”Per un Paese come l’Italia, che fa dell’innovazione la pietra angolare della sua crescita e della sua competitivitร , il danno potenziale dei cyber-attacchi รจ incalcolabile”. Lo hanno spiegato gli uomini della intelligence italiana, quando hanno presentato nel febbraio scorso un piano strategico, che avverte chiaramente quanto la nostra nazione, forse piรน di altre, sia a rischio di attacchi cibernetici, e che ha elaborato una strategia per rispondere.
L’Italia punta su due cose. Il miglioramento: delle strutture informatiche, del personale, della consapevolezza, e la collaborazione, specie quella fra il settore pubblico e privato. Una sinergia di intenti e di dati, l’unica che ci permette di rimanere al passo e di difenderci da pericoli “mostruosi” come quella fucina di virus e attacchi che sono paesi come la Russia o la Cina.
I pericoli in quattro categorie
Nei due documenti PDF (Il Piano Nazionaleย e la Strategia Nazionale) che sono stati rilasciati dal DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) si fa subito menzione di quanto qualsiasi cyber – attacco, nei confronti di qualsiasi altro paese, parta da una situazione di sostanziale vantaggio.
Innanzitutto la posizione, che puรฒ essere ovunque nel mondo e a qualsiasi distanza, alla quale si aggiungeย il fatto che i piรน complessi e sicuri sistemi informatici possano essere bucati utilizzando anche una sola vulnerabilitร , mentre la rapiditร con cui le azioni criminose possono essere compiute limita fortemente la possibilitร di capire cosa stia succedendo. Dall’altro lato, se parliamo di una ipotetica risposta all’attacco, รจ palese che il web aumenti il livello di anonimato, cosรฌ come la sostanziale impunibilitร in corrispondenza di diverse nazioni aggiunge un ulteriore elemento di sicurezza per gli aggressori.
Quattro sono le tipologie base in cui i pericoli sono stati divisi dai nostri 007: al primo posto la piaga del Cyber-crime, le azioni che partono dallo spam, fino alla truffa, passando per il furto di identitร o l’attacco a dati e conti correnti. Rappresenta il tipo piรน comune di problema, che coinvolge trasversalmente lo studente, l’impiegato, l’imprenditore e il pensionato e che genera un fatturato immane, un’industria straordinariamente ricca e che globalmente affligge pesantemente le nazioni del mondo.
A seguire il Cyber-Spionaggio, che lo scandalo Datagate ha portato alla ribalta: si tratta di azioni volte a conoscere e impossessarsi di dati riservati, che possono riguardare l’intera nazione, l’attivitร del Governo e dei suoi rappresentanti, o le strategie che si utilizzano per la protezione dal crimine o per il rilancio industriale, se vogliamo intenderlo a livello nazionale, ma che all’occasione puรฒ prendere una piega di tipo piรน commerciale, come l’attacco ai brevetti, ai progetti riservati o ai piani operativi di importanti aziende. E’ forse il pericolo piรน elevato e preoccupante per l’Italia, che basa la sua capacitร produttiva e di resistenza alla crisi proprio sulla sua impareggiabile inventiva.
Terzo posto per il Cyber-terrorismo, un ulteriore versante di problemi foraggiato da ideologie nazionali o simil-religiose, di cui un esempio รจ il Syrian Electronic Army, capace di far tremare aziende come Microsoft, di fare scherzetti a Facebook o di defacciare siti come la CNN. E’ un pericolo in evoluzione e strettamente legato agli andamenti politici delle nazioni, ma รจ chiaro che il medioriente e l’est, sono forse i paesi piรน caldi sotto questo punto di vista.
Conclude il Warfare, la vera e propria guerra cibernetica. Sebbene sia una ipotesi fortunatamente lontana, paesi come Israele hanno giร annunciato di essere in grado di annichilire i sistemi informatici, i cellulari e ogni forma di comunicazione digitale in poche ore, e al pari di un esercito che deve garantire una forma di difesa, anche sul profilo virtuale, รจ necessario essere preparati.
Cosa deve fare lo Stato
La chiarezza e la precisione con cui รจ stato identificato l’ambiente e le varie declinazioni di pericoli che possono interessarci, fa capire come l’Italia debba avere necessariamente un piano strategico di risposta, che vede al primo posto uno Stato meglio organizzato e piรน dinamico.
Il settore pubblico, il documento lo dice chiaramente, ha la maggiore responsabilitร , e non solo perchรฉ rappresentante dei cittadini, ma anche perchรฉ struttura che piรน di ogni altra รจ in grado di attuare una strategia su larga scala e continuativa. Lo Stato deve per prima cosa avere un personale informato e consapevole, perchรฉ nessun antivirus o sistema di protezione puรฒ sostituire l’eventuale impreparazione degli utenti: la realizzazione di corsi e seminari di formazione o di aggiornamento, sono la via principale, volta ad insegnare quelle che nel piano sono definite come “Best Practices” e che consentono di ridurre al minimo le vulnerabilitร e gli errori che possono costituire dei varchi nella difesa.
Dall’altro lato i sistemi informativi devono conoscere un sensibile miglioramento. Non solo funzionalitร e corretta gestione delle informazioni, ma anche una struttura meno esposta, che possa essere controllabile e con una gestione intelligente dei permessi: fondamentale in questo caso รจ la vita dei dati, che rappresentano forse il vero tesoro della cyber sicurezza, i quali dovranno avere tre caratteristiche fondamentali.
La prima, quella di essere integri ma allo stesso tempo protetti, cosa che apre le porte alla tecnologia della cifratura, la seconda quella della loro disponibilitร , immaginando che i sistemi debbano permettere un accesso condiviso e comune cavalcando l’onda del cloud computing, e riservati, il che significa fra le altre cose gestire intelligentemente la sicurezza e rafforzare i meccanismi che permettono di verificare la propria identitร .
Due le caratteristiche che le infrastrutture statali dovranno sviluppare nel lungo periodo: innanzitutto quella di accorgersi e mettersi in allerta con grande tempestivitร di fronte a possibili attacchi, e organizzare delle mobilitazioni immediate del personale pubblico senza perdere tempo prezioso. In seguito quella di prevedere le vulnerabilitร che derivano dalle innovazioni tecnologiche, in modo da approntare sistemi di sicurezza che siano pronti per tempo, evitando di intervenire solo quando si verificano i primi casi concreti, con particolare attenzione al mondo dei social network e del cloud.
Alleati con il mondo
La rete di collaborazioni che lo Stato dovrร mettere in piedi partirร con le altre nazioni del mondo. Il primo passo รจ considerato quello di identificare un ente che si occupi di interagire all’estero e per quanto riguarda il profilo internazionale il principale e piรน utile interlocutore sarร la NATO, con la quale รจ prevista la costituzione di una serie di regole comunitarie per scambiarsi informazioni e avvertimenti, ma anche una serie di esercitazioni che permettano di migliorare con la pratica i sistemi e il modo di reagire agli eventi. La collaborazione internazionale permetterร inoltre di copiare i metodi piรน efficaci, riprendendoli ed adattandoli alle caratteristiche del nostro paese.
Sul fronte europeo sarร invece necessario sviluppare una piรน ampia strategia di difesa e sviluppare insieme agli altri membri dell’eurozona le infrastrutture necessarie: in questo senso sono state lanciate diverse ipotesi, da quella dellaย Vicepresidente della Commissione Europeaย Neelie Kroes, che ha pensatoย ad uno spazio cloud riservato, ai primi veri e propri accordi in questo senso, come quelli iniziati fra la cancelliera tedescaย Angela Merkel e il Presidente francese Francois Hollande.
Le Universitร
A collaborare alla difesa nazionale, verrร chiamato in causa anche il mondo accademico: l’Italia ha infatti nelle universitร l’unico vero centro di ricerca del paese che dovrร entrare in contatto con lo Stato al fine di apportare dei benefici piuttosto rilevanti. Innanzitutto potranno essere i docenti e luminari del settore a farsi carico della realizzazione di quei corsi di formazione di cui il personale pubblico ha bisogno. In secondo luogo sono i centri di ricerca i luoghi piรน adatti per eseguire delle simulazioni di attacco, per la creazione di tecnologie capaci di rispondere ai pericoli e sviluppare software adeguati. Le Universitร potranno addirittura aiutare a definire gli standard tecnici e di comportamento che la pubblica amministrazione dovrร adottare, diventando uno degli innumerevoli “cuori” attorno cui pulsa la sicurezza italiana.
L’unione Pubblico – Privato
Ma la regina delle collaborazioni, quella che davvero costituisce l’asse portante di tutta la strategia nazionale e che puรฒ decretare il successo o il fallimento dell’intero disegno, รจ quella con il settore privato, una realtร chiaramente molto piรน rapida e dinamica di quanto non possa essere lo Stato, ma anche maggiormente colpita. Nel documento si evince chiaramente che l’integrazione partirร con quelle aziende private che tuttavia gestiscono infrastruttura di portata pubblica, come la Telecom o l’ENI.
Fra le misure quella di rendere obbligatoria la segnalazione di un pericolo alle autoritร competenti, punto di riferimento sarร per questo ilย Nucleo per la sicurezza cibernetica NCS, e la definizione di regole chiare e di procedure il piรน semplici possibili per eseguire queste notifiche e comunicare quanti piรน dettagli possibili sulla dinamiche di un qualsiasi tipo di problema. Fra gli obblighi che avranno le aziende di questo settore, anche quello di permettere un rapido accesso al proprio database per motivi di sicurezza nazionale, e l’attuazione di procedure piรน che efficienti per riportare la situazione alla normalitร .
Ma se questa serie di misure si applicano a grandi aziende che trattano con lo Stato in logiche industriali di grande respiro, uguale e allo stesso tempo diverso sarร invece l’approccio utilizzato con le piccole e medie imprese. “La principale cosa che devono comprendere le piccole aziende – spiega ad Alground una fonte interna dei servizi segreti italiani – รจ che i problemi che possono avere nella cyber sicurezza non riguardano solo loro.
Sul nostro sito si fa l’esempio di un dipendente che viene licenziato, e che subisce un attacco hacker sul proprio dispositivo, che porta al furto di un importante brevetto. In questo caso il suo problema sta diventando di interesse nazionale e non deve pensare e agire come se fosse solo un suo pericolo. Lo Stato – precisa la fonte – sarร vicino alle PMI tramite la consulenza, e una serie di strumenti e iniziative con cui spiegheremo ai piccoli imprenditori come devono comportarsi”.
Il piano prevede infine lo sviluppo di due elementi: il primo sono i CERT, gli organismi pubblici o privati che devono raccogliere le segnalazioni di incidenti digitali e approntare una risposta, i quali dovranno espandersi ed entrare in comunicazione sia con gli altri stati che all’interno della pubblica amministrazione, coinvolgendo di nuovo quelli eventualmente instaurati dai centri di ricerca e da organismi privati. A questo si aggiunge la consapevolezza sul tema, che verrร invece affidata ad intense campagne di sensibilizzazione e di formazione, che partiranno dallo Stato per coinvolgere anche le imprese ma soprattutto i cittadini e soprattutto gli alunni delle scuole: sono i principali fruitori della tecnologia, e in realtร la parte piรน importante del progetto, quella che va piรน rapidamente preparata.
Mostrare i muscoli, da subito
La strategia per la sicurezza cibernetica nazionale, รจ pensata per dare alla nazione una struttura potente e basata sulla condivisione delle informazioni: qualcosa che tuttavia dovrร coinvolgere anche vere e proprie campagne di marketing internazionale. Nel documento, il DIS spiega chiaramente come la corretta comunicazione delle capacitร e delle potenzialitร del nostro paese possa rappresentare un deterrente per gli attacchi informatici, ragione per cui dovrร essere ben chiaro quale sia la nostra immediata evoluzione nel settore e quali siano le armi a nostra disposizione, fra cui anche il Centro Operativo Cibernetico Interforze (COCI), che dovrร essere in grado di condurre vere e proprie azioni militari nel mondo virtuale.
“La situazione odierna del nostro paese – conclude la fonte dell’intelligence italiana – รจ quella di un paese che rispetto agli altri รจ forse arrivato in ritardo su questo fronte, ma paradossalmente questo puรฒ essere un vantaggio, perchรฉ con l’esempio altrui ha avuto la possibilitร di comprendere quali tecniche e strategie funzionino meglio di altre”. E se si dovesse dare un voto alla nostra attuale capacitร di difesa? “Fossimo all’Universitร , ci prenderemmo un bel 27”. E infine: “Il piano strategico che abbiamo elaborato รจ un piano possibile. Le risorse sono poche, come sempre avviene strutturalmente in tutti i settori, ma noi le ottimizziamo bene. Le basi per attuare la nostra strategia ci sono, cosรฌ come le conoscenze che posso tranquillamente definire avanzate. Insomma, si puรฒ fare”. Anzi, si deve.





Il software open source si รจ innestato tra questi due poli come una sorta di via mediana: oggi non circola liberamente, ma con tipi di licenza differente, le c.d. licenze creative commons, altrimenti chiunque potrebbe impossessarsi del software libero e trasformarlo in software proprietario. Lโassenza di regolamentazione, che potrebbe apparire congeniale alla rete, in realtร ha dimostrato di non funzionare, perchรฉ congeniale allโattuazione di fenomeni di appropriazione e illegalitร alla rovescia.






Per aumentare la sicurezza del nostro dispositivo mentre รจ connesso a una rete, รจ possibile dotarlo di un’app antivirus (ancora meglio una suite) che lo protegga in ogni momento della giornata contro attacchi informatici di vario genere, tentativi di intrusione, accesso a siti fraudolenti, tentativi di phishing, furti di identitร e credenziali, abusi della nostra privacy. Play Store abbonda di offerte in questo senso, disponibili gratuitamente o a pagamento.


Verifica in due passaggi: come funziona.
Cosa fare in caso di furto del telefono o impossibilitร nel ricevere gli SMS.








Se la privacy rappresenta per voi una caratteristica essenziale in uno spazio cloud, crittografare file e cartelle rappresenta una necessitร imprescindibile. Sul mercato esistono numerosi programmi per desktop e app per mobile che renderanno illeggibili i vostri dati a tutti, eccetto a coloro che disporranno delle chiavi di de-crittazione dei documenti.



