01 Febbraio 2026
Home Blog Pagina 121

Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche del nuovo sistema

Un’evoluzione ma non una rivoluzione. Apple è stata chiara in occasione della presentazione del nuovo sistema operativo Mac OS X 10.11 El Capitan: la base non cambia, è ancora lo Yosemite rilasciato lo scorso anno, però sono stati introdotti numerosi miglioramenti e cambiamenti per offrire un’ancor più stretta integrazione fra i Mac, i dispositivi iOS, le app e i servizi online. Ed è proprio per enfatizzare questo concetto di miglioramento dell’esistente che è stato scelto il nome di El Capitan: è infatti la vetta più alta all’interno del parco di Yosemite negli Stati Uniti.

Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche del nuovo sistema

Già da un primo approccio, El Capitan dà l’idea del rinnovamento. Questo perché è stato cambiato il font di sistema: Apple ha adottato il nuovo San Francisco, perché lo ritiene un carattere moderno, facile da leggere e bellissimo sui display Retina. Ma è sotto il cofano che stanno le maggiori innovazioni, quelle che fanno la differenza in termini di prestazioni e usabilità. Vediamo allora in dettaglio quali funzioni il nuovo sistema operativo migliora rispetto al Mac OS 10.10.

Ricerche sempre più precise

Partiamo anzitutto dalle ricerche, che diventano sempre più precise e ad ampio spettro. All’ampiamento al Web introdotto lo scorso anno, Spotlight aggiunge ora anche alcuni ambiti definiti all’interno dei quali effettuare ricerche specifiche, come meteorologia, sport, Borsa, video in Internet e anche trasporti. Non solo. Per affinare i risultati è possibile fare richieste usando una forma simile al linguaggio naturale, come per esempio “Che tempo fa a New York?” o “Quali sono state le migliori azioni di Lionel Messi nel 2015?”: nel primo caso avremo come risposta delle previsioni del tempo mentre nel secondo avremo una lista di video

Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche: schermata diSpotlight
In El Capitan, le ricerche sono più mirate e le richieste sono fatte nel linguaggio naturale

Potremo anche chiedere a Siri “Mostrami i documenti su cui ho lavorato il mese scorso” o, in modo ancor più selettivo “Cerca i documenti di Pages su cui ho lavorato ieri e che trattano di budget”. Da sottolineare che in El Capitan la finestra di Spotlight può essere ridimensionata e spostata sul desktop come meglio si ritiene opportuno.

Finestre riorganizzate

Mission Control, il modo più veloce di vedere tutte le finestre aperte, ha un design più chiaro che permette di trovare ancora più rapidamente la finestra di cui hanno bisogno. Quando la Scrivania è affollata, basta trascinare una finestra nella parte superiore dello schermo per accedere alla nuova Spaces Bar in Mission Control e creare un nuovo Spazio, il modo con cui OS X raggruppa le applicazioni. E la nuova funzione Split View posiziona in automatico le finestre di due app una accanto all’altra in modalità a schermo intero, così è possibile lavorare su entrambe contemporaneamente e senza distrazioni.

Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche: split viw Safari .Notes
Il multitasking può avvantaggiarsi della vista simultanea di due app a pieno schermo

A ben guardare, è una funzione che Microsoft aveva già introdotto in Windows 7 e che è molto comoda quindi è la benvenuta anche in Mac OS X.

Un Safari più comodo e funzionale

Apple ha fatto in modo che le applicazioni che fanno parte del sistema operativo siano ancora più intuitive in Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche di Safari, per esempio, sono state arricchite con la funzione Pinned Sites, che si ripropone di far avere sempre a portata di mano i siti web più frequentati: rimangono aperti e attivi nella barra dei pannelli. Tanto è semplice nella concezione tanto è utile: parliamo del nuovo pulsante “mute” che consente di disattivare rapidamente l’audio del browser da tutti i pannelli. Alzi la mano chi, avendo aperti numerosi pannelli, non si è trovato con della musica o, ancor peggio, con persone che parlano senza sapere su quale pannello fossero. Ora, con il nuovo pulsante “mute” l’inconveniente è presto risolto.

 

Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche: schermata di Safari
La funzione Pinned Sites permette di avere sempre disponibili i siti che si vistano più spesso

Le novità di Mail e Foto

Apple le ha chiamate Smart Suggestions e sono destinate a migliorare l’usabilità di Mail. Si tratta di una funzione che riconosce i nomi o gli eventi in un messaggio di posta e chiede all’utente se desidera aggiungerli ai contatti o al calendario: se la riposta è sì, basta un clic del mouse per portare a termine l’operazione. Altra novità (molto comoda se si usa il trackpad) è la possibilità di sfiorare per cancellare i messaggi (come avviene in iOS). Per concludere, l’app Mail può ora funzionare in modalità a schermo intero.

 

Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche: schermata di Mail
Grazie alla modalità a tutto schermo, la visualizzazione delle mail è molto più comoda

 

Dal canto suo, la nuova versione dell’applicazione Foto consente di aggiungere luoghi a una singola immagine o a un intero Momento e ordinare gli album per data o titolo. In aggiunta, è possibile scaricare estensioni per l’editing di altri sviluppatori dal Mac App Store e accedervi direttamente dall’app Foto.

Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche: schermata di Foto
La nuova app Foto consente maggiori interventi di editing sulle immagini

 

Note, finalmente una vera alternativa a Evernote

Con la nuova app Note, in El Capitan si può fare drag and drop di foto, PDF, video e altri file nelle note e aggiungere contenuti direttamente da altre app, come Safari o Mappe, tramite il menu Condividi. Facili da creare, le checklist aiutano a tenere traccia delle cose più importanti da fare, mentre un nuovo browser organizza gli allegati in un’unica vista, per rendere più facile trovare ciò che si sta cercando. Attraverso iCloud, le note sono sincronizzate su tutti i dispositivi abilitati. Il grande lavoro fatto da Apple ha reso Note un valido concorrente di altre app, Evernote prima fra tutte.

Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche: schermata app Note
Un nuovo browser riunisce e mostra tutti gli allegati di una nota

 

Mappe con indicazione anche sui trasporti

Apple ha lavorato di fino anche per migliorare l’app Mappe. Diverse sono le innovazioni apportate, tra queste spiccano sicuramente la possibilità di avere indicazioni sui percorsi da fare a piedi e sui mezzi pubblici da prendere per raggiungere una determinata destinazione. Purtroppo, al momento, queste opportunità riguardano solo una decina di città al mondo ma nessuna italiana.

 

Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche: schermata app mappe
Arrivano le indicazini sui trasporti pubblici, ma non per l’e città italiane

Prestazioni senza precedenti

Oltre che sull’aspetto funzionalità, in El Capitan Apple ha lavorato molto anche sulle prestazioni: l’obiettivo era rendere più veloci e reattive molte delle attività che gli utenti svolgono quotidianamente. Con l’adozione di Metal, la tecnologia grafica realizzata dalla stessa Apple per sfruttare al meglio le potenzialità elaborative del processore grafico, è stato ottenuto un incremento del rendering a livello di sistema fino al 50% e dell’efficienza globale fino al 40%. Questo, in pratica, si traduce in un aumento del 40% dell’apertura delle applicazioni e nel raddoppio della velocità di apertura dei messaggi mail o dello switch tra applicazioni. Ma arriva addirittura a quadruplicare la rapidità di apertura di un documento Pdf in preview.

Grazie poi alla capacità di Metal di sfruttare nello stesso momento CPU e GPU, le performance nei giochi e nelle app professionali possono incrementare fino a 10 volte rispetto a Mac OS X Yosemite.

Mac OS X El Capitan. Le caratteristiche
Giochi e app di grafica hanno una marcia in più grazie alla tecnologia Metal

Disponibilità

Concludiamo ricordando che Mac OS X 10.11 El Capitan è già disponibile per gli sviluppatori, mentre sarà scaricabile come beta pubblica a partire da luglio all’indirizzo http://www.apple.com/osx/whats-new/. Il rilascio della versione definitiva è previsto per il prossimo autunno.

Final Fantasy VII Remake: la leggenda ritorna in HD

Final Fantasy VII Remake è realtà. L’annuncio è arrivato durante l’E3, l’Electronic Entertainment Expo di Los Angeles: quello che per molti è uno dei migliori titoli nella storia dei videogiochi, sarà oggetto di un restyling grafico senza precedenti, che porterà l’HD nel magico mondo di Gaia e donerà nuova luce ai suoi amati personaggi.

Final Fantasy VII Remake: torna il capitolo più amato di Final Fantasy, in versione HD.
Final Fantasy VII Remake: torna il capitolo più amato di Final Fantasy, in versione HD.

Final Fantasy VII Remake: svelato il restyling del gioco più amato

L’annuncio è arrivato a due riprese, prima per bocca di Adam Boyes, Vice president of publisher and developer relations di Sony Nord America, poi da Phil Rogers, CEO della software house Square Enix che ha curato tutti i precedenti capitoli della saga. In entrambi i casi sono state diffuse le prime immagini del trailer di Final Fantasy 7 Remake, davanti a una platea in trepidante attesa che, in alcuni casi, non ha trattenuto qualche lacrima di gioia nel rivivere in questa nuova veste grafica le immagini di vent’anni fa.

Era infatti il 1997 quando la Square, oggi Square Enix, pubblicò per la prima volta Final Fantasy 7 per PlayStation: da allora sono seguiti numerosi altri capitoli della saga che, nonostante il successo planetario, non sono però riusciti a conquistare lo stesso posto nel cuore degli utenti. Final Fantasy 7 rappresenta uno dei più amati titoli dell’intera storia video ludica: per queste ragioni il remake HD costituisce un evento senza eguali, che ha di fatto monopolizzato l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori nel corso dell’ultimo E3 di Los Angeles.

[ot-video type=”youtube” url=”https://www.youtube.com/watch?v=Kznek1uNVsg”]

 

Final Fantasy VII Remake: data di uscita

Le notizie arrivate dall’altro lato dell’oceano, purtroppo, sono ancora frammentarie. Per il momento, Square Enix ha soltanto dichiarato che la produzione del titolo è cominciata. Un’informazione che non svela più di tanto sulla data di uscita di questo Final Fantasy VII Remake, considerato come il capitolo XV della saga (la cui data di uscita è fissata per il 31 dicembre 2015) abbia cominciato la sua fase di sviluppo nel lontano 2006. Sicuramente, Final Fantasy VII Remake sarà disponibile fin dalla data di uscita per PS4 e a seguire per altre piattaforme (PC e Xbox in primis). Dato l’approssimarsi del ventesimo anniversario di Final Fantasy VII, il Remake potrebbe arrivare nei negozi già nel 2016 o al massimo nel 2017, per non perdere l’appuntamento con questo importante “compleanno” di Cloud & Co.

Final Fantasy VII Remake: ecco le prime immagini della futuristica Midgar.
Final Fantasy VII Remake: ecco le prime immagini della futuristica Midgar.

Final Fantasy VII Remake: come sarà? Molto simile, ma diverso dall’originale

Passiamo alla grafica: stando alle immagini diffuse dal trailer, ritroveremo i personaggi e i luoghi familiari che tanto ci hanno fatto sognare in Final Fantasy VII in una nuova, sontuosa versione ad alta definizione. Il trailer si apre infatti con le immagini della futuristica Midgar, più tecnologica che mai. La videocamera indugia sui ricchissimi dettagli dei palazzi, dei veicoli e degli abitanti per poi scendere nei vicoli, in mezzo a personaggi di tutti i giorni. Ed ecco, di spalle, arrivare Cloud e Barret, inconfondibili e indimenticabili.

Final Fantasy VII Remake: ecco le prime immagini della futuristica Midgar.
Final Fantasy VII Remake: ecco le prime immagini della futuristica Midgar.

La storia, però, potrebbe prendere una piega diversa rispetto al gioco originale del 1997. Nel corso di un’intervista tenuta direttamente all’E3, il direttore del gioco Tetsuja Nomura ha gettato benzina sul fuoco dichiarando che “il remake coesisterà con la versione originale del gioco. Perché, allora, proporre per due volte lo stesso identico gioco”? Certo, apportare delle modifiche a un pezzo di storia è un’arma a doppio taglio: da un lato si rischia di realizzare un flop, dato l’elevato peso del confronto, dall’altro invece potrebbe essere lo spunto per andare ulteriormente a migliorare Final Fantasy VII Remake ben oltre l’aspetto grafico.

Final Fantasy VII Remake: il cast storico del gioco verrà mantenuto. Lo sarà anche la storia?
Final Fantasy VII Remake: il cast storico del gioco verrà mantenuto. Lo sarà anche la storia?

Final Fantasy VII Remake: più di un videogioco, una questione di responsabilità

Senza voler cadere nella trappola dei sentimentalismi, la storia ci insegna quanto sia difficile realizzare un remake e al contempo non deludere le aspettative dei fan. Final Fantasy VII ha effettivamente fatto la storia video ludica, portando un mondo e un modello di gioco nuovo per molti giovani (e meno giovani) sul finire degli anni ’90. L’azzardo di andare a modificare la grafica ci può stare, ma che dire della storia? Tetsuja Nomura ha dichiarato che gli elementi fondamentali del gameplay, così pure la trama di fondo, non verranno toccati in Final Fantasy VII Remake, senza però chiudere la porta a colpi di scena o scostamenti dalla storia cui siamo stati abituati da quasi vent’anni a questa parte.

Sentimenti, ricordi, emozioni legate a un gioco ben riuscito e costruito come Final Fantasy VII sono indelebili nel cuore di ogni videogiocatore. La notizia positiva è che il remake sarà curata dallo stesso identico team che nel 1997 diede vita al gioco originale: un motivo in più per attendere con ansia e trepidazione Final Fantasy VII Remake e sognare di ripercorrere, ancora una volta, gli scenari fantastici del gioco in compagnia dei suoi intramontabili personaggi.

Così Google Chrome OS X consumerà meno batteria

C’era una volta Google Chrome, il più leggero dei browser. Con gli anni, però, le tecnologie sono cambiate e con esse Chrome è stato arricchito di funzioni, componenti aggiuntivi, nuove caratteristiche che sono andate a discapito delle performance. Molti utenti di Google Chrome hanno potuto constatare come recentemente il browser di Mountain View risulti più lento rispetto al passato, tanto in ambiente Windows quanto sui sistemi OS X: tempi di caricamento superiori alla media, consumo esagerato delle risorse hardware e soprattutto, sui notebook, un impatto devastante di Chrome OS X sul consumo della batteria.

Chrome OS X, consumo della batteria: da browser superleggero a divoratore di risorse

Chrome OS X, consumo della batteria migliorato nelle prossime versioni del browser.
Chrome OS X, consumo della batteria migliorato nelle prossime versioni del browser.

Chi da anni utilizza fedelmente Google Chrome avrà notato una sostanziale differenza nella gestione dei processi di sistema: ogni tab utilizza un proprio processo per il funzionamento, appesantendo così le performance generali del sistema operativo generando un consumo elevato di RAM.

Questo dato, in aggiunta all’ulteriore consumo di risorse derivante dalle varie notifiche, estensioni e componenti aggiuntivi ha portato Google Chrome a un deciso calo prestazionale, collocandolo al di sotto di Firefox, Internet Explorer e, in ambiente Mac, di Safari.

Google Chrome: in arrivo aggiornamenti per incrementare le performance fino al 50%

Per correre ai ripari Peter Kasting, senior Chrome Engineer, ha recentemente spiegato in un post su Google+ come i tecnici di Google siano al lavoro per risolvere la problematica. Chrome, concepito per essere il browser più performante e sicuro del mercato, presenta oggi ai suoi utenti il “conto” in termini di utilizzo delle risorse, che portano sì buoni risultati ma solo su macchine potenti, penalizzando gli utenti di macchine datate o poco performanti con lunghi tempi di caricamento delle pagine e lag nella navigazione.

Da qui, la sfida: ridurre le chiamate e l’utilizzo del processore, portandole in linea con i diretti concorrenti (Firefox e Safari in primis) e modificare le priorità nella gestione degli elementi, dando la precedenza a quelli in primo piano vitali per una corretta navigazione.

Google Chrome OSX, il consumo batteria sarà inferiore su notebook e dispositivi mobili

Che dire, invece, di Chrome OS X e il consumo batteria? Quando l’alimentatore è scollegato, l’impatto del browser sull’autonomia del dispositivo è devastante, con i processi che a volte arrivano a occupare oltre un Giga di RAM. Un browser particolarmente assetato di risorse per il quale, però, è pronta la cura.

Per riportare i consumi energetici in linea con la concorrenza, Kasting ha dichiarato l’arrivo di aggiornamenti volti a ridurre il consumo di batteria da parte di Chrome, sia quando il browser è attivo sia quando resta in esecuzione in background. Miglioramenti che a ben vedere sono già stati introdotti all’inizio di maggio con un nuovo sistema di gestione dei contenuti flash, capace di concentrarsi su quelli principali bloccando quelli secondari, evitando ulteriori sprechi delle risorse di sistema.

Le prestazioni del “nuovo” Chrome OS X

Chrome OS X: in arrivo anche i tanto attesi aumenti delle prestazioni.
Chrome OS X: in arrivo anche i tanto attesi aumenti delle prestazioni.

Dati alla mano, quanto sarà veloce il nuovo Chrome? A rispondere al quesito è lo stesso Kasting, sulla scorta dei testi condotti nei laboratori Google. La ricerca sui motori avverrà con una diminuzione del 66% del consumo della CPU, mentre il caricamento delle pagine verrà abbattuto fino al 50% con un ulteriore diminuzione del lavoro del processore.

Infine, in Chrome OS X il consumo batteria verrà abbattuto sensibilmente, anche se sotto questo aspetto non si dispone ancora di dati reali.

Insomma, il browser si riallineerà alle prestazioni di Safari, riportando Chrome nel vivo della competizione: a detta dello stesso ingegnere senior di Google, Chrome non starà a guardare mentre i browser concorrenti si evolvono e acquistano quote di mercato.

Da rilevare, in questo caso, come Chrome si sia attestato nel mese di maggio al 26,3%, infinitamente meno rispetto al 55% spaccato fatto registrare da Explorer (dati netmarketshare) ma che evidenziano un aumento della popolarità del browser di Mountain View, cresciuta in un anno del 6%. Che si tratti dell’inizio di una nuova era per Google Chrome?

Skype Translator, come funziona il traduttore simultaneo

Skype Translator: ultima frontiera della comunicazione. Un’affermazione che a molti potrebbe sembrare eccessiva, ma esaminando nel dettaglio il lavoro fatto dai tecnici Skype negli ultimi mesi è facile accorgersi di come questo nuovo, interessante prodotto da poco lanciato sul mercato rappresenti in realtà qualcosa di unico e geniale, capace di abbattere le barriere linguistiche e aprire nuovi orizzonti nella comunicazione globale.

Skype Translator, come funziona: la schermata principale riprende tutte le funzioni di Skype, dai contatti alle attività recenti.
Skype Translator, come funziona: la schermata principale riprende tutte le funzioni di Skype, dai contatti alle attività recenti.

Skype Translator, come funziona il traduttore simultaneo più innovativo del 2015

In principio, era Skype: il software di instant messaging facile e gratuito capace di soffiare in pochi anni il mercato al più blasonato MSN Messenger. Chat, chiamate vocali, video conference e la possibilità di scambiare file tra utenti in tutto il mondo: poteva bastare?

Restava un limite, quello legato alle diversità linguistiche: come fare a mettere in comunicazione una casalinga di Tokyo con un’artista di Vancouver, senza dover ricorrere ad una lingua diffusa come l’inglese? Ecco allora arrivare Skype Translator: un traduttore in tempo reale per chat e chiamate vocali disponibile (per ora) in quattro lingue (italiano, inglese, spagnolo e cinese mandarino). Ogni frase scritta o pronunciata dal primo interlocutore viene elaborata in pochi secondi e ritrascritta – o pronunciata verbalmente – a beneficio del secondo, nella sua lingua madre, eliminando di fatto ogni diversità linguistica. Attualmente Skype Translator è disponibile in versione beta sull’Apps store di Microsoft per sistemi Windows 8.1 e Windows 10: entro la prossima estate, come annunciato da Skype stessa nel suo blog ufficiale, Translator sarà incluso di default nell’app Skype per sistemi Windows, a testimonianza della partnership stretta nell’ultimo anno tra le due aziende.

Skype Translator, come funziona: il software, disponibile sullo store Microsoft, sarà presto integrato nella versione "ufficiale" di Skype per Windows.
Skype Translator, come funziona: il software, disponibile sullo store Microsoft, sarà presto integrato nella versione “ufficiale” di Skype per Windows.

Skype Translator: come funziona

Una volta scaricata l’app dallo store Microsoft e acconsentito a una serie di permessi (come l’utilizzo di microfono e webcam), è sufficiente scegliere una lingua e inserire le credenziali di accesso del proprio account Skype. Dopo un breve video introduttivo sulle funzionalità di Translator (disponibile, per il momento, soltanto in versione preview), si apre la dashboard iniziale con l’elenco dei contatti e delle conversazioni recenti. Selezionando uno dei contatti, nella colonna di sinistra comparirà la voce “traduzione”: attivandola, sarà possibile avviare una chat (o una chiamata vocale) con un qualsiasi contatto della rubrica.

Skype Translator, come funziona: basta scegliere le lingue dei due interlocutori per avviare le traduzioni simultanee.
Skype Translator, come funziona: basta scegliere le lingue dei due interlocutori per avviare le traduzioni simultanee.

A questo punto basterà selezionare la nostra lingua e quella dell’interlocutore: il gioco è fatto, ogni messaggio scambiato sulla chat sarà tradotto istantaneamente. In questo caso è possibile scegliere la traduzione simultanea fra circa 50 lingue diverse, un numero decisamente elevato che però scende a sole 4 alternative per le chiamate vocali.

Cliccando sulla “cornetta” e avviando una chat vocale, sarà possibile scegliere di tradurre le parole pronunciate dal nostro interlocutore da/verso italiano, inglese, spagnolo e cinese mandarino. Per ogni frase serviranno alcuni secondi prima che il programma rielabori le frasi e le restituisca tradotte nella lingua scelta: in questo caso è possibile scegliere fra traduzione scritta oppure verbale, con una voce registrata che pronuncerà direttamente le parole.

Skype Translator, come funziona: le chat vocali vengono tradotte simultaneamente.
Skype Translator, come funziona: le chat vocali vengono tradotte simultaneamente.

Skype Translator, come funziona: il potenziale di un mondo senza barriere linguistiche

Skype Translator, come funziona: le opzioni di traduzione consentono di personalizzare l'utilizzo del programma.
Skype Translator, come funziona: le opzioni di traduzione consentono di personalizzare l’utilizzo del programma.

Ciò che maggiormente sorprende durante l’utilizzo di Skype Translator è la sua capacità di adattare la traduzione a seconda dei diversi contesti, modificando di volta in volta la traduzione di una parola rendendola più adatta al discorso che si sta facendo. Una tecnologia derivata direttamente da Cortana, il nuovo assistente vocale Microsoft dotato di una funzione “deep learning” che impara progressivamente dall’utente nuovi termini e nuove frasi, adattandosi così al proprio linguaggio.

Al banco di prova Skype Translator reagisce più che bene, sebbene si tratti ancora di una versione beta. Ovviamente per ottenere il massimo da questa tecnologia è opportuno utilizzare alcune precauzioni, come usare un microfono esterno, un tono di voce lento e scandito, evitando possibilmente parole troppo gergali, dialettali o “slang” giovanili che, comprensibilmente, potrebbero non essere tradotte o peggio ancora fraintese.

Una piccola pecca: la traduzione simultanea è disponibile a patto che entrambi gli interlocutori utilizzino Skype Translator e non la versione standard di Skype. Un limite che, comunque, potrebbe essere sorpassato a partire dalla prossima estate con la nuova app Skype per sistemi Windows Desktop, che integreranno di default la funzione Translator.

Con ogni probabilità, la versione che verrà implementata nel nuovo Skype per Windows beneficerà di ulteriori miglioramenti e nuove lingue, grazie anche all’accoglienza calorosa riservata dagli utenti a questo nuovo prodotto: basti pensare che, negli ultimi due mesi, la versione preview ha registrato un +300% di download rispetto al lancio avvenuto nel marzo 2015. Numeri incoraggianti che lasciano pensare a un futuro ricco di novità per questo nuovo prodotto targato Skype.

Skype Translator, conclusioni

Skype Translator, come funziona: attivando la funzione "traduzione", messaggi testuali e vocali vengono tradotti automaticamente.
Skype Translator, come funziona: attivando la funzione “traduzione”, messaggi testuali e vocali vengono tradotti automaticamente.

Skype Translator potrebbe rappresentare una svolta decisiva nel modo di comunicare sul web, ma non solo. Pensiamo alle piccole e medie aziende che ogni giorno hanno l’esigenza di rapportarsi con realtà estere, o con liberi professionisti che lavorano con clienti stranieri: in questi contesti, Translator rappresenterebbe un alleato prezioso e insostituibile per eliminare ogni barriera linguistica.

Già da adesso la versione beta integra 4 lingue per la traduzione vocale e circa 40 per quella testuale: un buon numero destinato comunque ad aumentare nel prossimo futuro. Certo, scorrendo l’elenco delle lingue disponibili probabilmente viene da chiedersi chi potrà mai avere l’esigenza di tradurre un chat dall’italiano alla lingua Klingon, ma di questi tempi mai dire mai: in un’era di globalizzazione il vostro prossimo amico o cliente potrebbe arrivare anche da un altro pianeta e Skype, in questo caso, ha scelto di giocare in anticipo.

iOS 9. Le caratteristiche e le novità più belle del sistema mobile

0

Come da tradizione, la disponibilità del nuovo iOS 9 è prevista per il prossimo autunno, in contemporanea con la messa in commercio del nuovo iPhone. Però, mentre dello smartphone non si sa ancora nulla di certo, del sistema operativo si conoscono già tutte le caratteristiche e le funzioni. E, come sempre, sono destinate a modificare in modo sostanziale, se non addirittura a rivoluzionare, diversi aspetti dell’utilizzo dei dispositivi mobili Apple.

iOS 9. Le caratteristiche e le novità più belle del sistema mobile

Sono tali e tante le innovazioni apportate al sistema operativo mobile dagli sviluppatori di Cupertino che Apple per rappresentarle ha deciso di puntare su una forma grafica invece che su un interminabile elenco. Le ha così riunite all’interno di 12 icone che immediatamente fanno capire quali funzioni dal prossimo autunno useremo in modo molto più evoluto.

Un nuovo Siri
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: Icona Siri
Siri

Il primo elemento rappresentato è Siri, che in iOS 9 assume notevole importanza in virtù del fatto di essere diventato più abile nel rispondere alle domande, ad avere un linguaggio più ricco e a saper rintracciare anche foto e video. Inoltre, con iOS 9 Siri diventa un assistente ancor più personale, che ci ricorda quali impegni o attività dobbiamo svolgere e che impara le nostre abitudini, suggerendoci persone da contattare in un determinato orario della giornata, luoghi in cui recarci o anche, se seguiamo una dieta, quali cibi mangiare. Ricordiamo che Siri può anche essere usato efficacemente nelle richieste al nuovo servizio Apple Music.

Ricerche potenziate
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona Ricerche iOS
Ricerche

Le ricerche sono il secondo elemento che evidenzia Apple di iOS 9. Le caratteristiche e le novità del sistema operativo non possono prescindere da un’attiva che si compie con così grande frequenza come la ricerca. Ecco quindi che la schermata relativa diventa più ricca e articolata e presenta i contatti con cui ci si sente più di frequente, i locali nelle vicinanze in cui poter far shopping o andare a bere o mangiare, le news che riguardano la zona in cui ci si trova e anche le applicazioni più usate (in funzione dell’orario della giornata). Va da sé che Siri è ancor più efficace del passato nell’aiutarci con le nostre ricerche.

I pagamenti via Apple Pay
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona app Apple Pay iOS
Apple Pay

In Italia non è ancora utilizzabile (e non lo sarà per un po’) il sistema di pagamento Apple Pay, ma negli Stati Uniti è ormai una realtà consolidata ed entro breve sarà abilitato anche nel Regno Unito. È sicuramente una rivoluzione nei sistemi di pagamento senza contanti e in iOS 9 segnerà un’evoluzione importante grazie alla capacità di supportare anche i programmi fedeltà e le carte di credito e debito emesse dai negozi. Questo aspetto ha indotto Apple a rinominare l’app Passbook in Wallet, per dare proprio l’idea del portafogli in cui conservare sia le carte di credito sia quelle fedeltà.

Le note integrate con altri servizi
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona app Notes
Notes

Molto più versatile, il nuovo Notes va oltre le semplici annotazioni: le note potranno infatti includere foto, mappe, indirizzi internet e schizzi (fatti con le dita o con una penna). In tal senso, si potranno inserire i diversi contenuti direttamente da app come Safari, Mappe o Pages. iCloud sincronizzerà ogni nota con tutti i dispositivi collegati al servizio di storage online.

Mappe aggiornate con negozi e opinioni
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona app Mappe
Mappe

Vi muovete speso a piedi? In iOS 9 Mappe vi fornirà le indicazioni per seguire la strada più breve. Ma non solo, vi proporrà anche quali mezzi pubblici prendere (all’inizio però solo per una decina di città, soprattutto negli Usa). Se poi volete fare una sosta, potrete avere indicazioni su ristornati, fast food, bar, negozi che ci sono nelle vicinanze, con anche il giudizio di chi li frequenta.

Notizie in stile Flipboard
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona app News
News

La nuova app News ricorda un po’ Flipboard sia per impostazione sia per utilizzo (riunisce e mostra notizie, articoli e post). Ma è più ricca ed elaborata ed è capace di apprendere i gusti degli utenti proponendo contenuti sempre più aderenti agli interessi specifici. Anche i contenuti stessi possono essere proposti dagli editori in una forma strutturata, con layout particolari e arricchiti di audio, video e foto. Potrebbe essere una svolta epocale per l’editoria digitale.

Digitazione potenziata
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona QuickType
QuickType

Apple l’ha chiamata QuickType a indicare che questa funzione velocizza e rende più comoda la digitazione sulla tastiera virtuale dei dispositivi iOS, in particolare su iPad. Grazie a QuickType si potrà disporre di nuovi strumenti di editing (riuniti in una sorta di piccola tastiera) e di effettuare selezioni muovendo le dita ovunque sullo schermo. Permette anche di utilizzare combinazioni di tasti se si usa una tastiera Bluetooth.

Multitasking
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona Multitasking
Multitasking

Finalmente in iOS 9 il Multitasking assume quella comodità che molti da tempo attendevano. Risulta molto più pratico passare da un’applicazione all’altra (basta “sfogliarle”). Inoltre, è possibile aprire una seconda applicazione senza abbandonare quella che si stava usando. Lo slide over (a dire il vero in modo un po’ simile a quanto fa Windows 8) consente di aprire una finestra sulla destra dello schermo per rispondere a messaggi o scrivere note.

Molto comodo sull’iPad è la possibilità di dividere in due lo schermo per avere due app aperte contemporaneamente. Non male nemmeno il picture in picture, che consente di avere sempre aperta una piccola finestra su cui visualizzare un video mentre si sta usano un’altra applicazione. Da sottolineare che le funzioni più innovative del multitasking funzionano solo sugli sugli iPad di ultima generazione.

Prestazioni aumentate
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona Prestazioni
Prestazioni

La velocità rappresenta un aspetto rilevante in iOS 9. Le caratteristiche e le novità del sistema operativo non possono prescindere da un aumento delle prestazioni. L’adozione della tecnologia Metal permette di sfruttare meglio le potenzialità della Cpu e del processore grafico, ottenendo un notevole velocizzazione delle performance in generale. Chiaramente ne beneficiano maggiormente gli iPhone e gli iPad più recenti.

Un occhio alla batteria
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona Batteria
Batteria

Più veloce però non vuol dire maggiori consumi. Tutt’altro, Apple ha fatto in modo che tutti i controlli automatici presenti nei suoi dispositivi mobili permettano di aumentare l’autonomia. Così nell’iPhone si arriva ad avere un’ora in più per le conversazioni. Ma altre 3 ore aggiuntive si possono ottenere se si utilizza la modalità di risparmio energetico (Low Power), che spegne o riduce i consumi di serie di funzioni. Una novità molto utile, ma che altri costruttori già da diverso tempo usano.

Un download leggero
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona app Impostazioni
Download

Apple assicura che il nuovo iOS 9 funzionerà su tutti gli iPhone dal 4s in poi, sugli iPad dalla seconda generazione in poi, su tutti gli iPad mini e sugli iPod di quinta generazione. Questo grazie anche al fatto che è un sistema molto più snello rispetto a suoi predecessori e che l’aggiornamento prevede un download di 1,3 GB contro i 4,58 GB dell’iOS 8.

Privacy rinnovata
iOS 9. Le caratteristiche e le novità: icona Sicurezza
Sicurezza

Da ultimo ma non per questo meno importante, l’aspetto sicurezza. A causa anche di alcune esperienze negative che hanno fatto grande scalpore, Apple ha curato molto la gestione delle informazioni e della privacy. iOS 9 arriva quindi ben corrazzato e, viene assicurato, il sistema di accesso ai dati è stato reso molto più di difficile da individuare e aggirare, per evitare che documenti, messaggi o foto siano trafugati e magari anche resi pubblici su Internet all’insaputa degli utenti.

 

Apple Music, come funziona lo streaming musicale della Mela

1

Uno degli annunci più rilevanti della Worldwide Developer Conference 2015 di Apple è stato sicuramente Apple Music, il servizio musicale con cui la società fondata da Steve Jobs intende sbaragliare la concorrenza sul versante dello streaming audio.

Intendiamoci, Apple non intende abbandonare la vendita di brani o di interi album, tuttavia le tendenze in atto l’hanno indotta a differenziare la proposta in ambito musicale, ampliando l’offerta anche allo streaming. Il nuovo servizio sarà disponibile dal prossimo 30 giugno per iPhone, iPad, iPod touch, Mac e PC. A ottobre arriverà anche sulla Apple Tv e, novità nella novità, anche per i dispositivi Android.

Apple Music, come funziona lo streaming musicale della Mela

Neanche un mese fa, Warner Music ha dichiarato che il fatturato derivante dall’ascolto in streaming ha superato per la prima volta quello dei download dai negozi online. La tendenza è quindi chiara: meno acquisti di brani e maggiore ascolto in streaming.

Ben consapevole che si sarebbe giunti presto a questo risultato, la scorsa estate Apple ha comprato l’azienda Beats nota da noi per le sue cuffie audio, ma ancor più apprezzata Oltreoceano per il suo servizio di streaming musicale. Più che le cuffie, per altro oggetti di pregio con un prezzo ragguardevole, era proprio lo streaming l’obiettivo di Apple, che viene riproposto riveduto e corretto con il nome di Apple Music.

Apple Music punta tutto su canali personalizzati, web radio e linea diretta fan - artista.
Apple Music punta tutto su canali personalizzati, web radio e linea diretta fan – artista.

Come già avviene con Deezer o Spotify, alla base del nuovo servizio c’è un vastissimo catalogo: oltre 30 milioni di brani. Apple precisa che sono tutti quelli presenti su iTunes, ma al momento sembra che qualche nome eccellente manchi all’appello, come per esempio i Beatles. Va però precisato che c’è ancora del tempo per l’effettiva disponibilità e quindi una verifica definitiva si potrà fare solo il 30 giugno.

Apple Music. Brani selezionati e su misura

Apple Music consente di ascoltare in streaming qualsiasi canzone, album o playlist (una clausola prevede anche l’ascolto offline). Nel frattempo, Apple ha incaricato alcuni esperti di musica di creare playlist che rispecchino al meglio le preferenze degli utenti: più si ascoltano brani, più i curatori musicali saranno precisi nelle selezioni. Il risultato di tali selezioni sarà proposto nella sezione “For You” di Apple Music, che proporrà così un mix di album, nuove uscite e playlist, create su misura per l’utente.

Chi usa l’iPhone o l’iPad apprezzerà poi il potenziamento apportato all’assistente vocale Siri (come parte del prossimo iOS 9), il quale potrà essere di grande aiuto nel caso in cui si voglia ascoltare un determinato brano, come quelli che hanno guidato la classifica di un anno o di un periodo specifico o le canzoni migliori di un gruppo o di un cantante. Facendo queste richieste a Siri, assicura Apple, otterremo le risposte che cerchiamo e potremo ascoltare subito i brani.

Tre schermate su iPhone del nuovo Apple Music
Tre esempi di quanto propone il servizio Apple Music

Beats 1, una radio live 24 ore al giorno

Come tutti i servizi di streaming, anche Apple Music propone un notevole numero di canali radio. Molte di queste emittenti sono state create da alcuni dei migliori DJ al mondo, precisa Apple, e propongono brani di generi che variano dal rock indipendente ai classici, dal folk al funk. Chi attiva l’abbonamento, mentre ascolta una radio può scegliere di saltare tutti i brani che vuole, per ascoltare così un’altra canzone senza cambiare stazione.

Ma la vera novità, che differenzia il servizio di Apple dalla concorrenza, è la radio Beats 1. Ovvero un’emittente interamente dedicata alla musica e alla cultura musicale, che trasmetterà in diretta 24 ore su 24 in contemporanea in oltre 100 Paesi. Ad accompagnarci saranno i DJ Zane Lowe da Los Angeles, Ebro Darden da New York e Julie Adenuga a Londra. I programmi di Beats 1 prevedono anche interviste esclusive, ospiti e altre iniziative legate al mondo della musica.

Dialogare direttamente con gli artisti

In Apple Music torna una proposta cara a Cupertino e che si era già vista in passato all’interno di iTunes, ma di cui però si sono gradualmente perse le tracce. Parliamo della possibilità di instaurare un dialogo diretto con i propri artisti preferiti. A farsi carico della cosa è Connect, che consente a gruppi o cantanti, di condividere testi, foto del backstage, video o persino di presentare il loro ultimo brano. I fan potranno commentare o mettere un Like ai contenuti pubblicati dall’artista e condividerli via Messaggi, Facebook, Twitter ed email. E quando un utente aggiunge un commento, l’artista può rispondergli direttamente.

Prezzi e piattaforme… c’è anche Android!

Come anticipato, Apple Music sarà disponibile in tutto il mondo dal prossimo 30 giugno. Chi decide di provare il servizio avrà in omaggio i primi tre mesi di utilizzo, trascorsi i primi 90 giorni, si potrà decidere di smettere di usare Apple Music oppure di proseguire nel suo uso.

Nel caso si opti per continuare a usare il servizio di streaming bisognerà pagare un abbonamento mensile. Il prezzo non è stato ancora stabilito per i Paesi al di fuori del Nord America (si saprà a ridosso del 30 giugno).

Invece si sa che negli Stati Uniti un abbonamento singolo costerà 9,99 euro al mese. C’è però una conveniente formula famiglia: 14,99 euro al mese per consentire a un massimo di 6 persone di ascoltare la musica su Apple Music.

Da precisare che a Beats 1 e Connect si può accedere semplicemente tramite il proprio Apple ID. Va da sé che chi ha un dispositivo Android e vuole utilizzare Apple Music potrà farlo solo tramite la soluzione a pagamento.

Legge e cookie. Garante risponde agli utenti. Esempi pratici

43

Punti chiave

La legge sui Cookie e il Provvedimento con cui il Garante della Privacy ha stabilito come e quando i webmaster devono avvisare della presenza di codici di questo tipo sui loro siti, è certamente il tema dominante di questo periodo.

In una prima intervista, il Dott. Luigi Montuori, Direttore del Dipartimento comunicazioni e reti telematiche presso il Garante per la protezione dei dati personali, aveva già dato alcune risposte in merito, ma ora abbiamo avuto la possibilità di tirare le somme e avere un quadro completo della normativa. Molte domande sono state formulate dai nostri utenti e girate alla fonte. Anche in questo caso, le risposte e i dati indicati nell’intervista sono stati revisionati dal Garante prima della pubblicazione.

Legge e cookie. Il Garante risponde agli utenti. Esempi pratici

Il Dott. Luigi Montuori, Direttore del Dipartimento comunicazioni e reti telematiche presso il Garante per la protezione dei dati personali
Il Dott. Luigi Montuori, Direttore del Dipartimento comunicazioni e reti telematiche presso il Garante per la protezione dei dati personali
Riassumiamo la situazione. Per quanto riguarda i cookie tecnici, quelli necessari al funzionamento del sito, la normativa cosa prevede?

Che ne venga data informativa nella Privacy Policy del sito, senza dover esporre nessun banner.

E i cookie di analisi (quelli usati per le statistiche del sito), ma che non coinvolgono terze parti, e sono totalmente gestiti dal proprietario del sito?

Il Garante l’ha chiarito nel provvedimento dell’8 maggio 2014. I  cookie analitycs sono assimilati ai cookie tecnici quando sono utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata. Quindi anche in questo caso, solo la segnalazione nel sito, ad esempio nella Privacy Policy, nessun banner né blocco.

E se il cookie di analisi coinvolge terze parti?

In questo caso se i dati sono decurtati di elementi identificativi (viene coperta una porzione rilevante dell’ indirizzo IP) e sempre che la terza parte non incroci i dati, si può, anche in questo caso, evitare di esporre il banner e di bloccare i cookie.

Come si fa a capire “la terza parte non incrocia i dati”? Devo avere un foglio scritto? una dichiarazione firmata?

È un elemento che si deve trarre dalle condizioni contrattuali o dalla privacy policy redatta della terza parte. E quindi è la terza parte che si assume la responsabilità di tale dichiarazione.

Il Garante della Privacy spiega caso per caso, come e quando esibire il banner e bloccare i cookie web.
Il Garante della Privacy spiega caso per caso, come e quando esibire il banner e bloccare i cookie web.
Nel caso in cui si utilizzano cookie di analisi di terze parti che però non riducono gli elementi identificativi degli IP e/o potrebbero incrociarli con altre informazioni? 

In questo caso la terza parte ha a disposizione dei cookie analitici con potere identificativo per cui il sito deve utilizzare il “banner” per il blocco preventivo dei cookie, essendo necessario il consenso dell’utente.

Parliamo dei cookie profilanti. In questo caso come ci si deve comportare?

Anche se il cookie di profilazione appartiene ad una terza parte, il webmaster deve esibire il banner, bloccare i cookie a priori, e sbloccarli solamente dopo il consenso dell’utente.

I widget dei social sono considerati profilanti?

Va fatta una verifica e se contengono cookie di profilazione si applica la disciplina relativa. Per quelli invece di mero rinvio ad un link non vi è alcun onere.

C’è un caso però in cui bisogna fare la notificazione al Garante giusto?

Nel caso in cui si abbiano dei cookie profilanti realizzati e utilizzati direttamente dal sito prima parte e quindi è il sito stesso a profilare, bisogna esporre il banner, bloccare i cookie a priori e notificare tale trattamento al Garante.

Chi è tenuto a fare la notificazione e a pagare i diritti di segreteria di 150 euro?

Come per tutti i casi individuati dalla legge in cui è necessario fare la notificazione, è il titolare del trattamento tenuto a tale adempimento. Sul sito del Garante ci sono tutte le indicazioni e le istruzioni.

Facciamo un esempio pratico. Un sito che ha cookie tecnici, cookie di analisi che non coinvolgono una terza parte, e non ha nessun tipo di cookie profilante, che deve fare?

Solo inserire tale elemento nell’informativa della sua Privacy Policy.

Un sito che ha cookie tecnici, cookie di analisi dove la terza parte potrebbe incrociare i dati (non ha garanzia che non lo faccia) e ha anche cookie di profilazione (tipo Google Adsense)?

Banner e blocco preventivo in quanto la presenza di cookie di profilazione, seppure di terza parte, da sola richiede la presenza del Banner.

Nel caso in cui si inseriscano cookie profilanti bisogna sempre eseguire il blocco preventivo e chiedere il consenso
Nel caso in cui si inseriscano cookie profilanti bisogna sempre eseguire il blocco preventivo e chiedere il consenso
Quali sono le condizioni per cui si intende che l’utente ha dato il consenso?

Il garante ha chiaramente indicato nel provvedimento dello scorso anno che la prosecuzione della navigazione selezionando un qualsiasi elemento si considera come prestazione del consenso all’uso dei cookie. Quindi è valido il click sul banner, fuori dal banner e lo scroll.

Quindi lo scroll, su cui ci sono stati dubbi, è valido come consenso?

Si. Lo “scroll”, cioè la prosecuzione della navigazione all’interno della medesima pagina web, come chiarito anche recentemente dalla Autorità, sono considerate in linea con i requisiti di legge, qualora chiaramente indicato nell’informativa.

Bisogna tenere un registro degli utenti che hanno dato il consenso?

Si, le modalità semplificate di acquisizione del consenso individuate dal Garante devono essere in grado di generare un evento, registrabile e documentabile presso il server del gestore del sito prima parte. Si può fare il tutto anche tramite un semplice cookie tecnico.

Immaginiamo che un sito blocchi preventivamente le pubblicità, chiede il consenso ma l’utente glielo nega. L’utente potrà leggere il sito, ma i cookie non si sbloccano, e quindi non vede le pubblicità. Il sito come guadagna?

E’ importante capire che la disciplina mira a consentire agli utenti di poter sapere cosa viene registrato del loro comportamento e di poter decidere se acconsentire o meno ad essere seguiti nel web.  Per cui è giusto che a loro vada la massima protezione e che gli venga data la massima possibilità di scelta, anche se i webmaster perdono una piccola parte dei guadagni. In ogni caso la pubblicità potrà sempre esserci nei siti, al limite sarà “generalista” e non profilata.

Alcuni paesi come Olanda e Spagna hanno già eseguito le prime multe
Alcuni paesi come Olanda e Spagna hanno già eseguito le prime multe
Il Garante non poteva mettersi d’accordo con i browser per bloccare i cookie e lasciar scegliere all’utente, anzichè dare l’onere di tutto questo ai webmaster?

Innanzitutto il Garante non può intervenire al di fuori del dettato normativo. Più volte è stato evidenziato che la legge italiana è frutto del recepimento della direttiva Europea. Comunque il dialogo tra UE e le industrie del settore, che sono nella maggior parte collocate in altri continenti,  è stato avviato da tempo.

La legge è uguale per tutti i paesi dell’Unione Europea? noi siamo i più severi?

Questa direttiva è stata recepita in tutti i paesi dell’Unione. Ci sono alcuni paesi come la Spagna o l’Olanda che hanno già erogato sanzioni per il mancato rispetto della disciplina sui cookie.

La versione UK di questa legge però, viene criticata dagli esperti di privacy in quanto si discosta dalla direttiva perché non prevede un opt-in, un consenso preventivo, ma un opt-out, cioè un consenso successivo alla installazione del cookie. Comunque, c’è chi sta cercando di ottenere consensi per fare una class action contro il Garante, cosa ne pensa?

Personalmente non ho letto nulla al riguardo, ma proporre una class action nei confronti di un’Autorità per modificare una legge dello Stato non mi sembra abbia grande senso.

Vuole dire qualcosa ai nostri lettori?

Il provvedimento sui cookie segue altri recentemente emanati dal Garante. Penso ad esempio a quello che dà prescrizioni a Google inc. o a quello sulla profilazione on-line emanato lo scorso marzo, o ai molteplici interventi sulla profilazione operata ad esempio nel settore delle TLC. Le potenzialità di tracciamento, di arricchimento dei dati, di incrocio degli stessi hanno spostato in avanti il confine della data protection.

In tale ottica il provvedimento sui cookie deve essere letto come un intervento teso a trovare delle soluzioni semplici alla necessità di dare agli utenti della rete la possibilità di conoscere e di decidere come gli altri possono utilizzare i nostri dati in rete.

Il provvedimento, scritto con i contributi delle associazioni dei consumatori, di quelle degli operatori della rete e di esperti del settore, si muove nella cornice normativa attuale e cerca di raggiungere tale risultato operando un bilanciamento proprio tra il diritto degli utenti della rete con il diritto di chi opera nel web sia per fini commerciali che di manifestazione del pensiero.

In questi primi giorni di applicazione del provvedimento abbiamo registrato sia apprezzamenti che critiche. Sono convinto che anche le perplessità manifestate da alcuni saranno a breve superate e alla fine resterà solo un ulteriore conquista data dalla possibilità per ognuno di noi di scegliere liberamente se accettare o meno di essere seguiti per studiare le nostre abitudini o i nostri comportamenti in rete.

Ringraziamo il Dott. Montuori. Per ulteriori chiarimenti sulle sanzioni e la responsabilità in caso di mancata applicazione della legge, rimandiamo alla nostra prima intervista.

Cos’è il roaming zero e perché è tanto difficile ottenerlo

0

Forse non tutti conoscono il significato del termine roaming, ma certamente molti ne sono stati vittima. Sicuramente ne ha subìto i nefandi effetti chi, trovandosi oltre i confini italiani, ha usato il proprio telefono o smartphone per chiamare o, soprattutto, collegarsi a Internet senza aver attivato con il proprio operatore un servizio specifico per l’estero: bollette salatissime, anche di svariate centinaia di euro, per aver usato per poco tempo il telefono.

Cos’è il roaming zero e perché è tanto difficile ottenerlo

Questo è il roaming, ovvero quel sistema usato dagli operatori telefonici per consentire agli utenti dei telefoni cellulari di essere collegati anche nelle zone non direttamente coperte utilizzando reti di proprietà di altri operatori. In pratica, è come se per un certo periodo di tempo si affittasse una rete di un operatore diverso dal proprio perché quest’ultimo in quella zona non può offrire la connessione.

Il roaming non è solo all’estero

Cos'è il Roaming Zero? è la proposta di abolire i costi di affitto di una rete cellulare in caso di mancata copertura, specie all'estero
Cos’è il Roaming Zero? è la proposta di abolire i costi di affitto di una rete cellulare in caso di mancata copertura, specie all’estero

Intendiamoci, non è necessario andare all’estero per dover usare il roaming. Può capitare che operatori che con le proprie reti non coprono interamente il territorio italiano, come per esempio 3, si avvalgano di reti altrui per assicurare la continuità del servizio ai propri clienti.

Così, in determinate zone del territorio, magari lontani dai grandi centri urbani, un utente di tali operatori viene automaticamente “traslato” per esempio su una rete Tim senza che se ne accorga. Questo solitamente fa una minima differenza se si tratta della rete voce, mentre qualcosina cambia in termini di spesa se si tratta di traffico dati: se si è usato il roaming lo si riscontra immediatamente nella bolletta.

Tuttavia, questo incremento della spesa è ben poca cosa se paragonato alle cifre che si possono raggiungere con il roaming internazionale, soprattutto, come detto, se si tratta di traffico dati. Ed è per tale motivo che tutti i cellulari e gli smartphone come standard non hanno attivata l’opzione che consente di effettuare il roaming dei dati: deve essere l’utente in modo cosciente a fornire il permesso.

Per lungo tempo senza regole

Fino ad alcuni anni fa, non esisteva una precisa regolamentazione per il roaming internazionale e quindi gli operatori hanno potuto sfruttare questa opportunità per proporre tariffe esorbitanti. Ma a fronte delle continue e numerose lamentele degli utenti, diversi organismi di regolamentazione internazionali hanno deciso di intervenire in prima persona per riportare la situazione sui binari della ragionevolezza e tutelare gli utenti.

Così, nel 2007 è entrato in vigore il nuovo regolamento europeo sul costo del roaming. Tale regolamento, che è stato chiamo Eurotariffa, ha definito precisi obblighi per i gestori di telefonia mobile: all’epoca l’obiettivo principale era l’imposizione di un tetto massimo di spesa per SMS e traffico voce. Per i messaggi non si è trovato subito un accordo mentre per le chiamate è stata portata la tariffa a 0,49 euro al minuto.

Il traffico dati, una miniera d’oro

Nel tempo però l’evoluzione tecnologica ha portato a concentrare sempre di più l’interesse verso il traffico dati, che ha gradualmente assunto un valore sempre più rilevante in ambito roaming. Opportunità che gli operatori hanno sfruttato come una miniera d’oro visto che per la consultazione della posta elettronica e la navigazione in Internet non si sono avute tariffe calmierate fino al 2012, quando si è deciso di imporre un costo per megabyte di 0,70 euro. A onor del vero un primo importante passo in questa direzione c’era già stato nel 2010, ma riguardava la spesa massima mensile consentita con il roaming dati, che

Neelie Kroes
Neelie Kroes, il commissario europeo che ha dato vita all’iniziativa roaming zero

era stata limitata 50 euro, limite che è tutt’ora in vigore. Precisiamo che oggi la tariffa voce a livello europeo è di 0,19 per le chiamate effettuate e di 0,05 euro per quelle ricevute, mentre un SMS costa 0,06 euro e 1 MB di traffico dati 0,20 euro.

La Ue: arriveremo al roaming zero

Nel 2013 la Commissione europea ha deciso di adottare una linea ancor più severa con gli operatori di telefonia, ponendosi come obiettivo ultimo l’eliminazione delle tariffe di roaming all’interno dei paesi membri della Ue. La data per portare a termine l’ambizioso progetto del roaming zero doveva essere il 31 dicembre del 2014, però non è stata assolutamente rispettata.

C’è stato quindi un posticipo a fine 2015, ma le ultime notizie parlano di un ulteriore rinvio sino al 2018. Però a partire dl prossimo anno dovrebbe esserci la possibilità per chi si reca all’estero di usufruire di un numero limitato di SMS e minuti di traffico voce a tariffa nazionale. Che per altro è un’opportunità che offrono già da tempo diversi operatori.

Da parte della Ue c’è evidentemente l’intenzione di andare incontro agli interessi degli utenti, ma è altrettanto chiaro che altri interessi hanno bruscamente frenato l’impeto normativo della Commissione europea e hanno portato a un protrarsi apparentemente immotivato del roaming zero. Il pensiero, ovviamente, va subito agli operatori telefonici.

Apple, l’operatore unico

Tuttavia, la questione inerente le tariffe di roaming potrebbe radicalmente cambiare anche senza l’intervento della Ue né di altri organi normativi. E ciò non solo a livello europeo, ma addirittura mondiale. Un terzo incomodo potrebbe infatti scompigliare le carte in tavola modificando radicalmente il modo con cui vengono gestiti oggi i rapporti con gli operatori telefonici. Questo terzo incomodo è Apple, che con la sua Apple Sim consente di avere attivi più piani (anche di differenti operatori) sullo stesso dispositivo mobile, potendo passare liberamente da un piano all’altro a seconda delle necessità.

L'iPad Air 2 e l'iPad mini e
L’Apple Sim è oggi presente solo su alcuni modelli di iPad

Al momento, Apple Sim è disponibile solo per gli iPad 2 Air e iPad mini 3 venduti negli Stati Uniti e nel Regno Unito. In pratica, Apple sta effettuando una sorta di test sul campo per verificarne efficacia e funzionamento sul versante traffico dati. Se tutto dovesse andare secondo le aspettative, l’utilizzo della Apple Sim potrebbe essere esteso all’iPhone e al traffico voce.

Ma dovrebbe anche essere possibile avere attivi piani tariffari di operatori di nazioni differenti. E se l’iniziativa di Apple avrà successo, c’è da scommettere che altri importanti produttori di dispositivi mobili non esiteranno a seguire la strada della Sim proprietaria. Come a dire che parlare di roaming zero potrebbe non avere più senso ancor prima del 2018.

Anticipazioni iPhone 7/6S. Tutte le specifiche

0

L’estate sta arrivando, e con essa le prime indiscrezioni su come sarà il prossimo iPhone 7 di Apple. Forte del successo ottenuto negli ultimi anni a livello planetario, l’azienda di Cupertino si appresta a svelare l’ultimo nato della fortunata serie di smartphone: in attesa del suo debutto ufficiale, previsto tra settembre e ottobre, vediamo quali potrebbero essere le sue caratteristiche e le principali innovazioni rispetto ad iPhone 6.

Anticipazioni iPhone 7/6S. Tutte le specifiche

iPhone 7 o 6s: ecco le prime indiscrezioni su come sarà il nuovo smartphone di Apple.
iPhone 7 o 6s: ecco le prime anticipazioni su come sarà il nuovo smartphone di Apple.

Il primo dubbio risiede nel nome con cui verrà battezzato il nuovo smartphone Apple: iPhone 7 o 6s? Senza conferme ufficiali da parte dell’azienda di Cupertino, sarà difficile ipotizzare cosa verrà effettivamente presentato il prossimo settembre, storicamente il mese più probabile per la presentazione del nuovo prodotto. Alcuni analisti hanno smentito la possibilità che Apple esca direttamente con la settima versione di iPhone, lasciando invece spazio alla versione 6s e alla 6s Plus, mantenendo le dimensioni dell’attuale iPhone 6 (con schermi da 4,7 e 5,5 pollici). Improbabile, invece, una versione 6c in plastica colorata, anche se in questi casi mai dire mai: siamo pur sempre nel campo delle supposizioni.

A livello di design, il nuovo iPhone 7 o 6s potrebbe rappresentare una svolta rispetto al tradizionale stile Apple. Statisticamente nella storia iPhone, ogni due anni si assiste a un cambio delle linee stilistiche, basti pensare alla differenza in termini di design tra iPhone 3G, 4, 5 e 6. Sotto questo aspetto la stampa cinese ha recentemente diffuso voci interne alla catena di montaggio secondo le quali il nuovo iPhone 7 o 6s avrà “uno stile mai visto prima”: indizi che porterebbero a un completo restyling dello smartphone di casa Apple.

Lo schermo

iPhone 7 o 6s: due le versioni, da 4,7 e 5,5". Forse con vetro in zaffiro antigraffio.
iPhone 7 o 6s: due le versioni, da 4,7 e 5,5″. Forse con vetro in zaffiro antigraffio.

Che si tratti di iPhone 7 o 6s, pare ormai scontato che il nuovo modello (qualunque sarà il suo nome) manterrà i display della versione 6, almeno per quanto riguarda la grandezza. La vera novità, se confermata, potrebbe essere l’introduzione della tecnologia Force Touch già impiegata sulla generazione 2015 di Macbook: in base alla diversa pressione con cui il dito agisce sullo schermo, il sistema sarà in grado di attivare o meno alcune funzioni e di sbloccare determinate applicazioni. Una risorsa molto utile, per esempio, quando si utilizzano software per la firma digitale: in questo caso le firme potranno essere apposte solo oltre un certo grado di pressione, per aumentare la sicurezza del sistema. Allo stesso modo, per esempio, le applicazioni musicali potranno creare tastiere capaci di variare il timbro delle note in funzione della minore o maggiore pressione dei tasti, mentre i videogiochi di guida potranno simulare in maniera realistica la pressione sui pedali.

A livello di materiali alcune indiscrezioni parlano di un vetro zaffiro da implementare sul nuovo modello, analogamente a quanto proposto su alcuni Apple Watch di fascia alta. Una soluzione che, al momento, appare di difficile attuazione a causa degli elevati costi di produzione di questi display che potrebbero far lievitare eccessivamente il prezzo finale del nuovo iPhone 7 o 6s.

Hardware

iPhone 7 o 6s: confermato il nuovo processore A9, molto più performante del precedente.
iPhone 7 o 6s: confermato il nuovo processore A9, molto più performante del precedente.

Partiamo da una certezza: il nuovo iPhone 7 o 6s arriverà sul mercato con il nuovo processore A9 prodotto da Samsung, grazie a un nuovo processo a 14 nm. Il chip, in linea teorica, dovrebbe risultare più reattivo e performante rispetto ai suoi predecessori. Notizie non confermate parlano tuttavia di un ripensamento dell’ultimo minuto da parte dell’azienda di Cupertino che, dopo aver valutato i primi chip A9 prodotti da Samsung insieme al partner Global Foundries, li avrebbe giudicati negativamente sotto il profilo prestazionale. In questo modo, si aprirebbe una porta per il ritorno di TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Co.) che si era vista “soffiare” la commessa dei chip A9 da parte di Samsung. Secondo alcuni rumors, circa il 30% dei chip A9 prodotti fino a oggi arriverebbero proprio dalle fabbriche TSMC: in questo caso, i prossimi mesi saranno decisivi per comprendere chi produrrà il cuore del nuovo iPhone 7 o 6s.

A supporto del nuovo processore, Apple potrebbe decidere di far sbarcare nel nuovo smartphone una nuova RAM da 2 Gb di memoria LPDDR4, che incrementerebbe ulteriormente il livello prestazionale del device a discapito del prezzo finale, che lieviterebbe ulteriormente.

Fotocamera

iPhone 7 o 6s: la nuova fotocamera arriverà a 12 megapixel?
iPhone 7 o 6s: la nuova fotocamera arriverà a 12 megapixel?

La parola d’ordine, in questo caso, sarà una soltanto: megapixel. Molte fonti in questi mesi hanno supportato indiscrezioni secondo cui la risoluzione della fotocamera potrebbe passare dagli attuali 8 a 12 megapixel, avvalendosi di un nuovo sistema a doppia lente che porterebbe la qualità delle immagini scattate a livelli paragonabili alle fotocamere DSLR (Digital Single Lens Reflex), per risultati professionali mai visti sino ad oggi su un iPhone. Queste voci sarebbero suffragate dalla recente acquisizione da parte di Apple di Linx Imaging, azienda leader nella produzione di sistemi fotografici di alta qualità. In questo caso si andrebbe inoltre a ovviare quel difetto estetico riscontrato su iPhone 6, relativo alla fotocamera sporgente rispetto alla sagoma del dispositivo.

Software

iPhone 7 o 6s: sarà equipaggiato con il nuovo iOS 9.
iPhone 7 o 6s: sarà equipaggiato con il nuovo iOS 9.

Conto alla rovescia per il nuovo sistema operativo iOS 9, a cui ufficialmente verrà tolto il velo il prossimo 8 giugno in occasione della WWDC15 di San Francisco. Anche in questo caso, l’elenco delle caratteristiche risulta ancora coperto da segreto. Una prima, importante introduzione potrebbe essere quella dello split screen, che consentirebbe l’esecuzione simultanea di due applicazioni all’interno del medesimo display. Una funzionalità molto utile su iPad ma anche sullo schermo iPhone da 5,5 pollici, sufficientemente grande per poter gestire questa caratteristica. La funzione, inoltre, è già stata implementata sui dispositivi della concorrenza (Samsung ed LG fra tutte) e potrebbe quindi essere ragionevole una sua introduzione a partire da iOS 9.

Allo stesso modo il multi-utente potrebbe sbarcare nella nuova versione del sistema operativo. Analogamente a quanto già avviene su altri dispositivi, il multi-utente darebbe la possibilità agli utenti iPhone e iPad di condividere lo schermo con amici, parenti e familiari, dando a ciascuno una coppia di credenziali di accesso e uno “spazio” su misura dove installare app e gestire in autonomia files e download.

iPhone 7 o 6s: Proactive, la nuova funzione intelligente che potenzierà Siri.
iPhone 7 o 6s: Proactive, la nuova funzione intelligente che potenzierà Siri.

Altra grande novità potrebbe essere data dalla concretizzazione del progetto Proactive, una versione potenziata di Siri integrata con i contatti, il calendario, Passbook e applicazioni di terze parti. In questo modo, Passbook arriverebbe ad “anticipare” l’utente aprendo in autonomia applicazioni utili a seconda delle situazioni: a un’ora da un appuntamento, per esempio, oltre a notificare l’impegno all’utente Proactive potrebbe avviare il navigatore e fornire le indicazioni per raggiungere il luogo dell’appuntamento.

Oppure, digitando un indirizzo sulla mappa, si potrebbe inquadrare la destinazione con la fotocamera e ottenere automaticamente attraverso internet tutte le informazioni sul luogo di destinazione (ristorante, stazione, aeroporto, autostrada, museo, etc…).

iPhone 7 o 6s: l'app Musica potrebbe essere potenziata da un servizio concorrente a Spotify.
iPhone 7 o 6s: l’app Musica potrebbe essere potenziata da un servizio concorrente a Spotify.

Anche il comparto musicale potrebbe conoscere interessanti novità. Grazie alla collaborazione stretta con Beats Audio, Apple potrebbe voler “sfidare” Spotify con un servizio proprio, dedicato alla musica in streaming. Il servizio, secondo indiscrezioni già anticipate da iOS 8.4 beta, sarà offerto agli utenti a fronte di un piccolo canone mensile, ipotizzabile in circa 10 dollari. La stessa applicazione Musica risulterà rinnovata da un punto di vista estetico e funzionale.

iPhone 7 o 6s: la sua estetica è ancora un mistero.
iPhone 7 o 6s: la sua estetica è ancora un mistero.

Conclusioni

Fra congetture e rumors, davvero poche cose possono essere affermate con certezza sul conto del prossimo iPhone 7 o 6s. Sicuramente si assisterà fra settembre e ottobre all’arrivo di un nuovo dispositivo ma è presto per capire esattamente di cosa si tratterà. Anche sul prezzo si sono fatte le più diverse speculazioni e, a detta di molti analisti, il nuovo iPhone potrebbe arrivare a costare un 20% in più dell’attuale versione 6, proprio a causa delle migliorie hardware elencate. Maggiori informazioni, sicuramente, si potranno avere a margine del WWDC15 quando verrà svelato per la prima volta iOS 9, il cuore del nuovo smartphone Apple.

Legge sui Cookie. Intervista esclusiva al Garante della Privacy

7

Il provvedimento con cui il Garante della Privacy regolamenta l’utilizzo dei cookie sui siti web, e soprattutto obbliga a chiedere il consenso per il loro uso, ha letteralmente scatenato la confusione fra i webmaster.

I proprietari di siti non sanno esattamente come comportarsi, non riescono ad interpretare correttamente la legge, si rivolgono ad esperti che non hanno mai un parere univoco, e l’informazione sul web non riesce a dipanare completamente i dubbi. Le multe, che arrivano a 120mila euro per gli inadempienti, hanno davvero spaventato il mondo dei piccoli editori.

Legge sui Cookie. Intervista esclusiva al Garante della Privacy

Alground si è rivolto all’unica fonte definitivamente attendibile, e ha raggiunto telefonicamente il Dott. Luigi Montuori, Direttore del Dipartimento comunicazioni e reti telematiche presso il Garante per la protezione dei dati personali, che ci ha rilasciato un’intervista in esclusiva. Precisiamo che la fonte ha avuto modo di rileggere l’intervista, prima che venisse pubblicata.

Dott. Montuori, perchè questo provvedimento, adesso?

Luigi Montuori, Direttore del Dipartimento comunicazioni e reti telematiche presso il Garante per la protezione dei dati personali
Luigi Montuori, Direttore del Dipartimento comunicazioni e reti telematiche presso il Garante per la protezione dei dati personali

Il provvedimento in realtà non introduce obblighi di informativa e consenso per i cookie. L’Unione Europea già nel 2002 e la legge italiana nel 2003, avevano addirittura proibito l’uso di cookie di profilazione e previsto informativa e consenso per quelli tecnici.

Poi il testo fu riformato nella direttiva nel 2009 in Europa, e recepito nel 2012 in Italia. In quella occasione venne stabilito che la presenza dei cookie tecnici, quelli necessari per il funzionamento del sito, doveva essere chiaramente comunicata agli utenti, mentre per usare le altre tipologie di cookie, era necessario ottenere l’esplicito consenso dell’utente.

La medesima direttiva del 2009 non prevedeva novità solo per i cookie ma se ricordate aveva un’altra importante previsione, quella dei data breach. Il Garante così, nel 2012, è inizialmente intervenuto per stabilire le norme di comportamento sui data breach (le violazione dei dati personali) subite da operatori telefonici o ISP. In questo caso è stato deciso che l’operatore dovesse avvisare del fatto il Garante e gli utenti, entro 2/3 giorni dalla scoperta del fatto. Chiusa la fase dei data breach, il Garante si è concentrato sull’argomento dei cookie, ma in realtà riguarda tutti i marcatori utilizzati nel web.

Come è nato il provvedimento, come lo avete pensato?

Fermo restando che l’onere già grava nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa, da diversi anni, il Garante ha avviato una consultazione pubblica aperta alle Università, alle associazioni dei consumatori e alle associazioni di qualsiasi tipo operanti nel settore, che hanno discusso approfonditamente sulla natura del provvedimento.

L’obiettivo finale era quello di elaborare un sistema alternativo presente nella legge (un cookie – un consenso) che fosse semplice, rapido ma efficace per informare gli utenti e chiederne il permesso, anche considerato che ormai i principali device sono smartphone e tablet, per cui era necessario trovare una formula “easy”.

La norma sui Cookie, in realtà è già in vigore da diversi anni.
La norma sui Cookie, in realtà è già in vigore da diversi anni.

Al termine della consultazione pubblica, è stato adottato il provvedimento, 13 maggio 2014, ed è stato concesso un anno di tempo per poter apportare eventuali modifiche ai siti, modifiche che consentissero di adottare le misure semplificate, individuate nel corso del procedimento.

Nel frattempo, tra le molte iniziative tese a comunicare la possibilità di utilizzare la soluzione “semplificata” individuata, sono state pubblicate delle FAQ e realizzato un video tutorial postato anche su Youtube.

Partiamo dai cookie tecnici, cosa sono e come sono regolamentati?

I cookie tecnici sono quelli fondamentali per l’utilizzo di un sito, quelli che “ricordano” i dati dell’utente e permettono di eseguire azioni come il login ad un profilo personale, ad esempio. E’ sufficiente che sia scritto nella policy privacy, anche in una pagina interna del sito, che si fa uso di questi cookie. In questo caso non serve esibire nessun banner.

Invece per i cookie destinati all’analisi e alle statistiche del sito?

Nel caso in cui il software di analisi è residente sul server del proprietario del sito, e da lui completamente gestito e non condiviso con nessuno, non è necessario esporre un banner, basta che sia indicato nell’informativa presente nelle Privacy Policy.

Invece i cookie che profilano, come quelli per le pubblicità, necessitano del consenso?

Assolutamente sì. Sia chiaro che in questo caso bisogna esporre il banner e i cookie devono essere bloccati preventivamente, attivandosi solo ed esclusivamente dopo aver ottenuto il consenso.

Ricapitolando?

Per i cookie tecnici o di analisi ma che non coinvolgono terze parti, una pagina interna nelle Privacy Policy, e nessun bisogno di avviso. Per i cookie di profilazione banner e blocco preventivo.

Come deve essere fatto il banner che avvisa l’utente?

In teoria il webmaster può utilizzare qualsiasi metodo per avvisare l’utente. Al Garante basta il banner testuale che abbiamo inserito nel provvedimento del maggio 2014. Il criterio di accettazione è la “Discontinuità”, ovvero l’utente deve fare una azione che faccia esplicitamente capire che accetta. Il Garante considera come certamente valida, oltre ogni dubbio, l’azione di cliccare sul banner, o su qualsiasi altro punto dello schermo, sia di un pc che di uno smartphone.

In caso di violazione, si apre una istruttoria per determinare se l'inadempienza è del Titolare o del tecnico esterno
In caso di violazione, si apre una istruttoria per determinare se l’inadempienza è del Titolare o del tecnico esterno
Se il proprietario di un sito affida ad un tecnico l’incarico di implementare il nuovo sistema, e il tecnico sbaglia o comunque non si è norma, il Garante a chi spedisce la multa?

Dipende caso per caso. Come in tutte le situazioni ove un titolare si avvale di un responsabile esterno, si apre una istruttoria, e si cerca di capire come si è comportato il Titolare. Ha scelto un tecnico qualificato? ha dato istruzioni chiare e precise? ha controllato che tutto fosse in regola? se il Titolare ha verificato tutto al meglio, l’errore è del tecnico esterno, ed è a quest’ultimo che viene applicata la sanzione.

Chi farà i controlli e spedirà le multe?

Innanzitutto preciso che il Garante, in ossequio alla propria tradizione, non vuole spaventare e non ha intenzione di distribuire sanzioni. Siamo in una fase in cui la priorità è spiegare le norme e farle capire per un applicazione vasta ed omogenea. Solo in un secondo periodo l’Autorità procederà ai controlli ed alle verifiche. I controlli potranno essere a campione, su segnalazione e in alcuni casi particolari, potranno essere fatte delle ispezioni in loco.

Gli utenti potrebbero accettare il banner senza nemmeno leggere. Questa norma sarà veramente utile?

Quello a cui si fa riferimento è un problema generale di tutta la privacy, non solo dei cookie. In realtà abbiamo fatto un enorme passo in avanti. Prima i cookie tracciavano l’utente e questi era completamente passivo. Se navigava su un sito di scarpe, iniziava a vedere pubblicità di scarpe da tutte le parti. Solo così poteva immaginare che qualcuno lo stava seguendo nella navigazione per carpirne gusti ed abitudini di consumo.

Ora siamo andati avanti: con questo strumento l’utente decide consapevolmente se accettare i cookie e la pubblicità di un determinato sito. Insomma, può scegliere la natura, l’argomento degli annunci che gli verranno proposti sia sul sito che in generale durante la sua navigazione web.

Alcuni webmaster potrebbero scrivere delle privacy policy con regole assurde per diversi servizi, e farle accettare sfruttando malamente il banner. E’ possibile?

Assolutamente no. Questo avviso è esclusivamente dedicato ai cookie e la legge dice che il consenso deve essere preventivo, informato e specifico. Non si può fare di tutt’erba un fascio, e far accettare tutto quello che si vuole con un unico consenso, bisogna chiedere il permesso di volta in volta indicando chiarente le finalità. Il Garante in un caso del genere, punirebbe questo comportamento.