03 Maggio 2026
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Diritto all’oblìo: cancellare informazioni da Google

Il diritto all’oblio, conosciuto anche come “Diritto ad essere dimenticati”, è una misura prevista dal GDPR, che conferisce alle persone il diritto di richiedere alle diverse organizzazioni, motori di ricerca o redazioni giornalistiche, di cancellare i propri dati personali o notizie di cronaca che li riguardano direttamente.

Le organizzazioni, tuttavia, non sempre sono costrette a riconoscerlo. In questa guida spiegheremo che cos’è il diritto all’oblio e quando possiamo pretendere la cancellazione delle informazioni che ci riguardano.

Che cos’è il diritto all’oblio?

Un tempo il diritto all’oblio, anche chiamato “Diritto ad essere dimenticati”, rappresentava un ideale che non conosceva una reale applicazione. Invece il GDPR, il regolamento generale sulla protezione dei dati approvato da tutti i paesi europei, nell’art. 17 afferma che l’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento dei dati la cancellazione delle informazioni personali che lo riguardano, senza ingiustificato ritardo, e il titolare del trattamento ha l’obbligo di cancellare tutti i dati personali qualora sussistano una serie di condizioni ben specifiche per le quali il diritto all’oblio può essere applicato. 

Da un lato il titolare del trattamento dei dati è costretto all’eliminazione, qualora sia dovuta, entro un mese, mentre colui che richiede la cancellazione dei propri dati o dei contenuti che lo riguardano deve dimostrare di essere realmente l’interessato e di avere il diritto alla cancellazione.

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Quando si applica il diritto all’oblio

L’art. 17 del GDPR delinea le circostanze specifiche che permettono di avvalersi del diritto all’oblio un individuo ha diritto alla cancellazione dei propri dati personali qualora:

–  I dati personali sono stati raccolti e trattati senza il consenso dell’interessato

–  I dati non sono più necessari per le finalità che hanno originariamente dato luogo alla raccolta degli stessi

–  Una organizzazione ha richiesto il consenso dell’individuo per raccogliere ed elaborare i tuoi dati e tale consenso viene ritirato

–  Un’organizzazione raccoglie ed elabora dei dati per degli interessi legittimi e a norma di legge, l’individuo si oppone a questo trattamento dei dati e non vi è alcun interesse prevalente per continuare il trattamento

–  Un’organizzazione tratta i dati personali per scopi di marketing diretto e la persona si oppone a tale trattamento

–  Un’organizzazione  ha raccolto ed elaborato dati personali illecitamente

Tuttavia, come spesso accade nella giurisprudenza, il diritto all’oblio viene bilanciato da altri diritti, come il diritto di cronaca, sancito dall’Art. 21 della Costituzione Italiana e il diritto ad informare il pubblico di un fatto che sia per loro utile è rilevante. In particolare:

–  La pubblicazione e il trattamento è lecito quando i dati sono stati utilizzati per esercitare il diritto alla libertà di informazione di espressione

–  I dati vengono utilizzati per adempiere ad una disposizione o ad un obbligo legale

–  I dati vengono raccolti ed utilizzati per svolgere un compito nell’interesse pubblico o nell’esercizio di pubblici poteri di una organizzazione

–  I dati sono necessari per scopi di salute pubblica o servono all’interesse pubblico

–  I dati rappresentano informazioni importanti che servono all’interesse pubblico, alla ricerca scientifica, alla ricerca storica o per fini statistici e la cui cancellazione potrebbe compromettere o arrestare il raggiungimento di un obiettivo di interesse pubblico

–  I dati vengono utilizzati per l’istituzione di una difesa legale o per l’esercizio di altri diritti legali

Come si applica il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio, qualora sussistano le motivazioni per poterlo legalmente richiedere, funziona solamente se la richiesta è svolta seguendo una sequenza precisa. La richiesta del diritto all’oblio deve quindi essere riassunta in un modulo che deve essere strutturato come segue:

Dettagli della persona che richiede l’esercizio del diritto all’oblio

Per prima cosa, colui che chiede l’esercizio del diritto all’oblio deve fornire  i propri dati identificativi.

–  nome cognome

–  indirizzo di residenza

–  numero di telefono

–  indirizzo email valido

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Prova di identità dell’interessato

In secondo luogo, colui che richiede l’esercizio del diritto all’oblio deve fornire una prova della sua identità. 

–  Prova d’identità quale passaporto, patente con foto, carta d’identità o certificato di nascita

–  Prova di validità dell’indirizzo di residenza attraverso documenti come bolletta, estratto conto o estratto conto della carta di credito non più vecchio di tre mesi o patente di guida 

Motivo della richiesta di cancellazione

Dato che la cancellazione dei dati personali, secondo l’art. 17 par. 1 del GDPR richiede che vengano soddisfatte determinate condizioni prima che la richiesta possa essere presa in considerazione, è necessario indicare al proprio interlocutore il preciso motivo per il quale si richiede la cancellazione delle informazioni.

Tra gli esempi di motivazioni valide troviamo:

–  Ritieni che i tuoi dati personali non siano più necessari per gli scopi per i quali sono stati raccolti

–  Non vuoi più acconsentire al trattamento dei dati personali

–  Ti opponi al trattamento dei dati personali come tuo diritto ai sensi dell’articolo 21 del GDPR

–  Ritieni che i tuoi dati personali siano stati trattati e pubblicati illecitamente

–  Ritieni che la presenza dei tuoi dati personali non abbia più alcuna utilità per la comunità e sia venuto definitivamente meno l’interesse per il pubblico.

Quando si applica il diritto all’oblio? La decisione avviene caso per caso

Nonostante siano state definite in occasione del GDPR delle regole precise per l’applicazione del diritto all’oblio, la decisione viene sempre presa a caso per caso, e deve essere opportunamente valutata e circostanziata. 

Infatti, come detto, la protezione della propria privacy personale o dei propri dati deve essere costantemente bilanciata con il diritto di cronaca e il diritto di informare adeguatamente il pubblico di un fatto che abbia utilità o rilevanza. Per questo motivo, ogni domanda può avere un esito diverso.

Normalmente, qualora i dati siano stati effettivamente pubblicati in ottemperanza al diritto di cronaca ma sia passato del tempo ragionevole, è possibile comunque ottenere la cancellazione o la deindicizzazione dei propri dati e del proprio passato. 

Il tempo che viene ritenuto congruo va da un minimo di 2 ad un massimo di 5 anni, ma nuovamente viene di volta in volta stabilito a seconda della situazione personale. A questi tempi, inoltre, possono esserci delle eccezioni in casi particolari, come ad esempio coinvolgimento in processi o condanna per reati particolarmente gravi o nelle situazioni in cui sono state ricoperte delle cariche pubblica dall’interessato. 

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Laura Antonelli
Laura Antonellihttps://www.alground.com
Esperta di diritto sul web e del mondo Microsoft, Antonella fa parte di importanti associazioni internazionali per la sicurezza delle reti e l'hardening dei sistemi.
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