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Sarà la blockchain a ridarci la privacy e la libertà tolta dai Governi

La privacy e la libertà in rete, sono diritti umani fondamentali. Ma per alcuni è meno fondamentale di altri e per salvare il nostro diritto alla riservatezza potrebbe venirci in soccorso niente meno che la blockchain, la tecnologia alla base del funzionamento della moneta virtuale Bitcoin che ha però applicazioni che vanno oltre il semplice scambio di denaro digitale.

Se da un lato alcune parti del mondo si dedicano alla privacy come l’Europa e il suo GDPR, ci sono ancora molte nazioni, dalla Nord Corea al Venezuela alla Russia, che intervengono pesantemente nel violare la privacy degli utenti e il numero dei casi sta aumentando.

All’inizio di questo mese, ad esempio, l’assemblea nazionale del Vietnam ha obbligato le multinazionali ad aprire i loro archivi per poter accedere più facilmente ai dati personali dei loro clienti. E questo è un segno dei tempi.

Dal momento che la globalizzazione porta la tecnologia al servizio dei cittadini in ogni angolo del mondo, i regimi oppressivi stanno sfruttando appieno l’accesso ai dati personali per iniziative legislative, per la censura e l’arresto di disobbedienti e contestatori. Si tratta di un problema fondamentale che richiede una soluzione definitiva.

Ma com’è possibile garantire sicurezza a dati e interazioni online in un mondo dove queste sono per struttura tutto tranne che private? E anche trovando il metodo tecnico, come possiamo creare una piattaforma che sia in grado di operare fuori dal controllo dei governi?

Privacy e libertà in rete. Il fallimento delle reti sicure…

La risposta, non sufficiente, data finora, è stata quella delle tecnologie centralizzate per la creazione di reti basate sulla privacy. Un buon esempio di questo si è verificato in Russia, dove per anni i cittadini hanno utilizzato una Rete Virtuale privata (VPN) per le loro comunicazioni. Ma nel 2017 il presidente russo Vladimir Putin ha diramato una legge che restringe l’utilizzo degli anonimizzatori per adattare le infrastrutture agli standard imposti dal governo.

Questo significa che tutti i servizi che per anni hanno permesso lo scambio di informazioni a giornalisti, attivisti per i diritti umani, studenti e contestatori politici, sono stati annientati. Insomma il fallimento delle comunicazioni centralizzate.

Ma per fortuna, laddove la centralizzazione fallisce, la blockchain salva.

…e la nuova frontiera: la blockchain

La blockchain è un sistema di comunicazioni decentralizzato dove i dispositivi (detti “nodi”), scambiano dati, dove il trasferimento delle informazioni è preventivamente approvato da tutta la community e dove la transazione è tracciata in maniera immodificabile. È un sistema che vive da solo, senza bisogno dell’intervento di un’autorità superiore e per questo completamente libero.

Queste piattaforme possono essere criptate in tutti gli stadi del loro funzionamento per garantire che l’identità degli utenti non sia mai divulgata, nemmeno inavvertitamente, durante il trasferimento delle informazioni. In questo modo, nessuna regime oppressivo potrebbe domandare alla blockchain di consegnare gli accessi o i dati degli utenti perché non c’è nessuna entità che abbia l’effettivo controllo del sistema.

E’ la tecnologia alla base del funzionamento e dello scambio della moneta digitale Bitcoin, ma il sistema stesso della blockchain può essere applicato a qualsiasi altro aspetto della vita digitale.

Esistono in realtà esistono già adesso delle piattaforme basate sulla blockchain che permettono di eseguire interazioni, dai pagamenti, alla pubblicazione di notizie fino ai Social media, che sono effettivamente protetti da un intervento governativo.

In un’era dove le violazioni dei diritti umani stanno diventando sempre peggiori, la possibilità di avere a disposizione questi sistemi sta diventando una questione di vita o di morte per moltissime persone che vivono in paesi con condizioni restrittive.

Dalla comunità LGBT in Russia, alla Cina dove è proibito l’uso di Twitter fino ai giornalisti che lavorano in Turchia.

Ma, attenzione, questo è un problema che affligge tutti noi e non solo chi combatte ogni giorno per la libertà. È stato stimato che due terzi di tutti gli utenti del mondo sono stati in qualche modo coinvolti dalla censura governativa.

Più in generale i diritti politici e le libertà civili in tutto il mondo si sono deteriorate e hanno raggiunto il livello più basso negli ultimi decenni. Il livello di libertà è in continuo declino. Ecco perché dei miglioramenti basati su una blockchain anonimizzata possono essere così importanti.

In realtà ci sono pochi diritti umani così trasversali e importanti come la privacy. E se milioni di persone che vivono in governi oppressivi non possono esercitare i loro diritti questa nuova tecnologia potrebbe restituire ad internet quelle caratteristiche di completa libertà che erano tanto care ai padri fondatori del web.

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Luigi Alberto Pinzi
Luigi Alberto Pinzihttps://www.alground.com
Esperto nei più avanzati sistemi di crittografia e da anni impegnato nell'arte del Reverse Engineering, Luigi è redattore freelance con una predilizione particolare per gli argomenti in materie legali.
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