HomeAttualitàIsraele e le demolizioni delle case per ritorsione. Ma serve davvero?

Israele e le demolizioni delle case per ritorsione. Ma serve davvero?

I soldati israeliani hanno raso al suolo la casa di Eslam Froukh, un palestinese accusato di aver compiuto un paio di attentati mortali alla fermata dell’autobus di Gerusalemme l’anno scorso. Subito dopo che sono scoppiate le esplosioni in questo quartiere normalmente tranquillo del centro di Ramallah, sono scoppiati scontri tra palestinesi e soldati israeliani.

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Israele ha demolito 27 case di sospetti e condannati terroristi dall’inizio del 2022 di cui 10 già quest’anno. Al ritmo attuale, sarebbe il maggior numero di demolizioni dal 2016, la fine del l'”intifada dei coltelli”, quando i palestinesi compirono attacchi mortali usando coltelli, automobili e altre armi non convenzionali.

Israele afferma che le demolizioni di case servono a una più ampia strategia di deterrenza, in un momento in cui gli attacchi terroristici sono di nuovo in aumento.

I palestinesi hanno ucciso almeno 48 persone in Israele e in Cisgiordania nell’ultimo anno e mezzo. Ma alcuni esperti di sicurezza affermano che la strategia è controproducente, in quanto alimenta il ciclo della violenza piuttosto che contenerlo. E i difensori dei diritti umani condannano la pratica come una punizione collettiva e una violazione del diritto internazionale.

Le demolizioni delle case hanno ispirato la rabbia tra i palestinesi, e hanno aumentato le adesioni ad Hamas, Jihad islamica e altri gruppi armati, che spesso si presentano alla porta di famiglie rimaste senza casa, offrendo di pagare per la ricostruzione e ottenere sostegno politico.

L’ex giudice della Corte Suprema israeliana Menachem Mazuz ha affermato che lo scopo della tattica era “placare l’opinione pubblica”, anche se “la leadership è anche consapevole che questo non è ciò che impedirà il prossimo atto di terrore”. Il Dipartimento di Stato americano lo ha definito “controproducente per la causa della pace”.

Mentre il governo israeliano di estrema destra promette di espandere e intensificare la pratica, molti critici affermano che il suo vero scopo non è l’antiterrorismo, ma la demagogia politica, intesa a soddisfare i collegi elettorali che chiedono qualcosa – qualsiasi cosa – in risposta a letali, brutali, attacchi spesso scioccanti.

Danny Yotam, l’ex capo del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, ha affermato che il paese fa affidamento sull’intelligence, piuttosto che sulla deterrenza, per prevenire futuri attacchi. E mentre è un sostenitore delle demolizioni di case, ha affermato che affinché la pratica funzioni, deve essere applicata con “proporzionalità” – un concetto che secondo lui è assente dall’attuale governo israeliano.

L’opinione

Tutte le situazioni di guerra sono complesse da analizzare, è difficile dire cosa è giusto fare o cosa non è giusto, certo è che bisogna anche analizzare i risultati delle azioni che si portano avanti. Israele, se vuole diminuire gli attacchi da parte delle organizzazioni armate deve anche abbandonare l’idea che la vendetta sia la via giusta.

Da sempre si è vista la veridicità della frase “violenza chiama violenza”.
E’ questo quello a cui dovrebbe pensare Israele, capire che così non si arriva da nessuna parte e che il terrorismo non si fa fermare da azioni di rivalsa.
Il governo israeliano dovrebbe ragionare su questo punto.

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Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Da sempre appassionato di informatica e nuove tecnologie. Si avvicina al mondo dell’open source e partecipa attivamente allo sviluppo del sistema operativo Linux. Questi progetti lo portano a lunghe collaborazioni all’estero, dove approfondisce le interazioni fra software ed essere umano. I molti viaggi in Medio Oriente aumentano la passione per la politica e la geopolitica internazionale. Questo mix di elevate competenze si sposa perfettamente con il progetto editoriale fondato dalla madre, Brunilde Trizio. Ora Alessandro è Amministratore e Direttore strategico del Gruppo Trizio.
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