01 Febbraio 2026
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I migliori plugin di sicurezza per WordPress. I 4 più potenti

WordPress è oggi una delle piattaforme di blogging maggiormente diffuse e utilizzate non solo da chi gestiste un semplice blog o un sito web ma anche da grandi aziende e colossi d’informazione che preferiscono servirsi di questo blog engine/CMS per la sua semplicità e per la sua architettura di facile estensione tramite plugin (ad oggi oltre 30.000 disponibili sulla piattaforma open-source).

Si calcola che ben il 26% dei siti mondiali sia realizzato con WordPress, caratteristica che, se da un lato, ne ha determinato una crescita e una popolarità esponenziale dall’altro ha esposto i siti realizzati in WordPress a un crescente interesse da parte di hacker e spammer. Ne consegue che il problema della sicurezza è diventato prioritario e sebbene WordPress sia di per sé abbastanza sicuro, è consigliato ricorrere ai dei plugin specifici e dedicati. Vediamo, quindi, quali sono i migliori plugin di sicurezza per WordPress.

Plugin di sicurezza per WordPress: a cosa servono

Come detto precedentemente, WordPress è realizzato con una struttura sufficientemente sicura e solida, ma questo non rende, ovviamente, i siti che lo utilizzano immuni da rischi o da attacchi che possono verificarsi su diversi fronti.

Furto di dati e informazioni, violazioni di password e login, attacchi da parte di virus o spam sono solo alcuni dei pericoli ai quali un sito WordPress non adeguatamente protetto può essere esposto.

I plugin per WordPress sono dei componenti aggiuntivi non automatici che possono essere installati sulla piattaforma per estenderne o potenziarne le funzionalità di base. E’ evidente, quindi, come i plugin di sicurezza per WordPress siano dei “programmi” appositamente sviluppati per migliorare le funzioni di sicurezza di un sito WordPress, intervenendo su problematiche specifiche come malware, vulnerabilità del sito o violazioni in fase di login.

Chi cerca di proteggere il proprio sito o blog in WordPress lo fa solitamente adottando delle “misure di sicurezza” standard come il rendere le password particolarmente forti o mantenendo costantemente aggiornati i core files di WordPress. Questo è certamente utile ma non garantisce una protezione totale visto che vi sono una vasta serie di vulnerabilità da considerare. Queste riguardano un’ampia gamma di aspetti come la sicurezza del database, la sicurezza del tema o dei plugin installati, le vulnerabilità FTP e molto altro. In tutti questi casi i plugin di sicurezza possono essere di grande aiuto.

I migliori plugin di sicurezza per WordPress. Wordfence per proteggere server e aumentare la velocità

Cerchiamo ora di individuare i quattro migliori plugin di sicurezza per WordPress e di capire a cosa servono, come funzionano e come utilizzarli.

WordFence è uno dei più popolari e diffusi plugin di sicurezza per WordPress con oltre un milione di downloads e un rating di 4.9/5. Si tratta di un plugin di sicurezza abbastanza completo che, in sostanza, analizza in maniera approfondita il sito verificando l’eventuale presenza di malware e notificandola immediatamente all’utente. WordFence è in grado di condurre un’analisi molto accurata che va a interessare non solo i file WordPress ma anche il tema e tutti i plugin installati, oltre a un’approfondita analisi lato server del codice sorgente.

Grazie a questo plugin è inoltre possibile rendere il sito web sul quale è installato ben 50 volte più veloce e sicuro e questo grazie all’uso di Falcon Engine, un sistema di caching sofisticato che consente di migliorare notevolmente la velocità del sito.

plugin di sicurezza per WordPress wordfence
Plugin di sicurezza per WordPress: Wordfence analizza in maniera dettagliata il sito e notifica all’admin eventuali violazioni

Oltre alla funzionalità anti-malware con scansione approfondita del sito e notifica immediata, WordFence consente di bloccare gli accessi da determinati paesi, include firewall con sistemi automatici di ban per determinati indirizzi IP e traffico fake, dispone di autenticazione a due fattori, permette di gestire la cache e di monitorare il traffico sul proprio sito in tempo reale, oltre a poter eseguire scansioni anti-malware in maniera automatica  o pianificata.

WordFence è un plugin di sicurezza per WordPress gratuito nella versione base con la possibilità di poter passare a un piano premium con alcune funzionalità a pagamento. Per quanto concerne i prezzi, le tariffe variano a seconda del “tempo” (da 1 a 5 anni) e delle API Keys; per esempio un anno di servizio con una Key costa 99 dollari mentre lo stesso periodo di tempo per 1.000 key ha un prezzo di 13.12 dollari.

I migliori plugin di sicurezza per WordPress: BulletProof Security per proteggere i file

Altro plugin di sicurezza per WordPress ampiamente utilizzato è BulletProof Security e questo in virtù della sua estrema “versatilità” che consente di prendersi cura di differenti aspetti di sicurezza del proprio sito web, dalla sicurezza del database a quella dei login. Si tratta di un plugin di sicurezza di semplice installazione, caratteristica che lo rende facilmente utilizzabile anche dagli amministratori meno esperti.

plugin di sicurezza per WordPress BulletProof Security
Plugin di sicurezza per WordPress: BulletProof Security è un vero e proprio firewall per i siti in WordPress

Ma quali sono le funzioni di BulletProof Security?

Questo plugin di sicurezza è una sorta di firewall che va a intervenire direttamente sui file limitando intrusioni indesiderate e furti o perdite di dati. BulletProof Security, infatti, rende particolarmente solidi e sicuri i file, primo tra tutti il file .htaccess e i file di configurazione, effettuando dei controlli anche su tutti i permessi di file e cartelle, oltre a un’analisi accurata di tema e plugin installati e inviando una notifica immediata all’admin in caso di “infezioni” o intrusioni indesiderate. La capacità del plugin BulletProof Security di blindare il file .htaccess è molto importante in quanto consente di proteggere il sito da minacce molto pericolose e diffuse come SQL Injection, XSS, CRLF, RFI, Base64, CSRF e Code Injection.

Grande cura e attenzione viene poi dedicata al login, strumento importante e allo stesso tempo delicato in quanto comunemente soggetto a diversi tipi di attacco. Il plugin di sicurezza BulletProof Security è in grado di bloccare un account in seguito a n-tentativi falliti di login, limitando così in maniera considerevole eventuali intrusioni di bot. Molto comodo e funzionale è anche il sistema di alerts via email che informa l’amministratore del sito in caso di eccessivi tentativi di accesso o di account bloccati.

Per quanto concerne l’utilizzo, BulletProof Security è di semplice installazione e la capacità del plugin di aggiornarsi automaticamente, senza interventi di tipo manuale, lo rende adatto anche ai principianti. Sono disponibili una versione gratuita, abbastanza completa e funzionale, e una versione pro che offre una serie di funzioni avanzate.

I migliori plugin di sicurezza per WordPress: iThemes Security per proteggersi dai brute force

iThemes Security è uno dei più noti ed utilizzati plugin di sicurezza per WordPress e questo non solo in virtù della sua facile installazione ma anche grazie alla sua interfaccia semplice e intuibile che lo rende particolarmente adeguato anche ai neofiti.

Si tratta di un plugin di sicurezza abbastanza completo che consente di incrementare di ben 30 volte i livelli di protezione di un sito web. Anche per questo plugin le funzioni di sicurezza sono piuttosto ampie e vanno dall’analisi accurata delle vulnerabilità del sito a backup regolari del database, dalla rimozione delle informazioni utilizzate dagli hacker per accedere al sito al rafforzamento delle credenziali di accesso, dalla prevenzione di attacchi brute-force all’attivazione di un vero e proprio antivirus per WordPress.

plugin di sicurezza per WordPress iThemes Security
Plugin di sicurezza per WordPress: backup regolari e protezione dagli attacchi brute-force con iThemes Security

Una volta installato il plugin sarà possibile selezionare dalla dashboard iniziale tutte le opzioni di interesse, collocate dalla più alla meno importante, e quindi configurare iThemes Security in base alle proprie specifiche esigenze. Oltre ad offrire un’elevata protezione da malware, tentativi di login indesiderati e altre vulnerabilità presenti nel sito, questo plugin di sicurezza è in grado di individuare e di bannare indirizzi IP indesiderati inserendoli in una “lista nera” ad hoc. L’admin ha, inoltre, la possibilità di decidere il numero dei tentativi di accesso in seguito ai quali si vien bloccati (Blacklist Threshold), il tempo di permanenza dell’IP nella lista (Blacklist Lookback Period) così come di individuare gli indirizzi IP non soggetti ad alcuna restrizione (Lockout White List).

Anche iThemes Security invia una email di notifica all’amministratore in caso di tentativi di accesso indesiderati e bloccati mentre selezionando una specifica opzione (File Change Detection) l’admin verrà avvisato ogni volta che si verificano dei cambiamenti nei files di configurazione del sito. Questo plugin offre un supporto importante anche per il rilevamento delle pagine 404, consente di definire una specifica fascia oraria per accedere al pannello di controllo, di modificare il percorso di accesso al pannello di amministrazione e di “obbligare” tutti gli utenti del sito a creare delle password sicure e rispondenti a precisi requisiti fissati da WordPress.

Vi sono, poi, una serie di configurazioni advanced, come la possibilità di eliminare l’utente admin e di sostituirlo con uno di nostra preferenza o, ancora, di spostare la collocazione della cartella wp-content, nella quale vengono collocate tutte le cartelle del sito, dalla root principale.

I migliori plugin di sicurezza per WordPress: All in One WP Security e Firewall per una soluzione unica

All in One WP Security e Firewall è uno dei plugin di sicurezza per WordPress gratuiti maggiormente utilizzato (circa 200.000 installazioni) e considerato tra i più semplici e user-friendly grazie alla possibilità di individuare in maniera immediata quelle “aree” del sito che necessitano di miglioramenti sul versante della sicurezza. Una volta installato, infatti, il plugin mostra una dashboard principale nella quale è presente un indicatore che classifica i livelli di sicurezza, da 0  470, in relazione alle opzioni abilitate.

plugin di sicurezza per WordPress All in One WP Security e Firewall
Plugin di sicurezza per WordPress: All in One WP Security e Firewall gratuito ed estremamente user-friendly

Prima di procedere ad illustrare le funzionalità principali di questo plugin di sicurezza è bene sottolineare che gli sviluppatori mettono a disposizione tre differenti livelli di “cambiamenti”, basic, intermediate e advanced, tra i quali scegliere al fine di evitare che alcune opzioni del plugin vadano a compromettere determinate funzionalità del sito. Non a caso la configurazione del plugin consente di disabilitarlo nel caso in cui l’admin noti dei malfunzionamenti del sito che potrebbero essere creati dalla conflittualità tra All in One WP Security e Firewall e altri plugin installati.

Passiamo ora alle funzionalità e alle opzioni messe a disposizione da questo plugin.

All in One WP Security e Firewall consente in primo luogo di difendere il nostro sito da attacchi brute-force e pone grande attenzione alla fase di login. Il plugin, infatti, blocca gli utenti dopo un certo numero di tentativi falliti di login (stabiliti dall’amministratore tramite il tab Max Login Attempts) e lo notifica immediatamente all’admin, oltre a “costringere” tutti gli utenti del sito ad impostare delle password forti.

Grazie a questo plugin di sicurezza per WordPress è  inoltre possibile monitorare tutte le attività degli utenti sul sito e tenere traccia degli username e degli indirizzi IP, bannare momentaneamente tutti gli utenti che hanno tentato di accedere al sito usando un username mai registrato, visualizzare una schermata con i tentativi di accesso falliti ( con tutti i dati relativi) e verificare in tempo reale chi è loggato al sito.

All in One WP Security e Firewall permette di schedulare automaticamente il database e di ricevere una notifica via email, protegge il codice PHP disabilitando la visualizzazione dei file con questa estensione a eventuali hacker e implementa sul sito un firewall al fine di sopperire a eventuali carenze ( si può scegliere tra Basic Firewall Rules e Additional Firewall Rules). Molto importante è la funzione 6G Blacklist Firewall Rules che in pratica consente di creare dei filtri che impediscono l’utilizzo di caratteri speciali nelle stringhe, prevenendo in questo modo eventuali attacchi molto pericolosi (XSS, CSRF, SQL Injection etc.).

Grazie all’opzione di analisi approfondita, All in One WP Security e Firewall permette di tenere traccia di tutti i files e di verificare eventuali cambiamenti su WordPress, mentre la sezione “Spam Prevention” è completamente dedicata alla prevenzione dello spam (blocco dei commenti da parte di spambot, attivazione captcha per i commenti, visualizzazione degli IP che hanno generato spam etc.). In ultimo bisogna segnalare che All in One WP Security e Firewall permette di disabilitare il tasto destro e la copia del frontend del sito e non consente ad altri portali di visualizzare i contenuti del vostro sito in iFrame.

I migliori plugin di sicurezza per Joomla. I quattro più efficaci

La sicurezza di un sito web è fondamentale per questo è importante proteggere il proprio portale da intrusioni e violazioni. Questa “regola” vale anche per i siti realizzati in Joomla! i quali necessitano di una serie di protezioni aggiuntive. I plugin di sicurezza per Joomla! sono quindi dei preziosi alleati da utilizzare sempre in quanto offrono un valido supporto.

Joomla! è uno dei principali CMS, Content Management Systems, ancora oggi ampiamente utilizzato, sebbene in misura minore rispetto a WordPress e Drupal. Nato nel 2005 e completamente scritto in PHP, Joomla! è un CMS open source abbastanza completo, di semplice installazione e configurazione e capace di supportare siti di ogni tipologia e grandezza. Queste e altre caratteristiche ne hanno determinato nel tempo un utilizzo sempre più ampio non solo da parte di privati ma anche da aziende, enti pubblici e così via. Come per ogni CMS, anche per Joomla! si pone, quindi, il problema della sicurezza e, soprattutto, di come rendere i siti che utilizzano questa piattaforma sempre più impenetrabili a violazioni e attacchi hacker.

Stando al recente rapporto sui siti hackerati nel 2016 (Hacked Website Report 2016/Q2) realizzato da Sucuri, la seconda piattaforma maggiormente attaccata dai pirati informatici è proprio Joomla! che si aggiudica ben il 16% degli attacchi su un campione di 9.000 siti web infettati.

In quest’ottica è evidente come la questione della sicurezza sia sempre più importante e come sia fondamentale salvaguardare il proprio sito web da violazioni che possono verificarsi su più fronti. Ma quali sono i migliori plugin di sicurezza per Joomla! che possono supportarci in questa difficile lotta?

I quattro migliori plugin di sicurezza per Joomla, scelti per voi

La protezione del proprio sito web da intrusioni o furti di dati è quindi prioritaria e ogni utente, a prescindere dalla piattaforma utilizzata, deve essere consapevole che nessun sistema è ermetico a meno che non si intervenga per metterlo in sicurezza. Anche Joomla! dispone, quindi, di una serie di estensioni che sono state appositamente sviluppate per prevenire determinati tipi di attacchi. Vediamo, quindi, quali sono i migliori quattro plugin di sicurezza per Joomla! cercando di capire in cosa possono esserci utili e come utilizzarli al meglio.

Il plugin di sicurezza per Joomla più diffuso: Admin Tools

Admin Tools è una delle principali estensioni utilizzate per aumentare i livelli di sicurezza e di protezione di un sito realizzato con Joomla!. Si tratta di un add-on sviluppato da Akeeba Backup e disponibile nella versione Basic, gratuita, e nella versione Pro. Grazie a questo plugin di sicurezza per Joomla! è possibile prendersi cura di diversi aspetti indispensabili per la protezione del proprio sito web. Con Admin Tools si può innanzitutto proteggere la cartella amministrativa impostando una password, configurare i permessi di files e directory e modificare il prefisso del database, oltre a definire delle precise restrizioni per l’accesso al backend creando un elenco (Whitelist) di utenti autorizzati.

plugin di sicurezza per Joomla! Admin Tools
Plugin di sicurezza per Joomla!, Admin Tools offre una serie di funzionalità come la protezione della cartella amministrativa tramite password

Grande attenzione viene dedicata anche alla fase di login con le opzioni che consentono di bloccare un utente dopo tre tentativi di accesso fallito, prevenendo in questo modo eventuali attacchi bruteforce, o user agent considerati sospetti. Questo plugin di sicurezza per Joomla! permette anche il blocco geografico degli indirizzi IP, esegue una scansione dei file PHP rilevando eventuali modifiche non autorizzate, previene in maniera efficace gli attacchi XXS ed effettua una scansione su tutti i file che vengono caricati sul sito monitorando l’eventuale presenza di stringhe di codice sospette.

Il plugin di sicurezza per Joomla specifico per virus: Ose Joomla Anti-Virus

Sviluppato da Source Excellence, Ose Joomla Anti-Virus è un plugin di sicurezza per Joomla! a pagamento di grande utilità e di semplice utilizzo. Come il nome stesso già suggerisce si tratta di un vero e proprio anti-virus appositamente sviluppato per i siti Joomla! grazie al quale è possibile proteggere il proprio portale da qualunque tipo di virus, dai codici hackers a iframe injection.

Questo plugin di sicurezza per Joomla! è infatti in grado di garantire un elevato livello di protezione su ogni tipologia di file, siano essi HTML, PHP, testuali o Javascript, con la possibilità per l’amministratore di configurare la tipologia di file da controllare.

plugin di sicurezza per Joomla! Ose Joomla Anti-Virus
Plugin di sicurezza per Joomla!, un vero e proprio anti-virus dedicato ai siti Joomla! con Ose Joomla Anti-Virus

Come detto, l’installazione e l’uso di Ose Joomla Anti-Virus è semplice ed immediata; una volta scaricato il plugin di sicurezza esegue una scansione del sito restituendo poi una lista di tutti i file sospetti e di tutti i codici pericolosi. A questo punto l’admin può avviare la fase di pulizia (su una parte o su tutti i file riportati) senza che questo vada a compromettere le normali funzionalità del sito.

Questo plugin di sicurezza per Joomla! restituisce poi un rapporto finale sull’esito dell’azione di pulizia, mentre all’utente viene data la possibilità con un semplice click di ripristinare tutti i file classificati dal plugin come falsi-positivi.

Ose Joomla Anti-Virus è disponibile in una nuova versione che non prevede più IonCube per l’esecuzione, non pone limiti relativamente al numero di siti su cui è possibile installare il plugin e prevede di poter scaricare tutti gli aggiornamenti disponibili entro un anno.

Il plugin di sicurezza per Joomla contro lo spam: Incapsula

Incapsula è un plugin di sicurezza per Joomla! appositamente pensato per proteggere i siti web dai più diffusi e comuni “fenomeni di spam”. Grazie alle funzionalità di questo plugin, infatti, è possibile salvaguardare il proprio portale da commenti spam, registrazioni fake e altre minacce, individuando, inoltre, gli schemi di attacco al sito così da prevenire tempestivamente nuove vulnerabilità.

plugin di sicurezza per Joomla incapsula
Plugin di sicurezza per Joomla!, protezione totale contro lo spam e registrazioni fake grazie a Incapsula

Incapsula offre inoltre importanti opzioni relative all’ottimizzazione e alle funzioni del sito. Grazie al suo CDN è possibile migliorare le performance del sito, con l’opportunità di incrementarne la velocità di ben il 40% riducendo, al contempo, di circa il 50% il consumo della banda.

Dalla dashboard di questo plugin di sicurezza per Joomla! è inoltre possibile avere una visione chiara e in tempo reale di tutto il traffico sul sito, sia di quello reale, effettuato cioè da veri utenti, sia di quello generato da bot. Molto interessanti e utili anche le statistiche relative alle performance del portale e i report nei quali sono elencati dettagliatamente le minacce rilevate.

Il plugin di sicurezza per Joomla contro gli hacker: JHackGuard

Sviluppato da SiteGround e inizialmente disponibile solo per i siti Joomla! ospitati sugli hosting dell’azienda, JHackGuard è stato poi reso disponibile dai suoi creatori per tutti gli utenti Joomla! a prescindere dall’hosting utilizzato. Si tratta di un plugin di sicurezza per Joomla! molto efficace, capace di coniugare alle buone prestazioni anche una notevole semplicità di installazione e configurazione.

plugin di sicurezza per Joomla! JHack Guard
Plugin di sicurezza per Joomla!, protezione completa contro i più comuni attacchi hacker grazie a JHackGuard

Per utilizzare JHackGuard è infatti sufficiente scaricare il plugin, eseguire l’estensione dal pannello di amministrazione e abilitarla tramite il Plug-in Manager. A questo punto JHackGuard è già pronto per l’uso visto che i suoi sviluppatori hanno pensato di inserire una configurazione di base che può essere lasciata così com’è oppure modificata dall’amministratore tramite la selezione di alcune specifiche opzioni.

Le funzionalità di questo plugin di sicurezza per Joomla! vanno di pari passo con la sua semplicità. Compito principale di JHackGuard è quello di proteggere il sito web da possibili attacchi e violazioni da parte di hacker, risultando molto efficace contro una serie di pericoli come SQL Injection, attacchi XSS, esecuzione di codice da remoto e così via. In sostanza questo plugin di sicurezza per Joomla! filtra i dati input degli utenti e va a implementare le impostazioni di sicurezza PHP, senza che queste misure vadano ad interferire con le normali attività di amministrazione sul sito visto che è possibile disabilitare i filtri del plugin per gli utenti autenticati.

Come detto, JHackGuard ha una configurazione di default abbastanza completa che tuttavia può essere personalizzata dall’admin in base alle proprie specifiche necessità. Ad esempio, nella sezione Logging Options, è possibile decidere se registrare o meno le attività del plugin di sicurezza per Joomla!, oppure che nome di file-log utilizzare, mentre nella sezione Filtering Parameters è possibile settare i parametri dei filtri. Vi sono poi dei parametri di configurazione avanzati (Advanced Parameters) e delle nuove opzioni (New Parameters) che permettono, ad esempio, di disabilitare il caricamento di file da utenti ospiti o di analizzare la maggior parte dei codici JavaScript, sia relativamente ai valori che alle input key.

JHackGuard è compatibile con qualunque versione di Joomla! e quindi anche con le più vecchie; in fase di download è infatti sufficiente scegliere la versione adatta (v1.5, v2.5, v3.x).

Cos’è un server virtuale e come funziona. La guida completa

Che cos’è un server virtuale? Il server virtuale, anche conosciuto con il nome di VPS ( Virtual Private Server), è un particolare sistema eseguito e reso possibile utilizzando la cosiddetta tecnica della virtualizzazione, un processo grazie al quale è possibile astrarre le componenti hardware di un qualunque elaboratore al fine di renderle utilizzabili e disponibili ai software proprio sotto forma di risorsa virtuale. Grazie a questa prima definizione è possibile già farsi un’idea di cosa si intende quando si parla di server virtuali.

In sostanza su un unico server fisico, con le proprie caratteristiche di banda, spazio su disco e CPU, vengono installati più server virtuali, vale a dire differenti software ognuno con le proprie specifiche peculiarità. In questo modo su di un’unica piattaforma vengono ospitati più siti con determinate caratteristiche sia a livello desktop che lato server senza però condividere le risorse della macchina stessa, cosa che avviene invece nel caso di server condivisi.

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Che cos’è un server virtuale e come funziona

Da quanto detto è possibile già intuire che cos’è un server virtuale e qual’è la sua caratteristica principale. La peculiarità dei server virtuali, che quindi è una sorta di “via di mezzo” tra i server condivisi e i server dedicati, sta proprio nella possibilità di poter utilizzare una porzione di server in maniera del tutto autonoma, indipendente  e personale senza però dividere le risorse del server fisico con altri utenti, in quanto a ogni cliente viene assegnata una quota precisa.

Non è quindi un caso che i server virtuali siano molto utilizzati dai providers i quali, in questo modo, sono in grado di rispondere alle esigenze di tutti quei clienti che necessitano dei servizi tipici di un server dedicato (spazio web, ftp, email, etc.) ma non hanno budget sufficiente per poter acquistare questo tipo di servizio.

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Che cos’è un server virtuale: prestazioni professionali a costi contenuti

Se infatti un server virtuale non porta alla condivisione delle risorse del server fisico da parte di tutti gli utenti hostati, i costi di gestione sono invece condivisi con un significativo risparmio in termini di tariffe per i singoli utenti. A questo si aggiunge poi che l’installazione di un server virtuale è molto più immediata rispetto all’installazione di un server fisico in quanto non vi è la necessità di acquistare, installare e configurare la macchina visto che è sufficiente configurare adeguatamente l’host e creare un disco virtuale.

I vantaggi di un VPS si vedono anche nel caso in cui il server virtuale sia “sovraccarico” e quindi non più in grado di soddisfare le esigenze dei siti ospitati. In questo caso, infatti, è sufficiente migrare le macchine virtuali su un altro server fisico precedentemente predisposto, riducendo in maniera significativa i tempi di ripristino dei singoli sistemi, con evidenti vantaggi per gli utenti, rispetto a quanto si verificherebbe nel caso di un server reale.

Che cos’è un server virtuale: caratteristiche e funzionamento

Per comprendere cos’è un server virtuale è indispensabile analizzarne con maggiore attenzione le caratteristiche principali. Come per la scelta di qualunque tipologia di server, anche nel caso del server virtuale è fondamentale valutare innanzitutto quelle che sono le proprie richieste così da poter individuare con maggior semplicità le caratteristiche che il nostro server virtuale deve necessariamente possedere.

Se si è deciso di optare per un VPS è bene, quindi, considerare con attenzione alcuni aspetti tecnici di fondamentale importanza per un acquisto consapevole.

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Che cos’è un server virtuale: CPU e RAM

Una prima caratteristica di cui tenere conto per capire cos’è un server virtuale  è il numero delle CPU, Central Processing Unit, previste da una determinata offerta. In relazione a un server virtuale è importante tracciare un’importate distinzione, vale a dire quella tra CPU “fisiche” e CPU “virtuali” o vCore. Quando si valuta un piano di server virtuale le CPU indicate non corrispondono necessariamente ad altrettante CPU fisiche e questo perché nei server virtuali l’effettiva capacità computazionale di un server fisico viene divisa e frazionata in n-processori virtuali i quali definiscono la reale capacità di calcolo dei singoli server virtuali a cui sono assegnati. Quindi la scelta delle vCore dipende essenzialmente dalle caratteristiche del nostro sito, dalla qualità dei suoi contenuti, dalla “natura” delle sue pagine (statiche o dinamiche) e così via; tanto maggiori saranno le esigenze del nostro portale tanto maggiore dovrà essere il numero di core utilizzabile.

Altra caratteristica fondamentale, nel definire cos’è un server virtuale,  è la RAM che deve essere disponibile in “quantità” adeguata al fine di evitare un’eventuale saturazione e il conseguente rallentamento del nostro sito. E’ vero che la velocità di elaborazione è determinata dalla CPU ma senza una RAM adeguata sarebbe comunque impossibile sfruttare tutte le potenzialità offerte dal processore. Sono dunque da preferire i pacchetti più “generosi” relativamente alla disponibilità di RAM, specialmente se si ha un sito con elevato traffico o ricco di contenuti e applicazioni. Da non sottovalutare la possibilità di destinare un quantitativo di RAM dinamica maggiore rispetto a quella di base prevista dal piano; questa “aggiunta”, detta burstable RAM, consente in sostanza di dotare il proprio VPS di una quantità maggiore di memoria da utilizzare in casi imprevisti, come un improvviso aumento del traffico sul sito.

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Che cos’è un server virtuale: preferire i piani di hosting con una buona disponibilità di RAM

Che cos’è un server virtuale: storage e ampiezza di banda

Fondamentale per chiarire cos’è un server virtuale e per orientarsi nella scelta è anche la capacità di storage, vale a dire lo spazio usabile per l’archiviazione dei dati. In questo caso è opportuno calcolare la quantità di GB di cui il sito necessita, così da farsi un’idea indicativa dello spazio di cui si ha bisogno. In generale è consigliato acquistare sempre una quantità maggiore di spazio, così da evitare problemi in caso di crescita del sito, consentendo al contempo al server di archiviare facilmente ogni tipo di dato.

Per valutare le diverse offerte di server virtuali è buona norma prestare attenzione anche all’ampiezza della banda, responsabile del traffico dei dati in uno stesso momento. E’ chiaro che quanto maggiore sarà l’ampiezza della banda tanto maggiore sarà la capacità del sistema di supportare un numero elevato di richieste simultanee. Verificare, quindi, sempre le caratteristiche del servizio previste per questa opzione, come ad esempio il numero minimo di banda per ogni account.

Leggermente diverso, invece, è il discorso relativo al traffico mensile; in questo caso è fondamentale verificare qual’è la soglia massima di dati che possono essere trasmessi da e verso il VPS nell’arco di un mese; individuato questo limite e conoscendo le esigenze di traffico del proprio sito web sarà possibile scegliere una offerta di VPS adatta alle proprie esigenze.

Che cos’è un server virtuale : backup e sicurezza

Altro aspetto da tenere presente nella scelta di un server virtuale è la presenza di un servizio di backup automatico o la possibilità di effettuare un backup manuale sul server stesso. Non si tratta di un’opzione così scontata per i server virtuali ( in alcuni casi questa possibilità viene data come opzionale con un sovrapprezzo) per questo è consigliato leggere con attenzione il piano dell’offerta e accertarsi che sia contemplata. L’opzione backup è molto importante per capire cos’è un server virtuale e se questo tipo di servizio è adeguato alle proprie necessità.

cos'è un server virtuale e fattore backup
Che cos’è un server virtuale: è importante verificare che il piano preveda un’opzione di backup automatico o manuale

Sul versante sicurezza se la verifica dello storage e dei dati in esso contenuti è importante, altrettanto lo è valutare la sicurezza generale di tutto il VPS. In questo caso il criterio da seguire è certamente quello di affidarsi a provider seri, conosciuti e di grandi dimensioni, i quali hanno maggiori risorse da investire sul versante sicurezza ( in termini di miglioramento delle infrastrutture elettriche, di video-sorveglianza dei propri data center etc.).

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I providers più grandi dispongono, inoltre, di più data center dislocati sul territorio, una caratteristica, questa, alla quale è bene prestare attenzione. In fase di scelta di un server virtuale, infatti, è sempre bene conoscere la dislocazione geografica dei server così da preferire quello che più si addice ai propri bisogni. Non bisogna infatti dimenticare che un server maggiormente vicino al proprio target/utenti di riferimento aiuta a migliorare le performance del sito e contribuisce anche al posizionamento del portale nelle SERP dei motori di ricerca (in relazione chiaramente al proprio mercato di riferimento).

Che cos’è un server virtuale: uptime e indirizzo IP

Ci sono altre caratteristiche da tener presente per capire cos’è un server virtuale. Da valutare con attenzione  l’uptime garantito e verificare che nell’offerta sia prevista la possibilità di effettuare l’upgrade a un piano VPS superiore. Generalmente quasi tutti i pacchetti contemplano questa opzione mentre l’eventualità opposta, quella del downgrade, non è solitamente ammessa. Pertanto è sempre bene stabilire con precisione le proprie necessità, così da evitare la spiacevole ipotesi di acquistare una configurazione “eccessiva” rispetto a quelle che sono le reali esigenze del sito.

Per quanto concerne l’indirizzo IP i server virtuali garantiscono a ogni utente un proprio IP dedicato, completamente separato da quelli singolarmente associati ad altri siti ospitati sulla stessa macchina. Avere un IP e uno spazio di lavoro dedicato con accesso esclusivo implica un maggior livello di sicurezza dei dati e salvaguarda ogni utente da malfunzionamenti, rallentamenti o situazioni potenzialmente dannosi (come lo spam) causati da errori o pratiche non etiche condotte da altri utilizzatori del server.

Che cos’è un server virtuale: software, assistenza e prezzo

Per quanto concerne il software un VPS consente a ogni singolo utente di scegliere in maniera completamente autonoma sia il sistema operativo (Windows o Linux) che i software da installare. Come i server dedicati, quindi, anche i server virtuali permettono un elevato grado di personalizzazione da parte dell’utente che in alcuni casi, come quello dei server virtuali unmaneged, ha il totale controllo sulla macchina virtuale. Da questo punto di vista vi sono, quindi, delle analogie tra cos’è un server virtuale e cos’è un server dedicato.

E’ bene prestare grande attenzione anche all’assistenza garantita; è vero che le opzioni di assistenza da parte del provider variano molto a seconda della tipologia di VPS che si sceglie, ma in ogni caso bisogna accertarsi che sia comunque assicurato un supporto tecnico, specialmente in relazione a problemi legati all’infrastruttura e alla rete.

In ultimo relativamente al prezzo la regola di base è quella di valutare le tariffe sempre tenendo conto delle prestazioni offerte, dell’hardware e dell’affidabilità del provider prescelto, in quanto solo in questo modo sarà possibile acquistare un pacchetto indicato per le proprie esigenze e contraddistinto da un buon rapporto qualità/prezzo. Le tariffe oggi disponibili sono numerose e vanno mediamente da VPS da 5 euro al mese sino a server virtuali da 20/30 euro al mese, senza dimenticare che esistono proposte specifiche a costi anche superiori.

Che cos’è un server virtuale: vantaggi

Da quanto detto precedentemente per chiarire cos’è un server virtuale,  è evidente come questo tipo di servizio presenti numerosi punti di forza.

Per completare la panoramica su cos’è un server virtuale è bene, dunque, illustrane i vantaggi. Il primo e fondamentale vantaggio di un server virtuale è certamente l’individualità, vale a dire la capacità di mantenersi separato dagli altri VPS presenti sul server fisico, con i quali non condivide né le risorse della macchina né l’IP. I server virtuali, quindi, al pari dei server dedicati, offrono risorse esclusive e dedicate ai clienti, assicurando in questo modo non solo una maggiore personalizzazione, ma anche un più elevato livello di sicurezza, di affidabilità e di stabilità.

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I VPS, inoltre, sono contraddistinti da scalabilità, opzione non trascurabile specialmente per far fronte a situazioni inaspettate. Grazie alla virtualizzazione, di cui i server virtuali sono figli, è infatti possibile scalare le risorse inizialmente impostate (upgrade) sul server per fronteggiare eventi inattesi come improvvisi picchi di traffico.

Se i VPS condividono molte delle proprie caratteristiche con i server dedicati, sul versante prezzo esiste invece una differenza sostanziale, peculiarità che porta ad un altro vantaggio dei server virtuali, quello dell’accessibilità. Rispetto ai server dedicati, i VPS hanno dei costi decisamente più contenuti e questo perché la condivisione di uno stesso server fisico tra più server virtuali porta inevitabilmente ad un ammortamento dei costi per i singoli utenti. Una prima diversità tra cos’è un server virtuale e cos’è un server dedicato sta quindi nel prezzo che nel primo caso è decisamente più abbordabile rispetto al secondo.

Server virtuali managed e unmanaged

Per comprendere cos’è un server virtuale è fondamentale tracciare una ulteriore distinzione. I VPS sono generalmente suddivisi in due tipologie, i server virtuali managed e i server virtuali unmanaged.

I primi sono VPS cha assicurano al cliente un servizio di assistenza tecnica molto più ampio e strutturato in quanto la gestione di qualunque problematica, sia a livello hardware che software, viene affidata allo staff del provider che si occuperà anche dell’hardening iniziale del sistema operativo del VPS oltre che dell’installazione e dell’aggiornamento di ogni tipo di applicazione necessaria al sito web. Al cliente spetta, dunque, solo la gestione del proprio portale e viene sollevato da ogni altro onere relativo alla configurazione e all’aggiornamento della macchina virtuale. E’ evidente come questa soluzione sia indicata per tutti coloro che non posseggono le competenze tecniche per gestire un server virtuale o preferiscono beneficiare di un’assistenza professionale, generalmente disponibile 24 ore su 24 7 giorni su 7.

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Che cos’è un server virtuale: distinzione tra server virtuali managed e unmanaged

I VPS unmanaged, al contrario, sono affidati completamente all’utente il quale dovrà occuparsi della gestione del server autonomamente. Sarà quindi il cliente a provvedere all’installazione del sistema operativo, degli aggiornamenti, delle patch di sicurezza e di qualunque altro applicativo, così come sarà sempre l’utente a dover intervenire nel caso in cui si verifichino dei problemi sistemici. E’ chiaro, quindi, come questa opzione sia ideale solo per utenti con buone competenze sistemiche e per esperti capaci di gestire in toto un server, dalla manutenzione ordinaria e straordinaria a malfunzionamenti e blocchi causati da problematiche più serie (come hacker e spammer). In virtù della loro stessa natura i VPS managed e unmanaged hanno ovviamente dei costi diversi; i primi prevedono delle tariffe più elevate in relazione alla più ampia assistenza, mentre i secondi sono solitamente più economici.

Che cos’è un server virtuale: come sceglierlo e perché utilizzarlo

Illustrate tutte le caratteristiche per capire cos’è un server virtuale, passiamo ora a individuare le “classi” di utenti per i quali questo servizio risulta ideale.  Come per ogni altra tipologia di server, anche la scelta di un server virtuale deve essere guidata dalle proprie necessità e quindi da un’attenta valutazione delle esigenze del sito. Questa considerazione va fatta innanzitutto dal punto di vista software, verificando quindi quale programma viene utilizzato per la virtualizzazione. Quest’ultima, infatti, viene realizzata utilizzando diversi software (come Hyper V e VMWare), ognuno contraddistinto da vantaggi e svantaggi in relazione ad applicazioni e sistemi operativi, quindi è bene prestarvi l’opportuna attenzione.

Sempre sul versante software è consigliato valutare il sistema operativo che si intende utilizzare per il proprio portale e verificare che questo sia “compatibile” con le caratteristiche implementate per il VPS. Così siti sviluppati in PHP o con CMS (es. WordPress o Joomla) preferiscono VPS con sistemi operativi Linux, mentre siti integrati con software Microsoft (es. Word o Excel) preferiscono il sistema operativo Windows.

Relativamente ai sistemi operativi è bene fare un’altra precisazione; generalmente i server Windows sono più semplici da gestire ma hanno tariffe più elevate mentre quelli Linux hanno dei costi più contenuti ma sono di gestione più complessa. La definizione di cos’è un server virtuale e la scelta del piano adatto alle proprie necessità, passa quindi anche da un’attenta valutazione del software che si andrà ad impiegare per la gestione del proprio sito.

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Che cos’è un server virtuale: valutare con attenzione la scelta del software, Windows o Linux, e la sua compatibilità con il server

Molto importante per la scelta del giusto server virtuale è anche il pannello di controllo per gestire il proprio VPS. In questo caso è fondamentale verificare che il pannello reso disponibile sia di semplice gestione e sia dotato di tutte quelle funzioni indispensabili per poter configurare ogni aspetto del server.

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Dal punto di vista delle funzionalità del VPS è importante, come detto, calcolare con una certa precisione le esigenze del proprio sito così da non ritrovarsi ad acquistare un pacchetto che comprenda caratteristiche hardware, come CPU e RAM, che nella realtà o non saranno mai utilizzate o risultino insufficienti per supportare tutte le “attività” del proprio portale.

In ultimo, in fase di scelta del giusto server virtuale, è consigliato verificare l’affidabilità del provider prescelto valutando una serie di aspetti come il livello di sicurezza, la qualità dei servizi, la completezza dell’assistenza garantita e così via.

Che cos’è un server virtuale: le differenze con il Server Cloud

In conclusione, per completare la nostra panoramica su cos’è un server virtuale,  è bene tracciare una differenza tra server virtuali e server cloud, due termini che vengono spesso confusi e utilizzati in maniera interscambiabile. Sebbene entrambe le opzioni utilizzino un ambiente virtuale, le differenze tra server cloud e VPS sono numerose ed è bene conoscerle per optare tra l’una e l’altra opzione.

La prima grande differenza consiste proprio nel tipo di infrastruttura virtualizzata in quanto un VPS è ospitato su un solo hypervisor (virtual machine monitor) che ha il compito di virtualizzate le risorse hardware di un server fisico ripartendole tra più utenti. Ne consegue che ogni cliente si trova ad accedere e a operare sulla stessa macchina fisica, beneficiando di un’ambiente sicuro e protetto proprio come se stesse utilizzando un server dedicato.

I server cloud, invece, sono ospitati su n-hypervisor che prendono risorse da un pool hardware precedentemente configurato, caratteristica questa che fa già comprendere come i server cloud assicurino una maggiore stabilità in quanto se un hypervisor dovesse “fallire” viene immediatamente sostituito da un altro garantendo all’utente una grande continuità operativa. La tipologia di virtualizzazione è, quindi, la prima sostanziale differenza tra VPS e server cloud e da questa ne derivano altre soprattutto in termini di flessibilità e scalabilità.

Che cos’è un server virtuale: opzione upgrade e scalabilità rispetto ai Server Cloud

La comprensione di cos’è un server virtuale e la sua differenza rispetto a un server cloud passa, come detto, dalla considerazione di altri aspetti. Per quanto concerne la flessibilità abbiamo detto come i VPS prevedano l’opzione di upgrade ma come questa sia realizzabile solo con l’intervento del provider, con inevitabili conseguenze soprattutto in termini di continuità del servizio. Un server cloud, al contrario, è stato pensato proprio per consentire agli utenti di modificare, aumentando o diminuendo alcune risorse computazionale e di storage in completa autonomia e generalmente con pochi e semplici passaggi.

In questo modo è possibile passare da una configurazione all’altra in maniera molto semplice e istantanea, senza interventi tecnici da parte del provider e, a volte, senza nemmeno riavviare il server cloud e senza subire discontinuità di servizio. I server cloud sono dunque contraddistinti da un’estrema elasticità in quanto le risorse hardware non sono pre-determinate e non risultano mai fisse dopo aver effettuato la configurazione iniziale. La scalabilità di un server cloud è vantaggiosa non solo per l’upgrade ma soprattutto per il downgrade, opzione che, come visto, viene generalmente esclusa dai pacchetti VPS.

Nel tracciare una distinzione tra cos’è un server virtuale e cos’è un server cloud la scalabilità è, dunque, un fattore importante che è bene prendere nella giusta considerazione in fase di scelta tra l’una o l’altra opzione.

Da queste considerazioni è facile dedurre come un’altra differenza sostanziale tra i VPS e i server cloud risieda nelle tariffe. I server virtuali hanno un costo mensile che il cliente dovrà sempre pagare (quindi anche nel caso in cui si trovi a non utilizzare più tutte le risorse acquistate), mentre le tariffe dei server cloud sono sostanzialmente pagate a consumo (ore e minuti) tenendo conto delle risorse computazionali realmente richieste e utilizzate.

I vantaggi per gli utenti sono numerosi in quanto si trovano a sostenere costi realmente proporzionali ai consumi effettuati, senza considerare che questa modalità di tariffazione appare molto più conveniente per chi, ad esempio, decide di partire con un progetto a basso budget e conta poi di incrementarlo nel tempo.

Le differenze sostanziali tra cos’è un server virtuale e cos’è un server cloud risiedono, pertanto, nella tipologia di infrastruttura virtualizzata, nell’elasticità del servizio e nei costi che, nel primo caso sono fissi mentre nel secondo sono variabili a consumo.

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Cos’è un server condiviso e come funziona. La guida completa

Il server condiviso è oggi un’opzione molto ricercata ed utilizzata, per questo è bene capire di cosa si tratta e quando conviene utilizzarlo. Ma cos’è un server condiviso? Prima di illustrare le caratteristiche dei server condivisi è bene, però, fare una precisazione.

Che cos’è un Web Server

Per capire cos’è un server condiviso è bene chiarire cosa si intende quando si parla di web server. Ogni sito web, forum o blog per poter essere raggiungibile dagli utenti deve essere ospitato su un Web Server, vale a dire un “computer speciale” che ha il compito di rispondere alle ricerche e alle domande che vengono fatte da altri computer. Per comprendere al meglio la funzione di un web server è necessario ricordare che in Rete la comunicazione tra diversi terminali si svolge tramite degli specifici protocolli, tra i quali il più noto è il protocollo HTTP. Quando si effettua una ricerca utilizzando il browser installato sul proprio pc (client), digitando una URL o cliccando su un link (input), si richiede in sostanza l’accesso a specifiche risorse che vengono poi restituite all’utente stesso (output), generalmente sotto forma di pagine html o di immagini.

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Cos’è un server condiviso: definizione di un Web Server e della sua funzione per la comunicazione in Rete

Tutte queste risorse ed informazioni sono ospitate su un computer, il server appunto, che è quindi un contenitore e fornitore di file. Il Web Server ha dunque il compito di ospitare siti web che possono essere costituiti sia da pagine statiche che da pagine dinamiche. Per le pagine statiche, cioè file in codice HTML,  la mediazione del Web Server potrebbe anche non essere necessaria visto che le informazioni in esse contenute sono facilmente interpretabili già dai browser dei computer client.

Diverso, invece, il discorso per le pagine dinamiche, scritte non solo con codice HTLM ma anche con altri linguaggi come ASP e PHP,  che richiedono obbligatoriamente la “mediazione” di un Web Server, il quale, in sostanza, ha il compito di scrivere il codice HTML da inviare al browser così da restituire informazioni rispondenti a determinate ricerche. I contenuti delle pagine dinamiche, dunque, non sono determinati a priori ma variano in base ad una serie di condizioni di ricerca; questo significa che le pagine dinamiche sono capaci di creare un numero potenzialmente infinito di pagine reali.

Chiarita questa fondamentale distinzione si può comprendere meglio il ruolo specifico di un Web Server che, quindi, può essere definito come un applicativo software installato su un server fisico con il compito di rispondere alle richieste effettuate dai client. Cerchiamo ora di chiarire cos’è un server condiviso.

Cos’è un server condiviso

Una volta definito con precisione cos’è un Web Server è possibile tracciare le differenze oggi esistenti tra le diverse tipologie di server a disposizione degli utenti e capire cos’è un server condiviso. In quest’ottica un server condiviso è in pratica una “macchina” sulla quale sono ospitati n-siti web che condividono non solo lo spazio disponibile ma anche tutte le altre risorse del server come memoria, larghezza di banda e così via.

Un server condiviso, o shared, viene quindi “frazionato” in una serie di parti ognuna dedicata a uno sito web che ha quindi a propria disposizione sia una determinata frazione di spazio che una specifica larghezza di banda, vale a dire la quantità di traffico e di dati che un portale può scambiare con i propri utenti in un prestabilito lasso di tempo.  Allocare un sito, un blog o un forum su un server shared implica in sostanza condividere con altri utenti tutte le risorse presenti sul server stesso (RAM, CPU, Server Mail etc.) e disporre entro determinati limiti di ogni servizio come il traffico mensile, gli account email, i database, gli account FTP. Ora che si è definito in linea generale cos’è un server condiviso, passiamo ad illustrane le caratteristiche principali.

Cos’è un server condiviso: caratteristiche e prezzi

Il primo punto di forza di un server condiviso sta senza dubbio nel prezzo che, vista la sua stessa natura, è molto più contenuto rispetto, ad esempio, ad un server dedicato. Se infatti più siti web con la stessa richiesta di servizio “affittano” il medesimo server ciò significa che tutti i costi saranno condivisi da un numero più o meno elevato di utenti con un conseguente risparmio per ogni singolo utilizzatore. La maggiore economicità di un server condiviso è, quindi, palese e per questa ragione non è difficile imbattersi in offerte davvero molto vantaggiose, con tariffe a volte stracciate che, però, è necessario valutare con la dovuta attenzione.

cos'è un server condiviso i prezzi
Cos’è un server condiviso: costi più contenuti per gli utenti

Cos’è un server condiviso: tariffe contenute e semplicità di gestione

Prima di soffermarsi su questo punto è bene sottolineare le altre caratteristiche di un server condiviso che non si limitano, ovviamente, al solo risparmio. Generalmente uno shared server oltre a offrire la condivisione delle risorse e a proporre dei costi contenuti, garantisce ai singoli utenti anche un pannello di controllo per la creazione e gestione di domini, database e posta elettronica oltre a un supporto per i singoli linguaggi web in base alla piattaforma utilizzata.

L’utente /gestore di un determinato sito internet, quindi, viene sollevato dall’onere di doversi occupare dell’amministrazione, della gestione e degli aggiornamenti della macchina fisica, con un notevole risparmio anche sui costi connessi a queste operazioni, non avendo, però, la possibilità di intervenire sul server stesso con modifiche, aggiornamenti o installazioni di software sul server. Tracciate quelle che sono le caratteristiche principali di un server condiviso è bene soffermarsi con maggiore attenzione sul fattore prezzo.

Cos’è un server condiviso: come valutare qualità e costo dei piani di hosting

Nel definire che cos’è un server condiviso, si è detto precedentemente che un server shared è decisamente più conveniente rispetto ad altre tipologie, il che spiega come mai questa sia una soluzione molto apprezzata e ricercata dagli utenti. Le offerte relative all’affitto di un server condiviso sono piuttosto ampie e non è raro trovare delle soluzioni a prezzi davvero contenuti. Ma è realmente vantaggioso lasciarsi conquistare da proposte fin troppo allettanti?

Come in ogni altro ambito che comporta l’acquisto di una merce o di un servizio non si deve mai dimenticare che l’eccessiva economicità può essere un campanello di allarme relativamente soprattutto alla qualità di ciò che si sta acquistando. Questa “massima” vale in sostanza anche quando si acquista un piano su un server condiviso per questo è fondamentale prestare la giusta attenzione alle caratteristiche della proposta e alla serietà dell’hosting provider che fornisce il servizio. Nel definire e nel capire cos’è un server condiviso, quindi, la variabile prezzo è importante ma bisogna valutarla razionalmente, prendendo in considerazione una serie di elementi tutti ugualmente importanti.

Generalmente le aziende serie che operano in questo settore fissano dei limiti di spazio fisico e di banda tenendo realmente conto di quelle che sono le risorse del server stesso. In questo caso agli utenti viene offerta un’importante tutela poiché il server condiviso in questione non ospita più siti di quanti ne potrebbe effettivamente sostenere.

Al contrario, vi sono degli hosting provider che o non pongono alcun limite (i celebri servizi “tutto illimitato”) e garantiscono prezzi ultra-vantaggiosi o fissano per ogni singolo utente dei limiti che sommati superano quelle che sono le reali ed effettive risorse del server. Il vantaggio è evidente per questi provider e consiste appunto nell’allocare un numero superiore di siti su uno stesso server condiviso (over-crowded), con un guadagno ovviamente più consistente, senza tenere conto dei possibili danni e inconvenienti causati ai singoli siti ospitati. Per questi motivi è molto importante valutare con la massima attenzione il servizio che si sta acquistando cercando anche di informarsi al meglio  sulla “reputazione” del provider che lo fornisce.

Cos’è un server condiviso: le offerte sul Web

Altrettanto fondamentale per capire cos’è un server condiviso, è ricordare che la qualità ha sempre un costo che certamente deve essere proporzionato e anche vantaggioso ma mai stracciato. Venendo ai prezzi, si è detto come sia bene diffidare dalle offerte decisamente troppo basse e come, prima di effettuare l’acquisto, sia indispensabile valutare attentamente i dettagli delle offerte. E’ possibile scegliere tra providers italiani e stranieri, acquistare piani di hosting a prezzi mensili o annuali e selezionare all’interno della stessa offerta opzioni differenti, per spazio sul disco, traffico mensile, numero di domini ospitati e così via. Navigando in rete tra le diverse proposte è possibile scovare tariffe di base che vanno dai 5/10 euro al mese ai  25/50 euro all’anno. Chiaramente le offerte si differenziano molto da providers a providers e in base all’opzione prescelta.

Cos’è un server condiviso: vantaggi e svantaggi

Per comprendere bene cos’è un server condiviso è importante analizzarne i vantaggi e gli svantaggi. Uno dei primi e fondamentali punti a favore di un server condiviso è rappresentato, come detto, dal prezzo decisamente più economico rispetto ad altre tipologie di soluzioni. Sebbene, infatti, sia importante prestare attenzione alle offerte fin troppo convenienti, la maggiore economicità di un server condiviso di buona qualità rimane ed è indiscutibile proprio per le caratteristiche stesse del servizio. Il prezzo è quindi una discriminante fondamentale ma non è l’unico vantaggio che spinge molti utenti ad optare per questo tipo di servizio.

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Cos’è un server condiviso. Tariffe contenute e facilità di gestione per l’utente

Cos’è un server condiviso: semplicità di gestione anche per i meno esperti

Per comprendere cos’è un server condiviso è indispensabile valutare anche altri fattori, primo tra tutti la facilità.I server condivisi, infatti, offrono anche una maggiore semplicità di utilizzo, altra importante caratteristica specialmente per gli utenti alle prime armi che non devono occuparsi della gestione e dell’aggiornamento della macchina fisica affidata ai providers. I singoli utilizzatori, quindi, hanno solo il compito di configurare il proprio sito potendo contare in buona parte dei casi su linee guida molto chiare fornite dal provider e su pannelli di controllo di semplice gestione che consentono di amministrare in maniera facile e rapida tutte le attività sul proprio sito web, dalla creazione di account email all’installazione di database.

Non sono quindi richieste agli utilizzatori di un server condiviso particolari capacità tecniche per la gestione, l’aggiornamento e la sicurezza del server stesso visto che questa viene affidata a webmaster dei providers che si occupano, tra le altre cose, anche dell’installazione di firewall e di altri programmi di sicurezza. Economicità e semplicità di gestione sono degli importanti punti a favore dei server condivisi che grazie a queste peculiari caratteristiche riescono a rispondere a esigenze specifiche, particolarmente ricercate per determinate tipologie di siti internet.

Se i vantaggi sono molti vi sono, però, anche degli svantaggi che è importante considerare e, soprattutto, comparare con quelle che sono le proprie necessità non solo per capire cos’è un server condiviso ma anche per valutare se sia l’opzione giusta. I server condivisi, infatti, hanno delle prestazioni inferiori rispetto ad altre tipologie, come i server semi-dedicati o dedicati, impongono delle restrizioni relativamente alle impostazioni del server, lasciando quindi un limitato “spazio di manovra” all’utente per modifiche e personalizzazioni, ed espongono tutti i siti hostati a malfunzionamenti o a rischi di violazione di dati causati da un altro sito ospitato sullo stesso server. Accanto a un possibile problema di sicurezza ne esiste poi un altro relativo invece alla disponibilità delle risorse. Per definire cos’è un server condiviso, e capire se questa soluzione sia adatta alle proprie esigenze, bisogna dunque mettere “sulla bilancia” i punti di forza e di debolezza e fare una stima delle prestazioni del servizio.

Cos’è un server con condiviso: livelli di congestione della macchina

Fondamentale per comprendere cos’è un server condiviso è anche valutare e stimare i livelli di congestione del server stesso. In quest’ottica è bene sottolineare come un servizio di server condiviso affidabile non solo fissa dei limiti ragionevoli per ogni singolo sito web hostato ma dispone anche di risorse superiori rispetto al carico medio di lavoro così da poter fronteggiare delle situazioni impreviste come improvvisi picchi di traffico.

In relazione a questo punto è bene anche precisare un altro importante aspetto relativamente ai limiti di congestione di un server condiviso; se da un lato è vero che bisogna tenere conto del numero dei siti ospitati dall’altro lo è altrettanto valutare il consumo medio delle risorse da parte di ogni singolo portale. Tenendo conto anche di questa variabile potrebbe risultare molto più conveniente scegliere un server condiviso con un numero elevato di siti ma di piccole dimensioni, piuttosto che optare per un server con un numero più ridotto di portali ma con dimensioni più grandi e con frequenti picchi di traffico.

Non bisogna, infatti, mai dimenticare che le performance del sito ospitato e l’esperienza di navigazione degli utenti dipende dalle risorse che il server condiviso mette a disposizione così come dalla sua capacità di affrontare delle situazioni inattese come, ad esempio, l’aumento di traffico su un altro sito ospitato come conseguenza di un’attività SEO. In questo caso, se il provider del server condiviso non ha previsto questo tipo di avvenimenti, la conseguenza per tutti gli altri siti ospitati potrebbe essere un rallentamento nel caricamento delle pagine, con conseguente abbandono del sito da parte dei visitatori. Il livello di congestione della macchina è, quindi, un elemento importante per capire cos’è un server condiviso e per comprendere che tipo di prestazioni è in grado di offrire,

 cos'è un server condiviso e quale velocità del sito
Cos’è un server condiviso; le performance e la velocità per i siti ospitati

Vi è, poi, un’altra condizione da considerare per capire cos’è un server condiviso, connessa in questo caso con i costi. Supponiamo che uno specifico sito web abbia acquistato una determinata larghezza di banda e che, improvvisamente, questo stesso sito sperimenti un inatteso incremento di traffico; il risultato sarebbe un aumento del consumo della banda e i providers potrebbero addebitare dei costi aggiuntivi per questo consumo superiore.

Altrettanto importante è, poi, la buona e adeguata configurazione del servizio, condizione fondamentale per prevenire o limitare possibili danni che, generati da un sito hostato, potrebbero andare a compromettere l’intero sistema e quindi tutti i siti ospitati.

Cos’è un server condiviso: eventuali danni per i siti hostati

Per comprendere cos’è un server condiviso è importante altresì parlare degli eventuali rischi. Relativamente ai danni che un singolo sito web ospitato su un server condiviso potrebbe causare a tutti gli altri siti, blog e forum hostati è bene ricordare che in questo tipo di server l’indirizzo IP è unico e che, quindi, anche questa condivisione potrebbe esporre a dei rischi. Se, ad esempio, un sito ospitato sul server condiviso si dedica a pratiche di spam o a condotte ritenute non etiche si corre il rischio che l’indirizzo IP sia inserito nelle “liste nere” dai motori di ricerca, con danni considerevoli per tutti i siti legati a quello specifico indirizzo IP.

Che cos’è un server condiviso: chi deve preferirlo

Ma quali sono le tipologie di siti web per i quali i server condivisi sono la soluzione migliore?Chiarito cos’è un server condiviso è importante anche capire a quali utenti conviene scegliere questa opzione. In linea di massima si può dire che un server condiviso risulta particolarmente adatto per siti di recente creazione o con un traffico limitato e contenuto. I server condivisi, quindi, si sposano alla perfezione con siti personali, con siti aziendali di piccole dimensioni e con poca disponibilità di budget e con siti, anche business, di recente creazione.

Generalmente i server condivisi non sono la soluzione migliore per siti con un traffico medio-alto o spesso soggetti a picchi di traffico, così come non sono indicati per tutti quei portali che richiedono precise e particolari configurazioni lato server. Inoltre i server condivisi impongono, come visto, delle limitazioni relativamente agli script e ai tipi di file che possono essere utilizzati, caratteristiche che non si addicono a tutti quei clienti che necessitano di funzionalità e di applicazioni avanzate.

Cos’è un server condiviso: conclusioni

Questa panoramica generale su cos’è un server condiviso ci consente di capire che i punti di forza di questo tipo di servizio sono quindi numerosi e risiedono essenzialmente nel costo contenuto, nella semplicità di utilizzo da parte degli utenti e nella possibilità di sgravarsi da tutti gli oneri connessi alla gestione della macchina fisica. Le caratteristiche di un server condiviso sono, quindi, particolarmente adatte a tutti i siti, sia personali che aziendali, di piccole dimensioni e con un traffico limitato e sono capaci di rispondere alle esigenze di assistenza e di supporto di tutti quegli utenti che hanno conoscenze di base e comunque non avanzate. Una volta compreso cos’è un server condiviso, è consigliato fare un’attenta ricerca in rete e valutare le diverse proposte di hosting. Sul web esistono moltissime offerte di server condivisi dalle buone prestazioni con un rapporto qualità/prezzo certamente adeguato e soprattutto corrispondente all’effettiva qualità del servizio.

Cos’è un server dedicato e come funziona. La guida completa

Cos’è un server dedicato? E come funziona? Chi gestisce uno o più siti web si trova inevitabilmente davanti alla necessità di selezionare tra le tante opzioni disponibili (server dedicato, server condiviso, server virtuale) un piano di hosting che sia in grado di rispondere appieno alle proprie esigenze garantendo, al contempo, sicurezza e perfetta funzionalità.

In rete è oggi possibile imbattersi in molte differenti soluzioni e spesso orientarsi tra queste diverse proposte non è semplice. Come individuare, dunque, il giusto servizio di hosting? Una scelta consapevole passa, innanzitutto, dalla perfetta conoscenza delle opzioni disponibili, delle loro caratteristiche, dei loro punti di forza e funzionalità. Solo in questo modo, infatti, è possibile capire realmente quale piano di hosting sia capace di adattarsi del tutto alle proprie necessità, apportando così significativi benefici al proprio sito internet.

Tra le tante soluzioni disponibili, una particolarmente indicata per tutti quei clienti che hanno specifiche esigenze di gestione, performance e sicurezza è rappresentata dai server dedicati che altro non sono che un sotto-insieme della grande famiglia dei server. Ma cos’è un server dedicato? Quali i suoi punti di forza e costi? Quando e come sceglierlo? Su quali prezzi orientarsi?

Che cos’è un server dedicato e come funziona? definizione e caratteristiche

Come il nome già suggerisce un server dedicato altro non è che un server, o macchina, interamente dedicato a un utente e situato una Server Farm (o Webfarm), gestita da providers che, in linea di massima, si occupano esclusivamente degli interventi hardware su richiesta degli stessi clienti.

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Questa prima definizione può già darci un indizio relativamente ai vantaggi di un server dedicato. Se da un lato, infatti, il cliente ha a disposizione un intero server sul quale poter operare da remoto, dall’altro viene esonerato dall’onere di doverne acquistare uno e installarlo presso la propria sede, con significativi risparmi connessi non solo all’acquisto della macchina in sé ma anche a tutti gli altri costi relativi alla gestione e al mantenimento del server stesso (basti pensare alle spese per l’energia elettrica necessaria per alimentare la macchina 24 ore su 24). 

Una volta chiarito cos’è un server dedicato è possibile passare a illustrane le caratteristiche principali così da avere già un’idea delle sue funzionalità. Un server dedicato si compone di una CPU, Central Processing Unit, o unità centrale, di una RAM, Random Access Memory, e di uno spazio sul disco, caratteristiche alle quali i providers che forniscono i piani di hosting associano un servizio di Web server (Linux o Windows) con software pertinente e una connessione a Internet permanente. Quelli elencati sono degli attributi generali i quali, ovviamente, variano a seconda dei providers e del piano prescelto.

Cos’è un server dedicato e come funziona. Scopriamone le caratteristiche tecniche e la composizione
Cos’è un server dedicato e come funziona. Scopriamone le caratteristiche tecniche e la composizione

Prima di procedere con l’elencare quelle che sono le altre caratteristiche di un server dedicato è bene chiarire un punto importante, così da non “demotivare” tutti coloro che stanno pensando di acquistare questo tipo di servizio ma sono consapevoli di non avere le abilità tecniche per la sua gestione.

All’interno del gruppo dei server dedicati è infatti possibile tracciare un’ulteriore distinzione tra i cosiddetti server dedicati unmaneged e i server dedicati maneged. Nel primo caso è compito del cliente che acquista il servizio occuparsi di tutti i problemi che possono verificarsi sul server stesso mentre i providers intervengono solo nel caso di problemi legati all’hardware e alla connettività. Ne consegue che questa tipologia di server dedicati sono consigliati a coloro che posseggono abilità e risorse di tipo tecnico per la gestione della macchina.

Nel secondo caso, invece, i provider garantiscono al cliente anche l’assistenza di uno staff tecnico che si occupa in sostanza della gestione del server intervenendo, dunque, ogni qual volta che si verificano dei problemi, siano essi di sicurezza o di aggiornamento, sollevando il cliente da questo onere. E’ evidente che i server dedicati managed assicurano un servizio molto più completo sia a livello hardware che software e per tale ragione hanno dei costi superiori rispetto ai server dedicati unmaneged. Chiarito questo punto, è possibile individuare le altre caratteristiche tecniche che bisogna necessariamente verificare al momento della scelta e dell’acquisto di un server dedicato.

Che cos’è un server dedicato? Gli aspetti tecnici

A prescindere da quali siano le vostre competenze, vi sono una serie di caratteristiche prettamente tecniche che è indispensabile valutare con la dovuta attenzione prima di selezionare questa o quell’offerta.

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Iniziando dal processore è bene assicurarsi che questo sia indicato per le proprie peculiari esigenze e che sia in grado di consentire al server di operare con condizioni di massima efficienza. Ovviamente quanto più alte saranno le “richieste” del vostro sito, ad esempio con script ad elevato uso di CPU, tanto potente e veloce dovrà essere il server prescelto.

Per quanto concerne la memoria (RAM), il criterio da seguire è: più RAM disponibile maggiore è la velocità di accesso al sito, quindi assicuratevi che ve ne sia a sufficienza.

Cos’è un server dedicato e come funziona? controllate che la RAM sostenga il numero delle vostre visite
Cos’è un server dedicato e come funziona? controllate che la RAM sostenga il numero delle vostre visite

Altrettanto fondamentale è lo spazio sul disco che deve essere modulato in base al consumo di dati del vostro sito. In più se si ha bisogno di una buona velocità di caricamento sono da preferire i server dedicati con dischi SSD, Solid State Drive, capaci di garantire tempi di caricamento significativamente ridotti.

Altro punto nodale è la banda, responsabile della quantità di dati che è possibile inviare in uno specifico lasso di tempo. Per selezionare in maniera ottimale la propria necessità di banda è importante tenere conto non solo del numero dei visitatori medi ma anche del tipo, delle dimensioni e della qualità dei contenuti presenti sul sito; così, ad esempio, un sito con molto materiale fotografico ad alta risoluzione necessiterà di una banda maggiore rispetto a un portale con poche foto a bassa risoluzione.

Fondamentale per capire cos’è un server dedicato è anche valutare la velocità di connessione al server, quindi la connettività, e le opzioni di sicurezza e di backup, prioritarie per proteggere e salvare tutte le informazioni presenti nel proprio sito.

Il software deve essere scelto tendendo conto del sistema operativo. Le opzioni sono due, Windows, ideale per i siti ASP.NET e MS SQL, e Linux perfetto per tutti i portali ideati per utilizzare un sistema di open source come MySQL o Apache.

Ultimo importante aspetto da valutare è il servizio di assistenza che deve essere professionale e affidabile così da poter supportare il cliente nel caso di guasti ed anomalie. E’ bene ricordare che le caratteristiche del servizio di assistenza variano a seconda della tipologia di server dedicato; se si è optato per l’acquisto del server, il supporto di assistenza si limiterà esclusivamente a problematiche legate all’infrastruttura e alla rete mentre nell’ipotesi dell’affitto, il fornitore del servizio si occuperà anche di eventuali problemi di tipo hardware e sistemico.

Come funziona un Server dedicato: i vantaggi

Da quanto detto sino ad ora è evidente come i server dedicati offrano numerosi vantaggi e come si tratti, quindi, di una soluzione di hosting altamente professionale.

La prima caratteristica di un server dedicato è senza dubbio la flessibilità che consente a ogni cliente di installare sul server tutti i software e i servizi di cui il proprio sito necessita. Un server dedicato, infatti, a differenza di quello condiviso, consente all’utente/cliente di operare lato server e di gestirlo in completa autonomia senza dover incorrere in limiti e restrizioni.

Cos’è un server dedicato e come funziona? La soluzione più adatta per siti professionali e per un alto numero di accessi giornalieri
Cos’è un server dedicato e come funziona? La soluzione più adatta per siti professionali e per un alto numero di accessi giornalieri

Questa libertà di azione si ampia ulteriormente per tutti quei clienti che sono in grado di operare tecnicamente sulla macchina e non richiedono l’intermediazione dello staff del provider, salvo che per interventi di tipo hardware. In questo caso, non solo i costi saranno ridotti ma anche i tempi di gestione saranno ottimizzati visto che il cliente potrà in ogni momento intervenire sul server senza dipendere da terzi.

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A questo punto si lega inevitabilmente anche la performance del server stesso che sarà decisamente migliore vista la possibilità di poter utilizzare in maniera esclusiva tutte le risorse del server dedicato con notevoli vantaggi in termini di stabilità e velocità di connessione.

L’utilizzo esclusivo del server si riflette, inoltre, anche sull’affidabilità del servizio che tutela il cliente da anomalie, blocchi, rallentamenti o “down del sito” causati da altri utenti, situazioni che possono invece verificarsi nel caso di server condivisi.

Accesso esclusivo al server significa anche maggiore sicurezza e quindi protezione dei propri dati che non saranno accessibili ad altri utenti, senza contare che un server dedicato permette di creare firewall personalizzati e di installare in maniera autonoma qualunque aggiornamento di sicurezza. Un’autonomia completa, quindi, che chiaramente non interessa solo il versante della sicurezza ma è relativo anche a tutte le altre configurazioni del server, come software, firewall, pannelli di controllo, che possono essere personalizzate a proprio piacimento.

Se ci chiediamo cos’è un server dedicato, dobbiamo anche capire che questa variante tra i vari server mette a disposizione uno o più indirizzi IP dedicati, caratteristica che mette al riparo da situazioni potenzialmente pericolose, come lo spam o il cattivo posizionamento SEO, ipotesi possibili nel caso di IP condivisi.

Cos’è un server dedicato e come funziona? Il dedicato offre un controllo completo e una flessibilità elevata
Cos’è un server dedicato e come funziona? Il dedicato offre un controllo completo e una flessibilità elevata

I punti di forza di un server dedicato sono dunque numerosi e li si potrebbe riassumere con le parole flessibilità, completo controllo, stabilità e maggiore sicurezza.

Un aspetto negativo potrebbe, invece, essere rappresentato dal prezzo che, chiaramente, è superiore rispetto a quello dei server condivisi e varia a seconda della tipologia di servizio (unmaneged o managed) e del piano prescelto.

Chi decide di optare per l’acquisto hardware, infatti, deve essere consapevole che i costi inizialmente saranno più elevati e che è quindi necessario un buon budget iniziale mentre il canone mensile per il servizio di housing sarà più contenuto in virtù delle caratteristiche precedentemente esposte. Nel caso dell’affitto, invece, il canone mensile sarà sicuramente più corposo in quanto il cliente viene sgravato dall’onere di doversi occupare di tutte le incombenze legate alla gestione dell’hardware e di eventuali malfunzionamenti.

Navigando in rete è possibile trovare moltissime offerte di server dedicati di altrettanti numerosi providers con webfarm sia in Italia che all’estero. I prezzi sono molto variabili da provider a provider e cambiano, chiaramente, anche in base alle caratteristiche del servizio prescelto. Così vi sono fornitori che propongono server dedicati “basic” a partire da prezzi che variano mediamente dai 20 ai 70 euro al mese, mentre le offerte “standard” possono avere un costo che in media si aggira sui 100/200 euro mensili. Le offerte avanzate e di tipo business hanno ovviamente tariffe più elevate che mediamente oscillano tra i 200 e i 300 euro mensili. Quelli proposti sono solo dei prezzi indicativi che evidentemente possono variare molto a seconda del provider e del piano prescelto.

Che cos’è un server dedicato e come funziona: chi ne ha bisogno

Ormai abbiamo capito cos’è un server dedicato. Da quanto detto sino ad ora è evidente come i server dedicati siano un’ottima opzione ma come la loro scelta sia inevitabilmente influenzata dalle esigenze e dalle disponibilità, sia tecniche che di budget, del cliente. Vi sono, ovviamente, delle tipologie di utenti per i quali un server dedicato è la soluzione ideale; si tratta di aziende e privati con esigenze molto elevate che hanno bisogno di alte prestazioni, totale sicurezza e assoluta affidabilità o preferiscono avere una macchina a loro interamente dedicata senza dover condividere spazio e risorse con altri clienti.

I server dedicati rispondono quindi bene alle esigenze di chi possiede più siti web, di chi gestisce un sito con un alto numero di visite giornaliere (oltre diecimila) o di chi non può permettersi improvvisi malfunzionamenti o “down del sito” che potrebbero apportare danni significativi al proprio business.  I costi più elevati di un server dedicato, rispetto ad esempio ad un server condiviso, lo rendono particolarmente ideale per le medie/grandi imprese, per chi gestisce un e-commerce molto visitato o per i privati che hanno un buon budget da poter investire.

Server dedicato ideale per siti con alto traffico
Server dedicato e utenti: chi deve utilizzarlo

In generale se si sta valutando l’acquisto o il noleggio di un server dedicato è sempre bene analizzare con attenzione le proprie esigenze e soffermarsi su una serie di caratteristiche come la possibilità di personalizzazione, i livelli di sicurezza, la disponibilità di spazio e di banda, che certamente possono dare utili indicazioni sulla scelta di questa soluzione.

Per chi, invece, utilizza un servizio di server condiviso può giungere un momento nella storia del proprio sito che deve spingere a riflettere sulla possibilità di optare per la soluzione di server dedicato. Quando giunge, quindi, il momento di effettuare questo upgrade?

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In linea di massima non è possibile stabilire dei tempi in quanto ogni sito ha una propria storia ed evoluzione. Tuttavia vi sono dei segnali importanti da valutare, grazie ai quali è possibile capire quando passare a un servizio più professionale. I casi sono numerosi e vanno dall’incremento del numero delle visite giornaliere al rallentamento del caricamento delle pagine, da sopraggiunte esigenze di tipo tecnico, relative ad applicativi, ad un maggior bisogno da parte dell’utente di controllo e di gestione.

Quando ci si chiede cos’è un server dedicato, e si decide di optare per un servizio di server dedicato e ci si mette alla ricerca della migliore soluzione è consigliato, poi, seguire alcune indicazioni così da fare una scelta consapevole. Generalmente è sempre bene fissare a priori un budget, sapendo quindi in anticipo quale somma si vuole investire nell’acquisto del servizio; in questo caso non solo sarà più semplice selezionare le offerte ma anche valutare i diversi piani proposti scegliendo la migliore combinazione di hardware, software, banda e assistenza disponibile a quel costo.

Cos’è un server dedicato: la classificazione

Come visto, esistono moltissimi pacchetti di hosting dedicati tra i quali doversi orientare tenendo conto delle proprie necessità. In generale è possibile individuare i seguenti sotto-gruppi di server dedicati:

    • Server dedicati unmanaged: Il cliente si occupa in prima persona della gestione del server, per questo tale soluzione è consigliata a chi ha ottime competenze di gestione lato server. L’assistenza da parte del provider è ridotta all’essenziale ma i costi mensili sono più contenuti
    • Server dedicati managed: Il cliente ha accesso al server e ad alcune specifiche informazioni come il controllo degli utenti e dei dati ma è il provider che si occupa della sua gestione e delle modifiche. Il fatto di poter contare su un’assistenza molto più articolata e completa porta ovviamente anche ad un aumento dei costi.
    • Server dedicati self-managed: Il cliente gestisce il proprio server mentre il provider si limita ad assicurare un servizio di supporto di base, generalmente ad un prezzo più contenuto.
    • Server dedicati semi-managed: Il cliente gestisce il server in prima persona ma la società di hosting offre un servizio di assistenza di medio livello le cui specifiche variano da provider a provider.
  • Server dedicati fully-managed: In questo caso è il provider ad occuparsi dell’intera gestione del sito, dalle configurazioni di sicurezza agli aggiornamenti.

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Le 5 funzioni di sicurezza per un web hosting sicuro

Quando si decide di aprire un sito web una delle prime e cruciali scelte è quella relativa al web hosting, vale a dire allo “spazio” che serve a ospitare su di un server tutti i file che compongono un sito. Si tratta, come è evidente, di una decisione importante e spesso orientarsi tra le tantissime offerte oggi presenti in rete non è semplice, specialmente per i “non addetti ai lavori”. Come orientarsi, quindi, e come scegliere un web hosting sicuro?

web hosting sicuro
Che cos’è un web hosting

La prima e sostanziale differenza che si nota tra le diverse proposte di hosting sul web è il prezzo, una discriminante che può dirci molto, soprattutto in relazione ai livelli di sicurezza che quel servizio è in grado di garantire. Molte proposte di web hosting sono a buon mercato ma i providers dimenticano di dire che i server utilizzati sono obsoleti e sottoposti a poca, o addirittura nessuna, manutenzione. Questo espone i siti ospitati sui server a una serie di rischi che devono essere attentamente valutati, specialmente se si tratta di un sito professionale o di un portale business. La sicurezza di un web hosting è quindi prioritaria così come lo è riuscire a capire di che tipo di servizi si necessita ed essere, dunque, in grado di scegliere un web hosting sicuro e che più fa al caso nostro.

Le 5 funzioni di sicurezza per un web hosting sicuro

Rispondere a questa domanda potrebbe sembrare banale e scontato in quanto tutti coloro che operano sul web dovrebbero innanzitutto pensare alla sicurezza delle proprie informazioni e alle mille insidie che la rete nasconde. Immaginate di avere un sito nel quale avete investito tempo e denaro e di vederlo improvvisamente “crollare” quando gli accessi degli utenti aumentano o quando l’ultimo virus disseminato sulla rete è riuscito a infettarlo. Una situazione di certo non piacevole che, purtroppo, molti proprietari di siti internet si trovano a dover fronteggiare e questo perché il web hosting scelto non è stato in grado di mantenere le promesse fatte: proteggere le nostre informazioni da frodi e far funzionare il nostro sito al meglio tutti i giorni 24 ore su 24. Come scegliere, quindi, tra le tante offerte disponibili un web hosting sicuro?

Per orientarsi al meglio nella scelta di un web hosting sicuro  la prima cosa da fare è non lasciarsi ammaliare delle accattivanti descrizioni dei tanti servizi di hosting oggi presenti sul web. La caratteristica principale che ogni web hosting sicuro deve necessariamente possedere è, infatti, la capacità di salvaguardare le informazioni contenute sul vostro sito, rendendo allo stesso tempo piacevole e funzionale l’esperienza di navigazione degli utenti. Ma quali sono le funzioni di sicurezza che un web hosting deve possedere?

Un web Hosting sicuro. Si parte dal RAID

RAID, acronimo di Redundant Array of Indipendent Disks, è uno speciale sistema di sicurezza per la protezione dei dati che, in sostanza, consente di conservare tutti i file di un sito al sicuro anche nel caso di un crash del server. Ci sono molti piani di web hosting che includono già nella loro offerta di base il sistema RAID il che è senza dubbio un’ottima indicazione della qualità e della sicurezza del web hosting. Certo, in questi casi i costi sono maggiori per questo molti web host preferiscono offrire il sistema raid come un extra a pagamento; il consiglio, dunque, è quello di verificare attentamente tutti i dettagli prima di procedere con l’acquisto.

web hosting sicuro con sistema raid
Un web hosting sicuro offre innanzitutto la funzione RAID

La sicurezza del web Hosting. Dove sono i Data center?

Scegliere un data center sicuro è un altro passo fondamentale per garantire la protezione del vostro sito web da imprevisti e disastri che in natura sono non solo possibili ma anche altamente probabili, specialmente in relazione ad alcune aree del mondo. La cronaca giornaliera ci ha abituati a notizie catastrofiche come terremoti e uragani o preoccupanti come improvvisi cali di energia elettrica.

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Non sarebbe, quindi, fantastico se il vostro web host fosse in grado di fronteggiare tutti questi avvenimenti inattesi ponendo la dovuta attenzione ad aspetti fondamentali come l’aver predisposto strutture sicure, dotate magari anche di gruppi elettrogeni a diesel e di altre misure di protezione? Altrettanto importante è, ovviamente, scegliere un data center che non sia collocato in zone del mondo particolarmente esposte a disastri naturali, preferendo quindi quelle aree dove le calamità sono più un’eccezione che la regola.

La sicurezza del web hosting. Il tempo di uptime

Uptime è in sostanza il tempo che il vostro sito trascorre online e risulta accessibile ai visitatori senza problemi. La maggior parte dei piani di web hosting promette ai propri clienti un uptime pari al 100%, cosa che nella maggior parte dei casi non è vera. Bisogna quindi porre grande attenzione a questo aspetto e valutare se il web host prevede un rimborso per ogni periodo di inattività, in sostanza ogni volta che il vostro sito è off-line.

uptime per web hosting sicuro
Web hosting sicuro è anche la garanzia di un uptime vicino al 100%

Un web hosting sicuro è quello che offre un buon Back-up

Molte aziende che offrono servizi di web hosting consentono di fare un back up del sito web, così da poter recuperare ogni informazione in caso di emergenza. Solitamente le opzioni di back up sono giornaliera, settimanale e mensile e tra queste la migliore è certamente quella giornaliera che consente di recuperare tutte le informazioni, e quindi anche gli ultimi aggiornamenti, nel caso in cui si verifichi un problema al server.

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Molti web host, inoltre, permettono ai propri clienti di effettuare un back up manuale, condizione particolarmente vantaggiosa in quanto in questo modo è possibile “mettere in salvo” le informazioni del proprio sito ogni volta che lo si desidera o quando si fanno degli aggiornamenti. L’opzione back up per saggiare la sicurezza di un web hosting  è quindi importante ma è bene sempre fare attenzione alle condizioni proposte dai web host che in alcuni casi, ad esempio, impongono dei limiti di spazio.

Il Manual Reboot. Altra funzione di un web hosting sicuro

Manual reboot o riavvio manuale è un servizio generalmente incluso nel VPS (Virtual Private Server) e nei pacchetti dedicati. In pratica l’utente ha a disposizione un pannello di controllo grazie al quale riavviare il server dedicato o virtuale, caratteristica particolarmente vantaggiosa nel caso in cui si effettuano degli aggiornamenti importanti o si riscontrino una serie di problemi sul server stesso.

Altri consigli per un web hosting sicuro

Per orientarsi nella scelta di un web hosting sicuro fondamentale è anche informarsi sull’azienda che propone il servizio leggendo le recensioni e i feedback lasciati in forum e blog da altri utenti/clienti circa i livelli di sicurezza garantiti dal web host in questione. Ultimo aspetto da valutare è il numero di clienti per server; quanto minore sarà il numero dei clienti per server tanto maggiori saranno i vantaggi per il vostro sito web ospitato su quel server.

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Google Pixel. Account bannati per rivendita

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Google ha sospeso e bloccato centinaia di account di persone che hanno approfittato di una scappatoia rispetto la tassa di vendita degli Stati Uniti per guadagnare un piccolo profitto sui telefoni Google Pixel.

I clienti di Google avevano tutti acquistato i telefoni Google Pixel da un operatore di telefonia mobile Project Fi, che li aveva spediti direttamente a un rivenditore nel New Hampshire, uno stato degli Usa, senza l’imposta sulle vendite (l’Iva in Italia). In cambio, il rivenditore ha diviso il profitto della tassa risparmiata anche con i clienti stessi.

Tale disposizione va contro i termini di servizio di Google Pixel, in cui si afferma che i clienti “possono acquistare solo i dispositivi per uso personale [e] non possono rivendere per lucro nessun dispositivo“.

Google Pixel
Bloccati da Google i possessori di Google Pixel che non hanno pagato le tasse di vendita Usa

Ma, secondo DanDeals, un sito che si occupa di offerte e sconti in Usa, che ha individuato il divieto dopo che un gran numero di membri del forum si lamentava del blocco, il concessionario del New Hampshire ha sfruttando la scappatoia fiscale per anni, anche con precedenti telefoni di Google, e non ha avuto problemi.

Gli utenti di Google, che hanno acquistato i telefoni Pixel, non solo hanno avuto il loro account di Google annullato, ma tutti i loro account collegati sono stati sospesi, perdendo così l’accesso alla propria posta, foto, documenti e quant’altro legato alla loro identità di Google. Un utente ha riferito che un account che non era stato utilizzato per l’acquisto di un telefono Pixel è stato sospeso comunque in quanto indicato come indirizzo di back-up per un altro account che aveva.

“Non sto difendendo coloro che hanno violato i termini della vendita, ma io penso che Google abbia usato una maniera un po’ pesante bloccando l’accesso a tutti i loro servizi”, ha scritto Daniel Eleff, il proprietario del sito. “Violare la politica di rivendita di un telefono di Google vale una pena di morte digitale?”

Gli utenti hanno perso le foto salvate in Google Foto e altri account sono stati ulteriormente bloccati perchè legati alla funzionalità di ripristino della password di Gmail. “E’ la versione del 21 ° secolo di perdita di ricordi inestimabili durante un incendio in casa”, scrive Eleff.

In una intervista Eleff ha detto: “Non posso difendere la violazione dei termini del Google. Ma Google è diventata una parte così grande della nostra vita quotidiana che punizioni così forti rispetto i loro clienti produce molte altre responsabilità.”

Sospendere gli account per violazione dei termini di servizio è una punizione comune per molte aziende digitali, ma nell’era del cloud e di internet, è sempre più delicato arrivare alla chiusura totale di un accesso ai servizi di questo genere per violazioni, dopotutto lievi.

Anche Amazon lo ha fatto

Nel mese di marzo, per esempio, Amazon ha iniziato a bannare gli utenti  se rimandavano indietro troppe merci difettose. E’ all’interno dei diritti legali del sito scegliere chi servire, ed i divieti avevano lo scopo di reprimere coloro che avevano abusato del servizio di reso della società.

Ma data la grandezza di Amazon, tali divieti hanno un valore molto più ampio rispetto alla semplice chiusura di un account ecommerce. Gli utenti perdono qualsiasi saldo a credito sul sito e l’uso di ogni residuo sul loro calcolo annuale di Amazon Prime.

Perdono inoltre l’accesso ai servizi digitali della società: eventuali Kindle di loro proprietà non sono più in grado di essere usati nè aggiornati con nuovi libri, inoltre i servizi di streaming di Amazon, tra cui TV Prime e Music Unlimited diventano inaccessibili con un account chiuso, e i dispositivi di rendering come ad esempio l’Eco and Fire TV si tramutano in fermacarte davvero costosi.

Conclusioni

Google vende Google Pixel, Amazon vende Kindle e Tv Prime, i colossi del web entrano nelle nostre case, nelle nostre vite, le gestiscono, ti aiutano e ti regalano spazio infinito per le tue foto e i tuoi ricordi, i tuoi documenti. I colossi del web sanno cosa fai, cosa leggi, cosa compri.
I colossi del web decidono se tu puoi esistere in rete oppure no.
Hai le foto del tuo cane, dei tuoi genitori o di tua moglie nel cloud? Beh, attento a rispettare i termini di ogni contratto Google o Amazon.
La pena sarà perdere tutta la tua identità digitale.

Fai una copia delle tue proprietà, prima che sia tardi

Google in queste ore pare che abbia riaperto quasi tutti gli account degli utenti “da punire”. Questo per permettere a tutti di scaricare una copia dei propri dati e quindi essere poi ricacciati fuori dal mondo Google. Bene, ora che nulla è successo e Google vi vuole bene, fatevi una copia di tutto ciò che gli avete dato. Non si sa mai.
Come fare? Segui il link https://takeout.google.com/settings/takeout

Un miliardo di account di app mobile a rischio

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Ricercatori di sicurezza hanno scoperto un modo per accedere ad un numero enorme di applicazioni Android e iOS  senza che la vittima possa venirne a conoscenza. App di Facebook, giochi on line, e qualsiasi app utilizzi l’auth (codice di autorizzazione) derivato da un account social.

Un gruppo di tre ricercatori – Ronghai Yang, Ala Cheong Lau, e Tianyu Liu – presso l’Università cinese di Hong Kong hanno trovato che la maggior parte delle applicazioni mobili, soprattutto quelle molto popolari, che supportano il servizio Single sign-on (SSO) hanno implementato OAuth 2.0 in modo anomalo e poco sicuro.

OAuth 2.0 è uno standard per l’autorizzazione che consente agli utenti di accedere a servizi di terze parti, verificando l’identità esistente con un account Google, Facebook, o altri servizi.

Quando un utente accede ad un’app di terze parti tramite OAuth, i controlli si mettono in contatto  con il provider ID, diciamo, di Facebook, che ha i dati di autenticazione. Se lo fa, OAuth avrà un ‘token di accesso’ (una specie di firma) da Facebook che viene poi rilasciata al server di tale app mobile.

Una volta che il token di accesso viene rilasciato, il server dell’applicazione richiede le informazioni di autenticazione dell’utente a Facebook, verifica e poi garantisce l’accesso con le credenziali dell’utente di Facebook.

La verifica di accesso è falsa

Invece di verificare l’OAuth (token di accesso) collegato alle informazioni di autenticazione dell’utente per convalidare che il provider dell’utente e l’ID siano gli stessi, il server dell’applicazione controllerebbe solo l’ID.

A causa di questo errore, gli attacker possono scaricare l’applicazione vulnerabile, accedere alle loro informazioni e poi cambiare il loro nome utente con l’individuo che vogliono colpire attraverso la creazione di un server per modificare i dati inviati da Facebook, Google o altri fornitori di ID.

Questo metodo di sostituzione delle informazioni è molto facile da eseguire persino da chi non è molto esperto in questo tipo di attacchi. Nel Paper che trovate qui sotto c’è tutta la spiegazione passo passo di come i ricercatori hanno scoperto la vulnerabilità.

Pensate solo a quanti utilizzatori di Crash Saga ci sono al mondo e di come si potrebbe bypassare il login di un utente ed avere quindi accesso a pagamenti, informazioni e quant’altro. Un pericolo davvero imponente.

SCARICA E LEGGI IL PAPER ORIGINALE DELLA VULNERABILITA’

Tua figlia fa la webcam girl? Sappi che ha tante e belle ragioni!

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In realtà lo sanno tutti o quasi.

Quando una ragazza fa la webcam girl, lo sanno le amiche, lo stuolo di ragazzi eccitati che le seguono, se ne accorgono quelli con un po’ d’occhio. Lo sanno praticamente tutti, tranne i genitori. Ma non perchè sono incapaci, ma perchè sono genitori. Vivono in un mondo diverso, con una testa diversa, non sanno vedere e a volte, diciamolo, non “vogliono” vedere.

Se non volete essere quelli che “mia figlia? no è impossibile“, dovete imparare come ragiona una webcam girl, per evitare che la vostra ragazza commetta uno sbaglio.

Anche tua figlia potrebbe fare la webcam girl. Sì, la tua

Le ragazze sono esibizioniste. E' naturale. Ma per questo sono più predisposte.
Le ragazze sono esibizioniste. E’ naturale. Ma per questo sono più predisposte.

Innanzitutto le ragazze sono esibizioniste. Per carità, non è un critica nè una colpa, non siamo jihadisti che vogliono ficcarle sotto al burqa, ma è un dato di fatto. Occhi da cerbiatta, capelli lisci, fiorellino nell’orecchio è più da ragazza, bocca a culetto di gallina e selfie lo fanno le signorine. Anche la moda di fotografare il profilo delle cosce mentre si è distese in spiaggia, è una moda femminile. Il naturale, fisiologico e sacrosanto esibizionismo delle ragazzine, le predispone all’esposizione di se stesse.

E ciò viene amplificato da un uso maniacale della tecnologia. Parlo per testimonianza diretta: ormai non sono più i teenager che ricaricano i cellulari perchè la batteria è esaurita, sono loro esauriti che recuperano disperati un pò di sonno per poter ricominciare a fissare il telefono.

E l’uso dello smartphone è peggiorato da quella esiziale invenzione che sono le notifiche, che tarellano la testa come un picchio e ti ritrovi a leggere lo schermo anche mentre deglutisci o inciampi per terra. Stai morendo… e leggi le notifiche.

Approvazione sociale. Quale meravigliosa tentazione di postare foto sempre più esplicite?
Approvazione sociale. Quale meravigliosa tentazione di postare foto sempre più esplicite?

L’esibizionismo facilitato e incoraggiato dalla tecnologia, incontra poi una cosa stupefacente: l’approvazione sociale. Se guardate il profilo Instagram di una bella figliola, i primi complimenti non vengono dai ragazzi, ma dalle amiche. Sia reali che virtuali. E questo è una immensa soddisfazione. Accettazione, accoglienza, riprova sociale, consolazione, tutto in un botto. Anche a voi piacerebbe, ditelo.

Certo, prima di passare a mostrare il seno come una webcam girl provetta ci sono alcune remore: non si fa, il Governo non è d’accordo, Gesù non vuole, poi mi scoprono. Ma la gradualità, prima la bocca, poi il seno che si intravede, poi le gambe, infine i pantaloni bassi, drenano ottimamente le resistenze e si finisce a fare una prova.

E a quel punto arrivano decine di ragazzi che riempiono di complimenti, cuoricini, proposte, che ti contattano via chat. Non è bellissimo? No, ma le ragazze pensano… sì! E mano mano le teenager si sentono delle dee, delle modelle, delle vincenti. Ancora peggio. Vogliono torturare un corteggiatore, così per sadismo?

Basta visualizzare un messaggio, le famose barrette che diventano blu, e non rispondere. E il ragazzo corre a consultare le Sacre Scritture per capire cosa ha fatto di male. Vogliono concedere l’onore della loro attenzione? faccina col bacetto e via. Una meravigliosa sensazione di potere. E a chi non piace il potere?

Potere, ammirazione, soldi. Le webcam girl hanno le loro ragioni. E voi dovrete essere pronti a contraddirle
Potere, ammirazione, soldi. Le webcam girl hanno le loro ragioni. E voi dovrete essere pronti a contraddirle

Infine, i soldi. Se sei una webcam girl, ti alzi la maglietta, fai vedere il seno, ammicchi, lingua sulle labbra, voce suadente e 50 euro di ricarica, conditi di complimenti e ammirazione sempiterna. Sappiamo tutti che è sbagliato, ma… fa gola, ammettiamolo. Sappiamo tutti che è sbagliato, ma voi genitori, in realtà vi trovate di fronte ad una figlia che pensa. “Perchè non dovrei fare una cosa che trovo naturale, è facile e veloce, mi appaga socialmente, sessualmente, mi fa sentire potente e mi fa guadagnare?“. Trovate una risposta, e alla svelta. E che non sia “Qui comando io!”

E in fondo… certo non in maniera esplicita, ma cari papà preoccupati, non avete mai sfoderato un sorriso di complicità alla cassiera del supermercato per saltare la fila? e voi mamme mai fatto gli occhi picci picci ad un vigile per non farvi multare? Potrebbe qualcuno dei vostri comportamenti aver involontariamente sdoganato dei concetti nella mente delle vostre figlie? E anche il “parcheggiare” i ragazzi dietro agli smartphone, non è forse un implicito avvallo a “perdersi” in questo mondo digitale?

Fatevi un esame di coscienza. Perchè altrimenti, di fronte ad una figlia che fa la webcam girl e che non vi capisce, potreste trovarvi nella scomoda situazione di avere torto. O perlomeno, di avere ragione, ma non saperlo dimostrare.

Come craccare un iPhone e guadagnare 1,5 milioni di dollari

Craccare un iPhone e guadagnare 1.5 milioni di dollari. E’ l’offerta della Zerodium, una società di ricerca bug specializzata, che triplica i prezzi per craccare iOS e raddoppia le taglie su Android, arrivando a 200.000 dollari.

E’ una gara. Chi riesce a craccare un iPhone guadagna 1.5 mln di dollari

La controversa Zerodium è arrivata ad offrire 1,5 milioni di dollari per chi riuscirà a craccare un iPhone o un iPad con successo – una taglia che è il triplo rispetto a quella precedente. Zerodium ha raddoppiato anche la ricompensa per chi riuscirà a scoprire vulnerabilità ancora sconosciute sul sistema operativo Android (200.000 dollari) – e stessa cosa ha fatto per il craccaggio di Adobe Flash media player, salito da 50.000 a 80.000 dollari. Dopo aver comprato il craccaggio, l’azienda lo vende ai governi, che lo usa per controllare sospetti criminali, terroristi e altri obiettivi. L’anno scorso , Zerodium ha offerto 1 milione di dollari per craccare un iPhone, fino ad un totale di 3 milioni; la taglia è poi scesa a 500.000 dopo aver ricevuto e pagato tre attacchi di successo.

Il fondatore di Zerodium Chaouki Bekrar conferma che la maggiorazione delle “taglie” è una risposta ai miglioramenti raggiunti dai produttori di software – Apple e Google in particolare – diventati particolarmente abili nell’impedire la compromissione dei loro prodotti. “I prezzi sono strettamente collegati alla difficoltà di creare una catena continua di craccaggi e sappiamo che iOS 10 e Android 7 sono molto più difficili da craccare delle loro versioni precedenti”.

La Zerodium offre 1.5 milioni di dollari a chi riesce, in tutto il mondo, a craccare un iPhone.
La Zerodium offre 1.5 milioni di dollari a chi riesce, in tutto il mondo, a craccare un iPhone.

Perché i premi per craccare un iPhone sono più alti rispetto ad un device Android?

Risponde Bekrar: “Può voler dire sia che un iOS 10 è 7,5 volte più difficile da craccare rispetto a un Android, oppure che la domanda per craccare un iOS è 7,5 volte più alta. In realtà è un insieme delle due cose.”

Le cifre pagate dagli sviluppatori sono sempre una piccola frazione rispetto a quelle pagate da aziende cacciatrici di bug come Zerodium. Per esempio, le taglie di Apple arrivano a 250.000 dollari, un sesto di quanto sta offrendo Zerodium, mentre Google arriva a pagare 38.000 dollari (il 15% di Zerodium). Da qui l’opinione comune che i programmi di ricerca delle grandi aziende siano in realtà portati avanti dagli hacker.

C’è una differenza sostanziale però tra le taglie sponsorizzate da aziende cacciatrici di bug e taglie lanciate dagli sviluppatori: per craccare un iPhone in modo da ottenere la ricompensa di Zerodium, per esempio, l’attacco dev’essere completamente furtivo, in modo da dare all’hacker il controllo completo sul device obiettivo (in gergo si parla di “weaponized exploit”) – non basta, insomma, fornire una breve descrizione delle vulnerabilità: l’attacco dev’essere perfetto. Le taglie pagate da Apple e Google non richiedono la mole di lavoro necessaria per queste azioni e, di conseguenza, sono inferiori.

Craccare un iPhone e la sicurezza nazionale

C’è un altro aspetto da tenere presente. Gli attacchi comprati dai cercatori di bug possono essere rivenduti a governi poco affidabili e con precedenti di abusi (su Twitter trovate la discussione relativa). In agosto, per esempio, i ricercatori hanno scoperto una catena di attacchi contro utenti iOS in zone selvagge. L’attacco, sviluppato da un’azienda statunitense che si stima abbia pagato 8 milioni di dollari per ottenere 300 licenze, è stato scoperto solo dopo aver colpito un dissidente politico negli Emirati Arabi Uniti.

In tutta franchezza, Bekrar ha affermato che l’iOS utilizzato in quell’occasione non aveva alcuna connessione con Zerodium – ciononostante, più di un osservatore resta critico nei confronti di Zerodium e dei suoi competitor, dal momento che le persone non vorrebbero essere coinvolte in alcuno spionaggio governativo. Bekrar si difende ribadendo l’importanza di questi attacchi per i governi dal punto di vista della sicurezza nazionale e della caccia ai criminali.

Un’altra differenza tra Apple e Zerodium, è che le taglie Apple più cospicue sono riservate alla ricerca di vulnerabilità nelle componenti di sicurezza che proteggono un dispositivo perduto o rubato – mentre Zerodium è piuttosto interessata nel craccare un iPhone o un Web browser da remoto.Nonostante le differenze, Zerodium rilancia la posta per un mercato che è già a livelli altissimi, lasciando che una buona fetta degli sforzi di hackeraggio restino nell’ombra – complici gli sforzi poco convincenti di Apple e Google nel rendere più sicuri i propri prodotti.