09 Giugno 2026
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Iran contro se stesso: arrestati attivisti politici ed ex parlamentari

Tra il 7 e il 9 febbraio 2026, le autorità iraniane hanno condotto un’operazione coordinata tra la magistratura e i servizi di intelligence del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) arrestando diversi leader del Fronte Riformista iraniano.

Questa ondata repressiva rappresenta un’estensione significativa della repressione oltre i manifestanti di strada, colpendo per la prima volta figure politiche di alto profilo appartenenti all’establishment.

Azar Mansouri

Azar Mansouri è stata arrestata l’8 febbraio nella sua residenza a Gharchak Varamin (periferia di Teheran) da agenti dell’organizzazione di intelligence del Sepah (IRGC). L’avvocato Hojjat Kermani ha dichiarato all’agenzia ISNA che “il motivo dell’arresto della signora Mansouri non è ancora stato chiarito e non è stato comunicato. Non sappiamo nemmeno dove sia stata trasferita e non ha avuto contatti dopo l’arresto“.

Mansouri è stata la prima donna a guidare un grande partito politico in Iran. Poco prima del suo arresto, aveva inviato un messaggio di testo ad Ali-Akbar Mousavi Khoeiniha, ex deputato riformista ora in esilio negli Stati Uniti.

Arresto in diretta di Ebrahim Asgharzadeh

Asgharzadeh è stato arrestato mentre teneva una conferenza online durante un congresso dell’Organizzazione dei Fedayin del Popolo (Maggioranza) / IranMan. Il video dell’arresto è circolato ampiamente sui social media.

Ali Shakouri-Rad. Politico riformista ed ex parlamentare

Il file audio di Shakouri-Rad non si limitava a chiedere le dimissioni di Khamenei: nel suo intervento pronunciato al congresso del Partito Ettehad-e Mellat, ha fatto affermazioni molto dirompenti. Ha dichiarato che le forze di sicurezza hanno deliberatamente innescato le proteste, iniettando violenza e procedendo a una “fabbricazione di vittime tra le proprie fila” uccidendo basiji, agenti di polizia, incendiando moschee, hosseiniyeh e copie del Corano per creare un pretesto per la repressione sanguinosa dei manifestanti.

L’agenzia Fars, vicina all’IRGC, ha descritto il suo arresto come parte della “lotta contro il circolo sovversivo e dei fomentatori di disordini”.

Hossein Karoubi figlio del leader del Movimento Verde

Un nome non menzionato spesso ma molto importante è Hossein Karoubi, figlio di Mehdi Karoubi leader del Movimento Verde e figura dell’opposizione sotto arresti domiciliari dal 2011, è stato arrestato il 9 febbraio dopo essere stato convocato alla Procura della cultura e dei media.

Secondo l’agenzia Fars, Hossein Karoubi è stato descritto come “l’agente provocatore, redattore e diffusore della recente dichiarazione sovversiva” di suo padre Mehdi Karoubi. Fars lo ha inoltre accusato di essere collegato alle reti “controrivoluzionarie” di Saham News e del canale Telegram Tahkim-e Mellat.

L’avvocato Mohammad Jalilian ha confermato l’arresto del suo assistito dopo la convocazione alla procura per i media e la cultura.

Accuse ufficiali: dettagli dalla Procura di Teheran

Fonti persiane forniscono il testo dettagliato del comunicato della Procura di Teheran del 8 febbraio.

La Procura ha dichiarato che gli accusati, “nell’ambito di una corrente organizzativa, mediatica e direzionale, con attività organizzate dietro le quinte e nel cyberspazio, cercavano di appoggiare gli atti violenti e terroristici e di influenzare la sicurezza interna del Paese”. Secondo il comunicato, queste persone “attraverso il lancio e la direzione di vaste attività organizzative” hanno tentato di infiammare la situazione politica e sociale del Paese.

La Procura ha specificato che sono state incriminate quattro persone “appartenenti a un partito politico” e sono stati arrestati “elementi attivi a favore del regime sionista e dell’America”. Le autorità giudiziarie hanno inoltre dichiarato che il fascicolo è stato aperto dopo “il monitoraggio preciso delle attività nel cyberspazio e l’esame del comportamento di alcuni elementi politici” in seguito a quelli che il governo definisce “gli eventi terroristici di Dey” (dicembre-gennaio).

Al Jazeera ha dedicato sia servizi televisivi che articoli scritti alla vicenda. Il servizio video dell’8 febbraio ha specificato le accuse in modo dettagliato: “prendere di mira la coesione nazionale, assumere posizioni contrarie alla Costituzione, sintonizzarsi con la propaganda del nemico, promuovere il disfattismo e creare meccanismi segreti che invocano il rovesciamento del sistema”.​

In un articolo successivo del 12 febbraio, Al Jazeera ha riportato che le autorità giudiziarie iraniane hanno annunciato l’esecuzione di condanne al carcere anche contro Ali Shakouri-Rad, Hossein Karoubi e Ghorban (altro detenuto il cui nome completo non è stato specificato), indicando un’escalation processuale che va oltre i semplici arresti.

Rilascio su cauzione

L’avvocato Hojjat Kermani, ha detto che Javad Emam e Ebrahim Asgharzadeh sono stati rilasciati “dopo il pagamento della cauzione”, senza rivelare l’importo. L’avvocato ha aggiunto che la stessa Mansouri potrebbe essere rilasciata “nei prossimi giorni”.

Javad Emam aveva guidato la campagna elettorale di Mir-Hossein Mousavi nel 2009 l’ex primo ministro e leader dell’opposizione che si trova agli arresti domiciliari dal 2011.

Il contesto è significativo: il governo iraniano ha dichiarato che le vittime delle proteste sono state 3.117, mentre ha respinto le affermazioni dell’ONU e delle organizzazioni internazionali secondo cui la maggior parte dei morti è stata causata dalle forze governative.

Tutti gli arrestati sono membri del “Fronte delle Riforme” (Jebhe-ye Eslahaat) e l’agenzia Mizan, braccio mediatico della magistratura, ha dichiarato che “il gruppo menzionato era sotto stretta sorveglianza e identificazione come parte di un’operazione di intelligence”.

Il quotidiano iraniano Shargh ha riportato la richiesta del Partito Unità Nazionale Islamica (Hezb-e Ettehaad-e Mellat) di rilascio della propria segretaria generale Azar Mansouri, e che altri due membri del Fronte Riformista sono stati convocati.

Un tribunale iraniano ha emesso una nuova condanna detentiva contro Narges Mohammadi, attivista Premio Nobel per la Pace 2023, a dimostrazione che la repressione colpisce simultaneamente su più fronti.

L’analisi più approfondita proviene da Radio Zamaneh (emittente persiana con sede nei Paesi Bassi). Secondo l’analista Hossein Noshazar, gli arresti non sono una semplice repressione puntuale, ma “il passo finale nel percorso di trasformazione della struttura del potere in un vero e proprio ‘governo di guerra'”.

Il quadro che emerge dalle recenti manovre del regime iraniano delinea una strategia di chiusura totale, dove il tempismo degli arresti durante i colloqui di Muscat non è affatto casuale ma punta a neutralizzare l’ala riformista come possibile interlocutore negoziale.

Questa repressione si inserisce in una narrazione a incastro che dipinge i manifestanti come pedine e i riformisti come menti al soldo del “nemico esterno” americano e israeliano, inviando al contempo un avvertimento brutale alle stesse élite del Paese: la scelta è tra il silenzio assoluto e il carcere.

In questo scenario, il controllo capillare della rete e l’eliminazione sistematica del dissenso indicano l’attuazione di un vero e proprio piano d’emergenza volto a trasformare l’Iran in una fortezza isolata, dove ogni voce indipendente viene estinta per garantire la sopravvivenza del sistema attraverso l’autarchia politica.

Radio Zamaneh conclude che la società iraniana si trova “sull’orlo di entrare nel periodo più buio e chiuso dalla guerra Iran-Iraq”, con la differenza che questa volta “il nemico esterno è più potente e il nemico interno (dal punto di vista del governo) è definito in modo più ampio”.

Hossein Marashi ha rilasciato dichiarazioni notevolmente audaci. Ha raccontato la riunione del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale del giovedì sera notte della repressione, sottolineando che istituzioni come la magistratura, l’IRGC e altri consigli supremi “sono presenti nel governo, ma non sono sotto il controllo del governo”. Ha chiesto che “il presidente eletto dal popolo e il governo che ne deriva siano il potere principale del Paese”.

Marashi ha specificato che serve “un livello ampio di riforme” che porti il sistema a soddisfare “le richieste di almeno il 70% della popolazione attuale”. Il fatto che Marashi non sia stato arrestato è particolarmente significativo: secondo l’analisi dell’Arabian Gulf States Institute (AGSI), il fatto che Marashi non sia stato accusato di tradimento potrebbe indicare che “l’IRGC non è del tutto in disaccordo con lui riguardo all’apertura verso Washington”.

Il regime “potrebbe star temporaneamente escalando contro questi riformisti in risposta alle loro critiche infiammatorie al regime” e che l’operazione fa parte degli sforzi del regime per “controllare la narrazione sulle recenti proteste iraniane”.

Almeno 6.000 persone sono state uccise dall’inizio delle proteste, in un contesto in cui il blackout di internet rende ancora difficile confermare il bilancio totale.

Fonti principali

1. The Wall Street Journal, “Iran’s crackdown is now targeting its own politicians” .

2. Euronews (persiano), arresto dei leader del Fronte Riformista .

3. Euronews (arabo), rilascio su cauzione di due riformisti .

4. Al Jazeera English, arresto di politici riformisti di primo piano .

5. Radio Zamaneh (FA), analisi “بازداشت رهبران اصلاح‌طلب: گام نهایی به سوی دولت جنگی …” .

6. Iran International (EN), “Iran arrests three reformist political figures” .

7. Reuters (EN), “Iran arrests at least four reform front politicians” .

8. Human Rights Activists in Iran, “Iran arrests leading reformist politicians” .

9. KhabarOnline (FA), intervista a Hossein Marashi su Consiglio di Sicurezza e potere esecutivo .

10. Critical Threats Project, “Iran Update, February 9, 2026” .

Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Da sempre appassionato di informatica e nuove tecnologie. Si avvicina al mondo dell’open source e partecipa attivamente allo sviluppo del sistema operativo Linux, approfondendo sempre di più il settore di sviluppo e ingegneria software, collaborando con aziende statunitensi. Contemporaneamente, avvia e amplia studi sulla comunicazione e sul comportamento sociale e della comunicazione non verbale. Questi progetti lo portano a lunghe collaborazioni all’estero, tra USA e Israele, dove approfondisce le interazioni fra software ed essere umano, che sfociano nella specializzazione in intelligenza artificiale. I molti viaggi in Medio Oriente aumentano la passione per la politica e la geopolitica internazionale. Nel 2004, osserva lo sviluppo dei social network e di una nuova fase del citizen journalism, e si rende conto che le aziende necessitano di nuovi metodi per veicolare i contenuti. Questo mix di elevate competenze si sposa perfettamente con il progetto di Web Reputation della madre, Brunilde Trizio. Ora Alessandro è Amministratore e Direttore strategico del Gruppo Trizio.
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