18 Giugno 2026
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Xi Jinping pressa Trump su Taiwan: telefonata ad alta tensione nel Pacifico

Il presidente cinese Xi Jinping ha rilanciato con forza la questione di Taiwan in una recente telefonata con il suo omologo statunitense Donald Trump, dichiarando che il ritorno di Taiwan sotto il controllo di Pechino รจ parte integrante dellโ€™ordine internazionale post-bellico.

La chiamata, avvenuta lunedรฌ sera su iniziativa di Xi, secondo fonti di Taipei, arriva in un momento di tensioni crescenti attorno allโ€™isola autogovernata, contesa dalla Cina e sostenuta informalmente dagli Stati Uniti.

Mentre Xi ribadiva che la riunificazione di Taiwan รจ un imperativo storico sancito dalla vittoria comune su fascismo e militarismo nella Seconda guerra mondiale, Trump lodava pubblicamente le relazioni sino-americane senza menzionare Taiwan, segnalando lโ€™equilibrismo diplomatico che Washington รจ chiamata a esercitare di fronte alle ambizioni cinesi e alle preoccupazioni dei suoi alleati regionali.

Pechino: โ€œTaiwan parte della Cina, sancito dalla Seconda guerra mondialeโ€

Nel colloquio telefonico Xi Jinping ha ribadito la posizione di principio di Pechino su Taiwan, che considera lโ€™isola parte inalienabile del territorio nazionale, da ricongiungere alla madrepatria anche con la forza se necessario. Il leader cinese ha ricordato a Trump che Cina e Stati Uniti combatterono fianco a fianco contro il fascismo durante la Seconda guerra mondiale, e che oggi devono insieme โ€œsalvaguardare i frutti della vittoriaโ€ tra cui, agli occhi di Pechino, rientra il ritorno di Taiwan sotto la sovranitร  cinese.

Xi ha dunque inquadrato la questione di Taiwan nellโ€™assetto internazionale emerso dal conflitto mondiale, citando dichiarazioni postbelliche come quelle del Cairo e di Potsdam che prevedevano la restituzione allโ€™allora Repubblica di Cina dei territori occupati dal Giappone. โ€œTaiwan รจ destinata a tornare alla Cinaโ€ รจ il messaggio che Xi ha voluto trasmettere, definendo tale prospettiva una componente essenziale dellโ€™ordine mondiale del dopoguerra.

Secondo il resoconto della telefonata diffuso dal Ministero degli Esteri cinese, Trump avrebbe riconosciuto lโ€™importanza cruciale che Taiwan riveste per la Cina continentale. โ€œGli Stati Uniti comprendono quanto la questione taiwanese sia vitale per la Cinaโ€, avrebbe detto Trump a Xi, stando alla versione di Pechino. Non solo: sempre secondo la parte cinese, Trump avrebbe elogiato Xi definendolo โ€œun grande leaderโ€ e ricordato con soddisfazione il loro recente incontro di persona a Busan, in Corea del Sud.

Proprio a margine di un vertice internazionale a Busan, poche settimane fa, i due presidenti si erano visti per la prima volta dal 2019, concordando una tregua nella logorante guerra commerciale sino-americana.

Nella telefonata Xi ha sottolineato come da quellโ€™incontro i rapporti bilaterali abbiano preso โ€œuna traiettoria stabile e positiva, apprezzata da entrambe le nazioni e dalla comunitร  internazionaleโ€. Trump, dal canto suo, ha definito โ€œaltamente proficuoโ€ il faccia a faccia di Busan e ha incoraggiato a โ€œmantenere lo slancioโ€ nei nuovi accordi economici raggiunti.

Diplomazia nella tempesta: lo scontro con il Giappone

La tempistica del colloquio Xi-Trump non รจ casuale. La chiamata รจ avvenuta sullo sfondo di unโ€™accesa disputa diplomatica tra Pechino e Tokyo innescata proprio dalla questione di Taiwan. Tutto รจ iniziato quando la nuova prima ministra giapponese, Sanae Takaichi, ha affermato in parlamento che un attacco cinese a Taiwan potrebbe configurare unโ€™โ€œsituazione minacciando la sopravvivenza del Giapponeโ€, una condizione che, secondo la dottrina giapponese, consentirebbe lโ€™uso della forza militare in difesa dellโ€™isola.

In altri termini, il Giappone ha lasciato intendere che potrebbe intervenire militarmente in aiuto di Taiwan se questa venisse invasa dalla Cina. La reazione di Pechino รจ stata furiosa e il governo cinese ha convocato lโ€™ambasciatore giapponese, lanciato pesanti accuse di revanscismo e intrapreso ritorsioni economiche e diplomatiche contro il Giappone. Nel giro di due settimane, i media statali cinesi hanno martellato Tokyo con riferimenti alle atrocitร  giapponesi nella Seconda guerra mondiale, concerti di artisti giapponesi in Cina sono stati annullati e il turismo cinese verso il Giappone ha subito un brusco stop.

Pechino ha persino portato il caso alle Nazioni Unite con una lettera ufficiale, accusando Tokyo di minacciare unโ€™โ€œintervento armatoโ€ e avvertendo che la Cina โ€œeserciterร  risolutamente il proprio diritto allโ€™autodifesaโ€ se il Giappone dovesse oltrepassare quella linea rossa. Si tratta, secondo osservatori, della crisi diplomatica piรน grave tra Cina e Giappone degli ultimi anni.

Tokyo ha replicato con fermezza alle accuse cinesi. In una nota inviata alle Nazioni Unite in risposta alla lettera di Pechino, il governo giapponese ha definito โ€œdel tutto inaccettabiliโ€ le affermazioni cinesi e ha ribadito che lโ€™impegno del Giappone per la pace rimane immutato. Allo stesso tempo, Takaichi e i suoi ministri hanno cercato di abbassare i toni, sottolineando che il Giappone โ€œresta aperto al dialogo a tutti i livelli per allentare le tensioniโ€ con la Cina. Nei fatti perรฒ Pechino, irritata dalla posizione giapponese, ha escluso qualsiasi incontro bilaterale di alto livello nel prossimo futuro: perfino un colloquio informale tra Takaichi e il premier cinese Li Qiang รจ stato cancellato a margine del recente G20 in Sudafrica.

Sul piano militare la situazione resta tesa: in questi giorni la Cina ha condotto esercitazioni navali e aeree vicino alle acque giapponesi, arrivando a far volare un drone militare tra lโ€™isola giapponese di Yonaguni e la costa di Taiwan, manovra che ha costretto Tokyo a far decollare aerei da intercettazione. Inoltre, il governo giapponese ha annunciato il dispiegamento di batterie missilistiche aggiuntive proprio a Yonaguni (il punto del Giappone piรน vicino a Taiwan), mossa che la Cina ha definito un tentativo di โ€œcreare tensioni regionali e provocare uno scontro militareโ€.

Trump tra due fuochi: rassicurare Tokyo senza irritare Pechino

Durante una conversazione telefonica avvenuta martedรฌ mattina, poche ore dopo il colloquio con Xi, Trump ha detto a Takaichi che i due sono โ€œgrandi amiciโ€ e che lei potrร  โ€œchiamarlo in qualsiasi momentoโ€ in caso di necessitร . รˆ stato lo stesso presidente USA a prendere lโ€™iniziativa di contattare Tokyo, segnale che Washington intende calmare gli animi dellโ€™alleato nipponico dopo aver dialogato con il rivale cinese.

Takaichi ha riferito ai media giapponesi di aver discusso con Trump proprio della sua conversazione con Xi e dello stato attuale delle relazioni USA-Cina, ricevendo dal presidente americano un briefing completo sui temi trattati. Nonostante le rassicurazioni private, molti a Tokyo hanno notato con preoccupazione il silenzio pubblico di Trump riguardo al duro scontro diplomatico in corso fra Giappone e Cina.

Nei suoi comunicati ufficiali e su Truth Social, il presidente statunitense si รจ infatti limitato a elogiare i progressi nei rapporti commerciali con Pechino, definendo โ€œestremamente fortiโ€ le relazioni USA-Cina dopo la telefonata con Xi, senza mai citare Taiwan nรฉ menzionare il sostegno americano al Giappone nella disputa con Pechino. Questa reticenza ha alimentato timori a Tokyo e alcuni analisti ed ex diplomatici giapponesi avvertono da tempo che Trump potrebbe essere disposto a sacrificare Taiwan, o a mitigare lโ€™appoggio USA ad essa, in cambio di accordi vantaggiosi con la Cina sul fronte commerciale.

โ€œNon si puรฒ escludere che lโ€™amministrazione Trump baratti la questione taiwanese per un accordo di commercio con Pechinoโ€, ha scritto in un editoriale Seiko Mimaki, docente di politica estera statunitense allโ€™Universitร  Doshisha, evidenziando il rischio di incoraggiare lโ€™assertivitร  cinese.

Proprio gli accordi economici sono un capitolo cruciale, la tregua di Busan include lโ€™impegno di Pechino a sospendere per un anno le restrizioni allโ€™export di terre rare (minerali strategici di cui la Cina detiene quasi il monopolio mondiale) e ad aumentare gli acquisti di prodotti agricoli statunitensi, mentre gli USA ridurranno alcuni dazi sui beni cinesi. Trump รจ ansioso di rivendicare tali intese come successi della sua diplomazia economica, il che spiegherebbe la cautela nel non compromettere il dialogo con Xi alzando i toni sul dossier Taiwan.

Da parte ufficiale, il governo giapponese minimizza i dubbi sulla soliditร  del supporto americano. Il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi, incalzato dai giornalisti, ha osservato che โ€œnon รจ mai stato prassi che Casa Bianca o Dipartimento di Stato commentino pubblicamente ogni singola questioneโ€ e che quindi lโ€™assenza di dichiarazioni di Trump sul caso specifico non deve essere sovrainterpretata.

Eppure, dietro le quinte, lโ€™apparente prudenza di Trump verso Pechino ha spinto Tokyo a muoversi con cautela. Da un lato Takaichi non ha ritrattato la sua dichiarazione su Taiwan (nonostante la pressante richiesta cinese di una smentita ufficiale), dallโ€™altro il suo governo ha manifestato apertura a canali di dialogo con la Cina per stemperare la crisi. โ€œLa stabilitร  delle relazioni sino-americane รจ estremamente importante per la comunitร  internazionale, Giappone compresoโ€, ha dichiarato il capo di Gabinetto nipponico Minoru Kihara, quasi a sottolineare che anche Tokyo auspica un disgelo tra Washington e Pechino.

In Giappone la telefonata Trump-Xi e la successiva chiamata di Trump a Takaichi sono state interpretate come segnali di un ruolo di mediatore che il presidente USA sta cercando di giocare: una sorta di bilanciere tra la fermezza invocata dagli alleati asiatici e la necessitร  di evitare un confronto diretto con la Cina.

Taipei: โ€œNessun ritorno, siamo giร  indipendentiโ€

Mentre le grandi potenze manovrano diplomaticamente, Taiwan, diretta interessata, respinge con fermezza lโ€™idea di finire sotto il controllo di Pechino. โ€œPer i 23 milioni di abitanti di Taiwan, un โ€˜ritornoโ€™ alla Cina non รจ unโ€™opzione praticabileโ€, ha dichiarato senza mezzi termini il premier taiwanese Cho Jung-tai. Allโ€™indomani della telefonata Xi-Trump, Cho ha ribadito davanti ai media di Taipei che la Repubblica di Cina (Taiwan) รจ โ€œun Paese sovrano e indipendenteโ€ e che i taiwanesi sono determinati a decidere autonomamente il proprio futuro.

Parole che suonano come un monito sia per Pechino sia per Washington: Taiwan non accetterร  mai di essere sacrificata come pedina nelle grandi manovre geopolitiche. Lโ€™attuale governo di Taipei, insediatosi dopo le elezioni del 2024, prosegue la linea di fermezza giร  tracciata dalla precedente amministrazione di Tsai Ing-wen, rifiutando il principio โ€œun Paese, due sistemiโ€ proposto dalla Cina e investendo invece sul rafforzamento delle proprie difese.

Negli ultimi anni, di pari passo con lโ€™aumento delle incursioni di aerei e navi da guerra cinesi vicino allโ€™isola, Taiwan ha incrementato il budget militare e cercato maggiore cooperazione internazionale, pur d’Enza mai proclamare unโ€™indipendenza de jure che potrebbe scatenare lโ€™ira di Pechino.

La reazione di Taipei alle parole di Xi รจ stata sostenuta pubblicamente anche dai partiti di opposizione, tradizionalmente piรน cauti verso la Cina. Il consenso politico interno sul mantenimento dello status quo โ€“ ovvero lโ€™attuale autonomia di fatto di Taiwan โ€“ appare solido. La popolazione taiwanese, inoltre, mostra scarso interesse per lโ€™unificazione con la Cina e i sondaggi registrano percentuali minime di favorevoli alla riunificazione, a fronte di una larga maggioranza che preferisce lโ€™autogoverno, se non una dichiarazione dโ€™indipendenza a tempo debito.

Anche per questo, dallโ€™isola fanno notare come il riferimento di Xi alla โ€œriunificazione come esito della Seconda guerra mondialeโ€ sia storicamente forzato: Taiwan tornรฒ alla Cina nazionalista nel 1945 dopo la sconfitta del Giappone, ma da allora, con lโ€™eccezione di quattro anni sotto il Kuomintang, non รจ mai stata governata dalla Repubblica Popolare Cinese. Anzi, รจ stata questโ€™ultima a nascere nel 1949, mentre il governo cinese sconfitto si rifugiava proprio sullโ€™isola.

Una complessitร  storica che spiega perchรฉ Taipei consideri priva di base legale la pretesa di Pechino di ereditare automaticamente la sovranitร  su Taiwan in virtรน degli accordi post-bellici.

Redazione
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La Redazione di Alground รจ costituita da esperti in tutti i rami della Geopolitica, Cyberwarfare e Politica nazionale.
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