Nella manovra 2027 l’aliquota Irpef al 33% si fermerà a 55.000 euro, non ai 60.000 di cui si è parlato per settimane. La soglia più alta slitta al 2028. Non è gradualità fiscale: è il modo per dimezzare il costo della misura in un bilancio che non ha margini di deficit.
Apri le schede nell’ordine che preferisci: ognuna chiarisce un pezzo della misura.
L’aliquota Irpef del 33% si applicherebbe ai redditi fino a 55.000 euro a partire dal 2027, e salirebbe a 60.000 euro solo dal 2028. Oggi quella stessa aliquota copre la fascia fra 28.000 e 50.000 euro. L’intervento non abbassa un’aliquota: sposta verso l’alto il confine del secondo scaglione.
Lo sdoppiamento in due esercizi dimezza la spesa a carico del bilancio 2027, portandola intorno a 1,3 miliardi di euro. La platea interessata nel primo anno è stimata in circa 3 milioni di contribuenti. Fermare la soglia a 55.000 euro non è una scelta di gradualità fiscale: è il modo per far entrare la misura in una manovra che non ha spazio.
3,1%
Il tetto di deficit fissato al 3,1% non lascia margini, e le verifiche della Ragioneria generale dello Stato hanno accompagnato tutto il percorso della manovra. È la ragione per cui le risorse indicate per il fisco non bastano ad accogliere tutte le proposte: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha rimesso alla maggioranza la scelta fra interventi mirati su singole categorie e una riduzione più generale del prelievo.
L’estensione riguarda la fascia compresa fra 50.000 e 55.000 euro, che passerebbe dal 43% al 33%. Chi dichiara meno di 50.000 euro non vede alcun cambiamento rispetto a oggi, perché su quella parte di reddito l’aliquota del 33% si applica già. Il beneficio è concentrato sulla fascia alta del ceto medio, e cresce con l’avvicinarsi al tetto.
Il governo presenta la divisione in due esercizi come una scelta responsabile, compatibile con i conti e con il vincolo europeo. Le opposizioni contestano che un intervento concentrato sopra i 50.000 euro lasci fermo il ceto medio basso, proprio mentre il costo della vita continua a salire. Sono due letture della stessa misura, e nessuna delle due è un dato: vanno attribuite a chi le sostiene.
Le coperture non sono chiuse. Il taglio dipende da quanto verseranno banche e assicurazioni, materia ancora in trattativa, e dall’esito del negoziato con Bruxelles sulla flessibilità. Fino a metà ottobre diverse ricostruzioni davano per probabile la soglia dei 60.000 euro già dal 2027; nei giorni successivi la cifra è scesa a 55.000. Finché il testo non esce dal Consiglio dei ministri, nessuna delle due versioni è definitiva.
Se l’ipotesi regge, l’effetto si vedrà sui redditi 2027, quindi nelle buste paga dell’anno prossimo e nel conguaglio successivo, e sarà percepibile solo da chi supera i 50.000 euro di imponibile. Per tutti gli altri la struttura delle aliquote resta quella attuale. Questa è l’ultima legge di bilancio della legislatura: la soglia dei 60.000 euro, fissata al 2028, dovrà essere confermata da un governo che ancora non sappiamo quale sarà.
