Home Blog Pagina 51

Minacce informatiche alla rete elettrica nazionale del Pakistan

Il Pakistan continua ad espandere il suo sistema informatico e l’impegno nel mercato IT globale, la nazione però è esposta a una pletora di minacce informatiche, tra cui criminalità informatica, spionaggio e guerra informatica.

Il targeting delle infrastrutture vitali del paese, compresi i sistemi energetici e di alimentazione, le reti militari e governative e le istituzioni finanziarie, ha provocato una serie di attacchi informatici che hanno portato a interruzioni di corrente, perdite finanziarie e interruzioni dei servizi essenziali. L’incorporazione della tecnologia nell’infrastruttura elettrica pakistana è diventata un aspetto indispensabile della società contemporanea in quanto consente la gestione e la distribuzione efficiente dell’elettricità, tuttavia, intensifica anche le potenziali ramificazioni di un attacco informatico a questi sistemi in assenza di adeguate misure di sicurezza.

Il World Economic Forum ha riconosciuto la crescente frequenza e gravità degli attacchi informatici alle infrastrutture critiche come una “pandemia informatica”, con un aumento del 300% negli stessi Stati Uniti, in particolare sulla scia della pandemia di COVID-19.

Gli obiettivi di questi attacchi includono la tecnologia operativa che collega i sistemi di controllo industriale e i sistemi critici interconnessi. Questi attacchi agli ICS possono potenzialmente interrompere i servizi essenziali, causando caos e perdite finanziarie per individui e organizzazioni. La vulnerabilità delle infrastrutture vitali alle incursioni informatiche, comprese le reti elettriche, rappresenta una formidabile minaccia per la stabilità e la sicurezza delle nazioni.

Tuttavia, molti paesi, tra cui il Pakistan, devono ancora comprendere appieno e affrontare le potenziali conseguenze di un attacco informatico alle loro reti elettriche. La ricerca ha indicato un notevole aumento della ricorrenza e della complessità degli attacchi informatici diretti alle reti elettriche, con gli attori degli stato-nazione in possesso sia delle capacità tecniche che dell’intento strategico per svolgere tali attività.

I meccanismi di gestione della rete elettrica sono strettamente collegati all’interno di un’infrastruttura di rete e le operazioni sono costantemente monitorate attraverso sistemi di sicurezza ideati per identificare qualsiasi deviazione o irregolarità nel flusso di energia. Una interferenza con la rete elettrica può danneggiare sostanzialmente tutti i dispositivi interconnessi.

E’ fondamentale indagare le cause sottostanti e le potenziali conseguenze di un blackout nazionale, con specifico riguardo a come questi fattori possano variare in relazione alla durata dell’evento. Un blackout a livello nazionale, come definito, costituisce un’interruzione globale dell’infrastruttura elettrica nazionale, che porta a un’interruzione diffusa della fornitura di energia elettrica. Le implicazioni di un tale evento possono divergere in modo significativo, a seconda dell’origine del blackout e della sua durata. Tra le ramificazioni più comuni di un blackout a livello nazionale ci sono:

  • Interruzione dei servizi essenziali: Ospedali, impianti di trattamento delle acque e altre infrastrutture critiche, portando all’interruzione di servizi essenziali come l’assistenza sanitaria, l’approvvigionamento idrico e le comunicazioni.
  • Perdita di elettricità nelle case e nelle aziende: milioni di persone potrebbero rimanere senza elettricità, rendendo difficile o impossibile cucinare, riscaldare o rinfrescare case e aziende.
  • Interruzione economica: le aziende possono essere costrette a chiudere, con conseguente perdita di produttività ed entrate. Ciò può anche comportare perdite di posti di lavoro, riduzione del PIL e altri impatti economici.
  • Problemi di traffico e trasporti: semafori, treni e altri mezzi di trasporto pubblico potrebbero smettere di funzionare, causando ritardi e incidenti.
  • Problemi di sicurezza: le persone possono essere a rischio di lesioni o morte a causa della mancanza di alimentazione di servizi essenziali come ospedali, ascensori e sistemi di risposta alle emergenze.
  • Problemi di sicurezza: un blackout a livello nazionale può anche fornire opportunità a criminali e attori ostili di eseguire attacchi, saccheggi o altre attività dannose.
  • Da una prospettiva globale, la Russia, gli Stati Uniti e la Cina possiedono capacità informatiche altamente avanzate e sono noti per essere coinvolti in attacchi informatici di stato-nazione.

Gli Stati Uniti vantano una divisione cyber-militare ben finanziata e altamente qualificata nota come United States Cyber ​​Command, che è responsabile della difesa delle reti militari statunitensi e della conduzione di operazioni informatiche. Il governo degli Stati Uniti ha anche investito molto nella protezione delle infrastrutture critiche, inclusa la rete elettrica.

Nel 2007, il Department of Homeland Security (DHS) degli Stati Uniti ha condotto una dimostrazione chiamata Aurora Generator test, che ha simulato un attacco informatico a un generatore di corrente, provocandone il malfunzionamento e lo spegnimento, con conseguente interruzione di corrente. Questo test è stato significativo in quanto ha segnato una delle prime dimostrazioni che un attacco informatico alla rete elettrica potrebbe causare un’interruzione fisica del sistema elettrico.

Il recente blackout verificatosi in Pakistan il 23 gennaio 2023 ha portato alla luce la vulnerabilità della rete elettrica del Paese a potenziali attacchi informatici. Questo non è il primo incidente, l’ultimo è avvenuto nel gennaio del 2021, quando 220 milioni di persone sono rimaste senza elettricità. Nel caso più recente, il Ministero dell’Energia ha inizialmente attribuito il disservizio a un guasto tecnico e poi ha cercato di minimizzare dichiarando che è stato uno spegnimento intenzionale come parte dell’iniziativa di risparmio energetico di fronte all’attuale crisi energetica.

Un esame di casi studio analoghi su interruzioni prolungate della rete elettrica ha identificato un fattore causale distinto. Mentre i precedenti casi di blackout diffusi sono stati attribuiti a cause “tecniche”, un esame più attento rivela che il tecnicismo sottostante risiede nell’ambito della sicurezza informatica e che il recente incidente potrebbe essere il risultato di un attacco informatico.

L’ “effetto cascata” sulla rete che ne è seguita può essere descritta come un’interruzione di corrente che si verifica in un’area e provoca un effetto domino, che porta a interruzioni di corrente in altre aree. Ciò può accadere per diversi motivi, come guasti alle apparecchiature, errori umani o attacchi informatici. Quando una centrale elettrica o una linea di trasmissione si guasta, l’improvvisa perdita di potenza può causare il reindirizzamento dell’energia ad altre aree, portando a un sovraccarico e provocando il guasto di ulteriori centrali elettriche o linee di trasmissione. Questa reazione a catena può diffondersi rapidamente in tutta la rete elettrica, provocando un diffuso blackout. Inoltre, se la rete non è configurata con adeguati meccanismi di protezione e controllo, l’effetto a cascata può causare danni all’infrastruttura di rete che possono richiedere settimane o mesi per essere riparati. Tuttavia, non sono solo i guasti fisici a rappresentare una minaccia per la rete elettrica e le minacce informatiche. Diverse minacce informatiche possono influenzare la rete elettrica del Pakistan, tra cui:

  1. Advanced Persistent Threats (APT): gli APT sono attacchi mirati tipicamente lanciati da attori di stato-nazione con l’intento di ottenere un accesso prolungato a una rete o a un sistema, che può essere sfruttato per rubare informazioni sensibili, interrompere le operazioni o causare danni fisici all’infrastruttura critica. 
  2. Attacchi DDoS (Distributed Denial of Service): gli attacchi DDoS inondano reti o sistemi di traffico attraverso dispositivi compromessi, causando potenzialmente l’indisponibilità delle operazioni della rete elettrica o danni fisici all’infrastruttura.
  3. Attacchi al sistema di controllo industriale (ICS) e al controllo di supervisione e acquisizione dati (SCADA): gli attacchi ICS e SCADA prendono di mira i sistemi e le reti che regolano e supervisionano le infrastrutture critiche, come le centrali elettriche e le linee di trasmissione, che possono causare danni fisici o impedire l’alimentazione operazioni di rete. 
  4. Attacchi di phishing e ingegneria sociale: questi attacchi utilizzano il phishing tramite e-mail e telefono per indurre le persone a rivelare informazioni sensibili o installare malware, che possono essere utilizzati per rubare informazioni sensibili o ottenere l’accesso ai sistemi di rete elettrica. 
  5. Attacchi ransomware: questi attacchi, che utilizzano malware per crittografare i file di una rete o di sistema e richiedono un riscatto in cambio della chiave di decrittazione, possono interrompere le operazioni della rete elettrica o causare danni fisici all’infrastruttura.

Il Pakistan deve comprendere che gli attori degli stati-nazione e le APT stanno cercando intenzionalmente l’iniziativa per condurre operazioni informatiche al di sotto della soglia di un conflitto armato. Queste operazioni, a meno di un conflitto armato, forniscono vantaggi strategici consentendo agli stati-nazione o alle organizzazioni di raccogliere informazioni, interrompere le operazioni di un bersaglio o influenzare il loro processo decisionale senza degenerare la situazione in un conflitto militare su vasta scala attraverso e dal cyberspazio. Ciò consente a questi attori dello stato-nazione e agli APT sponsorizzati dallo stato di ridistribuire costantemente il potere nel sistema internazionale influenzando il calcolo delle decisioni strategiche di un avversario e consentendo di ottenere guadagni cumulativi.

Poiché le minacce informatiche continuano a evolversi e prendono di mira le infrastrutture critiche, le organizzazioni nei sistemi di controllo industriale e nei settori dell’energia devono rimanere vigili nelle loro strategie difensive per proteggersi dai gruppi APT (Advanced Persistent Threat) e altri attori malintenzionati.

Un aumento significativo delle risorse e degli investimenti deve essere indirizzato verso l’avanzamento delle misure di sicurezza informatica per migliorare la resilienza della nazione agli attacchi informatici e migliorare la sua capacità di rispondere e riprendersi da tali incidenti. 

Chi è Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio

0

Nato a Roma il 1° settembre 1965, intraprende gli studi di giurisprudenza, che completa nel 1990. Tre anni più tardi diventa ufficialmente avvocato, ed eserciterà la professione forense fino al 2003.

In parallelo si avvicina al mondo del volontariato sin dall’età adolescenziale, operando al Jesuit Refugee Service e in un centro di accoglienza della Caritas.  Dal 1988 al 1991 assiste le persone con disabilità gravi alla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Cottolengo.

Nella seconda metà degli anni Novanta si occupa di processi di mafia e per cinque anni vive sotto scorta. Nel frattempo, all’attività di volontariato, affianca quella di manager sanitario con due istituti pubblici di assistenza e beneficenza (Ipab), il “Santa Maria in Aquiro” e l’Asilo della Patria.

Inizia il suo impegno nel mondo della sanità come dirigente: dal 1996 al 2004 è presidente e commissario dell’Istituto pubblico di assistenza e beneficenza (IPAB) “Santa Maria in Aquiro”, mentre dal 2001 al 2003 Presidente IPAB “Asilo della Patria”.

Nel 2003 l’allora presidente della Lazio Francesco Storace nomina Rocca direttore generale dell’ospedale Sant’Andrea e commissario straordinario del Sant’Andrea.

Parallelamente all’attività di avvocato, ha continuato il suo impegno di volontariato attraverso la ONG etiope Hansenian’s Ethiopian Welfare Organization di cui, per un breve periodo, è stato anche direttore generale a titolo gratuito, e con la Croce Rossa Italiana, aderendo a la componente dei donatori di sangue. Dalla seconda metà del 2007 è chiamato a ricoprire l’incarico di capo del Dipartimento per le operazioni di emergenza della Croce Rossa. Nel 2009, durante l’Assemblea Generale in Kenya, è stato eletto membro del Consiglio di Amministrazione della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Alla guida della Croce Rossa

Rocca è entrato in Croce Rossa Italiana nel giugno 2007, divenendo commissario straordinario nel novembre 2008. Nel frattempo, una piccola parentesi nel comune di Roma, durante la giunta di Gianni Alemanno, come capo dell’Assessorato alla Sanità e alle Attività Sociali.

Nel gennaio 2013 ha assunto la carica di presidente nazionale della Croce Rossa. Sempre nel 2013, durante l’assemblea generale di Sydney, Rocca è stato eletto vicepresidente della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. La carica di presidente è stata rinnovata per la prima volta nel maggio 2016, la seconda volta nel maggio 2020.

Presidente della Regione Lazio

A fine 2022, in prossimità delle elezioni regionali del febbraio 2023 , il presidente del Consiglio Giorgia Meloni propone il nome di Rocca come candidato ufficiale della coalizione di centrodestra alla carica di presidente. Accettando la candidatura, Rocca lascia la guida della Croce Rossa il 29 dicembre 2022.

Ho deciso di presentare le mie dimissioni dalla carica di Presidente nazionale della Croce Rossa Italiana perché ho scelto di mettermi a disposizione del territorio – ha scritto Rocca in una lettera pubblicata sul sito della Cri -. Come esperto di sanità pubblica, penso di poter portare un valore aggiunto: ho accettato una nuova sfida in cui credo fortemente”.

Nella tornata elettorale Rocca è stato eletto governatore con il 54% dei voti.

La condanna per spaccio

Sul passato di Rocca c’è anche un’ombra che spesso ha allontanato la sua candidatura. E’ una condanna per spaccio di stupefacenti, per fatti risalenti a quando aveva 19 anni e fu arrestato dai carabinieri. Condannato a tre anni e due mesi di reclusione e 7 milioni di euro di multa, l’anno dopo ebbe due mesi di sconto dalla Corte d’appello. “Bisogna imparare dagli errori e migliorarsi ogni giorno che passa. L’umanità è fragile e ogni individuo può sbagliare”, ha sostenuto lo stesso Rocca nel momento in cui prese la guida della Croce Rossa Internazionale, parlando di quella condanna per spaccio.

Israel Institute of Technology attaccato da DarkBit 

Il Technion Institute of Technology in Israele è stato vittima di un attacco ransomware.

L’attacco è stato rivendicato da DarkBit, un nuovo gruppo che utilizza ransomware e mira ad associare le proprie azioni all’hacktivism.

Secondo la nota l’attacco è un modo per protestare contro il “licenziamento di esperti altamente qualificati”. Un altro motivo dichiarato sono i “crimini di guerra contro l’umanità” che DarkBit ritiene che Israele abbia commesso.

DarkBit tramite il loro canale Telegram consiglia alle aziende tecnologiche di fare attenzione a come il cattivo trattamento di ex dipendenti di talento potrebbe trasformarsi in un rischio per la sicurezza informatica.

Abbiamo violato #Technion, il nucleo tecnologico di un regime di apartheid.
Dovrebbero pagare per le loro bugie e crimini, i loro nomi e le loro vergogne. Dovrebbero pagare per l’occupazione, i crimini di guerra contro l’umanità, l’uccisione delle persone (non solo i corpi dei palestinesi, ma anche le anime degli israeliani) e la distruzione del futuro e di tutti i sogni che avevamo. Dovrebbero pagare per aver licenziato esperti altamente qualificati.
Dì addio alla tua sicurezza se sostieni o hai qualsiasi tipo di collaborazione o partnership con #Israele, ne paghi il caro prezzo.

DarkBit è stato anche chiaro e fermo sulle richieste verso l’azienda. Hanno chiesto un pagamento di 80 Bitcoin, che è di circa 1,7 milioni di dollari, per rilasciare il decryptor. Gli autori delle minacce hanno anche dichiarato che aggiungeranno una penalità del 30% se Technion si rifiuta di effettuare il pagamento entro 48 ore. Inoltre, se non ottengono i soldi entro cinque giorni, gli hacker minacciano di mettere in vendita i dati.

Secondo le ultime notizie, i file sono stati crittografati utilizzando un algoritmo di livello militare AES-256. Gli attori delle minacce affermano che qualsiasi tentativo di recuperare i dati senza utilizzare la chiave corretta danneggerà i file in modo permanente.

Anche se la rete dell’Istituto è stata colpita, il campus dell’università continuerà a funzionare come al solito, ad eccezione di alcuni esami posticipati.

Pechino nega coinvolgimenti con i 3 ‘oggetti’ abbattuti dagli Usa

Pechino ha negato qualsiasi coinvolgimento rispetto i tre “oggetti aviotrasportati” che l’esercito americano ha abbattuto nello spazio aereo nordamericano durante il fine settimana mentre la Cina si prepara ad abbattere un oggetto volante non identificato vicino a una delle sue principali basi navali.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha detto ai giornalisti a Pechino che qualsiasi suggerimento che provengano dalla Cina è solo una “diffamazione”.

Il North American Aerospace Defense Command (NORAD) degli Stati Uniti ha annunciato che “un F-16 ha sparato un AIM9x per abbattere con successo un oggetto aereo che volava a circa 20.000 piedi di altitudine nello spazio aereo statunitense sopra il Lago Huron nello Stato del Michigan“.

Questo oggetto è stato avvistato per la prima volta sabato sopra il Montana, quando è volato vicino a siti militari sensibili, hanno detto ai media funzionari statunitensi.

Tuttavia, il NORAD ha affermato che non è stato valutato “come una minaccia militare cinetica per qualsiasi cosa a terra“, ma un pericolo per la sicurezza del volo e “una minaccia dovuta alle sue potenziali capacità di sorveglianza“.

Prima di questo, un “oggetto ad alta quota” è stato abbattuto sabato sul territorio dello Yukon in Canada e un altro “oggetto volante” venerdì al largo della costa settentrionale dell’Alaska, entrambi da caccia statunitensi F-22.

Le autorità devono ancora determinare se gli oggetti volanti siano collegati alla Cina mentre gli sforzi di recupero continuano.

Il 4 febbraio, un presunto pallone di sorveglianza cinese è stato abbattuto al largo della costa della Carolina del Sud dopo aver sorvolato per giorni gli Stati Uniti

Pechino ha insistito sul fatto che si trattava di un pallone meteorologico che aveva virato fuori rotta, ma Washington è irremovibile sul fatto che il pallone avesse capacità di sorveglianza ed era stato utilizzato per “sorvegliare siti strategici negli Stati Uniti continentali”.

Funzionari statunitensi hanno anche affermato che la Cina gestisce una “flotta di palloni aerostatici” e ha analogamente violato la sovranità di “circa 40 paesi in cinque continenti” entrando nei loro spazi aerei “con il preciso scopo di raccogliere informazioni”.

Pechino ha risposto agli Stati Uniti, con il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin che ha affermato di aver sorvolato la Cina con palloni di sorveglianza ad alta quota più di 10 volte nell’ultimo anno. Wang ha affermato che “non è raro” che gli Stati Uniti facciano volare palloni nello spazio aereo territoriale di altri.

Pechino in precedenza aveva reagito con rabbia allo sparo del pallone il 4 febbraio, affermando che usando la forza per attaccare il dirigibile civile cinese senza equipaggio, gli Stati Uniti “hanno gravemente violato le pratiche internazionali e creato un pessimo precedente”.

Alla luce della “pratica irresponsabile e gravemente sbagliata” degli Stati Uniti, la Cina si riserva il diritto di adottare le misure necessarie, ha affermato.

Il ministro della Difesa cinese ha rifiutato anche una telefonata con il suo omologo statunitense.

I giornali cinesi hanno criticato gli Stati Uniti per la loro presunta mano pesante. Il Global Times, che è affiliato al People’s Daily, portavoce del Partito Comunista, ha pubblicato un editoriale che critica l'”arte comportamentale politica” degli Stati Uniti.

Ha preso in giro l’aeronautica americana per gli incidenti per “aver sparato a una zanzara con un cannone” e ha affermato che i combattenti militari F-22 sono diventati noti come “assassini di palloncini”.

Regionali: si vota in Lombardia e Lazio

0

Oltre dodici milioni di cittadini sono chiamati alle urne, oggi e lunedì, per scegliere governatori e consigli di due delle più importanti regioni italiane: Lazio e Lombardia.

I seggi per rinnovare le due amministrazioni si sono aperti oggi alle ore 7 e si potrà votare fino alle 23.

Domani, invece, dalle 7 alle 15. L’ultima tornata elettorale per Lazio e Lombardia risale al 4 marzo del 2018.

Per questo turno elettorale le sezioni sono 9.254 per la Lombardia in un totale di 1.504 comuni e 5.306 sezioni per il Lazio suddivise in 378 comuni. 

Nel Lazio si sfideranno Alessio D’Amato (centrosinistra e Terzo Polo), Francesco Rocca (centrodestra), Donatella Bianchi (M5s e altre liste di sinistra), Rosa Rinaldi (Unione popolare) e Sonia Pecorilli (Partito Comunista Italiano). Il consiglio regionale del Lazio è composto da 50 consiglieri più il presidente della Regione.

In Lombardia corrono per la carica di governatore l’uscente Attilio Fontana (centrodestra), Pierfrancesco Majorino (centrosinistra e M5s), Letizia Moratti (Terzo Polo) e Mara Ghidorzi (Unione Popolare). Il consiglio regionale è composto da 80 consiglieri compreso il presidente della Regione.

La scheda elettorale è di colore verde. L’elettore ha tre opzioni: votare per il candidato presidente (e la scelta non si estende alle liste collegate), votare per candidato presidente e una lista (nel caso si selezioni solo sulla lista la preferenza di estende anche al candidato) o optare per il voto disgiunto, cioè scegliere una lista e un candidato governatore non collegato.

È possibile esprimere una o due preferenze per i candidati al consiglio regionale: basta scrivere il cognome del candidato, o nome e cognome, accanto al simbolo della lista a cui appartiene. Nel caso si esprimano due preferenze, devono riguardare due candidati di sesso diverso pe rispettare la cosiddetta parità di genere. Se si scelgono due uomini o due donne la seconda scelta sarà annullata. Lo spoglio inizierà lunedì subito dopo la chiusura dei seggi.

T-14 Armata. Il carro armato russo

Il T-14 Armata è stato progettato nel corso di cinque anni e presenta una serie di caratteristiche innovative, tra cui una torretta senza equipaggio. L’equipaggio di tre persone è seduto in una capsula blindata nella parte anteriore dello scafo, che include anche un bagno per l’equipaggio.

Il T-14 Armata è un Main Battle Tank (MBT) progettato dalla compagnia di difesa russa Uralvagonzavod. Lo sviluppo del T-14 Armata è iniziato nel 2013 a cui è seguita la consegna del primo prototipo, nel 2015. I primi rapporti indicano che il nuovo Armata potrebbe essere basato sul carro armato principale russo T-95 Object 195 e sul carro armato del progetto “Black Eagle” che è stato presentato al pubblico alla mostra sulla difesa di Omsk nel 1999.

Il T-14 Armata ha più potenza di fuoco rispetto all’ultima generazione del carro armato principale T-90. E’ dotato di una nuova torretta remota senza equipaggio. Esperti russi ritengono che la comparsa del cannone telecomandato alla fine porterebbe allo sviluppo di un carro armato completamente robotizzato che potrebbe essere schierato in qualunque offensiva terrestre.

Secondo il Ministero della Difesa russo, il primo test sul campo del nuovo MBT T-14 Armata è stato eseguito nel 2014. I primi T-14 MBT sono stati consegnati al 1° reggimento di carri armati della divisione Taman.

Armamento del T-14 Armata

Il round APFSDS Vacuum-1, sviluppato per il cannone 2A82-1M, si dice che sia in grado di penetrare 1000 mm di RHA a una distanza di 2 km. Viene poi utilizzato il nuovo proiettile Teknik HE-Frag a detonazione controllata. Il cannone è in grado di sparare nuovi missili guidati come il 9M119M1 Invar-M che hanno una portata effettiva di 5 km e possono ingaggiare bersagli aerei a bassa quota come gli elicotteri. Inoltre il nuovo 3UBK21 Sprinter ATGM con una portata effettiva fino a 12 km è sviluppato appositamente per questo. L’ATGM homing attivo 3UBK25 è attualmente in fase di sviluppo.

L’armamento secondario è costituito da una mitragliatrice Kord da 12,7×108 mm da 300 colpi e da una mitragliatrice Pecheneg PKP da 7,62×54 mm. Tutte le armi sono controllate a distanza.

Il cannone da 152 mm, sviluppato per la prima volta nel 2000 per il prototipo T-95, ha un proiettile APFSDS ad alta velocità con una velocità iniziale di 1.980 m/s .

Il T-14 potrebbe anche essere modificato per utilizzare missili antiaerei. Nel prossimo futuro potrebbe essere installato un cannone antiaereo da 30 mm.

Nell’agosto 2022, i media russi hanno riferito che il 38° Istituto di ricerca, sviluppo e collaudo di hardware e armamenti corazzati ha proposto un elenco di nuove funzionalità per un potenziale progetto futuro del T-14 all’inizio degli anni ’30, che includeva quanto segue:

  • Sistema di simbiosi tra carro armato T-14 e drone da ricognizione dedicato
  • Cannone principale da 152 mm
  • Munizioni termobariche per 152 mm
  • Munizioni perforanti supersoniche per 152 mm
  • ATGM per 152 mm con sistema di puntamento/guida “spara e dimentica”
  • Miglioramento del rilevamento e dell’identificazione del bersaglio a oltre 6 km
  • Torretta ridisegnata e nuovo caricatore automatico per alloggiare cannoni e munizioni da 152 mm

Il T-14 è alimentato da un motore diesel ChTZ 12N360 con una cilindrata di 34,6 litri che eroga fino a 1.500 CV. La potenza massima teorica del motore, normalmente non utilizzata, è di 2.000 CV, questo però riduce radicalmente la sua vita utile, prevista in 2.000 ore. Il motore è controllato elettronicamente. Il raggio d’azione è di oltre 500 km.

Il T-14 ha un cambio automatico a 12 velocità , con una velocità massima di 80–90 km/h e un’autonomia di 500 km.

A differenza dei precedenti progetti russi e sovietici, come il T-90 / 80 / 72 / 64 , il T-14 ha sette ruote da 700 mm per lato, basate sulla variante T-80. Ciò potrebbe essere stato fatto per migliorare la capacità di rotazione del carro armato.

Torretta del T-14 Armata

Protezione del T-14 Armata

L’armatura protettiva principale è costruita con un nuovo acciaio con nome in codice 44S-SV-SH, che ha una durata estremamente elevata ed è in grado di resistere ad ambienti con temperature estreme. È più leggero del 15% rispetto all’acciaio utilizzato sui modelli più vecchi. Esiste anche un approccio completamente nuovo all’armatura composita con uno strato ceramico e utilizzando ERA all’interno del suo design di base.

I tre membri dell’equipaggio del T-14 sono protetti da una capsula corazzata interna. Sia il telaio che la torretta sono dotati del sistema di armatura reattiva a doppia esplosività Malachit (ERA) nella parte anteriore, laterale e superiore. Il serbatoio utilizza un sistema di controllo computerizzato integrato che monitora lo stato e le funzioni di tutti i moduli. In battaglia, il software integrato può analizzare le minacce e suggerire o intraprendere automaticamente azioni per eliminarle, inoltre può rilevare e correggere gli errori dell’equipaggio.

Il carro armato è dotato del sistema di protezione attiva Afganit. I precedenti APS russi erano versioni “hard kill” o versioni “soft kill”. Le misure hard-kill attaccano cineticamente missili o altre munizioni, mentre le misure soft kill interrompono i sistemi di guida. Afghanit sta per introdurre il primo sistema duale con le due versioni incorporate.

Include un radar a onde per rilevare, tracciare e intercettare munizioni anticarro in arrivo. Attualmente, la velocità massima del bersaglio intercettabile è di 1.700 m/s, con futuri incrementi previsti fino a 3.000 m/s . Secondo varie fonti, protegge il carro armato da tutti i lati, tuttavia non è orientato a sparare verso l’alto per difendersi dalle munizioni di attacco dall’alto.

Alcune fonti russe affermano che l’APS hard-kill è efficace anche contro i proiettili sabot a scarto stabilizzato con pinne perforanti con uranio impoverito ( APFSDS ) che viaggiano a 1,5–2 km / s. Secondo una fonte del Ministero della Difesa russo, test pratici hanno confermato la distruzione del proiettile. Tuttavia, diversi analisti esterni rimangono scettici, poiché l’impresa non è stata ancora verificata in modo indipendente o addirittura dimostrata pubblicamente.

I lanciatori Afghanit hard-kill sono i lunghi tubi montati in gruppi di cinque tra i lati anteriori della torretta e il telaio. Questi inviano una carica attivata elettronicamente che spara verso il bersaglio. Molti analisti attualmente presumono che si tratti di una qualche forma di carica a frammentazione altamente esplosiva, ma c’è la possibilità che vengano utilizzate testate più solide. Il carro armato è inoltre dotato del complesso di protezione dell’emisfero superiore NII Stali.

La Uralvagonzavod ha affermato che il T-14 sarebbe invisibile al radar e al rilevamento a infrarossi grazie alla vernice che assorbe i segnali radar e del posizionamento di componenti con tracce di calore in profondità all’interno dello scafo. La forma della torretta è progettata per ridurre la sua traccia radio e termica per avere un veicolo terrestre invisibile. Gli esperti di armature americani e russi nutrono dubbi su queste affermazioni.

Sensori e comunicazione

Il T-14 è equipaggiato con un array radar attivo a scansione elettronica da 26,5–40 GHz utilizzato principalmente dall’APS. Il T-14 utilizza canali di comunicazione altamente protetti che collegano un gruppo di T-14 al posto di comando.

Il comandante e l’artigliere hanno mirini di immagini multispettrali in gran parte identici, con spettro elettromagnetico visibile e canali di termografia e telemetri laser. Il mirino del comandante è installato sulla sommità della torretta e ha un campo visivo di 360°, mentre quello dell’artigliere, situato nella nicchia della torretta a sinistra del cannone, è asservito ad esso ed è inoltre dotato di un canale periscopico a visione diretta e di un designatore laser per i missili anticarro SACLOS lanciati dal cannone del T-14.

C’è anche un mirino di riserva capace di visione notturna, con distanze di rilevamento rispettivamente di 2.000/1.000 m. Oltre ai tradizionali periscopi visivi, il guidatore dispone di una telecamera a infrarossi e di una serie di telecamere a circuito chiuso con zoom. Le videocamere sono installate per la visione a 360 gradi per l’equipaggio, poiché manca il normale punto di osservazione dei portelli del tetto della torretta. Questa copertura della telecamera a 360 gradi è forse una delle caratteristiche più insolite del T-14, resa necessaria a causa della visibilità estremamente limitata. L’equipaggio, raggruppato nella parte anteriore dello scafo, avrebbe una scarsa consapevolezza della situazione se la configurazione della telecamera e i feed video dovessero fallire.

Sebbene il T-14 sia pubblicizzato come un carro armato di nuova generazione interamente di fabbricazione russa, è stato ipotizzato che alcuni componenti potrebbero non essere interamente realizzati in patria. Nel 2015 gli analisti statunitensi di sicurezza informatica Taia Global hanno affermato che le informazioni ottenute da hacker filoucraini indicavano che le industrie russe avevano difficoltà a produrre componenti critici dei sistemi di visione notturna per il carro armato e in passato avevano tentato di acquistarli da un fornitore francese. Ciò significa che i componenti del T-14 potrebbero aver avuto origine al di fuori della Russia e potrebbero essere più difficili da ottenere o produrre a causa delle sanzioni contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina.

Meloni: “Nessun gelo con Parigi ma Macron ha sbagliato”

0

La presidente del consiglio Giorgia Meloni parla dopo il vertice europeo di ieri a cui ha preso parte anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

L’UCRAINA
La posizione dell’Italia è estremamente chiara e coerente sull’Ucraina con un impegno a 360 gradi che riguarda il fronte finanziario, militare e civile e a Zelensky con cui ho parlato ho ribadito questo”, ha detto Meloni.

“L’Ue ritiene di restare al fianco di Kiev con tutti gli strumenti necessari.

Ieri a Volodymyr Zelensky ho ribadito la nostra piena disponibilità, ma era importante che al di là degli stati lo facesse il Consiglio europeo nel suo complesso”, ha evidenziato la premier. “Zelensky tiene alla nostra presenza a Kiev e mi ha nuovamente invitato, stiamo vedendo come organizzare”, la visita, ha aggiunto la presidente del Consiglio.

Io avrei preferito che Zelensky fosse stato presente a Sanremo“, ha anche detto Meloni aggiungendo di aver “apprezzato” la scelta del presidente ucraino di inviare poi la lettera.

“Mi dispiace più che altro che si sia creata una polemica: non è mai facile far entrare la politica in una manifestazione come Sanremo, anche se poi ci entra sempre”, ha detto. “Credo che fosse comunque importante una sua presenza”.

Meloni ha confermato l’invio dell’Italia con la Francia del sistema Samp-T a Kiev: “Assolutamente sì, siamo da tempo impegnati in joint venture” con Parigi “su una materia molto importante per l’Ucraina. Credo che si stia procedendo speditamente e nei prossimi giorni saremo in grado di annunciarlo definitivamente”.

In merito all’invio di jet a Kiev, “noi siamo disponibili a fare la nostra parte a 360 gradi. Preferisco non dire di più. Dipende dagli equilibri della comunità internazionale, ma noi ci siamo e ci siamo sempre stati. Dei timori, sentiti più dall’opposizione che dalla maggioranza, sul fatto che aiuti militari portino ad un’escalation della guerra io non sono assolutamente d’accordo”.

C’è una sola possibilità che alla fine si arrivi ad un tavolo negoziale ed è l’equilibrio delle forze in campo. Un’invasione dell’Ucraina porta la guerra più vicina a casa nostra, non più lontana. Chi aiuta l’Ucraina lavora per la pace“, ha sottolineato Meloni

Ieri dall’Europa si è data “un’immagine di compattezza e credo che sia un segnale molto importante, chiaramente dentro al Consiglio Ue e nelle conclusioni c’è la conferma del pieno sostegno alla causa della sovranità e della libertà. Abbiamo ribadito che l’Ue rimarrà al fianco dell’Ucraina per tutto il tempo necessario”.

“Sono molto contenta dei risultati ottenuti dall’Italia in questo Consiglio europeo, sono soddisfatta di importantissimi passi avanti fatto su alcune materie particolarmente delicate”, ha detto Meloni. Il documento prodotto dal vertice Ue “è una grande vittoria per l’Italia, mi ritengo estremamente soddisfatta”, ha rimarcato.

GLI AIUTI DI STATO
“La proposta italiana” per il vertice europeo “era quella della possibilità di una flessibilità sui fondi esistenti”, ha spiegato Meloni. “L’altra cosa che abbiamo chiesto è che nella futura discussione sul Patto di stabilità si tenesse conto del fatto se i cofinanziamenti nazionali messi in campo impattano sul rapporto deficit/Pil. Siamo riusciti a inserire questo elemento: nella riforma del Patto si tenga conto delle decisioni prese” sugli aiuti di Stato. “La posizione italiana sulla materia economica è pienamente entrata nelle conclusioni del vertice”, ha aggiunto.

Abbiamo chiesto che la Commissione faccia una proposta sul fondo sovrano europeo, che vada nella direzione delle esigenze strategiche europee”, ha proseguito Meloni. “Si tratta di dare una soluzione europea a un problema europeo”, ha detto ricordando che c’è “una discussione aperta sull’allentamento degli aiuti di Stato, in particolare la richiesta da nazioni che hanno spazio fiscale”.

Chiedere più flessibilità non significa “che prendiamo i fondi di coesione e li mandiamo da un’altra parte, in altre Regioni. Il punto è capire se si possa costruire uno spazio fiscale che ci consente di concentrare risorse su priorità che oggi abbiamo, segnatamente la competitività delle imprese”, ha spiegato poi Meloni.

Sempre sugli aoiuti di Stato, “abbiamo chiesto che l’allentamento sia circoscritto, temporaneo e limitato e che vi fosse anche la capacità di dare a un problema europeo una risposta europea. Questa soluzione, solo così, rischia di essere una soluzione nazionale”, ha detto Meloni.

“Sul rinnovo del Patto di stabilità noi chiediamo che si tenga conto degli investimenti che dovremo fare nei prossimi anni: sino ad oggi il Patto di stabilità e crescita è stato più sbilanciato sulla stabilità che sulla crescita, e noi vorremmo invece che fosse più concentrato sulla crescita. Che poi è il modo migliore per rendere sostenibile il debito italiano: la crescita”, ha sottolineato la premier.

I MIGRANTI
“Sono molto soddisfatta sul tema dei migranti. Ieri si è stabilito un principio, si cambia approccio, che è molto diverso da quello degli ultimi anni. L’approccio messo nero su bianco parte da una frase che mai si era riusciti a mettere: ‘l’immigrazione è un problema Ue e ha bisogno di una risposta Ue'”.

“Prima di ragionare sui movimenti secondari dobbiamo lavorare insieme sui movimenti primari, per combattere il traffico di esseri umani e frenare gli ingressi illegali. Noi vogliamo che l’Ue si attivi nel suo lavoro sull’Africa, che ora sta facendo l’Italia: immaginiamo una cooperazione rafforzata con i paesi di partenza e transito dell’immigrazione per combattere anche i traffici illegali e consentendo alle persone di entrare in modo legale con flussi ben regolati”, ha detto Meloni.

Nelle conclusioni “c’è il rapporto con chi è impegnato nelle attività di salvataggio. Questo tema è nelle conclusioni ed è abbastanza una novità, e che ne se discuta nell’ottica di regolamentare il funzionamento di queste attività”, ha detto la premier spiegando che nel documento europeo è specificato anche come “non si possa trattare il tema dei movimenti secondari senza affrontare quello dei movimenti primari”.

“Sulle ong c’era un tavolo di lavoro che si chiama Gruppo di Contatto sul Search & Rescue che era stato costituito e non ha mai operato. Quel Gruppo è stato ripreso e nelle conclusioni si parla di rilancio di questo organo. Anche questo è un fatto molto importante”, ha poi rimarcato Meloni in conferenza stampa. “Mi sembra che al vertice ci siano stati passi avanti sulla concretezza”, ha aggiunto.

“Una cosa è dire che l’Europa aiuterà l’Italia nel Mediterraneo, un conto è avere un piano della Commissione: il consiglio stabilisce una cornice, poi che tipo di concretezza fa la differenza. Ora abbiamo chiesto che il piano sulla rotta centrale” del Mediterraneo “va implementato e messo in modo. Io sono convinta che vedremo questa cooperazione, che per esempio vuol dire prendere risorse e impiegarle verso sud e non verso est: sono stati spesi sei miliardi con la Turchia per gestire la rotta balcanica, io ho un obiettivo simile con i Paesi del Nord africa“, ha detto Meloni.

“Chi ha 3.000 euro da dare a uno scafista può tentare di arrivare in Europa, chi è ancora più povero e non ce li ha, no. È umano questo?”, ha chiesto Meloni. “È arrivato il momento di dire che non possono essere i criminali a fare la selezione d’ingresso in Europa, la dobbiamo fare noi: sia per rifugiati che per la migrazione legale. Con i Paesi africani si può lavorare meglio, anche attraverso i nostri consolati”, ha aggiunto.

IL RAPPORTO CON MACRON
“Confesso che trovo alcune letture italiane un po’ provinciali. Il tema non è ‘gelo’, ‘problemi’, il tema è che l’Italia è una nazione abbastanza centrale in Ue da dover dire quando su qualcosa non è d’accordo rispetto al passato in cui per noi era sufficiente stare in una foto e questo bastava a descrivere la nostra centralità”, ha detto Meloni rispondendo ad un domanda sul botta e risposta con Macron sull’invito di Zelensky a Parigi. Quanto successo “non compromette i miei rapporti, ma quando c’è qualcosa che non va devo dirlo“, ha ribadito Meloni.

“Non è facile per nessuno di noi gestire la questione Ucraina con l’opinione pubblica, quello che noi facciamo lo facciamo perché è giusto ma forse non è la cosa migliore sul piano del consenso. Quello che era giusto era la foto dei 27 con Zelensky, anticipare la compattezza con una riunione a Parigi era politicamente sbagliato. Il tema non era stare nella fotografia e io non ho condiviso” la scelta, ha spiegato la presidente del Consiglio. “Credo che ieri non andasse indebolita la forza dell’immagine di unità dei 27 a Bruxelles. A Parigi” con Zelensy “c’erano due presidenti, e non gli altri 25”.

“Rispetto a chi pensava che la politica estera italiana era solo farsi dare la pacca sulla spalla e non considerare gli interessi italiani, ecco io credo che gli interessi dell’Italia siano più rilevanti”, ha evidenziato.

“Rispetto a chi pensava che la politica estera italiana era solo farsi dare la pacca sulla spalla e non considerare gli interessi italiani, ecco io credo che gli interessi dell’Italia siano più rilevanti”.

“Chi pensa ad una Ue di serie A e serie B, chi pensa che l’Europa debba essere un club in cui c’è chi conta di più e di meno, sbaglia. Secondo me quando si dice che l’Ue ha una prima classe e una terza classe, vale la pena ricordarsi del Titanic. Se una nave affonda non conta quanto hai pagato il biglietto”, ha proseguito Meloni.

Quando sono nati i Carabinieri

0

I Carabinieri, formalmente Arma dei Carabinieri svolgono principalmente compiti di polizia interna. È una delle principali forze dell’ordine italiane, insieme alla Polizia di Stato e alla Guardia di Finanza. I Carabinieri sono una forza militare. In quanto quarta sezione delle forze armate italiane, sono sotto l’autorità del Ministero della Difesa. A differenza della Polizia di Stato, i Carabinieri hanno la responsabilità di sorvegliare i militari e numerosi membri partecipano regolarmente alle missioni militari all’estero.

Carabinieri in alta uniforme

Furono originariamente fondati come forze di polizia del Regno di Sardegna, precursore del Regno d’Italia. Durante il processo di unificazione italiana, i Carabinieri furono nominati come “Prima Forza” della nuova organizzazione militare nazionale. Sebbene i Carabinieri aiutarono a sopprimere l’opposizione durante il dominio di Benito Mussolini, furono anche responsabili della sua caduta e molte unità furono sciolte durante la seconda guerra mondiale dalla Germania nazista, questo fece andare un gran numero di Carabinieri ad unirsi al movimento di resistenza italiano.

Nel 2001, furono separati dall’esercito per diventare un ramo separato delle forze armate italiane. I carabinieri hanno poteri di polizia che possono essere esercitati in qualsiasi momento e in qualsiasi parte del paese e sono sempre autorizzati a trasportare le loro armi assegnate come equipaggiamento personale (pistole Beretta 92FS).

Ispirato alla Gendarmeria francese, il corpo fu creato dal re Vittorio Emanuele I di Savoia con l’obiettivo di fornire al Regno di Sardegna un corpo di polizia. In precedenza, le funzioni di polizia erano gestite dal Corpo dei Dragoni di Sardegna, creato nel 1726 e composto da volontari. Dopo che i soldati francesi avevano occupato Torino alla fine del 18 ° secolo il Corpo dei Carabinieri reali fu istituito con i Brevetti Reali del 13 luglio 1814.

Il nome deriva dalla parola francese carabinier, che significa “soldato armato di una carabina”.

La nuova forza fu separata in divisioni. C’era una divisione per ogni provincia. Le divisioni furono ulteriormente suddivise e vennero distribuite su tutto il territorio nazionale a diretto contatto con i cittadini.

Nel 1868 nacquero i Corazzieri inizialmente come scorta d’onore per il sovrano e dal 1946 per il Presidente della Repubblica. L’unificazione italiana vide aumentare il numero di carabinieri e il 24 gennaio 1861 i Carabinieri furono nominati la “Prima Forza” della nuova organizzazione militare nazionale.

Corazziere a cavallo

Il corpo è guidato dal Comando, composto dal Comandante Generale, dal Vice-Comandante Generale e dal Capo di Stato Maggiore, tutti con sede a Roma. Il Capo di Stato Maggiore dirige, coordina e supervisiona tutte le attività della forza.

Africa orientale tedesca

0

L’Africa orientale tedesca era una colonia tedesca nella regione dei Grandi Laghi africani, che comprendeva l’attuale Burundi, Ruanda e la parte continentale della Tanzania. L’area della colonia era di 994.996 chilometri quadrati, quasi tre volte l’area dell’attuale Germania e raddoppiava l’area della Germania metropolitana.

La colonia fu organizzata quando alla fine del 1880 fu chiesto ai militari tedeschi di reprimere una rivolta contro le attività della Compagnia tedesca dell’Africa orientale. Si concluse con la sconfitta della Germania imperiale nella prima guerra mondiale. Alla fine, fu divisa tra Gran Bretagna, Belgio e Portogallo e fu riorganizzata come mandato della Società delle Nazioni.

Come altre potenze coloniali, i tedeschi ampliarono il loro impero nella regione dei Grandi Laghi in Africa, apparentemente per combattere la schiavitù e la tratta degli schiavi. A differenza di altri poteri imperiali, tuttavia, non l’hanno mai nemmeno formalmente abolita, preferendo invece ridurre la produzione di nuove “reclute” e regolare l’attività di schiavitù esistente.

La colonia si istituì quando Carl Peters, un avventuriero che fondò la Society for German Colonization, firmò trattati con diversi capi nativi sulla terraferma di fronte a Zanzibar. Il 3 marzo 1885, il governo tedesco annunciò di aver concesso una carta imperiale, che fu firmata dal cancelliere Otto von Bismarck il 27 febbraio 1885. La carta fu concessa alla compagnia di Peters e aveva lo scopo di istituire un protettorato nei Grandi Laghi africani regione. Peters quindi reclutò specialisti che iniziarono a esplorare a sud verso il fiume Rufiji e a nord verso Witu, vicino a Lamu sulla costa.

Il sultano di Zanzibar protestò, sostenendo di essere il sovrano di Zanzibar e della terraferma. Il Cancelliere Bismarck inviò quindi cinque navi da guerra, che arrivarono il 7 agosto 1885 e puntarono le loro armi sul palazzo del Sultano. Gli inglesi e i tedeschi accettarono di dividere la terraferma tra di loro e il Sultano non ebbe altra scelta che concordare.

Il dominio tedesco fu rapidamente istituito su Bagamoyo, Dar es Salaam e Kilwa. Le roulotte di Tom von Prince, Wilhelm Langheld, Emin Pasha e Charles Stokes furono mandate a dominare “la strada delle roulotte”. La rivolta degli Abushiri del 1888 fu repressa con l’aiuto britannico l’anno successivo. Nel 1890, Londra e Berlino conclusero il trattato Heligoland-Zanzibar, che restituì Heligoland in Germania e decise il confine tra la colonia e il protettorato dell’Africa orientale controllato dalla Gran Bretagna, anche se i confini esatti rimasero inosservati fino al 1910.

Ascari

Tra il 1891 e il 1894, il popolo Hehe, guidato dal capo Mkwawa, resistette all’espansione tedesca. Furono sconfitti perché le tribù rivali sostenevano i tedeschi. Dopo anni di guerriglia, lo stesso Mkwawa fu messo alle strette e si suicidò nel 1898.

La ribellione Maji Maji avvenne nel 1905 e fu repressa dal governatore Gustav Adolf von Götzen, che ordinò di creare una carestia per schiacciare la resistenza; si contarono fino a 300.000 morti. Presto seguì lo scandalo, con accuse di corruzione e brutalità. Nel 1907, il cancelliere Bernhard von Bülow nominò Bernhard Dernburg per riformare l’amministrazione coloniale.

Gli amministratori coloniali tedeschi si affidarono pesantemente ai capi nativi per mantenere l’ordine e riscuotere le tasse. Al 1 ° gennaio 1914, a parte la polizia locale, le guarnigioni militari dello Schutztruppen a Dar es Salaam, Moshi , Iringa e Mahenge contavano 110 ufficiali tedeschi (inclusi 42 ufficiali medici), 126 ufficiali senza commissione e 2.472 Askari (uomini arruolati nativi).

Africa orientale tedesca. Sviluppo economico

I tedeschi hanno promosso il commercio e la crescita economica. Oltre 100.000 acri furono messi a coltivazione di sisal (una fibra vegetale), che forniva il più grande raccolto di denaro. Furono piantati due milioni di alberi di caffè, alberi della gomma crebbero su 8100 ettari e vi furono grandi piantagioni di cotone.

Per portare sul mercato questi prodotti agricoli, a partire dal 1888, la ferrovia Usambara fu costruita da Tanga a Moshi. La Ferrovia Centrale copriva 1.247 km e collegava Dar es Salaam, Morogoro, Tabora e Kigoma. Il collegamento finale con la sponda orientale del lago Tanganica fu completato nel luglio del 1914 e fu celebrata con una grande e festosa cerimonia nella capitale con una fiera agricola e una mostra commerciale. Le strutture portuali sono state costruite o migliorate con gru elettriche, con accesso ferroviario e magazzini. I moli furono ristrutturati a Tanga, Bagamoyo e Lindi. Nel 1912, Dar es Salaam e Tanga ricevettero 356 mercantili e piroscafi passeggeri e oltre 1.000 navi costiere e navi mercantili locali. Dar es Salaam divenne la città vetrina di tutta l’Africa tropicale. Nel 1914, Dar es Salaam e la provincia circostante avevano una popolazione di 166.000 abitanti, tra cui 1.000 tedeschi. In tutto la Africa orientale tedesca c’erano 3.579 tedeschi.

L’estrazione dell’oro in Tanzania risale al periodo coloniale tedesco, a partire dalle scoperte dell’oro vicino al Lago Vittoria nel 1894. La Kironda-Goldminen-Gesellschaft istituì una delle prime miniere d’oro nella colonia, la Miniera d’oro di Sekenke , che iniziò l’attività nel 1909 dopo la scoperta dell’oro nel 1907.

Africa orientale tedesca. Istruzione

La Germania ha sviluppato un programma educativo per gli africani che includeva scuole elementari, secondarie e professionali. “Qualifiche di istruttore, curricula, libri di testo, materiale didattico, tutti soddisfacevano gli standard senza pari in nessuna parte dell’Africa tropicale.” Nel 1924, dieci anni dopo l’inizio della prima guerra mondiale e sei anni dopo il dominio britannico, la Commissione americana Phelps-Stokes in visita riferì: “Per quanto riguarda le scuole, i tedeschi hanno realizzato meraviglie. Passò del tempo prima che l’educazione raggiungesse lo standard raggiunto sotto i tedeschi”.

La parola swahili “shule” significa scuola ed è stata presa in prestito dalla parola tedesca “schule”.

Popolazione alla vigilia della prima guerra mondiale

La colonia Africa orientale tedesca era la più popolosa dell’Impero tedesco, c’erano oltre 7,5 milioni di abitanti locali, circa il 30% dei quali erano musulmani e il resto apparteneva a varie credenze tribali o convertiti cristiani, rispetto a circa 10.000 europei, che risiedevano principalmente in località costiere e residenze ufficiali. Nel 1913, solo 882 agricoltori e piantatrici tedeschi vivevano nella colonia. Circa 70.000 africani hanno lavorato nelle piantagioni della colonia.

Africa orientale tedesca. Prima guerra mondiale

Il generale Paul von Lettow-Vorbeck, che aveva prestato servizio nell’Africa sud-occidentale tedesca e Kamerun, guidò l’esercito tedesco nella colonia durante la prima guerra mondiale. I suoi militari erano costituiti da 3.500 europei e 12.000 Askari e facchini nativi. Una delle più grandi vittorie di Lettow-Vorbeck fu la Battaglia di Tanga (3–5 novembre 1914), dove le forze tedesche sconfissero una forza britannica otto volte più grande.

Militari tedeschi in Africa

La guerriglia di Lettow-Vorbeck costrinse la Gran Bretagna a destinare risorse significative a un teatro coloniale minore durante la guerra e provocò oltre 10.000 vittime. Alla fine, il peso dei numeri, soprattutto dopo che le forze provenienti dal Congo belga avevano attaccato da ovest (Battaglia di Tabora), e le scarse riserve hanno costretto Lettow-Vorbeck ad abbandonare la colonia. Si ritirò a sud nel Mozambico portoghese, poi nella Rhodesia del Nord dove accettò un cessate il fuoco tre giorni dopo la fine della guerra dopo aver ricevuto notizie dell’armistizio tra le nazioni in guerra.

Lettow-Vorbeck è stato acclamato dopo la guerra come uno degli eroi della Germania. Il suo Schutztruppe fu celebrato come l’unica forza coloniale tedesca durante la prima guerra mondiale che non fu sconfitta in combattimento aperto, anche se spesso si ritirarono quando superarono il numero. Le truppe coloniali Askari che avevano combattuto nella campagna dell’Africa orientale ricevettero in seguito pagamenti pensionistici dalla Repubblica di Weimar e dalla Germania occidentale.

L’ SMS Königsberg, un incrociatore leggero tedesco, combatté anche al largo della costa africana dei Grandi Laghi. Alla fine fu affondata nel delta di Rufiji nel luglio del 1915 dopo aver esaurito il carbone e i pezzi di ricambio e fu successivamente bloccata e bombardata dagli inglesi. L’equipaggio sopravvissuto spense le armi rimanenti della nave e le montò su carrozze, prima di unirsi alle forze di terra, aumentando notevolmente la loro efficacia. Un’altra campagna più piccola fu condotta sulle rive del lago Tanganica meridionale tra il 1914 e il 1915.

Africa orientale tedesca. Scissione della colonia

Il Consiglio supremo della Conferenza di pace di Parigi del 1919 assegnò tutta l’Africa orientale tedesca alla Gran Bretagna il 7 maggio 1919, a causa di strane obiezioni del Belgio. Il segretario coloniale britannico, Alfred Milner, e il ministro plenipotenziario belga alla conferenza, Pierre Orts, poi negoziarono l’accordo anglo-belga del 30 maggio 1919, dove la Gran Bretagna cedette il nord e i distretti occidentali di Ruanda e Urundi al Belgio. La commissione per i mandati della conferenza ratificò questo accordo il 16 luglio 1919. Il Consiglio Supremo accettò l’accordo il 7 agosto 1919.

Il 12 luglio 1919, la Commissione sui mandati concordò che il piccolo triangolo di Kionga a sud del fiume Rovuma sarebbe stato consegnato al Portogallo, e alla fine sarebbe diventato parte del Mozambico indipendente. La commissione sostenne che la Germania aveva praticamente costretto il Portogallo a cedere il triangolo nel 1894.

Il trattato di Versailles fu firmato il 28 giugno 1919, sebbene il trattato non entrò in vigore fino al 10 gennaio 1920. In quella data, la colonia fu trasferita ufficialmente alla Gran Bretagna, Belgio e Portogallo. Sempre in quella data, “Tanganica” divenne il nome del territorio britannico.

Cina. Economia dal 1950 ai primi anni ’80

0

Nonostante le dimensioni della Cina, la ricchezza delle sue risorse e il fatto che circa un quinto della popolazione mondiale vive entro i suoi confini, il suo ruolo nell’economia mondiale era relativamente ininfluente fino alla fine del 20° secolo. Tuttavia, dalla fine degli anni ’70, la Cina ha notevolmente aumentato la sua interazione con l’economia internazionale ed è diventata una figura dominante nel commercio mondiale. Sia il commercio estero della Cina che il suo prodotto nazionale lordo (PNL) hanno registrato una crescita sostenuta e rapida, soprattutto da quando le società di proprietà straniera hanno iniziato a utilizzare la Cina come piattaforma di esportazione per i prodotti.

L’economia cinese è quindi in uno stato di transizione dalla fine degli anni ’70, quando il paese si è allontanato da un sistema economico di tipo sovietico. L’agricoltura è stata decollettivizzata, il settore privato non agricolo è cresciuto rapidamente e le priorità del governo si sono spostate verso industrie leggere e ad alta tecnologia, piuttosto che pesanti. Tuttavia, alcuni problemi nazionali ed internazionali hanno continuato a limitare la crescita. L’energia disponibile non è stata sufficiente per gestire tutta la capacità industriale generata dal paese, il sistema di trasporto è rimasto inadeguato a spostare quantità sufficienti di materie prime fondamentali come il carbone e il sistema di comunicazione non è stato in grado di soddisfare le esigenze di un’economia pianificata a livello centrale delle dimensioni e della complessità della Cina.

Il sistema di trasporto sottosviluppato della Cina, combinato con importanti differenze nella disponibilità di risorse naturali e umane e nelle infrastrutture industriali, ha prodotto variazioni significative nelle economie regionali della Cina. Le tre regioni più ricche si trovano lungo la costa sud-est, al centro del delta del fiume Pearl (Zhu); lungo la costa orientale, centrata sul fiume Yangtze inferiore; e vicino al Bo Hai (Golfo di Chihli), a Pechino – Tianjin – Liaoningregione. È il rapido sviluppo di queste aree che sta avendo l’effetto più significativo sull’economia regionale asiatica nel suo insieme e la politica del governo cinese è progettata per rimuovere gli ostacoli alla crescita accelerata in queste regioni più ricche. Allo stesso tempo, una delle principali priorità del governo è lo sviluppo economico dell’interno del Paese per aiutarlo a raggiungere le regioni costiere più prospere.

La Cina è il maggior produttore mondiale di riso ed è tra le principali fonti di grano, mais, tabacco, soia, arachidi e cotone. Il paese è uno dei maggiori produttori mondiali di numerosi prodotti industriali e minerali, inclusi tessuti di cotone, tungsteno e antimonio, ed è un importante produttore di filati di cotone, carbone, petrolio greggio e numerosi altri prodotti. Le sue risorse minerali sono probabilmente tra le più ricche del mondo ma sono solo parzialmente sviluppate. La Cina ha acquisito alcuni impianti di produzione altamente sofisticati attraverso investimenti esteri e joint venture con partner stranieri. Il livello tecnologico e gli standard di qualità di molte delle sue industrie sono migliorati rapidamente e in modo importante.

La forza lavoro e il sistema di pagamento dei lavoratori è ancora motivo di preoccupazione. La sottoccupazione è comune sia nelle aree urbane che in quelle rurali, e c’è una forte paura degli effetti disastrosi che la disoccupazione diffusa potrebbe causare. I prezzi di alcuni prodotti chiave, in particolare delle materie prime industriali e dei principali prodotti industriali, sono ancora determinati dallo Stato, sebbene la percentuale di tali prodotti sotto il controllo del Governo continui a diminuire. Una grande eccezione è l’energia, che il governo continua a regolare. Il crescente contatto della Cina con l’economia internazionale e il suo crescente utilizzo delle forze di mercato per governare l’allocazione interna delle merci hanno aggravato questo problema. Nel corso degli anni, sono stati integrati ingenti sussidi nella struttura dei prezzi e questi sussidi sono cresciuti sostanzialmente dalla fine degli anni ’70 ai primi anni ’90, quando i sussidi iniziarono ad essere eliminati.L’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) nel 2001, ha portato con sé le clausole sull’ulteriore liberalizzazione economica e la deregolamentazione del governo.

Il ruolo del governo

La Cina è un paese socialista dal 1949 e, per quasi tutto quel tempo, il governo ha svolto un ruolo predominante nell’economia. Nel settore industriale, ad esempio, lo stato possedeva da tempo quasi tutte le aziende che producevano la produzione manifatturiera cinese. La percentuale della capacità industriale complessiva controllata dal governo è gradualmente diminuita, sebbene le industrie pesanti siano rimaste in gran parte di proprietà statale. Nel settore urbano il governo ha fissato i prezzi delle materie prime chiave, determinato il livello e la distribuzione generale dei fondi di investimento, fissato obiettivi di produzione per le principali imprese e filiali, allocato risorse energetiche, fissato livelli salariali e obiettivi occupazionali, gestito le reti all’ingrosso e al dettaglio e politica finanziaria controllata e il sistema bancario. Il commercio estero divenne un monopolio del governo nei primi anni ’50. Nelle campagne a partire dalla metà degli anni ’50, il governo prescrisse modelli di coltivazione, stabilì il livello dei prezzi e fissò obiettivi di produzione per tutte le principali colture.

All’inizio del 21° secolo gran parte del sistema era in fase di cambiamento, poiché il ruolo del governo centrale nella gestione dell’economia si stava riducendo rapidamente e il ruolo delle iniziative private e delle forze di mercato aumentava. Ciononostante, il governo ha continuato a svolgere un ruolo dominante nell’economia urbana e le sue politiche su questioni quali gli appalti agricoli hanno ancora una forte influenza sulle prestazioni nel settore rurale.

L’efficace esercizio del controllo sull’economia richiede un esercito di burocrati e una catena di comando altamente complicata, che va dall’alto verso il basso al livello della singola impresa. Il Partito Comunista Cinese si riserva il diritto di prendere ampie decisioni su priorità e politiche economiche, ma l’apparato governativo guidato dal Consiglio di Stato si assume l’onere principale della gestione dell’economia. Anche la Commissione per la pianificazione statale e il Ministero delle finanze si preoccupano del funzionamento praticamente dell’intera economia.

L’intero processo di pianificazione comporta una considerevole consultazione e negoziazione. Il vantaggio principale di includere un progetto in un piano annuale è che le materie prime, il lavoro, le risorse finanziarie e i mercati sono garantiti da direttive che hanno forza di legge. In realtà, tuttavia, una grande quantità di attività economica prosegue al di fuori del campo di applicazione del piano dettagliato e la tendenza è stata che il piano si è ristretto piuttosto che ampliato.

Due tipi di attività economica

Esistono tre tipi di attività economica in Cina: quelli stipulati da pianificazione obbligatoria, quelle effettuate secondo pianificazione indicativa (in cui la pianificazione centrale dei risultati economici è indirettamente attuata) e quelli disciplinati da forze di mercato. La seconda e la terza categoria sono cresciute a spese della prima, ma i beni di importanza nazionale e quasi tutte le costruzioni su larga scala sono rimasti nel sistema di pianificazione obbligatorio. L’economia di mercato generalmente comprende articoli su piccola scala o altamente deperibili che circolano solo all’interno delle aree di mercato locali. Quasi ogni anno apportano ulteriori modifiche agli elenchi di prodotti che rientrano in ciascuna delle tre categorie.

La supervisione operativa dei progetti economici è stata devoluta principalmente ai governi provinciali, municipali e di contea. Inoltre, le imprese stesse stanno guadagnando una maggiore indipendenza in una serie di attività. Nel complesso, quindi, il sistema industriale cinese contiene una complessa miscela di relazioni. In generale, il Consiglio di Stato esercita un controllo relativamente rigoroso sulle risorse ritenute di fondamentale importanza per la performance dell’intera economia. Gli aspetti meno importanti del sistema sono trasferiti a livelli inferiori per decisioni e gestione dettagliate. In tutte le sfere, inoltre, la necessità di coordinare le unità che si trovano in diverse gerarchie burocratiche produce una grande quantità di contrattazione informale e costruzione del consenso .

Sebbene lo stato controllasse l’agricoltura negli anni ’50 e ’60, alla fine degli anni ’70 furono fatti rapidi cambiamenti nel sistema. I principali veicoli per dettare le priorità statali – i comuni popolari, le loro squadre e brigate subordinate – sono stati aboliti o fortemente indeboliti. Gli incentivi dei contadini sono stati aumentati sia dagli aumenti dei prezzi dei prodotti agricoli acquistati dallo stato sia dal permesso di vendere la produzione in eccesso su un mercato libero. È consentita una maggiore libertà nella scelta di quali colture coltivare e ai contadini è consentito contrattare per la terra che lavoreranno, piuttosto che semplicemente lavorare collettivamente la maggior parte della terra. Il sistema di quote di approvvigionamento (fissato sotto forma di contratti) è in fase di eliminazione, sebbene lo Stato possa ancora acquistare prodotti agricoli e controllare le eccedenze al fine di influire sulle condizioni del mercato.

Politiche economiche

Il primo piano quinquennale (1953-1957) enfatizzava il rapido sviluppo industriale, in parte a spese di altri settori dell’economia. La maggior parte degli investimenti dello stato è stata incanalata nel settore industriale, mentre l’agricoltura, che occupava più di quattro quinti della popolazione economicamente attiva, è stata costretta a fare affidamento sulle proprie scarse risorse di capitale per una parte sostanziale delle sue esigenze di fondi. Nell’industria, ferro e acciaio, energia elettrica, carbone, ingegneria pesante, materiali da costruzione e prodotti chimici di base hanno avuto la priorità; in conformità con la pratica sovietica, l’obiettivo era quello di costruire impianti di grandi dimensioni, sofisticati e ad alta intensità di capitale. Molti dei nuovi impianti furono costruiti con assistenza tecnica e finanziaria sovietica e l’industria pesante crebbe rapidamente.

Mentre il secondo piano quinquennale – che assomigliava al suo predecessore – iniziò nel 1958 in agricoltura ciò comportava la formazione comune, abolendo le trame private e aumentando la produzione attraverso una maggiore cooperazione e un maggiore sforzo fisico. Nell’industria la costruzione di grandi impianti doveva continuare, ma doveva essere integrata da un grande impulso allo sviluppo della piccola industria, avvalendosi di un gran numero di piccoli, semplici impianti costruiti localmente e gestiti localmente. Ne conseguì uno spettacolare calo della produzione agricola. Nel frattempo, la spinta indiscriminata alla produzione del cortile non è riuscita a raggiungere gli effetti desiderati e ha prodotto grandi quantità di merci scadenti prodotte in modo costoso. Queste difficoltà furono aggravate quando gli aiuti sovietici e i tecnici furono ritirati. Alla fine del 1960 il paese ha affrontato una crisi economica di primo ordine.

Le autorità hanno risposto con una visione completa della politica. Sono stati ripristinati terreni privati, le dimensioni dei comuni sono state ridotte e una maggiore indipendenza è stata data al team di produzione. C’è stato anche un trasferimento di massa di lavoratori industriali disoccupati nelle campagne e gli investimenti industriali sono stati temporaneamente ridotti al fine di liberare risorse per la produzione agricola. La situazione agricola migliorò immediatamente e nel 1963 alcune risorse venivano reindirizzate al settore dei beni strumentali.

Rivoluzione culturale

La Rivoluzione Culturale iniziò nel 1966, ma, a differenza del Grande Salto, non aveva una esplicita filosofia economica. Tuttavia, la produzione industriale è stata gravemente colpita dal successivo decennio di confusione e conflitti, che ha lasciato anche alcuni lasciti difficili per l’economia cinese. Nell’industria, i salari sono stati congelati e i bonus annullati. Combinata con le politiche di assunzione di più lavoratori del necessario per assorbire la disoccupazione e di non licenziare i lavoratori una volta assunti, questa azione ha sostanzialmente eliminato gli incentivi a lavorare sodo. Inoltre, i tecnici e molti manager hanno perso la loro autorità e non hanno potuto svolgere un ruolo efficace nella produzione a seguito del movimento. La produzione complessiva ha continuato a crescere, ma i rapporti capitale-produzione sono diminuiti. In agricoltura, la produzione pro capite nel 1977 non fu superiore a quella del 1957.

La riforma economica rurale avviata dopo Mao Zedong iniziò con importanti aumenti di prezzo per i prodotti agricoli nel 1979. Nel 1981 l’enfasi si era spostata sulla demolizione dei campi coltivati ​​collettivamente in terreni che venivano affidati a famiglie private per lavorare. Durante quel periodo le dimensioni dei terreni privati ​​(terreni effettivamente posseduti da privati) furono aumentate e la maggior parte delle restrizioni alla vendita di prodotti agricoli nei mercati liberi furono revocate. Nel 1984 furono incoraggiati contratti a lungo termine per la terra (generalmente 15 anni o più) e la concentrazione della terra attraverso la sublocazione di pacchi fu resa legale. Nel 1985 il governo annunciò che avrebbe smantellato il sistema di approvvigionamento pianificato con quote di produzione assegnate dallo stato in agricoltura. I contadini che avevano smesso di lavorare la terra furono incoraggiati a trovare lavoro privato nelle campagne o nelle piccole città.

Le spinte fondamentali della riforma economica urbana erano verso l’ integrazione più completa della Cina con l’economia internazionale; rendere le imprese responsabili dei loro profitti e perdite; ridurre il ruolo dello stato nel dirigere, anziché guidare, l’allocazione delle risorse; spostare gli investimenti lontano dalle industrie metallurgiche e di costruzione di macchine e verso le industrie leggere e ad alta tecnologia, pur ponendo l’accento sulla risoluzione dei colli di bottiglia di energia, trasporti e comunicazioni; creare incentivi materiali per lo sforzo individuale e l’ etica del consumatorespronare le persone a lavorare di più; razionalizzare la struttura dei prezzi; e mettere le persone in posti di lavoro per i quali hanno una formazione, abilità o talenti specializzati. Allo stesso tempo, lo stato ha permesso lo sviluppo di un settore privato e le ha permesso di competere con le imprese statali in una serie di aree di servizio e, sempre più, in operazioni su larga scala come l’edilizia.

Sono state stabilite una serie di misure correlate per rafforzare gli incentivi per i dirigenti d’impresa ad aumentare l’ efficienza delle loro imprese. La sostituzione del sistema di remissione degli utili con sistemi fiscali e contrattuali è stata concepita per premiare i dirigenti consentendo alle imprese di trattenere una parte significativa degli aumenti della produzione. L’autorità manageriale all’interno delle aziende è stata rafforzata e i bonus sono stati ripristinati e hanno permesso di crescere in proporzioni sostanziali. Anche i manager sono stati miglioratiautorità di assumere, licenziare e promuovere i lavoratori. Le riduzioni nella pianificazione del governo centrale sono state accompagnate dall’autorizzazione per le imprese ad acquistare e vendere beni in eccedenza essenzialmente su una base di libero mercato, e i prezzi così ottenuti erano spesso molto più alti di quelli prodotti per soddisfare le quote del piano. Il piano statale è stato anche utilizzato per reindirizzare alcune risorse nel settore industriale leggero. Lo stato, ad esempio, ha dato la priorità al consumo di energia ad alcune imprese industriali leggere che producono beni di alta qualità.

La riduzione dell’ambito della pianificazione obbligatoria si basa sul presupposto che le forze di mercato possano allocare in modo più efficiente molte risorse. Questa ipotesi a sua volta richiede un sistema di prezzi razionale che tenga conto di tutte le tecnologie e carenze esistenti. Poiché nel sistema economico sono stati integrati ingenti sussidi, la riforma dei prezzi è diventata una questione estremamente delicata. Il timore dell’inflazione è servito anche da vincolo alla riforma dei prezzi. Tuttavia, il fatto che i prodotti fabbricati in eccesso rispetto agli importi previsti nel piano possano essere venduti, nella maggior parte dei casi, a prezzi essenzialmente di libero mercato ha creato un sistema di prezzi a due livelli che è progettato per svezzare l’economia dai prezzi amministrativamente fissi di un’era precedente.

Il mercato più libero

Gli sforzi per creare un mercato del lavoro più libero sono anche parte dello stress generale per raggiungere una maggiore efficienza. Come per la riforma dei prezzi, la manomissione di un sistema che consente a molti cittadini di vivere in modo più confortevole e sicuro rispetto a un sistema economicamente più razionale rischia gravi ripercussioni nelle relazioni con il pubblico. I cambiamenti sono proceduti lentamente in questa area sensibile.

Nel 1978 fu presa la decisione di consentire investimenti esteri diretti in diversi piccoli “zone economiche speciali “lungo la costa. Queste zone sono state successivamente aumentate a 14 città costiere e tre regioni costiere. Tutti questi luoghi hanno offerto un trattamento fiscale privilegiato e altri vantaggi per l’investitore straniero. Sono state inoltre approvate leggi su contratti, brevetti e altre questioni che interessano le imprese straniere nel tentativo di attrarre capitali internazionali per aiutare lo sviluppo della Cina. La parte burocratica della natura dell’economia cinese, tuttavia, ha posto problemi per le imprese straniere che volevano operare Cina, e a poco a poco ha dovuto aggiungere ulteriori incentivi per attrarre capitali stranieri.

I cambiamenti nel pensiero e nella strategia economica della Cina dal 1978 sono stati così grandi – con le potenziali ripercussioni su importanti interessi acquisiti così forti – che la pratica effettiva è inevitabilmente rimasta notevolmente indietro rispetto alla politica dichiarativa. Notevoli in questo periodo sono state le oscillazioni della politica economica tra l’enfasi sulle riforme orientate al mercato e il ritorno a un ricorso almeno parziale alla pianificazione centralizzata.