Il Consiglio dei ministri che deve varare la legge di bilancio 2027 è slittato dal 23 al 28 ottobre. Il motivo non sono i saldi, già fissati a 23,5 miliardi, ma una sola voce: quanto devono versare banche e assicurazioni. Salvini ne chiede cinque miliardi, Tajani rifiuta ogni imposizione, e l’associazione bancaria risponde che un accordo esiste già.
Apri le schede nell’ordine che preferisci: ognuna chiarisce un pezzo della trattativa.
Il Consiglio dei ministri è convocato per mercoledì 28 ottobre, alle 12, per approvare il testo definitivo della legge di bilancio 2027. Avrebbe dovuto riunirsi il 23, ma la data è saltata dopo un vertice di maggioranza durato oltre due ore. È l’ultima manovra della legislatura e vale circa 23,5 miliardi di euro.
L’impianto è già fissato: circa 5 miliardi destinati a famiglie e spesa sociale, e quasi altrettanti attesi dal settore finanziario come prima voce di copertura. Il Documento programmatico di bilancio quantifica il contributo in circa 5 miliardi per il 2027, ma lascia al disegno di legge la forma del prelievo e la ripartizione fra banche e assicurazioni. È quella ripartizione a non essere ancora chiusa.
Matteo Salvini chiede almeno 5 miliardi dagli istituti di credito. Antonio Tajani respinge l’impostazione: nessuna tassa sugli extraprofitti, ma un contributo chiesto, nelle sue parole, come collaborazione e non in chiave punitiva. Il 26 ottobre ha anche delimitato il perimetro: fuori le banche di prossimità e il credito cooperativo, dentro invece assicurazioni e altre realtà, fra cui ha citato Cassa depositi e prestiti.
Il presidente dell’associazione bancaria Antonio Patuelli ha escluso un nuovo prelievo richiamando l’accordo triennale da 10,5 miliardi concluso con la manovra precedente. Di quella cifra, 4,4 miliardi sono già stati versati nel primo anno da banche e assicurazioni. L’argomento non è che il settore non debba contribuire, ma che stia già contribuendo in base a un patto in corso.
È il dettaglio che cambia la lettura della trattativa. La legge 199 del 2025 ha aumentato di due punti percentuali l’aliquota IRAP per banche e intermediari finanziari, con effetto fino al 2028. Un eventuale contributo del 2027 non sostituirebbe quel prelievo: si sommerebbe a un aumento d’imposta già in vigore e già scontato nei bilanci degli istituti.
La cifra non è una sola. A inizio ottobre il Ministero dell’Economia lavorava a un’ipotesi fra 2 e 3 miliardi; il documento programmatico ne indica circa 5; Salvini ne chiede 5 come soglia minima. Non è definita nemmeno la forma tecnica del prelievo, né quanto ne versino le assicurazioni rispetto alle banche. E l’importo complessivo delle coperture dipende anche dall’esito del negoziato con Bruxelles sulla flessibilità e sull’uso dei fondi europei contro il caro energia.
Le coperture della manovra sono un vaso comunicante. Il contributo del settore finanziario è la prima voce con cui si finanziano le misure su famiglie, welfare ed energia, e indirettamente lo spazio che resta per la riduzione dell’Irpef al ceto medio. Se domani la cifra si ferma sotto le attese, a cedere non sarà il contributo: saranno le misure che quel contributo doveva pagare.
