, effettuando una selezione tra opzioni di controllo davvero molteplici, punto a favore di questa suite di sicurezza. I setting principali su cui si può intervenire:

  • Bloccare l’utilizzo di Internet per un numero specifico di minuti ogni ora
  • Bloccare l’accesso a categorie inappropriate di siti Web o a singoli siti Web.
  • Bloccare determinati tipi di download, compresi file video, musica e applicazioni
  • Controllo delle comunicazioni sui social network
  • Blocco dei contatti indesiderati
  • Controllo dell’orario e della data in cui sono stati aggiunti nuovi contatti sui social network
  • Applicazione di restrizioni differenti per giorni specifici, orari specifici o momenti particolari della giornata
  • Blocco di applicazioni specifiche o gruppi di applicazioni come i giochi
  • Impossibilità di condividere dati privati, inclusi numeri di telefono e carte di credito
  • Creazione di report che forniscano maggiori dettagli sull’utilizzo di Internet e del PC da parte dei bambini

E’ presente anche un’area dedicata esclusivamente al gaming: basandosi sulle informazioni presente nel cloud, Kaspersky può valutare un gioco in base a una serie di parametri – età del bambino, possibilità di scene violente – ed impedirne eventualmente l’accesso.

La falla nelle SIM Card che nessuno vuole risolvere

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Tutti sanno di una falla nelle SIM Card potenzialmente pericolosissima. Ma nessuno se ne cura.

E purtroppo la sicurezza informatica non soffre solo quando un rischio viene scoperto e non si sa come risolverlo, ma anche quando non si vuole. E’ il caso della vulnerabilità individuata dal ricercatore sulla sicurezza tedesco Karsten Nohl, che ha esordito annunciando la sua pericolosa scoperta e che recentemente ha divulgato i dettagli.

Karsten Nohl, il ricercatore tedesco che ha scoperto il bug
Karsten Nohl, il ricercatore tedesco che ha scoperto il bug

Come funziona il bug delle SIM Card – L’attacco, sebbene necessiti di sufficienti conoscenze da parte del pirata informatico, si articola in due fasi molto semplici: nella prima, l’hacker invia un messaggio sms contenente delle particolari istruzioni ad un qualsiasi numero di telefono.

Il codice dell’SMS raggiunge il sistema operativo usato dalle SIM, JavaCard (che condivide con il più noto Java solo qualche elemento) e in particolare “parla” con la scheda chiedendo quale sia la chiave per decifrare le informazioni sensibili, che sono ovviamente criptate.

La brava SIM Card risponde, ed è sufficiente l’invio di un secondo messaggino, stavolta con una serie di istruzioni leggermente più lunghe di quelle che una normale schedina è in grado di elaborare ed il gioco è fatto: da remoto è possibile installare un qualsiasi software a totale insaputa dell’utente e spiare da lontano gli sms spediti, rubare ogni tipo di dato contenuto in memoria e anche addebitare al conto telefonico ciò che si preferisce.

La portata del pericolo – Il problema è potenzialmente enorme: la falla riguarda tutte le SIM Card che utilizzano un metodo di cifratura dei dati abbastanza anziano, il sistema DES, attualmente in uso nella metà dei telefoni di tutto il mondo. Nell’esperimento condotto da Nohl su mille SIM, circa un quarto ha obbedito ai comandi e dunque, trasportando il tutto su scala mondiale, il bug riguarda circa 750 milioni di dispositivi in tutto il mondo, appartenenti in particolar modo a Gemalto, compagnia di Amsterdam leader mondiale nella produzione di schede SIM, la Telefonica, spagnola che ha recentemente assunto il controllo azionario di Telecom Italia, e la famosa (anche qui in Italia), Vodafone.

L’indifferenza delle compagnie – Le vulnerabilità si scoprono da sempre e da sempre esiste un gioco delle parti fra il ricercatore e l’azienda: il bug può essere comunicato segretamente, previa ricompensa sottobanco o assunzione, benché questa operazione sia stata resa pubblica e recentemente sdoganata da Facebook, oppure può essere comunicata a tutti, costringendo l’azienda interessata a salvare gli utenti e se stessa tramite aggiornamenti.

In questo caso il problema è stato comunicato da Nohl in maniera del tutto pacifica ai principali gestori, ma la risposta: “Embè, non ce ne frega più di tanto”, non è una frase ad effetto per dare colore all’articolo, ma la letterale reazione dei team di sicurezza.

"Non ci importa più di tanto", la risposta delle compagnie alla segnalazione
“Non ci importa più di tanto”, la risposta delle compagnie alla segnalazione

La già citata Gemalto ha precisato che i software eseguiti sui cellulari sono tutti certificati e la falla, essendo al limite del puro virtuosismo tecnico, non rappresenta in realtà un pericolo. Telefonica e Vodafone hanno invece replicato, precisando che il sistema di cifratura utilizzato finora regge da tanto “ma da tanto, tanto!”.

La soluzione quando sarà troppo tardi – La certezza delle aziende interpellate non convince Nohl che è arrivato ad ipotizzare che la falla possa trattarsi di una via di accesso nascosta che le compagnie tengono volutamente aperta per motivi di spionaggio, ma si tratta di una ipotesi. Più concreta è invece l’osservazione dei fatti.

Una falla in un sistema tanto piccolo quanto delicato è potenzialmente devastante ma anche ben più concreta di quanto si pensi. Nel 2010, un bug nei circuiti della carte di credito che non furono in grado di elaborare il passaggio fra l’anno 2009 e il successivo, impedì a 30 milioni di tedeschi di ritirare i soldi dai bancomat, e questa falla, simile a quella che è stata ora definita “poco importante”, costò alla Gemalto 320 milioni di euro di danni.

Il problema più grave non sta nella falla in sé, ma nel fatto che laddove può esserci un guadagno i pirati informatici si inseriscono, e i telefonini sono le vittime del nuovo millennio, ma ancora più precisamente, la vulnerabilità sta nella assoluta volontà di non muoversi in tempo, la quale porterà ad adoperarsi per una soluzione quando il problema arriverà… e sarà grave.

Aggiornare a iOS 7 iPhone e iPad. Guida completa

Aggiornare a iOS 7 iPhone e iPad è doveroso per gli utenti Apple, dopo che la nuova versione del sistema di Cupertino si è affacciata al mondo,  portando con sé una lunga serie di miglioramenti, anche sotto il profilo della sicurezza. Operazione delicata, che necessita di una preparazione adeguata per non trasformare un aggiornamento in un problema.

L’operazione di upgrade si divide in tre fasi: ridurre al minimo la possibilità di perdita dei dati, massimizzare l’opportunità di una corretta installazione ed eseguire concretamente l’aggiornamento.

Fase 1 – Proteggere i dati

Eseguiamo un backup completo prima dell'aggiornamento
Eseguiamo un backup completo prima dell’aggiornamento

Innanzitutto è bene sapere che iOS 7 funziona correttamente su iPhone 4, 4S e 5, iPad 2, 3 e 4, su iPad mini, e sulla quinta generazione di iPod Touch. Ricordiamo che l’aggiornamento alla versione 7 è definitivo: non sarà quindi possibile in nessun caso tornare indietro. Sconsigliamo quindi di eseguire l’operazione per pura curiosità.

Backup della fotocamera – Iniziamo a scaricare tutte le immagini della fotocamera collegando il device ad un Mac ed utilizzando la funzione OS X Image Capture, che permette di selezionare l’origine dei file e di importare tutto il contenuto digitale. Se abbiamo un PC Windows possiamo collegarlo tramite una uscita USB e scaricare i documenti. Una volta eseguito il primo passo, cancelliamo tutte le immagini dalla memoria.

…dei file condivisi – Copiamo ora i file condivisi. Alcune applicazioni iOS permettono la condivisione attraverso iTunes: colleghiamo quindi il device sempre via USB ad un computer, lanciamo iTunes e selezioniamo il dispositivo appena collegato fino a trovare, andando alla tabella delle App, un bottone posizionato in fondo alla pagina intitolato “Condivisione File“. Copiamo il tutto nel disco rigido.

…del sistema – Ora eseguiamo un backup di tutte le restanti informazioni attraverso iCloud, la soluzione che consigliamo perché meno passibile di problemi, e iTunes. Nel primo caso andiamo nella sezione iCloud, poi nelle Impostazioni e selezioniamo Registrazione&Backup, assicurandoci che questa opzione sia impostata su On. Ora, tappiamo su “Esegui Backup ora” e attendiamo.

Su iTunes invece dobbiamo collegarci nuovamente ad un computer tramite USB, selezionare il device di cui vogliamo eseguire la copia attraverso lo stesso iTunes e selezionare il bottone “Esegui Backup” nella schermata “Sommario“.

Fase 2 – Ripuliamo e aggiorniamo le app

Durante l‘installazione di iOS7, tutte le app verranno aggiornate. Risparmiamo la fatica al nuovo sistema operativo eseguendo da soli questa operazione.

Via il superfluo – Rimuoviamo tutte le app in eccesso per evitare l’elaborazione di dati inutili: temiamo premuta una qualsiasi app fino a che tutte quelle nella griglia iniziano a traballare e toccando sull’icona in alto a sinistra, eliminiamo quelle superflue.

Aggiornamento app – Andiamo ora nell’App Store e selezioniamo la tab “Aggiornamento“. Vedremo una lista di tutte le applicazioni rimaste sul dispositivo che non sono all’ultima versione e tappiamo su “Aggiorna tutte” e attendiamo il completamento dell’operazione.

Un nuovo iTunes – Verifichiamo la versione di iTunes. Andiamo nel menù del servizio e clicchiamo su “Controlla aggiornamenti”, L’esperienza insegna che questa operazione, svolta sull’App Store via computer Mac, è molto più veloce e sicura: eseguiamola così, se possibile. Scarichiamo e installiamo comunque l’ultima versione, qualora disponibile.

Facilitiamo il passaggio a iOS 7 aggiornando manualmente le app
Facilitiamo il passaggio a iOS 7 aggiornando da soli le app

Scarichiamo le app su iTunes – Ora assicuriamoci di aver scaricato tutte le applicazioni nella nostra libreria locale di iTunes. Entriamo attraverso il menù Store in iTunes, andiamo nell’iTunes Store e tappiamo su “Acquistati” nei link rapidi sulla destra: apparirà una lista di tutte le applicazioni non registrate sul computer. Scegliamo di scaricarle tutte in locale.

Aggiorniamo le app iOS – Ora aggiorniamo le app iOS su iTunes. All’interno di iTunes, selezioniamo App dalla lista presente nella libreria. Se non fosse visibile dobbiamo verificare nelle Preferenze. Una volta ottenuta la lista delle app, clicchiamo su “Aggiorna tutte le app” in basso a destra.

Fase 3 – Tempo di aggiornare a iOS7

Siamo quasi pronti. Ora dobbiamo solamente rimuovere tutte le applicazioni dall’elenco delle app in esecuzione e spegnere e riaccendere il dispositivo.

Disattiviamo le app e riavviamo – Iniziamo a cliccare due volte sul tasto Home per visualizzare l’elenco delle app attive, teniamo premuta una qualsiasi app, aspettiamo che inizino a traballare e spegniamole una per una con l’apposito tasto. Riavviamo infine il dispositivo, aspettiamo il caricamento del sistema e verifichiamo che il device sia collegato ad una rete Wireless stabile e sicura.

Scarichiamo iOS 7 – Ora possiamo collegare il dispositivo ad un computer Mac o Windows, aprire iTunes e cliccare sul nome del device: tappiamo su VersioneControlla aggiornamenti e diamo l’ok per il download o, in assenza di pc, su ImpostazioniGeneraliAggiornamenti Software.

Attendiamo con pazienza e non interferiamo nel processo di aggiornamento. Eseguiamo qualsiasi operazione solo quando vedremo apparire l’esplicito invito a farlo nella schermata di benvenuto della nuova versione di iOS.

One2free. App iOS – Recensione sicurezza

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One2free è un brand che appartiene a CSL Limited, il primo operatore di telefonia mobile in Hong Kong. I suoi servizi sono diretti a ottimizzare l’esperienza in mobilità degli utenti che sottoscrivono un abbonamento, offrendo il collegamento a una rete wireless proprietaria e l’uso di una serie di opzioni all’avanguardia legate alla sfera ludica dell’esperienza mobile.

Gli utenti che si abbonano ai servizi acquistabili negli shop One2free, utilizzando la rete messa a disposizione dalla compagnia, possono ad esempio utilizzare un sistema di cloud storage e hanno a disposizione un ricco catalogo di giochi, libri e film da visionare in mobilità.

L’applicazione One2free, disponibile per piattaforme iOS e Android, è gratuita per chi ha acquistato il pacchetto mobile One2free e ha l’obiettivo di permettere una comoda gestione dei servizi scelti e di tenere sotto controllo i dati del proprio conto e account.
Tra le funzioni offerte dall’applicazione:

  • Controllo dei consumi, con dati sempre aggiornati
  • Pagamento dei conti direttamente dall’applicazione
  • Contatto immediato con il customer service One2free
  • Utilizzo dei servizi di intrattenimento acquistati

L’applicazione comprende un tab dedicato alla Privacy Policy, facilmente consultabile. Per l’utilizzo della app, è richiesto l’accesso a username e password utilizzati per registrarsi ai servizi online del pacchetto One2free e si viene avvertiti che, per usufruire di alcuni servizi, potrebbe essere necessario il rilevamento automatico della posizione dell’utente.

Utilizzando l’applicazione, si acconsente al trattamento dei dati personali governato da termini e condizioni d’uso generali del servizio di telefonia mobile. Tra i vari punti trattati dalla Privacy Policy, un aspetto lasciato a un’interpretazione troppo libera riguarda la divulgazione dei dati personali: i dati personali, registrati con lo scopo di mandare avanti tutte la attività necessarie per far funzionare i servizi offerti, possono essere diffusi a terzi per soddisfare il medesimo obiettivo o obiettivi simili, a insindacabile giudizio dell’azienda.

Per sapere qualcosa di più dettagliato su chi avrà in definitiva accesso alle nostre informazioni personali, è necessario fare un altro passo e approfondire sul sito madre di CSL Limited. Qui si trova un elenco circostanziato delle possibili parti terze a cui i dati vengono trasmessi: da chi testa i sistemi a partner esterni che devono ad esempio occuparsi di prenotazioni collegate a un servizio acquistato o di transazioni fiscali. Un percorso non immediato per comprendere con esattezza tutto ciò a cui stiamo acconsentendo, ma che alla fine riesce a fornire un elenco piuttosto chiaro di chi avrà accesso alle nostre informazioni, almeno a livello di categorie generali.

Fra i partner, anche servizi di marketing, telemarketing e studi di mercato: l’utente quindi potrà ricevere probabilmente degli annunci pubblicitari, elemento di cui deve tenere conto nella scelta dell’app. L’utilizzo dei nostri dati personali all’interno di questa applicazione rispetta le leggi sulla privacy vigenti in Hong Kong, che ultimamente si sono irrigidite.

 

Campground Challenge HD. Gioco iPad. Recensione sicurezza

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Campground Challenge HD è un gioco di strategia per iPad, prodotto da Big Fish Games. Scopo del gioco è gestire un business basato sulla costruzione di campeggi, facendo però attenzione a rispettare al massimo la natura.
Il gioco propone alcuni livelli gratuiti, mentre per sbloccare i successivi è necessario pagare qualche euro.

Per quanto riguarda la raccolta, il trattamento e la divulgazione dei dati dei giocatori si deve fare riferimento alla Privacy Policy generale di Big Fish Games. La richiesta di informazioni è elevata. I dati maggiormente sensibili richiesti dall’app sono:

  • Dati di identità personale: nome, cognome, indirizzo e-mail, indirizzo postale, numero di telefono
  • Dati fiscali: informazioni sulla carta di credito o di debito o altri dettagli relativi al pagamento, in base alla modalità di pagamento scelta
  • Dati di navigazione e software: informazioni riguardanti le caratteristiche del computer e software in uso, indirizzo IP, informazioni su quali giochi sono stati scaricati e installati, rilascio di cookies
  • Geolocalizzazione: rilevamento automatico della posizione geografica del giocatore

I dati sono conservati esclusivamente sui server del network aziendale e, oltre che per identificare gli utenti come giocatori del game, possono essere utilizzati e mostrati pubblicamente all’interno di classifiche, concorsi a premio, chat. Possono essere inoltre utilizzati per stilare statistiche relative alla community di utenti o per fini di sicurezza.

La Privacy Policy garantisce di non condividere le informazioni con terzi, salvo nel caso in cui essi svolgano servizi utili al corretto funzionamento della app stessa e relative opzioni, come i gestori di carte di credito per i pagamenti o i soggetti che provvedono alla consegna dei premi. Come sempre quando sono comprese terze parti, diventa quindi molto difficile sapere esattamente chi avrà accesso ai nostri dati oltre all’azienda primaria con cui stiamo stipulando il contratto.

Per giocare a Campground Challenge HD, si deve quindi essere disponibili a condividere un gran numero di informazioni personali. L’impegno a garantire il rispetto della privacy per tutti i suoi utenti è dato comunque dall’adesione di Big Fish Games, la cui casa madre ha sede in USA ed è quindi sottoposta a regolamentazioni della privacy diverse da quelle europee, al programma Safe Harbor, promosso dal Dipartimento del Commercio USA e dall’Unione Europea. Il programma ha lo scopo di verificare l’adeguamento del trattamento dei dati personali agli standard europei, in modo da garantire agli utenti il pieno rispetto delle leggi sulla privacy vigenti nel proprio Paese di appartenenza.

GIUDIZIO FINALE: ACCREDITATA QUINDI AFFIDABILE