14 Giugno 2026
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Israele. Netanyahu spacca in due il Paese

Israele รจ al centro di una delle crisi politiche e militari piรน delicate della sua storia recente, una crisi che si svolge sotto gli occhi attenti della popolazione ebraica e araba. In Israele la scena politica รจ dominata dal piano del Primo Ministro Benjamin Netanyahu e dal suo governo di procedere verso il controllo completo di Gaza City e, in prospettiva, di tutta la Striscia di Gaza, una scelta che sta letteralmente spaccando il paese e accendendo reazioni fortissime nel mondo arabo.

La tensione in Israele รจ palpabile: analisti, politici, ex ufficiali dellโ€™esercito e leader dei movimenti di protesta animano costantemente il dibattito sulla sostenibilitร  e la legittimitร  di questa mossa. Siamo di fronte ad una societร  israeliana lacerata tra una leadership politica orientata allo scontro totale e una parte significativa dellโ€™opinione pubblica, delle famiglie degli ostaggi e della societร  civile che teme ripercussioni catastrofiche, sia in termini umanitari sia per lโ€™immagine internazionale del paese.

Allโ€™interno delle riunioni del gabinetto, Netanyahu si trova stretto tra la pressione degli alleati dellโ€™estrema destra, come il Ministro delle Finanze Smotrich e il Ministro Itamar Ben-Gvir e le fortissime critiche dellโ€™apparato militare. Questi ultimi, giร  esausti da mesi di operazioni militari costose e rischiose, vedono nel piano di occupazione di Gaza City e nei richiami alla mobilitazione di decine di migliaia di riservisti una strada pericolosa che potrebbe mettere a rischio la vita degli ultimi ostaggi e aggravare una crisi giร  fuori controllo.

Proprio tra la popolazione israeliana monta la preoccupazione per il destino dei circa venti ostaggi ancora in mano a Hamas. Le famiglie si mobilitano, scendono in piazza, organizzano scioperi generali che paralizzano settori chiave della societร : sulle pagine delle principali testate ebraiche, la voce delle famiglie degli ostaggi diventa una delle piรน autorevoli e ascoltate. La loro posizione รจ chiara: procedere a unโ€™operazione armata nelle aree dove si trovano i prigionieri rischia di comprometterne irreparabilmente la sorte, innescando una reazione a catena che nessuno puรฒ controllare.

In parallelo c’รจ il dramma dei civili palestinesi ormai ridotti allo stremo da una serie di assedi progressivi e dal rischio concreto di unโ€™occupazione militare di Gaza City. Al-Manar, nelle sue corrispondenze quotidiane, descrive una cittร  in cui la popolazione teme un nuovo disastro umanitario. Le parole della stampa araba sono lapidarie: โ€œlโ€™operazione comporterร  la deportazione forzata di un milione di persone e la distruzione sistematica delle case palestinesiโ€, molti rilanciano la decisione israeliana come una scelta che porterร  alla commissione di ulteriori crimini di guerra e crimini contro lโ€™umanitร .

La strategia israeliana, articolata in cinque punti prevede la distruzione militare di Hamas, la liberazione di tutti gli ostaggi, la demilitarizzazione della Striscia e lโ€™instaurazione di unโ€™amministrazione alternativa a Hamas e allโ€™Autoritร  Nazionale Palestinese, nessun nome รจ stato ancora indicato, alimentando molte incertezze sul dopo. Il nodo risiede nellโ€™approvazione del piano da parte del cosiddetto โ€œgabinetto di sicurezzaโ€, che raggruppa solo i ministri strategici e fedeli, e non tutto il governo. Questo piccolo organo ha dato il via libera sostenendo la linea โ€œduraโ€ di Netanyahu, benchรฉ molti alleati ritengano che, senza unโ€™occupazione diretta e durevole, Hamas possa rigenerarsi facilmente.

Ma tutto il Mondo ha il timore di una โ€œcatastrofe umanitariaโ€ e questo pare sia condiviso anche da parte dellโ€™apparato di sicurezza, nonchรฉ da leader arabi.

Uno degli aspetti piรน inquietanti riguarda la gestione degli sfollati e le condizioni della popolazione civile a Gaza City. Israele ha giร  ordinato la costruzione di nuovi campi profughi a sud e ha disposto evacuazioni di massa, con la Croce Rossa e le organizzazioni internazionali che sollevano il rischio di morte per fame e per mancanza di assistenza medica. La stessa IDF starebbe, secondo indiscrezioni, tentando di coordinare i movimenti degli aiuti umanitari affinchรฉ non finiscano nelle mani di Hamas, ma tale politica non รจ sufficiente a placare i timori di una tragedia imminente.

Nel frattempo, sul fronte politico, il governo Netanyahu รจ attraversato da tensioni che emergono quotidianamente. In particolare, si discute del rischio che la crisi di Gaza diventi il detonatore di una crisi istituzionale piรน ampia: la minoranza parlamentare minaccia le dimissioni e la societร  civile, spalleggiata dalle famiglie degli ostaggi, teme che una guerra allargata inneschi una spirale di proteste come quelle viste nei mesi contro la riforma della giustizia. Lโ€™Istituto Israeliano per la Democrazia pubblica sondaggi che mostrano una societร  profondamente divisa, con la fiducia nei confronti dellโ€™esecutivo ai minimi storici e la paura reale di una โ€œfrattura irreparabileโ€ del tessuto sociale.

Lโ€™eco delle voci arabe trova chiara rispondenza anche fra le leadership dei paesi vicini: a piรน riprese il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha definito la decisione israeliana un nuovo crimine che sarร  portato dinanzi al Consiglio di Sicurezza ONU, mentre le capitali del Golfo e del Maghreb parlano di โ€œsolitudine diplomaticaโ€ di Israele, ormai isolato sia dallโ€™Europa sia dai mercati arabi. La bocciatura della strategia israeliana รจ netta con la previsione che โ€œlโ€™occupazione potrร  durare mesi, senza che si profili un reale successore politico per la gestione della Strisciaโ€.

Emerge una questione centrale: chi governerร  Gaza dopo Hamas? La risposta oscilla fra lโ€™ipotesi di una forza araba internazionale, opzione che ha pochissime possibilitร  di realizzarsi e la prospettiva di un vuoto di potere che potrebbe favorire una nuova ondata di estremismo, anche oltre i confini di Israele. Un analista riassume il sentimento dominante: โ€œla soluzione militare รจ solo lโ€™inizio di una crisi politica regionale destinata a destabilizzare tutto il Medio Orienteโ€.

Dallโ€™interno dei territori palestinesi, infine, lโ€™impressione รจ di una popolazione esausta di emergenze, bombardamenti e nuove deportazioni, ma ancora convinta che โ€œla fine di Hamas non possa essere imposta da fuori e che la sopravvivenza di Gaza passi necessariamente da una soluzione che coinvolga la rappresentanza locale, non solo un decennio di occupazione militareโ€.

La cronaca rispecchiata da questa pluralitร  di idee รจ dunque quella di un paese e di una regione sospesi tra guerra, disperazione e ricerca spasmodica di una nuova narrazione. Il mondo osserva con il fiato sospeso ma rimane per tutti una unica urgenza condivisa, quella di uscire finalmente da una spirale di sangue, vendetta e smarrimento che nessuno, da Gerusalemme a Gaza, sembra piรน in grado di governare davvero.

Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Da sempre appassionato di informatica e nuove tecnologie. Si avvicina al mondo dellโ€™open source e partecipa attivamente allo sviluppo del sistema operativo Linux, approfondendo sempre di piรน il settore di sviluppo e ingegneria software, collaborando con aziende statunitensi. Contemporaneamente, avvia e amplia studi sulla comunicazione e sul comportamento sociale e della comunicazione non verbale. Questi progetti lo portano a lunghe collaborazioni allโ€™estero, tra USA e Israele, dove approfondisce le interazioni fra software ed essere umano, che sfociano nella specializzazione in intelligenza artificiale. I molti viaggi in Medio Oriente aumentano la passione per la politica e la geopolitica internazionale. Nel 2004, osserva lo sviluppo dei social network e di una nuova fase del citizen journalism, e si rende conto che le aziende necessitano di nuovi metodi per veicolare i contenuti. Questo mix di elevate competenze si sposa perfettamente con il progetto di Web Reputation della madre, Brunilde Trizio. Ora Alessandro รจ Amministratore e Direttore strategico del Gruppo Trizio.
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