11 Luglio 2026
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Stati Uniti e Iran continuano i colloqui

Donald Trump ha annunciato che Stati Uniti e Iran hanno concordato di proseguire i colloqui, ma ha dichiarato che la tregua รจ ormai finita, aprendo una fase nuova e piรน incerta del confronto tra Washington e Teheran. Il messaggio, affidato al suo profilo su Truth Social, intreccia la retorica della pressione militare con lโ€™apertura negoziale, accentuando la sensazione di un equilibrio estremamente fragile nel Golfo e nello stretto di Hormuz.

Un negoziato che continua mentre la tregua si spezza

In un post sul suo social network, Trump ha affermato che โ€œla Repubblica Islamica dellโ€™Iran ha chiesto di continuare i colloquiโ€ e che gli Stati Uniti hanno accettato, chiarendo perรฒ โ€œin termini inequivocabiliโ€ che il cessate il fuoco รจ โ€œfinitoโ€. Questo doppio binario, negoziato aperto e tregua chiusa, riflette una dinamica giร  visibile nelle ultime settimane, in cui i contatti indiretti tra Washington e Teheran si sono sovrapposti a nuove minacce militari e a incidenti sul traffico marittimo nel Golfo.

Lโ€™accordo di cessate il fuoco, nato come memorandum di intesa di 60 giorni per creare uno spazio diplomatico dopo i raid statunitensi e israeliani che avevano innescato il conflitto con lโ€™Iran, era stato giร  descritto da Trump come โ€œoverโ€, cioรจ finito, in occasione di un vertice NATO ad Ankara. Il presidente aveva dichiarato di non voler piรน โ€œavere a che fareโ€ con Teheran, salvo poi tornare a confermare la disponibilitร  a nuovi colloqui, segno di una strategia che alterna rottura e riapertura senza un chiaro quadro di lungo periodo.

Missili puntati su Teheran e rischio escalation nello stretto di Hormuz

Nel suo recente intervento, Trump ha ribadito che missili statunitensi sono giร  puntati contro lโ€™Iran e verrebbero lanciati se Teheran โ€œportasse a termine o anche solo tentasseโ€ un assassinio del presidente. Questa formulazione non solo alza la soglia della deterrenza personale, ma inserisce lโ€™eventuale targeting del presidente statunitense nel quadro di una risposta militare immediata, con implicazioni rilevanti per la percezione del rischio da parte della leadership iraniana.

Parallelamente, Washington insiste perchรฉ lโ€™Iran dichiari pubblicamente che cesserร  gli attacchi alle navi e che garantirร  corsie sicure per il traffico commerciale nello stretto di Hormuz, una delle arterie fondamentali per lโ€™export globale di petrolio. Lโ€™area ha giร  visto rallentamenti del traffico di petroliere e tensioni crescenti, mentre Trump ha ventilato la possibilitร  di imporre tasse di passaggio sullo stretto se i colloqui dovessero fallire, trasformando il controllo di quel choke point strategico in leva economica e geopolitica al servizio della pressione su Teheran.

Il ruolo di Qatar e Pakistan e la narrativa iraniana

Fin dallโ€™inizio del fragile processo diplomatico, Qatar e Pakistan hanno svolto funzioni di mediazione, ospitando incontri tecnici e facendo da tramite tra le delegazioni statunitense e iraniana. Nella localitร  svizzera di Buergenstock, una prima tornata di colloqui ad alto livello aveva prodotto una roadmap di 60 giorni, accompagnata da meccanismi per ridurre il rischio di incidente nel Libano meridionale e per garantire comunicazioni di emergenza sul traffico navale. Questi elementi tecnici, pur non risolvendo il conflitto, indicavano la volontร  di congelare temporaneamente lโ€™escalation in alcuni teatri sensibili.

Dallโ€™altro lato, la narrativa iraniana rimane improntata alla difesa e alla negazione di una richiesta di colloqui, almeno sul piano pubblico. Teheran ha smentito di aver chiesto un nuovo ciclo di negoziati con Washington, mentre figure di vertice hanno parlato di โ€œdifesa totaleโ€ nel caso in cui gli Stati Uniti tradissero gli impegni dellโ€™intesa provvisoria. Per lโ€™Iran, dunque, la prosecuzione dei contatti รจ presentata come risposta a pressioni esterne e non come concessione politica, in linea con una retorica che punta a non mostrare debolezza dopo la morte della guida suprema Ayatollah Ali Khamenei e i giorni di mobilitazione nazionale che ne sono seguiti.

Tra accordo possibile e minaccia di โ€œfinire il lavoroโ€

Negli ultimi interventi, Trump ha scandito la situazione con una formula netta: ci sarร  โ€œun accordo con lโ€™Iranโ€ oppure gli Stati Uniti โ€œporteranno a termine il lavoroโ€, lasciando intendere che la prosecuzione del conflitto rimane opzione concreta se la via diplomatica dovesse arenarsi. Lโ€™ombra di nuovi raid e di una campagna militare piรน ampia continua quindi a pesare sulle scelte iraniane, mentre Washington manovra tra pressioni militari, richieste di impegni pubblici sullo stretto di Hormuz e concessioni limitate in ambito economico, come le parziali deroghe allโ€™export di petrolio e petrolchimico e lโ€™alleggerimento del blocco su alcuni asset iraniani.

In questo quadro, la compresenza di colloqui in corso e di una tregua dichiarata โ€œfinitaโ€ configura un contesto instabile, in cui ogni incidente navale, raid mirato o minaccia personale potrebbe trasformarsi nel detonatore di una nuova fase di guerra aperta. La partita si gioca non solo sulla linea Washingtonโ€“Teheran, ma anche sul ruolo dei mediatori regionali, sulla capacitร  dei Paesi rivieraschi del Golfo di sostenere o sabotare i corridoi energetici, e sulla credibilitร  di un presidente statunitense che usa i social per annunciare contemporaneamente lโ€™apertura di tavoli negoziali e la fine delle tregue.

Giacomo Crosetto
Giacomo Crosettohttps://www.alground.com
Dopo anni impiegati nell'analisi forense e nelle consulenze per tribunali come perito, si dedica alla gestione dell'immagine digitale e alle tematiche di sicurezza per privati ed aziende
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