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Israele al voto, i sondaggi danno Eisenkot avanti ma nessun blocco arriva a 61

Israele vota oggi per la prima volta dopo il 7 ottobre 2023. I sondaggi danno il partito di Gadi Eisenkot davanti al Likud di Benjamin Netanyahu, ma il dato che conta non è chi arriva primo: è che nessuno dei due blocchi raggiunge i 61 seggi necessari a governare. La chiave sta in quattordici seggi che quasi nessuno vuole usare.

Apri le schede nell’ordine che preferisci: ognuna chiarisce un pezzo del quadro.

Gli israeliani eleggono oggi, martedì 27 ottobre, i 120 membri della 26esima Knesset. I seggi sono aperti dalle 7 alle 22 locali, le 6 e le 21 in Italia. Gli aventi diritto sono 7.331.981, fra cui circa 330.000 giovani al primo voto. È la prima consultazione nazionale dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dopo tre anni di guerra a Gaza. La Knesset uscente era stata sciolta il 17 luglio 2026.

Alle 10 del mattino l’affluenza era al 16,68%, contro il 15,9% registrato alla stessa ora nel 2022. La Commissione elettorale centrale la indica come la più alta a quell’ora dal 1981. Alle elezioni del 2022 l’affluenza finale fu del 70%, e i sondaggisti stimano che quest’anno circa il 74% degli elettori avesse dichiarato l’intenzione di votare. La stessa Commissione invita però alla prudenza: lo scarto sul 2022 resta contenuto, e il dato di metà mattina non anticipa quello di fine giornata.

Da una parte il Likud di Benjamin Netanyahu, il premier più longevo nella storia del Paese. Dall’altra Yashar! (Dritto, Onesto), fondato nel settembre 2025 da Gadi Eisenkot, già capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane e membro del gabinetto di guerra, che ha perso due figli in combattimento. Le ultime rilevazioni danno Yashar! intorno ai 22-23 seggi e il Likud fra 19 e 21. Nella media degli ultimi dieci sondaggi i due partiti risultano appaiati a 22.

Israele usa un proporzionale puro con collegio unico nazionale e soglia di sbarramento al 3,25%, pari a circa 165-170mila voti e a un minimo di quattro seggi. In lizza ci sono 36 partiti, ma solo 13 vengono rilevati stabilmente sopra la soglia. Non si elegge direttamente il premier: per governare serve la fiducia di almeno 61 deputati su 120. Chi arriva primo, quindi, non vince: vince chi riesce a costruire una coalizione.

Le proiezioni finali collocano il fronte anti-Netanyahu fra 51 e 56 seggi e la coalizione uscente fra 50 e 53. Nessuno dei due raggiunge la soglia da solo. Il blocco di Netanyahu comprende Likud, Shas, Giudaismo Unito nella Torah, Sionismo Religioso-Zehut e Otzma Yehudit. Quello avversario è un’alleanza inedita e frammentata che tiene insieme centro, destra e centrosinistra, unita quasi soltanto dall’opposizione al premier. Un fattore che può spostare tutto sono i voti dispersi dai partiti che restano sotto il 3,25%.

14 SEGGI
INUTILIZZABILI

I sondaggi assegnano circa 14 seggi ai partiti arabi: intorno a nove alla Lista Comune (Hadash, Ta’al e Balad, ricostituita il 19 agosto 2026) e circa cinque a Ra’am di Mansour Abbas. Sulla carta bastano a far nascere un governo. Nella pratica no. La Lista Comune non entra in coalizione per principio, anche se il leader Yousef Jabareen ha aperto a un sostegno esterno a un esecutivo non guidato da Netanyahu. Ra’am si propone invece come partner diretto, ma Eisenkot, Naftali Bennett e Avigdor Lieberman hanno espresso riserve, e gran parte dell’opposizione ebraica ha escluso l’ipotesi o evitato di pronunciarsi. L’aritmetica per mandare a casa Netanyahu esiste già. Manca la disponibilità politica a usarla.

La campagna è dominata dal 7 ottobre. L’opposizione addebita a Netanyahu le falle di intelligence che resero possibile l’attacco; il premier rivendica le operazioni condotte contro Hamas, Hezbollah e l’Iran. Il secondo tema è il futuro della guerra a Gaza, con Netanyahu che ha sintetizzato la scelta elettorale come un’alternativa fra la destra e la Palestina. Il terzo è il rapporto fra Stato, religione e servizio militare, decisivo nelle trattative con gli ultraortodossi. Resta poi la questione personale: il premier è sotto processo per corruzione. Per i suoi sostenitori l’esperienza accumulata lo rende indispensabile proprio ora; per i critici la sua permanenza al potere è diventata il problema politico centrale del Paese.

Il conteggio delle buste doppie, cioè i voti di militari, diplomatici e ricoverati espressi lontano dalla residenza, richiede giorni e in passato ha ribaltato gli exit poll. Le fonti divergono sul numero di liste in corsa, 36 secondo le agenzie di oggi e 38 in rilevazioni di pochi giorni fa, e sulla data dei risultati ufficiali, indicata da alcune ricostruzioni all’8 novembre ma fissata dalla Commissione elettorale entro il 4. Oggi Yashar! ha inoltre segnalato alla Commissione che in alcuni seggi le proprie schede sarebbero state rimosse o danneggiate: la portata dell’episodio non è accertata. Il quadro si chiarirà solo con lo spoglio definitivo.

Gli exit poll arrivano con la chiusura delle urne. Guarda tre cose: lo scarto fra Yashar! e Likud, quanto il fronte anti-Netanyahu si avvicina a 61, e il risultato dei partiti arabi. Poi comincia la parte lenta. Il conteggio finale è atteso entro il 30 ottobre, i risultati ufficiali entro il 4 novembre. Entro sette giorni da quella pubblicazione il presidente Isaac Herzog consulta i leader e affida l’incarico a chi ritiene abbia più possibilità: l’incaricato ha 28 giorni, prorogabili di altri 14. Herzog può anche comunicare alla Knesset che nessuno è in grado di formare un governo. Per l’Italia e per l’Europa cambia soprattutto l’interlocutore sulla gestione di Gaza e sui rapporti con Washington, ma nessuna svolta è automatica: la direzione la dirà la coalizione, non il vincitore.

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Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Da sempre appassionato di informatica e nuove tecnologie. Si avvicina al mondo dell’open source e partecipa attivamente allo sviluppo del sistema operativo Linux. Questi progetti lo portano a lunghe collaborazioni all’estero, dove approfondisce le interazioni fra software ed essere umano. I molti viaggi in Medio Oriente aumentano la passione per la politica e la geopolitica internazionale. Questo mix di elevate competenze si sposa perfettamente con il progetto editoriale fondato dalla madre, Brunilde Trizio. Ora Alessandro è Amministratore e Direttore strategico del Gruppo Trizio.
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