01 Febbraio 2026
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Come la blockchain può aiutarci a recuperare privacy e aggirare la censura

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Leggiamo in continuazione titoli di giornali che associano il termine blockchain alle criptomonete, i Bitcoin, ma la maggior parte del pubblico non ha compreso le basi della tecnologia, non sa come funziona e non immagina che può essere applicata anche al di fuori delle valute digitali.

In parole semplici, la blockchain è un sistema per lo scambio di informazioni decentralizzato. Ogni dato viene registrato, aggiornato e verificato da tutto il resto della struttura che partecipa al meccanismo, controllando che non ci siano transazioni non autorizzate e prevenendo interferenze da parte di entità maggiori come i governi o le grandi aziende.

Dal momento che le istituzioni pubbliche e le aziende private si stanno impegnando per creare in maniera discreta strumenti di sorveglianza di massa come Amazon, Facebook ma anche Wechat, una versione tutta cinese di Whatsapp, la blockchain sarà lo strumento con cui le future generazioni potranno proteggere i loro diritti e la loro privacy. Vi forniamo tre esempi del potenziale del blockchain che possa aiutarci ad evitare la censura, proteggere la privacy e garantire la nostra libertà.

Usare la blockchain per aggirare la censura

La tecnologia della blockchain debuttò in un momento storico in cui il pubblico era sempre più dipendente dai social media e delle gratificazioni istantanee che internet gli forniva. E con il crescere di queste piattaforme, la privacy è diventata sempre meno importante nella mente degli utenti, ma in realtà sempre più urgente a livello generale.

Questa impostazione di internet rende i cittadini suscettibili di invasioni della loro privacy e di censure pesanti. Anche se tanti servizi come Whatsapp, Signal, Telegram e Facebook Messenger aggiungono delle opzioni per la Protezione della privacy, questi sistemi sono comunque centralizzati e hanno a capo una sola azienda che decide. E proprio queste multinazionali rappresentano un pericolo per delle comunicazioni realmente private.

All’inizio di quest’anno, per esempio,il governo turco ha chiuso ProtonMail, un servizio che permetteva di inviare mail end-to-end cifrate distruggendole automaticamente dopo la trasmissione. Essendosi accorto che la piattaforma veniva utilizzata da giornalisti e dai dissidenti, il governo turco ha bloccato la funzione che si basava su 20 reti virtuali private, impedendo ai cittadini di aggirare le restrizioni e visitare i siti oscurati.

La nuova grande frontiera per evitare tutto questo e sviluppare applicazioni a prova di censura, è la blockchain: nel momento in cui le fonti di informazioni sono decentralizzate non esistono  concrete possibilità di attuare una censura su vasta scala.

La blockchain per riottenere la privacy

Raccogliere e registrare dati privati come informazioni bancarie,  indirizzi di casa o il codice fiscale, è diventata la norma. E queste informazioni vengono messe a rischio non solo dagli hacker che puntualmente riescono a bucare i database delle grandi aziende, ma dalle multinazionali stesse, che sfruttano dei voluti buchi nei contratti della privacy per accedere e vendere dati personali a terze parti o ai governi.

Lo scandalo di Cambridge Analytica, per esempio, rivelò che i dati di 80 milioni di utenti di Facebook erano stati allegramente venduti senza il loro consenso. E la vendita dei dati degli utenti rimane il modello di business delle grandissime compagnie tecnologiche: è quello che gli permette di passare da startup a grandi aziende.

Con la tecnologia della blockchain, i cittadini avranno la possibilità di registrare le informazioni private in un luogo sicuro e centralizzato, dove la raccolta di dati non è possibile. I cittadini manterranno infatti la proprietà dei loro dati decidendo dove e quando devono essere conservati o condivisi. Inoltre la tecnologia della blockchain può prevenire l’accesso di terze parti e di pirati informatici.

Riconquistare la libertà di acquisto

Anche la libertà del mercato può avere grande vantaggio dalla blockchain. Si sa che gli Stati sono strettamente legati ai sistemi finanziari. Ma dal momento che l’economia globale è diventata sempre più interconnessa, i cittadini hanno ottenuto accesso molto rapidamente a nuove forme di mercati e di scambi sfuggendo al controllo dei governi. E i governi hanno fatto di tutto per tentare di mantenere il loro potere .

Uno degli esempi più importanti è il meccanismo del “credito sociale” cinese. Si tratta di un programma di sorveglianza che registra tutte le azioni di ogni singolo cittadino e le interazioni con i suoi colleghi, per stimare il suo livello di benessere economico e per capire le sue abitudini di acquisto. Questo meccanismo di controllo coinvolge tutto, dalla stipula di un’assicurazione alla registrazione a un sito di incontri.

Le valute virtuali, basate sulla blockchain,  hanno il potere di troncare questo meccanismo dalla testa. Eliminando dalle transazioni l’autorità centrale, gli individui o i gruppi possono sfuggire al controllo del governo e questo effetto verrà amplificato quando sempre più negozi e venditori adotteranno le criptomonete. Ed è estremamente significativo che diversi governi abbiano cercato di bloccare con inutili tentativi  lo scambio di valuta virtuale.

La blockchain rappresenta così la vera frontiera per recuperare quella libertà di Internet che nel corso del tempo ci è stata sottratta, giorno dopo giorno, dai governi e delle grandi compagnie.

Post di Facebook contrassegnati come spam: la battaglia contro lo spam va male?

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Una cosa è identificare lo spam ed eliminarlo su una piattaforma virale come Facebook, ed è una cosa completamente diversa contrassegnare i messaggi normali come spam. La più grande piattaforma di social networking al mondo è di nuovo nei guai perché molti utenti si lamentano del fatto che i loro messaggi vengono contrassegnati come spam da Facebook.

Se hai recentemente condiviso un articolo o anche un post su un evento spesso inerente la politica e Facebook lo ha rimosso dicendo “sembra spam per noi”, allora non sei il solo.

Il co-fondatore di Alt News Pratik Sinha ha condiviso diversi screenshot dei post degli utenti rimossi dopo che Facebook li ha contrassegnati come spam quando chiaramente non lo sono.

Un utente ha affermato di aver pubblicato una notizia su degli eventi d’arte e che Facebook lo ha rimosso dopo averlo identificato come spam.

Allo stesso modo, i post su NotPetya e il ruolo della Russia, la sicurezza delle elezioni e altro sono stati identificati come spam e quindi rimossi da Facebook. Secondo Sinha, Facebook che contrassegna i post dei suoi utenti come spam senza una corretta valutazione della genuinità non segue una linea guida impostata, ma probabilmente è un errore tecnico. Gli utenti di tutto il mondo sembrano essere influenzati da questo, e non c’è nessuna comunicazione di Facebook su ciò che sta causando questo problema. Inoltre non è chiaro quanto sia diffuso il problema. Ma diversi utenti hanno sollevato preoccupazioni simili su Twitter.

 

 

Apple caccia Onavo, app di Facebook, dal suo store, per furto di dati

Scontro Apple – Facebook sulla privacy. Apple giudica Onavo, una applicazione di sicurezza sviluppata da Facebook, decisamente invasiva dei dati degli utenti e invita gentilmente il social network a rimuovere il prodotto dall’iOS App Store. E Facebook fa marcia indietro.

Per chi non la conoscesse, Onavo Protect è un applicazione che crea una rete privata virtuale pensata per aiutare gli utenti a gestire l’utilizzo dei dati e a navigare in sicurezza, acquisita da Facebook nel 2013 tramite l’acquisto di una compagnia israeliana.

L’applicazione era già stata oggetto di diverse critiche e perplessità all’inizio di quest’anno, quando il gigante dei social media l’aveva offerta liberamente, promettendo di tenere i dati al sicuro durante la navigazione e di limitare la condivisione delle informazioni sul web. Poco tempo dopo il suo rilascio, infatti, diversi esperti di sicurezza avevano criticato Onavo Protect, spiegando che l’applicazione raccoglieva i dati degli utenti tracciando tutte le attività sullo smartphone.

Apple butta fuori Onavo Protect, di Facebook, dal suo store

Ora secondo un report del Wall Street Journal, Apple ha informato Facebook che Onavo Protect vìola le linee guida di iOS App Store, specie dopo che a giugno Apple ha introdotto delle restrizioni per gli sviluppatori di app che creano database di informazioni degli utenti, e vogliono rivendere i dati a terze parti.

Dopo un botta e risposta tra Apple e Facebook, Apple ha suggerito alla controparte di rimuovere volontariamente Onavo Protect dall’App Store. “Apple ha informato ufficialmente Facebook – si legge in un comunicato – che l’applicazione vìola le nuove regole rilasciate in giugno progettate per limitare la raccolta dei dati da parte degli sviluppatori delle applicazioni. Inoltre Apple ha informato Facebook che Onavo Protect vìola parte del suo accordo con gli utenti riguardo all’utilizzo delle applicazioni”

“Lavoriamo duro – conclude Apple – per proteggere la privacy e la sicurezza dei dati in tutto l’ecosistema Apple. Con l’ultimo aggiornamento delle nostre linee guida abbiamo spiegato in maniera esplicita che le applicazioni non devono raccogliere informazioni relativamente a come altre applicazioni installate dall’utente gestiscono i dati analitici o la pubblicità.”

Onavo Protect è un tool gratuito per la navigazione in sicurezza che attualmente redireziona il traffico internet dell’utente su un server privato gestito da Facebook. Per capire quanto Onavo Protect sia uno strumento fortemente invasivo della privacy basta leggere la descrizione all’interno del Google Play store, che al momento attuale mantiene attiva la funzione.

“Onavo può registrare il tuo traffico di dati mobili. Questo ci aiuta a migliorare e gestire al meglio il servizio di Onavo Protect, analizzando l’uso che fai delle applicazioni, dei dati e osservando quali siti visualizzi. Dal momento che siamo parte di Facebook, utilizziamo le informazioni anche per migliorare i prodotti e i servizi del social network, per fornire statistiche e migliorare l’esperienza di navigazione.”

Quindi se pensi che Facebook possa tracciare le tue attività sul web ma che non sia in grado di seguirti quando utilizzi altre applicazioni nel tuo smartphone, ti stai sbagliando, specialmente quando utilizzi Onavo Protect.

Nonostante Facebook abbia rimosso Onavo Protect dall’iOS App Store, gli utenti che hanno già scaricato l’applicazione potranno continuare ad utilizzarla, ma senza aspettarsi alcun aggiornamento da parte di Facebook. Onavo è stato scaricato 33 milioni di volte attraverso i Play Store di Google e il market iOS.

Con Google, invece, i rapporti sembrano ottimi e Facebook non ha nei suoi piani di rimuovere dal Play Store la sua funzione, a meno che Google non attui un comportamento simile a quello di Apple.

Android. Spyware ‘Triout’ registra le telefonate, ruba immagini e testi

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Può registrare segretamente le telefonate, raccogliere immagini, video, messaggi di testo e anche le coordinate GPS delle vittime e inviarle agli aggressori.

Triout è attivo dal maggio di quest’anno e viene diffuso attraverso una falsa app per Android, disponibile anche su Google Play Store nel 2016.
Anche se l’app è stata rimossa dal Play Store, una versione riassemblata dell’app è ancora disponibile da altre fonti e firmata con un certificato Google Debug autentico.

L’app spyware è stata progettata e funziona come suggerisce il nome stesso: Sex Game. Ma trasforma furtivamente i dispositivi Android in un potente strumento di sorveglianza e rimanda i dati rubati ai server controllati dagli aggressori.

I ricercatori non sono sicuri delle origini dell’app o di quante volte è stata installata sui telefoni, ma probabilmente sono state diffuse attraverso app store di terze parti o forum di condivisione di app.

L’analisi del malware indica che proviene dalla Russia, ma non è necessariamente sviluppata nello stesso Paese di provenienza. Hanno anche rilevato molti campioni israeliani raccolti dall’app accennando a campagne di sorveglianza e spionaggio su vasta scala.

La parte più sorprendente è che lo spyware è completamente visibile, il che significa che la semplice decompressione del file .apk renderebbe il codice sorgente leggibile. Questo suggerisce che il framework potrebbe essere un work-in-progress e forse i creatori stanno testando più funzionalità e compatibilità con i dispositivi.

Per evitare di cadere vittima di Triout o malware simili, i ricercatori sollecitano gli utenti a non installare applicazioni diverse da quelle che provengono dal negozio ufficiale. Consigliano inoltre agli utenti di non fornire autorizzazioni non necessarie che concedono l’accesso a registri delle chiamate, messaggi e file multimediali.

Password Netflix e Hulu diffuse dagli hacker nel dark web

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Un ingente numero di password e credenziali di accesso di servizi popolari come Netflix e Hulu sono stati diffuse da hacker e messe in vendita nel Dark Web.

Un report dell’agenzia di sicurezza Irdeto ha individuato alcuni post, in cui dei pirati informatici vendono nei marketplace che si diffondono nel Dark web, centinaia di credenziali di accesso per servizi estremamente impopolari come la TV a pagamento e i video On Demand.

Un gruppo di hacker ha infatti diramato il login di 42 servizi da Netflix a Direct TV a Hulu. Tutto sommato sono stati diffusi 850 tipi di credenziali, organizzati in 69 liste di venditori  su 15 piattaforme. In media le credenziali di un account vengono vendute per €7/8, per un utilizzo una tantum. Alcuni venditori mettono a disposizione anche gruppi di credenziali per l’utilizzo ripetuto a prezzi più alti.

La Irdeto è un’attività commerciale che ha tutto l’interesse a sollevare l’attenzione alla pirateria online e altre attività illecite, dal momento che vende contenuti di sicurezza e soluzioni per il controllo della diffusione illegale, tuttavia quello che afferma la fonte è confermato.

In realtà aziende come la Netflix fanno quotidianamente delle verifiche per controllare che le loro credenziali non siano state diramate online. Come Amazon e Facebook, Netflix ha una precisa routine giornaliera in cui esperti di sicurezza scandagliano il web per verificare se i codici riservati dei loro clienti sono disponibili da qualche parte. Nel momento in cui trovano delle password che assomigliano a quelle dei loro clienti, sotto forma di codice hash, inviano un segnalazione ai loro iscritti per invitarli ad aggiornare le credenziali di accesso.

Irdeto ha anche diffuso una serie di accorgimenti di sicurezza specifici per coloro che utilizzano video On demand. Ovviamente l’utilizzo di password sicure, che contengano oltre a lettere anche  numeri e caratteri speciali, è il primo passo. Ma la cosa peggiore in questo settore è il riutilizzo delle credenziali di accesso su più piattaforme. In quanto una volta che un pirata informatico individua una password, la utilizza automaticamente su tante altre piattaforme.

Il consiglio dunque è di aggiornare la propria password e utilizzarla solo per quello specifico servizio.

Falle per Adobe Photoshop CC 2017 e 2018. Aggiornate subito

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Adobe ha rilasciato un aggiornamento di sicurezza straordinario per correggere 2 vulnerabilità in Adobe Photoshop per Microsoft Windows e per Apple Mac Os.

Secondo l’annuncio di sicurezza rilasciato lo scorso mercoledì, Photoshop CC è vulnerabile a due gravi bug di gestione della memoria che permettono ad un pirata informatico di eseguire codice arbitrario su un computer preso di mira.

Le vulnerabilità, identificate come CVE-2018-12810 e CVE-2018-12811, riguardano Adobe Photoshop CC 2018 dalla versione 19.1.5 e le precedenti 19.x, così come Adobe Photoshop CC 2017 versione 18.1.5 e precedenti. Le falle sono state scoperte da Kushal Arvind Shah della FortiGuard.

Le vulnerabilità non fanno parte del grande aggiornamento di agosto che ha corretto un totale di 11 falle in Flash player, Acrobat e Reader, Experience manager e Creative cloud. Solamente due di tutti queste vulnerabilità segnalate lo scorso mese sono state classificate come critiche, mentre nessuna di queste due vulnerabilità straordinarie sono attualmente sfruttate in internet.

Anche se queste falle sono state contrassegnate come critiche, i primi test e le prime indagini dimostrano che i pirati informatici non stanno facendo un uso massiccio di questi bug. Comunque gli amministratori di sistema che utilizzano Adobe Photoshop CC devono scaricare quanto prima l’aggiornamento e installarlo.

Come disattivare la localizzazione Google, e usare ancora le tue app

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Come possiamo disattivare la localizzazione Google, e continuare ad utilizzare le applicazioni che amiamo?

Il nuovo report della Digital Content Next, ha rivelato in maniera inequivocabile che Google comunica 340 volte nelle prime 24 ore i nostri spostamenti alla casa madre. 10 volte di più rispetto ad un iPhone. Inoltre un report della società, rivela che i telefoni Android continuano a registrare la nostra posizione anche se disattiviamo la relativa funzione. Nonostante Google abbia aggiornato alcune parti della sua pagina sulla privacy, la situazione è poco chiara. In questa guida impareremo quindi a disattivare efficacemente la localizzazione di Google dei nostri spostamenti pur continuando ad utilizzare le applicazioni che ci servono.

Disattivare la localizzazione Google con il controllo Privacy

La prima cosa è eseguire un check up completo della nostra privacy attraverso lo stesso account di Google. Se raggiungiamo Google.it e in alto a destra clicchiamo sulla fotina che ci rappresenta, e poi sotto la tab “Account Google” e su “Controllo Privacy“, verremo riportati alla pagina che riassume tutte le nostre attività. Questa pagina è accessibile da qualsiasi dispositivo e dal web ed è piuttosto facile da navigare.

Clicchiamo su “Inizia” per eseguire un immediata carrellata di tutte le nostre impostazioni correnti. Di default tutto è impostato su on, ma ci sono diversi livelli che possono essere disattivati o messi in pausa.

Attività web e app

Questa è l’impostazione che sta causando a Google tanti problemi. L’attività web ed app salva le tue ricerche, luoghi, e altre attività Google all’interno del tuo account. Il che include le ricerche sul browser e tramite l’app, così come tutte le informazioni geografiche registrate in Maps e le tue ricerche su Assistente Google. Google dice di utilizzare questi dati per fornirti una esperienza personalizzata attraverso i servizi, come ricerche più veloci, consigli migliori e pubblicità utili.

Come disattivare attività web e app?

Semplicemente clicchiamo sul bottone blu e mettiamo in pausa quando ci viene richiesto.

In generale l’esperienza con Google nel tuo telefono non dovrebbe modificarsi in maniera importante, ma quello che cerchi potrebbe impiegare qualche secondo in più per essere trovato. Google utilizza i dati della tua attività per imparare dove sei e che cosa vuoi fare, per auto completare le ricerche, personalizzare quello che vedi e fornirti risultati più intelligenti.

Quindi avrai dei risultati leggermente meno personalizzati ma potrai comunque raggiungere tutte le informazioni che ti servono. Se vuoi limitarlo e non disattivarlo, nella pagina che abbiamo indicato prima esiste una spunta su “Includi la cronologia di Chrome e le attività da siti, applicazioni e dispositivi che utilizzano i servizi di Google.”

In questo modo limiterai il tracciamento solo alle applicazioni e ai siti di proprietà di Google.

Per cancellare i vecchi dati, c’è un bottone sotto “Gestisci attività” che ti mostrerà una lunga lista di applicazioni che hai utilizzato e di ricerche mentre eri collegato con il tuo account Google. È veramente omni comprensiva ma facile da navigare, organizzata saggiamente in applicazioni, tempo, data e argomenti. Se vuoi cancellare uno di queste informazioni puoi eliminare una specifica porzione o un’intera giornata di ricerche attraverso il menù apposito vicino ad ogni tabella e cliccando su “Cancella“. Una volta che lo hai fatto non c’è possibilità di recuperare le informazioni.

Disattivare la cronologia dei luoghi

Come suggerisce il nome, la cronologia dei luoghi è una linea del tempo di tutti i luoghi che hai visitato. È differente rispetto ai servizi geolocalizzati del tuo smartphone che si trova in una tab separata, ma funzionano insieme. La cronologia dei luoghi utilizza il GPS o il Wi-Fi del tuo telefono e delle reti mobili per creare una mappa di dove sei stato assieme al tuo dispositivo.

E’ la tecnologia che permette il funzionamento di tutte le applicazioni Google, di Google Maps e di altre applicazioni che offrono ricerche e tragitti per gli spostamenti. Per disattivarla vai in “Cronologia delle ricerche” e su “Gestisci impostazioni” nella schermata successiva. Vedrai una lista di tutti i dispositivi che condividono la tua posizione. Puoi scegliere di disattivare specifici device o di togliere il permesso a tutto quello che è collegato con l’account.

In questo caso, anche se Google non salva la cronologia dei tuoi luoghi, sarà comunque in grado di darti consigli sulle direzioni da prendere, per esempio per raggiungere un luogo. Disattivare questa funzione significa che questi risultati saranno più generici, e i tuoi luoghi non verranno salvati nella cronologia di Maps. Inoltre non riceverai consigli o notifiche basate sui luoghi dove ti sei trovato.

Nonostante questo, i luoghi dove sei stato potrebbero ancora essere salvati, anche se non regolarmente come se avessi ancora la funzione attiva.

Per eliminare i dati vecchi all’interno della pagina della cronologia dei luoghi clicca su “Gestisci attività”. Questo ti porterà in una Timeline all’interno di Google Maps. Se hai disattivato la cronologia, i posti dove sei stato recentemente saranno stati cancellati. Tutti i punti precedenti possono essere cancellati giornata per giornata.

Disattivare le Informazioni Dispositivo

Le “Informazioni sul dispositivo” all’interno del tuo pannello di controllo della privacy, sono relative al telefono o al PC che stai usando. Oltre alle tue ricerche, Google può anche avere accesso e salvare i tuoi contatti, il calendario, i media e le informazioni sulle app all’interno di Google. Il motore utilizza questi dati per riconoscere immediatamente il tuo dispositivo e collegarlo a cose importanti come i contatti, gli appuntamenti, per aiutarti ad eseguire le chiamate o leggere i messaggi più velocemente.

Per eliminarlo schiacciamo sul tasto blu e mettiamo in pausa la funzione. Facendo questo, considera che avrai alcuni piccoli effetti sul tuo dispositivo.

Le “Informazioni sul dispositivo” sono congegnate per aumentare la velocità e l’intelligenza di Google quando stai cercando delle persone attraverso le applicazioni o  stai chiedendo all’assistente di accedere ai tuoi contatti.

Questo significa che se dirai “Ok Google, chiama Mario“, l’assistente non ti aiuterà più.

Per eliminare i vecchi dati devi cliccare su “Gestisci attività” all’interno delle impostazioni sul dispositivo. Riuscirai a vedere tutta una lista di aggiornamenti che hai fatto tramite le applicazioni o i contatti, oltre a dove e quando sono stati registrati. Non ci sono informazioni personali qui, ma puoi cancellare sia voce per voce o eliminare i dati nel loro complesso.

Disattivare Attività vocale e audio

Questa impostazione serve soprattutto per l’assistente di Google. Permette a Google di registrare la tua voce quando utilizzi il microfono e consente di riconoscere il suono della tua voce quando dici “Ok Google“. Per disattivarlo vai su “Gestisci attività vocale e audio” e sul tasto “Cambia impostazioni“.

Puoi semplicemente mettere la funzione Attiva o Disattiva, ma se volessi fare una via di mezzo, puoi limitare quello che Google può sentire attraverso l’Assistente. Per farlo clicca sull’icona in alto a destra e seleziona “Impostazioni“. Sotto “Dispositivi” trova il nome del tuo telefono e disattiva la funzione. Questo impedisce qualsiasi “Ok Google” accidentale che possa far partire l’assistente.

Ovviamente in questo caso non potrai più utilizzare la funzione “Ok Google”. L’assistente non sarà più in grado di utilizzare il riconoscimento vocale per capire quello che stai dicendo. Comunque sarai ancora in grado di utilizzare il microfono per dettare il testo di mail o sms. Per eliminare i dati vecchi clicca di nuovo su “Gestisci attività” e vedrai una lista di tutte le registrazioni dei tuoi comandi a Google.

Puoi anche ascoltare ogni singolo file audio accumulato durante il tempo e ognuno di questi può essere cancellato tramite un pulsantino con 3 bollini a destra di ogni registrazione.

Disattivare la cronologia YouTube e usare la modalità Incognito di Google Chrome

All’interno il privacy check-up, vedrai anche delle impostazioni relative alle ricerche di Youtube. Se lo disattiverai, e sei un forte utilizzatore di Youtube, troverai più difficile individuare i video recentemente visti e avere delle consigli personalizzati. Puoi anche limitare la capacità di Google di tracciare le tue ricerche via Chrome grazie alla modalità incognito. Anziché aprire una nuova tab, seleziona nelle impostazioni “Nuova Tab in incognito”. Il tuo browser Chrome diventerà nero, si leggerà in alto a sinistra “Modalità incognito” e tutto quello che cercherai non verrà registrato nel browser e nella cronologia delle ricerche.

Google traccia spostamenti anche se non lo usi. Parte la class action

Anche se non interagisci con Google di proposito, e utilizzi servizi diversi, tutti i tuoi dati sono tracciati e inviati ugualmente agli inserzionisti pubblicitari.

E’ il risultato di un report realizzato dalla Digital Content Next (azienda da sempre in guerra con Google) in collaborazione Douglas Schmidt della Vanderbilt University.

Google, ormai parte della holding Alphabet, ha dovuto subìre, negli ultimi anni, una serie di cause legali sulla privacy e ora ne sta affrontando un’altra particolarmente pericolosa dopo che la Associated Press ha svolto un’inchiesta sulla tracciamento fisico di Google nei confronti dei suoi utenti.

La chiave per comprendere il problema è distinguere tra dati attivi e dati passivi. I primi vengono forniti direttamente dall’utente nel momento in cui esegue consapevolmente una ricerca su google. I secondi sono invece registrati in background, senza che l’utente se ne accorga nel momento in cui utilizza delle applicazioni di Google come per esempio Maps, o naviga in una pagina web che contiene del codice appartenente a Google.

Schmidt ha resettato le impostazioni di fabbrica di alcuni smartphone iOS e Android, registrato un nuovo account Google e ha cominciato a registrare il tracciamento di tutti i comportamenti sul dispositivo. Si è reso conto che nelle prime 24 ore il sistema operativo Android comunica le informazioni di geoposizionamento 340 volte alla casa madre, anche se l’utente non tocca minimamente il telefono. Invece il sistema operativo iOS non invia nessuna quantità apprezzabile di dati, se l’utente non interagisce con il telefono.

Nel momento in cui il proprietario dello smartphone ha iniziato a muoversi e ad utilizzare il telefono come di consueto, spostandosi per lasciare i bambini a scuola e andare a lavoro, lo smartphone con iOS ha inviato a Google almeno la metà delle informazioni rispetto al device con installato Android.

Inoltre gli inserzionisti pubblicitari hanno registrato tutti i suoi spostamenti attraverso Google Analytics e Adwords. Schmidt ha scritto nel report, inoltre, che Google può in teoria collegare l’attività cosiddetta anonima con l’utilizzo del telefono e risalire comunque al comportamento dell’utente.

Anche se il ricercatore ha solo spiegato che questo è tecnicamente possibile, e non che Google lo faccia concretamente.

Google in un’intervista al Washington Post ha negato questo tipo di attività, ribadendo che se l’utente sceglie di non essere tracciato e identificato, tutte le funzioni relative vengono disattivate. Ma lo studio parla chiaro. E da qui la causa legale

“Google assicura falsamente alle persone di non essere tracciate se disattivano l’opzione di localizzazione e viola la privacy monitorando e registrando tutti i movimenti. – si legge nella class action che un gruppo di attivisti americani sta preparando – Google spiega che un utente può disattivare la localizzazione in ogni momento. Quando questa è disattivata i luoghi che visiti non vengono registrati. Questo semplicemente non è vero.”

Google invia notifiche per i problemi di migrazione del sito HTTPS

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Google sta inviando un nuovo avviso agli utenti di Search console per indicare i problemi che Google ha scoperto quando un sito è migrato su HTTPS.

L’avviso e-mail indica quale percentuale del sito non è più indicizzata dopo le migrazioni HTTPS, con gli URL ad esempio presenti nella versione HTTP e non nella versione HTTPS.

I sistemi Google hanno rilevato che di recente hai eseguito la migrazione del tuo sito da HTTP a HTTPS. Approssimativamente il X% delle pagine HTTP che sono state indicizzate prima della migrazione non possono più essere trovate nel tuo sito HTTP o HTTPS. Pertanto, queste pagine non sono più accessibili dalla ricerca di Google. Se queste pagine sono state spostate sul tuo sito HTTPS, ti invitiamo ad aiutarci a trovarle e includerle nella Ricerca Google.

Mentre Google riesce a reindirizzare i siti che sono stati spostati su HTTPS, ci sono spesso casi in cui la migrazione viene fatta male, come bloccare Googlebot dalla scansione del sito o lasciare un tag noindex mentre si configura la versione HTTPS del sito. E a volte i proprietari dei siti semplicemente non riescono a spostare alcune pagine o addirittura intere sezioni su HTTPS, specialmente se non utilizzano un CMS standard come WordPress che semplifica le migrazioni dei siti.

Sebbene questa notifica sia esclusiva per le migrazioni HTTPS, è possibile che possa essere utilizzata in futuro per coloro che utilizzano lo strumento di migrazione del sito.

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Google monitora la tua posizione anche se non vuoi

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Google tiene traccia dei tuoi spostamenti, ovunque, anche se dici esplicitamente di non farlo.
Ogni volta che un servizio come Google Maps vuole utilizzare la tua posizione, Google chiede la tua autorizzazione per consentire l’accesso alla tua posizione se desideri utilizzarla per la navigazione, ma una nuova indagine mostra che la società ti rintraccia comunque.

Un’indagine di Associated Press ha rivelato che molti servizi Google su dispositivi Android e iPhone memorizzano i record dei tuoi dati di posizione anche quando hai messo in pausa “Cronologia delle posizioni” sui tuoi dispositivi mobili.
Disattivare la ” Cronologia delle posizioni ” nelle impostazioni di privacy delle applicazioni Google dovrebbe impedire a Google di tenere traccia di ogni movimento, come afferma la pagina di supporto: “Puoi disattivare la Cronologia delle posizioni in qualsiasi momento. Con la Cronologia delle posizioni disattivata, i luoghi che vai non sono più memorizzati.”

Tuttavia, AP ha rilevato che anche con la Cronologia delle posizioni disattivata, alcune app di Google memorizzano automaticamente i “dati di posizione con timestamp” sugli utenti senza chiederlo, e alcune volte bypassando la richiesta.

“Ad esempio, Google memorizza un’istantanea della posizione in cui ti trovi quando apri semplicemente la sua app Maps. Gli aggiornamenti automatici giornalieri dei giorni sui telefoni Android individuano la tua posizione”, spiega l’AP.
“E alcune ricerche che non hanno nulla a che fare con la posizione, come” biscotti con gocce di cioccolato “o” kit scientifici per bambini “, individuano la tua esatta latitudine e longitudine, con precisione al cm quadrato, e la salvano nel tuo account Google.”

Per dimostrare la minaccia di questa pratica di Google, l’AP ha creato una mappa visiva dei movimenti del ricercatore di Princeton Gunes Acar, che portava uno smartphone Android con “Cronologia delle posizioni” disattivato per impedire la raccolta dei dati sulla posizione.
Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che la mappa include le registrazioni del viaggio in treno del Dr. Acar in due spostamenti a New York e le visite al parco High Line, al Chelsea Market, a Hell’s Kitchen, Central Park e Harlem.
Per proteggere la privacy di Dr. Acar, la pubblicazione non ha tracciato il marcatore più indicativo e frequente sulla mappa che include l’indirizzo di casa di Acar.

Secondo i ricercatori, questo problema di privacy riguarda circa due miliardi di utenti Android e centinaia di milioni di utenti iPhone in tutto il mondo che si affidano a Google per le mappe o la ricerca.

Google ammette il monitoraggio della posizione degli utenti

In risposta all’inchiesta sui punti di accesso, Google ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Esistono diversi modi in cui Google può utilizzare la posizione per migliorare l’esperienza delle persone, tra cui Cronologia delle posizioni, Web e Attività delle app e tramite i servizi di localizzazione a livello di dispositivo. Forniamo descrizioni chiare di questi strumenti e controlli affidabili in modo che le persone possano accenderli o spegnerli e cancellare le loro cronologie in qualsiasi momento. “

Bene, tecnicamente Google ha chiarito tutto, ma Jonathan Mayer, ricercatore di Princeton ed ex capo tecnico dell’ufficio per le forze dell’ordine della FCC, ha affermato:

“Se consentirai agli utenti di disattivare qualcosa chiamato” Cronologia delle posizioni “, tutti i luoghi in cui conservi la cronologia delle posizioni dovrebbero essere disattivati. Sembra una opzione piuttosto semplice da rispettare.”

Ecco come impedire a Google di monitorare la tua posizione

Per impedire a Google di salvare i marcatori di località con anche le indicazioni orarie, gli utenti devono disattivare un’altra impostazione, denominata “Attività web e app“, un’impostazione che è abilitata per impostazione predefinita e memorizza una varietà di informazioni da app e siti Google sul tuo account Google.

Una volta disattivato, questo non solo impedirà a Google di archiviare gli indicatori di posizione, ma impedisce anche all’azienda di archiviare le informazioni generate dalle ricerche e da altre attività.

Per qualsiasi dispositivo:
Apri il browser web, vai su myactivity.google.com, seleziona “Controlli attività” dal menu a discesa in alto a sinistra, quindi disattiva “Attività web e app” e “Cronologia delle posizioni”.

Per dispositivi Android:
Vai direttamente all’impostazione “Sicurezza e posizione”, scorri verso il basso fino a “Privacy” e tocca “Posizione”. Ora puoi disattivarlo per l’intero dispositivo.

Puoi anche utilizzare “Autorizzazioni a livello di app” per disabilitare l’accesso a varie app.

Per dispositivi iOS:
Se utilizzi Google Maps, vai su Impostazioni → Privacy Location Services e regola le impostazioni della tua posizione su “While Using” l’app. Ciò impedirà all’app di accedere alla tua posizione quando non è attiva.