08 Maggio 2026
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Come si usano i Bitcoin, tra vantaggi e pericoli. Intervista

Se fino a non molto tempo fa capitava spesso di incontrare qualcuno che non avesse mai sentito parlare di Bitcoin, oggi la situazione si sta capovolgendo. Di Bitcoin si parla con interesse crescente, ma lo si fa in un contesto di luci e ombre. Da un lato, le luci: sempre più realtà stanno dimostrando apertura verso questa moneta, accettandola come forma di pagamento e apprezzandone gli aspetti positivi.

Dall’altro, le ombre, gettate sui bitcoin soprattutto in tempi molto recenti. Ombre legate alla sicurezza della criptomoneta, minacciata da frodi e attacchi hacker che hanno letteralmente messo KO diversi servizi di wallet online per arrivare alla principale piattaforma di Bitcoin Exchange, MtGox. Quanto è auspicabile una diffusione dei bitcoin e a quali condizioni? Dianora Poletti, Professore ordinario di Diritto Privato, docente di Diritto dell’Informatica ed ex Preside della Facoltà di Economia dell’Università di Pisa, ce lo spiega.

Dianora Poletti, Professore ordinario di Diritto Privato, docente di Diritto dell’Informatica ed ex Preside della Facoltà di Economia dell'Università di Pisa
Dianora Poletti, Professore ordinario di Diritto Privato, docente di Diritto dell’Informatica ed ex Preside della Facoltà di Economia dell’Università di Pisa

Perché sono stati inventati i bitcoin?
I bitcoin costituiscono una “moneta” non avente corso legale, priva di un ente di emissione (non esiste una banca che la emette) e di un organismo di controllo centrale, che si conia in casa attraverso il proprio computer.

Si tratta dunque di una sorta di moneta senza autorità, passata in un arco di tempo strettissimo dall’impiego nei videogiochi all’acquisto di merce e di servizi in rete.
 La creazione di Bitcoin risponde alla filosofia diffusa della rete di favorire l’utilizzo di strumenti “fuori sistema”, privilegiando logiche non centralizzate ma diffuse, nascenti dagli utenti stessi.

L’interesse verso il fenomeno Bitcoin è in crescita. A quale esigenza vuole rispondere la creazione di una moneta virtuale?
L’esigenza che Bitcoin intende soddisfare è sostanzialmente quella di una maggiore libertà dell’impiego di mezzi di pagamento, di una sottrazione al potere degli istituti bancari e di un abbattimento dei costi di transazione. Nelle intenzioni dei fondatori, la creazione di Bitcoin si propone di cambiare le basi del sistema monetario internazionale e aspira a divenire la nuova frontiera delle transazioni su internet, in quanto moneta “globalizzata” per un mondo globalizzato, che supera la distinzione tra le valute attualmente spendibili.

Dietro questi intenti che possiamo definire positivi il fenomeno Bitcoin costituisce però anche espressione – o, almeno, rappresenta strumento di attuazione – di interessi illeciti.

Quali sono i potenziali vantaggi di una possibile diffusione dei bitcoin, sia su un piano macro – a livello economico – sia su un piano micro – per ognuno di noi?
Gli aspetti positivi di questa criptovaluta riguardano anzitutto la loro gestione: la moneta viene scambiata in una rete peer-to-peer e senza alcuna autorità di controllo, di intermediazione e di governo. Questo consente, come si è detto, di abbattere i costi delle transazioni. Di conseguenza, i siti di e-commerce che intendono utilizzare questo mezzo di pagamento possono farlo senza adottare tecniche particolari, senza costi di alcun tipo e senza intermediazioni con istituti di credito.

Inoltre, i bitcoin possono essere conservati autonomamente, nel proprio personal computer: questo significa che ciascuno può essere dotato di un proprio portafoglio bitcoin, spendibile senza limiti e dunque senza controlli. Ciò permette di avere la disponibilità del proprio denaro elettronico nell’immediato e in assoluta riservatezza.

Per di più, contrariamente a quanto accade per le altre valute, i bitcoin non possono essere falsificati, perché sono elaborati da algoritmi. Il quantitativo massimo in circolazione di bitcoin è preventivamente fissato e le transazioni, per quanto concerne i quantitativi di moneta, sono tutte controllate e verificate: questo significa che nessuno può spendere due volte lo stesso quantum di bitcoin (esiste un meccanismo di controllo che si chiama blockchain).

Le transazioni in bitcoin sono irreversibili
Le transazioni in bitcoin sono irreversibili

Diversamente da ciò che accade per le transazioni nelle attuali valute, le transazioni in bitcoin sono irreversibili.
Infine, la quantità limitata di bitcoin in circolazione consente tendenzialmente di garantirne il valore e di proteggerli dal rischio inflazione.

Quali sono i rischi e gli aspetti negativi che possono derivare dall’adozione di questa moneta?
I rischi si incentrano sul fatto che, diversamente dagli euro e dai dollari, i bitcoin non hanno né un numero seriale né un qualsiasi meccanismo che possa permettere di rintracciare l’utilizzatore. Dato che vengono smistati attraverso una rete peer-to-peer, sussiste l’impossibilità, più che di tracciare i movimenti della moneta elettronica (che sottostanno al controllo del blockchain) di svelare l’identità di coloro che effettuano le transazioni.

Pertanto, i bitcoin sono diventati la moneta privilegiata per traffici e criminosi, come la compravendita di armi, di droga, di farmaci illegali, di merci di contrabbando. La realtà Bitcoin nasce o meglio si alimenta nei meandri di una società viziata. Ecco perché parlavo di bitcoin quali strumenti di realizzazione di interessi illeciti.

Proprio per questo è già scattato l’allarme dei governi e delle banche centrali. L’ultimo, in ordine di tempo, arriva da due senatori statunitensi, Charles Schumer e Joe Manchin, che hanno segnalato all’attenzione del Governo le attività di un sito, denominato Silk Road e definito come “l’Amazon delle droghe”, che, attraverso i servizi nascosti del software di anonimato Tor, commercializzava prodotti classificati di contrabbando dalla maggioranza delle giurisdizioni mondiali, pagati unicamente in bitcoin.

Il sito è stato chiuso nell’ottobre scorso.
 Ma si possono compiere acquisti in bitcoin anche per evadere la tassazione, per eludere le normative antiriciclaggio o per compiere operazioni speculative. In questo ultimo caso i bitcoin mutano la loro caratteristica originaria: da moneta – dunque, da mezzo di scambio – a investimento.

Attacco alla piattaforma di MTGox
Attacco alla piattaforma di MTGox

Si sono verificati molti attacchi e furti a danno dei portafogli Bitcoin, ed è tristemente noto il recente caso di hacking della piattaforma di MTGox. Quanto è sicura questa criptomoneta? Potrebbe diventarlo di più?
Nel recente caso MtGox si parla di un complesso attacco hacker che ha svuotato il generoso caveau della società di Mark Karpeles. Quest’ultimo aveva immediatamente bloccato i prelievi degli utenti, fiducioso di trovare la falla nel sistema e di rimettere le cose apposto. Ma così non è andata.

Questa problematica risiede nella natura intrinseca dei bitcoin, in quanto essi vengono conservati in un portafoglio virtuale sul proprio desktop che risulta facilmente hackerabile. Tutto ciò, in prospettiva, diventa sempre più problematico: se la sicurezza informatica potrà essere destinata ad aumentare potrà permanere l’insicurezza legata all’assenza di una regolamentazione in materia che possa tutelare gli acquirenti di bitcoin, specie se i bitcoin dovessero rafforzare il loro ruolo di strumenti di investimento.

Recentemente, Paesi come Cina e Russia hanno bandito i bitcoin, mentre altri, come gli Stati Uniti, cominciano a parlare di una regolamentazione. E’ auspicabile una diffusione della moneta digitale e a quali condizioni? Serve una regolamentazione?
Non c’è bisogno di guardare alla realtà oltreoceano. Nell’ottobre 2012, la Banca Centrale Europea ha pubblicato un importante documento di lavoro denominato “Virtual Currency Schemes” che ha affrontato con approccio sistematico, per la prima volta in assoluto, gli aspetti più rilevanti del sistema bitcoin, dal punto di vista economico e giuridico. La Banca Centrale Europea (BCE) ha apprezzato la creatività e l’innovazione dei sistemi di pagamento generati dai bitcoin: data, però, l’instabilità intrinseca del prezzo di queste valute, la mancanza di una specifica regolamentazione a riguardo ed il rischio di un loro uso illegale da parte di utenti anonimi, la BCE spinge affinché si instauri un procedimento di analisi e di verifica necessario per contenere i rischi connessi alla proliferazione della criptomoneta.

Altro fatto rilevante risale alla registrazione del sistema basato sui bitcoin come payment services provider europeo (PSP, cioè Prestatore di Servizi di Pagamento, secondo la Direttiva n. 64 del 2007) per effetto dell’intervento della Bitcoin Central. L’organizzazione, che funge da banca di cambio di bitcoin in altre valute, è riuscita ad ottenere in Francia un ID bancario per poter far trasferire denaro e bitcoin nel circuito creditizio. In questo modo si è fatto assumere al bitcoin lo status di moneta priva di corso legale ma riconosciuta.

L’attenzione posta alla regolamentazione da parte degli Stati o della autorità monetarie, se produrrà frutti, muterà inevitabilmente l’intento primigenio della creazione di bitcoin quale moneta libera.
Segnalo tuttavia che nel sistema europeo e in quello italiano stenta a decollare come strumento di pagamento la stessa moneta elettronica, la cui disciplina prevede la rimborsabilità in ogni momento, oltre alla possibilità di emettere valuta elettronica solo dopo aver ricevuto i fondi necessari (proprio l’assenza di questo requisito allontana decisamente i bitcoin dalla moneta elettronica).

L'instabilità della valuta è dovuta alla mancanza di un mercato di controllo
L’instabilità della valuta è dovuta alla mancanza di un mercato di controllo

A quali condizioni dovremmo accettare di utilizzare questa moneta?

Per essere utile come mezzo di scambio una moneta deve avere un valore stabile o che almeno muti in maniera prevedibile. Devo sapere cosa posso acquistare oggi o tra un anno se ho a disposizione, ad esempio, diecimila euro.

L’estrema instabilità della criptovaluta – passata in un anno da 14 dollari (dati gennaio 2013) a quasi 1.200 dollari (dati dicembre 2013) per poi crollare nuovamente -, spiegabile proprio per l’assenza di un mercato di controllo, rappresenta uno dei principali impedimenti alla sua accettazione. L’economista Roubini, avverso al fenomeno in esame, in un eloquente tweet ha sottolineato questa circostanza :«La volatilità dei bitcoin implica enormi rischi per il mercato», additando i bitcoin come una bolla pronta a scoppiare molto presto.

Quindi, anche se la sicurezza informatica dovesse aumentare, non basterà a rendere affidabili i bitcoin, perché il loro vero limite è l’instabilità?
Personalmente sono convinta di questo. Le oscillazioni avute dai bitcoin non sono nulla di paragonabile a quelle avute da qualsiasi altro strumento che ambisca a qualificarsi mezzo di pagamento. Anche se Bitcoin superasse l’incertezza della sicurezza, fino a quando manterrà questo andamento altalenante resterà confinato alla penetrazione avuta fino ad ora. Nel micro-commercio si stanno aprendo posizioni di fiducia sui bitcoin, ma l’eccessiva instabilità è l’elemento preclusivo alla sua diffusione.

L’unica soluzione sarebbe quella di regolamentare i bitcoin. Ma in questo modo si andrebbe a snaturare la stessa natura della moneta, nata per essere una moneta libera. Quindi è un problema originario, un cane che si morde la coda e per cui non c’è soluzione?
Sì, la regolamentazione, che da un lato rafforzerebbe la fiducia in questa moneta, dall’altro potrebbe snaturare in qualche modo la ragione della sua nascita. Però si può aggiungere questo: chi ha studiato il fenomeno del software open source, sa che all’inizio c’è stata una contrapposizione tra il software proprietario, dove tutto è puntualmente regolato, e il software libero, semplificata nell’alternativa copyright v. copyleft.

Software open source Il software open source si è innestato tra questi due poli come una sorta di via mediana: oggi non circola liberamente, ma con tipi di licenza differente, le c.d. licenze creative commons, altrimenti chiunque potrebbe impossessarsi del software libero e trasformarlo in software proprietario. L’assenza di regolamentazione, che potrebbe apparire congeniale alla rete, in realtà ha dimostrato di non funzionare, perché congeniale all’attuazione di fenomeni di appropriazione e illegalità alla rovescia.

Esistono anche altre realtà,  nate nella rete  per andare contro situazioni puntualmente regolamentate e disciplinate, che poi hanno prodotto delle autoregolamentazioni. Potremmo pensare che il fenomeno Bitcoin, nell’esigenza di una regolamentazione e viste le attenzioni anche in positivo che sta suscitando, possa attrarre in futuro una disciplina dedicata.

Se depuriamo Bitcoin da tutti gli aspetti negativi, resta l’elemento positivo:  in una realtà dove gli intermediari stanno venendo meno (pensiamo a ciò che è successo nel contesto della proprietà intellettuale), Bitcoin rappresenta una spinta a fare a meno degli intermediari bancari, non per realizzare intenti fraudolenti, ma in termini di sottrazione allo strapotere delle banche anche nella rete.

Guardando quindi in prospettiva ad altri fenomeni che si sono verificati nella rete:  forse si può presagire un futuro – se si riuscirà a sganciare da questa moneta l’aspetto che le ha messo un’etichetta molto scura – in cui verrà applicata una disciplina che farà di Bitcoin una moneta di internet, con alcuni aspetti di agevolazione che la differenzieranno dall’uso della moneta corrente. Questo è però un futuro sul quale non possiamo avere certezze.

Navigare sicuri con un modem Telecom/Alice ADSL WiFi. Guida

L’offerta ADSL Telecom mette a disposizione diversi modelli di modem, alcuni attualmente in commercio, altri dati in comodato d’uso durante offerte precedenti e che, seppur datati, potremmo trovarci in casa. Ogni modem presenta alcune impostazioni su cui l’utente può intervenire per migliorare il suo stato di sicurezza e velocità, e in questa guida vi aiuteremo nella fase di ottimizzazione.

Iniziamo a visionare i vari modelli di modem Telecom, assieme alle loro caratteristiche: per ognuno di questi vengono indicati i miglioramenti che potranno essere eseguiti, sotto forma di punti di un elenco che vedremo più avanti.

ADSL2+ Wi-Fi N / ADSL2+ Wi-Fi N Technicolor

Il modem Telecom Italia ADSL 2+ Wi-Fi N permette il collegamento ad Internet fino a 20 Megabit. E’ compatibile con i sistemi Windows XP e successivi, Mac OS 10.3 e successivi e Linux. Dopo il primo avvio, in base ai servizi sottoscritti, si configura in automatico per il corretto funzionamento.
Per questo modello puoi eseguire tutti i punti dell’elenco

Alice Gate VoIP 2 plus Wi-Fi

Il dispositivo ADSL Alice Gate VoIP 2 Plus Wi-Fi consente il collegamento ad Internet fino 20 MB. Può essere collegato al computer tramite la porta Ethernet oppure via Wi-Fi .  Dopo il primo avvio, il modem si configura in automatico in base ai servizi (Voip, Wi-Fi, ecc. ) sottoscritti.
Per questo modello puoi eseguire i punti 1, 2, 3, 4, 5, 6 dell’elenco

ADSL Alice Gate2 Plus Wi-Fi

Permette il collegamento ad Internet fino a 20 MegaBit. Può essere collegato al computer tramite porta USB, Ethernet (rete Lan), Wi-FI. E’ compatibile con i sistemi Windows 98/ME/2000/XP/Vista, Windows NT (Ethernet), Macintosh (Ethernet, Wi-Fi) e Linux (Ethernet, Wi-Fi). Driver e scheda Wi-Fi non forniti.
Per questo modello puoi eseguire i punti 1, 2, 4, 5, 6 dell’elenco

Modello ADSL2+ Wi-Fi N - Telecom Italia
Modello ADSL2+ Wi-Fi N – Telecom Italia

ADSL Alice Gate W2+ 

Il dispositivo ADSL Alice Gate W2+ permette di collegare un computer ad Internet fino a 20 MegaBit, può essere collegato al computer per mezzo della porta USB, Ethernet (rete Lan) o tramite rete senza fili Wi-Fi.

Compatibile con i sistemi Windows 98/ME/2000/XP/Vista, Windows NT (Ethernet), Macintosh (Ethernet, Wi-Fi) e Linux (Ethernet, Wi-Fi). Driver e scheda Wi-Fi non forniti.
Per questo modello puoi eseguire i punti 1, 2, 4, 5, 6 dell’elenco 

ADSL Alice W-Gate 

Il dispositivo ADSL Alice W-Gate permette di collegare un computer ad Internet fino a 20 MegaBit e può essere collegato al computer per mezzo della porta USB, Ethernet (rete Lan) o tramite rete senza fili Wi-Fi. Il driver fornito per la connessione USB non è compatibile con Windows Vista (e successivi). Driver e scheda Wi-Fi non forniti.
Per questo modello puoi eseguire i punti 1, 4, 5, 6
 dell’elenco 

ADSL Alice Gate2 Plus

ADSL Alice Gate2 Plus permette di collegare un computer ad Internet fino a 20 MegaBit e può essere collegato al computer per mezzo della porta USB o Ethernet (rete Lan). Il modem è compatibile con i sistemi Windows 98/ME/2000/XP/Vista, Windows NT (Ethernet), Macintosh (Ethernet) e Linux (Ethernet).
Per questo modello puoi eseguire i punti 1, 6 dell’elenco 

ADSL Alice Gate

Il dispositivo ADSL Alice Gate permette di collegare un computer ad Internet fino a 8 MegaBit e può essere collegato al computer per mezzo della porta USB o Ethernet (rete Lan). Può essere montato un modulo aggiuntivo che permette di collegarsi anche senza fili (Wi-Fi). Tale apparato è compatibile con i sistemi Windows 98/ME/2000/XP, Windows NT (Ethernet), Windows Vista (Ethernet, Wi-Fi), Macintosh (Ethernet, Wi-Fi) e Linux (Ethernet, Wi-Fi). Il driver fornito per la connessione USB non è compatibile con Windows Vista (e successivi). Driver e scheda Wi-Fi non forniti.
Per questo modello puoi eseguire i punti 1, 6 dell’elenco 

Navigare sicuri con un modem Telecom: le istruzioni

Ora che sappiamo cosa può fare il nostro modem e quali ottimizzazioni possiamo apportare, non resta che seguire le indicazioni, eseguendo le operazioni che risultano compatibili con il nostro modello.

Pannello di gestione ultimi modelli modem Telecom
Pannello di gestione ultimi modelli modem Telecom

1. Gestione della  connessione Wi-Fi

L’interfaccia Gestione Modem è il pannello attraverso cui gestire tutte le impostazioni relative alla connessione Wi-Fi disponibili nel proprio modem. Vediamo come raggiungere questo pannello nell’ultimo modello di modem Telecom,  ADSL 2+ Wi-Fi N, e nei modelli precedenti.

Il modem ADSL 2+ Wi-Fi N è già preconfigurato per navigare in Internet in modalità Wi-Fi. Per verificare le impostazioni di configurazione Wi-Fi:

  • Apri il browser al seguente indirizzo: http://192.168.1.1
  • Dalla pagina di Gestione modem, clicca sul pulsante Wi-Fi presente nella colonna di sinistra (solo nei modelli ADSL2+ Wi-Fi N / Technicolor, Alice Gate VoIP 2 plus Wi-Fi,  in quelli precedenti entra nella pagina Stato modem  e fai clic su Configura nella sezione Collegamento Wi-Fi)
  • Si aprirà la schermata riepilogativa della configurazione Wi-Fi. Le principali voci riportate sono:
  1. Rete Wi-Fi (SSID): nome della rete wireless Wi-Fi (rete senza fili)
  2. Stato Interfaccia Radio: segnala se la funzionalità Wi-Fi è attiva o meno
  3. Canale: impostazione del canale radio
  4. Modalità di cifratura: indica se e quale cifratura Wi-Fi è abilitata
  5. Chiave di cifratura: indica la chiave di cifratura configurata sul modem da impostare sul PC collegato tramite Wi-Fi quando è abilitata la Modalità di cifratura
  6. Controllo Accesso: indica se è abilitato il controllo di accesso tramite MAC Address (identificativo hardware della scheda Wi-Fi) che permette solo alle schede abilitate di collegarsi in Wi-Fi

Per modificare le principali impostazioni della rete Wi-Fi, clicca sul pulsante Configura Rete Wi-Fi e segui le indicazioni presenti nelle pagine sottostanti.

Modalità di navigazione automatica
Modalità di navigazione automatica

2. Attivare / Disattivare Modalità connessione automatica

Nella sezione Collegamento Internet (o Connessione Internet, in base ai modelli), se si ha un abbonamento  flat, è possibile attivare o disattivare la Connessione automatica da modem. Il modem è inizialmente configurato nella modalità Routed (sempre connesso a internet) quindi in corrispondenza della voce Connessione automatica da modem sarà visibile la voce Attiva e, di fianco alla voce Indirizzo IP pubblico, l’indirizzo numerico assegnato al modem.

Con la modalità Routed, sarà direttamente il modem/router a stabilire la connessione Internet e ad assegnare automaticamente ai PC collegati in rete un indirizzo IP privato. Scegliendo di disattivare questa modalità (pulsante Disattiva), il modem funzionerà in modalità Bridged: questo significa che nessun dispositivo potrà usare la rete se non lo avremo approvato e configurato personalmente. Una volta disattivata la modalità Routed del modem, per poter gestire la connessione Internet, sarà necessario creare infatti una Connessione a banda larga o PPPoE sul PC .

3. Personalizzare la password di accesso gestione modem

Per accedere alla Gestione Modem da Web, apri il programma di navigazione e digita il seguente indirizzo numerico: http://192.168.1.1 oppure: http://alicegate. Se non hai ancora impostato una password , per entrare nella pagina Gestione Modem ti basterà semplicemente selezionare Accedi lasciando il campo Password vuoto.
Per personalizzare la password di accesso alla pagina di Gestione Modem:

  • Seleziona la pagina Accesso dal menu di destra
  • Abilita la voce Attiva, digita una password e clicca sul tasto Salva
Pannello per modificare la modalità di cifratura
Pannello per modificare la modalità di cifratura

4. Cambiamento modalità di cifratura

Quando si utilizza la modalità di connessione Wi-Fi, è necessario proteggere la rete abilitando la Modalità di cifratura per evitare accessi non autorizzati. La modalità di cifratura più sicura è WPA-PSK TKIP-AES 256 bit.

Per controllare che sia selezionata questa opzione o modificarla, vai su Configurazione rete Wi-Fi (o Impostazioni Wi-Fi, in base ai modelli), seleziona la modalità di cifratura dal menu a tendina e clicca su Salva.

In tutti i modelli, tranne che in ADSL2+ Wi-Fi N / Technicolor, queste impostazioni richiedono la disabilitazione dell’opzione di Controllo Accesso.

5. Cambiamento chiave di cifratura

Per personalizzare la chiave di cifratura:

  • Dalla pagina di Gestione modem , clicca sul pulsante Wi-Fi presente nella colonna di sinistra.
  • Premi il pulsante Configura Rete Wi-Fi , seleziona la Modalità di cifratura WPA-PSK o WPA-AES ed inserisci la Chiave di cifratura  composta da 24 a 32 caratteri alfanumerici.
  • Premi il pulsante Salva e seleziona il tasto Avanti per confermare le impostazioni.
Controllo accesso MAC
Controllo accesso MAC

6. Controllo accessi indesiderati

Il Controllo Accesso dell’interfaccia Wi-Fi del modem permette di bloccare connessioni non autorizzate. Dalla schermata di Gestione modem premi il pulsante Wi-Fi nella colonna di sinistra, quindi dalla pagina Stato Wi-Fi clicca su Configura Rete Wi-Fi. Per i modelli di modem diversi da ADSL 2+ Wi-Fi N / Technicolor scegliamo invece:  ConfiguraCollegamento Wi-Fi. In questi modelli è preficongurata la chiave di accesso e disabilitata l’opzione di controllo accesso,che deve restare tale per poter impostare le chiavi di cifratura.

La prima volta che abiliti il controllo di accesso, il modem pone i terminali Wi-Fi rilevati in stato non autorizzato. Per abilitare un singolo terminale, collega il PC al modem tramite un cavo di rete (ETH), collegati tramite il browser all’indirizzo http://192.168.1.1 ed accedi alla configurazione controllo accesso dalla sezione Wi-Fi.

Dopo aver salvato è possibile accedere alla configurazione del controllo d’accesso cliccando sull’apposito pulsante. Per ogni terminale Wi-Fi rilevato, identificato da un indirizzo MAC univoco, è possibile attivare o disattivare l’accesso al modem (Gestione Accessi) oppure eliminarlo dalla lista (Elimina); Per abilitare un terminale al collegamento Wi-Fi, seleziona la voce Autorizzato e premi il tasto Salva.

7. Backup e basso consumo

Dalla pagina Strumenti è possibile effettuare il Backup della configurazione del tuo modem. Dopo aver concluso l’installazione del modem e definito le eventuali impostazioni (terminali collegati, port mapping, ecc.), accedi alla sezione Strumenti, clicca sul tasto Salva configurazione e segui la procedura per salvare il file su una cartella del tuo PC. Per recuperare successivamente il file di backup, cerca la cartella (Sfoglia ...) e clicca su Ripristina Backup. Sempre tra gli Strumenti, è possibile selezionare la voce Modalità basso consumo, che spegne tutti i led dopo due minuti di funzionamento e imposta il led Power a bassa intensità.

Android. Come navigare in sicurezza con il WiFi

Proteggere la navigazione e l’esperienza sul web su terminali Android è fondamentale. In questa rapida guida vedremo alcuni esempi che ci permettono di capire come la nostra connessione possa essere sfruttata malamente, e vedremo le quattro migliori applicazioni per difendere le connessioni WiFi.

I rischi delle connessioni WiFi: alcuni esempi

Partiamo da un semplice presupposto: in un device Android privo di protezioni potrebbe, potenzialmente, entrare di tutto. Tra le tipologie di malware più diffuse in questo momento figurano, ad esempio, i cosiddetti “premium service abuser“, codici che iscrivono i dispositivi infettati a servizi premium a pagamento, lasciando agli ignari utenti la sgradita sorpresa di ritrovarsi addebiti non autorizzati sulle carte di credito. Figurano poi gli adware, responsabili di milioni di comunicazioni pubblicitarie invasive e non richieste, e i “dialer“, applicazioni fasulle che inviano sms dal dispositivo delle vittime verso numerazioni estere a pagamento, lucrando sulla pelle degli ignari utenti.

Difendere il proprio dispositivo dalle minacce informatiche è una priorità
  • Il caso Fakeinst: nel 2013 questo trojan, mascherato dietro una versione fake del celebre videogioco “Bad Piggies”, riuscì a contagiare migliaia di sistemi Android attivando invii di SMS non autorizzati verso numerazioni russe a pagamento maggiorato, rubando di fatto migliaia di euro dalle tasche dei malcapitati e incauti proprietari. Il programma celava il proprio operato dietro icone fantasiose e sempre diverse, difficili pertanto da individuare ed eliminare.
  • Mobsqueeze: mascherato dietro un’attraente App per il risparmio energetico dello smartphone (con nomi diversi come Battery Upgrade o Battery Doctor), questo adware induce gli utenti a scaricare il codice maligno con la promessa di mirabolanti prestazioni e lunga durata della batteria. In realtà, l’App spia l’ignaro utente inviando i dati personali ai principali server di pubblicità online per finalità commerciali e spam invasivo.
  • Walkinwat: spacciandosi per versione free di note applicazioni a pagamento, questo programma-spia si insedia nel sistema Android raccogliendo dati personali e inviando SMS spam a tutti i contatti della rubrica personale della vittima. In aggiunta, può sfruttare il telefono per avviare chiamate non autorizzare e le connessioni di rete per accedere a internet.

Per difendersi contro questi rischi estremamente variegati, il consiglio è sempre lo stesso: prestare attenzione a cosa si scarica e da dove, oltre a installare una suite capace di proteggere il proprio telefonino Android dalla più vasta gamma possibile di minacce. La rapida diffusione dei dispositivi smartphone e tablet sul mercato è dovuta in massima parte al loro enorme potenziale in termini di connettività: linea dati, Wi-Fi, Bluetooth sono ormai un “must” su tutti i dispositivi, consentendo agli utenti di restare connessi 24 ore su 24 e di avere in ogni momento la possibilità di controllare la posta, navigare sulla Rete, spedire immagini e file ad altri utenti.

Ogni connessione, però, rappresenta un canale bidirezionale: così come il nostro telefono può entrare in contatto con il mondo, allo stesso modo ogni utente può entrare in contatto con noi e nel peggiore dei casi frugare nei nostri dati invadendo la privacy o addirittura sottraendo dati preziosi come password, coordinate bancarie, pin e account personali.

Quattro app per navigare in sicurezza con il WiFi.. e non solo

Per aumentare la sicurezza del nostro dispositivo mentre è connesso a una rete, è possibile dotarlo di un’app antivirus (ancora meglio una suite) che lo protegga in ogni momento della giornata contro attacchi informatici di vario genere, tentativi di intrusione, accesso a siti fraudolenti, tentativi di phishing, furti di identità e credenziali, abusi della nostra privacy. Play Store abbonda di offerte in questo senso, disponibili gratuitamente o a pagamento.

McAfee Mobile Security (gratis o premium a 29,99 €/anno): questa soluzione si propone di fornire agli utenti un vero e proprio “scudo” capace di proteggerli a 360° da tutte le insidie che possono abbattersi su un moderno smartphone o tablet, siano esse interne al device (virus, malware, furti di identità, privacy dei dati personali) o esterne (furto o smarrimento del dispositivo).

In un’unica suite, l’applicazione raccoglie il celebre antivirus targato McAfee, strumenti di identificazione e rimozione malware, filtri anti-spam e anti-phishing, lo strumento “anti-theft” per rintracciare il dispositivo attraverso la rete GPS (con una serie di servizi pensati per comunicare con il ladro, scattargli foto a sua insaputa per procedere all’identificazione, bloccare il device ed eseguire il backup dei dati a distanza), funzioni avanzate per il controllo dei permessi richiesti dalle app e un sistema di monitoraggio che indica in tempo reale i rischi per la nostra privacy.

Avast Mobile Security & antivirus (gratis o premium a 14,99 €/anno): con oltre un milione di download, questa suite si pone fra le più apprezzate dagli utenti per praticità e facilità d’utilizzo. Oltre alle funzioni di base (motore antivirus, analisi della app installate e delle schede di memoria, scansione automatica degli SMS, consulente della privacy, filtro SMS e chiamate con blocco dei numeri indesiderati, protezione da siti web e codici maligni, blocco delle applicazioni mediante PIN, backup della memoria del telefono), offre all’utente funzioni avanzate in caso di furto come la geolocalizzazione del dispositivo su mappa, l’attivazione da remoto di una sirena di allarme sul device e la notifica in tempo reale delle operazioni che vengono eseguite sul dispositivo (come la sostituzione di una scheda SIM).

Tra i servizi premium figurano invece il blocco delle applicazioni, l’Ad Detector per rilevare i servizi pubblicitari ed evitare i sistemi di tracciamento, il Geo-Fencing (il dispositivo esegue una serie di azioni predefinite, come il blocco totale o l’attivazione di una sirena, se viene allontanato da un determinato perimetro impostato dall’utente), l’invio di SMS e il backup dati da remoto.

Bluetooth Firewall (gratis la versione di prova, 1,14 € per quella completa): una delle fonti di minacce meno considerate sui moderni dispositivi mobile è quella legata alle connessioni bluetooth.

Bluetooth Firewall si propone di compiere un’operazione molto semplice: presidiare il dispositivo e impedire che altre apparecchiature possano mettersi in contatto con il device a nostra insaputa. Una volta installato, è possibile avviare una scansione alla ricerca di tutte le app che utilizzano la funzionalità Bluetooth, identificando in modo agevole i programmi dannosi e dando modo all’utente di eliminarle all’istante. Un allarme avviserà ogniqualvolta un’applicazione locale o un dispositivo esterno cercherà di attivare una connessione Bluetooth, dando modo di selezionare una lista di app o device attendibili che potranno connettersi automaticamente.

Chiude la Polizia Postale: tutte le proteste e i pericoli

Tempo di tagliare le spese. E il rapporto presentato al Governo dal commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, coinvolge nel quadro per la riduzione della spesa pubblica anche il Dipartimento di Sicurezza. Un piano che Cottarelli aveva cominciato a elaborare a novembre 2013, durante il governo Letta, e che sarà pronto a partire sotto il governo Renzi nel mese di maggio. Il primo obiettivo che il commissario si propone di raggiungere con questo piano è risparmiare 3 miliardi di euro entro fine 2014.

Polizia-PostaleI termini del provvedimento

Già da tempo Cottarelli aveva anticipato che il progetto di razionalizzazione avrebbe coinvolto in modo importante il Dipartimento della pubblica sicurezza, e il vicecapo della Polizia Alessandro Marangoni lo aveva ribadito a febbraio durante un incontro con i sindacati di polizia. Marangoni aveva anticipato alcuni dati, già capaci di suscitare il dissenso dei sindacalisti, ma precisando che l’Amministrazione stava ancora lavorando al piano di razionalizzazione. I dati ufficiali sono stati pubblicati solo il 4 marzo 2014, all’interno del documento redatto dal Dipartimento della pubblica sicurezza: Progetto di razionalizzazione delle risorse e dei presidi della polizia di Stato sul territorio”.

Tra le disposizioni previste: un miliardo e 800 milioni di euro in meno agli stipendi delle forze dell’ordine e lo smantellamento di oltre 250 uffici di polizia, tra cui 11 commissariati distaccati, 2 compartimenti e 27 presidi minori della polizia stradale (altri 6 presidi verranno accorpati con uffici attigui), 73 fra sottosezioni e posti della polizia ferroviaria, 2 zone di frontiera e 10 presidi minori della polizia di frontiera, tutte e 50 le squadre nautiche, 4 squadre sommozzatori, 11 squadre a cavallo, 4 Nuclei artificieri, la Scuola per i servizi di polizia a cavallo di Foresta Burgos (Sassari).

E poi, 73 sezioni provinciali della polizia postale, quella “specialità della Polizia di Stato – come ci ricorda il portale ufficiale – all’avanguardia nell’azione di prevenzione e contrasto della criminalità informatica e a garanzia dei valori costituzionali della segretezza della corrispondenza e della libertà di ogni forma di comunicazione. Il principale sforzo operativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni è nella direzione del continuo adeguamento della propria risposta alle nuove frontiere tecnologiche della delinquenza.”

Le ragioni del risparmio

Cosa significa esattamente questo smantellamento della polizia postale? Significa che, eliminate le 73 sedi scelte, il 90% dell’attuale personale sarà riallocato presso le Questure.  Una rimodulazione che, secondo il parere di Cottarelli, creerà sinergie e un migliore coordinamento tra i cinque corpi nazionali delle forze dell’ordine e comporterà un risparmio significativo nell’arco di un triennio.

La proposta sta suscitando parecchie polemiche e vede i sindacati di polizia uniti in un fronte comune, deciso a chiedere spiegazioni al Ministro degli Interni Angelino Alfano. E il ministro tenta di rassicurare gli animi, sostenendo che ci si sta allarmando in modo ingiustificato. Non si tratta, secondo Alfano, di una chiusura, ma solo di una riorganizzazione. Tutti i comparti devono farsi carico di una razionalizzazione, ma sostiene che questo non significherà tagli indiscriminati e abbassamento del livello di sicurezza.

Le proteste e i pericoli

Ma è proprio l’aspetto della sicurezza ad alimentare la protesta. Protesta che si sta sollevando da più parti e che si fonda innanzitutto su una convinzione:  la decisione di chiudere le sedi autonome della polizia postale indebolirà sicuramente la forza di questa particolare specialità delle forze dell’ordine. Questo dissenso è espresso e condiviso da tutti i sindacati, secondo cui  minare la forza delle polizia postale in un momento storico in cui i reati informatici sono all’ordine del giorno, dal phishing alla pedopornografia al cyberbullismo, è letteralmente una follia. Significa minare alle radici la sicurezza nostra e dei nostri bambini.

piano di razionalizzazione dei presidi
Parte del documento che propone il piano di razionalizzazione dei presidi di polizia

In questo coro di protesta unanime e generale, alcune voci portano poi all’attenzione ulteriori risvolti della questione. Secondo Benito Pasqua, segretario della sede abruzzese del Siulp, con l’assorbimento nelle Questure la polizia postale perderà la sua autonomia. Se, fino ad oggi, riferiva direttamente al potere giudiziario, ora avrà la Questura come intermediario, con il risultato di una maggiore farraginosità e lunghezza delle procedure.

Altri sottolineano che questo provvedimento, oltre che dannoso per la sicurezza, non consentirà nemmeno un vero risparmio. Secondo Andrea Longhi, segretario regionale del Sap Emilia Romagna, questo è un taglio che non ha nulla a che vedere con una reale razionalizzazione finalizzata al raggiungimento della massima efficienza, la quale potrebbe essere ottenuta – sempre secondo Longhi, che non è comunque l’unico a sostenere questo punto – riducendo invece le forze di polizia attualmente esistenti. Diverse altre voci, provenienti dai sindacati o dalla politica, si alzano a sostenere l’irrisorietà del risparmio che si otterrà chiudendo le sedi della polizia postale.

Oltre che dai sindacati, le proteste arrivano anche da associazioni e gruppi che tutti i giorni difendono le vittime del cybercrime. Tra questi, l’associazione nazionale vittime di pedofilia Prometeo, secondo cui questa decisione è un regalo a stalker e pedofili. Inoltre, Massimiliano Frassi, presidente della Prometeo, sottolinea come  spostare la gestione delle pratiche sotto l’autorità delle Questure significa andare a ingolfare un sistema già ingolfato, che chissà quando riuscirà a riprendere in mano le indagini attualmente avviate.

Il punto su cui i sindacati, oltre alle voci autonome e ai politici che nel frattempo si sono uniti al coro di dissenso, invitano ognuno di noi a riflettere è quanto riorganizzare la sicurezza seguendo questa direzione di tagli netti e decisamente importanti non sia più rischioso che fruttuoso. Rischioso per la nostra incolumità, sempre ammesso che sia fruttuoso da un punto di vista economico. E su questo fronte i sindacati invitano anche i cittadini a unirsi, in una questione che non riguarda solo la polizia, ma la sicurezza di tutti.

Google. Attivare una doppia password di protezione. Guida

La sicurezza sul web, si sa, non è mai troppa. Specialmente quando si parla della casella e-mail personale, dove ogni giorno vengono custoditi messaggi, allegati e informazioni strettamente personali che mai si vorrebbero vedere finire nelle mani sbagliate.

Per tutelare il più possibile la privacy dei propri clienti, Google ha introdotto per tutti gli account un servizio di accesso con verifica in due passaggi: accanto alle tradizionali user e password, ogni utente può scegliere di inserire in fase di log in un terzo codice che viene inviato all’occorrenza via sms dai server di Big G sul telefonino del diretto interessato, senza il quale l’accesso al proprio profilo risulterà pressochè impossibile. Un accorgimento che di fatto riduce di molto il rischio di intrusioni all’interno del proprio account, tutelando in un solo colpo casella Gmail, cloud, social e tutti i restanti servizi offerti da Google.

Verifica in due passaggi: come funziona.

Immaginiamo che un malintenzionato riesca ad entrare in possesso della password del nostro account: istantaneamente avrebbe accesso illimitato a tutta la nostra vita digitale, inclusi contenuti strettamente personali come mail, foto, video, documenti, social e via dicendo. Qualora oltre alle credenziali tradizionali al malintenzionato venisse richiesto anche un codice segreto inviato via sms sul telefonino del proprietario dell’account, gli risulterebbe impossibile accedere e violare la nostra privacy.

Il servizio di verifica in due passaggi, basato su una procedura di autenticazione a due fattori, può essere abilitato manualmente da tutti gli utenti Google direttamente dal pannello di amministrazione personale. Per attivare la procedura di iscrizione è sufficiente collegarsi alla pagina di attivazione e seguire passo passo tutte le istruzioni della procedura guidata.

Una prima schermata informa l’utente circa i vantaggi del nuovo sistema di autenticazione, per il quale risulterà fondamentale avere con sé il proprio telefonino. Il numero telefonico andrà quindi inserito in un apposito campo consentendone la registrazione sui server di Google: ad ogni nuovo accesso al proprio account, un sms (o in alternativa una voce registrata) informerà l’utente circa il codice segreto da inserire per perfezionare l’accesso. A questo punto un codice di prova viene spedito sul cellulare dell’utente, in modo da perfezionare ed attivare la procedura di iscrizione al servizio.

Computer e dispositivi verificati

Se da un lato la verifica in due passaggi garantisce all’utente un elevato standard di sicurezza, dall’altro rappresenta un’ovvia limitazione: quella di portarsi appresso il proprio telefonino ogniqualvolta si abbia l’esigenza di controllare la posta elettronica o loggarsi ai servizi di Google.

Per ovviare a questo inconveniente, attraverso il pannello di controllo è sempre possibile indicare una serie di dispositivi verificati sui quali la doppia autenticazione verrà richiesta soltanto al primo accesso. Pensiamo ad esempio ai computer desktop di casa, utilizzati soltanto da una stretta cerchia di familiari, sui quali la doppia autenticazione solitamente complica la vita, piuttosto che agevolarla. Caso opposto quello dei computer portatili o dei tablet, che potrebbero facilmente essere persi o sottratti da malintenzionati: su questi dispositivi la doppia autenticazione potrebbe risultare fondamentale per prevenire accessi non autorizzati da parte di estranei.

Cosa fare in caso di furto del telefono o impossibilità nel ricevere gli SMS.

Il telefono registrato per la procedura di doppia autenticazione è andato perso, o peggio ancora rubato? Ci si trova in una zona non coperta da segnale, o in un Paese estero dove il proprio telefonino non funziona?

Niente paura: anche in questo caso Google ha predisposto una serie di contromisure per garantire all’utente, in ogni caso, la possibilità di accedere ai propri servizi. Una prima, importante raccomandazione è quella di indicare uno o più numerazioni telefoniche di riserva: nel caso non sia possibile sfruttare il numero primario, è sempre possibile ricevere su altri cellulari o su una linea fissa (in questo caso sarà necessario, in fase di registrazione, spuntare la voce “chiamata telefonica” per l’invio del codice segreto di accesso).

Per abilitare le numerazioni secondarie alla ricezione dei codici, sarà necessario ripetere la procedura di registrazione per ogni singolo numero, ripetendo gli stessi passaggi già effettuati per il numero principale. Qualora invece ci si trovasse sprovvisti di un qualsiasi telefono, Big G offre ai propri utenti la possibilità di stampare e portare con sé una serie di “codici di backup” mediante i quali è possibile scavalcare la procedura di autenticazione in due passaggi.

Si tratta, in questo caso, di una misura da adottare unicamente in caso di emergenza come ad esempio un viaggio all’estero o la totale assenza di copertura telefonica. I codici “usa e getta” possono essere stampati, conservati in un luogo sicuro e utilizzati all’occorrenza, tenendo presente che un codice generato avrà validità per un unico accesso al proprio account Google: successivamente si dovrà utilizzare un secondo codice e così via.

Password complesse

Ad ogni modo, è sempre bene ricordare quanto Google stessa ribadisce in sede di attivazione del servizio: la verifica in due passaggi potenzia la sicurezza dell’account, ma non è in grado di garantirla al 100%. Allo stesso modo in cui un buon meccanismo di combinazione può aumentare la sicurezza di una cassaforte, ma non garantire che nessun ladro sarà in grado di forzarne la porta con un esplosivo, il pericolo che un hacker possa trovare altri sistemi per violare il proprio account a monte è sempre presente.

Così come è sempre possibile il rischio che un malintenzionato possa sottrarre contemporaneamente notebook e cellulare di una vittima. In questo caso è bene affidarsi anche alle “vecchie” raccomandazioni sulla scelta di user e password: utilizzare sempre parole di almeno 8 caratteri, meglio se alfanumeriche e contenenti lettere maiuscole e minuscole, evitare i nomi legati alla propria vita personale come quelli di figli, mogli, mariti e animali domestici, date di nascita o anniversario, affidarsi a parole di fantasia difficilmente indovinabili e infine cambiare frequentemente le password per ridurre il rischio che vengano individuate. Per il ladro di turno sarà arduo risalire alle vostre credenziali, e pressochè impossibile attivare la procedura di invio del codice via sms.

Come rendere uno smartphone iOS/Android sicuro per i bambini

Fare in modo che i più piccoli abbiano uno smartphone su cui rintracciarli e da cui chiamarci in caso di bisogno può farci sentire più sicuri, ma comporta anche molti rischi. Tra questi, la possibilità di navigare su internet in modo incontrollato, usare games che li mettono in contatto con sconosciuti, acquistare senza sosta applicazioni o aggiornamenti a pagamento. Per evitare qualsiasi rischio, è possibile configurare lo smartphone in modo che possano essere utilizzate soltanto alcune funzioni. Vediamo come.

Restrizioni Apple
Screenshot della funzione Restrizioni di iOS

RENDERE SICURO UN DISPOSITIVO MOBILE CON iOS

iPhone e iPad permettono di configurare una serie di restrizioni in modo selettivo e ad ampio raggio. Andare su:

  • Impostazioni> Generali> Restrizioni
  • Selezionare Abilita restrizioni. Verrà chiesto di aggiungere un codice di accesso numerico, che sarà da reinserire ogni volta in cui si vorrà entrare in questa sezione per modificarne le configurazioni. In questo modo si evita che un minore possa modificare le impostazioni di parental control scelte da noi.
  • Si apre un pannello contenente un elenco completo di applicazioni e funzioni. Per impostazione predefinita, tutte le applicazioni sono accessibili. Possiamo decidere quali disattivare in modo selettivo, una ad una.

Tutte le app e funzioni che possiamo disattivare sono raggruppate all’interno di diverse sezioni:

  • Applicazioni native Apple:  Safari, Fotocamera, Siri, Airdrop, acquisti in-app (possibilità di acquistare aggiornamenti o altre app dall’interno di un’applicazione)…
  • Contenuto: musiche e podcast, film , programmi TV, libri, siti web…
  • Privacy: localizzazione, contatti, calendari, social, promemoria…
  • Possibilità di modificare: account, aggiornamenti app, uso dati cellulari…
  • Game center: partite multigiocatore, aggiunta amici

Utilizzando le restrizioni di iOS è quindi possibile intervenire su molte funzioni: impedire la navigazione su internet, l’acquisto o il download di applicazioni inadatte ai più piccoli, la fruizione di contenuti multimediali e molto altro ancora. In questo modo, si crea un vero e proprio profilo ristretto di accesso al device, profilo che non potrà più nemmeno visualizzare le funzioni bloccate.

screenshot profili riservati - android 4.3
Screenshot della funzione Profili riservati – Android 4..3

RENDERE SICURO UN DISPOSITIVO MOBILE CON ANDROID

Dalla versione 4.3, anche Android permette di configurare in modo sicuro il proprio smartphone, attraverso la creazione di profili riservati. Per creare un profilo riservato, andare su:

  • ImpostazioniAccountAggiungi utente o profiloProfilo riservato
  • Verrà richiesto un codice di blocco per proteggere le app e i dati personali
  • A questo punto, sarà possibile scegliere un nuovo profilo e dargli un nome.
  • Comparirà un elenco di tutte le app installate, di default tutte disattivate. Mettere su ON solo quelle che si reputano adeguate.
  • Dopo aver creato un profilo riservato, dalla schermata di blocco si potrà accedere sia al profilo riservato configurato per i minori, sia a un profilo completo, tramite password, che può accedere a tutte le funzioni dello smartphone.

Se non si ha Android 4.3?

Se non si possiede una versione di Android che permette di creare profili riservati, è possibile comunque intervenire su alcuni aspetti che renderanno più sicuro il nostro smartphone:

  • Aprire Google Play StoreImpostazioni. Nella sezione Controlli utente verificare che ci sia un flag sulla casella Password. In questo modo, ogni volta che qualcuno proverà ad acquistare app a pagamento dovrà immettere la password.
  • Nello stessa sezione Controlli Utente si trova Filtro Contenuti. Grazie a questa funzione, è possibile limitare le app scaricabili da Google Play. Si può scegliere se limitare il download alle app adatte a tutti o che richiedono una maturità bassa, media o alta, permettendo quindi di definire dei parametri più precisi in relazione all’età del minore.

Dopo aver modificato le impostazioni verrà chiesto di creare un PIN per evitare che il minore possa cambiare le configurazioni che abbiamo selezionato. Ma limitare l’acquisto e il download di app da Google Play potrebbe non bastare. Per essere certi che applicazioni indesiderate non vengano scaricate da altre parti, come i siti ufficiali delle app, è necessario impedire il download da fonti esterne. Per farlo, andare su:

  • Impostazioni del TelefonoAltroSicurezza
  • Cercare la voce Sorgenti sconosciute e verificare che l’autorizzazione a scaricare app da terze parti sia bloccata.

Le impostazioni per rendere a portata dei più piccoli uno smartphone con una versione non aggiornata di Android, che non dà la possibilità di creare i profili riservati, offrono un livello di sicurezza sicuramente migliorabile. Per incrementarlo, si possono utilizzare alcune applicazioni, ad esempio:

  • AppLock, che permette di proteggere SMS, Contatti, Gmail, Facebook, Galleria, Play Store, Impostazioni, Chiamate e qualsiasi app.
  • Applicazioni di parental control

LinkedIn. Come bloccare un contatto e navigare anonimi

Per impostazione predefinita, LinkedIn mostra ai contatti con cui siamo connessi molte delle nostre attività personali, dai feed relativi ai cambiamenti del nostro account, ai profili che abbiamo visualizzato. Se vogliamo rafforzare la nostra privacy sul social network, possiamo bloccare utenti indesiderati, in modo che non abbiano più accesso al nostro profilo, e scegliere di navigare in forma anonima, ossia senza lasciare traccia del nostro passaggio quando visualizziamo profili altrui.

Per bloccare un utente, andiamo sulla sua pagina. Posizioniamo il cursore del mouse sulla freccia in giù accanto al pulsante Invia un Messaggio e, nel menu che si apre, selezioniamo Blocca o segnala.

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Si aprirà un pannello. Scegliere la prima opzione Blocca e premere Continua.

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Nella schermata successiva, clicchiamo su Accetto per confermare la nostra azione. Una volta bloccato il contatto:

  • Non potremo accedere al suo profilo, né ovviamente lui al nostro
  • Non potremo scambiare messaggi
  • Non saremo più in contatto
  • Rimuoveremo eventuali conferme di competenze e raccomandazioni di quel contatto
  • Non vedremo i nostri reciproci nomi nella sezione “Chi ha visitato il tuo profilo?”
  • Non riceveremo più i reciproci contatti nelle funzioni “Persone che potresti conoscere” e “Altri profili consultati”

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Oltre a bloccare contatti indesiderati, possiamo scegliere di navigare anonimi su LinkedIn. Questo significa che, quando visiteremo la pagina di un altro contatto, i nostri dati non saranno esposti in chiaro nella sua sezione “Chi ha visitato il mio profilo”, opzione altrimenti attivata di default e potenzialmente utile per aumentare la propria visibilità sul network professionale. Per renderci anonimi, facciamo clic sulla foto del nostro profilo e apriamo il pannello Account e Impostazioni. Selezioniamo la voce Privacy e impostazioni e, nella pagina che si aprirà, la voce “Selezionare le informazioni che gli altri vedono quando visiti il loro profilo“.

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Vedremo comparire un pannello con tre opzioni selezionabili. Di default, mostriamo nome e sommario dei nostri dati. In alternativa, possiamo scegliere di far visualizzare solo delle informazioni generiche sul nostro profilo, ma che non riconducono strettamente a noi (ad esempio: settore professionale, qualifica, studi effettuati) oppure di restare totalmente anonimi e di non fornire alcun dato, nemmeno generico. Dopo aver scelto l’ozpione desiderata, clicchiamo su Salva modifiche. Da sapere: se scegliamo di non essere visti dagli altri, non potremo vedere neanche noi chi visita il nostro profilo.

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Come proteggere i dati conservati online. Sicurezza Cloud

Un tempo i documenti importanti venivano custoditi nelle casseforti, magari nascoste dietro un quadro o in un qualche armadio. Nell’era del Cloud computing, le “nuvole” hanno soppiantato pesanti sportelli blindati e lucchetti in favore di più moderne tecnologie, capaci di consentire una maggiore flessibilità e facilità di accesso a file e documenti da qualsiasi parte del mondo, da qualsiasi dispositivo connesso alla Rete, con pochi click o tocchi dello schermo.

Ma quanto veramente sono al sicuro i dati custoditi sui server Cloud? Quanti occhi hanno accesso ai nostri file, protetti da semplici user e password? L’aumento esponenziale di servizi di questo genere, spesso e volentieri gratuiti, ha contribuito ad avviare l’inevitabile dibattito circa la sicurezza di tali sistemi, estremamente comodi ma altrettanto esposti al rischio di intrusioni non autorizzate da parte di terzi. È possibile, quindi, mettere definitivamente al sicuro i nostri dati custoditi sulla nuvola?

Dove conservare i dati? tre regole per la scelta

Quando si acquista un’automobile, è buona norma percorrere qualche chilometro al volante prima di staccare l’assegno. Allo stesso modo i più diffusi servizi di Cloud storage offrono agli aspiranti clienti periodi di prova durante i quali fare la conoscenza delle piattaforme, dei servizi offerti e dei relativi parametri di sicurezza, un primo requisito fondamentale per la scelta. Per operare una selezione consapevole, oltre alle ovvie caratteristiche di praticità, compatibilità con i propri device, flessibilità e usabilità è bene tener conto dei livelli di “difesa” offerti al cliente contro accessi non autorizzati al proprio account.

Secondo segnale di serietà: alcune aziende, come l’ormai conosciutissima Dropbox, hanno introdotto da diverso tempo un sistema di login basato sulla doppia autenticazione: l’accesso tradizionale tramite password e l’invio, tramite SMS sul telefonino del cliente, di un codice di sicurezza aggiuntivo indispensabile all’accesso. Tale codice, dalla validità temporale limitata, viene spedito ad ogni tentativo di accesso e viene rinnovato di volta in volta, esattamente come avviene con i sistemi di Home Banking di numerosi istituti bancari.

Infine, altri fornitori, come Google Drive, danno all’utente la possibilità di utilizzare il protocollo “https”, anche e specie sui device mobili, consentendo connessioni sicure durante la navigazione su reti Wi-Fi pubbliche o in mobilità. Altre aziende offrono invece servizi più elaborati e variegati, come la possibilità di cifrare il proprio spazio all’interno della “nuvola” o impostare rigidi parametri sui dispositivi e gli account associati ai dispositivi mobili, minimizzando i rischi legati a furti di identità e intrusioni non autorizzate. Cerchiamo di preferire questo tipo di approccio durante la scelta.

Proteggere i dati conservati online. Le regole base

Ritornando al paragone iniziale, è bene ricordare che nessun sistema per quanto tecnologicamente avanzato è immune dalle azioni degli hacker più abili. Trucchi, stratagemmi e precauzioni possono solo diminuire il rischio di brutte sorprese, non eliminarli. Allo stesso modo in cui anche la più sofisticata delle casseforti può essere aperta dal più abile dei ladri. Indipendentemente dalla piattaforma utilizzata, tutti i servizi di Cloud storage possono essere resi più sicuri grazie a una serie di buone pratiche e accorgimenti.

Usate password sicure

Le credenziali di accesso dovranno essere uniche, usate esclusivamente per quel servizio e non “condivise” con password analoghe utilizzate su computer, siti web o altri servizi. La lunghezza minima non dovrà essere inferiore agli 8 caratteri che preferibilmente dovranno essere alfanumerici, alternando magari lettere minuscole e maiuscole.

Nel 2012, ad esempio, un gruppo di hacker riuscì a violare diverse migliaia di account Dropbox e ad usare le “nuvole” dei malcapitati utenti per inviare contenuti spam sulla Rete. Nel giro di pochi giorni gli organi di polizia incaricati delle indagini riferirono che i cyber-pirati avevano raccolto le credenziali raccolte da database di terze parti (estranee a Dropbox) e tentato di utilizzarle su più servizi diversi, Dropbox inclusa. Con un risultato sorprendente: molti utenti utilizzavano la stessa user e la stessa password per tutti i loro servizi web, spianando di fatto la strada a molti aspiranti hacker e “curiosi”.

Utilizzate dove possibile le notifiche mail e sms

Tra le diverse impostazioni di sicurezza, diversi fornitori di servizi Cloud storage offrono la possibilità di attivare notifiche mail ed sms ogniqualvolta un nuovo dispositivo viene associato al proprio account. In questo modo è possibile monitorare il numero dei device collegati, consultare lo storico delle sessioni e cosa ancor più importante visualizzare in tempo reale se qualche “intruso” sta curiosando all’interno dei nostri file.

Controllate periodicamente i nomi dei dispositivi connessi

Per le piattaforme che conservano uno storico delle connessioni, è bene controllare periodicamente il nome dei dispositivi precedentemente associati con il proprio account. Qualora dovessero comparire device sconosciuti, è possibile scollegarli manualmente ed impedire ulteriori connessioni e modificare, a titolo precauzionale, le credenziali di accesso all’account. In caso di vendita di un dispositivo mobile, è sempre bene scollegarlo ed eliminare ogni credenziale prima di consegnarlo nelle mani dell’acquirente.

Chiudete sempre le sessioni

Una volta terminato il lavoro con i nostri file, è sempre bene effettuare il log-out dal proprio spazio Cloud. Una procedura forse un po’scomoda – ad ogni accesso dovranno essere inserite nuovamente user e password – ma estremamente utile nel caso in cui il proprio telefono, tablet o notebook venga rubato o smarrito. Eventuali ladri e sconosciuti non potranno così avere accesso ai vostri file.

La vera arma: la cifratura dei dati

Se la privacy rappresenta per voi una caratteristica essenziale in uno spazio cloud, crittografare file e cartelle rappresenta una necessità imprescindibile. Sul mercato esistono numerosi programmi per desktop e app per mobile che renderanno illeggibili i vostri dati a tutti, eccetto a coloro che disporranno delle chiavi di de-crittazione dei documenti.

Qualora la vostra piattaforma Cloud non offrisse in modo nativo un simile servizio, è possibile ricorrere a programmi come l’open source e valido TrueCrypt o, in ambiente mobile, al collaudato BoxCryptor (gratuito per uso privato, disponibile per Android e iOS ma anche in versione desktop per sistemi Windows e Macintosh).

Se da un lato TrueCrypt è stato concepito per criptare selettivamente file e cartelle in ambito locale, per poi trasferirli sulla nuvola in tutta sicurezza, Box Cryptor si propone di fare di più: il software crea un’autentica unità virtuale cifrata con algoritmo AES 256 bit, all’interno di una qualsiasi cartella definita dall’utente. Cartella che, in questo caso, può corrispondere a quella del servizio Cloud del cliente sfruttando la compatibilità del programma con le più diffuse piattaforme disponibili sul mercato.

In caso di intrusioni, ciò che apparirà agli occhi del ficcanaso di turno saranno soltanto una serie di dati illeggibili e senza senso. Il vantaggio di un simile sistema risiede nell’automatismo: ogniqualvolta si carica un file sulla nuvola, questo viene automaticamente cifrato e messo al sicuro. Una sicurezza aggiuntiva che, sommata a quelle offerte di default dai fornitori dei servizi, renderà il nostro spazio Cloud a prova di qualsiasi violazione.

YouTube. Come cancellare la cronologia delle ricerche

Quando cerchiamo un video su YouTube, la cronologia dei termini cercati e quella dei video visualizzati sono automaticamente memorizzate dalla piattaforma. Possiamo però decidere di eliminarle ed eventualmente di impedire a YouTube di memorizzare le successive ricerche e visualizzazioni.

Per eliminare la cronologia delle ricerche,  facciamo clic sulla foto del nostro profilo, in modo che si apra il Pannello di gestione. Selezioniamo la voce Gestione video e, successivamente, la voce Cronologia delle ricerche nella sidebar sinistra. Una volta visualizzato l’elenco dei termini che abbiamo ricercato, possiamo eliminarli in modo selettivo, selezionandoli uno a uno e cliccando Rimuovi nel menu sopra i risultati di ricerca. Se vogliamo eliminare l’intera cronologia, basterà selezionare Cancella tutta la cronologia delle ricerche, mentre per chiedere a YouTube di non memorizzare le nostre ricerche future dovremo fare clic su Sospendi cronologia delle ricerche.

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Se invece vogliamo eliminare la cronologia dei video visualizzati, apriamo il menu posto a lato del logo YouTube, in alto a sinistra nella pagina. Selezioniamo la voce Cronologia.

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Nella sezione Cronologia troviamo tutti i video che abbiamo visualizzato. Per eliminare solo alcune voci, selezioniamole e facciamo clic su Rimuovi. Anche in questo caso, possiamo decidere di eliminare l’intera lista selezionando Cancella tutta la cronologia visualizzazioni ed eventualmente sospendere la memorizzazione dei video che guarderemo, scegliendo la voce Sospendi la cronologia visualizzazioni.

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Twitter. Come cancellare la cronologia delle ricerche

Quando cerchiamo un’informazione su Twitter, eseguendo una ricerca per termine generico, per hashtag o per nome utente, le parole immesse sono automaticamente salvate.  Possiamo visualizzarle nella sezione Ricerche recenti, all’interno del pannello che si apre selezionando la casella Cerca.

In questa sezione compaiono tutti i termini ricercati, sia attraverso la ricerca semplice, effettuata utilizzando Cerca in alto nella pagina, sia attraverso la Ricerca avanzata, accessibile dal menu sulla barra laterale sinistra della pagina. Inoltre, abbiamo la possibilità di salvare i risultati di una specifica ricerca. Come fare se vogliamo eliminare dalla cronologia delle ricerche su Twitter i termini cercati o alcune ricerche salvate?

Eliminare dalla cronologia un termine è molto semplice. Nel pannello che si apre sotto la stringa Cerca quando posizioniamo il mouse, selezioniamo il termine da eliminare nelle Ricerche recenti e facciamo clic sulla X.

twitter

Effettuata una ricerca, abbiamo la possibilità di salvarla, ma solo fino a un massimo di venti termini. Anche per questo motivo potremmo aver bisogno di eliminare alcune ricerche salvate, in modo da fare spazio a quelle nuove. Innanzitutto, per salvare una ricerca, basta premere Salva nella pagina dei risultati.

 

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Una volta salvata la nostra ricerca, la troveremo nel pannello sotto la stringa Cerca, nell’apposita sezione Ricerche salvate. Per eliminare una stringa che non ci serve più, basterà fare clic sulla X.

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Possiamo eliminare una ricerca salvata anche dalla pagina stessa dei risultati salvati per quella ricerca, facendo clic sulla voce Rimuovi.
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