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Una settimana dopo la morte di Abderrahim Fakir, Bologna torna in piazza. Nel pomeriggio di domenica 26 luglio il quartiere Pilastro ospita il corteo in ricordo del 42enne di origini marocchine, morto domenica 19 luglio durante un fermo di polizia in via Svevo, mentre era ammanettato a terra con le caviglie legate.
Le forze dell’ordine parlano di “attenzione massima” ma escludono, al momento, segnali concreti di nuovi disordini: non risulterebbero infatti attivitร o proteste particolari in preparazione da parte di antagonisti o attivisti dei centri sociali, molto presenti nel quartiere popolare e multietnico della periferia nord-est della cittร .
Per il presidio dell’ordine pubblico รจ comunque previsto un dispositivo imponente, con l’impiego della Digos, dei reparti mobili e di rinforzi provenienti da fuori regione, una modalitร che la Questura definisce ordinaria e non legata a uno specifico allarme. La prudenza รจ comprensibile: lunedรฌ 20 luglio il centro di Bologna era stato teatro di una lunga guerriglia urbana, con vetrine distrutte, arredi urbani devastati, un’auto del Comune data alle fiamme e un bilancio finale di 64 agenti feriti, dopo che il presidio pacifico convocato in piazza del Nettuno dal sindaco Matteo Lepore era degenerato in scontri davanti alla Prefettura, tra lanci di bombe carta, cariche, lacrimogeni e idranti.
Chi era Abderrahim Fakir e cosa รจ successo il 19 luglio
Abderrahim Fakir aveva 42 anni ed era arrivato in Italia dal Marocco quando ne aveva sette. Viveva a Borgonuovo, frazione di Sasso Marconi, in provincia di Bologna, ma aveva parte della famiglia e molti amici proprio al Pilastro.
Aveva i documenti in regola e al momento della morte era in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Nelle settimane precedenti la tragedia, la sua salute mentale si sarebbe deteriorata: il 20 giugno si era procurato un taglio a un polso e si era presentato al pronto soccorso chiedendo di parlare con uno psichiatra, come risulta da un verbale ospedaliero. La mattina di domenica 19 luglio l’uomo si trovava nella zona dei garage di via Svevo in evidente stato di agitazione.
L’intervento della polizia inizia alle 11:59: gli agenti usano lo spray al peperoncino e lo immobilizzano a terra, a faccia in giรน, legandogli polsi e caviglie. Un video girato da un residente dalla finestra di casa mostra Fakir con un poliziotto a cavalcioni sulla schiena e uno sulle gambe, mentre per oltre due minuti urla “basta, aiuto” fino a restare immobile. I soccorritori della Croce Rossa, intervenuti con un equipaggio di volontari senza medico nรฉ infermiere, tentano invano le manovre di rianimazione. Il decesso viene constatato alle 12:53 da un medico del 118.
L’inchiesta della Procura e il nodo dello scudo penale
La Procura di Bologna, guidata dal procuratore Paolo Guido con i pm Francesca Arienti e Domenico Ambrosino, procede per omicidio colposo e ha iscritto sei persone, i due poliziotti del commissariato Bolognina-Pontevecchio e i quattro operatori sanitari intervenuti, nel registro delle annotazioni preliminari, il cosiddetto modello 45 bis introdotto dall’ultimo decreto sicurezza.
Si tratta di una delle prime applicazioni in Italia della norma definita dai critici “scudo penale”, che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso spiegando che riguarda persone che sembrano aver agito in presenza di una causa di giustificazione. Gli investigatori stanno acquisendo decine di video girati dai residenti, le comunicazioni radio, le telefonate degli agenti e le immagini della bodycam indossata dal capopattuglia, mentre nella casa dell’uomo sono stati sequestrati pc e cellulari, senza che venissero trovate sostanze stupefacenti. Sotto la lente dei magistrati c’รจ anche la catena dei soccorsi, partita con un codice verde: l’avvocato dei poliziotti sostiene che i suoi assistiti abbiano chiesto due volte l’invio di un’ambulanza con automedica per una persona in crisi psichica, ricostruzione che l’Ausl di Bologna ha smentito sulla base delle registrazioni della centrale operativa del 118.
Il nuovo video, l’autopsia e lo scontro tra i legali
A tenere alta la tensione รจ arrivato un nuovo filmato, anch’esso ripreso da una finestra di via Svevo, che mostra le fasi successive al decesso: un’agente della scientifica solleva il lenzuolo che copre il corpo e sotto la nuca dell’uomo รจ visibile una pozza di sangue, mentre il volto appare segnato da rivoli scuri.
Le immagini hanno innescato un durissimo botta e risposta tra le difese. Per Fabio Anselmo, legale della famiglia e giร avvocato dei Cucchi, “prima di essere sbattuto per terra il volto e la testa di Fakir erano integri” e il sangue trovato nei polmoni, confermato dalla tac e dai primi esiti dell’autopsia eseguita venerdรฌ 24 luglio al Sant’Orsola, sarebbe stato inalato a causa delle percosse: “Fakir รจ morto per una asfissia posturale meccanica violenta”, sostiene, respingendo ogni riferimento alla cocaina.
Di segno opposto la lettura di Gabriele Bordoni, difensore dei due agenti, secondo cui l’unica ferita sarebbe alla nuca, che l’uomo si sarebbe procurato da solo strisciando per terra mentre veniva trattenuto, dopo aver morso la gamba di un poliziotto. Saranno i superperiti nominati dalla Procura, che da lunedรฌ inizieranno l’analisi degli elementi raccolti, a stabilire cause, tempi e circostanze della morte.
La politica divisa e l’appello della famiglia
Il caso ha acceso uno scontro politico durissimo. La premier Giorgia Meloni ha parlato di fatto “inaccettabile”, mentre la segretaria del Pd Elly Schlein ha dichiarato che “quando un uomo muore durante un’operazione di fermo, lo Stato ha fallito”. Piantedosi ha promesso che “non sarร un nuovo caso Cucchi”, ma ha anche accusato il sindaco Lepore di aver convocato la piazza in modo inconsapevole, sottovalutando i rischi.
Proprio al primo cittadino, bersaglio di minacce sui social, la Prefettura ha deciso di assegnare la scorta. Parole di equilibrio sono arrivate dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, secondo cui la solidarietร verso le forze di polizia รจ piena ed “รจ proprio nel loro interesse valutare i fatti e verificare se ci siano stati eventuali errori e responsabilitร ”, perchรฉ affrettare le conclusioni alimenta soltanto la polarizzazione.
In mezzo al frastuono resta la voce della famiglia, che si รจ sempre dissociata dalle violenze. “Si chiamava Abderrahim Fakir. Era mio zio. Non era un numero, non era una notizia: era una persona amata”, ha detto la nipote Yossra dal palco di piazza del Nettuno, mentre la sorella ha chiesto che “non ci sia vendetta, non ci sia caos”. ร questo lo spirito con cui il Pilastro, tra un fiore deposto in via Deledda e l’assemblea nazionale giร convocata per il 12 settembre sotto le Due Torri, chiede oggi veritร e giustizia per la morte di Fakir.

