L’Esercito degli Stati Uniti ha fissato una data: all’inizio del 2028 il primo reparto avrà un laser contro i droni. Il sistema si chiama LOCUST X3 e viaggerà su veicoli leggeri. Dietro la data c’è una domanda che i test non hanno ancora sciolto: quanto funziona fuori dal poligono.
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Il programma si chiama Enduring-High Energy Laser, E-HEL. L’Esercito ha scelto il LOCUST X3 di AeroVironment, con un contratto da 464,8 milioni di dollari.
Secondo Defense News, il primo esemplare arriverà entro la fine del 2027. La capacità operativa iniziale è attesa all’inizio del 2028.
I droni a basso costo sono diventati un’arma diffusa nelle guerre recenti, dall’Ucraina al Medio Oriente. Abbatterli con missili intercettori è costoso e consuma scorte limitate.
Un laser spara finché ha energia elettrica e raffreddamento. È questo il vantaggio che spinge gli eserciti a investire nell’energia diretta.
Il primo LOCUST X3 sarà montato sul Joint Light Tactical Vehicle, il fuoristrada blindato dell’Esercito. Il sistema è modulare e può essere installato anche sull’Infantry Squad Vehicle.
Il contratto copre più di 26 unità laser. Lo hanno spiegato Kirk Williams, dell’ufficio progetti per l’energia diretta, e il generale Guy Yelverton.
In parallelo il Pentagono ha scelto quattro sistemi per un programma pilota sul territorio americano. Ci sono laser di AeroVironment, Kord e Boeing e il sistema a microonde Leonidas di Epirus.
La task force JIATF-401 prevede una prova comparativa a dicembre. A febbraio un malinteso su un laser anti-drone aveva fatto chiudere per breve tempo lo spazio aereo di El Paso.
Defense News non riporta la potenza del sistema né il costo di un singolo colpo. Non sono pubblici neppure i risultati in condizioni difficili.
Pioggia, nebbia e polvere riducono l’efficacia dei laser, un limite noto della tecnologia. Il quadro cambierebbe con dati di prova fuori dal poligono.
ABBATTIMENTI
Il dato concreto rivendicato dall’Esercito è uno: otto abbattimenti con un prototipo durante l’Army Modernization Day di ottobre.
Non sono stati resi noti distanza, tipo di bersaglio e condizioni della prova. È un risultato dimostrativo, non ancora operativo.
Per chi legge in Italia non cambia nulla nell’immediato. La difesa dai droni è però una priorità anche per gli eserciti europei.
I dati che l’Esercito americano raccoglierà nei prossimi anni potranno orientare anche le scelte degli alleati.
