23 Giugno 2026
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Iliad, l’operatore telefonico conquista l’Italia. Un paradiso che non durerร 

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L’operatore telefonico francese Iliad ha scatenato il putiferio sul mercato italiano esordendo con una offerta e delle tariffe talmente economiche da sembrare irreale. E si รจ conquistata in pochissimo tempo una grande fetta del mercato. Come tutte le operazioni ad alto rischio, Alground dedica uno speciale per capire chi รจ questa compagnia, e cosa vuole ottenere nel mercato del nostro paese.

La legge italiana prevede che non possano esserci piรน di 4 operatori telefonici del nostro paese. Il primo รจ TIM, seguito dalla Vodafone mentre Wind e Tre si sono fusi nel 2016 dando vita ad una sola azienda. Ebbene, il quarto posto mancante รจ stato recentemente e rapidamente occupato da Iliad.

Iliad, รจ un operatore francese fondato da Xavier Niel nel 1990 con base a Parigi, e la compagnia ha lanciato una operazione commerciale in grande stile promettendo di rivoluzionare il mercato.

Iliad, l’offerta e il piano che spacca il mercato mobile italiano

Effettivamente Iliad รจ scesa in campo con un’offerta di 30 gigabyte su rete 4G+, chiamate ed SMS senza limiti a โ‚ฌ5,99 al mese. Il CEO della compagnia, Benedetto Levi, un ragazzo di 29 anni, ha annunciato l’offerta in una conferenza stampa a Milano, sottolineando che la loro proposta รจ 5 volte piรน economica rispetto alle offerte di tutti i loro rivali e aggiungendo che questo tipo di proposta sarebbe stata valida per il primo milione di clienti che si sarebbero iscritti ad Iliad.

Il piano include anche chiamate illimitate per oltre 60 destinazioni internazionali e 2 Gigabyte di roaming dati in tutta Europa. La SIM card di Iliad costa โ‚ฌ9,99 e puรฒ essere acquistata in uno dei 100 Store Iliad distribuiti in tutto il territorio nazionale. L’operatore ha anche avuto l’idea di posizionare delle macchinette automatiche che distribuiscono la SIM card chiamate “SimBox”.

L’offerta di Iliad รจ quindi decisamente al di sotto dei prezzi usuali che si praticano in Italia: secondo l’ultima ricerca di Telecompaper il prezzo medio di una SIM con piรน di 1000 minuti e 10 gigabyte al mese si attesta sui โ‚ฌ23, almeno nel primo quadrimestre del 2018.

Benedetto Levi, CEO di Iliad, durante la presentazione dell’offerta che ha consentito di conquistare 300mila cliente il primo mese di attivitร 

Durante la presentazione dell’offerta Iliad, Levi ha anche riproposto il piano di trasparenza nei confronti dei consumatori puntando sul fatto che l’offerta รจ estremamente semplice e non ha costi nascosti, rispondendo indirettamente all’autoritร  antitrust AGCOM che aveva giร  avvisato i principali operatori italiani di rimanere sull’attenti in merito alle ultime offerte. Levi si รจ difeso e ha anche contrattaccato. “Nell’ultimo anno – ha spiegato – i principali operatori italiani hanno realizzato un profitto di 4 miliardi con trucchi e pubblicitร  ingannevoli. E’ il momento di dire basta, girare pagina e accettare la rivoluzione di Iliad“.

Per poter operare sul mercato italiano Iliad ha giร  speso 450 milioni di euro in licenze, anche se lo scorso marzo il presidente della compagnia Maxim Lombardini ha annunciato di voler investire in totale un miliardo di euro a fronte dei 314 giร  spesi, pubblicitร  inclusa. Inoltre la mossa strategica di Iliad รจ stata quella di realizzare un accordo con la rete Wind Tre per fornire copertura mobile a livello nazionale appoggiandosi alla infrastruttura dell’operatore italiano giร  presente.

Al momento del lancio, il fondatore di Iliad, Xavier Niel ha annunciato chiaramente che l’obiettivo della compagnia era di raggiungere dal 10 al 15% del mercato mobile italiano attraverso delle offerte estremamente aggressive e competitive e di volerlo fare il prima possibile.

Iliad. La reazione degli concorrenti e la pubblicitร  ingannevole

Sembra che l’operazione sia riuscita: Iliad ha registrato 300 mila clienti nel solo primo mese di attivitร , secondo le stime della banca tedesca Berenberg. Il che porta la Iliad ad essere attiva in 4 nazioni: Francia con il nome di Free, Svizzera con il nome di Salt, Irlanda sotto il marchio Air e Iliad in Italia.

Nel frattempo il nuovo quarto operatore italiano piรน potente, ha completato l’allacciamento con la infrastruttura Wind Tre. In realtร  sul fronte dei mercati la Iliad ha conosciuto tanta incertezza. Un’azione Iliad valeva circa โ‚ฌ235 nel maggio del 2017 e la pressione che hanno esercitato sul mercato mobile italiano l’ha fatta scendere sui โ‚ฌ130. Dall’inizio del 2018 il valore รจ sceso del 31% mentre gli altri operatori, “vittime” di questa nuova entrata del mercato hanno registrato abbassamenti piรน contenuti come il 21% di Vodafone o il 13% di TIM.

Negli ultimi tempi perรฒ Iliad ha conosciuto un naturale rimbalzo, dal momento che gli investitori si aspettano un riposizionamento delle offerte e una sorta di pace con l’antitrust italiano.

L’operazione di Iliad non ha ovviamente fatto dormire sonni tranquilli agli altri operatori, che hanno risposto con delle offerte simili. La stessa 3 Italia, quella che da un lato gli ha concesso l’affitto della sua infrastruttura, ha infatti reagito lanciando il piano “3 Play 30 Special“che offre 30 Giga Byte su rete 4G, 1000 minuti di chiamate per โ‚ฌ5 al mese mentre la “Tre Play 30 illimitata web” costa โ‚ฌ7 al mese e offre 30 gigabyte di dati piรน chiamate illimitate. I costi di attivazione sono sui โ‚ฌ5 mentre la SIM card costa โ‚ฌ20 con 20 gigabyte di data inclusi.

Similmente anche TIM ha risposto con “Kena mobile” per recuperare una parte dei clienti e fidelizzare quelli giร  presenti. Kena offre 30 gigabyte con 1500 minuti di chiamate, 1500 SMS, 30 gigabyte di dati sulla rete TIM per 4, โ‚ฌ99 al mese, con โ‚ฌ5 di attivazione che vengono poi restituiti sotto forma diย  credito sulla scheda. Il piano รจ โ‚ฌ1 piรน conveniente rispetto all’offerta lancio di Iliad, a cui si aggiunge il fatto che Kena si appoggia alla piรน affidabile rete 3G della TIM.

Il blocco alla pubblicitร  Iliad

Ma in realtร  la controffensiva dei restanti operatori italiani non si รจ limitata alle offerte, ma ha toccato anche la legge. Vodafone e Telecom hanno infatti denunciato la Iliad al Giurรฌ per le comunicazioni, per pubblicitร  ingannevole. E la commissione ha dato loro ragione. Secondo le autoritร , Iliad offre una copertura generalizzata 4G+ quando in realtร  questo tipo di copertura non รจ cosรฌ espansa da poter essere considerato un vero e proprio punto di forza dell’offerta.

Inoltre, i โ‚ฌ9,99 del costo di attivazione non sarebbero stati adeguatamente comunicati durante la loro campagna pubblicitaria. Qualche critica รจ giunta anche sull’utilizzo dei dati, che tendenzialmente si fermerebbero prima di quelli dichiarati.

Per questo motivo Iliad รจ stata condannata ad interrompere immediatamente la diffusione degli spot e sospendere ogni affissione pubblicitaria cartacea nelle principali cittร  italiane. In alternativa Iliad avrร  la possibilitร  di sostituire i propri spot con altri messaggi pubblicitari piรน dettagliati e trasparenti.

Iliad ha risposto al provvedimento in maniera abbastanza piccata โ€œRispetto a quanto emerso in seguito al procedimento avviato da alcuni competitor relativo alla nostra campagna pubblicitaria, desideriamo innanzitutto sottolineare che i messaggi sostanziali che la caratterizzano sono stati verificati e accolti come trasparenti e corretti. – si legge nel comunicato – Sarร  ovviamente nostra premura rendere alcuni degli aspetti legati alle modalitร  di comunicazione dellโ€™offerta, ulteriormente chiari, oltre quanto giร  indicato nei nostri canali. Nonostante le incredibili azioni che i competitor continuano a mettere in atto da quando siamo entrati sul mercato, ci sembra opportuno cogliere queste occasioni come possibilitร  per chiarire ancora ai nostri utenti che agiamo in trasparenza e in unโ€™ottica di totale soddisfazione degli stessiโ€.

Iliad alla prova. Copertura, velocitร , portabilitร … e i primi difetti

Ma al di lร  delle logiche di mercato come funziona veramente Iliad? Qual รจ la sua copertura, velocitร  e roaming? รจ effettivamente efficiente? ci sono costi nascosti?

La realtร , per quanto riguarda la copertura รจ estremamente eterogenea: come detto, Iliad si appoggia completamente alla rete Wind Tre, quindi la sua copertura รจ esattamente la stessa di questo operatore. Se parliamo delle grandi cittร  la copertura รจ infatti assolutamente soddisfacente, anche se non arriva alla stessa stabilitร  della rete TIM.ย  Fuori dai grandi centri abitati invece la situazione dipende molto dalla zona, con alcune parti che sono addirittura piรน veloci rispetto alla concorrenza e altre dove รจ assolutamente deludente.

Per la velocitร  invece il discorso รจ piรน complesso perchรฉ entrano in gioco altri fattori, come per esempio i filtri che il singolo cliente puรฒ avere impostato sulla propria rete. Al momento attuale, posto cheย Iliad si attesta nella norma, la velocitร  รจ un punto sulla quale l’azienda non puรฒ evolvere piรน di tanto. Altro elemento simile, sul quale la compagnia francese ha ancora le mani legate, รจ certamente il supporto a piรน connessioni contemporanee, in quanto la fusione con l’infrastruttura Wind Tre, se dal un lato garantisce il funzionamento di base, non รจ stata definita ancora nel dettaglio, specie per le polemiche a livello di libertร  del mercato.

Iliad si difende bene su copertura e velocitร  e anche su portabilitร , ma deve lavorare sugli extra, sulle connessioni multiple e attenti al diritto di recesso

Un altro punto controverso รจ la quantitร  di traffico roaming dati disponibile all’estero. Inizialmente non si capiva se fossero 30 gigabyte piรน 2 o solamente due. Possiamo confermarvi, spulciando nel contratto di attivazione che รจ notevolmente piรน sottile rispetto a quello della concorrenza, che i dati disponibili all’estero sono solamente due. Nel frattempo, un’altra spiacevole situazione si รจ verificata quando alcuni utenti hanno utilizzato dei numeri di telefono Iliad per chiamare direttamente in Italia ma la loro chiamata รจ stata riconosciuta come internazionale con un costo tariffario decisamente esagerato.

In questo caso perรฒ il colpevole non รจ la societร  Iliad ma la TIM che non aveva interlacciato adeguatamente i numeri. L’azienda ha infatti restituito il credito sottratto.

Il discorso della portabilitร  del numero non ha nessun tipo di problema nella gran parte dei casi, anche se al momento della sottoscrizione, specie dalle macchinette automatiche, potrebbe non esserci ancora attiva la relativa opzione e questa dovrebbe essere richiesta direttamente al servizio clienti. Appunto, il servizio clienti: uno dei problemi principali di Iliad รจ il supporto. Non solo gli Store sono comunque pochi rapportati a tutto il territorio nazionale, ma anche il servizio clienti non รจ lontanamente paragonabile a quello di Tim e Vodafone e quindi sotto l’aspetto del supporto i clienti Iliad scontano la giovinezza dell’azienda nel nostro paese.

Qualcosa che invece sfugge ai piรน รจ il diritto di recesso. Per legge entro 14 giorni รจ possibile recedere della SIM senza nessun tipo di costi ma se in fase di acquisto si seleziona l’opzione per “velocizzare i tempi di consegna” si rinuncia automaticamente ad ogni tipo di rimborso nel momento in cui si voglia tornare indietro. Una cosa di cui Iliad manca ancora completamente sono invece gli extra. Al momento attuale le altre compagnie offrono degli smartphone, cover, auricolari di nuova generazione o servizi aggiuntivi come applicazioni di sicurezza o di gestione dei dati.

Mentre Iliad sul mercato italiano non รจ ancora capace di offrire alcun tipo di extra ai suoi clienti, ma semplicemente telecomunicazioni a basso costo.

Iliad. Il paradiso non puรฒ essere eterno

Cosa dobbiamo aspettarci? sicuramente una stabilizzazione della situazione e un miglioramento generale dei servizi della Iliad, la quale beneficerร  di un mercato piรน tranquillo e potrร  sbloccare alcuni elementi. Dunque ci saranno molto probabilmente dei passi in avanti per il supporto, piรน dispositivi supportabili e un moderato miglioramento della velocitร .

Quello che invece รจ assolutamente certo รจ che la mossa di Iliad รจ estremamente aggressiva ma anche estremamente prevedibile. Le straordinarie offerte servono a raccogliere la piรน alta quantitร  di mercato possibile, e una volta che milioni di clienti si saranno affiliati ad Iliad, anche un piccolo cambiamento nelle loro tariffe sarร  sopportato senza troppi problemi. E’ chiaro che l’azienda, non foss’altro per monetizzare, modificherร  in un prossimo futuro le sue tariffe aggiungendo magari dei servizi extra che permetteranno di rientrare nell’investimento necessario per questo tipo di pubblicitร  aggressiva.

Insomma, il paradiso delle telecomunicazioni in questo momento si chiama Iliad, ma la storia ci insegna che non sarร  eterno.

Ridurre il consumo dati mobili su Whatsapp e risparmiare il traffico

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Anche se WhatsApp รจ una eccellente applicazione per le comunicazioni, รจ anche uno degli strumenti che consumano il traffico dati mobili piรน velocemente. Specialmente quando inviamo e riceviamo video, o eseguiamo delle chiamate attraverso WhatsApp, il traffico dati puรฒ consumarsi rapidamente e la quota mensile puรฒ esaurirsi in pochi giorni.

Secondo alcune stime, una conversazione telefonica di 10 minuti consuma circa 5 megabyte di dati, che equivale grossomodo al download di una canzone mp3. Se avete un piano dati con un massimo di 2 Gigabyte potete eseguire 400 telefonate al mese, posto perรฒ che si utilizzino i dati solo per chiamare e non anche per la navigazione su internet, mentre con un limite di 10 gigabyte mensili potete avviare 2000 chiamate/mese. Se invece sforate dal piano dato mensile i costi lievitano a dismisura. Ad esempio su una rete 3G, un gigabyte consumato oltre il limite del pacchetto mensile costa circa โ‚ฌ3.

Anche se in teoria la soluzione definitiva sarebbe quella di utilizzare Whatsapp solo attraverso la connessione Wi-Fi, questo non รจ sempre possibile, specie quando siamo in viaggio o per strada. Ecco quindi i metodi principali per ridurre il consumo dati di WhatsApp pur mantenendone intatta la potenza.

Come ridurre il consumo dati mobili su Whatsapp: impostiamo un minore utilizzo dei dati durante le chiamate

L’applicazione Whatsapp ha un’opzione per diminuire i dati che vengono scambiati durante le chiamate. In realtร  non รจ ancora molto chiaro come WhatsApp esegua questo risparmio in background: รจ possibile che diminuisca il consumo appoggiandosi ad un codec, un sistema per codificare le informazioni, con una compressione dei dati maggiore.

Ma aldilร  della specifica tecnica, potete provare ad attivare l’opzione e a verificare se l’abbassamento della qualitร  della chiamata vale la quantitร  di dati che potrete risparmiare. Che generalmente รจ piuttosto elevata. Per attivare l’opzione di salvataggio dei dati andate in Impostazioni > Utilizzo dati e archivio e spuntate l’opzione in basso su Consumo dati ridotto.

Risparmiare traffico dati su Whatsapp: non scaricate automaticamente media di grosse dimensioni

Come tutte le altre applicazioni di instant messaging, WhatsApp permette di condividere immagini e video in maniera rapidissima. I video si condividono su whatsapp alla velocitร  della luce, ma questo puรฒ avere delle pesanti conseguenze sul consumo dei dati e sulla memoria del telefono. Se vedete che la capacitร  di storage del vostro smartphone diminuisce rapidamente, aprire la vostra galleria immagini, raggiungete la cartella di WhatsApp ed eseguite una pulizia di tutto quello che avete salvato fino a questo momento e risparmierete una grande quantitร  di spazio.

In Whatsapp possiamo ridurre drasticamente l’utilizzo dei dati abbassando i dati consumati durante le chiamate e scaricando in automatico solo le foto

Dopodichรฉ potete impostare WhatsApp per scaricare automaticamente i file multimediali solo su rete Wi-Fi. In Impostazioni >ย  Utilizzo dei dati e archivio esiste una sezione per il download automatico. Selezionando “Quando utilizzi la rete mobile” potete scegliere gli elementi che devono essere scaricati attraverso i dati mobili a scelta tra foto, audio, video e documenti. In teoria potete anche deselezionare tutto per far funzionare tutti i download solo su Wi-Fi.

Oppure potete scegliere la soluzione piรน equilibrata che รจ scaricare solamente le foto da rete mobile. Tenete conto che scegliere questa impostazione non bloccherร  completamente il download dei multimedia. Sarete comunque in grado di scaricare i media che vi vengono inviati manualmente anche su dati mobili.

Infatti nella chat, quando vi comparirร  la risorsa, troverete un piccolo tastino che cliccato volontariamente vi permetterร  comunque di eseguire il download della specifica risorsa anche se siete su connessione mobile.

Il trucco per risparmiare dati mobili: diminuite i backup delle chat whatsapp

WhatsApp permette di eseguire dei backup delle vostre chat e dei media nel cloud. Questo significa che viene registrata una copia di tutti i vostri messaggi, immagini e video, tranne ovviamente le chiamate vocali, nel vostro iCloud o Google Drive in modo che possiate recuperarli in ogni momento, opzione particolarmente utile se dovete reinstallare il software senza perdere i vostri dati.

Ma in realtร  la registrazione delle vostre chat non รจ cosรฌ fondamentale quando siete in giro. Potete anche aspettare di raggiungere una connessione Wi-Fi per eseguirla. Quindi potete andare in Impostazioni>Chat>Backup delle chat. Nelle opzioni selezionate Backup Tramite>solo Wi-Fi. Inoltre potete diminuire l’intervallo di tempo per eseguire i vostri backup.

In Whatsapp possiamo ridurre la frequenza dei backup ed eseguirli solo su rete wireless

Di norma avviene su base mensile. Ma potete modificare o per non eseguirlo mai o per farlo settimanalmente o giornalmente, come preferite. Esiste anche la possibilitร  di eseguire il backup dei dati solo quando lo richiedete manualmente. Se volete escludere i video dei vostri backup, nello stesso menรน di prima assicuratevi che l’opzione “Includi video” non sia selezionata. Potrete comunque eseguire il backup manualmente dei singoli video che desiderate.

Per gli utenti iPhone le impostazioni sono leggermente differenti. Il backup avviene nel cloud. Entrate in Impostazioni> iCloud>iCloud Drive e selezionate Off all’opzione “Utilizzare i dati del cellulare“.

La chiave per non sforare il traffico dati: monitorate i consumi

Altra cosa importantissima รจ il monitoraggio dei vostri consumi. Quello che vi abbiamo spiegato serve a diminuire l’uso dei dati ma metร  del lavoro riguarda in realtร  il monitoraggio dei dati. รˆ assolutamente indispensabile sapere quanti dati stiamo usando.

WhatsApp ha un buon numero di statistiche interessanti e dettagliate che vi daranno un’idea di quanti dati state consumando. Nel menรน di Whatsapp sotto Impostazioni> Utilizzo dei dati e archivio>utilizzo della rete, troverete tutto. L’app vi darร  un elenco di tutti i consumi fin dall’installazione di WhatsApp sul vostro dispositivo.

Potete anche resettare tutti i valori allo zero e iniziare il conto da capo in modo da avere una idea migliore del vostro utilizzo dopo un certo numero di giorni. Navigate nello schermo tutto in basso e cliccate su “Resetta statistiche“. Le statistiche piรน interessanti se volete monitorare il consumo del vostro dispositivo sono media byte ricevuti e inviati, che indicano la quantitร  di dati che sono stati scambiati attraverso WhatsApp.

Whatsapp consente di monitorare precisamente il consumo dei dati mobili per gestirli al meglio su base mensile

Tenete conto che spendete dati mobili sia quando inviate messaggi sia quando li ricevete. La stessa cosa succede per le chiamate: consumate i dati sia quando ricevete che quando eseguite una chiamata. Quindi annotate anche il numero di byte per telefonate inviate e ricevute. L’opzione piรน importante da considerare รจ il numero totale di Byte inviati e ricevuti che appare in fondo.

Anche il sistema operativo del vostro dispositivo vi puรฒ aiutare a controllare i dati. Potete andare in Impostazion> Utilizzo dei dati. Potete impostare un limite mensile all’utilizzo dei dati mobili, dopodichรฉ la connessione dati verrร  automaticamente disattivata per non farvi spendere troppo. Attenzione perchรจ questo si applica non solo a WhatsApp ma al numero totale dei Byte che sono stati utilizzati in tutte le applicazioni del telefono.

Android vi dร  anche una lista di consumo dei dati per ogni applicazione che avete, ordinata in ordine discendente. Quelli piรน “spreconi” appariranno in cima alla lista. Per ognuno di questi potete selezionare l’opzione di ridurre l’uso di dati in background, il che permetterร  di controllare meglio l’utilizzo dei dati mobili in background complessivi, cosa che molto spesso non salta all’occhio.

Fatelo con tutte le applicazioni di cui non avete immediato bisogno, mentre le piรน importanti, come proprio Whatsapp, possono essere escluse, al fine di continuare a vedere le notifiche.

Schermo dello smartphone rotto? Il nuovo display potrebbe spiarti

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Hai lo schermo dello smartphone rotto, lo sostituisci ma dentro al nuovo display potresti trovare un virus che registra ciรฒ che digiti sullo schermo. E l’hacker entra al tuo posto nell’home banking o nei tuoi profili social.

E’ decisamente piรน di una ipotesi, ma un rischio che rappresenta l’ultima (fantasiosa) frontiera dei pirati informatici, capaci di attaccarsi davvero a tutto.

Andando con ordine. Rompere lo schermo รจ l’incidente piรน comune per qualsiasi possessore di smartphone e il relativo mercato, da chi ripara i graffi a quelli in grado di sostituirlo completamente, รจ davvero gigantesco. Negozi fisici e online raccolgono ogni anno migliaia di clienti.

Ovviamente l’acquirente di un servizio di questo tipo cerca di spendere il meno possibile, e per questo nella stragrande maggioranza dei casi, lo schermo viene sostituito con materiali di produttori minori, e dunque non originali in una sorta di mercato secondario.

Schermo rotto: cosรฌ il nuovo display dello smartphone puรฒ spiare i tuoi gesti

L’universitร  israeliana della Ben-Gurion ha perรฒ dimostrato che รจ possibile inserire dei sofisticati virus fra lo schermo del touchscreen e i piccoli collegamenti che permettono di registrare gli impulsi. Il malware non sarebbe quindi in una applicazione malevola e dunque facilmente identificabile, ma verrebbe integrato nella struttura stessa del dispositivo.

I ricercatori hanno poi monitorato una media di 160 tocchi e gesti eseguiti con ogni singolo smartphone dai rispettivi proprietari, e i vari input sono stati raccolti ed elaborati da software appositamente pensati per l’interpretazione del comportamento umano.

Il risultato รจ che i computer, con una percentuale di successo del 92%, sono riusciti a capire il contesto in cui si potevano inserire i gesti: videogioco, navigazione online, scrittura di mail, inserimento delle password per accedere a Facebook o per entrare nell’app della propria banca.

Da qui รจ facile capire che nello sterminato mercato dei pezzi di riparazione per smartphone esistono concrete possibilitร  che vengano inseriti dei virus e che i pirati informatici possano accedere senza nemmeno usare false mail o metodi vistosi ai nostri dati sensibili.

“L’obiettivo della nostra ricerca –ย  ha spiegato il dott. Yossi Oren, ricercatore di ingegneria dei sistemi informatici della Ben Gurion – era quello di utilizzare l’apprendimento automatico per determinare la quantitร  di informazioni che il pirata informatico puรฒ ricavare osservando e prevedendo le interazioni touchscreen dell’utente. Se un hacker puรฒ comprendere il contesto di determinati eventi, puรฒ utilizzare le informazioni per creare un attacco personalizzato piรน efficace.”

“Ora che abbiamo verificato la capacitร  di ottenere informazioni sulla base dei tap sullo schermo, possiamo affermare che attacchi di questo tipo rappresentano una potenziale minaccia piรน che significativa”, ha aggiunto Oren. “Dall’altro lato, utilizzando questa analisi a fin di bene, possiamo anche fermare gli attacchi identificando le anomalie nell’uso del telefono”.

Privacy Gmail. Google legge le nostre mail? Si, ma non c’รจ da lamentarsi

Tutti i nostri messaggi di Gmail sono stati letti. E non dai computer di Google, anzi nemmeno da Google, ma da dipendenti in carne ed ossa di applicazioni di terze parti.

E’ la bomba lanciata da uno speciale del Wall Street Journal, che ha rivelato l’ennesimo scandalo della privacy a carico del re dei motori di ricerca. Gli sviluppatori di applicazioni di terze parti costruiscono in continuazione servizi in collaborazione con Gmail per aiutarci a individuare occasioni sull’acquisto dei prodotti o per organizzare dei viaggi.

Ebbene, alcuni di questi sviluppatori hanno potuto leggere personalmente le nostre email private e hanno permesso che le leggessero anche i loro dipendenti, secondo il report pubblicato dal Wall Street Journal.

Privacy su Gmail. Ecco i dipendenti che hanno letto personalmente le nostre mail

Il quotidiano americano riporta in particolare due casi. Il primo si chiama Return Path, un’applicazione che analizza le mail in entrata degli utenti, e raccoglie dati per gli investitori pubblicitari. Return Path avrebbe fatto leggere ai suoi impiegati circa 8000 email degli utenti Gmail, scritte nei due anni scorsi, per sviluppare il software necessario al servizio.

L’altra app si chiama Edison e aiuta gli utenti a gestire i loro messaggi email: anche in questo caso i dipendenti avrebbero letto migliaia di messaggi per sviluppare la funzionalitร  “Smart Reply”.

Nell’industria dello sviluppo dei software non รจ strano che i produttori di applicazioni abbiano accesso a questo tipo di dati. Entrambe le applicazioni hanno ottenuto il consenso direttamente dagli utenti e questa pratica รจ prevista dagli accordi registrati al momento dell’utilizzo di Gmail. Google inoltre chiede agli utenti specifici permessi quando si parla di integrazione con applicazioni di terze parti.

Per esempio dopo il download di un’applicazione, Gmail รจ solita visualizzare un box in sovraimpressione chiedendo il permesso di leggere, inviare, cancellare e gestire le email attraverso l’app.

Ma la novitร  รจ che gli sviluppatori di terze parti e specialmente i loro dipendenti hanno potuto leggere personalmente le mail, e tutto questo quando, l’anno scorso, Google aveva annunciato di aver smesso di scansire le mail alla ricerca di informazioni utili agli investitori pubblicitari per targettizzare negli annunci.

Le applicazioni di terze parti che collaborano con Google avrebbero fatto leggere ai loro dipendenti le nostre mail. Ecco come e perchรจ lo hanno fatto

Sia Return Path che Edison si sono difesi con dei comunicati ufficiali. “Come chiunque programmatore di software sa, sono gli esseri umani a inventare i software, e l’intelligenza artificiale deriva dall’intelligenza umana. In ogni momento i nostri ingegneri ed esperti di dati leggono personalmente le mail degli utenti, ma eseguiamo degli stretti controlli per verificare chi ha accesso ai dati e supervisioniamo tutto il processo.”

Anche Edison fa quadrato: “La nostra applicazione per la gestione delle mail รจ stata creata dei nostri ingegneri che durante la fase dello sviluppo hanno potuto leggere una piccola parte casuale di messaggi da cui abbiamo epurato le singole identitร . Questo metodo รจ stato utilizzato per lo sviluppo della funzionalitร  Smart Reply, che รจ stata prodotta ormai diverso tempo fa. Abbiamo comunque superato questa pratica ed eliminato tutti i dati sensibili per rimanere aderenti ai piรน alti standard possibili di privacy e sicurezza.

La difesa di Google: “Non avete capito. Noi non leggiamo le mail”

Google ha risposto dopo alcuni giorni al report del Wall Street Journal: in un post sul suo blog ufficiale, Google ha spiegato come lavora assieme agli sviluppatori esterni. Il gigante dei motori di ricerca ha assicurato che le applicazioni di terze parti ottengono solamente dati aggregati, i quali vengono utilizzati solo ed esclusivamente per lo sviluppo del servizio. “La pratica dell’analisi automatica delle mailsi legge nel post di Google – รจ stata mal comunicata ed รจ passato il concetto che “Google legge le vostre email”. Per essere assolutamente chiari: nessuno in Google legge il contenuto dei messaggi Gmail, eccetto alcuni casi estremamente specifici dove ci รจ stato chiesto e accordato il consenso o per motivi di sicurezza come per esempio indagini su vulnerabilitร  o abusi.

Privacy su Google e Gmail. Ecco perchรจ non dovremmo lamentarci

Di fronte a questo ennesimo caso sulla privacy dovremmo preoccuparci? e dovremmo arrabbiarci? Sicuramente abbiamo il diritto di farlo, ma tecnicamente parlando รจ difficile avere ragione.

Probabilmente nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo dato il nostro consenso accettando frettolosamente e senza leggere le autorizzazioni richieste dal primo servizio integrato su Gmail che ci รจ stato proposto.

Dunque, come al solito, rinchiusi in un mondo digitale fin troppo veloce, abbiamo firmato sommariamente ma volontariamente il permesso di entrare nella nostra privacy.

Tuttavia bisogna considerare che le difese proposte dalle varie compagnie sono sostanzialmente vere. Ad esempio, la Return Path deve analizzare circa 100 milioni di email al giorno. รˆ ovvio che questo debba essere fatto da dei computer, ma questi vanno istruiti e quando queste aziende spiegano che รจ necessario un insegnamento da parte di esseri umani, stanno effettivamente dicendo la veritร .

Un altro esempio, sempre della Return Path, riguarda un problema che si รจ presentato durante lo sviluppo del loro servizio nel 2016. L’algoritmo etichettava per errore diverse email personali come commerciali. E questo significa che per andare avanti con lo sviluppo sono stati costretti ad utilizzare una intelligenza umana per correggere il tiro dei computer.

Se vi puรฒ rassicurare, in ambito di programmazione i dati personali contano abbastanza poco e dunque รจ estremamente probabile che i dipendenti che hanno letto le mail non abbiano nemmeno potuto leggere i dati sensibili, indirizzi e numeri di telefono, principalmente perchรฉ non gli interessa.

Il risultato, comunque, si esprime in termini di un servizio online per il quale non dobbiamo pagare nulla. E ci sono anche delle condizioni contrattuali da rispettare. Presso la Edison, ad esempio, gli ingegneri che si occupano di gestire l’intelligenza artificiale firmano un contratto che gli impedisce di diffondere sotto qualunque forma quello che hanno letto.

Insomma puรฒ dare fastidio, ma siamo stati proprio noi a dargli il permesso e comunque la possibilitร  che i dipendenti delle aziende si siano divertiti a scoprire i fatti nostri… รจ piuttosto remota.

Facebook ascolta le nostre conversazioni? Sรฌ, รจ cattivo, ma no, non lo fa

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Facebook ascolta segretamente le nostre conversazioni? Capita spesso che alcune persone riferiscano di leggere degli annunci pubblicitari relativi e prodotti di cui hanno appena parlato a voce con gli amici e di essere stati in qualche modo incuriositi dalla vicenda.

Inizia come un sospetto, a volte ci si pensa paranoici, in altri casi si chiede consiglio o conferma ai propri amici. Vi spiegheremo come e perchรฉ non siete matti a pensare tutto ciรฒ, ma probabilmente l’ipotesi che Facebook ascolti tutti noi non รจ verosimile, e non certo per la bontร  delย social network ma per evidenti motivi tecnici.

Facebook ascolta le nostre conversazioni? studiamo il fenomeno

Innanzitutto chiariamo il fatto che non siete malati di mente. Nel corso degli anni diverse persone hanno manifestato il sospetto che le loro conversazioni venissero registrate o per lo meno ascoltate anche a smartphone spento e che queste si siano tradotte in annunci pubblicitari mirati.

E questa ipotesi ha preso talmente tanto piede che negli Stati Uniti alcune puntate di popolari show televisivi sono state dedicate all’argomento. Nel 2016 un professore di telecomunicazioni iniziรฒ a parlare di cibo per gatti durante una puntata, tirรฒ fuori lo smartphone facendo partire l’applicazione di Facebook e dimostrรฒ al pubblico come fossero comparsi magicamente degli annunci relativi al cibo per animali.

Effettivamente questa teoria, in un mondo dominato dai computer, puรฒ sembrare perlomeno verosimile e la questione ha preso talmente tanto piede che il congresso americano ha ufficialmente chiesto direttamente al fondatore di Facebook chiarimenti sulla vicenda.

In quell’occasione Zuckerberg ha parlato di una teoria cospirazionale e ha negato in maniera categorica che Facebook ascolti le conversazioni anche ad applicazione chiusa per targettizzare gli annunci.

Il fondatore di Facebook ha spiegato che le persone vedono una quantitร  enorme di video e di post attraverso il feed di Facebook, molto spesso si dimenticano dei contenuti che hanno letto e questi possono tornare di volta in volta nelle conversazioni. Una specie di auto suggestione che li porta a credere di essere spiati.

Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, durante gli interrogatori del Senato americano: “Facebook non ascolta in nessuna occasione le conversazioni degli utenti. Si tratta di una suggestione”.

Volendo fare un’analisi dobbiamo dire che l’ipotesi di un ascolto di massa da parte di Facebook non รจ verosimile. Ma non perchรฉ nutriamo fiducia nella gestione della privacy di Facebook. รˆ completamente fuori discussione.

Nel 2010 Facebook cambiรฒ le impostazioni di privacy di tutti i suoi utenti senza chiedere permesso a nessuno. Nel 2007 le persone iniziarono a poter vedere gli acquisti dei loro amici su altri siti attraverso uno strumento apposito, che portรฒ ad una denuncia collettiva, una class-action da 9,5 milioni di dollari.

Riteniamo che Facebook non vi stia registrando per altri motivi, che sono sostanzialmente dei limiti tecnici ed economici.

Facebook non ci ascolta. Perchรจ nessuno lo ha scoperto

Il primo motivo รจ che nessuno ha mai rivelato niente sulla questione. Quando Facebook รจ accusata di qualche cosa e questa cosa in fondo รจ vera, tende a dare delle informazioni generali, ad appoggiarsi al fatto che si tratta di dati aggregati o che nessun elemento sensibile viene condiviso. Mentre in questo caso la posizione di Facebook รจ stata monolitica.

E Facebook รจ piena di ex impiegati che cercano di rivelarne i segreti per qualsiasi motivo, dalla vendetta ai soldi. Ogni tipo di violazione della privacy tende a essere scoperta, diffusa e rivelata e il fatto che durante gli anni nessuno sia mai riuscito a coglierli in castagna potrebbe confermare che non c’รจ nulla di concreto da comunicare al mondo.

Perchรจ sarebbe molto difficile

In secondo luogo ci sono dei limiti tecnici. La tecnologia per il riconoscimento vocale รจ piuttosto complessa. Al momento attuale gli unici capaci di farla bene sono Google e Facebook. Apple ci prova con Siri ma con risultati che non sono sempre convincenti.

Ancora di piรน se il riconoscimento della voce non viene fatto vicino alla sorgente audio ma a distanza, quando il telefono รจ in tasca o nella borsa. A livello tecnico sarebbe una grande sfida anche per questo tipo di piattaforme.

Inoltre per farlo Facebook dovrebbe violare i termini del servizio di Apple e di Google, sfruttare una vulnerabilitร  nel loro codice e trovare un modo di ascoltare anche quando le applicazioni non sono aperte.

Sarebbe capacissimo di spiarci. Ma al momento un riconoscimento vocale cosรฌ complesso costerebbe troppo e non porterebbe a Facebook altrettanto vantaggio economico

Inoltre le informazioni devono essere vagliate da qualcuno. Finchรฉ si tratta di qualche cosa di scritto, Facebook potrebbe appoggiarsi a dei computer, ma una conversazione telefonica, o anche tra persone dovrebbe essere in qualche modo interpretata da collaboratori reali che possano percepirne il senso.

Contando che gli utenti di Facebook sfiorano gli 1,3 miliardi, appare difficile che il social network abbia la forza per decifrare ed estrapolare il senso di tutte le conversazioni di una tale mole di persone.

E non ha affatto bisogno di altri dati

L’altro grande motivo per cui รจ difficile che Facebook ascolti le nostre conversazioni รจ che la spesa non vale la resa.

Un investimento gigantesco per una tecnologia del genere che cosa gli porterebbe? Dei dati in piรน?

Facebook non ha assolutamente problemi di dati.

Facebook sa, giร  solo attraverso l’utilizzo della sua piattaforma, la nostra posizione geografica e ci puรฒ tracciare in ogni momento. Puรฒ sapere dove andiamo su internet, quali prodotti compriamo o stiamo per comprare. Vede le nostre immagini sia su Facebook che su Instagram e chi vive con noi. Puรฒ tracciare le parole chiave che utilizziamo su WhatsApp o su Messenger, conoscere tutti i numeri di telefono dei nostri amici e dei nostri colleghi di lavoro e puรฒ correlarli.

Facebook puรฒ conoscere i membri della nostra famiglia, capire dalle ricerche se stiamo per rivelare a tutti di essere gay, identificare la nostra religione e le tendenze politiche e soprattutto รจ in grado di predire cosa stiamo per guardare, leggere o comprare nel prossimo futuro. La compagnia รจ in grado di tracciare addiritturaย gli utenti che non utilizzano Facebook, proprio analizzando i buchi di dati nel suo database e vende queste probabili identitร  agli inserzionisti pubblicitari.

Insomma la quantitร  di dati, la loro correlazione e la loro qualitร  sono giร  enormi.ย Per cui un investimento multimilionario in una tecnologia del genere non accrescerebbe che di pochissimo il valore delle informazioni.

Come impedire a Facebook di ascoltare le nostre conversazioni (se ancora ne siete convinti)

Comunque per chi fosse frustrato dal tracciamento che questo social network riesce ad esercitare sui suoi utenti, vi lasciamo con alcune istruzioni che possono limitare l’invasivitร  di questa piattaforma.

  • Vai nella pagina delle preferenze degli annunci di Facebook.
  • Per ogni opzioni clicca su “Off” o “No” per limitare il modo con cui Facebook personalizza gli annunci. (Se disattivi anche l’intera sezione “I tuoi interessi”, potrebbero essere necessari diversi minuti).
  • Installa un blocco annunci. Sul tuo computer, prova Adblock Plus o uBlock. Sul telefono, prova 1Blocker o Purify su iOS e Adblock Browser su Android. Questi non possono bloccare i contenuti nell’app di Facebook, ma possono bloccare i tracker di Facebook sul tuo normale browser mobile.
  • Installa Facebook Disconnect (per Chrome o per Firefox), che impedisce a Facebook di vedere cosa fai su altri siti web.

Se volete raggiungere la paranoia, potete bloccare l’uso del microfono nell’app di Facebook e la videocamera su iOS e Android

  • Su iPhone (iOS 9)
  • Vai all’app Impostazioni
  • Scorri fino a Facebook,
  • Tocca “Impostazioni
  • Disattiva il cursore per Microfono (il cursore dovrebbe essere grigio anzichรฉ verde)

Su Android (Marshmallow)

  • Vai alle impostazioni
  • Scorri verso “Personale
  • Tocca “Privacy e sicurezza
  • Tocca “Autorizzazioni app
  • Tocca “Microfono
  • Trova Facebook e porta il cursore su OFF

Wikipedia si blocca contro riforma UE del copyright. E se la prende con noi?

Wikipedia ci va giรน pesante: la piรน celebre enciclopedia online si blocca completamente per protestare contro la riforma UE della legge sul copyright. Non un invito o un appello, ma una azione di forza d’iniziativa tutta italiana per proteggere la libertร  del web. Ma ad averne un danno sono stati, per ora, gli utenti italiani.

Cosรฌ appariva stamattina la pagina principale di Wikipedia Italia. Per alcune frazioni di secondo si poteva intravedere il suo regolare contenuto, ma in realtร  la home page era dominata da una pagina di blocco. “Difendiamo una rete aperta” si legge, e ancora: “La proposta di direttiva sul Diritto d’autore mette a repentaglio i valori, la cultura e l’ecosistema da cui Wikipedia dipende. Il 5 luglio chiediamo a tutti i deputati del Parlamento Europeo di votare contro e consentire un dibattito democratico“.

La home page di Wikipedia. Un blocco completo per protestare contro la riforma UE del copyright. E un tasto che invita a telefonare direttamente agli eurodeputati

Wikipedia Italia si blocca: la protesta contro la riforma UE sul copyright

La legge a cui fa riferimento Wikipedia รจ la riforma del copyright recentemente approvata dal Parlamento Europeo, aspramente contestata in quanto potrebbe causare danni ai piccoli quotidiani online e imporre un filtro ai contenuti caricati dagli utenti, il che si teme possa sfociare in una censura digitale.

Il messaggio rivolto agli utenti recita:

[miptheme_quote author=”” style=”text-center”]Cara lettrice, caro lettore, Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderร  se accelerare l’approvazione dellaย direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterร  significativamente laย libertร  di Internet.

 

Anzichรฉย aggiornare le leggi sul diritto d’autoreย in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla societร  dell’informazione, essa minaccia la libertร  online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuoveย barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essereย impossibileย condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.

 

La proposta ha giร  incontrato laย ferma disapprovazioneย di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee, 169 accademici, 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertร  di stampa, ricerca scientifica e industria informatica e di Wikimedia Foundation.

 

Per questi motivi, la comunitร  italiana di Wikipedia ha deciso di oscurare tutte le pagine dell’enciclopedia. Vogliamo poter continuare a offrire un’enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili.

 

Chiediamo perciรฒ a tutti i deputati del Parlamento europeo diย respingere l’attuale testo della direttivaย e di riaprire la discussione vagliando le tante proposte delle associazioni Wikimedia, a partire dall’abolizione degli artt. 11 e 13, nonchรฉ l’estensione dellaย libertร  di panoramaย a tutta l’UE e laย protezione del pubblico dominio.

 

https://meta.wikimedia.org/wiki/SaveYourInternet La comunitร  italiana di Wikipedia[/miptheme_quote]

Ma Wikipedia non si limita a lamentarsi, ma anche a passare all’azione. Sulla pagina si trovano due tasti. Il primo invita a telefonare ad un Eurodeputato: cliccando si arriva al sito changecopyright.org, realizzato dalla fondazione Mozilla, la stessa che produce il browser Firefox. Il meccanismo prevede che l’utente inserisca il suo numero di cellulare e attenda di essere richiamato.

In collegamento dall’altro capo del telefono un europarlamentare a cui rivolgere la propria segnalazione. Wikipedia fornisce anche un testo precompilato da recitare e personalizzabile, per facilitare il compito.

[miptheme_quote author=”” style=”text-center”]โ€œBuongiorno, mi chiamoย [nome e cognome]ย e chiamo daย [cittร , nazione].โ€ โ€œVorrei discutere della proposta di riforma del copyright.

 

Sono unย [tecnologo, artista, scienziato, giornalista, bibliotecario, ecc.]ย e ritengo che la posizione del Parlamento europeo relativamente alla proposta di riforma del copyright danneggi seriamente lโ€™innovazione e la creativitร  nellโ€™Unione Europea.โ€

 

โ€œLa invito pertanto a opporsi allโ€™approvazione dellโ€™articolo 13. Il futuro dell’innovazione in Europa dipende da Lei.โ€

 

โ€œLa ringrazio infinitamente per il tempo e lโ€™impegno che sta dedicando a migliorare la legge sul diritto dโ€™autore nel Mercato unico digitale europeo.โ€[/miptheme_quote]

In alternativa, cliccando su un secondo tasto “Approfondisci” si possono leggere spiegazioni dettagliate sulla riforma e viene proposto il link diretto ai profili social degli europarlamentari, per inviargli ulteriori messaggi. Divisi per nome e cognome, nazionalitร  e partito europeo di appartenenza, รจ possibile scrivere ai parlamentari europei, uno per uno.

Le spiegazioni del portavoce. L’UE: “Wikipedia non รจ nel mirino”.

Si tratta di una azione di forza, tra l’altro di iniziativa completamente italiana.ย “Ci dispiace per il disagio, soprattutto per gli studenti che in questi giorni affrontano la maturitร  โ€“ ha spiegatoย Maurizio Codogno, portavoce di WikiMedia Italia โ€“ ma non potevamo aspettare. Quello che oggi รจ un oscuramento voluto, presto potrebbe essere obbligato”.ย ย Secondo Codogno, se la legge diventasse realtร  “solamente per citare una pubblicazione usata come fonte dovremmo richiedere il benestare dell’editore, che peraltro potrebbe avanzare pretese economiche… e per i siti che ospitano materiale caricato dagli utenti, si prevede un filtraggio preventivo e automatico dei contenuti per impedire le eventuali violazioni dei diritti dโ€™autore.”

“Significa invertire l’onere della prova. In questo scenario non รจ piรน il titolare delย copyrightย a dover dimostrare il plagio ma chi pubblica i contenuti a dover verificare preventivamente ogni singolo contributo confrontandolo con tutto ciรฒ che รจ presente in Rete”.

La protesta di Wikipedia riguarda la possibilitร  che il filtro richiesto dalla legge UE sul copyright possa trasformarsi in censura. E compie una azione di forza

In realtร  l’Unione Europea, in una nota, ha voluto tranquillizzare Wikipedia Italia e ha precisato che piattaforme come questa in realtร  non correrebbero il rischio di dover filtrare tutti i contenuti. Nella bozza ufficiale della legge, esiste infatti il cosiddetto “emendamento Wikipedia” estensibile a tutte le piattaforme simili, che solleva dal filtraggio automatico l’invio dei contenuti, permettendo una serena prosecuzione del proprio lavoro, specie nel settore dell’informazione enciclopedica.

Una risposta che soddisfa parzialmente Wikipedia, che in realtร  sa di potersela cavare. Il problema sembra essere infatti di principio, e non di specie:ย “Lโ€™attuale direttiva non garantisce la sacrosanta tutela di idee e contenuti nuovi, si limita a congelare la rendita di quelli giร  esistenti” ragiona Codogno, che conclude: “Sebbene Wikipedia probabilmente troverebbe le forze per sopravvivere alla tempesta, cosa ne sarร  dei siti piรน piccoli? Chiuderebbero, e con essi anche il principio del sapere libero”.

Chi ha trovato come evitare il blocco di Wikipedia e chi non ci sta

La reazione degli utenti italiani รจ stata piuttosto varia. Innanzitutto, la ben nota arguzia italiana, ha giร  trovato il modo di superare il blocco di Wikipedia. In realtร  attraverso il browser Google Chrome, sarebbe sufficiente disattivare i Javascript per poter leggere nuovamente il contenuto. In particolare sarebbe sufficiente

  • Aprire Wikipedia su Chrome
  • Cliccare sulla voce “Sicuro“, sulla sinistra della barra degli indirizzi
  • Cliccare su “Impostazioni
  • Cercare JavaScript, e dal menรน sulla destra selezionare Blocca
  • Chiudere la pagina delle Impostazioni e avviare Wikipedia

I commenti invece si dividono: alcuni sono sostanzialmente d’accordo con l’iniziativa. Per la tutela della libertร  della rete era necessaria una operazione di forza, e le migliaia di chiamate che gli attivisti ma anche i semplici utenti faranno, peseranno considerevolmente sull’iter della legge.

Ma una fetta non certamente piccola di abituali lettori di Wikipedia non ha digerito per niente l’iniziativa. Il problema sta nelle “vittime” di questa azione. D’accordo che รจ necessario sensibilizzare l’opinione pubblica e invitarla ad agire, ma in realtร  il totale blocco delle informazioni priva le persone piรน deboli, ovvero i singoli internauti, di una risorsa importante.

E’ la vecchia e pericolosa burocrazia europea a creare il problema, ma ad andarci di mezzo e a subirne i danni sono i lettori. Inoltre, Wikipedia non ha contenuto proprio: ogni singola pagina รจ il frutto di gratuiti e innumerevoli contributi che vengono dati dalla comunitร  solo ed esclusivamente a fronte di un ideale di libera conoscenza. Ma chiudendo il sito, Wikipedia ha in un certo senso affermato, e dimostrato, di essere il “proprietario” di quei contenuti.

Insomma una azione considerata da alcuni “arrogante” che ha di fatto colpito chi non c’entra nulla, nel nome di “questo รจ quello che potrebbe accadere se passasse la legge”. I piรน critici e scontenti con l’iniziativa Wikipedia arrivano a rinnegare le donazioni fatte nel corso degli anni, dimostrando di non aver gradito per nulla l’iniziativa (senza discussione) del portale.

La Riforma UE sul copyright. Cosa dicono gli articoli contestati

La riforma del copyright proposta dall’Unione Europea viene aspramente criticata su due articoli. L’articolo 11 e l’articolo 13.

Il primo considera il fatto che gli aggregatori di notizie prelevano titolo, foto e un piccolo riassunto dei contenuti scritti dai principali quotidiani online, dai piรน grandi ai piรน piccoli. Tuttavia la riproduzione di questo contenuto porta spesso gli utenti a comprendere la notizia senza bisogno di cliccare sul link e raggiungere chi ha realmente creato la risorsa.

Per ovviare a questo problema รจ stata proposta una norma chiamata “link tax“, secondo cui una sorta di tassa sul link dovrebbe essere pagata dagli aggregatori e incassata dagli editori per pagare il loro lavoro. Se anche potrebbe sembrare corretta dal punto di vista teorico, la realtร  รจ che gli aggregatori avrebbero un potere contrattuale infinitamente superiore rispetto ai singoli quotidiani online.

I quali si troverebbero costretti a permettere ufficialmente il prelievo del contenuto, rendendo inutile la legge. In alternativa sarebbero costretti ad andarsene da piattaforme come Google News perdendo la stragrande maggioranza delle loro visite.

L’articolo numero 13, il secondo contestato, impone a tutte le piattaforme che raccolgono contenuti spontaneamente inviati dagli utenti, di eseguire dei controlli preliminari e automatici per verificare se ogni risorsa vรฌola il diritto d’autore di qualcuno. Le principali associazioni per la libertร  dell’informazione temono che questo possa diventare uno strumento di controllo e di censura nei confronti dei contenuti di tutta internet, a parte la difficoltร  tecnica di implementare soluzioni del genere.

Anche le principali personalitร  del web hanno scritto una lettera ufficiale, dichiarandosi preoccupati per gli sviluppi di questa legge.

Deep Web e Dark Web: cos’รจ e cosa si trova. Viaggio nei bassifondi della rete

Cos’รจ il Deep Web e il Dark Web? Cosa si trova in questo mondo sotterraneo? Quello che vediamo tutti i giorni sulla rete รจ solamente la superficie. Ma nelle profonditร  di Internet, nascoste ai piรน, c’รจ un mondo di documenti, report, dati sensibili. Un pianeta di conversazioni riservate su temi delicati. E ancora piรน in basso un universo illegale, di droga ed armi, di pedofilia e di spettacoli raccapriccianti e di killer su commissione.

Gli esperti di Alground vi portano in un viaggio nel Deep Web e ancora piรน giรน, nel Dark Web, alla scoperta di tutto quanto non immaginate esista su internet.

Le tre parti del web. La zona visibile ai piรน, il Deep Web con contenuti riservati e accessibili dagli esperti e il Dark Web, regno di attivitร  illegali e pericolose

Per far capire con una immagine i vari strati di internet, si utilizza universalmente l’immagine di un iceberg. La punta รจ il Surface Web, la parte piรน visibile. Sotto l’acqua il deep web, e nelle profonditร  del mare il Dark Web. Oggi scopriamo in un viaggio sempre piรน profondo, cosa puรฒ riservare la rete.

Prima del Deep e Dark Web: il Surface, la parte “chiara” di internet

Il primo livello della nostra avventura รจ rappresentata dal “Surface Web“, cioรจ di quello che sta alla superficie.

Uno dei pilastri di internet sono i motori di ricerca: questi, attraverso dei software automatici chiamati crawler, scandagliano le pagine di internet. I programmi verificano i contenuti dei siti, seguono i link, leggono le directory che raccolgono i principali portali esistenti. Alla fine, i dati raccolti sono conservati in enormi database per essere restituiti a qualsiasi utente quando fa una ricerca nella mascherina, ad esempio di Google.

Questo รจ il “Surface web“, ovvero la parte visibile, normalmente accessibile e catalogabile senza troppi sforzi di internet.

Di questo mondo fanno parte i normali siti di informazione, gli e-commerce piรน famosi, i social network che usiamo comunemente (almeno una loro parte). Insomma รจ il web che conosciamo.

Ebbene, provate a pensare a tutta la sterminata e immensa quantitร  di dati che possiamo consultare sulla rete in questa modalitร  “normale”. Tutto questo รจ solamente il 10% dell’intero contenuto della rete. Perchรจ il 90% รจ altrove, nei livelli piรน profondi, dove non tutti possono scendere.

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Il Deep Web, cos’รจ e cosa si trova

Immaginiamo di nuovo i motori di ricerca e i loro crawler: stavolta i software che devono raccogliere i contenuti si trovano di fronte a dei blocchi. I contenuti che emergono dalle pagine web dopo che premiamo un pulsante di invio, il cosiddetto contenuto dinamico, ma anche testi inseriti in immagini e video, fino ai contenuti premium, che bisogna pagare per leggere, o pagine che non sono linkate da nessuna parte.

Tutti questi limiti, impediscono ai crawler di accedere ai contenuti e di schedarli e organizzarli per renderli disponibili al grande pubblico. Si tratta di dati che non sono piรน immediatamente accessibili e per poter essere raggiunti gli utenti devono avere delle capacitร  piรน ampie della norma. Devono conoscere l’esatto indirizzo URL della risorsa che cercano o essere avviati da qualcuno verso un contenuto.

Questo รจ il deep web, la parte piรน profonda di internet.

Per chi volesse fare una piccola prova, esiste Hidden Wiki. E’ una specie di “porta” per principianti al deep web, e contiene i link diretti di risorse che altrimenti non sarebbero disponibili.

Cosa troviamo in questo mondo? Siamo ancora nella parte (abbastanza) “accettabile” di internet. E’ il caso di ricerche scientifiche, normalmente sotto forma di documenti .rtf o .pdf che fanno luce su un determinato argomento e che sono un po’ pesanti da leggere. Un’altro esempio sono i dati medici: cartelle, statistiche e dati medicali che sono stati rilasciati, piรน o meno inavvertitamente, dagli ospedali e dalle cliniche.

Per accedere al Deep Web รจ necessario usare software appositi e conoscere direttamente gli indirizzi delle risorse che si cercano. Un mondo diverso e riservato agli utenti piรน esperti

Ci sono poi i social network o i forum privati. Non luoghi di ritrovo virtuali e abbastanza “nascosti” per parlare di diversi argomenti. Dalla politica all’ingegneria, o magari “piazze virtuali” per poter condividere del contenuto sessuale ancora perfettamente legale ma abbastanza osรจ. Ci sono poi i documenti finanziari: report su banche, mercati e andamenti di borsa stilate dalle varie aziende specializzate, che sono comprensibili solo dagli addetti ai lavori.

Un grande portale del Deep Web, famoso in tutto il mondo, รจ certamente Wikileaks. Fondato dall’attivista Julian Assange, contiene documenti, rivelazioni, report e statistiche non ufficiali sui vari governi. A questo livello siamo ancora “abbastanza” nel legale, ma certamente i documenti e le risorse che troviamo iniziano ad essere in qualche modo riservate, e dunque vanno raggiunte e consultate con una certa dose di prudenza.

Per la precisione, Wikileaks รจ raggiungibile anche da un normale utente, ma รจ solo attraverso alcuni canali riservati che si possono ottenere le informazioni piรน utili.

Il Deep Web รจ in realtร  un mondo utilissimo. E’ una zona amplissima e riservata, nascosta dalla luce del sole, che รจ terreno fertile per lo scambio di informazioni sensibili. Viene usato innanzitutto dai giornalisti, specie quelli investigativi che hanno bisogno di confrontarsi su temi caldi senza dare troppo nell’occhio. In questo mondo troviamo anche i dissidenti politici, che a dispetto dei Governi, si passano informazioni, rivelazioni o trucchi per sfuggire ai firewall e ai controlli governativi.

Julian Assange, fondatore di Wikileaks. Il portale riunisce documenti riservati e rivelazioni. Sebbene raggiungibile anche dai normali utenti, รจ attraverso link del Deep Web che si possono individuare le informazioni piรน nascoste

Anche gli eserciti dei vari paesi, accedono al Deep Web, per raccogliere informazioni, utilissime per qualsiasi organizzazione di difesa.

Fino a che non si va ancora piรน giรน.

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Il Dark Web. Cos’รจ e cosa si trova nella zona oscura di internet

Il Dark Web รจ la parte totalmente inaccessibile ai normali utenti, utilizzata sostanzialmente per una vasta serie di traffici illegali. E’ dove si trova il peggio della rete.

Qui vige una regola fondamentale: l’anonimato. Per accedere al Deep Web, infatti, bisogna essere completamente invisibili. Per farlo lo strumento di riferimento รจ TOR. Ideato dai servizi segreti americani nei decenni scorsi e diffuso alla comunitร  civile nel 2004, TOR รจ un sistema che pone tra il proprio computer e quello dei destinatari una serie di terminali intermedi. Come fossero gli strati di una cipolla.

TOR รจ il sistema di anonimizzazione principe per utilizzare il Dark Web. Assieme alla moneta virtuale e senza identitร  dei Bitcoin, รจ un caposaldo del lato “oscuro” della rete

In questo modo, il traffico e i dati scambiati attraverso questi “nodi” intermedi, diventa cifrato e anonimo, e la propria identitร  viene efficacemente camuffata. Si tratta di uno strumento estremamente potente e affidabile: durante il famoso scandalo del Datagate, quando vennero rivelati i movimenti dei servizi segreti americani dell’NSA, si venne a sapere che nemmeno gli 007 USA, a parte pochi casi isolati, erano riusciti a districare l’anonimato di TOR.

In alternativa a TOR, esistono altri strumenti minori, come I2P e Freenet. Oppure Anonabox, un piccolo router per la connessione ad internet con tutti gli strumenti preinstallati per navigare in completa segretezza.

Nel Dark Web, oltre alla segretezza di TOR, esiste un altro pilastro: la valuta digitale, e anch’essa anonima, dei Bitcoin.

Si tratta di una vera e propria moneta digitale: si accede ad una piattaforma di scambio, e con dei soldi reali si comprano i primi bitcoin. Dopodichรจ, questi “dollari digitali” possono essere usati per acquistare beni e servizi online, con una caratteristiche fondamentale. La transazione รจ tracciata e visibile a tutti per sempre, ma l’identitร  di chi paga e di chi riceve รจ totalmente coperta.

Va da sรจ, che i Bitcoin sono diventati la valuta corrente del mondo sotterraneo e illegale del Dark Web.

Il dark web: immense piattaforme di droga e armi

Cosa si trova nel Dark Web? innanzitutto, droga e ogni tipo di sostanza. Esistono dei veri e propri e-commerce nascosti, chiamati “Black Market”, dove si vendono in maniera sistematica, generi illegali. Dalla Cannabis alla marijuana,ย per arrivare alle droghe pesanti come ecstasy, eroina e cocaina. Ma anche medicinali per stimolare i rapporti sessuali, allucinogeni e farmaci antidepressivi, ansiolitici e psicofarmaci, che normalmente avrebbero bisogno di ricetta medica.

In secondo luogo: armi. Armi piรน leggere come scacciacani e pistole corte, fino ad armi da fuoco in dotazione alle forze dell’ordine o fucili da caccia, per arrivare, anche se bisogna cercare bene e pagare molto, a mitragliatori, piccole bombe e bazooka. Gadget presenti e molto richiesti, anche bombe molotov, bottiglie incendiarie e una vasta gamma di esplosivi, dai piรน semplici ai piรน complessi.

Un grande esempio di questo fenomeno fu Silk Road. E’ stato l’e-commerce illegale, che lavorava interamente nel Dark Web, piรน importante e fornito di sempre, che tramite pagamenti in Bitcoin ha incassato in pochi anni, dal 2011 quando nacque, decine di milioni di euro.

Tra le forze dell’ordine e i suoi fondatori, si scatenรฒ una guerra feroce: fino a quando gli investigatori trovarono su Reddit, un social network usato per condividere documenti, alcuni utenti che parlavano tra di loro, di come il proprietario di Silk Road si fosse lasciato sfuggire dei dati identificativi. Avevano ragione: un collegamento errato di TOR, aveva diffuso le generalitร  degli amministratori del sito, e la polizia USA riuscรฌ a smantellare interamente il mondo di Silk Road.

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Ancora piรน grosso e potente fu il suo successore: Alphabay. Il suo fondatore, Alexandre Cazes, riuscรฌ a fondare uno sterminato impero di e-commerce illegale. Milioni e milioni di prodotti vennero venduti in pochi mesi e Cazes diventรฒ in pochissimo tempo veramente straricco. La polizia lo inseguรฌ per mesi e riuscรฌ a trovare solo pochi dati su di lui: la sua mail personale [email protected] e il suo nome virtuale, Alpha02.

Come un normale e-commerce, AlphaBay fu un pilastro del Dark Web, dove era possibile comprare droga, armi, prodotti contraffatti, software e virus

Fu in realtร  la sua ostentazione a tradirlo. La quantitร  immensa di soldi che era riuscito a creare non poteva essere esibita pubblicamente, ma in un forum cui partecipava, un utente lo sfidรฒ a dimostrare che veramente era ricco. Non riuscรฌ a trattenersi e pubblicรฒ la sua foto a fianco di una Porsche nuova fiammante: fu cosรฌ che gli investigatori incrociarono i dati e capirono che si trovava nelle Filippine. E lo arrestarono.

La vita di Cazes finรฌ poco tempo dopo, in carcere, per un (tutto lascia pensare) suicidio.

I black market, comunque, abbondano in tutto il Dark Web, e la compravendita di materiale illegale รจ un business multimilionario.

Il dark web: il regno dei pedofili

Un’altro raccapricciante pilastro del Dark Web รจ rappresentato dalla pornografia minorile. In un mondo anonimo, l’essere umano si abbandona agli istinti piรน bassi, e questa parte oscura del web รจ il paradiso di ogni tipo di pervertito o di pedofilo. Un nome su tutti: PlayPen. Un portale di pedopornografia che ha raccolto miliardi di visualizzazioni, e che ha diffuso una quantitร  di materiale relativo a bambini stuprati e oscenamente truccati che ha del vomitevole.

Le forze dell’ordine cercarono per anni di smantellare la tratta delle immagini di bambini, e ci riuscirono soltanto grazie ad un errore degli organizzatori. In sostanza, l’indirizzo IP del server che gestiva PlayPen uscรฌ dalle maglie di TOR e trapelรฒ pubblicamente.

La polizia dunque, fu in grado di localizzare i computer e i proprietari della piattaforma. Ma non fu solo questo: gli investigatori presero una decisione coraggiosa ma anche molto controversa. Mantennero il sito attivo, e aggiunsero sulle pagine di PlayPen un virus che colpiva il browser Firefox (necessario per l’uso di TOR), con lo scopo di infettare e controllare anche coloro che navigavano nel portale e che scambiavano materiale.

Il Dark Web รจ anche il regno della pedofilia. Immensi portali come Playpen o come la rete di siti gestita da un adolescente di Melbourne, hanno raccolto il peggio degli istinti umani

Furono migliaia le persone identificate e denunciate, anche se questo significรฒ continuare a smerciare consapevolmente per diversi mesi materiale pedopornografico.

Ma legato al mondo della pedofilia, emerse anche un altro nome. Matthew Graham, nome in codice “Lux”. La sua storia sembra quella di un film ed effettivamente potrebbe esserlo: รจ infatti il racconto di un adolescente taciturno e complessato. Ignorato dai compagni che vive interi pomeriggi nella sua camera.

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Questo ragazzo, emarginato dalla societร  e rinchiuso nel suo mondo, ha scandagliato per mesi il Dark Web, ed ha fondato il piรน grande impero della pedofilia online che esista. Non solo la quantitร  di materiale a disposizione dei pedofili di tutto il mondo, ma soprattutto una cosa ha colpito gli investigatori: la disarmante crudezza e cattiveria del materiale condiviso, che non si fermava solamente al lato sessuale, ma si perdeva in pratiche di tortura che hanno letteralmente disgustato i poliziotti.

Graham, sempre per un errore di percorso che ha permesso di individuarlo, รจ stato trovato e arrestato, mostrandosi al mondo per quello che รจ. Un essere schifoso, perso nelle sue perversioni, che ha trovato nel Dark Web terreno fertile per la fuoriuscita del peggio che l’essere umano possa concepire.

Il dark web: audio morbosi e spettacoli di torture

Il Dark Web รจ luogo, per rimanere in tema, di orrore e di morbositร . Ci sono due grandi “passatempi” in questo senso. Il primo รจ la condivisione di immagini raccapriccianti: da operazioni chirurgiche mal riuscite, ad incidenti a deformazioni di ogni tipo. Questi contenuti vengono spesso utilizzati anche per combinare scherzi di pessimo gusto ad altre persone.

Una alternativa piรน recente sono le registrazioni audio: un grande classico sono gli audio delle scatole nere degli aerei poco prima della loro caduta, con le urla dei passeggeri o le ultime parole dei comandanti. Altri audio comuni sono i gemiti di persone malate, di gente “posseduta” o di pazienti negli ospedali psichiatrici.

Un altro classico รจ quello della cosidetta “Red Room”. Si tratta di veri e propri show, dove un aguzzino si diverte a torturare una persona: pagando รจ possibile assistere allo spettacolo e addirittura suggerire delle mutilazioni o delle sofferenze da infliggere alla vittima. In alcuni casi si tratta di Creepy Pasta, racconti horror verosimili, ma in altri casi esistono veramente incontri sul web dove la tortura รจ il divertimento della comunitร .

Il dark web: un mondo di hacking e servizi illegali

Altro grande tema del Deep Web sono i servizi illegali a bassissimo costo. Si parte dalla creazione e vendita di documenti falsi: carte d’identitร , patenti di guida e soprattutto passaporti, specie tedeschi, americani e italiani, che a livello mondiale sono quelli che danno meno nell’occhio. In una vera e propria “fattoria” delle identitร , si danno precise indicazioni ai criminali informatici, che inviano direttamente a casa o in punti di raccolta selezionati i documenti: il costo varia dai 200 ai 1000 dollari.

Passaporti falsi, virus bancari, hacking di email e di profili social. Si possono trovare sterminate offerte illegali nel Dark Web. Fino a servizi che promettono di uccidere persone su commissione

In vendita ci sono anche diversi servizi di hacking: si possono affittare dei pirati informatici per accedere ad account di posta online o per prendere possesso di profili social (pagando dai 50 ai 200 dollari). Si possono anche comprare dei virus da utilizzare contro le proprie vittime. Il codice di un virus trojan si vende dai 150 ai 400 dollari, mentre un malware per svuotare i conti correnti bancari (altamente personalizzabile per le proprie esigenze) รจ sul mercato attorno ai 900/1500 dollari.

Per chi volesse mettere fuori gioco il sito web di un concorrente, รจ possibile noleggiare una rete di computer compromessi (botnet) e sferrare un attacco di tipo DDoS. In questo caso si invia una quantitร  ingestibile di richieste ai server vittima, mettendo offline il sito del proprio “nemico”. Un servizio del genere costa circa 1500 dollari per 24 ore.

Esiste poi un servizio ai limiti della realtร . Non si sa esattamente se esista davvero o se sia solamente una grande truffa organizzata. Si chiama Besa Mafia, ed รจ un portale che consente agli utenti di commissionare a dei killer professionisti l’omicidio di una persona. In questo caso รจ necessario fornire i dettagli e le generalitร  della vittima, e viene fatta una stima caso per caso del tempo e dei soldi necessari per completare l’operazione.

Ad onor del vero non esistono evidenze che Besa Mafia sia un servizio reale, ma gli investigatori possono affermare una cosa per certa: il portale รจ frequentatissimo, e i gestori hanno raccolto una lista ingente di persone da (potenzialmente) uccidere assieme ad una quantitร  di denaro certamente non trascurabile. Insomma, un altro esempio lampante dei bassifondi di internet.

La testimonianza di chi ha vissuto Deep e Dark Web

Proprio in questi bassifondi si รจ immersa la blogger e giornalistaย Eileen Ormsby, che ha scritto un libro che ricorda la sua esperienza. Al magazine Vice.com, una intervista che ci dร  un “assaggio” di cosa puรฒ essere davvero il Dark Web, di cui riportiamo un estratto.

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Il Deep Web รจ davvero un’altra cosa rispetto al mondo reale?
Le nostre vite sono talmente tanto online che il mondo online รจ il mondo reale. Non c’รจ piรน nessuna differenza. La cosa che contraddistingue il deep web รจ la segretezza. Il che dร  voce alle persone che normalmente non l’avrebbero. รˆ usato anche da informatori o da gente che vive in paesi in cui vigono regimi oppressivi.

Ma puรฒ anche far sรฌ che le persone facciano cose che non avrebbero mai fatto nella loro vita reale. Lo sfigato che non ha mai picchiato qualcuno nella vita,ย  puรฒ improvvisamente essere un boss del male.

Hai indagato su “Lux”, ovvero Matthew Graham, il giovane che gestiva i peggiori siti pedofili del Dark Web dalla sua camera da letto. Eri presente alle udienze contro di lui e lo hai visto di persona. Che tipo รจ?
E’ un ragazzino patetico, senza amici, triste. Era socialmente inetto. Aveva un sacco di problemi e il dark web era il suo modo di essere importante. Ma era un patetico perdente. รˆ quasi triste, a parte il fatto che era cosรฌ odioso che non si riesce a provare pena per lui. Ho visto suo padre in quelle sedute di tribunale. Era un uomo distrutto, sconvolto da ciรฒ che suo figlio faceva sotto il suo naso.

C’รจ un filo comune che collega le persone attive nel Dark Web?
Devi avere un certo livello di conoscenza tecnica. Tendenzialmente l’utente medio รจ impiegato, maschio, molti vengono dai paesi occidentali, di lingua inglese, principalmente dagli Stati Uniti, dall’Europa e dal Regno Unito. Il linguaggio utilizzato nella maggior parte del dark web รจ l’inglese, anche se ora ci sono un sacco di forum di lingua russa.

Sei entrata anche nel portale Besa Mafia, il piรน grande sito web di omicidi a contratto. Come รจ andata?
Besa Mafia era un sito molto elegante che molte persone pensavano fosse autentico. Utilizzando alcuni file trovati dal mio amico Chris Monteiro, abbiamo ottenuto l’accesso al database e alla casella di posta del sito. รˆ stato un po ‘sconcertante quando il proprietario del sito ha iniziato a minacciarmi. Sembrava essere un po’ sconvolto.

Besa Mafia รจ un portale che promette di uccidere persone su commissione. In alcune pagine i dettagli del presunto servizio e delle immagini di “lavori” giร  svolti. La foto รจ stata annebbiata per motivi di sicurezza

Il database mostrava una lista di persone reali che erano disposte a pagare per far uccidere qualcuno. Che cosa hai fatto?
Circa due dozzine di persone avevano pagato a Besa Mafia migliaia di dollari in Bitcoin per far uccidere delle vittime. Per lo piรน erano situazioni tra marito e moglie o amanti rifiutati, con un mix di uomini e donne, provenienti da tutto il mondo.

Che consiglio daresti alle persone che esplorano il deep web per la prima volta?
La prima cosa รจ fare informarsi. Leggere tutto ciรฒ che si puรฒ prima di entrarci. Bisogna farsi un’idea di cosa รจ reale e cosa non รจ reale e quali sono le truffe che girano. Se vai nel deep web e fai clic sul primo link che trovi, sarร  un link di phishing. Non fare clic su collegamenti che non sai dove vanno.

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Al di fuori dei mercati neri, e persino all’interno, a volte, quasi ogni sito che chiede pagamenti con la tua criptovaluta li prenderร  e non ti darร  nulla in cambio. Gli utenti devono essere costantemente all’erta per non accedere a uno dei numerosi siti di phishing che ripuliscono i loro account Bitcoin.

I sostenitori del Dark Web dicono che รจ uno spazio vitale per la libertร  e la privacy online. E’ solo una scusa?
Non credo affatto. Ogni volta che fai un clic stai dicendo a qualcuno qualcosa in piรน su di te, e tutti se lo vendono l’un l’altro. Penso che ci siamo arresi a questa dinamica e che lo abbiamo fatto senza nemmeno rendercene conto. I bambini sono cresciuti senza conoscere alcuna privacy. Mettono tutto online, รจ normale per loro. Non sappiamo quanti dati stiano accumulando i big di internet o in che modo queste informazioni verranno utilizzate in futuro.

Come vedi il futuro del dark web?
Penso che ci siamo trasferiti in un mondo post-privacy quasi senza accorgercene. Molte persone si accontenterebbero di rinunciare alla loro privacy per il gusto di vivere facilmente. Ma penso che vedremo un movimento molto piรน forte che cerca di riprendere il controllo delle informazioni perchรฉ alcune persone semplicemente non vogliono rinunciare a tutti i loro dati per fare contenti i marketer. Gli strumenti per la privacy, come quelli forniti dal dark web, saranno piรน integrati nella tecnologia, in modo che ognuno di noi possa decidere a quanto รจ disposto a rinunciare.

Quando gli hacker attaccano pacemaker, protesi e apparecchi medici

Quando si dice che i criminali non guardano in faccia a nessuno รจ vero. E gli hacker, nei prossimi anni, potrebbero prendere di mira pacemaker, strumenti per i diabetici, protesi e altri apparecchi medici. Per ora si tratta solo di dimostrazioni scientifiche ed esperimenti, ma le aziende e i pazienti devono capire che anche la sanitร  รจ suscettibile di attacchi informatici, e deve includere la sicurezza degli strumenti fra le prioritร .

La medicina utilizza sempre piรน componenti tecnologici e connessi alla rete. E questo non solo per le funzionalitร , ma che per il monitoraggio: un pacemaker in grado di inviare statistiche sui battiti del cuore o una pompa insulinica programmata dal personale medico, hanno dei vantaggi enormi per gestire le cure.

Ciononostante, se da un lato gli strumenti sono piรน potenti perchรจ connessi, sono anche piรน passibili di attacchi.

Quando gli hacker attaccano i pacemaker

E’ dal 2008 che sono emersi i primi studi in materia, ma il caso piรน eclatante รจ certamente quello del 2016. L’azienda di sicurezza MedSec, che da anni monitorava l’affidabilitร  dei dispositivi medici, si accorse che i prodotti della St. Jude Medical non era sicuri, in quanto mancavano sia di autenticazione (password) si di sistemi di criptazione per proteggere le proprie connessioni. L’azienda, che aveva anche un proprio tornaconto personale, avvisรฒ la compagnia di valutazione finanziaria Muddy Waters, che diramรฒ la notizia causando una considerevole perdita in borsa alla St. Jude.

Ma aldilร  del dispetto finanziario, il dato tecnico rimane.

Un pirata informatico, con una strumentazione abbastanza elementare come un PC, un radio connessa ad internet e dei software reperibili gratuitamente sul web, puรฒ inviare un consistente numero di segnali contraddittori a pacemaker, defibrillatori e risincronizzatori del cuore impiantati direttamente nei pazienti.

Il risultato possono essere dei gravi malfunzionamenti dell’apparecchio, che possono tradursi in fibrillazioni ventricolari o in gravi aritmie.

Una seconda tecnica di attacco riguarda invece la batteria. Tramite una serie di impulsi, si indica al dispositivo di modificare la propria gestione della batteria. In alcuni test la pila รจ stata ridotta al 3% di carica, vicinissima allo spegnimento, per 24 ore. Per eseguire l’attacco l’hacker deve trovarsi comunque in prossimitร  della vittima entro un raggio di 15 metri.

Momento iconico in questo settore, la dimostrazione pubblica dell’esperto di sicurezza presso McAfee, Barnaby Jack, che inviรฒ ad un pacemaker funzionante una scossa di 830 volt, che avrebbe ucciso una persona all’istante.

Non solo il cuore. A rischio hacking anche gli apparecchi per l’insulina

Un’altra categoria di prodotti a rischio รจ certamente quella destinata ai diabetici.

I pazienti che soffrono di malattie metaboliche usano spesso delle pompe insuliniche, ovvero dei piccoli oggetti da portare con sรจ come uno smartphone, che iniettano sottopelle delle quantitร  previste di insulina ad orari determinati.

Anche in questo caso un pirata informatico puรฒ utilizzare delle frequenze radio per inviare comandi errati al dispositivo: basta modificare una virgola, ovvero indicare ad una pompa insulinica di iniettare non 0,2 ml ma 2,0 ml di sostanza ad un determinato orario per uccidere un diabetico in poche ore. Oppure, si puรฒ indicare alla pompa di scaricare nel sangue della vittima tutto il contenuto di insulina in una volta sola, come ha fatto sempre Jack nella sua dimostrazione pubblica.

Anche in questo caso, l’hacker deve trovarsi in prossimitร  della vittima, ad un massimo di una trentina di metri.

Una aggravante, sta nel fatto che attacchi come questi sono molto difficilmente rilevabili durante una ipotetica autopsia. Non solo non rimangono tracce nel dispositivo, ma pochi medici arriverebbero a pensare ad una disfunzione dell’apparecchio, e pochissimi avrebbero le competenze forensi necessarie per verificare se vi sia stata una intromissione a distanza.

Pacemaker, pompe di insulina ma anche stimolatori gastrici e impianti cocleari. Diversi apparecchi sono vulnerabili ad attacchi hacker. Ma per ora il rischio รจ ancora teorico

Insomma, dell’attacco non rimane alcuna traccia dopo la morte.

Se queste dimostrazioni rimangono per ora nel campo della sola teoria, le statistiche aggiungono degli elementi abbastanza preoccupanti.

I numeri del fenomeno e i primi episodi reali

La societร  di sicurezza Trend Micro, ha utilizzato un motore di ricerca apposito, Shodan, per cercare da remoto dispositivi medici rilevabili e vulnerabili ad attacchi di questo tipo e ne ha individuati 100mila in poche ore. Insomma, chiunque potrebbe cercare e trovare un grande quantitativo di apparecchi scoperti.

Un caso concreto, anche se fortunatamente circoscritto, avvenne nel maggio del 2017. A quei tempi il Governo della Corea del Nord, utilizzรฒ una vulnerabilitร  di Windows scoperta qualche tempo prima dai servizi segreti americani dell’NSA e inavvertitamente pubblicata, per lanciare un attacco agli USA.

Gli hacker nord coreani trovarono migliaia di computer di ospedali e cliniche private con una vecchia versione del sistema operativo, e riuscirono a bucare i dispositivi Bayer Medrad, che si utilizzano nel campo della diagnostica per immagini. In quella occasione, per fortuna, il tutto si tradusse con un aggiornamento dei sistemi e con qualche radiografia rimandata di alcune ore, ma tecnicamente รจ la prova che un attacco a sistemi sanitari รจ concretamente possibile.

I dati preoccupanti e quelli che ci tranquillizzano

Il pericolo รจ potenzialmente molto elevato, ma per riequilibrare il discorso prendiamo considerazione alcuni elementi. Alcuni preoccupanti e altri incoraggianti.

Il primo elemento preoccupante รจ sicuramente il fatto che per eseguire questo tipo di attacchi non bisogna avere una preparazione tecnica elevatissima. L’utilizzo del wifi, delle onde radio e l’invio di segnali sono argomenti alla portata di qualsiasi studente medio di informatica e gestione delle reti, per cui chiunque potrebbe sviluppare in poco tempo le capacitร  necessarie a lanciare degli attacchi.

Il secondo punto “non molto bello” รจ che i costi, una volta piuttosto elevati, si sono abbassati drasticamente: alcuni apparecchi necessari per compromettere i pacemaker sono ormai acquistabili su eBay a poco prezzo. Un attacco su una pompa insulinica, รจ stato eseguito da un hacker con una scheda Arduino di poco meno di 20 euro.

Una parte importante del problema sta poi nel fatto cheย  gli ospedali e il personale medico sono largamente impreparati ad uno scenario simile e molto spesso non immaginano neanche che si possa hackerare un pacemaker. Nel caso in cui dovessero essere “aggiornati” i dispositivi, proprio per proteggerli da attacchi informatici, sarebbe poi necessario per i pazienti recarsi in ospedale.

Non sono necessari interventi chirurgici invasivi, questo no, ma l’operazione deve essere comunque eseguita in day hospital da personale medico.

Barnaby Jack di McAfee: ha dimostrato pubblicamente come si puรฒ spingere un pacemaker a scaricare 800 volt nel cuore o svuotare una pompa insulinica in pochi minuti in un diabetico. Tutto a distanza di circa 30 metri

Un fattore che puรฒ mitigare il pericolo, รจ la distanza. L’aggressore deve comunque trovarsi ragionevolmente vicino o perlomeno nella stessa area della vittima, e questo esclude attacchi da remoto.

Piรน rassicurante, il lato puramente economico.

A parte il fatto che un hacker che dovesse uccidere persone tramite questo tipo di attacchi si ritroverebbe qualsiasi forza dell’ordine sulle sue tracce, dove sarebbe il guadagno?
In altre parole: il pirata informatico potrebbe anche chiedere denaro per non sferrare l’attacco ad un paziente-vittima, ma come potrebbe riscuotere? Posto che deve essere ragionevolmente vicino al suo target, il passaggio di denaro sarebbe fisico e tracciabile.

Insomma, non ci sono i presupposti perchรจ questo scenario, almeno nel breve periodo, si trasformi in una fonte di guadagno illecito.

Infine, alcuni produttori stanno mettendo in campo delle prime soluzioni, come degli “scudi di frequenza” per bloccare onde radio irregolari, anche se si tratta di tecniche piuttosto rudimentali.

Non possiamo gridare all’allarme. Come detto, anche se tecnicamente esiste la possibilitร  di hackerare dispositivi medici, vi sono degli elementi come la prossimitร  al target e l’impossibilitร  di riscuotere denaro che mantengono questo argomento ancora nel campo della teoria tecnico-informatica.

Ma รจ un segno dei tempi: a mano a mano che i dispositivi diventeranno sempre piรน intelligenti, i pericoli seguiranno di pari passo e la posta in gioco, in molto piรน di un caso, potrร  essere ben piรน grave di un semplice pc o smartphone inutilizzabile.

Riforma UE sul copyright. Cosa dice la legge e perchรจ รจ una follia

La riforma dell’Unione Europea sul copyright sta spaventando tutta internet: blocco delle news, fallimento dei piccoli editori, filtri ai contenuti e censura. Si parla di “morte dei meme” e di “addio YouTube”. Gli esperti di Alground hanno analizzato in maniera approfondita la legge approvata recentemente dal Parlamento Europeo: vi spiegheremo cosa dice e perchรจ potrebbe essere una catastrofe. Ma anche come venirne fuori.

Vi proponiamo prima alcune domande e risposte per comprendere rapidamente i punti del discorso e successivamente potete leggere l’intero dossier per una trattazione completa.

COSA DICE LA RIFORMA UE DEL COPYRIGHT?

Ha tanti articoli e molte norme, ma i punti focali sono due: la difesa degli editori dagli aggregatori di notizie e dei controlli per bloccare preventivamente le violazioni del diritto d'autore.

COSA DICE L'ART. 11 E DOVE E' IL PROBLEMA?

Dice che coloro che inseriscono un link ad un articolo assieme ad un riassuntino o ad un estratto del contenuto, devono pagare una tassa all'editore che ha scritto quel contenuto (tassa sul link). Stessa cosa per le piattaforme che propongono titolo, foto e un estratto del testo di una news (gli aggregatori tipo Google News).

Ma all'atto pratico mentre gli aggregatori sono potenti, i singoli siti no, perchรจ le loro letture dipendono spesso dalle queste piattaforme. Non hanno pari potere contrattuale.

Quindi se i piccoli giornali scelgono di andarsene dagli aggregatori, perdono tutte le visite, e se gli danno il permesso di prendere i loro contenuti, รจ tutto come prima e la legge diventa inutile. Alla fine gli unici a poter contrattare alla pari sono i grandi gruppi editoriali di ogni paese.

COSA DICE L'ART. 13 E PERCHE' NON VA?

L'art. 13 dice che quando un utente carica un contenuto su una piattaforma (tipo Youtube), il sito deve verificare tramite dei filtri che non sia materiale protetto dai diritti d'autore. Questo per evitare violazioni del copyright.

Il problema sta nel fatto che tutti i contenuti sono filtrati. Come se i postini aprissero le lettere per controllare che non ci siano illeciti. Inoltre un meccanismo del genere puรฒ rapidamente portare al blocco di attivitร  sacrosante come la satira. Addirittura potrebbe trasformarsi in censura.

E' GIA' AVVENUTO QUALCOSA DI CONCRETO?

La Cina blocca Twitter, la Russia i siti LGBT e l'Ecuador usรฒ la scusa del copyright per bloccare decine di siti che criticavano il Governo, il rischio รจ reale.

L'ATTUALE LEGGE ITALIANA COSA PREVEDE?

Per il discorso delle news, non c'รจ ancora una normativa specifica. Per il copyright tutti i contenuti possono essere caricati online. Poi se il proprietario dell'opera segnala una violazione del contenuto, la piattaforma la deve rimuovere. L'ente italiano, che puรฒ intervenire anche oscurando siti o pagine web รจ l'AGCOM.

A CHE PUNTO E' LA LEGGE?

E' stata approvata dal Parlamento Europeo. Ora deve passare al consiglio, dove ogni stato membro dovrร  dire la sua, e poi ci sarร  la votazione finale.

SE VOGLIO MANIFESTARE CONTRO LA LEGGE CHE POSSO FARE?

Puoi seguire gli aggiornamenti dell'europarlamentare tedesco Julia Reda, che guida l'opposizione a questa riforma. E sul sito Change.org puoi firmare la petizione per chiedere di bloccare il percorso della legge.

Ora che abbiamo chiarito i punti principali, partiamo inquadrando il pensiero alla base di tutto: l’Europa vuole costruire un mercato unico digitale, che permetta attraverso internet di scambiare qualsiasi cosa, dai prodotti alle informazioni su tutto il continente.

E’ con questo ideale che sono state elaborate negli anni scorsi diverse leggi. Ad esempio quella sul roaming: una volta se eri di un operatore telefonico nostrano e andavi in un altro paese, dovevi pagare una tassa per usare l’infrastruttura della nazione che ti ospitava, mentre ora non รจ piรน cosรฌ. Un altro esempio piรน recente รจ la normativa GDPR, che vuole responsabilizzare le aziende nel trattamento dei dati degli utenti.

La riforma della legge sul copyright ha quindi, in linea teorica, un intento positivo, cioรจ quello di aiutare la comunitร  europea a far valere i suoi diritti.

La legge รจ molto lunga e complessa, ma gli articoli fondamentali sono due. L’articolo 11, che riguarda sostanzialmente la gestione delle news e delle informazioni, e l’articolo 13, che tocca la diffusione dei contenuti e il diritto d’autore.

Riforma UE sul copyright. L’art. 11 e la difesa degli editori dagli aggregatori

Per capire l’articolo 11 dobbiamo fare un piccolo passo indietro nel tempo. Negli ultimi 10 anni, i siti di informazione piรน o meno grandi potevano iscriversi agli aggregatori di notizie, Google News in primis, ma anche Yahoo! News , Libero (in Italia), Pulse o Flipboard.

Gli aggregatori citavano le notizie dei vari giornali e diventavano grossi e famosi, e in cambio veicolavano milioni di click ai giornali iscritti, che poi ci guadagnavano su.

Cosa รจ cambiato ad un certo punto? Che le piattaforme di aggregazione, hanno iniziato ad includere sempre piรน informazioni fino ad integrare il titolo della news, una foto e lo “snippet”, cioรจ un piccolo riassuntino del contenuto. E in questo modo i lettori, ad esempio di Google News, riuscivano a capire la notizia senza andare a leggere il giornale che l’aveva scritta.

E questo ha rotto l’incantesimo: alla fine ci guadagnava solo l’aggregatore che “sfruttava” gli editori.

Se lo snippet degli aggregatori riporta tutto il necessario per capire la notizia, gli utenti non hanno motivo di leggere la fonte. E’ a questo che vorrebbe porre rimedio l’art.11 della riforma UE sul copyright

Dopo tante polemiche e proposte, la legge europea, e in particolare l’articolo 11, sono stati sviluppati per raddrizzare la situazione. Secondo la norma se inserisci il link ad una notizia, con un riassuntino scritto da te o con la citazione di un pezzo dell’articolo, devi pagare una tassa all’editore. Una vera e propria “tassa sul link“.

Ma soprattutto, e questo รจ diretto sostanzialmente a Facebook e Google, se crei un trafiletto con Titolo, foto, snippet e link, devi ugualmente pagare l’editore.

Insomma, l’idea in sรจ non รจ cattiva, anzi. E’ una misura di giustizia nei confronti di chi lavora per produrre contenuti.

Il problema sta che fra il dire e il fare c’รจ di mezzo la realtร . Questa legge obbliga le piattaforme di aggregazione e i singoli siti web a rinegoziare i loro accordi. Tuttavia, mentre Google o Facebook sono immensamente potenti, il singolo quotidiano che magari deve a loro il 70% o l’80% del suo traffico, non ha lo stesso potere di contrattazione. E’ molto piรน debole.

E all’atto pratico se sceglie di usare la linea dura, esce dall’aggregatore e perde utenti e denaro, mentre se consente l’utilizzo pieno dei suoi snippet, ecco che la legge non รจ servita a nulla.

Gli unici che possono realmente parlare alla pari con le piattaforme, sono i grandi gruppi editoriali dei singoli paesi, e dunque piove sul bagnato. Si salvano sempre i soliti.

La norma imposta in Spagna, ha portato alla rottura tra Google News e gli editori ispanici. L’aggregatore non esiste piรน e migliaia di giornali online hanno perso traffico

Il bello, si fa per dire, รจ che abbiamo giร  delle prove concrete delle conseguenze di questa “lotta”: in Spagna non si รจ trovato l’accordo e Google News praticamente non esiste piรน, con un danno immenso nei confronti dei millemila siti che ci vivevano attaccati. In Germania, gli aggregatori citano solamente i titoli, ma alla fine sono sopravvissuti solo i grandi giornali e la situazione รจ piรน o meno la stessa.

La norma rischia, nonostante le buone intenzioni, di causare un disastro.

Riforma UE sul copyright: l’art. 13 per la protezione dei diritti d’autore

Il secondo problema รจ relativo all’articolo 13. Anche qui le volontร  dei legislatori sarebbero le migliori, e riguardano la difesa del diritto d’autore.

Nella situazione attuale, tutti possono caricare dei contenuti online liberamente, specie sulle piattaforme che vivono sullo User Generated Content come Facebook o Youtube. Nel caso in cui il proprietario di un contenuto veda la sua opera riprodotta o condivisa senza il suo permesso, puรฒ segnalare la cosa alla piattaforma e in Italia all’AGCOM, che interviene rimuovendola.

Esiste poi il Creative Common, cioรจ una serie di licenze che consentono di dare una progressiva libertร  al riutilizzo dei propri contenuti.

L’articolo 13, invece, dice sostanzialmente che le piattaforme devono eseguire un controllo preventivo su ogni contenuto caricato dagli utenti, al fine di verificare che non vi sia alcuna violazione del copyright e solo successivamente accettarlo e renderlo disponibile online.

Giusto nella teoria, ma di nuovo devastante nella pratica.

Innanzitutto uno dei principi fondamentali del diritto รจ che chiunque รจ innocente fino a prova contraria. Se trasferiamo questo nei contenuti, ogni contenuto รจ legittimo fino a prova contraria. Ma inserire a priori un filtro significa affermare l’opposto: ogni contenuto รจ irregolare e non pubblicabile fino al via libera di una autoritร . E’ inaccettabile.

Per farvi capire un esempio non esattamente allineato ma calzante: se scrivo una lettera di insulti, il postino la recapita e sarร  il destinatario a lamentarsi. Con la nuova legge, รจ come se il postino aprisse la busta, e leggesse per controllare che non ci siano parolacce.

L’art. 13 impone un controllo preventivo su ogni contenuto caricato online, per verificare che non vi sia violazione del diritto d’autore. Da lรฌ alla censura, il passo รจ brevissimo

Il secondo problema รจ intellettuale: i filtri automatici non capiscono le sfumature dei significati umani, ad esempio l’ironia. Un meme che prende in giro un politico, potrebbe essere bloccato per via dell’immagine del personaggio o per la citazione di una frase, senza capire che non si vuole redistribuire contenuto protetto ma fare satira.

Il tutto potrebbe poi prendere la via della censura vera e propria. Un controllo totale su tutto quello che viene caricato online puรฒ diventare in un attimo repressivo. Penserete che sia una ipotesi lontana, ma tanto lontana non รจ: nel 2015, il Governo dell’Ecuador utilizzรฒ la legge sul copyright per mettere i bastoni fra le ruote ad una dozzina di giornali online che criticavano l’operato dell’esecutivo.

Infine il problema puramente tecnico, ovvero degli errori di calcolo e dei blocchi non previsti. La tecnologia esistente piรน simile รจ il YouTube ID, che verifica l’audio di un video e lo blocca in caso di violazione. Ebbene, nel 2012, un video con un uccellino che cinguettava fu fermato perchรจ il suono era presente in un video musicale, e lo sbarco di un modulo della NASA su Marte, venne scambiato per qualcos’altro e rimosso. Simile sorte ad un live streaming del 2013, dove qualcuno si mise a cantare “Buon compleanno” e la diretta fu stoppata.

E dire che il sistema รจ stato sviluppato nel corso di 11 anni, il che fa capire quanto sia costoso. Da qui anche un altro problema: gli unici a poter avere dei filtri decenti sarebbero le grandi compagnie tecnologiche. Strada sbarrata a piccole iniziative private di condivisione contenuti.

Le proteste internazionali per bloccare la legge

Le due norme sono state accolte con enorme preoccupazione dai giganti del web. In una lettera aperta, gente come Tim Berners Lee (creatore del WWW) o Jimmy Wales (fondatore di Wikipedia), chiedono al presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani di intervenire. La lettera recita:

[miptheme_quote author=”” style=”text-center”]

Come gruppo di architetti e pionieri di Internet e loro successori, scriviamoย a Lei per una questione urgente, una minaccia imminente per il futuro della Rete.

La proposta della Commissione europea per l ‘articolo 13 della proposta di direttiva per il diritto d’autore ha le migliori intenzioni.

 

Condividiamo la preoccupazione che ci dovrebbe essere un’equa distribuzione delle entrate onlineย e un corretto uso delle opere d’autore, che avvantaggiano creatori, editori e piattaforme. Ma l’articolo 13 non รจ il modo giusto per raggiungere questo obiettivo.

 

Richiedendo alle piattaforme Internet diย eseguire il filtro automatico di tutti i contenuti che i loro utenti caricano, l’Articolo 13 fa unย passo senza precedenti verso la trasformazione di Internet da piattaforma aperta per laย condivisione e l’innovazione, in uno strumento per la sorveglianza e il controllo dei suoi utenti.

 

L ‘Europa ha giร  un ottimo modello di responsabilitร , in base al quale coloro che caricano contenuti su Internet hannoย la responsabilitร  della sua legalitร , mentre le piattaforme sono responsabili diย rimuovere tali contenuti una volta che la loro illegalitร  sia stata portata alla loro attenzione. Invertendo questoย modello di responsabilitร  e rendendo le piattaforme direttamente responsabili di garantire laย legalitร  dei contenuti, i modelli di business e gli investimenti delle piattaformeย grandi e piccoli dovranno cambiare.ย [/miptheme_quote]

Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, e Tim Berners Lee, padre del WWW. Anche loro hanno scritto una lettera aperta al europresidente Antonio Tajani, per chiedere di bloccare la legge

[miptheme_quote author=”” style=”text-center”]

Il danno che questo puรฒ fare ad una Internet libera e aperta รจ difficile da prevedere, ma nelle nostre opinioni potrebbe essere sostanziale.ย In particolare, lungi dall’influenzare solo le grandi piattaforme Internet americane (che possono permetterselo), l’รฒnere dell’articolo 13 ricadrร  piรน pesantemente sui loroย concorrenti, comprese le start-up e le PMI europee. Il costo di mettere in atto le tecnologie di filtraggio automatico necessarie saranno costose e onerose.

 

In effetti, se l’articolo 13 fosse stato messo in atto quando i protocolli e le applicazioni di base di Internet furono sviluppate, รจ improbabile che Internet esisterebbe come lo conosciamo oggi. L’impatto dell’articolo 13 si ripercuoterebbe anche sugli utenti ordinari di piattaforme Internetย non solo quelli che caricano musica o video,ย ma anche coloro che contribuiscono con le foto,ย testo o codice per aprire piattaforme di collaborazione come Wikipedia e GitHub.

 

Anche gli studiosi dubitano della legalitร  dell’articolo 13; per esempio, il Max Planck Institute perย l’innovazione e la concorrenza ha scritto che “l’obbligo di applicare un filtro a tutti i dati di ciascuno dei suoi utenti prima del caricamento suiย servizi pubblici รจ contrario all’articolo 15 della direttiva InfoSoc e alla Carta europea dei diritti fondamentali.

 

Una delle disposizioni particolarmente problematiche dell’articolo 13 come originariamente proposta dalย Commissione e nei testi di compromesso del Consiglio e del Parlamento,ย รจ che nessuna di queste versioni del testo fornirebbe nรฉ chiarezza nรฉ coerenza nelย tentativo di definire quali piattaforme Internet sarebbero obbligate a conformarsi e quali possono esserne esenti. L’incertezza che ne deriva guiderร  le piattaforme online a lavorare fuori dall’Europa e impediranno loro di fornire servizi a livello europeo.

 

Sosteniamo le misure che potrebbero migliorare la capacitร  dei creatori diย ricevere un compenso equo per l’utilizzo delle loro opere online. Ma non possiamo sostenere l’articolo 13, che imporrebbe alle piattaforme Internet l’incorporazione di un’infrastruttura automatizzataย di monitoraggio e censura in profonditร  nelle loro reti.

 

Per il futuro di Internet, Vi esortiamo a votare per la cancellazione di questa proposta.[/miptheme_quote]

A combattere contro la proposta, l’europarlamentare tedesco Julia Reda, leader della fazione avversaria al nuovo regolamento, e anche semplici cittadini digitali, che sul portale Change.org hanno giร  raccolto 400mila firme per abolire il testo.

Il fatto che la legge abbia incassato una prima approvazione รจ il segnale che il Parlamento Europeo, sulla questione, ha questo orientamento. E ciรฒ influisce in maniera determinante nel processo di ratifica definitiva delle norme. Esistono perรฒ ancora due passi: il Consiglio Europeo, dove ciascun paese membro dovrร  dare la sua approvazione, e il voto finale di tutto il Parlamento.

Insomma, ci sono ancora dei passaggi, anche se la strada รจ abbastanza chiara.

Riforma UE sul copyright. La fine dell’Internet libera?

Ci troviamo di fronte alla fine dell’Internet libero? Secondo noi no, e sostanzialmente perchรจ la riforma, anche se approvata in via definitiva, dovrร  poi essere applicata e adattata alla realtร  di ogni specifica nazione europea. E in Italia abbiamo due armi. La prima รจ il Trattato di Nizza, ovvero la carta dei diritti fondamentali del cittadino Europeo, i cui articoli relativi alla libertร  (6-19), potrebbero essere usati per opporsi alla legge.

E in secondo luogo, il carissimo e salvifico articolo 21 della costituzione, che sancisce il diritto alla cronaca e che potrebbe in molti casi “salvare” la libera espressione dal fuoco incrociato di regole e regolette.

Non possiamo fare altro che attendere gli sviluppi, anche se la riforma del copyright dimostra ancora una volta il modo con cui l’Europa intende l’Internet. Gli stati considerano sostanzialmente Google e Facebook come l’internet stessa, e non come due portali che ne fanno parte, e che sono i singoli consumatori od aziende a rischiare maggiormente.

Per loro le uniche vie di salvezza sono la non ancora capillaritร  della legge, che spesso si traduce in un nulla di fatto, e i singoli articoli delle costituzioni nazionali, che gli permettono di opporsi in situazioni al limite della logica.

Sarร  la blockchain a ridarci la privacy e la libertร  tolta dai Governi

La privacyย e la libertร  in rete, sono diritti umani fondamentali. Ma per alcuni รจ meno fondamentale di altri e per salvare il nostro diritto alla riservatezza potrebbe venirci in soccorso niente meno che la blockchain, la tecnologia alla base del funzionamento della moneta virtuale Bitcoin che ha perรฒ applicazioni che vanno oltre il semplice scambio di denaro digitale.

Se da un lato alcune parti del mondo si dedicano alla privacy come l’Europa e il suo GDPR, ci sono ancora molte nazioni, dalla Nord Corea al Venezuela alla Russia, che intervengono pesantemente nel violare la privacy degli utenti e il numero dei casi sta aumentando.

All’inizio di questo mese, ad esempio, l’assemblea nazionale del Vietnam ha obbligato le multinazionali ad aprire i loro archivi per poter accedere piรน facilmente ai dati personali dei loro clienti. E questo รจ un segno dei tempi.

Dal momento che la globalizzazione porta la tecnologia al servizio dei cittadini in ogni angolo del mondo, i regimi oppressivi stanno sfruttando appieno l’accesso ai dati personali per iniziative legislative, per la censura e l’arresto di disobbedienti e contestatori. Si tratta di un problema fondamentale che richiede una soluzione definitiva.

Ma com’รจ possibile garantire sicurezza a dati e interazioni online in un mondo dove queste sono per struttura tutto tranne che private? E anche trovando il metodo tecnico, come possiamo creare una piattaforma che sia in grado di operare fuori dal controllo dei governi?

Privacy e libertร  in rete. Il fallimento delle reti sicure…

La risposta, non sufficiente, data finora, รจ stata quella delle tecnologie centralizzate per la creazione di reti basate sulla privacy. Un buon esempio di questo si รจ verificato in Russia, dove per anni i cittadini hanno utilizzato una Rete Virtuale privata (VPN) per le loro comunicazioni. Ma nel 2017 il presidente russo Vladimir Putin ha diramato una legge che restringe l’utilizzo degli anonimizzatori per adattare le infrastrutture agli standard imposti dal governo.

Questo significa che tutti i servizi che per anni hanno permesso lo scambio di informazioni a giornalisti, attivisti per i diritti umani, studenti e contestatori politici, sono stati annientati. Insomma il fallimento delle comunicazioni centralizzate.

Ma per fortuna, laddove la centralizzazione fallisce, la blockchain salva.

…e la nuova frontiera: la blockchain

La blockchain รจ un sistema di comunicazioni decentralizzato dove i dispositivi (detti “nodi”), scambiano dati, dove il trasferimento delle informazioni รจ preventivamente approvato da tutta la community e dove la transazione รจ tracciata in maniera immodificabile. รˆ un sistema che vive da solo, senza bisogno dell’intervento di un’autoritร  superiore e per questo completamente libero.

Queste piattaforme possono essere criptate in tutti gli stadi del loro funzionamento per garantire che l’identitร  degli utenti non sia mai divulgata, nemmeno inavvertitamente, durante il trasferimento delle informazioni.ย In questo modo, nessuna regime oppressivo potrebbe domandare alla blockchain di consegnare gli accessi o i dati degli utenti perchรฉ non c’รจ nessuna entitร  che abbia l’effettivo controllo del sistema.

E’ la tecnologia alla base del funzionamento e dello scambio della moneta digitale Bitcoin, ma il sistema stesso della blockchain puรฒ essere applicato a qualsiasi altro aspetto della vita digitale.

Esistono in realtร  esistono giร  adesso delle piattaforme basate sulla blockchain che permettono di eseguire interazioni, dai pagamenti, alla pubblicazione di notizie fino ai Social media, che sono effettivamente protetti da un intervento governativo.

In un’era dove le violazioni dei diritti umani stanno diventando sempre peggiori, la possibilitร  di avere a disposizione questi sistemi sta diventando una questione di vita o di morte per moltissime persone che vivono in paesi con condizioni restrittive.

Dalla comunitร  LGBT in Russia, alla Cina dove รจ proibito l’uso di Twitter fino ai giornalisti che lavorano in Turchia.

Ma, attenzione, questo รจ un problema che affligge tutti noi e non solo chi combatte ogni giorno per la libertร . รˆ stato stimato che due terzi di tutti gli utenti del mondo sono stati in qualche modo coinvolti dalla censura governativa.

Piรน in generale i diritti politici e le libertร  civili in tutto il mondo si sono deteriorate e hanno raggiunto il livello piรน basso negli ultimi decenni. Il livello di libertร  รจ in continuo declino. Ecco perchรฉ dei miglioramenti basati su una blockchain anonimizzata possono essere cosรฌ importanti.

In realtร  ci sono pochi diritti umani cosรฌ trasversali e importanti come la privacy. E se milioni di persone che vivono in governi oppressivi non possono esercitare i loro diritti questa nuova tecnologia potrebbe restituire ad internet quelle caratteristiche di completaย libertร  che erano tanto care ai padri fondatori del web.