03 Febbraio 2026
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India e Pakistan sullโ€™orlo del baratro: la notte in cui il Kashmir tremรฒ

La notte tra il 6 e il 7 maggio 2025 ha segnato un punto di non ritorno nello storico conflitto tra India e Pakistan. Quello che รจ iniziato come uno scontro aereo nei cieli del Kashmir si รจ rapidamente trasformato in una crisi internazionale, riaccendendo paure sopite da decenni in una regione dove due potenze nucleari continuano a fronteggiarsi. Alle 23:47, i radar delle forze aeree di entrambi i paesi hanno iniziato a riempirsi di punti luminosi: 112 caccia, tra indiani e pakistani, si sono affrontati in un duello tecnologico durato oltre quattro ore, il piรน ampio dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Un evento che ha messo in luce non solo le capacitร  militari delle due nazioni, ma anche la fragilitร  di un equilibrio geopolitico sempre piรน precario.

Dalle montagne del Kashmir alla soglia dellโ€™abisso

Tutto ha avuto inizio con lโ€™attentato di Pahalgam, il 22 aprile, quando un commando armato ha ucciso 26 turisti, tra cui 14 cittadini cinesi. Lโ€™India ha puntato immediatamente il dito contro il Pakistan, accusandolo di fornire supporto logistico al gruppo Jaish-e-Mohammed, mentre Islamabad ha respinto le accuse definendole โ€œuna montatura per giustificare aggressioni futureโ€. La tensione รจ salita alle stelle il 6 maggio, quando Nuova Delhi ha lanciato lโ€™operazione โ€œSindoorโ€, un raid aereo contro presunti campi terroristici nella cittร  pakistana di Kotli. Fonti indiane parlano di decine di miliziani neutralizzati, ma immagini satellitari diffuse da un drone turco hanno mostrato invece vittime civili, fornendo al Pakistan il pretesto per una risposta militare.

Quella che sarebbe potuta rimanere una scaramuccia di confine si รจ trasformata in uno scontro epocale grazie allโ€™impiego di tecnologia avanzata. I caccia pakistani J-10C, di fabbricazione cinese, hanno ingaggiato i Rafale indiani a distanze superiori ai 150 chilometri, utilizzando missili PL-15 lanciati oltre la linea dellโ€™orizzonte. Dal lato indiano, droni esca SWITCH hanno creato falsi bersagli, permettendo ai piloti di avvicinarsi abbastanza da lanciare i temibili meteor missile. Tra le nuvole del Kashmir, si รจ combattuta una partita a scacchi fatta di radar, algoritmi e segnali elettronici, dove ogni mossa poteva significare la distruzione di un aereo da 80 milioni di dollari.

Nelle ore successive allo scontro, il Pakistan ha rivendicato lโ€™abbattimento di cinque caccia indiani, tra cui tre Rafale, mostrando video a infrarossi che ritraevano esplosioni in volo. Tuttavia, analisti indipendenti hanno notato incongruenze: due dei filmati diffusi dallโ€™esercito pakistano corrispondevano a immagini di esercitazioni militari del 2023. Lโ€™India, da parte sua, ha mantenuto un silenzio ufficiale, limitandosi a pubblicare foto satellitari di un J-10C in fiamme vicino alla base di Skardu. Lโ€™unica certezza viene dai frammenti di un Rafale pakistano, identificato dal numero di serie PK-RA78, recuperati da una squadra francese sotto lโ€™egida delle Nazioni Unite.

La propaganda ha giocato un ruolo cruciale nel alimentare la crisi. Sui social media pakistani, hashtag come #SteelWall e #InvincibleArmy hanno dominato le tendenze, mentre in India i media hanno esaltato la โ€œsupremazia tecnologicaโ€ dei Rafale. Dietro questa cortina fumogena, perรฒ, i militari di entrambi gli schieramenti si preparavano al passo successivo. Giร  nella mattinata del 10 maggio, razzi guidati indiani hanno colpito postazioni pakistane a Bhimber, uccidendo cinque soldati. La risposta รจ arrivata poche ore dopo con uno sciame di droni kamikaze che hanno sfondato le difese antiaeree di Jammu, dimostrando come la escalation stesse ormai seguendo una logica implacabile.

Gli spettatori invisibili

In questo pericoloso balletto, la Cina rappresenta lโ€™elefante nella stanza. Pechino, principale fornitore di armi al Pakistan, ha mantenuto un silenzio calcolato, limitandosi a dichiarazioni generiche sulla โ€œnecessitร  di moderazioneโ€. Eppure, secondo rapporti del Center for Strategic and International Studies, sette piloti cinesi in congedo temporaneo erano ai comandi dei J-10C durante lo scontro. Non solo: 48 ore prima dellโ€™attacco, un cargo Y-20 dellโ€™aeronautica cinese aveva consegnato a Rawalpindi una partita di lanciatori missilistici HQ-9B. Sul web cinese, intanto, lโ€™entusiasmo popolare per le presunte vittorie pakistane ha raggiunto picchi inediti, con milioni di utenti che celebravano lโ€™alleato come un baluardo contro lโ€™โ€œespansionismo indianoโ€.

Lโ€™Occidente, dal canto suo, appare diviso e incerto. Gli Stati Uniti hanno tentato di mediare, ma la proposta del Segretario alla Difesa Lloyd Austin si รจ scontrata con lโ€™opposizione del Congresso, che chiede sanzioni contro il Pakistan per i suoi legami con i talebani afghani. In Europa, la Francia ha bloccato la consegna di otto Rafale allโ€™India, temendo che possano essere utilizzati in operazioni offensive, mentre Germania e Italia hanno lanciato un piano di pace immediatamente boicottato da paesi come Polonia e Ungheria.

Lโ€™incubo nucleare

Quello che tiene svegli gli analisti militari, perรฒ, non sono i droni o i caccia di ultima generazione, ma i fantasmi del 1945. India e Pakistan possiedono complessivamente oltre 300 testate nucleari, con missili in grado di colpire le rispettive capitali in meno di dieci minuti. Il generale pakistano Pervez Musharraf, in unโ€™intervista esclusiva, ha ricordato come giร  nel 2002 esistesse un piano per lโ€™uso tattico di armi atomiche contro formazioni corazzate. โ€œQuel piano โ€“ ha avvertito โ€“ non รจ mai stato cestinato. รˆ lรฌ, in qualche cassaforte, e potrebbe diventare realtร  in poche oreโ€.

Mentre scriviamo, otto satelliti spia sorvolano il Kashmir, inviando dati in tempo reale a Washington, Mosca e Tel Aviv. Nei bunker di Nuova Delhi e Islamabad, leader politici e militari studiano mappe operative, consapevoli che ogni decisione potrebbe innescare una catena irreversibile. Il mondo trattiene il fiato, ricordando che in questa parte dโ€™Asia, piรน che altrove, la differenza tra un incidente e un olocausto dipende dalla freddezza di un uomo davanti a uno schermo radar.

Vertice a Kiev: i leader europei chiedono a Putin una tregua di 30 giorni

In una dimostrazione di unitร  senza precedenti, i leader di Francia, Germania, Regno Unito e Polonia si sono recati sabato a Kiev per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a poche ore dalla parata della Vittoria organizzata da Vladimir Putin a Mosca.

Lโ€™obiettivo: sostenere lโ€™Ucraina e rilanciare la proposta, condivisa con gli Stati Uniti, di un cessate il fuoco totale e incondizionato di 30 giorni, preludio a negoziati di pace โ€œgiusta e duraturaโ€. Allโ€™arrivo del treno speciale, ribattezzato โ€œBravery Expressโ€, i leader โ€“ Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e Donald Tusk โ€“ sono stati accolti da un messaggio di benvenuto e hanno reso omaggio ai caduti ucraini in un memoriale nel centro della capitale.

โ€œInsieme agli Stati Uniti chiediamo alla Russia di concordare un cessate il fuoco completo e incondizionato di 30 giorniโ€, hanno dichiarato in una nota congiunta, sottolineando che, in caso di rifiuto da parte di Mosca, sono pronte nuove sanzioni coordinate tra Europa e Stati Uniti.La visita si svolge in un contesto diplomatico estremamente incerto, con la guerra che prosegue da oltre tre anni. Il presidente americano Donald Trump, che ha invertito molte delle politiche del suo predecessore, spinge per una rapida soluzione negoziale e ha ribadito la necessitร  di una tregua immediata, minacciando sanzioni ancora piรน dure contro la Russia in caso di mancati progressi.

Il Cremlino, dal canto suo, si รจ detto disposto a valutare la proposta ma ha posto come condizione la cessazione degli aiuti militari occidentali a Kiev. โ€œAltrimenti sarebbe solo un vantaggio per lโ€™Ucrainaโ€, ha dichiarato il portavoce Dmitry Peskov. Zelensky ha ribadito che lโ€™Ucraina รจ pronta ad accettare la tregua e ha illustrato un piano dโ€™azione in quattro punti, che prevede tra lโ€™altro il rafforzamento delle difese ucraine e lโ€™inasprimento delle sanzioni in caso di diniego russo. Parallelamente, i leader europei hanno espresso sostegno alla creazione di un tribunale speciale per perseguire i crimini di aggressione commessi dalla leadership russa, mentre la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha ribadito la necessitร  di mantenere alta la pressione su Mosca.

La missione a Kiev arriva allโ€™indomani della parata del 9 maggio a Mosca, dove Putin ha accolto il presidente cinese Xi Jinping e altri alleati, in un chiaro messaggio di sfida alle percezioni di isolamento internazionale della Russia. Zelensky ha definito lโ€™evento โ€œuna parata di bile e menzogneโ€, mentre sul terreno, nonostante la dichiarazione di tregua russa dallโ€™8 al 10 maggio, i combattimenti sono proseguiti senza sosta secondo testimonianze raccolte vicino al fronte.

Il vertice di Kiev rappresenta dunque un nuovo tentativo occidentale di imprimere una svolta al conflitto, facendo leva su una pressione diplomatica e sanzionatoria coordinata, in attesa di una risposta definitiva da Mosca.

Vicepresidente Vicario del CONI e Sindaco Metropolitano a confronto

Nel dibattito politico genovese si รจ recentemente inserita una riflessione interessante, nata da una dichiarazione della candidata sindaca del centrosinistra Silvia Salis: โ€œSono stata vicepresidente vicario del CONI, quindi so come si gestisce la politica e gli enti, e ora metterรฒ la mia esperienza al servizio della cittร  di Genovaโ€. Una frase che merita attenzione.

In che modo, infatti, lโ€™esperienza maturata allโ€™interno del Comitato Olimpico Nazionale Italiano puรฒ preparare una figura politica alla guida di una cittร  metropolitana? Quali sono le analogie e quali, soprattutto, le differenze tra questi due ruoli pubblici?

Nel complesso sistema istituzionale italiano, il Vicepresidente Vicario del CONI e il Sindaco Metropolitano incarnano due visioni molto diverse di amministrazione. Il primo รจ un dirigente interno a un ente nazionale con funzioni tecniche e regolative nel settore dello sport. Il secondo รจ una figura politica con un mandato popolare, responsabile della gestione di un vasto territorio e delle politiche che lo riguardano. Analizzare queste due figure significa quindi mettere a confronto non solo due incarichi, ma due modelli di governance.

Il CONI รจ un ente pubblico non economico, con competenze nazionali legate allo sviluppo e alla promozione dello sport. Il suo Vicepresidente Vicario non รจ eletto dai cittadini, bensรฌ dalla Giunta Nazionale del CONI. Il suo ruolo principale รจ quello di sostituire il Presidente in caso di assenza o impedimento, e di collaborare alla gestione ordinaria, in particolare nella supervisione dei comitati regionali. Il suo lavoro รจ interno, tecnico e inserito in una struttura verticale regolata da norme statutarie.

Ben diversa รจ la figura del Sindaco Metropolitano. In Italia, il sindaco del comune capoluogo assume automaticamente anche la guida della cittร  metropolitana. Non si tratta di una nomina tecnica, ma di un ruolo politico che comporta ampie responsabilitร : mobilitร  urbana, urbanistica, ambiente, sviluppo economico, servizi pubblici. Il sindaco รจ chiamato a rispondere ai cittadini, a mediare tra comuni del territorio metropolitano, a interpretare e attuare le esigenze collettive.

Una differenza fondamentale riguarda i poteri. Il Vicepresidente Vicario del CONI opera entro limiti definiti e con margini di manovra ridotti. Non ha poteri decisionali autonomi, ma agisce per delega, secondo direttive interne e sotto il coordinamento del Presidente. Si muove allโ€™interno di un quadro amministrativo in cui lโ€™iniziativa personale รจ subordinata alle regole dellโ€™ente.

Il Sindaco Metropolitano, al contrario, รจ il vertice di un organismo politico-amministrativo. Presiede il consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana, coordina gli uffici e puรฒ adottare provvedimenti urgenti, nominare delegati, proporre e attuare politiche pubbliche. Ha dunque pieni poteri esecutivi e un ruolo di indirizzo strategico che tocca direttamente la vita dei cittadini.

Anche la natura delle competenze รจ diversa. Il vicepresidente vicario si occupa di attuare le politiche sportive definite a livello centrale: approva bilanci, coordina le attivitร  regionali, partecipa alla realizzazione dei programmi. Il suo contributo รจ prezioso, ma รจ incanalato in un sistema organizzativo chiuso, dove il contatto con i cittadini รจ indiretto o nullo.

Il sindaco metropolitano, invece, รจ immerso in una dimensione pubblica e politica. Ogni sua scelta ha impatto immediato sulla qualitร  della vita dei cittadini: trasporti, gestione dei rifiuti, piani regolatori, opere pubbliche, transizione ecologica. La sua legittimazione politica deriva da un’elezione popolare, da un programma condiviso e da una responsabilitร  diretta nei confronti della collettivitร .

Il legame con il territorio, dโ€™altra parte, segna una distanza evidente. Il vicepresidente del CONI non ha un rapporto organico con una comunitร  locale. Il sindaco metropolitano, invece, agisce costantemente allโ€™interno di una rete di comuni, enti, associazioni, cittadini. Il suo operato รจ esposto, osservato, criticato e valutato in modo continuativo.

Si potrebbe dire, in sintesi, che le due figure incarnano due forme opposte di leadership. Il Vicepresidente Vicario del CONI rappresenta una leadership tecnica, gerarchica, settoriale. Il Sindaco Metropolitano รจ invece un leader politico e istituzionale, investito del compito di guidare una comunitร  complessa e articolata.

Questo non vuol dire che lโ€™esperienza nel CONI sia irrilevante. Al contrario: puรฒ fornire competenze organizzative, sensibilitร  istituzionale, visione strategica. Ma รจ importante comprendere che si tratta di esperienze appartenenti a campi distinti. La gestione dello sport a livello nazionale e la guida di un territorio metropolitano richiedono strumenti, approcci e responsabilitร  profondamente diversi.

Per questo รจ legittimo, anzi necessario, interrogarsi su quanto e come una funzione tecnica allโ€™interno di un ente regolatore possa tradursi in capacitร  politica e amministrativa locale. Governare un sistema sportivo, per quanto articolato, non equivale a gestire trasporti pubblici, crisi abitative, piani ambientali o sviluppo urbano.

Conoscere le differenze tra questi due ruoli permette anche di comprendere meglio come si distribuiscono le responsabilitร  nel nostro ordinamento. Da un lato, enti nazionali con funzioni specialistiche; dallโ€™altro, amministrazioni locali con poteri trasversali e diretti. Due piani diversi, entrambi fondamentali, ma non sovrapponibili.

Alla luce di tutto ciรฒ, la domanda iniziale resta aperta: quanto puรฒ pesare lโ€™esperienza da Vicepresidente Vicario del CONI nella sfida, ben piรน complessa, di governare una cittร  metropolitana? La risposta non puรฒ che dipendere dalla capacitร  del candidato o della candidata di tradurre un bagaglio tecnico in visione politica, ascolto della cittadinanza, gestione delle emergenze e costruzione di un futuro condiviso.

In politica, piรน che i titoli, contano la capacitร  di mediazione, la concretezza nelle scelte, il radicamento nel territorio. E soprattutto la consapevolezza delle sfide che attendono chi guida un ente locale in un tempo in cui la fiducia dei cittadini รจ un bene sempre piรน fragile.

OpenAI mantiene il controllo non profit dopo pressioni esterne

La societร  di intelligenza artificiale modifica i piani di ristrutturazione, cedendo alle critiche di ricercatori e autoritร  statali

OpenAI ha annunciato un cambio di rotta nella sua strategia di ristrutturazione aziendale, decidendo di mantenere il controllo della divisione non profit nonostante i piani iniziali di adottare un modello piรน orientato al profitto. La svolta arriva dopo pressioni da parte di ricercatori di spicco nel campo dellโ€™IA e interventi degli uffici dei procuratori generali di California e Delaware.

In una lettera inviata ai dipendenti e agli stakeholder lunedรฌ, il CEO Sam Altman ha spiegato che la societร  trasformerร  la sua sussidiaria a scopo di lucro in una Public Benefit Corporation (PBC), ma il controllo rimarrร  saldamente nelle mani dellโ€™ente non profit originario. Il presidente di OpenAI ha ribadito che la struttura fondativa “continuerร  a supervisionare e dirigere le operazioni”.

La decisione segna un parziale dietrofront rispetto al piano annunciato a dicembre 2024, che prevedeva uno spostamento del potere operativo verso la PBC, relegando il non profit a un ruolo di supervisione marginale. I critici, tra cui ex dipendenti e accademici, avevano denunciato il rischio di indebolire i meccanismi di governance, come lโ€™indipendenza del consiglio e i limiti ai rendimenti degli investitori.

Cosa cambia nella struttura finanziaria

Uno degli aspetti piรน controversi riguarda lโ€™abbandono del modello “capped-profit”, introdotto nel 2019 per bilanciare gli interessi commerciali con la missione di sviluppare unโ€™intelligenza artificiale generale (AGI) sicura e benefica. Altman ha giustificato la scelta affermando che il vecchio sistema “avrebbe ostacolato la crescita in un mondo con molte aziende AGI competitive”. La nuova struttura prevede lโ€™assegnazione di azioni a tutti i soggetti coinvolti, semplificando il modello ma eliminando i tetti ai profitti.

Per garantire che il non profit mantenga il controllo, OpenAI ha previsto che questโ€™ultimo diventi un azionista di maggioranza nella PBC, con quote supportate da consulenti finanziari indipendenti. “Man mano che la PBC cresce, aumenteranno anche le risorse del non profit”, ha aggiunto Altman, sottolineando come ciรฒ rafforzi la capacitร  di perseguire la missione originale.

Le critiche rimangono aperte

Nonostante le modifiche, alcuni osservatori restano scettici. Unโ€™ex consulente etica di OpenAI e organizzatrice della lettera aperta ai procuratori generali ha evidenziato due nodi irrisolti: la mancanza di chiarezza sulla subordinazione legale degli obiettivi commerciali alla missione benefica e lโ€™incertezza sulla proprietร  delle future tecnologie sviluppate. “Le dichiarazioni del 2019 erano esplicite sulla prioritร  della missione, queste no”, ha commentato.

La questione potrebbe avere ripercussioni anche sulla causa legale intentata da un cofondatore di OpenAI, che accusa la societร  di aver tradito i suoi impegni non profit orientandosi verso logiche di mercato. Finora, nรฉ il cofondatore nรฉ il suo team legale hanno commentato la nuova strategia.

La ristrutturazione riflette la tensione costante tra lโ€™esigenza di capitali per competere in un settore ad alta intensitร  di risorse e la necessitร  di preservare la fiducia pubblica. OpenAI sostiene che il nuovo modello permetterร  di “attrarre investimenti senza sacrificare la governance”, ma alcuni avvertono che, senza garanzie legali, il rischio di deriva commerciale persiste.

Intanto, il dibattito sul ruolo delle organizzazioni non profit nellโ€™IA continua: mentre alcuni vedono nella decisione di OpenAI un precedente positivo, altri temono che lโ€™influenza di giganti tecnologici citati tra i partner del dialogo possa comunque orientare le scelte strategiche.

La vicenda dimostra quanto sia complesso conciliare etica e business nellโ€™era dellโ€™IA avanzata. OpenAI cerca di navigare queste acque proponendo un ibrido inedito, ma le critiche evidenziano i limiti degli aggiustamenti strutturali senza un quadro normativo chiaro. La sfida ora รจ trasformare le promesse in meccanismi operativi trasparenti, soprattutto in vista dellโ€™obiettivo AGI che rimane, almeno sulla carta, al centro della missione.

Batteria nucleare BV100: energia per 50 anni in una moneta

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Nel panorama delle innovazioni energetiche, la BV100 di Betavolt rappresenta un salto tecnologico che promette di ridefinire il concetto stesso di alimentazione per dispositivi elettronici. Questa batteria nucleare, grande quanto una moneta, รจ in grado di generare energia ininterrottamente per 50 anni senza necessitร  di ricarica o manutenzione, aprendo scenari inediti per il futuro di dispositivi medici, sensori IoT, robotica e molto altro.

La BV100 รจ una batteria nucleare sviluppata dalla startup cinese Beijing Betavolt New Energy Technology. Misura appena 15 x 15 x 5 millimetri, meno di una moneta, e produce 100 microwatt a 3 volt, sufficienti per alimentare dispositivi a bassissimo consumo per decenni. Il cuore della tecnologia รจ il nickel-63, un isotopo radioattivo che, durante il suo decadimento, rilascia elettroni (particelle beta) che vengono convertiti in elettricitร  grazie a speciali semiconduttori in diamante sintetico.

Come funziona la batteria nucleare?

Il funzionamento si basa sul principio della batteria betavoltaica. Il nickel-63 ha unโ€™emivita di circa 100 anni e, nel suo processo di decadimento, emette elettroni che attraversano due strati di diamante sintetico, spessi appena 10 micron, posti ai lati di una lamina di nickel-63 spessa 2 micron. Questi semiconduttori di diamante, sviluppati appositamente da Betavolt, catturano lโ€™energia degli elettroni e la trasformano in corrente elettrica continua.

La struttura modulare della BV100 consente di combinare piรน unitร  in serie o parallelo, aumentando cosรฌ la potenza e la capacitร  complessiva del sistema. Questo significa che, in futuro, sarร  possibile assemblare batterie piรน potenti semplicemente affiancando piรน moduli BV100.

Vantaggi rispetto alle batterie tradizionali

I vantaggi della BV100 rispetto alle batterie chimiche convenzionali sono molteplici:

  • Durata estrema: fino a 50 anni senza necessitร  di ricarica o sostituzione.
  • Densitร  energetica: oltre 10 volte superiore rispetto alle batterie agli ioni di litio ternarie, con una densitร  di 3.300 mWh per grammo.
  • Affidabilitร  in condizioni estreme: funziona da -60ยฐC a +120ยฐC, senza rischio di surriscaldamento, incendio o esplosione.
  • Sicurezza ambientale: il nickel-63 si trasforma in rame stabile al termine del ciclo di vita, eliminando rischi di contaminazione e semplificando lo smaltimento.
  • Assenza di manutenzione: una volta installata, la batteria non richiede alcun intervento per tutta la sua durata.

Applicazioni attuali e potenziali

La potenza attuale della BV100 (100 microwatt) รจ ideale per dispositivi a bassissimo consumo, come:

  • Pacemaker e impianti medici: la BV100 puรฒ alimentare pacemaker, stimolatori neurali e sensori impiantabili per tutta la vita del paziente, eliminando la necessitร  di interventi chirurgici per la sostituzione delle batterie.
  • Sensori IoT e ambientali: dispositivi per il monitoraggio ambientale, sensori industriali e tag di tracciamento possono funzionare per decenni anche in luoghi remoti o difficili da raggiungere, senza necessitร  di sostituzione della batteria.
  • Micro-robotica e MEMS: la BV100 puรฒ alimentare micro-robot, droni miniaturizzati e sistemi micro-elettromeccanici (MEMS) per missioni di lunga durata, anche in ambienti ostili.
  • Applicazioni aerospaziali e militari: la robustezza e la longevitร  rendono la BV100 ideale per sonde spaziali, sensori remoti e dispositivi militari che devono operare senza manutenzione per decenni.

Nonostante le sue straordinarie caratteristiche, la BV100 non รจ ancora adatta ad alimentare dispositivi ad alto consumo come smartphone, laptop o veicoli elettrici. Attualmente, la potenza erogata รจ solo lo 0,01% di quella richiesta da un telefono cellulare moderno. Tuttavia, Betavolt sta giร  lavorando a versioni piรน potenti: entro il 2025 รจ prevista una batteria da 1 watt, che potrebbe aprire la strada a nuove applicazioni, dai droni a lunga autonomia ai dispositivi elettronici portatili.

La modularitร  della BV100 permette, in teoria, di combinare piรน unitร  per ottenere batterie piรน grandi e potenti. Questo approccio potrebbe rendere possibile, in futuro, lโ€™alimentazione di dispositivi piรน energivori, a patto di superare le attuali barriere tecnologiche e normative.

Sicurezza e impatto ambientale

Uno degli aspetti piรน discussi delle batterie nucleari รจ la sicurezza. La BV100 affronta il problema con una progettazione che prevede un contenitore sigillato, in grado di schermare le radiazioni e proteggere sia lโ€™utente sia lโ€™ambiente circostante. Il nickel-63 emette particelle beta, che sono facilmente schermabili e non penetrano la pelle umana. Inoltre, la batteria non si surriscalda, non esplode e non si degrada nel tempo, offrendo un livello di sicurezza superiore rispetto alle batterie chimiche tradizionali.

Dal punto di vista ambientale, la BV100 rappresenta un passo avanti verso la sostenibilitร : al termine del ciclo di vita, il nickel-63 si trasforma in rame stabile, eliminando la necessitร  di costosi processi di riciclo e riducendo la produzione di rifiuti elettronici. Questo aspetto รจ particolarmente rilevante in settori come quello medico, dove la sostituzione delle batterie comporta rischi e costi elevati.

Un cambio di paradigma per lโ€™energia portatile

La commercializzazione della BV100 segna un punto di svolta nel settore delle batterie. Per la prima volta, una batteria nucleare entra in produzione di massa e si prepara a rivoluzionare il modo in cui alimentiamo i dispositivi elettronici. La possibilitร  di avere energia costante per 50 anni senza ricarica o manutenzione apre scenari inediti per la progettazione di dispositivi miniaturizzati, affidabili e autonomi.

Betavolt ha giร  ottenuto riconoscimenti in Cina e sta depositando brevetti internazionali, mentre la concorrenza globale si prepara a rispondere con soluzioni simili. La corsa alla miniaturizzazione e alla longevitร  delle batterie nucleari รจ appena iniziata, e il successo della BV100 potrebbe ispirare nuove tecnologie e applicazioni in settori oggi impensabili.

La BV100 di Betavolt rappresenta una delle innovazioni piรน promettenti nel campo dellโ€™energia portatile. Pur con i suoi limiti attuali in termini di potenza, la sua durata, sicurezza e densitร  energetica la rendono una candidata ideale per rivoluzionare settori come la medicina, lโ€™IoT, la robotica e lโ€™esplorazione spaziale. Se le versioni future manterranno le promesse di maggiore potenza, potremmo davvero assistere a un futuro in cui la ricarica dei dispositivi sarร  solo un ricordo del passato.

Australia: Albanese scrive la storia

Anthony Albanese entra nei libri di storia come il primo premier australiano in due decenni a conquistare un secondo mandato consecutivo, strappando 89 seggi sui 150 della Camera. Un trionfo inatteso per il leader laburista, che ribalta i pronostici dopo un anno segnato da rating di approvazione ai minimi storici (31%) e proteste per il carovita.

La tempesta perfetta per Dutton

Peter Dutton, volto storico dei Liberali, subisce un doppio smacco: il crollo della coalizione a 41 seggi e la perdita del collegio di Dickson, roccaforte conservatrice dal 2001. Analisti di Redbridge Group parlano di “tsunami progressista”, con swing del 7.5% contro i liberali a Adelaide e il crollo in Tasmania. Unico spiraglio: Dan Tehan resiste nel Victoria rurale con un +0.6%.

L’ombra di Trump e il referendum fantasma

Il “fattore Trump” emerge come chiave di volta: il 55.94% degli elettori ha punito l’opposizione per le similitudini con le politiche protezionistiche dell’ex presidente USA. Nonostante la vittoria, Albanese porta le cicatrici del fallito referendum del 2023 per il riconoscimento costituzionale degli aborigeni, definito “ferita ancora aperta” dalla BBC5.
Con l’adesione al patto AUKUS e al Quad, Canberra consolida il ruolo di avamposto USA nell’Indo-Pacifico. In campagna elettorale, Albanese ha cavalcato i successi sul fronte interno: +2.1% di consensi rispetto al 20223, taglio dei costi dei farmaci e 120mila case popolari costruite. “Affronteremo l’incertezza globale con valori australiani: equitร , ambizione, opportunitร  per tutti”, ha dichiarato il premier nel discorso della vittoria8.

Tony Abbott, ex premier conservatore, ammette: “Gli australiani non vogliono rompere la tradizione di concedere un secondo mandato”. Per i commentatori di SBS News, il crollo urbano della destra (sconfitta in 17-18 seggi metropolitani) segna una “crisi identitaria”. Dutton, assumendosi ogni responsabilitร , ha annunciato dimissioni imminenti: “รˆ tempo di nuovi leader”. Intanto, il Labor punta a riforme climatiche piรน aggressive e a un nuovo piano per l’acquisto della prima casa.

Accordo Usa – Ucraina. Una nuova linea geopolitica

Il commento. Di Alessandro Trizio

L’accordo siglato tra Stati Uniti e Ucraina รจ un passo imponente per la geopolitica europea. Stati Uniti e Russia ora, di fatto, si sono divise il Paese di Zelensky. Le terre contese andranno sicuramente alla Russia, il resto sarร  in mano alle multinazionali americane, per contratto.

L’Europa รจ marginalizzata, quasi succube ormai delle mosse di Trump. Non riesce nemmeno a commentare in modo unitario l’accaduto e tutte le promesse e le strette di mano dei Paesi del vecchio continente verso Kiev sono state superate e irrise dall’accordo portato a compimento dopo la riunione in Vaticano.

L’Europa รจ sotto scacco politico. E non pare avere la forza di rialzarsi.


Il 30 aprile 2025, nel pieno delle tensioni internazionali e a guerra ancora aperta nel cuore dellโ€™Europa orientale, Washington e Kiev hanno firmato un accordo che potrebbe segnare un cambio di paradigma nella gestione delle risorse strategiche globali.

Da una parte, gli Stati Uniti ottengono accesso privilegiato ai giacimenti ucraini di litio, titanio e terre rare. Dallโ€™altra, lโ€™Ucraina riceve un impegno multimiliardario per finanziare la sua ricostruzione. A siglare lโ€™intesa sono stati Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, e Volodymyr Zelensky, presidente di un Paese ancora segnato da bombardamenti, sfollamenti e crisi economica.

Dietro lโ€™apparente equilibrio dellโ€™accordo si nascondono mesi di negoziati difficili, tensioni politiche e clausole che, per alcuni osservatori, pongono piรน interrogativi che certezze. Lโ€™annuncio, accolto con entusiasmo ufficiale da entrambe le capitali, ha provocato una reazione a catena che tocca Mosca, Bruxelles e Pechino, con implicazioni che vanno ben oltre i confini dellโ€™Ucraina.

La lunga strada verso unโ€™intesa

Le trattative sono iniziate nel febbraio 2025. I primi incontri sono stati tuttโ€™altro che concilianti. La proposta iniziale della Casa Bianca prevedeva una sorta di compensazione per gli aiuti militari forniti a Kiev dal 2022, stimati in oltre 83 miliardi di dollari. La contropartita richiesta da Washington consisteva nella cessione di diritti estrattivi su vaste aree del territorio ucraino. Una proposta giudicata inaccettabile dal governo di Zelensky, che ha inizialmente alzato un muro. Il confronto ha rischiato piรน volte di bloccarsi del tutto.

A sbloccare la situazione รจ stato un episodio tanto insolito quanto simbolico: lโ€™incontro tra i due leader durante i funerali di Papa Francesco a Roma, il 15 aprile. Trump, sotto pressione interna per le future elezioni di mid-term, ha mostrato maggiore flessibilitร . Le sue richieste si sono ammorbidite, e la versione finale dellโ€™accordo ha escluso ogni riferimento agli aiuti pregressi, concentrandosi su una collaborazione futura.

Fondamentale per Kiev รจ stato il supporto dello studio legale britannico Hogan Lovells, incaricato di difendere lโ€™interesse nazionale nella stesura del testo. La loro presenza al tavolo negoziale รจ stata determinante per bilanciare lโ€™asimmetria di forza tra le due parti, garantendo che lโ€™Ucraina mantenesse la titolaritร  delle proprie risorse e una voce decisionale nella gestione del nuovo fondo congiunto.

Un fondo comune per la ricostruzione

Il cuore dellโ€™accordo รจ la creazione del Fondo di Investimento Stati Uniti-Ucraina, sigla USUF, una struttura paritetica che fungerร  da leva finanziaria per la ricostruzione del Paese. Il fondo sarร  alimentato sia da nuovi aiuti americani, anche di natura militare, sia dai futuri profitti derivanti dallo sfruttamento delle risorse energetiche e minerarie. I ricavi generati nei primi dieci anni non saranno distribuiti, ma reinvestiti esclusivamente in progetti sul territorio ucraino. Solo a partire dal 2035, eventuali utili verranno suddivisi tra i due partner in modo equo.

Il testo dellโ€™intesa garantisce allโ€™Ucraina la proprietร  del sottosuolo e il diritto esclusivo di decidere dove e cosa estrarre. Gli Stati Uniti, pur non diventando proprietari diretti delle risorse, godranno perรฒ di un accesso privilegiato a nuovi progetti minerari e avranno corsie preferenziali nelle gare per la realizzazione di infrastrutture estrattive e di trasformazione. Questo significa che le grandi multinazionali americane potranno consolidare la loro presenza industriale in Ucraina in settori strategici come quello delle batterie, delle turbine eoliche, dellโ€™aerospazio.

Lโ€™accordo rappresenta per Washington unโ€™occasione per ridurre la propria dipendenza dalla Cina, attualmente principale fornitore di terre rare, e per guadagnare un vantaggio competitivo nella corsa globale alle risorse che alimentano la transizione energetica e digitale. Allo stesso tempo, Kiev spera di accelerare la ripresa economica attraverso investimenti diretti che non compromettano la sovranitร  nazionale.

Prima della guerra, lโ€™Ucraina disponeva di oltre ventimila giacimenti contenenti 116 minerali diversi. Il Paese detiene circa il 7% delle riserve mondiali di titanio e possiede abbastanza litio da alimentare la produzione annuale di milioni di veicoli elettrici. Tuttavia, il conflitto ha compromesso lโ€™accessibilitร  di gran parte di queste risorse. Circa il 40% dei giacimenti si trova in aree ancora occupate o contese dalla Russia.

Le stime del governo ucraino valutano il potenziale economico dei giacimenti sotto controllo statale in oltre 12.000 miliardi di dollari. Una cifra enorme, che alcuni esperti considerano ottimistica, ma che spiega lโ€™interesse crescente delle potenze occidentali. Tra i materiali piรน ambiti ci sono il neodimio, essenziale per la produzione di magneti ad alte prestazioni, il germanio, utilizzato in fibre ottiche e satelliti, e il cobalto, fondamentale per la fabbricazione di batterie.

A Kiev, lโ€™accordo รจ stato accolto con toni trionfalistici. Il premier Denys Shmyhal ha parlato di una vittoria diplomatica, sottolineando che nessuna risorsa รจ stata ceduta e che ogni progetto resterร  sotto giurisdizione ucraina. Tuttavia, alcune voci critiche allโ€™interno del Parlamento mettono in guardia sullโ€™assenza di garanzie in materia di sicurezza. Senza un impegno militare concreto da parte americana, le infrastrutture minerarie restano esposte a possibili attacchi russi.

Dalla Russia, le reazioni sono state caustiche. Dmitri Medvedev ha ironizzato dicendo che finalmente Kiev ha iniziato a pagare lโ€™affitto agli Stati Uniti. Ma dietro il sarcasmo, il Cremlino ha fatto sapere che considererร  illegittimo qualsiasi sfruttamento di risorse situate in territori contesi, lasciando intendere che non escluderร  ritorsioni.

In Europa, lโ€™accordo ha generato un malessere silenzioso. Nessuna dichiarazione ufficiale รจ arrivata da Bruxelles, nonostante lโ€™Unione Europea avesse siglato un patto simile con Kiev giร  nel 2021. Dietro le quinte, perรฒ, i diplomatici europei ammettono che lโ€™UE รจ stata scavalcata e che ora dovrร  competere ad armi spuntate per ottenere accesso a quelle stesse risorse.

Un equilibrio instabile

Se per Kiev lโ€™accordo rappresenta unโ€™opportunitร  concreta di attrarre capitali e accelerare la ricostruzione, non mancano i rischi. La dipendenza dagli investimenti americani potrebbe rivelarsi unโ€™arma a doppio taglio nel caso in cui lโ€™amministrazione statunitense decidesse di rallentare o rivedere il proprio impegno. La gestione dei fondi richiederร  inoltre meccanismi di controllo estremamente rigorosi, in un Paese ancora afflitto da problemi strutturali legati alla corruzione.

Per Washington, invece, si tratta di una mossa strategica a basso costo politico: accedere a risorse chiave senza dover schierare truppe, rafforzando nel contempo la propria influenza su una regione che rappresenta un crocevia energetico, militare e tecnologico.

Il fondo USUF opererร  come un fondo sovrano, con una commissione bilaterale incaricata di selezionare i progetti. Le prime iniziative sono giร  in cantiere. Un impianto per la lavorazione del titanio a Dnipro, sviluppato in collaborazione con Boeing, e una raffineria di terre rare nella regione di Leopoli, sostenuta da Lockheed Martin, sono state indicate come prioritร  dal Dipartimento di Stato americano.

Lโ€™assenza di garanzie militari, voluta da Trump per non compromettere eventuali margini di trattativa con Putin, rappresenta lโ€™elemento piรน fragile dellโ€™intera architettura. In un contesto ancora segnato dallโ€™instabilitร  e dalla minaccia russa, il patto espone Kiev a potenziali rischi proprio nei settori chiave per la ricostruzione.

Nel frattempo, lโ€™Europa osserva con crescente preoccupazione. I 50 miliardi promessi da Bruxelles per la ricostruzione rischiano di sembrare un contributo accessorio rispetto alla portata del progetto americano. I vantaggi accordati alle imprese statunitensi potrebbero marginalizzare lโ€™industria europea e ricalibrare le dinamiche del mercato continentale.

Lโ€™accordo tra Stati Uniti e Ucraina รจ una scommessa ambiziosa. Nessuna miniera รจ stata venduta, nessun contingente militare รจ stato promesso. Ma con questa firma, Kiev e Washington hanno tracciato una nuova rotta. Sta ora alla geopolitica, e agli eventi futuri, stabilire se sarร  un sentiero di rinascita o una trappola camuffata da opportunitร .

RFDEW, la nuova arma a spalla che abbatte sciami di droni

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Negli ultimi anni, il volto della guerra รจ stato profondamente trasformato dallโ€™avvento dei droni, strumenti che hanno rivoluzionato tattiche, strategie e logiche di combattimento. Il conflitto in Ucraina, in particolare, rappresenta il laboratorio piรน avanzato e drammatico di questa nuova era: qui i droni non sono piรน solo strumenti di ricognizione, ma veri e propri protagonisti delle operazioni offensive e difensive, impiegati in quantitร  e con livelli di sofisticazione mai visti prima.

Lโ€™escalation: droni sempre piรน numerosi e sofisticati

La guerra tra Russia e Ucraina ha raggiunto un nuovo livello di intensitร  tecnologica. Gli attacchi con droni sono cresciuti in maniera esponenziale: solo nel marzo 2025 sono stati lanciati oltre 4.000 droni Shahed-136/Geran-2 di fabbricazione russa, segnando un incremento di oltre il 1.100% rispetto allโ€™anno precedente. La produzione di droni in Russia รจ in costante aumento, con lโ€™obiettivo di arrivare a 15.000 unitร  allโ€™anno. Anche lโ€™Ucraina ha investito massicciamente nello sviluppo di droni a lungo raggio e nellโ€™integrazione di intelligenza artificiale, puntando su sistemi in grado di operare in sciame e di adattarsi alle contromisure elettroniche nemiche.

Questa escalation ha portato a una vera e propria โ€œguerra dei robotโ€, dove le macchine, spesso coordinate da algoritmi di intelligenza artificiale, si scontrano direttamente sul campo, riducendo lโ€™impiego di soldati umani e cambiando la psicologia stessa del combattimento. Le missioni dei droni spaziano dalla sorveglianza al combattimento diretto, passando per attacchi suicidi e operazioni di disturbo sulle infrastrutture critiche.

Lโ€™impatto operativo e psicologico

Lโ€™uso massiccio dei droni ha imposto un cambio di paradigma alle forze armate di tutto il mondo. Come sottolineato dal generale Carmine Masiello, capo di Stato maggiore dellโ€™Esercito italiano, โ€œi droni hanno trasformato il campo di battaglia in uno scenario non permissivo, anche dal punto di vista psicologicoโ€. La minaccia puรฒ arrivare da qualsiasi direzione e in qualsiasi momento, rendendo obsolete molte delle tradizionali strategie di difesa.

La capacitร  di lanciare sciami di droni โ€“ decine o centinaia di unitร  coordinate tra loro โ€“ rappresenta una sfida senza precedenti per le difese convenzionali. Nessuna industria occidentale, ad oggi, รจ pronta a reggere i ritmi produttivi e operativi di Russia e Ucraina, che insieme possono mettere in campo decine di migliaia di droni ogni mese.

Di fronte a questa minaccia, la ricerca di contromisure efficaci รจ diventata una prioritร  assoluta. Se le armi balistiche tradizionali (come mitragliatrici o fucili anti-drone) sono efficaci solo a corto raggio e contro singoli bersagli, la vera rivoluzione arriva dalle nuove armi elettroniche a energia diretta, in particolare quelle a onde radio e microonde.

Cosโ€™รจ unโ€™arma elettronica a spalla anti-drone

Si tratta di dispositivi portatili, gestibili da un singolo operatore, che emettono impulsi di energia elettromagnetica (radiofrequenza o microonde) diretti verso il drone bersaglio. Lโ€™obiettivo รจ interferire con i circuiti elettronici del drone, mandandolo fuori uso senza doverlo necessariamente distruggere fisicamente.

Principio di funzionamento

  • Emissione di onde radio o microonde: Lโ€™arma genera un fascio di energia diretta, che puรฒ essere puntato su uno o piรน droni nel raggio dโ€™azione.
  • Interferenza elettronica: Le onde ad alta frequenza penetrano nei circuiti del drone, provocando malfunzionamenti, blackout dei sistemi di controllo e navigazione, o addirittura la distruzione fisica dei componenti elettronici.
  • Neutralizzazione istantanea: Lโ€™effetto รจ pressochรฉ immediato: il drone puรฒ perdere il controllo, cadere a terra o diventare inoffensivo, anche se opera in modalitร  autonoma o con sistemi anti-jamming avanzati.

Il sistema RFDEW britannico

Uno dei sistemi piรน avanzati รจ il Radio Frequency Directed Energy Weapon (RFDEW), sviluppato nel Regno Unito. Questo dispositivo puรฒ essere montato su veicoli o utilizzato da terra, ha una portata fino a 1 km (con sviluppi in corso per estenderla) e puรฒ colpire simultaneamente piรน droni, risultando particolarmente efficace contro gli sciami.

Caratteristiche salienti:

  • Costo per colpo bassissimo: Ogni โ€œcolpoโ€ costa circa 0,12 euro, rendendo il sistema estremamente economico rispetto ai missili tradizionali.
  • Gestione semplificata: Puรฒ essere operato da una sola persona, grazie a un alto livello di automazione.
  • Versatilitร : Puรฒ essere utilizzato per difendere basi, infrastrutture critiche e convogli mobili.
  • Effetto immediato: Lโ€™arma รจ in grado di neutralizzare bersagli in pochi istanti, anche in caso di attacchi multipli e coordinati.

Il cannone a microonde โ€œThorโ€ degli Stati Uniti

Negli Stati Uniti, lโ€™aeronautica militare sta testando il sistema Thor (Tactical High-power Operational Responder), un cannone a microonde in grado di coprire un raggio di 360 gradi e una portata di circa 10 chilometri. Il sistema puรฒ abbattere sciami di droni surriscaldando i loro circuiti elettronici, rendendo inutilizzabili telecamere, sensori e sistemi di navigazione. Il Thor รจ montato su una piattaforma mobile e puรฒ essere messo in funzione da due operatori in poche ore.

Dispositivi ancora piรน compatti, trasportabili anche da singoli operatori, in grado di concentrare il fascio di microonde con grande precisione, minimizzano i rischi di danni collaterali alle infrastrutture civili.

Vantaggi rispetto alle armi tradizionali

CaratteristicaArmi elettroniche a spallaArmi balistiche anti-droneSistemi laser anti-drone
Portata1-10 km (in evoluzione)50-100 m1-3 km
Numero bersagliMultipli/sciamiSingoloSingolo
Costo per ingaggioEstremamente bassoMedioAlto
Rischio danni collateraliBasso/moderatoAlto (proiettili dispersi)Moderato
LogisticaElevata portabilitร PortatileInstallazione fissa

Le armi elettroniche a spalla si distinguono per la capacitร  di ingaggiare piรน bersagli contemporaneamente, il costo operativo ridotto e la rapiditร  di risposta. Sono quindi ideali per difendere aree vaste e sensibili da attacchi improvvisi e massicci di droni.

Il futuro della difesa: una corsa allโ€™innovazione

La guerra dei droni รจ solo allโ€™inizio. Con la diffusione di tecnologie sempre piรน sofisticate e la produzione di massa di droni a basso costo, la necessitร  di difese efficaci, economiche e scalabili รจ destinata a crescere. Le armi elettroniche a spalla rappresentano la risposta piรน promettente a questa sfida: strumenti che, grazie alla combinazione di ricerca scientifica, innovazione industriale e adattamento operativo, stanno giร  cambiando lโ€™equilibrio sul campo di battaglia.

Come sottolinea il Ministero della Difesa britannico, โ€œla guerra in Ucraina ci ha mostrato lโ€™importanza di schierare sistemi senza equipaggio, ma dobbiamo essere in grado di difenderci anche da essiโ€. Lโ€™evoluzione delle armi elettroniche anti-drone รจ la risposta concreta a questa nuova minaccia, e nei prossimi anni vedremo probabilmente una diffusione sempre piรน capillare di questi sistemi, non solo nei conflitti ad alta intensitร , ma anche nella protezione di infrastrutture civili e strategiche in tutto il mondo.

La morte del Papa: rituali, simboli e transizione del potere

La morte di un pontefice attiva un protocollo millenario, caratterizzato da rituali simbolici e procedure amministrative precise. Al centro di questo processo si trova il camerlengo, attualmente il cardinale Kevin Farrell, il cui ruolo รจ cruciale nel garantire una transizione ordinata durante la Sede Vacante.

Conferma della morte e gestione dei simboli

Il camerlengo verifica ufficialmente il decesso, un atto un tempo scandito dal martelletto dโ€™argento battuto tre volte sulla fronte del papa mentre lo si chiamava per nome. Oggi la procedura รจ semplificata: un medico certifica la morte, sostituendo il gesto antico con lโ€™apposizione di un velo bianco sul volto del defunto. Segue la distruzione dellโ€™Anello del Pescatore โ€“ simbolo dellโ€™autoritร  papale โ€“ e del sigillo di piombo, atti che impediscono falsificazioni e sanciscono la fine del pontificato.

Preparativi per lโ€™esposizione pubblica

Il camerlengo, assistito da tre cardinali elettori sotto gli 80 anni, coordina il trasferimento della salma nella Basilica di San Pietro per lโ€™esposizione pubblica. La residenza privata del papa viene sigillata, e lโ€™accesso รจ limitato fino allโ€™elezione del successore. Il corpo, rivestito con i paramenti pontifici (mitria bianca, casula rossa e pallio), rimane esposto per tre giorni, durante i quali รจ vietato fotografarlo senza autorizzazione.

Le congregazioni generali e il conclave

I cardinali giunti a Roma partecipano a riunioni quotidiane (congregazioni generali) per delineare il profilo ideale del nuovo pontefice e gestire questioni urgenti. Tradizionalmente, il conclave inizia dopo un periodo di lutto di 15 giorni, ma dal 1996 la costituzione Universi Dominici Gregis permette di anticiparlo, previo accordo tra i porporati. Durante la Sede Vacante, il camerlengo amministra lo Stato Vaticano, mentre il Collegio Cardinalizio assume temporaneamente il governo spirituale della Chiesa.

Il novendiale e i funerali

Il lutto ufficiale include il novendiale, nove giorni di messe funebri celebrate dopo la sepoltura, fissata tra il quarto e il sesto giorno dal decesso. I funerali solenni in San Pietro coinvolgono delegazioni internazionali e precedono la tumulazione nelle Grotte Vaticane, dove la bara รจ accompagnata da 60 medaglie (oro, argento e rame) a simboleggiare lโ€™uguaglianza nella morte.

Questo intricato intreccio di tradizione e modernitร  riflette la continuitร  della Chiesa cattolica, bilanciando il rispetto per il defunto con la necessitร  di preparare il futuro sotto una nuova guida.

Israele prepara un possibile attacco allโ€™Iran

Mentre a Roma continua il difficile dialogo tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare di Teheran, Israele intensifica le valutazioni su un possibile attacco mirato contro le infrastrutture atomiche iraniane. Secondo fonti israeliane e occidentali citate da Reuters, la leadership di Tel Aviv non ha mai escluso del tutto questa ipotesi, e anzi lโ€™eventualitร  di una โ€œazione limitataโ€ potrebbe concretizzarsi entro lโ€™estate. Il presidente americano Donald Trump ha chiarito al premier Benjamin Netanyahu che, almeno per ora, Washington non intende appoggiare unโ€™operazione militare, ma Israele sembra pronta ad agire anche senza il sostegno diretto degli Stati Uniti.

Opzioni militari sul tavolo

Negli ultimi mesi, Israele ha sottoposto a Washington una serie di scenari operativi, che vanno dai bombardamenti aerei a operazioni di commando, con lโ€™obiettivo di ritardare significativamente โ€“ anche di oltre un anno โ€“ lo sviluppo della capacitร  nucleare iraniana. A differenza dei piani passati, le opzioni attualmente considerate sarebbero di portata piรน ristretta, in modo da contenere i rischi di escalation e ridurre la necessitร  di appoggio logistico americano.

Fonti interne suggeriscono che lโ€™intelligence israeliana sta monitorando costantemente la vulnerabilitร  dei siti iraniani come Natanz e Fordow. Tuttavia, le strutture sono fortemente fortificate nel sottosuolo e Israele non dispone delle bombe โ€œbunker busterโ€ necessarie per distruggerle completamente. Ciรฒ fa ipotizzare unโ€™operazione volta piรน a โ€œguadagnare tempoโ€ che a smantellare del tutto il programma atomico.

Le resistenze di Washington

La Casa Bianca, sia sotto la presidenza Trump che con lโ€™amministrazione Biden, ha mantenuto una linea prudente, sostenendo che un attacco militare senza una strategia politica solida rischierebbe solo di rafforzare la posizione iraniana. Inoltre, fonti del Pentagono sottolineano che senza un coinvolgimento diretto degli USA, lโ€™efficacia dellโ€™azione sarebbe limitata e le conseguenze imprevedibili, specie se Teheran decidesse di rispondere colpendo obiettivi israeliani o americani nella regione.

Israele avrebbe anche chiesto garanzie sul supporto statunitense in caso di ritorsioni iraniane, soprattutto alla luce delle tensioni con gruppi alleati di Teheran come Hezbollah, ancora attivi al confine nord e giร  coinvolti in scontri a bassa intensitร .

Diplomazia in stallo

Nonostante la retorica bellicosa, la diplomazia resta ufficialmente sul tavolo. A Roma รจ in programma un secondo round di colloqui tra delegazioni statunitensi e iraniane, ma il clima รจ teso. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Israele di sabotare ogni tentativo di accordo, ribadendo che Teheran non intende dotarsi di armi nucleari e chiedendo la rimozione immediata delle sanzioni come condizione per qualsiasi compromesso.

Da parte israeliana, Netanyahu continua a richiamarsi al โ€œmodello libicoโ€, ovvero allo smantellamento totale del programma nucleare sotto verifica internazionale. Una posizione che lโ€™Iran considera inaccettabile, vedendola come unโ€™umiliazione strategica.

Escalation possibile nei prossimi mesi

Un alto funzionario israeliano ha dichiarato che โ€œla finestra per agire si sta chiudendoโ€, lasciando intendere che Tel Aviv voglia colpire prima che Teheran possa ripristinare completamente le proprie difese o compiere significativi passi avanti verso la soglia nucleare.

In questo contesto, il rischio di unโ€™escalation regionale resta elevato. Qualsiasi azione militare contro lโ€™Iran potrebbe avere effetti a catena su tutto il Medio Oriente, coinvolgendo attori come Hezbollah, Hamas, le milizie sciite irachene e perfino le forze americane presenti nella regione.

In sintesi, Israele รจ pronta a colpire se riterrร  che la diplomazia non offra risultati credibili. Ma ogni decisione, militare o diplomatica, si muove in un equilibrio precario tra deterrenza, alleanze e lโ€™ombra concreta di una guerra su larga scala.