Punti chiave
Con un colpo di penna e toni da campagna elettorale, il presidente Donald Trump ha acceso una nuova miccia nel giร instabile panorama economico globale. Mercoledรฌ ha annunciato lโimposizione di una tariffa del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti, con dazi maggiorati per i principali partner commerciali. La misura ha immediatamente provocato onde dโurto nei mercati, acceso il malcontento di alleati storici e spinto analisti e leader politici a parlare apertamente di una guerra commerciale su scala globale.
La mossa, definita da Trump una “risposta reciproca” alle barriere commerciali estere, ha fatto impennare lโaliquota effettiva sulle importazioni statunitensi al 22%, un livello che non si vedeva da oltre un secolo. Fitch Ratings ha confermato che si tratta del picco massimo dal 1910, segnando una rottura netta con lโapproccio liberista che ha guidato il commercio mondiale per decenni.
Mercati in caduta, inflazione in salita
Le reazioni non si sono fatte attendere. Giovedรฌ, le borse di Pechino e Tokyo hanno registrato ribassi significativi, scendendo ai minimi degli ultimi mesi. LโEuropa non รจ andata meglio: il DAX tedesco ha guidato le perdite, colpito in pieno in quanto locomotiva dellโexport europeo. I futures di Wall Street sono crollati, segno che gli investitori stanno ripiegando verso beni rifugio come oro e titoli di Stato.
Nel mirino, ora, ci sono gli effetti a catena: inflazione, perdita di fiducia, rischio recessione. โQueste tariffe faranno salire i prezzi di beni quotidiani, dai telefoni al cibo,โ ha dichiarato Nigel Green, CEO del gruppo finanziario deVere. โE ciรฒ in un momento in cui lโinflazione รจ giร fastidiosamente persistente.โ
La risposta del mondo
Le reazioni delle principali potenze economiche non si sono limitate a commenti indignati. Cina e Unione Europea hanno annunciato possibili contromisure, parlando apertamente di ritorsioni. La Cina, secondo maggiore esportatore al mondo verso gli Stati Uniti, ora si trova ad affrontare tariffe fino al 54% sulle proprie merci. Anche lโUE si dice pronta a reagire.
โLe conseguenze saranno disastrose per milioni di persone in tutto il mondo,โ ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il blocco dei 27 membri ha giร preparato un pacchetto di contromisure nel caso in cui i colloqui con Washington fallissero.
Il Tesoro americano, attraverso il segretario Scott Bessent, ha ribadito la linea dura: ogni azione ostile da parte degli altri paesi โporterร solo a unโescalationโ. Unโescalation che, secondo molti, รจ giร iniziata.
Il ritorno del protezionismo
Lโidea alla base della strategia di Trump รจ semplice: riportare la produzione in patria, ridurre la dipendenza dallโestero e rilanciare lโindustria manifatturiera americana. Ma i critici la bollano come anacronistica. โPer decenni, il nostro Paese รจ stato saccheggiato, depredato, violentato e depredato da nazioni vicine e lontane,โ ha dichiarato Trump, in una delle sue dichiarazioni piรน dure. Il linguaggio non lascia spazio a interpretazioni: per lโex presidente, il commercio internazionale รจ una battaglia da vincere, non una cooperazione da gestire.
Non si tratta solo di tariffe generalizzate. Lโamministrazione ha anche chiuso una scappatoia nota come โde minimisโ, che permetteva lโimportazione esente da dazi di pacchi di valore inferiore agli 800 dollari, un sistema largamente usato dalle aziende cinesi. Il provvedimento entrerร in vigore il 2 maggio e mira ufficialmente a limitare lโingresso di fentanyl negli Stati Uniti. In pratica, perรฒ, rappresenta un ulteriore freno alle merci a basso costo, e colpisce direttamente lโe-commerce globale.
Altri dazi sono giร in arrivo. La Casa Bianca ha fatto sapere che colpiranno settori strategici come semiconduttori, farmaceutici e minerali critici. Anche le importazioni di automobili sono nel mirino, con tariffe giร attive su acciaio, alluminio e prodotti derivati per un valore di circa 150 miliardi di dollari.
Il peso geopolitico
La decisione di colpire indistintamente amici e rivali ha creato un fronte insolitamente compatto contro Washington. Canada e Messico, storici partner nel quadro del vecchio NAFTA (ora USMCA), erano giร stati bersagli di dazi del 25% e, sebbene non tocchi loro lโultima stretta, rimangono colpiti da un clima di incertezza che mina le relazioni commerciali bilaterali.
Il protezionismo trumpiano rappresenta una chiara rottura con la globalizzazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Una rottura che avviene in un momento delicato: la ripresa post-pandemica รจ ancora fragile, lโinflazione รจ elevata, e le catene di approvvigionamento globali faticano a normalizzarsi.
A pagare il prezzo piรน alto, come spesso accade, saranno i consumatori. Lโaumento del costo della vita negli Stati Uniti potrebbe pesare su milioni di famiglie. Allo stesso tempo, i produttori esteri si trovano improvvisamente tagliati fuori da uno dei mercati piรน importanti al mondo. I rischi per lโoccupazione, da entrambe le sponde dellโAtlantico e del Pacifico, sono reali.
Lโimpressione รจ che Trump stia giocando una partita interna in chiave elettorale, puntando a galvanizzare una base elettorale che vede nel made in USA una promessa da mantenere a tutti i costi. Ma il prezzo di questa strategia rischia di essere globale, e molto salato.
La guerra commerciale รจ entrata in una nuova fase. Se nessuno farร un passo indietro, il mondo potrebbe trovarsi di fronte a una frammentazione economica che ricorda piรน gli anni Trenta del Novecento che lโinizio di un nuovo secolo.


