La Russia sta aumentando l’impiego di droni d’attacco a reazione contro l’Ucraina. Più veloci dei Geran-2 a elica, i nuovi modelli riducono il tempo di allarme, mettono in difficoltà mitragliatrici e intercettori economici e costringono Kyiv a consumare missili antiaerei più costosi. Non sostituiscono i vecchi Shahed: li affiancano negli sciami per saturare la difesa.
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Il salto di qualità è diventato evidente durante le grandi ondate dell’estate 2026. In uno degli attacchi esaminati dall’aeronautica ucraina, oltre cento dei 140 velivoli senza pilota lanciati dalla Russia erano indicati come modelli a reazione. Kyiv dichiarò di averne abbattuti o neutralizzati circa 120, ma la composizione dello sciame mostrava un cambiamento: gli apparecchi più rapidi non erano più presenze isolate.
Nei giorni successivi gli allarmi si sono prolungati anche nelle ore diurne. I droni hanno colpito o minacciato abitazioni, infrastrutture ferroviarie, depositi e attività commerciali. Il problema non è soltanto la capacità distruttiva del singolo ordigno, ma la pressione continua esercitata su radar, squadre mobili, caccia e batterie antiaeree.
Il Geran-2, derivato dallo Shahed-136 iraniano, utilizza un motore a pistoni e un’elica posteriore. È relativamente più lento, rumoroso e può essere affrontato anche da squadre mobili con mitragliatrici, cannoni automatici e droni intercettori economici. Le versioni a reazione sostituiscono quel sistema con una piccola turbina, aumentando velocità e quota operativa.
Le denominazioni Geran-3 e Geran-4 coprono configurazioni non sempre identiche. Le stime pubbliche oscillano secondo modello e fase di volo: per alcune varianti vengono indicate velocità di crociera intorno ai 300–370 chilometri orari, mentre autorità e analisti ucraini attribuiscono ai tipi più recenti punte nell’ordine dei 500–600 chilometri orari. La conseguenza pratica è la stessa: il bersaglio resta per meno tempo nella finestra di tiro.
Contro un drone a elica una squadra mobile può ricevere l’allarme, raggiungere una posizione favorevole, acquisire il bersaglio e sparare. Un velivolo a reazione comprime tutti questi passaggi. Se vola più in alto, esce inoltre dalla portata utile delle armi leggere; se cambia rotta o scende soltanto nella fase terminale, l’intercettazione diventa ancora più complessa.
L’Ucraina può impiegare caccia, missili terra-aria e sistemi a corto raggio, ma ogni soluzione ha limiti di disponibilità e costo. Consumare un intercettore sofisticato contro un drone prodotto in serie può essere militarmente necessario e, nello stesso tempo, economicamente sfavorevole. Mosca punta precisamente a questo squilibrio.
I numeri diffusi da Kyiv indicano una crescita rapidissima, ma vanno letti come valutazioni di una parte in guerra. L’aeronautica ucraina ha riferito che in luglio l’impiego dei modelli a reazione sarebbe quintuplicato rispetto a giugno. Fonti ucraine hanno parlato di circa 1.500 apparecchi lanciati in luglio e di almeno 2.500–3.000 in agosto, a seconda del perimetro utilizzato nel conteggio.
Durante una sequenza di quattro giorni, il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che la Russia aveva lanciato quasi 1.500 droni complessivi e che oltre la metà era a reazione. Anche senza assumere ogni cifra come definitiva, il dato decisivo è la trasformazione del nuovo sistema da arma sperimentale a componente regolare delle incursioni.
Il Geran-3 è generalmente descritto come la versione russa dello Shahed-238 iraniano. Secondo l’intelligence militare ucraina, utilizza una piccola turbina Telefly JT80 e numerosi componenti elettronici di provenienza estera. Il Geran-4 rappresenterebbe un’evoluzione più profonda, con struttura modificata, maggiore autonomia e predisposizione alla produzione su scala superiore.
L’impianto di Alabuga, nella repubblica russa del Tatarstan, è considerato il centro del programma. Le immagini satellitari e le analisi industriali mostrano ampliamenti, dormitori e infrastrutture logistiche compatibili con un aumento della produzione. La dipendenza da microelettronica e sottosistemi importati resta però un punto vulnerabile, soprattutto per il controllo delle esportazioni.
Uno sciame misto obbliga la difesa a risolvere problemi differenti nello stesso momento. I Geran-2 più lenti possono seguire rotte tortuose, attirare il fuoco e saturare i sensori; le versioni a reazione attraversano rapidamente i corridoi scoperti o arrivano in una seconda fase, quando le squadre ucraine hanno già consumato munizioni e attenzione.
A questi velivoli possono aggiungersi esche, missili da crociera e missili balistici. La vera innovazione, quindi, non coincide con una singola piattaforma: è l’uso coordinato di mezzi con profili di velocità, quota e costo diversi. Gli attacchi diurni aumentano inoltre la pressione psicologica e interrompono trasporti, lavoro e servizi per periodi prolungati.
Kyiv sta cercando un intercettore altrettanto rapido ma molto meno costoso di un missile antiaereo. Almeno quattro aziende ucraine lavorano su droni capaci di superare i 500–600 chilometri orari; alcuni prototipi sono già entrati nelle prove operative. La sfida riguarda propulsione, guida automatica, collegamento dati e capacità di colpire un bersaglio piccolo in movimento.
Nel breve periodo continueranno a essere indispensabili sistemi tradizionali, velivoli pilotati e reti di sensori più dense. Nel medio periodo l’obiettivo è costruire una difesa stratificata: guerra elettronica quando efficace, intercettori economici per la massa e missili più pregiati riservati alle minacce che superano i primi livelli.
Non esiste una contabilità indipendente completa dei Geran a reazione prodotti, lanciati e distrutti. Le caratteristiche attribuite alle diverse versioni cambiano tra fonti ucraine, russe e occidentali; velocità massima, autonomia e carico dipendono inoltre dalla configurazione. Anche i tassi di intercettazione comunicati durante la guerra non sono verificabili caso per caso.
I segnali più importanti saranno la quota dei modelli a reazione nelle prossime ondate, la capacità russa di mantenere il ritmo produttivo, l’efficacia dei nuovi intercettori ucraini e il consumo totale di missili antiaerei. Se il costo della difesa resterà molto superiore a quello dell’attacco, questa famiglia di droni potrà incidere non soltanto sui danni immediati, ma sulla sostenibilità dell’intero sistema di protezione ucraino.
