In Francia quasi ottomila fermi in un mese di proteste nei licei, in gran parte minorenni. In Svezia ragazzini di tredici e quattordici anni hanno sparato contro obiettivi israeliani su incarico di una gang. Sono vicende diverse, unite da un punto debole: l’età sotto la quale la legge non punisce. Chi la conosce può sfruttarla. Il nodo è capire chi lo fa davvero, e dove finiscono le prove.
Apri le schede in ordine: ogni passaggio separa ciò che è provato da ciò che resta un’ipotesi.
A settembre i liceali francesi sono scesi in piazza contro classi sovraffollate, docenti mancanti ed edifici degradati. In alcune città la protesta è degenerata in scontri.
A metà ottobre il ministero della Giustizia contava quasi ottomila fermi, per l’85% minorenni.
L’8 ottobre un gruppo incappucciato ha saccheggiato il liceo Les Iris di Lormont, vicino a Bordeaux. Secondo il preside, il solo incendio del magazzino della carta vale fino a 200.000 euro.
In Francia il codice di giustizia penale dei minori presume che sotto i 13 anni manchi il discernimento. Sotto quella soglia non si pronuncia alcuna pena, solo misure educative.
In Italia l’articolo 97 del codice penale esclude l’imputabilità sotto i 14 anni.
La Svezia fissa la responsabilità penale a 15 anni.
Il Belgio applica il diritto penale degli adulti solo dai 18 anni, con eccezioni per i fatti più gravi.
Per la criminalità organizzata italiana la soglia d’età non è una scoperta. Nelle piazze di spaccio campane i ragazzini fanno da sentinelle e da corrieri.
Nel 2013 il vice capo della Polizia, Francesco Cirillo, lo disse pubblicamente a Napoli. I clan affidano reati ai minori contando sui rischi ridotti davanti alla giustizia.
La legge ha già una contromisura. L’articolo 112 del codice penale aggrava la pena per chi si avvale di un minore o di un non imputabile.
A maggio 2024 un quattordicenne ha sparato vicino all’ambasciata israeliana di Stoccolma. Per la legge svedese non poteva essere nemmeno indagato.
Il 10 ottobre 2024 un tredicenne ha aperto il fuoco contro gli uffici di Elbit Systems a Göteborg. Non ci sono stati feriti.
A marzo 2025 il Tesoro statunitense ha sanzionato la rete Foxtrot. Secondo Washington, la gang ha organizzato per conto dell’Iran l’attacco del gennaio 2024 all’ambasciata di Stoccolma.
Il Tesoro scrive che Foxtrot usa abitualmente adolescenti e che il capo, Rawa Majid, ha cooperato con l’intelligence iraniana. Teheran respinge le accuse.
ANNI
Il tredicenne di Göteborg non è stato incriminato. Chi lo ha reclutato sì.
Ad aprile 2025 il tribunale ha condannato quattro giovani per il reclutamento, la pistola e l’organizzazione dell’agguato. Due diciannovenni hanno ricevuto cinque anni di carcere.
Tra le imputazioni c’è un reato specifico del codice svedese: coinvolgere un minore in un crimine. Colpisce l’anello sopra il ragazzo, non il ragazzo.
Anche Mosca ricorre a manodopera di passaggio. In Germania investigatori e servizi parlano di Wegwerf-Agenten, agenti usa e getta.
Sono civili, spesso agganciati su canali Telegram filorussi e pagati poco. Le prime richieste sembrano innocue, come fotografare un edificio o spedire un pacco.
Ad agosto 2026 un’inchiesta sotto copertura di RTL, durata un anno, ha documentato incarichi di spionaggio e piani di sabotaggio. Nei casi tedeschi noti, però, i reclutati sono soprattutto adulti.
Il 7 ottobre Parigi ha convocato l’ambasciatore iraniano per una campagna di disinformazione sul movimento dei licei.
Pochi giorni prima l’account dell’ambasciata iraniana in Ghana aveva parlato di decine di migliaia di manifestanti scomparsi. Poi ha definito il messaggio una satira.
Amplificare una protesta non equivale a dirigerla. Dalle fonti disponibili nessuna autorità francese collega gli scontri a un mandante estero. Gli esperti sentiti da France 24 ritengono che quel racconto parli soprattutto al pubblico iraniano.
La prefettura di Parigi descrive una violenza di prossimità: il 90% dei fermati agiva nel proprio dipartimento.
La catena fra Stato, gang e minore è documentata, secondo Washington, per l’attacco di Stoccolma del gennaio 2024.
Per gli spari contro Elbit, invece, l’accusa svedese ha dichiarato di non conoscere il mandante.
Anche il profilo dei violenti francesi è meno uniforme di quanto sembri. Dopo gli scontri parigini del 17 ottobre, la procura ha indicato che il 77% dei fermati era maggiorenne.
Una regia statale diventerebbe concreta solo con indagini su ordini o pagamenti partiti da un apparato estero.
L’Italia ha già un’aggravante per chi usa i minori, vicina nello spirito al reato svedese. Il problema non è la norma, è arrivare prima.
Il Belgio mostra il limite pratico. Dopo gli scontri del 9 ottobre a Bruxelles sono stati rilasciati sedici minori. Secondo la procura, mancavano posti negli istituti giovanili.
Ad oggi nessun caso italiano noto collega minori e committenti esteri. La partita si gioca sulla prevenzione: raggiungere il ragazzo prima di chi lo arruola.
