Il Regno Unito apre all’ingresso della Germania nel GCAP. È il caccia di sesta generazione che l’Italia sviluppa con Londra e Tokyo. Berlino cerca una strada dopo il fallimento del progetto franco-tedesco. Un quarto socio porterebbe risorse, ma rimetterebbe in discussione la divisione del lavoro.
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L’8 ottobre 2026 il premier britannico Andy Burnham ha incontrato il cancelliere Friedrich Merz a Berlino. Dopo il colloquio ha dichiarato l’apertura di Londra a un ingresso tedesco nel GCAP.
Burnham ha aggiunto che ne discuterà con gli altri due partner, Italia e Giappone. Secondo Al Jazeera, Berlino non ha presentato finora una domanda formale.
A giugno, alla vigilia del salone ILA, il governo tedesco ha chiuso l’FCAS. Era il caccia comune con Francia e Spagna, un progetto da circa 100 miliardi di euro. Secondo EDR Magazine pesavano i contrasti tra Airbus e Dassault su guida e quote di lavoro.
Senza FCAS, la Germania deve scegliere. Può entrare nel GCAP, avvicinarsi al progetto svedese di Saab o puntare su un velivolo nazionale.
A luglio, al salone di Farnborough, l’amministratore delegato di Leonardo Lorenzo Mariani ha usato toni prudenti. Secondo Shephard, ha raffreddato un’apertura data settimane prima a Reuters. Ha riconosciuto che un paese con capacità industriali e finanziarie porterebbe benefici.
L’obiezione più solida viene dalla storia recente. L’FCAS è fallito proprio sulla spartizione del lavoro tra industrie. Un quarto socio riaprirebbe quella partita in un programma già avviato.
Non è noto a quali condizioni la Germania entrerebbe. Da luglio il Canada è osservatore: vede le scelte di progetto, ma non partecipa alle decisioni.
Le fonti consultate non riportano una posizione ufficiale di Roma e Tokyo sulle parole di Burnham. Nessuno ha indicato quanto costerebbe a Berlino recuperare il lavoro già svolto dai tre partner.
L’obiettivo dichiarato del GCAP è l’entrata in servizio nel 2035. Il programma è gestito dall’agenzia intergovernativa GIGO, con sede a Reading.
La parte industriale fa capo a Edgewing, la società comune di BAE Systems, Leonardo e dell’industria giapponese. Ogni nuovo ingresso andrebbe negoziato senza toccare quel calendario.
Per l’Italia la posta è industriale. Un socio forte divide i costi, ma può chiedere una parte del lavoro oggi assegnato agli stabilimenti italiani.
Per chi legge, nulla cambia nell’immediato: il caccia non entrerà in servizio prima del prossimo decennio. Conterà come verranno ridistribuite le quote, se Berlino entrerà davvero.
