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Diesel russo, Washington sospende le sanzioni fino ad aprile dopo la telefonata Trump-Putin

Venerdì 9 ottobre Donald Trump ha annunciato un’intesa con Vladimir Putin sul gasolio russo, al termine di una telefonata. Poche ore dopo il Tesoro americano ha sospeso fino ad aprile le sanzioni su quel carburante. La Casa Bianca promette prezzi in calo prima del voto di novembre. Mosca, però, vieta ancora ai propri produttori di esportare diesel. E nella nota del Cremlino le quantità annunciate non compaiono.

Sette schede per seguire il gasolio russo dalla telefonata di venerdì fino al distributore sotto casa.

Venerdì 9 ottobre Trump ha anticipato alla Casa Bianca un annuncio importante sul diesel, riferisce Reuters. In serata ha parlato al telefono con Vladimir Putin. Poi ha scritto su Truth Social che la Russia immetterà gasolio sul mercato americano e mondiale.

Il calendario indicato da Trump procede a tappe: una tranche immediata, una a novembre, una terza subito dopo. In tutto, secondo la Casa Bianca, oltre 4,8 milioni di tonnellate.

Lo stesso giorno l’Ofac, l’ufficio del Tesoro che gestisce le sanzioni, ha emesso una licenza generale. Autorizza il commercio del diesel di origine russa, comprese le importazioni negli Stati Uniti.

Il gasolio muove camion, trattori e treni merci: quando rincara, il costo si scarica su quasi tutte le merci. Negli Stati Uniti il prezzo è raddoppiato dall’inizio della guerra con l’Iran, a febbraio, secondo askanews.

Giovedì la media nazionale ha toccato 6,28 dollari al gallone, secondo i dati AAA citati da Reuters. Le elezioni di metà mandato sono fissate al 3 novembre. Trump ha indicato agricoltori, allevatori e autotrasportatori come primi destinatari.

Il presidente attribuisce la scarsità anche agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. Le misure precedenti, dalle scorte del G7 al gasolio agricolo esentasse su strada, non bastavano secondo diversi analisti.

Venerdì i future sul diesel hanno perso il 4%, secondo NBC News, ma restano più che raddoppiati da inizio anno.

Tom Kloza, consulente di Gulf Oil, ha definito l’annuncio «altro rumore da Truth Social», parlando con Newsweek. Secondo lui Mosca non ha oggi la capacità di offrire volumi rilevanti. Circa metà della sua raffinazione, ha detto, è colpita dai droni ucraini.

Ed Hirs, economista dell’Università di Houston, stima il pacchetto in circa 29 milioni di barili. Per lui l’eventuale sollievo alla pompa arriverebbe dopo le elezioni, e sarebbe temporaneo.

A favore della Casa Bianca resta un argomento. La crisi nasce dalla scarsità di offerta, e la misura agisce sull’offerta. Lo stesso Kloza aveva detto che una ripresa dell’export russo avrebbe pesato più degli sgravi fiscali.

Volodymyr Zelensky ha reagito su X nella stessa serata. Allentare le sanzioni senza un accordo duraturo, ha scritto, è un segno di debolezza. A suo giudizio la Russia ripagherà il gasolio con nuovo terrore.

Kiev considera le raffinerie russe obiettivi militari legittimi, perché il petrolio finanzia l’invasione. La licenza riapre un canale commerciale proprio a quel settore. Non è stata annunciata alcuna contropartita russa sulla guerra.

La misura divide anche il Congresso. Il repubblicano Don Bacon ha scritto che comprare carburante russo è la risposta sbagliata. Ha ricordato la legge sanzionatoria contro Mosca firmata da Trump il mese scorso.

La licenza americana rimuove un ostacolo, ma non quello russo. Dall’estate Mosca vieta ai produttori di esportare gasolio, per proteggere il mercato interno. Un decreto di fine settembre ha prorogato il divieto fino al 31 ottobre.

Non è noto con quale deroga partirebbero le tonnellate promesse «subito». Secondo il Cremlino, Putin ha confermato la disponibilità a fornire petrolio e derivati. Nei resoconti delle agenzie russe non compaiono però quantità né date.

Resta il limite materiale. L’Agenzia internazionale dell’energia stimava a settembre un calo della produzione russa di diesel vicino al 30%. Trump stesso lega l’ultima tranche alla capacità delle raffinerie.

Il quadro cambierebbe con un decreto russo che sospenda il divieto, o con i primi carichi documentati.

LICENZA
135

Il documento dell’Ofac porta il numero 135 ed è datato 9 ottobre. Autorizza vendita, consegna, scarico e importazione di gasolio russo, anche negli Stati Uniti. Non nomina acquirenti, venditori né navi.

La scadenza è fissata a mezzanotte e un minuto, ora della costa orientale, del 7 aprile 2027. Riguarda soltanto il diesel, non il resto del petrolio russo.

Il dettaglio che conta è un’esclusione. La licenza non consente addebiti sui conti tenuti in banche americane da tre enti dello Stato russo. Sono la Banca centrale, il Fondo nazionale per il benessere e il ministero delle Finanze. Washington apre al prodotto, non ai conti sovrani di Mosca.

Per l’Italia il quadro giuridico non cambia. Dal febbraio 2023 l’Unione europea vieta l’importazione via mare di prodotti petroliferi russi, diesel compreso. La licenza americana non riporta gasolio russo nei porti italiani.

L’effetto possibile è indiretto. Se altri Paesi tornassero a comprare a Mosca, più carichi resterebbero disponibili per l’Europa. È un’ipotesi economica, non un risultato misurabile.

In Italia il gasolio resta sopra i 2,25 euro al litro, secondo Europa Today. Per le proporzioni: l’intero pacchetto vale circa un quinto del gasolio consumato in Italia nel 2025, su dati Unem. Non è una stima dell’impatto sui prezzi.

Per chi fa il pieno in Italia, per ora, niente di misurabile.

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Carlo Feder
Carlo Federhttps://www.alground.com
Consulente per la sicurezza dei sistemi per aziende ed istituti pubblici, Carlo è specializzato in gestione dati, crittografia e relazioni internazionali. E' in Alground dal 2011.
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