Giovedì un volo Aer Lingus Dublino-Roma è stato dirottato in Normandia per un allarme bomba. Nella stessa mattina altri due aerei legati a scali italiani hanno ricevuto minacce simili. È la seconda ondata in tre giorni. Il nodo non è l’ordigno, mai trovato nei controlli conclusi: è quanto costa, ogni volta, prendere sul serio un messaggio anonimo.
Sei passaggi per capire cosa è successo nei cieli europei e perché Roma ricorre in ogni episodio.
Giovedì 5 novembre il volo Aer Lingus EI402, un Airbus A320, era partito da Dublino per Roma. Sopra la Francia è scattato un allarme bomba. L’aereo è stato dirottato sulla base aerea di Évreux, in Normandia.
Secondo l’ufficio del primo ministro francese, i 151 passeggeri e i sei membri dell’equipaggio sono stati messi in sicurezza. Poi sull’aereo sono entrati gli artificieri.
Nella stessa mattina un Finnair Helsinki-Roma è atterrato a Fiumicino scortato dai caccia dell’Aeronautica Militare. Un Wizz Air partito da Malpensa per Varsavia è stato dirottato a Vienna.
Martedì 3 novembre, secondo Reuters, sette voli europei avevano ricevuto minacce analoghe. Due erano Ryanair diretti a Fiumicino, da Lisbona e da Dublino. Secondo Il Post, l’avviso era una mail anonima arrivata ad Aeroporti di Roma. Tutti i controlli hanno dato esito negativo.
Il meccanismo è asimmetrico. Scrivere una mail non costa nulla. Nessun protocollo di sicurezza può permettersi di ignorarla. Ne seguono dirottamenti, scorte militari, evacuazioni e partenze sospese. Giovedì, secondo i dati di Flightradar24 ripresi dall’Irish Times, da Fiumicino non è decollato nessun aereo per mezz’ora.
Il governo britannico definisce gli episodi minacce false e dolose. Matthew Borie, di Osprey Flight Solutions, società che assiste le compagnie aeree, ha indicato all’Associated Press tre scenari.
Il primo è l’imitazione: un allarme che ne innesca altri. Il secondo è una persona o un gruppo che invia minacce in serie. Il terzo sono operazioni di guerra ibrida condotte da Stati o da loro sostenitori. Borie non esclude la Russia, ma ricorda che anche l’Iran opera in Europa con questi metodi.
La lettura più prudente resta l’emulazione. In India, nell’autunno 2024, centinaia di voli ricevettero falsi allarmi in poche settimane.
Nessuna autorità ha indicato un mittente. Le autorità bulgare, riferisce l’Associated Press, cercano ancora chi ha inviato le minacce di martedì. Per i voli italiani di giovedì Euronews parla di un’unica mail a società legate agli scali. Per il volo Aer Lingus il canale non è stato reso noto.
Le fonti divergono anche sui fatti. Public Sénat scrive che l’aeronautica francese ha intercettato e scortato l’A320. Il sito armees.com sostiene che nessun intervento di caccia sia stato confermato. Su Vienna, Wizz Air parla di minaccia ricevuta in volo, mentre la BBC non ne trova riscontro.
Il quadro cambierebbe se gli inquirenti trovassero un mittente comune a più paesi.
7700
Secondo armees.com ed Économie Matin, l’equipaggio ha impostato il codice transponder 7700 a circa 37.000 piedi. Erano passati circa novanta minuti dal decollo.
Il 7700 è il codice internazionale di emergenza generica. Non è il 7500, riservato al dirottamento. Appare su ogni schermo radar che segue l’aereo e gli assegna la precedenza assoluta.
Da quel momento la rotta non la decide più solo la compagnia. La destinazione, una base militare, l’ha comunicata il governo francese.
Roma è il punto fisso. Martedì erano coinvolti due voli per Fiumicino, giovedì altri due, più uno partito da Malpensa. Il giorno prima della prima ondata, segnala Il Post, falsi allarmi avevano colpito oltre duecento scuole italiane. Un legame con i voli non è dimostrato.
Per chi vola, nei controlli conclusi non è mai stato trovato un ordigno. Il rischio concreto è un altro: ritardi, dirottamenti, coincidenze perse. Le procedure di sicurezza, per ora, non cambiano. Resta da capire chi c’è dietro le mail arrivate agli scali italiani.
