21 Giugno 2026
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Il genocidio sudanese raccontato da una sopravvissuta che il mondo ignora

Davanti ai banchi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Niemat Ahmadi ha portato le voci di milioni di donne sudanesi vittime di una guerra dimenticata. La fondatrice del Darfur Women Action Group, sopravvissuta al genocidio del Darfur venticinque anni fa, non ha smesso di gridare l’allarme: il Sudan brucia, le donne muoiono, e la comunitร  internazionale tace.

Un inferno senza fine: la devastazione del Sudan contemporaneo

Il Sudan รจ stato travolto da una violenza feroce da oltre un anno , ha denunciato Ahmadi nelle sue dichiarazioni al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Il conflitto ha assunto dimensioni bibliche: tra i 10.000 ei 15.000 morti nella sola cittร  di El Geneina, oltre 10 milioni di sfollati interni, 18 milioni di personeโ€”oltre un terzo della popolazione sudaneseโ€”condannate alla fama. Le Nazioni Unite avvertono che il Sudan diventerร  presto “la peggiore crisi alimentare del mondo”.

Ma dietro questi numeri ci sono volti, storie, sofferenze indicibili. Il ciclo di violenza mostra un disprezzo totale per il diritto internazionale e puรฒ configurarsi come crimini di guerra, crimini contro l’umanitร  e genocidio , ha affermato Ahmadi con una luciditร  che esprime tutta la gravitร  della situazione.

Da una parte le Rapid Support Forces (RSF) continuano a occupare e saccheggiare le case dei civili, utilizzando la violenza sessuale, gli stupri e la schiavitรน sessuale come tattica di guerra sistemica. Dall’altra, le Forze Armate Sudanesi (SAF) lanciano bombardamenti di artiglieria pesante e attacchi aerei indiscriminati contro case civili, mercati, ponti, servizi essenziali e vie di evacuazione. Nessuno rispetto per la vita umana. Nessun limite.

La scelta della morte: i suicidi di massa delle donne sudanesi

Tra i racconti che Ahmadi ha portato davanti al mondo, c’รจ uno particolarmente agghiacciante. Nel novembre 2024, durante il suo intervento al Consiglio di Sicurezza, l’attivista ha rivelato un dato che pochi nel mondo hanno compreso pienamente:ย oltre 130 donne hanno commesso suicidio di massa nello stato di Al-Jazirah come via di fuga dalla violenza sessuale perpetrata dalle RSF.

Sono scelte che nessuna famiglia dovrebbe mai dover fare. Sono donne che hanno preferito la morte al terrore della violenza ripetuta, donne che non vedevano alcuna via d’uscita se non quella definitiva. Migliaia di altre donne sono state uccise , mentre lo stupro e altre forme di violenza di genere rimangono una caratteristica distintiva di questa guerra.

Nel gennaio 2024, il Panel di Esperti dell’ONU sul Sudan ha documentato violenze sessuali diffuse e in escalation nel Darfur, inclusi rapimenti, stupri e sfruttamento sessuale di donne e ragazze. Io autori? Membri delle RSF e delle milizie alleate in tutte le aree sotto il loro controllo, con particolare accanimento contro le donne dell’etnia Masalit.

La violenza sessuale non รจ un effetto collaterale della guerra, ha sottolineato Ahmadi. รˆ una strategia. รˆ un’arma. รˆ genocidio.

Abu Dhabi arma il genocidio: il ruolo degli Emirati Arabi

Mentre il mondo discute di sanzioni e di aiuti umanitari, Ahmadi ha indicato il vero finanziatore della macchina della morte: gli Emirati Arabi Uniti . In un’accusa diretta e senza filtri, l’attivista ha denunciato che Abu Dhabi sta sostenendo le RSF, fornendo loro armi, fondi e protezione diplomatica.

I fratelli Dagaloโ€”Mohammad Hamdan (“Hemedti”), Abdul Rahim e Al Gonyโ€”che guidano le RSF e che discendono dai Janjaweed, i responsabili delle stragi in Darfur venticinque anni fa, vivono oggi negli Emirati, da cui coordinano traffici di armi e fondi, violando apertamente le sanzioni internazionali . Alcuni leader delle RSF viaggiano liberamente in Europa e negli Stati Uniti con passaporti falsi forniti da Abu Dhabi.

” Gli Emirati si presentano come moderati filo-occidentali, ma sono un regime autoritario che sostiene genocidi: quello in Sudan come quello a Gaza “, ha dichiarato Ahmadi in un’intervista che rappresenta una delle piรน esplicite accuse jammai rivolte a un governo del Golfo da parte di un’attivista per i diritti umani.

Ahmadi ha rimarcato un dato cruciale: senza la diffusione di armi, i livelli di violenza sessuale attualmente osservati in Sudan non si sarebbero mai verificati . Le parti in conflitto ei loro sponsor esterni continuano a violare l’embargo sulle armi del Consiglio di Sicurezza sul Darfur con totale impunitร .

Le richieste urgenti al Consiglio di Sicurezza

Ahmadi non si รจ limitata a denunciare. Ha anche fornito un piano d’azione concreta, rivolgendosi direttamente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU con una serie di raccomandazioni specifiche.

Primo: cessate il fuoco immediato e incondizionato. Tutte le parti devono fermare gli attacchi contro civili e infrastrutture civili, e consentire un accesso umanitario pieno, rapido, sicuro e senza ostacoli, in conformitร  con il diritto internazionale umanitario.

Secondo: fine della violenza sessuale. Tutte le parti devono cessare immediatamente gli atti di violenza sessuale e di genere, ei perpetratori devono essere ritenuti responsabili.

Terzo: una nuova presenza ONU sul campo, ben equipaggiata e molto piรน forte, capace di garantire la protezione dei civili e le operazioni umanitarie in tutto il Sudan, nonchรฉ di documentare le violazioni del diritto internazionale.

Quarto: un embargo sulle armi esteso a tutto il Sudan ea tutte le parti in conflitto, non solo al Darfur, e con meccanismi reali di controllo e di sanzione per chi lo viola.

Quinto: garantire la partecipazione piena, equa, sicura e significativa delle donne sudanesi in tutti gli sforzi di de-escalation, costruzione della pace, assistenza umanitaria, giustizia e responsabilitร , nonchรฉ in tutti i processi politici riguardanti il โ€‹โ€‹futuro del Sudan.

Sesto: rendere la violazione dei diritti delle donne e tutte le forme di violenza sessuale e di genere criteri espliciti per l’imposizione di sanzioni internazionali.

Il fallimento morale della comunitร  internazionale

Ma Ahmadi sa bene che queste richieste rischiano di cadere nel vuoto. Nel suo discorso del novembre 2024, ha rivolto un’accusa senza precedenti alla comunitร  internazionale: “Vi sto parlando con angoscia e urgenza” .

Ha sottolineato come entrambe le parti in guerra sembrano convinte di poter prevalere sul campo di battaglia, grazie al considerevole sostegno esterno, anche un flusso costante di armi nel paese . E mentre le armi fluiscono, il Consiglio di Sicurezza rimane paralizzato. Perchรฉ? Perchรฉ i veti delle grandi potenze, gli interessi geopolitici, il cinismo della realpolitik sono piรน forti della morale.

Ahmadi ha accusato gli Stati Uniti e l’Europa di ipocrisia: “Pur avendo riconosciuto che in Sudan รจ in corso un genocidio, non fanno nulla per far rispettare le sanzioni. รˆ un fallimento morale e politico” . Ha rilevato come chi arma i genocidi contribuisce a creare le stesse crisi migratorie che poi vuole respingere .

E il Darfur? Venti anni dopo gli orrori del 2003-2009, non esiste piรน alcuna missione ONU nel paese, nessun nuovo individuo รจ stato inserito nel regime di sanzioni e l’embargo sulle armi รจ sia limitato che violato con impunitร  . “In questo contesto attuale, vediamo poca solidarietร  con il popolo del Sudan”, ha concluso amaramente.

Una voce nata dal dolore: la storia di Niemat Ahmadi

Niemat Ahmadi non รจ una voce astratta. รˆ la voce di chi ha vissuto l’inferno. Ha fondato il Darfur Women Action Group nel 2009 per dare potere alle sopravvissute, sia in Sudan che nella diaspora, e per prevenire future atrocitร . Quando la guerra civile รจ scoppiata in Sudan nel 2023, ha reindirizzato il suo verso lavoro la documentazione dell’estesa e continua violenza sessuale, con la speranza di ottenere giustizia per le vittime.

Come sopravvissuta al genocidio del Darfur, sa cosa significa perdere tutto. Sa cosa significa guardarsi intorno e vedere il mondo voltarsi dall’altra parte. Per questo grida piรน forte. Per questo non smettiamo di raccontare.

Nelle sue dichiarazioni, Ahmadi ha sempre sottolineato la resilienza delle donne sudanesi , affermando che “le loro storie di sofferenze indicibili sono superate solo dai racconti del loro coraggio e della loro determinazione” . Ha ricordato che le donne rappresentano almeno il 50% della popolazione, del talento e delle risorse umane di qualsiasi nazione โ€”ancora di piรน durante i periodi di guerra quando le risorse sono scarse e il coraggio รจ tutto ciรฒ che rimane.

L’appello finale: un grido al mondo

Ahmadi non conclude i suoi interventi con rassegnazione. Concludo con una richiesta diretta ai cittadini del mondo: “Pretendete dai vostri governi che fermino le vendite di armi ai regimi che commettono genocidi” .

Ribadisce che la responsabilitร  ricade sui governi occidentali che continuano a vendere armi ai regimi del Golfo, che chiudono gli occhi davanti alle loro violazioni, che riconoscono il genocidio ma non agiscono. รˆ un appello morale che va oltre la diplomazia, oltre la politica estera tradizionale. รˆ un appello alla coscienza.

Il Sudan continua a bruciare. Le donne sudanesi continuano a morire, a soffrire, a cercare scappatoie dalla violenza anche nella morte. E Niemat Ahmadi continua a gridare, sperando che qualcuno, da qualche parte nel mondo, abbia il coraggio di ascoltare.

Jiu Tian: la Cina lancia la prima “portaerei” volante

Nel panorama della tecnologia militare moderna, la Cina si prepara a introdurre un velivolo che potrebbe ridefinire completamente le strategie di combattimento aereo. Il Jiu Tian, โ€‹โ€‹il primo “drone mothership” al mondo segna l’ingresso di una categoria completamente nuova di velivoli militari che nessun altro paese si sta attualmente sviluppando.

Presentato per la prima volta allo Zhuhai Airshow nel novembre 2024, questo mastodontico aeromobile senza pilota rappresenta un salto tecnologico che combina dimensioni impressionanti, capacitร  autonome avanzate e un concetto operativo rivoluzionario.โ€‹

Un gigante dei cieli con specifiche da primato

Le dimensioni del Jiu Tian sono a dir poco impressionanti: con un’apertura alare di 25 metri, una lunghezza di 16,35 metri e un peso massimo di 16 tonnellate, questo UAV supera di gran lunga i droni da combattimento piรน avanzati attualmente in servizio. Per fare un confronto, il celebre MQ-9 Reaper americano pesa appena 6 tonnellate, mentre il cinese Wing Loong-3 si ferma a 7,8 tonnellate. Con una capacitร  di carico utile di 6 tonnellate, il Jiu Tian si posiziona in una categoria completamente diversa rispetto agli UAV convenzionali.

Le prestazioni operative sono altrettanto notevoli: il velivolo puรฒ operare a un’altitudine massima di 15.000 metri, posizionandosi al di sopra della portata della maggior parte dei sistemi di difesa aerea a medio raggio. Con una velocitร  di crociera di 700 chilometri orari e un’autonomia massima di 7.000 chilometri, puรฒ rimanere in volo per oltre 36 ore secondo alcune fonti, anche se altri rapporti indicano una durata di missione di 12 ore. Questa combinazione di altitudine, velocitร  e autonomia gli consente di operare ben oltre i confini immediati della Cina, con una portata che include l’intero Mar Cinese Meridionale, lo Stretto di Taiwan e persino le basi statunitensi strategiche come Guam.

Il sistema di propulsione utilizza un motore turbofan WS-9 “Qinling”, originariamente progettato per aerei da combattimento e ora utilizzato sul cacciabombardiere JH-7. Questo motore รจ montato in posizione dorsale sulla fusoliera per ridurre le interferenze con i sistemi montati sul corpo del velivolo e ottimizzare la firma radar.โ€‹

L’innovazione della “Cella a nido d’ape eterogeneo”

Il vero elemento rivoluzionario del Jiu Tian risiede nella sua “ๅผ‚ๆž„่œ‚ๅทขไปปๅŠก่ˆฑ” (heterogeneous honeycomb mission bay), un compartimento modulare situato nella sezione centrale della fusoliera che rappresenta una prima assoluta nel campo dei grandi droni. Questo vano puรฒ ospitare fino a 100 droni di piccole dimensioni o munizioni vaganti, che possono essere rilasciati in volo per creare sciami d’attacco coordinati. Secondo fonti cinesi, alcune proprietร  potrebbero trasportare tra i 200 ei 300 micro-droni o missili da crociera, creando una vera e propria “tempesta d’acciaio” una volta dispiegati.

La filosofia operativa dietro questo sistema รจ profondamente influenzata dalle lezioni apprese dal conflitto in Ucraina, dove gli attacchi di sciami di droni hanno dimostrato la capacitร  di saturare anche le difese aeree piรน sofisticate.

Quando il Jiu Tian si avvicina all’area target, puรฒ rilasciare lo sciame di droni che, coordinati attraverso intelligenza artificiale e sistemi di edge computing, possono eseguire autonomamente missioni diverse: alcuni conducono guerra elettronica per disturbare i radar nemici, altri effettuano ricognizione in tempo reale, mentre altri ancora eseguono attacchi suicidi contro obiettivi ad alto valore.โ€‹

Ogni micro-drone รจ dotato di sensori elettro-ottici, telecamere a infrarossi e sistemi radar che consentono missioni ISR โ€‹โ€‹(intelligence, sorveglianza e ricognizione) avanzate. L’intero sistema puรฒ completare l’assegnazione dinamica dei compiti in 0,3 secondi grazie ai chip di edge computing integrati, creando una rete operativa chiusa “rilevamento-disturbo-attacco”. Test condotti nel Mar Cinese Meridionale nel 2024 avrebbero dimostrato che uno sciame di 200 micro-droni puรฒ simulare efficacemente un attacco di saturazione contro un gruppo d’attacco di portaerei, validando la tattica del “vincere attraverso la quantitร ”.โ€‹

Modularitร  e versatilitร  multiruolo

L’architettura modulare del Jiu Tian rappresenta un altro elemento distintivo : il vano di missione puรฒ essere sostituito in sole due ore, permettendo al velivolo di passare rapidamente da una configurazione all’altra. In modalitร  “sciame madre”, centinaia di micro-droni CH-817 capaci di colpire un’area di 15 chilometri quadrati con fuoco concentrato. In modalitร  guerra elettronica, puรฒ montare compartimenti con impulsi elettromagnetici capaci di paralizzare radar e sistemi di comunicazione in un raggio di 30 chilometri. Nella configurazione d’attacco strategico, gli otto punti d’aggancio esterni sotto le ali possono trasportare fino a 12 missili antinave YJ-12 o 2 missili da crociera supersonici CJ-100.โ€‹

Oltre agli armamenti convenzionali, il velivolo puรฒ essere equipaggiato con pod di guerra elettronica, missili aria-aria della serie PL-11AE/PL-12AE, missili anti-radiazione CM-102, missili antinave C-705 e bombe guidate di precisione come la YL-V302. Questa versatilitร  lo rende adatto non solo per missioni di attacco profondo, ma anche per supporto aereo ravvicinato in scenari complessi come combattimenti urbani, guerra asimmetrica e operazioni antiterrorismo.โ€‹

Le applicazioni civili non sono state trascurate : la struttura modulare permette al Jiu Tian di trasportare fino a 8 tonnellate di materiali di soccorso per operazioni di emergenza. Durante le simulazioni di disastri naturali come le alluvioni di Zhengzhou, il sistema ha dimostrato di poter completare la consegna di 300 tonnellate di materiali in 72 ore, con un’efficienza superiore agli aerei da trasporto tradizionali. Altre applicazioni civili includono pattugliamento marittimo e di frontiera, trasporto ad alta sicurezza e missioni di ricerca e salvataggio.โ€‹

Sviluppo accelerato e integrazione tecnologica

Il programma Jiu Tian ha beneficiato di un finanziamento di oltre 3 miliardi di yuan (circa 416 milioni di dollari) e si basa interamente su una catena di approvvigionamento domestico. Sviluppato dalla Aviation Industry Corporation of China (AVIC) in collaborazione con Shaanxi Unmanned Equipment Technology e Guangzhou Haige Communications Group, il progetto ha visto la realizzazione di quattro prototipi in soli 18 mesi dal suo avvio alla fine del 2023. Il quarto prototipo ha completato l’assemblaggio della struttura nell’aprile 2025 ed รจ attualmente in fase di installazione dei sistemi e test presso gli stabilimenti di Xi’an.โ€‹

L’azienda Haige Communications ha svolto un ruolo particolarmente innovativo , sviluppando ambienti di gemelli digitali per i test, integrando tecnologie a idrogeno per la propulsione e implementando protocolli di comunicazione quantistica per migliorare l’affidabilitร  delle missioni e la resistenza alla guerra elettronica. Questi elementi rappresentano una prima assoluta per la flotta di UAV cinesi e riflettono l’impegno di Pechino nell’integrare le tecnologie emergenti nei sistemi militari.โ€‹

Implicazioni strategiche e contesto globale

Il Jiu Tian si inserisce in una strategia piรน ampia della Cina per dominare la guerra senza pilota , un settore in cui il Paese del Dragone ha giร  dimostrato capacitร  di innovazione radicale. Altri esempi includono il bombardiere stealth senza pilota a lungo raggio CH-5, il WZ-9 Divine Eagle progettato per dispiegare radar multipli a lungo raggio da altitudini elevate, e il WZ-7, attualmente l’unico velivolo al mondo progettato per operare a velocitร  ipersoniche. L’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) sta imparando attivamente dalle lezioni dal conflitto in Ucraina, dove droni FPV a basso costo hanno dimostrato efficacia letale contro carri armati e dove tattiche di sciame hanno rafforzato sopraffatto le difese tradizionali.

Gli analisti occidentali esprimono opinioni contrastanti sul Jiu Tian. Alcuni esperti sottolineano che le sue dimensioni lo rendono vulnerabile ai sistemi avanzati di difesa aerea come THAAD, Patriot PAC-3 e Aegis BMD. Un ex pilota dell’Air Force americana ha commentato su X che il velivolo sarebbe come “cercare di infiltrarsi nello spazio aereo nemico con una formazione di KC-10, semplicemente non รจ sopravvissuto, รจ un magnete gigante per i missili”. Tuttavia, altri analisti riconoscono che la capacitร  di sciame potrebbe comunque saturare anche difese sofisticate , specialmente quando combinata con altri asset aerei o navali del PLA, e che l’altitudine operativa lo pone fuori dalla portata di molti sistemi a medio raggio.โ€‹

Il concetto di portaerei volanti รจ stato esplorato fin dai primi anni della Guerra Fredda, particolarmente negli Stati Uniti, ma la Cina รจ ora pronta a diventare il primo paese al mondo a schierare operativamente un sistema del genere. Potrebbe aprire la strada a velivoli portadroni ancora piรน grandi, capaci di trasportare quantitร  maggiori di droni o classi di droni piรน grandi, ridefinendo fondamentalmente il concetto di potenza aerea proiettata.

Verso una nuova era della guerra aerea

Il Jiu Tian rappresenta molto piรน di un semplice velivolo senza pilota: incarna una visione strategica della guerra futura in cui sciami autonomi coordinati da piattaforme aeree ad alta quota sostituiranno progressivamente le operazioni aeree tradizionali. Con la sua combinazione di portata strategica, capacitร  di carico massiccio, sistemi modulari e integrazione AI, questo “drone mothership” potrebbe davvero segnare l’inizio di una nuova era nel conflitto aereo. Mentre il mondo osserva con attenzione il volo inaugurale previsto per giugno 2025 , una cosa รจ certa: la Cina ha dimostrato ancora una volta la sua determinazione a ridefinire le regole dell’ingaggio militare del XXI secolo attraverso innovazione tecnologica audace e investimenti massicci nella guerra senza pilota.

Scheda Tecnica: Jiu Tian (ไนๅคฉ) SS-UAV

CLASSIFICAZIONE

  • Tipo: Veicolo aereo senza equipaggio (UAV) da alta quota a lunga persistenza (HALE)
  • Categoria: Drone Mothership / Portaerei aerea volante
  • Designazione: Jiutian SS-UAV
  • Produttore: Aviation Industry Corporation of China (AVIC) / Shaanxi Unmanned Equipment Technology / Xi’an Chida Aircraft Parts Manufacturingโ€‹
  • Paese: Cina
  • Primo volo previsto: Giugno 2025

DIMENSIONI E PESI

Dimensioni strutturali:

  • Lunghezza: 16,35 metriโ€‹
  • Apertura alare: 25 metriโ€‹
  • Altezza: Non specificata

Pesi operativi:

  • Peso massimo al decollo (MTOW): 16 tonnellate (16.000 kg)โ€‹
  • Carico utile massimo: 6 tonnellate (6.000 kg)โ€‹
  • Peso a vuoto: Non specificato

PROPULSIONE

Sistema di propulsione:

  • Tipo motore: Turbofan WS-9 “Qinling” (ๆถกๆ‰‡-9 “็งฆๅฒญ”)โ€‹
  • Numero motori: 1โ€‹
  • Configurazione: Montaggio dorsale sulla fusolieraโ€‹
  • Spinta massima: 6 tonnellate (59 kN)โ€‹
  • Tecnologia integrativa: Propulsione a idrogeno in sviluppoโ€‹
  • Tipo originale: Derivato dal motore del cacciabombardiere JH-7 “Flying Leopard” (versione senza postbruciatore)โ€‹

PRESTAZIONI

Parametri di volo:

  • Velocitร  massima: 700 km/hโ€‹
  • Velocitร  di crociera: 700 km/h
  • Autonomia massima: 7.000-8.000 kmโ€‹
  • Durata della missione: 12-36 ore (variabile secondo le fonti)โ€‹
  • Tangenza operativa: 15.000 metri (49.200 piedi)โ€‹
  • Raggio d’azione operativa: Copre l’intero Mar Cinese Meridionale, Mar Cinese Orientale, Stretto di Taiwan e basi USA a Guamโ€‹

ARMAMENTO E CARICO BELLICO

Punti d’aggancio esterni:

  • Numero hardpoint: 8 punti d’attacco sotto le aliโ€‹
  • Capacitร  singolo punto: Fino a 1.000 kgโ€‹

Armamenti trasportabili:

Missili aria-aria:

  • PL-11AEโ€‹
  • PL-12E / PL-12AEโ€‹

Missili aria-superficie:

  • YJ-12 (้นฐๅ‡ป-12) antinave (fino a 12 unitร )โ€‹
  • CJ-100 (้•ฟๅ‰‘-100) da crociera supersonico (fino a 2 unitร )โ€‹
  • CM-102 anti-radiazioneโ€‹
  • C-705 anti-naveโ€‹
  • TL-7 (KD-88)โ€‹

Bombe guidate:

  • LS-6 guidate di precisioneโ€‹
  • Guida YL-V302 (fino a 1.000 kg)โ€‹

Munizioni vaganti e droni:

  • CH-817 micro-droni (200-300 unitร )โ€‹
  • FPV droni kamikaze (fino a 100 unitร )โ€‹
  • Munizioni circuitanti di varie tipologieโ€‹

SISTEMI INTERNI

Vano missione “A nido d’ape eterogeneo” (ๅผ‚ๆž„่œ‚ๅทขไปปๅŠก่ˆฑ):

  • Capacitร : 100-300 droni/missiliYoutubeโ€‹โ€‹
  • Configurazione: Modulare, sostituibile in 2 oreโ€‹
  • Posizione: Sezione centrale della fusoliera (ventre)โ€‹
  • Tipologie di carico:
    • Sciame di micro-droni da combattimento
    • Missili da crociera
    • Droni kamikaze FPV
    • Pod di guerra elettronica
    • Materiali logistici (fino a 8 tonnellate in configurazione civile)โ€‹

AVIONICA E SISTEMI

Sensori e ricognizione:

  • Sensori elettro-otticiโ€‹
  • Telecamere a infrarossiโ€‹
  • Sistemi radar integratiโ€‹
  • Capacitร  ISR (Intelligence, Sorveglianza, Ricognizione)โ€‹

Sistemi di coordinamento:

  • Chip di edge computing per controllo sciameโ€‹
  • Assegnazione dinamica compiti in 0,3 secondiโ€‹
  • Intelligenza artificiale per coordinamento autonomoโ€‹
  • Comunicazioni quantitative crittografateโ€‹

Contromisure elettroniche:

  • Pod di guerra elettronicaโ€‹
  • Sistema EMP (impulsi elettromagnetici) con raggio di 30 kmโ€‹
  • Disturbo radar e comunicazioniโ€‹

Riduzione firma radar:

  • Materiali avanzati per riduzione RCSโ€‹
  • Progettazione con attenzione alla furtivitร  (limitata)โ€‹

CONFIGURAZIONI OPERATIVE

Modalitร ่œ‚็พคๆฏ่ˆฐ (Nave Madre dello Sciame):

  • Carico: 200-300 droni CH-817
  • Superficie coperta: 15 kmยฒโ€‹

Modalitร  guerra elettronica:

  • Pod EMP
  • Raggio d’azione distruttiva: 30 kmโ€‹

Modalitร  bombardiere strategica:

  • 12 missili YJ-12 o 2 CJ-100โ€‹

Modalitร  emergenza civile:

  • Carico logistico: 8 tonnellate
  • Efficienza: 300 tonnellate in 72 oreโ€‹

SVILUPPO E PRODUZIONE

Cronologia:

  • Avvio progetto: Fine 2023โ€‹
  • Prima presentazione pubblica: Novembre 2024 (15ยฐ Zhuhai Airshow)โ€‹
  • Completamento Prototipo 04: Aprile 2025โ€‹
  • Primo volo previsto: Fine giugno 2025
  • Tempo di sviluppo: 18 mesi (dal progetto al prototipo)โ€‹

Investimenti:

  • Budget totale: Oltre 3 miliardi di yuan (~416 milioni USD)โ€‹
  • Catena di approvvigionamento: 100% domesticaโ€‹

Numero prototipi realizzati: 4โ€‹

CONFRONTI DIMENSIONALI

ParametroJiu TianMQ-9 Reaper (Stati Uniti)Wing Loong-3 (Cina)RQ-4B Global Hawk (Stati Uniti)
Peso max decollo16.000 kg~5,670 kgโ€‹7.800 kgโ€‹~14.600 kgโ€‹
Apertura alare25 metri20 metri~20 metri39,9 metriโ€‹
Carico utile6.000 kg~1.700 kg~2.300 kg~1,360 kg
Autonomia7.000 chilometri~1,850 km~10.000 km~22.000 kmโ€‹
Tangenza15.000 metri15.240 metri10.000 metri18.288 metriโ€‹

NOTA OPERATIVA

Vantaggi strategici:

  • Prima piattaforma drone mothership operativa al mondo
  • Altitudine operativa superiore a molti sistemi SAM a medio raggio
  • Capacitร  di saturazione difese aeree tramite sciamiโ€‹
  • Modularitร  estrema per missioni multipleโ€‹

Vulnerabilitร  riconosciute:

  • Ampio firma radar (RCS significativo)โ€‹
  • Vulnerabile a sistemi avanzati come THAAD, Patriot PAC-3, Aegis BMDโ€‹
  • Endurance reale sotto carico massimo potenzialmente inferiore ai dati dichiaratiโ€‹

Gaza tra due piani di pace: Russia sfida lโ€™America allโ€™ONU e apre allo Stato palestinese

Il nuovo scenario diplomatico sulla crisi di Gaza sta vivendo una svolta senza precedenti. La Russia ha presentato una sua risoluzione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sfidando apertamente la proposta americana che sostiene il controverso piano di pace di Trump per il futuro della Striscia. Questa mossa riflette la crescente polarizzazione sulla gestione della crisi in Medio Oriente e pone Russia e Stati Uniti su fronti opposti nel cuore della diplomazia globale.

Il piano americano: Board of Peace e forza internazionale

Il testo russo chiede al Segretario Generale delle Nazioni Unite di esplorare opzioni per la creazione di una forza internazionale di stabilizzazione a Gaza, senza perรฒ includere il concetto di โ€œBoard of Peaceโ€ americano, cioรจ quellโ€™organo transitorio che vedrebbe Donald Trump alla presidenza dellโ€™amministrazione ad interim fino al 2027. Il progetto russo si dichiara ispirato al draft USA, ma punta a garantire una linea piรน equilibrata e condivisa, sottolineando il bisogno di una soluzione sostenibile e di un cessate il fuoco duraturo.โ€‹

La versione americana offre una visione completamente differente. Washington prevede infatti lโ€™istituzione di una International Stabilisation Force (ISF) che, collaborando con Israele, Egitto e una rinnovata polizia palestinese, dovrebbe assicurare la sicurezza dei confini e lavorare per la demilitarizzazione della Striscia. Lโ€™ISF sarebbe composta da circa 20.000 uomini, con contributi militari richiesti a paesi quali Indonesia, Pakistan, Emirati, Egitto, Qatar, Turchia, Azerbaigian, ma senza soldati statunitensi sul campo. Il piano USA insiste anche sullo smantellamento definitivo delle armi detenute dai gruppi armati non statali, sulla protezione dei civili e sulla creazione di corridoi umanitari. In questo contesto, il โ€œBoard of Peaceโ€ dovrebbe farsi garante della transizione politica fino al 2027, con il fine ultimo di favorire riforme nellโ€™Autoritร  Palestinese e la ricostruzione di Gaza, aprendo una possibilitร  concreta per la piena autodeterminazione e lo Stato palestinese. Lโ€™ultimo draft include, cosa mai accaduta prima, un riferimento esplicito alla futura creazione di uno Stato palestinese, legato perรฒ alla realizzazione di specifici requisiti di governance e sicurezza.โ€‹

Lโ€™alternativa russa: una mediazione multilaterale

La diplomazia russa ha espresso forti riserve sul piano americano. Mosca ritiene che la proposta USA rischi di cristallizzare posizioni divisive e mancare un reale coinvolgimento multilaterale, sostenendo che solo il dialogo inclusivo puรฒ portare ad una pace resiliente. Il documento russo mira a โ€œun approccio bilanciato, accettabile e unificatoโ€, disapprovando la supervisione diretta della Board of Peace americana sulla transizione.โ€‹

Le reazioni del mondo arabo e il ruolo delle potenze

La reazione delle nazioni arabe e di molti paesi emergenti si polarizza su questa dicotomia. Diversi rappresentanti arabi hanno chiesto modifiche sostanziali per garantire la piena sovranitร  palestinese e lasciare spazi di autonomia nellโ€™amministrazione della Striscia. Il Qatar, la Turchia e lโ€™Egitto hanno avuto un ruolo fondamentale nelle trattative che hanno portato ad una fragile tregua, sottolineando la necessitร  di uscire dalla mera logica del controllo militare per abbracciare la via della ricostruzione e dei diritti umani. La Russia ha sottolineato che il rilancio del processo politico debba basarsi sulla soluzione dei due Stati, sostenuta dalle Nazioni Unite e dalla comunitร  internazionale.โ€‹

Gli interessi israeliani e la questione della sicurezza

Il punto piรน controverso resta la demilitarizzazione. Israele e Hamas hanno accettato, per ora, solo la prima fase del piano statunitense: una tregua biennale e lo scambio di prigionieri e ostaggi. Tuttavia, le ostilitร  sono tuttโ€™altro che concluse. La Russia, insieme a Cina e numerosi Stati arabi, ha bocciato risoluzioni USA che prevedevano condanne a senso unico di Hamas senza menzionare le violazioni israeliane, insistendo su una piena applicazione del diritto internazionale e del rispetto dei diritti civili di entrambe le parti.โ€‹

Sul fronte israeliano, la posizione ufficiale del governo Netanyahu rimane ambigua: Israele ripete che intende proseguire lโ€™offensiva fino alla sconfitta totale di Hamas, sollevando non pochi dubbi sulla reale volontร  di accettare un compromesso e alimentando le perplessitร  di Mosca, che ha dichiarato di non volere porre il veto alle risoluzioni solo per rispetto della volontร  del mondo arabo. Secondo la Russia, qualsiasi accordo deve poggiare su parametri chiari, inclusa la liberazione degli ostaggi, il cessate il fuoco permanente e il rispetto dei confini del 1967 con Gerusalemme Est come capitale dello Stato palestinese.โ€‹

Il destino della popolazione civile e la crisi umanitaria

La situazione umanitaria a Gaza, intanto, rimane drammatica. Secondo fonti internazionali, sono oltre 900.000 i palestinesi costretti ad abbandonare le proprie case, con il rischio concreto di una nuova catastrofe causata dalle condizioni meteorologiche avverse e dalla mancanza di risorse primarie. I corridoi umanitari proposti nelle varie bozze di risoluzione sono visti come la chiave per evitare una crisi di proporzioni ancora maggiori e per assicurare la protezione dei civili, spesso vittime di bombardamenti indiscriminati e operazioni militari che hanno giร  mietuto decine di migliaia di vittime.โ€‹

Una partita diplomatica ancora aperta

La controversia internazionale attorno allo status di Gaza si intensifica. Il piano di Trump garantisce allโ€™Autoritร  Palestinese la possibilitร  di riformarsi, ma la supervisione americana viene vista con sospetto dalle nazioni non-allineate e dai principali partner arabi. Il documento russo, invece, enfatizza il ruolo primario delle Nazioni Unite e la necessitร  di una mediazione non imposta, fatta di dialogo reale e tutela dei diritti, con la richiesta esplicita di evitare ogni forma di radicalismo, estremismo e razzismo che possa minare il futuro della regione. La proposta di una forza internazionale di stabilizzazione, seppure appoggiata da molti, resta soggetta a tensioni geopolitiche, mentre il mondo segue con apprensione la sorte della popolazione civile sotto assedio e le ripercussioni sugli equilibri dellโ€™intero Medio Oriente.

La partita diplomatica รจ tuttโ€™altro che conclusa. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se le diverse anime del Consiglio di Sicurezza dellโ€™ONU riusciranno a convergere su una soluzione realmente inclusiva per la crisi di Gaza. La prospettiva di uno Stato palestinese appare per la prima volta formalmente accolta da Washington nel testo di una risoluzione, ma questo non basta a placare le diffidenze di Mosca, di Pechino e delle capitali arabe, tutte unite dal timore che la supervisione esterna non porti a una pace stabile, ma a una nuova stagione di instabilitร  e tensione.โ€‹

I “Cecchini del Weekend” di Sarajevo: l’Inchiesta Italiana sui Safari Umani durante l’Assedio

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Durante l’assedio di Sarajevo, uno dei piรน lunghi e tragici della storia moderna, si consumava un orrore che solo oggi viene alla luce con maggiore evidenza. Mentre la capitale bosniaca veniva bombardata quotidianamente ei suoi abitanti correvano tra le vie sotto il fuoco dei cecchini, alcuni facoltosi cittadini stranieri pagavano cifre esorbitanti per partecipare a quella che รจ stata definita una vera e propria “caccia all’uomo”. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta su questi presunti “safari umani” , un’indagine che potrebbe finalmente fare luce su uno degli episodi piรน macabri della guerra in Bosnia.โ€‹

L’inchiesta รจ stata avviata dal pubblico ministero Alessandro Gobbis, che coordina l’unitร  antiterrorismo della Procura milanese, sulla base di un esposto dal giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e dall’ex magistrato Guido Salvini, figura di spicco della magistratura italiana nota per aver condotto importanti inchieste sul terrorismo e sulla strategia della tensione. Il fascicolo, aperto per volontario plurimo aggravato da motivi abietti e dalla crudeltร , รจ al momento contro ignoti, maomicidio l’obiettivo degli investigatori รจ chiaro: gli italiani che avrebbero preso parte a questi crimini efferati.โ€‹

Secondo le testimonianze raccolte nel dossier di 17 pagine depositato a gennaio, i cosiddetti “cecchini del weekend” erano perlopiรน uomini benestanti, appassionati di armi e spesso legati ad ambienti dell’estrema destra , che si radunavano nel nord Italia, principalmente a Trieste, per poi essere trasportati sulle colline che circondano Sarajevo. Da queste posizioni elevate, che dominavano la cittร , potevano sparare sui civili che tentavano disperatamente di attraversare le strade per procurarsi cibo e acqua. Le somme pagate per questa macabra esperienza oscillavano tra gli 80.000 ei 100.000 euro , cifre enormi anche per gli standard odierni, che garantivano ai “turisti della guerra” l’opportunitร  di sparare su esseri umani indifesi come se fossero prede in un safari africano.โ€‹

Ma l’aspetto forse piรน agghiacciante di questa vicenda riguarda l’esistenza di un vero e proprio listino prezzi per le vittime . Secondo quanto emerso dalle indagini, sparare a un bambino costava di piรน, seguito dal costo per uccidere uomini armati in uniforme, poi donne, mentre gli anziani potevano essere presi di mira gratuitamente. Questa differenziazione tariffaria trasformava la vita umana in una merce, in un prodotto da acquistare per soddisfare gli impulsi sadici e il desiderio di provare l’adrenalina dell’uccisione senza conseguenze.โ€‹

L’organizzazione di questi viaggi dell’orrore era complessa e coinvolgeva diverse figure. I partecipanti volavano da Trieste a Belgrado utilizzando l’infrastruttura della compagnia aerea serba Aviogenex, che negli anni Novanta operava anche collegamenti charter. Da Belgrado, gli aspiranti cecchini venivano poi trasportati via terra o tramite elicotteri dell’esercito jugoslavo fino a Pale , la cittadina a una decina di chilometri da Sarajevo che era diventata la capitale della Repubblica Serba di Bosnia, controllata dalle forze di Radovan Karadzic, il leader serbo-bosniaco poi condannato per genocidio e crimini contro l’umanitร .โ€‹

Una volta giunti a destinazione, i “turisti” sono venuti accompagnati da membri dell’esercito serbo-bosniaco alle postazioni di cecchini giร  operative intorno alla cittร . Qui ricevevano le armi e potevano sparare liberamente sulla popolazione civile. Alcune testimonianze hanno descritto scene in cui questi stranieri, facilmente riconoscibili per l’abbigliamento inappropriato al contesto di guerra urbana e per le armi piรน adatte alla caccia in foresta che al combattimento nei Balcani, venivano guidati quasi per mano da militari locali che conoscevano perfettamente il terreno.โ€‹

Una delle testimonianze piรน significative raccolte da Gavazzeni proviene da un ex agente dell’intelligence bosniaca, identificato nel dossier con le iniziali ES, che ha fornito dettagli cruciali su come le autoritร  locali fossero venute a conoscenza del fenomeno. Questo testimone ha affermato che alla fine del 1993 i servizi segreti bosniaci informarono il SISMI, il servizio di intelligence militare italiano dell’epoca, della presenza di almeno cinque italiani sulle colline intorno a Sarajevo , accompagnati specificatamente per sparare ai civili. L’ex 007 bosniaco ha raccontato che le informazioni provenivano dall’interrogatorio di un volontario serbo catturato, il quale aveva rivelato di aver viaggiato da Belgrado alla Bosnia insieme a cinque stranieri, di cui almeno tre erano italiani e uno aveva dichiarato di provenire da Milano.โ€‹

Secondo questa fonte, le comunicazioni tra l’intelligence bosniaca e quella italiana erano frequenti durante quel periodo, e le informazioni sui “safari” furono trasmesse agli ufficiali del SISMI presenti a Sarajevo all’inizio del 1994. La risposta italiana sarebbe arrivata due o tre mesi dopo, con l’assicurazione che i servizi avevano scoperto che i viaggi partivano da Trieste e che erano riusciti a bloccarli. Tuttavia, non furono mai forniti i nomi degli organizzatori o dei partecipanti, e la documentazione relativa a questa corrispondenza sarebbe conservata negli archivi bosniaci come materiale classificato “top secret”, accessibile solo tramite ordine giudiziario.โ€‹

Questa rivelazione solleva interrogativi inquietanti sul livello di conoscenza che le autoritร  italiane avevano del fenomeno e sulle azioni intraprese per fermarlo. Se davvero il SISMI era stato informato nel 1994 e aveva identificato Trieste come punto di partenza avviati di questi viaggi, perchรฉ non furono effettuate indagini per identificare e i responsabili? La mancanza di azioni concrete da parte dello Stato italiano all’epoca potrebbe configurare responsabilitร  che ora i magistrati milanesi intendono accertare.โ€‹

L’indagine di Gavazzeni non si basa solo su testimonianze orali, ma include anche riferimenti a documenti ufficiali ea procedimenti giudiziari internazionali. Nel 2007, durante il processo al comandante dell’esercito serbo-bosniaco Ratko Mladic presso il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia all’Aja, un testimone chiave aveva giร  parlato dei “turisti cecchini” . Si trattava di John Jordan, un ex vigile del fuoco americano che aveva operato come volontario a Sarajevo durante l’assedio. Jordan aveva dichiarato di aver assistito in piรน occasioni alla presenza di persone che non sembravano locali, identificabili dal loro abbigliamento, dalle armi che portavano e dal modo in cui venivano guidati e trattati dai militari serbo-bosniaci.โ€‹

Jordan aveva descritto questi individui come “tourist shooters”, turisti cecchini, e aveva spiegato che erano evidenti per il loro comportamento e per il fatto che portavano armi da caccia inadatte al contesto di combattimento urbano nei Balcani. Il vigile del fuoco aveva testimoniato di averli visti a Grbavica, uno dei quartieri di Sarajevo controllati dai serbo-bosniaci, e in altre posizioni di osservazione intorno alla cittร . La sua testimonianza aveva giร  sollevato dubbi e domande, ma solo ora, con l’inchiesta milanese, questi elementi stanno venendo collegati in un quadro investigativo coerente.โ€‹

Un altro elemento cruciale dell’inchiesta riguarda il documentario “Sarajevo Safari”, realizzato nel 2022 dal regista sloveno Miran Zupanic e prodotto da Al Jazeera Balkans. Questo film di 75 minuti, presentato in anteprima al festival internazionale del documentario di Sarajevo nel settembre 2022, ha raccolto testimonianze e dimostra che hanno contribuito a riportare l’attenzione su questo fenomeno. Il documentario include l’intervista a un testimone protetto, un ex ufficiale dell’intelligence che ha raccontato di aver assistito personalmente a sette episodi di cecchini stranieri in azione tra il 1992 e il 1994 .โ€‹

Questo testimone anonimo ha descritto con precisione le scene che aveva osservato: uomini venuti da lontano, chiaramente benestanti a giudicare dal loro aspetto e comportamento, che venivano accompagnati da militari serbo-bosniaci in posizioni di tiro strategiche. La tensione e l’eccitazione di questi “cacciatori” erano palpabili prima dell’azione, come se si preparassero per una battuta di caccia sportiva. Il testimone ha sottolineato le notevoli capacitร  di tiro di alcuni di questi individui, confermando che non si trattava di dilettanti ma di persone con esperienza nell’uso delle armi.โ€‹

Il regista Zupanic ha cercato non solo di documentare i fatti, ma anche di indagare gli aspetti psicologici di persone disposte a rischiare la propria vita entrando in una zona di guerra ea pagare somme ingenti per il “piacere” di uccidere civili sconosciuti. Nelle interviste rilasciate per promuovere il film, Zupanic ha spiegato che รจ fondamentale comprendere quali meccanismi mentali possano portare esseri umani a comportamenti cosรฌ aberranti. Esperti di psicologia intervistati nel documentario parlato hanno impulsi sadici che alcune persone riescono a controllare nella vita quotidiana ma che cercano opportunitร  per esprimere in contesti in cui possono farlo impunemente .โ€‹

La proiezione del documentario ha avuto un impatto significativo. Benjamina Karic, all’epoca sindaca di Sarajevo, presentรฒ nel settembre 2022 una denuncia penale contro ignoti presso la Procura bosniaca, allegando un rapporto sui “ricchi stranieri impegnati in attivitร  disumane”. Tuttavia, le autoritร  bosniache hanno successivamente archiviato l’indagine, citando le difficoltร  di procedere in un paese ancora profondamente diviso e segnato dalla guerra. La stessa Karic, che ha ricoperto la carica di sindaca dal 2021 al 2024, ha poi inoltrato nell’agosto 2024 una denuncia alla Procura di Milano tramite l’ambasciata italiana a Sarajevo , dichiarandosi disponibile a testimoniare e fornendo tutta la documentazione in suo possesso.โ€‹

Karic ha spiegato che i giornalisti che lavoravano a Sarajevo durante la guerra, cosรฌ come tutta la popolazione assediata, erano consapevoli della presenza di questi “turisti della morte”. Ha affermato che gli stranieri provenienti da tutta Europa pagavano ai checkpoint gestiti dalle milizie paramilitari serbe sia in Croazia che in Bosnia per poi trascorrere un fine settimana a sparare sui civili dalle colline che sovrastavano la cittร . La decisione di presentare denuncia in Italia nasce dalla constatazione che nรฉ la giustizia bosniaca nรฉ quella serba sembravano in grado o disposte ad affrontare seriamente la questione.โ€‹

L’esposto di Gavazzeni contiene dettagli specifici che potrebbero rivelarsi fondamentali per l’identificazione delle responsabilitร . Tra gli italiani segnalati nelle testimonianze raccolte ci sarebbe un imprenditore milanese proprietario di una clinica privata specializzata in chirurgia estetica, un uomo di Torino e uno di Trieste . Queste indicazioni, anche se ancora da verificare, forniscono agli investigatori piste concrete da seguire. Il pm Gobbis, insieme ai carabinieri del ROS, l’unitร  speciale dell’Arma che si occupa di antiterrorismo e criminalitร  organizzata, sta giร  pianificando di convocare i testimoni indicati nel dossier per raccogliere ulteriori elementi probatori.โ€‹

L’inchiesta si inserisce in un contesto legale particolare. In Italia, il reato di omicidio aggravato da motivi abietti e crudeltร  รจ punibile con l’ergastolo e non cade mai in prescrizione , il che significa che anche crimini commessi piรน di trent’anni fa possono essere perseguiti. Inoltre, secondo il codice penale italiano, se la fase finale di un crimine รจ stata commessa all’estero ma il responsabile รจ cittadino italiano, la giurisdizione italiana rimane valida e il processo puรฒ svolgersi in Italia. Questo impedisce che un cittadino possa commettere crimini orribili all’estero e poi trovare rifugio impunito nel proprio paese.โ€‹

L’avvocato Nicola Brigida, che assiste Gavazzeni insieme a Salvini, ha un’esperienza significativa in casi internazionali complessi. Ha lavorato su procedimenti riguardanti cittadini italiani scomparsi in Cile e Argentina durante le dittature militari , partecipando ai processi contro l’ammiraglio Emilio Massera ei generali Suรกrez Mason e Josรฉ Antonio Rivera della giunta militare argentina, figura chiave durante la dittatura tra il 1976 e il 1983. Si รจ occupato anche di casi relativi alle vittime dell’Operazione Condor, la campagna coordinata di repressione condotta dalle dittature sudamericane negli anni Settanta e Ottanta.โ€‹

Brigida ha dichiarato che la documentazione presentata alla Procura di Milano รจ ricca di dimostrare che meritano di essere indagate ulteriormente e che รจ fermamente convinto che possano portare all’identificazione di almeno alcune delle responsabilitร . Ha sottolineato che dopo aver lavorato su casi come i “voli della morte” in Argentina, questo caso presenta un profilo comune tra i perpetratori: persone malvagie, forse anche ideologicamente motivate, appassionate di armi, che frequentavano poligoni di tiro nella loro vita normale ma che cercavano esperienze estreme.โ€‹

Guido Salvini, l’altro legale coinvolto, รจ un ex magistrato di grande prestigio che ha dedicato oltre quarant’anni della sua carriera ad indagini su alcuni dei casi piรน oscuri della storia italiana. Ha riaperto le indagini sulla strage di Piazza Fontana del 1969, ha investigato il terrorismo neofascista e la rete segreta Gladio , ed รจ stato consulente di diverse commissioni parlamentari d’inchiesta, tra cui quella sull’occultamento dei fascicoli relativi alle stragi nazifasciste e quella sul sequestro di Aldo Moro. La sua partecipazione al caso conferisce credibilitร  e peso all’iniziativa giudiziaria.โ€‹

La Procura di Milano sta ora richiedendo gli atti di vari procedimenti del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia all’Aja, dove alcune testimonianze hanno fatto riferimento a questi “turisti della guerra”. L’obiettivo รจ incrociare le informazioni raccolte nel corso degli anni in diversi contesti processuali per costruire un quadro probatorio solido. Gli investigatori sperano anche di ottenere accesso agli archivi classificazione dell’intelligence bosniaca e, eventualmente, a documenti del SISMI che potrebbero confermare le informazioni trasmesse dai servizi segreti bosniaci nel 1994.โ€‹

Non si trattava solo di italiani. Le testimonianze raccolte nel corso degli anni parlano di “turisti cecchini” provenienti da vari paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Russia, Regno Unito, Francia e Germania. Un caso ben documentato riguarda lo scrittore russo Eduard Limonov, ripreso in un filmato della BBC del 1992 mentre sparava con un kalashnikov verso Sarajevo in compagnia di Radovan Karadzic . Limonov, scrittore e politico ultranazionalista, ha sempre sostenuto di aver sparato solo a un poligono di tiro e che le riprese fossero state manipolate per farlo sembrare coinvolto in azioni contro civili, ma la sua presenza sulla linea del fronte serbo-bosniaco รจ indiscutibile.โ€‹

Secondo le fonti dell’intelligence bosniaca citate da Gavazzeni, l’organizzazione di questi “safari” sarebbe stata coordinata dal servizio di sicurezza dello Stato serbo , con il coinvolgimento di Jovica Stanisic, alto funzionario poi condannato per crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale. La “copertura” dell’attivitร  venatoria serviva per portare i gruppi a destinazione senza sospetti: alcuni partecipanti si fingevano membri di spedizioni di caccia sportiva diretta nei Balcani, altri si mescolavano a convogli umanitari partiti dal nord Italia, fingendosi volontari mentre in realtร  trasportavano denaro e armi.โ€‹

L’assedio di Sarajevo, iniziato il 5 aprile 1992 e terminato il 29 febbraio 1996, รจ durato complessivamente 1.425 giorni, diventando uno degli assedi piรน lunghi della storia moderna. Durante questo periodo furono uccisi 13.952 persone, di cui 5.434 civili, tra cui 1.601 bambini . Le forze serbo-bosniache bombardavano quotidianamente la cittร  con una media di 329 proiettili al giorno, per un totale stimato di oltre mezzo milione di bombe sganciate. Il principale viale della cittร  divenne tristemente noto come “Sniper Alley”, il viale dei cecchini, dove attraversare la strada significava rischiare la vita.โ€‹

Un rapporto delle Nazioni Unite dell’epoca chiarisce inequivocabilmente la natura degli attacchi: “Tiratori esperti spesso uccidono i loro obiettivi con un singolo colpo alla testa o al cuore, ed รจ chiaro che hanno esercitato l’intento specifico di colpire obiettivi civili evidenti senza altro scopo che causare morte o gravi lesioni corporali”. Il rapporto confermรฒ che i cecchini operavano in squadre intorno alla cittร  e prendevano deliberatamente di mira civili, obiettivi non combattenti e soccorritori che tentavano di aiutare le vittime, oltre al personale delle Nazioni Unite.โ€‹

Tra i massacri piรน devastanti si ricorda quello del mercato Markale del 5 febbraio 1994, in cui 68 civili furono uccisi e 200 feriti da un singolo attacco con mortaio. Le strutture mediche erano sopraffatte dalla scala delle vittime civili, e solo un piccolo numero di feriti poteva beneficiare di programmi di evacuazione medica come l’Operazione Irma del 1993. I dati mostrano che il 1992 fu l’anno con il maggior numero di vittime, con una media di 300 persone uccise al mese , per poi diminuire negli anni successivi ma rimanendo comunque a livelli drammatici.โ€‹

L’analisi demografica condotta per il tribunale dell’Aja ha rivelato che tra le vittime identificate nel periodo 1992-1994 c’erano 295 bambini, 670 donne e 85 anziani tra i morti, mentre tra i feriti si contavano 1.251 bambini, 2.477 donne e 179 anziani. Le cause principali di morte e ferimento erano bombardamenti, colpi di cecchino e altre armi da fuoco . In particolare, 699 persone furono uccise da cecchini, di cui 253 erano civili, mentre 3.111 furono ferite da cecchini, di cui 1.296 civili. Questi numeri testimoniano la portata della tragedia e il deliberato attacco alla popolazione civile.โ€‹

In questo contesto di orrore sistematico, l’idea che alcuni individui pagassero per aggiungere ulteriore sofferenza, trattando l’uccisione di esseri umani come un’attivitร  ricreativa, rappresenta un livello di depravazione che sfida la comprensione. Gli esperti di psicologia interpellati per comprendere il fenomeno hanno parlato di persone capaci di controllare i propri impulsi sadici nella vita quotidiana, in attesa di opportunitร  per esprimerli in contesti in cui ritengono di poter agire impunemente .โ€‹

Il caso dei “safari di Sarajevo” non รจ completamente isolato nella storia dei conflitti. Durante la guerra civile libanese del 1975-1990, John Jordan aveva testimoniato di aver giร  sentito parlare di “tourist shooters” che operavano lungo la “linea verde”, la terra di nessuno piena di cecchini che separava Beirut in due metร . Anche in contesti piรน recenti, come il conflitto in Ucraina, sono emerse segnalazioni di mercenari e appassionati di armi che si recano nelle zone di guerra, anche se con motivazioni e modalitร  diverse.โ€‹

L’inchiesta milanese rappresenta un tentativo significativo di fare giustizia per crimini che rischiavano di rimanere nell’ombra. Gavazzeni ha stimato che i “cecchini del weekend” italiani potrebbero essere stati almeno un centinaio , mentre altre fonti parlano di circa duecento italiani e di molti altri stranieri. Anche se identificare tutti le responsabilitร  dopo piรน di trent’anni sarร  estremamente difficile, i magistrati sperano di riuscire ad individuare almeno alcuni di loro, specialmente quelli che all’epoca erano piรน giovani e che quindi sono ancora in vita e potrebbero essere processati.โ€‹

La collaborazione internazionale sarร  fondamentale per il successo dell’inchiesta. Il console bosniaco a Milano, Dag Dumrukcic, ha garantito la “piena cooperazione” del governo del suo paese , dichiarando che le autoritร  bosniache sono desiderose di scoprire la veritร  su una questione cosรฌ crudele e di fare i conti con il passato. Dumrukcic ha affermato di essere a conoscenza di alcune informazioni che contribuiranno a fornire all’indagine. Anche le autoritร  serbe sono state interpellate, ma hanno respinto le accuse definendole una “leggenda urbana”, una posizione che riflette le persistenti divisioni e tensioni nella regione.โ€‹

L’apertura dell’inchiesta ha suscitato reazioni diverse. Alcuni osservatori hanno espresso scetticismo sulla possibilitร  di identificare e processare le responsabilitร  dopo cosรฌ tanto tempo, soprattutto considerando che molti dei potenziali testimoni potrebbero essere morti o irreperibili. Altri hanno criticato l’attenzione mediatica sul caso, sostenendo che serva a “satanizzare il popolo serbo”, come ha affermato Radan Ostojic, presidente dell’Organizzazione dei Veterani della Repubblica Srpska, che ha condannato il documentario di Zupanic e le successive indagini.โ€‹

Ljubisa Cosic, sindaco di Sarajevo Est nell’entitร  della Repubblica Srpska della Bosnia-Erzegovina, ha persino presentato una denuncia contro il regista Zupanic per diffusione di odio razziale, religioso e nazionale. Ostojic ha sostenuto che “la vera veritร ” รจ che durante la guerra “cacciatori provenienti da paesi islamici venivano a Sarajevo per cacciare serbi per la jihad, e in safari i soldati NATO”. Queste affermazioni, prive di prove documentali, riflettono i tentativi di alcune fazioni di ribaltare la narrativa e di negare responsabilitร  ampiamente documentate.โ€‹

Tuttavia, la stragrande maggioranza della comunitร  internazionale e degli esperti di diritti umani sostiene l’importanza di fare luce su questi episodi. Le vittime dell’assedio di Sarajevo ei sopravvissuti meritano giustizia, e ogni responsabile di crimini contro civili indifesi deve essere identificato e processato , indipendentemente dalla nazionalitร  o dal tempo trascorso. L’impunitร  per crimini di questa gravitร  non solo nega giustizia alle vittime, ma crea anche un pericoloso precedente che puรฒ incoraggiare comportamenti simili in conflitti futuri.

L’inchiesta della Procura di Milano rappresenta quindi non solo un tentativo di fare giustizia per specifici crimini commessi durante la guerra in Bosnia, ma anche un messaggio piรน ampio: che nessuno puรฒ credere di poter partecipare a massacri di civili e poi tornare tranquillamente alla propria vita quotidiana senza conseguenze. Il fatto che l’Italia abbia deciso di procedere con questa indagine, nonostante le difficoltร  e il tempo trascorso, รจ un segnale importante di impegno verso i principi fondamentali del diritto internazionale e della giustizia universale.โ€‹

Nei prossimi mesi, il pm Gobbis ei carabinieri del ROS inizieranno a convocare i testimoni indicati nel dossier di Gavazzeni. Sarร  fondamentale raccogliere nuove testimonianze, verificare le informazioni giร  in possesso e tentare di accedere agli archivi classificati in Bosnia e, eventualmente, in Italia. Se emergeranno elementi sufficienti per identificare anche solo alcuni degli italiani che hanno partecipato a questi “safari umani”, i loro nomi verranno iscritti nel registro degli indagati e potrebbero iniziare un processo che finalmente porterebbe alla luce una delle pagine piรน oscure della partecipazione straniera alla guerra in Bosnia.โ€‹

La storia dei “cecchini del weekend” di Sarajevo รจ una testimonianza agghiacciante di come gli istinti piรน bassi dell’essere umano possono emergere quando le circostanze lo permettono e quando si crede di poter agire impunemente. รˆ una storia di ricchi annoiati che trasformarono la sofferenza di un popolo assediato in un gioco macabro , pagando somme enormi per il privilegio di togliere vite umane come se fossero in una riserva di caccia. E mentre le ferite di quella guerra non si sono ancora rimarginate nei Balcani, l’inchiesta italiana offre una speranza, forse l’ultima, che almeno alcuni di quei “cacciatori” possono essere chiamati a rispondere dei loro crimini davanti alla giustizia.


Titolo: Safari Umani a Sarajevo: la Procura di Milano Indaga sui “Cecchini del Weekend” Italiani

Descrizione SEO: La Procura di Milano apre un’inchiesta sui ricchi italiani che negli anni ’90 pagavano fino a 100.000 euro per sparare sui civili durante l’assedio di Sarajevo. Testimonianze esclusive, documenti segreti e il ruolo dell’intelligence italiana in uno dei capitoli piรน oscuri della guerra in Bosnia.

Aggressione a Cicalone, lo youtuber anti borseggiatori della metro di Roma

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Sono di ieri sera le immagini dallโ€™ospedale che testimoniano la nuova “aggressione metropolitana” a Simone Ruzzi, in arte Cicalone, e le parole della sua videomaker Evelina.
Lโ€™ex pugile 50enne, ora youtuber autoproclamatosi โ€œnarratore delle periferie disgraziateโ€, da circa un anno ed insieme al suo staff, si รจ concentrato sulla denuncia delle ingiustizie cittadine andando a caccia di borseggiatori sulle linee A e B della metropolitana che scorre sotto la Capitale.

Il risultato sono aggressioni e violenze di gruppo soprattutto da parte dei “manolesta“, prontamente documentati e immediatamente condivisi con il pubblico tramite le piattaforme social.

Alla fermata Ottaviano lโ€™ultimissimo episodio violento nei suoi confronti: colpito alle spalle da cinque borseggiatori e ferito a sopracciglio, zigomo e bocca, ha lasciato che le dichiarazioni sullโ€™accaduto venissero fornite alla stampa dalla sua collaboratrice:
โ€œErano sei o sette volti noti, rom o dellโ€™Est Europa, brutti ceffi aggressivi che prima di noi avevano minacciato anche le guardie giurate. Erano persone che avevamo giร  incontrato e che ci avevano giร  minacciato. Crediamo fossero dei โ€œcapiโ€ e non dei borseggiatori comuniโ€.


Il target sembrava essere proprio Cicalone che, stando al racconto, non ha potuto difendersi e ha dovuto quindi subire calci e pugni, questi ultimi apparentemente alle spalle, nonostante i borseggiatori stessero giร  discutendo con le guardie giurate in stazione che erano intervenute per sedare il parapiglia.
Lโ€™accaduto sarร  visibile grazie alle varie registrazioni dellโ€™aggressione effettuate tramite GoPro, Ray-Ban Meta e telecamera classica, unici strumenti a tutela di Ruzzi per dimostrare l’accaduto.

I borseggiatori a Roma, una lunga storia

Donne, minorenni e stranieri mimetizzati tra i turisti.
Un fenomeno ormai strutturato e non improvvisato: sanno quando colpire e come agire in pochi secondi, lasciando la vittima tendenzialmente ignara dello scippo.
La tratta piรน colpita รจ proprio quella della metro A, da Termini a San Pietro, colma di turisti distratti e pendolari anche se non viene disdegnata nemmeno la linea B nel tratto Laurentina-Termini.

Spesso si lavora in gruppo per creare diversivi, procedere al borseggio e disperdersi in stazione: in questo modo, anche se qualcuno di loro viene preso, non รจ detto che sia effettivamente la persona con la refurtiva.

Le forze dellโ€™ordine conoscono bene lo schema e i blitz sono frequenti, anche se estirpare questa piaga risulta impossibile considerata la continua formazione di nuove leve, la minore etร  degli arrestati in flagranza e lโ€™identitร  incerta dei fermati.
Le protagoniste sono spesso giovanissime donne, ben conscie della โ€œmacchinaโ€ giudiziaria che permette loro tutti gli escamotage necessari ad evitare il carcere: chi viene ormai riconosciuto in una determinata cittร , emigra temporaneamente in un altra per agire indisturbata.

โ€œHo rubato ieri, ho rubato oggi. Giร  lo sanno che rubiamo, rubare รจ il nostro lavoro, dobbiamo rubare.โ€ ha dichiarato una ragazza rom della provincia di Roma, giร  ampiamente conosciuta da Polizia Capitolina e di Stato, mentre veniva arrestata a Milano.
Arresto che raramente viene finalizzato: i tribunali penali dispongono lโ€™obbligo di firma mentre i pubblici ministeri chiedono semplicemente gli arresti domiciliari che con poca probabilitร  verranno rispettati.

La misura cautelare, ad esempio lโ€™arresto in carcere, รจ una aggravante troppo pesante per le donne che hanno dei figli o per le minorenni โ€œstagisteโ€ del mestiere che conservano le refurtive: se la cavano rimanendo incinte per evitare lโ€™arresto e solo in prossimitร  dellโ€™incontro con il giudice ordinario.
Una situazione estremamente esasperante per cittadini, lavoratori, turisti e dipendenti Atac.

Le soluzioni del Comune di Roma e del Governo contro i furti

โ€œIl decreto sicurezza varato dal governo รจ stato solo il primo passo, ne seguiranno altri come ad esempio la procedibilitร  dโ€™ufficio per i reati piรน odiosi come quello di borseggio โ€, ha dichiarato recentemente Ostellari relativamente alle modifiche alla riforma Cartabia chieste a gran voce da cittadini e partiti.

La riforma ha reso il furto con destrezza un reato procedibile solo tramite querela di parte, rendendo difficile alle forze dell’ordine intervenire senza esplicita richiesta della vittima, innescando di conseguenza la presentazione di forme di legge alternative per contrastare il fenomeno.

Intanto le uniche risposte di Stato e Comune di Roma sembrano essere iniziative sociali di poco successo e lโ€™aumento delle forze dellโ€™ordine nei luoghi piรน a rischio tra cui proprio la metropolitana di Roma, mentre il sostegno per Ruzzi arriva solamente dall’assessore Onorato: “Non รจ tollerabile che la politica si indigni piรน per chi denuncia rispetto a chi compie il reato. Il governo Meloni passi ai fatti concreti.

Quest’ultima aggressione a Roma ci dimostra nuovamente le estreme difficoltร  di controllo delle forze dell’ordine, nonostante i rafforzamenti giร  in atto per il Giubileo, mentre i borseggiatori riescono nel frattempo a sfruttare bene le vulnerabilitร  del sistema: le azioni di repressione, la percezione elevata dellโ€™impunitร  oltre che gli ostacoli nella prevenzione dei reati in specifiche situazioni, continuano di fatto a rendere Roma un giungla urbana dove i borseggiatori giocano a โ€œprendi e scappaโ€ sotto gli occhi di telecamere, pattuglie e turisti che stringono le borse come reliquie.

Intanto tra proclami, contenuti social e conferenze stampa, i cittadini continuano quindi a contare piรน borse rubate che soluzioni concrete e lโ€™unico vero risultato tangibile resta la sensazione che la sicurezza, a Roma, sia ancora un lusso.
Almeno finchรฉ qualcuno non ce lo ruba.

Ucraina: scoppia il caso Energoatom. Corruzione e Stato

Dalla maxi-inchiesta sul colosso energetico Energoatom alle riforme anticorruzione in tempo di guerra. Nuove delicate sfide per Zelensky e la sua amministrazione.

Due guerre, una sola sopravvivenza

Nel 2025 l’Ucraina combatte su due fronti: non piรน soltanto quello visibile bellico, contro l’invasione russa, ma deve affrontare anche quello invisibile, ma ugualmente preoccupante, contro la corruzione. Il primo si misura in chilometri di trincee, il secondo in fiducia, trasparenza e giustizia. Entrambi determinano il futuro europeo del Paese e lo scandalo interno ai vertici alimenta anche malcontenti tra gli attori internazionali.

Secondo Bruxelles, la lotta alla corruzione รจ una delle condizioni essenziali per l’avvio dei negoziati d’adesione, per Washington, invece, rappresenta la garanzia che gli aiuti miliardari non si disperdono in un sistema ancora fragile. Negli ultimi mesi il governo di Volodymyr Zelensky ha cercato di dimostrare risultati tangibili tra cui arresti eccellenti ma anche riforme legislative e la pubblicazione online dei dati sugli appalti pubblici per renderli il piรน trasparente possibile. Ma un nuovo scandalo, esploso proprio nelle ultime ore, ha riportato il tema della corruzione al centro del dibattito globale.

Il caso Energoatom: la scintilla da 100 milioni di dollari

La compagnia nucleare statale Energoatom, orgoglio tecnologico ucraino e pilastro dell’autonomia energetica nazionale, รจ finita al centro di un’inchiesta senza precedenti. Secondo il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU) e la Specialized Anti-Corruption Prosecutor’s Office (SAPO), un gruppo di dirigenti e funzionari avrebbe organizzato uno schema di tangenti per circa 100 milioni di dollari, basato sull’obbligo imposto ai fornitori di versare tra il 10 e il 15% del valore dei contratti a intermediari legati al Ministero dell’Energia.

Il 10 novembre 2025, Reuters ha rivelato che l’operazione ha portato a cinque arresti ea 70 perquisizioni in tutto il Paese. Soltanto il giorno successivo, 11 novembre, sono state formalizzate accuse contro sette persone, fra cui un ex consigliere ministeriale e due ex dirigenti di E.

Il 12 novembre 2025, il governo di Kiev ha sospeso Herman Galushchenko, ministro dell’Energia, “fino alla completa verifica dei fatti”. Un colpo per Kiev e per Zelenskyj che dovrร  contenere e soprattutto spiegare alla comunitร  internazionale la delicata situazione. Fonti di AP News descrivono l’operazione come “una delle piรน vaste dai tempi del Maidan”: secondo gli inquirenti, parte dei fondi illeciti sarebbe stata canalizzata verso reti clientelari rimaste attive anche durante la guerra. Il NABU ha affermato che ยซnessuna carica รจ al di sopra della leggeยป.

Tuttavia l’opposizione accusa il governo di “tolleranza selettiva”, sostenendo che alcuni nomi vicini al potere non siano stati toccati. Per gli osservatori indipendenti di ZMINA e Transparency International Ukraine, la vera sfida รจ garantire che l’indagine arrivi a processo e non si fermi alla fase mediatica.

Riforme e istituzioni: un’architettura ancora fragile

Dal 2014 l’Ucraina ha creato un sistema anticorruzione moderno: NABU, organo investigativo autonomo con poteri simili all’FBI; SAPO, procura specializzata indipendente; e infine il NAZK, agenzia per la prevenzione dei conflitti d’interesse e la trasparenza patrimoniale.

La Strategia nazionale anticorruzione 2023-2025 promossa da Zelensky prevede l’introduzione di audit digitali, appalti online e una banca dati pubblica dei redditi dei funzionari. Nel 2025 l’OCSE ha assegnato a Kiev un punteggio di 91,1 su 100 per l’attuazione delle politiche preventive anticorruzione, un notevole aumento rispetto ai 53 punti del 2023.

Ma nonostante gli sforzi per mostrare trasparenza, la stessa rimane comunque vulnerabile nei settori piรน sensibili โ€“ energia e difesa โ€“ dove l’urgenza bellica permette deroghe alle gare pubbliche. Nel luglio 2025 il Parlamento aveva persino approvato una legge che riduceva drasticamente i poteri di NABU e SAPO, poi ritirata dopo proteste di piazza a Kiev, Lviv, Odesa e Dnipro โ€“ le prime manifestazioni pubbliche dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala. Dopo l’intervento diretto della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Zelenskyj ha dovuto fare marcia indietro, promettendo una nuova legge che ripristinasse l’indipendenza delle agenzie.

Anche se affrontato da ostacoli importanti, il sistema giudiziario ucraino mostra segnali di maturazione. Per Transparency International la vera vittoria non sarร  l’arresto di singoli dirigenti, ma la trasformazione della cultura politica.

Corruzione e guerra: quando la trasparenza diventa sicurezza

La guerra ha trasformato la corruzione in una questione di sicurezza nazionale che attira l’attenzione globale. Ogni dollaro sottratto al bilancio statale indebolisce la capacitร  di difesa e va ad inoltre alimentare la propaganda russa, che descrive Kiev come “incapace di gestire la democrazia occidentale”. Secondo il Washington Post, il Ministero della Difesa ucraino ha avviato controlli interni su contratti di droni e uniformi dopo accuse di sovrapprezzo emerse giร  nel 2023.

Il presidente Zelenskyj ha commentato: “Chi ruba allo Stato ruba alla sua sopravvivenza. La corruzione non รจ solo un crimine morale, รจ un’arma del nemico”. Questo nuovo approccio โ€“ la corruzione come minaccia ibrida โ€“ รจ condiviso anche dalla NATO, che nel Summit di Vilnius del 2023 ha riconosciuto la trasparenza come elemento cruciale per la sicurezza collettiva.

Le reazioni internazionali: Bruxelles, Washington e il G7

La rivelazione dello scandalo Energoatom ha scatenato reazioni in serie tra i partner dell’Ucraina. La Commissione Europea, nel proprio Rapporto sull’Allargamento 2025, ha definito “coraggiosa e necessaria” l’azione del NABU, ma ha avvertito che ยซle riforme giudiziarie e anticorruzione restano incompiuteยป.

Alcuni Stati membri come Germania e Paesi Bassi chiedono meccanismi di controllo vincolanti prima di sbloccare il pacchetto pluriennale di assistenza della Ucraina Facility da 50 miliardi di euro (circa 33 miliardi in prestiti e 17 miliardi in sovvenzioni). Secondo EU Observer, Bruxelles vuole evitare che la ricostruzione “ripeta gli errori dei Balcani, dove i fondi post-bellici alimentano nuovi centri di potere locale”.

Negli Stati Uniti, il portavoce del Dipartimento di Stato ha ribadito che ยซla lotta alla corruzione รจ parte integrante della sicurezza ucrainaยป. Il Congresso ha fornito finanziamenti per potenziare gli Ispettori Generali che monitorano l’uso degli aiuti americani, con audit trimestrali pubblici. Il messaggio congiunto รจ chiaro: la fiducia internazionale si guadagna con la trasparenza. La reputazione รจ ormai una valuta geopolitica e per Kiev vale piรน di qualunque moneta.

Oligarchi e potere economico: le radici profonde

La corruzione dell’Ucraina non nasce con la guerra ma affonda le sue radici nel sistema oligarchico consolidato negli anni ’90. Famiglie industriali e conglomerati mediatici hanno costruito un potere economico parallelo allo Stato, capace di compromettere nomine, partiti e contratti pubblici.

La Legge 2021 sugli Oligarchi, che impone limiti alle concentrazioni mediatiche e alla finanziarizzazione della politica, ha avuto effetti solo parziali. Secondo esperti del settore, ยซl’oligarchia ucraina รจ mutata, non scomparsa: la guerra ha creato nuovi monopoli, piรน silenziosi ma ugualmente influentiยป.

Per contrastarla, Zelenskyj ha emanato nel 2025 un decreto che vieta la partecipazione a gare pubbliche di aziende collegate a persone inserite nel Register of Oligarchs o sotto sanzioni internazionali. Gli osservatori di Transparency International Ukraine sottolineano che nonostante tutto ยซla trasparenza senza l’applicazione รจ solo una vetrinaยป.

La ricostruzione come banco di prova

Con un danno economico stimato dalla Banca Mondiale in 524 miliardi di dollari (circa 506 miliardi di euro ) al dicembre 2024, la ricostruzione dell’Ucraina รจ il piรน grande progetto economico dell’Europa moderna. Questo rappresenta circa 2,8 volte il PIL nominale dell’Ucraina per il 2024.

La Banca Mondiale e l’OCSE chiedono che ogni fondo passi per un portale unificato con tracciabilitร  e accesso pubblico ai bilanci. Il governo di Kiev ha promesso che i primi 200 progetti finanziati dall’UE saranno monitorati con l’assistenza del NABU e di osservatori internazionali. L’obiettivo รจ evitare che la “rinascita” diventi un nuovo ciclo di malaffare.

Ma la sfida รจ anche tecnica: ricostruire impianti energetici, reti logistiche e abitazioni richiede appalti rapidi e controlli efficaci. Yuliya Sviridenko, nominata Primo Ministro nel luglio 2025, ha sottolineato che ยซla ricostruzione sarร  la nuova prova di maturitร  istituzionale del Paese: se falliamo qui, perderemo una generazione di fiduciaยป.

Gli investitori privati โ€‹โ€‹internazionali seguono con attenzione. Societร  tedesche e canadesi hanno giร  condizionato la partecipazione ai progetti di ricostruzione alla presenza di meccanismi anticorruzione certificati dall’UE. รˆ una garanzia reciproca richiesta ed essenziale: la trasparenza come collaterale politico.

La dimensione geopolitica della corruzione

Sul piano geopolitico, la corruzione รจ diventata una variabile strategica nella guerra ibrida. Mosca usa ogni scandalo per mostrare Kiev come “marionetta dell’Occidente corrotto”, ma la risposta di Kiev โ€“ inchieste pubbliche, sospensioni, trasparenza degli atti โ€“ ribalta la narrazione. Come ha spiegato l’analista e giornalista Natalia Gumenyuk, ยซin Russia la corruzione รจ segreto di Stato; in Ucraina, รจ notizia di apertura โ€“ ed รจ questa la differenza tra autocrazia e democrazia imperfettaยป.

Per l’UE e la NATO, ogni procedimento portato al termine รจ una dimostrazione di resilienza istituzionale e di impegno nel contrastare tali fenomeni concretamente. La corruzione, in questa chiave, diventa una battaglia politica e valoriale che ridefinisce la geografia morale del continente.

Prospettive 2026: le condizioni per l’adesione UE

Secondo l’ultima relazione di Transparency International pubblicata a gennaio 2024, l’Ucraina รจ salita al 104ยบ posto su 180 Paesi nel Corruption Perceptions Index, guadagnando sei posizioni in un anno grazie alle riforme sul whistleblowing e alla digitalizzazione degli appalti. L’Ucraina ha ottenuto 35 punti su 100.

Ma Bruxelles avverte che servono progressi su tre assi fondamentali:

  • Indipendenza giudiziaria totale del NABU e della SAPO
  • Supervisione internazionale sui fondi di ricostruzione
  • Riduzione strutturale del potere oligarchico

Il governo Zelenskyj ha promesso una piattaforma di integritร  digitale che consente di tracciare ogni appalto pubblico sopra i 50.000 euro. Parallelamente, ONG come ZMINA e AutoMaidan continuano a verificare in tempo reale le decisioni governative, inserendo i dati nei portali pubblici.

Un sondaggio del Kyiv International Institute of Sociology di ottobre 2025 mostra che il 56% degli ucraini ritiene che ci siano reali tentativi di combattere la corruzione, mentre il 40% considera l’Ucraina “irrimediabilmente corrotta”. รˆ la prova che la societร  civile ha superato il cinismo post-sovietico e chiede ora accountability vera.

L’Europa come bussola etica

Il caso Energoatom non รจ solo uno scandalo giudiziario, ma un punto di svolta identificativo. In passato, episodi simili sarebbero stati insabbiati; oggi portano a sospensioni ministeriali e inchieste pubbliche. รˆ il segno di una democrazia che, pur imperfetta, sta imparando a correggersi.

Per l’Unione Europea, la contro la corruzione non รจ piรน una battaglia un tema burocratico, ma una questione strategica: un Paese trasparente ai suoi confini orientali รจ una barriera contro l’autoritarismo. La lotta alla corruzione รจ la vera frontiera europea dell’Ucraina: non si combatte contro Mosca, ma contro il passato.

Tra le macerie di Mariupol e le aule del NABU, si decide oggi non solo il destino dell’Ucraina, ma il significato stesso dell’Europa.

Israele e Stati Uniti insieme sui droni suicidi

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Un accordo che non รจ solo commerciale ma simboleggia molto di piรน. La vittoria industriale di una startup israeliana traccia nuove linee nel modo di combattere e nelle alleanze transatlantiche.

Un contratto che cambia la guerra: gli Stati Uniti scelgono i droni israeliani di XTEND

Nel novembre 2025 la startup israeliana XTEND ha annunciato di aver firmato un contratto con il Dipartimento della Guerra statunitense, identificato nelle note ufficiali come Department of War / Office of the Assistant Secretary of War. Lโ€™accordo prevede lo sviluppo e la consegna di kit modulari di droni dโ€™attacco โ€œone-wayโ€, vere e proprie munizioni vaganti con capacitร  di intelligenza artificiale integrata.

Il valore dellโ€™intesa non รจ stato reso noto, ma le ricostruzioni giornalistiche parlano di un impegno multimilionario. Lโ€™obiettivo รจ chiaro: produrre sistemi autonomi, economici e adatti a operazioni ravvicinate, in particolare negli scenari urbani. Un passaggio cruciale sia sul piano tecnologico, sia su quello geopolitico.

Tecnologia e geopolitica: cosa cambia davvero

Dal punto di vista tecnologico, il contratto conferma una tendenza ormai consolidata nelle forze armate moderne: la prioritร  non รจ piรน il singolo mezzo sofisticato, ma la massa di sistemi autonomi a basso costo. Droni in grado di colpire in modo indipendente, riducendo i rischi per gli operatori umani e i costi per โ€œkillโ€.

Sul piano geopolitico, invece, lโ€™accordo rappresenta un salto di qualitร  nella cooperazione USAโ€“Israele. Non si tratta piรน soltanto di forniture di componenti o scambi di know-how: Israele diventa un fornitore operativo diretto della dottrina tattica americana, e lo fa nel settore piรน sensibile โ€” quello delle piattaforme autonome.

Cosa sono i droni โ€œone-wayโ€

I droni โ€œone-way attackโ€ sono sistemi concepiti per colpire un bersaglio e distruggersi nellโ€™impatto. In pratica, munizioni intelligenti capaci di volare autonomamente, individuare lโ€™obiettivo e ingaggiarlo senza ritorno.

Le versioni sviluppate da XTEND integrano moduli IA avanzati, comunicazioni a doppio canale (fibra ottica e radiofrequenza) per ridurre la latenza, e una struttura modulare e a basso costo che consente la produzione in grandi quantitร .

La combinazione di autonomia, prezzo contenuto e semplicitร  dโ€™uso apre scenari inediti. Decine o centinaia di droni โ€œusa e gettaโ€ possono saturare le difese avversarie, mettendo in crisi la logica dei sistemi dโ€™arma tradizionali basati su pochi asset di alto valore come carri armati o radar. Ma proprio questa accessibilitร  alimenta i timori di proliferazione incontrollata: armi economiche e facilmente riproducibili potrebbero finire in mani sbagliate, destabilizzando intere regioni.

XTEND: da startup a player globale

Nata come piccola startup, XTEND รจ oggi una delle aziende israeliane piรน dinamiche nel settore della difesa. Ha raccolto finanziamenti di Serie B, stipulato contratti con lโ€™esercito israeliano (IDF) e con il Dipartimento della Difesa statunitense, e ampliato le proprie strutture produttive anche negli Stati Uniti.

Questa scelta risponde ai vincoli del Buy American Act e alle esigenze logistiche del Pentagono, che preferisce acquistare da fornitori con presenza produttiva interna. Per Israele, tuttavia, rappresenta anche una strategia industriale: consolidare posti di lavoro, know-how tecnologico e influenza nel mercato globale dei droni armati.

Gli Stati Uniti e la nuova dottrina dei โ€œmilioni di droniโ€

Secondo alcune stime riportate da Reuters, Washington punta a raggiungere una massa critica di un milione di droni. รˆ una vera rivoluzione logistica: sistemi piccoli e numerosi, interconnessi tra loro, in grado di compensare la perdita di singoli asset costosi.

Il contratto con XTEND si inserisce perfettamente in questo disegno. Ma solleva interrogativi inevitabili: chi sarร  responsabile se un algoritmo commette un errore? Come garantire che le decisioni di attacco restino sotto controllo umano? E soprattutto, chi controllerร  chi controlla la macchina?

Lโ€™Europa tra opportunitร  e inquietudini

Anche lโ€™Europa osserva con attenzione โ€” e con preoccupazione. La crescita di aziende israeliane nel settore dronico spinge i Paesi europei a riflettere su autonomia strategica e politiche di Buy European, ma solleva anche dubbi etici e diplomatici.

Negli ultimi anni, Bruxelles ha finanziato diversi progetti di ricerca con partner israeliani, spesso criticati per i potenziali usi militari delle tecnologie sviluppate. Ora, con lโ€™esplosione del mercato dei droni a basso costo, lโ€™Unione Europea dovrร  rivedere le proprie regole di export control e definire linee guida etiche comuni sullโ€™uso di armi autonome.

Il vuoto normativo internazionale

Nonostante le richieste di ONG, ricercatori e conferenze internazionali, il mondo non dispone ancora di un quadro normativo chiaro sui sistemi dโ€™arma letali autonomi (LAWS). Manca una definizione tecnica condivisa, mancano limiti allโ€™autonomia decisionale e strumenti di tracciabilitร .

Senza regole, il rischio รจ che contratti come quello tra XTEND e gli USA contribuiscano a una โ€œdemocratizzazioneโ€ delle munizioni intelligenti, rendendo sempre piรน facile lโ€™accesso a tecnologie di distruzione autonoma.

Dove li vedremo in azione

I droni โ€œone-wayโ€ saranno probabilmente impiegati in ambienti urbani complessi o in scenari di guerra ibrida, dove contano velocitร , precisione e basso costo. Potrebbero trovare spazio anche in operazioni marittime o antiterrorismo, dove la perdita di un singolo drone รจ accettabile se inserita in una strategia di saturazione.

La logica cambia: non conta piรน lโ€™efficacia del singolo mezzo, ma lโ€™effetto collettivo dello sciame.

Lโ€™etica dellโ€™autonomia

Il contratto tra XTEND e il Dipartimento della Guerra americano non รจ solo un affare industriale. รˆ il simbolo di una trasformazione epocale: armi sempre piรน autonome, economiche e pervasive.

Dietro la promessa dellโ€™efficienza si nasconde una domanda cruciale: quanto controllo siamo disposti a cedere alle macchine?
La risposta determinerร  non solo il futuro della guerra, ma anche quello della responsabilitร  umana nella tecnologia.

El Fasher: la caduta e l’orrore. Cronaca di una catastrofe dimenticata

Il 26 ottobre, le Forze di Supporto Rapido sudanesi (RSF) hanno conquistato El Fasher, la capitale del Darfur Settentrionale, segnando il crollo dell’ultimo importante baluardo dell’esercito nazionale nella regione e l’inizio di una crisi umanitaria senza precedenti. Ciรฒ che รจ seguito รจ una sequenza di atrocitร  documentate dalle Nazioni Unite e dai principali organismi internazionali per i diritti umani: massacri, violenze sessuali sistematiche, fosse comuni e l’uso deliberato della fama come arma di guerra.

La conquista: quando l’assedio diventa massacro

Per 18 mesi, da maggio 2024, le RSF hanno assediato El Fasher, costruendo un muro di sabbia di 55 chilometri attorno alla cittร  per intrappolarne i civili e le forze governative. Quando le barricate sono crollate il 26 ottobre, l’orrore รจ iniziato immediatamente.

“Le RSF hanno condotto operazioni casa per casa, eseguendo centinaia di civili a sangue freddo”, diffuso le fonti sudanesi. Il bilancio iniziale ufficiale della capitale sudanese: oltre 2.000 morti civili nei soli primi tre giorni. La rete dei medici sudanesi ha confermato quasi 1.500 morti civili, portando il totale dall’inizio dell’assedio a oltre 14.000 persone.

Ma i numeri non catturano l’interezza dell’orrore.

Il massacro dell’Ospedale: 460 persone uccise in una notte

Il 28 ottobre, due giorni dopo la caduta della cittร , le RSF hanno circondato l’ospedale maternitร  saudita di El Fasher. Quello che รจ accaduto in quelle ore รจ stato definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanitร  come il singolo attacco piรน mortale contro strutture sanitarie nell’intero conflitto sudanese.

Almeno 460 pazienti ei loro accompagnatori โ€” donne gravide, bambini neonati, malati cronici โ€” sono stati uccisi. Medici e infermieri sono rimasti intrappolati insieme ai pazienti, testimoni impotenti di un massacro che ha trasformato un luogo di cura in una tomba collettiva.

“Abbiamo trovato corpi ammucchiati nei corridoi”, ha riferito un testimone. Secondo i resoconti locali, molte donne erano state stuprate prima di essere uccise.

La pulizia etnica documentata

Il Laboratorio di Ricerca Umanitaria dell’Universitร  di Yale ha condotto un’analisi dettagliata utilizzando immagini satellitari e testimonianze. Le loro conclusioni sono inequivocabili: “El Fasher sembra essere sottoposta a un processo sistematico e deliberato di pulizia etnica rivolto alle popolazioni Fur, Zaghawa, Berti e non arabe attraverso spostamenti forzati ed esecuzioni sommarie”.

Le azioni documentate “potrebbero essere coerenti con crimini di guerra e crimini contro l’umanitร  e potrebbero raggiungere la soglia del genocidio”, secondo l’analisi di Yale.

Gli esperti hanno identificato almeno due fosse comuni attraverso analisi satellitari: una vicino all’ospedale saudita e un’altra presso l’ex ospedale pediatrico. Le immagini mostrano anche operazioni di smaltimento sistematico dei corpi, con prove che le RSF stanno bruciando le fosse comuni per nascondere le prove.

La violenza sessuale sistemica

Almeno 25 donne sono state stuprate collettivamente quando le RSF hanno fatto irruzione in un rifugio per sfollati presso l’Universitร  di El Fasher. Medici di Medici Senza Frontiere ha pubblicato che la violenza sessuale รจ diventata uno strumento deliberato di terrore.

L’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Volker Tรผrk, ha avvertito il 6 novembre: “Il rischio di ulteriori violazioni su larga scala di natura etnica a El Fasher sta crescendo giorno dopo giorno”, con particolare preoccupazione per la violenza sessuale contro donne e ragazze.

Gli stupri non sono atti sporadici di guerra, ma parte di una strategia coordinata di terrore e controllo territoriale.

La fame come arma

L’assedio ha trasformato El Fasher in una prigione a cielo aperto. Per oltre 500 giorni, le RSF hanno impedito completamente l’accesso umanitario. Nessun cibo, nessun medicinale, nessuna acqua potabile.

“Non รจ entrato cibo, nรฉ forniture mediche, nรฉ acqua potabile pulita โ€” praticamente nessun supporto”, ha testimoniato Denise Brown, coordinatrice ONU per gli affari umanitari in Sudan. “Tenere i civili rinchiusi in un luogo dove non possono accedere al cibo equivalente all’uso della fame come arma di guerra”.

Il 3 novembre 2025, l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) โ€” l’ente internazionale ufficiale per l’analisi della sicurezza alimentare โ€” ha confermato che condizioni di carestia (Fase 5 IPC) persistono a El Fasher . รˆ la seconda volta in meno di un anno che viene confermata carestia nel Sudan.

I numeri sono devastanti:

  • 375.000 personeย affrontano fame estrema, malnutrizione acuta e morte imminente
  • Il 96% dei residentiย va a dormire affamato ogni notte
  • I tassi di malnutrizione acuta raggiungono il 75% tra la popolazione
  • Le famiglie sopravvivono mangiando foglie bollite, gusci di arachidi e mangimi per animali
  • L’80% delle strutture sanitarie sono danneggiate o fuori servizio

Nel Grande Darfur, 21,2 milioni di persone โ€” il 45% della popolazione โ€” versano in condizioni di grave insicurezza alimentare. Altre 20 aree sono un rischio immediato di carestia fino a gennaio 2026.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, almeno 82.000 persone sono fuggite da El Fasher tra il 26 ottobre e il 4 novembre. La maggior parte ha camminato per 3-4 giorni.

Ma nessuno รจ veramente scappato, perchรฉ le RSF hanno trasformato anche la fuga in un atto di violenza. Oltre 30.000 persone sono arrivate a Tawila, una piccola cittร  giร  colma di profughi. Almeno 1.300 persone arrivate a Tawila portavano ferite da arma da fuoco โ€” uccisero dalle RSF durante il tentativo di lasciare la cittร .

“Non esistono percorsi sicuri per lasciare El Fasher”, ha confermato l’ONU.

Coloro che sono riusciti a superare i checkpoint delle RSF hanno pubblicato esecuzioni di massa, torture, percosse e violenze sessuali. Molti sono stati rapiti da uomini armati e costretti a pagare riscatti sotto minaccia di morte.

A Tawila, gli sfollati vivono in condizioni “estremamente dure” โ€” senza cibo sufficiente, acqua pulita, riparo o cure mediche. Molte famiglie sopravvivono con un solo pasto al giorno.

Il coinvolgimento internazionale: armi da Paesi lontani

Dietro le linee di battaglia, attori internazionali stanno alimentando il conflitto.

Gli Emirati Arabi Uniti sono il principale sostenitore esterno delle RSF. Nonostante le smentite, gli esperti ONU hanno definito “credibili” le prove che gli EAU forniscono armi alle milizie. Il Dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato sei aziende con sede a Dubai accusate di fornire armi e tecnologia di sicurezza alle RSF. Le armi vengono fornite attraverso Ciad, Libia, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana. I motivi sono chiari: controllo delle risorse naturali sudanesi (oro, agricoltura) e impedisce una transizione democratica contraria agli interessi regionali degli EAU.

L’Egitto sostiene apertamente l’esercito sudanese, vedendo nel controllo militare dell’alleato meridionale una garanzia dei propri interessi strategici sul Nilo e le rotte marittime del Mar Rosso.

La Russia ha fornito armi attraverso il gruppo Wagner, mantenendo basi nel Sudan e cercando di controllare accessi strategici al Mar Rosso. Nel novembre 2024, ha posto il veto a una risoluzione dell’ONU volta a garantire l’accesso umanitario.

La Turchia fornisce droni e armi alle SAF. L’Iran invia forniture militari. Mercenari colombiani sono stati segnalati combattere a fianco delle RSF dopo essere stati reclutati da aziende emiratine.

Mentre i civili muoiono di fama e violenza, le grandi potenze continuano a versare armi nel Sudan come se fosse un vuoto da riempire.

La Croce Rossa cerca di raggiungere i feriti. Le agenzie umanitarie forniscono aiuti ai margini di quella che รจ diventata una catastrofe controllata.

Il Programma Alimentare Mondiale raggiunge oltre 4 milioni di persone al mese con assistenza alimentare un numero incredibilmente piccolo rispetto ai bisogni. L’UNICEF sostiene strutture sanitarie e cliniche mobili. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa fornisce forniture mediche.

Ma tutto รจ minuscolo rispetto alla scala del disastro. Il 28% del piano di risposta umanitaria del Sudan per il 2025 รจ finanziato. Le rotte di rifornimento sono tagliate. L’accesso umanitario rimane bloccato dalle RSF.

Tom Fletcher, responsabile dei soccorsi di emergenza dell’ONU, ha testimoniato al Consiglio di Sicurezza: “Donne e ragazze vengono stuprate, persone mutilate e uccise con totale impunitร . Non possiamo sentire le urla, ma mentre siamo seduti qui oggi l’orrore continua”.

Il Fantasma di una Tregua

Il 7 novembre 2025, le RSF hanno annunciato di accettare una proposta di tregua umanitaria presentata dal “Quad”, Stati Uniti, Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. La proposta prevede una pausa di tre mesi, seguita da una cessate il fuoco e una transizione di nove mesi verso un governo civile.

Ma il governo sudanese non ha risposto. Nathaniel Raymond del Laboratorio di Ricerca Umanitaria di Yale ha osservato uno schema inquietante: “Ogni volta che le RSF hanno detto di essere pronte a firmare una tregua, hanno commesso un massacro: usa i negoziati internazionali per coprire le atrocitร  che commette”.

La tregua potrebbe non essere altro che un’altra opportunitร  per le RSF di consolidare il controllo e occultare le prove dei crimini.

La divisione di fatto

Con la caduta di El Fasher, le RSF controlleranno tutte e cinque le capitali statali del vasto Darfur occidentale, creando effettivamente una divisione de facto del Sudan. Mentre le Forze Armate Sudanesi mantengono il controllo dell’est e di Khartoum, le RSF ora dominano l’ovest.

A luglio, le RSF hanno annunciato un governo di coalizione parallelo con competenza nazionale teorica. Alcuni osservatori temono che questo sia un preludio alla dichiarazione di uno stato indipendente.

L’attenzione strategica si sta ora spostando verso il Kordofan, dove la cittร  di El-Obeid rappresenta il prossimo obiettivo cruciale per le RSF. Se cadesse, le milizie controllerebbero un rottame di rifornimento critico che collega il Darfur a Khartoum.

Cosa Viene Dopo?

L’Alto Commissario ONU per i diritti umani ha dichiarato: “Temo che le abominevoli atrocities โ€” esecuzioni sommarie, stupri e violenza motivata etnicamente โ€” continuino all’interno di El Fasher”.

I criminalisti internazionali e le organizzazioni per i diritti umani chiedono indagini immediate e responsabilitร . Esperti ONU affermano che “la responsabilitร  รจ l’unico modo per prevenire la ripetizione di queste atrocitร ”.

Chiedo anche il fermo blocco del flusso di armi verso il Sudan. Chiedo corridoi sicuri per i civili. Chiedono cibo, acqua e medicina per i sopravvissuti. Chiedono cessa il fuoco immediato.

Quello che probabilmente riceveranno รจ il silenzio โ€” interrotto solo da nuovi titoli di giornali quando la prossima cittร  cadrร , quando la prossima carestia sarร  confermata, quando il prossimo massacro farร  notizia per alcuni giorni prima di scomparire dai notiziari internazionali.

El Fasher non รจ una storia isolata. รˆ il capitolo piรน recente di una guerra dimenticata dal mondo, in una regione dove la morte รจ diventata banale e l’indifferenza internazionale quasi complice.

Ma per i civili di El Fasher โ€” coloro che ancora respirano, coloro che cercano di sopravvivere alla fama e alla paura โ€” questa non รจ storia. รˆ il presente. รˆ la loro vita, ogni giorno, ogni ora.

E intanto, il mondo guarda da lontano.

Genova: sventrato un parco per creare il tunnel subportuale

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A Genova prende ufficialmente il via una delle trasformazioni urbane piรน imponenti degli ultimi decenni: i lavori per lo sbocco di levante del tunnel subportuale in corso Aurelio Saffi entrano nella loro fase preliminare, con profonde ripercussioni non solo sulla viabilitร  cittadina, ma anche sullโ€™assetto urbanistico di un quartiere nevralgico come la Foce.

La posta in gioco va ben oltre la semplice realizzazione di unโ€™infrastruttura: ciรฒ che si sta costruendo รจ una nuova visione per la connessione tra il ponente e il levante della cittร , destinata a modificare abitudini, paesaggio e percezione dello spazio urbano.

Cantieri e rigenerazione: la nuova identitร  della Foce

Le prime attivitร  di cantiere coinvolgono direttamente i giardini Francesco Coco, luogo simbolico che sarร  soggetto a un completo ridisegno. Il progetto, frutto del lavoro dello Studio Piano, mira non solo a integrare lo sbocco del tunnel subportuale, ma anche ad avviare unโ€™operazione di rigenerazione urbana di grande impatto.

Verrร  realizzato un nuovo bastione-terrazza e una scala per collegare lo spazio verde al corso Aurelio Saffi, mentre lโ€™impianto stesso dei giardini sarร  profondamente rivisitato per renderli piรน aperti, accessibili e coerenti con il contesto storico delle mura cittadine. La rigenerazione non si limita allโ€™estetica: il taglio di 67 alberi (48 dei quali abbattuti nella prima fase) sarร  compensato dalla messa a dimora di circa 80 nuove piante, unโ€™operazione che mira a riequilibrare il patrimonio arboreo messo in discussione dai lavori previsti.

Proprio gli alberi sono al centro delle preoccupazioni di diversi consiglieri municipali: la perdita del filare storico e la prospettiva che le nuove alberature impiegheranno anni per ricrescere accendono il dibattito tra residenti e amministrazione comunale.

Il progetto, destinato a protrarsi per circa 80 mesi, ovvero poco meno di sette anni, rappresenta una delle piรน grandi e complesse opere di engineering urbano mai realizzate a Genova. Nella prima fase, concentrata tra la fine del 2025 e il 2027, verranno effettuate bonifiche belliche, verifiche archeologiche e opere di protezione del contrafforte storico.

Solo nella parte terminale del cronoprogramma, verso il 2027, prenderanno il via gli scavi veri e propri, con la realizzazione del grande pozzo che fungerร  da nodo fondamentale per il passaggio del tunnel. Contemporaneamente, dal lato opposto della cittร , la talpa partirร  da San Benigno per iniziare a scavare verso la Foce, con lโ€™arrivo previsto entro il 2028. Al termine dello scavo della prima canna, la macchina sarร  smontata e riposizionata per realizzare la seconda canna del tunnel.

Viabilitร  sotto pressione: impatti e sfide per Genova

Una delle trasformazioni piรน evidenti sarร  legata alla viabilitร  e alla mobilitร  cittadina. Il completamento della galleria artificiale sotto corso Aurelio Saffi comporterร  la realizzazione di nuove connessioni viarie, la demolizione e il rifacimento dellโ€™aiuola centrale e lโ€™introduzione di tre corsie di accesso al tunnel, due provenienti da nord (viale Brigate Partigiane) e una da sud (corso Italia e Waterfront).

Il nuovo assetto รจ concepito per sostenere flussi di traffico minori rispetto allโ€™attuale sopraelevata, con lโ€™ambizione di alleggerire la pressione veicolare e avviare un ridisegno dellโ€™assetto logistico della Foce. Non mancano, tuttavia, forti elementi di criticitร : lโ€™eliminazione totale dei parcheggi lungo le aiuole e la creazione di un percorso ciclopedonale, elemento che rappresenta un tassello importante per la mobilitร  sostenibile, sono motivo di contestazione da parte di residenti e commercianti, preoccupati per lโ€™impatto sulle attivitร  e sulla qualitร  della vita nel quartiere.

Durante tutta la fase dei lavori sarร  garantito almeno un senso di marcia per corso Aurelio Saffi, cosรฌ da evitare la paralisi della circonvallazione a mare e limitare al massimo i disagi. Tuttavia, il Comune stesso ha ammesso che le interferenze saranno ingenti e che lโ€™impatto sulla quotidianitร  degli abitanti della Foce sarร  inevitabile. Lโ€™amministrazione ha promesso un confronto costante con cittadini e municipio, anche attraverso assemblee pubbliche di condivisione e informazione sugli sviluppi del cantiere. Lโ€™assessore comunale al Verde, Francesca Coppola, ha sottolineato lโ€™importanza di questo dialogo, evidenziando come la trasformazione dei giardini Coco rappresenti lโ€™occasione per una riscrittura radicale del tessuto urbano, finalmente piรน aperto e sicuro, dopo decenni di percezione di questa zona come luogo isolato e poco fruibile.

Un ulteriore elemento di rilievo รจ rappresentato dalla rifunzionalizzazione stessa dei giardini Coco. Oltre al nuovo bastione che maschererร  le gallerie agli occhi dei passanti, il disegno delle aree verdi viene reso meno fitto e piรน permeabile. Gli interventi previsti mirano a salvaguardare, per quanto possibile, la lettura delle antiche mura cittadine, soffocate negli anni da una vegetazione fuori controllo e da infrastrutture ormai superate.

Le richieste della Soprintendenza sono state in parte accolte: le aiuole storiche che costeggiano corso Aurelio Saffi verranno mantenute, fatta eccezione per il punto in cui sorgerร  lo sbocco del tunnel. Dallโ€™altra parte, il progetto nasce come alternativa e possibile sostituto della Sopraelevata: la ridefinizione del nodo della Foce รจ infatti pensata per un futuro in cui il passaggio automobilistico sarร  spostato nel sottosuolo, restituendo cosรฌ nuovi spazi pubblici in superficie.

Le esigenze di sostenibilitร , sicurezza e valorizzazione urbana si intrecciano inevitabilmente con le criticitร  sociali e politiche di un intervento che investirร  la cittร  per diversi anni. Sullo sfondo resta irrisolta la questione della futura sorte della Sopraelevata: le istituzioni hanno rinviato ogni decisione rivoluzionaria sul suo abbattimento o riconversione a un momento successivo, quando il nuovo tunnel sarร  operativo e sarร  possibile valutare con maggiore precisione lโ€™impatto sulla mobilitร .

Nel frattempo, le associazioni ambientaliste come FIAB continuano a spingere per la realizzazione della pista ciclopedonale, anche a rischio di sacrificare parte dei parcheggi, mentre la presidente del municipio Medio Levante, Anna Palmieri, sottolinea il ruolo essenziale della partecipazione pubblica per garantire che la trasformazione della Foce sia davvero condivisa e rispondente alle esigenze delle comunitร  residenti.

Tra sostenibilitร  e dialogo: Genova ripensa il suo volto urbano

Nei dibattiti consiliari e nei confronti pubblici organizzati dal Comune si fa strada comunque la consapevolezza che la posta in gioco sia sempre piรน alta. La riqualificazione dei giardini Coco si pone come paradigma di una rigenerazione urbana che, andando oltre gli aspetti puramente infrastrutturali, mette al centro la qualitร  della vita e la relazione emotiva dei cittadini con il paesaggio urbano.

La nuova terrazza pubblica con vista sulla Foce promette di ridare un ruolo centrale a unโ€™area da troppo tempo relegata ai margini della socialitร  cittadina, mentre lโ€™innesto del tunnel e la riorganizzazione viaria ne proiettano la vocazione verso la modernitร , tra nuove sfide di integrazione, vivibilitร  e sostenibilitร .

Il cronoprogramma fissato dalla struttura commissariale e da Autostrade per lโ€™Italia prevede unโ€™imponente mobilitazione di risorse tecniche, umane ed economiche. Per le opere finali saranno necessari almeno altri 15 mesi dopo il completamento dello scavo, con lโ€™obiettivo di chiudere la galleria artificiale, effettuare i collegamenti con viale Brigate Partigiane e restituire il nuovo assetto delle aiuole centrali. Un percorso che si snoda tra criticitร  e potenzialitร , e che vede coinvolti non solo gli addetti ai lavori, ma lโ€™intera popolazione genovese, chiamata a ripensare il proprio rapporto con la cittร  e con uno dei suoi snodi viari piรน strategici.

Il futuro della Foce si gioca su una linea sottile tra conservazione e innovazione, tensione sociale e promessa di rinascita, nella speranza che la grande opera possa davvero coniugare efficienza, bellezza e sostenibilitร  e restituire ai genovesi uno spazio urbano piรน vivibile, sicuro e accogliente rispetto al passato.

Torre dei Conti: va salvata? Forse

La Torre dei Conti, noto baluardo medievale situato nel cuore archeologico di Roma, รจ tornata prepotentemente al centro dellโ€™attenzione pubblica nelle ultime settimane a seguito del crollo parziale che ne ha compromesso la struttura, generando apprensione, polemiche e un acceso dibattito scientifico intorno alle modalitร  di restauro e alla destinazione dโ€™uso futura.

Il progetto di messa in sicurezza, delineato grazie a una serie di riunioni tecniche tra la Soprintendenza archeologica del Colosseo, la Sovrintendenza capitolina e ingegneri strutturisti, รจ quasi pronto: gli interventi dovrebbero iniziare a brevissimo e la prioritร  assoluta รจ puntellare urgentemente il monumento prima dellโ€™arrivo delle piogge, adottando soluzioni che garantiscano la salvaguardia sia della struttura che della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.โ€‹

Gli eventi degli ultimi giorni hanno drammaticamente sottolineato la fragilitร  dellโ€™edificio: il crollo, avvenuto durante delicate operazioni di restauro finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ha provocato la morte di un operaio e il ferimento di altri quattro lavoratori. Le indagini della magistratura sono state avviate con lโ€™ipotesi di omicidio colposo e disastro colposo e gli atti dellโ€™appalto sono stati acquisiti per chiarire se le modalitร  di intervento fossero effettivamente compatibili con le esigenze di una struttura tanto complessa.

Area bloccata

Dopo il disastro, lโ€™area รจ stata rapidamente transennata, evacuati i nuclei familiari degli edifici adiacenti e bloccato il traffico pedonale e veicolare lungo via Cavour e largo Corrado Ricci. Sul luogo sono intervenuti vigili del fuoco, carabinieri e polizia locale, supportati da rilievi tecnici realizzati anche tramite droni.โ€‹

La storia del monumento, edificato nel XIII secolo dalla potente famiglia Conti di Segni sulle rovine del Tempio della Pace e a difesa del Foro di Cesare, si intreccia con le sorti di Roma e con le numerose calamitร  naturali che la cittร  ha affrontato nel corso dei secoli.

Una vita travagliata

La Torre dei Conti รจ stata vittima di devastanti terremoti, in particolare quello del 1349 che ne compromise la stabilitร  e la rese a lungo inabitabile, fino a una ricostruzione nel 1620 e a ripetuti rinforzi a metร  del Seicento, con i contrafforti ancora oggi visibili e fondamentali per la tenuta della struttura.

Dopo essere stata anche sede di uffici pubblici fino al 2006, solo nel 2022 sono stati avviati i lavori di restauro su vasta scala grazie a un finanziamento di 6,9 milioni di euro tramite il PNRR, con lโ€™ambizione di trasformarla in museo e centro servizi archeologico per i Fori Imperiali.โ€‹

Proprio la destinazione dโ€™uso prevista dal progetto รจ uno dei punti piรน controversi, finendo nel mirino sia degli accademici che dei restauratori: la comunitร  scientifica, con una lettera firmata da 25 studiosi dellโ€™Accademia dei Lincei, ha espresso pubblicamente dubbi sulle tempistiche e sullโ€™opportunitร  di interventi che prevedano la trasformazione del monumento in una caffetteria panoramica e hub turistico, piuttosto che ristabilirne la vocazione storica e museale.

โ€œรˆ essenziale realizzare subito le puntellature per la sicurezza di persone e strutture anticheโ€, hanno scritto i firmatari, anticipando anche il rischio di scelte affrettate in nome della rapiditร  di spesa.

No alla demolizione

Nessun accademico, tuttavia, ha invocato una demolizione: le conoscenze tecniche e i mezzi disponibili sono ritenuti sufficienti per garantire, se subito adottate, la conservazione dellโ€™edificio e la prosecuzione degli interventi, evitando decisioni drastiche che cancellerebbero una testimonianza monumentale di otto secoli di storia romana.โ€‹

Sul fronte tecnico, la modalitร  operativa piรน suggerita tra gli esperti coinvolti ricorda โ€œi lavori in minieraโ€: operai al sicuro in cestelli sospesi alle gru, installazione di gabbie modulabili a protezione delle maestranze e soprattutto la realizzazione di fasciature esterne in tensione che mantengano compatte le lesioni, isolando il nucleo centrale medievale molto piรน solido dalle aggiunte novecentesche in muratura leggera โ€“ le piรน vulnerabili ai crolli.

Lโ€™ossatura principale, che risale a quasi venti secoli fa, viene descritta come ancora poderosa e in grado di resistere, purchรฉ adeguatamente puntellata e isolata dalle nuove infiltrazioni dโ€™acqua e dalle vibrazioni che hanno favorito il cedimento.โ€‹

Il crollo ha imposto unโ€™immediata riflessione sulla gestione del patrimonio storico, ma anche sulla trasparenza delle procedure e sulla continuitร  degli interventi di tutela. Molti archeologi e storici del restauro, tra cui Carandini e Volpe, sottolineano come la tragedia sia il risultato di decenni di manutenzione insufficiente, combinata alla pressione turistica e agli effetti ambientali.

Per questi specialisti, โ€œnon cโ€™รจ sicurezza senza restauro e non ci puรฒ essere restauro senza sicurezzaโ€: la chiave di volta non รจ il conflitto tra ingegneri e restauratori, ma un approccio condiviso e multidisciplinare che superi vecchie incomprensioni e ponga la salvaguardia al centro di ogni decisione, senza scorciatoie nรฉ semplificazioni. In questo senso, la Torre dei Conti diventa paradigma nazionale di una piรน vasta crisi nella tutela delle evidenze monumentali italiane, spesso vittime di logiche burocratiche o di interventi troppo aggressivi.โ€‹

La rivoluzione nel Foro

Non meno importante รจ il dibattito aperto tra chi auspica una โ€œrivoluzione musealeโ€ nellโ€™area dei Fori, integrando la Torre dei Conti in un piรน ampio circuito pubblico e chi teme che la commistione tra esigenze turistiche e vincoli di conservazione possa snaturare lโ€™identitร  del monumento. Gli anni recenti hanno visto il monumento al centro di progetti che alternavano periodi di abbandono ad aperture straordinarie, lasciando in ereditร  alla cittร  un simbolo stratificato โ€“ rivestito di travertino proveniente dal Foro di Augusto, di Cesare e dallโ€™area del Templum Pacis, liberato dalle costruzioni nei grandi cantieri fascisti del XX secolo e reso protagonista di crociate culturali per la sua salvaguardia. La sua parabola, tra restauri, scempi edilizi e successive recuperi, riflette perfettamente la complessitร  delle dinamiche urbanistiche romane.โ€‹

Ad oggi, la Torre รจ ancora inaccessibile, circondata da barriere e pannelli che isolano il cantiere. La comunitร  scientifica chiede che si proceda senza ulteriori esitazioni con le puntellature e un monitoraggio costante delle condizioni statiche. Nel frattempo, le indagini della procura continuano, con la consulenza di ingegneri strutturisti chiamati a valutare la congruitร  degli interventi e la sicurezza degli edifici circostanti.

La pressione รจ alta: ogni passo รจ osservato, ogni scelta รจ sotto il fuoco incrociato di istituzioni, cittadini, studiosi e mondo mediatico. E la Torre dei Conti, ancora una volta, sfida il tempo e la storia, reclamando il suo posto nel paesaggio di una Roma che si interroga sul valore della memoria, dellโ€™identitร  e della tutela culturale.

Il futuro della Torre dei Conti non puรฒ essere sacrificato sullโ€™altare della rapiditร  dโ€™esecuzione o della spettacolarizzazione turistica, ma deve fondarsi sulla soliditร  della ricerca storica, sullโ€™innovazione tecnica e sulla responsabilitร  pubblica. Superare lโ€™emergenza oggi significa garantire lโ€™integritร  di questo monumento per domani, restituendo ai cittadini romani e al mondo intero uno dei testimoni piรน suggestivi della lunga storia della Cittร  Eterna.