04 Febbraio 2026
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Israele. Continuano i colloqui di pace con Hamas al Cairo

I leader di Hamas hanno tenuto una seconda giornata di colloqui per una eventuale tregua con mediatori egiziani e del Qatar, senza che fossero stati segnalati progressi evidenti. Nel frattempo, il gruppo islamico ha mantenuto la sua richiesta che qualsiasi accordo debba concludere definitivamente la guerra a Gaza, come riferito da funzionari palestinesi.

Un funzionario palestinese ha dichiarato che la delegazione di Hamas è giunta al Cairo determinata a raggiungere un accordo “ma non a qualunque prezzo”. “L’accordo deve porre fine alla guerra e costringere le forze israeliane a ritirarsi da Gaza, Israele, tuttavia, non si è ancora impegnato in questo senso“, ha detto il funzionario alla stampa.

Israele desidera un accordo per liberare almeno alcuni dei circa 130 ostaggi detenuti da Hamas. Tuttavia, sabato, gli israeliani hanno indicato che l’obiettivo finale del Paese è rimasta invariata, affermando che Israele “in nessun caso” accetterà un accordo per concludere la guerra, la quale è mirata a disarmare e smantellare Hamas definitivamente. Da parte palestinese d’altronde si riferisce che i negoziati “stanno incontrando ostacoli perché Israele rifiuta di impegnarsi per un cessate il fuoco completo“, aggiungendo però che la delegazione di Hamas era ancora al Cairo nella speranza che i mediatori potessero persuadere Israele a cambiare la sua posizione.

Durante gli ultimi colloqui, residenti e funzionari hanno segnalato che gli aerei e i carri armati israeliani hanno continuato a bombardare le aree dell’enclave palestinese durante la notte, causando morti e feriti. Fonti egiziane hanno informato che il direttore della CIA William Burns, precedentemente coinvolto nei colloqui di tregua, era arrivato al Cairo. Gli Stati Uniti, insieme ad altre potenze occidentali insieme a Israele, definiscono Hamas un gruppo terroristico, e hanno esortato a raggiungere un accordo.

Israele ha dato un assenso preliminare ai termini che, secondo una fonte, includerebbero la restituzione di un numero di ostaggi compreso tra 20 e 33 in cambio del rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi e di una tregua di diverse settimane.

Ciò lascerebbe circa 100 ostaggi a Gaza, alcuni dei quali, secondo Israele, sono morti in prigionia.

La legge sulla solidarietà informatica dell’UE

Lo European Cyber ​​Solidarity Act comprende una proposta per un sistema europeo di allerta sulla cibersicurezza per migliorare l’individuazione, l’analisi e la risposta alle minacce informatiche.

Questo sistema sarà composto da centri operativi di sicurezza (SOC) nazionali e transfrontalieri in tutta l’UE, che utilizzeranno tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale (AI) e l’analisi dei dati per rilevare e condividere avvisi sulle minacce con le autorità transfrontaliere.

Durante una prima fase, avviata nel novembre 2022, sono stati selezionati tre consorzi di centri operativi di sicurezza (SOC) transfrontalieri , che riuniscono enti pubblici di 17 Stati membri e dell’Islanda, nell’ambito del programma Europa digitale.

L’UE Cyber ​​Solidarity Act mira a rafforzare le capacità dell’UE di individuare, prepararsi e rispondere a minacce e attacchi alla sicurezza informatica significativi e su larga scala. La legge prevede un sistema europeo di allarme sulla sicurezza informatica, composto da centri operativi di sicurezza interconnessi in tutta l’UE, e un meccanismo globale di emergenza sulla sicurezza informatica per migliorare la resilienza informatica dell’UE.

Meccanismo di emergenza informatica

Il meccanismo di emergenza informatica garantirà il miglioramento della preparazione e della risposta agli incidenti di sicurezza informatica. Lo farà agendo in 3 aree:

  1. Sostenere le azioni di preparazione:  testare le entità in settori cruciali come la finanza, l’energia e la sanità per individuare potenziali punti deboli che potrebbero renderle vulnerabili alle minacce informatiche. La selezione dei settori da testare si baserà su una valutazione comune del rischio a livello dell’UE.
  2. Creazione di una riserva di cibersicurezza dell’UE:  la riserva di cibersicurezza dell’UE consisterà in servizi di risposta agli incidenti forniti da fornitori di servizi privati ​​(“fornitori di fiducia”), che potranno essere utilizzati su richiesta degli Stati membri o delle istituzioni, degli organi e delle agenzie dell’Unione per aiutarli ad affrontare questioni significative o incidenti di sicurezza informatica su larga scala.
  3. Garantire l’assistenza reciproca : il meccanismo sosterrà uno Stato membro che offre assistenza reciproca a un altro Stato membro colpito da un incidente di cibersicurezza.

Meccanismo di revisione degli incidenti di sicurezza informatica

Il Cyber ​​Solidarity Act istituisce inoltre il meccanismo di revisione degli incidenti di sicurezza informatica per valutare e rivedere specifici incidenti di sicurezza informatica. Su richiesta della Commissione o delle autorità nazionali (la rete EU-CyCLONe o CSIRT), l’Agenzia dell’UE per la cibersicurezza (ENISA) sarà responsabile dell’esame di specifici incidenti di cibersicurezza significativi o su larga scala e dovrebbe fornire una relazione che includa lezioni apprese e, se del caso, raccomandazioni per migliorare la risposta informatica dell’Unione.

Finanziamento

Lo scudo per la cibersicurezza dell’UE e il meccanismo di emergenza per la cibersicurezza previsti dal regolamento saranno sostenuti dai finanziamenti nell’ambito dell’obiettivo strategico “Cibersicurezza” del programma Europa digitale (DIGITAL) .

Il budget totale comprende un aumento di 100 milioni di euro che il regolamento propone di riassegnare da altri obiettivi strategici del DEP. Ciò porterà il nuovo importo totale disponibile per le azioni di cibersicurezza nell’ambito DIGITAL a 842,8 milioni di euro.

Parte dei 100 milioni di euro aggiuntivi rafforzerà il bilancio gestito dall’ECCC per attuare azioni sui SOC e sulla preparazione come parte dei loro programmi di lavoro. Inoltre, i finanziamenti aggiuntivi serviranno a sostenere l’istituzione della riserva per la cibersicurezza dell’UE.

Esso integra il bilancio già previsto per azioni simili nel principale programma di lavoro DIGITAL e Cybersecurity DIGITAL del periodo 2023-2027, che potrebbe portare il totale a 551 milioni di euro per il periodo 2023-2027, mentre 115 milioni di euro sono già stati stanziati sotto forma di progetti pilota per il 2021-2022. Includendo i contributi degli Stati membri, il bilancio complessivo potrebbe ammontare a 1,109 miliardi di euro.

Sfide e considerazioni

Anche se il Cyber ​​Solidarity Act segna un importante passo avanti, il suo successo dipenderà dal superamento di alcune sfide. Come diciamo, “il diavolo si nasconde nei dettagli di implementazione”:

  • Le complessità logistiche legate al coordinamento di un’iniziativa così vasta tra più Stati membri non possono essere sottovalutate. Garantire una perfetta integrazione tecnologica, stabilire protocolli chiari e promuovere una cultura di fiducia e collaborazione sarà fondamentale per l’efficacia della legge.
  • La cibersicurezza è un campo dinamico e il mantenimento dello scudo europeo per la cibersicurezza, insieme ai meccanismi di risposta agli incidenti in corso, richiederà investimenti sostenuti. L’UE deve garantire che vengano assegnate risorse adeguate per sostenere il successo a lungo termine di questo programma.
  • Il panorama delle minacce informatiche è in costante cambiamento. Gli avversari adattano continuamente le loro tecniche e sviluppano nuovi vettori di attacco. Il Cyber ​​Solidarity Act deve essere sufficientemente agile da contrastare le minacce emergenti. Valutazioni e aggiornamenti regolari saranno fondamentali per mantenerne la pertinenza.

Friedrich Ratzel e la geopolitica

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Friedrich Ratzel (30 agosto 1844 – 9 agosto 1904) è stato un geografo ed etnografo tedesco, noto per aver usato per primo il termine Lebensraum (“spazio vitale”) nel senso che in seguito avrebbero adottato i nazionalsocialisti.

La vita di Friedrich Ratzel

Il padre di Ratzel era il capo della servitù del granduca di Baden. Friedrich frequentò il liceo a Karlsruhe per sei anni prima di diventare apprendista presso i farmacisti all’età di 15 anni. Nel 1863 si recò a Rapperswil sul lago di Zurigo, in Svizzera, dove iniziò a studiare i classici. Dopo un altro anno come farmacista a Moers vicino a Krefeld nella regione della Ruhr (1865–1866), trascorse un breve periodo al liceo di Karlsruhe e divenne studente di zoologia presso le università di Heidelberg, Jena e Berlino, terminando nel 1868. Studiò zoologia nel 1869, pubblicando “Sein und Werden der organischen Welt” su Darwin.

Dopo il completamento degli studi, Ratzel iniziò un periodo di viaggi che lo vide trasformarsi da zoologo/biologo a geografo. Iniziò il lavoro sul campo nel Mediterraneo, scrivendo lettere delle sue esperienze. Queste lettere lo portarono a lavorare come reporter itinerante per la “Kölnische Zeitung” (“Giornale di Colonia”), che gli fornì i mezzi per ulteriori viaggi. Ratzel intraprese numerose spedizioni, la più lunga e importante fu il suo viaggio nel 1874-1875 in Nord America, Cuba e Messico. Questo viaggio fu un punto di svolta nella carriera di Ratzel. Studiò l’influenza delle persone di origine tedesca in America, soprattutto nel Midwest, così come di altri gruppi etnici in Nord America.

Nel 1876 produsse un resoconto scritto dei suoi viaggi, “Städte-und Kulturbilder aus Nordamerika” (Profilo delle città e delle culture del Nord America), che aiuterebbe a stabilire il campo della geografia culturale. Secondo Ratzel, le città sono il posto migliore per studiare le persone perché la vita è “mescolata, compressa e accelerata” nelle città e fanno emergere “gli aspetti più grandi, migliori e più tipici delle persone”. Ratzel aveva viaggiato in città come New York, Boston, Filadelfia, Washington, Richmond, Charleston, New Orleans e San Francisco.

Al suo ritorno nel 1875, Ratzel divenne docente di geografia presso la Scuola Tecnica di Monaco. Nel 1876 fu promosso professore assistente, per poi diventare professore ordinario nel 1880. Mentre era a Monaco, Ratzel produsse diversi libri e stabilì la sua carriera accademica. Nel 1886 accettò un incarico all’Università di Lipsia. Le sue lezioni furono ampiamente frequentate, in particolare dall’influente geografa americana Ellen Churchill Semple e da Martha Krug-Genthe, la prima donna a ottenere un dottorato in geografia.

Ratzel produsse i fondamenti della geografia umana nella sua “Anthropogeographie” in due volumi nel 1882 e nel 1891. Questo lavoro fu interpretato male da molti dei suoi studenti, creando una serie di deterministi ambientali. Pubblicò il suo lavoro sulla geografia politica, “Politische Geographie”, nel 1897. Fu in questo lavoro che Ratzel introdusse concetti che contribuirono al Lebensraum e al darwinismo sociale. La sua opera in tre volumi “The History of Mankind” fu pubblicata in inglese nel 1896 e conteneva oltre 1100 eccellenti incisioni e una notevole cromolitografia.

Ratzel continuò il suo lavoro a Lipsia fino alla sua morte improvvisa, avvenuta il 9 agosto 1904, ad Ammerland, sul lago di Starnberg, in Germania. Ratzel, studioso di versatile interesse accademico, era un tedesco convinto. Durante lo scoppio della guerra franco-prussiana nel 1870, si arruolò nell’esercito prussiano e durante la guerra fu ferito due volte.

Gli scritti di Friedrich Ratzel

Influenzato da pensatori quali Darwin e lo zoologo Ernst Heinrich Haeckel, Ratzel pubblicò diversi articoli. Tra questi vi è il saggio “Lebensraum” (1901) sulla biogeografia, che crea una base per la variante unicamente tedesca della geopolitica: la Geopolitik.

Gli scritti di Ratzel coincisero con la crescita dell’industrialismo tedesco dopo la guerra franco-prussiana e la successiva ricerca di mercati che lo portarono in concorrenza con la Gran Bretagna. I suoi scritti servirono come gradita giustificazione per l’espansione imperiale. Influenzato dal geostratega americano Alfred Thayer Mahan, Ratzel scrisse delle aspirazioni per la portata navale tedesca, concordando sul fatto che la potenza marittima era autosufficiente, poiché il profitto derivante dal commercio avrebbe ripagato la marina mercantile, a differenza della potenza terrestre.

L’idea di Raum (spazio) di Ratzel sarebbe nata dalla sua concezione dello stato come organico. Il suo primo concetto di Lebensraum non era un’espansione nazionalista politica o economica, ma spirituale e razziale. Il motivo Raum è una forza storicamente trainante, che spinge i popoli con una grande Kultur a espandersi naturalmente. Lo spazio, per Ratzel, era un concetto vago, teoricamente illimitato. Raum era definito come il luogo in cui vivono i popoli tedeschi, e altri stati più deboli potrebbero servire a sostenere economicamente i popoli tedeschi e la cultura tedesca potrebbe fecondare altre culture. Tuttavia, va notato che il concetto di Raum di Ratzel non era apertamente aggressivo, ma lo teorizzava semplicemente come l’espansione naturale di stati forti in aree controllate da stati più deboli.

Il libro per cui Ratzel è conosciuto in tutto il mondo è “Anthropogeographie”. Fu completato tra il 1872 e il 1899. L’obiettivo principale di questa opera monumentale è sugli effetti delle diverse caratteristiche fisiche e dei luoghi sullo stile e sulla vita delle persone.

Bibliografia

  • Wandertage eines Naturforschers (Giorni di vagabondaggio di uno studioso della natura, 1873–74)
  • Vorgeschichte des europäischen Menschen (Preistoria degli europei, 1875)
  • Die Vereinigten Staaten von Nordamerika (Gli Stati Uniti del Nord America, 1878–80)
  • Die Erde, in 24 Vorträgen (La Terra in 24 lezioni, 1881)
  • Völkerkunde (Etnologia, 1885,1886,1888)
  • Politische Geographie , (Geografia politica, 1897)
  • Die Erde und das Leben (La terra e la vita, 1902)

Foto principale: By Bundesarchiv, Bild 183-R35179 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5368385

Il capo dell’intelligence militare israeliana si dimette

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Il Maggiore Generale Aharon Haliva, capo dell’intelligence militare israeliana, ha rassegnato le proprie dimissioni a causa del mancato impedimento dell’attacco di Hamas il 7 ottobre, che ha descritto come un “omicida attacco a sorpresa”. Haliva ha riconosciuto le carenze del suo reparto affermando: “Non siamo stati all’altezza del compito assegnatoci”. Ha espresso il peso del rimorso per l’accaduto, indicando di portare con sé il ricordo di quel giorno tragico.

Nel suo comunicato di addio, ha detto: “All’inizio del conflitto, avevo manifestato la volontà di assumere pienamente le mie responsabilità e di completare i miei incarichi. Ora, a più di sei mesi dagli eventi e con l’avvio delle indagini, ho deciso di concludere il mio servizio”. Ha inoltre promesso di continuare a lavorare per sconfiggere Hamas e garantire la sicurezza di Israele fino al termine del suo mandato, nonché di impegnarsi per il rimpatrio dei prigionieri e dei dispersi.

Nel frattempo, sono emerse notizie drammatiche da Gaza, dove Al Jazeera ha riferito il ritrovamento di 180 corpi in una fossa comune nel cortile del complesso medico Nasser a Khan Younis. Secondo i resoconti, i corpi ritrovati, tra cui donne anziane, bambini e giovani, sarebbero stati sepolti lì dall’esercito israeliano. Queste informazioni provengono sia dal giornalista di Al Jazeera che dai servizi di emergenza palestinesi operanti nella zona.

Intelligenza Artificiale: il rischio dell’auto formazione

Comprendiamo tutti il ​​concetto di “consanguineità” in termini umani – dove persone che sono geneticamente troppo simili si riproducono, dando origine a prole con deformità. Con ogni generazione consanguinea, il pool genetico diventa sempre meno diversificato.

Ma come potrebbe tutto ciò tradursi in un’intelligenza artificiale generativa? E perché dovremmo preoccuparci della consanguineità generativa dell’IA?

Cos’è la consanguineità in relazione all’intelligenza artificiale generativa?

Il termine si riferisce al modo in cui vengono addestrati i sistemi di intelligenza artificiale generativa. I primi modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) venivano addestrati su enormi quantità di testi, contenuti visivi e audio, in genere recuperati da Internet. Stiamo parlando di libri, articoli, opere d’arte e altri contenuti disponibili online, contenuti che sono stati, in generale, creati da esseri umani.

Ora, però, disponiamo di una miriade di strumenti di intelligenza artificiale generativa che inondano Internet con contenuti generati dall’intelligenza artificiale, dai post di blog e articoli di notizie, alle opere d’arte basate sull’intelligenza artificiale. Ciò significa che i futuri strumenti di intelligenza artificiale verranno addestrati su set di dati che contengono sempre più contenuti generati dalla stessa intelligenza artificiale.

Contenuto che non è stato creato da esseri umani, ma simula l’output umano. E man mano che i nuovi sistemi imparano da questi contenuti simulati e creano i propri contenuti basati su di essi, il rischio è che i contenuti diventino progressivamente peggiori. Come fare la fotocopia di una fotocopia di una fotocopia.

Non è quindi dissimile dalla consanguineità tra esseri umani. Il “pool genetico” – in questo caso, il contenuto utilizzato per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale generativa – diventa meno diversificato. Meno interessante. Più distorto. Meno rappresentativo del reale contenuto umano.

Cosa significherebbe questo per i sistemi di intelligenza artificiale generativa?

La consanguineità potrebbe rappresentare un problema significativo per i futuri sistemi di intelligenza artificiale generativa, rendendoli sempre meno capaci di simulare accuratamente il linguaggio e la creatività umana. Uno studio ha confermato come la consanguineità porti a una minore efficacia delle IA generative, scoprendo che “senza dati reali sufficienti in ogni generazione… i futuri modelli generativi sono condannati a vedere la loro qualità o diversità diminuire progressivamente ”.

In altre parole, le IA hanno bisogno di dati nuovi (generati dall’uomo) per migliorare sempre di più nel tempo. Se i dati su cui vengono addestrati vengono sempre più generati da altre IA, si finisce con quello che viene chiamato “ collasso del modello ”. Che è un modo elegante per dire che le IA diventano più stupide. Ciò può accadere con qualsiasi tipo di output di intelligenza artificiale generativa, non solo testo ma anche immagini.

Immaginatelo in termini di un chatbot del servizio clienti che peggiora progressivamente, producendo risposte sempre più goffe, robotiche o addirittura prive di senso. Questo è il pericolo per i sistemi di intelligenza artificiale generativa: la consanguineità potrebbe, in teoria, renderli inutili. In primo luogo, vanifica lo scopo di utilizzare l’intelligenza artificiale generativa. Vogliamo che questi sistemi facciano un buon lavoro nel rappresentare il linguaggio e la creatività umana, e non peggiorino progressivamente. Vogliamo che i sistemi di intelligenza artificiale generativa diventino più intelligenti e migliori nel rispondere alle nostre richieste nel tempo. Se non possono farlo, che senso hanno?

Cosa significa tutto questo per gli esseri umani?

Abbiamo tutti visto le immagini esilaranti e strane create dall’intelligenza artificiale generativa. Mani che escono da posti in cui non dovrebbero, facce da incubo e cose simili. Possiamo ridere di queste distorsioni perché ovviamente non sono create da artisti umani.

Ma consideriamo un futuro in cui sempre più contenuti che consumiamo saranno creati da sistemi di intelligenza artificiale generativa. Sempre più contenuti distorti o, per lo meno, del tutto insipidi. Contenuti poco rappresentativi della reale creatività umana. La nostra cultura collettiva è sempre più informata da contenuti generati dall’intelligenza artificiale anziché da contenuti generati dall’uomo. Ci ritroviamo bloccati in una “ blanda camera di eco dell’IA ”. Cosa significherebbe questo per la cultura umana? È questa la strada che vogliamo percorrere?

Ci sono soluzioni?

Una via da seguire è progettare i futuri sistemi di intelligenza artificiale in modo che possano distinguere i contenuti generati dall’intelligenza artificiale da quelli generati dagli esseri umani e, quindi, dare priorità a questi ultimi a fini di formazione. Ma è più facile a dirsi che a farsi perché le IA trovano sorprendentemente difficile distinguere tra i due!

Dobbiamo anche evitare di fare eccessivo affidamento sui sistemi di intelligenza artificiale generativa e continuare a dare priorità ad attributi molto umani come il pensiero critico e il pensiero creativo. Dobbiamo ricordare che l’intelligenza artificiale generativa è uno strumento – uno strumento estremamente prezioso – ma non può sostituire la creatività e la cultura umana.

Figure 01 è un robot che può parlare e muoversi come un essere umano

Un robot a forma umana con la capacità di aggiornarsi dai propri errori è riuscito con successo a imparare a preparare una tazza di caffè semplicemente guardando il video di una persona che lo fa. Questo nuovo robot, chiamato Figure 01, può servire cibo e rispondere alle domande con una voce “umana” utilizzando la tecnologia di Intelligenza Artificiale OpenAI.

La tecnologia OpenAI è nota soprattutto per il prodotto ChatGPT. Se tutto ciò che l’azienda sviluppatrice ha mostrato in un video funziona “significa un progresso in due aree chiave della robotica“.

La prima area a cui fare riferimento è l’aspetto meccanico della robotica. Le capacità di movimento simili a quelle umane di questo robot mostrano un progresso nella capacità di costruire elementi meccanici con “movimento abile e autocorrettivo”. Ciò significa che gli ingegneri moderni possono imitare la mano umana, comprese le ossa più piccole, a un livello migliore. Ciò significa anche che i motori più fini consentono al robot di svolgere compiti e tenere delicatamente gli oggetti.

Il secondo progresso riguarda l’elaborazione del linguaggio naturale (NPL). Secondo quanto dichiarato il motore di OpenAI è immediato e reattivo alle query, oltre che in grado di tradurre i dati in parlato.

Chi è Figure AI

Fondata nel 2022, Figure AI ha sviluppato Figure 01 che se i video sono veritieri si muove come un essere umano. L’azienda vede i suoi robot utilizzati in futuro nella produzione, nelle spedizioni e nella logistica, nello stoccaggio e nella vendita al dettaglio, “dove la carenza di manodopera è più grave”, al momento le macchine non sembra siano destinate ad applicazioni militari o di difesa.

La società ha pubblicato un video che mostra la Figura 01 in azione. Il robot, in altri video, cammina su due gambe e usa le mani a cinque dita per sollevare una cassa di plastica, quindi fa diversi passi prima di posizionare la scatola su un nastro trasportatore.

L’obiettivo finale di Figure è che Figure 01 sia in grado di eseguire “attività quotidiane in modo autonomo”. L’azienda afferma che per arrivarci sarà necessario sviluppare sistemi di intelligenza artificiale più robusti.

Nel frattempo, Figure fa parte di un campo affollato di aziende che competono per rendere i robot umanoidi una realtà. Agility Robotics, sostenuta da Amazon, prevede di aprire una fabbrica in grado di produrre fino a 10.000 dei suoi robot bipedi Digit all’anno. Tesla sta anche cercando di costruire un robot umanoide, chiamato Optimus, mentre la società di robotica Boston Dynamics ha sviluppato diversi modelli. La startup norvegese di robot umanoidi 1X Technologies ha recentemente raccolto 100 milioni di dollari con il sostegno di OpenAI.

Si prevede che il mercato dei robot umanoidi raggiunga i 38 miliardi di dollari entro il 2035 e si prevede che nel 2030 potrebbero essere spedite più di 250.000 unità.

In questo momento siamo a una curva iniziale in cui c’è molto interesse per gli umanoidi, e penso che continuerà per un po’”, ha affermato Tom Andersson, co-fondatore e principale analista di STIQ Ltd., che pubblica ricerche sulla robotica e tecnologie di vendita al dettaglio. Andersson ha affermato che saranno necessari “diversi cambiamenti graduali” prima che possa essere implementato su larga scala.

Nell’ambito dell’accordo annunciato, Figure ha affermato che sta collaborando con il produttore di ChatGPT OpenAI per “sviluppare modelli di intelligenza artificiale di prossima generazione per robot umanoidi”. Utilizzerà inoltre i servizi cloud Azure di Microsoft per l’infrastruttura AI, la formazione e l’archiviazione.

I robot umanoidi necessitano di componenti costosi come attuatori, motori e sensori per funzionare. I ricercatori Goldman affermano che si prevede che tali costi diminuiranno nei prossimi anni, notando che sono già scesi tra i 30.000 e i 150.000 dollari per unità, da un intervallo compreso tra 50.000 e 250.000 dollari per unità l’anno scorso.

L’Intelligenza Artificiale per robot è diversa da ChatGpt?

L’intelligenza artificiale utilizzata per chatbot come ChatGPT è diversa da quella utilizzata per i robot umanoidi, anche se entrambi i tipi di AI rientrano nel campo dell’apprendimento automatico. Ecco le differenze principali:

ChatGPT e chatbot simili

  • Funzione principale: Generare testo, tradurre lingue, scrivere contenuti creativi e rispondere a domande in modo informativo.
  • Focus: Comprensione del linguaggio naturale (NLP) e generazione di testo realistico e coerente.
  • Forma: Non hanno un corpo fisico e interagiscono con gli utenti attraverso interfacce di testo o vocali.
  • Esempi: ChatGPT, LaMDA, Gemini.

Robot umanoidi

  • Funzione principale: Eseguire compiti fisici nel mondo reale, come spostarsi, interagire con oggetti e collaborare con gli umani.
  • Focus: Percezione sensoriale, robotica e pianificazione del movimento.
  • Forma: Hanno un corpo fisico che imita la forma umana, con arti, sensori e attuatori.
  • Esempi: Atlas, Pepper, Sophia, Figure 01.

Tecnologie AI utilizzate

  • Chatbot: Reti neurali profonde, modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), apprendimento per rinforzo.
  • Robot umanoidi: Visione artificiale, elaborazione del linguaggio naturale (NLP), apprendimento automatico per la robotica, sistemi di controllo.

Integrazione

L’intelligenza artificiale per chatbot e robot umanoidi può essere integrata per creare sistemi più completi. Ad esempio, un robot umanoide potrebbe utilizzare un chatbot per comunicare con gli umani in modo più naturale, mentre il chatbot potrebbe utilizzare le informazioni sensoriali del robot per comprendere meglio il contesto e fornire risposte più precise.

Esempio

Figure 01 è un robot umanoide che utilizza ChatGPT per la conversazione e l’interazione con gli utenti. Le telecamere di Figure 01 forniscono informazioni visive a ChatGPT, che le utilizza per generare risposte più pertinenti e contestuali.

In sintesi

  • L’IA per chatbot si concentra sulla comunicazione e la generazione di testo.
  • L’IA per robot umanoidi si concentra sul movimento, la percezione e l’interazione fisica.
  • L’integrazione di queste due tecnologie può creare sistemi AI più completi e capaci.

Ricerca e sviluppo

L’intelligenza artificiale per chatbot e robot umanoidi è un campo di ricerca in continua evoluzione. Nuove tecnologie e algoritmi vengono sviluppati continuamente per migliorare le capacità di entrambi i tipi di sistemi.

Ricatti su Telegram: cosa fare, come gestire una sextorsion

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Siete stati contattati da una ragazza su un social network, che vi ha chiesto di spostare la conversazione su Telegram, o siete stati contattati direttamente su Telegram. Dopo una chat sexy, è stato registrato del materiale personale e ora siete sotto ricatto.

Si tratta di un classico ricatto su Telegram: in questa guida vedremo come gestire un ricatto su Telegram per non avere danni alla propria reputazione ed evitare la diffusione di materiale personale.

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I ricatti su Telegram: perchè avvengono

I ricatti su Telegram fanno parte di un più ampio fenomeno noto come “Sextortion” o “ricatti sessuali online”: si tratta di un’attività ricattatoria condotta da gruppi internazionali di criminali, che eseguono migliaia di ricatti al giorno in tutto il mondo.

L’obiettivo è quello di registrare del materiale intimo, minacciare le vittime di diffonderlo online e ottenere cospicue somme di denaro.

Telegram è un’applicazione che, purtroppo, si presta particolarmente bene ai ricatti in quanto è difficile risalire alle informazioni del proprio interlocutore ed è molto facile cercare e contattare le persone, sfruttando il numero di cellulare, il nome utente o la funzione “persone nelle vicinanze”.

Su Telegram è inoltre molto semplice creare dei gruppi, dove condividere in poco tempo grandi quantità di materiale. Ecco quindi cosa fare per gestire al meglio un ricatto su Telegram.

Non credere ai ricattatori

I ricattatori sono dei professionisti nello spaventare le proprie vittime e normalmente utilizzano due grandi tecniche.

La prima è quella di richiedere denaro per curare un parente malato: spesso i ricattatori inoltrano l’immagine di una persona su un letto d’ospedale in gravissime condizioni per giustificare, con una motivazione umanitaria, la loro richiesta di soldi.

L’altro grande trucco è quello di inoltrare una schermata che presenta una denuncia dell’Interpol ai propri danni: nella foto si legge dell’avvio di un’indagine nei propri confronti per la presenza di materiale pedofornografico sul proprio smartphone.

In questo caso, l’Interpol sembra chiedere una somma di denaro per archiviare la denuncia senza ulteriori conseguenze.

Si tratta ovviamente di bufale, utilizzate per spaventare l’interlocutore, metterlo sotto pressione e ottenere più facilmente il denaro.

Non pagare i ricattatori

I ricattatori su Telegram iniziano chiedendo una cifra, che può essere anche molto alta, per poi scendere gradualmente a seconda delle capacità di spesa della propria vittima.

La promessa è sempre la stessa: pagando, la situazione si interromperà immediatamente e il materiale compromettente verrà cancellato definitivamente dai loro computer.

Anche se presi dal panico, bisogna evitare a qualsiasi costo di pagare. Cedere al ricatto non comporta assolutamente la cancellazione del materiale né la fine delle comunicazioni. Anzi, i ricattatori capiscono che la vittima è disposta a sborsare denaro e, con altre scuse pretestuose, chiedono immediatamente altri soldi fino a stabilire, addirittura, dei pagamenti a cadenza regolare.

Pagare è uno dei peggiori errori che si possa fare quando si è vittime di ricatti su Telegram.

Non fornire il proprio numero di cellulare

Fornire il proprio numero di cellulare è un altro errore da evitare. Se i ricattatori entrano in possesso del numero di telefono possono contattare più facilmente la vittima, intimidirla con maggiore efficacia, fino addirittura a fare delle chiamate minacciose.

E’ necessario quindi non solo non fornire mai il proprio numero, ma anche verificare le impostazioni del proprio profilo: molto spesso Telegram pubblica automaticamente il numero di cellulare con il quale è stata installata l’applicazione.

Controllate subito che non sia visibile pubblicamente, e nel caso, raggiungete le impostazioni dell’applicazione per renderlo visibile solamente a voi stessi.

Non fornire la propria posizione geografica

Telegram consente di fornire la propria posizione geografica: anche questo è un errore. Il problema non risiede tanto nel rischio di essere avvicinati fisicamente da questi criminali, in quanto le sedi di questi gruppi sono sempre in paesi lontani come la Costa d’avorio, le Filippine o il Burkina Faso.

Fornire la propria posizione geografica è un errore perchè permette ai ricattatori di confezionare dei messaggi personalizzati, come una falsa denuncia della polizia che sembra provenire proprio dalla vostra città o altre tecniche di convincimento calibrate per voi.

Non scaricare applicazioni

I ricattatori potrebbero chiedervi di scaricare delle applicazioni o cliccare su dei link: non fatelo assolutamente. Si tratta sicuramente di virus e malware che hanno il compito di controllare la vostra rubrica telefonica o raccogliere altre informazioni sensibili, come gli accessi bancari.

Evitate di accettare e di eseguire qualsiasi applicazione. Se lo avete già fatto, scaricate immediatamente dalle piattaforme come Google Play o lo store di iOS un antivirus, come AVG o Kaspersky, ed avviatelo immediatamente per cercare di bloccare immediatamente qualsiasi malware che potrebbe essere stato installato sul vostro smartphone.

Raccogliete prove del reato

Conservate le chat Telegram con i ricattatori. A volte le vittime, per cercare di chiudere la situazione e in preda al panico, potrebbero essere tentate di cancellare le chat. Anche questo è un errore da evitare: le chat costituiscono la prova fondamentale del reato informatico che si sta verificando e sono fondamentali per una denuncia alle forze dell’ordine

Dovete conservare le chat: potete eseguire degli screenshot da registare nella galleria fotografica o esportare una copia di backup delle chat, cosa che Telegram permette di fare nel menù “Impostazioni”

Sporgete subito denuncia alle forze dell’ordine

Una delle cose più importanti in queste situazioni è non rimanere da soli. Sporgete immediatamente denuncia,  recandovi personalmente presso una questura, in particolare il dipartimento della polizia postale o presso il comando dei Carabinieri più vicino a voi: dite di essere stati vittima di un reato informatico, consegnate le prove di quanto avvenuto e attenetevi alle loro indicazioni.

Denunciare è molto importante, in quanto permette alle forze dell’ordine di raccogliere dei dati che serviranno per le indagini internazionali, volte a sgominare queste bande di ricattatori.

Rivolgiti a dei consulenti professionisti

Un ottimo metodo per gestire i ricatti su Telegram è quello di farsi accompagnare da consulenti di sicurezza e privacy professionisti. In questo caso, il Gruppo Trizio Consulting, agenzia di protezione della reputazione online con sede a Genova e Roma, può darvi un aiuto immediato.

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Diritto all’oblio. Dopo quanti anni ne puoi beneficiare?

Dopo quanti anni si può beneficiare del diritto all’oblìo?

Questa è una delle prime domande relative al diritto all’oblio, ma cerchiamo di capire che cos’è il diritto all’oblio e dopo quanti anni si può beneficiare di questa normativa europea.

Tecnicamente parlando, il diritto all’oblio è il diritto di una persona di richiedere sia la cancellazione che la deindicizzazione dai motori di ricerca di alcuni dati personali o notizie relative alla propria vita, per proteggere la propria privacy e la reputazione online. Ma come spesso accade in giurisprudenza, è necessario bilanciare questo diritto con il diritto di cronaca esercitato dalle testate giornalistiche.

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Dopo quanti anni si può beneficiare del diritto all’oblio? La risposta a questa domanda non è semplice né immediata, poiché dipende da diverse condizioni.

Occorre innanzitutto riconoscere che non esiste una legge che stabilisca in modo preciso ed esatto dopo quanti anni si può beneficiare del diritto all’oblio. Piuttosto, le varie sentenze nazionali e internazionali negli ultimi anni hanno creato un orientamento normativo di riferimento, che deve essere valutato caso per caso.

Dopo quanti anni hai il diritto all’oblìo per assoluzione?

Nel caso di assoluzione, il diritto all’oblio viene applicato in modo sostanzialmente immediato, soprattutto dopo la riforma Cartabia del 2021, rendendolo quasi automatico. Questo vale sia per le redazioni giornalistiche, che possono decidere di rimuovere l’articolo immediatamente, sia per i motori di ricerca, che sono tenuti a rimuovere dai risultati di ricerca i link ritenuti obsoleti entro 15 giorni dalla notifica ricevuta dal diretto interessato.

Il diritto all’oblio è considerato immediatamente applicabile per ristabilire la reputazione di una persona riconosciuta assolta e innocente.

Dopo quanti anni hai il diritto all’oblìo se sei stato condannato?

La situazione cambia nel caso di condanne: il diritto all’oblio inizia a essere calcolabile dalla data di estinzione della pena, non dalla data in cui la pena è stata inflitta. Il periodo varia da due a cinque anni a seconda della gravità del reato, dell’assenza o presenza di fattori attenuanti e di altre circostanze aggravanti.

In generale, più il reato è lieve e meno coinvolge altre persone, più si tende a considerare un periodo vicino ai due anni. Al contrario, per reati gravi contro le persone o in presenza di circostanze aggravanti, il periodo necessario per poter beneficiare del diritto all’oblio si estende fino a cinque anni.

Cosa può aumentare gli anni necessari per il diritto all’oblìo?

Ci sono effettivamente degli elementi che possono prolungare il periodo necessario per poter beneficiare del diritto all’oblio. In particolare, i gravi reati come quelli legati al terrorismo, all’associazione mafiosa e all’associazione a delinquere ricevono un’attenzione speciale sia dalle redazioni giornalistiche, che di solito attendono cinque anni prima di procedere alla deindicizzazione, sia dai motori di ricerca.

Un altro aspetto rilevante riguarda i reati contro le persone, soprattutto quelli commessi contro categorie considerate vulnerabili, come bambini, anziani, persone con disabilità e donne.

Reati quali la pedofilia e il femminicidio non solo potrebbero non essere soggetti a deindicizzazione prima di cinque anni, ma è anche probabile che si incontrino resistenze anche dopo questo periodo.

Cosa può diminuire gli anni necessari per il diritto all’oblìo?

Allo stesso modo, esistono fattori che possono ridurre il tempo necessario per poter beneficiare del diritto all’oblio. Secondo l’esperienza degli esperti del Gruppo Trizio Consulting, specializzato nella rimozione di contenuti negativi e nel diritto all’oblio su internet, un radicale cambio di vita, accompagnato da una modifica sostanziale del proprio comportamento, un serio e dimostrabile impegno nel servire la società, o un significativo cambiamento e miglioramento nella propria professione, possono contribuire a ridurre i tempi necessari per usufruire del diritto all’oblio.

Dopo quanti anni hai il diritto all’oblio per personalità politiche?

Le personalità politiche rappresentano un caso particolare quando si parla di diritto all’oblio.

Generalmente, chi ricopre un incarico pubblico, e ha dunque responsabilità nei confronti dei cittadini, necessita di un periodo più lungo per poter beneficiare del diritto all’oblio. In questo contesto, un elemento chiave è la posizione pubblica dell’individuo, spesso legata a un mandato elettivo.

Sia le redazioni giornalistiche che i dipartimenti legali dei motori di ricerca ritengono che i cittadini e gli elettori abbiano il diritto di essere informati in modo preciso e prolungato su eventi che riguardano un determinato candidato o titolare di carica pubblica.

Anche per le personalità politiche è possibile ottenere il diritto all’oblio, ma sono necessarie strategie specifiche e il soddisfacimento di requisiti legali ben definiti, data la tendenza del diritto di cronaca a prevalere in queste situazioni.

Cos’è il Ramadan

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Il Ramadan è considerato il mese più sacro nel calendario islamico. Durante il Ramadan ogni adulto musulmano praticante sano è tenuto a digiunare dall’alba al tramonto, e ad astenersi anche dal bere acqua, dando così una notevole prova di resistenza fisica e di fede, fino alla sera, quando potrà finalmente interrompere il digiuno, riunendosi insieme ad amici, parenti e conoscenti in un momento conviviale.

L’osservanza del digiuno è un obbligo di fede. Si tratta di uno dei cinque “pilastri” dell’Islam – insieme alla testimonianza di fede, alla preghiera, all’elemosina e al pellegrinaggio – e si accompagna all’obbligo di recitare 5 volte al giorno le preghiere previste, volgendo lo sguardo a La Mecca. Prima dell’alba è consentito consumare un pasto, il suhur, al tramonto il digiuno si interrompe con un dattero e un bicchiere d’acqua, dopodiché segue l’iftar, ovvero il pasto serale dove si invitano amici e parenti.

La pratica del digiuno

Il digiuno, un tempo pratica comune anche tra le antiche comunità dell’Arabia preislamica, è stato elevato a obbligo religioso dall’Islam, come testimonia il Corano, che lo indica come mezzo per sviluppare il timor di Dio, o taqwa. Non solo tra i fedeli musulmani, ma anche le popolazioni pagane di Mecca seguivano tradizioni di digiuno, in particolare nel decimo giorno di Muharram, con lo scopo di espiazione dei peccati e prevenzione delle carestie.

Riscontri storici, come quelli riportati dall’autore iracheno Abu Zanad nel VIII secolo, suggeriscono che pratiche simili al digiuno del Ramadan fossero osservate anche da comunità preislamiche nella regione di Giazira, nel nord dell’odierno Iraq.

La formalizzazione del digiuno durante il Ramadan come prescrizione divina avvenne nel 624 d.C., a 18 mesi dalla migrazione del profeta Maometto da Mecca a Medina (Egira), evidenziando il profondo significato spirituale e comunitario attribuito a questa pratica. Tra gli obiettivi del digiuno si riconoscono l’autodisciplina, il rafforzamento del senso di appartenenza comunitaria, la pazienza, l’amore per il divino, ma anche una maggiore empatia verso i bisognosi, stimolando i fedeli alla beneficenza, come la zakat.

Il Ramadan e le sue radici sono oggetto di studio e dibattito tra gli storici. Philip Jenkins, tra altri, propone che la pratica musulmana del digiuno possa avere influenze dalle tradizioni quaresimali delle Chiese Siriache, un’ipotesi che trova sostegno in alcuni ambienti accademici, sebbene sia contestata da studiosi musulmani come al-Azami, che rigettano l’idea di una derivazione siriaco-cristiana del Corano. Questa teoria sottolinea la complessità e l’intreccio di influenze culturali e religiose che caratterizzano la storia delle pratiche di digiuno nel mondo islamico.

I divieti nel Ramadan

Durante il digiuno del Ramadan è proibito praticare atti sessuali, proferire ingiurie o male parole, imprecazioni e bestemmie, allo stesso modo sono vietati gli atti di violenza (fatta eccezione per la legittima difesa) ed è proibito mentire e calunniare, o dedicarsi a vizi come il fumo.

I negozi e le aziende restano chiusi durante il giorno per riaprire soltanto dopo il tramonto.

È una sorta di lunga ordalia spirituale e fisica, con alcuni momenti di comunione e convivialità, che aiuta tutti i fedeli musulmani a compiere una riflessione spirituale, per fermarsi facendo il punto sulla propria vita, e purificarsi nel corpo e nello spirito dedicandosi al prossimo, con l’obiettivo dichiarato di lasciare da parte le priorità del corpo per privilegiare quelle dell’anima.

Durante il mese sacro del Ramadan, oltre all’obbligo del digiuno, i musulmani sono esortati a intensificare le loro pratiche devozionali, tra cui la recita di preghiere, la beneficenza e l’esercizio dell’autodisciplina. Tali attività trovano fondamento negli insegnamenti degli Hadith, in particolare nei racconti autentificati raccolti in Sahih Al-Bukhari e Sahih Muslim.

Queste tradizioni sottolineano il carattere spirituale profondamente significativo del Ramadan, descrivendo come, con l’inizio di questo mese, si aprano le porte del Paradiso e si chiudano quelle dell’inferno, mentre i demoni vengono incatenati. Questa immagine simbolica riflette l’opportunità offerta ai fedeli di avvicinarsi spiritualmente a Dio, purificando l’anima attraverso pratiche di devozione e altruismo, in un periodo in cui il bene è reso più accessibile e il male è tenuto a bada.

Al termine del Ramadan si tiene una vera e propria festa, detta Id al-fitr, o festa della rottura del digiuno, che può durare fino a tre giorni, durante la quale si tengono spettacoli e festival.

Le esenzioni dal digiuno

La pratica del digiuno non è però prevista per alcune categorie. Sono esentati gli anziani, i minori di 12 anni, dunque non è previsto alcun digiuno per i bambini, le donne in gravidanza e in allattamento, i malati, i viaggiatori e le donne durante il ciclo mestruale.

Questi ultimi, le donne con il ciclo e i viaggiatori, così come coloro che hanno sofferto di malanni passeggeri durante il mese del Ramadan, dovranno poi recuperare i giorni di digiuno nel corso dell’anno. Gli anziani e i malati gravi sono invece incoraggiati a praticare opere di carità, se sono in condizione di farlo, durante tutto il mese sacro.

Le origini del Ramadan

Letteralmente “ramadan” significa ‘grande calore’ o ‘calore cocente’ ed è il nome del nono mese del calendario lunare islamico. Così importante e sacro, perché secondo l’Islam fu durante il mese di Ramadan che l’angelo Gabriele rivelò a Maometto il Corano.

Ma ci sono altri momenti topici dell’Islam verificatisi durante il mese sacro. Fu infatti sempre durante il Ramadan che la comunità musulmana di Maometto sconfisse la tribù Quraysh de La Mecca; e fu durante il Ramadan che, sei anni dopo tale prima vittoriosa battaglia, Maometto condusse la sua comunità a La Mecca, che rivendicò come appartenente ai musulmani che prima ne erano stati cacciati e dove “purificò” il santuario della Ka’ba dagli usi dei pagani – la Ka’ba oggi è l’edificio più sacro per l’Islam.

La Ka’ba

Situata al centro della Grande Moschea nella città della Mecca, in Arabia Saudita, la Ka’ba è un antico edificio a forma di cubo verso il quale i musulmani di tutto il mondo si rivolgono per pregare. Durante il pellegrinaggio annuale, noto come Hajj, milioni di musulmani si recano alla Mecca per pregare e rendere omaggio alla Ka’ba.

La data del Ramadan perché la data varia di anno in anno?

Anche se il nome ‘calore cocente’ fa pensare a un mese torrido, oggi non è detto che tale periodo cada durante i mesi estivi del calendario gregoriano. Questo perché il calendario islamico segue rigorosamente quello lunare, che conta 11 giorni in meno rispetto a quello solare: per cui di anno in anno la data di inizio del Ramadan viene anticipata, causando una variazione delle stagioni in cui viene celebrato. In alcuni periodi si celebra d’inverno, con conseguente digiuno abbreviato. Quest’anno, ad esempio, l’inizio del mese sacro cade il 10 marzo.

Nella tradizione, l’inizio di un mese lunare veniva stabilito in base all’avvistamento a occhio nudo della prima falce di Luna crescente. Ma essendo tale metodo poco accurato, per via delle possibili perturbazioni meteorologiche e di altri elementi che possono ostacolare o ritardare l’avvistamento, oggi tale determinazione è affidata a un preciso calcolo tecnologico, il cui rigore però impedisce al mese di Ramadan di coincidere sempre con il periodo estivo, come era in passato.

Poiché 1,9 miliardi di fedeli abitano ogni angolo del globo a chi abita dove in quel periodo dell’anno il sole non tramonta mai, come in Alaska, le autorità islamiche raccomandano di seguire il calendario del paese più vicino dove sia possibile attuare una netta distinzione tra il giorno e la notte.

Le ricorrenze nel Ramadan

Il Ramadan, oltre a essere un periodo di intensa spiritualità e devozione per i musulmani, è costellato da numerose ricorrenze che arricchiscono il tessuto culturale e religioso di questo mese sacro.

Tra queste, spiccano date significative che commemorano eventi storici e figure importanti dell’Islam. Il sesto giorno del mese, ad esempio, segna la nascita di al-Husayn ibn ‘Alī, nipote del Profeta Maometto, figura di spicco per la comunità sciita. Il decimo giorno ricorda la scomparsa di Khadīja bint Khuwaylid, prima moglie del Profeta e sua prima seguace. La vittoria nella battaglia di Badr, momento cruciale per la nascente comunità musulmana, è celebrata il diciassettesimo giorno.

La conquista della città di Mecca, che segnò un punto di svolta nella diffusione dell’Islam, ricorre il diciannovesimo giorno. Infine, il ventunesimo giorno è dedicato alla memoria di ‘Alī ibn Abī Ṭālib, primo cugino e genero del Profeta, e di l’imam ʿAlī al-Riḍā, anch’essi figure centrali nella tradizione islamica.

Nei paesi a maggioranza musulmana, il rispetto del digiuno assume un’importanza tale da riflettersi anche nella sfera legale, con normative che in alcuni casi sanzionano penalmente la violazione pubblica di questa pratica durante il Ramadan, in nome della morale collettiva.

Tuttavia, è importante sottolineare che, nella vita privata, la pratica del digiuno rimane una questione di fede personale e di coscienza individuale, senza obblighi imposti dalla legge. Questa distinzione tra sfera pubblica e privata riflette la complessità delle interpretazioni e delle applicazioni della legge islamica nei diversi contesti culturali e nazionali.

Capire e studiare questo mese speciale per la fede islamica è un modo per entrare in un mondo che molto spesso viene ignorato ed è un vero e proprio mistero per molte persone.

Regno Unito: progettato nuovo software per supportare i futuri satelliti

Il Ministero della Difesa del Regno Unito ha compiuto un passo significativo verso il potenziamento delle sue capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione dallo spazio, assegnando due importanti contratti per lo sviluppo di software terrestre destinato a supportare la futura costellazione di satelliti.

Le filiali britanniche di Rhea, azienda belga, e di Lockheed Martin, conglomerato americano, sono state selezionate per questo progetto, con un investimento complessivo di 4 milioni di sterline, equivalente a circa 5 milioni di dollari.

Questi accordi, annunciati il 14 febbraio, rappresentano il frutto di un lavoro di preparazione iniziato a metà del 2023, quando le due aziende furono scelte tra sei candidati per il progetto denominato Beroe.

Nonostante l’apparente modestia dell’investimento, l’impatto atteso da questo sviluppo è ritenuto cruciale. Il Commodoro David Moody, a capo delle capacità presso il Comando spaziale del Regno Unito, ha sottolineato l’importanza di questo momento per la difesa e l’industria spaziale britannica.

Le innovazioni software e le partnership che ne scaturiranno giocheranno un ruolo determinante nel futuro della gestione delle attività spaziali del Regno Unito, con l’obiettivo di controllare e massimizzare l’uso dei satelliti in maniera sicura e sostenibile.

Il completamento dei contratti, della durata di 20 mesi, è previsto per marzo 2025, senza una tempistica definita per le fasi successive di acquisizione o sviluppo software.

Il controllo satellitare britannico si basa attualmente sulla rete Skynet 5, dedicata alle comunicazioni. Tuttavia, il progetto Beroe mira a estendere le capacità satellitari a un ventaglio più ampio di enti governativi e tipologie di satelliti, sia individualmente sia in coordinamento. Sebbene Beroe operi indipendentemente da Skynet, supporterà le future costellazioni di satelliti attraverso programmi come ISTARI e Minerva in orbita terrestre bassa.

ISTARI prevede lo sviluppo di un sistema multi-satellite decennale, con un investimento di 968 milioni di sterline, per rafforzare sorveglianza e raccolta di informazioni a supporto delle operazioni militari. Minerva, con un budget di 127 milioni di sterline, si concentra sullo sviluppo di quattro satelliti dimostrativi, destinati a validare la capacità di raccolta e diffusione autonoma di dati. Il lancio di Tyche, il primo satellite del gruppo Minerva, è previsto per quest’anno, ponendo le basi per il futuro sviluppo del progetto ISTARI.

Questi programmi si inseriscono in un piano di spesa decennale del Ministero della Difesa, che ammonta a 6,4 miliardi di sterline, come parte della strategia di difesa spaziale lanciata nel 2022.

La maggior parte dei fondi sarà destinata all’acquisto di nuovi satelliti e infrastrutture terrestri per il programma Skynet 6, con Airbus già impegnata nella costruzione del satellite Skynet 6A.

Una competizione aggiuntiva è in corso per la fornitura di una nuova generazione di satelliti a banda stretta e larga, segnando un nuovo capitolo nello sviluppo spaziale britannico.