01 Febbraio 2026
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Renzi: con noi il centrosinistra vince. Ma รจ vero?

Facile. Si vince con i voti e non con i veti. Spero che questo sia chiaro a tutti. Naturalmente il merito del successo รจ di Silvia Salis che ha fatto una campagna perfetta e insieme a lei di tutte le liste. Ma il fatto รจ che alle regionali hanno messo il veto su di noi e hanno perso. E alle comunali hanno tolto il veto e abbiamo vinto. E questo fatto รจ inoppugnabile” – Matteo Renzi al Secolo XIX

Per verificare se le affermazioni di Matteo Renzi siano aderenti alla realtร  abbiamo fatto una piccola ricerca dal 2020 ad oggi.

Negli ultimi cinque anni, la partecipazione di Italia Viva alle elezioni locali e regionali ha rappresentato una cartina di tornasole della capacitร  del centrosinistra di innovare e aggregare nuove forze alle tradizionali coalizioni. Dal 2020 a oggi, il partito di Matteo Renzi ha attraversato fasi diverse, ma ha mantenuto una presenza costante, sia come alleato del centrosinistra sia come soggetto autonomo, in molte consultazioni elettorali.

Partiamo dalle elezioni regionali del 2020, quando Italia Viva si รจ presentata in sette regioni, spesso sostenendo i candidati del centrosinistra o, in alcuni casi, presentando liste civiche. In regioni come Toscana e Campania, la presenza di Italia Viva ha partecipato alla vittoria della coalizione di centrosinistra, anche se il ruolo del partito non รจ stato sempre determinante.

In Liguria, Veneto e Marche, invece, dove Italia Viva si รจ presentata con liste autonome o in coalizioni piรน eterogenee, il centrosinistra spesso non รจ riuscito a prevalere. In Puglia, la coalizione con Azione e +Europa ha visto Italia Viva parte di un fronte piรน ampio, ma non centrale rispetto alla vittoria finale della coalizione.

Un caso emblematico รจ quello dellโ€™Emilia-Romagna nel 2024. Qui Italia Viva ha partecipato alla coalizione di centrosinistra che ha riconfermato il presidente uscente. Nonostante la vittoria della coalizione, Italia Viva non ha eletto alcun consigliere regionale, segnalando una difficoltร  di penetrazione elettorale in un territorio storicamente controllato dal Partito Democratico e dalle sue alleanze tradizionali.

Le elezioni comunali del 2025 hanno invece mostrato una maggiore efficacia della presenza di Italia Viva. In cittร  come Genova e Ravenna, il partito ha fatto parte della coalizione di centrosinistra che ha vinto giร  al primo turno. Matteo Renzi, in diverse occasioni, ha sottolineato come il contributo di Italia Viva sia stato determinante per evitare il ballottaggio in alcune cittร , dimostrando che in realtร  urbane complesse la capacitร  di attrarre voti oltre le tradizionali basi elettorali puรฒ fare la differenza. Anche in comuni come Giugliano, la presenza di Italia Viva ha accompagnato la vittoria del candidato di centrosinistra.

La partecipazione di Italia Viva alle elezioni locali e regionali dal 2020 a oggi racconta una storia di alleanze in evoluzione. Il partito di Renzi รจ stato spesso parte della coalizione vincente, anche se non sempre in modo decisivo, e ha dimostrato di poter essere un tassello utile per il centrosinistra, soprattutto nelle cittร  dove la competizione elettorale si fa piรน serrata.

Le ragioni strategiche che guidano lโ€™alleanza tra Italia Viva e il centrosinistra

Ricerca di rilevanza e uscita dalla marginalitร  politica: Dopo i risultati elettorali deludenti e la crescente marginalizzazione, Italia Viva ha bisogno di alleanze per mantenere visibilitร  e influenza. Un accordo con il centrosinistra rappresenta una via per tornare a contare nel panorama politico italiano, soprattutto in vista di sfide elettorali decisive.

Obiettivo di costruire unโ€™alternativa al centrodestra: Italia Viva, come altre forze di opposizione, mira a costruire una coalizione sufficientemente ampia e credibile per sfidare la destra al governo. Lโ€™alleanza con il centrosinistra รจ vista come un passo necessario per offrire una proposta unitaria e attrattiva agli elettori, soprattutto nei collegi marginali dove pochi voti possono fare la differenza.

Superamento dei veti e delle divisioni interne: I leader di Italia Viva insistono sulla necessitร  di dialogare e costruire progetti condivisi, superando le barriere ideologiche e personali che spesso dividono le forze di opposizione. Lโ€™inclusione di Italia Viva nella coalizione รจ considerata un segnale di coesione e serietร  politica, fondamentale per conquistare la fiducia degli elettori.

Riconoscimento del valore aritmetico e strategico: Italia Viva, seppur minoritaria, puรฒ essere determinante in alcuni contesti elettorali, soprattutto nelle cittร  e nelle regioni dove la competizione รจ serrata e pochi punti percentuali possono decidere lโ€™esito del voto. Matteo Renzi sottolinea spesso che anche un 2-3% puรฒ essere decisivo nei collegi marginali.

Ricerca di una nuova identitร  riformista e moderata nel centrosinistra: Italia Viva aspira a essere il traino di una ricostruzione del centro-sinistra, attirando quellโ€™elettorato moderato e riformista che non si riconosce nei toni piรน radicali di altre componenti della coalizione. Questa prospettiva รจ vista come una fase costituente per rilanciare il centrosinistra e offrire unโ€™alternativa credibile al centrodestra.

L’analisi della situazione

Come abbiamo potuto vedere dai dati, la presenza di Italia Viva spesso si รจ dimostrata attiva ma poco determinante, con numeri sempre minoritari e con una marginalitร  dei dati grave.

L’alleanza con il centro sinistra dimostra anche perรฒ che la vittoria รจ piรน aritmetica che politica, se si mettono insieme tutte le varianti politiche si raccoglie un successo ma non una coesione politica. L’avversione del Movimento 5 Stelle per Italia Viva ha portato spesso a divisioni, liti e incapacitร  di agire politicamente come un gruppo coeso.

L’essere presente non sempre ha aggiunto valore, come in Emilia Romagna. Il problema piรน grande del centro sinistra in questo momento pare non avere una propria identitร , perchรฉ, come anche ha evidenziato l’elezione del sindaco di Genova, l’entrata in campo di Italia Viva non ha aggiunto quasi nessun voto alla coalizione che l’aveva esclusa nel 2024 nelle regionali.

Forse il problema principale รจ che i partiti pensano a vincere e non a convincere.

G7 in Canada: tra tensioni e speranze di dialogo

I leader del G7 si riuniscono nella localitร  montana di Kananaskis, nelle Canadian Rockies, a circa 90 chilometri a ovest di Calgary, per un summit che si annuncia giร  come uno dei piรน delicati degli ultimi anni. Al centro dellโ€™attenzione, oltre alle crisi internazionali che agitano il Medio Oriente e lโ€™Ucraina, cโ€™รจ la presenza di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, che rischia di catalizzare tensioni e divisioni tra i partner occidentali.

Le prioritร  di Carney e lโ€™ombra di Trump

Il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato di voler puntare su tre obiettivi principali: rafforzare la pace e la sicurezza, costruire catene di approvvigionamento di minerali critici e promuovere la creazione di posti di lavoro. Tuttavia, queste prioritร  rischiano di essere oscurate dalle questioni piรน urgenti e divisive, come i dazi imposti dagli Stati Uniti e la gestione dei conflitti in Medio Oriente e Ucraina.

La presenza di Trump rappresenta una variabile imprevedibile: il presidente americano, noto per il suo approccio diretto e spesso provocatorio, ha giร  in passato sconvolto i vertici del G7, come accaduto nel 2018, quando lasciรฒ il summit canadese prima della conclusione, definendo lโ€™allora primo ministro Justin Trudeau โ€œmolto disonesto e deboleโ€ e ordinando alla delegazione statunitense di ritirare il sostegno al comunicato finale.

Il vertice arriva in un momento di estrema incertezza. Giovedรฌ scorso, Israele ha lanciato una serie di attacchi contro lโ€™Iran, colpendo duramente gli sforzi diplomatici per evitare unโ€™escalation militare. Il conflitto in Medio Oriente รจ diventato cosรฌ un altro punto di frizione tra gli alleati, con il Regno Unito che ha giร  annunciato lโ€™invio di supporto militare nella regione. Il premier britannico Keir Starmer, in viaggio verso il Canada, ha sottolineato la necessitร  di de-escalation, ma ha anche riconosciuto il diritto di Israele a difendersi.

Anche la guerra in Ucraina rimane un tema centrale, con il presidente Volodymyr Zelenskyy presente al summit e atteso un faccia a faccia con Trump, dopo il loro precedente incontro controverso alla Casa Bianca.

Il ruolo di Giorgia Meloni e la posizione italiana

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni รจ arrivata a Kananaskis con lโ€™obiettivo di rafforzare il profilo internazionale dellโ€™Italia e portare al tavolo le prioritร  nazionali, a partire dalla gestione dei flussi migratori e dalla sicurezza. Meloni introdurrร  la sessione dedicata alle โ€œcomunitร  sicureโ€, puntando a valorizzare lโ€™approccio italiano basato su partenariati con i Paesi africani, accordi bilaterali per il controllo delle partenze e investimenti mirati alla stabilizzazione delle aree di origine, in continuitร  con il Piano Mattei. Lโ€™Italia, inoltre, ha avviato una coalizione G7 contro il traffico di migranti, sostenuta da Stati Uniti e Regno Unito, che punta sulla cooperazione in ambito di intelligence e sul sequestro dei proventi illeciti.

Meloni si propone come ponte tra lโ€™amministrazione Trump e il resto dellโ€™Europa, cercando di mediare sulle questioni dei dazi e di mantenere un profilo credibile sia verso Washington sia verso Bruxelles. Prima della partenza per il Canada, la premier ha tenuto consultazioni con i ministri e i vertici dellโ€™intelligence, oltre a colloqui telefonici con Trump, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dimostrando lโ€™attenzione italiana verso la diplomazia multilaterale e la ricerca di soluzioni condivise.

La strategia del Canada e il clima del vertice

Il Canada, da paese ospitante, cerca di evitare scontri frontali con Trump, consapevole che ogni parola o gesto del presidente americano potrebbe avere conseguenze imprevedibili. Un esperto di affari internazionali e giร  consigliere dellโ€™ex premier Justin Trudeau ha dichiarato: โ€œQuesto incontro sarร  considerato un successo se Donald Trump non avrร  unโ€™esplosione che metta sottosopra lโ€™intera riunione. Qualsiasi cosa oltre questo sarร  un bonusโ€.

Un analista di economia internazionale e giร  funzionario della Casa Bianca ha aggiunto: โ€œLo scenario migliore รจ che non ci siano vere e proprie esplosioni alla fine del verticeโ€.

Un summit senza comunicato finale

Per la prima volta, il Canada ha deciso di rinunciare alla tradizionale dichiarazione congiunta alla fine del summit, una scelta che riflette il clima di divisione e la difficoltร  di trovare una posizione comune su questioni come i dazi e le crisi internazionali. Saranno invece diffuse sette dichiarazioni brevi, ciascuna relativa a uno dei temi chiave: finanziamento dello sviluppo, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, contrasto agli incendi, minerali strategici, repressione transnazionale e lotta al traffico di migranti.

Il G7 2025 si apre dunque allโ€™insegna della cautela e della speranza di evitare scontri, ma con la consapevolezza che la presenza di Trump e le crisi globali potrebbero riscrivere gli equilibri e le dinamiche del summit. La posta in gioco รจ alta: non solo la coesione tra alleati, ma anche la capacitร  di affrontare insieme le sfide piรน urgenti del pianeta. Il ruolo dellโ€™Italia, in questa cornice, si conferma centrale per la mediazione e la ricerca di soluzioni pragmatiche ai grandi dossier internazionali.

Israele decapita la mente atomica dellโ€™Iran

Nove nomi. Nove bersagli. Nove eliminazioni simultanee. Con lโ€™operazione Rising Lion, Israele ha colpito il cuore scientifico del programma nucleare iraniano. Non depositi, non centrifughe: le menti. Tutti gli esperti considerati essenziali per la costruzione di una bomba atomica sono stati uccisi tra giovedรฌ e venerdรฌ notte in una serie di raid chirurgici condotti nei pressi di Teheran e in altri siti sensibili del Paese.

Le vittime non sono figure secondarie. Si tratta di scienziati di primissimo livello: ingegneri nucleari, fisici teorici, specialisti in arricchimento dellโ€™uranio. Nomi che fino a ieri rappresentavano lโ€™รฉlite tecnica della Repubblica islamica. Alcuni erano considerati gli eredi diretti di Mohsen Fakhrizadeh, lโ€™architetto del programma atomico iraniano ucciso nel 2020.

Lโ€™elenco, reso pubblico direttamente dalle forze armate israeliane, include tra gli altri Fereydoun Abbasi, giร  a capo dellโ€™Organizzazione per lโ€™Energia Atomica dellโ€™Iran e sopravvissuto a un attentato nel 2010. Ogni bersaglio รจ stato localizzato con estrema precisione, raggiunto nei suoi alloggi e ucciso in operazioni parallele. Nessuno รจ sopravvissuto.

Secondo fonti militari, lโ€™eliminazione coordinata dei nove scienziati ha richiesto un anno di sorveglianza e raccolta di intelligence. Il risultato: la completa rimozione del team tecnico in grado di portare lโ€™Iran alla costruzione di un ordigno nucleare operativo. ยซIl danno inflitto alla capacitร  del regime รจ incalcolabileยป, ha dichiarato un portavoce dellโ€™esercito israeliano.

Lโ€™attacco rappresenta un salto di livello nella guerra ombra tra Israele e Iran. Non piรน singoli sabotaggi o misteriosi incidenti: stavolta รจ stato un colpo diretto, frontale, alla componente umana del progetto nucleare. Israele non ha colpito solo infrastrutture, ma lโ€™intera architettura intellettuale che poteva trasformare uranio arricchito in una bomba.

Il messaggio รจ chiaro: non รจ solo la tecnologia ad essere sotto attacco, ma chi la rende possibile. E per Teheran, la ricostruzione del know-how scientifico potrebbe richiedere anni. Sempre che ci sia ancora tempo.

Israele contro lโ€™Iran: attacco al cuore del nucleare

Lโ€™alba del conflitto diretto tra Israele e Iran potrebbe essere giร  cominciata, non con una dichiarazione ufficiale di guerra, ma con una serie di attacchi chirurgici, tecnologicamente sofisticati e politicamente incendiari. Per la prima volta, Israele ha sferrato unโ€™offensiva coordinata e simultanea contro i tre principali siti nucleari iraniani: Natanz, Isfahan e Fordow. Unโ€™operazione di precisione, dal potenziale devastante, che ha segnato un punto di svolta nello scontro tra due potenze regionali ormai apertamente in rotta di collisione.

Dietro lโ€™azione militare, lโ€™obiettivo โ€“ esplicito โ€“ รจ stato uno solo: rallentare, se non disintegrare, il controverso programma nucleare iraniano, che secondo lโ€™intelligence israeliana รจ ormai prossimo alla realizzazione di unโ€™arma atomica. โ€œSiamo a un punto chiave: se non ci riusciamo, non avremo modo di impedire allโ€™Iran di sviluppare armi nucleari che minacceranno la nostra esistenzaโ€, ha dichiarato senza mezzi termini il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. Parole che suonano come una giustificazione premeditata a unโ€™azione che ha pochi precedenti nella storia recente del Medio Oriente.

Lโ€™attacco a Natanz: cuore tecnologico e simbolico del programma nucleare iraniano

Il sito di Natanz รจ uno dei piรน noti e sorvegliati dellโ€™Iran. Situato nel centro del Paese, rappresenta il fulcro delle attivitร  di arricchimento dellโ€™uranio, un processo necessario per produrre combustibile nucleare e, in forma piรน avanzata, materiale da bomba.

Secondo fonti israeliane e statunitensi, lโ€™attacco ha avuto un successo significativo. Due funzionari americani, citati dalla CNN, parlano di unโ€™operazione estremamente efficace: lโ€™infrastruttura elettrica che alimenta le centrifughe sotterranee sarebbe stata completamente distrutta, lasciando al buio i livelli inferiori dove si svolgono le operazioni piรน sensibili. Un colpo strategico, perchรฉ molte strutture di Natanz sono fortificate e interrate: colpirle direttamente รจ difficile, ma interromperne lโ€™alimentazione elettrica equivale a paralizzarle.

La distruzione ha riguardato anche lโ€™impianto pilota di arricchimento e sei edifici fuori terra. Lโ€™AIEA (Agenzia Internazionale per lโ€™Energia Atomica) ha confermato che lโ€™impianto ha subito danni importanti e che allโ€™interno si registrano contaminazioni radiologiche e chimiche. Tuttavia, lโ€™agenzia ha rassicurato sullโ€™assenza di impatti radioattivi esterni al sito. Nonostante questo, la morte di nove esperti nucleari iraniani รจ stata confermata da Teheran, che perรฒ minimizza i danni e mantiene la linea ufficiale: il programma รจ pacifico e sotto supervisione internazionale.

Lโ€™azienda statunitense Umbra ha fornito immagini radar che mostrano chiaramente la portata dei danni: colonne di fumo nero si alzano da piรน punti, mentre altre foto satellitari analizzate da esperti indicano una distruzione sistematica delle infrastrutture energetiche e logistiche.

Isfahan: la complessitร  di una struttura multidisciplinare

Se Natanz รจ il braccio operativo, Isfahan puรฒ essere considerato il cervello del programma nucleare iraniano. Qui si concentra la ricerca scientifica, lo sviluppo delle tecnologie e la produzione di combustibile.

Il sito รจ stato colpito duramente, almeno secondo le fonti israeliane. Un funzionario dellโ€™IDF (Forze di Difesa Israeliane) ha dichiarato durante un briefing che โ€œi danni sono stati ingentiโ€, sostenendo di avere prove concrete del fatto che lโ€™Iran stesse โ€œprocedendo verso una bomba nucleareโ€ proprio attraverso questo impianto.

Lโ€™Iran ha invece dichiarato che i danni sono stati limitati, che le attrezzature principali erano giร  state spostate prima dellโ€™attacco, e che solo un capannone รจ andato a fuoco. Nessun rischio di contaminazione, secondo Teheran. Tuttavia, le dimensioni del sito e la sua importanza strategica lasciano intendere che anche un danno parziale possa avere effetti rilevanti.

Costruito con lโ€™aiuto della Cina e operativo dal 1984, Isfahan รจ il piรน grande centro di ricerca nucleare del Paese. Ospita tre reattori forniti da Pechino, un impianto di conversione dellโ€™uranio, uno per la produzione di combustibile, un centro di rivestimento in zirconio e numerosi laboratori. Ci lavorano circa 3.000 scienziati. Lโ€™organizzazione Nuclear Threat Initiative, tra le piรน autorevoli in materia, sospetta che proprio qui sia situato il cuore scientifico del programma nucleare iraniano.

Fordow: il bunker tra le montagne

Il terzo bersaglio dellโ€™offensiva รจ Fordow, il sito piรน misterioso e inaccessibile. Situato nei pressi di Qom e protetto dalle montagne, รจ un impianto sotterraneo costruito per resistere ad attacchi aerei. Qui si arricchisce uranio ad altissima purezza, in alcuni casi vicino allโ€™83,7%, secondo quanto rilevato dallโ€™AIEA nel 2023. Livelli che si avvicinano pericolosamente al 90%, la soglia per uso militare.

Israele ha provato a colpire anche Fordow, ma secondo lโ€™AIEA il sito non ha subito danni. Le forze iraniane hanno dichiarato di aver abbattuto un drone israeliano nei pressi della struttura. Lโ€™IDF non ha rivendicato danni diretti.

Secondo James M. Acton, esperto del Carnegie Endowment for International Peace, Fordow รจ il vero ago della bilancia. Se resterร  operativo, lโ€™intero attacco israeliano rischia di non alterare sostanzialmente il progresso dellโ€™Iran verso la bomba. Acton ipotizza che Israele potrebbe tentare di far crollare gli ingressi della struttura, ma distruggere lโ€™impianto nel suo complesso richiederebbe capacitร  belliche ben superiori.

Israele cambia strategia: dal contenimento allโ€™attacco diretto

Per anni Israele ha adottato una strategia di contenimento: colpire indirettamente, sabotare, rallentare. Attacchi informatici, eliminazioni mirate di scienziati, pressioni diplomatiche. Ma il salto di qualitร  รจ evidente: ora si passa allโ€™attacco diretto.

Secondo Israele, i negoziati internazionali sul nucleare si sono dimostrati inefficaci, e il tempo รจ scaduto. Il programma nucleare iraniano รจ avanzato, capillare, distribuito su piรน siti e dotato di fortificazioni difficili da penetrare. Di fronte a questo scenario, lโ€™azione militare รจ diventata, per Tel Aviv, una scelta obbligata.

Lโ€™Iran, dal canto suo, continua a dichiarare che il proprio programma ha scopi esclusivamente civili. Ma le prove tecniche, i livelli di arricchimento dellโ€™uranio e le strutture segrete alimentano sospetti sempre piรน solidi.

Lโ€™entitร  reale dei danni โ€“ al di lร  delle dichiarazioni ufficiali โ€“ emergerร  solo con il tempo. Ma gli effetti politici sono giร  evidenti. Lโ€™equilibrio del Medio Oriente รจ piรน fragile che mai. Le reazioni internazionali sono ancora contenute, ma lโ€™ombra di un conflitto aperto incombe.

Israele ha alzato la posta. Lโ€™Iran dovrร  decidere se rispondere militarmente o giocare la carta della diplomazia. Nel frattempo, la comunitร  internazionale si trova di fronte a una scelta complessa: rimanere spettatrice o intervenire per evitare che una guerra silenziosa diventi una guerra totale.

Attacco di Israele allโ€™Iran: una notte di fuoco che rischia di cambiare il Medio Oriente

Alle prime luci di venerdรฌ 13 giugno 2025, il Medio Oriente si รจ svegliato alle prese con una delle crisi piรน gravi degli ultimi decenni. Israele ha portato a termine unโ€™operazione militare su vasta scala contro lโ€™Iran, colpendo decine di obiettivi strategici nel cuore del Paese persiano. Lโ€™attacco, denominato โ€œOperation Rising Lionโ€, รจ stato definito dal governo di Gerusalemme come un intervento preventivo necessario per bloccare lo sviluppo di armi nucleari da parte di Teheran. Le esplosioni hanno squarciato la notte a Teheran, Isfahan, Khondab e Khorramabad, mentre il mondo si interroga sulle conseguenze di una mossa che rischia di innescare una spirale di violenza senza precedenti.

Il racconto della notte si snoda tra sirene di allarme, ordini di evacuazione e una tensione palpabile che si respirava giร  da giorni nelle capitali mediorientali. Secondo fonti israeliane, oltre 200 aerei da guerra hanno sganciato piรน di 330 munizioni su circa 100 obiettivi, tra cui impianti nucleari, installazioni militari e residenze di alti ufficiali e scienziati iraniani. Il Mossad, il servizio segreto israeliano, avrebbe condotto anche operazioni di sabotaggio contro le difese aeree e lโ€™infrastruttura missilistica del nemico, rendendo ancor piรน difficile la risposta iraniana. Lโ€™obiettivo dichiarato era quello di impedire allโ€™Iran di produrre fino a 15 testate nucleari in pochi giorni, una minaccia che secondo lโ€™intelligence israeliana sarebbe stata imminente.

A Teheran, la popolazione si รจ svegliata nel caos. Le esplosioni hanno colpito diversi quartieri residenziali, oltre a basi militari e centri di comando strategici. Tra le vittime di rilievo, il comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Hossein Salami, e il capo di stato maggiore delle Forze Armate, Mohammad Bagheri, entrambi uccisi negli attacchi.

Anche Gholamali Rashid, comandante del Quartier Generale Khatam al-Anbiya, e Fereydoon Abbasi, ex capo dellโ€™Organizzazione per lโ€™Energia Atomica iraniana, sono morti negli scontri. Non รจ stato risparmiato neppure il mondo accademico: Mohammad Mehdi Tehranchi, fisico nucleare e presidente dellโ€™Universitร  Azad, รจ rimasto ucciso. Ali Shamkhani, ex capo del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale e consigliere del leader supremo, sarebbe stato gravemente ferito, anche se alcune fonti riportano la sua morte.

La reazione del leader supremo iraniano, Ali Khamenei, non si รจ fatta attendere. In un messaggio trasmesso dalle televisioni di Stato, Khamenei ha promesso una โ€œpunizione amara e dolorosaโ€ a Israele, definendo lโ€™attacco un atto di aggressione che non resterร  impunito. Le forze armate iraniane sono state messe in stato di massima allerta e si attende una rappresaglia con missili e droni. Nel frattempo, le strade di Teheran sono state presidiate da unitร  militari e paramilitari, mentre la popolazione รจ stata esortata a rimanere in casa.

Israele, dal canto suo, ha reagito con una chiusura totale delle frontiere. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che lโ€™operazione continuerร  โ€œper tutti i giorni necessariโ€ per eliminare la minaccia nucleare iraniana. Lo Stato ebraico รจ stato messo in stato di emergenza nazionale, con sirene di allarme attivate in tutto il territorio e la chiusura dellโ€™aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Le scuole sono state chiuse e i cittadini sono stati invitati a restare in casa, mentre le forze armate israeliane sono schierate lungo i confini in attesa di una possibile risposta iraniana.

La comunitร  internazionale ha reagito con preoccupazione. Gli Stati Uniti hanno chiarito di non essere coinvolti nellโ€™attacco e hanno esortato tutte le parti a evitare unโ€™ulteriore escalation. Numerosi Paesi, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, hanno espresso preoccupazione per il rischio di una guerra su larga scala e hanno chiesto la de-escalation. Lโ€™ONU ha convocato una riunione dโ€™urgenza del Consiglio di Sicurezza, mentre i mercati finanziari hanno registrato un crollo delle borse asiatiche ed europee.

La notizia dellโ€™attacco ha dominato i notiziari di tutto il mondo, con agenzie di stampa e reti televisive che hanno trasmesso immagini di esplosioni, edifici in fiamme e ambulanze che sfrecciavano per le strade di Teheran. I social media sono stati inondati di video e testimonianze di cittadini iraniani, che raccontavano il panico e la paura di quella notte. Molti hanno espresso rabbia e incredulitร , chiedendo giustizia e una risposta decisa da parte del governo.

Il conflitto tra Israele e Iran non รจ una novitร . Da anni i due Paesi si fronteggiano in una guerra fredda fatta di attacchi cibernetici, sabotaggi e operazioni segrete. Ma lโ€™attacco di oggi rappresenta un salto di qualitร , con una escalation militare che non ha precedenti negli ultimi decenni. Le tensioni erano giร  alte da mesi, dopo che lโ€™Iran aveva annunciato di aver raggiunto un livello avanzato nello sviluppo di armi nucleari. Israele, da sempre contrario al programma nucleare iraniano, aveva minacciato piรน volte un intervento militare se la comunitร  internazionale non avesse assunto una posizione piรน dura.

La questione nucleare iraniana รจ al centro delle preoccupazioni della diplomazia mondiale da anni. Nonostante gli accordi internazionali e le pressioni delle Nazioni Unite, Teheran ha continuato a sviluppare il proprio programma atomico, sostenendo che si tratta di un diritto sovrano e che le sue attivitร  sono esclusivamente pacifiche. Israele e molti Paesi occidentali, perรฒ, non hanno mai creduto a queste rassicurazioni e hanno ripetutamente denunciato il rischio di un Iran nucleare. Lโ€™attacco di oggi sembra essere la risposta piรน netta a queste preoccupazioni, ma rischia di aprire una nuova fase di instabilitร  nel Medio Oriente.

Le conseguenze dellโ€™operazione israeliana sono ancora difficili da valutare. Da un lato, lโ€™Iran potrebbe decidere di rispondere con un attacco su larga scala, scatenando una guerra regionale che coinvolgerebbe anche gli alleati di entrambe le parti. Dallโ€™altro, la comunitร  internazionale potrebbe intervenire con sanzioni o pressioni diplomatiche per evitare che la situazione degeneri. Intanto, la popolazione civile di entrambi i Paesi si trova a pagare il prezzo piรน alto, con morti, feriti e un clima di paura che si diffonde rapidamente.

La notizia dellโ€™attacco ha avuto ripercussioni immediate anche sui mercati internazionali. Le borse asiatiche hanno registrato un crollo dei titoli energetici e tecnologici, mentre il prezzo del petrolio รจ salito alle stelle. Gli investitori temono che un conflitto su larga scala nel Golfo Persico possa interrompere le forniture di greggio e destabilizzare lโ€™economia globale. Anche le compagnie aeree hanno annunciato la sospensione dei voli verso Israele e Iran, mentre molti Paesi hanno invitato i propri cittadini a lasciare la regione.

In Israele, la tensione รจ palpabile. Le strade di Tel Aviv e Gerusalemme sono quasi deserte, mentre le autoritร  hanno rafforzato i controlli di sicurezza in tutti i punti nevralgici del Paese. I cittadini sono stati esortati a restare vigili e a seguire le indicazioni delle forze dellโ€™ordine. Molti israeliani hanno espresso solidarietร  alle vittime degli attacchi in Iran, ma anche preoccupazione per una possibile escalation che potrebbe coinvolgere direttamente il loro Paese.

In Iran, la situazione รจ ancora piรน drammatica. Oltre alle vittime civili e militari, il Paese si trova a dover affrontare una crisi sanitaria e logistica. Gli ospedali di Teheran sono stati invasi da feriti, mentre le autoritร  hanno dichiarato lo stato di emergenza in diverse province. Le comunicazioni sono state parzialmente interrotte e molti cittadini hanno difficoltร  a contattare i propri cari. Le scuole e le universitร  sono state chiuse, mentre le forze di sicurezza pattugliano le strade per evitare disordini.

La reazione internazionale รจ stata immediata. Lโ€™ONU ha convocato una riunione dโ€™urgenza del Consiglio di Sicurezza, mentre i leader mondiali hanno espresso preoccupazione per il rischio di una guerra su larga scala. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha chiesto a tutte le parti di mostrare moderazione e di evitare ulteriori azioni che possano aggravare la situazione. Anche lโ€™Unione Europea ha condannato lโ€™attacco israeliano, pur riconoscendo la legittima preoccupazione di Israele per la sicurezza nazionale.

La situazione รจ resa ancora piรน complessa dalle alleanze regionali. Lโ€™Iran puรฒ contare sul sostegno di gruppi armati come Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen, che potrebbero essere coinvolti in una risposta militare contro Israele. Dallโ€™altra parte, Israele gode dellโ€™appoggio degli Stati Uniti e di molti Paesi occidentali, anche se questa volta Washington ha chiarito di non essere coinvolta nellโ€™attacco. La posizione degli Stati Uniti รจ cruciale: una loro eventuale partecipazione diretta potrebbe trasformare il conflitto in una guerra globale.

Intanto, la diplomazia si muove freneticamente dietro le quinte. Numerosi Paesi hanno avviato contatti bilaterali per cercare di mediare tra le parti e evitare unโ€™ulteriore escalation. La Turchia, la Russia e la Cina hanno espresso preoccupazione per la situazione e hanno offerto la propria mediazione. Anche i Paesi del Golfo, tradizionalmente ostili allโ€™Iran, si sono mostrati cauti, temendo che una guerra regionale possa destabilizzare lโ€™intera area.

La notizia dellโ€™attacco ha sollevato anche interrogativi sul futuro del processo di pace in Medio Oriente. Con la crescente tensione tra Israele e Iran, la possibilitร  di una soluzione diplomatica al conflitto israelo-palestinese sembra ancora piรน lontana. I gruppi palestinesi, che da anni guardano allโ€™Iran come a un alleato strategico, potrebbero essere tentati di approfittare della situazione per intensificare la propria azione contro Israele.

Il racconto di questa notte di fuoco non puรฒ limitarsi alle cifre e ai nomi dei leader uccisi. Dietro ogni numero cโ€™รจ una storia, una famiglia, un futuro che rischia di essere cancellato. La cronaca giornalistica ha il dovere di raccontare anche questo, di dare voce a chi non ha voce e di ricordare che la guerra non รจ mai una soluzione, ma solo una tragedia senza vincitori.

Referendum. Crollo dell’affluenza

Il referendum abrogativo dellโ€™8 e 9 giugno 2025 si รจ chiuso con un esito chiaro: il quorum non รจ stato raggiunto e, di fatto, nessuno dei cinque quesiti su lavoro e cittadinanza avrร  effetto. Lโ€™affluenza si รจ attestata intorno al 30%, ben al di sotto della soglia del 50% piรน uno necessaria per la validitร  della consultazione. In particolare, il dato piรน alto di partecipazione si รจ registrato in Toscana, mentre il Trentino-Alto Adige รจ stato il fanalino di coda.

Dai risultati parziali emerge che il โ€œSรฌโ€ ha prevalso largamente sui quattro quesiti sul lavoro, superando lโ€™80% dei voti espressi, mentre per il quesito sulla cittadinanza,  che proponeva di ridurre da 10 a 5 anni il tempo necessario agli stranieri per richiedere la cittadinanza italiana, il โ€œSรฌโ€ si รจ fermato intorno al 60-65%. Uno scarto significativo che riflette una diversa percezione da parte degli elettori rispetto ai temi del lavoro e dellโ€™integrazione.

Le reazioni dei proponenti

Maurizio Landini, segretario generale della Cgil e principale promotore dei referendum, ha ammesso la sconfitta, ma ha sottolineato che lโ€™obiettivo era quello di riportare al centro i diritti e le condizioni lavorative. โ€œIl nostro obiettivo era raggiungere il quorum per cambiare le leggi, questo obiettivo non lโ€™abbiamo raggiunto. Oggi non รจ una giornata di vittoria. Ma oltre 14 milioni di persone hanno votato: un numero importante, un punto di partenza. Non abbiamo nessuna intenzione di cambiare la nostra strategiaโ€, ha dichiarato Landini.

Pina Picierno, eurodeputata Pd e vicepresidente dellโ€™Eurocamera, ha definito il risultato โ€œuna sconfitta profonda, seria, evitabile. Purtroppo un regalo enorme a Giorgia Meloni e alle destre. Ora serve maturitร , serietร  e ascolto, evitando acrobazie assolutorie sui numeriโ€.

Le reazioni del No

La maggioranza di governo e i partiti di centrodestra hanno accolto con soddisfazione lโ€™esito del referendum. Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha dichiarato: โ€œLe opposizioni hanno voluto trasformare i 5 referendum in un referendum sul governo Meloni. Il responso appare molto chiaro: il governo ne esce ulteriormente rafforzato e la sinistra ulteriormente indebolitaโ€. Anche il ministro dellโ€™ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato che โ€œanche il non voto era una scelta di voto, perchรฉ io credo che i quesiti sono stati bocciati dalla maggioranza degli italianiโ€.

Sui social di Fratelli dโ€™Italia รจ apparso un messaggio netto: โ€œAvete perso: gli italiani vi hanno fatto cadereโ€. Il senatore Michele Barcaiuolo (FdI) ha aggiunto: โ€œIl dato che emerge dal quesito sulla cittadinanza รจ politicamente impietoso e certifica il fallimento totale della proposta della sinistra. Gli italiani lo hanno ribadito con chiarezza: la cittadinanza non รจ un regalo, ma un traguardo che si conquistaโ€.

I temi posti dai referendum restano aperti, ma il confronto politico si sposta ora su altri terreni.

Nomine portuali: il punto sulle scelte del governo Meloni

Il governo Meloni si trova in questi giorni al centro di una delicata e controversa partita sulle nomine dei presidenti delle Autoritร  di Sistema Portuale (AdSP) italiane. Dopo mesi di stallo e tensioni interne alla maggioranza, la questione รจ diventata urgente per il settore portuale e logistico nazionale, che chiede a gran voce una governance stabile e competente per affrontare le sfide infrastrutturali e di mercato.

Le procedure di nomina si sono sbloccate solo parzialmente, con alcuni nomi giร  proposti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e in attesa di ratifica parlamentare o del via libera definitivo delle Regioni:

  • Antonio Gurrieri (AdSP Mare Adriatico Orientale โ€“ Trieste e Monfalcone)
  • Francesco Benevolo (AdSP Adriatico Centro Settentrionale โ€“ Ravenna)
  • Francesco Mastro (AdSP Mare Adriatico Meridionale โ€“ Bari, Brindisi, Barletta, Manfredonia, Monopoli, Termoli)
  • Giovanni Gugliotti (AdSP Mare Ionio โ€“ Taranto)
  • Davide Gariglio (AdSP Mar Tirreno Settentrionale โ€“ Livorno, Capraia, Piombino, Portoferraio, Rio Marina, Cavo)
  • Matteo Paroli (AdSP Mar Ligure Occidentale โ€“ Genova e Savona)

Alcune di queste nomine hanno giร  ricevuto il parere favorevole delle Regioni di riferimento, come nel caso di Mastro e Gariglio, mentre altre sono ancora bloccate da trattative politiche e audizioni parlamentari.

Le cause dello stallo: scontri politici e spartizione tra partiti

Il ritardo nelle nomine รจ dovuto principalmente a un braccio di ferro interno alla maggioranza di governo, in particolare tra Fratelli dโ€™Italia e Lega, che puntano a โ€œmettere la bandierinaโ€ sui porti piรน strategici. La situazione รจ ulteriormente complicata da:

  • Inchieste giudiziarie (come quella sul porto di Genova), che hanno imposto maggiore cautela nelle scelte.
  • Necessitร  di allineare le scadenze dei presidenti in carica, per procedere a un rinnovo complessivo e non frammentato.
  • Accuse di spartizione politica e mancanza di competenze specifiche nei candidati, con alcuni nomi considerati troppo vicini a vecchie gestioni o a logiche di partito, e altri che rischiano di non rispettare i requisiti anagrafici previsti dalla legge.

Le principali associazioni del cluster marittimo-portuale (Alis, Ancip, Assiterminal, Assologistica, Confitarma, Federagenti, Uniport) hanno inviato un appello urgente al governo e al ministro Salvini affinchรฉ si proceda rapidamente alle nomine, sottolineando come la mancanza di presidenti effettivi stia rallentando opere infrastrutturali e la gestione dei porti.

Per sbloccare la situazione, si valuta la nomina temporanea dei candidati come commissari straordinari, in attesa della ratifica parlamentare.

Le polemiche sulle scelte e il rischio di โ€œresa politicaโ€

Le scelte del governo sono finite nel mirino di stampa e opposizione, che denunciano una โ€œsvenditaโ€ della governance portuale a logiche di spartizione partitica e la presenza di candidati senza esperienza manageriale portuale o addirittura in conflitto con i limiti di etร  previsti6. In particolare, viene criticata la conferma o la candidatura di figure considerate troppo legate al passato o a logiche di partito, sia di centrosinistra che di centrodestra.

Esempi di nomine contestate

Porto/AdSPCandidatoCriticitร  evidenziate
Genova/Savona (Mar Ligure Occ.)Matteo ParoliEsperienza manageriale diretta contestata
Livorno (Mar Tirreno Sett.)Davide GariglioVicinanza a PD, competenze logistiche dubbie
Bari (Adriatico Meridionale)Francesco MastroNomina politica, vicino a Emiliano
Ravenna (Adriatico Centro Sett.)Francesco BenevoloBurocrate ministeriale, critico col centrodestra
Trieste (Adriatico Orientale)Antonio GurrieriLegato a vecchie gestioni di centrosinistra
Napoli/CivitavecchiaAnnunziata/PetriRischio superamento limiti di etร 

Il dossier nomine portuali rappresenta una delle principali criticitร  politiche e gestionali per il governo Meloni in queste settimane. La scelta dei nuovi presidenti delle Autoritร  di Sistema Portuale รจ bloccata da scontri interni alla maggioranza, accuse di spartizione e timori legati a inchieste giudiziarie. Il settore chiede una rapida soluzione per garantire la piena operativitร  dei porti, mentre il governo valuta soluzioni-ponte in attesa di un difficile compromesso politico.

Putin, Trump e il Papa: la pace in Ucraina resta lontana

Negli ultimi giorni, il conflitto in Ucraina ha visto un nuovo sviluppo diplomatico di rilievo: Vladimir Putin ha avuto colloqui telefonici sia con il presidente statunitense Donald Trump sia con Papa Leone XIV. Tuttavia, dalle dichiarazioni dei protagonisti emerge chiaramente che una soluzione di pace immediata resta, al momento, fuori portata.

Il colloquio tra Putin e Trump

La telefonata tra Putin e Trump, durata circa un’ora e un quarto, ha avuto come tema centrale lโ€™attacco ucraino alle basi aeree russe che ospitavano bombardieri strategici, avvenuto lo scorso fine settimana. Trump, attraverso un messaggio su Truth Social, ha definito la conversazione โ€œbuonaโ€, ma ha sottolineato che non produrrร  una pace immediata. I due leader hanno discusso non solo degli attacchi agli aerei russi, ma anche di altre azioni militari compiute da entrambe le parti.

Putin, dal canto suo, ha ribadito la volontร  della Russia di rispondere agli attacchi ucraini, mentre Trump ha riconosciuto che la situazione resta estremamente complessa e che il dialogo, per quanto utile, non ha portato a risultati concreti sul fronte del cessate il fuoco.

Il ruolo del Papa e la diplomazia

Parallelamente, Putin ha avuto un primo dialogo con Papa Leone XIV dallโ€™elezione del pontefice. Il presidente russo si รจ dichiarato favorevole a una soluzione diplomatica del conflitto, ma ha accusato il regime di Kiev di degenerare in unโ€™organizzazione terroristica. Il Papa, pur auspicando una soluzione pacifica, non sembra aver ottenuto aperture significative da Mosca.

Sul fronte ucraino, il presidente Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di utilizzare i colloqui solo per guadagnare tempo ed evitare nuove sanzioni internazionali. Secondo Kiev, Mosca non sarebbe realmente interessata a un cessate il fuoco e starebbe manipolando i negoziati per i propri interessi strategici.

Nel frattempo, la situazione militare resta tesa: lโ€™Ucraina ha rivendicato lโ€™abbattimento di numerosi droni russi e la Gran Bretagna ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti militari, con la fornitura di 100.000 droni entro il 2026. Sul piano diplomatico, Istanbul continuerร  a essere la sede dei colloqui tra Russia e Ucraina, anche se la delegazione ucraina accusa Mosca di temporeggiare e di non voler realmente negoziare.

Un piccolo segnale di distensione arriva dallโ€™annuncio di uno scambio di 500 prigionieri per parte previsto per il fine settimana, ma il clima generale resta di profonda sfiducia reciproca e di preparazione a nuovi scontri.

โ€œรˆ stata una buona conversazione, ma non produrrร  una pace immediataโ€, ha dichiarato Trump dopo la telefonata con Putin.

Nonostante i recenti tentativi di dialogo ad alto livello, la guerra in Ucraina sembra destinata a proseguire ancora a lungo. Le posizioni restano distanti: la Russia insiste su una risposta militare agli attacchi ucraini, mentre Kiev chiede un vero cessate il fuoco e il rafforzamento delle sanzioni. La diplomazia internazionale, compresa quella vaticana, fatica a trovare spazi di manovra concreti. La pace, almeno per ora, resta un obiettivo lontano e incerto.

L’Ucraina attacca in territorio russo. Morti e feriti tra i civili

Il fumo acre dei detriti bruciati avvolge ancora lโ€™aria, mentre i riflettori dei soccorritori illuminano a intermittenza la scena di un disastro annunciato. Nella notte tra sabato e domenica, due ponti sono esplosi in altrettante regioni russe al confine con lโ€™Ucraina, trascinando nella morte almeno sette persone e ferendone decine. Mentre il governo di Mosca accusa Kiev di โ€œterrorismoโ€, e i media di Stato parlano di un attacco coordinato, il conflitto entra in una nuova fase: quella dello scontro asimmetrico, lontano dalle trincee del Donbas, ma vicino alle case di civili inermi.

La strage del treno passeggeri: โ€œHo visto i vagoni sollevarsi in ariaโ€

Tutto รจ iniziato alle 22:50 di sabato, quando il ponte stradale sulla ferrovia Bryansk-Klimov รจ crollato esattamente nel momento in cui un treno passeggeri, diretto a Mosca, transitava. Lโ€™esplosione, descritta dai sopravvissuti come โ€œun boato che ha spento la luce delle stelleโ€, ha scagliato tonnellate di calcestruzzo sui vagoni, deragliandone sette su dodici. โ€œEravamo seduti vicino al finestrino quando il soffitto si รจ piegato su di noiโ€, racconta Irina Sokolova, 34 anni, ricoverata con una frattura al bacino. โ€œLa gente urlava, i bambini piangevano. Ho visto il vagone davanti al nostro sollevarsi in aria come un fiammiferoโ€.

Il bilancio รจ crudele: sette morti, tra cui il macchinista Sergey Volkov, 58 anni, padre di tre figli, e sessantanove feriti, tre dei quali bambini. Uno di loro, un ragazzino di nove anni, lotta tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva dellโ€™ospedale regionale. Le operazioni di soccorso, coordinate da 180 uomini tra vigili del fuoco e volontari, sono continuate fino allโ€™alba, con i cani da ricerca che guaivano tra le lamiere contorte. Il governatore Alexander Bogomaz, in una conferenza stampa convocata alle 3:17 di notte, ha parlato senza mezzi termini di โ€œatto criminaleโ€, promettendo โ€œuna risposta adeguataโ€.

Kursk, lโ€™incubo si ripete: โ€œSembrava il fronte, ma eravamo a casaโ€

Mentre Bryansk piangeva i suoi morti, un secondo boato ha squarciato lโ€™alba nella regione di Kursk, 250 chilometri piรน a est. Qui, alle 5:30 di domenica mattina, un ponte ferroviario strategico, lo stesso giร  colpito da unโ€™incursione ucraina nellโ€™agosto 2024, รจ crollato sotto il peso di unโ€™esplosione che ha investito un treno merci. La locomotiva, carica di materiale edile, ha urtato i detriti della struttura, prendendo fuoco e costringendo lโ€™equipaggio a unโ€™evacuazione disperata. โ€œLe fiamme salivano alte venti metriโ€, testimonia un ferroviere anonimo, ancora sotto shock. โ€œSembrava di essere al fronte, invece eravamo a casa nostraโ€.

Le autoritร , pur evitando di confermare ulteriori vittime, hanno classificato lโ€™episodio come โ€œsabotaggio deliberatoโ€. Svetlana Petrenko, portavoce del Comitato Investigativo russo, ha dichiarato a Reuters che โ€œentrambi gli attentati presentano firme tecniche similiโ€, lasciando intendere unโ€™unica regia. Intanto, canali Telegram vicini allโ€™FSB, come Baza e SHOT, hanno iniziato a diffondere video di presunti โ€œsabotatori ucrainiโ€ catturati nelle foreste di Bryansk, sebbene nessuna prova ufficiale sia stata fornita.

Il retroscena geopolitico: infrastrutture nel mirino, diplomazia in stallo

I due attentati arrivano in un momento delicatissimo per gli equilibri del conflitto. Le regioni di Bryansk, Kursk e Belgorod, da mesi nel mirino di droni e artiglieria ucraina, sono diventate il simbolo della vulnerabilitร  russa lontano dal fronte. Solo la scorsa settimana, un attacco a un deposito di carburante a Sudzha aveva causato un blackout energetico in tre distretti, mentre il Cremlino accusava la NATO di fornire โ€œistruzioni per colpire il cuore della Russiaโ€.

Kiev, dal canto suo, non ha rivendicato gli attacchi, ma ha denunciato un raid aereo russo su Kyiv avvenuto poche ore dopo i crolli. โ€œSono due facce della stessa medaglia: la guerra si sta spostando sulle cittร , sulle linee ferroviarie, sui pontiโ€, spiega Mikhail Troitskiy, analista del Carnegie Center raggiunto telefonicamente. โ€œรˆ una strategia della tensione che mira a logorare il morale della popolazione e a destabilizzare le reti logisticheโ€.

Non a caso, il ponte di Bryansk faceva parte della M13, arteria cruciale per i rifornimenti militari verso il fronte di Luhansk. La sua distruzione ha creato un cratere di quindici metri, rendendo impossibile il transito per almeno sei mesi, secondo le stime degli ingegneri inviati sul posto.

Soccorritori tra le macerie: โ€œAbbiamo lavorato con le barelle nel fangoโ€

A Bryansk, i sopravvissuti sono stati trasportati in ospedali sovraffollati, mentre la scuola di Vygonichi si รจ trasformata in un rifugio temporaneo per famiglie sfollate. โ€œAbbiamo utilizzato le aule come dormitoriโ€, racconta Olga Ivanova, direttrice dellโ€™istituto. โ€œI bambini disegnavano sui banchi per calmarsi, mentre fuori continuavano a passare le ambulanzeโ€.

Nikolai Zaitsev, capo delle operazioni di soccorso, descrive una notte di incubo: โ€œIl terreno era instabile, pioveva, e dovevamo muoverci con cautela per non innescare ulteriori crolli. Abbiamo estratto un uomo da sotto un masso usando le mani, perchรฉ le macchine non potevano avvicinarsiโ€. A Kursk, intanto, i danni hanno avuto ripercussioni immediate sul traffico merci, giร  paralizzato da mesi di blocchi e controlli militari.

Reazioni internazionali: Trump minaccia sanzioni, il Cremlino invoca trattative

La comunitร  internazionale ha reagito con apprensione. Il presidente statunitense Donald Trump, in una dichiarazione rilasciata da Mar-a-Lago, ha esortato Mosca e Kiev a โ€œsedersi al tavolo prima che sia troppo tardiโ€, minacciando sanzioni โ€œsenza precedentiโ€ contro la Russia in caso di escalation. La Casa Bianca, tuttavia, non ha fornito dettagli sulle possibili misure, alimentando scetticismo tra gli osservatori.

Il Cremlino, dal canto suo, ha proposto un nuovo round di colloqui a Istanbul per lunedรฌ 3 giugno, ma lโ€™Ucraina ha posto condizioni preliminari, tra cui la presenza di mediatori neutrali e garanzie sulla trasparenza delle trattative. โ€œSiamo pronti a dialogare, ma non a costo di cedimenti territorialiโ€, ha ribadito il portavoce presidenziale ucraino, Serhiy Nykyforov.

Mentre il sole del primo giugno illumina le macerie dei ponti, la domanda che attanaglia i residenti di Bryansk e Kursk รจ semplice: quanto ancora durerร  questo incubo? Per Alexander, un insegnante in pensione che abita a trecento metri dal ponte crollato, la risposta รจ amara: โ€œNel 2022 pensavamo sarebbe finita in due mesi. Oggi non sappiamo piรน cosa aspettarci. La guerra รจ entrata nelle nostre case, e nessuno sembra in grado di fermarlaโ€.

Con le trattative in stallo, le infrastrutture nel mirino e il costo umano che continua a salire, il conflitto russo-ucraino sembra aver trovato una nuova, tragica normalitร : quella di una guerra senza fronti, senza vincitori, e senza fine allโ€™orizzonte.

Gaza: il terzo hub non regge l’assalto della popolazione

Il gruppo privato Gaza Humanitarian Foundation (GHF), sostenuto dagli Stati Uniti e con il benestare di Israele, ha inaugurato giovedรฌ un terzo centro di distribuzione nella Striscia e promette di aprirne altri nelle prossime settimane. Lโ€™afflusso di migliaia di palestinesi in cerca di viveri ha perรฒ messo subito a dura prova il nuovo sistema, il cui debutto, martedรฌ, era precipitato in scene di panico: le recinzioni sono state abbattute, le guardie private costrette alla fuga e tutto ciรฒ che poteva essere portato via โ€“ tubi, lamiere, persino il filo spinato โ€“ รจ sparito fra la folla.

Da allora la fondazione dichiara di aver servito poco piรน di 1,8 milioni di pasti, ma le critiche non si placano. Le Nazioni Unite e diverse ONG bollano lโ€™iniziativa come insufficiente e mal concepita, incapace di colmare il vuoto lasciato dalle undici settimane di blocco imposto da Israele sugli aiuti diretti a Gaza.

Tra chi si รจ fatto largo fino agli hub cโ€™รจ Wessam Khader, 25 anni, padre di un bimbo di tre: ยซLa fame mi ha costretto ad andarci; da settimane non avevamo farina nรฉ altroยป, racconta da Rafah. Da martedรฌ รจ in fila ogni giorno, ma solo il primo รจ riuscito a ottenere un pacchetto da 3 kg con farina, sardine in scatola, sale, noodles, biscotti e marmellata.

Al suo arrivo, le promesse israeliane di identificare e tenere lontani i sospetti affiliati a Hamas sembravano giร  crollate sotto la pressione della massa. ยซNessuno mi ha chiesto documenti, non cโ€™erano varchi elettronici: tutto era finito schiacciatoยป, dice.

GHF sostiene di aspettarsi reazioni simili da una ยซpopolazione in stato di angosciaยป. Lโ€™ONU replica che il volume di aiuti resta distante anni luce dai fabbisogni: prima della guerra servivano 500-600 camion al giorno, mentre ora lโ€™afflusso รจ ยซequivalente a una scialuppa dopo il naufragioยป, usando le parole dellโ€™inviata Onu per il Medio Oriente Sigrid Kaag.

Per i residenti del Nord di Gaza, isolati dai punti di distribuzione del sud, anche queste briciole restano un miraggio. ยซVediamo i video della gente che riceve qualcosa, ma a noi dicono che nessun camion puรฒ passareยป, spiega Ghada Zaki, 52 anni, madre di sette figli a Gaza City.

Mentre migliaia di persone cercano cibo, i raid aerei israeliani proseguono. Giovedรฌ, secondo i medici locali, almeno 45 palestinesi sono morti, 23 dei quali colpiti nel campo di Bureij, nel centro della Striscia. Lโ€™esercito israeliano rivendica ยซdecine di obiettiviยป neutralizzati โ€“ depositi dโ€™armi, postazioni di cecchini, tunnel. Il ministero dellโ€™Interno guidato da Hamas riferisce che diversi agenti di polizia sono rimasti uccisi durante unโ€™operazione contro saccheggiatori a Gaza City.

Diplomazia in stallo

Nel frattempo crescono le speculazioni su un possibile cessate il fuoco: lโ€™inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, ha rivelato che la Casa Bianca sta lavorando a una bozza di accordo che Hamas afferma di โ€œesaminareโ€. Restano perรฒ gli stessi scogli che hanno fatto naufragare i negoziati di marzo: Israele pretende il disarmo e lo smantellamento totale di Hamas, oltre alla liberazione dei 58 ostaggi tuttora prigionieri; Hamas rifiuta di consegnare le armi e chiede il ritiro delle truppe israeliane.

La pressione internazionale su Tel Aviv aumenta: persino Paesi europei finora prudenti chiedono la fine del conflitto e un massiccio piano di soccorso.

Una guerra che devasta

Israele ha lanciato lโ€™offensiva dopo lโ€™attacco del 7 ottobre 2023, costato la vita a circa 1.200 israeliani e culminato nel rapimento di 251 persone portate a Gaza. Da allora, secondo il ministero della Sanitร  locale, lโ€™operazione militare ha ucciso oltre 54.000 palestinesi e ridotto la Striscia in macerie.

Mentre il terzo hub di GHF si apre fra le macerie e il frastuono delle bombe, resta intatta la domanda centrale: basteranno nuovi punti di distribuzione a placare la fame di oltre due milioni di persone o servirร , prima di tutto, far tacere le armi?