La notte tra il 6 e il 7 ottobre 2026 è stata segnata da uno dei più imponenti scambi di attacchi a lungo raggio delle ultime settimane tra Ucraina e Russia. Prima centinaia di droni ucraini hanno attraversato lo spazio aereo russo; nelle ore successive Mosca ha risposto con un attacco combinato contro l’Ucraina impiegando droni, missili da crociera, missili balistici e armi antinave.
Il dossier segue la notte in ordine: prima gli attacchi ucraini, poi la risposta russa e i bilanci.
L'attacco ucraino I 311 droni ucraini dichiarati abbattuti da Mosca
Secondo il ministero della Difesa russo, durante la notte le difese aeree hanno intercettato e distrutto 311 droni ucraini ad ala fissa. Si tratta del dato fornito da Mosca e, al momento, non verificabile in modo indipendente nella sua interezza. Gli abbattimenti sarebbero avvenuti sopra le regioni di Belgorod, Bryansk, Kursk, Tula, Oryol, Lipetsk, Voronezh, Smolensk, Tambov, Kaluga, Saratov, Samara, Penza, Rostov e Volgograd, oltre che nel territorio di Perm, in Crimea e sopra il Mar Nero e il Mar d’Azov.
È quindi più corretto parlare di un attacco su larga scala contro il territorio russo, non di 311 droni diretti specificamente contro Mosca. La dispersione geografica indicata dal ministero russo mostra infatti un’operazione estremamente ampia, estesa dalla fascia di confine con l’Ucraina fino a regioni molto più profonde del territorio della Federazione.
L’offensiva ucraina si inserisce inoltre in una sequenza di attacchi particolarmente intensa: soltanto il giorno precedente, 6 ottobre, Mosca aveva dichiarato di aver intercettato 868 droni ucraini durante un’altra notte di incursioni. Anche questo numero proviene esclusivamente dal ministero della Difesa russo.
La risposta russa La risposta russa: droni, missili da crociera e balistici
Dalla sera del 6 ottobre la Russia ha contemporaneamente iniziato a costruire una vasta offensiva contro l’Ucraina. Secondo l’Aeronautica militare ucraina, l’attacco è cominciato intorno alle 18:00 ed è proseguito per tutta la notte attraverso successive ondate.
Mosca ha utilizzato 130 droni, comprendenti Shahed, Gerbera e droni-esca. Un elemento significativo è che, secondo Kiev, 46 degli Shahed utilizzati erano versioni a reazione, quindi sensibilmente più veloci rispetto ai tradizionali droni con motore a elica. I velivoli senza pilota sono stati lanciati da diverse direzioni, comprese Oryol e Primorsko-Akhtarsk in Russia, oltre ai territori occupati di Donetsk e della Crimea.
Alla componente di droni si sono aggiunti 48 missili da crociera Kh-101, Iskander-K e Kalibr, lanciati rispettivamente da piattaforme aeree, terrestri e navali. Secondo Kiev, alcuni Kh-101 sono stati impiegati partendo dalla Russia settentrionale, mentre i Kalibr sono arrivati dalla direzione del Mar Caspio.
La Russia ha inoltre utilizzato un numero non ancora precisato di missili balistici Iskander-M, KN-23 e missili derivati dal sistema S-400, oltre a Zircon e Oniks, normalmente concepiti per missioni antinave ma utilizzabili anche contro obiettivi terrestri. Le forze ucraine hanno riferito che le direttrici principali dell’attacco sono state le regioni di Kiev, Kharkiv, Poltava e Dnipropetrovsk.
L’attacco si è sviluppato in più fasi. Intorno alle 03:00 sono stati segnalati missili balistici diretti verso Kiev, Dnipro e Zaporizhzhia. Intorno alle 04:40 sono poi entrati nello spazio aereo ucraino nuovi gruppi di missili da crociera, alcuni dei quali hanno modificato rotta dirigendosi successivamente verso le regioni di Kirovohrad e Poltava.
La versione di Mosca Cosa dice di aver colpito Mosca
Il ministero della Difesa russo ha definito l’operazione un attacco massiccio con armi di precisione terrestri, navali e aeree e con droni.
Mosca sostiene che gli obiettivi principali fossero aziende del complesso militare-industriale ucraino coinvolte, direttamente o indirettamente, nelle attività della società Fire Point, produttrice dei missili da crociera ucraini Flamingo e di droni a medio e lungo raggio.
Secondo la versione russa sarebbero stati colpiti obiettivi a Kiev e nelle regioni di Kiev, Chernihiv, Kirovohrad, Dnipropetrovsk, Poltava e Kharkiv. Il ministero russo ha inoltre dichiarato di avere attaccato nella regione di Odessa infrastrutture portuali, strutture per la riparazione navale e unità marittime ucraine, sostenendo che tutti gli obiettivi fossero utilizzati dalle forze armate di Kiev.
Queste affermazioni rappresentano la versione ufficiale russa e non consentono ancora di identificare con certezza tutte le aziende o gli impianti effettivamente colpiti.
Gli impatti Gli impatti confermati dall’Ucraina

Le informazioni provenienti dalle autorità locali ucraine permettono però di ricostruire almeno una parte degli obiettivi e delle zone raggiunte.
A Dnipro è stata colpita direttamente una struttura industriale. Le autorità regionali hanno confermato l’impatto durante le prime ore della notte, mentre erano ancora in corso gli allarmi per missili balistici e da crociera.
A Kremenchuk, nella regione di Poltava, è stato colpito anche un impianto industriale nel distretto della città. Parallelamente alcuni missili hanno raggiunto un’area residenziale, danneggiando edifici multipiano. Gli aggiornamenti delle autorità ucraine parlano di almeno due morti e sette feriti.
A Oleksandriia, nella regione di Kirovohrad, sono state colpite infrastrutture critiche. Le autorità locali hanno segnalato diversi feriti e l’intervento delle squadre di emergenza.
Particolarmente grave il bilancio a Pryluky, nella regione di Chernihiv. Intorno alle 06:00 diversi missili hanno raggiunto la città. La polizia ucraina ha confermato impatti contro un edificio residenziale multipiano, un centro dedicato alle attività per bambini e ragazzi e un’impresa. L’ultimo bilancio disponibile questa mattina parla di quattro morti e 20 feriti.
Anche Kiev è stata raggiunta da missili balistici. Sono stati registrati impatti nei distretti di Obolonskyi, Shevchenkivskyi e Podilskyi. Le autorità hanno indicato il coinvolgimento di aree non residenziali e magazzini, mentre nel distretto di Darnytskyi sono caduti frammenti di missili. Il bilancio provvisorio è di due morti.
Altri attacchi e danni sono stati registrati nelle regioni di Kharkiv, Zaporizhzhia e in ulteriori aree del Paese, mentre le verifiche sugli impatti erano ancora in corso nelle prime ore del mattino.
La difesa aerea La difesa aerea ucraina
Alle 09:00 del 7 ottobre l’Aeronautica ucraina dichiarava di avere abbattuto o neutralizzato complessivamente 161 bersagli aerei.
Secondo Kiev, le difese hanno neutralizzato 117 droni, compresi 38 Shahed a reazione, 39 missili da crociera Kh-101, Iskander-K e Kalibr e cinque missili appartenenti al gruppo delle armi balistiche o antinave impiegate durante l’attacco, tra Iskander-M, KN-23, S-400, Zircon e Oniks. Per altri sei missili da crociera la situazione era ancora in fase di verifica.
Nonostante l’azione della difesa aerea, Kiev ha confermato impatti di missili o droni in almeno 18 località, oltre alla caduta di frammenti di armi intercettate in altre cinque. Al momento della pubblicazione del primo bilancio, alcuni droni russi erano ancora presenti nello spazio aereo ucraino.
Il quadro Una notte che mostra l’allargamento della guerra a distanza
Il dato più significativo della notte tra il 6 e il 7 ottobre non è quindi soltanto il numero delle armi utilizzate, ma la dimensione geografica dello scontro.
Da una parte l’Ucraina continua a portare centinaia di droni profondamente all’interno del territorio russo, costringendo Mosca ad attivare le difese aeree contemporaneamente in numerose regioni. Dall’altra la Russia sta combinando sempre più frequentemente droni tradizionali e a reazione, missili da crociera, missili balistici e sistemi antinave, facendo convergere armi con velocità, profili di volo e traiettorie differenti contro più zone dell’Ucraina nello stesso arco temporale.
La notte del 7 ottobre rappresenta quindi un nuovo episodio della crescente guerra a lunga distanza tra i due Paesi: 311 droni ucraini dichiarati abbattuti dalla Russia, seguiti da un attacco russo composto da 130 droni, 48 missili da crociera e ulteriori missili balistici e antinave, con almeno 18 località ucraine raggiunte.
I numeri relativi agli abbattimenti restano quelli comunicati separatamente dai ministeri della Difesa dei due Paesi e non sono completamente verificabili in modo indipendente. Gli impatti documentati, tuttavia, confermano che entrambe le parti hanno condotto durante la stessa notte operazioni a lungo raggio di dimensioni eccezionali.
