A Mosca si è aperto il terzo vertice Russia-Africa: 48 delegazioni, 22 capi di Stato, e un discorso in cui Putin ha presentato la Russia come l’alternativa a un Occidente definito coloniale. Nel 2019 aveva promesso di portare gli scambi con il continente a 40 miliardi di dollari in cinque anni. Nel 2025 ne valevano 27.
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Il 28 ottobre si è aperto al Gostiny Dvor il terzo vertice Russia-Africa, due giorni di lavori con delegazioni di 48 dei 54 Paesi africani e 22 capi di Stato. Lo copresiede, insieme a Vladimir Putin, il presidente del Burundi Évariste Ndayishimiye, che guida a turno l’Unione africana. Secondo il consigliere del Cremlino Jurij Ušakov sono previsti 33 accordi e un piano d’azione triennale.
Putin ha presentato la Russia come il partner migliore per il continente, sostenendo che l’Occidente continui a sfruttarne le risorse e usi il debito per frenarne lo sviluppo, senza indicare quali Paesi avesse in mente. Ha dichiarato che Mosca non pratica sfruttamento neocoloniale, ha chiesto maggiore peso africano nelle decisioni del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, e si è detto pronto a fornire grano e fertilizzanti a più dei circa quaranta Paesi che già li ricevono. Ha citato 13 milioni di tonnellate di prodotti agricoli esportati nei primi nove mesi dell’anno e circa 40.000 studenti africani nelle università russe.
PROMESSI
È il numero che misura tutto il resto. Al primo vertice di Sochi, nel 2019, Putin promise di raddoppiare in cinque anni gli scambi con l’Africa portandoli a 40 miliardi di dollari. Secondo i dati forniti dallo stesso Ušakov, nel 2025 il commercio ha superato i 27 miliardi, partendo dai circa 16,8 del 2019. È cresciuto, ma resta circa 13 miliardi sotto l’obiettivo annunciato sette anni fa.
I 27 miliardi vanno letti accanto ai numeri degli altri. Gli scambi fra Cina e Africa valgono circa 348 miliardi di dollari, quelli fra India e Africa circa 93, mentre l’Unione europea nel 2024 ha scambiato beni con il continente per quasi 355 miliardi di euro. C’è anche un problema di concentrazione: secondo Foreign Policy il solo Egitto vale circa un terzo del commercio russo con l’Africa, intorno ai 10 miliardi, in larga parte grano.
Il Cremlino rivendica 22 capi di Stato contro i 17 del vertice di San Pietroburgo del 2023. Nel 2019 a Sochi erano 43. Per confronto, all’ultimo vertice Cina-Africa del 2024 ne parteciparono oltre cinquanta. Nel 2023 il Cremlino attribuì il calo a pressioni occidentali. Diversi analisti osservano però che il numero di presenze è un indicatore debole della solidità di una partnership.
Accanto ai contratti commerciali c’è la presenza militare. Africa Corps, succeduto al gruppo Wagner e posto sotto il ministero della Difesa russo, opera soprattutto nel Sahel. Human Rights Watch ha accusato le sue forze in Mali di uccisioni di civili e torture sui detenuti. Un’inchiesta di Journalists for Justice ha documentato 502 morti africani fino a giugno 2026. Nell’aprile 2026 una coalizione di separatisti tuareg e gruppi jihadisti ha ucciso il ministro della Difesa maliano e costretto il personale di Africa Corps a lasciare Kidal.
La lettura del Cremlino e di diversi leader presenti è quella della fine del dominio occidentale e della nascita di un mondo multipolare. Una lettura diversa, sostenuta fra gli altri dall’analista John McDermott, è che la gran parte dei governi africani non si stia avvicinando alla Russia ma stia esplorando opzioni diplomatiche, sfruttando i timori di Washington e Bruxelles per ottenere di più da tutti. L’analista Beverly Ochieng, da Dakar, osserva che gli incentivi economici a presentarsi a un vertice russo sono più limitati rispetto a quelli statunitensi o cinesi.
I 33 accordi annunciati, il piano d’azione 2027-2029 e la dichiarazione sull’intelligenza artificiale non sono ancora pubblici nei contenuti: finché non vengono firmati e diffusi non è possibile valutarne la portata. I dati commerciali provengono da fonte russa e non sono verificati in modo indipendente; le cifre oscillano fra 27 e 28 miliardi a seconda della ricostruzione. Resta inoltre senza risposta pubblica la questione sollevata da cittadini di diversi Paesi africani sul reclutamento di connazionali nella guerra in Ucraina.
L’Unione europea resta di gran lunga il primo partner commerciale dell’Africa, ma il terreno su cui Mosca avanza non è quello degli scambi: è la sicurezza nel Sahel, l’area da cui passano rotte migratorie e interessi energetici che toccano direttamente l’Italia. Il vertice si chiude con una dichiarazione finale sulla cooperazione: quello che conterà non è il documento, ma quanti dei 33 accordi diventeranno operativi nei prossimi tre anni.
Immagine: Vladimir Putin al forum economico e umanitario Russia-Africa, Gostiny Dvor, Mosca, 28 ottobre 2026. Foto Igor Ivanko/Pool via REUTERS.
