Giovedì 8 e venerdì 9 ottobre il commissario Šefčovič tratta a Pechino con il ministro del Commercio Wang Wentao. Il nodo sono le auto ibride cinesi, rimaste fuori dai dazi del 2024 sulle elettriche. Pechino ha respinto un limite volontario alle esportazioni. Bruxelles prepara un tetto proprio, ma nessuna misura è stata approvata. Resta da capire chi pagherebbe la protezione, e quanto.
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L’8 e il 9 ottobre Šefčovič incontra a Pechino il ministro del Commercio Wang Wentao. A settembre Bruxelles ha chiesto a Pechino di limitare volontariamente le esportazioni di ibride. Secondo il Financial Times, la Cina ha rifiutato. La Commissione valuta una clausola di salvaguardia, ma secondo Bloomberg non ha ancora deciso. I leader europei ne discuteranno al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.
Nell’ottobre 2024 l’Unione ha imposto dazi compensativi alle auto elettriche a batteria cinesi. Le ibride, plug-in comprese, sono rimaste fuori.
Secondo il Financial Times, le importazioni mensili di ibride cinesi sono passate da 3.800 a 50.000 veicoli. Il periodo va dall’ottobre 2024 al luglio 2026, e i prezzi medi sono scesi.
Una salvaguardia Omc richiede un aumento improvviso delle importazioni, dannoso per i produttori interni. Di norma vale per tutti i Paesi esportatori, ricorda EU Perspectives.
Secondo Eurostat, nel 2025 il disavanzo commerciale dell’Unione con la Cina è stato di 359,8 miliardi di euro.
Šefčovič ha chiesto risultati concreti entro ottobre. Bloomberg riferisce che Bruxelles considera le ibride un caso pilota, estendibile ad altri settori con forti squilibri.
Merz e Macron hanno scritto a von der Leyen chiedendo nuovi strumenti di difesa commerciale. Il testo non indica alcun Paese.
Il 18 settembre il ministero del Commercio cinese ha definito i limiti volontari una violazione delle regole Omc. Il portavoce degli Esteri ha aggiunto che Pechino farà ciò che serve a tutelare le imprese. Nel 2024, ricorda EU Insider, Pechino rispose con misure antidumping su cognac, maiale e latticini europei.
Per l’economista Langhammer, del Kiel Institut, il disavanzo riflette la minore competitività dell’export europeo. Il commercio, dice, frena l’inflazione e aumenta il reddito reale dei consumatori europei.
Limite volontario: Bruxelles ha proposto circa il 15% del mercato delle ibride. Pechino ha rifiutato.
Tetto unilaterale: un contingente tariffario temporaneo, con prelievo oltre una soglia. Cifre e date non sono note.
Impegni sui prezzi minimi: li preferisce il numero uno di BMW, Milan Nedeljkovic. Volkswagen chiede invece dazi come quelli sulle elettriche.
Le fonti divergono sul peso attuale delle cinesi. Per Bloomberg sono un quarto delle ibride vendute; per il Financial Times oltre un terzo. Non è chiaro su quale base si calcoli il 15%.
Gli esiti dei colloqui di Pechino non risultano ancora pubblicati.
10%
Un’ibrida cinese paga il solo dazio ordinario del 10%.
Un’elettrica cinese paga lo stesso 10% più un dazio compensativo.
Il dazio aggiuntivo va dal 7,8% al 35,3% a seconda del produttore, riportano electrive e CnEVPost.
Nessun tetto o dazio sulle ibride è stato approvato.
A settembre la plug-in più immatricolata in Italia è stata la BYD Seal U DM-i, con 2.144 unità, secondo HDmotori.
Il contingente, secondo Bloomberg, colpirebbe con un prelievo solo le importazioni oltre una soglia. Se e quanto salirebbero i prezzi al pubblico, nessuna fonte lo ha stimato.
