La sicurezza di Android in azienda è decisamente aumentata, secondo Google. Fino a questo momento la possibilità di utilizzare un dispositivo Android per l’azienda è sempre stata malvista dai responsabili di impresa perché considerata meno sicura rispetto a iOS . Nell’ultimo anno Google ha tuttavia fatto una serie di sforzi importanti per ridurre questa convinzione. Il PDF messo a disposizione direttamente dall’azienda, descrive due aree di sicurezza dove la compagnia ha particolarmente migliorato la sicurezza di Android: gli aggiornamenti e l’eliminazione delle applicazioni malevole.
Gli aggiornamenti di sicurezza o patch sono sempre stati un problema per l’ecosistema di Android. Il fatto che il sistema operativo giri su dispositivi realizzati da diversi produttori ha sempre creato disfunzioni e rallentamenti. In alcuni casi la distribuzione e la propagazione degli aggiornamenti ha impiegato addirittura mesi per essere completata.
La sicurezza di Android in azienda. Tutto migliora, secondo Google
Nell’ultimo anno Google ha lavorato per migliorare la sicurezza di Android in azienda. Si è infatti concentrata su due aree. La prima, il miglioramento della scoperta delle vulnerabilità nei prodotti dei propri partner, la seconda nel miglioramento della velocità e regolarità della distribuzione degli aggiornamenti. L’obiettivo sembra essere stato parzialmente raggiunto.
La sicurezza di Android in azienda avrebbe conosciuto un importante miglioramento, secondo un report di Google
Il report spiega che a dicembre 2016, 735 milioni di dispositivi Android hanno ottenuto un aggiornamento di sicurezza a livello con le aspettative. Ovviamente considerando il numero totale di dispositivi Android disponibili si capisce che la percentuale vada migliorata. Nonostante questo, nel corso dell’ultimo anno, prosegue il report, i produttori di dispositivi con Android sono diventati molto più efficienti nell’installare gli aggiornamenti di sicurezza mensili per correggere le vulnerabilità specifiche per i propri prodotti.
Ad esempio i prodotti posseduti direttamente da Google, Pixel e Nexus, e altri produttori maggiori come Samsung ed LG hanno introdotto la funzionalità di aggiornamento automatico alla fine del 2016 attraverso la versione di Android 7.1.1. Per fare questo, spiega Google, i dispositivi hanno due meccanismi: uno che realizza una fotografia del sistema operativo attuale e un altro predisposto per l’installazione dell’aggiornamento di sicurezza. Quando l’aggiornamento è disponibile, il dispositivo scarica automaticamente la nuova impostazione di sicurezza senza interferire con le funzioni del telefono. Il dispositivo si aggiorna silenziosamente e installa l’update la prima volta che viene riavviato.
Sicurezza di Android. Più aggiornamenti e protezione in azienda
Google, per la sicurezza di Android in azienda, ha anche migliorato la sua capacità di identificare e rimuovere applicazioni potenzialmente dannose come trojan, spyware, e applicazioni di phishing, sia sul dispositivo che attraverso la piattaforma di Google Play. L’obiettivo, dice Google, è quello di offrire la giusta protezione nel momento in cui l’utente ne ha bisogno.
Durante il 2016, 790 milioni di dispositivi hanno eseguito scansioni giornaliere tra smartphone, tablet, smartwatch e televisori intelligenti. Un sensibile miglioramento rispetto ai 450 milioni dell’anno scorso. Un’attenzione simile è stata data ad applicazioni già disponibili su Google Play: le installazioni di Trojan sono calate del 51%, le backdoor del 30,5%, le applicazioni di phishing del 73,4%. Entro la fine del 2016, afferma Google, solo lo 0,05% di dispositivi aveva scaricato delle applicazioni malevole dalla nostra piattaforma.
Google ammette che c’è ancora diverso lavoro da fare, specialmente per proteggere quei dispositivi che installano applicazioni al di fuori di Google Play, e si aspetta di raggiungere questo obiettivo nel corso del 2017. Google crede, conclude il report, che il miglioramento dell’apprendimento da parte dei sistemi informativi possa ridurre significativamente le percentuali di rischio sia all’interno che all’esterno di Google Play.
L’obiettivo di Google è rassicurare i responsabili sulla sicurezza di Android in azienda. Ma Trend Micro smentisce. Passi in avanti, ma non bastano affatto
L’obiettivo del documento di Google è chiaramente quello di rassicurare sul lavoro che l’azienda sta facendo per la sicurezza mobile e cominciare ad intaccare la convinzione radicata che Android non sia sufficientemente sicuro per gli utilizzi aziendali. È il momento, secondo gli esperti di sicurezza di Google, di cominciare a riconsiderare la possibilità di utilizzare una sistema operativo completamente gratuito anche all’interno di un’organizzazione aziendale.
Sicurezza di Android in azienda. La doccia fredda di Trend Micro
Ma Google fa il suo gioco. E punta l’attenzione sul miglioramento dell’impegno aziendale nel senso della sicurezza. Ma qual è la realtà oggettiva? Secondo il report della Trend Micro la situazione è invece piuttosto nera. Lo studio pubblicato dalla società di sicurezza, benchè ammetta l’impegno di BigG, afferma che la sicurezza di Android in azienda è tutt’altro che rosea.
Innanzitutto sarebbero state scoperte molte vulnerabilità relativamente allo sfruttamento di buchi nel sistema e applicazioni in grado di prendere il controllo dello smartphone, e la situazione in ambito business non sarebbe rassicurante.
Gli smartphone Android continuano ad essere i più colpiti dai malware veicolati prevalentemente dallo scaricamento di applicazioni malevole, spesso di terze parti, in grado di installarsi nei device delle aziende e diffondersi attraverso i documenti sensibili. In particolar modo, i pericoli provengono da Adware, virus che mostrano pubblicità, spyware, codici che spiano il comportamento e il contenuto dei dispositivi, le applicazioni bancarie, che fingendosi oneste rubano le credenziali di accesso e i trojan diffusi attraverso gli sms.
Anche la terribile piaga dei ramsonware, i virus che criptano il contenuto dei documenti chiedendo un riscatto per la loro decifrazione e liberazione, sarebbero diventati più aggressivi, specie nel caso dell’azienda. Risultano estremamente efficaci quelli che, mostrando immagini di pornografia, videogiochi popolari o falsi aggiornamenti del sistema, bloccano completamente lo schermo dello smartphone aziendale, modificando anche la password per lo sblocco del telefono e si assicurano di non poter essere disinstallate.
Trend Micro. I ransomware sono ancora più aggressivi, e gli attacchi alle aziende in aumento. Secondo gli analisti, la sicurezza di Android in azienda è ancora lontana da livelli accettabili
Inoltre, Trend Micro spiega di aver segnalato a Google 30 vulnerabilità Android nel corso del 2016, che riguardano perlopiù il codice sorgente e i driver per l’utilizzo di periferiche, di cui 5 critiche.
Il pericolo maggiore deriva infine da virus che combinano le tecniche sviluppate negli ultimi anni. Alcuni sono in grado di rubare i messaggi SMS, i contatti, le chiamate e la cronologia del browser, ma anche i dati della carta di credito oltre a bloccare lo schermo del dispositivo e chiedere un riscatto. Si tratta di intere famiglie di malware che continuano a colpire Android in modo sempre più articolato.
Dalle fonti e dalle analisi appare quindi chiaro come Google stia facendo un sensibile sforzo per migliorare la sicurezza di Android in azienda… ma ancora non ci siamo. Il livello generale di protezione, secondo gli analisti, non è ancora sufficiente per poter essere installato serenamente in una azienda, nonostante la gratuità del prodotto possa sembrare un interessante abbattimento dei costi iniziali.
Le tecniche per mettere in sicurezza Windows Server 2008 R2 sono numerose e spesso, con una così ampia possibilità, orientarsi nella scelta delle impostazioni individuali di protezione può non essere semplice.
Quando si parla della sicurezza di un server Windows 2008 R2 ci sono due fasi da considerare: pre-implementazione e post-implementazione di sicurezza, pensando alla prima come un vero e proprio piano di sicurezza, da predisporre ancor prima di passare alla fase di installazione del server.
La sicurezza di Windows Server 2008. Partire da un piano
Uno dei primi compiti da svolgere nella fase di pre-implementazione è quello relativo alla pianificazione di misure capaci di ridurre il rischi di attacchi al server.
Per contenere il pericolo di attacchi al server si deve partire da una considerazione di base: maggiore è il codice in esecuzione sul sistema, maggiore è la probabilità che il codice contenga delle vulnerabilità che potrebbero essere sfruttate per violare il server.
Così per ridurre le probabilità di attacchi ai server, è fondamentale accertarsi che su questi non siano in esecuzione codici non necessari.
Come buona pratica generale, è possibile configurare ogni singolo server per eseguire un compito specifico.
Per mettere in sicurezza un server Windows è consigliato eseguire su ogni server un compito specifico e accertarsi che non siano in esecuzione codici non necessari
Ad esempio, anziché eseguire i servizi DNS e di Dynamic Host Configuration Protocol (DHCP) su un server già configurato come file server, sarebbe molto più opportuno sotto il profilo della sicurezza eseguire i singoli servizi su di un server dedicato.
In questo modo non solo è possibile ridurre il rischi di attacchi al server ma anche intervenire per risolvere eventuali problemi visto che su ogni server è in esecuzione una configurazione molto meno complessa.
Si potrebbe obiettare che non è sempre pratico, sia per motivi di costo che di funzionalità, usare un serve dedicato per ogni servizio; questo, in ogni caso, non esclude il fatto che isolare i ruoli dei server sia sempre da considerare una buona pratica.
In ogni modo, i server virtualizzati possono essere di grande aiuto per abbattere i costi.
Ad esempio la licenza d’uso di Windows Server 2008 R2 permette di utilizzare fino a quattro macchine virtuali, a patto che il server fisico esegua Hyper-V e niente altro.
Mettere in sicurezza un Windows Server 2008 configurando il Server Core
Un’altra buona tecnica per mettere in sicurezza Windows Server 2008 è quella di configurare Server Core, un’installazione “ridotta all’osso” di Windows Server 2008 R2 che non include l’intera interfaccia grafica UI.
Visto che le implementazioni di base Server Core gestiscono solo una minima parte dei servizi del sistema, allora ci sono minori probabilità di attacco al server rispetto alla distribuzione tradizionale di Windows Server, senza contare che le installazioni Server Core garantiscono anche un miglior rendimento rispetto a quelle “piene”.
Purtroppo non è possibile utilizzare Server Core per tutte le distribuzioni di Windows Server 2008 R2, in quanto solo alcuni servizi del sistema e relativamente poche applicazioni possono essere eseguite su Server Core. E’ sempre bene utilizzare Server Core laddove possibile, accettando però il fatto che non è possibile impiegarlo per tutti i servizi, almeno per il momento.
Mettere in sicurezza Windows-* Server 2008. Pianificare le Group Policy
Come visto, le pianificazioni di sicurezza nella fase di pre-implementazione sono molto importanti ma una volta che il sistema è in esecuzione, le pratiche di sicurezza devono necessariamente includere la pianificazione e la gestione del Group Policy.
Per mettere in sicurezza Windows Server 2008, è consigliato definire le impostazioni di Group Policy nell’account prima della distribuzione di Windows e aggiustare le impostazioni di sicurezza nel corso del tempo tenendo conto dell’evoluzione delle esigenze di sicurezza stesse.
Sebbene sia possibile gestire le impostazioni di Group Policy usando i tools inclusi in Windows Server 2008 R2, è bene ricordare che Microsoft mette a disposizione una utility gratuita chiamata “Security Compliance Manager” (SCM) che può semplificare il processo.
Il processo di installazione è molto semplice ed utilizza una procedura guidata; basta ricordarsi di selezionare il check box che indica la procedura guidata di installazione per verificare gli aggiornamenti.
Una volta installato SCM è possibile lanciare l’utility dal menu Start del server. Quando si avvia SCM per la prima volta, il software ha bisogno di importare un certo numero di pacchetti di sicurezza base; il processo potrebbe richiedere un pò di tempo.
Una volta importati i pacchetti di sicurezza base, verrà mostrata una lista di categorie di base all’interno della console.
E’ necessario espandere il contenitore di Windows Server 2008 R2 per visualizzare le linee base. Microsoftfornisce delle linee di base di sicurezza per un certo numero di diversi ruoli del server.
La gestione di Group Policy ci consente di mettere in sicurezza un Windows Server 2008 pianificando delle linee di protezione di base personalizzate
Le linee di sicurezza base di Microsoft includono una serie di impostazioni di sicurezza del Group Policy considerate ottimali per i singoli ruoli del server.
Ora, anche se le linee di base di Microsoft aderiscono alle “buone pratiche” di sicurezza, accettare ciecamente una serie di regole senza conoscerle e valutarle non è una buona strategia.
Ogni organizzazione, infatti, deve avere le proprie pratiche di sicurezza in relazione ai propri bisogni. Microsoft raccomanda generalmente di incrementare le linee di sicurezza di base per soddisfare esigenze specifiche.
Il primo passo per fare ciò è quindi scegliere una strategia di sicurezza Windows Server 2008 che corrisponda al ruolo del server che si desidera configurare. Successivamente bisogna cliccare il link “Duplicate” nel riquadro “Actions”, così da ottenere una copia della strategia di sicurezza.
In questo modo è possibile modificare la copia ottenuta senza correre il rischio di apportare cambiamenti irreversibili all’originale strategia.
Quando richiesto, deve essere inserito un nome personalizzato per le linee di sicurezza e cliccare il tasto “Salva”. Appena fatto si potranno vedere le linee di sicurezza appena create apparire nella sezione Custom Baselines, posta nella parte superiore della struttura console.
Quando si selezione la linea di protezione base personalizzata, sarà possibile vedere tutte le impostazioni di sicurezza mostrate nella colonna centrale della console.
La console elenca le impostazioni di default, l’impostazione raccomandata da Microsoft e l’impostazione personalizzata. Inizialmente l’impostazione personalizzata coincide con l’impostazione di Microsoft; quando vengono apportate delle modifiche, queste si visualizzeranno nella colonna personalizzata.
Per mettere in sicurezza un Windows Server 2008 gestendo Group Policy, un valido aiuto è fornito da Security Compliance Manager che ci permette di visualizzare l’elenco delle linee di sicurezza
E’ possibile modificare le impostazioni di sicurezza personalizzate facendo doppio click sulle impostazioni e scegliendo un nuovo valore.
Per mettere in sicurezza un Windows Server 2008 è bene modificare le impostazioni di sicurezza base personalizzate assegnando loro un valore
Dopo aver modificato ogni impostazione, bisogna cliccare il link “Collapse” per salvare i cambiamenti apportati. Una volta fatto, le impostazioni di sicurezza saranno mostrate all’interno della console in grassetto così da indicare che le impostazioni sono state modificate.
Verificate le varie impostazioni e apportate tutte le modifiche necessarie alle linee di sicurezza di base, è possibile esportare quelle personalizzate; il riquadro “Actions” contiene diverse opzioni di esportazione.
Inizialmente è consigliata l’esportazione in Excel, così da conservare una copia delle impostazioni di sicurezza di base indipendente da SCM. E’ possibile, altresì, esportare le impostazioni in un backup Group Policy object (GPO), e utilizzare questo per importare le impostazioni di sicurezza nel Group Policy Editor.
L’esportazione delle linee di sicurezza base, che restituisce una copia documentata, è consigliata per mettere in sicurezza un server Windows
Per fare ciò, bisogna aprire la policy security che si desidera modificare, cliccare il tasto destro sul contenitore Security Setting e scegliere l’opzione “Import Policy”.
Utilizzare Security Configurazion Wizard per mettere in sicurezza Windows Server 2008
Security Configuration Wizard è un utile strumento per mettere in sicurezza Windows Server 2008 R2.
Questo è installato di default ed è accessibile tramite il menu Administrative Tools del server. Come SCM, Security Configuration Wizard è pensato per aiutare l’utente a creare le politiche di sicurezza specifiche per il ruolo del server da esportare dal server al proprio network.
Quando si avvia la procedura guidata, verrà mostrata una schermata introduttiva.
Cliccando su Next si cancella la schermata e si viene riportati a una schermata dove viene chiesto quale azione si desidera eseguire. A questo punto è possibile creare, editare o applicare una policy security o ripristinare la policy di sicurezza più recente.
Supponendo di voler creare una nuova policy, Security Configuration Wizard richiederà di fornire un nuovo nome o indirizzo IP di un server da utilizzare come base di sicurezza. Questo dovrebbe essere un server sul quale si decide di “modellare” la policy che si sta per creare.
Cliccando su Next un paio di volte si giunge a una schermata nella quale si viene chiesto quali ruoli del server applicare. La lista dei ruoli viene riempita automaticamente in base ai ruoli installati sul server dal quale si sta modellando la nuova policy.
Per mettere in sicurezza Windows Server 2008 è sempre bene assegnare a ogni server un ruolo preciso, selezionandolo dalla lista di Security Configuration Wizard
E’ poi comunque possibile modificare la lista dei ruoli.
per mettere in sicurezza Windows Server 2008 è importante che la lista dei ruoli rifletta accuratamente i ruoli che si sta pianificando di installare sui server che riceveranno la policy; le impostazioni Group Policy, le impostazioni di registro e la configurazione del firewall, tutto sarà basato sui ruoli scelti.
Cliccando su Next, viene mostrato un elenco simile che fa riferimento alle caratteristiche che saranno installate sul server.
Ancora una volta è importante che che questo elenco delle caratteristiche sia accurato.
E’ importante notare che Security Configuration Wizard non installa ruoli e caratteristiche ma crea esclusivamente le policies basate sui ruoli e le caratteristiche che l’utente ha indicato di installare.
Le due schermate successive seguono lo stesso iter delle schermate “Roles” e “Features”.
Una schermata riguarda le “Installed Options”, e contiene cose come “Remote Desktop” o “Remote Volume Management”.
L’altra, invece, richiede l’installazione di servizi aggiuntivi come “Disk Defragmenter” o “Adobe Acrobat Update Service”. In questo elenco è possibile vedere numeri servizi non di Microsoft, questo dipende dal software installato sul server.
La schermata successiva chiede poi come comportarsi nel caso in cui all’avvio si incontra un servizio non specificato. Si può scegliere di lasciare invariato il tipo di avvio del servizio o decidere di bloccarlo. La schermata ancora successiva mostra una lista dei servizi il cui tipo di avvio è stato modificato così da essere certi che non si sta disabilitando quel che impostazione fondamentale.
La procedura guidata porta poi alla sezione Network Security. E’ possibile saltare questa sezione se lo si vuole.
Network Security è progettata per configurare Windows Firewall tenendo conto di come si utilizza il server. Grazie a questa sezione è possibile rivedere i ruoli esistenti del firewall e aggiungere o eliminare i ruoli in base alle proprie necessità.
Registry è la prossima sezione.
La parte della procedura guidata dedicata alla sezione Registry chiede se tutti i computer connessi al server soddisfano determinati requisiti minimi del sistema operativo, verificando inoltre se il server dispone di una potenza di elaborazione in eccesso.
Queste procedure di configurazione determinano anche se attivare o meno le firme di protezione di Server Message Block.
Le altre schermate riguardano gli account utilizzati e le tipologie di controllo sul network.
Una volta risposto alle domande della procedura guidata, questa mostrerà tutte le impostazioni di Registry che si stanno modificando.
L’ultima sezione, prima di procedere a salvare le policy security, è Audit Policy, nella quale bisogna definire se si desidera monitorare determinati tipi di eventi; le impostazioni di Audit Policy dovranno chiaramente essere basate su scelte individuali.
Giunti alla fine della procedura guidata, viene chiesto di salvare la nuova policy su un file XML.
A questo punto, si ha la possibilità di scegliere se installare la nuova policy subito o farlo in un secondo momento.
In questo ultimo caso, è necessario eseguire Security Configuration Wizard e scegliere “Apply an Existing Security Policy setting”.
E’ possibile applicare immediatamente o solo successivamente la nuova policy creata per mettere in sicurezza Window Server 2008
Per mettere in sicurezza un server Windows ci sono molte altre funzioni di protezione che è possibile adottare, ma quelle illustrate sono tra le fondamentali.
Strumenti come Security Configuration Wizard e Security Compliance Manager possono aiutare a proteggere il server senza dover configurare singolarmente le impostazioni di sicurezza.
Mettere in sicurezza un server Linux significa prestare attenzione a una serie di importanti fattori che, se trascurati, potrebbero mettere a rischio il server e tutte le informazioni in esso contenute.
La sicurezza, quindi, è un requisito fondamentale da adottare per salvaguardarsi da attacchi malware e sottrazioni di dati. Vediamo, dunque, quali sono i migliori accorgimenti da adottare per mettere in sicurezza un server Linux.
Mettere in sicurezza un server Linux: installa solo i pacchetti necessari per
Chi dispone di un server pensa innanzitutto alla possibilità di poter installare ogni pacchetto e applicazione, vista la disponibilità di storage che il server stesso mette a disposizione.
Questo è certamente vero, ma non si deve mai dimenticare che anche i server più potenti possono essere hackerati sfruttando le vulnerabilità dei pacchetti e delle applicazioni che girano sul server.
La prima cosa da fare per mettere in sicurezza un server Linux è verificare i programmi e le applicazioni, installando solo quelli di cui si ha necessità
La prima regola per mettere in sicurezza un server Linux è quindi quella di installare solo i pacchetti di cui si ha realmente bisogno, ricordandosi sempre di leggere con attenzione la relativa documentazione prima di installare un qualsiasi software o pacchetto dipendente (ad esempio ownCloud).
Applicazioni sotto controllo per mettere in sicurezza un server Linux
La seconda regola per mettere in sicurezza un server Linux è di monitorarne i servizi, consentendo l’esecuzione solo di quei programmi di cui si necessita.
Può infatti verificarsi che alcuni pacchetti avviino alcuni servizi su porte differenti, mettendo quindi a rischio la sicurezza.
Per verificare quali servizi sono in esecuzione su quali porte, è necessario aprire:
netstat -npl
e controllare se vi sono alcuni servizi “in funzionamento” che invece si pensava “inattivi”.
In questo caso, fermare tali servizi, ricordandosi anche di verificare i servizi che vengono eseguiti all’avvio del sistema.
Per la verifica è necessario eseguire, per i sistemi che eseguono systemd, il comando:
Per mettere in sicurezza un server Linux è fondamentale tenere sotto controllo le applicazioni e consentire l’esecuzione solo di quelle necessarie
A seconda del sistema che si sta utilizzando, viene restituita una schermata che mostra tutti i servizi in esecuzione; nel caso ve ne siano alcuni di cui non si ha bisogno è possibile disabilitarliusando il comando:
systemctl disable service_name
Mettere in sicurezza un server Linux restringendo l’accesso
Così come non si consegnano le chiavi della propria casa a chiunque, allo stesso modo non si deve dare a tutti l’accesso al proprio server Linux.
La terza regola è dunque quella di restringere l’accesso al server, tenendo però sempre a mente che anche questa precauzione non mette il server al sicuro da eventuali tentativi di accesso indesiderati.
Evitare di loggarsi come super-utente per mettere in sicurezza un server Linux
Non viene considerata come una buona pratica quella di loggarsi al server come super-utente via secure-shell (SSH).
E’ possibile disabilitare il protocollo SSH come root user sul server, ma prima di farlo è fondamentale creare un utente con “sudo powers” così da poter utilizzare la comunicazione SSH ed eseguire attività amministrative.
Una volta loggati al server è sempre possibile passare all’user root se necessario.
Nel caso in cui si possegga già un user sul proprio server, ignorare questi passaggi, mentre nel caso contrario procedere nel seguente modo.
Per aggiungere un nuovo utente si utilizzano diversi metodi; Red Hat/CentOS (usano useradd), Ubuntu/Debian (usano user adduser).
Per creare un nuovo utente su Fedora/CentOS:
useradd swapnil
poi creare una password per l’utente
passwd swapnil
Verrà chiesto di fornire una nuova password. Concluso questo step, procedere assegnando all’utente i poteri “sudo” con il comando:
EDITOR=nano visudo
Viene restituita una schermata nella quale vi è la seguente stringa:
# %wheel ALL=(ALL) ALL
La creazione di un nuovo utente con poteri di amministratore è una buona norma per mettere in sicurezza un server Linux
A questo punto, è necessario “togliere il commento” alla linea semplicemente cancellando il simbolo # , che indica appunto che la stringa è commentata.
Il risultato sarà:
%wheel ALL=(ALL) ALL
Basta ora salvare e chiudere il file. Se l’utente non appartiene al gruppo “wheel” è possibile aggiungerlo facilmente eseguendo il comando:
# usermod -aG wheel swapnil
Sui sistemi Ubuntu è possibile aggiungere un nuovo utente eseguendo:
adduser swapnil
Il sistema ci chiede di rispondere a una serie di domande e di creare una nuova password per l’utente. Una volta completato questo step, passare ad assegnare i “sudo powers” all’utente, con il comando:
gpasswd -a swapnil sudo
Aprire una nuova finestra, provare a loggarsi al server utilizzando il nuovo account creato e a eseguire una serie di operazioni da amministratore; se tutto funziona al meglio è possibile passare al prossimo step.
Per mettere in sicurezza un server Linux ricordarsi di disabilitare Login Root
Disabilitare il login root significa impedire a chiunque di collegarsi al server come root user o di utilizzare SSH.
Per procedere aprire il file di configurazione sshd:
nano /etc/ssh/sshd_conf
Cercare la stringa commentata:
#PermitRootLogin no
salvare e chiudere il file e poi riavviare il service:
service ssh restart oppure systemctl restart sshd
E’ molto importante non scollegarsi ancora dal server, ma verificare prima se è possibile loggarsi via SSH usando l’user precedentemente creato.
Se tutto funziona al meglio, è possibile scollegarsi dal server come root user.
Mettere in sicurezza un server Linux cambiando le porte di default
Un secondo e importante cambiamento da apportare al file ssh riguarda le porte di default, aggiungendo in questo modo un ulteriore livello di protezione e di sicurezza al server.
Per farlo è necessario aprire il file di configurazione sshd (come “sudo user” in quanto non è più possibile accedere al server come root user):
sudo nano /etc/ssh/sshd_conf
e rintracciare la linea commentata:
#Port 22
Rimuovere il commento della linea e scegliere il numero di una porta, facendo attenzione a non selezionarne una in uso a un altro servizio del sistema.
E’ possibile avere delle indicazioni su quali porte sono generalmente in uso da questo articolo di Wikipedia così da poterle evitare.
Cambiare le porte di default è consigliato per mettere in sicurezza un server Linux, aggiungendo un ulteriore livello di protezione
Supponiamo di scegliere la porta 1977 del server:
Port 1977
Salvare e chiudere il file e poi procedere a riavviare il servizio sshd.
Ancora una volta, prima di disconnettersi dal server, verificare le impostazioni aprendo una nuova finestra e loggarsi usando questo pattern:
ssh -p{port_number}@server_IP
Se riuscite ad accedere allora avrete correttamente modificato le porte di default.
Mettere in sicurezza un server Linux disabilitando l’autenticazione tramite password
Una altra regola importante per mettere in sicurezza un server Linux è quella di disabilitare la password di login, ricordandosi però sempre che sarà possibile accedere al server solo dalla macchina sulla quale viene generata la chiave ssh.
Per generare la chiave ssh sul sistema locale, utilizzare il comando
ssh-keygen – t rsa
E’ consigliato disabilitare la password di login e creare una chiave ssh per mettere in sicurezza un server Linux
Comparirà una schermata con una serie di domanda; è possibile lasciare la chiave di default e dotarla di una password forte, difficile da indovinare. Successivamente è necessario copiare queste chiavi sul server in modo tale che le due macchine possano comunicare tra loro utilizzando queste chiavi:
A questo punto bisogna testare sshing sul server da un altro terminale e se tutto funziona correttamente, non sarà richiesta l’immissione della password.
Per incrementare ulteriormente i livelli di sicurezza, si può disabilitare l’autenticazione tramite password per il server.
Per fare ciò è necessario aprire il file di configurazione ssh e cercare la seguente linea commentata:
#PasswordAuthentication yes
Rimuovere il commento e modificare “yes” in “no”, salvare e chiudere il file.
A questo punto riavviare il servizio sshd e, ancora una volta, ricordarsi di non chiudere la connessione al server dalla finestra in uso. Aprire quindi una nuova finestra e loggarsi al server, accertandosi che non venga richiesta una password.
Il rovescio della medaglia di questo tipo di impostazione è che sarà possibile collegarsi al server solo dalla macchina sulla quale sono state create le chiavi ssh. Questo significa che, se ci si collega al server da macchine differenti, è bene non utilizzare questo metodo.
Mettere in sicurezza un server Linux: conclusioni
In conclusione, è bene fare alcune considerazioni che potranno essere utili soprattutto ai nuovi utenti di server Linux.
La prima cosa da tenere a mente è che i crackers sono sempre un passo avanti e capaci di sfruttare qualunque “debolezza” per accedere al server.
Uno dei migliori accorgimenti per mettere in sicurezza un server Linux è quindi quello di mantenere un backup sempre aggiornato del server.
A tal proposito, è consigliato fare un backup sia prima che dopo qualunque cambiamento al sito così, nel caso in cui il server venga compromesso, è sempre possibile ripristinare il tutto dall’ultimo backup effettuato.
Scegliere l’antivirus per l’azienda è una di quelle scelte che hanno un enorme effetto positivo nel lungo periodo e che consentono di risparmiare una enormità di tempo e di denaro.
Una volta chi gestiva un’impresa di piccole dimensioni si considerava sostanzialmente al riparo, reputando che gli attacchi di malintenzionati fossero indirizzati ad aziende di maggiori dimensioni, targhettizzate e più redditizie per i cyber-criminali.
Negli ultimi anni la strategia dei cracker si è evoluta e le tecniche di infezione sono decisamente progredite andando a interessare ogni tipologia di impresa, a prescindere dalle dimensioni.
E anzi, proprio le PMI, che tendono a non avere un responsabile esclusivo alla sicurezza, ma che accorpano in una unica persona più ruoli e che potendo, cercano di risparmiare il più possibile.
Scegliere l’antivirus per l’azienda. Capire cosa si vuole
Prima di procedere all’acquisto, è bene porsi una serie di domande che certamente risulteranno molto utili per scegliere antivirus per l’azienda più indicato.
Innanzitutto è bene capire se si necessita di un semplice antivirus per poche postazioni o di una suite di protezione completa e domandarsi, poi, se il software selezionato è effettivamente compatibile con le caratteristiche del network aziendale.
In merito a questo aspetto, quindi, si deve cercare di capire se le policy di sicurezza della propria azienda dovranno essere modificate (perché nella vostra azienda esistono già vero?) o aggiornate per garantire il corretto funzionamento del software.
Insomma, la base è avere già in mente un elenco preciso di qualità che il prodotto dovrà avere, e una serie di esigenze che per la vostra azienda sono considerate come basilari.
Nessuno è al sicuro quindi e sapere come proteggersi e soprattutto farlo efficacemente è una priorità.
Per scegliere il miglior antivirus… parti dal firewall
La scelta del giusto antivirus per la propria azienda non può prescindere dal valutare una serie di parametri fondamentali, che riescono a dare una buona misura dalla correttezza della scelta e della convenienza dell’acquisto.
Prima di individuare i principali criteri di giudizio per scegliere il migliore antivirus per la propria azienda, è bene fare una considerazione.
Scegliere antivirus per l’azienda è solo una parte di un “piano” di protezione molto più ampio contro malware e virus che non può ovviamente prescindere dall’uso del firewall
Non dovete fare affidamento solo sull’antivirus, ma considerarlo come parte di una suite più ampia.
Tutti i sistemi operativi infatti sono dotati di firewall (Windows Security Essential per i computer pre-Windows 8, Windows Defender per Windows 8, il sistema operativo OS X Lion per Apple) che devono sempre essere attivi in quanto riescono già a garantire una serie di funzioni di sicurezza importanti. Mai sottovalutare, dunque, questo aspetto e mai dimenticarsi di attivare il firewall.
Per scegliere l’antivirus aziendale scegli fra i più testati, ma non solo
Uno dei primi passi da compiere per scegliere un antivirus adatto alla propria azienda è sicuramente quello di valutare con la dovuta attenzione e con un giusto approccio critico le caratteristiche dei prodotti anti-malware disponibili.
Lo scopo è, chiaramente, quello di determinare i punti di forza dei singoli software al fine di compararli e di riuscire a determinare qual’è il più efficace in termini di protezione e di convenienza.
Non tutte le imprese, infatti, hanno le medesime necessità per questo riuscire a confrontare le proprie esigenze di sicurezza con gli strumenti forniti dall’antivirus è cruciale per individuare il prodotto migliore.
Molte aziende attive nella realizzazione di antivirus hanno notevolmente ampliato la propria offerta e sviluppato dei pacchetti di protezione completi che includono anche gli endpoint, generalmente più vulnerabili.
Le opzioni, dunque, sono numerose e un aiuto alle aziende alla ricerca di un buon antivirus può certamente venire da tutte quelle organizzazioni, come Virus Bulletin, Av-Comparatives, AV-Test, che si occupano appunto di valutare la reale efficacia degli antivirus.
Per scegliere antivirus per l’azienda è fondamentale valutare con attenzione tutte le caratteristiche del software e tenersi costantemente aggiornati sulle ultime novità
Tenersi costantemente aggiornati sulle novità anti-virus è altrettanto fondamentale e in quest’ottica preferire i prodotti che riescono a “stare al passo” con le ultime innovazioni segnalate dai migliori team di ricerca anti-virus, può certamente essere d’aiuto.
Tuttavia, relativamente a questo aspetto, è sempre bene ricordarsi che le “indicazioni” date e le valutazioni effettuate dalle community di ricerca AV sono solitamente condotte su campioni resi disponibili dalle case di produzione ed eseguite relativamente a singoli aspetti come la capacità di individuare un malware o di bloccarlo, mentre poco si conosce dell’intero processo.
Scegliere l’antivirus per l’azienda: completezza, scansioni e aggiornamenti
Nella scelta del miglior antivirus, l’azienda deve innanzitutto valutare la completezza del prodotto cercando quindi di capire se i livelli di protezione garantiti sono realmente efficaci e capaci di contrastare le crescenti minacce malware.
Questo significa che una protezione antivirus di base non può essere considerata sufficiente e che, quindi, è fondamentale verificare che l’antivirus selezionato sia in grado di effettuare, ad esempio, scansioni approfondite e automatiche delle email e dei relativi allegati.
Un antivirus, inoltre, per funzionare efficacemente deve essere costantemente aggiornato e riuscire a “riconoscere” anche i virus più recenti.
L’aggiornamento del database delle firme dell’antivirus è quindi fondamentale per consentire al prodotto di lavorare sempre al meglio.
Per scegliere antivirus aziendale davvero efficace e funzionale non sottovalutare mai l’importanza degli aggiornamenti, in particolare quelli del database delle firme
Non vanno, poi, sottovalutati altri due fattori di estrema importanza, vale a dire l’impatto dell’antivirus sulle prestazioni dei PC e l’assistenza fornita dalla casa di produzione.
Relativamente al primo aspetto bisogna accertarsi che l’attivazione dell’antivirus sui computer aziendali ne consenta il normale funzionamento; l’antivirus deve poter funzionare al meglio senza andare, però, ad intralciare le attività quotidiane dell’impresa.
Il supporto tecnico e l’assistenza assicurata è altrettanto fondamentale in quanto alcuni software antivirus possono essere complicati e presentare dei problemi di installazione e di gestione. Un’azienda “in difficoltà” con il proprio antivirus deve sapere a chi rivolgersi e deve poterlo fare in qualunque momento utilizzando canali differenti.
Completezza dell’antivirus non significa solo valutarne le funzionalità ma anche poterlo utilizzare su tutti i computer aziendali.
Per questo, in fase di selezione e di acquisto di un antivirus, è fondamentale anche optare per i prodotti a licenza multi-utente che consentono, in sostanza, di installare l’antivirus su tutte le macchine.
Come scegliere l’antivirus per l’azienda? Osserva tempi e falsi positivi
Comparazione dei prodotti, analisi delle proprie esigenze, frequenza di aggiornamento e assistenza garantita sono fondamentali per riuscire a scegliere un software antivirus. A questi parametri di valutazione è possibile aggiungerne degli altri che attengono più strettamente alle specifiche funzionalità del prodotto.
Gli antivirus hanno molteplici opzioni e alcune di queste risultano fondamentali per accertarsi della sua reale efficacia.
Tra le caratteristiche da considerare attentamente vi è, innanzitutto, la capacità dell’antivirus di individuare e bloccare un malware; questo significa comprendere la reale efficacia dell’analisi anti-malware del software e la sua effettiva abilità nell’attivare tutte le misure necessarie per ripulire il sistema dall’infezione.
Scegliere antivirus aziendale significa valutarne con attenzione le caratteristiche, prestando particolare attenzione alla capacità del software di bloccare i malware
Altrettanto cruciale è valutare il tempo generalmente impiegato dall’antivirus nell’individuare un malware prima che questo si diffonda agli endpoint e questo per garantire una adeguata protezione di tutti i PC aziendali, solitamente più a rischio di contagio.
Anche il numero dei falsi positivi è un parametro importante poiché dà la misura della reale affidabilità e della qualità del prodotto installato.
Un ulteriore consiglio per scegliere il miglior antivirus per la propria azienda è certamente quello di optare per prodotti e soluzioni di lungo termine, capaci di combinare tecniche diverse e di assicurare un elevato livello di protezione anche nel lungo periodo.
Come scegliere il miglior antivirus per l’azienda: la fase di test
Mai essere soddisfatti di quello che si legge e di quello che si pensa. La prova sul campo ha un valore insostituibile. Per questo dovete sfruttare appieno la fase di prova che ogni soluzione fornisce.
Questa fase di test è utile non solo per verificare la “compatibilità” dell’antivirus con la rete ma anche per capire se il prodotto può essere installato sui computer aziendali senza comprometterne la performance.
E’ bene poi verificare se il software antivirus prescelto sia “flessibile”, vale a dire se il prodotto consente di “spegnere” alcune delle opzioni disponibili, che potrebbero essere di intralcio alle attività aziendali, senza che questo vada a compromettere la sicurezza e la protezione dei PC.
Considerati sino a qualche anno fa maggiormente al riparo da virus, furti di dati e tentativi di intrusione, oggi i dispositivi mobile Windows si trovano a dover affrontare le medesime minacce di quelli Android e degli iPhone e questo in virtù della crescita del mercato degli utilizzatori. Come per gli altri device mobile, anche gli smartphone Windows necessitano di sistemi di protezione aggiuntivi alle impostazioni di sicurezza standard. Quali sono, quindi, le migliori applicazioni di sicurezza per Windows Phone? Come possono aiutarci a difenderci da malware e sottrazione di dati?
Password protette con le applicazioni di sicurezza per Windows Phone
iPassword è un’app di sicurezza per Windows Phone appositamente pensata per rendere più semplice e sicura la gestione delle password relativi agli account presenti sullo smartphone.
Si tratta, quindi, di un’applicazione di sicurezza e di gestione che offre una serie di funzioni molto utili e interessanti.
Semplice da installare e caratterizzata da un’interfaccia molto intuitiva e personalizzabile, iPassword permette di memorizzare e gestire da un’unica applicazione tutte le password degli account, impedendone così l’accesso a utenti non autorizzati.
Con iPassword è inoltre possibile migliorare la sicurezza delle password stesse grazie a un generatore di password integrato che aiuta a incrementare la forza delle nostre chiavi di accesso, mentre grazie a “Decoy Password” è possibile decidere quali contenuti mostrare agli altri utenti che potrebbero avere accesso al proprio smartphone.
Tra le cinque applicazioni di sicurezza per Windows Phone non può mancarne una dedicata alla protezione e alla corretta gestione delle password
iPassword non necessita di una connessione internet per funzionare (risultando così ancora più sicura) e consente solo al proprietario del device mobile di conoscere la password di accesso all’applicazione.
Nel caso in cui l’utente dimentichi la password di accesso, l’app genera automaticamente una password random che viene inviata tramite e-mail all’indirizzo di posta precedentemente registrato. L’utente può in questo modo accedere all’applicazione e impostare una nuova password personalizzata.
iPassword integra anche una funzione di “Data & Restore” che permette con un solo click di ripristinare tutti i dati (è richiesto OneDrive) e un browser sicuro dal quale accedere ai propri account.
iPassword è disponibile gratuitamente e richiede come sistema operativo Windows 10 Mobile o Windows Phone 8.1.
Blindare i dati sensibili con le applicazioni di sicurezza per Windows Phone
Applicazione molto popolare per Windows Phone, eWallet GO! permette di memorizzare e gestire in maniera molto chiara e sicura una serie di dati sensibili, come i PIN, i login di accesso, le carte di credito e così via, rendendoli, inoltre, facilmente e velocemente disponibili all’utente in caso di bisogno.
L’app, infatti, non solo si occupa di incrementare i livelli di sicurezza di tutte le informazioni confidenziali e importanti, ma permette di organizzarle in base alle specifiche esigenze dell’utente.
Una stessa informazione, come ad esempio una carta di credito, può quindi essere memorizzata in più categorie (se l’utente lo ritiene necessario) e quindi essere facilmente rintracciata dall’utente che sa sempre dove i dati sono salvati.
Tra le applicazioni di sicurezza per Windows Phone, eWallet GO! ha il vantaggio di proteggere e gestire in maniera personalizzata informazioni confidenziali come PIN e carte di credito
Grazie a questo sistema di organizzazione è, inoltre, possibile tenere separate informazioni simili ma usate in contesti differenti.
Ad esempio, se si dispone di una carta di credito aziendale o di un accesso a una mail di lavoro, è possibile memorizzare queste informazioni in una cartella dedicata, tenendole separate da carte di credito o credenziali di accesso personali.
eWallet GO! permette inoltre di fare il backup e di ripristinare tutte le informazioni utilizzando un account Google Docs o Dropbox direttamente da smartphone, mentre se si opta per l’acquisto di eWallet GO! per Windows è data la possibilità di eseguire il backup e il ripristino tra smartphone e PC.
Infine, va segnalato che eWallet GO! garantisce la sicurezza dei dati mobile grazie alla crittografia AES a 256 bit.
eWallet GO! è disponibile al costo di 4,99 euro ed è compatibile con i sistemi operativi Windows 10 Mobile, Windows Phone 8.1 e Windows Phone 8.
Proteggere le foto e la privacy grazie alle applicazioni di sicurezza per Windows Phone
Lock & Hide è un’app di sicurezza per Windows Phone dedicata alla protezione dei dati e delle immagini salvate sul proprio device mobile.
L’applicazione, infatti, permette di conservare le fotografie all’interno di album protetti e cittografati ai quali è possibile accedere solo digitando una password.
A differenza di altre applicazioni di questo tipo quindi, Lock & Hide non si limita soltanto a proteggere le immagini con una password ma consente di cittografarle così da salvaguardarle ulteriormente da visualizzazioni non autorizzate.
Tra le applicazioni di sicurezza per Windows Phone dedicate alla privacy, Lock & Hide è una delle più valide data la funzione che consente di salvare le immagini e altri file in album protetti e cittografati
Il sistema di sicurezza garantito da questa applicazione può chiaramente essere applicato anche alle foto già presenti sul proprio smartphone grazie alla funzione di importazione che permette di salvare tutte le immagini che si desidera mantenere confidenziali nelle cartelle cittografate.
Lock & Hide permette anche la crittografia di tutti i file e, tramite la funzione “Encrypt/Decrypt”, è molto semplice reimpostare i livelli di sicurezza associati a determinati dati.
L’applicazione consente, infine, di navigare facilmente tra le proprie immagini e di conservare una copia digitalizzata di tutti i documenti classificati.
Lock & Hide è gratuita, semplice da utilizzare e compatibile con i sistemi operativi Windows 10, Windows Phone 8.1 e Windows Phone 8.
Browser sicuro e navigazione protetta con le applicazioni di sicurezza per Windows Phone
Navigare in modo sicuro dallo smartphone è fondamentale per evitare di esporre il proprio device mobile a virus e altre minacce presenti nel web.
Per navigare in tutta sicurezza da Windows Phone un’applicazione molto utile è Kaspersky Safe Browser, grazie alla quale è possibile proteggersi da siti infettati e a rischio.
L’app include una serie di funzioni molto interessanti.
In primo luogo, come detto, Kaspersky Safe Browser impedisce l’accesso a siti non sicuri, dai quali potrebbero derivare infezioni o attacchi phishing, volti a sottrarre dati personali o credenziali di carte di credito o conti bancari dell’utente.
Questo significa che, prima che un determinato sito venga caricato sullo smartphone il servizio cloud di Kaspersky Security Network provvede ad analizzarne la sicurezza, consentendo all’utente di accedervi solo se classificato come affidabile.
Applicazioni di sicurezza per Windows Phone: Kaspersky safe Browser permette di navigare da mobile in tutta sicurezza grazie all’applicazione di filtri per i siti web
L’app permette, inoltre, all’utente stesso di definire una serie di “filtri” (come gioco d’azzardo, pornografia, siti con banner di acquisti, siti di scommesse etc.) in relazione ai quali i siti devono essere classificati e quindi immediatamente bollati come indesiderati nel caso in cui corrispondano a una delle categorie segnalate.
Kaspersky Safe Browser è quindi un browser sicuro da utilizzare su Windows Phone in alternativa a Internet Explorer, senza “perdere” tutte le caratteristiche di ricerca e navigazione di IE.
Anche Kaspersky Safe Browser consente di scegliere tra la navigazione mobile e la navigazione desktop, di aprire più schede, di salvare i preferiti, di cancellare la cronologia, di impostare un browser predefinito senza dimenticare che è possibile condividere i link ai social direttamente da browser.
Applicazioni di sicurezza per Windows Phone e Two-Factor Authentication
Authenticator è un’applicazione di sicurezza per Windows Phone che in pratica permette di proteggere le applicazioni e gli account presenti sul proprio smartphone grazie a un codice di sicurezza che richiede due diversi step di autenticazione.
Al pari del più noto Google Authenticator, anche questa app usa l’algoritmo “Time-based One-time Password” (TOTP) grazie al quale l’applicazione genera e fornisce una password a sei cifre monouso che deve essere inserita in aggiunta all’username e alla password generalmente richiesti per accedere a qualunque tipo di servizio dal proprio smartphone.
La password monouso restituita dall’applicazione ha una durata di 30 secondi, termine massimo entro il quale deve essere digitata prima che divenga nulla.
Applicazioni di sicurezza per Windows Phone: Authenticator aggiunge un ulteriore fattore di autenticazione, fornendo all’utente una password monouso
Per utilizzare Authenticator sul proprio Windows Phone è necessario innanzitutto creare un account e configurarlo inserendo la chiave segreta fornita al fine di attivare l’autenticazione a due fattori (in alternativa, è possibile attivare l’autenticazione a due fattori tramite la scansione del QR code).
Completato questo step e configurato il nome dell’account, viene mostrata la password monouso associata a quell’account specifico, da utilizzare con le altre credenziali per accedervi.
Per abilitare la funzione di autenticazione a due fattori su altri account è necessario ripetere la procedura illustrata.
Authenticator permette anche di editare e rimuove account già inseriti e risulta compatibile con la maggior parte dei servizi comunemente utilizzati.
Authenticator è disponibile gratuitamente e compatibile con sistemi operativi Windows 10, Windows Phone 8.1 e Windows Phone 8.
La sicurezza dei device mobile è un tema di grande attualità e molto si discute sulla necessità di proteggere i propri smartphone utilizzando delle app specifiche in aggiunta alle tradizionali impostazioni di sicurezza. Un dato certo è che gli smartphone sono oggi sempre più usati per compiere ogni tipo di azione, il che pone l’accento sulla necessità di dotare il proprio dispositivo di livelli di protezione maggiore, capaci di contrastare le principali minacce. Il mercato delle app, offre numerose applicazioni di sicurezza per Android, iPhone e Windows Phone appositamente pensate per contrastare malware, virus, furto di dati e violazioni della privacy.
Concentriamoci, quindi, sul mercato Android e cerchiamo di capire quali sono le migliori app di sicurezza disponibili.
App protette con le applicazioni di sicurezza per Android
App Lock è un’app di sicurezza per Android grazie alla quale è possibile proteggere e mettere in sicurezza tutte le applicazioni che generalmente vengono utilizzate sul proprio smartphone.
Si tratta, quindi, di una app di protezione della propria privacy che rende inaccessibile il proprio dispositivo mobile, salvaguardando le informazioni personali e confidenziali in esso presenti.
App Lock, infatti, permette di “bloccare” tutte le applicazioni del proprio smartphone Android con una password o un codice che, quindi, deve essere digitato dall’utente per avere accesso ai dati protetti.
Applicazioni di sicurezza per Android: AppLock protegge tutti i dati e le informazioni sensibili presenti nello smartphone tramite una password di accesso
App Lock può essere usata per ogni tipo di applicazione, dai contatti alle mail, dalle chiamate alle gallerie fotografiche, senza dimenticare che le sue funzioni risultano particolarmente utili per incrementare i livelli di sicurezza di app particolarmente “delicate”, come quelle di accesso online ai conti bancari, al cloud o ai profili social.
Una protezione della privacy a 360° quindi, molto utile nel caso di smarrimento o furto dello smartphone, ma altrettanto vantaggiosa per tutelare i propri dati sensibili da amici o familiari eccessivamente curiosi.
App Lock è gratuita ed è compatibile con Android 3.0 o versioni successive.
Rintracciare lo smartphone e gestirlo da remoto grazie alle applicazioni di sicurezza per Android
Il furto o lo smarrimento è probabilmente la maggior preoccupazione di chiunque possieda uno smartphone, non solo per la perdita in sé dell’oggetto ma soprattutto per il fatto che le proprie informazioni personali e i propri dati sensibili diventano facilmente accessibili a chiunque.
Fondamentale, quindi, per la sicurezza del proprio dispositivo mobile è utilizzare una app che ci consenta di “gestire” lo smartphone anche quando non ne abbiamo più la disponibilità fisica.
In questo senso, le applicazioni di sicurezza per Android sono numerose e tra queste una delle più efficaci è Android Device Manager, una app che permette di controllare e monitorare costantemente il proprio smartphone Android accedendo all’account Google collegato.
Tra le applicazioni di sicurezza per Android, Android Device Manager si dimostra molto utile per rintracciare il proprio smartphone e salvaguardare la privacy da violazioni
Android Device Manager consente una serie di funzioni fondamentali come la localizzazione del device associato al proprio account Google, la possibilità di cancellare i dati in esso contenuti anche da remoto o di reimpostare il PIN per il blocco dello schermo.
La funzione principale di questa applicazione è quindi duplice; da un lato consente di individuare costantemente il proprio smartphone tracciandolo, mentre dall’altro permette di tutelare la privacy dei propri dati e di impedirne la visualizzazione da parte di estranei.
Android Device Manager è gratuito, semplice da utilizzare e compatibili con Android 2.3 e versioni successive.
Applicazioni di sicurezza per Android per installare un anti-virus
Avira Anti-Virus Security è un’applicazione di sicurezza per Android molto utile e completa, di semplice utilizzo e contraddistinta da un design elegante e da un impatto minimo sulle risorse del sistema.
Scopo di questa applicazione è quello di garantire elevati livelli di protezione contro le principali minacce che colpiscono i dispositivi mobile, includendo, quindi, delle funzioni anti-furto, di tutela della privacy e di monitoraggio del dispositivo.
Avira Anti-Virus Security è innanzitutto un ottimo strumento di protezione contro virus e malware che vengono automaticamente bloccati impedendone l’installazione sul dispositivo.
L’applicazione, infatti, esegue delle regolari scansioni e monitora anche le app e i relativi aggiornamenti al fine di individuare eventuali minacce nascoste.
Una funzione di controllo, questa, che si estende anche alle unità esterne di archiviazioni, come le schede di memoria SD, assicurando dunque una “vigilanza” a 360°.
Con le sue funzionalità anti-furto, di protezione della privacy e di costante monitoraggio del device mobile, Avira Anti-Virus Security è una delle migliori applicazioni di sicurezza per Android
Alla protezione della privacy e dei dati sensibili conservati all’interno dello smartphone, sono poi dedicate delle altre funzioni, come quella che permette di bloccare tutti i contatti indesiderati inseriti in una apposita black list, di impostare il blocco e sblocco per chiamate e messaggi da ogni numero, di inoltrare un avviso agli indirizzi mail dei contatti compromessi e di monitorare costantemente che il proprietario del device e tutti i contatti non siano stati colpiti da un attacco.
Non mancano, poi, degli specifici strumenti anti-furto che permettono di tenere traccia della posizione dello smartphone Android, di fare attivare una sirena di allarme nel caso di smarrimento, di cancellare o bloccare tutti i dati da remoto nel caso in cui lo smartphone ci sia stato sottratto o, ancora, di impedire l’accesso ad app specifiche e particolarmente “sensibili” da parte di utenti non autorizzati.
Relativamente al controllo e alla gestione delle app, Avira Anti-Virus Security offre anche un’altra interessante funzionalità, vale a dire quella che permette di classificare ogni applicazione in base alla qualità dei dati raccolti.
Tutte le funzioni illustrate, dalla cancellazione dei dati all’attivazione della sirena sino al rilevamento dello smartphone su mappa, possono essere gestite da remoto via web.
Avira Anti-Virus Security è disponibile in una versione basic gratuita e una versione premium a pagamento che mette a disposizione alcune funzioni aggiuntive come un più attento monitoraggio della navigazione web, aggiornamenti più frequenti e un servizio di supporto tecnico.
Navigazione protetta con le applicazioni di sicurezza per Android
TunnelBear è una VPN app dedicata ai dispositivi Android, molto semplice da utilizzare e contraddistinta da una grafica divertente e accattivante.
Ideale anche per utenti alle prime armi, TunnelBear ha come obiettivo principale quello di proteggere la riservatezza della propria posizione fisica tutelandola da siti web pericolosi e tracker online e permettendo, quindi, di navigare in tutta sicurezza.
In pratica, il proprio indirizzo IP viene nascosto ai siti che si sta visualizzando, senza contare che l’app permette anche di sbloccare i siti preferiti indipendentemente dalla nazione in cui ci si trova.
Applicazioni di sicurezza per Android: TunnelBear protegge la riservatezza del proprio IP e consente una navigazione sicura
I dati transitano in un “tunnel protetto scavato dall’orso”, che crea un vero e proprio canale di sicurezza per la trasmissione dei dati di navigazione.
Ovviamente le funzioni offerte da TunnelBear permettono anche di utilizzare con maggior sicurezza tutte le reti wi-fi pubbliche, generalmente soggette a rischi e pericoli.
TunnelBear è disponibile in una versione free che garantisce 500MB di navigazione, mentre la versione premium, disponibile a 49.99 dollari, assicura una navigazione illimitata.
Blocco delle app e tutela della privacy grazie alle applicazioni di sicurezza per Android
Tra le applicazioni di sicurezza per Android è necessario includere anche CM Security AppLock Anti-Virus, “incoronata” per ben 7 volte come il migliore anti-virus al mondo e premiata con un rating di ben 4.7.
Con CM Security AppLock Anti-Virus è innanzitutto possibile salvaguardare la privacy del proprio dispositivo mobile, impostando un PIN di blocco per specifiche app, impostazioni Android, Wi-Fi, Bluetooth e dati mobile.
Per accedere a tutti i dati protetti è quindi necessario inserire un codice di sicurezza e, nel caso di due tentativi falliti, la app provvede immediatamente a scattare una foto a chi sta tentando di accedere illecitamente allo smartphone.
Grazie a CM Security AppLock Anti-Virus si possono quindi incrementare i livelli di protezione dei contatti, delle app personali, come WhatsApp o Facebook Massanger, e fissare una serie di impostazioni di blocco per impedire che determinate app o giochi vengano installati sul proprio device.
Tra le applicazioni di sicurezza per Android CM Security AppLock Anti-Virus si è guadagnata per ben sette volte il “titolo” di miglior anti-virus
L’applicazione, inoltre, effettua una serie di scansioni come quella sulle applicazioni e i file di sistema pre-installati e installati così da tutelare costantemente lo smartphone da trojan e virus, quella real-time su tutte le nuove app e gli aggiornamenti, o ancora quella effettuata sulle schede SD al fine di eliminare eventuali minacce.
Da non dimenticare, che è anche possibile impostare una scansione pianificata per la sicurezza passiva, effettuata di routine così da proteggere costantemente il dispositivo.
Molto interessante è anche la funzione che permette di localizzare il proprio smartphone su mappa e di controllarlo da remoto, quella che consente di bloccare tutte le chiamate indesiderate e gli URL dannosi, per una navigazione più sicura contro i siti di phishing, o ancora quella che avvia una pulizia del telefono ottimizzandone le funzioni.
CM Security Android AppLock Anti-Virus non è quindi solo un anti-virus ma uno strumento completo ed efficace per fronteggiare l’ampia gamma di minacce a cui i dispositivi mobile sono esposti.
CM Security Android AppLock Anti-Virus è disponibile gratuitamente e compatibile con diverse versioni a seconda del dispositivo.
Estremamente tecnologici e dotati di funzioni sempre più avanzate, gli iPhone sono oggi utilizzati come dei veri e propri computer e quindi impiegati non solo per comunicare ma anche per navigare, conservare dati sensibili e per effettuare moltissime altre operazioni, dagli acquisti alle prenotazioni. Dotati generalmente di buoni livelli di sicurezza, anche gli iPhone necessitano tuttavia di app aggiuntive in grado di salvaguardare i dispositivi da una serie di minacce sempre più pericolose e difficili da bloccare con le sole misure standard.
Il mercato delle app di sicurezza per il mondo iOS è oggi molto ampio e offre moltissime soluzioni di protezioni efficaci contro malware, spam e hacker. Ecco, quindi, le cinque applicazioni di sicurezza per iPhone che ogni utilizzatore di iOS dovrebbe avere sul proprio dispositivo.
Monitorare il proprio smartphone con le applicazioni di sicurezza per iPhone
Sebbene non si tratti di una applicazione vera e propria, Find my iPhone è una funzione fondamentale per garantire la sicurezza del proprio device e metterlo “al riparo” in caso di furto o smarrimento.
Si tratta, come detto, di una funzionalità che è possibile attivare direttamente sul proprio iPhone dalla sezione “Impostazioni” e che permette di tracciare i movimenti del proprio iPhone e di controllarlo anche da remoto.
Tra le applicazioni di sicurezza per iPhone non può mancarne una che ci consenta di rintracciare lo smartphone in caso di furto o smarrimento
Usato in associazione a un account iCloud, Find My iPhone permette non solo di tenere traccia del proprio device e quindi di ritrovarlo nel caso di smarrimento o di furto, ma anche di impostare un allarme, di mostrare un messaggio sul display dello smartphone, di bloccare il device o di cancellare tutti i dati (Remote Wipe) prima che questi vengano visualizzati o utilizzati da estranei.
Find My iPhone è quindi una funzionalità di estrema importanza che permette di mantenere il controllo totale sul proprio iPhone anche nel caso di furto o di smarrimento.
Find My iPhone è scaricabile gratuitamente, disponibile in moltissime lingue e compatibile con iOS 8.0 e successivi.
Proteggere la privacy dei dati con le applicazioni di sicurezza per iPhone
Lookout è una “all-in-one” app appositamente pensata per garantire elevati livelli di protezione non solo del device ma anche dei dati e delle informazioni personali conservati al suo interno.
L’obiettivo, quindi, è quello di dotare l’iPhone di uno “scudo di protezione” completo, capace di salvaguardare la riservatezza dei dati anche nel caso di furti e smarrimenti.
Lookout possiede una serie di funzionalità che per certi versi rendono questa app simile a Find My iPhone, come ad esempio la possibilità di poter tracciare l’iPhone via GPS o di localizzarlo via web utilizzando un account dedicato su lookout.com.
Non solo, questa app permette di impostare un allarme nel caso in cui si rivelino delle attività sospette e di disabilitare il device da remoto.
Tra le applicazioni di sicurezza per iPhone dedicate alla privacy Lookout è una delle più efficaci in quanto è in grado di creare una vera cassaforte di sicurezza per le informazioni
A differenza di Find My iPhone, Lookout possiede però anche una serie di funzioni aggiuntive, altrettanto utili e interessanti.
La versione basic di Lookout, gratuita, permette ad esempio di salvare l’ultima posizione nota dell’iPhone prima che la batteria si esaurisca o venga rimossa. Se si possiede un Apple Watch è inoltre possibile verificare la distanza che separa l’iPhone dall’Apple Watch, ricevendo anche un avviso nel momento in cui si sta per perdere la connessione tra i due dispositivi.
Molto interessanti sono anche le altre funzioni di sicurezza, come quella che avvisa nel caso in cui il device sia esposto a malware o quella che controlla le app al fine di individuare attività sospette. Lookout dà inoltre la possibilità fare un backup di sicurezza dei propri dati su un altro device.
La versione Premium, disponibile al costo di 9.99 dollari al mese o 99.99 dollari all’anno, assicura tutte le funzionalità basic oltre a opzioni aggiuntive, come il backup e l’accesso diretto a questo dall’account Lookout, l’avviso di allarme tramite email che scatta nel caso in cui viene rilevato un comportamento sospetto sul device (Theft Alerts), o il sistema di monitoraggio dei profili social (Social Media Watch) che permette di controllare le informazioni personali e di monitorare la reputazione online inviando un avviso nel caso in cui si venga taggati in post dal contenuto offensivo.
Lookout è compatibile con iOS 8.1 e successivi ed è disponibile in molte lingue.
Gestire le password efficacemente con le applicazioni di sicurezza per iPhone
Tra le cinque applicazioni di sicurezza per iPhone non può mancarne una dedicata alla corretta gestione delle password utilizzate sul proprio device mobile.
Tra le molte disponibili, LastPass è una delle più conosciute in quanto consente di gestire in maniera semplice ed efficace tutte le password e i login dell’iPhone, semplificando notevolmente i processi di autenticazione sullo smartphone.
Ma come funziona LastPass?
Grazie a questa app è possibile memorizzare password e login, aprire account su e-commerce, creare delle password forti ed efficaci e tracciare le informazioni personali presenti in foto e audio da un’unica schermata, con l’ulteriore vantaggio di dover memorizzare un’unica password per accedere a tutti i servizi.
Basta infatti ricordare e inserire solo la password principale LastPass personale e l’app si occuperà dell’autenticazione e del login di tutti i profili memorizzati.
Applicazioni di sicurezza per iPhone: con LastPass è possibile gestire in maniera più sicura ed efficace tutte le password utilizzate sul proprio smartphone
Quindi, grazie a questa app tutte le password e gli username degli account online sono memorizzati in maniera sicura e “attivati” automaticamente nel momento in cui l’utente decide di accedere a un determinato profilo.
Si ricorda che è anche data la possibilità di sincronizzare le password e i login tra più dispositivi e che il login può essere effettuato anche tramite TouchID.
Altrettanto interessanti le funzionalità offerte per la creazione delle password stesse.
Con LastPass è possibile creare password utilizzando un generatore oppure fissare dei parametri, come la lunghezza, l’uso di maiuscole e minuscole, di simboli, o impostare la funzione di “password vocale”.
LastPass mette a disposizione anche delle funzioni di sicurezza avanzate, come la crittografia dei dati a 256 bit (la encryption key è inoltre conosciuta solo all’utente), l’autenticazione tramite impronta digitale o l’uso di un sistema di autenticazione a due fattori, senza dimenticare la possibilità di ricevere notifiche o di organizzare i siti in cartelle nel proprio Vault.
LastPass, compatibile con iOS 9.0 e successivi, è disponibile gratuitamente nella versione basic, mentre per la versione premium il costo è di 12 dollari all’anno.
Bloccare lo spam con le applicazioni di sicurezza per iPhone
Lo spam è uno dei maggiori fastidi e pericoli per la nostra comunicazione online, quindi è indispensabile dotare anche il proprio iPhone di una buona app di sicurezza contro questo pervasivo fenomeno.
La consultazione delle email avviene oggi soprattutto tramite i device mobile e grazie a Spam Arrest è possibile proteggere la propria casella email da posta indesiderate e malware e garantire, quindi, un uso sicuro della posta elettronica anche da smartphone.
Per proteggersi dallo spam e da email infettate un’applicazione di sicurezza per iPhone molto efficace è Spam Arrest, un vero scudo per la posta indesiderata
Spam Arrest permette di gestire in maniera semplice e intuitiva la posta indesiderata, di creare una lista di “mittenti autenticati” e di richiedere a tutti coloro che inviano una mail di rispondere a una query di sicurezza al fine di verificare la propria identità.
In questo modo ci si protegge dalle email indesiderate o contenenti virus e malware negli allegati, migliorando notevolmente la sicurezza del proprio iPhone che potrebbe essere infettato da un messaggio “compromesso”.
Spam Arrest è disponibile gratuitamente ed è compatibile con iOS 4.2 e successivi.
Privacy protetta con le applicazioni di sicurezza per iPhone
Tra le cinque applicazioni di sicurezza per iPhone è bene inserirne una dedicata alla protezione di tutti i contenuti conservati nello smartphone, contenuti che potrebbero essere rubati e sottratti mettendo a rischio la propria privacy.
Tra le diverse app oggi disponibili, una particolarmente efficace e completa è iDiscrete grazie alla quale è possibile conservare in una vera e propria cassaforte di sicurezza tutti i dati memorizzati sul proprio iPhone, come video, immagini e documenti.
Questa app funziona in maniera davvero particolare, visto che lo scopo dei suoi sviluppatori era quello di creare un valido sistema di protezione dei dati che fosse allo stesso tempo efficace e discreto appunto.
Applicazioni di sicurezza per iPhone: iDiscrate permette di proteggere foto e file personali da visualizzazioni non autorizzate in maniera efficace e discreta
iDiscrate, quindi, protegge tutti i contenuti dell’iPhone senza “mostrare” che questi stessi contenuti sono protetti.
Questo significa che se una persona non autorizzata tenta di accedere all’applicazione, questa risponde mostrando una falsa schermata “Loading”, inducendo quindi a credere che l’app è in funzione e “nascondendo” la vera natura dell’applicazione stessa.
In sostanza, grazie a iDiscrate gli utenti possono protegge efficacemente i propri dati sensibili utilizzando una app che a occhi estranei non rileverà mai il suo reale scopo, garantendo ulteriore discrezione e riservatezza.
iDiscrate è disponibile al prezzo di 2.99 dollari edè compatibile con iOS 4.0 e successivi.
Gli smartphone aziendali sono molto utilizzati ma altrettanto soggetti a una serie di rischi che è bene valutare, prendendo le opportune precauzioni. Se un’azienda, infatti, consente ai propri utenti di connettersi al network della compagnia, allora è fondamentale valutare i relativi rischi e sviluppare le opportune politiche di sicurezza. Come proteggere uno smartphone aziendale, quindi?
Di seguito illustreremo 10 buone pratiche da adottare per la sicurezza degli smartphone aziendali.
Proteggere uno smartphone aziendale. Tutte le pratiche migliori
Gli smartphone possono essere infettati da malware presenti nella connessione internet aziendale, da qualche PC infetto nel momento in cui vi colleghiamo lo smartphone tramite USB o anche tramite la connessione Bluetooth.
Per queste ragioni è certamente una buona idea richiedere a tutti coloro che sono soliti collegare i propri smartphone di installare un software di sicurezza sui propri devices mobile.
I software di sicurezza per i dispositivi mobile sono oggi disponibili sulle principali piattaforme dedicati agli smartphone e tra i più popolari vi sono Kasperky Mobile Security, Trend Micro Mobile Security, F-Secure Mobile Security e i prodotti della Norton per la sicurezza mobile.
Proteggere uno smartphone aziendale: non bypassare le misure di sicurezza
Molti smartphone consentono di bypassare facilmente i meccanismi di sicurezza per una maggior usabilità da parte dell’utente che, in questo modo, è in grado di settare con una certa facilità il proprio device per la connessione.
Una comodità certo che però “cancella” lo scopo per il quale queste misure di sicurezza sono state previste.
Le impostazioni di sicurezza sono fondamentali per proteggere uno smartphone aziendale, per questo è bene non bypassarle mai
Ad esempio, è molto semplice settare uno smartphone Android con un account Exchange Server nonostante ci venga notificato che sussiste un problema con il certificato.
In questo caso ci viene chiesto di accettare tutti i certificati SSL e acconsentendo è possibile connettersi alla propria email.
Su un device mobile Windows 7 appare il medesimo messaggio ma in questo caso non vi è alcuna opzione per bypassare il problema relativo al certificato.
In questo caso è necessario importare e installare il certificato sul proprio smartphone prima di poter accedere alla casella di posta elettronica. Questa situazione può ovviamente comportare maggiori fastidi per l’utente ma garantisce livelli di sicurezza decisamente maggiori.
Navigare in sicurezza per proteggere uno smartphone aziendale
I Web Browser per la navigazione su smartphone sono decisamente migliorati e divenuti di più facile utilizzo.
Tuttavia, la rete è il principale canale di diffusione di codici infetti e dai dispositivi mobile è più difficile accorgersi, ad esempio, che si sta navigando su un sito di phishing.
E’ sempre consigliato installare un firewall dedicato per proteggere uno smartphone aziendale e navigare con sicurezza
Il malware può così essere facilmente diffuso alla rete aziendale dallo smartphone, per questo per proteggere la rete aziendale è fondamentale utilizzare un firewall che sia in grado di ispezionare approfonditamente i pacchetti del traffico mobile.
Proteggere uno smartphone aziendale con un wi-fi sicuro
Molti smartphone moderni utilizzano le reti 3G o 4G quando sono connessi a un network Wi-Fi.
Nel caso in cui gli utenti connettano i propri smartphone a una rete Wi-Fi non sicura possono essere soggetti ad attacchi.
Così se alcune informazioni riguardanti la rete aziendale, come ad esempio la password, sono custodite sullo smartphone, si potrebbe incorrere in un grave problema di sicurezza.
Supponiamo, infatti, che un utente si connetta alla rete aziendale utilizzando una rete Wi-Fi pubblica, i rischi di sicurezza per l’intera azienda sarebbero elevati.
Si potrebbe, quindi, consentire agli utenti di connettersi alla rete aziendale solo via SSL VPN, in modo da criptare i dati in transito dallo smartphone alla rete aziendale e impedendone la “lettura” nell’ipotesi in cui venissero intercettati.
Mettere in sicurezza i dati per proteggere uno smartphone aziendale
Proteggere uno smartphone aziendale significa anche prestare grande attenzione ai dati in esso custoditi.
Nel caso in cui si conservino dei dati relativi al lavoro sul proprio smartphone è indispensabile criptarli, sia che questi vengano custoditi nella memoria interna del cellulare sia che vengano archiviati su una memory card.
In un recente articolo è stato evidenziato come ben il 64% degli utenti non pensi a criptare i dati confidenziali presenti sui propri smartphone, mentre, di contro, ben il 76% degli utenti accede a informazioni sensibili tramite i device mobile.
In passato, la mancanza di questa misura di sicurezza sui dispositivi mobile poteva essere giustificata con il fatto che era necessario un certo livello di potenza per criptare i dati a fronte di processori troppo lenti presenti sugli smartphone.
Oggi, al contrario, gli smartphone sono dotati di hardware molto più potenti che rendono più agevole la possibilità di criptare i dati sensibili sui dispositivi mobile.
Criptare i dati sensibili e privati è fondamentale per proteggere uno smartphone aziendale da furti o visualizzazioni non autorizzate
Non si deve, inoltre, dimenticare che sugli smartphone vi sono i dati memorizzati nella cache delle applicazioni in continua esecuzione; molte applicazioni mostrano gli update sullo schermo dello smartphone e potrebbero contenere quindi anche dei dati confidenziali.
Questa è un’altra buona ragione per proteggere il proprio smartphone aziendale con una password, così, ad esempio, nel caso di furto o smarrimento è possibile resettarlo ed evitare dunque che qualcuno acceda ai nostri dati personali.
Utilizzare PIN e password per proteggere uno smartphone aziendale
Gli smartphone ci seguono ovunque e sono quindi facilmente soggetti a furti o smarrimenti, con l’elevato pericolo che qualcuno possa avere accesso fisico al nostro device.
Inoltre è prassi abbastanza diffusa quella di scambiare il proprio smartphone con gli altri membri della famiglia o di prestarlo, per un certo periodo di tempo, a un amico. Se questi cellulari sono configurati con una mail aziendale o un software VPN configurato per la connessione al network aziendale, ad esempio, allora si potrebbe incorrere in un grave problema di sicurezza.
L’impostazione di un PIN o di una password permette di proteggere uno smartphone aziendale da accessi indesiderati al proprio dispositivo e dalla visualizzazione di dati personali da parte di estranei
Una misura di sicurezza basic è quindi richiedere agli utenti di proteggere i propri smartphone impostando un PIN o una password per avere accesso al sistema operativo sia quando il cellulare viene accesso che quando viene bloccato.
Molti smartphone includono questa funzione ma molti utenti preferiscono non utilizzarla per non dover inserire la password o il PIN ogni volta che accendono il telefono.
PIN e la password sono, invece, misure di sicurezza fondamentali per evitare che una persona estranea o un ladro che ci ha sottratto il cellulare possa avere accesso alle nostre informazioni personali.
Riguardo agli smartphone, alcuni potrebbero presentare delle carenze rispetto a questo punto.
Ad esempio uno smartphone Android 2.0.1 soffre di un bug che permette di accedere al device senza inserire il PIN semplicemente premendo il pulsante indietro all’arrivo di una chiamata. L’iPhone presentava una debolezza simile nelle versioni 2.0.1 e 2.0.2 che, in pratica, permetteva di aggirare le misure di sicurezza premetto il tasto delle chiamate di emergenza e facendo doppio click sul pulsante Home.
Le migliori pratiche di sicurezza per proteggere uno smartphone aziendale
La sicurezza degli smartphone in ambito business richiede, quindi, un duplice approccio: proteggere gli smartphone e proteggere la rete aziendale.
Cerchiamo dunque di riassumere tutti i consigli dati in precedenza facendo una sorta di check list di tutte quelle buone pratiche che è indispensabile mettere in campo per garantire un adeguato livello di protezione sia dello smartphone che della rete aziendale.
Ecco le 10 “buone pratiche” da tenere sempre a mente:
Utilizzare un PIN o una password per proteggere uno smartphone aziendale
Utilizzare PIN e password forti
Criptare i dati conservati sugli smartphone
Installare sugli smartphone dei software di sicurezza dedicati in modo da proteggere i device da virus e malware
Chiudere le applicazioni che non si utilizzano (in questo modo non solo si limitano gli attacchi ma si incrementa anche la durata della batteria dello smartphone)
Spegnere il Bluetooth, il Wi-Fi e il GPS quando non vengono utilizzati
Connettersi alla rete aziendale tramite SSL VPN
Implementare la sicurezza degli smartphone anche con software di monitoraggio e di gestione dedicati
Alcuni smartphone possono essere configurati utilizzando dei parametri personali di gestione così da impedire la visualizzazione, la copia o l’inoltro di dati personali da parte di estranei
Considerare con la dovuta attenzione la possibilità di far connettere gli smartphone dei dipendenti alla rete aziendale
Il settore dell’e-commerce è in costante crescita e sta assumendo un peso sempre più preponderante nel mercato, oltre a modificare le abitudini dei consumatori. Col tempo si è quindi assistito a un vero e proprio boom dei siti e-commerce, una crescita che ha però portato anche a interrogarsi sul parallelo sviluppo del diritto per la regolamentazione di questo comparto chiave. Quali sono, dunque, le norme che regolano questo settore e quali le note legali di un e-commerce realmente “in regola”?
L’apertura di un negozio online può ampliare notevolmente il proprio business e la platea dei propri clienti, ma è indispensabile ricordarsi di adempiere a tutte le disposizioni previste per legge, al fine di evitare sanzioni anche molto pesanti.
Per rendersi conto di quanto potrebbe costare non prestare la dovuta attenzione alle note legali di un sito e-commerce, basta dare uno sguardo alle multe previste in caso di infrazioni.
La mancata pubblicazione della partita IVA in home page, ad esempio, può essere sanzionata con una multa che va da un minimo di 258 euro sino ad un massimo di 2.065 euro, mentre l’omissione dell’informativa sulla privacy o il suo non idoneo inserimento può essere punito con una sanzione che va da un minimo di 6.000 euro a un massimo di 36.000 euro.
Multe ancora più salate sono invece previste per il non rispetto della normativa sui cookies.
Si va da una sanzione dai 6.000 ai 36.000 euro nel caso di informativa omessa o non idonea, mentre l’installazione di cookies senza consenso comporta una multa dai 10.000 ai 120.000 euro. Ancora più pesanti le sanzioni per l’omessa o incompleta notifica al Garante, punite con importi dai 20.000 ai 120.000 euro.
Note legali di un e-commerce. Quali pagine inserire per essere in regola
L’e-commerce è una specifica forma di commercio di beni e servizi effettuata per via elettronica attraverso delle piattaforme web sulle quali il venditore carica il proprio catalogo di prodotti o servizi per consentirne la consultazione da parte del compratore.
L’e-commerce può essere di due diverse tipologie tenendo conto del profilo del cliente; si parla quindi di “Business to Consumer” (B2C) per le aziende che vendono ai privati e di “Business to Business” (B2B) per le aziende che vendono ad altre aziende.
Note legali di un e-commerce: l’e-commerce può essere di due tipologie, aziende che vendono ad altre aziende (B2B) e aziende che vendono ai privati (B2C)
La normativa che regola i siti e-commerce è abbastanza complessa in quanto coinvolge discipline diverse come ad esempio la tutela dei consumatori, il trattamento e la protezione dei dati personali, oltre alle disposizioni specifiche per il commercio elettronico.
Gli obblighi per la gestione di un sito e-commerce, infatti,fanno riferimento al codice civile, alla normativa sul commercio elettronico (D.Lgs.70/2003), alle disposizioni relative ai contratti stipulati al di fuori di esercizi commerciali e al recesso (cd. Codice del Consumo D.Lgs 206/2005 e successive modifiche), alla normativa in materia di privacy (Codice in materia di protezione dei dati personali), senza dimenticare la direttiva europea 2009/136 (Cookie Law), che fornisce dei chiarimenti relativamente all’utilizzo dei cookie e alle informazioni che è necessario fornire ai consumatori.
Quali sono, dunque, le norme che un sito e-commerce deve rispettare sia relativamente alla legge italiana che a quella europea?Quali le note legali di un e-commerce che devono necessariamente comparire sulle piattaforme web?
Note legali di un e-commerce. I dati e le informazioni principali
La normativa e-commerce stabilisce una serie di adempimenti informativi che hanno al centro la trasparenza e, quindi, la tutela degli utenti.
La prima pagina da predisporre all’interno di un e-commerce riguarda proprio questo tipo di dati e di informazioni, ritenute fondamentali per consentire l’identificazione della società.
I dati obbligatori sono:
Nome, denominazione o ragione sociale
Domicilio e sede legale
Numero di iscrizione al RAE(Repertorio Attività Economiche) o al registro delle imprese
Numero Partita IVA
E’ bene ricordare che la partita IVA deve necessariamente essere riportata nella home page, mentre le altre informazioni, come la sede o il numero di iscrizione, possono comparire anche in altre pagine del sito (solitamente si inseriscono tutte queste informazioni nel footer così che compaiano in ogni pagina del portale).
In aggiunta, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito con la sentenza C-298/07 del 2008 che chi opera nel commercio elettronico deve sempre predisporre una comunicazione efficace con il consumatore, il quale, quindi, deve avere facoltà di contattare il venditore anche prima della stipula di un contratto.
Note legali di un e-commerce: la Privacy Policy e il trattamento dei dati
Chi gestisce un sito e-commerce si trova, ovviamente, ad acquisire e a trattare i dati personali dei propri clienti e deve, quindi, sapere in che modo gestire tali dati e conoscere dettagliatamente le disposizioni di legge in merito.
Note legali di un e-commerce: la Privacy Policy deve essere sempre presente su un sito di commercio elettronico ed è bene prevedere una pagina dedicata
Il Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs n.196/2003) dispone che tutti coloro che sono titolari di un sito web devono pubblicare sullo stesso l’informativa sulla privacy dei dati personali, dedicando a questa una intera pagina che sia facilmente rintracciabile dall’utente.
Questo significa che la seconda pagina da inserire nel vostro e-commerce dovrà riguardare il trattamento dei dati dei clienti, specificando non solo le norme che regolano la gestione dei dati raccolti attraverso il sito ma anche una serie di informazioni attinenti all’azienda e al responsabile del trattamento degli stessi.
In primo luogo è bene precisare che per dati personali si devono intendere tutti quei dati che consentono, anche in associazione ad altri, di risalire all’identità di una persona, ricomprendendo quindi non solo quei dati acquisiti automaticamente (come l’indirizzo IP) ma anche tutti quei dati che vengono forniti direttamente dall’utente in fase di acquisto o di conclusione di un contratto.
Cosa deve contenere la pagina dedicata alla Privacy Policy?
In linea di massima una Privacy Policy deve sempre contenere:
Titolarità del trattamento
Conferimento dei dati obbligatorio o facoltativo
Trattamento dei dati personali
Modalità di cancellazione dei dati
Eventuale trasferimento dei dati a terzi
Ricordiamo che il titolare del trattamento dei dati viene solitamente identificato con il titolare del sito e che la pagina della Privacy Policy deve essere richiamata tramite un link anche nelle sezioni in cui i dati vengono raccolti, come ad esempio la pagina dell’ordine.
Per quanto riguarda il consenso da parte dell’utente questo si esprime in due modalità:
Modalità diretta, tramite cioè un “check” di accettazione esplicita
Modalità indiretta, solitamente con una dicitura del tipo “con l’invio del form si accetta l’informativa sulla privacy”
Per i siti e-commerce la finalità del trattamento è volta solitamente alla conclusione del contratto o dell’acquisto, il che significa che nel caso di finalità differenti, come l’invio di e-mail pubblicitarie o la profilazione, sarà necessario richiedere all’utente un consenso separato ( o un consenso unico per la cosiddetta finalità di marketing diretto).
Note legali di un e-commerce: la normativa sui cookie
Tra gli aspetti di maggiore attualità relativamente agli obblighi dei siti web, vi è certamente la legge sui Cookie, divenuta obbligatoria dal maggio 2015 con la direttiva UE n.136/2009, recepita dal provvedimento del Garante per la Privacy n.229/2014.
Si tratta di una normativa che in pratica stabilisce che tutti i titolari di un sito web devono inserire all’interno del sito una specifica pagina che chiarisca l’utilizzo dei cookie sul sito stesso.
Note legale di un e-commerce: la normativa sui cookies prevede una serie di adempimenti che devono essere rispettati per evitare di incorrere in multe salate
La normativa sui cookies prevede la predisposizione di due diverse informative, la prima da inserire come banner in home (riproposto anche nelle altre pagine del sito), la seconda da inserire in una pagina dedicata. La terza pagina del vostro e-commerce, quindi, dovrà prevedere la presenza dell’informativa estesa sui cookie nella quale è necessario inserire:
Elementi previsti dal codice
Finalità e tipologia di cookies
Moduli di consenso per delle parti terze
Richiamare la possibilità per gli utenti di manifestare le diverse opzioni sui cookies anche attraverso le impostazioni del browser utilizzato per la navigazione
L’informativa breve sarà presente, come detto, come banner in home nel quale bisogna precisare che il sito utilizza i cookie e che l’utente ha la possibilità di negarne l’installazione. Nel banner, inoltre, deve essere presente anche un link all’informativa completa.
Note legali di un e-commerce: come impostare il banner sui cookie
Il Garante della Privacy è intervenuto con una serie di precisazioni in merito all’utilizzo dei cookies all’interno di un sito. La prima fondamentale distinzione individuata dal Garante attiene alla tipologia dei cookies utilizzati, classificati in tre diverse tipologie:
Cookie tecnici
Cookie di profilazione
Cookie di parte terze
prescrivendo per ognuno di essi regole informative e usi diversi da parte degli editori.
Per i cookie tecnici, indispensabili per il funzionamento del sito, il Garante ha disposto che bisogna solo darne informazione nella Privacy Policy (senza banner quindi), anche nel caso in cui si tratti di cookie analitycs (usati per le statistiche), che non coinvolgono terze parti. Il provvedimento del Garante ha anche precisato che il banner e il blocco dei cookies non sono previsti anche nel caso di cookie analitycs che coinvolgano le terze parti, a patto però che i dati siano privati da elementi identificativi e che la terza parte non incroci i dati.
Questo significa che in presenza di cookie analitici di terze parti di carattere identificativo, il sito deve necessariamente utilizzare sia il banner che il blocco preventivo dei cookie. Stesso discorso vale per i cookie di profilazione appartenenti alle terze parti, mentre per i cookie profilanti usati direttamente dal sito è indispensabile non solo esporre il banner e bloccare preventivamente i cookie ma anche dare notifica del trattamento al Garante.
Per quanto riguarda il consenso dato dall’utente, il Garante chiarisce che la prosecuzione della navigazione (con click sul banner, al di fuori di esso o con il semplice scroll) è da considerarsi come assenso all’uso dei cookie.
I proprietari di siti hanno l’obbligo di conformarsi alla normativa sui cookies, incorrendo in pesanti sanzioni nel caso di mancato adeguamento.
In particolare, nel caso di informativa omessa o non idonea la sanzione amministrativa può andare da 6.000 a 36.000 euro, mentre l’installazione di cookies senza consenso comporta una sanzione dai 10.000 ai 120.000 euro. La omessa o incompleta notifica al Garante viene invece sanzionata con una somma che va dai 20.000 ai 120.000 euro.
Note legali di un e-commerce: obblighi informativi prima dell’acquisto
Il nuovo codice del consumo, che ha armonizzato la normativa italiana con quella europea, ha cercato di porre al centro delle disposizioni la necessità di informare il cliente in maniera dettagliata.
Per tale ragione sono stati fissati una serie di obblighi informativi sia pre-contrattuali che in fase di ordine, i primi da inserire in pagine informative generali ( una pagina del tipo “Condizioni di vendita generali”), i secondi da visualizzare all’interno della pagina dell’ordine.
Note legali di un e-commerce: fondamentale è adempiere agli obblighi informativi pre-contrattuali fornendo agli utenti tutte le informazioni previste
Gli obblighi informativi pre-contrattuali devono includere:
Informazioni sul venditore
informazioni e descrizione dettagliata del prodotto
Informazioni sui prezzi e costi aggiuntivi (comprensivi di imposte e spese di spedizione)
Oltre a questi, esistono poi altri obblighi a carico del venditore, da rispettare prima e immediatamente dopo l’inoltro di un ordine.
Tutte queste informazioni non possono essere inserite in una pagina specifica, ma devono essere presenti nella pagina che descrive il prodotto, e nel percorso dedicato all’ordine nella quale si ricorda che deve essere presente anche un pulsante che specifichi che si tratta di un ordine con pagamento, poiché in caso contrario l’utente non è vincolato al contratto di acquisto.
Nel dettaglio, nella fase immediatamente precedente all’acquisto di un bene o di un servizio è indispensabile fornire al consumatore:
Informazioni esaustive sul prodotto o servizio
Prezzo, comprensivo di imposte e altri costi aggiuntivi
Costi totali ed eventuale periodo di fatturazione
Modalità di correzione di eventuali errori in fase di ordine
Conclusa la fase di acquisto il venditore è tenuto a inviare al consumatore una conferma della conclusione del contratto o dell’acquisto, generalmente via e-mail ma anche con documenti cartacei, nella quale indicare:
I dettagli e i dati relativi alle condizioni generali del contratto
Caratteristiche del bene o del servizio, prezzo, modalità di pagamento
Diritto di recesso
Note legali di un e-commerce: pagamenti e consegne
In un sito e-commerce è poi necessario inserire un’altra pagina, generalmente nel footer, dove si indicano i dati relativi alle modalità di pagamento e alle consegne.
Note legali di un e-commerce: molto importante è dare una adeguata e completa informazione relativamente alla consegna e ai pagamenti
Per quanto concerne la consegna generalmente nel footer si indicano solo i nomi dei corrieri utilizzati, dedicando poi una pagina di approfondimento nella quale devono essere fornite informazioni aggiuntive come:
Modalità di spedizione
Tempi di consegna
Corrieri
Costi
Copertura territoriale delle consegne
Opzioni di spedizione
Informativa su cosa fare nel caso di smarrimento del pacco
Eventuali modalità per tracciare il pacco
Stesso discorso vale per le modalità di pagamento.
Nel footer è sufficiente inserire i metodi di pagamento accettati, mentre in una pagina dedicata bisognerà fornire informazioni ulteriori relative alle diverse opzioni di pagamento (pagamento alla consegna, carte di credito, pagamenti anticipati, paypal etc.).
Note legali di un e-commerce: la politica di reso
Molto importante è anche fornire tutte le informazioni per i resi dei prodotti, informazioni alle quali è bene dedicare una pagina del sito. Solitamente le disposizioni relative al reso sono richiamate anche nel footer con un link in modo da renderle facilmente accessibili a tutti gli utenti.
Nella pagina relativa al diritto di reso è bene indicare:
Modalità di reso
Modalità di cambio
Servizi di reso disponibili
Eventuale iter da seguire nel caso in cui non sia possibile effettuare il reso come indicato (a causa ad esempio dello smarrimento della ricevuta del prodotto)
Note legali di un e-commerce: il diritto di recesso
Nelle condizioni di vendita di un sito e-commerce, e in una pagina dedicata, devono sempre essere contenute delle precise informazioni relative alla possibilità per il consumatore di esercitare il diritto di recesso.
A tal proposito si stabilisce che il consumatore abbia diritto a recedere dal contratto entro un tempo di 14 giorni, senza dover sostenere costi aggiuntivi per la restituzione del bene e senza dover indicare alcuna motivazione.
Per esercitare il recesso è necessario che il consumatore informi il venditore della volontà di recedere entro il termine stabilito o utilizzando un apposito modulo presente sul sito o presentando una dichiarazione in merito.
Il venditore è tenuto a rimborsare il consumatore entro il termine di 14 giorni dalla “manifestazione” della volontà di recedere.
E’ bene ricordare che esistono delle eccezioni al diritto di recesso appena illustrato come i beni su misura, i beni deteriorabili o soggetti a veloce scadenza, i beni sigillati che non possono essere restituiti una volta aperti per motivi igienici o sanitari, le riviste e giornali e così via. Nell’ipotesi in cui il diritto di recesso non sia stato chiaramente illustrato o non sia presente, allora il consumatore ha diritto di recedere entro 12 mesi.
Note legali di un e-commerce: conclusioni
Da quanto visto risulta evidente come le note legali di un e-commerce devono essere precise, esaustive e rispettare tutte le disposizioni di legge relativamente a diversi aspetti, dall’informazione generale al trattamento dei dati, dalle condizioni contrattuali all’uso dei cookie. Ricapitolando, le pagine minimamente indispensabili per essere a norma sono:
Informazioni sulla azienda
Privacy Policy e trattamento dati
Gestione dei cookie
Banner per il consenso a cookie di terze parti
Ordini sul sito e informazioni sui prodotti
Pagamenti e consegne
Resi e rimborsi
Diritto di recesso
E’ quindi fondamentali per tutti coloro che operano nel commercio elettronico prestare una grande attenzione a ognuno di questi aspetti grazie ai quali si regolamenta il settore e si tutelano i diritti dei consumatori.
Come gli altri CMS, anche la sicurezza del login di Drupal è soggetta ad attacchi e tentativi di violazioni abbastanza capillari che, di volta in volta, assumono connotazioni e bersagli differenti. Tra i più diffusi e “democratici” ci sono certamente gli attacchi brute-force che mirano a scovare le credenziali di accesso con la finalità di arrecare un danno.
Si è detto “democratici” in quanto questo tipo di violazioni possono interessare davvero tutti, dal piccolo blog personale a un sito strutturato e di più grandi dimensioni. La sicurezza del login di Drupal è quindi una priorità per chiunque si trovi ad utilizzare questo CMS opensource.
Cerchiamo, quindi, di capire in che modo migliorare la sicurezza del login di Drupal adottando una serie di accorgimenti “standard” o facendo ricorso a “strumenti” dedicati.
Sicurezza del login di Drupal: inizia da username e password
Ogni volta che si parla della sicurezza del login si fa immediatamente riferimento alla “forza” delle credenziali di accesso.
Potrebbe, quindi, sembrare un consiglio banale quello di scegliere una username e una password di difficile individuazione ma in realtà si tratta di uno step imprescindibile e forse neanche così scontato.
Per pigrizia o abitudine, infatti, molto spesso gli utenti tendono a utilizzare un username e una password “semplici”, vale a dire di comune utilizzo o contenenti delle informazioni facilmente rintracciabili come nomi propri, date di nascita, nomi di città e così via.
Ancora abbastanza diffusa è poi la tendenza a riutilizzare le password, a preferire quelle di facile memorizzazione (come la famigerata “123456”) o, addirittura, ad impiegare quelle di default, senza pensare che in questo modo si sta mettendo seriamente a rischio la sicurezza del proprio sito.
Sicurezza del login di Drupal: il primo passo è scegliere una combinazione username/password forte e di difficile individuazione
Il primo e fondamentale avvertimento è quindi quello di prestare grande attenzione alla scelta delle credenziali di accesso, specialmente se si è amministratori.
Anche per Drupal è possibile migliorare la sicurezza delle credenziali di accesso, evitando innanzitutto di usare “admin” come username amministratore. Abbiamo già illustrato la pericolosità di una scelta di questo tipo, dunque è fondamentale adottare un username nuovo per l’amministratore, aggiornandolo direttamente nella dashboard.
Discorso simile va fatto per le password la cui vulnerabilità potrebbe rappresentare un serio problema per la sicurezza dell’intero sito.
Per scegliere in maniera corretta una password, cercando di limitarne al massimo la debolezza, ci sono una serie di “buone pratiche” che è consigliato seguire.
In primo luogo la password deve essere abbastanza lunga e utilizzare tutti i caratteri a disposizione, quindi lettere, numeri e caratteri speciali, oltre a maiuscole e minuscole. Per lunghezza si intende una password di almeno 9 caratteri (come minimo), mentre la complessità è data appunto dalla combinazione di caratteri diversi che ne rendono molto più difficile la decriptazione.
Un valore aggiuntivo viene poi dato dalla “casualità” e questo perché la maggior parte dei cracker conosce i patterns di costruzione di una password comunemente utilizzati e possono, quindi, facilmente identificarli.
Sicurezza del login di Drupal: l’autenticazione a due fattori
Anche per la sicurezza del login di Drupal, uno dei “metodi” più efficaci e semplici è Two-Factor Authentication (TFA), grazie al quale è possibile aggiungere un ulteriore fattore di autenticazione per avere accesso al sito.
Grazie a questa “policy”, quindi, è possibile evitare accessi indesiderati al proprio sito anche nel caso in cui le credenziali di accesso vi siano state sottratte, poiché questo secondo fattore di autenticazione è di difficile individuazione in quanto inviato via sms sul cellulare del destinatario.
Sicurezza del login di Drupal: grazie al modulo Two-Factor Authentication è possibile aggiungere un ulteriore fattore di autenticazione
Per Drupal esistono una serie di moduli che consentono di abilitare questa funzione; tra questo uno dei più noti è Two-Factor Authentication che, in pratica, consente di avere accesso all’area admin solo aggiungendo questo secondo fattore di autenticazione.
Il modulo si presenta abbastanza completo e offre all’utente una buona varietà di scelta relativamente al secondo fattore di autenticazione (One Time Passwrods, codice via SMS, codici pre-generati etc.).
Sicurezza del login di Drupal: utilizza i moduli di sicurezza
Abbiamo già accennato alla possibilità di poter utilizzare una serie di moduli per incrementare i livelli di sicurezza del login di Drupal.
Uno dei primi da segnalare è certamente Login Security, grazie al quale è possibile ottenere una serie di interessanti funzionalità per migliorare la protezione di tutte le operazioni di login.
Il modulo include diverse opzioni tra le quali le più interessanti sono quelle che consentono all’amministratore di limitare il numero di tentativi di accesso, bloccando l’utente dopo n-tentativi falliti.
Sicurezza del login di Drupal: grazie al modulo Login Security è possibile bloccare un utente dopo n-tentativi di accesso
Altrettanto utile è la funzione che permette di negare, permanentemente o temporaneamente, l’accesso alla pagina di login a determinati IP o quella che consente all’amministratore di essere costantemente aggiornato (grazie alle notifiche via mail) relativamente a tutto ciò che avviene nel form di login (come furto di account e password o tentativi di login di tipo brute-force).
Un altro plugin che offre un valido supporto è Password Policy che, come suggerisce già il nome, definisce una serie di policy di sicurezza che tutti gli utenti del sito devono rispettare in fase di registrazione o di cambio password. Con Password Policy, in pratica, è possibile forzare gli utenti a rispettare determinati parametri di sicurezza per la definizione delle password; si tratta di una funzione apprezzabile che aiuta a prevenire gli attacchi brute-force determinati dalla scelta di password non sufficientemente sicure.
Sicurezza del login di Drupal: il modulo Password Policy fissa dei parametri di sicurezza per la composizione delle password di accesso
Da segnalare anche il modulo Restrict Login che permette di prevenire gli accessi indesiderati fissando una serie di restrizioni o relativamente a un IP o range di IP o relativamente al ruolo (Restrict IP by IP e Restrict role by IP).
Un ultimo modulo per difendersi dai tentativi di login non autorizzati basati su script è Captcha grazie al quale è possibile aggiungere i captcha ai form di autenticazione riuscendo a bloccare tutti i tentativi di login automatizzati.
Sicurezza del login di Drupal: il modulo Captcha consente di aggiungere i captcha ai moduli di login prevenendo così i tentativi di accesso automatizzati
Sicurezza del login di Drupal: il protocollo HTTPS
Un altro modo per rendere molto più sicuro il processo di autenticazione è abilitare HTTPS per il blocco di login.
Il protocollo HTTPS, infatti, permette di criptare tutte le richieste HTTP rendendo la comunicazione e il trasferimento delle informazioni tra browser e server molto più sicura.
Generalmente viene utilizzato per proteggere dati sensibili come numeri di carte di credito, contenuti confidenziali, informazioni personali e credenziali di accesso (username e password); utilizzando il protocollo HTTPS per la pagina di login è quindi possibile cifrare le informazioni che vi “transitano” così da renderne molto più difficile l’identificazione e l’eventuale sottrazione.
Chiaramente per fare ciò avrete bisogno di un certificato SSL (Secure Socket Layer) che ha proprio la funzione di criptare le informazioni prima che queste vengano trasferite rendendone possibile la “lettura” solo ai server su cui il certificato è abilitato.
"Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi.
Cliccando su “Accetta tutti”, acconsenti all'uso di tutti i cookie. Cliccando su “Rifiuta”, continui la navigazione senza i cookie ad eccezione di quelli tecnici. Per maggiori informazioni o per personalizzare le tue preferenze, clicca su “Gestisci preferenze”."
Questo sito web utilizza i cookie.
I siti web utilizzano i cookie per migliorare le funzionalità e personalizzare la tua esperienza. Puoi gestire le tue preferenze, ma tieni presente che bloccare alcuni tipi di cookie potrebbe avere un impatto sulle prestazioni del sito e sui servizi offerti.
Essential cookies enable basic functions and are necessary for the proper function of the website.
Name
Description
Duration
Cookie Preferences
This cookie is used to store the user's cookie consent preferences.
30 days
These cookies are used for managing login functionality on this website.
Name
Description
Duration
wordpress_test_cookie
Used to determine if cookies are enabled.
Session
wordpress_sec
Used to track the user across multiple sessions.
15 days
wordpress_logged_in
Used to store logged-in users.
Persistent
Statistics cookies collect information anonymously. This information helps us understand how visitors use our website.
Google Analytics is a powerful tool that tracks and analyzes website traffic for informed marketing decisions.
Used to monitor number of Google Analytics server requests when using Google Tag Manager
1 minute
_ga_
ID used to identify users
2 years
_gid
ID used to identify users for 24 hours after last activity
24 hours
_gali
Used by Google Analytics to determine which links on a page are being clicked
30 seconds
_ga
ID used to identify users
2 years
__utmx
Used to determine whether a user is included in an A / B or Multivariate test.
18 months
__utmv
Contains custom information set by the web developer via the _setCustomVar method in Google Analytics. This cookie is updated every time new data is sent to the Google Analytics server.
2 years after last activity
__utmz
Contains information about the traffic source or campaign that directed user to the website. The cookie is set when the GA.js javascript is loaded and updated when data is sent to the Google Anaytics server
6 months after last activity
__utmc
Used only with old Urchin versions of Google Analytics and not with GA.js. Was used to distinguish between new sessions and visits at the end of a session.
End of session (browser)
__utmb
Used to distinguish new sessions and visits. This cookie is set when the GA.js javascript library is loaded and there is no existing __utmb cookie. The cookie is updated every time data is sent to the Google Analytics server.
30 minutes after last activity
__utmt
Used to monitor number of Google Analytics server requests
10 minutes
__utma
ID used to identify users and sessions
2 years after last activity
_gac_
Contains information related to marketing campaigns of the user. These are shared with Google AdWords / Google Ads when the Google Ads and Google Analytics accounts are linked together.
90 days
Marketing cookies are used to follow visitors to websites. The intention is to show ads that are relevant and engaging to the individual user.
X Pixel enables businesses to track user interactions and optimize ad performance on the X platform effectively.
Our Website uses X buttons to allow our visitors to follow our promotional X feeds, and sometimes embed feeds on our Website.
2 years
personalization_id
Unique value with which users can be identified by X. Collected information is used to be personalize X services, including X trends, stories, ads and suggestions.
2 years
guest_id
This cookie is set by X to identify and track the website visitor. Registers if a users is signed in the X platform and collects information about ad preferences.
2 years
Per maggiori informazioni, consulta la nostra https://www.alground.com/origin/privacy-e-cookie/