Russia, Ucraina e Stati Uniti torneranno a trattare ad Abu Dhabi nella prima metà di novembre, dopo otto mesi di stallo. Nelle stesse ore in cui a Oleshky entrava in vigore una tregua umanitaria, missili russi colpivano un ponte a Kiev. Il Cremlino ha chiarito che riaprire il negoziato non limita le operazioni militari.
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Le delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti torneranno a incontrarsi ad Abu Dhabi nella prima metà di novembre. Lo ha confermato Volodymyr Zelensky dopo i colloqui con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, e lo ha ripreso il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. Sarebbe il primo round trilaterale dopo circa otto mesi di stallo.
La data è uscita dall’incontro fra Vladimir Putin e Witkoff a San Pietroburgo, durato circa tre ore, con Kushner collegato in video. Il consigliere diplomatico del Cremlino Jurij Ušakov ha poi riferito che Mosca è in linea di principio pronta a riprendere i negoziati intorno al 10 novembre, indicando Abu Dhabi alla televisione di Stato russa. La finestra cade subito dopo le elezioni di metà mandato americane.
Dalle 3 del mattino locali del 27 ottobre, le 2 in Italia, è entrato in vigore un cessate il fuoco locale a Oleshky, città occupata dell’oblast di Kherson sulla riva sinistra del Dnipro. Serve a far passare un convoglio umanitario e a evacuare chi vuole uscire, in una zona con una grave crisi alimentare. L’accordo è stato mediato dagli Stati Uniti, con un coinvolgimento diretto della first lady Melania Trump.
SILENZIO
Il ministero della Difesa russo ha comunicato di aver introdotto un regime di silenzio in direzione Kherson, e soltanto lì. Nella stessa notte i raid sono proseguiti altrove: a Kiev è stato colpito il ponte Pivdennyi, nella zona sud della capitale, con un morto e quattordici feriti, e sono stati colpiti anche Kharkiv e un dormitorio universitario. Mosca ha dichiarato di aver intercettato 222 droni ucraini. La tregua è geografica, non generale.
Peskov è stato esplicito: la decisione di riprendere i colloqui trilaterali non comporta alcuna restrizione delle operazioni militari. Il Cremlino ha però aperto all’ipotesi che Oleshky diventi un precedente per altre tregue locali. È la linea che accompagna tutta questa fase: concessioni umanitarie circoscritte, nessuna sospensione delle ostilità sul resto del fronte.
La data non è fissata. Zelensky parla di prima metà di novembre, Ušakov di un’apertura intorno al 10, e il 27 ottobre il Cremlino ha dichiarato che una data precisa non è stata ancora stabilita. Divergono anche le ricostruzioni sull’inizio della tregua: la Casa Bianca aveva indicato il 29 ottobre, mentre il cessate il fuoco è partito il 27. Sul merito, il nodo resta il Donbas, e non è chiaro quanto si sia davvero avvicinato.
Il primo è se Oleshky resta un caso isolato o se ne seguono altri: sarebbe il segnale che un canale tecnico funziona. Il secondo è la data ufficiale di Abu Dhabi, perché un rinvio direbbe più di qualsiasi dichiarazione. Il terzo riguarda le posizioni di partenza: Zelensky si è detto disponibile a discutere il congelamento della linea del fronte, ponendo però paletti sulla consistenza dell’esercito e sulla neutralità. Per l’Europa, intanto, il primo round è previsto senza un suo rappresentante al tavolo.
