15 Marzo 2026
HomeAttualitàCorsa alle armi del Giappone. Analisi

Corsa alle armi del Giappone. Analisi

Il Giappone è un Paese che ha avuto fin dopo la guerra mondiale un periodo di grande prosperità e di pace. La sua vita non si è legata alla militarizzazione, come accaduto ad altre potenze mondiali eppure ora le cose stanno cambiando e non è solo dovuto alle azioni ostili dei vicini.

La Cina continua ad aumentare giorno dopo giorno la sua marina militare e la usa in modo aggressivo per creare timore e minaccia, per ora solo teoricamente, la sicurezza di diverse nazioni dell’Asia. La Corea del Nord continua a provocare la Corea del Sud e il Giappone con i suoi test missilistici, che seppur condannati a livello internazionale, continuano senza sosta.

Ma non è nemmeno questa la motivazione reale della militarizzazione che sta percorrendo tutto il Giappone, la vera azione che ha riportato il mondo ad un ripensamento è l’Ucraina.
Non tanto il fatto che ci sia una nuova guerra, né che sia nel cuore dell’Europa, peraltro cosa già accaduta pochi decenni fa. L’impossibilità “pratica” dell’Ucraina a difendersi ha portato la paura in molte nazioni. Ha fatto capire che la pace non è poi così sicura e non avere un arsenale e un esercito pronto a difendersi può essere la discriminante per avere o meno un futuro.

Queste minacce hanno portato dibattito all’interno del parlamento giapponese per rimilitarizzare ufficialmente, rompendo gli anni della costituzione pacifista per combattere le crescenti minacce dei nemici della regione del Pacifico.

Subito dopo la seconda guerra mondiale i vicini del Giappone hanno desiderato, anzi, imposto un Giappone disarmato, pacifico, non solo per rendere la zona calma e senza pericoli ma anche per il ricordo della forza distruttiva del Giappone, quando è armato.

Il parlamento giapponese ha recentemente spinto a destinare il 2% del proprio PIL alla difesa, rispecchiando uno standard comune previsto per i membri della NATO in Occidente. Di recente Tokyo ha presentato un piano quinquennale per rafforzarsi stanziando 320 miliardi di dollari. Ciò porrebbe il Giappone al terzo posto nella spesa militare in questo decennio, solo dietro America e Cina.

La rimilitarizzazione del Giappone avvantaggia la sicurezza nazionale degli Stati Uniti nell’Asia-Pacifico, poiché insieme alla Corea del Sud, anche il Giappone è pronto a diventare una delle prime dieci potenze militari globali.

Tokyo ha imparato molto dalla guerra russo – ucraina, si è posto senza mezzi termini dalla parte della Nato. Il Giappone sa benissimo che le forze in campo sono molteplici e che, probabilmente, non c’è un vero pericolo attuale di un attacco cinese, ma sa benissimo, e lo ha imparato tutto il mondo, che un Paese debole militarmente non è un Paese sicuro.

Agli Stati Uniti questa situazione conviene moltissimo, avere un Giappone forte mantiene impegnata la Russia che sa bene che Tokyo potrebbe aprire un fronte attivo se Mosca esagerasse la sua posizione anti nipponica.

Con un esercito cinese in continua espansione, in cui Xi si sta preparando per un’annessione forzata di Taiwan, Pechino non solo dovrebbe affrontare la flotta taiwanese e statunitense, ma anche un potenziale intervento della marina giapponese. Affrontare un paese considerato una fortezza insieme a due delle marine militari storicamente più potenti del mondo metterebbe un freno ai piani attuali per Pechino e una potenziale deterrenza all’annessione forzata di Taiwan.

Il rafforzamento di Tokyo però non ha una valenza solo in campo militare, ma probabilmente, la sua forza sarà il deterrente per una pace più duratura. Lo abbiamo visto bene, quando in caso di conflitto a perderci sono tutti, questi non giocano alla guerra. E forse il Giappone ora diventerà l’ago della bilancia della pace.

Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Alessandro Trizio è un professionista con una solida expertise multidisciplinare, che abbraccia tecnologia avanzata, analisi politica e strategia geopolitica. Ora è Amministratore e Direttore Strategico del Gruppo Trizio, dirigendo il dipartimento di sicurezza informatica. La sua competenza si estende all'applicazione di soluzioni innovative per la sicurezza cibernetica e la risoluzione di criticità complesse.
Altri articoli

TI POSSONO INTERESSARE

Stretto di Hormuz: come l’Iran tiene in ostaggio il petrolio mondiale

Lungo lo stretto delle navi ferme, il mare sembra immobile. In realtà è pieno di ordigni che non si vedono. Le mine iraniane sono...

Droni Lucas, l’America copia l’Iran

Molto prima che i droni iraniani si abbattessero su aeroporti, grattacieli e ambasciate nel Golfo Persico, l'esercito degli Stati Uniti stava lavorando a un...

Dossier strategico: L’analisi cinese della guerra del 2026 tra Iran e Stati Uniti

Il 28 febbraio 2026 rappresenta una data di rottura definitiva nella storia delle relazioni internazionali contemporanee. L'attacco congiunto condotto dalle forze aeree e navali...

La guerra Iran–USA–Israele: dal 28 Febbraio a oggi

Il 28 febbraio 2026, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato un'offensiva militare coordinata e di vasta portata contro l'Iran, denominata "Operation Epic Fury"....

Ucraina. La guerra che Putin non riesce a vincere

La guerra in Ucraina entra nel quarto anno: perché la vittoria russa non è affatto scontata  Il 24 febbraio 2026 segna il quarto anniversario dell'invasione...

Il Messico all’indomani di “El Mencho”: tra assedio dei cartelli e pressione degli Stati Uniti

Un’operazione “storica” che apre una nuova fase L’uccisione di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, segna uno spartiacque nella guerra messicana contro i...

USA-Iran, la macchina da guerra americana si prepara alle porte dell’Iran

Gli Stati Uniti hanno schierato oltre 50 caccia, due portaerei, sottomarini e sistemi antimissile in Medio Oriente. È il più grande ammassamento di forza...

Israele sta ridisegnando la Cisgiordania

Tra l’8 e il 19 febbraio 2026 Israele ha approvato un pacchetto di misure su terre, acqua, siti archeologici e luoghi sacri in Cisgiordania....

Come il furto dei dati di 5.000 agenti Digos aggrava il fronte tra Italia e Cina

Nel silenzio dei data center governativi, tra il 2024 e il 2025, qualcuno è entrato nelle reti del Viminale senza farsi notare. Non ha...