HomeAttualitàLa guerra Iran–USA–Israele: dal 28 Febbraio a oggi

La guerra Iran–USA–Israele: dal 28 Febbraio a oggi

Il 28 febbraio 2026, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva militare coordinata e di vasta portata contro l’Iran, denominata “Operation Epic Fury”. L’attacco è scaturito dal fallimento dei negoziati diplomatici sul programma nucleare iraniano: Washington aveva chiesto lo smantellamento completo delle infrastrutture nucleari di Teheran, mentre l’Iran era disposto soltanto a discutere di limitazioni al programma in cambio della rimozione delle sanzioni, rifiutando categoricamente qualsiasi collegamento con il dossier missilistico. L’operazione era stata pianificata per mesi in coordinamento tra Washington e Tel Aviv, con la data di esecuzione stabilita settimane prima.

Il presidente Trump ha annunciato l’inizio delle operazioni in un messaggio video di otto minuti diffuso alle 2:30 di notte, ora della costa orientale americana, dichiarando esplicitamente che l’obiettivo finale era il cambio di regime a Teheran. Netanyahu, dal canto suo, ha descritto l’attacco come necessario per “eliminare la minaccia esistenziale” rappresentata dal “regime del terrorismo iraniano”.

Le dimensioni dell’offensiva

L’operazione ha mobilitato una forza militare senza precedenti nel teatro mediorientale dall’Iraq del 2003. Secondo fonti ufficiali americane, oltre 50.000 militari, 200 caccia, due portaerei e bombardieri strategici B-52 decollati dal territorio continentale americano hanno preso parte all’offensiva. Nel giro dei primi quattro giorni, gli USA hanno colpito oltre 1.700 installazioni iraniane, mentre la Forza Aerea israeliana ha condotto 1.600 missioni di volo sganciando più di 4.000 munizioni.

Gli obiettivi principali comprendevano:

  • Siti nucleari, incluso l’impianto di Natanz, i cui danni sono stati verificati dall’IAEA senza conseguenze radiologiche
  • Il compound segreto “Minzadehei” a Teheran, dove scienziati nucleari sviluppavano componenti per armi atomiche
  • Basi missilistiche, sistemi di difesa aerea e radar
  • La residenza della Guida Suprema Ali Khamenei
  • Il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, l’ufficio presidenziale e l’edificio dell’Assemblea degli Esperti

La morte di Khamenei ed eliminazione della leadership

L’evento più sconvolgente dell’intera operazione è stato l’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei, 86 anni, ucciso il 28 febbraio 2026 in una serie di attacchi missilistici israeliani contro il suo complesso residenziale a Teheran. La morte è stata confermata ufficialmente dai media statali iraniani la mattina del 1° marzo. Nelle stesse operazioni sono stati eliminati il consigliere di Khamenei Ali Shamkhani, il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, il vice-ministro dell’Intelligence Seyyed Yahya Hamidi, il capo dell’apparato di spionaggio Jalal Pour Hossein e il comandante della Guardia Rivoluzionaria Mohammad Bakpour.

L’Iran ha dichiarato 40 giorni di lutto nazionale e una settimana di festività nazionale. Il governo iraniano, dopo la morte di Khamenei, ha delegato i poteri ai funzionari locali per garantire la continuità amministrativa nonostante la distruzione delle strutture decisionali centrali.

La risposta dell’Iran: “Operazione Vera Promessa 4”

Nonostante i devastanti colpi subiti, Teheran ha reagito con una campagna missilistica e con droni su larga scala, denominata internamente “Operazione Vera Promessa 4”, contro basi militari americane e israeliane. L’Iran ha lanciato attacchi contro installazioni USA in Qatar, Bahrain, Kuwait, Giordania, Iraq, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha dichiarato la chiusura dello Stretto di Hormuz, minacciando di dare fuoco a qualunque nave tenti di attraversarlo, un’azione che ha fatto schizzare i prezzi del petrolio.

Hezbollah ha aperto un secondo fronte dal Libano meridionale contro Israele dopo la morte di Khamenei, sebbene un’offensiva su vasta scala non si sia ancora materializzata. Razzi iraniani sono stati intercettati sui cieli di Israele centrale nelle prime ore del 5 marzo 2026.

Lo scenario al 5 Marzo 2026

Con il conflitto entrato nel settimo giorno, la situazione evolve su più fronti.

Sul piano militare, gli USA e Israele mantengono la superiorità aerea completa su Teheran e continuano a colpire obiettivi in tutto l’Iran. L’IRGC ha subito perdite gravissime nella catena di comando ma, secondo fonti Reuters, ha stretto il controllo sulle decisioni di guerra, garantendo la continuazione del conflitto su una linea dura.

Sul piano diplomatico, fonti in lingua farsi citano la possibilità che Ali Larijani abbia inviato messaggi attraverso l’Oman per aprire canali di negoziato, sollevando interrogativi su una possibile frattura al vertice del potere iraniano. Trump ha offerto l’immunità ai membri della Guardia Rivoluzionaria che si arrendono, minacciando “morte certa” per chi si oppone.

Sul piano regionale, Russia e Cina hanno protestato diplomaticamente ma non sono in grado di fornire sostegno militare concreto a Teheran. Secondo Iran International, si starebbe formando una coalizione internazionale contro l’IRGC, con speculazioni sull’eventuale coinvolgimento dell’Arabia Saudita nel conflitto.

Sul piano umanitario, i bombardamenti hanno provocato almeno 787 vittime iraniane e 6 militari americani caduti. L’internet in Iran è stato oscurato e posti di blocco sono stati eretti a Teheran per contenere il flusso di informazioni.

Le reazioni della comunità internazionale

L’Unione Europea ha chiesto “massima moderazione” da tutte le parti. L’Oman, tradizionale mediatore tra Washington e Teheran, ha avvertito gli USA di non farsi “trascinare” ulteriormente nel conflitto. Gli esperti del Guardian delineano quattro possibili scenari per l’Iran: transizione politica moderata, guerra civile, caos prolungato o capitolazione negoziata. La BBC persiana sottolinea come qualsiasi nuovo leader dovrà calcolare se la sopravvivenza del regime passa dalla continuazione della guerra o dalla trattativa.

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Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Da sempre appassionato di informatica e nuove tecnologie. Si avvicina al mondo dell’open source e partecipa attivamente allo sviluppo del sistema operativo Linux. Questi progetti lo portano a lunghe collaborazioni all’estero, dove approfondisce le interazioni fra software ed essere umano. I molti viaggi in Medio Oriente aumentano la passione per la politica e la geopolitica internazionale. Questo mix di elevate competenze si sposa perfettamente con il progetto editoriale fondato dalla madre, Brunilde Trizio. Ora Alessandro è Amministratore e Direttore strategico del Gruppo Trizio.
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