Il parlamento della Libia orientale ha ratificato martedì il memorandum marittimo firmato nel 2019 tra Turchia e Tripoli. Per sette anni Bengasi lo aveva respinto. Atene lo definisce nullo, l’Unione europea si schiera con la Grecia. Il nodo non è la firma, già vecchia, ma il cambio di campo di chi la approva.
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Martedì 20 ottobre la Camera dei rappresentanti libica, riunita a Bengasi, ha votato all’unanimità. Ha approvato il memorandum con la Turchia sulla delimitazione delle zone marittime nel Mediterraneo.
L’intesa era stata firmata il 27 novembre 2019 da Erdoğan e dall’allora premier di Tripoli Fayez al-Sarraj. Nella stessa seduta i deputati hanno revocato la rottura delle relazioni politiche con Ankara.
Nel 2020 la Turchia sosteneva militarmente il governo di Tripoli contro l’offensiva del generale Khalifa Haftar. Il parlamento orientale, legato ad Haftar, aveva risposto bocciando il memorandum e rompendo con Ankara.
Da allora Ankara ha ricostruito i rapporti con Bengasi, puntando soprattutto sul figlio del generale, Saddam Haftar. Ora il voto è stato salutato sia da Saddam Haftar sia dal governo di Tripoli guidato da Abdul Hamid Dbeibah. Per Ankara l’intesa non è più il patto di una sola fazione.
Il ministero degli Esteri greco ha respinto il voto in giornata. Sostiene che Turchia e Libia non abbiano coste opposte o adiacenti che giustifichino una delimitazione.
Per Atene il memorandum ignora i diritti marittimi delle isole greche, a partire da Creta. In serata Ursula von der Leyen e António Costa hanno diffuso una dichiarazione congiunta. Scrivono che l’intesa viola i diritti sovrani di Stati terzi ed è nulla.
Anche Cipro ha condannato la ratifica.
Il ministero degli Esteri turco ha accolto con favore il voto. Descrive il memorandum come fondato sul diritto internazionale e sul principio di equità.
L’argomento più solido della tesi turca richiama la giurisprudenza internazionale sulle delimitazioni. Le isole, in questa lettura, non generano automaticamente piena piattaforma continentale e zona economica esclusiva. Conta anche la lunghezza delle coste che si fronteggiano.
Atene ribatte che la Convenzione Onu sul diritto del mare riconosce zone marittime anche alle isole.
Non è chiaro cosa cambi sul piano operativo. Ankara considera il memorandum in vigore dal 2019. Atene e l’Ue lo ritengono nullo a prescindere dal voto libico.
Manca ancora una reazione ufficiale dell’Egitto, che in passato aveva respinto l’intesa. Nel giugno 2025 la turca TPAO ha firmato con la compagnia petrolifera libica rilievi sismici su quattro blocchi offshore.
Il quadro cambierebbe se quelle esplorazioni toccassero le acque che la Grecia rivendica a sud di Creta.
1 E 6
La svolta si misura in due atti. La risoluzione n. 1 del 2020 respingeva la ratifica degli accordi tra Ankara e Tripoli.
La n. 6 dello stesso anno interrompeva le relazioni politiche con la Turchia. Martedì sono state abrogate all’unanimità, insieme al via libera al memorandum.
Era la seconda seduta del nuovo presidente del parlamento, subentrato questo mese ad Aguila Saleh. Lo stesso giorno il capo dell’intelligence turca, Ibrahim Kalın, era a Tripoli da Dbeibah.
Nella sua nota, Atene cita gli accordi marittimi firmati con Egitto e Italia come esempi di rispetto del diritto. L’intesa italo-greca del 2020 delimita le rispettive zone nel mar Ionio.
Il governo italiano, finora, non ha preso posizione. L’Italia ha interessi diretti nella stabilità libica e nell’energia: Eni è il principale operatore straniero nel paese.
Per ora l’effetto è politico. Si apre un nuovo fronte di attrito nel Mediterraneo orientale tra due alleati Nato, Grecia e Turchia.
