Un generale dell’Esercito USA vuole lanciare palloni stratosferici «200, 300 alla volta» in caso di guerra in Europa. La frase è autentica e i media di Stato russi l’hanno rilanciata. Tra ciò che ha detto e come è stata raccontata, però, c’è uno scarto. E sulla tecnologia restano domande senza risposta.
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Il generale di brigata Steven Carpenter comanda il Multi-Domain Command Europe dell’Esercito USA. A metà ottobre, alla conferenza AUSA di Washington, ha parlato con la rivista The War Zone.
Ha detto di voler riempire la stratosfera di palloni d’alta quota, «200, 300 alla volta». L’intervista è uscita il 19 ottobre 2026. Lo scenario è un possibile conflitto futuro in Europa.
L’Esercito colloca la stratosfera operativa tra circa 18 e 30 chilometri di quota. Il colonnello Joseph Mroszczyk, del comando spaziale dell’Esercito, la chiama «litorale dello spazio».
Il ragionamento ha tre passaggi. Un pallone resta in quota a lungo e sorveglia aree vaste. Quelli economici si possono lanciare a centinaia, ha spiegato il colonnello Wade Germann. In grandi numeri, costringono la difesa avversaria a scegliere cosa abbattere.
Secondo Carpenter, i palloni servirebbero anzitutto come esche, in gran quantità. Altri porterebbero ripetitori radio e apparati di guerra elettronica. Altri ancora trasporterebbero piccoli droni da sganciare in profondità nel territorio nemico.
Il generale indica il sistema antiaereo russo S-400 come la minaccia principale per i palloni. Mroszczyk, in un altro incontro, ha ammesso che le versioni d’attacco sono le più difficili da realizzare.
SVEZIA
Non è soltanto un progetto. Il 9 maggio 2026 il comando di Carpenter ha lanciato una serie di micro-palloni da Kosta, nel sud della Svezia. Era durante le esercitazioni Sword 26 e Aurora 26.
I palloni hanno volato a circa 20 chilometri di quota, con sensori e apparati di comunicazione sperimentali. Uno dei voli è stato interrotto sul mare, vicino all’isola di Gotland. Lo riporta lo stesso Esercito statunitense.
Il 20 ottobre Sputnik e Izvestia, testate legate allo Stato russo, hanno ripreso l’intervista. Sputnik l’ha inserita nel quadro di un’attività NATO «senza precedenti» ai confini russi. Ha chiuso con la posizione del Cremlino: la Russia non minaccia nessuno.
La versione più solida di questa lettura è un’altra. Droni d’attacco lanciati in profondità sarebbero una capacità offensiva, non solo deterrenza. Washington e la NATO presentano invece questi programmi come difesa del fianco orientale.
Carpenter non ha indicato costi, fornitori né tempi. Ha detto che la scala dipenderà dai fondi. Non è chiaro quanto i palloni sopravvivano a difese come l’S-400.
Le fonti divergono anche su un numero. Izvestia attribuisce al generale l’ipotesi di «migliaia» di palloni. Nell’intervista originale Carpenter parla di duecento, trecento alla volta. Le «migliaia» compaiono solo nel testo del giornalista. Nessun portavoce russo ha commentato in modo specifico i palloni.
La notizia descrive un piano, non un’operazione in corso. Indica però una direzione: la stratosfera diventa uno spazio militare a sé. La Russia stessa ha usato palloni come esche sopra Kiev, nel febbraio 2023.
Per chi vive in Italia, per ora, non cambia niente di concreto. Resta aperta una questione: chi regola quella fascia di cielo. Il diritto aereo internazionale non fissa un limite superiore alla sovranità degli Stati.
